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L'Universo ?
È un'equazione
Undici dimensioni (M-Teoria). Nessun
Dio (?). E un'unica teoria che
spiega tutto. Anche ai bambini.
By Renata Tinni
Il
genere umano sarà spazzato via prima della fine del nuovo millennio da un
virus creato in laboratorio, a meno che non si metta in salvo colonizzando
altri pianeti. Questo è lo scenario prospettato il 4 ottobre da
Stephen
Hawking alla presentazione del suo ultimo libro, "The Universe in a
Nutshell", appena uscito in contemporanea in edizione inglese,
francese e tedesca. Il catastrofismo del cosmologo più famoso del mondo
fa storcere il naso a più di un suo collega.
Benny
Peiser, per esempio, della John Moores University di Liverpool, considera
queste dichiarazioni un deplorevole trucco per reclamizzare il libro. «Fino
a un anno fa, Hawking non faceva che metterci in guardia sul
surriscaldamento della Terra a causa delle emissioni di anidride carbonica»,
ricorda Peiser: «Ora cavalca la paura del bioterrorismo esagerandone i
pericoli e sottostimando le possibilità della scienza e della tecnica di
trovare dei rimedi».
Certo
che, in giorni di allarme antrace, le parole del fisico di Cambridge
suonano sinistramente profetiche: «Benché l'11 settembre sia stato
orribile, non ha rappresentato una minaccia per l'umanità come le armi
nucleari o quelle biologiche. I recenti sviluppi della biotecnologia
nell'industria civile, soprattutto nel settore farmaceutico e veterinario,
hanno semplificato la produzione e l'impiego a scopi militari di organismi
patogeni. Oggi le armi biologiche sono le più economiche e facili da
produrre».
A
dispetto di queste affermazioni apocalittiche, Hawking si dice ottimista:
la via di scampo è in quell'universo che da sempre è oggetto dei suoi
studi. Non stupisce a questo punto sapere che il suo nuovo libro – il
cui titolo è una citazione da "Amleto", atto secondo, scena
seconda: «Dio mio ! Potrei essere costretto in un guscio di noce e
sentirmi re di sconfinati spazi» - è stato scritto in collaborazione con
lo scienziato americano Leonard Mlodinow, uno degli autori della serie
"Star Trek".
L'aiuto
di un divulgatore si imponeva, visto che il suo best- seller "Dal Big
Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo", del 1988, ha sì venduto
25 milioni di copie ed è stato tradotto in 35 lingue ma, sostengono i
maligni, pochi lo hanno letto e meno ancora lo hanno capito. Vero è che
non è impresa facile far sentire a suo agio il profano tra spazi a 11
dimensioni, buchi neri e ipotesi sull'origine dell'universo, ma pare che
questa volta Hawking abbia trovato il giusto registro linguistico per
farsi capire, come lui stesso sostiene, da lettori dai 12 anni in su.
La
semplificazione rispetto ai lavori precedenti consiste nell'ampio uso
delle immagini, una forma di comunicazione che può ovviare sia al
tecnicismo delle formule che all'astrusità del testo scritto. D'altra
parte Hawking, dopo anni di conferenze e seminari, ha le idee abbastanza
chiare su come raccontare le grandi saghe cosmologiche.
Chi
ha assistito alle sue lezioni ne è rimasto inevitabilmente colpito.
Costretto su un'avveniristica sedia a rotelle a causa della rara malattia
che lo ha colpito appena ventenne, lo scienziato comunica con un
sintetizzatore di voce alla velocità di 15 o 20 parole al minuto, il che
contribuisce alla sua aura di guru della scienza, insieme alle 12 lauree
honoris causa collezionate in questi anni.
A Hawking ben si attaglia
un'osservazione di Albert Einstein: «Ciò che è essenziale
nell'esistenza di un uomo del mio genere è quel che pensa e come lo
pensa, e non quel che fa o patisce».
E i pensieri di Hawking sono stati
spesso audaci e ambiziosi, come quando, in un convegno sulla cosmologia
organizzato dai gesuiti in Vaticano nel 1981, ha avuto la sfacciataggine
di presentare al papa l'ipotesi di uno spazio-tempo finito ma illimitato,
ossia senza alcun inizio e senza necessità di pensare a una creazione (e
a un Creatore). «Quel giorno, circondato da gesuiti mi sono sentito un pò
come Galilei», ricorda Hawking.
Suona
strana questa negazione della "singolarità iniziale" proprio da
parte di chi, nel 1970, ne ha dato la prima dimostrazione matematica
insieme a Roger Penrose. La grande svolta avviene qualche anno dopo
quando, nel tentativo di combinare insieme relatività generale e fisica
quantistica, il fisico di Cambridge arriva alla conclusione che il grande
botto iniziale non esiste. Al suo posto c'è uno spazio-tempo finito
quadridimensionale, senza evento iniziale e senza confini, «simile alla
superficie della Terra ma con un maggior numero di dimensioni».
Se però
l'universo è completamente contenuto in se stesso e autosufficiente, Dio
non ha avuto alcuna libertà nella scelta del momento iniziale.
La
teoria quantistica ha portato Hawking a cambiare idea anche sui
buchi
neri, oggetti spaziali che collassano per la loro stessa forza di gravità
e che diventano così "densi" da non far uscire la luce. In
verità questi buchi non sono così "neri", anzi
emetterebbero particelle e
radiazioni (chiamate in suo onore "radiazioni di Hawking"),
e in questo modo perderebbero massa fino alla totale evaporazione.
Rispetto
a "Breve storia del tempo", di 13 anni fa, il nuovo libro
scioglie alcune asperità scientifiche in una sorta di favola cosmologica
digeribile anche da un ragazzino sveglio. In compenso si affacciano nuovi,
affascinanti oggetti teorici: un posto di prestigio viene occupato dalla
"teoria del tutto", che dovrebbe inglobare sia la teoria
quantistica sia quella relativistica, componendo le quattro forze
dell'universo (gravitazionale, forte, debole, elettromagnetica) in una
singola, meravigliosa equazione.
Per non parlare della teoria M (dove M,
secondi alcuni, sta per Mistero), che prevede un universo a 11 dimensioni.
Noi viviamo nelle consuete quattro dimensioni (tre spaziali più una
temporale), ma poi ve ne sono altre sette, che rendono ragione dei
fenomeni quantistici dell'infinitamente piccolo.
In
uscita all'inizio del prossimo anno in Italia per i tipi della Mondadori,
c'è da scommettere che "L'universo in un guscio di noce" bisserà
il successo del primo libro di Hawking.
Intanto il cosmologo non rinuncia
a incrociare scienza e spettacolo, come mostra la sua apparizione in una
puntata dei "Simpsons", dove minaccia Homer di rubargli l'idea
di un universo fatto a ciambella.
Fonte:
espressonline.kataweb.it
Dalla ML:
chucara2000@egroups.com
- Carmelo Scuderi - Catania (CT)
Teoria R3 - Una semplice Teoria dell'UniVerso
- PDF - dell'Ing. Alberto Angelo Conti
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