Universo Ipersferico di De
Sitter & Fantappie' - vedi:
http://www.fantappie.it/licata.htm
vedi:
Universi Ipersferici
La
teoria quantistica
e la relatività sono le strutture portanti della fisica
teorica, e gran parte della storia recente di questa
disciplina può essere considerata il cammino delle idee che
sono state proposte per conciliare due quadri del mondo
apparentemente inconciliabili.
La relatività è il momento più alto, ed in certa misura
conclusivo, della fisica classica, la grande conciliazione
tra la fisica di Newton e quella di Maxwell all’interno di
una cornice concettuale unitaria che è lo spazio-tempo di
Einstein.
Successivamente la relatività generale ha mostrato che lo
spazio-tempo non è soltanto un contenitore passivo dei
fenomeni fisici, ma una struttura “elastica” che può
descrivere la forza gravitazionale secondo la famosa
espressione di J.A.Wheeler: la materia dice allo
spazio-tempo come curvarsi, e lo spazio-tempo curvo dice
alla materia come muoversi.
La fisica
relativistica è una fisica locale (ciò che è là è
determinato da ciò che è qui, secondo l’idea di campo) e
deterministica (il prima fissa in modo univoco il dopo). Una
nozione centrale nella geometria della relatività è dunque
quella di evento, il punto di spazio-tempo considerato la
condizione minima essenziale per descrivere un fatto fisico.
La teoria quantistica introduce il dualismo onda-particella,
la sovrapposizione degli stati (il gatto di Schrödinger !),
l’aspetto “granulare” dell’energia ed il principio di
Heisenberg. È non-locale ed indeterminista.
Un sistema quantistico è descritto da una funzione d’onda
che ne esprime le storie dinamiche in termini
probabilistici.
Per comprendere la differenza profonda tra i
due approcci consideriamo due punti A e B nello spazio ed
una particella in moto.
Nella fisica classica, specificate
le caratteristiche della particella e le forze in gioco, c’è
un’unica traiettoria che conduce la particella da A in B. In
meccanica quantistica gli integrali di cammino (path-integrals)
descrivono lo spazio infinito di tutte le configurazioni
possibili per una transizione della particella da A in B. Le
equazioni non ci indicano in generale di poter scegliere una
traiettoria, ma ci dicono che la particella è andata da A in
B seguendo tutti i percorsi allo stesso tempo !
L’aspetto non-locale e non determinista dei processi
quantistici elude le nozioni di separazione spaziale e di
durata temporale. Queste, come tutta la fisica classica,
hanno un senso soltanto in quei casi in cui è possibile
assegnare ad ogni possibilità quantistica un peso di
probabilità, questione connessa al problema della decoerenza,
ossia lo studio delle condizioni in cui è possibile che dal
“tessuto” quantistico del mondo emergano processi di tipo
classico.
La questione diventa ancora più complessa se consideriamo
l’intero universo come un oggetto quantistico. In questo
caso infatti la trama “sfuocata” dello
spazio-tempo pone il
problema di una teoria quantistica della gravitazione in
grado di conciliare i concetti quantistici, le equazioni di
Einstein e la cosmologia del
big-bang nella sua forma
tradizionale; inoltre, chiedersi qual è la probabilità
dell’universo equivale a riproporre una delle domande più
antiche e radicali della storia del pensiero: perché il
mondo è fatto così e non in altro modo, perché c’è qualcosa
invece di nulla?
Al centro di queste domande c’è l’equazione di
Wheeler-DeWitt che definisce la funzione d’onda d’universo,
ossia la probabilità associata ad un universo con una certa
curvatura e densità di materia-energia. Per capire il
problema posto da quest’equazione bisogna ricordare la
distinzione tra leggi e condizioni al contorno. Le prime
sono proposizioni sul mondo fisico valide in generale, le
seconde specificano come una legge si manifesta in relazione
alle caratteristiche particolari del sistema studiato.
“Risolvere un’equazione” non vuol dire semplicemente
individuare una classe di soluzioni, ma implica anche di
“fissarne” una attraverso le condizioni al contorno. In un
problema di meccanica newtoniana ad esempio, queste sono
date dai vincoli geometrici sulla dinamica e dalla posizione
e velocità della particella.
Nel caso della Wheeler-DeWitt le condizioni al contorno del
sistema sono date dal sistema stesso, poiché l’UniVerso è la
totalità degli eventi fisici, ed è dunque unico. Risolvere
l’equazione fondamentale della cosmologia quantistica
significa allora trovare le condizioni tali da ottenere la
funzione d’onda in grado di descrivere l’universo che
osserviamo tra tutti gli universi possibili implicitamente
contenuti nell’equazione. La cosa può essere vista anche in
modo più suggestivo. Possiamo infatti ammettere che ogni
universo differisca da un altro per la forma delle leggi ed
i valori delle costanti fondamentali.
All’interno di ogni
Universo, evidentemente, leggi e costanti formano una
struttura logicamente non-contraddittoria. Lo studio della Wheeler-DeWitt appare allora strettamente connesso con la
ricerca di una teoria del tutto in grado di giustificare la
coerenza delle leggi naturali, una “super-legge” che
definisce le caratteristiche strutturali del mondo fisico
così come le conosciamo.
Per ragioni sottilmente quantistiche, non è neppure
possibile pensare di ricavare qualche indicazione studiando
l’insieme delle soluzioni possibili senza un approccio al
problema delle condizioni. Con una dimostrazione definitiva,
e molto elegante, nel 1986 R.Geroch e J.B. Hartle hanno
infatti dimostrato che gli universi contenuti nella
Wheeler-DeWitt non si possono neppure contare in linea di
principio. Se immaginiamo un mega-computer ideale (macchina
di Turing) che enumera uno per uno gli universi possibili
ordinati in classi individuate da un parametro, le
foliazioni spaziotemporali, non soltanto questo lavoro non
avrà mai fine, ma da questo calcolo resteranno sempre fuori
un numero infinito di classi d’universo. In altre parole, il
calcolo degli universi della Wheeler-DeWitt è un problema
indecidibile nel senso di Gödel-Turing.
L’universo senza bordi di Hartle e S. Hawking (1983) ha
contribuito in modo essenziale a modificare l’immagine
tradizionale del big- bang come espansione a partire da un
punto-evento singolare. Nella teoria di Hartle-Hawking viene
infatti introdotto un “tempo curvo” che elimina la
singolarità, ripristinando una situazione ad alta simmetria.
Dal punto di vista fisico questo equivale ad una funzione
d’onda ben nota, quella dell’effetto tunnel, uno dei
fenomeni più tipici del regno quantistico.
Nella fisica
classica ci sono solo due possibilità per una particella
davanti ad una barriera di potenziale: l’energia è
inferiore, e la particella resta intrappolata; l’energia è
superiore, e la particella può superare la barriera.
Nel caso di un oggetto quantistico c’è sempre una
probabilità non nulla che la particella possa attraversare
la barriera per effetto tunnel. Questo attraversamento è un
fenomeno non-locale, ossia non gli può essere attribuita una
“durata” ma è piuttosto una transizione quantistica a tempo
immaginario (rotazione di Wick).
Un universo guidato da una funzione d’onda di questo tipo
corrisponde ad un universo che nasce per effetto tunnel dal
vuoto quantistico attraverso un processo di rottura di
simmetria. Il big-bang, dunque, non va inteso come un
fenomeno di espansione a partire da una singolarità, ma come
una nucleazione dal vuoto, una sorta di “cristallizzazione”
degli universi possibili in una configurazione definita che
è la geometria ipersferica dell’universo di De Sitter.
La proposta di Hartle-Hawking apparve insieme seducente ed
arbitraria, volta più a rimuovere la singolarità iniziale
che a giustificare la geometria adottata.E’ interessante
notare che già a partire dalla fine degli anni ‘50 la teoria
degli universi ipersferici sviluppata da
Luigi
Fantappiè e Giuseppe Arcidiacono mostrava che dal
punto di vista della teoria dei gruppi il modello di De
Sitter è l’ampliamento più “naturale” della geometria
relativistica di Einstein-Minkowski, e l’unico compatibile
con uno spazio-tempo a 3+1 dimensioni.
In questa teoria si
delinea una connessione necessaria tra la dinamica
quantistica dell’universo e la sua struttura geometrica
profonda, suggerendo un approccio alla “super-legge” molto
potente ed ancora largamente inesplorato.
Altre proposte di grande interesse sono venute dalle
stringhe, dai twistors e dai loops. Nella teoria delle
stringhe lo spazio-tempo è un dominio di coerenza tessuto
dall’attività multidimensionale delle corde, nelle teorie
dei twistors e dei loops è invece la conseguenza della
tassellatura di particolari “grani di spazio”.
Al di là
delle notevoli differenze, queste teorie possono essere
ricondotte all’idea fondamentale espressa da D. Bohm e D.
Finkelstein di poter ricondurre l’explicate order dello
spazio-tempo ad un implicate order costituito da una rete di
transizioni quantistiche elementari non-locali.
Un approccio affascinante nasce dal complesso dibattito
sull’interpretazione della meccanica quantistica. Si tratta
della Many-Worlds Interpretation, ideata nel 1957 da H.
Everett III, elaborata successivamente da Wheeler e DeWitt e
più recentemente riportata a nuova luce da D. Deutsch.
L’assunto è di radicale semplicità: considerare ogni storia
quantistica come una componente attuale di un’unica
struttura, il multiverso. In questa teoria le famose
questioni sul gatto di Schrödinger, sul ruolo
dell’osservatore e sul “collasso” della funzione d’onda non
si pongono neppure: "gatto vivo" e "gatto morto" sono due
eventi fisici entrambi veri su foliazioni spaziotemporali
diverse. Per descrivere questo scenario si usa spesso il
termine impreciso di “universi paralleli” , perdendo in
questo modo l’aspetto peculiare del multiverso ossia l’entanglement,
la sovrapposizione ed interferenza degli stati quantistici.
Ogni universo è correlato in modo non-locale agli altri
tramite la costante di Planck, che in questa visione è una
sorta di “indice” della scala di coerenza quantistica delle
storie. La Wheeler-DeWitt è dunque l’equazione fondamentale
della trama quantistica del multiverso e dei suoi
“dispiegamenti” classici. L’insieme di una serie di realtà
interconnesse non è soltanto suggerito dal formalismo - D.
Deutsch afferma decisamente che dopo decenni di dibattiti
sull’interpretazione della teoria “possiamo fidarci della
fisica quantistica”-, ma trova una forte argomentazione a
favore nel quantum computing, che proprio in questi anni si
avvia verso il passaggio decisivo da speculazione teorica a
tecnologia con aspetti molto concreti e promettenti.
La lezione che possiamo trarre da questa rassegna ci riporta
alla lezione di Niels Bohr, uno dei padri della fisica
moderna.
La meccanica quantistica non mette in discussione
la nozione di una “realtà” oggettiva del mondo fisico, ma il
linguaggio e i modelli da noi costruiti per indagare
fenomeni molto lontani dalla nostra esperienza “classica”. È
questa la sfida concettuale profonda della cosmologia
quantistica.
By
Ignazio Licata, Fisico teorico
Letture consigliate:
Ignazio Licata,
Osservando la sfinge. La realtà virtuale della fisica
quantistica, Di Renzo Editore, Roma, 2003
J.D. Barrow, Teorie del tutto. La ricerca della spiegazione
ultima, Adepti, Milano, 1992
S. Hawking & R. Penrose, La natura dello spazio e del tempo,
Sansoni, Milano, 1996
G. Arcidiacono,
La relatività dopo Einstein. La teoria degli universi
ipersferici, Di Renzo Editore, Roma, 1991
B. Greene, L’universo elegante. Superstringhe, dimensioni
nascoste e la ricerca della teoria ultima, Einaudi, Torino,
2000
Carlo Rovelli,
Che cos’è il tempo? Che cos’è lo spazio?, Di Renzo
Editore, Roma, 2004
D.Deutsch, La trama della realtà, Einaudi, Torino, 1997
J.Brown, Menti, macchine e multiverso. Alla ricerca del
computer quantistico, Einaudi, Torino, 2003
vedi anche:
Energia=Informazione=sostanza
+
Universo
Elettrico 1
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Universo Elettrico 2 + UniVerso
Elettrico 3
+ Universo
Elettrico 4 + Universo
Mentale + UNIVERSO ARMONICO
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(definizione) +
UniVerso Olografico
+ Universo matriosca
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Cosmologia, Cosmogonia + Esperimento
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INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA-Campi MORFOGENETICI
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OLO-MERO (la scoperta dell'Infinito Assoluto) + Trans - Uranici +
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Teoria R3 - Una semplice Teoria dell'UniVerso
- PDF - dell'Ing. Alberto Angelo Conti
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