La celebre equazione sarebbe
stata anticipata nel 1903 da De Pretto Olinto
E=mc2: "Tutto
merito dell'italiano
Olinto"
La tesi di un docente di matematica dell'Università di
Perugia, ripresa dal quotidiano britannico "The Guardian
L'equazione della relatività di Einstein non sarebbe, in
realtà, di Albert Einstein, bensì di un matematico
autodidatta italiano,
Olinto De Pretto.
La sconcertante rivelazione arriva dal serissimo
giornale inglese
“Guardian” che già otto anni fa aveva raccontato la
genesi della celebre formula della relatività (il tempo
e il movimento sono relativi alla posizione
dell’osservatore, se la velocità della luce è costante),
altrimenti conosciuta come E=mc2 (l’energia è uguale al
prodotto della massa per il quadrato della velocità
della luce) e che nell'edizione di martedì scorso ha
riproposto la controversa questione circa la
primogenitura dell’equazione forse più famosa al mondo.
Stando a quanto si racconta,
il 23 novembre del 1903 l'italiano De Pretto, un
industriale di Vicenza con la passione per la
matematica, avrebbe pubblicato sulla rivista scientifica
Atte un articolo dal titolo “Ipotesi dell’etere nella
vita dell’Universo”, in cui sosteneva che “la materia di
un corpo contiene una quantità di energia rappresentata
dall’intera massa del corpo, che si muovesse alla
medesima velocità delle singole particelle”. Insomma, la
celebre E=mc2 spiegata parola per parola, anche se De
Pretto non mise la formula in relazione con il concetto
di relatività, ma con la vita dell’universo.
Secondo la ricostruzione
fatta dal professor
Umberto Bartocci, docente di Storia della
matematica all’Università di Perugia, questo difetto
nell’impostazione di De Pretto sarebbe stato il motivo
per cui inizialmente il significato dell’equazione non
venne capito. Solo successivamente, nel 1905, lo
studioso svizzero Michele Besso avrebbe avvisato Albert
Einstein del lavoro svolto due anni prima da De Pretto e
delle conclusioni alle quali era arrivato, che il
geniale fisico e matematico avrebbe poi fatto sue, senza
tuttavia attribuire alcun merito all’italiano.
Questa, ovviamente, è la
tesi di Bartocci, alla quale il professore ha dedicato
pure un libro, pubblicato nel 1999 da Andromeda: Albert
Einstein e Olindo De Pretto – La vera storia della
formula più famosa del mondo, dove viene appunto
spiegata la teoria della “contaminazione einsteiniana”
ad opera di De Pretto, morto nel 1921.
«De Pretto non scoprì la relatività – ha riconosciuto
Bartocci – però non ci sono dubbi sul fatto che sia
stato il primo ad usare l’equazione e questo è molto
significativo. Sono anche convinto che Einstein usò le
ricerche di De Pretto, sebbene questo sia impossibile da
dimostrare». Nel corso degli anni ci sono poi state
altre polemiche circa i contributi scientifici che
avrebbero permesso ad Einstein di scoprire e rendere
pubblica la rivoluzionaria formula nel 1905 e fra
questi, particolarmente importanti si dice siano state
le ricerche del tedesco David Hilbert.
Sembra, però, impossibile
porre fine alla controversia e nemmeno Edmund Robertson,
professore di matematica dell’Università di St.Andrew, è
riuscito nell’intento: «Una grande parte della
matematica moderna è stata creata da gente a cui nessuno
ha mai dato credito, come ad esempio gli Arabi – ha
raccontato Robertson al Guardian - Einstein può avere
preso l’idea da qualcuno, ma le idee stesse arrivano da
ogni parte. De Pretto merita sicuramente credito per gli
studi che ha svolto e il contributo che ha dato, se
queste cose si possono provare. Ma ciò non toglie,
comunque, che la genialità di Einstein resti
indiscutibile».
Il dubbio persiste, le polemiche pure, la sola certezza
è proprio quell’equazione E=mc2, di cui tutti, almeno
una volta, hanno sentito parlare.
By Simona Marchetti - 13 aprile 2007
- vedi anche:
Tramonto
della relativita'
+
Teoria R3 - Una semplice Teoria dell'UniVerso
- PDF - dell'Ing. Alberto Angelo Conti
Le Scienze Maggio 2009, n. 489 - 27 aprile 2009 -
Sfida quantistica alla
relatività speciale di
Einstein
Come molti effetti quantistici, l'entanglement
viola alcune delle più radicate intuizioni sul mondo. E
forse minaccia i fondamenti della relatività speciale di
Einstein. Di David Z Albert e Rivka Galchen
Nell'universo, come lo percepiamo, possiamo interagire
solo con oggetti con cui veniamo in contatto: quindi il
mondo sembra locale. La meccanica quantistica, invece,
contempla l'azione a distanza con una proprietà detta
entanglement, in cui due particelle hanno un
comportamento sincronizzato senza intermediari: è un
fenomeno non locale. Questo effetto non locale non va
solo contro l'intuizione, ma è un serio problema per la
teoria einsteiniana della relatività speciale e fa
vacillare i fondamenti della fisica.
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
vedi:
Relativita' Ristretta By Rubino L.
Einstein ha "rubato" la nota formula E= mc2 da un
italiano
 |
EINSTEIN si SBAGLIAVA - Il lato NASCOSTO della Fisica
- Giugno 2015
In questo 2015 si celebra il centenario della relatività
generale, tuttavia la relatività di Einstein continua a
porre vecchi problemi mai risolti, nonostante le nuove
trovate propagandistiche dei suoi sostenitori che per
tutti questi anni lo hanno messo su un piedistallo a
indicare una falsa direzione, dirottando tutto il mondo
verso una linea di pensiero assurda.
Nel 1905, il Dott. Albert Einstein visse un anno
miracoloso in cui avviò la sua presunta rivoluzione
della fisica moderna fino alla teoria della relatività
generale, che lo rese famoso nel 1919.
Quelli che seguono sono due punti di vista sul perché
Einstein si sbagliava.
Il primo è di David de Hilster, regista del documentario
Einstein Wrong - The Miracle Year, e il secondo è di
Roger Anderton, recentemente ospite del programma Did
Boscovich Discover A Unified Field Theoryì su Richplanet
TV.
Entrambi sostengono che la fisica moderna ha preso una
direzione del tutto sbagliata, e che oggi esiste anche
una “fisica nascosta con una storia nascosta”.
Prima Parte di David de Hisler
Nel lontano 1992, conobbi un fisico argentino, il Dott.
Ricardo Carezani, il quale sosteneva di aver dimostrato
che la teoria della relatività speciale di Einstein era
sbagliata e di aver corretto il problema, e chiese il
mio aiuto per fare arrivare questa notizia al pubblico.
Negli anni che seguirono, scoprii altre informazioni
sullo stato disfunzionale della fisica e della
cosmologia moderna, dove c’è un establishment che impone
un dogma basato su giochi politici e sulle proprie
esigenze emotive.
Nel 1996, incontrai per la prima volta un gruppo di
scienziati dissidenti, guidati dal Dott. John Chappell,
che avevano iniziato a riunirsi a cadenza annuale e
cercavano di affrontare attivamente i problemi della
scienza moderna.
Decisi che per me questi scienziati erano sufficienti
per provare a realizzare un documentario sull’argomento.
Nel documentario si vede mia madre che incontra gli
scienziati nel contesto della vita quotidiana, nella
speranza che in questo modo il pubblico si senta meno
intimidito dall’argomento del film. Ci sono voluti più
di otto anni per completare la realizzazione del film.
Dato che alla prima proiezione davanti a un pubblico
generico era stato accolto ottimamente, credevo di
essere riuscito a realizzare un film adatto alle masse.
Però, rimasi deluso quando presentai il mio documentario
a vari festival del cinema. Il problema, secondo me, è
che i documentaristi e i cineamatori si considerano al
di sopra del livello di intelligenza medio del pubblico
generale, e sono convinti che se Einstein si fosse
sbagliato loro lo avrebbero già saputo attraverso i
canali mediatici.
Come spiega anche Roger più avanti, i media bloccano
quasi tutte le informazioni sugli errori di Einstein.
Così, nella loro ignoranza, respingono un documentario
del genere e non lo accolgono con imparzialità.
In base alle mie esperienze, sono giunto alla
conclusione che nelle scuole ci sono dei “nerd” che
vengono presi di mira dai bulli, come si vede nelle
storie di Disney Channel in cui i “secchioni” sono
sempre maltrattati. Questi nerd ostracizzati dal punto
di vista sociale spesso si pongono l’obiettivo di
diventare più intelligenti di tutti gli altri ed entrare
nel mondo scientifico e li alimentano un sistema di
bullismo in cui i nerd “al top” se la prendono con chi
sta sotto.
Ecco, il mio documentario Einstein Wrong — The Miracle
Year è diventato l’ennesima vittima di questo sistema.
Seconda parte: di Roger J. Anderton - Il falso fronte
della fisica e della storia
Da molto tempo mi interesso di fisica e matematica, e
come David de Hilster anch’io mi sono accorto della
“bugia” di Einstein. Dopo un lungo e impegnativo studio
della fisica moderna ispirata da Einstein e una laurea
alla Open University, sono rimasto sconvolto nello
scoprire quante bugie ci sono state dette sulla fisica e
sulla storia della materia. Ho scoperto che c’era una
teoria dei campi unificati già nel XVIII secolo, mentre
la fisica moderna generalmente nega che esistesse una
teoria simile (cfr NEXUS nr. 38).1
Dato che nella relatività di Einstein sono presenti
molti elementi di matematica, ho sentito il bisogno di
saperne di più prima di affrontare la materia, così ho
studiato matematica e poi sono ritornato ai programmi di
fisica. Rivedendo ciò che mi era stato insegnato quando
studiavo gli scritti di Einstein sulla relatività, sono
rimasto basito scoprendo che non avevano senso. Peggio
ancora, ho scoperto che alcune persone intelligenti
avevano già capito molto tempo fa che Einstein diceva
cose insensate, ma erano state ignorate (le ho trovate
nel gruppo a cui fa riferimento David).
Einstein, nell’immaginario popolare, è un genio
assoluto, e al pubblico non piace che il suo eroe venga
rappresentato come qualcosa di diverso. Dunque,
l’establishment della fisica deve sforzarsi per
mantenere il falso fronte di “Einstein il genio”. E per
mantenere questo falso fronte, addirittura falsifica la
storia, nascondendo il più possibile la storia vera. Ora
mi rendo conto di quanto fosse geniale Tesla, il quale
però non lavorava usando la fisica che viene insegnata
oggi agli studenti, ma usava una fisica precedente, che
non era ancora stata corrotta da Einstein
La storia della relatività dopo Einstein
Einstein di solito viene ritratto come scopritore della
relatività generale e speciale che sostituì la
relatività galileiana. Fra Galileo e Einstein ci furono
altri che studiarono la relatività, ma tendenzialmente
vengono ignorati, ad eccezione di pochi come Lorentz e
Poincaré.
Dott. Robert Oppenheimer, noto come il “padre della
bomba atomica”,2 disse questo di Einstein: “I suoi primi
studi sono di una bellezza paralizzante, ma sono
rovinati da errori onnipresenti...”3
Ciò fa pensare che non avesse una grande opinione
dell’intelligenza di Einstein. Molti altri avevano una
bassa opinione di Einstein, ma spesso si resero conto
che ciò nuoceva alla loro reputazione quando
incontravano persone che veneravano Einstein come un
eroe. Oppenheimer proseguiva il suo discorso restando
sul vago: “Ciò sta ritardando di quasi dieci anni la
pubblicazione della sua raccolta di scritti. È
decisamente un uomo, quello che fa errori che richiedono
tanto tempo per essere corretti.” Quali dovrebbero
essere questi errori è un mistero, e la raccolta degli
scritti di Einstein non fu pubblicata nei dieci anni che
si aspettava Oppenheimer.4
Lo scienziato che coniò i termini black hole (buco nero)
e wormhole (“tana del verme”, ovvero cunicolo
spaziotemporale) fu il Dott. John Wheeler,5 considerato
colui che riportò in vita la relatività di Einstein6 in
quello che viene definito “il Rinascimento della
relatività generale”,7 che sarebbe in apparenza una
revisione della relatività di Einstein volta a risolvere
quegli errori.
Il Dott. Hans Ohanian, nel suo libro Einsteins Mistakes,8
evidenzia alcuni di questi errori ma non si spinge
abbastanza a fondo. Con la scuola della relatività di
Wheeler, è tutto molto confuso e non si capisce che cosa
è stato cambiato e perché.
Secondo il Dott. C. Y. Lo,9 la scuola della relatività
di Wheeler ha sbagliato molte cose: “... le errate
interpretazioni che imperversano nella scuola di Wheeler
sono dovute a un’inadeguatezza in matematica e fisica.
In particolare, la loro distorsione del principio di
equivalenza di Einstein mantiene gli errori iniziali e
crea ulteriori errori. Oltretutto, gli errori sulle
soluzioni dinamiche hanno conseguenze che vanno a
incidere su altre aree della fisica.” Quindi, la
confusione della relatività di Einstein è stata
ulteriormente aggravata dalla scuola di Wheeler.
Eppure esiste una lunga storia di dissenso rispetto alla
relatività di Einstein, come documenta The G. O. Mueller
Research Project.10 Ogni tanto, l’establishment commette
qualche errore cercando di tenere nascosto tutto questo.
Ne è probabilmente un esempio il discorso censurato del
Dott. Rupert Sheldrake a una conferenza TEDx del gennaio
2013.11 Sheldrake è un biologo con idee anticonformiste,
ma apparentemente l’establishment lo tollera e pare che
gli abbia detto qualcosa di confidenziale che non si
doveva sapere pubblicamente, e abbia poi reagito
cercando di censurare il suo discorso quando invece lui
lo rivelo’. Nel suo discorso censurato (n realtà solo in
parte: gli occultatori della verità non sono riusciti a
censurarlo completamente) dice molte o interessanti.
Una rivelazione riguarda un’aj fatta dal direttore di
metrologia del Laboratorio Nazionale di fisica di
Teddington, in Inghilterra: l’ammissione che gli
scienziati erano in grado di misurare la velocita’ della
luce come costante, dunque fissarono per definizione una
costante della velocità della luce nel 1972.
Inoltre il metrologo ammise che non sarebbe comunque più
possibile sapere se la velocità della luce non e’ una
costante, dato che il metro come unità di misura della
distanza, e’ stato definito in termini di velocità della
luce.
Il contesto più semplice della velocita’ della luce (nel
vuoto) è naturalmente nello scenario della relatività
speciale e ciò significa che il laboratorio è mai stato
in grado di misurare la velocità della luce, come
costante per confermare la relatività speciale;
Cio’ che il capo di metrologia descrisse come un
“imbarazzo” è proprio il tipo di cose che sono state
omesse dai testi di fisica usati dagli studenti.
Dunque, la teoria che la vele luce (nel vuoto) sia una
costante NON e’ stata verificata con esperimenti e NON
e’ mai stata dimostrata come vera.
Altri spunti si trovano in un cui si parla di un fisico
anticonformista il professore associato Reg Cahill 12:
e’ ben conscio che le sue attivita’ non lo renderanno
popolare nell’establishment della fisica, tuttavia è
convinto che altri esperimenti che hanno prodotto dati
che contraddicono le teorie di Einstein siano stati
appositamente ignorati o, in alcuni casi, nascosti.
‘L’invenzione’ dello spazio-tempo di Einstein combinava
i modelli geometrici dello spazio e del tempo, e si
basava sui famosi esperimenti del XIX secolo di
Michelson e Morley che intendevano mostrare che la
velocità della luce era costante in qualsiasi direzione.
Quando, al posto del grande effetto previsto, ottennero
solo un effetto molto lieve, i due fisici decisero di
liquidare il risultato come un artefatto
dell’esperimento, dichiarandolo non valido, e cosi la
velocità della luce costante diventò parte della base
teorica per le teorie einsteiniane della relatività
speciale e della relatività generale.”
Cahill spiega che i fisici avevano sbagliato: “Come si
suol dire, avevano buttato via il bambino con l’acqua
sporca... L’effetto era reale: la velocità della luce è
diversa in direzioni diverse.”
La teoria in cui la velocità della luce è definita come
una costante è una teoria differente da quella in cui la
velocità della luce è scoperta come costante,
indipendentemente dalla definizione.
La prima teoria non è una teoria valida perché non è
verificabile. All’improvviso, la fisica assume gli
attributi di una religione basata sulla fede, vedendo
come gestisce la confusione di Einstein.13
La storia della relatività
prima di Einstein
Naturalmente, la relatività c’era già prima di Einstein,
e possiamo farla risalire fino a Galileo, che prese in
considerazione il principio.14
Nel tempo che separa Galileo da Einstein sono successe
tante cose, molte delle quali sono andate perdute. Nel
XVIII secolo, gran parte della fisica era scritta in
latino, e nelle epoche successive fu prevalentemente
ignorata. Per esempio, il prete-scienziato Padre
Boscovich si occupò di relatività.15 Della parte della
sua teoria che riguardava la teoria quantistica si
occupò il chimico serbo Dragoslav Stoiljkovich nel suo
libro Roger Boscovich: The Founder of Modem Science.16
Anche secondo la scuola della relatività di Wheeler la
teoria di Boscovich è una teoria dei campi unificati.17
Tuttavia, la scuola ha preferito ignorarla perché si
tratta di una teoria dei campi unificati del XVIII
secolo e cercava qualcosa di più moderno, che si basasse
sulla fede in Einstein. Tuttavia, per quel che mi
riguarda Einstein commise molti errori, e se togliamo
questi errori ritorniamo alla teoria di Boscovich.
La matematica della
relatività generale
Ci sono troppi problemi con la relatività di Einstein, e
gran parte degli aspetti matematici non ha senso. Il
Prof. Roger Rydin ha trascorso parecchio tempo a
verificare la matematica di Einstein nella relatività
generale, e sostiene che anche dopo aver corretto gli
errori continua a non avere senso; insomma, chiunque sia
convinto che funzioni in qualsiasi esperimento si
illude.18
Anche Stephen Crother ha tenuto discorsi molto
illuminanti su questo tema.19
Conclusioni
Siamo stati ingannati davvero profondamente da Einstein.
Le opere di Einstein contengono numerosi errori. Non è
più nemmeno chiaro in cosa dovrebbe consistere ormai la
teoria della relatività, e noi dissidenti abbiamo
chiesto ai fedeli di Einstein di chiarircelo, nel nostro
comuni' “An Open Letter to thè Physics Community: The
Twin Paradox”
L’aver ritratto Einstein come un eroe, rende difficile
per chiunque correggere gli errori delle sue teorie
della relativita’.
Coloro che provano a correggere errori rischiano gli
insulti dei sue adoratori.
L’establishment ha punito molti dissidenti, rendendoli
dei moderni Galileo. Ai tempi di Galileo,
l’establishment aveva reagito minacciandolo, ma non
ottenne molto con questo metodo.
L’establishment di oggi è diventato più astuto nel
soffocare il dissenso. Il suo metodo è ricompensarti con
dei premi (esempio il Nobel) e finanziare tue ricerche
se eviti di dissentire.
E’ l’approccio del “bastone e carota”. E l’establishment
ha capito che usare una carota più grande (con la
minaccia di toglierla) è più efficace che un bastone più
grande per controllare il dissenso.
By
- Roger J. Anderton e David de Hilster
Roger J. Anderton è un ex ingegnere pe comunicazioni.
Recentemente è stato osp gramma di Richplanet TV “Did
Boscovich Unified Field Theory?” (parte 1 di 4, su ht
com/qa4dtx4). Maggiori informazioni si tr suo sito
http://www.einsteinconspiracy.ct essere contattato
per posta elettronica al
R.J.Anderton@btinternet.com.
- David de Hilster è ingegnere informatic regista,
nonché fondatore del World Scie base, Il trailer del suo
documentario Eins - The Miracle Kear è visibile sul suo
sito steinwrong.com.
Riferimento
Il sito di The John Chappell Naturai Philc Society
propone forum di discussione ec di incontro di molti
scienziati dissidenti: naturalphilosophy.org.
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Einstein e la morte della
Fisica (Francais)
En 1905, apres avoir confirme l'idee de Newton que la
lumiere est composee de particules, Einstein doit
resister a une tentation: s'il revient a l'idee
contraire, a la mode en ce moment-la, selon laquelle la
lumiere doit etre concue comme un champ ondulatoire, il
sera l'auteur d'une theorie miraculeuse mais la physique
en mourra en fin de compte: A. Einstein, "La Relativite",
Petite Bibliotheque Payot, Paris (2001), p. 205:
"Quand la theorie de la relativite restreinte eut mis en
evidence l'equivalence physique de tous les systemes d'inertie,
l'hypothese de l'ether au repos devint unsoutenable.
On fut ainsi oblige de renoncer a l'idee que le champ
electromagnetique doit etre concu comme etat d'un
support materiel. Par la le champ devient un element
irreductible de la description physique, irreductible
dans le meme sens que la notion de la matiere dans la
theorie de Newton."
Einstein
a la fin de sa carriere (lettre adressee a son ami M.
Besso, 1954): "Je considere qu'il est bien possible
que la physique ne puisse pas etre basee sur la notion
de champ, c'est-a-dire, sur des structures continues.
Dans ce cas-la, rien ne reste de tout mon chateau en
l'air, y compris la theorie de la gravitation, et du
reste de la physique moderne."
A quanto pare prima di morire confidandosi ad un amico
disse che: "e' possibile che la fisica non possa
essere basata sulla nozione di campo, cioe' sulle
strutture continue: In questo caso, non resta nulla del
mio castello in aria, compresa la teoria della
gravitazione ed il resto della fisica moderna".
Tutto cio' avvenne pur di evitare e/o cancellare in
concetto di "Etere" ! Enstein stesso pero' alla fine
della sua vita, ha ammesso che forse era piu' logico
parlare di Etere che non della teoria del campo...
Peut-etre en 1954 la mort de la physique etait-elle
encore reversible; maintenant ce n'est pas le cas. Cette
civilisation parait suicidaire.
Forse nel 1954 la morte delle fisica era ancora
irreversibile; ma ora non e' piu' il caso. Questa
"civilizzazione" appare come suicida.
By Pentcho Valev
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Einstein si era sbagliato
Il matematico italiano che corresse Einstein -
18/11/2016
Quando ho visto che Lei rivolge la sua obiezione contro
la dimostrazione più importante della teoria, che mi è
costata fiumi di sudore, mi sono spaventato non poco
poiché so che Lei padroneggia queste cose matematiche
molto meglio di me». È un allarmato Einstein quello che
il 5 marzo 1915 così risponde a Tullio Levi-Civita, il
matematico padovano che gli ha comunicato un errore
nella dimostrazione di un teorema che lo stesso Einstein
riconosce essere fondamentale per la teoria della
relatività generale che sta elaborando. Nondimeno, «dopo
un’attenta riflessione – continua fiducioso Einstein –
ritengo tuttavia di poter mantenere in piedi la mia
dimostrazione».
Di che si tratta ? Dopo la
pubblicazione nel 1905 del celebre articolo sulla teoria
della relatività, ristretta ai soli moti relativi
uniformi, da diversi anni Einstein ha cominciato a
riflettere sul modo di estendere la sua teoria a
qualunque moto generico. «L’idea decisiva», dirà in
seguito, gli è stata suggerita dall’«analogia tra il
problema matematico della teoria [della relatività
generale] e la teoria gaussiana delle superfici».
Lasciata Praga per Zurigo nel 1912, con l’aiuto di
Marcel Grossmann, amico e collega al locale Politecnico,
si familiarizza con la geometria differenziale di Gauss
e Riemann e studia il calcolo tensoriale, o calcolo
differenziale assoluto come si chiama all’epoca il
calcolo elaborato da Ricci-Curbastro, maestro di
Levi-Civita a Padova.
Nel 1913 appare il primo frutto del lavoro comune di
Einstein e Grossmann, un abbozzo (Entwurf) di una teoria
della relatività generale e della gravitazione, in cui
Grossmann fornisce l’apparato matematico, ossia le
definizioni e gli elementi essenziali del calcolo
differenziale assoluto, a sostegno delle idee fisiche di
Einstein. I metodi e le applicazioni di quel calcolo
sono stati presentati da Levi-Civita e Ricci-Curbastro
in un articolo del 1901 che ha fatto epoca. Poincaré ha
scritto una volta che nelle scienze matematiche una
buona notazione ha la stessa importanza filosofica di
una buona classificazione nelle scienze naturali,
ricordano Ricci e Levi-Civita in apertura del loro
lavoro. «A maggior ragione, si può dire altrettanto dei
metodi» che «hanno origine e ragion d’essere negli
intimi rapporti che li legano alla nozione di varietà a
n dimensioni che dobbiamo al genio di Gauss e di Riemann».
Quell’articolo è un
sistematico compendio di metodi, accompagnati dalle
numerose applicazioni alla fisica matematica che
Levi-Civita padroneggia in maniera magistrale.
Professore di meccanica razionale a soli 24 anni, delle
sue grandi qualità il matematico padovano ha dato prova
in una serie di contributi nei campi più diversi – dalla
teoria degli infinitesimi alla teoria degli invarianti,
alla meccanica analitica al problema dei tre corpi –
che, a neppure trent’anni, ne fanno uno dei più geniali
e poliedrici matematici del tempo.
Sono queste le «cose
matematiche» cui allude Einstein in quella sua prima
lettera a Levi-Civita, che segna l’inizio di una fitta
corrispondenza tra Padova e Berlino, dove nel frattempo
si è stabilito il grande fisico. «Una corrispondenza
così interessante non mi era ancora capitata» confessa
Einstein al matematico italiano il 2 aprile. «Dovrebbe
vedere con quale ansia aspetto sempre le sue lettere». E
ne ha ben donde. Einstein cerca infatti ogni volta di
controbattere con nuovi argomenti, e di mettere così la
sua dimostrazione al riparo dalle reiterate critiche di
Levi-Civita («mi accorgo dalla sua cartolina del 2
aprile che Lei insiste nella sua obiezione... cercherò
di confutarla» o ancora il 21 aprile «Lei ritiene ancora
che il Teorema non sia valido. Io spero però che la
lettera che Le ho inviato ieri La convinca») finché il 5
maggio, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia,
in una lettera che chiude quell’intenso carteggio
Einstein è costretto a riconoscere che Levi-Civita ha
ragione: «la mia prova è incompleta» e una proprietà
essenziale è solo congetturata ma «non è dimostrata».
Inizia allora per Einstein
il periodo di duro, solitario lavoro che nel giro di
qualche mese lo porta a stabilire la forma corretta
delle equazioni gravitazionali che egli presenta
all’Accademia delle Scienze di Berlino in una nota del
novembre 1915. «Le equazioni gravitazionali
rappresentano un vero trionfo dei metodi del calcolo
differenziale assoluto», riconosce allora Einstein. «La
nuova relatività fu costruita un po’ a tentoni fra il
1913 e il 1915», dirà Levi-Civita anni dopo scrivendo al
fisico Augusto Righi, che gli chiede lumi sulla teoria
einsteiniana. «Come Ella ben sa, lo strumento analitico
essenziale di questa teoria è il calcolo differenziale
assoluto del Ricci». Levi-Civita tace sul proprio ruolo
decisivo. Ma altrettanto decisivo, e stavolta pubblico,
è un articolo scritto nel novembre 1916 destinato ad
esercitare un’enorme influenza sugli sviluppi della
teoria della relatività generale e della moderna
geometria differenziale, nel quale egli definisce il
significato di parallelismo e di «trasporto parallelo»
in uno spazio a n dimensioni, mettendo in luce le intime
connessioni tra parallelismo in una varietà e tensore di
curvatura di Riemann.
Con quel lavoro si chiude il
periodo padovano, la stagione più originale e feconda di
Levi-Civita, ma non si esaurisce certo il suo interesse
per la teoria della relatività generale oggetto di una
quarantina di suoi scritti. Chiamato all’Università di
Roma nel dicembre 1918, Levi-Civita è un’autorità
riconosciuta a livello internazionale, che le leggi
razziali del 1938 costringono al silenzio minandone in
maniera fatale la salute e lo spirito, fino alla morte
nel 1941.
A cent’anni di distanza
dalla redazione di quel fondamentale lavoro sul
trasporto parallelo l’Università di Padova ha deciso di
onorare il suo antico studente e geniale maestro
intitolando a Tullio Levi-Civita il Dipartimento di
matematica con una cerimonia che e' svolta la il 25
novembre nell’Aula Magna del Palazzo del Bo (PD) - vedi:
http://www.math.unipd.it/it/news/?id=1929
By Umberto Botazzini - Tratto da ilsole24ore.com
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Gli errori
di Einstein - 02/11/2015
Nonostante la sua immensa intuizione, Einstein più di
una volta non afferrò il significato delle sue idee più
rilevanti o non ne colse l’importanza. Come risultato,
sottovalutò l’importanza della deflessione
gravitazionale della luce, dubitò in un primo momento
dell’esistenza delle onde gravitazionali e non riuscì ad
anticipare la scoperta dell’espansione dell’universo.
Esaminare gli errori di Einstein permette di esplorare i
suoi processi mentali e offre una nuova prospettiva
sulla storia di tre delle più appassionanti aree della
cosmologia moderna.
Bt Lawrence M. Krauss - Tratto da: lescienze.it
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