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Ricercatori americani sostengono di aver sviluppato una
tecnologia in grado di garantire l'utilizzo totale
dell'energia elettrica usata per l'illuminazione.
Addio agli sprechi e ai consumi
inutili ?
Phoenix
- Arriva dalla Arizona State University quella che
potrebbe rivelarsi uno dei progetti più utili a
combattere lo spreco energetico: un team di ricercatori
capitanato da Ghassan Jabbour, professore della Scuola
di Materiali nell'ateneo americano e dall'assistente
professore Jian Li,
ha sviluppato un nuovo materiale conduttore,
capace di trasformare tutta l'elettricità ricevuta in
energia luminosa.
Nessuno spreco, nessun calore residuo che brucia i
soldi in bolletta e l'ossigeno dell'atmosfera: il
ritrovato messo a punto alla ASU pare essere avanti anni
luce rispetto alle attuali soluzioni di illuminazione,
se si considera che le tradizionali lampadine elettriche
trasformano solo il 5% della corrente in luce, mentre le
lampade fluorescenti arrivano a produrre il
25% di illuminazione dal totale dell'energia ricevuta.
Anche le più moderne
lampade a stato solido, che impiegano un
semiconduttore al posto di un tubo di gas o del
wolframio sottovuoto delle vecchie lampadine,
sprecano il 50% dell'elettricità nella trasformazione
energetica.
Il resto della corrente, nonostante venga comunque
accollato all'utente in bolletta, finisce perduto, ad
ingrassare il conto dei fornitori e a peggiorare il già
catastrofico stato di salute del pianeta. Una
prospettiva che potrebbe appunto cambiare con ricerche
come quella dell'Arizona, grazie all'impiego di
conduttori innovativi e dispositivi di nuova concezione.
Le proverbiali lampadine accesesi sulle teste dei
ricercatori sono in realtà anch'esse dispositivi a stato
solido, che utilizzano un diodo luminescente basata su
un polimero organico (OLED)
estremamente efficiente nella trasformazione energetica,
e che è per di più possibile produrre a costi contenuti.
Anche la struttura iperottimizzata del semiconduttore
risulta semplificata rispetto a progetti concorrenti: il
risultato è che l'intera quantità di energia elettrica
fatta passare attraverso il polimero viene trasformata
in luce bianca.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista
specializzata Advanced Materials sotto il nome di "Excimer-Based
White Phosphorescent Organic Light-Emitting Diodes with
Nearly 100% Internal Quantum Efficiency".
E oltre a rivelarsi - letteralmente - illuminante per la
realizzazione di fonti di luce finalmente efficienti e
rispettose dell'ambiente, lo studio può indicare nuovi
approcci anche nelle tecnologie dei materiali
semiconduttori, per la realizzazione di transistori a
basso consumo energetico altrettanto abili nel
trasformare i watt di elettricità in preziosi cicli
computazionali per le macchine intelligenti. Sempre più
intelligenti e sempre più affamate di energia.
By Alfonso Maruccia
Tratto da:
http://punto-informatico.it
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Dobbiamo passare all'illuminazione a LED:
Vi riportiamo quali sono i Vantaggi più importanti da
tenere in considerazione
Il led, a differenza delle lampade al sodio, emettono
luce bianca fredda.
La tecnologia led è stata legata all’illuminazione
stradale date le ultime scoperte scientifiche in campo
percettivo, per il nostro occhio.
La vita utile dei led è di 50.000\100.000 ore - rispetto
alla vita utile lampada sodio 4.000\5.000 ore
considerando la maggiore durata, il risparmio energetico
e la manutenzione quasi assente, si ha un risparmio
netto in fattura dal 50% fino all’ 80%
Ecologia e i vantaggi per l’ambiente e per la salute:
Le emissioni di CO2 sono ridotte fino all’80% rispetto
ad una lampada tradizionale.
Senza contenuto di mercurio
(come le lampade al neon tipo quelle risparmiose...)
con emissioni UV e IR ridotte al minimo.
Sono completamente riciclabili e Rispondono alla
normative RoHs
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Un’idea illuminante -
Un nuovo sistema consente di ottenere luce bianca dagli
Oled con un’efficienza quattro volte
maggiore delle lampade a incandescenza
L’ultima brillante idea in
fatto di efficienza energetica applicata ai sistemi di
illuminazione arriva dagli Usa. I ricercatori del
Michigan Memorial Phoenix Energy Institute e della
Princeton University hanno infatti trovato il modo
di ottenere molta più luce bianca dai diodi basati sui
complessi organometallici (Woled, White Organic Light
Emitting Diode) rispetto a quanto non si riesca a fare
attualmente.
In questi sistemi viene generata molta luce bianca, la
maggior parte della quale, però, rimane intrappolata
all’interno dei dispositivi stessi. Lo studio, che verrà
pubblicato ad agosto su
Nature Photonics (ma già disponibile
on line), descrive un modo per “liberarla”.
Nei woled, gli elettroni attraversano sottili strati
nanometrici di materiale organico (cioè a base di
carbonio) che serve da semiconduttore, e le particelle,
eccitate, emettono luce bianca. Il problema è che per il
60 per cento la luce rimane tra gli strati perché questi
agiscono come degli specchi che la riflettono senza
permetterle di uscire. La soluzione pensata da Stephen
Forrest e Yuri Sun consiste in un sistema combinato di
griglie di carbonio e micro-lenti che "portano" la luce
fuori dagli strati.
Le griglie infatti guidano la luce intrappolata,
inviandola a uno strato di lenti a forma di cupola che
la riflette all’esterno del dispositivo. Questo processo
consente di produrre circa 70 lumen da ciascun watt di
potenza. Per avere un metro di paragone, le lampadine a
incandescenza producono 15 lumen per watt. Le lampade al
neon ne producono 90, ma la luce emessa è fredda e può
essere poco piacevole.
I materiali organometallici, sostengono gli autori, sono
già ampiamente utilizzati a livello industriale, per
esempio nelle vernici delle automobili, e sono dunque
facilmente reperibili ed estremamente economici. La
realizzazione di nuovi tipi di lampade basati su questi
sistemi permetterebbe, inoltre, di ridurre
significativamente il consumo di energia per
l’illuminazione domestica (e.r.)
Tratto da: Galileonet.it
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