L’energia null’altro e’ che una
“variazione della curvatura dello spazio”, esattamente come
la massa. Al centro di questa “curvatura” vi e’ un micro
buco nero, sul bordo del quale si formano le particelle sub
atomiche e successivamente gli Atomi. L’energia variando la
curvatura dello spazio, genera le cosiddette “particelle
subAtomiche” e quindi gli Atomi. Ma quello che si deve
ammettere e’ che l’atomo
“e’ bucato” cioe’ contiene nel
suo centro un buco nero
sul bordo del quale girano gli elettroni e protoni e tante
altre “cose”.
FORME di ENERGIA GEOMETRICA su AMPIA SCALA -
By David Wilcock
Abbiamo ora
visto l’esistenza di forze a livello quantico che producono
strutture geometriche, e che permettono a gruppi di atomi di
unirsi insieme in interi più grandi dove la loro identità
individuale non è più percepibile. Grazie alle scoperte di
Rod Johnson e altri, per spiegare l’esistenza di queste
forze ora disponiamo di un modello quantico unificato che
ingloba tutti quegli argomenti apparentemente scollegati di
cui allo stato attuale si conosce l’esistenza nella teoria
dei quanti, come il significato della costante di Plank. In
questo capitolo il nostro obiettivo sarà di dimostrare che
in un modello eterico veramente Unificato, queste formazioni
energetiche continueranno ad esibire la stessa struttura e
la stesso comportamento a tutti i livelli di grandezza.
Inizieremo la nostra esposizione guardando alla ricerca del
dr. Massimo Teodorani e associati sul ricorrente fenomeno
delle formazioni di “Plasma Termico” a Hessdalen, in
Norvegia. Ci muoveremo poi a rivedere le informazioni
riguardo la griglia geometrica di energia di onde di
torsione della Terra, argomento del quale abbiamo in gran
parte parlato nel capitolo 11 del nostro precedente libro.
5.1 - FORMAZIONI DI PLASMA SULLA TERRA
Il 17
Novembre 2001, la ricercatrice e stimata speaker radiofonica
Linda Moulton Howe ha pubblicato un articolo in esclusiva
sulle ricerca del dr. Massimo Teodorani e associati
riguardante le formazioni anomale di plasma che sono state
osservate nella valle di Hessdalen, in Norvegia. La Howe
scrisse che nel corso dell’ultima decade, molti testimoni
oculari hanno osservato e riferito:
…luci
pulsanti e tremolanti che cambiano forma. Un paio di volte
negli anni ’90, gli ingegneri Norvegesi hanno investigato
sulle luci. Ma la ricerca è diventata più seria lo scorso
Agosto 2001 quando alcuni astrofisici italiani si sono uniti
si sono uniti agli ingegneri norvegesi in uno studio
congiunto con radar, fotografie, videocassette e
spettroscopi. I risultati possono essere suddivisi in due
categorie: il 95% sono plasma termici e il 5% sono oggetti
solidi non identificati. I plasma emettono frequenze radio
ad onda lunga e, stranamente, la loro temperatura non varia
al variare di grandezza e luminosità.
La Howe,
poi, va avanti a citare dal sommario della ricerca di
Teodorani et al.:
1.
La maggior parte del fenomeno luminoso è
plasma termico;
2.
I globi di luce non sono singoli oggetti ma
sono costituiti di molti piccoli componenti che vibrano
intorno ad un baricentro comune;
3.
I globi di luce sono in grado di espellere
globi di luce più piccoli;
4.
I globi di luce cambiano forma in
continuazione;
5.
Il crescere di luminosità dei globi di luce è
dovuto [solo] all’incremento dell’area radiante. Ma la
causa, e il meccanismo fisico, per il quale viene emessa
tale radiazione è tuttora sconosciuta.
Come
possiamo vedere da questa lista, abbiamo una formazione che
possiede certe caratteristiche in comune con i microcluster,
cioè abbiamo una serie di “molti piccoli componenti” di
campi energetici sferici (come gli atomi di un microcluster)
che “stanno vibrando intorno ad un baricentro comune”.
Secondo il dr. Erling Strand, queste formazioni plasmatiche
possono rimanere visibili anche fino a due ore, cosa che li
rende decisamente diversi dai fenomeni di breve durata delle
palle luminose. Come il dr. Teodorani riporta,
…quando
rielaboriamo i dati vediamo che molti piccoli globi di luce
vibrano intorno ad un baricentro comune. Quindi si tratta di
qualcosa come una forza centrale che espelle dei globi,
oppure di mini-globi che girano intorno al corpo centrale.
E’ piuttosto complicato.
La prossima
citazione stabilisce un fatto non osservato nella ricerca di
Dmitriev ed altri, sulle formazioni naturali di luce
spontanea, ma che si accorda perfettamente con l’idea che
queste formazioni di plasma possono comportarsi secondo gli
stessi principi geometrici fondamentali dei microcluster,
anche se ad un ordine di grande maggiore. In questo
estratto abbrevieremo Teodorani con “MT:” e Linda Moulton
Howe con “LMH:”, con grassetti aggiunti:
MT: E
abbiamo anche osservato durante la fase di analisi che
questi plasma sono in grado di assumere svariate forme.
Talvolta anche geometriche.
LMH: Anche
forme geometriche ?
MT: Si. Talvolta anche geometriche.
Non
ne conosciamo ancora la ragione, ma abbiamo visto
qualcosa che era simile ad un rettangolo. Essa ha
immediatamente cambiato forma da un plasma amorfo in un
rettangolo. E’ accaduto in modo transitorio e
l’abbiamo visto ed è nel mio documento,
EMBLA 2001: The Optical Mission. (La Missione
Ottica)
LMH: Così
stavate osservando qualcosa come una sfera di plasma e
improvvisamente si è trasformata in un rettangolo?
MT:
Esattamente. Inizialmente abbiamo pensato che fosse una
sorta di effetto strumentale dovuto alla videocamera. Ma poi
abbiamo comparato la foto di questo stesso fenomeno con il
video, abbiamo visto che erano la stessa cosa, cioè un
plasma, a dispetto di quella forma geometrica, poiché
possiamo eseguire determinate analisi studiando la
distribuzione della luce, ed anche eseguendo le
spettroscopie. Vediamo che questo è un plasma. Quindi è
strano: un fenomeno plasmatico che possiamo descrivere ma di
cui ancora non possiamo dire quale sia la principale ragione
che lo causa.
LMH: Ed è
corretto dire che nessuno di voi o qualsiasi altro
astrofisico ha mai documentato questo tipo di interazione e
trasformazione plasmatica prima d’ora ?
MT: No… So
che alcuni astrofisici hanno osservato il fenomeno luminoso
come globi di luce amorfi, è la prima volta che lo
osserviamo quest’anno.
LMH: E
perché avete concluso nei vostri documenti scientifici che
questi sono plasma termici ?
MT: Perché
se eseguo una spettroscopia e inserisco lo spettro in una
lunghezza d’onda di flusso, quello spettro assomiglia alla
tipica curva di Max Planck, che è tipica di un cocktail di
ioni ed elettroni.
Questo parla molto chiaro. E possiamo
anche misurare la temperatura e
la temperatura in quel caso era poco più alta della
temperatura del sole; 6.500 gradi Kelvin.
Nell’articolo online della Howe è riportata la fotografia
di questa formazione, ed è visibile una chiara forma
geometrica; ricordate che è stata ripresa sia su pellicola
fotografica convenzionale sia su videotape. Nell’intervista
da qui in avanti il dr. Teodorani ci racconta che questi
plasma possono cambiare improvvisamente dimensione
senza alcuna variazione nella loro temperatura rilevata,
cosa che è certamente un’anomalia dal punto di vista della
fisica convenzionale. Nel nostro modello, vediamo che
come le dimensioni del plasma si riducono, l’energia
mancante si posiziona in una densità di energia eterica più
alta. E’ per questa ragione che la temperatura del
plasma non varia; parte del plasma è semplicemente uscita
dalla nostra densità eterica della materia.
Tuttavia può essere ancora rilevata da alcuni
strumenti come il radar, solamente non dai nostri organi
sensoriali.
Inoltre, il
prof. Erling Strand associato di Teodorani ha fotografato
circa 34 tracce radio di fenomeni di plasma che si
alternavano tra visibilità e invisibilità. Un radar
avrebbe indicato posizione e velocità del plasma, ma
l’occhio nudo non poteva rilevarne la presenza, e i passaggi
tra visibilità e invisibilità erano pressoché istantanei.
Questo cambio improvviso di visibilità aggiunge alla prova
il fatto che l’energia del plasma si sposta ad una densità
più alta di energia eterica quando diventa invisibile. Una
prova preliminare indica che il plasma scende
improvvisamente a 100° Kelvin o meno quando scompare, il
tutto può accadere in meno di un secondo [6]. Tali cambi
repentini di temperatura ovviamente non obbediscono alle
regole della termodinamica convenzionale: il plasma “un
minuto c’è e quello dopo non c’è più”.
Figura 5.1 – Una foto
ingrandita di una formazione plasmatica rettangolare
dopo la trasformazione da una
sfera, così come la corrispondente funzione 3-D a
distribuzione di punti
che si usa per ottenere
simultaneamente l’intensità del picco e la dimensione
apparente, in pixels, del soggetto.
Data 18 Agosto 2001. Immagine
elaborata da M. Teodorani.
Nella sua
intervista al sig. Teodorani, Linda Moulton Howe aggiunge un
ulteriore supporto alla connessione tra le sfere di plasma,
l’invisibilità e le strutture geometriche, come riporta
nella sua stessa esperienza in Inghilterra con una
formazione di plasma che era visibile solo attraverso un
apparecchio a infrarossi:
LMH: Ed è
così evidente con almeno dodici anni di resoconti di
testimoni oculari in Inghilterra, compresa la sottoscritta,
nei quali attraverso un apparecchio ad infrarossi ho
potuto osservare quello che sembrava un ovale di luce che
cambiava in un quadrato di luce pulsante. L’ho visto insieme
ad altre persone e lo potevamo vedere solo
attraverso gli infrarossi; non si vedeva ad occhio nudo.
(grassetto aggiunto)
Come
riportato nel capitolo 11 del libro di Richard Pasichnyk,
The Vital Vastness, Volume One (La vastità della Vita,
Volume Uno), tali formazioni di plasma sono quasi
sempre associate con alcune forme di attività geofisica
amplificata. Uno dei più anomali singoli eventi di
questo tipo è stato riportato il 30 Novembre 1930 a Tango,
in Giappone, e abbiamo aggiunto una nota dopo la prima
frase:
C’era un
cielo chiaro senza nuvole quando è comparso uno strano
arcobaleno, che ha catalizzato l’attenzione. [Nota:
quest’arcobaleno pare fosse causato da una distorsione
locale del campo di energia eterica in quell’area, per cui
la luce visibile si rifrangeva in uno spettro]. Essendo
fuori stagione e diverso da qualunque cosa vista prima, quel
fatto unico si impresse bene nella memoria di molti. Quando
la mattina è poi avanzata, con esso è arrivato anche il
rombo e il tremore del suolo. Negli occhi di facce
esterrefatte si potevano vedere i riflessi di luci
lampeggianti, fiammate blu e ultimi bagliori simili
all’aurora, che dipingevano i cieli. Laddove il suolo ha
tremato di più, sono apparsi sconcertanti raggi
brillanti, palle di fuoco, luci a forma di imbuto e colonne
luminose mobili. Verso il Tempio Manpukuzi, si è vista
una fila dritta di radiose masse rotonde che ruotavano con
considerevole splendore.
(grassetto aggiunto)
Tali eventi
non sono così rari come molte persone possono credere;
semplicemente non sono raccolti e riportati con lo stesso
grado di presentazione imparziale che è tipica delle forme
convenzionali dei dati scientifici. Sia Pasichnyk sia il dr
.Aleskey Dmitriev citano studi che indicano incrementi
significativi nel numero di segnalazioni di avvistamenti UFO
durante periodi di intensa attività geofisica. Pasichnyk
segnala un libro del 1977 di M.A. Persinger e G.F.Lefreneire
che misero in un grafico una combinazione di terremoti e
segnalazioni UFO su carte geografiche degli USA tra il 1820
e il 1971, e si nota che entrambi i fenomeni “coincidono
piuttosto bene” nelle stesse aree e negli stessi periodi.
[9]
Quindi, una
prova chiara punta al fatto che questi plasma energetici
sono emanati direttamente dal centro della Terra, come nel
caso di un terremoto, e sono quindi composti dello
stesso materiale di cui è composto il centro della Terra.
Così, condividiamo l’affermazione di Pasichnyk che il
centro della Terra è composto della stessa forma di plasma
energetico che vediamo nel Sole: il che spiegherebbe
perché le misurazioni di Teodorani e altri mostravano che il
plasma aveva la stessa temperatura della superficie del
Sole.
Nei prossimi
due capitoli, presenteremo prova che i pianeti sono in
realtà materia espulsa dal Sole, e quindi composti della
stessa sostanza di base del Sole stesso. Infatti, in una
cosmologia eterica unificata, tutta la materia si origina in
forma di un plasma condensato di Bose-Einstein
superconduttore con proprietà geometriche, come detto nel
capitolo precedente, prima di raffreddarsi, separarsi e
cristallizzarsi in atomi e molecole individuali.
5.2 - LA
PROVA CHE IL CUORE DELLA TERRA E’ UN PLASMA LUMINOSO
Gran parte
dell’argomento riguardo al centro della Terra plasmatico è
stata presentato nel nostro volume precedente, ma per via
della loro importanza ripetiamo ancora qui molti dei fatti
salienti. La gran parte delle persone istruite sanno che
l’area più calda della Terra è nel centro, e che
gradualmente si raffredda attraverso gli strati successivi
conosciuti come mantello fino ad arrivare infine
all’area più fredda sull’esterno della sfera, che è la dura
crosta o litosfera. E’ anche importante ricordare che
la crosta esterna della Terra è così sottile,
comparata al resto della massa terrestre, che se la Terra
fosse ridotta alla grandezza di un bicchier d’acqua, la
crosta sarebbe spessa e densa solamente come la tensione
superficiale della cima del bicchiere stesso. Questo
mostra quanto poca materia solida ci sia in realtà sulla
Terra.
I geologi
convenzionali credono che il centro della Terra sia composto
di ferro e nickel. Nella prevalente teoria della “dinamo”,
questo centro metallico ruota dentro la terra e girando crea
il campo magnetico terrestre. Comprensibilmente, la ragione
più forte per la popolarità di questa teoria è la credenza
che ci sia bisogno di un pezzo di metallo come il ferro per
costituire un campo magnetico. Tuttavia, numerosi
ricercatori compresi Schappeller, Searl e Roschin & Godin
hanno dimostrato in laboratorio che si può creare un campo
magnetico nient’altro che come onda stazionaria di un
energia plasmatica di etere luminoso.
Di fatto,
tutte le nostre “prove” di ciò che giace nel centro della
terra sono indirette, ricavate principalmente attraverso
ricerche sugli impulsi sismici che si creano durante i
terremoti. Come spiegato nel volume precedente, le onde che
viaggiano da parte a parte, conosciute come onde S o onde
trasverse, non possono passare attraverso il centro dalla
Terra, e questo è quanto ci si aspetterebbe se il centro
fosse solido. Pasichnyk fa notare che le onde S potrebbero
non attraversare il centro della Terra anche nel caso che
esso fosse composto di energia plasmatica compressa.
Tali modelli
[basati sul] plasma normalmente verrebbero immediatamente
repressi, poiché la scienza convenzionale pensa alla Terra
come ad una massa inerte e respinge immediatamente l’idea di
un centro plasmatico, perché una tale fonte di energia
richiederebbe una continua immissione di energia.
Tuttavia, una volta che comprendiamo che sia la gravità sia
le onde di torsione sono forme di energia eterica che
scorrono continuamente all’interno della Terra, ecco che
troviamo una fonte di energia che può passare senza sforzo
attraverso la materia fisica e rifornire la fonte di plasma
nel centro della Terra. Una gran parte dell’attività
energetica di queste onde di torsione avviene ai poli della
Terra, allineati con il campo magnetico. Ricordiamo dal
primo capitolo che Kozyrev ha scoperto che i maggiori
effetti nel campo di torsione si verificano nei pressi del
Polo Nord, e Pasichnyk ci ha anche portato molti altri tipi
di prova. Per esempio,
Le
onde del terremoto viaggiano più veloci lungo l’asse
nord-sud dell’interno della terra di quanto non facciano
sull’asse est-ovest.
Come detto
nel precedente volume, altre osservazioni puntano al fatto
che l’attività energetica proveniente dalle regioni polari,
in realtà acceleri verso il centro della Terra:
1.
Attività di aurora associata con magnetismo e
attività solare.
L’aurora boreale, o “Luci del Nord”, è una formazione di
energia luminosa che si osserva solitamente sopra i poli.
Quando l’attività del Sole aumenta, l’aurora diventa più
brillante, e l’aurora varia anche in proporzione diretta al
campo magnetico terrestre. Quest’aurora ci mostra lo
scorrere dell’energia.
2.
Aurore a forma di tende ai poli.
Dagli studi sulle formazioni dell’aurora, sappiamo anche che
sono stati osservati vortici di protoni ed elettroni
energetici in formazione elicicoidale, come imbuti
super-allungati, che scendevano secondo un moto spiraliforme
dentro le regioni polari terrestri ad alti livelli di
intensità.
3.
Il centro della Terra è troppo caldo per il
magnetismo metallico.
I metalli non possono mantenere un campo magnetico oltre una
certa temperatura cruciale, conosciuta come punto di Curie.
Tuttavia, contrariamente ai modelli convenzionali, si è
scoperto che le temperature all’interno della Terra crescono
molto rapidamente mentre perforiamo verso il basso, e se
proseguiamo idealmente il lento incremento estrapolandolo su
un grafico, allora a soli 100km o
62 miglia, le temperature nel pianeta sarebbero troppo alte
perché i metalli possano produrre un campo magnetico.
4.
Anomalie di magnetismo e gravità durante
l’eclisse.
Durante un’eclisse i campi magnetici terrestri sono
indeboliti e questo effetto è abbastanza significativo
da mandare in confusione gli uccelli migratori. Durante
un’eclisse anche il campo gravitazionale viene alterato,
come osservato in vari studi sui pendoli. Entrambe queste
osservazioni mostrano che la Terra è continuamente
“influenzata” dalla radiazione del campo torsionale del Sole
e dalle “particelle” energetiche che vi scorrono attraverso.
5.
Inclinazione del campo magnetico della Terra.
Se il centro della Terra fosse una dinamo metallica, allora
ci aspetteremmo che il suo campo magnetico sia allineato col
suo asse di rotazione.
Tuttavia, dal momento che il campo
magnetico è sfalsato di circa 11° dall’asse di rotazione, il
modello della dinamo è inadeguato.
6.
Cambi di lunghezza del giorno con attività
solare.
La lunghezza del giorno (LOD[1])
sulla Terra è la misura di quanto veloce ruoti la terra.
Sono state stabilite chiare correlazioni per mostrare una
connessione tra la LOD e il livello di attività solare. Ciò
mostra una interazione energetica diretta tra il Sole e la
Terra di cui il modello della dinamo non poteva tener conto.
7.
Cambi nel magnetismo con attività solare.
L’attività solare può anche variare la direzione e
l’intensità dei campi magnetici terrestri. E’ altamente
improbabile che una dinamo gigante dentro la Terra possa
subire influenze da cambi tanto esterni.
8.
Capovolgimento dei poli, spostamenti e
scossoni.
Il campo
magnetico della Terra possiede una serie di movimenti che il
modello della dinamo non può giustificare. Schemi circolari
conosciuti come “Chandler’s Wobble” (“Dondolii di Chandler”)
vengono continuamente tracciati ai poli, e il campo
magnetico può sperimentare improvvisi scossoni e anche
completi capovolgimenti dei poli. Una fonte di energia che
fluisce liberamente nel centro della Terra, in conseguenza
dei cambi del Sole, tiene conto di queste anomalie molto più
facilmente rispetto all’idea che il centro della Terra sia
un grosso pezzo di metallo solido.
9. Il
ruolo della gravità come forza formativa. Nel nostro
modello, la gravità è un movimento all’interno della Terra
di energia eterica che vi crea materia ed energia in ogni
momento. Una volta che andiamo in profondità oltre i 2700km
o 1.678 miglia, c’è un grado di forza gravitazionale diretta
in uscita dal centro maggiore di quella diretta verso il
centro. Ciò mostra il ruolo [importante] della gravità nella
formazione del centro della Terra, similmente all’effetto
Biefield-Brown, che mostra che la nuvola elettronica
negativa corre verso il nucleo positivo. Una volta che
l’energia che scorre converge al centro della Terra, una
parte di essa torna verso l’esterno, creando queste anomalie
gravitazionali.
10. Vento plasmatico che emerge dalla
Terra. La sonda spaziale Dynamic Explorer della NASA ha
determinato che un vento plasmatico emana dai poli della
Terra in aggiunta al vento che scorre dentro i poli. Questo
dimostra la qualità dell’energia sia in entrata sia in
uscita che avviene in queste aree, che sarà discussa più
approfonditamente nei capitolo che seguono.
5.3 - IL
MODELLO DEL TERREMOTO ETERICO DI WILCOCK
Basandoci su
tutte queste prove, possiamo chiaramente vedere che esiste
un rimarchevole parallelismo tra il modello eterico
dell’atomo come toroide sferico e le formazioni di plasma di
grandi dimensioni come il cuore della Terra.
Come Pasichnyk
e molti altri hanno documentato, incrementi dell’attività
solare sono strettamente correlati con gli incrementi nel
numero e nell’intensità dei terremoti sulla Terra. Quando
avvengono questi terremoti, spesso si osservano anche
formazioni anomale di plasma. Un ulteriore supporto a questo
concetto si ha nel fenomeno dei “radar angels”, dove gli
operatori radar rilevano frequentemente falsi segnali su
aree della Terra geofisicamente attive.
La maggior parte dei
radar ora sono equipaggiati per schermare questi segnali,
che pare siano causati da sfere di plasma in gran parte
invisibili che vengono continuamente espulsi dalla Terra
nelle regioni sismicamente attive.
E allora,
cosa è esattamente un terremoto? Presentiamo quanto segue
come una ragionevole supposizione, basata sulle prove
presentate nel corso di tutto questo libro:
- Si comincia con un’improvvisa ondata di
attività energetica, come potrebbero essere i brillamenti
solari o altre fonti di cui discuteremo più avanti.
- Questa ondata incrementa improvvisamente il
quantitativo di energia che scorre nel centro della Terra.
- La quantità totale di plasma luminoso nel
centro aumenta di conseguenza.
- Tuttavia, dalla Terra non c’è una decrescita
nella pressione per circondare e contenere il plasma, quindi
l’energia extra non ha nessun posto dove andare eccetto
l’essere compressa sotto una maggiore quantità di pressione.
- Basandoci sulla semplice fisica eterica, se
l’ondata di energia è sufficientemente alta, allora questo
improvviso incremento di pressione spinge una parte del
plasma a dislocarsi in una densità superiore di energia
eterica.
- Una volta che il plasma raggiunge una densità
superiore, può passare agevolmente attraverso la materia
fisica di densità inferiore, dando alla Terra quei connotati
che noi ora conosciamo e misuriamo.
- A questo punto, il plasma non viene più
trattenuto nel centro della Terra dalle imponenti forze di
pressione, ma è libero di evadere dal centro della Terra
grazie alla forza centrifuga.
- Ora, in questo stato di densità superiore, il
plasma ribolle verso la superficie del pianeta, così come le
bolle d’olio emergono verso la superficie dell’acqua.
-
Dal momento che la pressione scorre sempre
dall’alto verso il basso, il plasma si muoverà naturalmente
verso l’area di minor densità di energia eterica in
prossimità della superficie terrestre.
- Lo spazio “vuoto” è molto meno denso della
materia solida, e quindi ha una minore densità di energia
eterica.
-
Pertanto, una frattura della crosta
terrestre, che è relativamente vuota, possiede una minor
densità di energia eterica rispetto alla materia solida
circostante.
- Il plasma in movimento viene attratto
naturalmente in tali fratture
- Una volta che il plasma raggiunge questo
spazio, la pressione si allevia, e una parte di essa torna a
ridislocarsi al suo originale stato di plasma che aveva nel
centro della Terra.
-
Comunque, dal momento che la temperatura è
ora molto inferiore, parte del plasma si raffredda
immediatamente.
-
Non appena il plasma improvvisamente si
raffredda, cristallizza in nuova
materia fisica.
-
Questa nuova materia si forma quasi subito
lungo i bordi della frattura
-
Ricordate che quando l’acqua cristallizza in
ghiaccio, si espande. Similmente, il volume del plasma
cresce quando si raffredda (trasformazioni di stato)
in materia fisica.
- Quando si crea questa nuova materia può
essere rilasciata una grande forza esplosiva, dal momento
che spinge lateralmente le zolle che stanno intorno al sito
della frattura.
-
Quando ciò avviene può verificarsi un
terremoto se la quantità di materia è abbastanza grande da
causare uno slittamento lungo la faglia.
- In molti casi, parte del plasma rimane in uno
stato di densità superiore, e continua a fuoriuscire
attraverso la superficie terrestre.
-
Non appena questa energia attraversa
l’atmosfera, può anche non ritornare ad uno stato di densità
sufficientemente basso da essere visibile.
-
Se il plasma rimane ad una densità superiore
si formano gli invisibili “radar angels”
-
Se il plasma torna alla sua densità
originale, si possono rilevare le “formazioni di plasma”.
-
Se il plasma è in uno stato riverberante, o
dondolante, può alternarsi tra visibilità e invisibilità,
muovendosi su e giù fra due livelli di densità eterica
adiacenti, come il prof. Erling Strand ha osservato e
filmato in Norvegia.
Certamente,
anche i modelli più convenzionali della formazione dei
terremoti e la pressione dei movimenti della superficie
devono essere tenuti in considerazione; questo è solo un
fattore che può dare origine ai cambiamenti più improvvisi.
Questo nuovo modello aiuta anche a spiegare il fenomeno dei
“tubi di kimberlite”, menzionati sia dal dr. Dmitriev sia
dal dr.
V.L. Dyatlov.
Questo
fenomeno, in Russia, è considerato “il grande mistero della
geologia moderna”, ed è stato osservato essenzialmente in
Alaska. Dapprima i geologi rilevano un’improvvisa esplosione
e un’ondata di calore vicino alla superficie terrestre. Se
l’area dove è avvenuta l’esplosione è abbastanza vicina alla
superficie, si può trivellare ed osservarla. [in alcuni
casi, gli Eschimesi sono stati in grado di scavarsi a mano
la via verso il sito]. Nel sito dell’esplosione si è
scoperto un tubo vuoto allungato nella crosta.
Ma cosa molto più sorprendente, e
remunerativa, l’interno del tubo era completamente pieno di
file di diamanti !
Normalmente
si ritiene che i diamanti e altri cristalli simili
necessitino di parecchie migliaia di anni per formarsi,
invece in questi casi pare che si formino istantaneamente.
Questo discorso assumerà più senso per noi nel Capitolo 10,
quando studieremo il lavoro del dr. Krasnoholovetz e altri,
i quali hanno scoperto che campi di torsione creano
naturalmente maggiore durezza e cristallizzazione in ogni
materia alla quale sono esposti. I metalli che vengono
esposti ad apparecchi generatori di onde di torsione
diventano significativamente più duri e più cristallizzati
nella loro forma, e i campi di torsione possono anche creare
formazioni di microcluster nell’acqua e in altri composti.
Dunque, una formazione di plasma contiene campi
torsionali ad alta intensità, pronti a comprimersi in
cristalli geometrici in un batter d’occhio.
Un lettore
acuto dovrebbe comprendere che c’è un altro possibile
effetto in questo modello dei terremoti. In tale modello,
quando c’è un’improvvisa ondata di incremento energetico
nella Terra, il plasma viene spinto ad una densità superiore
e fugge dal centro della Terra. Questo in genere crea un
terremoto, laddove si crea nuova materia.
Tuttavia è anche
possibile che se gli incrementi di energia avvengono più
lentamente e regolarmente, allora l’intera dimensione del
centro stesso potrebbe gradualmente espandersi senza
dislocarsi in una densità superiore.
Questo, in genere,
incrementerebbe l’intera dimensione del pianeta stesso.
Ciò si
accorda certamente con il modello quantico che abbiamo
proposto nei capitoli precedenti, dal momento che abbiamo
visto con i microcluster, i quasi-cristalli e i condensati
di Bose-Einstein che gli atomi possono raggrupparsi in
gruppi più grandi che formano una singola identità. La
chiave di lettura qui è che quando a queste strutture viene
aggiunta sufficiente energia essi continuano ad espandersi
di grandezza.. I microcluster iniziano come atomi
individuali che poi si “fondono” in formazioni cristalline
più grandi. I quasi-cristalli possono essere cresciuti ad
oltranza proprio come ogni altro cristallo, e ancora
continuano a mantenere un’identità individuale.
Anche un
condensato di
Bose-Einstein (superconduttore) può essere
espanso in grandezza con l’aggiunta di nuova energia,
tuttavia continua a comportarsi come se fosse un atomo
unico.
Nel nostro modello, tutte le
strutture base a tutti gli ordini di grandezza
nell’Universo si comportano in accordo a questi stessi
principi energetici, e sono in grado di espandersi se vi
viene immessa una più grande quantità di energia.
Quindi, la
Terra dovrebbe essere capace di crescere continuamente in
grandezza dal momento che il suo cuore viene continuamente
rifornito di nuova energia eterica, proprio come avviene
nella crescita di un organismo.
Questa previsione si
concretizza nella scienza della “Tettonica ad Espansione
Globale”.
5.4 -
TETTONICA AD ESPANSIONE GLOBALE
(vedi
Espansione Terra)
Christopher
Otto Hilgendberg è stato il primo, nel 1933, a mostrare che
se restringiamo la Terra al 55-60% della sua attuale
dimensione, allora tutti i continenti si incastrano insieme
a formare un puzzle, come mostrato in figura 5.2.
Egli ha
fatto la coraggiosa supposizione che ciò fosse causato
dall’espansione della Terra; un tempo nel passato essa era
veramente il 55-60% dell’attuale dimensione. L’articolo più
rigoroso che abbiamo trovato sull’argomento è di James
Maxlow [7],
e sarà citato nel proseguo.
Questo nuovo
modello certamente non è nei libri di testo delle scuole di
oggi, ma sta lentamente guadagnando popolarità nel corso
degli anni. Un Simposio sull’Espansione della Terra è stato
tenuto a Sidney, in Australia nel 1981, e lo Smithsonian
Institution ha ospitato un meeting nel 1989 dove sono stati
discussi questi concetti ed altri relativi a modelli
tettonici globali. Come scrive Maxlow,
Questi
argomenti [nel meeting dello Smithsonian] hanno indicato che
sembra esserci qualcosa di discutibile nella teoria
della tettonica a placche per come è attualmente presentata
(Kremp, 1992) e che i presenti concetti di tettonica a
placche / deriva dei continenti / oscillazione dei poli,
possano aver bisogno di essere rivalutati, rivisitati e
respinti (Smiley, 1992).
Figura 5.2 – I modelli del
“pianetino” di Hilgenberg sull’espansione della Terra. Il
globo più piccolo è il 60% del raggio attuale (da Vogel,
1983)
Attualmente
fra le autorità scientifiche è in voga il modello della
“tettonica a placche” o “deriva dei continenti”. In questo
modello la Terra ha mantenuto una dimensione costante
durante tutto il corso della sua vita, e i continenti sono
stati originati come un’unica massa gigante conosciuta come
“Pangea”. Ad un dato momento, questo continente si è
spezzato in molti pezzi, e le fratture erano siti di
attività vulcanica. Siccome lungo queste creste vulcaniche
veniva espulsa nuova lava che successivamente veniva
raffreddata dagli oceani, i diversi pezzi del continente
originale sono stati lentamente spinti via l’uno dall’altro
fino alle loro posizioni attuali.
Tuttavia,
affinché avvenga questa deriva su un Terra di dimensioni
invariate, “ciò che sale deve anche scendere”. In termini
più scientifici, se ci sono aree di “risalita orogenica”
dove si forma continuamente nuova crosta, allora devono
esserci anche delle “zone di subduzione” dove la crosta
terrestre torna a riaffondare nel mantello e si fonde ancora
in uno stato fuso. Come indica Maxlow, questo modello ha un
grande, enorme difetto:
Non
sono state mai trovate prove definitive di “zone di
subduzione” sulla Terra.
Inoltre,
Le
aree dov’anche possano esistere zone di subduzione sono
molte meno di quante ne richiede il modello della Tettonica
a Placche.
O per farla
ancora più semplice,
Possiamo facilmente dimostrare l’espansione della Terra con
dati oggettivi, ma non abbiano nessun interesse nel provare
che stia contemporaneamente avvenendo la presunta subduzione.
Maxlow
continua affermando che le conclusioni della “tettonica a
placche” sono basate su un insieme di dati incompleti:
Nel
presentare la Tettonica dell’Espansione Globale si
deve comprendere che l’insieme delle informazioni
globali, geologiche e geofisiche ha raggiunto solo ora
[2001] lo stadio dove ogni ipotesi tettonica globale può
essere confidentemente quantificata, testata e/o
accantonata.
Ora, con in
mano i nuovi dati, il modello della “tettonica a placche”
può essere scartato. Comunque, secondo Maxlow e altre fonti,
ci sono due ragioni principali per cui la scienza ufficiale
e la comunità geologica non accetta la Teoria
dell’Espansione della Terra:
1. Nella
nostra attuale comprensione della fisica quantica non si
pensa che la materia possa espandersi
2. La prova
necessaria per creare un modello matematico che possa
riprodurre accuratamente un processo di espansione ad
oltranza della Terra , sembra non esistere.
Il primo
punto viene efficacemente confutato dai modelli quantici di
cui abbiamo discusso in questo libro, e Maxlow ha fornito la
prova richiesta dal secondo punto. Man mano che vengono
acquisite maggiori informazioni sulla geofisica della Terra,
la Teoria dell’Espansione della Terra ne viene sempre più
accresciuta nella sua credibilità. Nuove mappe degli schemi,
velocità e direzioni dell’allargamento dei fondi marini
mostrano che la Terra è “soggetta ad un’espansione
esponenziale dall’era Arcaica ad oggi”, in accordo con
Maxlow, e in questo documento si presentano mappe e immagini
a supporto di queste conclusioni.
Basandoci
sui modelli matematici di Maxlow la Terra si starebbe
espandendo in grandezza alla velocità di approssimativamente
21 millimetri all’anno. E infatti
1. Carey nel
1986 ha usato un laser satellitare per misurazioni radiali
per calcolare che il raggio della Terra si sta espandendo di
24 millimetri all’anno, [con una tolleranza] di più o meno 8
millimetri.
2. Robaudo e
Harrison nel 1993 hanno usato misure geodetiche VLBI e SLR
per concludere che la terra si sta espandendo di 18
millimetri all’anno.
La
spiegazione convenzionale è che questa espansione osservata
nella Terra è causata dal flusso continuo di polvere e
meteoriti, ma combacia perfettamente anche con i calcoli di
Maxlow basati su una schietta raccolta di dati
dall’espansione dei fondali marini. Altri scienziati in
Russia hanno concluso che la Terra fa improvvisi incrementi
nella sua grandezza in certi periodi della nostra storia
geologica, e questo potrebbe rendere conto del perché
Robaudo e Harrison hanno osservato un’espansione di soli 18
millimetri annui anziché i 21 calcolati da Maxlow.
La
successiva, e ovvia, domanda che questo modello solleva è
questa: se tutti i continenti erano un tempo parte di
una singola superficie esterna della Terra, allora dove li
mettiamo gli oceani? Maxlow suggerisce che in quei primi
tempi sulla superficie della Terra c’era meno acqua
totale, e si sono formati “mari epi-continentali[2]
poco profondi” tra le varie aree di quelli che ora sono i
continenti. La crosta originale sulla Terra ha raggiunto un
certo livello di spessore, (probabilmente il risultato
del raffreddamento da uno stato fuso appena dopo essersi
separata dal Sole) ma poi con la continua espansione
della Terra, la nuova crosta che si andava formando era
molto più sottile, e quindi più bassa. Non appena i
continenti hanno iniziato a dividersi, questi mari
epi-continentali si sono riversati nelle fratture più
profonde, formando le versioni primordiali dei nostri
oceani.
Questo
solleva un’altra questione: “Da dove proviene tutta
l’acqua dei nostri oceani se all’origine non c’era ?”
La Terra “cresce” di dimensione attraverso continui
incrementi di energia eterica che riceve dal Sole e da altre
fonti. Gli stessi processi energetici che incrementano la
dimensione della Terra stanno anche creando continuamente
nuove molecole come idrogeno e ossigeno nella nostra
atmosfera, rendendola così più spessa in densità. L’idrogeno
e l’ossigeno poi si legano insieme per formare ulteriori
grandi quantità d’acqua, che piovono dal cielo negli oceani,
mescolandosi con i sali della crosta terrestre. E’ molto
interessante notare che, come abbiamo documentato nella
pubblicazione precedente, è stato osservato che i pianeti
gassosi possiedono tutti un centro roccioso delle dimensioni
simili alla Terra, perciò sembra plausibile che la Terra
possa diventare a sua volta un pianeta gassoso allorquando
si allontanerà ulteriormente dal Sole. Nell’Ottavo Capitolo
passeremo in rassegna la prova del Dr. Aleskey Dmitriev che
dimostra che questa creazione di nuova atmosfera è un
processo incessante, dal momento che si stanno scoprendo
nuovi cambiamenti nelle atmosfere della Terra e di altri
pianeti come Marte.
5.5 -
ESPANSIONE GEOMETRICA RADIALE DEI CONTINENTI
Se
l’attività della Terra condivide un legame comune con le
attività a livello quantico, allora durante il processo di
espansione ci dovremmo aspettare di vedere coinvolta la
geometria dei Solidi Platonici, proprio come la vediamo
nella formazione di un microcluster o di un quasi-cristallo.
Abbiamo già visto come le osservazioni del dr. Teodorani
sulle formazioni di plasma in Norvegia adottino
configurazioni geometriche spontanee, e questo
suggerisce che anche il plasma nel centro della Terra debba
possedere le stesse proprietà. Inoltre, grazie al lavoro
investigativo del dr. Pasichnyk, sappiamo che W.R. Corliss,
A.M. Dziewonski e J.H. Woodhouse hanno confermato che
il centro della Terra mostra una “simmetria esagonale”,
cioè che è nella forma di un solido geometrico
tridimensionale che, se osservato da determinate
angolazioni, ha sei lati. Nel video della sua conferenza del
1996, Gregg Braden indica che questo dato simmetrico
suggerisce che il centro della Terra è a forma di
dodecaedro perfetto, uno dei cinque principali
solidi Platonici, con 12 facce pentagonali. Sicché, il
fenomeno geometrico dei “microcluster” si conferma valido
anche a scale di grandezza molto più grandi di quelle del
regno dei quanti. (Anche l’icosaedro possiede una
simmetria esagonale molto ripetitiva).
Non
dimentichiamo che la geometria è il semplice sottoprodotto
della vibrazione/pulsazione in un materiale fluido; gli
studi del dr. Hans Jenny hanno rivelato che quando il
livello di vibrazione/pulsazione viene incrementato, le
forme geometriche che si osservano all’interno del fluido
diventano più complesse. Così, se la velocità della
vibrazione/pulsazione nel centro luminoso della Terra sta
continuamente incrementando, allora ci si dovrebbe aspettare
di vedere all’opera forme geometriche sempre più complesse.
Tenendo
questo a mente, nel 1993, Vogel e altri esordirono con le
seguenti conclusioni riguardanti le Ipotesi di Espansione
Terrestre, basate sulla loro vasta esperienza nel fare
modelli della superficie terrestre. Se si riduce il raggio
della Terra al 55/60% della sua attuale dimensione, allora:
1. I
confini esterni dei continenti possono essere composti
insieme per formare un’unica crosta chiusa;
2. La
posizione dei vari continenti rimangono generalmente
costanti rispettivamente l’uno all’altro, e la loro
separazione è causata da una “espansione radiale della
Terra” e;
3. La
causa dei movimenti dei continenti deriva da un sempre più
veloce incremento di raggio nel tempo, in accordo con
l’espansione dei fondali marini…
La
concordanza di questi tre fenomeni non può essere
casuale, [ma è dovuta a] processi operanti dall’interno
della Terra, e il risultato è l’espansione del pianeta.
La chiave di
lettura di quanto abbiamo bisogno di vedere qui sta nel
punto 2, dove Vogel stabilisce che la separazione dei
continenti avviene secondo un movimento “radiale” o a
spirale. Si può osservare parte di questo modello nella
figura 5.3, basata sulla ricostruzione al computer di Perry
della espansione radiale della Terra. Quando studiamo la
struttura gerarchica dei Solidi Platonici singolarmente
“annidati” l’uno all’interno dell’altro, osserviamo che c’è
sempre un movimento a spirale quando una forma meno
complessa si espande in una di complessità superiore. Questo
argomento è stato già ben trattato nei nostri precedenti
volumi.
Figura 5.3 - Ricostruzione
al computer della espansione radiale della Terra di Perry
(da Carey, 1986)
Il dr.
Athelstan Spilhaus, affermato scienziato che lavora per la
National Oceanic and Atmospheric Association (NOAA),
ci ha fornito la prova che la Terra si sta davvero
espandendo in forme di armonia geometrica sempre più grandi.
Secondo le informazioni forniteci dal dr. Bethe Hagens, le
scoperte del dr. Spilhaus in questo campo sono state
pubblicate sulla rivista Scientific American negli
anni ’80, e ci auguriamo di ottenere una copia delle altre
immagini di quell’edizione. Nel modello di Spilhaus, la
Terra non si sta espandendo in grandezza, ma le sottostanti
forme geometriche che lui ha scoperto possono ancora essere
direttamente applicate a un modello di espansione della
Terra, dal momento che tutti i suoi dati si basano su linee
rette con relazioni angolari significative. In maniera molto
simile a un microcluster in espansione, la gerarchia delle
forme che la terra ha sperimentato risulta come segue:
1.
Tetraedro: Quando il “continente” Pangea si è rotto la prima
volta, ogni frattura principale era esattamente della stessa
lunghezza o equidistante da ogni altra frattura. Queste
linee equidistanti formano le linee esterne di un tetraedro
allorquando i continenti si allontanano dal loro centro
originale. Come abbiamo detto in entrambi i nostri
precedenti volumi, questa forma continua a lasciare una
firma energetica sulla Terra, e il lavoro di Richard
Hoagland con The Enterprise Mission ha chiaramente
dimostrato formazioni di energia tetraedriche su altri
pianeti.
2.
Cub-ottaedro: Mentre i continenti continuano a separarsi, la
loro geometria si espande a una maggiore complessità di
linee equidistanti, componendo la forma combinata di un cubo
con un ottaedro. Come abbiamo scritto in The Shift of Ages,
Bruce Cathie ha dimostrato chiaramente che questa griglia è
tuttora all’opera sulla Terra. Con queste precise misure
della griglia, Cathie ha prodotto molte svolte decisive in
questo nuovo campo della “fisica armonica dell’etere” che
sono molto utili, alcune delle quali sono state riportate in
The Shift of Ages.
3.
Icosa-dodecaedro: I continenti della Terra si sono ora
espansi in una forma combinata di icosaedro e dodecaedro di
linee equidistanti. Ancora una volta, il processo di
espansione a questo stadio avviene lungo schemi spirali
radiali.
Nella figura
5.4, cortesemente concessa dalla pubblicazione originale
della NOAA, possiamo vedere lo stadio finale della
espansione geometrica della Terra di Spilhaus per come si
presenta oggi. La principale faccia pentagonale che vediamo
proverrebbe dal dodecaedro, e le facce triangolari
proverrebbero dall’icosaedro. Ovviamente le linee puntinate
rappresentano le creste sottomarine e/o i rilievi montuosi.
Non sorprende vedere questa conformazione, considerando che
il centro della Terra appare ora in forma di un dodecaedro:
Figura 5.4 – Espansione
geometrica finale dei continenti secondo Spilhaus, per
gentile concessione del suo giornale NOAA
Sebbene i
dati di Spilhaus siano piuttosto soddisfacenti, c’è una gran
mole di informazioni addizionali a supporto dell’idea che
tali forme geometriche circondano attualmente la Terra. Il
team russo di Goncharov, Morozov e Makarov ha determinato in
modo indipendente che la Terra ha la forma di una griglia
icosa-dodecaedrica, [fig. 5.5] basata sulle posizioni dei
continenti e delle creste vulcaniche sottomarine. La cresta
medio-atlantica corre precisamente lungo la verticale
zig-zagante nell’Atlantico, come si vede nel diagramma. In
questa immagine si possono vedere sia i pentagoni dei
dodecaedri sia i triangoli dell’icosaedro:
Figura 5.5 – Griglia
icosa-dodecaedrica di Goncharov, Morozov e Makarov
Sorprendentemente, Goncharov ha passato in rassegna la
collocazione di oltre 4000 antichi siti sacri differenti
sulla Terra, come pietre verticali, piramidi, monoliti,
menhir, obelischi, templi, pagode, sotterranei di pietra,
cerchi di pietre, ziggurat, sollevamenti di terra, e simili,
e ogni singolo sito antico che hanno catalogato è
situato, senza eccezioni, da qualche parte su questa griglia
icosa-dodecaedrica. Scopriremo nel Capitolo 9 il perché
gli antichi abbiano usato tale tecnologia; riguarda
l’abilità che ha una formazione come la piramide di
imbrigliare le onde di torsione da utilizzare per bilanciare
il pianeta. Vedremo ricerche russe e ucraine di fonti esimie
che hanno provato che le piramidi possono smorzare la
potenza dei terremoti, le emissioni meteorologiche e
radioattive, mentre aumentano la purezza di acqua, petrolio
e minerali sotterranei. Le piramidi possono anche
essere usate per curare, stimolare la crescita e
l’espansione della coscienza in relazione ad una elevazione
spirituale.
Tutti i
sopracitati effetti sulla materia fisica sono creati
dall’azione delle onde di torsione, la cui delicata
pressione, se in forma sufficientemente concentrata, può
creare effetti significativi sulla materia, ed è importante
ricordare che le “linee di questa griglia” sono
essenzialmente formazioni di onde di torsione. I rivelatori
di campi torsionali percepiscono, lungo queste linee, una
quantità di radiazione torsionale molto più alta rispetto ad
ogni altra zona, e i punti nodali dove le linee si
incrociano sono particolarmente attive. Perciò,
dovremmo essere molto ben stimolati a ricostruire una volta
ancora un simile sistema di piramidi attraverso tutta la
Terra al fine di compensare gli attuali danni che la
civilizzazione sta a tutt’oggi producendo. In caso
di un limitato scambio nucleare e/o ulteriori distruzioni
ambientali, un simile progetto diventerà estremamente
necessario, così come lo è stato dopo la caduta delle
antiche civiltà di Atlantide e Rama.
5.6 -
CAMPI DI ENERGIA CONTRO-ROTAZIONALE E DINAMICHE DI GRIGLIA
Ricordiamo
che nel modello quantico di Johnson, l’atomo è in realtà
composto di campi di energia contro-rotazionale. Affinché un
atomo o una molecola diventi stabile, la geometria deve
mescolarsi in una formazione bilanciata. Similmente,
possiamo osservare nei due ultimi stadi del modello del dr.
Spilhaus sulla espansione terrestre che ci sono sempre
due geometrie coinvolte; abbiamo la combinazione di cubo
con ottaedro e la combinazione di icosaedro con dodecaedro.
Anche il primo stadio dell’espansione terrestre, che ha
visto coinvolto il tetraedro, può in realtà aver visto
incorporato anche l’ottaedro, dal momento che l’ottaedro è
in relazione diretta con il tetraedro, come abbiamo visto
nel capitolo precedente.
Basandosi
sul modello di Johnson, appare che l’icosaedro e il
dodecaedro visti nella Griglia siano di fatto campi
energetici opposti che hanno raggiunto uno stato di armonia
obbligata, nella stessa esatta maniera in cui, nel regno
quantico, si crea un composto molecolare. Crediamo che lo
stress creato da queste forze di contro-rotazione sia la
vera causa della rotazione anti-oraria della Terra intorno
al proprio asse. In tal caso, mentre le due forme
geometriche sono obbligate insieme, la geometria che ruota
in senso anti-orario ha una forza di rotazione leggermente
più forte della geometria che ruota in senso orario, e
questo fa sì che la Terra ruoti in direzione anti-oraria.
Così, le
prove disponibili suggeriscono che la Terra abbia
effettivamente una griglia energetica globale che è stata
ben compresa e utilizzata dalle civiltà antiche. Il fatto
chiave che analizzeremo nel resto di questa sezione include
i fenomeni che avvengono lungo le linee e i nodi di
questa griglia. Sebbene questa informazione non sia
pubblicamente riconosciuta, nondimeno essa è assai reale ed
abbondantemente documentata nei nostri volumi precedenti e
in molte altre fonti. Per i non addetti, ci concentreremo
sui dodici punti equidistanti (vertici)
dell’icosaedro attualmente visibile sulla superficie
terrestre, introdurremo una lista di proprietà anomale
estratte dal lavoro di Richard Pasichnyk. Anche questo
materiale è inserito nel volume precedente, ma a questo
punto è utile una ripetizione. Ricordiamo che Pasichnyk si
riferisce a queste dodici aree come “i Campi”:
1. In ognuna
[area] si verificano spirali di elettricità terrestre, suoni
strani, e anomalie magnetiche e gravitazionali
2. Le zone
più profonde degli oceani [si trovano in queste aree]
3. Schemi
delle correnti oceaniche [scorrono intorno a questi punti].
[Nota: I dati di Ivan P. Sanderson rivelano che gli schemi
di queste correnti mostrano un movimento contro-rotazionale]
4. [In
queste aree si sono osservati] forti tempeste nel fondale
oceanico profondo
5. [In
queste aree si sono osservati] alcuni dei valori più alti di
salinità superficiale degli oceani
6. [In
queste aree si sono osservate] le località più abbondanti di
bolle che scoppiano, producendo cariche atmosferiche più
forti e altre associazioni
7. Queste
stesse aree sono sistemi di alta e bassa pressione nel meteo
e nei centri delle tempeste.
8. sono
state osservate dallo spazio nubi gassose spiraliformi con
centro in ogni Campo
9. Lo strato
superficiale della terra (litosfera) e gli aspetti fisici
della tettonica a placche (zone di subduzione, confini delle
placche, alture, spaccature, schemi di stress, anomalie
delle onde dei terremoti, ecc.) sono in relazione con le
località dei campi (un’ulteriore analisi è nella sezione
3.4)
10. [In
queste aree] si sono osservati ripetutamente fenomeni
luminosi (particelle ionizzate) e masse oscure (neutroni)
11. Gli
schemi e le trasformazioni nell’atmosfera superiore, le
cinture di radiazione, e la magnetosfera mostrano relazioni
con i Campi
12.
Anguille, batteri a precipitazione ferrosa, e pesci
elettrici sono geograficamente collocati in queste aree
13. Più del
70% di tutta la vita sulla Terra è insediata in relazione ai
Campi (tra le latitudini di 40°) il che è ideale per la
generazione di energia elettrica per la vita.
Effettivamente una gran parte della trilogia Vital
Vastness di Pasichnyk è incentrata sugli studi di come
questi “Campi” si verificano sulla Terra e su altri pianeti.
Nel capitolo 12 del nostro precedente volume abbiamo
riassunto da Pasichnyk una gran quantità di informazioni
convincenti che mostrano che questi Campi sono
all’opera su ogni pianeta di tutto il nostro sistema solare.
Come possiamo vedere, tutti questi effetti possono essere
causati dal potere che forti campi torsionali possono
esercitare sulla materia fisica, dal momento che i campi
torsionali creano una pressione tangibile. Questa è la
pressione che appare come la responsabile della formazione
delle correnti che osserviamo negli oceani e nell’atmosfera,
che la ricerca di Pasichnyk mostra associate alla Griglia
Terrestre.
Come abbiamo
già mostrato, le aree di campi torsionali di intensità
superiore sono anche le aree dove la materia è capace di
spostarsi ad un livello più alto di densità eterica.
La chiave qui è comprendere che
in questi dodici nodi
della Griglia Globale la materia e l’energia possono
effettivamente essere dislocate in un livello di densità
eterica superiore, a causa dell’alto grado di radiazione
torsionale di queste aree, e questo è stato già documentato
e osservato nel 20° secolo con il lavoro, tra gli altri, di
Ivan P. Sanderson.
Nel 1972,
Ivan Sanderson ha pubblicato un articolo intitolato “The
Twelve Devil’s Graveyards Around the World” (“I Dodici
Cimiteri del Diavolo intorno al Mondo”) sulla rivista
Saga. Questi “Cimiteri del Diavolo” sono gli stessi dei
Campi di Pasichnyk, e rappresentano i punti dell’icosaedro
sulla griglia terrestre, come si vede in figura 5.6. Tanto
per rinfrescare la memoria, sappiamo che ogni faccia
dell’icosaedro è un perfetto triangolo equilatero dove ogni
angolo interno misura 60°. All’interno di una sfera come la
Terra, i punti dell’icosaedro sono localizzati fra i 30° e i
40° di latitudine sopra e sotto l’equatore. Ogni punto è
distanziato da intervalli di 72° dai punti vicini, ed
eccetto per i due ai poli, il loro esatto centro geometrico
è a 36° di latitudine Nord e Sud. Tutti insieme, ci sono
cinque punti nell’emisfero nord, cinque nell’emisfero sud e
due ai poli.
Figura 5.6 L’icosaedro (sin.) e la sua
griglia posizionata sulla terra (des.) (per gentile
concessione di Nick Nelson)
Sanderson ha
scoperto questi punti facendo una massiccia meta-analisi di
tutti i dati disponibili su aerei e navi scomparse. Da
questi dati, ha determinato che tali scomparse erano molto
più probabili in questi dodici punti che in ogni altra area.
Nel libro di Charles Berlitz The Bermuda Triangle, ci
viene fornita una descrizione più ampia delle proprietà di
queste aree, sia in termini di processi fisici della Terra
sia di anomalie temporali elettromagnetiche:
Queste aree…
rappresentano i punti nodali dove le correnti
oceaniche di superficie girano in un verso e le correnti
sotto la superficie girano nell’altro verso. [Nota:
vediamo ancora all’opera forze di contro-rotazione]. Le
grandi correnti di marea sotto la superficie che strisciano
tangenzialmente, e influenzate da differenti temperature,
provocano vortici magnetici, disturbando le comunicazioni
radio, il magnetismo – forse anche la gravità – ed
eventualmente causando, in speciali condizioni, la scomparsa
di veicoli aerei e di superficie – che navigano o volano in
differenti punti dello spazio e del tempo. Un interessante
effetto collaterale del comportamento erratico di queste
aree è sottolineato da Sanderson nel descrivere gli
stupefacenti “arrivi anticipati” di aerei attentamente
cronometrati dove aeroplani sono arrivati così
in anticipo rispetto al previsto che l’unica
possibile spiegazione è che avessero un vento impetuoso che
soffiava dalla loro spalle a, per esempio, 500 miglia
all’ora. [Nota: si ricordi che questo genere di velocità dei
venti si osserva solamente nei peggiori uragani] Tali
incidenti possono essere il risultato di venti mai scoperti
ma sembra che avvengano per il più delle volte nel Triangolo
delle Bermuda e in altre aree di vortice, come se questi
particolari aerei avessero incontrato l’anomalia ma avessero
planato o fossero stati sospinti in sicurezza attraverso
quei “buchi nel cielo” che sono costati la vita di così
tanti viaggiatori.
Le
sparizioni nelle aree come il Triangolo delle Bermuda o il
Triangolo del Diavolo al largo delle coste del Giappone (che
sono state ampiamente documentate nel capitolo 10 del
precedente volume) sono prodotte quando le navi o i velivoli
vengono dislocati in una densità superiore di energia
eterica e non tornano indietro.
I dr. William Becker e Bethe Hagens conferiscono ulteriore
supporto alle anomalie relative al tempo nel loro articolo
“The Planetary Grid: A New Synthesis” (La Griglia
Planetaria: Una Nuova Sintesi), che è stato ristampato
nel libro Anti-Gravity and the World Grid (L’Antigravità
e La Griglia Mondiale). In questo articolo essi
riferiscono di un’anomalia di tipo temporale che si verifica
nel punto nodale vicino alle Hawaii:
Un pilota
che volava con passeggeri vicino alla zona delle Hawaii
[dell’icosaedro di punti energetici sulla Terra] si è
trovato improvvisamente in una “zona morta” senza strumenti
[elettromagnetici funzionanti] e impossibilitato a
comunicare fuori dalla cabina di pilotaggio. Dopo aver
volato più o meno 350 miglia, [impiegando molto
probabilmente un’ora e più] il “fenomeno” è svanito e il
pilota scoprì che gli ufficiali di torre non potevano
verificare che tra l’inizio della sua esperienza nella “zona
morta” e la sua fine fosse trascorso alcun tempo misurabile.
Questi cambi
nella velocità del tempo concordano chiaramente con le
teorie di Kozyrev per cui lo scorrere del tempo è una
funzione della radiazione di torsione, che è a sua volta
funzione della densità di energia eterica. Se ci si sposta
in una densità eterica più alta il tempo può rallentare per
noi tanto quanto ha rallentato per il pilota. In casi come
questi, la nave dall’area di densità superiore ritorna al
nostro livello di densità di energia eterica, e i superstiti
vivono per raccontare l’avventura. Bisogna ammettere che
tutto questo appare come un’eccezione alla regola, ma sembra
proprio che le antiche culture avessero una conoscenza
migliore su come non “finire dispersi” in queste aree di
“vortici” eterici, e che fossero in grado di utilizzarli in
modo costruttivo, come per viaggi fisici attraverso la
terra.
Nel
precedente volume abbiamo discusso delle storie di testimoni
di prima mano che sono volati all’interno di queste aree di
densità eterica più alta e sono ritornati vivi. L’ultimo
esempio è il caso di Charles Wakeley. Brevemente, non appena
Wakeley è passato in un’area di densità eterica più elevata
nel vortice del Triangolo delle Bermuda, i suoi strumenti
elettromagnetici hanno mostrato un comportamento molto
anomalo, e sulle punte delle ali hanno cominciato a crescere
delle luci blu-verdi, che alla fine diventavano bianche e si
diffondevano nella cabina di comando.
Al culmine di questo evento era circondato da accecanti luci
bianche che sembravano provenire “contemporaneamente da ogni
direzione” e l’effetto poi è svanito alla stessa velocità
con la quale era cominciato, permettendogli di riprendere il
controllo del velivolo.
Come abbiamo
detto nel precedente volume,
E’ molto
probabile che la forte luce che egli ha visto intorno a sé
non sarebbe stata visibile da terra; essa era una
conseguenza visiva del suo stesso corpo in movimento in
un’area più energetica. Per un osservatore esterno
non ci sarebbe stato nessun cambiamento, dal momento che il
suo corpo si muove all’interno di un’area di energia
vibrazionale superiore che è al di fuori del tempo e dello
spazio osservato da terra. Se egli non fosse tornato,
il suo aeroplano sarebbe semplicemente scomparso dalla
vista, e se fosse tornato allora per un osservatore
esterno sarebbe stato come se nulla fosse successo; si
sarebbe visto solo il suo aereo nella sua ininterrotta
continuità.
5.7 - LA
GRIGLIA DI BECKER-HAGENS E NUOVE SCOPERTE DI “GRANDI CERCHI”
Un modello
ancora più completo della griglia terrestre è stata
elaborata dai dr. William Becker e Bethe Hagens, conosciuta
come griglia di Beker-Hagens. Abbiamo riportato questa
informazione in entrambi nostri precedenti volumi. Questa
griglia è stata prodotta prendendo due icosaedri e
ruotandone uno leggermente fuori fase rispetto all’altro, un
concetto introdotto da Buckminster Fuller nella sua opera
magna, Synergetic Geometry (Geometria Sinergica).
Da questo processo, che riguarda tutti i Solidi
Platonici, si forma un poliedro a 120 lati. La prossima
immagine mostra la struttura base di questo modello della
Griglia, benché ogni triangolo possegga anche molte
sotto-linee al suo interno. Continuiamo con un altro
estratto dal nostro volume precedente, che ci aiuta a
comprendere quello che stiamo osservando:
Da questo
disegno di griglia, possiamo vedere che la struttura attuale
di continenti, catene insulari, rilievi montuosi, creste
oceaniche e molto altro seguono tutte questo schema.
Studiando lentamente e cautamente questa mappa, come abbiamo
documentato in The Shift of Ages, possiamo vedere
come sembri che la Terra stessa sia un palloncino flessibile
che è circondato da questa griglia. Se la griglia è simile a
un gruppo di fili, e i fili stanno esercitando forze
sul palloncino, allora possiamo vedere come essi stanno
spingendo le masse di terraferma nella loro conformazione
attuale.
Figura 5.7 – La Griglia di
Becker-Hagens, ispirata dal lavoro di Chris Bird
Studiando
attentamente la mappa, viene facile capire come i continenti
siano spinti e tirati dalla Griglia. Abbiamo diligentemente
parlato di tutti i punti più importanti in entrambi i nostri
precedenti volumi. Solo per fare qualche esempio, si noti
come il Sud America sia circondato perfettamente da linee, e
come il fondo di quel continente sia spinto a destra dal
nodo 58, mentre il nodo 49 lo spinge sulla sua costa
orientale vicino a Rio de Janeiro in Brasile.
Si noti anche come l’Australia sia perfettamente stirata tra
i nodi 43 e 45, con il vertice nord del continente che forma
una baia pressoché circolare intorno al nodo 27, includendo
anche la massa di terra più piccola della Nuova Guinea
direttamente sopra di essa.
Al fine di
rendere più visibili certe formazioni, nella prossima figura
abbiamo alterato digitalmente la mappa in modo che si possa
vedere principalmente l’area dell’Oceano Pacifico. Se
ripensiamo ai modelli di Solidi Platonici in un fluido
vibrante del dr. Jenny, ricordiamo che si possono vedere le
curve delle spirali tra i vari nodi, che formano un leggero
contrasto rispetto alla rettitudine delle linee delle
geometrie stesse. Se questo modello eterico fosse
effettivamente corretto ci aspetteremmo di osservare sulla
Terra formazioni simili. Attraverso lo studio delle catene
insulari e dei rilievi montuosi, possiamo effettivamente
vedere strutture circolari su larga scala proprio come
quelle che circondavano le formazioni negli esperimenti del
dr. Jenny.