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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Le mani dei prePotenti....sulla SCIENZA.... 
manipolazione dei cervelli Umani da parte della "Scienza"
Multinazionali  +  Robot, formulazione delle loro Leggi 
E’ possibile che una specie aliena abbia manipolato la vita preesistente sul pianeta per creare l’uomo moderno ?
 

La nostra società occidentale si basa su alcuni assiomi che  riguardano la scienza e che non possono essere messi in nessun modo  in dubbio: la scienza è imparziale, la scienza ha sempre ragione, la scienza viene elargita da esperti che comprendono pienamente ciò che  fanno e hanno la capacità di esprimere giudizi autorevoli in assoluto.
Una conseguenza di questo assioma è che la stampa scientifica, quella che veicola ufficialmente le pubblicazioni dei ricercatori, è altrettanto imparziale, razionale, autorevole. 
Non è purtroppo così. Nell'agosto del 2001, in seguito a un annuncio dei principali giornali del settore biomedico nel quale si dichiarava di non voler pubblicare ricerche sponsorizzate da compagnie commerciali, salvo garanzie precise di indipendenza dei ricercatori, il giornale Nature, una delle più autorevoli riviste scientifiche, ha invitato tutti i suoi autori a dichiarare ogni eventuale sponsorizzazione da parte di imprese con interessi precisi in settori che possono essere influenzati direttamente da certi risultati. In realtà la maggior parte di questo tipo di pubblicazioni, per esempio Science, non sono solo contenitori per il mondo accademico. Oltre a vendere, alla stregua di altri giornali, dipendono dalla pubblicità per sopravvivere.
Ma le pagine vengono ovviamente cedute alle imprese, non alle università. E le imprese possono preferire che si parli di alcuni argomenti a discapito di altri. Il dubbio è venuto anche ai più scettici quando Nature, dopo aver pubblicato il paper di due ricercatori di Berkeley sulla contaminazione delle varietà native di mais messicano da parte di geni estranei, ha ceduto alle richieste delle corporation sementiere e ha dichiarato di aver fatto un errore, rinnegando la presentazione e dunque anche l'autorevolezza scientifica che viene conferita ai risultati.
Si tratta della prima volta che Nature compie una simile operazione per una ricerca che non è palesemente sbagliata, anche perché nel frattempo i risultati sono stati ufficialmente riconfermati (e comunque rifiutati di nuovo da Nature) da un gruppo di ricerca del governo messicano.
La cosa interessante, è che in questo, come in altri casi, non si è verificato un dibattito scientifico tra autorevoli esperti, con opinioni contrastanti. All'origine di questo episodio si sono infatti anche alcuni meccanismi dell'utilizzo della rete, non propriamente corretti, e che hanno una parentela con il pettegolezzo, non con la critica scientifica. In seguito a un'inchiesta del giornale Guardian infatti è emerso che il Bivings Group, una azienda specializzata in lobbing via internet, che tra l'altro ha aiutato la Monsanto a uscire dal budello di cattiva comunicazione nel quale l'azienda americana si era infilata, avrebbe fornito il supporto per costruire una campagne ombra.

Nel loro sito si legge la seguente dichiarazione di Gary Bivings, presidente: "La magia di Internet non è la tecnologia, la il suo uso strategico". Dal giorno in cui Nature ha pubblicato il paper sul mais messicano, nelle mail della lista di discussione AgBioWorld 
www.agbioworld.org, utilizzata da più di 3000 ricercatori, sono comparsi messaggi che mettevano in dubbio la veridicità scientifica della ricerca. George Manbiot, il giornalista del Guardian ha continuato la sua inchiesta cercando di mettersi in contatto con le due personalità maggiormente coinvolte nella faccenda.

Da un'analisi degli indirizzi mail, si è visto che una delle persone che aveva fatto partire la campagna di discredito, proveniva dal server di Bivings.
Una ricerca sull'altra ha dimostrato la sua esistenza solo nelle liste di discussione: nessun telefono, credit card, indirizzo, iscrizione elettorale. In compenso il giornalista ha notato che promuoveva costantemente The Center for food and agricultural research, un centro che esiste solo come sito web ( www.cffar.org ) registrato al nome di un direttore della Bivings, sito nel quale vengono proposte pagine di informazione e dibattito contro i vandalismi degli ecologisti e della cattiva informazione supportata da organizzazioni verdi.
I siti e i percorsi possono essere verificati da chiunque: basta connettersi e cercare. 

Una emanazione della Bivings è Issuewatch.com, che controlla la copertura mediatica, identifica le tendenze che appaiono nei media, mette in relazione notizie apparse su vari argomenti, fornendo un servizio quotidiano.
Gli articoli che appaiono su ciascun cliente vengono memorizzati e identificati in base a parole chiave, vengono identificati gli autori più coinvolti in alcuni argomenti, le loro pubblicazioni, le loro opinioni personali, e come sono cambiate nel corso del tempo.
Un altro caso, meno recente, è quello citato da Bertand Jordan, immunologo del Cnrs francese, nel libro “Gli impostori della genetica”: Science aveva pubblicato i risultati di una ricerca
sull'orientamento sessuale maschile e un presunto legame genetico con marcatori del cromosoma X, ma nella parte divulgativa e dedicata alle notizie per non specialisti si era permessa di pubblicare un testo breve che parlava senza mezzi termini di gene dell'omosessualità, dando spazio a un determinismo biologico assolutamente non provato, tanto che qualche anno dopo, un'altra pubblicazione smentiva le deduzioni della prima.
D'altra parte l'informazione, anche quella scientifica, ha un enorme ruolo. Non a caso appunto i servizi di monitoraggio dell'opinione pubblica sono così diffusi. Poco in Italia, molto negli Stati Uniti, dove, come sappiamo, un'esperta di altissimo livello di comunicazione e pubbliche relazioni è diventata uno dei consiglieri chiave per Bush subito dopo l'11 settembre
By Teresa Bernini - 12.11.02


vedi: Riviste scientifiche + Ricerca nelle mani delle Multinazionali +
Multinazionali + Robot, formulazione delle loro Leggi 

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Le bugie e le falsita' della scienza - vedi anche Falsita' della Medicina ufficiale

17 marzo 2006 – Non è stato Ian Wilmut a clonare la pecora Dolly. Eppure, Wilmut ha fatto parlare di sé a lungo giornali, radio, televisioni, siti. E non sono mancati i premi. I sette giorni che scioccarono il mondo, scrisse la prestigiosa rivista New Scientist il 22 marzo 1997. Ora Ian si è pentito e ha confessato tutto.

Questo caso ci ricorda un altro, che abbiamo denunciato il 15 Dicembre 2005. Quello del ricercatore coreano Woo Suk Hwang che ritrattato a sua volta, sconfessando la notizia, che aveva tenuto banco per anni, di essere riuscito a clonare le cellule staminali.  Sempre più incrinata la credibilità delle riviste scientifiche.
Tratto da: www.vincenzobrancatisano.it

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MANIPOLAZIONI della SCIENZA
PIU FREUD MENO NEURONI - La "scienza" sta manipolando il nostro cervello: l’accusa di un grande biologo

Steven Rose sostiene che siamo alle soglie di una «rivoluzione neuro-tecnologica». Ma non è trionfalista, anzi. Secondo lui i crescenti investimenti nella ricerca sul cervello sono pilotati in una direzione pericolosa: il controllo,di stampo autoritario sulle nostre menti. E sono alimentati da una cultura che si è infilata in un vicolo cieco e non può portare a una vera comprensione dei nostri meccanismi mentali. Rose è abituato a lottare in prima linea.
Lo fa da mezzo secolo. Fin da quando, erano gli anni Cinquanta ed era ancora uno studente a Cambridge, incontrò la compagna della sua vita, la sociologa Hilary Chantler, con la quale ha creato un indistruttibile binomio politico, culturale e sentimentale.
Da allora, dalla sua cattedra di Biologia alla Open University di Londra, dove oggi dirige un gruppo di ricerca su cervello e comportamento, accusa le aziende farmaceutiche di voler commercializzare il cervello umano e polemizza contro i colleghi biologici che secondo lui sopravvalutano il ruolo dei geni per spiegare il comportamento umano. Rose, a 68 anni, continua a fare ricerca.
Il cervello nel ventunesimo secolo”, appena pubblicato in Italia da Codice Edizioni, è la sua ultima sfida.
Una sua conferenza era prevista al Festival della Scienza di Genova, ma problemi di salute lo hanno indotto ad annullare il viaggio. In quest’intervista racconta quello che avrebbe voluto dire.

Siamo davvero all’inizio di una rivoluzione ?
«Gli anni Novanta sono stati chiamati il decennio del cervello. Molti definiscono quello in corso il decennio della mente. La ricerca nel settore sta lievitando. Ormai sono 30 mila gli scienziati che si incontrano ogni anno al meeting dell’American Society for Neuroscientist. Tutto questo ci permette di accumulare un’immensa mole di dati. Ma per una vera rivoluzione manca una comprensione teorica che ci consenta di mettere tutto insieme».

Da dove nasce il grido di allarme ?
«C’è un crescente interesse per l’uso delle neurotecnologie per il controllo sociale. Mi preoccupa lo sviluppo di farmaci come il Ritalin, che servono per il controllo dei bambini a scuola, soprattutto negli Usa. Si danno sempre più farmaci ai bambini invece di mandarli nelle scuole giuste. E negli ultimi anni si è verificato quello che io chiamo l’arruolamento della neuroscienza nella guerra al terrorismo».

Di che cosa si tratta ?
«C’è l’idea che le neuroimmagini, ottenute con tecniche come la risonanza magnetica, possano essere usate per individuare potenziali terroristi. E che la stimolazione di aree del cervello possa essere utile per le tecnologie militari. Queste ricerche sono finanziate, negli Stati Uniti, dal Darpa, la Defence Advance Research Project Agency. Si tratta di tendenze preoccupanti».

Nel ’75 un gruppo di bioscienziati riuniti ad Asilomar chiese una moratoria per riflettere sulle ricerche nelle bioscienze.
Una cosa simile è ripetibile oggi ?
«Non credo sia possibile. Né sarebbe una buona cosa per gli scienziati. Sono invece a favore di una partecipazione pubblica nel decidere queste direzioni. C’è un’iniziativa europea per creare una giuria di cittadini sullo sviluppo delle neuroscienze. Le neuroscienze sono una cosa troppo importante perché sono lasciate nelle mani degli scienziati».

Lei dice che queste tecnologie possono portare a un “controllo autoritario sulla nostra vita”…
«L’industria farmaceutica determina la direzione in cui va la ricerca scientifica nelle bioscienze e nella genetica.
E questo per diverse ragioni: da una parte l’industria investe sempre più nell’università; dall’altra cresce il numero di scienziati che fondano aziende, possiedono partecipazioni azionarie o brevetti. Questo sta cambiando radicalmente il mondo della ricerca,che dipende sempre più dagli interessi finanziari. Certo non possiamo più tornare al bel tempo antico. Ma abbiamo bisogno di maggiore trasparenza sugli investimenti e sugli interessi che certi individui hanno nel fare annunci alla stampa
».

Quali sono i rischi di usare le neuroimmagini per guardare dentro il cervello ?
«Mi preoccupa il lato sociale e culturale della vicenda, le conclusioni che si vogliono trarre dall’osservazione di queste immagini:determinare se una persona è psicopatica o ha qualche disturbo mentale.
Negli Stati Uniti il Darpa finanzia ricerche per interpretare e influenzare i pensieri delle persone. Recentemente si è saputo che ci sono ricerche in atto per capire se qualcuno è stato una fonte d’informazioni per i terroristi o ha visitato un loro campo di addestramento
».

Lei parla del rischio di creare una “società psico-civilizzata”. Cosa significa ?
«La definizione è stata introdotta anni fa dal noto fisiologo spagnolo José Delgado. Intendeva dire che se sapessimo di più come funziona il cervello,potremmo controllare quello che la gente pensa usando elettrodi per rilevare l’attività elettrica, il cosiddetto “brain fingerprinting”, l’impronta digitale cerebrale. Se ciò fosse possibile, sarebbe un incubo, alcune élites al potere sarebbero in grado di controllare parte della popolazione attraverso il controllo dei loro cervelli».

Nel suo libro lei si sofferma a lungo anche sui rischi delle teorie riduzioniste. Sostiene che il cervello non può essere capito solo attraverso i neuroni e i geni, come molti suoi colleghi cercano di fare.
Può spiegare che cosa intende ?
«La differenza sta nella cultura. Una cosa è il cervello e le sue attività. Un’altra cosa è la mente. Per avere una migliore comprensione della mente, bisogna capire le persone e il loro cervello in un contesto socio-culturale.
Non si può decifrare l’attività cerebrale solo guardando quello che avviene dentro il cervello in ogni istante.
Solo implicazioni più ampie possono dare senso a quello che la gente dice, pensa o fa. Abbiamo bisogno di un approccio più integrato
».

Quali modelli suggerisce ?
«Il riduzionismo ha prodotto una serie di dicotomie. Gli esempi sono numerosi: natura e cultura, geni e ambiente, mente e cervello, psicologia e neurologia, ecc. Ma queste dicotomie non sono “oggettive”, appartengono invece solo alla storia della scienza occidentale. In altre tradizioni culturali non esistono. O in quella cinese, o i quella indiana. E neppure nella tradizione marxista,nei primi anni dell’Unione Sovietica,negli anni Venti del secolo scorso. Il riduzionismo scientifico occidentale ci offre una prospettiva seducente da cui guardare il mondo. Ma questa prospettiva non è adeguata per comprendere la complessità dei processi che avvengono nel cervello. Credo che non dovremmo ignorare altre tradizioni culturali».

Che cos’è la coscienza ?
«Se per coscienza si intende semplicemente, come fanno alcuni miei colleghi neuroscienziati, quello che succede nel cervello quando una persona è sveglia, o dorme, allora sappiamo parecchio sulla biochimica di questi processi. Ma se si intende la coscienza nel senso inteso da Freud, o da Marx, o dal femminismo, allora le neuroscienze sono ancora lontane dal fornire una buona teoria».

È pessimista guardando al futuro ?
«Negli anni Settanta, quando scrissi “Il cervello cosciente” ero più ottimista. Oggi sono più scettico, vecchio e saggio. Il mio amico Martin Rees, astronomo, un paio d’anni fa ha scritto un libro ponendo una domanda: la razza umana riuscirà a sopravvivere al XXI secolo? È un interrogativo molto serio. Antonio Gramsci diceva che bisognava avere il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. Conosco bene il primo, ma oggi faccio fatica a trovare il secondo».
By Enrico Pedemonte (fonte: L’Espresso)