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I predecessori dell'uomo di Neandertal
NON sono le scimmie !
vedi:
Falsificazioni storiche +
Storia dell'Uomo falsa
L'eredità del lavoro di Charles
Darwin sulla sua teoria dell' “evoluzione”, è al centro di
un dibattito tra alcuni dei più illustri studiosi della
teoria dell'evoluzione. Il motivo del contendere riguarda
l'eventuale necessità di rivedere o meno la teoria alla luce
delle scoperte accumulatesi negli ultimi vent'anni.
Secondo i "riformisti", che sostengono la necessità di una
revisione, numerose prove recenti mostrano ormai come non
tutto il gioco evolutivo sia di tipo genetico e selettivo.
I "conservatori" sostengono invece che le prove dei
riformisti sono solo "aggiunte" non essenziali, che
certamente estendono il potere esplicativo della teoria
evoluzionistica, ma che lasciano inalterato il nocciolo
centrale della teoria, composto dalle variazioni geniche e
dalla selezione naturale.
Inoltre, alcuni ricercatori hanno recentemente scoperto, infatti, che non sono i
primati a possedere il DNA piu' simile a quello dell'Uomo, anzi, contro
ogni aspettativa, e' il genoma del TOPO quello piu' simile al nostro !
Come mai allora tanti studiosi di scienze naturali si sono lasciati
soggiogare dalla teoria evoluzionista di Darwin, che parla della
discendenza dai primati, sapendo che si tratta
solo di una opinione non provata, cioe' di una
semplice teoria che NON puo' fregiarsi del vero sapere scientifico ??
Uomo e scimpanzé sono meno vicini
Bisogna tenere conto del differente numero di copie multiple
di uno stesso gene
Usando una nuova misura della somiglianza genetica - il
numero di copie di geni che due specie hanno in comune - si
desume che essere umano e scimpanzé condividono
solamente il 94 per cento dei geni e non il 98-99 per cento.
Sarebbe dunque maggiore di quanto finora ritenuto la
distanza che separa l'uomo dalla specie più vicina.
La nuova ricerca,svolta presso l'Università dell'Indiana a
Bloomington, tiene conto della possibilità di copie multiple
di geni e del fatto che il numero di questi multipli può
variare da specie a specie, anche quando esso è più o
meno identico. "Per spiegare il cambimento di
prospettiva, i ricercatori hanno paragonato la situazione
alla differente scomposizione in sillabe di una stessa
parola in due lingue diverse.
"Non bisogna tenere conto soltanto dei geni condivisi" ha
detto Matthew Hahn, che ha diretto lo studio.
Secondo i ricercatori le copie addizionali di uno
stesso gene consentono all'evoluzione di sperimentare
nuove funzioni per vecchi geni. La scoperta suffraga
l'idea che l'evoluzione possa aver conferito all'uomo nuove
funzione genetiche che non esistevano nello scimpanzé.
Per condurre la loro ricerca, Hahn e colleghi hanno
esaminato 110.000 geni appartenenti a 9990 famiglie di geni
similari. La dimensione di una famiglia di geni differisce
in 5622 casi, ossia nel 56 per cento di tutte le famiglie.
Le dimensioni di queste famiglie sono variate così
frequentemente nel corso della storia evolutiva dei
mammiferi che, come si esprimono i ricercatori in un
articolo pubblicato su PLOS One, si possono paragonare a
porte girevoli attraverso cui passano i geni.
Nell'uomo e nello scimpanzé, che contano circa 22.000 geni
funzionali, sono stati trovati 1418 duplicati di geni che
l'una o l'altra specie non possiede. Per esempio, nell'uomo
alla famiglia detta della centaurina gamma, correlata
all'autismo, appartengno 15 geni, mentre la corrispondente
famiglia dello scimpanzé ne ha soltanto 6.
Tratto da:
http://www.lescienze.it/sixcms/detail.php3?id=12964
Commento
NdR:
gli "studiosi" NON controllano quasi mai cio' che il sistema
"scientifico" ufficiale insegna.....nelle scuole...e cio' nel
mondo intero...quindi essi sono come i religiosi ....credono per fede
(fiducia)
senza controllare mai nulla.
NON sono d'accordo neppure fra di loro, gli evoluzionisti...
E come confermano i ricercatori, gli scimpanzé non sono
nostri padri....
Inoltre: Secondo
il Biologo Lovelock che ha scritto il libro "The
revenge of Gaia - La vendetta di Gaia, la terra e
Margulis, l'evoluzione
sarebbe il risultato di processi cooperativi e NON
competitivi ! ....e cosi e' !!!
Ma
questa idea non si deve insegnare in quanto l'attuale
pseudoscienza insegna l'evoluzione Darwiniana, che in
quel caso verrebbe sconfessata !
vedi PDF:
Dal Caos
ai Sistemi Complessi
Commento NdR:
all'evoluzionismo darwiniano, mancano sempre ad ogni
"salto" evoluzionistico, gli "animali di transizione",
per cui possiamo accettare che l'evoluzione avvenga
all'interno della specie (intraspecie), ma e' certo che
NON avviene fra le varie specie (interspecie), questa e'
l'unica CERTEZZA dimostrata proprio dal fatto che NON
si sono mai trovati su migliaia di specie di
animali, reperti fossili di un solo animale di
transizione ... !
Ecco la prova dell'errore della Evoluzione di Darwin
- video
Perche' le donne hanno le Tette ? -
i successivi video ....continuano su Yutube.com
Nessuno
dubita della "selezione naturale".
Se noi facciamo accoppiare due cani grandi, molto
probabilmente non otterremo un cane piccolo, questo è
ovvio.
ma dire che che continuando ad accoppiare cani grandi
si otterrà un cavallo o qualcosa del genere, questa è
una stupidata ed è esattamente questo ciò che afferma la
teoria dell'evoluzione.
Nei fatti, delle modifiche sono possibili ma sempre
all'interno della stessa specie
Nel libro di Darwin, "l'Origine delle Specie", lo
stesso Darwin non era convinto della sua teoria, come
viene ben spiegato in quest'altro video:
http://www.youtube.com/watch?v=rSuRWL8ssB0
Declino dell'ateismo
scientista
Come fanno gli atei scientisti a pensare di smentire "Dio"
con la scienza, quando è lo stesso sviluppo scientifico ad
essere in crisi ?
Esempi: il fisico teorico Franco Selleri, afferma che: "la scienza negli ultimi anni è
progredita negli aspetti peculiari o nei dettagli, mentre i
grandi impianti teorici che riguardano il microcosmo (il
modello standard delle fisica delle particelle) e il
macrocosmo (il modello cosmologico standard dell'origine
dell'UniVerso)
sono prossimi a essere rimessi in discussione: i due
concetti più popolari della scienza contemporanea, quark e
Big Bang, vacillano
paurosamente e dovranno forse essere eliminati dalla scienza
futura" (Selleri, Fisica senza dogma, Dedalo, Bari 1989,
pag. 5-6).
Anche Lee Smolin (che voleva smontare la presenza di Dio con
la scienza) ha dovuto ammettere che negli ultimi 25 anni gli
scienziati (che pure si sono dati un gran daffare e non sono
stati mai così numerosi) non hanno fatto compiere reali
progressi alle scienze fisiche: "Abbiamo fallito. La nostra
comprensione delle leggi della natura ha continuato a
crescere rapidamente per oltre due secoli, ma oggi,
nonostante tutti i nostri sforzi, di queste leggi non
sappiamo con certezza più di quanto ne sapessimo nei lontani
anni settanta" (Smolin, L'universo senza stringhe, Einaudi,
Torino 2007, pag. 10).
La verità è che la scienza attuale e quindi gli atei
scientisti, versano in una crescente difficoltà, e "la
maggioranza degli operatori scientifici riconosce, comunque
che è ormai venuta meno la fiducia illimitata nelle
possibilità della scienza e ha abbandonato la distorsione
ideologica dello scientismo che attribuisce al metodo della
fisica la capacità di avere risposte alle domande
fondamentali dell'uomo". (Arecchi, I simboli e la realtà,
Jaca Book, Milano, 1990, pag. 12).
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Da
riscrivere la storia antica della nostra specie ? – Feb.
2011
Gli autori dello studio sono scettici sulle interpretazioni
date ai fossili e sostengono la necessità di considerare più
sfumature nell'approccio alla loro classificazione.
È da riscrivere la storia filogenetica della nostra specie ?
Forse, almeno per quanto riguarda quella che è stata
definita dagli antropologi nell'ultimo decennio.
È quanto sostengono sulla rivista Nature Bernard Wood,
direttore del Center for the Advanced Study of Hominid
Paleobiology della George Washington University e Terry
Harrison, direttore del Center for the Study of Human
Origins della New York University.
Lo studio "The
evolutionary context of the first hominins",
riconsidera le relazioni evolutive tra i fossili denominati
Orrorin, Sahelanthropus e Ardipithecus, che sono stati
datati a diversi milioni di anni fa e che rappresenterebbero
i più antichi antenati dell'uomo.
Gli autori in sostanza sono scettici sulle
interpretazioni date ai fossili e sostengono la
necessità di considerare più sfumature nell'approccio alla
classificazione dei fossili. È troppo semplicistico, secondo
gli autori, supporre che tutti i fossili siano antenati di
creature attualmente presenti sulla Terra e sottolineano
anche come gli scienziati che hanno trovato e descritto i
fossili non abbiano tenuto conto di eventuali omoplasie -
ovvero di caratteristiche comuni a specie non imparentate -
frutto di convergenze evolutive.
Per esempio, se si accetta l'ipotesi che Ardipithecus sia un
antenato dell'uomo, occorre assumere che l'omoplasia non sia
presente nella nostra linea filogenetica, ma sia comune in
quelle più vicine a essa.
La comunità scientifica ha stabilito da lungo tempo che la
linea di discendenza umana ha cominciato a divergere da
quella dello scimpanzé da sei a otto milioni di anni fa. È
infatti agevole distinguere tra fossili di scimpanzé moderni
ed esseri umani moderni.
Tuttavia, è più difficile differenziare tra le due specie se
si esaminano i fossili più vicini al loro comune antenato,
come nel caso di Orrorin, Sahelanthropus e Ardipithecus.
Nel loro studio, Wood and Harrison sottolineano come
l'affidarsi in modo acritico a poche somiglianze tra fossili
di scimmie antropomorfe ed esseri umani possa portare a
conclusioni scorrette sulle possibili relazioni evolutive.
Ramapithecus, una specie di scimmia fossile trovata nel Sud
Est Asiatico, negli anni Sessanta e Settanta fu erroneamente
ritenuto uno dei primi antenati dell'uomo, ma
successivamente si è appurato che si trattava di uno stretto
parente dell'orangutan.
Allo stesso modo, Oreopithecus bambolii, un fossile di
scimmia trovato in Italia, mostra somiglianze con i primi
antenati umani, tra cui alcune caratteristiche dello
scheletro che suggeriscono che avesse già sviluppato un
adattamento all'andatura bipede. Tuttavia, osservano ancora
gli autori, si sa abbastanza della sua anatomia per mostrare
che si tratta di una scimmia fossile e solo lontanamente
imparentata con gli esseri umani, che ha acquisito molte
caratteristiche "umane" in parallelo.
Wood e Harrison sottolineano come i piccoli canini di
Ardipithecus e di Sahelanthropus siano forse le prove più
convincenti a supporto dell'ipotesi che si tratti dei primi
antenati dell'uomo. Tuttavia, la riduzione dei canini non è
esclusiva della nostra linea evolutiva, ma è un processo che
si è verificato in modo indipendente in molte linee di
scimmie fossili (Oreopithecus, Ouranopithecus e
Gigantopithecus) presumibilmente per effetto di un simile
cambiamento nell'alimentazione.
"Non stiamo affermando che questi fossili non possano essere
di antenati dell'uomo", hanno spiegato i ricercatori.
"Semplicemente riteniamo che tale conclusione debba essere
adeguatamente dimostrata, dal momento che esistono numerose
interpretazioni alternative".
Tratto da: lescienze
Commento NdR:
In realta' noi Umani, proveniamo dal mondo acquatico e le
SIRENE sono i nostri progenitori, altro che le
scimmie.... (vedi come si forma l'uomo nella placenta,
da pesce mammifero, che vive in ambiente marino, diviene animale
terrestre....e non viceversa..)
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Video:
NO
all'evoluzione: un
documentario molto ben documentato che NEGA la
teoria dell'evoluzione darwiniana
La Teoria dell’Evoluzione è un fatto o
una semplice credenza ?
Questo documentario cerca di rispondere alla
domanda avvalendosi del contributo di 5 scienziati.
http://noevolution.info/?page_id=6&cpage=1#comment-88
Leggere anche i libri
del prof. R. Fondi: "Oltre Darwin" e "La rivoluzione
Organicistica".
Commento NdR:
all'evoluzionismo darwiniano, mancano sempre ad ogni
"salto" evoluzionistico, gli "animali di transizione",
per cui possiamo accettare che l'evoluzione avvenga
all'interno della specie (intraspecie), ma e' certo che
NON avviene fra le varie specie (interspecie), questa e'
l'unica CERTEZZA dimostrata proprio dal fatto che NON
si sono mai trovati su migliaia di specie di
animali, reperti fossili di un solo animale di
transizione ... !
In realta' noi Umani, proveniamo dal mondo acquatico e le
SIRENE sono i nostri progenitori, altro che le
scimmie.... (vedi come si forma l'uomo nella placenta,
da pesce mammifero, che vive in ambiente marino, diviene animale
terrestre....e non viceversa..)
vedi:
Cosmologia,
Cosmogonia
+ Il
Big Bang NON esiste
+
Il tachione di Dio
+
Evoluzione PDF
+
Darwin
+
Evoluzione
si, no
?
vedi anche:
Darwin
+
Darwin si o no ?+
Progetto Vita
+
Errori di
Darwin +
Creazione od evoluzione
+
Evoluzione
si, no
?
+
Evoluzione PDF
+
Miti della scienza
+
Plasticismo
(Libro online gratuito) +
Sirene
esistono ?
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Il
“NUMERO dell’EMOGLOBINA” INCOMPATIBILE con DARWIN -
30 Mag. 2009
“Il darwinismo è una teoria di processi cumulativi così
lenti da richiedere, per completarsi, da migliaia a milioni
di decenni”
“La selezione naturale, il processo cieco, inconscio,
automatico che fu scoperto da Darwin e che, come noi oggi
sappiamo, è la spiegazione dell’esistenza e della forma
apparentemente finalistica di ogni essere vivente, non ha in
vista alcun fine.”
Queste due affermazioni tratte dal libro "Orologiaio cieco" di
Richard Dawkins contengono i principi fondamentali della
teoria sintetica dell’evoluzione o neodarwinismo: l’assoluta
casualità delle mutazioni e i tempi molto lunghi affinché le
stesse possano produrre cambiamenti positivi.
Ma cosa s’intende per tempi lunghi ?
È lo stesso Dawkins a fornirci un caso specifico su cui
effettuare un calcolo, si tratta di quello che venne
definito da Isaac Asimov il “numero dell’emoglobina”.
L’emoglobina è la proteina, presente nei globuli rossi,
quella che veicola l’ossigeno nel sangue conferendo allo
stesso tempo il caratteristico colore rosso. Una proteina è
una catena i cui anelli sono costituiti da elementi chiamati
aminoacidi, nel caso dell’emoglobina la sua lunghezza è di
146 aminoacidi. Come tutto ciò che riguarda la biologia,
secondo la teoria neodarwiniana, anche l’emoglobina è il
risultato casuale di un lento processo cumulativo del quale
lo stesso Asimov indicava la probabilità che si verificasse.
Il calcolo delle probabilità è espresso da una potenza che
ha come base il numero di differenti aminoacidi utilizzabili
e come esponente il numero di anelli della catena da
costruire.
Per fare un esempio, il numero di possibili parole di 4
lettere che si possono comporre con i 21 segni dell’alfabeto
italiano è dato da: 214 = 194.481
La probabilità di comporre casualmente la parola “caso”
spingendo 4 volte su 21 tasti è dunque una su 194.481.
Nel caso proposto da Asimov il numero di combinazioni
possibili per costruire l’emoglobina è espresso da: 20, cioè
il numero degli aminoacidi a disposizione, elevato alla 146,
il numero degli “anelli” che costituiscono la catena =
20146.
Espresso in base dieci tale numero corrisponde a circa
10190. Al riguardo Dawkins afferma: “La fortuna che si
richiederebbe per ottenere questo risultato è
inimmaginabile.” e non si può che essere d’accordo con
questa considerazione.
Per renderci conto della “fortuna” che bisognerebbe avere,
possiamo fare il seguente calcolo: quanti secondi sono
passati dall’inizio dell’universo e, nell’assolutamente
ipotetico caso in cui potessimo tentare una combinazione al
secondo (ammettendo l’ipotesi che nessuna combinazione sia
uscita casualmente due volte), quante combinazioni avremmo
potuto provare sinora ?
Moltiplicando: i 3600 secondi contenuti in un’ora per le 24
ore del giorno, per i 366 giorni circa di un anno (per
eccesso), per i 14 miliardi di anni passati dal Big Bang,
risultano trascorsi, (arrotondando ancora per eccesso), 1018
secondi dall’inizio dell’universo.
Nell’ipotesi che dalla nascita dell’universo si fosse potuta
provare una combinazione al secondo (questa ottimistica
supposizione propone una velocità talmente elevata da essere
del tutto irreale, incompatibile con l’assunto della prima
frase “Il darwinismo è una teoria di processi cumulativi
così lenti da richiedere, per completarsi, da migliaia a
milioni di decenni”), per sapere quante combinazioni
dovremmo ancora tentare prima di esaurirle tutte dovremmo
sottrarre dalle combinazioni totali 10190 la quantità di
quelle provate 1018.
Il risultato visibile sulla calcolatrice sarebbe ancora
10190 in quanto la sottrazione avrebbe solo intaccato in
modo impercettibile la quantità iniziale e il display non
riuscirebbe visualizzare la differenza. Il numero
resterebbero quindi ancora 10190 combinazioni da provare, il
che, sempre ad una combinazione al secondo, richiederebbe un
tempo pari a poco più di 10172 volte l’età dell’universo.
Come suggerisce Dawkins di superare questa difficoltà ?
Dawkins ricorre al concetto di selezione cumulativa, il suo
ragionamento è il seguente: “Nella selezione cumulativa,
invece, esse (le entità selezionate) «si riproducono» , o in
qualche altro modo i risultati di un processo di cernita
vengono sottoposti ad un altro processo di cernita…”
Il concetto di selezione cumulativa, che poi sarebbe
realizzata dalla selezione naturale, viene chiarito con il
seguente esempio:
Se una scimmia dovesse battere casualmente a macchina la
frase di Shakespeare “Methinks it is like a weasel” (“O
forse somiglia a una donnola”), essendo la frase composta da
28 caratteri, ed essendo l’alfabeto inglese composto da 27
lettere, le possibili combinazioni di 27 lettere in una
frase di 28 lettere (compresi gli spazi) sarebbero espresse
da: 2728.
A questo punto Dawkins inserisce un computer che “seleziona”
frasi mutanti che più si avvicinino alla frase originale:
“Il computer esamina le frasi mutanti nonsense, la
“progenie” della frase originaria, e sceglie quella che, per
quanto poco, assomiglia di più alla frase bersaglio…”
Per poter completare la frase in un numero ragionevole di
tentativi lo scienziato inglese introduce quella che
definisce una “frase bersaglio” e un computer che conosce in
anticipo la frase che deve essere composta, il che inserisce
il finalismo nella teoria. L’unico modo per evitare il
finalismo è quello di ammettere che le frasi debbano essere
scelte mediante la selezione naturale, ma il fatto che le
frasi intermedie siano dallo stesso Dawkins definite
“nonsense” esclude che esse possano essere premiate dalla
selezione naturale.
Ecco la contraddizione di Dawkins: si parte da un “il
processo cieco, inconscio, automatico” e per renderlo
possibile nei dodici miliardi di anni dall’origine
dell’universo si finisce per postulare un “computer” e una
“frase bersaglio” che negano il processo cieco da cui si era
partiti.
Se invece si volesse mantenere un processo cieco, si
dovrebbe ipotizzare un’età dell’universo del tutto
incompatibile con quella stimata dalla comunità scientifica.
In matematica quando si parte da un assunto e questo conduce
ad una contraddizione, si giunge alla conclusione che
l’assunto iniziale era errato. Questo procedimento viene
detto “dimostrazione per assurdo”.
La vita dell’universo è troppo breve per poter ammettere che
abbia potuto verificarsi una dinamica neodarwiniana per la
quale i circa 14 miliardi di anni stimati dagli astronomi
sono insufficienti, esattamente come lo sono i 12.000 dei
fondamentalisti creazionisti: credere che le centomila
proteine del corpo umano siano state prodotte e assemblate
casualmente in un ecosistema complesso nel corso della vita
dell’universo richiede un atto di fede superiore a quello
dei creazionisti stessi.
La scienza dovrebbe compiere un gesto di umiltà e
riconoscere che riguardo all’origine della vita e delle
specie sfugge ancora qualcosa di fondamentale.
By Enzo Pennetta - Tratto da: newsland.it
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Cugino
Hobbit, benvenuto fra di noi
Il mondo della paleoantropologia
ripiomba nel caos più totale. Già la confusione fra le varie
scuole di pensiero, nel cercare di capire l'origine delle
razze umane, regnava da tempo sovrana, ma dal 2004 era
entrata in campo una "variabile impazzita" - il cosiddetto
Hobbit - che aveva mescolato le carte in maniera del tutto
imprevista.
Un perfetto omuncolo in miniatura, i cui resti sono stati
trovati nell'isola di Flores in Indonesia, aveva tutte le
caratteristiche degli umani, ma non trovava ovviamente
nessuna collocazione nei già fragili alberi genealogici
ricostruiti fino a quel momento. Alto circa un metro, e
molto simile ad un bambino di tre anni, l'Hobbit poneva
inoltre il problema di essere giovanissimo, dai 15.000 ai
20.000 anni circa.
Comprensibile quindi il "fastidio" con cui la sua comparsa
era stata accolta dall'establishment scientifico, che pur di
"accomodare" in qualche modo il nuovo arrivato,... aveva persino suggerito che si trattasse di normalissimi
umani che "si erano rimpiccioliti" a causa del poco cibo
disponibile sulla loro isola. (Secondo questa logica i
biafrani dovrebbero essere alti al massimo una ventina di
centimetri). Altri suggerivano invece che si trattasse di
"microcefali", cioè umani afflitti da uno sviluppo limitato
del cervello.
Ma nei giorni scorsi è stata presentata all'Accademia
Nazionale delle Scienze una ricerca condotta da Dean Falk,
della Florida University, che stabilisce definitivamente che
l'Hobbit è un umano, e che quindi è necessario introdurre
nel nostro albero genealogico una nuova specie, l' Homo
Floresiensis (dal nome dell'isola).
Per arrivare alle sue conclusioni Falk ha condotto degli
esami sul cranio di LB1, un "hobbit" il cui scheletro è
strato trovato praticamente intatto, comparandolo al cranio
di 10 umani sani, di nove microcefalici, e di un nano.
Poiche' le volute del cervello lasciano una "immagine
virtuale" impressa all'interno del cranio, è possibile
ricostruire, sia fisicamente che virtualmente, la forma del
cervello originale (si chiama endocast, o "calco interno"):
comparando quello di LB1 con gli altri 20, è risultato che
l'hobbit ha lo stesso sviluppo cerebrale di un umano sano,
mentre è diverso sia da quelli microcefalici che da quello
del nano.
Piu' la scienza ufficiale va avanti, piu' il buio si fa
intenso...
By Massimo Mazzucco
Tratto da:
http://luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1666
Straordinari reperti,
fossili, indizi geologici e i risultati di lunghe spedizioni
mettono in dubbio l'idea di un'evoluzione lenta e regolare
delle specie viventi sul nostro pianeta. Paiono dimostrare,
piuttosto, una coesistenza del genere umano con creature che
Darwin avrebbe collocato in ere completamente diverse.
L'estinzione dei dinosauri, per esempio, è da attribuire a
un gigantesco cataclisma avvenuto molto più recentemente di
quanto ipotizzato finora. Un evento immane, planetario, che
giustifica le decine di antichissimi racconti che in tutto
il mondo descrivono un diluvio universale. Niente affatto un
mito, ma la memoria di un immane disastro.
L' errore di Darwin
- Autore:
Zillmer
Hans-Joachim - Ediz Piemme
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L'UOMO non e' nato circa 100 mila anni fa !
Secondo Michael A. Cremo e
Richard L. Thompson, a dispetto delle più consolidate teorie
scientifiche a riguardo, le origini dell'uomo moderno non
risalirebbero a 100.000 anni fa, ma a ben tre milioni di
anni fa.
I siti archeologici che producono tali evidenze, non solo
sotto forma di reperti paleontologici, ma anche di
manufatti, vengono dettagliatamente descritti e
interpretati. Emerge che con ogni probabilità non è esistita
un'evoluzione del genere umano dall'Australopiteco all'Homo
sapiens, ma che al contrario uomini e ominidi abbiano da
sempre coesistito sulla terra e che quindi la teoria
evoluzionistica della vita sul nostro pianeta, non abbia
alcun fondamento certo.
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8882897680/Archeologia_proibita__Storia_segreta_della_razza_umana.htm
I Darwinisti sostengono altresì che le prime scimmie si
manifestarono circa 40 milioni di anni fa, i primi
uomini-scimmia fra i 5 e i 6 milioni di anni fa, e i primi
esseri umani simili a noi circa 100.000 anni fa; inoltre
affermano che le scoperte di varie prove fisiche a supporto
di ciò finora registrate dagli scienziati confermano
totalmente tali ipotesi.
In realtà, quando con Richard Thompson ho deciso di
affrontare una analisi approfondita di tutti i riscontri a
livello paleontologico ed archeologico relativi all'intero
vasto lasso di tempo degli ultimi due miliardi di anni, è
emerso che, nonostante l'opinione attualmente dominante,
l'apparente presenza umana si manifesta ben al di fuori
degli schemi indicati dal Darwinismo.
Di tutto ciò ci siamo occupati, con tutte le fonti e
documentazioni relative, nel nostro corposo best-seller
internazionale, tradotto in varie lingue, "Forbidden
Archaeology: the hidden history of the human race" (Trad.
it. parziale: Archeologia proibita: la storia segreta della
razza umana, Gruppo Edit. Futura, Milano 1998) e nel
successivo volume "Forbidden Archaeology's impact".
A questo punto ci si chiederà per quale ragione, se i dati
da noi raccolti e divulgati mostrano quanto detto, non se ne
senta allora parlare.
La ragione di ciò è dovuta ad un inevitabile e pressoché
naturale processo di "filtraggio della conoscenza" da parte
del moderno mondo scientifico, ieri come oggi.
In altri termini, è come se il mondo accademico, da sempre e
per definizione istituzionale e conservatore, costituisse un
vero e proprio "filtro" per le idee e le scoperte
scientifiche nuove.
Nella misura in cui si conformi a tale "filtro", che risulta
necessariamente e "fisiologicamente" formato da concetti
"fissi" e "tradizionali", qualsiasi nuovo elemento è
destinato a "passare" con maggiore o minore rapidità senza
eccessivi problemi, e verrà così facilmente inserito in
libri di testo, discusso dagli scienziati ed esibito nei
musei. Ma se un dato non si adatta al "filtro" con tutto il
suo contesto di idee fisse, esso verrà allora per forza di
cose contrastato, rigettato, dimenticato, ignorato e magari
perfino soppresso a bella posta. E non lo vedrete mai
menzionato in testi accademici, oggetto di conferenze o
dibattiti a livello scientifico e tanto meno inserito nel
patrimonio museale (anche se potrebbe rimanervi sepolto e
ignorato nei magazzini con i tanti "pezzi" non destinati ad
essere esibiti in quanto dichiarati "di minore importanza" e
di cui nessuno sa né saprà così mai nulla). In campo
archeologico, tale particolare processo di "filtraggio della
conoscenza" sta andando avanti in questi termini da almeno
150 anni, come anche solo pochi esempi varranno a
dimostrare.
Alcuni risalgono all'archeologia di ieri, altri a quella di
oggi.
Un caso che merita di essere ricordato risale al XIX secolo,
e precisamente alla famosa "corsa all'oro" che richiamò in
California gente in cerca di fortuna da tutto il mondo.
Per estrarre l'oro, i minatori scavavano gallerie nelle
pendici delle montagne, penetrando nella viva roccia.
Ma
veniamo a Table Mountain
http://www.edicolaweb.net/am01f23g.htm, nella regione
delle miniere d'oro della California. Qui i cercatori d'oro,
scavando a centinaia di metri di profondità, si imbatterono
in numerosi scheletri umani antichi non dissimili dai
nostri, e non certo in resti di uomini-scimmia. Così pure
furono trovati strumenti ed armi di pietra a centinaia, in
diverse zone dello stesso sito. Fra di essi un pesto ed un
mortaio, non molto diversi da quelli oggi noti. Solo che
c'era un problema. Entrambi gli oggetti furono trovati in
strati rocciosi corrispondenti alla parte inferiore del
periodo geologico chiamato Eocene, proprio di 50 milioni di
anni fa.
Un archeologo che accettasse le concezioni vediche non
sarebbe affatto sorpreso di rilevare tracce umane in quell'epoca,
naturalmente, in quanto si attenderebbe di trovarne ben
prima, fino forse a circa 2 miliardi di anni or sono. Ma per
un normale archeologo tutto ciò è contraddittorio e
inconcepibile, riferendosi ciò ad un'epoca anteriore alla
comparsa delle scimmie e dei primi antropoidi.
Le scoperte sopra ricordate nelle miniere d'oro della
California furono segnalate al mondo scientifico dal Dr. J.
D. Whitney, un geologo statale californiano.
Egli scrisse un documentatissimo e corposo volume su tali
scoperte, che fu anche pubblicato dall'Università americana
di Harvard nel 1880. Ciò nonostante nessuno parla più oggi
di quei dati, in conseguenza del processo di "filtraggio
della conoscenza" di cui abbiamo accennato.
Lo scienziato responsabile di tale "filtraggio" conoscitivo
fu, nel caso specifico, il Dr. William B. Holmes, un
influente antropologo della "Smithsonian Institution" di
Washington, D.C., che al riguardo dichiarò testualmente, con
sorprendente sincerità: "Se il Dr. Whitney avesse compreso
la teoria dell'evoluzione umana come è oggi accettata, egli
avrebbe esitato ad annunciare le sue conclusioni, a dispetto
dell'imponente contesto testimoniale con cui si è
confrontato".
In altri termini, se i fatti non si adattano alla teoria
dell'evoluzione umana indicata da Darwin, essi vanno messi
da parte e la persona che li riferisse o sostenesse va
screditata.
Esattamente quello che è avvenuto e tuttora avviene.
Ho anche avuto una mia esperienza personale nel processo di
"filtraggio della conoscenza" in rapporto alle scoperte
nelle miniere d'oro californiane. Alcuni anni or sono,
infatti, operavo come consulente di un programma televisivo
sulle "Misteriose Origini dell'Uomo" ("The Mysterious
Origins of Man") realizzato dalla NBC, la più popolare rete
TV degli USA, e presentato da un testimonial d'eccezione, il
famoso attore hollywoodiano Charlton Heston. La maggior
parte degli americani considerano le parole di questo
attore-presentatore - inamovibile nell'immaginario
collettivo del pubblico dal ruolo profetico-sacrale proprio
del suo Mosè ne "I Dieci Comandamenti" di Cecil De Mille -
allo stesso livello di quelle che potrebbe indirizzarci Dio
stesso.
Durante le riprese del programma, raccomandai ai produttori
di recarsi al Museo di Storia Naturale dell'Università della
California a Berkeley in quanto in esso si trovavano i
manufatti di 50 milioni di anni fa estratti dalle miniere
d'oro californiane. Ma i responsabili del Museo rifiutarono
di concedere il permesso di filmare tali manufatti.
Ciò nonostante, fummo egualmente in grado di utilizzare ed
esibire alcune delle vecchie fotografie scattate nel XIX
secolo. Si ricordi inoltre che gli scienziati darwinisti
americani hanno fatto pressioni di ogni mezzo sulla NBC
perché il programma non fosse mandato in onda,
fortunatamente senza riuscirci.
È significativo che la NBC abbia poi pubblicizzato la
trasmissione rivolgendosi agli americani con lo slogan:
"Guardate il programma che gli scienziati non vogliono che
vediate !".
Adesso consideriamo un caso più recente nella storia
dell'archeologia.
Nel 1979, Mary Leakey trovò dozzine di impronte in una
località dell'Africa Orientale chiamata Laetoli, in
Tanzania. La scienziata dichiarò anche che esse non potevano
essere distinte da quelle lasciate dai piedi di essere umani
odierni, solo che esse si trovavano in strati costituiti da
ceneri vulcaniche solidificate di 3.700.000 anni fa:
un'epoca in cui, secondo le concezioni scientifiche attuali,
uomini in grado di lasciarle non avrebbero dovuto esistere.
Come darne ragione, allora?
Gli scienziati, a questo punto, si sono limitati ad
ipotizzare che 3.700.000 anni fa abbia necessariamente
dovuto esistere in Africa "un qualche tipo di uomo-scimmia
con i piedi fatti come i nostri", e che ciò sia all'origine
di tali impronte. La proposta è interessante, ma è
totalmente priva di qualsivoglia elemento di prova a livello
scientifico.
Anche perché gli scienziati hanno già da tempo a
disposizione gli scheletri di un uomo-scimmia vissuto
3.700.000 anni or sono in Africa Orientale, il cosiddetto "Australopiteco".
E la struttura del piede di un Australopiteco si differenzia
nettamente da quella dell'uomo d'oggi.
La questione venne fuori nel 1999, quando partecipai al
Congresso Archeologico Mondiale di Cape Town, in Sud Africa.
Fra gli oratori figurava anche Ron Clarke, che nel 1998
aveva scoperto uno scheletro praticamente completo di
Australopiteco in località Sterkfontein, in Sud Africa. Tale
scoperta era stata ampiamente pubblicizzata sui media di
tutto il mondo come "il più antico antenato dell'uomo".
L’esemplare era in effetti vecchio di 3.700.000 anni, come
le impronte di Laetoli. Ma c’era un problema.
Ron Clarke, infatti, ricostruì i piedi del suo
Australopiteco di Sterkfontein in termini scimmieschi; e su
questo niente da dire, visto che le ossa delle estremità
inferiori della creatura erano decisamente scimmieschi.
Per esempio, si vede che l'alluce è molto allungato e
proteso lateralmente, sul tipo del pollice di una mano
umana; ma così pure che anche le altre dita sono decisamente
allungate, di almeno una volta e mezzo in più rispetto al
piede dell'uomo. Pertanto tale piede non presentava certo
caratteristiche umane.
Di conseguenza, dopo che Clarke ebbe presentato la sua
relazione congressuale, alzai la mano e gli posi
direttamente una domanda: "Perché mai la struttura del piede
dell'Australopiteco di Sterkfontein non corrisponde alle
impronte scoperte da Mary Leakey a Laetoli, che sono
contemporanee (3.700.000 di anni fa) e simili a quelle
lasciate dall'uomo moderno ?"
La risposta non era facile. Ron Clarke sosteneva di avere
scoperto il più antico antenato dell'uomo, eppure esseri
apparentemente come noi andavano in giro in Africa nella
stessa epoca. Sapete come ha risposto ?
La risposta non era
facile.
Ron Clarke sosteneva di avere scoperto il più antico
antenato dell'uomo, eppure esseri apparentemente come noi
andavano in giro in Africa nella stessa epoca. Sapete come
ha risposto ? Egli sostenne che era stato proprio il "suo"
Australopiteco a lasciare in effetti le impronte di Laetoli,
solo che, per giustificare le caratteristiche di queste
ultime, si doveva allora ritenere che camminando dovesse
spostare l'alluce tutto a ridosso delle altre quattro dita
del piede, con queste tutte ripiegate su loro stesse:
insomma, era un po' come se un acrobata che volesse
procedere eretto ma reggendosi sugli arti superiori
camminasse sui pugni invece che sulle mani !
Non c'è neanche bisogno di dire che tale spiegazione era ed
è del tutto risibile, e che io risi, infatti. Ma la platea,
composta da una grande maggioranza di archeologi accademici
di impostazione evoluzionista, si guardò bene dal farlo, in
un silenzio totale. Le regole di comportamento
dell'Establishment scientifico dominante sono e restano
ferree.
Quando poi gli scienziati finiscono con lo scoprire
"qualcosa che non deve essere scoperto", possono soffrirne
non poco a livello professionale. È il caso della Dott.sa
Virginia Steen-McIntyre, una geologa americana che conosco
personalmente.
Nei primi anni Settanta, alcuni archeologi statunitensi
scoprirono alcuni strumenti ed armi in pietra in località
Hueyatlaco, in Messico. Fra questi reperti figuravano punte
di freccia e di lancia. Era chiaro fin dall'inizio per gli
archeologi che le avevano scoperte che tali armi erano state
usate da uomini come noi, e non certo da uomini-scimmia.
Ma a che epoca risalivano esattamente ?
In genere in questi casi la risposta la danno i geologi, in
funzione degli strati geologici in cui sono i reperti. Nel
caso specifico fu coinvolta Virginia Steen-McIntyre che,
utilizzando i quattro più recenti metodi di datazione
geologica con i colleghi dello "United States Geological
Survey", determinò che gli strati in cui si trovavano i
reperti risalivano a 300.000 anni fa !
Quando il dato fu comunicato al capo degli archeologi, la
sua risposta fu immediata quanto seccata ed incredula:
"Impossibile! Non esistevano uomini 300.000 anni or sono in
nessun luogo del mondo!". Quanto al Nord America, le odierne
teorie indicano la comparsa dell'uomo non prima di 30.000
anni a. C., com'è noto.
E allora cosa fecero gli archeologi ?
In primis, rifiutarono di pubblicare la data di 300.000 anni
fa. In secundis, vi sostituirono invece una datazione più
"logica": 20.000 anni or sono. Ciò in quanto un pezzo di
conchiglia rinvenuto a ben 5 chilometri dal sito in cui i
reperti furono rinvenuti aveva fornito una datazione al
Carbonio 14 riferita, appunto, a 20.000 anni fa !
Ma la Dott.sa Virginia Steen-McIntyre non si dette per
vinta, ribadendo i dati rilevati. Solo che ciò le comportò
una pessima reputazione a livello professionale nonché la
perdita dell'insegnamento universitario, mentre tutte le
possibilità di avanzamento acquisite con la sua precedente
attività presso l'"United States Geological Survey" furono
bloccate. La scienziata ne fu così disgustata che si ritirò
in una cittadina delle Montagne Rocciose, in Colorado,
rimanendo in silenzio per anni. Finché io non venni a sapere
del suo caso e lo menzionai in , "Forbidden Archaeology: the
hidden history of the human race", conferendo al suo lavoro
l'attenzione che merita.
È anche grazie a ciò che oggi il sito di Hueyatlaco in
Messico viene studiato da archeologi dalla mente più aperta,
e c'è da sperare che le conclusioni della Steen-McIntyre
trovino presto ulteriore conferma.
Ma veniamo all'Italia.
Alla fine del XIX secolo (1880) il geologo Giuseppe
Ragazzoni rinvenne a Castenedolo, nel Bresciano, un cranio
umano anatomicamente moderno, unitamente ai resti
scheletrici di altre quattro persone. Il tutto si trovava in
strati geologici corrispondenti ad un'epoca di 5 milioni di
anni fa, ed era logico che la cosa apparisse inconcepibile.
"Nulla di misterioso" direbbero all'unisono gli scienziati
darwinisti.
"Solo qualche migliaio di anni fa qualcuno morì, e i suoi
contemporanei ritennero di dover scavargli una tomba molto
profonda in fondo ala quale collocarono il corpo che, così
inserito in strati di ben maggiore antichità, sembra oggi
appartenere ad un'epoca che viceversa non gli è propria".
Tutto chiaro, dunque ?
Non proprio. Un fatto simile, definito una "sepoltura
intrusiva", può in effetti verificarsi.
Ma nel caso specifico Ragazzoni, un geologo professionista,
era ben consapevole di tale possibilità. "Se si fosse
trattato di una sepoltura - dichiarò - gli strati superiori
a quelli in cui il corpo è stato rinvenuto sarebbero stati
anche solo parzialmente alterati o comunque disturbati
dall'interramento del corpo in profondità".
E le sue verifiche avevano escluso ciò, a conferma che gli
scheletri risalivano davvero agli strati rocciosi in cui
erano stati rinvenuti, ossia 5 milioni di anni fa.
Spostiamoci adesso in Belgio.
All'inizio nel XX secolo il geologo A. Rutot fece una serie
di interessanti scoperte in quel paese. Egli infatti portò
alla luce centinaia di strumenti ed armi in pietra,
estraendoli da strati rocciosi corrispondenti a 30 milioni
di anni fa. Ho sopra detto della difficoltà invariabilmente
manifestatasi qualora si richieda di vedere oggetti
"scomodi" per l'Establishment accademico in relazione ai
ritrovamenti della fine del XIX secolo in California.
Stavolta però a me fu possibile vedere e anche fotografare i
reperti recuperati da Rutot, durante un giro di conferenze
in Olanda e Belgio. A Bruxelles chiesi infatti ad un mio
accompagnatore di visitare al Museo Reale di Scienze
Naturali la collezione di Rutot e, sebbene i responsabili
del museo avessero negato la sua esistenza, alla fine saltò
fuori un archeologo che sapeva di cosa stavamo parlando e ci
indicò i pezzi in questione. Non c'è neanche bisogno di dire
che però essi non sono visibili al pubblico.
Di quanto bisogna risalire nel tempo per citare casi simili
?
Nel dicembre del 1862, ad esempio, negli Stati Uniti un
giornale scientifico chiamato "The Geologist" riferì della
scoperta di uno scheletro umano completo ed anatomicamente
moderno a 30 metri di profondità nella Macoupin Country, in
Illinois, USA. In base al resoconto scientifico agli atti,
direttamente al di sopra dello scheletro vi era uno strato
roccioso continuo ed inalterato dello spessore di più di un
metro, esteso orizzontalmente in tutte le direzioni per vari
metri tutt'intorno,
Cosa, questa, che esclude necessariamente qualunque
possibilità di una sepoltura intrusiva.
Solo che, secondo i resoconti geologici del caso, gli strati
che inglobavano lo scheletro risalgono a 300 milioni di
anni: un dato totalmente impossibile per l'archeologia
ortodossa.300 milioni di anni fa corrispondono ad un'epoca
anteriore alla comparsa dei dinosauri sulla Terra.
Si tenga presente che tutto quello che abbiamo finora
menzionato è stato effettuato e riscontrato da scienziati
professionisti, ovvero debitamente riportato nella
letteratura scientifica professionale ed accademica.
Ma è altresì logico che se ritrovamenti e scoperte
"controcorrente" del genere hanno riguardato, come abbiamo
visto, non pochi esponenti della scienza ufficiale, è così
pure altrettanto possibile che abbiano spesso coinvolto
anche persone al di fuori dell'ambito scientifico, ovvero
gente comune. E le segnalazioni di costoro, seppur non
riferite da riviste scientifiche, possono in effetti
apparire anche nelle pagine dei giornali di informazione e
di costume e nella stampa popolare. E non per questo sono
meno vere.
A livello esemplificativo riferisco un resoconto
giornalistico estratto dal "Morrisonville Times", un piccolo
quotidiano locale edito nella cittadina di Morrisonville, in
Illinois, nel 1892. Esso riferisce di una donna che stava
mettendo dei pezzi di carbone nella sua stufa "fin de siecle".
Uno di tali pezzi si spezzò improvvisamente in due e dal suo
interno emerse una catena d'oro. Alle due estremità erano
rimasti attaccati i due pezzi del blocco di carbone, a
dimostrazione che la catena era contenuta all'interno del
pezzo successivamente divisosi.
In seguito alle indicazioni fornite dal giornali, siamo
riusciti a risalire alla miniera da cui era stato estratto.
E successivi riscontri effettuati oggi presso il "Geological
Survey", dello Stato dell'Illinois indicarono che il carbone
ivi estratto è vecchio di 300 milioni di anni. Per inciso,
la stessa epoca del sopra citato scheletro umano rinvenuto
poco più di trenta anni prima, sempre in Illinois, nella
Macoupin County.
Se vogliamo tornare alla letteratura strettamente
scientifica, la "Scientific American" riferì nel 1852 di un
bel vaso metallico estratto da un massiccio strato roccioso
di 5 metri di profondità nella zona di Boston. Orbene,
secondo i resoconti geologici attuali l'età della roccia in
quella località è di 500 milioni di anni !
Gli oggetti più antichi che ho incontrato nella mia ricerca
sono comunque delle sfere metalliche rinvenute dell'ultimo
ventennio dai minatori a Ottosdalin, nella regione del
Transvaal Occidentale, in Sud Africa. Sono oggetti del
diametro variabile da 1 a 2 centimetri e presentano dei
curiosi solchi paralleli lungo il loro "equatore".
Le sfere sono state esaminate da esperti in metallurgia
prima di essere filmate per il già citato programma TV "The
Mysterious Origins of Man", e il loro parere è stato
concorde: non esiste spiegazione per giustificare una
formazione naturale dei solchi e, dunque, le sfere appaiono
il prodotto di una qualche tecnologia intelligente.
Fatto è che provengono da un deposito minerario
geologicamente vecchio di oltre 2 miliardi di anni !
Potrei continuare a lungo, riferendo a piacere innumerevoli
dati citati nel mio volume "Forbidden Archaeology: the
hidden history of the human race" e nel suo seguito " volume
"Forbidden Archaeology's impact". Ma a questo punto è meglio
fermarsi.
Vorrei concludere però con un'ultima considerazione.
È stato ossessivamente sostenuto e monotonamente ripetuto
dai Darwinisti che tutte le prove fisiche raccolte a tutt'oggi
sono assolutamente coerenti con il loro quadro sulle origini
dell'Uomo, per il quale esseri simili a noi sono apparsi
circa 100.000 anni fa, dopo una graduale evoluzione dalle
scimmie antropoidi. Tutto considerato, oggi si deve invece
dire che tale affermazione va ritenuta del tutto falsa e
fuorviante.
Per incredibile che possa sembrare, esistono infatti
molteplici scoperte che suggeriscono inequivocabilmente la
presenza di esseri apparentemente simili a noi in periodi
cronologici compresi fra i 100.000 e i 2 miliardi di anni
fa. Il che non è affatto incoerente con le fonti vediche di
cui abbiamo parlato, con buona pace di un Establishment
scientifico conservatore e miope timoroso di perdere le
certezze sulle quali ha costruito il proprio potere
accademico.
Non sarà mai tardi quando gli scienziati della nostra epoca,
dominati da un'arroganza antiscientifica, comprenderanno che
la Tradizione, probabile eredità di conquiste scientifiche
acquisite in un passato senza ricordo, va considerata con
maggiore rispetto ed attenzione. "Nihil su sole novi",
dicevano giustamente i Latini.
vedi:
i GIGANTI vivevano sulla Terra
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Darwin si
evolve, i suoi nemici no - Un
dibattito tra scienziati stravolto a fini di polemica
ideologica
Le fila di coloro che non vedono l'ora di farla finita con
Charles Darwin non smettono di ingrossarsi. Appena qualcuno
fa notare che forse, su certi aspetti della storia naturale,
il vecchio naturalista inglese non aveva capito proprio
tutto, molti si lasciano sfuggire un mal riposto sospiro di
sollievo. Capita così che ciò che dovrebbe essere ovvio -
cioè che le teorie scientifiche si trasformano e si
aggiornano, senza ortodossie dogmatiche se non a loro
scapito - diventa un terreno di battaglia culturale.
Il dibattito si è riacceso dopo la pubblicazione, sul
Corriere della Sera del 4 novembre, di un articolo dello
scienziato cognitivo Massimo Piattelli Palmarini dal
provocatorio titolo «Darwin: i seguaci più ortodossi
smentiti dalla natura», e dall'ancor più eclatante occhiello
«Le ultime scoperte “smontano” la teoria dell'evoluzione».
Sfide come questa non soltanto sono legittime, ma meritano
nel caso specifico il plauso supplementare del coraggio.
Affinché il tentativo non sfoci però nella temerarietà
suicida, è bene che prima di imbarcarsi nello «smontaggio»
di un programma di ricerca tanto efficace nel dar conto
dell'intera realtà biologica si abbiano gli strumenti per
farlo, e soprattutto una teoria alternativa che abbia un
maggior potere esplicativo.
Onore dunque allo sfidante, innanzitutto, per aver
sottoposto all'attenzione del pubblico avanzamenti che
provengono da branche assai promettenti delle scienze del
vivente. Le scoperte dei geni «architetti» dello sviluppo
individuale, delle complesse reti genetiche che presiedono
alla strutturazione plastica degli organismi, delle
correlazioni fra le parti che compongono ogni essere vivente
non vanno affatto sottovalutate. Il punto è un altro: è
giusto trarre da queste conoscenze la conclusione che la
selezione naturale è diventata oggi «una fonte marginale
delle architetture biologiche» e dunque che la portata
rivoluzionaria della teoria di Darwin è ridimensionata?
Parrebbe di no. Molti processi evocati da Piattelli e dal
collega americano Jerry Fodor in chiave antidarwiniana sono
già inclusi da tempo nelle spiegazioni in uso: la selezione
- il cui carattere storico non impedisce affatto che sia
verificabile in laboratorio e in natura - da sola non basta
e non agisce ottimizzando singoli pezzi. Esistono importanti
fattori integrativi come le derive genetiche e le
migrazioni. Non fa più scandalo dire che, in natura, non
tutto è adattamento. Agitare allora lo spauracchio di una
presunta «ortodossia neodarwiniana» corrisponde poco alla
realtà. Sarebbe meglio focalizzarsi sull'inconsistenza delle
tesi degli sparuti difensori di un «ultra-darwinismo»
caricaturale (si noti, quasi mai evoluzionisti, più spesso
filosofi o storici) applicato a qualsivoglia campo dello
scibile, persino all'arte e alla letteratura.
I supposti fattori «non darwiniani» sono in realtà soggetti
a selezione naturale: una mutazione nello sviluppo
difficilmente si fisserà se i suoi effetti, diretti o
indiretti, pregiudicano le capacità di sopravvivenza e di
riproduzione. Se non vi fosse un tratto selezionato, le
variazioni collaterali non adattative nemmeno esisterebbero.
I cambiamenti dovuti alla struttura, e non alla funzione, di
un organo sono dunque compatibili o derivabili dalla
selezione: se anche non lo fossero, essi non sarebbero
comunque capaci di sostituirla come perno della spiegazione
evoluzionistica. Benché sia lecito cercarla, al momento non
vi è di fatto alcuna teoria dell'evoluzione «alternativa».
Un conto infatti è scoprire che esistono strutture formatesi
per ragioni non adattative, altro conto è dire che il grosso
dell'evoluzione avviene «senza adattamento», con la
selezione declassata ad attrice non protagonista.
Che l'evoluzione debba avvenire nel contesto delle leggi
fisiche, le quali impongono limiti alla sua efficacia, non è
questione controversa. Darwin stesso apprezzava l'importanza
delle correlazioni di crescita e intuiva che la selezione
non produce perfezione, ma fa quello che può in un contesto
di limitazioni contingenti, come un ingegnoso bricoleur. Le
«leggi della forma» - per quanto si possa essere affascinati
dal loro carattere «platonico» - non sono sostitutive della
selezione, ma integrative, perché fanno parte dello sfondo
di vincoli entro cui essa agisce.
Di matrice completamente diversa è la strumentalizzazione di
simili controversie in chiave religiosa. Le testate
creazioniste hanno salutato l'uscita di Piattelli come
un'insperata manna: ecco finalmente svelata l'impostura
darwiniana! L'interessato, opportunamente, si è dissociato
dai suoi devoti interpreti il 9 novembre, precisando
peraltro che non intendeva proporre alcuna «alternativa
all'evoluzione», solo un «arricchimento». I riferimenti alla
marginalità e al «non senso» della selezione naturale
lasciavano supporre diversamente, ma non sottilizziamo. Se
anche comparisse una teoria nuova, basata su meccanicistiche
e materialistiche leggi della forma, essa non offrirebbe
alcun appiglio all'idea che in natura sia all'opera un
«progetto intelligente» di origine sovrannaturale.
Le incursioni del neocreazionismo vanno a vuoto perché la
scelta non è fra un disegno superiore e un incedere casuale
a tentoni, ma fra un divino progettista scientificamente
inammissibile e una molteplicità di fattori - quelli
cruciali scoperti da Darwin e altri supplementari che non
poteva conoscere - che oggi compongono il programma di
ricerca evoluzionistico e spiegano molto bene la storia
naturale. Una storia dove non vi era alcuna necessità
apparente che comparissimo noi, esseri intelligenti e
litigiosi. Questa evidenza spiace, si sa. Ma il fatto che un
dibattito interno alla comunità scientifica - per quanto
eccessivamente vivace e forse malfermo nei presupposti -
venga stravolto ai fini di una polemica ideologica che nulla
ha a che vedere con la ricerca empirica mostra un lato
scivoloso della regredita temperie culturale in cui siamo
immersi. Il darwinismo si evolve, alcuni suoi pii detrattori
un po' meno.
By Telmo Pievani - Tratto da La Stampa.it
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Dopo un secolo di
osservazioni sempre più accurate delle galassie non si sono
ancora spiegate dinamicamente le loro svariate forme.
Ha ancora senso dire: "Abbiate pazienza, ci stiamo
lavorando" ?
O non è il caso di rivedere la teoria ?
Qui di seguito una ventina (ma l'elenco è incompleto) di
"lacune" nella conoscenza astronomica al riguardo.
1 - Non v'è accordo sulla formazione dei bracci delle
galassie spirali: l'ipotesi di "onde di densità" è
inconsistente e non ha fondamenti teorici. Non a caso non è
divulgata, né si trova nei manuali e nei
trattati di astronomia, e si dice che i lavori "sono in
corso": da decenni. Inoltre collide con un'altra ipotesi,
completamente differente, che punta sull'eiezione bipolare
dal nucleo.
2- Vera Rubin misurò le velocità radiali delle galassie
spirali, e ne risultò una fluttuazione, solitamente non
riportata nei grafici che servono ad illustrare il problema
che fece approdare all'ipotesi della "Materia oscura". Se
l'andamento delle velocità radiali è, ad esempio, costante,
lo è' mediamente, poiché il vero andamento è dato da
un'ondulazione. Per tutto lo spessore di un braccio, la
velocità di rivoluzione del materiale aumenta pressoché
linearmente con la distanza dal centro, come se il braccio
fosse rigido.
L'osservazione è così imbarazzante che è ignorata.
3- Le braccia spiraleggianti si dipartono dal nucleo sempre
in numero di due, antipodalmente: spesso però sembra che
siano più di due, quattro o più. Questo per il semplice
fatto che ciascun braccio normalmente si biforca: a volte
anche si triforca. La dinamica di questo fenomeno è
sconosciuta.
4 - In alcune galassie del punto precedente i tratti dei
bracci tra una biforcazione e la successiva sono rettilinei,
in modo che, dovendosi comunque produrre l'avvolgimento a
spirale, nel punto in cui avviene la biforcazione si crea
uno spigolo. I bracci, anziché curvilinei, si presentano
così "spezzati", come il perimetro di un poligono. La cosa
non è spiegata.
5 - i bracci delle spirali si presentano spesso strozzati in
punti ad intervalli di lunghezza costante (o anche non
costante) a formare una specie di "corona di rosario",
specialmente nelle galassie "ad anello" che consistono,
intorno ad un nucleo isolato, in una scia circolare fatto di
manciate di stelle tra loro distanziate.. Nessuno si è mai
peritato di spiegare questa strana ricorrente struttura.
6 - Se si tien conto della velocità a cui ruota il nucleo di
una galassia spirale, e l'età delle spirali, si dovrebbero
osservare centinaia di avvolgimenti. Se ne osservano invece
pochissimi, si contano sulle punte delle dita. E' un
mistero.
7 - Si osservano spesso galassie in cui la parte più esterna
ruota in senso contrario rispetto a quella più interna
(galassie "controrotanti"):
Quando se ne parla si invoca l'ipotesi, data per
assolutamente certa perché "logica", di due eventi
successivi nella storia della formazione della galassia:
come dire di un evento di interazione con altra galassia, o
di fusione tra due galassie: cosa assolutamente improbabile
in sé, ed ancor di più per produrre la fenomenologia in
oggetto.
8 - L'ipotesi della collisione e dell'interazione tra
galassie è spesso chiamata in causa per spiegare strane
tipologie e morfologie, in mancanza di altro: Il fatto è che
galassie interagenti sono state osservate in numero
veramente irrisorio, rispetto alla quantità di oggetti che
con tale dinamica si pretende di spiegare. Ma su questo si
sorvola, per la fame che si ha di galassie vicine ed
interagenti, al punto che spesso non si ha nemmeno la cura
di stabilire se la loro vicinanza non sia solo prospettica.
9 - Per esempio, tale ipotesi viene invocata anche per
spiegare le ellittiche triassiali, che sarebbero il
risultato dell'assemblaggio di due galassie discoidali (per
alcuni autori anche spirali): è evidente
forzatura, al di là delle considerazioni di natura
probabilistica del punto precedente. Ma tant'è: tolta questa
possibilità, le galassie ellittiche con tra assi di
simmetria sarebbero un bel dilemma. In ogni caso, a buon
conto, se ne parla poco. La ricerca è in corso.
10 - Non che le ellittiche normali (quelle fatte a pallone
da rugby, con un solo asse) siano tranquille. ..Come si
muovono le stelle per garantire stabilità a quella forma ?
Nei testi divulgativi, e non solo, è scritto (e disegnato)
che percorrono orbite ellittiche casuali intorno al centro,
ma se chiedete conferma ad un esperto vi risponde che non
può essere così. E se non può essere così, non si spiega né
la stabilità né la forma.
11 - Naturalmente allora il problema riguarda anche gli
ammassi globulari sferici: non si capisce perché non
implodano nel proprio nucleo: l'ipotesi dell'effetto fionda
di sistemi binari nucleari, che si disgregherebbero
lanciando radialmente le stelle, è molto debole, oltre che
non suffragata da osservazioni.
12 - E' tutt'altro che chiara anche la dinamica di galassie
lenticolari (tipo la splendida "Sombrero"): non è certamente
in rotazione, secondo le teorie correnti, che altrimenti nel
corso di miliardi di anni si sarebbe già appiattita a
formare un disco dello spessore di una stella, come, fatte
le debite proporzioni, è avvenuto per gli anelli di
Saturno. Ma se non ruota intorno all'asse polare, come fa a
mantenersi quella forma, in particolare il notevole ingombro
verticale, e come si è originata? Se per le ellittiche, più
o meno sferoidali, era anche pensabile, come si fa qui a
pensare a traiettorie,ellissoidali o meno, disordinate,
intorno al centro o meno, visto l'appiattimento ai bordi? Il
materiale almeno ai bordi dovrebbe orbitare equatorialmente:
avete mai visto un'immagine redshift della galassia
sombrero? Io no.
13 - Girano in rete fotografie di galassie tipo "sombrero"
con le "tese" ripiegate ad esse: la cosa è tanto evidente
quanto ignorata: perché quelle piegature ? Se quelle
galassie ruotassero non dovrebbero esserci, almeno non fatte
così.
14 - Una messa in piega simile si osserva anche nella
galassia Andromeda, che sembra una pizza morbida appoggiata
su di un ondulato. La piegatura di Andromeda però è
compatibile con la rotazione, dal momento che non ha
un'unica direzione piana, come quella dei sombreri del punto
13.
16 - Nessuno sa dare una spiegazione delle barre nelle
galassie spirali, quando ci sono. Come la maggior parte
degli oggetti galattici vengono date per scontate, come
viene data per scontata la forma di un fiore, anche se
nessuno sa spiegarla. Le barre, come altri oggetti
galattici, fanno saltare l'ipotesi delle onde di densità
escogitate per le spirali: infatti ci sono galassie
semplicemente a forma di barra, altre con una leggera
piegatura alle due estremità (o anche ad una sola), o con
due archi, più o meno ampi, non riavvolti, ad indicare che
gli avvolgimenti a spirale sono un fotogramma di un momento
successivo dell'evoluzione del sistema. Le onde di densità
dovrebbero, per andar bene, spiegare anche quelle leggere
curvature, ma non lo fanno.
17 - Lo stacco delle braccia dalle due estremità della barra
ha la curvatura e le caratteristiche più diverse e strane: a
volte è graduale, con raggio di curvatura molto grande, a
volte ad angolo retto, a volte addirittura si osserva una
strozzatura, con la barra che è slegata dalle braccia, a
volte l'estremità della barra è arretrata rispetto alla
testa del braccio, come se la barra da qualche tempo si
fosse messa a ruotare nell'altro senso.
Vi sembra normale, per una Scienza che si dice matura e
capace, che di tutto questo non si parli mai ?
18 - E le galassie fatte come la lettera theta dell'alfabeto
greco? C'è traccia di una struttura diametrale che fa
pensare ad una barra che si sta consumando: c'è forse una
relazione con le barrate di cui sopra, in particolare
l'ultimo caso considerato? Può essere un fotogramma
successivo?
19 - Inserisco nella lista anche l'anomalia dell'andamento
della velocità radiale di rotazione delle galassie spirali,
dal momento che è abbastanza riconosciuto il fatto che
l'ipotesi della "Materia Oscura" non è universalmente
accreditata, e lo dimostra il fatto che è in gioco anche un
altro modello completamente diverso, quello proposto dalle
teorie MOND.
Osservo solo, qui, una cosa abbastanza curiosa.
L'anomalia dell'andamento delle velocità radiali ha fatto
scalpore, al punto che gli scienziati si sono dedicati al
problema, arrivando a ipotesi demenziali come quella di una
quantità di massa non sperimentabile fino a cento volte
maggiore di quella osservata, oppure, in alternativa, alla
rinuncia (è il caso delle MOND) alla validità del secondo
principio della dinamica (chè la gravità di Newton non è
stata toccata, da questa teoria, a dispetto di quel che
viene divulgato).
Ma perché mai non hanno fatto altrettanto scalpore le
"anomalie", che qui sto elencando ?
Non è altrettanto sconcertante una barra galattica, dal
punto di vista della dinamica newtoniana ?
E non basta, allora, a togliere valore a quelle teorie il
fatto che non mi spiegano contestualmente né la barra ne
tutte le altre morfologie galattiche ?
Non è forse evidente che le ragioni per le quali le velocità
radiali osservate sono quelle che sono devono essere quanto
meno imparentate con quelle per cui un aggregato di stelle
si può presentare sistematicamente in forma di barra
affusolata ?
Quest'ultima è una violazione meno grave delle leggi della
gravità ? E non parlatemi di complessità per piacere, che
qui non c'entra nulla.
20 - Dagli anni '70 del secolo scorso si osservano galassie
ellittiche in cui il materiale tende a disporsi lungo coppie
di direzioni, variamente divaricate, a formare strutture
quadrangolari (dette vezzosamente "disky" e "boxy"),
romboidali, rettangolari, in genere a pallelogramma.
Esistono degli studi in proposito, anche se la cosa e
sconosciuta persino a tanti addetti ai lavori , ma nessuno
di questi studi è in grado di affrontare il problema dal
punto di vista dinamico: al più si suggerisce (senza
successo) l'ipotesi di sovrapposizioni di due o più galassie
fusiformi o lenticolari o spirali, evento, di per sé,
rarissimo a fronte dell'abbondanza di oggetti di questo tipo
osservati (si ritiene infatti che tutte le ellittiche, già
precedentemente scoperte tendere alla triassialità, tendono
ad assumere queste forme).
Prossimamente sarà disponibile in rete il mio libro (dal
titolo: LE SFERE CELESTI -Morfologia e dinamica della
galassie) che darà risposta a queste ed altre domande.
By Luciano Buggio
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