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La
particella di Dio è
la storia della ricerca sulla fusione nucleare a
freddo.
Della vicenda contrastata e delle varie
posizioni teoriche in margine ad essa, racconta i
risvolti umani, sociali e politici della lotta per
non perdere i finanziamenti pubblici e privati,
sulla fusione nucleare a caldo...
FUSIONE FREDDA
Dopo 16 anni è tornata: nei fatti non era mai
andata
via. Dal 1989, i laboratori della Marina Militare
Statunitense hanno effettuato più di 200 esperimenti
per indagare se le reazioni nucleari generano
più energia di quanta ne consumino - fatto che era
ritenuto possibile solo all'interno
delle stelle - a
temperatura ambiente.
Molti ricercatori si sono finora
dichiarati convinti di tale possibilità. Con la fusione fredda controllata, molti dei problemi energetici
del pianeta si dissolverebbero: non c'è
da stupirsi allora
se il Dipartimento Statunitense dell'Energia si sia interessato.
Lo scorso dicembre, dopo una lunga
analisi delle prove, si è detto favorevole
ad accogliere proposte di ricerca per esperimenti
di fusione fredda.
Questo può essere considerato un giro
di boa. Il primo
rapporto del Dipartimento dell'Energia sull'argomento
fu pubblicato 15 anni fa, e concludeva che i
risultati sulla fusione fredda prodotti da Martin Fleischmann e da Stanley Pons,
dell'Università dell'Utah,
e resi noti in una conferenza del 1989, erano impossibili da riprodurre, e quindi probabilmente
falsi.
La prova principale della fusione fredda
è che immergendo elettrodi di palladio in acqua
pesante - nella quale l'ossigeno viene combinato
con il deuterio, un isotopo dell'idrogeno - si
rilascia
una grande quantità di energia. Sottoponendo gli
elettrodi ad una corrente i nuclei di deuterio si
spostano
nelle molecole di palladio, permettendo così
di superare la loro naturale repulsione e di
fondersi
assieme, rilasciando una grossa quantità di energia.
La controversia è dovuta al fatto che la fusi one,a
temperatura ambiente, è considerata impossibile da
tutte le teorie scientifiche attualmente accettate.
"Ciò
non importa
-
dice David Nagel, ingegnere
dell'Università George Washington di Washington DC.
-
Ci
sono voluti oltre 40 anni per spiegare i superconduttori
-
sottolinea
- quindi
non c'è nessun
motivo per rifiutare la fusione fredda.
L'esperimento è probante e robusto
-
dice -
non
lo si può ignorare".
Fonte:
http://www.coscienza.org
Il 21 febbraio
scorso, sul forum Ambiente e clima di Franco
Foresta Martin, il professor Loris
Ferrari, del Dipartimento di Fisica dell'Università
di Bologna ha rilasciato questo interessante
intervento:
Fusione fredda
Recentemente, a Bologna, si è tenuta una
dimostrazione di produzione di energia di
probabile origine nucleare a temperatura-ambiente.
Il risultato è stata un'emissione di potenza,
continuativa e controllata, venti volte
superiore a quella immessa per il funzionamento.
L'invenzione del metodo (denominato
"catalizzatore di energia") è dell'ing. Andrea
Rossi, mentre le misure e gli studi teorici
sono stati effettuati dallo staff diretto dal
prof. Sergio Focardi, coordinato dal prof. Giuseppe
Levi, entrambi del Dipartimento di Fisica
dell'Università di Bologna, con la collaborazione
della Sezione INFN di Bologna.
Non mi dilungherò sui dettagli, ma credo sia
utile, per i frequentatori del forum, avere questa
notizia, del resto già divulgata dal Resto del
Carlino e da edizioni locali di altri giornali
(compreso il CdS).
I dubbi sull'origine di questa emissione di energia
(che si presenta in forma termica e
assolutamente "pulita") non sono completamente
fugati, ma se le verifiche condurranno a conferme,
il catalizzatore di energia rappresenterebbe
la soluzione definitiva del problema
energetico.
Credo che l'opinione pubblica dovrebbe cominciare a
parlarne e a esserne coinvolta: l'unico modo,
questo, per evitare gli "insabbiamenti" da
parte dei potentati energetici attuali e di
possibili sfruttatori a scopi militari (cosa
che in passato pare sia già avvenuta, a
proposito della fusione fredda).
Nel contempo, l'interesse dell'opinione
pubblica, attraverso i media, può stimolare enti
pubblici e privati a investire qualche soldo
in questa ricerca, che finora è stata portata avanti
con budget da Piccola Fiammiferaia. L'altro
vantaggio sarebbe quello di arrivare a una
certificata e inequivocabile dimostrazione di
attendibilità, efficienza e sicurezza di
utilizzo, da parte di ricercatori indipendenti e
sottoposti a un controllo pubblico.
By Loris Ferrari - Professore Associato di Struttura
della Materia, Dipartimento di Fisica
dell'Università di Bologna.
vedi:
http://www.journal-of-nuclear-physics.com/ +
http://www.lenr-canr.org/News.htm
Link
ai video della dimostrazione di Bologna:
- parte 1 -
http://www.youtube.com/watch?v=z-0WvK2b7dU
- parte 2 -
http://www.youtube.com/watch?v=u-Ru1eAymvE
- parte 3 -
http://www.youtube.com/watch?v=dmHZrhTQhUc
Segnaliamo anche una vecchia puntata di
Report sulla fusione fredda con protagonista
Giuliano Preparata :
- parte 1 -
http://www.youtube.com/watch?v=yINDe8OqG0g
- parte 2 -
http://www.youtube.com/watch?v=kt7j6ZjdLCc
- parte 3 -
http://www.youtube.com/watch?v=MIJRYkA60Kw
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Fusione Fredda
con trasmutazione O+O = S - By Renzo
Mondaini.
Tramite una Fusione Fredda Elettrolitica
a 12 volt, sono riuscito a trasmutare
atomi di
Ossigeno in atomi di
Zolfo, Ciò
è stato realizzato con una soluzione di
Potassio Carbonato, ed elettrodi di
Rame.
L'Ossigeno prodotto al polo positivo,
invece di gorgogliare all'esterno,
reagisce con l'elettrodo di Rame
formando cristalli di Sofito di Rame
insolubile (CuSO3), che si deposita
sull'elettrodo; si forma anche
Solfato
di Rame solubile (CuSO4), che si
dissolve nell'elettrolita.
Faccio vedere come ho realizzato
l'esperimento, e mostro anche due
certificati d'analisi, sia della parte
liquida che della parte solida contenute
nella cella, dopo molte ore di reazione;
la risposta è inequivocabile, presenza
abnorme di Zolfo.
vedi VIDEO dimostrativo:
se il
video non e' completamente visibile
vedi:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=External&id=14380
WSEC 2012:
la fusione fredda diventa scienza
ufficiale !
Vi segnalo un'importante evento di
livello internazionale che si terrà
in sede ONU a Ginevra dal 10 al 12
gennaio 2012 e che promette di
cambiare finalmente e
definitivamente il futuro della così
detta "Fusione Fredda".
L'International Sustainable Energy
Organisation (ISEO)
organizzazione ONU, sta preparando
una
conferenza internazionale
sull'energia sostenibile in cui
sarà dato risalto anche agli studi
sulle LENR e ai risultati raggiunti
in questi ultimi anni. Di fatto si
tratta di un'ufficializzazione di
tale tecnologia davanti a politici,
organizzazioni e società di tutto il
mondo.
Per nostra fortuna e come
riconoscimento per l'enorme lavoro
portato avanti in questi anni nel
nostro paese, di fatto
all'avanguardia in questo settore, a
fare da relatore sarà il nostro
Francesco Celani dell'INFN di
Frascati... e che sia la volta buona
che l'argomento fusione fredda venga
rivalutato e finanziato come
dovrebbe per arrivare nelle nostre
case il prima possibile. Il mondo
potrebbe cambiare in meglio....se i
padroni del mondo non
metteranno i bastoni fra le ruote...
Il JET Energy NANOR(TM) avrebbe
dunque dimostrato che attraverso la
fusione fredda è stato possibile
avere un aumento significativo di
energia rispetto a quella necessaria
per il funzionamento dell'apparato -
06/02/2012
Audio intervista di Radio 24 ore
al prof. Peter Hagelstein del
MIT:
"Dove si è tenuto un corso di una
settimana per approfondire la
teoria, e una dimostrazione pratica
con un apparato sperimentale, NANOR,
che per 23 giorni ha prodotto dieci
volte l'energia che consumava per
funzionare. Ne parliamo con il Prof.
Peter Hagelstein del MIT."
Prima parte:
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=fusione-fredda-mit-nanor-apparato-sperimentale-perter-hagelstein
Seconda parte:
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=fusione-fredda-mit-hagelstein-prospettiva-applicazione
(Contiene anche un commento sull'e-cat
e su sistemi simili.)
Fusione fredda: l’E-cat
di Francesco Celani funziona
Davanti
agli ingegneri di
National Instruments, Francesco
Celani, vicepresidente della Società
Internazionale di Scienze Nucleari
della Materia Condensata, da anni
impegnato nelle ricerche sulle
reazioni nucleari a bassa energia (Lern),
è riuscito a far lavorare per 6
ore un sistema Nickel-Idrogeno,
producendo un piccolo ma evidente
eccesso di calore (circa 14 W in
modo stabile, ma
con picchi di 22). Un E-cat
alternativo a quello di Andrea
Rossi, dunque.
Anche l’E-cat infatti
funzionerebbe mediante una fusione
di nickel e idrogeno, grazie ad un
misterioso catalizzatore che gli
inventori hanno posto sotto segreto
industriale. Tale sistema
produrrebbe in questo caso un grande
quantità di energia in eccesso (sei
volte quella di ingresso,
secondo Rossi). Celani d’altronde ci
aveva sempre creduto, ma aveva
portato avanti le sue ricerche in
modo personale e parallelo,
diventando di fatto un altro
concorrente nella gara che ha come
obbiettivo realizzare una valida
alternativa energetica al petrolio.
Dal canto suo la
National Instruments, iniziale
alleata di Rossi, poi
smentita, aveva già
dichiarato di voler investire
nella fusione fredda, e che in
effetti i suoi dipendenti erano
attualmente a lavoro sul progetto.
Non sappiamo se la dimostrazione di
Celani sia dovuta ad una
collaborazione, in atto o in
programma, tra le due parti, ma il
successo sembra comunque dare
un’altra svolta a questa vicenda,
che alterna inni alla rivoluzione a
feroci critiche e delusioni.
I tecnici della
compagnia americana hanno effettuato
tutte le misurazioni per assicurarsi
che il sistema progettato da Celani
fosse realmente funzionante. “Gli
ingegneri di National Instruments
hanno fatto un lavoro fantastico nel
mettere tutto insieme, fare il
cablaggio e ottenere tutte le parti
di cui avevamo bisogno” ha infatti
dichiarato Dennis Letts, un
ricercatore indipendente di Austin
(Texas), anche lui impegnato negli
studi su questo campo, che ha
assistito Celani durante la
dimostrazione.
Un’ulteriore conferma
arriva anche da Rob Duncan,
professore presso l’University
of Missouri, il quale
ha dichiarato durante il
NIWeek (conferenza iniziata lo
scorso 6 Agosto, in conclusione oggi
presso l’Austin Convention Center in
Texas) che l’effetto di calore
registrato in questo tipo di
esperimenti è anomalo ma reale.
By Roberta De Carolis - Tratto da:
nextme.it
vedi anche HIDROBETATRON:
http://www.youtube.com/watch?v=9jmOizYLmho
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Il Rapporto quarantuno
(41):
"Caro professor Rubbia, sono molto lieto che il
programma di ricerca intrapreso da Giuliano Preparata
abbia conseguito il suo scopo"
E' il dieci aprile del 2002. Il famoso elettrochimico
britannico Martin Fleischmann ha appena visitato i
laboratori di fisica nucleare dell' ENEA di Frascati. Lo
scienziato che nel 1989 era stato emarginato dalla
comunita' scientifica per aver annunciato la
possibilita' che alcuni atomi possano fondersi a
temperatura ambiente - la famosa "fusione fredda" - e' un
uomo compassato ma non riesce a trattenere l'entusiasmo.
Decide di scrivere al premio nobel Carlo Rubbia,
all'epoca presidente dell'agenzia italiana per
l'energia, l'ENEA.
"I risultati ottenuti dai ricercatori italiani sono
veramente impressionanti, e non esagero".
http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/19102006_rapporto41.asp
"Visto, non si stampi" - Perche' le riviste non
hanno pubblicato il rapporto 41
Nell'estate del 2002 il Rapporto 41 fu inviato a diverse
riviste scientifiche. Le prime due furono le
statunitensi Science e Nature, quelle che "hanno un
impact factor piu' alto", come si dice. Nel senso che
una pubblicazione su queste riviste "vale" molto di piu'
per la carriera scientifica di un ricercatore. "Nel
giro di qualche giorno - ricorda Antonella De Ninno
- a stretto giro di posta elettronica, Science ha
risposto che non avevano spazio per pubblicare questo
lavoro. Non sono entrati nel merito, non ci hanno
neanche consentito l'accesso al processo di review, che
si usa di solito nel mondo scientifico, per cui un
lavoro viene mandato ad altri colleghi che ne valutano
l'attendibilita' ed eventualmente chiedono chiarimenti.
In questo caso siamo stati espulsi subito. Ci hanno
detto che non c'era spazio, motivi editoriali". "Questa
fu la risposta di Science", aggiunge Emilio
Del Giudice. "Altri fecero delle osservazioni
piuttosto peregrine.
Per esempio uno dice: "Come è possibile raggiungere
temperature così elevate sott'acqua, nell'acqua della
cella elettrolitica" ?. Evidentemente questo
signore non sapeva che esistono i vulcani sottomarini, o
che è possibile fare le saldature sott'acqua se c'è una
sorgente di energia sufficiente..."
Antonella De Ninno: "Dopo Nature abbiamo provato con
altre quattro riviste, pero' devo dire che non siamo
riusciti ad avere un processo di revisione
convenzionale, in particolare sulla misura dell'elio non
abbiamo raccolto una sola obiezione in cinque riviste".
Antonio Frattolillo: "L'obiettivo era quello di fare
un esperimento che fosse talmente pulito, dal punto di
vista della procedura sperimentale, da riuscire a bucare
quel muro di diffidenza che la comunita' scientifica
ufficiale aveva verso tutto cio' che riguardava la
fusione fredda. Alla fine pero' non ha bucato. Non siamo
mai riusciti neanche a pubblicare il lavoro. Addirittura
una delle riviste che abbiamo contattato ci ha risposto
che dal momento che questo lavoro riguardava la fusione
fredda - che era gia' stata dimostrata essere falsa - la
pubblicazione non era possibile"
Emilio Del Giudice: "Scherzosamente, quando era tra
amici, Giuliano Preparata chiamava Nature '"a Pravda".
E questo perche' Nature si e' assunta il compito di
fornire non solo informazione scientifica ma anche
ideologia scientifica. Loro dicono: "siccome il fenomeno
non è possibile noi non pubblichiamo".
Non so se si
tratti di un atteggiamento aristotelico. E' un
atteggiamento che contraddice con quanto Shakespeare fa
dire a Polonio, quando dice 'non devi essere ne' un
credente ne' un miscredente'. Uno scienziato non deve
avere preconcetti. Ne' positivi ne' negativi".
Tratto da:
http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/19102006_rapporto41_riviste.asp
vedi: Fusione
fredda 1 +
Fusione
fredda 2 +
Fusione
fredda 3
+
Fusione fredda 4
+ video sulla
Fusione Fredda
+
MIT falsifica i dati
su Fusione Fredda
+
....ma anche l'italiana ENEA lo ha fatto
+
Segreti
dell'Acqua
+
Fisica
Quantistica
+
il Punto sulla Gravita' +
Effetto Kevran
Esperimenti
rifatti in Italia con risultati positivi
+
Intervista con il prof. del Giudice
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LA NASA "scopre" la
fusione fredda ? - 1/01/2012
Se un giorno il governo americano annunciasse di avere
messo a punto una nuova tecnologia per produrre energia
con una reazione nucleare pulita, si presume che la
notizia uscirebbe su tutte le prime pagine del mondo.
Finchè sono due “emeriti sconosciuti” come Rossi e
Focardi a fare un annuncio del genere, si può anche
comprendere che fatichino ad ottenere l’attenzione dei
grandi media, ma le stesse affermazioni fatte dalla NASA
avrebbero un peso ben diverso.
Eppure questo annuncio, fatto quasi in sordina
dall’ingegnere della NASA Jozeph Zawodny, è passato del
tutto inosservato.
Video dell'annuncio
della NASA sull'utilizzo della Fusione Fredda, da loro
preparata e verificata:
Video originale
della NASA
Sembra quasi che
termini come “polaritoni plasmonici di superficie”
siano stati messi lì apposta per confondere le idee,
ma il titolo stesso del video parla chiaramente di
“reazione nucleare a bassa energia”, che è
semplicemente il nome con cui è stata ribattezzata
la “fusione fredda”.
Gli stessi Rossi e Focardi commentano la notizia con
un misto di entusiasmo e di rabbia malcelata,…
facendo chiaramente capire che siamo di fronte ad un
caso di concorrenza commerciale. Rossi infatti si
premura di affermare
che il suo “E-Cat
avra’ la meglio su qualsiasi altra invenzione
dovesse sopraggiungere.
Senza mezzi termini Rossi sostiene che gli avversari
che l’avevano tanto ridicolizzato in passato ora lo
stanno copiando. Ma lui non si arrende certo,
affermando che non smettera’ mai di credere nella
validita’ del suo prodotto e che entro un anno
comincera’ la consegna di milioni di pezzi da 50 $/kw.”
Pensate che ridere, se in qualche modo gli avessero
rubato l’idea, e nel frattempo riuscissero a
“screditare” il suo E-cat facendolo passare per una
baracca che non serve a niente.
Certo che Rossi ha il brevetto, certo che potrebbe
fare causa alla NASA quando vuole.
Anche Nikola Testa aveva il brevetto per le sue
apparecchiature, ma ci mise 40 anni per vedersene
riconoscere la paternità. Nel frattempo lui era già
morto e dimenticato, mentre la fama per aver
inventato la radio era andata tutta a Guglielmo
Marconi.
Una volta scritti, i libri di storia non li cambia
più nessuno.
By Massimo Mazzucco
- Tratto da:
luogocomune.net
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Fusione Fredda
2002: "In questo lavoro viene dimostrata la simultanea
produzione di eccesso di entalpia e di 4He ..."
(rispetto all'energia immessa per la reazione). "Il
fenomeno descritto è stato riprodotto diverse volte: il
livello quantitativo della produzione di elio nei
differenti esperimenti, dipende, ovviamente, dal livello
di caricamento di Deuterio in Palladio raggiunto nel
corso dell’esperimento".
Experimental evidence of 4He production
in a cold fusion experiment (RT2002/41/FUS).
"Il gruppo italiano A. De Ninno e A.
Frattolillo, guidati dal professor F. Scaramuzzi,
realizzo' infatti un esperimento utilizzando il titanio al
posto del palladio e dimostrò che quando il titanio
assorbe a bassa temperatura gas deuterio, si verifica un
surplus di energia e sono emessi neutroni.
http://it.wikipedia.org
"I risultati ottenuti dai ricercatori italiani sono
veramente impressionanti, e non esagero"
Secondo il sito internet dell'ENEA, dal febbraio 2003 il
progetto è stato accantonato perché non sono stati
stanziati nuovi fondi per il suo sviluppo. Dal 2005 è
finanziato dallo Stato un gruppo di ricercatori
dell'Enea guidato da Vittorio Violante (altra gente), il
quale ha ottenuto dei risultati preliminari considerati
interessanti.
Aggiornamenti sulla Fusione Fredda - 25/10/2014
Fusione
fredda: Due fisici svedesi si interessano al
reattore di Focardi e Rossi
Il 14 Gennaio 2011 vi e' stata una novità
importantissima nel settore della produzione di energia
"pulita", l'e-cat, il reattore "nucleare" di Focardi &
Rossi è stato presentato ad una selezionata platea di
persone della quale facevano parte anche alcuni
ricercatori dell'università e dell'INFN.
La dimostrazione ha presentato questo dispositivo in
grado di fornire energia (sotto fonte di calore) circa
20 volte più di quella immessa in ingresso.
Nonostante la portata (potenzialmente) epocale
dell'evento ...che permetterebbe di risolvere in maniera
definitiva la produzione di virtualmente infinita
energia pulita a costi trascurabili, ufficialmente la
notizia non ha avuto forte eco se non nel circuito degli
interessati, principalmente su Internet.
Fusione nucleare a freddo:
"A Bologna ci siamo
riusciti" – 14 Gen. 2011
Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, è
stato realizzato il processo utilizzando nichel ed
idrogeno. E' la strada per ottenere energia pulita.
Andrea Rossi, ingegnere e Sergio Focardi, fisico,
spiegano: "Dietro questo processo non c'è una base
teorica, per quale motivo avvengono questi risultati lo
abbiamo solo ipotizzato"
Ci sono le
guardie giurate a controllare l'accesso, devi firmare
una dichiarazione in cui accetti i rischi nell'assistere
all'esperimento che potrebbe rivoluzionare il settore
della produzione di energia. Per la prima volta in
Italia, davanti ad esperti, in un capannone avvolto
dalla nebbia nella zona industriale di Bologna, è stato
realizzato un processo di fusione nucleare fredda,
utilizzando nichel ed idrogeno, capace di produrre una
energia incredibilmente superiore a quella utilizzata
per creare la reazione. E' la strada per ottenere
energia pulita. "La novità assoluta sta nel fatto che
tutto ciò viene prodotto da una macchina che funziona
come una stufetta elettrica di casa", spiega
l'inventore, Andrea Rossi, ingegnere. Con lui Sergio Focardi, professore emerito dell'Alma Mater, fisico di
calibro, in passato preside della facoltà di Scienze.
Di possibili fonti di energia
con reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura se
ne parla da tempo nel mondo. L'annuncio nel 1989 degli
scienziati Fleshmann e Pons suscitò speranze e
illusioni. Focardi è stato pioniere in Italia di questo
tipo di studi. Quello di ieri è stato il primo
esperimento condotto a Bologna con osservatori esterni:
giornalisti e
fisici, in gran parte
dell'Ateneo come Paolo Capiluppi, direttore del
dipartimento di Fisica, Gianfranco Campari, Ennio
Bonetti.
L'esperimento, "industriale più che scientifico", dicono
i docenti universitari, è condotto in una stanzina di un
capannone in via dell'Elettricista, dove è stato
installato un catalizzatore di energia che occupa lo
spazio di un tavolo. Dura alcune ore.
Rossi spiega il funzionamento
della macchina, il ricercatore Giuseppe Levi illustra
una stima dell'energia prodotta sulla base della misura
di quanta acqua viene vaporizzata al secondo. E al
termine Rossi conclude: "Si sono consumati 600Wh e se ne
sono prodotti 12mila Wh". Il prototipo, già coperto da
brevetto di proprietà di Maddalena Pascucci, moglie di
Rossi, è ora pronto per la produzione industriale e la
commercializzazione. "Sarà il prossimo passo", dice
Rossi.
I fisici obiettano: "Dovremmo poter riprodurre
l'esperimento in un nostro laboratorio, ma c'è il
segreto industriale sul processo".
"Ci vuole cautela, il
metodo scientifico esigerebbe verifiche, ad oggi non
sappiamo cosa avviene dentro la macchina", dicono Capiluppi e Bonetti.
"Siamo un'azienda, se mi
chiedono di aprire la scatola dovrei pagare i danni agli
investitori", replica Andrea Rossi. "I costi ? Posso
dire che l'apparecchiatura costa duemila euro per
Kilowatt di potenza e funziona con un grammo di nichel".
Lo stesso ingegnere ammette: "Dietro questo processo non
c'è una base teorica: per quale motivo avvengono questi
risultati lo abbiamo solo ipotizzato".
Il professor Focardi spiega perché un esperimento simile avvenga fuori dai
laboratori accademici: "I miei colleghi non ci credono,
sono scettici. Non so come un protone di idrogeno possa
entrare nel nucleo di nichel, ma avviene. Ed è la strada
dell'energia per l'umanità". Comunque sia, sembra un
grosso passo avanti. Per dire addio al petrolio ? "Non
sono in grado di rispondere", allarga le braccia
l'ingegner Rossi.
By Ilaria Venturi - Tratto da: repubblica.it
- Web rassegna
stampa esperimento fusione fredda metodo Rossi Focardi
(Bologna, 14/01/10
http://22passi.blogspot.com/2011/01/web-rassegna-stampa-dellesperimento-di.html
- Conferenza stampa di Focardi e Rossi del 15 Gennaio:
http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=360
- Cold Fusion: “You have to embrace this”:
http://www.nyteknik.se/nyheter/energi_miljo/energi/article3111124.ece
- La comunità scientifica apre all'E-Cat di Rossi:
http://22passi.blogspot.com/2011/03/due-eminenti-fisici-svedesi.html
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Fusione Fredda - moderna storia d'inquisizione
e d'alchimia, del fisico Roberto Germano, è uno dei
prossimi libri che leggerò. Ne riporto intanto la
prefazione, scritta dal compianto Giuliano Preparata
(1942-2000) nel 1999, uno dei più importanti fisici
italiani del dopoguerra: dopo dodici anni suona come una
profezia che si sta finalmente compiendo.
Prefazione
Sono passati esattamente dieci anni da quella giornata
di primavera (il 23 marzo 1989) in cui due
elettrochimici, allora all'Università dello Utah, M.
Fleischmann e S. Pons annunciarono all'umanità che
l'alba di un nuovo mondo si era appena dischiusa. Come
Roberto Germano racconta con passione, precisione e
ricchezza di particolari in questo bel libro, il
formidabile apparato scientifico-tecnologico dei nostri
tempi doveva dare a questo annuncio pieno di speranza
una ben triste risposta: lo scherno, la derisione,
l'emarginazione di chiunque abbia cercato di seguire i
due scienziati nello sviluppo di un programma di ricerca
totalmente nuovo, che mette in discussione una buona
parte delle certezze e dei punti fermi della
organizzazione scientifica planetaria.
Chi
abbia una qualche conoscenza della storia della Scienza
si affretterà certamente ad obiettare che tutto ciò è
assolutamente naturale: di che meravigliarsi? Non è
forse stato così per Copernico, Bruno e Galilei alla
nascita della scienza moderna ?
Certamente, ma gli
scienziati (una moltitudine impressionante) e le
istituzioni scientifiche che hanno reso e rendono la
vita impossibile allo sparuto drappello di coloro che
hanno preso sul serio il messaggio di Fleischmann e Pons,
sono gli stessi che ci ricordano ad ogni pie' sospinto
il grande debito che l'umanità ha nei confronti di quei
coraggiosi e di chi, sfidando inquisizione, comunità
accademica e varie istituzioni politico-economiche del
tempo, li volle seguire. E questo la dice lunga, come ci
ricorda Germano, sulla grande somiglianza che esiste tra
la "comunità" scientifica odierna e quella degli
Aristotelici che tanto filo da torcere dettero agli
innovatori, figli del nostro Rinascimento.
Tuttavia, la comparsa di libri come questo e di una
serie di iniziative che vedono, come viene qui
ricordato, il nostro Paese finalmente coinvolto a
livello delle sue principali istituzioni scientifiche
nel campo dell'energia (l'ENEA e l'INFN) in un rinnovato
interesse per le problematiche della fusione fredda, è
forse il segnale che nel nuovo millennio, il cui inizio
è alle porte, le cose saranno diverse, e che la scienza
nuova, annunciata dai fenomeni sorprendenti della
Fusione Fredda, aprirà alla nostra comprensione domini
di realtà fin qui inesplorati e ci fornirà gli
strumenti, non solo energetici, per rendere migliore
l'esistenza di tutti gli esseri viventi di questa nostra
Terra.
Come
ha sottolineato con acutezza l'autore, è forse
quest'ultimo l'aspetto della vicenda, potremmo ben dire
della "saga", della Fusione Fredda che più ci apre alla
speranza. E come i lettori percepiranno dalla lettura
del Cap. VI, è proprio questo l'aspetto che da quel
giorno del marzo del 1989 ormai lontano mi ha convinto
ad imbarcarmi in un'avventura intellettuale ed umana
che, sapevo, mi avrebbe procurato non poche amarezze e
delusioni, allontanandomi e alienandomi da quel mondo,
quello accademico voglio dire, che fin dagli anni verdi
avevo considerato come il mio, e che mi aveva riservato
non poche soddisfazioni e riconoscimenti. Ma ciò è stata
pur sempre ben poca cosa di fronte alle gioie che il
dipanarsi di questa nuova realtà, che insieme a pochi
amici e colleghi contemplavo per la prima volta, mi
arrecava e continua ad arrecarmi. Infatti sono proprio
quegli straordinari eventi che, ad esempio, avvengono in
una matrice metallica di Palladio, percorsa dall'isotopo
dell'idrogeno, il deuterio, che fanno gridare allo
scandalo la maggioranza degli uomini di scienza, che ci
stanno convincendo che i meccanismi dinamici che
governano la materia condensata, animata ed inanimata,
sono ben più sottili e potenti di quelli che sono stati
fin qui ipotizzati e studiati. Non solo, ma una serie di
deduzioni, basate sull'elettrodinamica quantistica, che
mi avevano convinto ben prima del 1989 che le idee
correnti sulla materia erano gravemente carenti, trovano
nella scoperta di Fleischmann e Pons una drammatica
indicazione della loro sostanziale correttezza e
rilevanza.
Ai miei occhi, la Fusione Fredda è venuta così ad
apparire come la punta di un iceberg che non solo
avrebbe fatto affondare la nave degli scienziati
sciocchi di fine secolo, ma avrebbe fatto emergere una
nuova realtà ben più ricca e sottile di quell'immane
meccano di palline atomico-molecolari la cui
inadeguatezza e povertà concettuale, ahimè, domina oggi
fisica, chimica e biologia.
È quindi per me grande il merito di Germano di aver
saputo cogliere appieno questo aspetto della "moderna
storia d'inquisizione e d'alchimia", che ha qui
raccontato con tanta sagacia e documentazione.
By Giuliano Preparata, Milano, Marzo 1999
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Energy Catalyzer Rossi-Focardi: Facciamo un po' di
Chiarezza - 13 Febbraio 2011 –
Intervista di Daniele Passerini (Blog 22Passi).
22PASSI – Complimenti Ing. Rossi, la notizia
dell'invenzione dell'E-Cat ha avuto ampio risalto in
Grecia dove è stata localizzata la Newco che si occuperà
della sua produzione e commercializzazione, la Defkalion
Green Technologies di Atene. Immagino che in tutto ciò
abbia giocato a favore avere come sponsor il Prof.
Christos E. Stremmenos, che è stato oppositore del
regime dei colonnelli, ex Ambasciatore della Grecia a
Roma, Professore di Fisica presso l'Università di Atene,
praticamente un eroe nazionale greco.
In Italia al
contrario i mass media hanno pressoché ignorato la
notizia e se ne discute soltanto nel web, spesso
aspramente.
Le domande che le faccio sono ispirate
appunto a interrogativi, dubbi e critiche che ho
raccolto su internet. Per esempio, un punto molto
dibattuto è quanto l'E-Cat possa essere considerato
sicuro.
ROSSI – I moduli da 10 kW che produciamo sono sicuri e
non danno problemi: è da anni che li stiamo testando e
usando, sono state fatte tutte le misure possibili delle
radiazioni emesse dal reattore e tutte ne hanno sempre
comprovato la massima sicurezza.
Lo dominiamo come
vogliamo, lo accendiamo e lo spegniamo, lo facciamo
salire e scendere di potenza, non può mai superare una
certa potenza perché l'abbiamo strutturata in modo tale
che comunque non possa esserci una superficie di
reazione Idrogeno-Nickel superiore ai limiti di
sicurezza e soprattutto non esistono radiazioni fuori
dal reattore che modifichino in maniera rilevante la
radiazione di fondo. è vero invece che, allo stato
attuale delle conoscenze, non sappiamo cosa succederebbe
se partendo dallo stesso progetto di un reattore da 10
kW ne costruissimo uno da 1000 kW facendo il cosiddetto
scale-up, cioè ingrandendolo. Infatti ci guardiamo bene
dal farlo. Per ottenere potenze maggiori combiniamo in
serie e in parallelo, come fossero batterie, i reattori
da 10 kW: collegandoli in parallelo si aumenta la
quantità di energia prodotta a temperatura costante,
mettendoli in serie si moltiplica la quantità di energia
prodotta a temperatura crescente, perché si moltiplicano
i ΔT. Combinando le due architetture, serie e parallelo,
si può ottenere quel che si vuole restando rigorosamente
negli stessi parametri di sicurezza.
22PASSI – Parliamo sempre di potenza termica, giusto?
ROSSI – Sì, la conversione in altre energie avrà le
perdite di efficienza di qualsiasi altro sistema: nel
ciclo di Carnot l'efficienza normalmente è tra il 30 e
il 35% a seconda dell'efficienza del sistema, questo
significa che se noi convertiamo 1 MW termico in potenza
elettrica possiamo ottenere 300-350 kW elettrici ed
energia termica il resto.
22PASSI – Quindi si potrebbe produrre entrambe le cose
contemporaneamente: calore ed elettricità.
ROSSI – Con il ciclo di Carnot si fa così, certo, nulla
si crea e nulla si distrugge: alla fine il bilancio
energetico deve risultare 100.
Di conseguenza se
trasformo di 100 kW in 35 kW elettrici gli altri 65
restano termici, questo in teoria, poi chiaramente
qualche punto percentuale si perde in dispersioni.
Ricapitolando, se serve potenza termica l'E-Cat fornisce
direttamente quella, basta solo uno scambiatore di
calore e il gioco è fatto. Se invece serve elettricità
solo una parte dell'energia termica può essere
trasformata in elettricità, restando comunque
utilizzabile anche il termico che avanza.
22PASSI – Quindi un piccolo paese di 50-100 famiglie con
una unità da 1 MW potrebbe essere reso energeticamente
indipendente sia dal punto di vista del riscaldamento
che dell'energia elettrica.
ROSSI – Ah sì, questo senz'altro.
22PASSI -Se ho capito bene, una volta fornita al
reattore la potenza necessaria all'accensione (a Bologna
si è parlato di 1-2 kW), nel momento in cui la macchina
è a regime potrebbe funzionare in modo autonomo, senza
una presa di corrente o una batteria, visto che la
potenza assorbita (dell'ordine di 0,4 kW/h) è ampiamente
dentro i circa 3,5 kW elettrici ottenibili.
ROSSI – Certamente. Rimane poi però il problema del
drive [sistema di controllo] che comunque è un attimino
più complesso: ogni reattore è implementato di un drive
elettrico per motivi di sicurezza quindi deve essere
attaccato a una linea di corrente. Proprio in virtù di
questi controlli possiamo garantire che non ci sono
problemi intrinseci di sicurezza nei nostri E-Cat da 10
kW, così come nelle nostre unità da 1 MW, costituite da
100 reattori da 10 kW ciascuno dei quali ha il suo
sistema di controllo. Da 10 kW a 1 MW non facciamo altro
che conservare il grado di sicurezza acquisito.
22PASSI – Resta il fatto che ancora non esiste una
spiegazione scientifica di cosa avvenga dentro la
macchina.
Se non sapete questo come fate ad essere
sicuri di poter controllare il reattore in ogni
condizione, anche quelle più imprevedibili ?
ROSSI – Bene, prima di tutto un'idea abbastanza precisa
dei motivi teorici per cui la macchina funziona ce
l'abbiamo. Rimangono da precisare molte cose e ci stiamo
lavorando, con la collaborazione dell'Università di
Bologna. Ma vede, anche nella normalissima combustione
della legna che cosa succeda esattamente in realtà non
lo sa nessuno. Cioè tutte le varie e successive reazioni
che avvengono tra la formulazione chimica di partenza e
la formulazione chimica finale dei prodotti di
combustione non si conosce con esattezza. Ciononostante
si progettano camere di combustione in condizioni di
sicurezza, perché sapendo qual è la situazione iniziale
e quale è la situazione finale si prendono tutte le
misure di sicurezza conseguenti. Quindi, per esempio,
noi mettiamo degli schermaggi sovradimensionati rispetto
a quelli che sarebbero sufficienti, e otteniamo un
surplus di sicurezza come si usa in qualunque altro
impianto.
22PASSI – Con questo intende dire che i raggi gamma che
il Prof. Villa ha riportato non avere riscontrato
durante l'esperimento del 14 gennaio erano semplicemente
ben schermati e non uscivano dalla macchina?
ROSSI – Con l'Università di Bologna procederemo per
l'appunto a un lavoro approfondito sui gamma. I gamma ci
sono, per forza, perché se non ci fossero non avremmo
energia. è un problema non solo di schermaggio ma anche
di posizionamento dei contatori.
Ci sono grossissime
prudenze in questo momento da parte mia su questo punto,
almeno finché il brevetto non sarà approvato.
Noi al
nostro interno le misurazioni dei gamma le abbiamo
fatte, ma cerchiamo di evitare che altri le facciano,
perché misurando i gamma si ottiene – come dire –
l'impronta digitale di tutto quello che c'è dentro il
reattore.
22PASSI – Quello che lei ha detto a Celani durante la
conferenza stampa del 14 gennaio…
ROSSI – Eh sì, il motivo per cui a un certo punto ho
chiesto gentilmente al Prof. Celani di spegnere il suo
contatore è proprio che so quanto sia in gamba… finché
ho visto che stava controllando se dentro ci fosse
qualche trucco l'ho lasciato fare, perché in poche
parole il suo scopo, con quella macchinetta che si era
portato, era controllare se noi non avessimo nascosto
dentro al reattore qualche sostanza radioattiva e fosse
quella la vera fonte di calore. In questo caso
l'emissione dei gamma sarebbe stata costante e precisa,
mentre nel caso di gamma che nascono lì al momento per
via di reazioni nucleari si verifica un'emissione
discontinua, scoppiettante, quella che Celani ha
riscontrato.
22PASSI – Ma perdoni se insisto – questo mi pare un
punto abbastanza controverso – come si concilia
l'affermazione che voi avete un'idea abbastanza precisa
di quello che avviene dentro la macchina col fatto che
al momento il primo modello teorico formulato Focardi è
stato negato proprio dall'assenza di gamma (mi riferisco
al report del Prof. Villa).
ROSSI – In poche parole per una misurazione dei gamma
veramente ben fatta noi dovremmo creare un varco a 360°
nel reattore per consentire al contatore di leggere bene
tutto quello che succede lì dentro. Cosa che però
implica dare la tecnologia completamente in mano a una
persona preparata in grado di interpretare i dati. Per
strutturare i sistemi di sicurezza anti-spionaggio di
una tecnologia di questo genere non basta circondarsi di
collaboratori onesti e onestissimi… io stesso andrei in
crisi se qualcuno mi venisse a dire “ti diamo una cifra
che ti cambierebbe la vita dall'oggi al domani a te e
alle tue prossime cinque generazioni, in cambio devi
solo dirci…”. Un'offerta di questo genere metterebbe
seriamente alla prova anche l'onestà di un Santo.
22PASSI – Mi permetta di chiederle allora come
reagirebbe lei se le facessero la stessa offerta per non
produrre mai l'E-Cat.
ROSSI – Oh, uno deve trovarsi dentro certe situazioni
per sapere veramente come si comporterebbe… però posso
dirle che questo progetto è la mia vita e per me non ha
prezzo.
22PASSI – Torniamo ai motivi della sua prudenza, stiamo
parlando degli altri elementi segreti oltre al Nichel e
l'Idrogeno che partecipano alla reazione? è questo che
verrebbe fuori da un'analisi approfondita dello spettro
dei gamma, giusto?
ROSSI – Chiaro, proprio questo… la composizione della
polvere che si trova dentro la macchina è l'essenza
della reazione, perché usando solo Idrogeno e Nickel non
viene fuori niente. Quindi che compromesso abbiamo
trovato? Ho fatto mettere al Prof. Villa i contatori in
una posizione e secondo un'angolazione che secondo me
poteva essere tutelante, far vedere qualcosa ma non
troppo, però mi sono tutelato talmente che alla fine i
contatori non hanno preso niente, questo è il problema
22PASSI – Può dirci a che punto dell'iter siete in
questa procedura di brevetto? Siete in dirittura di
arrivo sì o no?
ROSSI – Ritengo di sì, anche se naturalmente la certezza
l'avrò solo quando i nostri avvocati (lo Studio Cicogna
di Milano) ci comunicheranno il lieto fine. Ho sentito
l'Avv. Cicogna una settimana, fa per avere chiarimenti,
dopo che il chimico nucleare Camillo Franchini aveva
diffuso la notizia che il nostro brevetto era stato
respinto in malo modo. L'avvocato mi ha risposto che
avrebbe dovuto essere stato avvertito per primo se
questo fosse realmente successo, ha comunque controllato
e dopo mezz'ora mi ha telefonato rassicurandomi che quei
rumors erano solo fesserie! Evidentemente Camillo
Franchini si riferiva alle contestazioni relative alla
prima fase di dibattimento in sede di Ufficio Brevetti.
22PASSI – Quando uno produce una macchina come questa e
deve metterla sul mercato, al di là del discorso del
brevetto, di quali autorizzazioni c'è bisogno?
Potrebbero sorgere problemi per il fatto che manchi
ancora il modello teorico?
ROSSI – Dunque, il nostro cliente greco ha già ottenuto
le autorizzazioni per la macchina che verrà prodotta. Ai
fini della sicurezza noi dobbiamo dare la prova
scientifica del fatto che l'impianto non dia luogo ad
emissioni di radiazioni e lavori in condizioni
controllate di pressione in modo da mantenersi entro
determinate energie. Nel momento in cui dimostriamo che
riusciamo a controllare perfettamente le pressioni e le
temperature del processo, non abbiamo più problemi.
Perché torniamo all'esempio della combustione, come
dicevamo prima: nessuno sa esattamente cosa avvenga. Ma
non solo, le dirò di più, come funzionino gli atomi in
realtà nessuno lo sa, se lei prende uno dei più
aggiornati testi sui modelli atomici, il Marhoon, non
c'è un capitolo dove non si legga “potrebbe essere così,
ma potrebbe anche non essere così”. Se la mancanza di un
modello teorico fosse un motivo per non autorizzare
l'E-Cat allora a questo punto non dovrebbero essere
autorizzate nemmeno tante macchine usate in medicina
nucleare. Pensi ad esempio a una PET (Positron Emission
Tomography), teoricamente è una macchina
pericolosissima.
Come funzionino esattamente le reazioni
nucleari che danno luogo al funzionamento di queste
macchine non si sa per il semplicissimo fatto che
nessuno sa come funzioni il nucleo di un atomo. Hanno
realizzato al CERN quell'immenso anello proprio per
cercare di cominciare a capire veramente come sono fatti
gli atomi, perché non lo sanno. Ma la PET si usa lo
stesso, perché a prescindere dall'aspetto teorico –
tutt'altro che chiarito – in pratica si conosce la
radiazione che esce durante una tomografia e la sua
pericolosità è sotto controllo. La stessa cosa facciamo
noi: la radiazione che esce dai nostri reattori è
perfettamente controllata, abbiamo fatto migliaia di
misure, le abbiamo fatte con gli stessi esperti che
fanno i controlli sulle macchine di medicina nucleare.
22PASSI – Immagino che il giorno in cui i fisici e i
chimici nucleari troveranno un modello scientifico per
spiegare quello che avviene dentro la macchina a quel
punto potrà essere implementata e sviluppata. Siamo
appena all'inizio di una nuova tecnologia, come i primi
motori a scoppio di oltre un secolo fa confrontati con
quelli di oggi.
ROSSI – Assolutamente sì. L'esempio è giusto: nel 1905
ipotizzare di fare un motore a scoppio che tirasse fuori
potenze di centinaia di cavalli sarebbe stata pura
utopia, avrebbero detto “tu sei matto, questa roba qua è
una bomba”. Diciamo che noi oggi abbiamo dimensionato la
macchina per essere sicura in proporzione alle
conoscenze che abbiamo. Un secolo fa la chimica della
combustione del petrolio all'interno dei cilindri era in
buona parte ignota, però i motori giravano ed erano
sicuri, perché a quelle potenze di pochi cavalli vapore
non c'erano problemi.
22PASSI – Cambiamo discorso, che alla fine abbiate
scelto di costruirlo all'estero invece che in Italia non
mi stupisce…
ROSSI – No, in Italia non intendo più fare niente, a
parte la ricerca. Lei oggi mi trova in Italia perché sto
lavorando con l'Università di Bologna altrimenti sarei
negli Stati Uniti.
22PASSI – Proprio questo volevo chiederle. Perché
proprio in Grecia e non negli Stati Uniti dove si
trovano le sue attività principali ?
ROSSI – Negli Stati Uniti noi abbiamo una fabbrica di
reattori. In Grecia c'è questa Newco che è partecipata
da grosse compagne europee che lavorano nel settore
dell'energia, si sono proposte e abbiamo fatto un
contratto…
22PASSI – Un momento, questo mi era sfuggito. Mi sta
dicendo che ci sarà una fabbrica in Grecia e un'altra
anche negli Stati Uniti ?
ROSSI – Sì le è sfuggito, negli Stati Uniti una fabbrica
c'è già. I reattori che sono stati prodotti adesso e
anche la prima unità da 1 MW li stiamo costruendo nello
stabilimento che abbiamo negli Stati Uniti.
22PASSI – Quindi l'unità da 1 MW che sarà presentata ad
ottobre verrà costruita negli USA e portata in Grecia.
ROSSI – Esattamente. In Grecia ora si sta preparando lo
stabilimento dla cui produzione sarà destinata al
mercato europeo, suppongo, anche se poi dipenderà da
quello che deciderà il consiglio d'amministrazione della
Defkalion Green Technologies.
22PASSI – A questo punto ci può dire chi sono gli
investitori europei e statunitensi?
ROSSI – Mi dispiace, vogliono per il momento mantenere
l'anonimato entrambi. Non lavoro per soddisfare la
curiosità della gente, lavoro per produrre macchine che
funzionano e rispetto la volontà di chi ci mette i
capitali. Posso solo aggiungere che loro chiaramente
conoscono benissimo tutti i segreti industriali della
macchina, proprio per questo hanno deciso di investire
in essa.
22PASSI – Conferma che i primi clienti saranno a loro
volta industrie e non privati?
ROSSI – Assolutamente sì, anche perché torniamo al
discorso della sicurezza, un conto è ottenere le
autorizzazioni per utilizzare questi impianti in una
situazione industriale, dove ci sono strutture e
attrezzature adeguate e addetti specializzati. Un conto
è un elettrodomestico che viene comprato in un qualsiasi
grande magazzino e messo in un qualsiasi appartamento. è
evidente che sia lo sviluppo tecnologico sia le
autorizzazioni e certificazioni necessarie per produrre
l'elettrodomestico implicheranno molto più tempo per
essere concluse e implementate. Più si va nel grande è
più si ha a che fare con una struttura industriale con
addetti addestrati a fare la manutenzione e controllo. è
quando si va a casa della signora Maria che il discorso
diventa più difficile da un punto di vista autorizzativo,
perché li non c'è un addetto o un esperto. Dentro l'E-Cat
avvengono pur sempre delle reazioni nucleari, anche se
non viene utilizzato né prodotto materiale radioattivo,
o meglio, si producono isotopi con un tempo di
decadimento brevissimo, una emi-vita nell'ordine dei
minuti.
22PASSI – Insomma il limite per ora per ora è nel
piccolo non nel grande. Ma questo significa che come si
mettono insieme elementi da 10 kW per ricavare unità da
1 MW, allo stesso tempo si potrebbero mettere insieme
unità da 1 MW per ricavare potenze maggiori? Per fare
una centrale da centinaia di 100 megawatt per esempio?
ROSSI – Certamente. L'unità da 1 MW sono 100 unità da 10
kW. A quel punto di unità da 1 MW ne possiamo mettere
insieme quante vogliamo.
22PASSI – è fantascienza immaginare che tra 50 anni ci
sarà la caldaietta domestica a fusione fredda in ogni
appartamento?
ROSSI – Anche meno, potrebbero bastare una decina di
anni. Fermo restando il discorso autorizzativo molto più
complesso che dicevamo prima, che invece è già stato
superato per gli impianti industriali in costruzione.
22PASSI – Sì però c'è una via di mezzo molto
interessante a mio avviso: il teleriscaldamento. Già
oggi esistono interi quartieri collegati a una unica
centrale termica. Le infrastrutture sono già belle
pronte, basterebbe sostituire la centrale a metano con
una a fusione fredda.
ROSSI – Senz'altro, questo è fattibile sin da ora,
perché siamo comunque nel campo dell'applicazione
industriale, anche se l'uso finale è domestico, non si
va a mettere un reattorino dentro un appartamento come
fosse un televisore o un forno a micro-onde, nelle case
corrono solo i tubi dell'acqua calda prodotta da una
centrale con tutti gli standard di sicurezza che
servono. Ed è proprio quello che si farà in Grecia, dove
sono più interessati al termico che all'elettrico.
22PASSI – Ci conferma i costi che ha dichiarato alla
conferenza stampa di Bologna, cioè 2000€ al kW per
l'acquisto degli impianti e 1 centesimo a kW/h?
ROSSI – No, queste cifre sono in dollari e centesimi di
dollaro, se parliamo di euro i prezzi si abbassano, in
funzione del cambio attuale naturalmente. Ricordo che
attualmente un kW ottenuto da fonti energetiche
tradizionali viene sui 13-14 centesimi.
22PASSI – Una bella differenza, non c'è che dire. Ok,
possiamo concludere qui.
La ringrazio per questa seconda intervista concessa in
esclusiva al blog Ventidue passi d'amore e dintorni.
Tratto da: 22passi.blogspot.com
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Fusione fredda: misurare per
credere – USA, Mag, 2010
Ogni tanto qualche giornalista riesce a stupire. Scott
Pelley, redattore della trasmissione "60 Minutes" (CBS),
decide di verificare di persona il fenomeno conosciuto
come "fusione fredda", ritenuto dalla scienza ufficiale
"scienza spazzatura".
Pelley intervista così lo scienziato McKubre, che da 20
anni lavora nel campo e che, a suo dire, ha raggiunto
ormai risultati innegabili e sorprendenti. La scienza
ufficiale però respinge ogni sua dichiarazione senza
nemmeno degnarsi di verificarla, avendo già deciso che
la “scoperta” di Fleishmann e Pons, che risale al 1989,
non avesse alcun fondamento scientifico.
A questo punto Pelley si presenta
alla American Physical Society, l'associazione nel
settore più importante d'America, per farsi consigliare
uno scienziato indipendente che possa verificare il
presunto "eccesso d'energia" dichiarato da coloro che
sostengono la fusione fredda.
Gli viene suggerito Rob Duncan, uno
scienziato esperto in misurazioni energetiche, …
… che viene portato da Pelley a
verificare il lavoro di un laboratorio israeliano, dove
sembra si stiano ottenendo ottimi risultati con la
fusione fredda.
Inizialmente scettico, Duncan si
ritrova di fronte a risultati talmente sorprendenti che
alla fine cambia radicalmente la sua posizione in
materia. Ma questo non impressiona minimamente
scienziati "ufficiali" come Richard Garwin, uno dei
fisici più autorevoli al mondo, famoso per aver lavorato
al progetto – “purtroppo di grande successo”, dice lui -
della bomba H.
"Io dubito, quindi la scienza
dubita - dice in sintesi Garwin – McKubre e Duncan
certamente si sbagliano”. Garwin si dichiara inoltre non
interessato a studiare il fenomeno, perchè "se non
capiamo come funziona allora è inutile".
Come dire che bisogna studiare solo
le cose che già si conoscono. Curiosa dichiarazione per
uno scienziato. E pensare che altri suoi colleghi,
evidentemente di diverso calibro, in passato hanno
dichiarato:
"Laddove dove c'è la difficoltà, è
li che si trova l'opportunità" (Albert
Einstein)
"L'anomalia è la chiave per
accedere ad una nuova conoscenza" (Nikola
Tesla)
By Dusty – Tratto da luogocomune.net
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Ricercatori italiani e la Fusione Fredda -
Visionare anche questo VIDEO
+
http://www.youtube.com/watch?v=o-eEDq7f9Jo
Un gruppo di ricerca italiano al quale partecipa anche
il sottoscritto webmaster di
questo Portale, ha gia' realizzato da
qualche anno, un
prototipo denominato
progetto SUN-HOME, che ha le seguenti caratteristiche:
Si tratta di un prototipo di una caldaia
(Reattore
PiezoNucleare Elettronico)
per la produzione di calore, gas
ed energia elettrica,
tramite plasma elettrolitico; essa consistente in:
- 1 Quadro di alimentazione comprensivo di strumenti di
misura, e elettronica interna per il controllo della
potenza immessa, precisiamo che l'apparecchiatura
consuma 100 Watt quando e' stabilizzata la funzione del
reattore,
inoltre la componentistica della stessa presenta i
seguenti vantaggi rispetto a tutte le sperimentazioni
eseguite.
- 1 Nocciolo in cui avviene la reazione.
- Due elettrodi posizionati nella parte inferiore del
Nocciolo, gli elettrodi non si consumano.
La reazione avviene all'esterno del catodo e nella
soluzione alcalina, pertanto gli elettrodi non diventano
roventi
- La soluzione non si altera e rimane limpida.
- Il nocciolo inoltre emette calore - esso lavora in
plasma liquido a 100°.
La cella inoltre alla produzione di calore produce gas
di Idrogeno
HHO +
Elio, non esplodente in atmosfera.
Il prototipo che abbiamo presentato ha funzionato per
oltre 2 anni in modo intermittente (duty cicle 15%) non
si è mai fermato e non ha richiesto alcun intervento di
manutenzione e si riaccende ogni volta che premiamo l'interruttore
di accensione.
Delucidazioni e funzionamento della fusione fredda
Scaricare il filmato di presentazione dei laboratori in
formato wmv - 50 Mb
“SUN- HOME”,
reattore
PiezoNucleare Elettronico
Già da oltre 2 anni dopo circa 6 anni di ricerca,
abbiamo messo a punto un prototipo Preindustriale di
sistema che trasforma l’energia di alimentazione in
calore, gas, elettricità.
Detto sistema
basato sulla fusione Nucleare a Bassa energia è composto
da:
Nocciolo contenente una soluzione di acqua con
un’aggiunta di Carbonato di potassio.
2 Elettrodi in materiale speciale.
Un quadro di alimentazione, contenente un interruttore
termico, 1 Variac Elettronico
Un ponte diodi ed uscita per alimentazione caldaia
Voltmetro e amperometro.
FUNZIONAMENTO:
Fornendo tensione agli elettrodi (circa 60 Volt) ed a
soluzione a circa 20 C° avviene l’emissione sugli
elettrodi di sviluppo di gas (Idrogeno ed
Ossigeno) e
l’amperometro si porta a 8 Ampere.
Mano a mano che il Liquido all’interno del nocciolo si
surriscalda l’Amperaggio diminuisce al raggiungimento di
circa 50 C° e con l’amperometro a 4 Ampere all’interno
del liquido e esternamente all’elettrodo negativo
avvengono delle microesplosioni luminescenti.
Al raggiungimento di ebollizione del liquido
l’amperometro segna 1 Ampere.
Controllando con l’oscilloscopio la tensione in ingresso
alla caldaia si è rilevato un assorbimento di circa 100
Watt.
A questo punto alimentiamo la caldaia con un sistema ad
impulsi ottenendo un’ulteriore abbassamento del
voltaggio fino a 30
Volt.
A parte della caldaia abbiamo collegato una torretta di
distillazione dove viene convogliato il gas ed il vapore
di uscita.
Attorno alla torretta di distillazione circola in un
contenitore dell’acqua con un volume di 4 litri, abbiamo
rilevato che la temperatura dell’acqua solo con il
vapore emesso ed il gas aumenta di 2 gradi ogni 3
minuti.
RESA del “SUN
HOME”
Abbiamo constatato dai dati rilevati ed applicando le
seguenti formule i seguenti risultati:
Watt Consumati x 3600 (*) =
Joule Consumati =
Salto termico (temperatura in gradi) x Volume Liquido in cm3 x 4,186
(1) = J.
prodotti
Amp. 1,5 x 3600 = J. 5.400, in entrata
2 (in gradi) x 4000 x 4,186
= J. prodotti in uscita 33,488
(*) 1 Watt = 3.600 J - (1) 1
lt. = 1° di salto termico ha un potere calorifero di
1.000 cal.
Pertanto dai
dati e dalle formule applicate abbiamo rilevato
un incremento della temperatura del 520% rispetto alla
potenza in entrata.
Abbiamo controllato inoltre con un contatore
GEIGER
l’emissione di radiazioni dall’apparecchiatura ma non
sono state rilevate radiazioni pericolose.
Attualmente abbiamo bisogno di una spiegazione
scientifica del fenomeno.
Abbiamo presentato il prototipo ad un Professore
del
CNR: il quale
ha detto che secondo lui all’interno
succedono piccole esplosioni di carattere nucleare.
Abbiamo fatto analizzare dalla INDA di Brescia i gas di
scarico e ci è stato confermato che sono composti della
maggior parte di
IDROGENO con tracce di
ELIO, ciò a
conferma di reazioni nucleari.
Inoltre ricuperando i gas emessi dalla caldaia e
facendoli gorgogliare in acqua gli stessi si
ricompongono in acqua, pertanto non provocano nessun danno
all’ambiente.
L’apparecchiatura funziona perfettamente con una
ripetitività del fenomeno del 100% da oltre 2 anni, e
non è stata rilevata alcuna anomalia del funzionamento,
inoltre gli elettrodi su cui rileviamo delle
trasmutazioni dei metalli che lo compongono e di cui
sono stati fatti accertamenti, tramite un microscopio
elettronico, al
POLITECNICO di TORINO, non presentano segni di usura
anche dopo un lungo funzionamento (6 Mesi).
Riteniamo pertanto che detta invenzione in un momento di
crisi energetica possa essere molto utile, sia per il pubblico
come pure per la costruzione di centrali per la
produzione di energia elettrica.
La sicurezza del dispositivo viene garantita dal fatto
che lo stesso non provoca e non produce scarti
inquinanti di nessun genere, inoltre togliendo
l’alimentazione lo stesso si ferma e non continua
nessuna reazione successiva.
Lo stesso prototipo inoltre da prove eseguite può
funzionare alimentato anche con un impianto solare
fotovoltaico sfruttando piccole superfici.
Ecco le risultanze delle analisi effettuate nell'anno
2012-2013, al Politecnico di Torino (I) dal prof.
Carpinteri e sua equipe, sul nostro
Reattore Piezonucleare
Numerose testimonianze di
anomale reazioni nucleari che si verificano nella
materia condensata, sono stati osservati durante
l'elettrolisi, frattura fra solido e liquido e
cavitazione, nel ns reattore.
Nonostante la grande quantità di risultati sperimentali
provenienti dalla cosiddetta Fusione Fredda nucleare e
nei campi di ricerca della Low Energy Nuclear Reaction,
la comprensione di questi fenomeni resta ancora senza
risposta.
D'altra parte, come riportato da molti articoli dedicati
a Fusione fredda, una delle caratteristiche principali è
la comparsa di microfessure sulla superficie degli
elettrodi dopo gli esperimenti.
Nel presente lavoro, una spiegazione meccanica viene
proposta per considerare un nuovo tipo di reazioni
nucleari anomale, le fissioni piezonucleari, che sono
una conseguenza di infragilimento da idrogeno degli
elettrodi durante l'elettrolisi.
L’emissione di energia, sotto forma di neutroni e
particelle alfa e’ stata misurata durante gli
esperimenti, in cui l'elettrolisi viene ottenuto
utilizzando Ni-Fe e Cr-Co con elettrodi in una soluzione
acquosa.
Le composizioni degli elettrodi sono state analizzate
prima e dopo gli esperimenti, rilevando gli effetti di
fissioni piezonucleari che si verificano nei reticoli
ospitanti.
Opere più rappresentative sulla cosiddetta Fusione
Fredda nucleare hanno descritto le attività sperimentali
condotte su celle elettrolitiche alimentate da corrente
continua e piena di soluzioni di acqua pesante.
In particolare, nel 1989, Fleischmann e Pons riportato
il primo metodo coinvolge l’elettrolisi per ottenere una
anomala fusione nucleare. Essi hanno affermato che
l'elettrodo metallico Pd ha reagito con il deuterio
proveniente dalla soluzione.
Successivamente altre opere hanno riferito di produrre
energia supplementare e prodotti nucleari con l'aspetto
degli elementi chimici prima assenti.
Inoltre, è stato dimostrato che una tensione
sufficiente, ad indurre nel plasma generato, una grande
varietà di reazioni nucleari anomale.
La cosiddetta Fusione nucleare fredda, interpretato alla
luce di infragilimento da idrogeno, può essere spiegato
con le reazioni di fissione anomale (reazioni
piezonucleari) che si verificano nel metallo piuttosto
che dalla fusione di isotopi di idrogeno disciolti nel
reticolo metallico.
La cella analizzata e sperimentate, nella sua fase di
funzionamento, ha mostrato effetti interessanti
fenomeni da interpretare.
Dopo aver attivato
l'alimentazione della cella, in una prima fase è stato
osservato: la temperatura del contenitore ha mantenuto
una crescente termica fino a circa leggermente di c.a.
100 ° C, dopo di che il liquido ha iniziato a bollire.
Emissioni di energia: di neutroni e di rilevamento alfa
sono stae osservate durante l'esperimento
Infatti emissioni di neutroni di un ordine di grandezza
superiore rispetto al livello di fondo sono stati
osservati durante tutto il tempo di funzionamento della
cella elettrolitica.
In particolare, dopo un intervallo di tempo di circa 3
ore, sono stati misurati le emissioni di neutroni di
circa 4 volte il livello di fondo. Dopo 11 ore, è stato
possibile osservare un livello di emissione di neutroni
di circa un ordine di grandezza maggiore del livello di
fondo. Risultati simili sono stati osservati dopo 20 e
25 ore ed oltre.
Questa apparecchiatura dimostra che le applicazioni
commerciali possono essere molte e varie in tutti i
campi. Per cui chiediamo al mondo industriale dei
finanziamenti per ottimizzare sotto vari aspetti che ben
conosciamo, ma che per mancanza di finanziamenti
dobbiamo rinviare, per ottenere l’utilizzo del nostro
reattore in determinati campi anche specifici, es.: per
caldaie da riscaldamento, generatori di energia
elettrica casalinghi ed industriali, ecc..
Per maggiori informazioni scrivere al
webmaster di questo
sito.
Il congegno e' stato presentato nel mese di
Aprile 2009 a Grottammare con presentazione della
nostra
relazione oltre a quella del Prof.
Fabio Cardone che ha espresso, in modo semplice ed
efficace, le proprietà delle reazioni piezonucleari.
vedi anche:
http://nuovonucleare.splinder.com
vedi anche:
Cimatica - 2
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Il RITORNO della
Fusione Fredda
A vent’anni di distanza dal primo tentativo
parzialmente riuscito di fusione fredda, un nuovo
esperimento sembra aver riaperto le speranze di ottenere
reazioni nucleari a bassa energia (LENR-low energy
nuclear reactions). Lo annuncia un gruppo di ricercatori
coordinati da Pamela Mosier-Boss dello
Space and Naval Warfare Systems Center di San Diego
(California), con uno studio presentato al meeting
annuale dell’American Chemical Society: la prima prova
visibile della produzione di neutroni, le particelle
subatomiche la cui presenza dimostra l'avvenuta reazione
atomica.
 |
Era il 1989 quando Martin
Fleischmann e Stanley Pons dimostrarono di aver ottenuto
sperimentalmente la fusione fredda, suscitando grande
clamore nella comunità scientifica e non solo. La
fusione è la reazione che avviene all'interno delle
stelle, la loro fonte di energia; riuscire a riprodurre
in laboratorio a temperatura ambiente questo processo
sarebbe un risultato straordinario.
Il proseguimento
delle ricerche deluse poi le aspettative iniziali: i
rari tentativi (per esempio quelli del
2000 e del
2002) di riprodurre il risultato del 1989 non hanno
convinto e la strada della reazione nucleare a bassa
energia non si è dimostrata percorribile come
alternativa “pulita” alla fissione nucleare, sulla quale
si basa il funzionamento delle comuni centrali atomiche.
La sperimentazione di Mosier-Boss è stata condotta
immergendo in una soluzione di cloruro di palladio e
acqua pesante (acqua con atomi di deuterio al posto
dell’idrogeno) un elettrodo di oro o nichel, nel quale è
stata fatta passare corrente per innescare la reazione,
con un processo detto di co-deposizione.
Per rilevare le tracce delle particelle emesse durante
le reazioni è stata usata una plastica chiamata Cr-39.
Su questo materiale, al termine dell’esperimento sono
stati osservati gruppi di minuscoli segni che sarebbero
stati prodotti, secondo gli autori, dai neutroni
originati dalla fusione di nuclei di deuterio. Un
piccolo indizio che segnala la possibilità di innescare
in laboratorio le cosiddette reazioni nucleari a bassa
energia, che sono alla base dei processi di fusione
atomica a basse temperature.
By Simone Serra - Tratto da: galileonet.it
Qui un video del 2007 in cui Mosier-Boss spiega il
processo di co-deposizione.
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ENERGIA
ALTERNATIVA, preziosa come l’oro
Sperimentazioni
al Kursaal con il pubblico, dall’apparecchio si sprigionano tracce di oro.
By Tiziana Capocasa
GROTTAMMARE- Lunedì
19 Aprile 2004 - Svelato il mistero della pietra filosofale da tre ricercatori
della Campania, al convegno di Grottammare sulle nuove energie, che hanno
simulato nella sala Kursaal, gremita fino all’inverosimile, l’esperimento
della Fusione Fredda.
Tra
alambicchi e provette, suscitando forte stupore, i tre studiosi di Caserta,
Vincenzo Iorio, Alessandro Dattilo e Domenico Cirillo, hanno prodotto attraverso
reazioni nucleari a debole energia, generate da un plasma all’interno di una
piccola cella elettrolitica, un surplus di energia rispetto a quella introdotta
elettricamente al suo interno.
Ma quello che è più sorprendente lo
sprigionarsi di nuovi elementi tra cui tracce di oro, comprovanti la natura non
semplicemente chimica delle reazioni in gioco.
Lo
straordinario esperimento si ricollega a precedenti esperienze dei professori
giapponesi Mizuno e Ohmori dell’Università di Kitaku. "La nostra cella
presenta tuttavia delle varianti peculiari rispetto a quella degli scienziati
nipponici, che certamente hanno determinato le condizioni opportune per la
nostra scoperta -ha dichiarato Alessandro Dattilo- anche se le limitate risorse
economiche investite non ci hanno permesso di ottimizzare la cella da un punto
di vista energetico".
Le
trasmutazioni nucleari sul catodo del tungsteno state verificate da analisi
accurate, come ha spiegato Domenico Cirillo, il più giovane del gruppo che ha
mostrato il funzionamento della cella attivandola alla presenza della folta
platea, affascinata dalla forte luce prodotta dal plasma confinato in acqua. Il
tutto si rifà ad una teoria che illustra perfettamente le reazioni nucleari a
debole energia che si producono all’interno della cella con la sintesi del
renio, dell’osmio e dell’oro e di tutti gli altri elementi metallici che si
determinano sulla superficie del catodo.
Gli
scienziati comunque hanno precisato che "è prematuro trarre conclusioni
affrettate dal momento che tale teoria dovrà essere suffragata da altre prove e
studi per ottimizzarne le potenzialità" ed in riferimento all’oro
"si tratta di pochissimi atomi, pertanto quello che conta è il valore
scientifico della scoperta non quello economico".
Sono
intervenuti al convegno organizzato dall’Onne, Osservatorio nazionale sulle
nuove energie, l’economista Domenico De Simone che ha delineato un nuovo
sistema economico incentrato sull’utilizzo di fonti di energia non
centralizzate, il ricercatore del Cnr Giuseppe Pezzella ha parlato del secondo
principio della termodinamica, quindi lo studioso sambenedettese Carlo Bertocchi
con una relazione sulle celle a combustibile e relative applicazioni.
Le
aziende locali hanno mostrato interesse soprattutto per il Meg, free-energy su
cui sta lavorando il ricercatore Roy Virgilio.
Tratto da:
http://guide.supereva.it/brevetti_e_invenzioni_/interventi/2004/04/156575.shtml
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La
fusione fredda è realtà !
...ma
forse dà ancora troppo fastidio
La
fusione fredda da fastidio. Anzi, fa paura. L'annuncio dei ricercatori Pons e
Fleischmann nel 1989 non era affatto una bufala.
I padroni del mondo, sacri
custodi del nucleare, del petrolio, della chimica e quant'altro, decretarono
subito che si trattava solo di una stupidaggine, e il popolo perlopiù ha
creduto: non avremmo potuto fare diversamente, quando quasi tutti i
media allora ci ingannarono, e continuano a farlo.
Vi state chiedendo perché dovrebbero ingannarci ? Ma perché dipendono dal potere
economico !
Pensateci bene: qui stiamo parlando di una realistica
ed economica fonte energetica decentrata, perciò incontrollabile, poco
monopolizzabile... ...ecco perché il potere la avversa, e lo fa con la
disinformazione portata avanti soprattutto dai soliti "divulgatori
scientifici", che sono riusciti a creare nella gente l'idea di un
argomento poco serio.
Meno male che gli scienziati eretici hanno
proseguito le loro ricerche, prima silenziosamente, in privato e senza fondi,
poi - con i primi risultati - col supporto delle industrie più
lungimiranti... ...sì, lungimiranti nel cercare di conseguire quanti più
brevetti possibile, per poi bloccarli, visto che l'avvento di una cold fusion
"popolare" ridurrebbe molto gli introiti da petrolio !
Perciò
le informazioni ufficiali sono comunque assai scarse, e lo resteranno a lungo:
sarà sempre una "sperimentazione in corso", proprio come per
l'energia solare...
Ma per sua natura, la richiesta di fusione fredda avanza dal basso, e non si
fermerà, a patto che la gente sappia la verità.
Ed eccovi le buone news: si avvicina forse il momento in cui potremo
farci la nostra pila a fusione fredda in casa... ...anzi, si può fare
già adesso...
Era ora. In tre anni i nostri ricercatori (giovanissimi, entusiasti,
poco o nulla pagati e precarissimi) hanno fatto tutto il possibile nonostante
gli scarsissimi mezzi, e i risultati sono arrivati... ...in barba ai
detrattori più o meno interessati all'occultamento!
Ecco la lapidaria conclusione dello studio:
"La presenza, verificata sperimentalmente, di 4He rappresenta la prova
definitiva della natura nucleare del processo."
Ma non pensate che - come vorrebbero comunque farci credere i "pieroangelisti"
- il procedimento per la fusione fredda, se esistente, sia quantomeno
difficile, instabile, legato a materiali e strumenti "esoterici"...
Il ricercatore francese Jean Louis Naudin,
ci informa che non servono nemmeno il costoso Palladio e l'introvabile acqua
pesante (D2O), ma bastano Tungsteno, carboncini, acqua di rubinetto e
carbonato di Potassio (K2CO3)... Il metodo, brevettato dal giapponese
Mitzuno Tadahiko e riprodotto con successo da Naudin, è davvero accessibile a
tutti, e si presta a sperimentazioni domestiche!
Ed infatti c'è già chi sta sperimentando in Italia:
un’interessante ricerca è stata più recentemente
effettuata da 3 studiosi campani
www.progettomeg.it, che
sulle orme di Mitzuno hanno effettuato degli esperimenti in dell’acqua, resa
conduttiva da un sale alcalino, sottoposta ad elettrolisi mediante una
tensione di alcune centinaia di volt, applicata mediante opportuni elettrodi
costituiti da materiali metallici comuni come l’acciaio e il tungsteno, da
cui si produrrebbero una grande quantità di neutroni, cosa non segnalata da
J.L.Naudin.
Inutile ricordare che i neutroni sono estremamente pericolosi, e vanno
opportunamente schermati con piombo o vetro al piombo, e in ogni caso non si
dovrà mai restare vicino alla pila durante il funzionamento, precauzioni da
considerarsi come indispensabili !
 |
I
tre studiosi sono:Vincenzo Iorio, napoletano; Alessandro Dattilo, di Santa Maria
C.V, (CE) e Domenico Cirillo di San Nicola la Strada (CE).
Gli studiosi del settore, ponendo fiducia nella ricerca dei 3 scienziati , si
augurano che in tempi non lunghissimi si otterranno dei risultati
soddisfacenti per cominciare a parlare di un nuovo modo di produrre energia
illimitata, per tutti!
Francesco
Di Matteo
- [del
03/06/2004] di Sui-generis S.U.N.
..ma
forse dà ancora troppo fastidio
Inoltre......
I
fattori finanziari (legati alle fusione calda) hanno avuto ed
hanno una certa rilevanza nella furibonda animosita'
manifestata verso la "fusione fredda". Quando una
sottocommissione congressuale (USA) avanzo' l'ipotesi che si
potessero stornare 25 milioni di dollari dalla ricerca sulla
fusione calda, per destinarli alla fusione fredda, gli
scienziati della fusione calda si sentirono oltraggiati e
forti delle loro conoscenze e "collusioni" fecero di
tutto e di piu' pur di bloccare quella possibilita'.
Oggi
pero' i riscontri del fatto che la trasmutazione di elementi
pesanti puo' avvenire in sistemi elettrochimici, sono
diventati decisamente consistenti.
Yasuhiro Iwamura, Mitsuru Sakano, Takehiko Itoh del Mitsubishi
Advanced Tecnology Researce Centre in Giappone, hanno
dimostrato una riproducibile trasmutazione di Cesio
(Z=42) in Praseodimio (Z=59) e di Stronzio (Z=38) in Molibdeno
(Z=42) all'interno di un sistema Deuterio-Palladio; i
risultati conseguiti sono stati pubblicati nel 2002 sul
Japanese Journal of Applied Physics 41:4642-4650.
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ed
ancora....... FUSIONE FREDDA
In data 25/10/2000 il Prof. Carlo Rubbia - Presidente dell'ENEA -
interveniva al convegno "L'energia fredda e le
fonti rinnovabili - In ricordo di Giuliano Preparata",
dichiarando: “...la fusione fredda è partita col
piede sbagliato» creando eccessive aspettative. Ma la
ricerca deve continuare «i tempi potrebbero essere più brevi
con maggiori finanziamenti.» e inoltre: «abbiamo
una buona teoria, adesso cominciamo a fare un lavoro
scientifico, le applicazioni verranno dopo”.
Era ora. In tre anni i nostri ricercatori (giovanissimi,
entusiasti, poco o nulla pagati e precarissimi) hanno fatto
tutto il possibile nonostante gli scarsissimi mezzi, e i
risultati sono arrivati... ...in barba ai detrattori più
o meno interessati all'occultamento !
Che direbbero questi scettici se, dopo anni di
disinformazione, fossero costretti a rispondere pubblicamente
sul fatto che all'ENEA di Frascati è stata definitivamente
confermata la natura nucleare delle reazioni che avvengono
nella fusione fredda ?
Ecco la lapidaria conclusione dello studio: "La
presenza, verificata sperimentalmente, di 4He
rappresenta la prova definitiva della natura nucleare del
processo."
E speriamo che con ciò - per chi vuole davvero capire - sia
definitivamente risolta la diatriba principale, sul fatto se
le reazioni sono di natura chimica o fisica. Il che
dovrebbe logicamente dare il via a ricerche successive...
E qui invito a riflettere chi avesse trovato paranoica la mia
introduzione... Quale pensate possa essere stata la
reazione dell'establishment che decide i finanziamenti per la
ricerca ?
Hanno premiato questi valenti ricercatori ? Certo che
no... Il loro premio, di cui ci informano tristemente e
laconicamente i ricercatori stessi, è questo, come si legge
nella conclusione della ricerca:
"Per l’anno 2003 non sono stati assegnati finanziamenti
ulteriori per cui non sono previsti ulteriori sviluppi."
Semplicemente disgustoso. Chi non ci crede, si veda
queste pagine (finché non saranno magari censurate perché
"scomode"...:
www.frascati.enea.it/nhe/Pagina%20vuota%201.htm
oppure la stessa pagina in inglese a
www.frascati.enea.it/nhe/home.htm
(a destra la foto della pila presente in quella pagina, che
riproduciamo qui perchè spesso risulta non visibile)
Il rapporto completo (1,7 Mb in formato pdf) è scaricabile a:
Rapporto
Tecnico ENEA RT2002/41/FUS
la Pila di frascati
Tratto da:
http://www.xmx.it/fusionefredda.htm
vedi anche:
http://www.verdi.it/document/fusione/
http://www.progettomeg.it
Come moltissimi di voi già sanno, Progettomeg ha
l'onore di seguire da vicino un esperimento volto a
replicare il fenomeno della fusione fredda, portato
avanti da ricercatori Casertani.
I
documenti che trovate sono il frutto, di volta in volta,
degli stati di avanzamento della sperimentazione.
Vengono descritte le attrezzature, le configurazioni ed
i passi seguiti in modo da rendere comprensibile ed
eventualmente replicabile, con le dovute attenzioni,
tutto il nostro lavoro.
Attualmente
l'esperimento è ad un livello di maturità in cui sono
stati chiariti molti passi e creata una teoria quasi
completa del fenomeno. Ancora rimangono da fare alcune
analisi essenziali per la totale comprensione delle
variabili in gioco ma oramai possiamo affermare
con certezza che la nostra cella ottiene overunity
energetica e che al suo interno avvengono
delle trasmutazioni nucleari a bassa energia
(LENR).
Queste sono importanti affermazioni e non le pronunciamo
senza cognizione di causa.
Quello
che ci rimane da fare, e qui chiediamo l'aiuto a chi
potrebbe fornircelo, è l'esecuzione di alcune misure
importanti che richiedono strumentazioni molto costose e
quindi fuori della nostra portata. L'ideale sarebbe una
collaborazione con qualche grosso laboratorio o
università.
Ultimamente,
grazie alle indicazioni dei due ricercatori ed al
forum,
altre persone hanno iniziato a replicare con successo
l'esperimento, e di seguito troverete immagini, testi e
video che descrivono queste esperienze, certamente più
"casalinghe" di quelle casertane, ma
altrettanto stupefacenti e coinvolgenti. Se avete
intenzione di smanettare anche voi, fate sempre molta
attenzione e seguite tutti i consigli di protezione in
particolare per gli eventuali neutroni emessi durante la
fase di plasma.
Aprite
occhi, cuore e cervello e gustatevi questo splendido
lavoro che stanno portando avanti con successo questi
ricercatori della verità.
Roy
V.
vedi anche:
HIDROBETATRON:
http://www.youtube.com/watch?v=9jmOizYLmho
Fusione Fredda: Ultimi studi
-
Ultimi studi e ingegnerizzazione
L'argomento è di fondamentale importanza per
il futuro approvvigionamento energetico italiano e mondiale.
La "vexata quaestio" della cosiddetta "Fusione Fredda",
comincia nel 1989 quando l'annuncio di Fleischmann e Pons
accende tante speranze. Ma tante ne vengono spente appena
una parte del mondo scientifico, nel giro di poche
settimane, inizia a negare con vigore tale possibilità.
Fortunatamente, però, gli studi sperimentali
proseguono e le riprove della validità scientifica dei
fenomeni di "Fusione Fredda" si moltiplicano a dismisura.
Molto in sordina, sempre più laboratori nel mondo,
continuano le ricerche fino a giungere, negli ultimi anni, a
poter escludere ogni ragionevole dubbio: Il fenomeno
energetico delle Reazioni Nucleari a Debole Energia nella
Materia Condensata (o Fusione Fredda che dir si voglia) è
reale, in quanto è sistematicamente riproducibile, come
fenomeno fisico in laboratorio; di natura nucleare (benché
totalmente pulita, in quanto le radiazioni emesse sono solo
di tipo termico) e non chimica, manifestando una densità
energetica di migliaia di volte superiore a qualsiasi
plausibile fenomeno chimico.
A tale risultato sono giunti per primi i nostri scienziati
dell'ENEA di Frascati nel 2002, sotto la presidenza del
premio Nobel Carlo Rubbia e la guida di Giuliano Preparata e
di Emilio Del Giudice, insieme ad Antonella De Ninno ed
Antonio Frattolillo.
Vedere l'ottima inchiesta di
RaiNews24
che
illustra molto bene la scoperta e l'anomalo svolgersi dei
fatti in Italia e all'estero.
Infatti, dal momento in cui il
rapporto che dimostra la natura nucleare del fenomeno è
pronto, si verifica una serie di spiacevoli inconvenienti
che non permettono il continuare degli studi e l'auspicato
passaggio alla fase di ingegnerizzazione che avrebbe fornito
alla comunità un prodotto funzionante e commerciabile.
Dalla scoperta italiana del 2002 sono passati
4 anni in cui, a livello ufficiale, non è successo nulla, ma
in realtà una grossa schiera di società, per lo più estere,
si sono occupate di implementare i risultati raggiunti in
Italia.
Oggi sono molto attive alcune società straniere, quali l'EDF
(Electricité de France), la ST Microelectronics, la MHI
Mitsubishi Heavy Industries, la Pirelli Labs, e molti
istituti di ricerca come l'Università di Osaka in Giappone,
sotto la guida del Prof. Arata, o la Cina, attraverso la
Tsinghua University, Beijing, dalla quale proviene il Prof.
XingZhong Li, attivo in Italia da diversi anni proprio per
la coscienza che il nostro paese è tra i più avanzati in
questo tipo di ricerca.
Ma siamo proprio al limite. Se, come è spesso accaduto nel
passato, anche questa volta la scissione tra il mondo
scientifico e quello dell'ingegnerizzazione industriale, non
si colma, rimarremo al palo anche questa volta con la
conseguenza di frustrare le nostre menti più brillanti,
impedendo la nascita di un'innovazione strategica per il
nostro paese e soprattutto non consentendo le enormi
ricadute positive che, non solo sotto il profilo energetico,
ma anche ambientale, sanitario e sociale diventano sempre
più fondamentali.
E' in gioco l'indipendenza
energetica nazionale che si potrà ottenere con energia
pulita, abbondante e a basso costo.
Oggi, grazie alla facilità e libertà di comunicazione che
offre internet ed alla necessità di risolvere seriamente il
problema dell'energia, si può comprendere l'enorme
potenzialità che madre Natura ci offre.
E' una tecnologia accessibile ed alla portata, se non del
privato, di sicuro della piccola industria.
Basta aspettare !!
C'è bisogno di dare la possibilità CONCRETA ai ricercatori
di finire gli ultimi studi necessari e cominciare ad
ingegnerizzare il prodotto per ottenere quanto prima il suo
sfruttamento a livello energetico.
Tratto da:
http://www.progettomeg.it
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FUSIONE FREDDA
Commento
NdR:
Con questo scritto si da una
teoria vera e propria, ma alternativa che
pertanto può suscitare qualche perplessità da
parte di persone troppo rigide su certe
posizioni.
Praticamente si ripercorre le esperienze di
Tesla e altri ricercatori come Marconi, Majorana,
Grey, Bedini i coniugi Correa, e non ultimo le
indiscrezioni sulla tecnologia di Rossi e di
Defkalion per dare una nuova interpretazione di
come funzionano le cose a livello subatomico, e
così facendo si spiega anche come può avvenire
la trasmutazione/lenr/Fusione fredda che secondo
la fisica classica non puo' avvenire. E'
veramente un lavoro ad altissimo livello.
Introduzione
L’alchimia ci racconta da millenni delle
capacità umana di trasmutare gli elementi ”a bassa
temperatura” . Con l’avvento del metodo scientifico, gli
scienziati hanno progressivamente irrigidito il loro
atteggiamento verso l’ignoto. Se in un primo momento si
trattava di una posizione equilibrata che ha portato
ottimi risultati di metodo, di stabilità delle
informazioni, con progressi per la società, nel tempo
l’atteggiamento si è via via irrigidito su posizioni
scettiche e miopi. Così facendo si è di fatto
bloccato il libero pensiero e la possibilità di
sviluppo di tecnologie basate su interpretazioni nuove
ed alternative della realtà.
La lobby accademica, come i mandarini di epoca passata,
per paura di perdere controllo e vantaggi derivanti
dalla posizione sociale di gestori della cultura, si
sono comportati come una sorta di novella casta
sacerdotale. Le varie scienze, ma in particolare la
fisica si è trincerata dietro a dogmi, che dovevano
essere accettati senza contraddittorio più per fede che
per altro.
Per entrare a far parte di questa cerchia, si doveva in
un certo senso giurare fedeltà ed obbedienza a questi
principi, senza farsi troppe domande, come atto di fede
assoluta. E soprattutto era proibito assaggiare la
mela dell’ albero della ”scienza di confine”, pena
l’allontanato e la derisione o se non addirittura la
reclusione come pazzo . Questo atteggiamento ha fatto
si che dopo le brillanti scoperte della fine 800 primi
900, la fisica si sia arenata e non sia riuscita a fare
il necessario salto di qualità, per permettere
all’essere umano di capire profondamente la realtà che
lo circonda. Ma quel che è peggio lasciando alla
maggior parte delle persone che non approfondiscono
l’argomento, in un senso di letargia mentale e
appagamento, dovuta alla convinzione errata che la
nostra scienza sia già in grado di dare delle risposte
efficienti su tutto, e che chi cerca di fare ricerche
innovative sia un novello Don Chisciotte che sta solo
perdendo tempo combattendo contro i mulini a vento.
Un amico, fisico
renitente, che da 30 anni si interessa di questi
argomenti, mi ha sottoposto questo documento, che dà una
spiegazione “non allineata” all’effetto della fusione
fredda :
ENERGIE
- Le due più importanti parole della fisica sono: Forza
ed Energia.
- La forza è dinamica, legata al cambiamento, infatti
questa grandezza fisica cerca di modificare l’ambiente.
-
L’energia ha un comportamento più
statico, quando un corpo acquista o perde energia il suo
aspetto cambia di poco.
Per esempio una massa che acquisisce energia potenziale
non cambia di aspetto ma è solo la sua posizione a
variare.
- Anche una massa che acquista energia cinetica non
cambia di aspetto ma solo di velocità.
- Un condensatore elettrico carico non appare differente
da uno scarico. Insomma l’energia che entra ed esce da
un oggetto lo fa quasi di nascosto.
- La proprietà più importante dell’energia è quella di
conservarsi.
Da questo punto di vista la fisica divide
le energie in due categorie:
- quelle che si possono trasformare una nell’altra in
modo reversibile;
- quelle che non sono in grado di farlo.
Consideriamo una palla di gomma
perfettamente elastica che cade dall’alto. Quando la
palla è in alto possiede energia potenziale, man mano
che scende l’energia potenziale si trasforma in
cinetica, quando tocca terra la palla si deforma e
l’energia si trasforma in energia elastica, quindi
l’energia elastica si trasforma in cinetica e la palla
risale acquistando energia potenziale.
Se non
intervenissero le energie dissipative dovute agli
attriti la palla rimbalzerebbe all’infinito.
Le energie dissipative tendono a
trasformare qualsiasi energia in calore. Il calore è una
forma di energia paragonabile ad un buco nero che ingoia
tutte le energie. Il calore non può trasformarsi
totalmente nelle altre forme di energia, solo una parte
del calore può essere convertita.
Il risultato finale è che il calore
totale dell’universo tende ad aumentare.
Ci sono poi altre forme di energie che
possiamo definire con il termine di “energie sottili”.
Questo termine è molto usato soprattutto nel campo
esoterico. Una volta un mio compagno d’università mi
chiese se sapevo definire queste misteriose energie di
cui tutti parlano, ma che noi non avevamo mai studiato a
scuola.
Gli risposi così: “Considera due libri
identici fino all’ultimo atomo. Nel primo libro
l’inchiostro forma solo un grande macchia nera, nel
secondo libro l’inchiostro compone frasi, parole,
concetti per esempio potrebbe contenere tutta la teoria
per fare una bomba atomica. Ebbene fisicamente e
chimicamente i libri sono identici ma non mi dirai che
il secondo libro non ha energia! Poiché per definizione
l’energia è la capacità di far produrre un cambiamento
nell’universo dovrai convenire che possedere
l’informazione sulla costruzione della bomba atomica
modifica le cose.”
Con
l’avvento dei computer ci siamo resi sempre più conto
che l’informazione è una forma di energia non
grossolana, non visibile, non facilmente comprensibile
cioè “un’energia sottile”.
Capitolo 1
Ho potuto visionare un’ottima traduzione
di un articolo di A. Lindemann. Nell’articolo si citano
altre due fonti: Gerry Vassilatos ed Eric Dollard.
Vassilatos ha riportato accuratamente la storia delle
scoperte del grandissimo ingegnere Nikola Tesla, padre
dell’attuale distribuzione di corrente alternata con
oltre 700 brevetti.
Eric Dollard è stato il primo di questa generazione a
capire veramente il lavoro di Nicola Tesla sulle
correnti a impulso, e ha ripetutamente dimostrato questa
conoscenza con un apparato sperimentale.
Dalla lettura delle esperienze di Tesla emerge la
seguente impostazione teorica.
Esiste un livello di materia formato da particelle più
piccole dei Quark.
Le particelle che appartengono a questo livello, sono
più piccole del quark per diversi ordini di grandezza.
Sotto un certo punto di vista, si può affermare che
queste particelle formano quello che è chiamato “etere”
la cui esistenza è messa in dubbio dalla fisica
classica.
Vista la loro dimensione piccolissima, esse sono in
grado di penetrare tutta la materia.
Così come le particelle più grossolane tipo elettroni,
protoni… sono considerate sia onde che particelle, a
maggior ragione anche queste possiedono tale dualità.
Queste particelle formano il substrato di tutto questo
universo materiale e rappresentano il piano zero, cioè
le fondamenta su cui poggia l’intera struttura della
materia.
Nikola Tesla dimostra di poter isolare l’etere dal resto
della materia e ne studia le caratteristiche.
Aggiungiamo a questo la seguente stupefacente
dichiarazione di Tesla, riportata nel numero di giugno
1900 del Century Magazine (pagina A145):
“Qualunque cosa possa essere
l’elettricità, è un dato di fatto che essa si comporta
come un fluido incomprimibile e la terra può essere
vista come un’immensa riserva di elettricità…”
Considerando che Nikola Tesla è
l’inventore del sistema di distribuzione elettrica
polifase usato oggi in tutto il mondo, è incredibile che
egli affermi di non sapere cosa sia l’elettricità, ma
che essa si comporta proprio come un fluido sotto
pressione !
Questa interpretazione dell’elettricità,
naturalmente, è completamente fuori dalla visione
accettata. L’affermazione di Tesla che l’elettricità si
comporta come un fluido incomprimibile suggerisce la
seguente domanda:
A quale fluido si sta riferendo ?
Potrebbe essere questo uno degli enigmatici riferimenti
di Tesla al gas eterico, come suggerisce Vassilatos ?
Ipotesi.
Le leggi inerenti a questo etere
potrebbero essere:
1)
L’elettricità ha
due componenti:
a) un elemento fluido, sottile che fa da supporto;
b) un elemento più grossolano costituito dalle cariche
elettriche note.
Un primo paragone potrebbe essere dato
dall’immagine di un fiume su cui galleggiano delle sfere
che si muovono perché trasportate dalla corrente.
Le pareti degli argini e il letto del fiume sono il filo
di rame su cui viaggia l’elettricità.
L’acqua, formata da molecole piccolissime, funge da
agente di trasporto e corrisponde all’etere.
Le palle galleggianti sono le cariche elettriche
trasportate.
La fisica attuale, considera solo le palle in movimento.
Tesla prende in considerazione anche il secondo
elemento: l’acqua.
2)
Le cariche elettriche
sono trasportate dall’etere.
Il movimento della parte eterica precede il movimento
delle cariche elettriche più grossolane.
E’ come se gli elettroni della fisica classica non
avessero una loro capacità di movimento, ma possano solo
essere trasportati. Ecco quindi che si deve creare un
flusso eterico, (una corrente d’acqua) che si incarica
del loro trasporto.
In fisica noi stabiliamo che una
differenza di potenziale applicata ai capi di un filo di
rame, spinge le cariche a muoversi da una parte
all’altra. Noi ipotizziamo qui che sia l’etere a
ricevere l’ordine di muoversi, non le cariche
elettriche; queste vengono pensate come esseri senza
gambe che necessitano del trasporto fatto dal flusso
eterico. Sembra una differenza insignificante ma in
realtà crea dei fenomeni diversi.
La principale differenza sta nel fatto che
se noi riusciamo a creare una corrente eterica senza usare come causa una
differenza di potenziale, potremo avere un movimento
delle cariche elettriche senza che ci sia una differenza
di potenziale a generarlo.
Mi rendo conto che questa sottigliezza non è facile da
assimilare. Riprendiamo il paragone del fiume.
In un fiume l’acqua scorre perché c’è un dislivello.
Maggiore è il dislivello, più velocemente scorrerà
l’acqua. In elettricità il dislivello è chiamato
differenza di potenziale, (si misura in Volt). Il
dislivello è creato dalla presenza delle cariche
elettriche stesse.
Con una visione molto umanizzata, potremmo pensare che
alla fine del fiume ci siano tante belle ragazze
(elettroni), all’inizio del fiume ci sono tanti bei
giovanotti (protoni). Il desiderio di riunirsi crea il
movimento. Più alto è il desiderio più alto è il
dislivello. In fisica diciamo che aumentando il numero
di cariche elettriche, aumentiamo la differenza di
potenziale.
Il numero di cariche elettriche sono quindi sia la causa
che provoca la pendenza del fiume, sia l’effetto
consistente nel numero di cariche trasportate lungo il
fiume.
In conclusione poche cariche provocano poco dislivello e
poca corrente, tante cariche …
Nella nuova visione si può teorizzare che il movimento
del fiume non debba essere necessariamente creato da un
dislivello, ma che il fiume venga obbligato a scorrere
anche in una pianura, semplicemente perché abbiamo usato
una pompa artificiale che crea la corrente.
Non sono più necessarie le cariche elettriche come
agente causativo.
D’altro canto una volta innescata la corrente con una
pompa, eventuali cariche elettriche presenti nel fiume
vengono trasportate. Esse non sono più la causa del loro
movimento, bensì sono solo effetto passivo di un’altra
causa.
3)
Effetto mandria in
corsa.
Quando si manda corrente ad un
circuito elettrico, succede che l’etere, dotato di massa
inerziale nettamente inferiore rispetto alle cariche
elettriche, parte per primo, si muove più velocemente e
sembra quasi vada ad occupare istantaneamente tutto il
percorso.
Ma non è seguito con la stessa velocità dalle
cariche elettriche dotate di massa inerziale di gran
lunga maggiore.
L’etere allora sembra tornare indietro,
proprio come chi ha perso qualcosa per strada e torna
sui suoi passi. Se però dietro c’è una grossa quantità
di cariche che spingono alle spalle, l’etere non ce la
fa a ritornare indietro; ne risulta una compressione di
etere nel circuito elettrico che viene irrorato. Questo
accade solo per un piccolissimo istante al momento
dell’impulso di accensione.
Esiste quindi un tempuscolo X durante il quale nel
circuito che riceve l’elettricità c’è più etere di
quanto gli spetti. In pratica è come dire che in quel
circuito doveva arrivare una quantità 100 di etere e 30
di elettroni; ebbene per un tempuscolo X è presente una
quantità 300 di etere e 20 di elettroni. E’ arrivato più
etere di quello che serviva. Subito dopo si ripristina
l’equilibrio.
Il tempuscolo X in genere è praticamente
uguale a zero. Se però c’è una forte spinta da dietro il
tempuscolo diventa apprezzabile, perché l’etere in
surplus che cerca di tornare indietro per ripristinare
l’equilibrio si trova una specie di mandria già lanciata
in corsa. In una mandria di bufali in corsa che trova un
ostacolo improvviso, gli animali in testa al gruppo non
riescono ad arrestare la corsa anche volendolo. Pertanto
questo effetto lo chiameremo MANDRIA IN CORSA
4)
Effetto gregge
L’etere
libero cerca la compagnia dei suoi simili, e tende ad
aggregarsi.
Qui c’è la prima grande differenza con l’elettricità.
(Nella fisica quantistica i bosoni si comportano in
modo simile)
Se mettiamo 4 cariche elettriche dello stesso segno su
un conduttore; esse si dispongono in modo da
allontanarsi il più possibile l’una dall’altra.
Se mettiamo 4 cariche “eteriche” dello
stesso segno, tendono a riunirsi più che a respingersi.
Più precisamente più sono simili più si attirano.
Ricordano un po’ il mercurio che tende a riunire le
piccole gocce in una sola più grande. Secondo l’antico
detto alchemico “il
simile attira il proprio simile”.
5)
Conduzione dell’Etere
L’etere si può
propagare ovunque, potendo penetrare qualsiasi materia.
L’etere ha però delle preferenze: ama di più i buoni
conduttori, o meglio il materiale che lui attraversa più
volentieri è chiamato buon conduttore elettrico.
L’etere preferisce star lontano dal magnetismo; il ferro
soprattutto se magnetizzato non risulta per lui un buon
conduttore. L’acciaio inox 18/10 è invece gradito in
quanto ha perso le proprietà magnetiche.
In particolari circostanze l’etere può muoversi
liberamente, non rispettando la geometria euclidea.
6)
Aspetto bipolare
dell’etere
La materia eterica può suddividersi in una prima
classificazione, come composta da due tipi differenti di
particelle. Chiameremo le due particelle eteriche
“orgone YANG” e “orgone YIN” (vedi capitoli seguenti)
7)
Effetto arcobaleno
L’etere è formato da particelle aventi una vasta gamma
di frequenze vibratorie.
Le vibrazioni più basse appartengono ad un etere con
comportamenti più vicini alla fisica classica. L’etere
formato da particelle con vibrazioni più elevate,
presenta un aspetto più marcatamente ondulatorio, ma
soprattutto risente maggiormente
“dell’imprinting psichico.”
8)
Effetto imprinting
omeopatico
L’etere libero può ricevere istruzioni, comandi,
qualità. Se
l’etere attraversa un oggetto materiale, tende ad
acquistarne le qualità !
Come accade quando della luce bianca diviene azzurra se
attraversa un vetro azzurro, così è per l’etere.
Ricorda molto una cellula staminale che riceve un
imprinting ed è sollecitata a realizzare qualcosa di ben
preciso.
L’imprinting è in relazione con la frequenza di
vibrazione.
L’imprinting può venire da una forma, da un colore, da
un suono, da un campo elettrico… ma soprattutto dall’intenzione, stati d’animo, emozioni di un essere
vivente.
Due sono gli imprinting fondamentali:
- Il Sole genera particelle che ne trasportano le
qualità: ho chiamato tali particelle “orgoni YANG”.
- La Terra assorbe e riemette le particelle ricevute che
ne trasportano le qualità; ho chiamato queste particelle
“orgoni YIN.
Capitolo 2
Scarica
di un condensatore.
Tesla si accorse che nell’attimo in cui veniva data
corrente alla rete c’era una specie di rinculo, in
accordo con le normali leggi della fisica. Il rinculo
prende il nome di Forza Controelettromotrice ed è
previsto dalle leggi di Maxwell. Lo strano era che la
potenza di rinculo superava di molto quella prevista
dalla teoria. Furono fatti molti studi anche perché si
verificarono molti incidenti mortali inspiegabili.
Il risultato della scarica di un condensatore sarà
sempre una oscillazione smorzata.
Se alimentiamo il condensatore
opportunamente, esso sarà assimilabile ad un generatore.
Si osserva che l’andamento della corrente
ha una dissimmetria. Quando si chiude il circuito ai
capi della resistenza compare una tensione V. La
corrente percorre il circuito in senso inverso con un
picco negativo, poi si normalizza ubbidendo alla legge
di Ohm della corrente continua, praticamente ignorando
il solenoide. Infine, al momento di distacco, si nota un
picco di corrente in verso positivo. Nei momenti di
transizione il solenoide fa sentire la sua presenza
seguendo la legge di Lenz. Infatti il solenoide genera
una corrente tale da contrastare ed impedire in ogni
modo il cambiamento di stato.
Da sempre però si è notata la
dissimmetria tra i due picchi. Il picco di corrente
verso il basso, generato dall’inizio dell’arrivo delle
cariche, è minore del picco di corrente verso l’alto
dovuto all’interruzione della corrente. Questa anomalia
non ha mai ricevuto una valida spiegazione. Come minimo
doveva essere un campanello d’allarme che segnalava che
durante le transizioni le leggi dell’elettronica sono
inesatte.
Capitolo
3
Possibili interpretazioni dei fenomeni descritti da
Tesla
Vediamo un primo metodo per separare dalla comune
elettricità l’etere, secondo il procedimento realizzato
da Tesla.
Si sfrutta la proprietà denominata “Effetto
mandria in corsa”.
Si prende un condensatore, si carica con un notevole
voltaggio e si scarica molto rapidamente in un filo di
rame molto grosso con alcune spire. Tesla chiama questo
circuito col nome “disgregatore”,
in quanto disgrega, separando l’etere dalla parte
elettrica.
Caricato il condensatore, si procede alla
scarica, chiudendo per un tempuscolo T il circuito, poi
si riapre. Se T ha una lunga durata si crea un onda
smorzata.
Il primo compito da risolvere è quello di
ridurre il tempo T in modo da impedire il “ritorno dell’etere.” E’ come se si
volesse operare solo nella parte di curva evidenziata.
Il contatto deve essere
ampio per far passare
più corrente possibile, ma rapidissimo.
Occorre dare un “comando” all’etere di trasportare una
grande quantità di cariche, cosicché moltissimo etere va
a creare la corrente per il trasporto delle cariche. Ma
occorre impedirne il reflusso.
Solo allora si ha l’effetto “mandria in corsa”; le
cariche che spingono dal retro bloccano in parte il
rinculo dell’etere.
Per ogni circuito esiste un tempo Tmax (tempuscolo
massimo); se si va oltre svanisce l’effetto in quanto
l’etere fa in tempo a rientrare e ripristinare
l’equilibrio.
Anche le cariche presenti nel condensatore hanno una
criticità; esiste per ogni circuito una soglia minima….
…..di differenza di potenziale Vmin
(voltaggio minimo), al di sotto del quale non si ha
l’effetto. Questo equivale a dire che la mandria deve
avere almeno un certo numero di animali. Tesla operava
inizialmente con una quantità di cariche enorme
assolutamente mortale.
Nel realizzare il circuito disgregatore, bisogna curare
ogni costituente, apportando una modifica alla volta e
controllando il risultato.
Il CONDENSATORE e l’alimentazione
elettrica.
Qui occorre sperimentare praticamente per stabilire cosa
va meglio.
Alcuni autori come John Bedini sostengono la necessità
che l’alimentazione parta da un accumulatore, altri come
i coniugi Correa propongono triodi e alimentazione
normale da rete.
Il condensatore deve essere grosso ma capace di
rilasciare le cariche molto rapidamente.
La forma va studiata. Cilindrica ? Piana ?
- Conviene usare un gruppo di molti piccoli o uno grande
?
- Qual è il dielettrico migliore ?
- Uno spessore troppo piccolo delle armature crea
resistenza ?
Le armature devono essere di rame,
alluminio, bronzo, ferro? (all’epoca di Tesla
l’alluminio era poco usato)
La distanza del condensatore dal disgregatore deve
essere necessariamente minima?
L’INTERRUTORE
- Deve permettere una toccata e fuga ampia.
All’inizio Tesla usava un contatto mobile rotante, poi
escogitò vari accorgimenti.
In primo luogo, c’è la prova che Tesla stava lavorando
su circuiti con spinterometri nel tentativo di
raggiungere velocità di scarica sempre più alte.
L’illustrazione sovrastante mostra un
altro meccanismo di spinterometro.
In questo, Tesla sta soffiando aria calda attraverso un
percorso della scarica della scintilla e, come indicato
nel testo di accompagnamento, è presente anche un campo
magnetico; dal momento che Tesla usava sia aria calda
che un campo magnetico con lo spinterometro in questo
apparato. Chiaramente stava cercando un’ampia varietà di
possibilità per ottenere scariche di scintille più
controllabili e, ovviamente, scariche di scintille DC ad
alto voltaggio.
La figura sovrastante rappresenta uno dei
molti brevetti di Tesla, intitolato “Controllore di
circuito elettrico” (Electric Circuit Controller).
Questo brevetto è molto interessante perché consiste in
due motori elettrici, ognuno dei quali gira in direzione
opposta all’altro, con uno spinterometro fra le due
parti in movimento. È evidente che Tesla stava
chiaramente cercando di raggiungere velocità più elevate
di quelle che poteva ottenere facendo ruotare un solo
elemento. Questo è un chiaro esempio del lavoro di Tesla
su un controller meccanico sugli spinterometri nel
tentativo di aumentare la velocità, così come Vassilatos
ha suggerito nel suo libro.
Certamente Tesla avrà pensato anche alle valvole
termoioniche.
Un triodo potrebbe raggiungere tempuscoli di accensione
veramente interessanti; purtroppo le valvole non portano
la necessaria quantità di corrente, quindi andranno bene
solo in alcuni casi.
LA SPIRALE DI RAME
La spirale deve essere a bassa resistenza, ogni spira
introduce un’induttanza che compare al momento
dell’accensione. Le spire sono quindi poche e ben
distanziate,
Nei primi esperimenti, Tesla stava osservando
semplicemente le scariche. Egli voleva vedere la massima
scarica possibile. Egli cortocircuitava semplicemente
alimentatori prima, condensatori dopo, usando pesanti
sbarre di rame (aveva la potenza dei generatori delle
cascate del Niagara a disposizione).
Più tardi, quando incominciò ad usare le spirali
amplificatrici (avvolgimento secondario), si preoccupò
di creare delle spire nell’apparato disgregatore e ne
studiò accuratamente la forma.
Con l’introduzione del secondario, le caratteristiche
dell’apparato cambiarono.
Per ottenere la massima scarica nel secondario, Tesla si
accorse che conveniva avvolgere a spirale le spire del
disgregatore primario, aggiungendo anche una concavità.
Il centro della spirale viene tirato verso il basso. Il
primario aveva pure una leggera conicità, la parte larga
del cono verso la base di appoggio del disgregatore, la
parte più stretta del cono verso l’alto.
L’estremità del filo del secondario veniva collegata a
terra pesantemente. Occorre agganciare l’energia della
terra Yin (Ighina utilizza 7 serbatoi interrati con un
quintale di polvere d’alluminio ciascuna).
L’estremità del filo del secondario in alto veniva
agganciata all’aria, non serviva solo per scaricare
l’energia ma era un invito a uscire nei confronti
dell’energia eterica che circolava nel grosso filo di
rame (disgregatore).
E’ bene ricordare che Tesla non aveva alcuno strumento
per controllare l’effetto, se non il suo corpo.
Tesla avvertiva sulla sua persona “un’onda d’urto
particolare” ogni volta che c’era una scarica. Tale onda
d’urto passava anche attraverso il vetro o altri
schermi. Quindi egli modificava l’apparato al fine di
avvertire la massima “onda d’urto particolare”.
Successivamente si accorse che poteva amplificare le
scariche e “l’onda d’urto particolare”, aggiungendo un
insieme di spire di rame sopra il disgregatore.
L’insieme ricordava il trasformatore e veniva logico
chiamarlo con quel nome, ma Tesla si sforzava di
spiegare che era una cosa diversa con effetti
differenti. Così le spire che noi chiamiamo
“secondario”, egli le chiamava “circuito
moltiplicatore”.
L’introduzione del secondario permette di amplificare il
voltaggio, ma anche l’energia in gioco.
Ma da dove proviene l’energia in surplus
?
Una prima risposta potrebbe essere che nel piano eterico
non è rispettata la regola della fisica riguardo alla
conservazione dell’energia. Ma personalmente sono poco
propenso a questa ipotesi.
Nel 1890, dopo un periodo di intensa sperimentazione e
sviluppo del progetto, Tesla fece una scoperta più
sorprendente, quando mise un solenoide di rame con una
lunga singola spira vicino al suo disgregatore
magnetico.
La bobina, lunga circa 2 piedi (60 centimetri), non si
comportò come facevano i solidi tubi di rame e gli altri
oggetti. La sottile spira venne rivestita da un
involucro di scintille bianche. Ondulando dalla corona
di questa spira, c’erano dei flussi bianco-argentei
molto lunghi e simili a fluido, tenui scariche che
sembravano essere considerevolmente aumentate di
voltaggio. Questi effetti furono molto intensificati
quando la bobina a spirale fu messa all’interno del
cerchio del filo del disgregatore.
All’interno di questa “zona d’urto”, la bobina a
spirale fu circondata da un’esplosione, che rimaneva
attaccata alla sua superficie, e risaliva la bobina fino
alla sua estremità aperta. Sembrava come se l’onda
elettrica venisse effettivamente tirata dallo spazio
circostante per aggrapparsi alla superficie della
spirale, una strana preferenza attrattiva. L’onda
elettrica fluiva sulla bobina ad angoli retti rispetto
agli avvolgimenti, un effetto incredibile. La lunghezza
perpendicolare delle scariche che saltavano dalla corona
del solenoide era incomprensibile. Con la scarica del
disgregatore che saltava di un pollice (2,5 centimetri)
nel suo alloggiamento magnetico, le scariche bianche
tremolanti si innalzavano dal solenoide fino a una
lunghezza misurata di oltre 2 piedi (60centimetri).
Questa scarica eguagliava la lunghezza esatta della
bobina stessa! Era una trasformazione inaspettata e
sconosciuta….
…
Tesla
osservò inoltre che i fili di rame che avevano fatto da
disgregatore subivano una strana modificazione. Se
venivano immessi in olio per raffreddarli, cominciavano
a emanare una strana specie di gas in modo
perpendicolare alla superficie del cavo. Era come se i
cavi fossero una spugna che aveva immagazzinato gas e
ora lo rilasciava. A detta di Tesla il fenomeno era
piuttosto vistoso ed assolutamente inconfutabile.
L’apparato amplificatore ci permette di
creare uno strumento di misurazione dell’effetto,
utilizzando tensioni meno forti. Si tratterà di regolare
il circuito in modo che la scintilla avvenga con la
massima distanza. Qui abbiamo il circuito disgregatore
in rosso, che corrisponde al primario di un
trasformatore. In nero abbiamo il secondario che ha lo
scopo di asportare velocemente l’energia eterica
“spremuta” dal primario sovra-eccitato.
Va ricordato che la
tensione applicata al primario è di molto superiore a
quella che si potrebbe applicare normalmente se si
lavorasse in corrente continua.
Il
circuito primario pur ricevendo una tensione che lo
farebbe fondere se fosse corrente continua, resiste in
quanto tra un impulso e l’altro ha tempo di
raffreddarsi.
Va da sé che la frequenza degli impulsi deve essere
quella di risonanza del circuito, ma la durata
dell’impulso deve essere piccolissima come già spiegato.
Le variabili del primario sono: lunghezza
del solenoide del disgregatore, forma del disgregatore,
concavità, distanza tra spire, tipo e durata d’innesco,
il condensatore fisso.
Il condensatore vicino al generatore
serve ad alimentare un po’ il condensatore principale
durante la scarica. I solenoidi servono a creare delle
impedenze per mitigare i ritorni.
Ci sono due modalità di lavoro:
- Impulso
singolo nel quale si carica il
condensatore, si scollega, si chiude il circuito.
- Impulso
multiplo nel quale si invia un treno di
impulsi. Il condensatore deve essere continuamente
ricaricato. In questo caso ci sono due tipi di tempi
Tx durata del singolo impulso che deve essere
brevissima, Tr tempo di ripetizione o frequenza
d’impulso.
Prima di
continuare riporto qui le considerazioni fatte da
A. Lindemann
autore di alcuni libri su Tesla.
Da ora in avanti, desidero riferirmi a
questo fenomeno come “all’evento Elettro-Radiante” e
riassumere le sue caratteristiche come di seguito:
• L’Evento
Elettro-Radiante
è prodotto quando una
corrente continua ad alto voltaggio è scaricata
attraverso uno spinterometro e interrotta
improvvisamente prima che si possa verificare qualsiasi
rovesciamento di corrente.
• Questo effetto è
di gran lunga aumentato quando la sorgente di corrente
continua è un condensatore carico.
• L’Evento
Elettro-Radiante
abbandona i cavi e altri componenti del circuito
perpendicolarmente al flusso di corrente.
• L’Evento
Elettro-Radiante
produce un voltaggio spazialmente distribuito che può
essere migliaia di volte più alto del voltaggio della
scarica di scintille iniziale.
• Esso si propaga
istantaneamente come un “raggio simile a luce”,
longitudinale ed elettrostatico che si comporta in modo
simile ad un gas incomprimibile sotto pressione.
• Gli effetti
Elettro-Radianti sono caratterizzati esclusivamente
dalla durata dell’impulso e dalla caduta di voltaggio
nello spinterometro.
• Gli effetti
Elettro-Radianti penetrano tutti i materiali e creano
“risposte elettroniche” in metalli come rame e argento.
In questo caso “risposte elettroniche” significa che una
carica elettrica si creerà sulle superfici del rame
esposte alle emissioni Elettro-Radianti.
• Gli impulsi
Elettro-Radianti più brevi di 100 microsecondi sono
completamente sicuri da usare e non provocheranno shock
o danni.
• Gli impulsi Elettro-Radianti più brevi
di 100 nanosecondi sono freddi e causano facilmente
effetti luminosi nei globi in cui c’è il vuoto (vacuum
globes).
“L’Evento Elettro-Radiante” è
essenzialmente “il meccanismo di guadagno” che Tesla
scoprì essere alla base della sua Trasmittente
Moltiplicatrice. È il fondamento della sua
dichiarazione, secondo cui egli era capace di creare più
energia in uscita di quella che utilizzava in ingresso
per avviare il processo.
Capitolo
4
Edwin
Gray inventore di una macchina che produceva energia
Dalla fisica ricordiamo che l’elettricità
si può produrre in molti modi:
- Per sfregamento. (Le prime macchine elettrostatiche
sfruttavano questo metodo.)
- Per via chimica. (Pila di Volta)
- Per via magnetica (Dinamo alternatori)
- Per via termica. Se un estremo di un filo conduttore è
scaldato e l’altro estremo è raffreddato, nel conduttore
circola corrente.
- Per via fotoelettrica. (La luce stimola certi
materiali ad emettere elettroni)
- Per induzione elettrica. (Si usano delle cariche per
indurre la separazione di altre cariche in un corpo
neutro… poco noto e poco usato)
In base al principio alchemico “tutto si
assomiglia”; probabilmente l’energia eterica si può
ottenere in altrettanti modi.
Su Internet si trovano descritti molti fenomeni di “free energy”; a volte sono ben documentati con filmati. In
genere mancano di ripetibilità.
Mi spiego meglio, capita spesso che lo stesso individuo
riesce a riprodurli; ma appena un altro individuo tenta
di riprodurli per conto proprio autonomamente non ci
sono risultati. Questo fatto dà la certezza che stiamo
usando l’etere perché è solo esso che risente così tanto
dell’aspetto psichico dello sperimentatore.
Negli esprimenti con l’etere, bisogna
tener presente:
a) Lo stato mentale-emozionale dello
sperimentatore, infatti coinvolge il suo
eterico
che si mescola agli altri eteri.
b) La carica
eterica del posto dove opera, non tutti
i luoghi sono uguali, alcuni sono ricchi di Yang
(deserti caldi), altri di Yin ( ghiacciai) …
c) Gli oggetti
che formano l’apparato hanno un loro etere,
le lavorazioni e l’atteggiamento mentale con cui gli
oggetti sono stati realizzati influiscono. L’alchimia
prevedeva la purificazione di ogni singolo elemento.
(Possono essere permalosi ? Ah Ah !)
Il tutto è complicato dal fatto che
l’etere ha una gamma di frequenze vibratorie (“colori”)
enorme, solo una piccola parte delle sue frequenze
vibratorie (colori), si lasciano catturare con degli
apparati meccanici. Ricordiamo che, secondo le teorie
esoteriche delle varie scuole iniziatiche, il livello
eterico, per sua natura, domina dal di dentro i piani
successivi della materia; egli a sua volta è
probabilmente dominato dai sottostanti piani.
Attualmente si può pensare a tre diversi
tipi di modalità per produrre etere libero.
1°) Metodo Tesla originale, descritto sopra.
2°) Metodo a prevalenza di scintilla elaborato
indipendentemente da Edwin Gray e dai coniugi Paulo ed
Alessandra Correa
Il disegno di destra rappresenta
l’apparato di Edwin Gray si può schematizzare così:
Triodo
impulsatore di
Edwin Gray
Il
“Triodo impulsatore di Edwin Gray” apre e chiude il
circuito in maniera molto rapida, viene usato un triodo.
Entro ad una
ampolla sotto vuoto (o in atmosfera di idrogeno?), una
sbarretta di alluminio di opportuna resistenza,
raffigurata in rosso, crea una scintilla con un altro
elemento caricato negativamente.
Il condensatore in rosso è l’equivalente di quello
usato da tesla. “2 microfarad” e “4000 V DC”.
Una (o due) superficie di alluminio o acciaio inox
circonda la scintilla e raccoglie l’etere separato,
l’etere raccolto viene mandato a terra attraverso un
solenoide aereo, un condensatore e una pila.
Questo permette all’etere della terra di risalire e
fondersi col nuovo etere appena prodotto,
moltiplicandolo o semplicemente forse serve a
richiamarlo in modo che sia invitato ad uscire dal
triodo (idea personale).
Infine un circuito secondario preleva energia
realizzando un trasformatore aria aria.
Edwin Gray diede ampie dimostrazioni pubbliche di
grandi quantità di energia ricavabili. Venne bloccato
dalla magistratura mentre stava realizzando un’auto che
andava senza benzina.
Simile è il generatore dei coniugi Correa, in grado di
produrre molta più energia di quanto serve per
alimentarlo.
3°) Metodo a prevalenza di campo magnetico. Sono da
annoverare tra questi il motore John Bedini di Kohei
Minato e il generatore di monopoli di
Pier Luigi Ighina.
Il motore John Bedini consiste in una
batteria al piombo che alimenta un piccolo motore a CC,
il quale fa ruotare una specie di dinamo magnetica;
questa fornisce energia ad un dispositivo elettronico
che invia impulsi sincronizzati indietro verso i
terminali della batteria per la ricarica.
Il
motore fa girare il volano e dei magneti permanenti, le
bobine sono fisse, e generano corrente che
opportunamente raddrizzata va ad alimentare la batteria
di destra e quando sta per scaricarsi alimenta la
batteria di sinistra.
Il 26 aprile 2000, il consulente e
ricercatore sull’elettromagnetismo Thomas Bea-den,
tenente colonnello a riposo, ha rilasciato un articolo,
“‘Spiegazioni sulla Formazione di Resistenza Negativa
nelle Batterie di John Bedini”, disponibile nel sito web
di Sightings:
www.sightings.com/generaUresistors.htm.
È preceduto da una
lettera datata 27 aprile di John Bedini a Jeff Rense,
conduttore del programma radiofonico Sightings. Bedini
spiega perché Bearden ha scritto l’articolo: “È perché
ho aiutato una bambina di 10 anni a vincere ogni premio
scientifico in Coeur d’Alene…tutti i primi posti più un
premio speciale in scienza con uno dei miei motori.
“Il motore funzionò
per quattro giorni, senza fermarsi, a 4.000 giri al
minuto. Azionò anche un generatore che produsse energia
per tutto il tempo.
“Gli insegnanti di
scienza impazzirono a questa dimostrazione, e vollero
sapere come funzionava.
Esso sta funzionando
in base ai principi elettromagnetici che lo scienziato
serbo Nikola Tesla scoprì prima del 1900 nei suoi
esperimenti a Colorado Spring. Sta funzionando per il
fatto che il vuoto – il “vuoto” puro e semplice, per
intenderci è pieno di fiumi e oceani di energia in
subbuglio, proprio come precisò Nikola Tesla.
Per attingere da
questa tensione l’enorme energia che vi è racchiusa,
tutto ciò che occorre fare è di romperla con precisione
e catturare le oscillazioni del vuoto che ne risultano.
Il modo migliore per farlo è di colpire qualcosa di
risonante che è racchiuso nel vuoto, poi catturare la
tensione risonante del ronzio del vuoto stesso.
(?…Certo non è di facile comprensione! Nota
personale)
In altre parole, possiamo far risuonare
qualcosa alla sua frequenza di risonanza e, se questo
qualcosa è racchiuso nel vuoto, possiamo spillare la
risonanza nella tensione del vuoto, senza attingere
l’energia direttamente dal sistema integrato che
facciamo risuonare nell’oscillazione.
(Qui è un po’ più chiaro e ammette sostanzialmente che
il vuoto sottoposto a vibrazione risponda con una sua
modificazione, forse nel tentativo di riportare
l’equilibrio, la risposta non può che essere sfasata nel
tempo rispetto alla causa che l’ha determinata.
Probabilmente è questo sfasamento temporale che viene
sfruttato per catturare la risposta vibratoria del
vuoto)
Per iniziare, avremo bisogno di un grosso
accumulatore per portare un sacco di ioni caricati nel
sistema in cui desideriamo innescare l’oscillazione.
Abbiamo bisogno di qualcosa che abbia una grande
capacità e che contenga anche parecchi ioni. Una normale
batteria riempita con elettrolita si presta bene.
Anche se non è una
cosa risaputa, di solito una normale batteria al piombo
ha una frequenza di risonanza ionica tra 1 e 6 MHz.
Tutto ciò che dobbiamo fare è scuotere e
fare oscillare gli ioni nell’elettrolita alla loro
frequenza di risonanza e calcolare correttamente il
nostro potenziale di “innesco” e la corrente di
“travaso”. Se continuiamo poi ad aggiungere potenziale
per attivare il sistema, possiamo prendere tutto quel
“potenziale” per trasformarlo in “elettricità
free-energy”.
Sembra
semplice, ma in realtà la messa a punto di questo
generatore è delicata, perché si basa su sulla risonanza
delle pulsazioni della batteria, sulla risonanza del
sistema rotante, su quella dell’energia eterica del
posto, e dell’energia eterica dell’operatore. Comunque
varianti di questo generatore sono stati realizzati con
successo da distinti operatori.
Motore di Kohei Minato
Un motore elettrico
che utilizza magneti permanenti per produrre energia é
l’incredibile novità di un inventore sulla quale gli
investitori stanno sbavando…
Quando ricevemmo per
la prima volta una telefonata da una collega eccitata
che aveva appena visto l’invenzione più incredibile, un
motore magnetico che quasi non consumava energia
elettrica, fummo così scettici che declinammo l’invito
per andare a vederlo. Pensammo che se la tecnologia era
così buona come mai non c’erano ancora dei clienti ?
Ci dimenticammo
dell’invito e dell’azienda per diversi mesi fino a
quando il nostro amico ci richiamò.
‘Va bene,” disse.
“Hanno appena venduto 40.000 pezzi ad una delle maggiori
catene di grandi magazzini. Verrete a vederlo ora?”
In
Giappone nessuno paga per 40.000 ventilatori senza
essere ragionevolmente sicuro che siano funzionanti.
(Marzo 2004)
Il
motore è formato da un cilindro su cui ci sono due forti
calamite permanenti, due solenoidi vengono usati come
elettromagneti che spingono con impulsi brevi ma
sincronizzati i due magneti permanenti, l’angolo di
spinta è critico. Questo motore non produce più energia
di quanta ne consuma, ma ha un rendimento incredibile.
Questi due progetti sfruttano la cattura
dell’etere mediante un solenoide, in comune hanno il
fatto che ci deve essere una elevata rotazione e quindi
si lavora con impulsi rapidissimi.
Capitolo
5
L’astrofisico russo prof. Nikolaj A. Kozyrev
Voglio
qui ricordare
la
sensazionale prova scientifica che tutta la materia
fisica è formata da un “etere” di energia invisibile e
cosciente. Tale idea risale almeno agli anni ’50. Il
rinomato astrofisico russo prof. Nikolaj A. Kozyrev
(1908-1983)
ha dimostrato senza ombra di dubbio
che una simile sorgente di energia deve esistere; e il
risultato di ciò fu che egli divenne una delle figure
più controverse nella storia della comunità scientifica
russa.
L’opera
di Kozyrev sostiene, con grande rigore, che noi siamo in
grado di visualizzare tutti gli oggetti fisici della
materia dell’Universo
come se essi fossero spugne immerse nell’acqua. In tutte
queste analogie, dovremmo considerare le spugne come se
fossero rimaste immerse nel liquido per tutto il tempo
sufficiente affinché arrivassero ad essere sature.
Tenendo presente questo, ci sono adesso due cose che
possiamo fare con le spugne imbevute: possiamo
decrementare il volume dell’acqua che esse contengono
oppure incrementarlo, per mezzo di alcune procedure
meccaniche molto semplici.
Vediamo ora come viene spiegata la
procedura di prelevo dell’energia secondo questo autore.
1. decrementare:
se una spugna
imbevuta viene strizzata, raffreddata o ruotata, parte
dell’acqua che essa contiene verrà rilasciata nelle
vicinanze, diminuendo la sua massa. lasciando riposare
la spugna subito dopo, la pressione dei milioni di
piccoli pori viene alleggerita, portandola a poter
nuovamente assorbire altra acqua e ad espandersi
nuovamente entro la sua normale massa a riposo.
2. incrementare:
possiamo anche pompare più acqua nella
spugna in posizione di riposo, scaldandola (facendola
vibrare), portando così i pori ad espandersi più della
loro normale capacità ricettiva. In questo caso, dopo
aver rilevato la pressione aggiunta, la spugna rilascerà
naturalmente l’acqua in eccesso e si ritrarrà di nuovo
alla sua massa a riposo.
Anche se potrebbe apparire impossibile
alla maggior parte delle persone, Kozyrev ha dimostrato
che scuotendo, facendo girare, riscaldando,
raffreddando, facendo vibrare o rompendo oggetti fisici,
il loro peso può essere incrementato o decrementato di
piccole ma significative unità. E questo è solo uno
degli aspetti del suo eccezionale lavoro.
Se torniamo alla precedente analogia,
possiamo affermare che la materia si comporta come una
spugna immersa nell’acqua.
Se facciamo qualcosa che disturba la struttura della
spugna, come strizzarla, ruotarla o scuoterla,
essa rilascerà parte dell’acqua raccolta
nell’ambiente circostante, inoltre se prima l’avevamo
soprasatura di acqua, la quantità che ne uscirà sarà
maggiore.
Infine se si fa ruotare l’oggetto l’effetto sarà
maggiore, perché la rotazione crea un “ibrido temporale”
cioè i ponti di un disco in rotazione “stazionano” in
tempi differenti a seconda della loro velocità.
http://digilander.libero.it/kems/
Negli anni, tutti i seguenti processi
sono stati scoperti allo scopo di creare in laboratorio
un “flusso di tempo”
di onde torsionali,
dovute allo scompiglio da esse creato nei confronti
della materia in queste forme:
* la deformazione di un oggetto fisico;
* l’incontro di un ostacolo da parte di un getto d’aria;
* il riempimento con sabbia di una clessidra;
* l’assorbimento di luce;
* l’attrito;
* la combustione;
* l’azione di un osservatore, come il movimento della
testa;
* il riscaldamento o raffreddamento di un oggetto;
* transizioni di fase nelle sostanze (da ghiacciato a
liquido, da liquido a vapore ecc.);
* scioglimento e mescolamento di sostanze;
* la morte delle piante per appassimento;
* radiazioni non-luminose da oggetti astronomici;
* improvvisi
cambiamenti di coscienza nell’individui
A parte la problematica ultima voce
riguardante la coscienza umana, possiamo vedere
facilmente come ogni processo “disturbi” in qualche modo
la materia, provocando così il rilascio o l’assorbimento
di una certa quantità della sua “acqua eterica”, la qual
cosa si adatta perfettamente alla nostra analogia della
spugna. Ancor più importante è il fatto che una forte
energia emozionale potrebbe causare una reazione a
distanza misurabile, cosa che è stata ripetutamente
provata non solo da Kozyrev ma anche da molti altri;
tutto ciò porta sotto i riflettori i nostri concetti di
fenomeni fisici e di consapevolezza. Tali concetti hanno
fatto ancor più notizia dopo l’attacco terroristico agli
Stati Uniti dell’11 settembre 2001, nel momento in cui
Dean Radin e il suo team dell’Institute of Noetic
Sciences sono stati in grado di misurare un tremendo
mutamento nel comportamento di un certo numero di
generatori computerizzati nei periodi immediatamente
precedente e successivo rispetto all’attacco:
Figura 1.4. Dati
forniti da Radin / INS che misurano un mutamento nella
coscienza di massa l’11 settembre 2001
Ritornando alla più confortevole area della materia
fisica, il lavoro di Kozyrev ha dimostrato che l’etere,
che lui chiama i “campi torsionali”, può essere
assorbito, schermato e qualche volta riflesso.
Per esempio, lo
zucchero
può assorbire,
una pellicola di
polietilene può schermare,
e altre forme di
alluminio o specchi possono riflettere.
Kozyrev scoprì che in presenza di simili flussi di
energia, oggetti rigidi e non-elastici potevano
manifestare cambiamento di peso, mentre oggetti
flessibili ed elastici potevano mostrare cambi nella
loro elasticità/viscosità.
Kozyrev mostrò anche che il peso di una trottola cambiava in caso di
vibrazioni, riscaldamento, raffreddamento o di corrente
elettrica fatta passare attraverso di essa. Come
possiamo osservare, tutti i precedenti comportamenti si
adattano perfettamente alla nostra analogia della
materia come spugna che rilascia o assorbe piccoli
quantitativi di “acqua energetica”.
Uno dei più importanti rilevatori di
energia “time-flow” usati da Kozyrev è la “bilancia di
torsione”, ossia un giogo di bilancia in grado di
ruotare liberamente se sospeso ad un filo. Come
descritto nella prima pubblicazione di Kozyrev dell’anno
1971, la bilancia di torsione non possiede eguale
bilanciamento in entrambi i lati, infatti un’estremità
del giogo pesa 10 grammi e l’altra solo uno.
Kozyrev sospese questo giogo ad un filo di capron di 50
micrometri di diametro e 5-10 cm di lunghezza. La corda
era attaccata molto più vicino all’estremità più pesante
del filo che a quella più leggera, in maniera tale da
consentire al giogo di rimanere in una perfetta
posizione orizzontale nonostante la gravità.
Questo posizionamento creava anche una maggiore tensione
al giogo, permettendogli di muoversi liberamente.
L’estremità più leggera del giogo era collegata ad un
indice, cosicché Kozyrev poteva misurare su un
goniometro di quanti gradi il giogo si sarebbe mosso
volta per volta.
Per evitare di essere influenzato dall’atmosfera,
l’intero sistema era avvolto in una calotta di vetro cui
tutta l’aria era stata eliminata per creare un vacuum.
Ancora, Kozyrev circondò la calotta con una rete di
metallo (simile alla gabbia di Faraday) allo scopo di
eliminare tutte le interferenze elettromagnetiche. E,
quel che più conta,
la sommità del filamento, cui la bilancia era appesa, era fatta vibrare
meccanicamente da una fonte elettromagnetica.
Fig.: “bilancia di torsione”
L’esperimento non era ritenuto valido
qualora il giogo non fosse rimasto perfettamente
immobile anche in presenza di extra-vibrazioni alla
sommità del filo. Comunque, queste extra-vibrazioni che
scuotevano a tratti la sommità del filo causavano una
aumentata sensibilità alle vibrazioni esterne che si
sarebbe riverberata nell’intero oggetto. Siamo allora in
presenza di un disuguale set di pesi accuratamente
sospesi ad un sottile filo in modo da rimanere
orizzontali, che crea un sistema in grado di grande
tensione, pronto a muoversi al minimo tocco. E’ qualcosa
di simile alla potenza sprigionata da una leva che
permette ad un uomo di sollevare la propria automobile
con il semplice movimento del cric. Perciò, se a questo
si aggiunge anche la tensione delle vibrazioni che si
irradiano su e giù per il filo e nella bilancia stessa,
si ottengono tutti gli ingredienti necessari a rendere
il rilevatore estremamente sensibile alla pressione dal
tocco leggero delle onde di torsione, tanto da poterne
poi misurare l’effetto. Questo è uno dei modi più
ingegnosi per catturare e rilevare queste forze. (Come
altro esempio, si poteva mettere in moto un giroscopio
in moto e quindi appeso ad una corda fatta vibrare).
Sotto alcuni aspetti questa
extra-sensibilità si comporta nello stesso modo di un
tavolo da hockey ad aria, in cui una superficie piatta e
rettangolare viene bucherellata con diversi fori che
fanno passare l’aria verso sopra. La partita viene
giocata con un disco leggero e piatto che è colpito
avanti e indietro da due giocatori. Se l’aria scorre
attraverso il tavolo (come l’asimmetria della bilancia e
le extra-vibrazioni sul filo negli esperimenti di
Kozyrev), in tal caso la gravità del disco è
neutralizzata da una forza superiore, che crea un
equilibrio più delicato fra le due (forze). Il disco può
rimanere perfettamente immobile una volta lasciato solo
ma, se si introduce nel sistema nuova energia colpendo
il disco quando l’aria è in movimento, allora il disco
si sposterà molto velocemente e con il minimo sforzo. Se
invece l’aria non circola, il disco si muove molto più
lentamente e richiede molta più forza per essere messo
in azione.
Accade nello stesso modo con i rilevatori
di Kozyrev. Se non si include l’energia
extra-vibrazionale, ci vorrà molta fortuna per poter
osservare una reazione, in quanto la “spinta” delle onde
di torsione non è sufficiente a muovere un oggetto
stazionario. Molti scienziati che hanno tentato di
ripetere gli esperimenti di Kozyrev spesso non vi sono
riusciti, e ciò perché essi non consideravano importanti
le extra-vibrazioni. Certamente non è possibile rilevare
le onde di torsione con un pendolo se questo non è
asimmetrico e/o se non si introducono vibrazioni alla
sommità del filo. Un altro modo per visualizzare questo
effetto può essere considerata la nostra analogia
esposta nel prologo, nella quale la differenza fra una
goccia d’acqua allocata in un metallo freddo viene
opposta a quella goccia allocata in una padella calda.
Le vibrazioni del metallo della padella faranno
schizzare l’acqua attorno al tegame, divenendo parecchio
sensibili ai più lievi cambi di pressione da ogni
direzione.
Per i lettori più inclini alla
spiritualità, è interessante notare che le dottrine
degli Iniziati hanno sempre fatto riferimento al bisogno
di “aumentare le proprie vibrazioni” per migliaia di
anni se si vuole divenire capaci di percepire
l’invisibile energia dell’universo. Come abbiamo
dimostrato in alcuni dei nostri laboratori, in un arco
di tempo relativamente breve un umano può essere portato
a rispondere alla lieve pressione delle onde di torsione
nella propria ”aura” attraverso il tocco. Con i più
profondi addestramenti, come quelli descritti nelle
opere di Rudolph Steiner o Carlos Castaneda, il campo
energetico umano può essere alla fine visualizzato.
fonte: stazioneceleste.it -
divinecosmos.com
Possibile applicazione della “teoria
radiante” partita da Tesla sulla fusione fredda.
L’E-Cat di Rossi è avvolto dal mistero.
Tutti si aspettano un catalizzatore, ma forse non
esiste. Dopo le ultime indiscrezioni emerse dalla
Defkalion, si potrebbe fare la seguente ipotesi:
La cella del tipo E-Cat è composta da
1° un cilindro in acciaio inox riempito di polvere di
nichel di granulometria intorno al micron, con forse
mescolata anche della nanopolvere.
2° una barretta di tungsteno è posta al centro del
cilindro sostenuta da due supporti ad alto isolamento
elettrico, per esempio della ceramica.
3° il cilindro di acciaio è avvolto all’esterno da un
riscaldatore, costituito da una resistenza elettrica, in
grado di portare la temperatura ad almeno 500°C
4° dentro al cilindro oltre al nichel c’è
l’idrogeno a pressione di 5 atmosfere (dati Defkalion,
quello di Rossi arriva anche a 200 atmosfere, forse).
Procedura in fasi.
a) Fase iniziale si porta a 500°C la polvere di nichel
sotto vuoto per eliminare impurità, (usando il
riscaldatore esterno) vapore d’acqua…
b) Si introduce idrogeno a 5 atmosfere, poi mediante
impulsi elettrici ad alta intensità inviati
all’estremità della barretta di tungsteno lo si rende
incandescente, in modo che a 3000°C l’H2
venga scisso in H
c) A questo punto dovrebbe cominciare ad
esserci la produzione di calore. Si spegne il
riscaldatore esterno e si mandano impulsi rapidi
ma intensi
(questa
volta non ad alta tensione ma a massima corrente
impulsata) vedi teoria del disgregatore..
d) La temperatura viene stabilizzata e
controllata regolando il numero di impulsi a massima
corrente inviati al tungsteno
Forse potrebbe esserci anche una tensione
continua tra la barretta di nichel e il cilindro.
Barretta di tungsteno positiva e superficie cilindrica
negativa. In tal modo la polvere di nichel risulterebbe
percorsa da corrente.
Considerazioni
- La polvere di nichel MOLTO
probabilmente è mescolata a polvere di ferro o altro
allo scopo di evitare la sinterizzazione. Può essere
anche che venga aggiunta qualche polvere tipo rame,
zinco in quanto aumenta il rendimento. La polvere
introdotta potrebbe essere anche di granulometria
opportuna, e potrebbero esserci elementi che facilitano
la disgregazione dell’H2 in H a temperature inferiori ai
3000° del tungsteno.
- Il funzionamento dell’apparato che va contro tutte le
conoscenze attuali potrebbe trovare la sua spiegazione
proprio “nell’evento
Elettro-Radiante”. Il tungsteno sarebbe l’apparato
DISGREGATORE (primario) descritto da
Tesla, mentre la polvere sarebbe l’apparato
“assorbitore” per dirla alla Tesla (secondario).
Ho un dubbio: le barretta di tungsteno forse è
affiancata da una comune candela da auto che anche per
mezzo della scintilla che crea la separazione dell’ H2
in H.
In alternativa ci potrebbe essere una piccola zona della
barretta di Tungsteno con diametro opportunamente
ridotto. In tal caso quando la barretta è sottoposta a
iper-corrente a impulsi, quella….
…..zona diventa incandescente a 3000° e
questo, come sappiamo, è sufficiente a trasformare l’H2
in H.
- Infine è probabile che tra la barra di
tungsteno e il cilindrico metallico esterno venga fatta
transitare una corrente elettrica, in modo che la
polvere di nichel sia attraversata da corrente.
- In effetti Celani e molti altri Vettore del forum
compreso hanno notato che il fenomeno
dell’adsorbimento dell’idrogeno in un metallo tipo,
nichel, ferro o altro, viene facilitato se è
attraversato da corrente.
Io ho provato, a ripetere l’esperimento
descritto da Vettore nel forum. Lo descrivo brevemente
Vettore riscaldava il nichel con un filo di ferro
avvolto a spirale, che era immerso in atmosfera di
idrogeno 1 bar.
Il riscaldamento veniva pilotato da un controllo pulsato
in continua, in modo da avere una data corrente, con il
fine ultimo di avere una prefissata temperatura costante
nel nichel.
Vettore si è accorto che il filo di ferro (mi sembra da
1 mm) abbisognava di sempre maggiore tensione per avere
la stessa corrente. In più, forse per un caso, il
circuito del solenoide del ferro finiva con entrare in
una sorta di “risonanza” con la frequenza impulsiva.
Vettore parla di un fischio che si sentiva distintamente
a orecchio. Ad
un certo punto improvvisamente il filo di ferro è
passato dal rosso al bianco emanando un grande bagliore
per alcuni istanti. Tanto che si è
spaventato. Si è fuso tutto, il ferro ha perfino
gocciolato!
Ho provato a far attraversare il filo di ferro comune,
da corrente in atmosfera di idrogeno, ed in effetti la
resistenza del filo cambia progressivamente. Il fenomeno
del cambiamento della resistenza è noto nella fisica
classica, anzi viene sfruttato per misurare
l’adsorbimento dell’idrogeno nel metallo. Quello che
esula dalle conoscenze attuali è la risonanza e
l’incredibile bagliore.
Così, a naso, penso che il reattore E-Cat dell’ing. A.
Rossi & del prof. Focardi, funzioni con la struttura 4°
cioè senza scintilla interna ma solo calore a 3000° per
la rottura dell’H2.
Quello della Defckalion invece è uno sviluppo successivo
loro, e contiene anche una candela tipo automobile che
crea una scintilla per dissociare l’H2. Poi però ci sarà
anche la barretta di metallo che dato che non deve
raggiungere i 3000° potrebbe non necessariamente essere
di tungsteno. Di sicuro però dovrà essere sovra-eccitato
impulsivamente come detto nella teoria.
I forum più rilevanti sull’argomento:
http://www.energeticambiente.it/
http://22passi.blogspot.it/
Per
scaricare il libro free sull’argomento, fusione fredda: http://www.scribd.com/doc/82594693/E-Cat-Inizio-Di-Una-Unuova-Era-Teorie
Tratto
da: gradientitemporali.wordpress.com
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