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La
guerra delle Origini,
Due nuovi studi sul
DNA e la morfologia di
alcuni resti fossili australiani
mettono in dubbio la teoria africana dell'Eva africana e gettano lo
scompiglio fra gli
antropologi.
SYLVESTRE NUET, LIBERATION,
FRANCIA
- 19 gennaio 2001
L'origine dei moderni esseri umani è più complicata di quanto
si pensasse".
E' la conclusione del commento di john Relethford, illustre
antropologo newyorchese, a una ricerca comparsa il 9 gennaio sulla
rivista dell'accademia americana delle scienze (Proceedings of the
National Academy of Sciences, Pnas). E riflette il sentimento
dominante nella tribù dei paleoantropologi,
dopo oltre 15 anni di accese polemiche su questa disputa dai
contorni mitici.
Polemiche rilanciate, e lasciate senza soluzione,
da due recenti lavori: quello pubblicato nei Pnas, guidato da Alan
Thorne, che ha studiato il Dna di fossili umani trovati in
Australia, e un articolo di Milford
Wolpof, un antropologo americano, uscito il 12 gennaio su Science.
Da dove veniamo ? Più esattamente, quali sono i rapporti di
parentela tra gli
esseri umani moderni e la pletora di uomini fossili scoperti in
tutto il mondo ? Da oltre 15 anni i paladini di due ipotesi si
contrappongono.
Origine africana
Secondo la prima ipotesi, l'uomo moderno deriva da una "speciazione"
- nel gergo dei biologi, la comparsa di una nuova specie - che ha
separato nettamente la sua popolazione di origine dagli altri
ominidi. Questa ipotesi
è diventata nota con la fortunata teoria della "Eva
africana" proposta nel 1983 dal genetista americano Alan
Wilson.
Secondo Wilson, l'analisi della diversità del Dna
mitocondriale (trasmesso dalla madre) delle popolazioni attuali
dimostra che discendiamo tutti da una piccola popolazione africana
di circa centomila anni fa, che si diffuse in tutto il mondo
prendendo il posto degli altri uomini preistorici. A sostegno di
quest'idea sono giunti altri studi, in particolare quelli sul
cromosoma Y,che hanno postulato un "Adamo" anch'esso
africano.
Problema: gli ultimi calcoli dei genetisti lo collocano in
un'epoca più recente, meno di cinquantamila anni fa, cosa che non
deve aver facilitato l'incontro tra i due progenitori.
Il modello multiregionale
La seconda ipotesi suppone che, da un milione e mezzo di anni a
questa parte, i vari tipi umani - Homo erectus, neandertaliensis,
sapiens - siano stati interfecondi; di conseguenza possono essere
avvenuti scambi di geni tra le popolazioni. Il nomadismo avrebbe
consentito una progressiva mescolanza su scala mondiale... anche se
è un'idea poco compatibile con
gli sbalzi climatici degli ultimi centomila anni. E' il
modello cosiddetto "multiregionale".
Uno dei suoi fautori
è Milford Wolpof, dell'Università di Chicago, che ha nuovamente
studiato nel dettaglio le caratteristiche di
ossa fossili di uomini preistorici dell'Australia e
dell'Europa orientale.
Il suo
obiettivo era scoprire indizi di una continuità regionale che
legasse popolazioni distanti oltre centomila anni.
I dati raccolti
portano i ricercatori a concludere che "la diversità degli
uomini moderni non può avere avuto esclusivamente origine da una
singola espansione del popolamento
nel tardo Pleistocene".
Il gruppo diretto da Alan Thorne, invece, usa il Dna delle ossa
fossili per mandare all'aria la storiella dell'Eva africana.
I
ricercatori hanno analizzato un segmento di Dna mitocondriale di
dieci uomini fossili australiani, il più antico dei quali, l'uomo
del lago di Mungo, ha 60mila anni. Sorpresa: nel Dna mitocondriale
dell'uomo di Mungo c'è un elemento presente soltanto nel cromosoma
11 (ossia nel Dna nucleare) degli esseri umani attuali e dei fossili
australiani.
Questa radicale distinzione implica che l'uomo di Mungo
non può discendere dai mitici "Adamo ed Eva africani", ma
gli altri fossili si. Il bello è che, per quanto questo individuo
sia il più vecchio del gruppo dei dieci australiani, la sua
morfologia gli conferisce decisamente l'aspetto di un uomo moderno.
Viceversa, alcuni fossili più recenti, risalenti a circa 15mila
anni fa, mostrano una corporatura più robusta, con tratti simili a
quelli di uomini più antichi.
Alan Thorne, con malcelata ironia, conclude quindi che "Eva era
australiana". Tuttavia secondo André Langaney, del Musée de
l'Homme, "questo
lavoro dimostra soprattutto che non bisogna interpretare ogni nuovo
albero genealogico dei geni umani che si riesce a costruire come se
fosse l'albero
genealogico degli esseri umani".
Spesso i ricercatori non resistono alla tentazione di saltare
incautamente da dati disparati e lacunosi a speculazioni azzardate,
ma che "hanno più possibilità di essere pubblicate in una
rivista prestigiosa", sottolinea con malizia un genetista. (C.B.)
Tratto da: INTERNAZIONALE
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Per l’archeologia
ufficiale l’Homo Sapiens, si sarebbe evoluto in Africa circa 130
millenni fa, si sarebbe diffuso in tutta l’Eurasia a
partire da 100 millenni or sono. Quindi, circa 40 mila
anni fa sarebbe giunto in Australia, mentre solo 14
millenni sarebbe arrivato nel Nuovo Mondo, attraversando la prateria
detta Beringia (attuale stretto di Bering).
Secondo
questa teoria, solo 10 mila anni fa l’uomo
divenne stanziale sviluppando l’agricoltura e dando
inizio alla fondazione dei primi centri abitati (Gerico,
8.000 A.C.).
Vi sono però numerose critiche a questa ipotesi, che
sostengono non solo l’inesattezza di questi dati, ma
addirittura la possibiltà che l’uomo abbia sviluppato
delle civiltà organizzate prima del 9.500 A.C.
In effetti potenzialmente l’Homo Sapiens avrebbe potuto,
nel corso dei 130 millenni da quando è apparso sulla
Terra, sviluppare varie civiltà agresti o marittime,
magari evolutesi su piani differenti all’attuale, più
spirituali e meno legate al materialismo, per esempio.
Nel corso degli ultimi anni alcuni archeologi hanno
trovato in America dei resti umani, che
mettono in discussione le
teorie ufficiali e portano a riconsiderare
l’intero passato dell’uomo, non solo per quanto riguarda
le Americhe, ma per l’intero pianeta.
L’archeologa brasiliana Niede Guidon (supportata da vari
altri studiosi di fama internazionale) ha trovato resti
di Homines Sapientes arcaici nel Piauì (nord-est del
Brasile a circa 700 chilometri dalla costa atlantica),
che risalgono a 12.000 anni fa.
Le datazioni con il metodo del carbonio 14 hanno provato
però che alcuni focolari sono stati utilizzati nella
zona oggetto di studio già 60 millenni fa.
Questa
prova mette in discussione la teoria ufficiale del
popolamento delle Americhe secondo la quale i primi
abitanti del Nuovo Mondo furono gli appartenenti alla
cultura Clovis (deserto del Nuovo Messico), circa 13
millenni fa.
Nel Nuovo Mondo sono stati tanti i ritrovamenti che
provano una presenza arcaica dell’uomo, per esempio
quello di Monte Verde, in Cile, risalente a 33.000 anni
fa.
La teoria riconosciuta del popolamento delle Americhe
viene così a cadere, e deve essere completata da altre
ipotesi, che considerano la colonizzazione del Nuovo
Mondo direttamente dall’Africa, ma anche dalla
Melanesia.
Tutto ciò pone sotto un’ottica nuova l’intero periodo
durante il quale l’Homo Sapiens colonizzò la Terra, da
100 millenni fa fino ad oggi.
Ora, se si considera che durante questo lungo lasso di
tempo, la glaciazione di
Wisconsin-Wurm (che durò da 110 a 11,5
millenni fa) era al suo massimo, si può affermare che il
livello dei mari era più basso di circa 120 metri
rispetto all’attuale. Ciò verosimilmente permise
all’uomo di spostarsi più facilmente attraverso gli
oceani proprio perchè molte terre ora sommerse
affioravano sulla superficie dei mari.
E’ possibile che alcuni gruppi di umani, appartenenti ad
etnie a tutt’oggi sconosciute, abbiano fondato delle
città costiere, che successivamente furono spazzate via
da spaventose inondazioni?
In effetti molte culture hanno lasciato opere letterarie
nelle quali si narra di un diluvio, o di un periodo di
sconvolgimenti climatici di portata eccezionale:
Atrahasis (mito sumero), l’epopea di
Gilgamesh (leggende babilonesi), la
Bibbia (la Storia degli ebrei),
Shujing (classico di Storia cinese),
Matsya Purana e
Shatapatha Brahmana (testi sacri indiani
risalenti al primo millennio prima di Cristo),
Timeo e Crizia di Platone (Grecia), il
Popul Vuh della civiltà Maya, per citarne
solo alcune.
Secondo molti ricercatori di frontiera, ma ultimamente
anche vari geologi e climatologi, il diluvio universale
fu proprio la fine dell’era glaciale, e accadde circa
11,5 millenni or sono.
Alcuni ricercatori del XX secolo hanno ipotizzato che i
sopravvissuti di alcune di queste civiltà antidiluviane
si siano rifugiati nei luoghi interni dei continenti, in
particolare del Sud America, dove avrebbero rifondato
alcune città e gettato le basi per nuove colonizzazioni.
Il primo ricercatore che sostenne questa tesi fu il più
grande avventuriero del XX secolo, il colonnello inglese
Percy Harrison Fawcett. Alla base dei suoi convincimenti
vi fu il ritrovamento di un manoscritto (il n.512),
conservato alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro,
nel quale vi era descritto il ritrovamento da parte del
bandeirante Francisco Raposo, nel 1743, di una
fantomatica città di pietra nascosta nella selva del
Mato Grosso, non lontano dal fiume Xingù.
Fawcett partì varie volte dopo il 1920, esplorando la
selva compresa tra i fiumi Xingù e Araguaia, all’altezza
della Serra do Roncador.
La sua scomparsa proprio nell’area forestale della Serra
do Roncador, alla fine di maggio del 1925, non fece
altro che ravvivare la leggenda di una misteriosa città
antidiluviana, che inghiottì l’esploratore, suo figlio
Jack e un amico che partecipava alla spedizione.
Un altro sostenitore della tesi che i superstiti del
diluvio si rifugiarono in Sud America fu l’austriaco
Arthur Posnansky, che, nel suo libro Tiwanacu, il luogo
d’origine dell’uomo americano, indica per il sito
archeologico vicino al lago Titicaca una data di
fondazione che risalirebbe al 10.000 A.C.
Anche le piramidi di Pantiacolla (o Paratoari), strane
formazioni simmetriche che si ergono, coperte dalla
vegetazione, non lontano dal Fiume Alto Madre de Dios
(Perù), sono indicate da alcuni come centri di energia
utilizzate da popoli antidiluviani che si rifugiarono
nella foresta amazzonica molti millenni or sono.
L’ipotesi di civiltà antidiluviane sono state supportate
ultimamente anche da alcuni ritrovamenti eccezionali,
tutti effettuati sotto il livello dei mari fino a ben
900 metri di profondità.
La prima affascinante scoperta avvenne nel settembre del
1968 quando il Dott.Valentine, mentre stava nuotando al
largo dell’isola di Bimini, nelle Bahamas, osservò una
strada pavimentata con enormi blocchi di pietra
rettangolari e poligonali. Secondo alcuni, queste pietre
ciclopiche, perfettamente squadrate e lunghe fino a
cinque metri, ricordano molto i massi di Sacsayhuaman,
l’imponente struttura situata a pochi chilometri dal
Cusco, a ben 3300 metri d’altitudine sul livello dei
mari.
Alcuni scettici ritengono che la famosa strada di Bimini
non sia altro che un fenomeno naturale chiamato
“pavimento a tasselli”, che si origina quando la crosta
terrestre viene soggetta a tensione e quindi si frattura
in blocchi regolari. Per altri invece, come lo stesso
Valentine, ma anche il linguista e scrittore Charles
Berlitz, e l’archeologo subaqueo Robert Marx, l’origine
della strada di Bimini è artificiale e risale all’era
glaciale.
Il secondo interessante ritrovamento, ebbe luogo nel
1969. L’equipaggio del sottomarino statunitense
Aluminaut, scoprì per caso, nel fondale della Florida, a
900 metri di profondità, un’altra strada lunga più di 20
chilometri costituita di alluminio, silicio e ossido di
magnesio. Ancora oggi non si sa se la misteriosa via
sottomarina sia opera di una civiltà evoluta o
semplicemente uno stranissimo scherzo della natura.
Nel 1987 sono state individuate al largo dell’isola
Yonaguni, la più a sud delle isole Ryukyu, in Giappone,
delle strane formazioni megalitiche, a partire dalla
profondità di 40 metri.
Lo scienziato Masaaki Kimura visitò le strutture
subacquee e dopo attenti studi giunse alla conclusione
che l’artefice di quell’opera ciclopica non può essere
che l’uomo. Il cosiddetto monumento di Yonaguni, detto
anche la “tartaruga” è una grande struttura di roccia
rettangolare di 150 x 40 metri, alta 27 metri. La cima
del monumento si trova a cinque metri sotto il livello
dell’acqua. Secondo l’archeologo subacqueo Sean Kingsley,
queste mura, i cui lati sono perpendicolari tra loro,
sono opera dell’uomo.
Per Kimura invece queste strani monumenti possono essere
stati modificati dall’uomo in un epoca pre-diluviana,
quando i ghiacci coprivano gran parte dell’emisfero
boreale e il livello dei mari era più basso
dell’attuale.
Nel 2000 l’Instituto nazionale di Tecnologia Marina
dell’India annunciò di aver trovato, nel fondale
prospicente la costa dello stato del Gujarat, a 40 metri
di profondità, delle strutture megalitiche simili ad una
città. Alcuni archeologi indiani confutarono questa
notizia, dicendo che era stata diffusa non seguendo
stretti canoni archeologici, ma soprattutto per motivi
politici, ovvero per dare all’India il primato di avere
dato i natali alla prima civiltà del mondo.
Nel 2001 però il Ministro per la Scienza e Tecnologia
Murli Manohar Joshi annunciò ufficialmente la scoperta:
le strutture sommerse trovate nel golfo di Khambhat (Cambay)
sono i resti di un’antica città che fu cancellata da
inondazioni improvvise.
Si affermò anche che le rovine dimostrano una notevole
somiglianza con i resti delle civiltà della valle
dell’Indo, che si svilupparono ad Harappa e a
Mohenjo-Daro, intorno al 2700 A.C.
Verso la fine del 2001 furono incontrati dei pezzi di
legno carbonizzato nelle vicinanze della città sommersa,
che vennero datati, con il metodo del carbonio 14, 9500
anni prima di Cristo. Nel 2003 e 2004 l’Istituto
Nazionale di Tecnologia Marina dell’India fece altre
esplorazioni subacquee, durante le quali furono
incontrati dei pezzi di ceramica, indizi di attività
artistica e artigianale di un popolo antico. I reperti
furono inviati in alcuni laboratori indiani ed europei
e, per mezzo del metodo della termoluminescenza, furono
datati 31 millenni fa. Il geologo indiano Batrinaryan
confermò l’autenticità dei ritrovamenti, sostenendo che
le reliquie sono state sottoposte ad analisi con la
tecnica della diffrazione dei raggi X. In base a questi
ritrovamenti la città sommersa di Khambhat sarebbe stata
la più antica del mondo risalendo a 31 millenni or sono.
Nel maggio del 2001 la oceanografa canadese Paulina
Zelitsky, responsabile della Advanced Digital
Communications Company descrisse i risultati di una
esplorazione marina nel Mar dei Caraibi, detta
Exploramar. Utilizzando un sofisticato robot, dotato di
sonar, magnetometro e videocamera, che fu calato nelle
profondità del mare e comandato a distanza con un cavo a
fibra ottica, fu possibile mappare una zona di fondale
immensa, e i risultati furono stupefacenti.
Delle enormi strutture megalitiche situate a ben 600
metri di profondità sono state trovate al largo del Cabo
San Antonio, o penisola Guanahacabibes, nell’estremo
ovest dell’isola di Cuba. Le strane formazioni sommerse,
cubi, parallelepipedi e piramidi, si estendono per ben
venti chilometri quadrati. Per la loro grandezza e
complessità, sono state battezzate Mega. Per molti è
semplicemente una città impossibile, che non si può
spiegare con le tecniche scientifiche attuali. Per altri
invece le enormi pietre squadrate sono i resti di
antiche mura ciclopiche, in quanto dopo un’attenta
analisi si giunge alla conclusione che un tempo dette
pareti furono esposte agli agenti atmosferici, poiché vi
si trovano i resti di un’antica ossidazione. Inoltre in
base alle fotografie e ai video divulgati, si nota che
esistono delle strutture ripetute come fossero muri
utilizzati per abitazioni. Il geologo Manuel Iturralde,
che partecipò alle ricerche, sostiene che è possibile
che le rovine sommerse siano attribuibili a una civiltà
anti-diluviana, che risalirebbe al decimo millennio
prima di Cristo.
In seguito a tutti questi ritrovamenti si può giungere
alla conclusione che le possibilità che siano esistite
delle etnie antidiluviane sono numerose. In effetti lo
studio del lunghissimo periodo di tempo durante il quale
l’Homo Sapiens ha dominato il pianeta (130 millenni), è
solo agli inizi: sembra abbastanza riduttivo pensare che
solo a partire dal 8.000 A.C. sia nata la civiltà.
La nostra visione, che definisce la civiltà come una
società di persone che praticano l’agricoltura e vivono
in villaggi, dandosi delle regole comuni di
comportamento, potrebbe essere limitata. Probabilmente
alcuni gruppi di umani, pur non raggiungendo livelli
tecnologici più avanzati, avevano sviluppato una rete di
collegamenti marittimi e praticavano il commercio,
basato sul baratto.
Non avevano previsto però che la natura può essere a
volte brutale, e molti di loro perirono durante gli
sconvolgimenti climatici della fine della glaciazione.
E’ verosimile pensare che i sopravvissuti si
addentrarono all’interno dei continenti, dove poi si
mischiarono con altri loro simili.
La prova definitiva di queste ipotesi tuttavia non è
stata ancora dimostrata. Probabilmente è il Sud America
che, con le sue foreste ancora oggi impenetrabili,
racchiude il mistero delle civiltà antidiluviane che
prosperarono durante la lunghissima era glaciale. Siamo
solo agli inizi di questa avvincente sfida. Il nostro
lontano passato, potrebbe fornirci preziose informazioni
non solo sulle nostre origini, ma anche su come
affrontare il futuro, migliorando così la nostra vita,
soprattutto sul piano della serenità.
2009 Copyrights - Fonte yurileveratto.com
Commento NdR:
In realta' noi Umani, proveniamo dal mondo acquatico e
le SIRENE sono i nostri progenitori, altro che le
scimmie.... (vedi come si forma l'uomo nella
placenta, da pesce che vive in ambiente marino (salato), diviene
animale terrestre....)
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ORIGINE EXTRATERRESTRE dell'UMANITA' -
vedi:
Origni dell'Uomo, secondo le tradizioni Nantu'
(Africa)
Il dr Arthur David Horn autore di "Humanity's
Extraterrestrial Origins"
(L'umanità è di origine
extraterrestre: Influenze ET
sull'evoluzione culturale e biologica del genere
umano).
Il dr Horn è un antropologo e uno scienziato,
infastidito dalla crescita estremamente rapida, degli
esseri umani negli ultimi 10.000 anni o giù di lì. Un
evento spirituale, che gli è successo, ha cambiato la
sua idea riguardo l'evoluzione darwiniana e si è
proposto di studiare il mondo spirituale e fisico.
Ci sono molti punti oscuri nel
darwinismo,
che non vengono riconosciuto nel mondo accademico. Ad
esempio, per l'origine della vita su questo pianeta,
come attualmente previsto, le probabilità contro la
combinazione chimica casuale sono così improbabili, che
può essere esclusa. Inoltre, il fatto che l'Homo erectus
vissuto per un milione di anni, ma solo 25 - 30.000 anni
fa è apparso all'improvviso l'uomo di Cro-Magnon, umano
completamente moderno.
La tradizione della storia orale ha reso possibile per
noi avere documenti molto vecchi. Per lui i racconti
mesopotamici delle nostre origini sono i migliori. In
mesopotamia sono state fatte trascrizioni delle storie
in cuneiforme sumerico, e gli stessi racconti possono
essere trovati in accadico in leggende babilonesi. Ci
sono stati molti errori di traduzione, perché non
abbiamo le conoscenze per dar loro un senso preciso.
Egli ritiene che gli extraterrestri sono stati
pesantemente coinvolti nel nostro sviluppo biologico,
culturale, ed evolutivo, anche prima di iniziare la
nostra civiltà. Purtroppo, siamo stati sostanzialmente
sotto controllo di forze aliene in quasi tutti i 300.000
anni della nostra storia.
Dr. Horn hanno fatto affidamento su materiali di
Zecheria Sitchin,
dicendo che questa dovrebbe essere considerata come la
nostra vera storia. Noi siamo stati creati da
extraterrestri chiamati Annunaki, come una razza
ibridata da ominidi nativi, per sostituire i lavoratori
che si erano ribellati nelle loro miniere d'oro.
Nostro
padre è di origini ET, un
Annunaki, e il nostra madre fu
una Homo erectus. I primi umani erano sterili, tuttavia
Enki, è stato chiamato a farci fertile. La clonazione
attraverso "una costola di Adamo" è stato il primo uso
di ingegneria genetica su esseri umani (capitolo 2 della
Bibbia). Egli si distingue con Sitchin che esiste un
solo tipo di ibrido, poiché non vi è evidenza di altri
tentativi di progetto.
L'agricoltura è stata iniziata, anche se la caccia e la
raccolta era più facile. Ciò ha portato a più di una
popolazione che ha portato alla diffusione di malattie e
alla siccità che sono stati progettati per controllare
l'umanità. La prima civiltà ha avuto un paio d'elite che
dominano il resto, proprio come oggi.
I primi esseri umani avevano caratteristiche da rettile,
come le hanno gli Annunaki. Alcune statuette sumere sono
decisamente di rettile. Avevano facce che sembravano
rane, con 3 dita delle mani e dei piedi 3. Gli Annunaki
hanno la capacità di mutare forma, Intorno al 3000 aC
molti extraterrestri hanno abbandonato la Terra e hanno
assunto il partito degli ET regressiti.
(Horn, dice che
il partito degli ET progressisti sono responsabili per
la nostra clonazione, ma gli ET regressisti hanno visto
la possibilità di dominare e lo hanno fatto.) Essi ci hanno
controllato con distorsioni che alterando la
nostra spiritualità. Il complotto rettiliano continua
ancora oggi, e il darwinismo è parte di questo. Non
hanno bisogno di più le società segrete, in quanto hanno
il governo segreto.
Tutti gli uccelli e mammiferi hanno legame con i loro
figli, e almeno un genitore si preoccupa per i giovani.
I Rettili non lo fanno.
I rettiliani sono meno in grado di
evoluzione spirituale. Il grigio tipico sembra aver
perso le sue emozione per essere allevati orfani e per
la riproduzione clonata.
Noi esseri umani abbiamo la responsabilità di
raddrizzare questa situazione.
Ora che sappiamo tutto questo, siamo in grado di
prendere una decisione consapevole di evolvere
spiritualmente. I Sirioti stanno aiutando in questa
forma di ispirazione individuale. Tuttavia, i
regressisti sembrano fare anche questo, ma ci stanno
mentendo.
Illuminante è il testo "Prism of Lyra" (il Prisma di
Lyra), degli autori Lyssa Royal e Keith Priest, che lo
hanno prodotto attraverso un contatto medianico di
channeling con entità extraterrestri.
Nel 'Prisma di Lyra' i Sirioti sono dipinti a interferire con i piani
di un gruppo di Lyra, che stavano cercando di creare una
specie che non aveva la conoscenza del bene e del male.
Come "il gruppo di Lyra" fosse collegato agli Annunaki
dei testi sumeri non è chiaro. Forse, i Lyrani del
'Prisma di Lyra' e il Annunaki dei Sumeri sono le stesse
entità. O, forse, stiamo guardando a diversi livelli, in
cui gli Annunaki del pianeta "dodicesimo" nel nostro
sistema solare sono in effetti gli inconsapevoli
realizzatori dei desideri di un gruppo di "Lyra" .
Abbiamo visto che l'entità Enki (o EA) è raffigurato nei
poemi epici della Mesopotamia storico come aver giocato
un ruolo cruciale nella genetica degli esseri umani
moderni, e ha sempre sostenuto la causa degli esseri
umani, di solito di fronte a una notevole opposizione da
altri "dèi", gli Annunaki. Enki, che è identificato come
il capo ingegnere genetico del Annunaki e fratellastro
di Enlil nei poemi epici di creazione mespotamici, è
identificato come il Siriota ", che protegge l'umanità",
nel prisma di Lyra.
Queste informazioni da channeling certamente ben si
conciliano con i dati storici che abbiamo esaminato. Il
lettore ricorderà che abbiamo le prove di soggetti
vicinanze del Sirio stella doppia di essere coinvolto
negli affari antico degli esseri umani dalla tradizione
orale della tribù Dogon del West Africa. Questo, oltre a
dati storici indicano che l'antico Egitto è stato
coinvolto con esseri provenienti dal sistema planetairo
della stella Sirio non lascia nessun dubbio di un
collegamento Siriota con l'umanità antica.
Enki ha mostrato frequentemente un comportamento
compassionevole verso gli schiavi umani degli Annunaki,
ciò rivela la natura di un'essere che era molto più
evoluto spiritualmente rispetto agli Annunaki.
Gli Annunaki non vogliono che i loro schiavi sappiano di
un dio che aveva in mente il loro miglior interesse e
che stava in realtà cercando di aiutarli. D'altra parte,
agli Annunaki apparentemente sono necessarie le
competenze, soprattutto in ingegneria genetica, di Enki,
schiavo della loro specie. Sembra probabile, therfore,
che gli Annunaki avrebbero cercato di falsare i conti di
Enki, il Siriota, fino al punto di rendere Enki uno di
loro.
In ogni caso, il 'Prisma di Lyra' afferma che il Lyrani
e i Sirioti, che avevano lavorato insieme nella
creazione di esseri umani, i lavoratori primitivi,
fossero filosoficamente d'accordo sulla loro creazione.
Mentre i Lyrani volevano creare una specie priva di
conoscenza della polarità - o di "buono" e "male" - i
Sirioti no, visto che l'uomo non potrebbe evolvere
spiritualmente senza questa conoscenza. Enki nei testi
sumeri a volte è raffigurato come un serpente - un
serpente del male - e che forse si trattava di una
manovra da Lyrani per trattenere l'umanità dal seguire
le istruzioni dei Sirioti che cercavano di aiutare
l'umanità.
Ciò implica che è stato il gruppo Sirio, che
ha incoraggiato
Adamo ed Eva a mangiare dell'albero
della conoscenza descritto nella storia del giardino di
Eden, come contenuta nella Bibbia.
Il Sirioti potrebbero essere stati almeno
temporaneamente contrastati dal Lyrani (gli Annunaki ?),
nel giardino di Eden,
ma sembra che i Sirioti avevano l'ultima parola. Secondo
il 'Prisma di Lyra', il gruppo Sirio ha inserito un
codice DNA latente negli esseri umani. Il codice viene
attivato da una vibrazione accelerante che si verifica
quando una civiltà comincia ad evolvere spiritualmente.
Come la Terra accelera verso la consapevolezza di sé e
la quarta densità (che sta avvenendo attualmente), il
codice viene attivato. Una volta attivata, la razza
umana espande la sua visione
limitata, come srotola una bobina fino alla fine, e
'tutto ciò che esiste diventa visibile. Dopo tutto era
il loro modo di permettere all'umanità di mangiare il
frutto dell'albero della conoscenza.
Forse il codice del DNA latente impiantati di Enki o
altri membri del gruppo "Sirio" è sempre attiva. In ogni
caso, è sicuro di dire che gli enti da un pianeta vicino
a Sirio sono stati molto coinvolti nella nostra
evoluzione biologica, culturale e spirituale /
creazione.
Attualmente ci stiamo trasformando fisicamente da
individui a base di carbonio con 2 strati di DNA in
individui a struttura cristallina con 1.024 strati di
DNA, perché solo le sostanze cristalline possono
sopravvivere su piani dimensionali superiori. Infatti i
nostri corpi vengono fusi con gli strati DNA di Sirio:
questo modello è abbastanza vicino al nostro e può
integrarsi con minimi effetti collaterali. Non sono solo
gli umani a trasformarsi, ma tutta la vita sulla Terra
sta diventando cristallina.
By Karlhouse – Tratto da it.discussioni.ufo
Commento NdR: pur condividendo in parte questo
scritto, lo pubblichiamo per fornire altre ideologie
sull'origine dell'Umanita'; ricordo che dal testo
biblico della Genesi, si evince che gli Aelohim crearono
gli uomini a loro immagine e somiglianza;
Mauro Biglino sostiene la sua teoria che gli umani
sono stati creati da extraterrestri (In sintesi: il
termine ebraico "tselem" significa "qualcosa di
tagliato fuori" e naturalmente questo vuol dire
tagliato fuori dal "DNA"
(mutazione genetica artificiale).
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