L'Olopatia (*), che, a dire il vero,
non ha ancora oggi alcun nome « ufficiale », ma mi sembra
nondimeno ricca di futuro. Utilizza il prefisso greco «
Holos », che significa intero, totale. È la medicina che
considera il corpo e lo
Spirito
(informazione)
come inseparabili l'uno dall'altro, che siano « in
equilibrio » (in salute) o «in disequilibrio» (malati).
A noi la cosa appare come un'evidenza: corpo e spirito
formano una sola unità, e l'uno influisce
sull'altro.
Ma Aristotele ci aveva già avvertiti: «Davanti
alle cose più chiare gli uomini sono come i pipistrelli
davanti alla luce: sono ciechi ». Ritorneremo tra
poco sull'Olopatia.
(*) (NdR: L'olopatia, è la terapia dello
spirito e
del fisico, (olistica) ma vuol anche curare mediante lo
scambio memoria (informazione) i punti caduti in squilibrio.
Il processo si verifica perché ogni particella tende per
natura ad accrescere la propria informazione memorizzata,
inizia a scindersi ed a creare, perciò, una situazione di
squilibrio e di distomia.
I fenomeni elettromagnetici o altre concepibili forme di
energia, purché emesse con le frequenze corrette di luce,
tendono a riallineare-riordinare l'informazione e quindi la
memoria, richiamando l'ordine originari).
Richiamo su « come siamo
fatti »
Per sapere come bisogna curarsi
quando si è malati sarebbe opportuno conoscere con molta
esattezza come siamo fatti, e come « funzioniamo », quando
stiamo bene. Questi sono i compiti principalmente
dell'anatomia e della psicologia. E, da due o tre secoli a
questa parte, le nostre conoscenze in materia si sono molto
accresciute.
Ma, come ben presto ci si rende
conto, siamo ancora lontano dal conoscere con precisione
come « procede » la Vita.
Si domandi ad un biologo come, per
esempio, funzioni una semplice cellula, quali siano i
fattori che dirigono la sua duplicazione o la sua
riproduzione, come funzionano gli
enzimi, come interagiscono
una cellula ed un
virus... e mille altre domande ancora.
Il
biologo, certo, vi dirà molte cose, non esiterà anche a
dirvi (come Jean-Pierre Changeux) che si conosce « tutto »
del metabolismo cellulare. Ma tutto ciò che egli conosce è
ancora ambiguo, impreciso, suscettibile (come si è già
sottolineato) di modificarsi completamente tra qualche anno.
Certe volte, noi, gli esseri umani, ci abbandoniamo alla
meraviglia per il nostro sapere, quando si constata che, da
poco, siamo in grado di conoscere un briciolo dei meccanismi
che accompagnano lo sviluppo di un ovulo fecondato: ma, in
realtà, di fronte a questo fenomeno siamo ancora puri «
spettatori », si « mettono le cose a posto »... e, poi, si
lascia fare alla Vita, che sarà la sola capace di creare
veramente e, se lo desidera, di portare le cose a termine,
secondo metodi che, anche se semplicemente per grandi
linee, sono conosciuti soltanto da lei.
Paradossalmente, è in modo
indiretto che apprenderemo di più sul funzionamento della
Vita, rivolgendoci al più semplice, e persine alla cosa più
semplice di tutte, la particella detta elementare, quella
che forma ogni cosa, che è il mattone con cui edifica tutto,
da se stessa fino alle stelle. Ci rivolgeremo dunque verso
il fisico, e gli domanderemo in che modo e di che cosa è
fatta la Materia; e, questione primordiale, quali sono i
suoi scopi, poiché sono tali scopi che ci aiuteranno in
seguito ad intuire (se non ad identificare
sperimentalmente), la « meccanica » degli oggetti che essa
costruirà.
Ed eccoci ritornati dove eravamo
partiti in questa opera: tutto comincia con la memoria.
La Relatività complessa ci ha fornito un « modello » della
particella di Materia, un modello che è scaturito a
conclusione di ricerche teoriche e sperimentali della Fisica
del XX secolo, un modello che ci ha in primo luogo sorpreso
spiegandoci che, contrariamente a quanto ci suggeriva il
nostro « naturale » antropocentrismo, vi era una parte del
mondo che non percepivamo, e che tuttavia esisteva, ma che
per maggiore prudenza abbiamo cominciato a chiamare «
l'Immaginario ».
Poi, a poco a poco, abbiamo constatato che
tutta l'energia dell'UniVerso
si situava nell'Immaginario; che, in breve, fin qui, non si
era visto gran che della nostra dimora, che il nostro mondo
« si nascondeva » accuratamente. In seguito, eccoci infine
ritornare sui nostri passi, e constatare che, fino ad oggi,
non si riusciva a vedere niente perché si cercavano le
particelle là dove esse non erano, le si riteneva
essenzialmente « materia » quand'esse sono essenzialmente «
spirito ». E, dopo
un momento di stupore, in cui le cose erano infine messe « a
posto », si è trovato ciò accettabile... prima che, in poco
tempo, ne sono certo, la cosa venga ritenuta « normale ».
Credo comunque che la grande «
scoperta », non si insisterà mai troppo su questo punto, la
sì debba alle parti-celle stesse, con la scoperta
dell’Unione. È attraverso questo mezzo meraviglioso che le
particelle riusciranno a moltiplicare la Coscienza nell'UniVerso,
e praticamente riusciranno, come abbiamo detto, a mettere «
in moto » la Vita.
L'Unione è anche l'Amore. E quanto
comprendiamo da
Gesu’ il Nazareno detto il Cristo, che è venuto per
dirci che l'Amore era la prima forza del mondo, che essa
soltanto sarebbe riuscita a trasformare il nostro
UniVerso in un
giardino dell'Eden. Grazie, mio Dio !
Siamo, prima di tutto, degli
Esseri Spirituali
Certo, siamo anche degli esseri
materiali: non vi è alcun dubbio che abbiamo anche un corpo;
ma si è creduto che questo corpo fosse solo, o, in ogni
caso, l'aspetto essenziale, ma ora
occorre sottolineare che siamo anche esseri spirituali.
Lo abbiamo visto in particolare con il fenomeno dell'Unione,
cosi importante nella duplicazione di due particelle. Ciò
che è duplicato, è la memoria di ciascuna delle particelle,
che diviene la memoria comune di tutte e due. E la memoria,
che lo si voglia o meno, è prima di tutto di natura
spirituale.
È vero, i libri di biologia ci
insegnano che, nella duplicazione cellulare, quando due
cellule si sdoppiano, vi è creazione di materia a partire
dai materiali « inerti » dell'ambiente esterno; vi è anche
duplicazione dei cromosomi, portatori dei caratteri
genetici.
E, a ben riflettervi, a livello superiore (le
cellule in luogo delle particelle), i due fenomeni si
rassomigliano, nella duplicazione cellulare e nell'Unione
delle particelle.
Tanto meglio se i fenomeni sono analoghi: e, d'altronde, non
bisognava forse attenderselo ?
Non saremmo stati forse sorpresi, e forse che non avremmo
anche gridato allo scandalo, se la riproduzione avesse
proceduto da principi completamente differenti ? Ma, quando
vi si rifletta un po', si vede che si tratta di tutt'altra
cosa nell'Unione cellulare, che essa è
essenzialmente una riproduzione spirituale.
In primo luogo, come abbiamo
detto, ciò che viene duplicato è qui direttamente,
informazione, e non sono materiali.
Si avrà un bel
pretendere che informazione « è materia »: si vede
bene come qui si giochi con le parole.
L'informazione di cui si tratta
è qui ben definita, sono le componenti del campo sigma: è
stata precisata la loro natura elettromagnetica, e si
comprende come sì tratti di informazioni poiché sono le
condizioni iniziali di un campo elettromagnetico « di
fusione », condizioni che tendono a modellarsi direttamente
sulle « forme » del mondo esterno. Queste informazioni hanno
la qualità essenziale (evoluzione
neghentropica) di potersi memorizzare nel tempo,
vale a dire di potersi cumulare. Invece di ciò, io non
insegnerò a nessuno che il « bagaglio genetico » non è per
niente direttamente interpretabile, e che si sarebbe davvero
incapaci di dire in che modo i famosi « geni » siano
rappresentativi di caratteri.
Con la duplicazione cellulare ci
si accontenta di osservare in modo macroscopico e «
qualitativamente » l'evoluzione del fenomeno, e
qualitativamente a livello dei geni, che sono ancora fatti
di miliardi di particelle: come si può avere la pretesa di «seguire» fisicamente in questo modo l'evoluzione
microscopica del fenomeno ? Con l'Unione delle particelle
noi abbiamo il dettaglio di ciò che accade, ed anche le
equazioni (di spin zero) che lo descrivono.
E, soprattutto, poiché si ha nel
dettaglio la rappresentazione del fenomeno dell'Unione, alla
base della creazione di un Organismo, avremo anche « delle
idee » su ciò che converrà fare quando l'Organismo si mette
« fuori equilibrio », quando cioè « cade malato ».
Avremo degli argomenti per raggiungere
lo scopo di ogni Medicina, e di non andare verso il
riequilibrio del corpo e della psiche spesso « alla cieca ».
È
vero, tanto l'allopatia quanto l'agopuntura o l'omeopatia ecc., hanno buon
esito e curano talvolta: ma, domandate oggi ad un medico di
giustificare interamente i risultati che consegue, sarà
spesso assai in imbarazzo.
L’Olopatia annette, in primo
luogo, un'importanza uguale al corpo e alla psiche: non già
perché si tratta di una « moda », o perché « vale la pena di
tentare » anche questa strada, ma perché si è discesi fino
al « modello » più elementare della costituzione del corpo e
dell'anima dell'essere umano, e perché si cerca con gli
occhi aperti; semplicemente « con gli occhi aperti »; ma chi
potrebbe contestare che ciò È già molto ?
Non si è certi di riuscire ogni volta, dato che in ogni
medicina « si tenta », ma si tenta « con gli occhi aperti »,
e a volte si constata che, attualmente, è ancor più saggio
non fare niente piuttosto che fare qualcosa. Giacché se ne
sa ancora troppo poco. Dicendo ciò, sono consapevole di
andare contro molti dei nostri medici.
Poco importa, e come scrivevo sulla rivista Planète del
maggio 1963 (sono trascorsi ormai più di venti anni !):
«
Se mi fosse data l'opportunità di penetrare il segreto della
Vita, non me la lascerei sfuggire per paura dei sogghigni
».
Regola numero uno dell’Olopatia:
il malanno è fatto di pensiero e di materia
Non abbiamo affatto l'intenzione
di fare di quest'opera un trattato di Olopatia. Ma
desideriamo nondimeno sottolineare ciò
che ci sembra debba essere profondamente modificato nella
medicina di domani.
Innanzitutto vi è il fatto, e lo
abbiamo detto, che faremo riferimento al malato prendendo in
considerazione, e facendo si che lo capisca, che egli è al
tempo stesso una testa ed un corpo, pensiero e materia; o,
ciò che è un'altra maniera di esprimersi, che egli è simbolo
e forma. E' un elemento dominante dell'Olopatia: un malato,
come un individuo sano, è prima di tutto una unità, vale a
dire che il disequilibrio responsabile della sua malattia
trae le sue origini nel disequilibrio sia dei funzionamenti
del suo spirito che del suo corpo.
Mi si dirà che non si tratta di
una cosa nuova, che i medici che ritengono che il caso del
loro malato sia di competenza della « psicosomatica » e la
loro malattia sia di origine psichica, è noto da molto
tempo; e i suddetti malati ne traggono in generale grandi
benefici. Il mio amico dottor Pierre Solié ha scritto
proprio questo nel suo libro Medicine et Homme total,
e, fin dal 1963, ha applicato con successo tale metodo nella
sua terapeutica. Tanto meglio, l’allopatia vuole
semplicemente insistere su questa tendenza che vediamo
profilarsi sempre più nettamente nella Medicina moderna. Ma
vorremmo comunque aggiungere alcune precisazioni.
L'equilibrio dell'Uomo, abbiamo
detto, dipende al tempo stesso dal suo
spirito e
dalla sua materia.
Giacché Spirito e materia formano
un'unità, lo abbiamo visto quando abbiamo ricercato e
definito, nella Relatività complessa, il «modello» di «ciò
che è».
L'uno ha, né più né meno, la stessa importanza dell'altra al
fine di ristabilire l'equilibrio, quando tale equilibrio è
in pericolo. In effetti, si cura una unità, uno spirito ed
un corpo, che vengono rappresentati in maniera equivalente
con dei simboli o delle forme.
Il medico-allopata, che cura essenzialmente il suo malato
cercando di ritrovare le sue forme « di salute », fa, senza
saperlo, dell'Olopatia, giacché ristabilisce nello stesso
tempo l'equilibrio del suo spirito.
Il medico-agopuntore ed il medico-omeopata fanno lo stesso.
Ma è importante che, tutti e due, sia
il medico che il suo paziente ne siano entrambi coscienti.
Perché ?
Perché io credo che il ristabilimento dell'equilibrio
funzionale dipenda al tempo stesso dalla maniera in cui ci
si rivolge e a chi ci si rivolge. Ancora una volta, non ci
si rivolge a dei semplici « meccanismi » quando ci si
rivolge ad un organismo, che ha una testa al di sopra del
corpo, e che è un oggetto pensante.
Non si conti su di me perché spieghi, per esempio in termini
di Fisica, come il fatto di rivolgersi tanto allo spirito
che alla materia sia un metodo assai differente da quello
che consiste nel rivolgersi alla sola materia: dico
semplicemente che l'essere umano, come ogni altra cosa, è «
fabbricato » con delle partiCelle che
sono al tempo stesso spirito e materia, e bisognerà
bene che un giorno si finisca per tenerne conto, anche se si
chiama « Scienza », ed anche se ciò non appare «
ufficialmente » a quest'ultima in modo cosi chiaro come si
vorrebbe (« La scienza è un mulino che è lento a macinare
»).
Regola numero due dell'Olopatia:
tentare in primo luogo di curare attraverso lo «
scambio-memoria »
Un secondo metodo, che è proprio
dell'Olopatia, è anch'esso derivato da ciò che ci ha
insegnato l'analisi dalla particella di materia di cui è
composta ogni cosa e più precisamente dell'Unione durante la
quale questa particella crea una duplicazione della
memoria.,, e comincia a costruire un organismo che, almeno
abitualmente, funziona « bene » e, dunque, all'inizio, è «
in buona salute ». In che modo procede la « prima »
particella, quella che darà il via, per mezzo del fenomeno
dell'Unione, alla creazione dell'Organismo ?
Abbiamo visto che le due particelle, A e B, si mettono per
un istante a fianco a fianco e testa-piedi (con i loro spin
paralleli e invertiti), in modo da procedere ad uno «
scambio-memoria », vale a dire che in seguito le due
particelle si lasciano avendo ciascuna per memoria A + B,
cioè ancora la somma (o l'Unione, in termini di teoria degli
insiemi) delle due memorie A e B.
Ecco un meraviglioso
metodo di scambio, e (in apparenza) non doloroso... ed è un
peccato che non venga impiegato che al momento del
concepimento.
La Vita vi è in pieno accordo, ed essa procederà a delle
Unioni per tutta la durata dell'edificazione dell'essere:
nella misura in cui le particelle costitutive vengono ad
essere parte dell'Organismo, si procede con i nuovi venuti
ad uno « scambio-memoria », ed abbiamo
finalmente un Organismo formato da miliardi di particelle
che hanno tutte sostanzialmente la stessa memoria.
A
sua volta, ciò permette all'Organismo di « funzionare » come
un'unità, in cui ciascuna particella è « libera » del suo
comportamento, e in cui nondimeno tutte le funzioni
necessarie all'Organismo completo sono continuamente
assolte, tutto ciò è già stato spiegato nel capitolo
precedente che riguarda la Vita.
Questa operazione dell'Unione ha luogo quando l'Organismo si
costituisce, vale a dire prima che l'Organismo divenga ciò
che si chiama « adulto ». Ma si vede che questo « schema »
non può, in ogni caso, che rappresentare le grandi linee
della costituzione di un Organismo (se ne sarebbe dubitato
!).
Un punto importante è, in
particolare, che l'Organismo è incompiuto nell'essere umano
al momento di ciò che si chiama la nascita. Sembra
necessario un lungo periodo affinché l'Organismo completi le
sue potenzialità, e ciò non è prodotto (o non è unicamente
prodotto) dal fenomeno dell'Unione, ma da quello
dell'esperienza della Vita nell'ambiente specifico in cui
in seguito vivrà; e' cosi che si forma in particolare il
cervello, nel corso degli anni che seguono la nascita,
durante i quali « si costruiscono » le sinapsi che collegano
i neuroni alle fibre motrici, e saranno in seguito attive
per tutta la durata dell'esistenza.
È noto, per esempio, che
un bambino che non esercitasse la sua vista prima dei tre o
quattro anni sarebbe « cieco », e non riuscirebbe a far
funzionare normalmente la sua vista; mentre invece un esame
degli occhi rivela che egli « dovrebbe » vedere normalmente
dato che nessuna lesione anormale inficia la sua vista.
Il fenomeno di Unione non è dunque il solo ad essere
responsabile all'inizio della formazione dell'Organismo.
Ugualmente, non è « plausibile »
sostenere che il fenomeno dell'Unione entri in gioco
soltanto al momento del concepimento: le particelle, che
adesso (dopo il concepimento) possiedono dei « sensi »
nuovi, esercitano individualmente questi nuovi sensi, vivono
dunque individualmente, nello stesso tempo in cui vivono «
collettivamente » con l'Organismo al quale appartengono.
Ciò
vuoi dire che, con il tempo, le particelle che avevano
all'inizio sostanzialmente la stessa memoria, e vivevano
dunque « armoniosamente » con un essere unico, disponendo di
una memoria unica, tendono ad « individualizzarsi » a poco a
poco, e dunque tendono eventualmente a creare degli
squilibri locali, o anche a sviluppare un Organismo locale,
che avrà la tendenza ad essere espulso dall'Organismo
iniziale (rigetto)... o a distruggerlo (un po' come si
comportano i virus).
Tutto ciò ci lascia pensare che
le particelle che costituiscono il corpo, periodicamente
fanno l'esperienza di un nuovo « scambio-memoria », nel
corso del quale la loro specifica memoria viene ad «
allinearsi » (vale a dire a divenire identica) con ciò che è
divenuta la memoria della « prima » particella, quella che
ha dato nascita all'Organismo completo.
Ove sussistesse un
dubbio al riguardo, sarebbe sufficiente sottolineare che gli
organi (salvo il cervello) cambiano completamente il tessuto
del quale sono costituiti molte volte nel corso di una vita,
le cellule scompaiono e si « ricreano » assumendo materiali
dall'ambiente esterno: è il ruolo essenziale della
nutrizione. Bisogna proprio che le particelle che vengono a
formare i nuovi tessuti, se non vogliono essere « rigettate
» dall'insieme dell'Organismo, procedano preliminarmente ad
uno « scambio memoria » con le particelle di questo
Organismo. In altri termini, è certo che esiste un processo,
specifico dell'organismo vivente, che permette alle
particelle costitutive di sperimentare regolarmente uno «
scambio-memoria ».
Ed è proprio questa osservazione
che ci fornirà il mezzo principale dell'Olopatia:
ristabilire l'equilibrio cercando di produrre, nei punti
dell'Organismo in cui vi è disequilibrio (regioni « malate
»), degli « scambi-memoria » locali. Questo non significa
che la cosa sia facile...
Guarire... e vivere eternamente
La Medicina esiste da quando
l'essere umano possiede la Vita. Abbiamo visto come ogni
Organismo, e in particolare l'Organismo umano, sia stato
creato dall'Unione delle particelle; ma anche come ciascuna
particella avesse una tendenza naturale ad accrescere la
propria memoria, e dunque a individualizzarsi.
L'unità originaria tende a scindersi, e il disequilibrio a
crearsi. Ma abbiamo anche indicato in che modo l'Organismo
cercasse di rimettere le sue memorie « all'unisono », a «
riallinearle ». E abbiamo pensato che i fenomeni
bioelettrici, e soprattutto il magnetismo, dovessero
svolgere un ruolo in questo « riallineamento » delle memorie
particolari.
Ma, beninteso, non si tratta che
di suggestioni, motivate soprattutto dal desiderio che ha
sempre avuto l'Uomo di essere « sano », e di « guarire »
quando viene ad allontanarsi da ciò che abbiamo chiamato «
l'equilibrio » del nostro essere.
Riteniamo che i fenomeni di « memoria » svolgano un ruolo
fondamentale. Deriviamo questa idea da una molteplicità di
fattori. In primo luogo questa constatazione che ci ha
affidato la Relatività complessa, e che è un aspetto
fondamentale della materia: quest'ultima è dotata di
memoria, ciascuna particella evolve fin dall'inizio del
mondo come voi ed io, cerca di accrescere la propria
memoria, a partire dalla propria Coscienza, nel corso del
tempo. I
n seguito, la particella « inventa » l'Unione, in cui essa
procede con le altre particelle ad uno « scambio-memoria »,
e crea in effetti il fenomeno, così importante nell'UniVerso,
della Vita. Abbiamo visto, infine, come, ad intervalli di
tempo determinati, sia necessario per le particelle di «
aggiornare » la loro memoria, al fine di evitare i fenomeni
di « rigetto », e, più semplicemente, al fine di ristabilire
la loro propria unità.
Sono tutte queste idee che ci
fanno sognare, e suggeriscono anche una Medicina «
differente », una Medicina che
deriverebbe le sue regole fondamentali dall'Olopatia.
vedi: Medicina
Naturale
Ma sarebbe prematuro andare oltre, e voler indicare delle
regole più precise, o persino sperimentazioni più avanzate.
Come ogni cosa, ciò richiederà del tempo, delle ricerche,
con la solita alternanza di successi e di sconfitte.
Il più grande sogno di tutti
concerne la Vita stessa: è possibile « prolungare » la Vita,
e far si che un adulto ormai avanzato in età possa ritornare
ad essere giovane ? Sogno di sempre. Sogno che ha fatto
nascere tanti altri sogni. A quando il giorno in cui, come
in certi romanzi di fantascienza, si entrerà tutti interi e
« invecchiati » in una cabina, e se ne uscirà ringiovaniti ?
Qual è la natura del « trattamento » che si subirà nella
cabina ?
È forse nella direzione di un campo magnetico che occorrerà
cercare ? Sogno eterno ?
Eterno io non credo. L'Uomo
coltiva da sempre nella sua testa dei sogni immaginari che
finiranno, con il tempo, per divenire realtà. Ma, ancora una
volta, lasciamo al domani ciò che gli appartiene.
Tratto da “il TUTTO”, libro del fisico
J. E. Charon – Ediz. Mediterranee
Ma il problema numero uno per la
Vita e’ duplicare la
memoria, per accrescere la CoScienza anche utilizzando le
Vere Medicine Olistiche.....- questo argomento continua
in:
Parte
1
+
Parte
2
+
PsicoBioFisica
Come ben canta Renato Zero nella Canzone: "La Vita e' un
Dono" !! e percio' LA rigraziamo !
vedi anche:
Sintesi e significato della Vita
E’ possibile che
una specie aliena abbia manipolato la vita preesistente sul
pianeta per creare l’uomo moderno ?