L’energia null’altro e’ che una
“variazione della curvatura dello spazio”, esattamente come
la massa. Al centro di questa “curvatura” vi e’ un micro
buco nero, sul bordo del quale si formano le particelle sub
atomiche e successivamente gli Atomi.
L’energia variando la
curvatura dello spazio, genera le cosiddette “particelle subAtomiche” e quindi gli Atomi. Ma quello che si deve
ammettere e’ che l’atomo
“e’ bucato” cioe’ contiene nel
suo centro un buco nero
sul bordo del quale girano gli elettroni e protoni e tante
altre “cose”.
FORME di ENERGIA GEOMETRICA su AMPIA SCALA -
By David Wilcock
Abbiamo ora
visto l’esistenza di forze a livello quantico che producono
strutture geometriche, e che permettono a gruppi di atomi di
unirsi insieme in interi più grandi dove la loro identità
individuale non è più percepibile. Grazie alle scoperte di
Rod Johnson e altri, per spiegare l’esistenza di queste
forze ora disponiamo di un modello quantico unificato che
ingloba tutti quegli argomenti apparentemente scollegati di
cui allo stato attuale si conosce l’esistenza nella teoria
dei quanti, come il significato della costante di Plank. In
questo capitolo il nostro obiettivo sarà di dimostrare che
in un modello eterico veramente Unificato, queste formazioni
energetiche continueranno ad esibire la stessa struttura e
la stesso comportamento a tutti i livelli di grandezza.
Inizieremo la nostra esposizione guardando alla ricerca del
dr. Massimo Teodorani e associati sul ricorrente fenomeno
delle formazioni di “Plasma Termico” a Hessdalen, in
Norvegia. Ci muoveremo poi a rivedere le informazioni
riguardo la griglia geometrica di energia di onde di
torsione della Terra, argomento del quale abbiamo in gran
parte parlato nel capitolo 11 del nostro precedente libro.
5.1 - FORMAZIONI di PLASMA sulla TERRA
Il 17
Novembre 2001, la ricercatrice e stimata speaker radiofonica
Linda Moulton Howe ha pubblicato un articolo in esclusiva
sulle ricerca del dr. Massimo Teodorani e associati
riguardante le formazioni anomale di plasma che sono state
osservate nella valle di Hessdalen, in Norvegia. La Howe
scrisse che nel corso dell’ultima decade, molti testimoni
oculari hanno osservato e riferito:
…luci
pulsanti e tremolanti che cambiano forma. Un paio di volte
negli anni ’90, gli ingegneri Norvegesi hanno investigato
sulle luci. Ma la ricerca è diventata più seria lo scorso
Agosto 2001 quando alcuni astrofisici italiani si sono uniti
si sono uniti agli ingegneri norvegesi in uno studio
congiunto con radar, fotografie, videocassette e
spettroscopi. I risultati possono essere suddivisi in due
categorie: il 95% sono plasma termici e il 5% sono oggetti
solidi non identificati. I plasma emettono frequenze radio
ad onda lunga e, stranamente, la loro temperatura non varia
al variare di grandezza e luminosità.
La Howe,
poi, va avanti a citare dal sommario della ricerca di
Teodorani et al.:
1.
La maggior parte del fenomeno luminoso è
plasma termico;
2.
I globi di luce non sono singoli oggetti ma
sono costituiti di molti piccoli componenti che vibrano
intorno ad un baricentro comune;
3.
I globi di luce sono in grado di espellere
globi di luce più piccoli;
4.
I globi di luce cambiano forma in
continuazione;
5.
Il crescere di luminosità dei globi di luce è
dovuto [solo] all’incremento dell’area radiante. Ma la
causa, e il meccanismo fisico, per il quale viene emessa
tale radiazione è tuttora sconosciuta.
Come
possiamo vedere da questa lista, abbiamo una formazione che
possiede certe caratteristiche in comune con i microcluster,
cioè abbiamo una serie di “molti piccoli componenti” di
campi energetici sferici (come gli atomi di un microcluster)
che “stanno vibrando intorno ad un baricentro comune”.
Secondo il dr. Erling Strand, queste formazioni plasmatiche
possono rimanere visibili anche fino a due ore, cosa che li
rende decisamente diversi dai fenomeni di breve durata delle
palle luminose.
Come il dr. Teodorani riporta: …quando
rielaboriamo i dati vediamo che molti piccoli globi di luce
vibrano intorno ad un baricentro comune. Quindi si tratta di
qualcosa come una forza centrale che espelle dei globi,
oppure di mini-globi che girano intorno al corpo centrale.
E’ piuttosto complicato.
La prossima
citazione stabilisce un fatto non osservato nella ricerca di
Dmitriev ed altri, sulle formazioni naturali di luce
spontanea, ma che si accorda perfettamente con l’idea che
queste formazioni di plasma possono comportarsi secondo gli
stessi principi geometrici fondamentali dei microcluster,
anche se ad un ordine di grande maggiore. In questo
estratto abbrevieremo Teodorani con “MT:” e Linda Moulton
Howe con “LMH:”, con grassetti aggiunti:
MT: E
abbiamo anche osservato durante la fase di analisi che
questi plasma sono in grado di assumere svariate forme.
Talvolta anche geometriche.
LMH: Anche
forme geometriche ?
MT: Si. Talvolta anche geometriche.
Non
ne conosciamo ancora la ragione, ma abbiamo visto
qualcosa che era simile ad un rettangolo. Essa ha
immediatamente cambiato forma da un plasma amorfo in un
rettangolo. E’ accaduto in modo transitorio e
l’abbiamo visto ed è nel mio documento,
EMBLA 2001: The Optical Mission. (La Missione
Ottica)
LMH: Così
stavate osservando qualcosa come una sfera di plasma e
improvvisamente si è trasformata in un rettangolo?
MT:
Esattamente. Inizialmente abbiamo pensato che fosse una
sorta di effetto strumentale dovuto alla videocamera.
Ma poi
abbiamo comparato la foto di questo stesso fenomeno con il
video, abbiamo visto che erano la stessa cosa, cioè un
plasma, a dispetto di quella forma geometrica, poiché
possiamo eseguire determinate analisi studiando la
distribuzione della luce, ed anche eseguendo le
spettroscopie. Vediamo che questo è un plasma. Quindi è
strano: un fenomeno plasmatico che possiamo descrivere ma di
cui ancora non possiamo dire quale sia la principale ragione
che lo causa.
LMH: Ed è
corretto dire che nessuno di voi o qualsiasi altro
astrofisico ha mai documentato questo tipo di interazione e
trasformazione plasmatica prima d’ora ?
MT: No… So
che alcuni astrofisici hanno osservato il fenomeno luminoso
come globi di luce amorfi, è la prima volta che lo
osserviamo quest’anno.
LMH: E
perché avete concluso nei vostri documenti scientifici che
questi sono plasma termici ?
MT: Perché
se eseguo una spettroscopia e inserisco lo spettro in una
lunghezza d’onda di flusso, quello spettro assomiglia alla
tipica curva di Max Planck, che è tipica di un cocktail di
ioni ed elettroni.
Questo parla molto chiaro. E possiamo
anche misurare la temperatura e
la temperatura in quel caso era poco più alta della
temperatura del sole; 6.500 gradi Kelvin.
Nell’articolo online della Howe è riportata la fotografia
di questa formazione, ed è visibile una chiara forma
geometrica; ricordate che è stata ripresa sia su pellicola
fotografica convenzionale sia su videotape. Nell’intervista
da qui in avanti il dr. Teodorani ci racconta che questi
plasma possono cambiare improvvisamente dimensione
senza alcuna variazione nella loro temperatura rilevata,
cosa che è certamente un’anomalia dal punto di vista della
fisica convenzionale. Nel nostro modello, vediamo che
come le dimensioni del plasma si riducono, l’energia
mancante si posiziona in una densità di energia eterica più
alta. E’ per questa ragione che la temperatura del
plasma non varia; parte del plasma è semplicemente uscita
dalla nostra densità eterica della materia.
Tuttavia può essere ancora rilevata da alcuni
strumenti come il radar, solamente non dai nostri organi
sensoriali.
Inoltre, il
prof. Erling Strand associato di Teodorani ha fotografato
circa 34 tracce radio di fenomeni di plasma che si
alternavano tra visibilità e invisibilità. Un radar
avrebbe indicato posizione e velocità del plasma, ma
l’occhio nudo non poteva rilevarne la presenza, e i passaggi
tra visibilità e invisibilità erano pressoché istantanei.
Questo cambio improvviso di visibilità aggiunge alla prova
il fatto che l’energia del plasma si sposta ad una densità
più alta di energia eterica quando diventa invisibile.
Una
prova preliminare indica che il plasma scende
improvvisamente a 100° Kelvin o meno quando scompare, il
tutto può accadere in meno di un secondo [6]. Tali cambi
repentini di temperatura ovviamente non obbediscono alle
regole della termodinamica convenzionale: il plasma “un
minuto c’è e quello dopo non c’è più”.
Figura 5.1 – Una foto
ingrandita di una formazione plasmatica rettangolare
dopo la trasformazione da una
sfera, così come la corrispondente funzione 3-D a
distribuzione di punti
che si usa per ottenere
simultaneamente l’intensità del picco e la dimensione
apparente, in pixels, del soggetto.
Data 18 Agosto 2001. Immagine
elaborata da M. Teodorani.
Nella sua
intervista al sig. Teodorani, Linda Moulton Howe aggiunge un
ulteriore supporto alla connessione tra le sfere di plasma,
l’invisibilità e le strutture geometriche, come riporta
nella sua stessa esperienza in Inghilterra con una
formazione di plasma che era visibile solo attraverso un
apparecchio a infrarossi:
LMH: Ed è
così evidente con almeno dodici anni di resoconti di
testimoni oculari in Inghilterra, compresa la sottoscritta,
nei quali attraverso un apparecchio ad infrarossi ho
potuto osservare quello che sembrava un ovale di luce che
cambiava in un quadrato di luce pulsante. L’ho visto insieme
ad altre persone e lo potevamo vedere solo
attraverso gli infrarossi; non si vedeva ad occhio nudo.
(grassetto aggiunto)
Come
riportato nel capitolo 11 del libro di Richard Pasichnyk,
The Vital Vastness, Volume One (La vastità della Vita,
Volume Uno), tali formazioni di plasma sono quasi
sempre associate con alcune forme di attività geofisica
amplificata.
Uno dei più anomali singoli eventi di
questo tipo è stato riportato il 30 Novembre 1930 a Tango,
in Giappone, e abbiamo aggiunto una nota dopo la prima
frase:
C’era un
cielo chiaro senza nuvole quando è comparso uno strano
arcobaleno, che ha catalizzato l’attenzione.
[Nota:
quest’arcobaleno pare fosse causato da una distorsione
locale del campo di energia eterica in quell’area, per cui
la luce visibile si rifrangeva in uno spettro]. Essendo
fuori stagione e diverso da qualunque cosa vista prima, quel
fatto unico si impresse bene nella memoria di molti. Quando
la mattina è poi avanzata, con esso è arrivato anche il
rombo e il tremore del suolo.
Negli occhi di facce
esterrefatte si potevano vedere i riflessi di luci
lampeggianti, fiammate blu e ultimi bagliori simili
all’aurora, che dipingevano i cieli. Laddove il suolo ha
tremato di più, sono apparsi sconcertanti raggi
brillanti, palle di fuoco, luci a forma di imbuto e colonne
luminose mobili. Verso il Tempio Manpukuzi, si è vista
una fila dritta di radiose masse rotonde che ruotavano con
considerevole splendore.
(grassetto aggiunto)
Tali eventi
non sono così rari come molte persone possono credere;
semplicemente non sono raccolti e riportati con lo stesso
grado di presentazione imparziale che è tipica delle forme
convenzionali dei dati scientifici. Sia Pasichnyk sia il dr
.Aleskey Dmitriev citano studi che indicano incrementi
significativi nel numero di segnalazioni di avvistamenti UFO
durante periodi di intensa attività geofisica. Pasichnyk
segnala un libro del 1977 di M.A. Persinger e G.F.Lefreneire
che misero in un grafico una combinazione di terremoti e
segnalazioni UFO su carte geografiche degli USA tra il 1820
e il 1971, e si nota che entrambi i fenomeni “coincidono
piuttosto bene” nelle stesse aree e negli stessi periodi.
[9]
Quindi, una
prova chiara punta al fatto che questi plasma energetici
sono emanati direttamente dal centro della Terra, come nel
caso di un terremoto, e sono quindi composti dello
stesso materiale di cui è composto il centro della Terra.
Così, condividiamo l’affermazione di Pasichnyk che il
centro della Terra è composto della stessa forma di plasma
energetico che vediamo nel Sole: il che spiegherebbe
perché le misurazioni di Teodorani e altri mostravano che il
plasma aveva la stessa temperatura della superficie del
Sole.
Nei prossimi
due capitoli, presenteremo prova che i pianeti sono in
realtà materia espulsa dal Sole, e quindi composti della
stessa sostanza di base del Sole stesso. Infatti, in una
cosmologia eterica unificata, tutta la materia si origina in
forma di un plasma condensato di Bose-Einstein
superconduttore con proprietà geometriche, come detto nel
capitolo precedente, prima di raffreddarsi, separarsi e
cristallizzarsi in atomi e molecole individuali.
5.2 - LA
PROVA che il CUORE della TERRA E’ un PLASMA LUMINOSO
Gran parte
dell’argomento riguardo al centro della Terra plasmatico è
stata presentato nel nostro volume precedente, ma per via
della loro importanza ripetiamo ancora qui molti dei fatti
salienti. La gran parte delle persone istruite sanno che
l’area più calda della Terra è nel centro, e che
gradualmente si raffredda attraverso gli strati successivi
conosciuti come mantello fino ad arrivare infine
all’area più fredda sull’esterno della sfera, che è la dura
crosta o litosfera. E’ anche importante ricordare che
la crosta esterna della Terra è così sottile,
comparata al resto della massa terrestre, che se la Terra
fosse ridotta alla grandezza di un bicchier d’acqua, la
crosta sarebbe spessa e densa solamente come la tensione
superficiale della cima del bicchiere stesso. Questo
mostra quanto poca materia solida ci sia in realtà sulla
Terra.
I geologi
convenzionali credono che il centro della Terra sia composto
di ferro e nickel.
Nella prevalente teoria della “dinamo”,
questo centro metallico ruota dentro la terra e girando crea
il campo magnetico terrestre. Comprensibilmente, la ragione
più forte per la popolarità di questa teoria è la credenza
che ci sia bisogno di un pezzo di metallo come il ferro per
costituire un campo magnetico.
Tuttavia, numerosi
ricercatori compresi Schappeller, Searl e Roschin & Godin
hanno dimostrato in laboratorio che si può creare un campo
magnetico nient’altro che come onda stazionaria di un
energia plasmatica di etere luminoso.
Di fatto,
tutte le nostre “prove” di ciò che giace nel centro della
terra sono indirette, ricavate principalmente attraverso
ricerche sugli impulsi sismici che si creano durante i
terremoti. Come spiegato nel volume precedente, le onde che
viaggiano da parte a parte, conosciute come onde S o onde
trasverse, non possono passare attraverso il centro dalla
Terra, e questo è quanto ci si aspetterebbe se il centro
fosse solido. Pasichnyk fa notare che le onde S potrebbero
non attraversare il centro della Terra anche nel caso che
esso fosse composto di energia plasmatica compressa.
Tali modelli
[basati sul] plasma normalmente verrebbero immediatamente
repressi, poiché la scienza convenzionale pensa alla Terra
come ad una massa inerte e respinge immediatamente l’idea di
un centro plasmatico, perché una tale fonte di energia
richiederebbe una continua immissione di energia.
Tuttavia, una volta che comprendiamo che sia la gravità sia
le onde di torsione sono forme di energia eterica che
scorrono continuamente all’interno della Terra, ecco che
troviamo una fonte di energia che può passare senza sforzo
attraverso la materia fisica e rifornire la fonte di plasma
nel centro della Terra. Una gran parte dell’attività
energetica di queste onde di torsione avviene ai poli della
Terra, allineati con il campo magnetico. Ricordiamo dal
primo capitolo che Kozyrev ha scoperto che i maggiori
effetti nel campo di torsione si verificano nei pressi del
Polo Nord, e Pasichnyk ci ha anche portato molti altri tipi
di prova. Per esempio:
Le
onde del terremoto viaggiano più veloci lungo l’asse
nord-sud dell’interno della terra di quanto non facciano
sull’asse est-ovest.
Come detto
nel precedente volume, altre osservazioni puntano al fatto
che l’attività energetica proveniente dalle regioni polari,
in realtà acceleri verso il centro della Terra:
1.
Attività di aurora associata con magnetismo e
attività solare.
L’aurora boreale, o “Luci del Nord”, è una formazione di
energia luminosa che si osserva solitamente sopra i poli.
Quando l’attività del Sole aumenta, l’aurora diventa più
brillante, e l’aurora varia anche in proporzione diretta al
campo magnetico terrestre. Quest’aurora ci mostra lo
scorrere dell’energia.
2.
Aurore a forma di tende ai poli.
Dagli studi sulle formazioni dell’aurora, sappiamo anche che
sono stati osservati vortici di protoni ed elettroni
energetici in formazione elicicoidale, come imbuti
super-allungati, che scendevano secondo un moto spiraliforme
dentro le regioni polari terrestri ad alti livelli di
intensità.
3.
Il centro della Terra è troppo caldo per il
magnetismo metallico.
I metalli non possono mantenere un campo magnetico oltre una
certa temperatura cruciale, conosciuta come punto di Curie.
Tuttavia, contrariamente ai modelli convenzionali, si è
scoperto che le temperature all’interno della Terra crescono
molto rapidamente mentre perforiamo verso il basso, e se
proseguiamo idealmente il lento incremento estrapolandolo su
un grafico, allora a soli 100km o
62 miglia, le temperature nel pianeta sarebbero troppo alte
perché i metalli possano produrre un campo magnetico.
4.
Anomalie di magnetismo e gravità durante
l’eclisse.
Durante un’eclisse i campi magnetici terrestri sono
indeboliti e questo effetto è abbastanza significativo
da mandare in confusione gli uccelli migratori. Durante
un’eclisse anche il campo gravitazionale viene alterato,
come osservato in vari studi sui pendoli. Entrambe queste
osservazioni mostrano che la Terra è continuamente
“influenzata” dalla radiazione del campo torsionale del Sole
e dalle “particelle” energetiche che vi scorrono attraverso.
5.
Inclinazione del campo magnetico della Terra.
Se il centro della Terra fosse una dinamo metallica, allora
ci aspetteremmo che il suo campo magnetico sia allineato col
suo asse di rotazione.
Tuttavia, dal momento che il campo
magnetico è sfalsato di circa 11° dall’asse di rotazione, il
modello della dinamo è inadeguato.
6.
Cambi di lunghezza del giorno con attività
solare.
La lunghezza del giorno (LOD[1])
sulla Terra è la misura di quanto veloce ruoti la terra.
Sono state stabilite chiare correlazioni per mostrare una
connessione tra la LOD e il livello di attività solare. Ciò
mostra una interazione energetica diretta tra il Sole e la
Terra di cui il modello della dinamo non poteva tener conto.
7.
Cambi nel magnetismo con attività solare.
L’attività solare può anche variare la direzione e
l’intensità dei campi magnetici terrestri. E’ altamente
improbabile che una dinamo gigante dentro la Terra possa
subire influenze da cambi tanto esterni.
8.
Capovolgimento dei poli, spostamenti e
scossoni.
Il campo
magnetico della Terra possiede una serie di movimenti che il
modello della dinamo non può giustificare. Schemi circolari
conosciuti come “Chandler’s Wobble” (“Dondolii di Chandler”)
vengono continuamente tracciati ai poli, e il campo
magnetico può sperimentare improvvisi scossoni e anche
completi capovolgimenti dei poli. Una fonte di energia che
fluisce liberamente nel centro della Terra, in conseguenza
dei cambi del Sole, tiene conto di queste anomalie molto più
facilmente rispetto all’idea che il centro della Terra sia
un grosso pezzo di metallo solido.
9.
Il
ruolo della gravità come forza formativa.
Nel nostro
modello, la gravità è un movimento all’interno della Terra
di energia eterica che vi crea materia ed energia in ogni
momento. Una volta che andiamo in profondità oltre i 2700km
o 1.678 miglia, c’è un grado di forza gravitazionale diretta
in uscita dal centro maggiore di quella diretta verso il
centro. Ciò mostra il ruolo [importante] della gravità nella
formazione del centro della Terra, similmente all’effetto Biefield-Brown, che mostra che la nuvola elettronica
negativa corre verso il nucleo positivo. Una volta che
l’energia che scorre converge al centro della Terra, una
parte di essa torna verso l’esterno, creando queste anomalie
gravitazionali.
10. Vento plasmatico che emerge dalla
Terra.
La sonda spaziale Dynamic Explorer della NASA ha
determinato che un vento plasmatico emana dai poli della
Terra in aggiunta al vento che scorre dentro i poli. Questo
dimostra la qualità dell’energia sia in entrata sia in
uscita che avviene in queste aree, che sarà discussa più
approfonditamente nei capitolo che seguono.
5.3 - IL
MODELLO DEL TERREMOTO ETERICO DI WILCOCK
Basandoci su
tutte queste prove, possiamo chiaramente vedere che esiste
un rimarchevole parallelismo tra il modello eterico
dell’atomo come toroide sferico e le formazioni di plasma di
grandi dimensioni come il cuore della Terra.
Come Pasichnyk
e molti altri hanno documentato, incrementi dell’attività
solare sono strettamente correlati con gli incrementi nel
numero e nell’intensità dei terremoti sulla Terra. Quando
avvengono questi terremoti, spesso si osservano anche
formazioni anomale di plasma. Un ulteriore supporto a questo
concetto si ha nel fenomeno dei “radar angels”, dove gli
operatori radar rilevano frequentemente falsi segnali su
aree della Terra geofisicamente attive.
La maggior parte dei
radar ora sono equipaggiati per schermare questi segnali,
che pare siano causati da sfere di plasma in gran parte
invisibili che vengono continuamente espulsi dalla Terra
nelle regioni sismicamente attive.
E allora,
cosa è esattamente un terremoto? Presentiamo quanto segue
come una ragionevole supposizione, basata sulle prove
presentate nel corso di tutto questo libro:
- Si comincia con un’improvvisa ondata di
attività energetica, come potrebbero essere i brillamenti
solari o altre fonti di cui discuteremo più avanti.
- Questa ondata incrementa improvvisamente il
quantitativo di energia che scorre nel centro della Terra.
- La quantità totale di plasma luminoso nel
centro aumenta di conseguenza.
- Tuttavia, dalla Terra non c’è una decrescita
nella pressione per circondare e contenere il plasma, quindi
l’energia extra non ha nessun posto dove andare eccetto
l’essere compressa sotto una maggiore quantità di pressione.
- Basandoci sulla semplice fisica eterica, se
l’ondata di energia è sufficientemente alta, allora questo
improvviso incremento di pressione spinge una parte del
plasma a dislocarsi in una densità superiore di energia
eterica.
- Una volta che il plasma raggiunge una densità
superiore, può passare agevolmente attraverso la materia
fisica di densità inferiore, dando alla Terra quei connotati
che noi ora conosciamo e misuriamo.
- A questo punto, il plasma non viene più
trattenuto nel centro della Terra dalle imponenti forze di
pressione, ma è libero di evadere dal centro della Terra
grazie alla forza centrifuga.
- Ora, in questo stato di densità superiore, il
plasma ribolle verso la superficie del pianeta, così come le
bolle d’olio emergono verso la superficie dell’acqua.
-
Dal momento che la pressione scorre sempre
dall’alto verso il basso, il plasma si muoverà naturalmente
verso l’area di minor densità di energia eterica in
prossimità della superficie terrestre.
- Lo spazio “vuoto” è molto meno denso della
materia solida, e quindi ha una minore densità di energia
eterica.
-
Pertanto, una frattura della crosta
terrestre, che è relativamente vuota, possiede una minor
densità di energia eterica rispetto alla materia solida
circostante.
- Il plasma in movimento viene attratto
naturalmente in tali fratture
- Una volta che il plasma raggiunge questo
spazio, la pressione si allevia, e una parte di essa torna a
ri-dislocarsi al suo originale stato di plasma che aveva nel
centro della Terra.
-
Comunque, dal momento che la temperatura è
ora molto inferiore, parte del plasma si raffredda
immediatamente.
-
Non appena il plasma improvvisamente si
raffredda, cristallizza in nuova
materia fisica.
-
Questa nuova materia si forma quasi subito
lungo i bordi della frattura
-
Ricordate che quando l’acqua cristallizza in
ghiaccio, si espande. Similmente, il volume del plasma
cresce quando si raffredda (trasformazioni di stato)
in materia fisica.
- Quando si crea questa nuova materia può
essere rilasciata una grande forza esplosiva, dal momento
che spinge lateralmente le zolle che stanno intorno al sito
della frattura.
-
Quando ciò avviene può verificarsi un
terremoto se la quantità di materia è abbastanza grande da
causare uno slittamento lungo la faglia.
- In molti casi, parte del plasma rimane in uno
stato di densità superiore, e continua a fuoriuscire
attraverso la superficie terrestre.
-
Non appena questa energia attraversa
l’atmosfera, può anche non ritornare ad uno stato di densità
sufficientemente basso da essere visibile.
-
Se il plasma rimane ad una densità superiore
si formano gli invisibili “radar angels”
-
Se il plasma torna alla sua densità
originale, si possono rilevare le “formazioni di plasma”.
-
Se il plasma è in uno stato riverberante, o
dondolante, può alternarsi tra visibilità e invisibilità,
muovendosi su e giù fra due livelli di densità eterica
adiacenti, come il prof. Erling Strand ha osservato e
filmato in Norvegia.
Certamente,
anche i modelli più convenzionali della formazione dei
terremoti e la pressione dei movimenti della superficie
devono essere tenuti in considerazione; questo è solo un
fattore che può dare origine ai cambiamenti più improvvisi.
Questo nuovo modello aiuta anche a spiegare il fenomeno dei
“tubi di kimberlite”, menzionati sia dal dr. Dmitriev sia
dal dr.
V.L. Dyatlov.
Questo
fenomeno, in Russia, è considerato “il grande mistero della
geologia moderna”, ed è stato osservato essenzialmente in
Alaska. Dapprima i geologi rilevano un’improvvisa esplosione
e un’ondata di calore vicino alla superficie terrestre.
Se
l’area dove è avvenuta l’esplosione è abbastanza vicina alla
superficie, si può trivellare ed osservarla. (in alcuni
casi, gli Eschimesi sono stati in grado di scavarsi a mano
la via verso il sito). Nel sito dell’esplosione si è
scoperto un tubo vuoto allungato nella crosta.
Ma cosa molto più sorprendente, e
remunerativa, l’interno del tubo era completamente pieno di
file di diamanti !
Normalmente
si ritiene che i diamanti e altri cristalli simili
necessitino di parecchie migliaia di anni per formarsi,
invece in questi casi pare che si formino istantaneamente.
Questo discorso assumerà più senso per noi nel Capitolo 10,
quando studieremo il lavoro del dr. Krasnoholovetz e altri,
i quali hanno scoperto che campi di torsione creano
naturalmente maggiore durezza e cristallizzazione in ogni
materia alla quale sono esposti.
I metalli che vengono
esposti ad apparecchi generatori di onde di torsione
diventano significativamente più duri e più cristallizzati
nella loro forma, e i campi di torsione possono anche creare
formazioni di microcluster nell’acqua e in altri composti.
Dunque, una formazione di plasma contiene campi
torsionali ad alta intensità, pronti a comprimersi in
cristalli geometrici in un batter d’occhio.
Un lettore
acuto dovrebbe comprendere che c’è un altro possibile
effetto in questo modello dei terremoti. In tale modello,
quando c’è un’improvvisa ondata di incremento energetico
nella Terra, il plasma viene spinto ad una densità superiore
e fugge dal centro della Terra. Questo in genere crea un
terremoto, laddove si crea nuova materia.
Tuttavia è anche
possibile che se gli incrementi di energia avvengono più
lentamente e regolarmente, allora l’intera dimensione del
centro stesso potrebbe gradualmente espandersi senza
dislocarsi in una densità superiore.
Questo, in genere,
incrementerebbe l’intera dimensione del pianeta stesso.
Ciò si
accorda certamente con il modello quantico che abbiamo
proposto nei capitoli precedenti, dal momento che abbiamo
visto con i microcluster, i quasi-cristalli e i condensati
di Bose-Einstein che gli atomi possono raggrupparsi in
gruppi più grandi che formano una singola identità. La
chiave di lettura qui è che quando a queste strutture viene
aggiunta sufficiente energia essi continuano ad espandersi
di grandezza.. I microcluster iniziano come atomi
individuali che poi si “fondono” in formazioni cristalline
più grandi.
I quasi-cristalli possono essere cresciuti ad
oltranza proprio come ogni altro cristallo, e ancora
continuano a mantenere un’identità individuale.
Anche un
condensato di
Bose-Einstein (superconduttore) può essere
espanso in grandezza con l’aggiunta di nuova energia,
tuttavia continua a comportarsi come se fosse un atomo
unico.
Nel nostro modello, tutte le
strutture base a tutti gli ordini di grandezza
nell’Universo si comportano in accordo a questi stessi
principi energetici, e sono in grado di espandersi se vi
viene immessa una più grande quantità di energia.
Quindi, la
Terra dovrebbe essere capace di crescere continuamente in
grandezza dal momento che il suo cuore viene continuamente
rifornito di nuova energia eterica, proprio come avviene
nella crescita di un organismo.
Questa previsione si
concretizza nella scienza della “Tettonica ad Espansione
Globale”. (NdR: questo perche' al centro
della Terra vi e' un
buco nero
!)
5.4 -
TETTONICA AD ESPANSIONE GLOBALE
(vedi
Espansione Terra)
Christopher
Otto Hilgendberg è stato il primo, nel 1933, a mostrare che
se restringiamo la Terra al 55-60% della sua attuale
dimensione, allora tutti i continenti si incastrano insieme
a formare un puzzle, come mostrato in figura 5.2.
Egli ha
fatto la coraggiosa supposizione che ciò fosse causato
dall’espansione della Terra; un tempo nel passato essa era
veramente il 55-60% dell’attuale dimensione. L’articolo più
rigoroso che abbiamo trovato sull’argomento è di James
Maxlow [7],
e sarà citato nel proseguo.
Questo nuovo
modello certamente non è nei libri di testo delle scuole di
oggi, ma sta lentamente guadagnando popolarità nel corso
degli anni. Un Simposio sull’Espansione della Terra è stato
tenuto a Sidney, in Australia nel 1981, e lo Smithsonian
Institution ha ospitato un meeting nel 1989 dove sono stati
discussi questi concetti ed altri relativi a modelli
tettonici globali. Come scrive Maxlow,
Questi
argomenti [nel meeting dello Smithsonian] hanno indicato che
sembra esserci qualcosa di discutibile nella teoria
della tettonica a placche per come è attualmente presentata
(Kremp, 1992) e che i presenti concetti di tettonica a
placche / deriva dei continenti / oscillazione dei poli,
possano aver bisogno di essere rivalutati, rivisitati e
respinti (Smiley, 1992).
Figura 5.2 – I modelli del
“pianetino” di Hilgenberg sull’espansione della Terra. Il
globo più piccolo è il 60% del raggio attuale (da Vogel,
1983)
Attualmente
fra le autorità scientifiche è in voga il modello della
“tettonica a placche” o “deriva dei continenti”. In questo
modello la Terra ha mantenuto una dimensione costante
durante tutto il corso della sua vita, e i continenti sono
stati originati come un’unica massa gigante conosciuta come
“Pangea”. Ad un dato momento, questo continente si è
spezzato in molti pezzi, e le fratture erano siti di
attività vulcanica. Siccome lungo queste creste vulcaniche
veniva espulsa nuova lava che successivamente veniva
raffreddata dagli oceani, i diversi pezzi del continente
originale sono stati lentamente spinti via l’uno dall’altro
fino alle loro posizioni attuali.
Tuttavia,
affinché avvenga questa deriva su un Terra di dimensioni
invariate, “ciò che sale deve anche scendere”. In termini
più scientifici, se ci sono aree di “risalita orogenica”
dove si forma continuamente nuova crosta, allora devono
esserci anche delle “zone di subduzione” dove la crosta
terrestre torna a riaffondare nel mantello e si fonde ancora
in uno stato fuso. Come indica Maxlow, questo modello ha un
grande, enorme difetto:
Non
sono state mai trovate prove definitive di “zone di
subduzione” sulla Terra.
Inoltre,
Le
aree dov’anche possano esistere zone di subduzione sono
molte meno di quante ne richiede il modello della Tettonica
a Placche.
O per farla
ancora più semplice,
Possiamo facilmente dimostrare l’espansione della Terra con
dati oggettivi, ma non abbiano nessun interesse nel provare
che stia contemporaneamente avvenendo la presunta subduzione.
Maxlow
continua affermando che le conclusioni della “tettonica a
placche” sono basate su un insieme di dati incompleti:
- Nel
presentare la Tettonica dell’Espansione Globale si
deve comprendere che l’insieme delle informazioni
globali, geologiche e geofisiche ha raggiunto solo ora
[2001] lo stadio dove ogni ipotesi tettonica globale può
essere confidentemente quantificata, testata e/o
accantonata.
Ora, con in
mano i nuovi dati, il modello della “tettonica a placche”
può essere scartato. Comunque, secondo Maxlow e altre fonti,
ci sono due ragioni principali per cui la scienza ufficiale
e la comunità geologica non accetta la Teoria
dell’Espansione della Terra:
1. Nella
nostra attuale comprensione della fisica quantica non si
pensa che la materia possa espandersi
2. La prova
necessaria per creare un modello matematico che possa
riprodurre accuratamente un processo di espansione ad
oltranza della Terra , sembra non esistere.
Il primo
punto viene efficacemente confutato dai modelli quantici di
cui abbiamo discusso in questo libro, e Maxlow ha fornito la
prova richiesta dal secondo punto. Man mano che vengono
acquisite maggiori informazioni sulla geofisica della Terra,
la Teoria dell’Espansione della Terra ne viene sempre più
accresciuta nella sua credibilità.
Nuove mappe degli schemi,
velocità e direzioni dell’allargamento dei fondi marini
mostrano che la Terra è “soggetta ad un’espansione
esponenziale dall’era Arcaica ad oggi”, in accordo con Maxlow, e in questo documento si presentano mappe e immagini
a supporto di queste conclusioni.
Basandoci
sui modelli matematici di Maxlow la Terra si starebbe
espandendo in grandezza alla velocità di approssimativamente
21 millimetri all’anno. E infatti:
1. Carey nel
1986 ha usato un laser satellitare per misurazioni radiali
per calcolare che il raggio della Terra si sta espandendo di
24 millimetri all’anno, [con una tolleranza] di più o meno 8
millimetri.
2. Robaudo e
Harrison nel 1993 hanno usato misure geodetiche VLBI e SLR
per concludere che la terra si sta espandendo di 18
millimetri all’anno.
La
spiegazione convenzionale è che questa espansione osservata
nella Terra è causata dal flusso continuo di polvere e
meteoriti, ma combacia perfettamente anche con i calcoli di
Maxlow basati su una schietta raccolta di dati
dall’espansione dei fondali marini.
Altri scienziati in
Russia hanno concluso che la Terra fa improvvisi incrementi
nella sua grandezza in certi periodi della nostra storia
geologica, e questo potrebbe rendere conto del perché Robaudo e Harrison hanno osservato un’espansione di soli 18
millimetri annui anziché i 21 calcolati da Maxlow.
La
successiva, e ovvia, domanda che questo modello solleva è
questa: se tutti i continenti erano un tempo parte di
una singola superficie esterna della Terra, allora dove li
mettiamo gli oceani? Maxlow suggerisce che in quei primi
tempi sulla superficie della Terra c’era meno acqua
totale, e si sono formati “mari epi-continentali[2]
poco profondi” tra le varie aree di quelli che ora sono i
continenti. La crosta originale sulla Terra ha raggiunto un
certo livello di spessore, (probabilmente il risultato
del raffreddamento da uno stato fuso appena dopo essersi
separata dal Sole) ma poi con la continua espansione
della Terra, la nuova crosta che si andava formando era
molto più sottile, e quindi più bassa. Non appena i
continenti hanno iniziato a dividersi, questi mari
epi-continentali si sono riversati nelle fratture più
profonde, formando le versioni primordiali dei nostri
oceani.
Questo
solleva un’altra questione: “Da dove proviene tutta
l’acqua dei nostri oceani se all’origine non c’era ?”
La Terra “cresce” di dimensione attraverso continui
incrementi di energia eterica che riceve dal Sole e da altre
fonti.
Gli stessi processi energetici che incrementano la
dimensione della Terra stanno anche creando continuamente
nuove molecole come idrogeno e ossigeno nella nostra
atmosfera, rendendola così più spessa in densità.
L’idrogeno
e l’ossigeno poi si legano insieme per formare ulteriori
grandi quantità d’acqua, che piovono dal cielo negli oceani,
mescolandosi con i sali della crosta terrestre. E’ molto
interessante notare che, come abbiamo documentato nella
pubblicazione precedente, è stato osservato che i pianeti
gassosi possiedono tutti un centro roccioso delle dimensioni
simili alla Terra, perciò sembra plausibile che la Terra
possa diventare a sua volta un pianeta gassoso allorquando
si allontanerà ulteriormente dal Sole. Nell’Ottavo Capitolo
passeremo in rassegna la prova del Dr. Aleskey Dmitriev che
dimostra che questa creazione di nuova atmosfera è un
processo incessante, dal momento che si stanno scoprendo
nuovi cambiamenti nelle atmosfere della Terra e di altri
pianeti come Marte.
5.5 -
ESPANSIONE GEOMETRICA RADIALE DEI CONTINENTI
Se
l’attività della Terra condivide un legame comune con le
attività a livello quantico, allora durante il processo di
espansione ci dovremmo aspettare di vedere coinvolta la
geometria dei Solidi Platonici, proprio come la vediamo
nella formazione di un microcluster o di un quasi-cristallo.
Abbiamo già visto come le osservazioni del dr. Teodorani
sulle formazioni di plasma in Norvegia adottino
configurazioni geometriche spontanee, e questo
suggerisce che anche il plasma nel centro della Terra debba
possedere le stesse proprietà. Inoltre, grazie al lavoro
investigativo del dr. Pasichnyk, sappiamo che W.R. Corliss,
A.M. Dziewonski e J.H. Woodhouse hanno confermato che
il centro della Terra mostra una “simmetria esagonale”,
cioè che è nella forma di un solido geometrico
tridimensionale che, se osservato da determinate
angolazioni, ha sei lati. Nel video della sua conferenza del
1996, Gregg Braden indica che questo dato simmetrico
suggerisce che il centro della Terra è a forma di
dodecaedro perfetto, uno dei cinque principali
solidi Platonici, con 12 facce pentagonali. Sicché, il
fenomeno geometrico dei “microcluster” si conferma valido
anche a scale di grandezza molto più grandi di quelle del
regno dei quanti. (Anche l’icosaedro possiede una
simmetria esagonale molto ripetitiva).
Non
dimentichiamo che la geometria è il semplice sottoprodotto
della vibrazione/pulsazione in un materiale fluido; gli
studi del dr. Hans Jenny hanno rivelato che quando il
livello di vibrazione/pulsazione viene incrementato, le
forme geometriche che si osservano all’interno del fluido
diventano più complesse. Così, se la velocità della
vibrazione/pulsazione nel centro luminoso della Terra sta
continuamente incrementando, allora ci si dovrebbe aspettare
di vedere all’opera forme geometriche sempre più complesse.
Tenendo
questo a mente, nel 1993, Vogel e altri esordirono con le
seguenti conclusioni riguardanti le Ipotesi di Espansione
Terrestre, basate sulla loro vasta esperienza nel fare
modelli della superficie terrestre. Se si riduce il raggio
della Terra al 55/60% della sua attuale dimensione, allora:
1. I
confini esterni dei continenti possono essere composti
insieme per formare un’unica crosta chiusa;
2. La
posizione dei vari continenti rimangono generalmente
costanti rispettivamente l’uno all’altro, e la loro
separazione è causata da una “espansione radiale della
Terra” e;
3. La
causa dei movimenti dei continenti deriva da un sempre più
veloce incremento di raggio nel tempo, in accordo con
l’espansione dei fondali marini…
La
concordanza di questi tre fenomeni NON PUO' essere
casuale, (ma è dovuta a) processi operanti dall’interno
della Terra, e il risultato è l’espansione del pianeta.
La chiave di
lettura di quanto abbiamo bisogno di vedere qui sta nel
punto 2, dove Vogel stabilisce che la separazione dei
continenti avviene secondo un movimento “radiale” o a
spirale. Si può osservare parte di questo modello nella
figura 5.3, basata sulla ricostruzione al computer di Perry
della espansione radiale della Terra.
Quando studiamo la
struttura gerarchica dei Solidi Platonici singolarmente
“annidati” l’uno all’interno dell’altro, osserviamo che c’è
sempre un movimento a spirale quando una forma meno
complessa si espande in una di complessità superiore. Questo
argomento è stato già ben trattato nei nostri precedenti
volumi.
Figura 5.3 - Ricostruzione
al computer della espansione radiale della Terra di Perry
(da Carey, 1986)
Il dr.
Athelstan Spilhaus, affermato scienziato che lavora per la
National Oceanic and Atmospheric Association (NOAA),
ci ha fornito la prova che la Terra si sta davvero
espandendo in forme di armonia geometrica sempre più grandi.
Secondo le informazioni forniteci dal dr. Bethe Hagens, le
scoperte del dr. Spilhaus in questo campo sono state
pubblicate sulla rivista Scientific American negli
anni ’80, e ci auguriamo di ottenere una copia delle altre
immagini di quell’edizione.
Nel modello di Spilhaus, la
Terra non si sta espandendo in grandezza, ma le sottostanti
forme geometriche che lui ha scoperto possono ancora essere
direttamente applicate a un modello di espansione della
Terra, dal momento che tutti i suoi dati si basano su linee
rette con relazioni angolari significative. In maniera molto
simile a un microcluster in espansione, la gerarchia delle
forme che la terra ha sperimentato risulta come segue:
1.
Tetraedro: Quando il “continente” Pangea si è rotto la prima
volta, ogni frattura principale era esattamente della stessa
lunghezza o equidistante da ogni altra frattura. Queste
linee equidistanti formano le linee esterne di un tetraedro
allorquando i continenti si allontanano dal loro centro
originale. Come abbiamo detto in entrambi i nostri
precedenti volumi, questa forma continua a lasciare una
firma energetica sulla Terra, e il lavoro di Richard
Hoagland con The Enterprise Mission ha chiaramente
dimostrato formazioni di energia tetraedriche su altri
pianeti.
2.
Cub-ottaedro: Mentre i continenti continuano a separarsi, la
loro geometria si espande a una maggiore complessità di
linee equidistanti, componendo la forma combinata di un cubo
con un ottaedro.
Come abbiamo scritto in The Shift of Ages,
Bruce Cathie ha dimostrato chiaramente che questa griglia è
tuttora all’opera sulla Terra. Con queste precise misure
della griglia, Cathie ha prodotto molte svolte decisive in
questo nuovo campo della “fisica armonica dell’etere” che
sono molto utili, alcune delle quali sono state riportate in
The Shift of Ages.
3.
Icosa-dodecaedro: I continenti della Terra si sono ora
espansi in una forma combinata di icosaedro e dodecaedro di
linee equidistanti. Ancora una volta, il processo di
espansione a questo stadio avviene lungo schemi spirali
radiali.
Nella figura
5.4, cortesemente concessa dalla pubblicazione originale
della NOAA, possiamo vedere lo stadio finale della
espansione geometrica della Terra di Spilhaus per come si
presenta oggi. La principale faccia pentagonale che vediamo
proverrebbe dal dodecaedro, e le facce triangolari
proverrebbero dall’icosaedro. Ovviamente le linee puntinate
rappresentano le creste sottomarine e/o i rilievi montuosi.
Non sorprende vedere questa conformazione, considerando che
il centro della Terra appare ora in forma di un dodecaedro:
Figura 5.4 – Espansione
geometrica finale dei continenti secondo Spilhaus, per
gentile concessione del suo giornale NOAA
Sebbene i
dati di Spilhaus siano piuttosto soddisfacenti, c’è una gran
mole di informazioni addizionali a supporto dell’idea che
tali forme geometriche circondano attualmente la Terra. Il
team russo di Goncharov, Morozov e Makarov ha determinato in
modo indipendente che la Terra ha la forma di una griglia
icosa-dodecaedrica, [fig. 5.5] basata sulle posizioni dei
continenti e delle creste vulcaniche sottomarine. La cresta
medio-atlantica corre precisamente lungo la verticale
zig-zagante nell’Atlantico, come si vede nel diagramma. In
questa immagine si possono vedere sia i pentagoni dei
dodecaedri sia i triangoli dell’icosaedro:
Figura 5.5 – Griglia
icosa-dodecaedrica di Goncharov, Morozov e Makarov
Sorprendentemente, Goncharov ha passato in rassegna la
collocazione di oltre 4000 antichi siti sacri differenti
sulla Terra, come pietre verticali, piramidi, monoliti,
menhir, obelischi, templi, pagode, sotterranei di pietra,
cerchi di pietre, ziggurat, sollevamenti di terra, e simili,
e ogni singolo sito antico che hanno catalogato è
situato, senza eccezioni, da qualche parte su questa griglia
icosa-dodecaedrica. Scopriremo nel Capitolo 9 il perché
gli antichi abbiano usato tale tecnologia; riguarda
l’abilità che ha una formazione come la piramide di
imbrigliare le onde di torsione da utilizzare per bilanciare
il pianeta. Vedremo ricerche russe e ucraine di fonti esimie
che hanno provato che le piramidi possono smorzare la
potenza dei terremoti, le emissioni meteorologiche e
radioattive, mentre aumentano la purezza di acqua, petrolio
e minerali sotterranei. Le piramidi possono anche
essere usate per curare, stimolare la crescita e
l’espansione della coscienza in relazione ad una elevazione
spirituale.
Tutti i
sopracitati effetti sulla materia fisica sono creati
dall’azione delle onde di torsione, la cui delicata
pressione, se in forma sufficientemente concentrata, può
creare effetti significativi sulla materia, ed è importante
ricordare che le “linee di questa griglia” sono
essenzialmente formazioni di onde di torsione. I rivelatori
di campi torsionali percepiscono, lungo queste linee, una
quantità di radiazione torsionale molto più alta rispetto ad
ogni altra zona, e i punti nodali dove le linee si
incrociano sono particolarmente attive. Perciò,
dovremmo essere molto ben stimolati a ricostruire una volta
ancora un simile sistema di piramidi attraverso tutta la
Terra al fine di compensare gli attuali danni che la
civilizzazione sta a tutt’oggi producendo.
In caso
di un limitato scambio nucleare e/o ulteriori distruzioni
ambientali, un simile progetto diventerà estremamente
necessario, così come lo è stato dopo la caduta delle
antiche civiltà di Atlantide e Rama.
5.6 -
CAMPI DI ENERGIA CONTRO-ROTAZIONALE E DINAMICHE DI GRIGLIA
Ricordiamo
che nel modello quantico di Johnson, l’atomo è in realtà
composto di campi di energia contro-rotazionale.
Affinché un
atomo o una molecola diventi stabile, la geometria deve
mescolarsi in una formazione bilanciata. Similmente,
possiamo osservare nei due ultimi stadi del modello del dr. Spilhaus sulla espansione terrestre che ci sono sempre
due geometrie coinvolte; abbiamo la combinazione di cubo
con ottaedro e la combinazione di icosaedro con dodecaedro.
Anche il primo stadio dell’espansione terrestre, che ha
visto coinvolto il tetraedro, può in realtà aver visto
incorporato anche l’ottaedro, dal momento che l’ottaedro è
in relazione diretta con il tetraedro, come abbiamo visto
nel capitolo precedente.
Basandosi
sul modello di Johnson, appare che l’icosaedro e il
dodecaedro visti nella Griglia siano di fatto campi
energetici opposti che hanno raggiunto uno stato di armonia
obbligata, nella stessa esatta maniera in cui, nel regno
quantico, si crea un composto molecolare. Crediamo che lo
stress creato da queste forze di contro-rotazione sia la
vera causa della rotazione anti-oraria della Terra intorno
al proprio asse. In tal caso, mentre le due forme
geometriche sono obbligate insieme, la geometria che ruota
in senso anti-orario ha una forza di rotazione leggermente
più forte della geometria che ruota in senso orario, e
questo fa sì che la Terra ruoti in direzione anti-oraria.
Così, le
prove disponibili suggeriscono che la Terra abbia
effettivamente una griglia energetica globale che è stata
ben compresa e utilizzata dalle civiltà antiche. Il fatto
chiave che analizzeremo nel resto di questa sezione include
i fenomeni che avvengono lungo le linee e i nodi di
questa griglia. Sebbene questa informazione non sia
pubblicamente riconosciuta, nondimeno essa è assai reale ed
abbondantemente documentata nei nostri volumi precedenti e
in molte altre fonti. Per i non addetti, ci concentreremo
sui dodici punti equidistanti (vertici)
dell’icosaedro attualmente visibile sulla superficie
terrestre, introdurremo una lista di proprietà anomale
estratte dal lavoro di Richard Pasichnyk. Anche questo
materiale è inserito nel volume precedente, ma a questo
punto è utile una ripetizione. Ricordiamo che Pasichnyk si
riferisce a queste dodici aree come “i Campi”:
1. In ognuna
(area) si verificano spirali di elettricità terrestre, suoni
strani, e anomalie magnetiche e gravitazionali
2. Le zone
più profonde degli oceani (si trovano in queste aree)
3. Schemi
delle correnti oceaniche (scorrono intorno a questi punti).
(Nota: I dati di Ivan P. Sanderson rivelano che gli schemi
di queste correnti mostrano un movimento contro-rotazionale)
4. In
queste aree si sono osservati forti tempeste nel fondale
oceanico profondo
5. In
queste aree si sono osservati alcuni dei valori più alti di
salinità superficiale degli oceani
6. In
queste aree si sono osservate le località più abbondanti di
bolle che scoppiano, producendo cariche atmosferiche più
forti e altre associazioni
7. Queste
stesse aree sono sistemi di alta e bassa pressione nel meteo
e nei centri delle tempeste.
8. sono
state osservate dallo spazio nubi gassose spiraliformi con
centro in ogni Campo
9. Lo strato
superficiale della terra (litosfera) e gli aspetti fisici
della tettonica a placche (zone di subduzione, confini delle
placche, alture, spaccature, schemi di stress, anomalie
delle onde dei terremoti, ecc.) sono in relazione con le
località dei campi (un’ulteriore analisi è nella sezione
3.4)
10. In
queste aree si sono osservati ripetutamente fenomeni
luminosi (particelle ionizzate) e masse oscure (neutroni)
11. Gli
schemi e le trasformazioni nell’atmosfera superiore, le
cinture di radiazione, e la magnetosfera mostrano relazioni
con i Campi
12.
Anguille, batteri a precipitazione ferrosa, e pesci
elettrici sono geograficamente collocati in queste aree
13. Più del
70% di tutta la vita sulla Terra è insediata in relazione ai
Campi (tra le latitudini di 40°) il che è ideale per la
generazione di energia elettrica per la vita.
Effettivamente una gran parte della trilogia Vital
Vastness di Pasichnyk è incentrata sugli studi di come
questi “Campi” si verificano sulla Terra e su altri pianeti.
Nel capitolo 12 del nostro precedente volume abbiamo
riassunto da Pasichnyk una gran quantità di informazioni
convincenti che mostrano che questi Campi sono
all’opera su ogni pianeta di tutto il nostro sistema solare.
Come possiamo vedere, tutti questi effetti possono essere
causati dal potere che forti campi torsionali possono
esercitare sulla materia fisica, dal momento che i campi
torsionali creano una pressione tangibile.
Questa è la
pressione che appare come la responsabile della formazione
delle correnti che osserviamo negli oceani e nell’atmosfera,
che la ricerca di Pasichnyk mostra associate alla Griglia
Terrestre.
Come abbiamo
già mostrato, le aree di campi torsionali di intensità
superiore sono anche le aree dove la materia è capace di
spostarsi ad un livello più alto di densità eterica.
La chiave qui è comprendere che
in questi dodici nodi
della Griglia Globale la materia e l’energia possono
effettivamente essere dislocate in un livello di densità
eterica superiore, a causa dell’alto grado di radiazione
torsionale di queste aree, e questo è stato già documentato
e osservato nel 20° secolo con il lavoro, tra gli altri, di
Ivan P. Sanderson.
Nel 1972,
Ivan Sanderson ha pubblicato un articolo intitolato “The
Twelve Devil’s Graveyards Around the World” (“I Dodici
Cimiteri del Diavolo intorno al Mondo”) sulla rivista
Saga. Questi “Cimiteri del Diavolo” sono gli stessi dei
Campi di Pasichnyk, e rappresentano i punti dell’icosaedro
sulla griglia terrestre, come si vede in figura 5.6. Tanto
per rinfrescare la memoria, sappiamo che ogni faccia
dell’icosaedro è un perfetto triangolo equilatero dove ogni
angolo interno misura 60°.
All’interno di una sfera come la
Terra, i punti dell’icosaedro sono localizzati fra i 30° e i
40° di latitudine sopra e sotto l’equatore.
Ogni punto è
distanziato da intervalli di 72° dai punti vicini, ed
eccetto per i due ai poli, il loro esatto centro geometrico
è a 36° di latitudine Nord e Sud. Tutti insieme, ci sono
cinque punti nell’emisfero nord, cinque nell’emisfero sud e
due ai poli.
Figura 5.6 L’icosaedro (sin.) e la sua
griglia posizionata sulla terra (des.) (per gentile
concessione di Nick Nelson)
Sanderson ha
scoperto questi punti facendo una massiccia meta-analisi di
tutti i dati disponibili su aerei e navi scomparse.
Da
questi dati, ha determinato che tali scomparse erano molto
più probabili in questi dodici punti che in ogni altra area.
Nel libro di Charles Berlitz The Bermuda Triangle, ci
viene fornita una descrizione più ampia delle proprietà di
queste aree, sia in termini di processi fisici della Terra
sia di anomalie temporali elettromagnetiche:
Queste aree…
rappresentano i punti nodali dove le correnti
oceaniche di superficie girano in un verso e le correnti
sotto la superficie girano nell’altro verso. [Nota:
vediamo ancora all’opera forze di contro-rotazione]. Le
grandi correnti di marea sotto la superficie che strisciano
tangenzialmente, e influenzate da differenti temperature,
provocano vortici magnetici, disturbando le comunicazioni
radio, il magnetismo – forse anche la gravità – ed
eventualmente causando, in speciali condizioni, la scomparsa
di veicoli aerei e di superficie – che navigano o volano in
differenti punti dello spazio e del tempo.
Un interessante
effetto collaterale del comportamento erratico di queste
aree è sottolineato da Sanderson nel descrivere gli
stupefacenti “arrivi anticipati” di aerei attentamente
cronometrati dove aeroplani sono arrivati così
in anticipo rispetto al previsto che l’unica
possibile spiegazione è che avessero un vento impetuoso che
soffiava dalla loro spalle a, per esempio, 500 miglia
all’ora. (Nota: si ricordi che questo genere di velocità dei
venti si osserva solamente nei peggiori uragani])
Tali
incidenti possono essere il risultato di venti mai scoperti
ma sembra che avvengano per il più delle volte nel Triangolo
delle Bermuda e in altre aree di vortice, come se questi
particolari aerei avessero incontrato l’anomalia ma avessero
planato o fossero stati sospinti in sicurezza attraverso
quei “buchi nel cielo” che sono costati la vita di così
tanti viaggiatori.
Le
sparizioni nelle aree come il Triangolo delle Bermuda o il
Triangolo del Diavolo al largo delle coste del Giappone (che
sono state ampiamente documentate nel capitolo 10 del
precedente volume) sono prodotte quando le navi o i velivoli
vengono dislocati in una densità superiore di energia
eterica e non tornano indietro.
I dr. William Becker e Bethe Hagens conferiscono ulteriore
supporto alle anomalie relative al tempo nel loro articolo
“The Planetary Grid: A New Synthesis” (La Griglia
Planetaria: Una Nuova Sintesi), che è stato ristampato
nel libro Anti-Gravity and the World Grid (L’Antigravità
e La Griglia Mondiale). In questo articolo essi
riferiscono di un’anomalia di tipo temporale che si verifica
nel punto nodale vicino alle Hawaii:
Un pilota
che volava con passeggeri vicino alla zona delle Hawaii
[dell’icosaedro di punti energetici sulla Terra] si è
trovato improvvisamente in una “zona morta” senza strumenti
[elettromagnetici funzionanti] e impossibilitato a
comunicare fuori dalla cabina di pilotaggio. Dopo aver
volato più o meno 350 miglia, (impiegando molto
probabilmente un’ora e più) il “fenomeno” è svanito e il
pilota scoprì che gli ufficiali di torre non potevano
verificare che tra l’inizio della sua esperienza nella “zona
morta” e la sua fine fosse trascorso alcun tempo misurabile.
Questi cambi
nella velocità del tempo concordano chiaramente con le
teorie di Kozyrev per cui lo scorrere del tempo è una
funzione della radiazione di torsione, che è a sua volta
funzione della densità di energia eterica. Se ci si sposta
in una densità eterica più alta il tempo può rallentare per
noi tanto quanto ha rallentato per il pilota. In casi come
questi, la nave dall’area di densità superiore ritorna al
nostro livello di densità di energia eterica, e i superstiti
vivono per raccontare l’avventura.
Bisogna ammettere che
tutto questo appare come un’eccezione alla regola, ma sembra
proprio che le antiche culture avessero una conoscenza
migliore su come non “finire dispersi” in queste aree di
“vortici” eterici, e che fossero in grado di utilizzarli in
modo costruttivo, come per viaggi fisici attraverso la
terra.
Nel
precedente volume abbiamo discusso delle storie di testimoni
di prima mano che sono volati all’interno di queste aree di
densità eterica più alta e sono ritornati vivi. L’ultimo
esempio è il caso di Charles Wakeley. Brevemente, non appena
Wakeley è passato in un’area di densità eterica più elevata
nel vortice del Triangolo delle Bermuda, i suoi strumenti
elettromagnetici hanno mostrato un comportamento molto
anomalo, e sulle punte delle ali hanno cominciato a crescere
delle luci blu-verdi, che alla fine diventavano bianche e si
diffondevano nella cabina di comando.
Al culmine di questo evento era circondato da accecanti luci
bianche che sembravano provenire “contemporaneamente da ogni
direzione” e l’effetto poi è svanito alla stessa velocità
con la quale era cominciato, permettendogli di riprendere il
controllo del velivolo.
Come abbiamo
detto nel precedente volume,
E’ molto
probabile che la forte luce che egli ha visto intorno a sé
non sarebbe stata visibile da terra; essa era una
conseguenza visiva del suo stesso corpo in movimento in
un’area più energetica.
Per un osservatore esterno
non ci sarebbe stato nessun cambiamento, dal momento che il
suo corpo si muove all’interno di un’area di energia
vibrazionale superiore che è al di fuori del tempo e dello
spazio osservato da terra. Se egli non fosse tornato,
il suo aeroplano sarebbe semplicemente scomparso dalla
vista, e se fosse tornato allora per un osservatore
esterno sarebbe stato come se nulla fosse successo; si
sarebbe visto solo il suo aereo nella sua ininterrotta
continuità.
5.7 - LA
GRIGLIA DI BECKER-HAGENS E NUOVE SCOPERTE DI “GRANDI CERCHI”
Un modello
ancora più completo della griglia terrestre è stata
elaborata dai dr. William Becker e Bethe Hagens, conosciuta
come griglia di Beker-Hagens. Abbiamo riportato questa
informazione in entrambi nostri precedenti volumi. Questa
griglia è stata prodotta prendendo due icosaedri e
ruotandone uno leggermente fuori fase rispetto all’altro, un
concetto introdotto da Buckminster Fuller nella sua opera
magna, Synergetic Geometry (Geometria Sinergica).
Da questo processo, che riguarda tutti i Solidi
Platonici, si forma un poliedro a 120 lati. La prossima
immagine mostra la struttura base di questo modello della
Griglia, benché ogni triangolo possegga anche molte
sotto-linee al suo interno.
Continuiamo con un altro
estratto dal nostro volume precedente, che ci aiuta a
comprendere quello che stiamo osservando:
Da questo
disegno di griglia, possiamo vedere che la struttura attuale
di continenti, catene insulari, rilievi montuosi, creste
oceaniche e molto altro seguono tutte questo schema.
Studiando lentamente e cautamente questa mappa, come abbiamo
documentato in The Shift of Ages, possiamo vedere
come sembri che la Terra stessa sia un palloncino flessibile
che è circondato da questa griglia.
Se la griglia è simile a
un gruppo di fili, e i fili stanno esercitando forze
sul palloncino, allora possiamo vedere come essi stanno
spingendo le masse di terraferma nella loro conformazione
attuale.
Figura 5.7 – La Griglia di
Becker-Hagens, ispirata dal lavoro di Chris Bird
Studiando
attentamente la mappa, viene facile capire come i continenti
siano spinti e tirati dalla Griglia. Abbiamo diligentemente
parlato di tutti i punti più importanti in entrambi i nostri
precedenti volumi. Solo per fare qualche esempio, si noti
come il Sud America sia circondato perfettamente da linee, e
come il fondo di quel continente sia spinto a destra dal
nodo 58, mentre il nodo 49 lo spinge sulla sua costa
orientale vicino a Rio de Janeiro in Brasile.
Si noti anche come l’Australia sia perfettamente stirata tra
i nodi 43 e 45, con il vertice nord del continente che forma
una baia pressoché circolare intorno al nodo 27, includendo
anche la massa di terra più piccola della Nuova Guinea
direttamente sopra di essa.
Al fine di
rendere più visibili certe formazioni, nella prossima figura
abbiamo alterato digitalmente la mappa in modo che si possa
vedere principalmente l’area dell’Oceano Pacifico. Se
ripensiamo ai modelli di Solidi Platonici in un fluido
vibrante del dr. Jenny, ricordiamo che si possono vedere le
curve delle spirali tra i vari nodi, che formano un leggero
contrasto rispetto alla rettitudine delle linee delle
geometrie stesse. Se questo modello eterico fosse
effettivamente corretto ci aspetteremmo di osservare sulla
Terra formazioni simili. Attraverso lo studio delle catene
insulari e dei rilievi montuosi, possiamo effettivamente
vedere strutture circolari su larga scala proprio come
quelle che circondavano le formazioni negli esperimenti del
dr. Jenny.
Figura 5.8 - Le scoperte dei
Grandi Cerchi di Wilcock nell’aree dell’Asia e del Pacifico
della Griglia Terrestre
Per gli inesperti, quando guardiamo alla mappa del pianeta
che mostra i rilievi montuosi scopriamo che quasi l’intero
confine occidentale dell’Asia è delimitato da gruppi
montuosi leggermente curvati che non hanno un singolo nome.
Nella mappa abbiamo disegnato grezzamente questi rilievi
montuosi con una serie di linee a ricciolo all’estrema
sinistra del cerchio più grande.
La posizione di questa
mega-catena corrisponde con estrema precisione a un ellisse
che può essere disegnata tra i nodi 12, 4 e 5, passando per
il Pakistan e l’Afghanistan, il confine occidentale della
Cina, il confine tra Russia e Mongolia e poi il confine tra
Russia e il nord-est della Cina, continuando fino alla linea
costiera oceanica.
Anche il mare allungato in Russia proprio
a destra del nodo 4 (vedi figura precedente) è allineato in
modo praticamente perfetto con questa ellisse. Ora possiamo
combinare questo dato con altre formazioni su scala minore,
come la catena insulare di Taiwan, Filippine, Nuova Guinea e
Isole Salomone, per mostrare che ci sono effettivamente
strutture circolari giganti di energia per completare le
sottili linee della griglia geometrica.
Notevolmente, entrambi questi “Grandi Cerchi” toccano
ordinatamente e simmetricamente molti nodi sulla griglia
terrestre, ed entrambi i cerchi si allineano perfettamente
con Russia e Alaska nel loro confine nord. Anche altre
formazioni possono essere osservate su questa mappa, come la
catena di isole formate dalla punta inferiore della penisola
di Myanmar (Burma), Tailandia e Malesia, e in modo più
specifico la prima catena insulare dell’Indonesia. La catena
di isole forma un semicerchio praticamente perfetto proprio
sulla sinistra del cerchio più piccolo che abbiamo disegnato
in questa mappa. E’ anche altrettanto interessante notare
che il cerchio più piccolo su questa mappa sembra molto
simile allo stadio finale della mitosi cellulare, con i nodi
14 e 16 che formano il nucleo cellulare e la linea verticale
tra di essi che rappresenta i cromosomi che si dividono.
Nella
prossima figura, mostriamo una struttura energetica che è
incentrata nel nodo numero 4 in Siberia, dove molte anomalie
magnetiche sono state registrate e analizzate dal dr.
Aleksey Dmitriev et. al. Se prendiamo questo punto come
centro, allora osserviamo una spirale in espansione che
appare in formazione da esso.
La spirale ha tre bracci
principali, formati dai Monti Urali in Russia, visti sulla
sinistra del cerchio esterno, le montagne Himalayane che
attraversano Pakistan, Kashmir, India, Nepal, Buthan e
Tibet, (che abbiamo mostrato solo con una linea molto
sottile per enfatizzare la loro formazione ricurva a
spirale) e l’arcipelago Giapponese. Una volta che si vede
questa struttura spirale ripiegata verso l’interno in un
atlante mondiale, guardando ai rilievi montuosi attuali, non
si potrà non rivederla ancora.
Questo illustra chiaramente
le tracce residue degli stadi di espansione geometrica della
Terra all’opera. Inoltre, lo stile di questa proiezione su
mappa distorce la vera forma della linea costiera della
Russia superiore, e così in realtà questo cerchio è molto
più direttamente allineato con la forma e la posizione della
costa di quanto si possa vedere qui:
Figura 5.9 – La formazione a
vortice spirale di Wilcock che incorpora i Monti Urali, l’
Himalaya e il Giappone
5.8 -
SOMMARIO
Quindi, con
le informazioni che abbiamo fatto emergere in questo
capitolo, abbiamo ora stabilito una chiara connessione tra
il comportamento energetico che è stato osservato a livello
quantico con quello a livello planetario. Proprio come le
“esplicite forze multi-corpo angolo-dipendenti” devono
essere invocate per spiegare la formazione di microcluster,
simili forze geometriche devono essere chiaramente all’opera
nelle formazioni di plasma osservate a Hessdalen, Norvegia,
ed effettivamente sulla Terra stessa che ha un cuore di
plasma energeticamente strutturato e una complessità
geometrica della posizione dei continenti in evoluzione
quando si espande nella sua dimensione fisica.
Ora abbiamo
anche una nuova visuale della formazione dei terremoti che
spiega perché vediamo formazioni di plasma nei periodi di
intensa attività sismica, e che concorda anche con la nuova
concezione che il centro della Terra è composto di plasma
luminoso.
Le anomale sparizioni di navi e velivoli ai punti
nodali della nostra Griglia Globale puntano in modo evidente
sulla validità di un modello che include densità eteriche
multiple, dove la materia può essere spostata da una densità
ad un’altra se la pressione delle onde di torsione a livello
molecolare cresce abbastanza da superare a livello
vibrazionale la velocità della luce.
Da ora, il
nostro prossimo passo è quello di espandere ancora di più
questo modello “olografico”, dimostrando che questi
stessi principi energetici sono all’opera attraverso
l’intero Universo, a ogni livello di grandezza, con semplici
ma precisi principi armonici che definiscono le loro
relazioni l’uno con l’altro. Questo stabilirà un modello
veramente unificato come non è stato mai osservato prima in
nessun moderno lavoro scientifico, ma che molto
probabilmente è un ritorno alle antiche comprensioni del
Cosmo Divino. I due capitoli seguenti formano il cuore del
modello che si presenta in questo libro, e poggerà su tutte
le precedenti conoscenze che abbiamo presentato in questo
libro fino ad ora.
RIFERIMENTI
1.
Berlitz, Charles. The Bermuda Triangle. (1974) Avon
Books, New York, NY. ISBN: 0-380-00465-8
See also
http://www.bermudatriangle.org
2. Braden,
Gregg. Awakening to Zero Point. [Videotape
Presentation] 1996. URL:
http://www.greggbraden.com
3. Corliss,
W.R. (comp) (1982) Lightning, Auroras, Nocturnal Lights
and Related Luminous Phenomena. A cagalog of Geophysical
Anomalies. [and] (1991) Inner Earth: A Search for
Anomalies. Glen Arm, MD, Sourcebook Project.
4. Dmitriev,
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URL:
http://www.tmgnow.com/repository/global/planetophysical.html
5. Dziewonski,
A.M., Woodhouse, J.H. (1987) Global Images of the Earth’s
Interior. Science 236:37-48.
6. Howe,
Linda M. Scientists Say Mysterious Lights in Hessdalen,
Norway are Thermal Plasmas. (2001) November, 2001.
[Technical references in this article to Dr. Massimo
Teodorani and Prof. Erling Strand’s research.] URL:
http://www.earthfiles.com/earth301.htm
7. Maxlow,
James. Expanding Earth Theory. URL:
http://www.tmgnow.com/repository/global/expanding_earth.html
8. Pasichnyk,
Richard. The Vital Vastness – Volume One: Our Living
Earth. Writer’s Showcase / Iuniverse.com, 2002. ISBN:
0-595-21078-3; URL:
http://www.livingcosmos.com
9.
Persinger, M.A., Lafreniere, G.F. (1977) Space-Time
Transients and Unusual Events. Chicago, Nelson Hall.
10. Wilcock,
David. Convergence III – Extraterrestrial Physics.
2001. URL:
http://ascension2000.com/ConvergenceIII
[1]
“Lenght Of Daylight” [N.d.T.]
[2]
Cioè nel centro dei vari continenti [N.d.T.]
Tradotto da Mauro Carfi e Andrea Calabrese per
Stazione Celeste
Originale in inglese:
http://ascension2000.com/DivineCosmos/05.htm
vedi anche:
http://www.emagister.it/1-come-si-possono-immaginare-10-dimensioni-spaziali-se-fatichiamo-comprenderne-tre-e-come-sarebbe-il-mondo-10-dime-corsi-1829410.htm
http://www.lescienze.it/sixcms/detail.php3?id=11849
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Il SINGOLARE FENOMENO delle
LUCI di
HESSDALEN, NORVEGIA – 28/02/2014
Un singolare fenomeno sta interessando da alcuni anni la
zona di
Hessdalen, in Norvegia. Luci fluttuanti, sono state
registrate da alcune webcam posizionate per l'osservazione
della zona.L'enigmatico fenomeno che si sta manifestando ad
Hessdalen, in Norvegia non è del tutto nuovo: le insolite
luci sono state segnalate dalla popolazione locale fin dal
1940.
Inoltre, tra il dicembre del
1981 fino all'estate del 1984 si registrò un'attività
particolarmente intensa, con un frequenza di apparizione
dalle 15 alle 20 volte a settimana.
Da allora, sebbene l'attività
sia notevolmente diminuita, Hessdalen è diventata meta di
numerosi turisti che, armati di fotocamere digitali, passano
intere nottate in attesa di ammirare le suggestive luci.
Le luci di Hessdalen, il più
delle volte sono di colore bianco o giallo molto luminoso,
altre volte si manifestano con una tonalità verde chiara.
Molto spesso, la manifestazione delle luci può durare anche
per un'intera ora, comparendo poggiate al suolo, oppure
fluttuanti a circa due metri da terra.
L'ultima manifestazione,
avvenuta l'11 novembre 2012, è tra le più interessanti ed è
stata registrata nella Valle di Hessdalen (Coordinate Google
Earth: 62, 8206 N - 11, 2013 E), grazie al flusso di una
webcam in diretta.
Nonostante la ricerca continui
da alcuni anni, non esiste ancora nessuna spiegazione
convincente che possa individuare l'origini del singolare
fenomeno. Tuttavia, esistono numerose ipotesi di lavoro:
1) potrebbe trattarsi di un
fenomeno di autocombustione naturale, causato della
interazione tra l'atmosfera e la polvere del fondovalle,
ricca di scandio;
2) le luci potrebbero essere
causati da un plasma di cristalli originato dalla
interazione tra l'atmosfera (ma che diavolo c'è in
quell'atmosfera?) e le micropolveri prodotte dal decadimento
del radon;
3) una manifestazione
piezoelettrica generata da una carica elettrica prodotta
dalla interazione tra specifici ceppi di rocce cristalline e
alcuni granuli di quarzo;
Alcuni sono convinti che questi
fenomeni non siano delle semplici manifestazioni naturali,
mettendo in campo anche un origine extraterrestre delle
luci.
Diversi testimoni oculari, tra
cui molti turisti, hanno dichiarato di aver notato
chiaramente, all'interno delle luci, la sagoma di un oggetto
a forma di proiettile.
"Mio marito ed io siamo usciti
in serata per fare un po' di legna, quando abbiamo visto una
luce molto forte a mezz'aria. Aveva un colore verde ed è
rimasta sopra di noi per circa dieci secondi, per poi
decollare a tutta velocità. Aveva la forma che ricordava un
pezzo di pane, e sicuramente non era un aereo. Crediamo che
si tratti di qualcosa di più".
Tratto da: ilnavigatorecurioso.it
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Michio Kaku assicura di avere scoperto la prova
scientifica che
Dio esiste - 23/03/2014
Uno degli scienziati più rispettati dichiara di aver trovato
la prova dell’azione di una forza che ”governa tutto”. Il
noto Fisico teorico Michio Kaku ha affermato di aver creato
una teoria che potrebbe comprovare l’esistenza di Dio.
L’informazione ha creato molto scalpore nella comunità
scientifica perché Kaku è considerato uno degli scienziati
più importanti dei nostri tempi , uno dei creatori e degli
sviluppatori della rivoluzionaria teoria delle stringhe ed
è quindi molto rispettato in tutto il mondo.
Per raggiungere le sue conclusioni, il fisico ha utilizzato
un “semi – radio primitivo di
tachioni” (particelle teoriche
che sono in grado di ”decollare” la materia dell’UniVerso o
il contatto di vuoto con lei, lasciando tutto libero dalle
influenze dell’universo intorno a loro), nuova tecnologia
creata nel 2005.
Anche se la tecnologia per raggiungere le vere particelle di
tachioni è ben lontano dall’essere una realtà, il semi-radio ha alcune proprietà di queste particelle teoriche, che
sono in grado di creare l’effetto del reale tachyon in una
scala subatomica.
Secondo Michio, viviamo in un ”Matrix”: “Sono arrivato alla
conclusione che ci troviamo in un mondo fatto di regole
create da un’intelligenza, non molto diverso del suo
videogioco preferito, ovviamente, più complesso e
impensabile.
Analizzando il comportamento della materia a scala
subatomica, colpiti dalle primitive tachioni semi-radio,
un piccolo punto nello spazio per la prima volta nella
storia, totalmente libero da ogni influenza dell’universo,
la materia, la forza o la legge, è percepito il caos
assoluto in forma inedita.
“Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato
"caso", non avrà alcun significato. Per me è chiaro che siamo
in un piano governato da
regole create e non determinate
dalle possibilità universali, Dio è un gran matematico.” ha
detto lo scienziato.
“I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento mostra
la sua opera”. (Salmo 19:01 )
Tratto da: evidenzaliena
Video in spagnolo dello scienziato:
L'UniVerso
e' un desiderio
Spirituale che diviene un sogno (Progetto
di Vita), creando un suono coerente informato,
omnipresente nell'Infinita'
che fa emanare dal
Vuotoquantomeccanico l'in-form-azione/energia (cio' che si
sta formando/con il movimento, la vibrazione), prodotta dal sogno stesso, che per mezzo
della
Cimatica muove, fa vibrare l'energia
informata,
emettendo suoni armoniosi e coerenti di informazione, e
creando, come un'orchestra, ed in contemporanea, i vari livelli della
Mater-Ia cosi informata - La salute e/o la malattia sono solamente
la coerenza o l'incoerenza di questo immutabile
processo.
NUOVE FORME di PRODUZIONE di ENERGIA
- Propulsione ET
e velivoli ad alta frequenza
Progressi
tecnologici nell’ambito di elettromagnetismo,
dinamica del plasma e meccanica quantistica
stanno spianando la strada a un mondo di “free
energy” e allo sviluppo di un velivolo in grado
di spostarsi attraverso l’onnicomprensivo etere
lungo le frontiere dello spazio. - By J. J.
Hurtak, PhD, PhD e Desiree Hurtak, PhD, 2009
The Academy for
Future Science - Post Office Box FE - Los Gatos,
CA 95031, USA - Email: affs@affs.org
Sito web:
www.futurescience.org
Molteplici
metodologie di propulsione
Il rapido incremento, negli ultimi decenni, di
avvistamenti di velivoli dalle forme atipiche
nei cieli della Madre Terra indica una pletora
di diversi e sorprendenti metodi di propulsione
attinenti a velivoli extraterrestri (ET), fra
cui il velivolo non-metallo-pesante ad “alta
frequenza”.
Di recente sono stati avvistati grandi velivoli
che si spostano a velocità elevata e capaci di
produrre in cospicue quantità navi di minori
dimensioni; li si potrebbe definire “navi nonne”
(vedere il filmato ripreso in data 22 maggio
2009 nei dintorni di Città del Messico presso
www.youtube.com/watch?v=I83v6MqRwcQ).
Ecco il quesito che si pone costantemente: “Qual
è la loro fonte propulsiva e in che modo
riescono a percorrere distanze talmente estese
?”
Innanzitutto, sembra che i metodi propulsivi
concernenti tutti i velivoli spaziali avvistati
nei nostri cieli non si riducano a uno singolo.
Da decenni osserviamo che nell’universo locale
esistono numerose forme di vita intelligente che
hanno travalicato i limiti della nostra “fisica
classica” e a quanto pare sono in grado di
viaggiare attraverso il tempo e lo spazio; di
conseguenza, si dovrebbe ipotizzare che con
tutta probabilità esistono molteplici
metodologie di spostamento.
Nondimeno, prenderemo brevemente in esame vari
sistemi energetici e altre possibili tecnologie
di propulsione potenzialmente utilizzabili tanto
da velivoli ET quanto da quelli che definiamo
“velivoli ad alta frequenza”, ovvero quelli non
limitati a un qualche sistema locale ma operanti
attraverso numerosi spettri e regni
dell’intelligenza. Quando comunque tali velivoli
accedono a questo spazio-tempo, sotto il profilo
pratico operano nel nostro mondo di materia. In
The Book of Knowledge: The Keys of Enoch® (www.keysofenoch.org),
il sottoscritto (Dr. J. J.) esamina l’impiego
della rotazione da parte di ambedue i campi
elettromagnetici e magnetoidrodinamici come una
delle fonti fondamentali di propulsione dei
velivoli in questione.
Movimento tramite
impulso perpetuo
The Keys of Enoch ci dice che il movimento
avviene “attraverso i mondi del nostro spazio
fisico a opera di un impulso perpetuo che
impiega poli magnetici ed elettromagnetici
energizzati dalle radiazioni delle griglie di
Stralim” [luce intensa] (Key 301:15).
Il libro giunge ad affermare che i velivoli si
spostano all’interno di un “campo energetico
onnicomprensivo composto da molteplici domini
magnetici, elettromagnetici e
magnetoidrodinamici unificati in una ‘stasi di
campo’ utilizzando molteplici denominazioni
polari”. In altri termini, si tratta della
descrizione del modo in cui i velivoli operano,
avendo la capacità di procedere a una velocità
superiore a quella della nostra comune luce
mantenendo al contempo quello che alcuni
ingegneri definirebbero l’uso di un “impulso
perpetuo”.
Allora cos’è esattamente un “impulso perpetuo”
che utilizzerebbe energia magnetica ed
elettromagnetica ? Anzitutto, esaminiamo
brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”.
L’esempio più noto è il sistema ferroviario
Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e
Cina, il quale sfrutta un sistema di propulsione
a impulso magnetico; è talmente efficiente che
consente ai treni non solo elevate velocità ma
anche di scalare pendenze superiori al 10 per
cento!
I magneti pulsati inducono correnti elettriche
inverse nelle piastre di alluminio che
costituiscono il binario. Le correnti indotte
creano i propri campi magnetici opposti a quelli
del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici,
i campi pulsano in fase “on” proprio quando il
magnete passa il punto mediano delle piastre e,
per repulsione, sospingono il treno avanti. La
tecnologia Maglev opera con questa elettricità
pulsata per far procedere il treno, riducendo al
minimo la quantità di potenza richiesta.
L’energia pulsata, di conseguenza, sembra
produrre più forza per energia complessiva di
quanto non accada con l’energia continua. Per
tale motivo, la tecnologia a impulso viene
elaborata anche per svariati impieghi in campo
aeronautico nonché per confermare determinate
teorie.
Di recente la tecnologia a impulso nucleare è
stata presa in considerazione nel contesto di
Orion, nuovo programma di velivolo spaziale
della NASA, laddove potrebbero rendersi
necessari viaggi sulla lunga distanza per
trasportare una nuova generazione di astronauti
verso pianeti locali nell’arco del prossimo
ventennio.
Più comune in ambito aeronautico è il propulsore
a plasma pulsato (PPT), impiegato per la
propulsione dei velivoli, dove un arco di
corrente elettrica è in grado di produrre rapide
e ripetibili raffiche di impulso. Questo
determina una velocità elevata, molto più
elevata rispetto alla velocità termica di motori
chimici, e sfrutta la “accelerazione
elettromagnetica” di propellente tramite la
forza di Lorentz.
Il PPT fu utilizzato dai Sovietici agli albori
del volo spaziale (ad esempio, Zond 2, lanciata
nel 1964) e nei primi propulsori elettrici ad
essere collocati nello spazio. Attualmente è
ancora in uso presso il velivolo EO-1 del
Goddard Space Flight Center della NASA (www.nasa.gov/centers/glenn/about/fs23grc.html).
Tecnologie “Free
Energy” e “Over Unity”
La forza di Lorentz è una notoria forza creata
dall’interazione fra un campo magnetico e una
corrente elettrica. Di conseguenza, la
tecnologia a impulso è utilizzabile con energia
elettromagnetica la quale, nella considerazione
di numerosi “scienziati della new energy”
intenti a effettuare esperimenti per creare
tecnologie “over-unity”, rappresenta la chiave
non solo del viaggio extraterrestre ma anche
delle tecnologie “free energy”. I cosiddetti
dispositivi “over-unity” e “free energy” non
creano energia ma, piuttosto, convertono
l’energia esistente, potenziale o utilizzabile,
la cui fonte resta ignota alla scienza odierna.
Secondo gli inventori Thomas Bearden (www.cheniere.org),
Stephen Patrick et al., i quali hanno inoltrato
domanda di brevetto statunitense per un
“Generatore Elettromagnetico Immobile” (MEG)
(Brevetto USA 6.362.718, concesso in data 26
marzo 2002), questa tecnologia rappresenta il
giusto passo avanti verso tecnologie over-unity
o free energy di tal genere (vedere
www.byronwine.com/files/MEG.pdf).,
Nel compendio relativo, gli inventori
sostengono che il loro prototipo di generatore
elettromagnetico include un magnete permanente e
un nucleo magnetico comprendenti primo e secondo
percorso magnetico. Dispone di bobine di
ingresso pulsate alternativamente per fornire
impulsi di corrente indotta nelle bobine di
uscita. Far passare corrente elettrica
attraverso ciascuna delle bobine di ingresso
riduce il livello di flusso magnetico
proveniente dal magnete permanente entro il
percorso del magnete attorno a cui è collocata
la bobina di ingresso. Stando ai rapporti il MEG
ha un coefficiente di rendimento superiore a
uno, ovvero funzionamento over-unity.
Secondo il fisico britannico Duncan Barker, il
MEG è simile a un trasformatore ed è costituito
da un nucleo cavo con un magnete permanente nel
mezzo. Bobine di azionamento su ambo i lati del
magnete alternano il flusso avanti e indietro
fra ciascun lato del nucleo. Bobine di raccolta
su ciascun lato della bobina generano una
tensione dal flusso magnetico mutevole, quindi
si connette un carico all’uscita delle bobine di
raccolta.
Il congegno sfrutta un effetto legato alla fase
geometrica, molto conosciuto nell’ambito della
meccanica quantistica e dell’elettrodinamica
quantistica, ovvero l’effetto Aharonov-Bohm,
scoperto nel 1959 da Yakir Aharonov, David Bohm
et al.
Tale effetto evidenzia la supremazia dei
potenziali sui loro campi associati e dimostra
che gli effetti di campo elettrico si possono
creare dal potenziale del vettore magnetico A
anche in assenza del campo magnetico B.
Utilizzando un nucleo a elevata permeabilità, il
MEG separa il potenziale A e il campo B
attraverso il quale il campo magnetico, B, è
contenuto unicamente all’interno del nucleo a
elevata permeabilità. Questo lascia il
potenziale del vettore, A, all’esterno del
nucleo, a creare un campo elettrico che viene
avvertito dagli elettroni nelle bobine di
raccolta, creando corrente.
Direttive di
misurazione over-unity
Anche se numerosi ricercatori e inventori si
stanno dando da fare per conseguire queste
condizioni over-unity, il nostro collega Patrick
Bailey, PhD, laureato al MIT nonché ex direttore
di progetto presso l’Electric Power Research
Institute (EPRI), avverte l’osservatore
non-scientifico di usare la massima prudenza, in
quanto a suo dire non è poi così difficile
realizzare una semplice dimostrazione impiegando
l’attrezzatura sbagliata per esibire un congegno
che crea “maggiore energia in uscita rispetto a
quella in entrata”. Negli ultimi 25 anni il Dr.
Bailey, assieme a uno degli autori (Dr. J. J.),
ha esaminato e documentato oltre 150 tecnologie
di sistemi di energia di cui si rivendicava un
rendimento “over-unity” o nuovi processi a
“energia pulita”.
A seguito di accurate indagini, il Dr. Bailey
afferma che si deve impiegare un oscilloscopio
digitale ad alta frequenza per determinare le
reali tensione, corrente, potenza ed energia
misurate in congegni di tal genere; sottolinea
che in molti casi le persone misurano potenza
erogata DC pulsata ad alta frequenza o forme
d’onda di corrente a pulsazione rapida, e quando
effettuano tali misurazioni ricorrendo a
misuratori AC a suo tempo calibrati per un’onda
sinusoidale 0.707 RMS (valore quadratico medio)
è possibile che desumano risultati assai
imprecisi. Di conseguenza, una tecnologia di
test basata su semplici misuratori AC (come un
vecchio VTVM, ovvero voltmetro a valvola) non
fornisce a chicchessia una misurazione accurata
di quanto sta realmente accadendo. In realtà,
con la semplice configurazione di resistore,
condensatore e induttore, un tale congegno
spesso indica una falsa misurazione over-unity
in quanto il metodo di misurazione in questione
trascura l’angolo di fase della forma d’onda
corrente-tensione. Un’accurata misurazione
comporta che tensione versus tempo venga
archiviata in digitale (utilizzando molti punti
per ciclo) e che corrente versus tempo segua una
procedura analoga, dopodiché la potenza dovrebbe
essere calcolata in digitale punto per punto.
Quindi è possibile derivare la media di potenza
di ingresso e potenza di uscita ricavandola dai
dati relativi a qualsiasi ciclo di interesse.
Questo fornirebbe il vero rapporto di potenza
ingresso-uscita. (Vedere
http://www.padrak.com/ine/DANGERSPOWER.html)
Congegni a energia
elettromagnetica
Esistono comunque numerose riuscite tecnologie
in fase di avanzamento; gli autori hanno
personalmente osservato l’invenzione realizzata
da Kohei Minato a Tokyo, Giappone.
Minato è titolare di bue brevetti statunitensi,
uno dei quali concerne un “Magnetic Rotation
Apparatus” (US Patent 4,751,486, Class 335/272,
rilasciato il 14 giugno 1998). Il dispositivo di
Minato assomiglia a una ruota e ha un albero
rotante provvisto di numerosi magneti collocati
a una certa distanza attorno a esso, alcuni
angolati e altri no. Minato li angola lungo la
direzione di rotazione in modo che lo stesso
tipo di polo magnetico sia rivolto verso
l’esterno e ciascuno dei magneti permanenti sia
disposto in modo obliquo rispetto alla linea di
direzione radiale del rotore.
Anche se Minato non si propone di rivendicare un
qualche genere di “free energy”, sembra in grado
di riuscire a convertire energia da una fonte
ignota e quindi misurare più energia in uscita
rispetto a quella in entrata. Secondo i
rapporti, le misurazioni hanno indicato che il
motore elettromagnetico di Minato ha un rapporto
uscita-ingresso pari a 4.3:1, dove si generano
500 watt di potenza con soli 34 watt in
ingresso. In altri test, i rapporti hanno
evidenziato 300 watt in uscita con 16 watt in
ingresso (per ulteriori commenti, vedere
http://keelynet.com/gravity/curtis.htm).
Abbiamo osservato che poiché Minato impiega
elettromagneti, per caricarli necessita di un
ridotto quantitativo di elettricità e, una volta
in funzione, la “disposizione magnetica”
fornisce energia sufficiente a far girare la
ruota, producendo energia nella propria
rotazione e inoltre creando più energia in
uscita rispetto a quella in ingresso.
Analogamente importante per la tecnologia
moderna, non produce calore né suono, solo la
rotazione della ruota. Gli scettici fanno notare
che l’energia del congegno di Minato non viene
derivata da magneti permanenti bensì da magneti
caricati da elettricità (elettromagneti).
Nondimeno, si tratta di una tecnologia
affascinante, anche se impiegata unicamente per
le ventole dei sistemi di raffreddamento, come
accaduto sinora.
Esistono numerosi altri progetti
elettromagnetici in fase di elaborazione. Un
e-book dal titolo A Practical Guide to Free
Energy Devices presenta alcune fra le più
accurate descrizioni – raffigurazioni di
determinati dispositivi e idee (scaricabile
presso
www.free-energy-info.co.uk/). Alcuni
ricercatori hanno riferito di aver replicato
alcuni di questi progetti con esiti positivi.
L’inventore John Bales ha creato un’insolita
configurazione di statore e rotore. Il suo
brevetto statunitense 6.552.460, denominato
“Brushless Electro-mechanical Machine”
(rilasciato in data 22 aprile 2003), ha ambedue
gli elementi statore e rotore.
Lo statore ha almeno un set di quattro elementi
elettromagnetici a forma di toroide disposti
lungo un arco, separati da una distanza
predeterminata. Ciascun elemento ha una
scanalatura, mentre l’elemento rotore include un
disco adattato a passare attraverso le
scanalature. Il disco contiene una molteplicità
di elementi a magneti permanenti distanziati
fianco a fianco attorno a un perimetro, disposti
in modo da avere polarità alternate nord-sud.
Questi elementi di magneti permanenti sono
dimensionati e distanziati in modo tale che,
all’interno della lunghezza dell’arco dello
statore, il rapporto degli elementi dello
statore rispetto agli elementi dei magneti
permanenti sia di circa quattro a sei. Gli
elementi elettromagnetici vengono messi sotto
tensione in una modalità push-pull quadrifase
onde creare una coppia elevata.
Per quale motivo tutti questi scienziati si
interessano a congegni ad energia
elettromagnetica? In primo luogo, la reale fonte
dei campi elettromagnetici non è compresa
appieno; tuttavia sembra esistere una qualche
“forza” in grado di spostare oggetti
semplicemente interagendo con il campo magnetico
e al contempo generare un campo elettrico.
Naturalmente una corrente elettrica genera un
campo magnetico, dato che elettricità e
magnetismo sono considerati correlati al
medesimo campo d’onda o forza e risultano sempre
connessi in qualche modo. Nei magneti permanenti
esistono tanto un campo magnetico quanto una
corrente elettrica.
Ad ogni modo, il quesito è il seguente: “Il
campo si trova all’interno del magnete o
all’esterno, nel ‘flusso di energia’ circostante
o nel campo quantico attorno al magnete?”
I campi magnetici sono sempre in movimento o
rotazione e in genere vengono considerati
innocui e non inquinanti; in linea teorica
potrebbero esistere in ogni parte dell’universo.
Questi motori impiegano una qualche disposizione
di configurazioni nord e/o sud per cercare di
conseguire, con il movimento di una ruota o una
corrente elettrica, un effetto “over-unity”
(anche se in taluni casi un’esigua parte della
potenza di un circuito secondario viene
utilizzata per dare energia al campo primario).
Nutriamo la convinzione che civiltà che
viaggiano nello spazio abbiano potenzialmente
padroneggiato questa tecnologia per un costante
spostamento nell’universo. Il controllo di
questa energia di “campi d’onda” rotanti
comporta che non vi sarebbe alcuna reale
necessità di fonti energetiche convenzionali
supplementari quali energia nucleare, solare o
da fissione.
Mentre il congegno di Bales opera con polarità
alternate nord-sud, con il suo dispositivo John
Bedini ha adottato un approccio diverso (vedere
www.johnbedini.net). Bedini ha lavorato a
stretto contatto con Tom Bearden ed è titolare
del brevetto statunitense 6.392.370 (rilasciato
in data 21 maggio 2002), denominato “Device and
Method of a Back EMF Permanent Electromagnetic
Motor Generator”. Questo congegno ha un rotore
con magneti della stessa polarità, più bobine di
entrata e uscita realizzate avvolgendo ciascuna
barra con materiale conduttivo quale filo di
rame.
Una delle più recenti versioni del suo
motore/generatore è una macchina a 10 poli in
cui il rotore è incorporato con magneti
permanenti nel centro del motore e gli
avvolgimenti in parallelo primari e secondari
sulle bobine sono situati all’esterno del
motore.
I magneti del rotore sono opposti ai pezzi del
polo magnetizzato delle bobine interne. Questa
invenzione opera tramite un processo di
ricalibratura; vale a dire che il campo di
flusso creato dalle bobine viene fatto
collassare in virtù di un’inversione del campo
magnetico nei pezzi del polo magnetizzato,
consentendo il recupero dell’energia EMP
(impulso elettromagnetico) di ritorno
disponibile.
Bedini ha inoltre lavorato con lo “Hamel Spinner”,
in origine proposto da David Hamel. Il congegno
ha continuato ad essere elaborato e provato in
una configurazione giocattolo, come attualmente
mostrato dall’investigatore statunitense George
Green. Il congegno crea quello che è conosciuto
come un “portale magnetico”, prodotto facendo
interagire un più ampio anello composto da
magneti polo-nord con un anello interno
contenente anch’esso rigorosamente magneti
polo-nord in numero inferiore.
Nell’interpretazione di George Green (come vista
su
www.youtube.com sotto Project Camelot, che
potrebbe risultare diversa dalla spiegazione di
cui sopra), l’oggetto interno ruota
immediatamente quando collocato nell’anello più
ampio, creando una sorta di moto perpetuo
magnetico. Green definisce lo spazio fra i due
un “vortice di energia”, un aspetto corroborato
da Jan Merta, l’ingegnere ceco che a suo tempo
lavorava presso il National Energy Board in
Canada.
Velocità d’impulso e
impulsi elettro-radianti
Un altro ricercatore ritiene che i segreti della
free energy non risiedano nella geometria degli
impulsi magnetici o di tensione, ma piuttosto
nella rapidità dell’impulso. Nel suo libro dal
titolo The Free Energy Secrets of Cold
Electricity il Dr. Peter Lindemann (www.free-energy.ws/)
sostiene che quando si eseguono correttamente
azioni dello spinterometro ad alta tensione
queste hanno come esito un enorme guadagno di
potenza netta nel sistema elettrico. Il
riferimento fondamentale cui Lindemann fa
ricorso è una citazione del Dr. Nikola Tesla
presente nel suo brevetto statunitense 787.412,
“Art of Transmitting Electrical Energy Through
the Natural Mediums” (rilasciato in data 8
aprile 1905). Nel brevetto, a pagina due, righe
122-130, Tesla afferma: “Ho trovato praticabile
produrre in questa maniera un movimento
elettrico migliaia di volte maggiore rispetto a
quello iniziale – vale a dire, quello impresso
sul secondario dal primario A – e ho così
conseguito attività o tassi di flusso di energia
elettrica nel sistema E’ C E misurati da molte
decine di migliaia di cavalli vapore.” Si
tratterebbe davvero di “free energy”!
Il Dr. Lindemann ritiene di aver replicato parte
della tecnologia a monte del “Tesla Transformer”
utilizzando un impulso ad alta frequenza e alta
tensione per produrre un “evento
elettro-radiante” (vedere
www.free-energy.ws/radiant-energy.html).
Questo si verifica allorquando la corrente
continua viene scaricata attraverso uno
spinterometro e interrotta bruscamente prima che
si verifichi qualsiasi inversione di corrente.
Lindemann inoltre afferma che tali impulsi
elettro-radianti di entità inferiore a 100
microsecondi sono del tutto sicuri da gestire e
non provocano scosse elettriche o altri danni.
Per di più, gli impulsi elettro-radianti di
entità inferiore a 100 nanosecondi sono freddi e
producono agevolmente effetti luminosi in globi
a vuoto. Vari altri ricercatori sostengono di
aver replicato tale lavoro e sono previste
ulteriori indagini. Un compendio del libro del
Dr. Lindemann e gli esiti sopradescritti sono
reperibili presso
www.padrak.com/ncsricf/bailey_082505.doc.
Un altro effetto interessante potrebbe prodursi
quando si trasmettono rapidi impulsi elettrici
attorno e poi indietro attraverso un magnete
permanente! Nella letteratura disponibile non vi
è traccia di esperimenti di questo tipo. In
realtà, l’unico riferimento ad un congegno di
tal genere è il “Magnetstromapparat” costruito
da Hans Coler per il governo tedesco durante la
Seconda Guerra Mondiale, come citato nel
Rapporto Finale Nr. 1043 della Sottocommissione
Obiettivi dell’Intelligence Britannica, ora
declassificato (vedere
www.rexresearch.com/coler/colerb~1.htm).
Niente di nuovo sotto il sole! Una delle prime
tecnologie a mostrare questa molteplicità dei
magneti permanenti o di barre magnetiche
posizionate a intervalli di spazio regolari
viene trattata nell’ambito del brevetto
statunitense 4.025.807, denominato
“Electromagnetic Motor” e rilasciato in data 24
maggio 1977 a Leonard W. Clover. La sua
invenzione comprende un rotore dotato di una
molteplicità di magneti permanenti sul perimetro
e di uno statore che racchiude fermamente il
rotore, dotato anch’esso di una molteplicità di
magneti permanenti ed elettromagneti interposti
per l’interazione con i magneti del rotore.
Clover sostiene che anche gli elettromagneti
necessitano di essere posizionati secondo
appropriati intervalli angolari sullo statore,
diversi dagli intervalli angolari dei magneti
del rotore, in modo che indipendentemente dalla
disposizione istantanea del rotore (quando il
motore è “acceso”) uno o più elettromagneti
riceveranno energia per iniziare la rotazione.
Per la maggior parte queste tecnologie
funzionano in base al concetto di uno statore e
di un rotore. Questo avviene in quanto le
ricerche si basano in massima parte sulla
nozione che sia necessaria la presenza di un
magnete stazionario e di un rotore che ruota.
Comunque sia, alcuni hanno contestato tale
nozione, come dimostrato da Michael Faraday e,
in seguito, da Bruce DePalma, i quali intuirono
che il campo importante non si trova all’interno
del magnete ma entro lo spazio circostante.
Ruote dentro altre
ruote
Ad ogni modo, se ci proponiamo di ricostruire la
visione del profeta Ezechiele di “ruota dentro
la ruota” dovremmo disporre di due oggetti
dotati di magneti paralleli o semi-paralleli, in
ambedue i casi in grado di ruotare.
Tecnicamente, invece di un rotore e di uno
statore, la reale ruota dentro la ruota richiede
almeno due rotori, forse più adatti a sfruttare
i campi circostanti.
Il progetto più affine dotato di molteplici
ruote mobili operante con elettromagnetismo in
“fase parallela” per la produzione di energia è
la “design function” derivante dalla letterale
visione “d’infanzia” dell’inventore britannico
John Searl, il cui risultato è il “Searl Effect
Generator” (SEG) (www.searlsolution.com).
Il prototipo del generatore di Searl consta di
non solo due bensì tre(!) anelli concentrici
(attualmente fissati a una base), ciascuno
composto da quattro materiali diversi. Attorno a
ciascun anello vi sono rulli e bobine per
accrescere l’energia tramite il loro movimento.
Searl sta cercando di creare non solo una
tecnologia energetica ma anche un disco volante
funzionante, che a suo dire in realtà è un
velivolo a gravità inversa.
Si auspica che tutte queste invenzioni ci stiano
portando non solo al viaggio spaziale, ma alla
realizzazione di una vera e propria “macchina
free energy”.
Risulta interessante il modo in cui alcuni, come
John Searl e Nikola Tesla, abbiano concepito i
loro progetti derivandoli da vivide visioni.
Forse là fuori, nello spazio oppure oltre,
esistono civiltà che stanno cercando di aiutarci
a lasciare l’astronave Terra alla ricerca di
frontiere più ampie ?
Ora le giuste innovazioni scientifiche
potrebbero contribuire a risolvere molti dei
problemi che ci troviamo ad affrontare e a
traghettarci nel vero ventunesimo secolo.
Magnetoidrodinamica
In numerose configurazioni di questi test si
impiegano magneti permanenti; tuttavia un
veicolo elettromagnetico avanzato potrebbe
utilizzare il metodo analogo di ricorrere
semplicemente a una lega specifica o plasma
energizzato e rendere l’intera struttura
magnetica con campi alternati onde generare
forza elettromagnetica. Non si tratta di
un’eventualità inverosimile poiché, unitamente
alla tecnologia dell’elettromagnetismo in
evoluzione, si stanno producendo anche
interessanti sviluppi, in particolar modo in
Russia, nella ricerca inerente alla
magnetoidrodinamica (MHD).
Il termine si definisce da sé, laddove “magneto”
sta ad indicare campo magnetico e “idro”
riguarda un liquido (ad esempio acqua, metallo
in forma liquida o plasma) nel contesto di un
movimento dinamico.
Per farla semplice, campi magnetici inducono
correnti in un fluido conduttivo in movimento.
Si valuta che tale fenomeno si trovi a monte
della dinamo del nucleo interno della Terra e
forse sia anche il motivo in virtù del quale il
Sole genera eruzioni.
Nel 2005 correva voce che tre eminenti fisici
francesi, Jean-Pierre Petit, Claude Poher e
Maurice Viton, avessero costruito il
“Petit-Viton Magnetohydrodynamic Motor”
utilizzando una combinazione di energia
elettromagnetica e nucleare (per dettagli,
vedere
www.mhdprospects.com/).
Si affermava inoltre che il congegno fosse in
grado di produrre oltre 1.000 milioni di watt di
energia, nonché di eliminare le onde d’urto in
modo da non rallentare un velivolo spaziale al
momento del contatto con la nostra atmosfera.
Anche se non siamo riusciti a reperire riscontri
certi a sostegno di tale affermazione, nondimeno
concordiamo sul fatto che la magnetoidrodinamica
possa rivelarsi una via di accesso a una fonte
di propulsione dei velivoli spaziali.
Anche la fisica del plasma ha raggiunto notevoli
traguardi, mentre propellenti quali il plasma
stanno diventando sempre più abbondanti, con
sottoprodotti del carbonio assai ridotti o del
tutto assenti. La gassificazione del plasma, ad
esempio, è realizzabile con due elettrodi e una
scarica elettrica pulsata in un “arco di
plasma”.
La rilevanza della MHD ci è stata confermata da
un documento declassificato, divulgato in virtù
della Legge sulla Libertà di Informazione,
relativo a un velivolo osservato in azione nei
cieli del Brasile, paese in cui anni fa abbiamo
consultato un rapporto indicante l’eventualità
che il sistema propulsivo di un velivolo
recuperato disponesse di una fonte di energia
MHD.
A quanto pare il fisico Robert (“Bob”) Lazar (www.boblazar.com)
ha scritto la sua tesi sulla
magnetoidrodinamica.
Indipendentemente dal fatto che ci si trovi o
meno d’accordo sulle asserzioni di Lazar in
merito all’impiego dell’elemento 115 come fonte
di energia, vi sono altre interessanti
informazioni da lui divulgate che coincidono con
la creazione di un plausibile sistema
“controllato dalla gravità”.
Ad ogni modo, nel 2004 alcuni scienziati in
Russia e Stati Uniti hanno creato per un breve
periodo l’elemento 115, in seguito decaduto a
elemento 113. Di fatto, il superpesante elemento
115 è stato definito Ununpentium (Uup).
Degno di interesse risulta anche il fatto che
nelle sue trattazioni Lazar sottolinea che un
velivolo non solo deve disporre di un sistema di
propulsione a energia rinnovabile o free energy,
ma deve anche riuscire a esercitare il controllo
sul campo gravitazionale terrestre. Come il
testo di The Keys of Enoch, Lazar esamina due
forme di gravità: “gravità A” e “gravità B”.
The Keys... definisce questa “gravità” versus
“Gravità”. Egli asserisce che la “gravità A” è
la “gravità” che tiene unita la massa;
etichettata in fisica come la “forza nucleare
forte”, è quella che si utilizza per distorcere
lo spazio-tempo per il viaggio interstellare. Il
normale campo di “gravità” (“gravità B”) è
quanto esiste a livello planetario e stellare
nonché quello con cui i più hanno familiarità
nei termini di ciò che ci consente di calpestare
il suolo terrestre.
Lazar sostiene che la tecnologia dei velivoli ET
da lui osservata mentre si trovava presso la
“Area S4 all’interno dell’Area 51” disponeva di
tre grandi amplificatori di gravità, ciascuno
dei quali poteva essere posizionato in modo
indipendente. Asserisce inoltre che il velivolo
a cui lavorava impiegava un generatore di
gravità per staccarsi dal suolo ma, una volta
libratosi in aria, gli occupanti potevano
ruotare i due restanti generatori di energia
davanti a loro onde creare un campo di
distorsione.
Quando attivato, un amplificatore singolo viene
definito la “configurazione omicron”, mentre i
tre amplificatori funzionanti assieme sono
chiamati la “configurazione delta”, utilizzata
per il viaggio nello spazio esterno. Il velivolo
quindi non “sfida” la gravità ma crea il proprio
campo gravitazionale e si sposta al suo interno,
seguendo la distorsione che ha creato. The Keys
of Enoch ci dice che quando giungono qui i
“velivoli sono in grado di creare i propri
corridoi di energia onde comparire sulla
superficie terrestre”. The Keys... ci dice
inoltre che i velivoli non “viaggiano” fra i
pianeti ma si spostano all’interno di un campo
energetico onnicomprensivo.
Lazar sottolinea peraltro che le navi non
producono alcun suono, anche se in merito alle
proprie esperienze di “contatto” altri hanno
riferito di bizzarri suoni a bassa o alta
frequenza, forse collegabili alla fonte di
energia utilizzata dai velivoli.
Lazar spiega inoltre che l’alone luminoso
attorno al velivolo spaziale è dovuto alla sua
fonte di propulsione ad alta energia che accende
azoto e ossigeno nella nostra atmosfera, in
quanto quando si applica sufficiente energia a
molecole di gas queste emettono fotoni (luce).
Un mare di energia a
disposizione
Secondo il fisico Tom Bearden: “Ogni carica
nell’universo è già di per sé un vero e proprio
resistore negativo del tipo più puro e
definitivo (e facilmente comprovato a livello
sperimentale)” (www.icehouse.net/john1/index34.htm).
Questo ci porta alla nostra successiva possibile
fonte di energia: l’energia del punto zero (ZPE).
Planck e Nernst (1916) si proposero di definire
il campo di vuoto come hf/2, a indicarci che
l’energia minima media corrisponde a “h”
(costante di Planck) moltiplicato per “f”
(frequenza) fratto due.
Ad ogni modo, si potrebbe definire con maggior
chiarezza la ZPE come l’energia vibrazionale che
le molecole conservano persino a una temperatura
pari allo zero assoluto. I fisici della nuova
energia che stanno studiando la ZPE ci dicono
che è questa energia a esistere in ogni volume
di spazio, il che ha qualcosa a che fare con il
fatto che raggiungere la temperatura dello zero
assoluto è assai arduo. Infatti, la ZPE è
tradizionalmente l’energia vibrazionale che le
molecole conservano persino ad una temperatura
pari allo zero assoluto, in cui il moto non
sembra mai scomparire completamente.
Quindi a livello teorico la ZPE esiste in quanto
basilare mare di energia. Questo potrebbe essere
direttamente correlato all’elettromagnetismo, o
forse accade semplicemente che ogni atomo nello
spazio ha dietro di sé un intenso campo di
energia.
A quanto sembra, il famoso effetto Casimir e lo
spettro del corpo nero di Planck starebbero a
dimostrare che la ZPE esiste.
Ancor più importante, i nuovi progressi
nell’area della meccanica quantistica stanno
rivelando che il flusso o campi d’onda
potrebbero essere più simili a increspature
nello stato di un campo universale
onnipervadente. Questo concorda con la ricerca
dell’inventore Dr. T. Henry Moray, il quale a
quanto risulta negli anni Trenta esibì per vari
giorni alla stampa statunitense un congegno
“free energy” non connesso a rete e alla fine
pubblicò il libro dal titolo The Sea of Energy
in Which the Earth Floats (vedere brani scelti
presso
rexresearch.com/moray2/morayrer.htm).
Nella letteratura popolare la locuzione ZPE
venne usata per la prima volta oltre un
trentennio fa in The Keys of Enoch per
descrivere gli insoliti aspetti funzionali di
condizioni limite nonché il modo in cui alcune
forme di vita si adattano al cambiamento
quantistico. Il testo recita: “I sistemi
secondari di creazione fisica devono riconoscere
il punto-zero universale come l’origine della
materia galattica nello stesso modo in cui un
bimbo riconosce il cordone ombelicale del grembo
materno di cui è un’estensione” (Key 302:13).
Per di più, fisici quali Richard Feynman e John
Wheeler a quanto risulta hanno calcolato che,
qualora si riuscisse ad attingervi, la quantità
di tale ZPE o energia torsionale contenuta in un
singolo oggetto di piccole dimensioni quale una
tazzina di caffé o una lampadina potrebbe far
ribollire gli oceani.
Quindi, a quanto pare viviamo in un mare di
energia inutilizzata. Ancor più importante,
l’energia non sembra soggetta a esaurirsi in
quanto è possibile che si trasformi da una forma
all’altra e viceversa. In tal caso l’energia non
viene mai esaurita né dissipata.
Anni fa, l’ingegnere australiano della NASA
Josef Blumrich, il quale lavorava al razzo
Saturn V, spiegò dettagliatamente come la
vicenda del carro di fuoco di Ezechiele potesse
riguardare un velivolo ad alta frequenza che
condusse Ezechiele in nuovi regni di esperienza
(The Spaceships of Ezekiel, 1974).
Il risveglio
dell’umanità
Naturalmente dobbiamo prepararci a più grandi
realtà e intuizioni che si prospettano davanti a
noi. Che si tratti dei dadi e bulloni di piccole
astronavi, di navi madre, navi nonne o
bio-satelliti delle dimensioni di città,
riteniamo che queste realtà di natura superiore
si renderanno manifeste ben presto.
Di fatto lo stanno già facendo in molti modi.
Il quesito più importante che dobbiamo porci è
il seguente: “Siamo davvero pronti ad affrontare
la natura delle civiltà che impiegano tali
tecnologie avanzate ?”
Gli ultimi trent’anni ci hanno fornito ingenti
quantità di informazioni e conoscenze relative a
come possiamo traghettare nel ventunesimo secolo
in veste di umani terrestri che reclamano i
propri diritti di Cittadini del Cosmo.
In ultima analisi, siamo psicologicamente e
socialmente preparati ad impadronirci e a far
uso di queste tecnologie per il bene
dell’umanità – oppure la prospettiva è che le
continue lotte di potere del passato ci limitino
in modo permanente e controllino il nostro
destino futuro ?
Gli autori:
J. J. Hurtak, PhD, PhD, è fondatore e presidente
di The Academy for Future Science,
organizzazione internazionale che opera con lo
scopo di favorire un rapporto di collaborazione
fra scienza e religione attraverso un dialogo
positivo che implica progetti di natura sociale
e sostenibilità ambientale.
Scienziato sociale, futurologo ed esperto di
rilevamento a distanza, nonché archeologo e
antropologo, il Dr. Hurtak è autore di oltre
quindici libri, fra cui The Book of Knowledge:
The Keys of Enoch® (1973).
Inoltre è coautore (assieme al fisico Russell
Targ) di The End of Suffering: Fearless Living
in Troubled Times (Hampton Roads, 2006).
Desiree Hurtak, PhD, è scienziata sociale,
ambientalista, documentarista e scrittrice; il
suo recente lavoro prevede la conservazione
dell’ambiente e del retaggio culturale delle
popolazioni indigene. Lavora presso la Academy
per promuovere nuove tecnologie energetiche in
vista di un futuro più prospero.
Per contatti, via email presso:
affs@affs.org e tramite il loro sito web
http://www.futurescience.org.
Articolo originariamente pubblicato sul
nr. 83 di Nexus New Times (dicembre 2009 -
gennaio 2010)
Teoria R3 - Una semplice Teoria dell'UniVerso
- PDF - dell'Ing. Alberto Angelo Conti