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"
Alternative Medicine"
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TEORIA della CONTRAZIONE UNIVERSALE
 

La CONTRAZIONE UNIVERSALE (TCU)
Un INFINITO addensamento di un infinitesimo NULLA -
Tesi per la definizione di un modello descrittivo di un Universo conoscibile

Molte volte le intuizioni più produttive nascono semplicemente da un modo diverso di guardare i fenomeni più comuni.
Per esempio: siamo abituati a pensare che una sorgente luminosa emetta onde sferiche che viaggiano alla velocità della luce fino a un bersaglio che viene illuminato.
Se invece fosse il bersaglio ad assorbire, alla velocità della luce, informazioni dalla sorgente di luce e a diffondere a sua volta le informazioni rielaborate ?  Si potrebbe giungere a una teoria della luce più convincente e senza compromessi (onda-corpuscolo) ?
Da questa tesi discende la formulazione di una Teoria, che ho battezzato della "Contrazione Universale" (TCU), che potrebbe spiegare le motivazioni che sono alla base di un qualsiasi Universo conoscibile e di conseguenza le regole alle quali sottostanno le leggi fondamentali di un tale Universo.

Guardare con occhi nuovi
La tesi che viene proposta in questo articolo è mollo complessa ed è frutto di intuizione. Ciò significa che è necessaria una verifica sperimentale per confermarne la validità.
Il suo punto di forza è che non vengono assolutamente negate le leggi fondamentali fino a oggi osservate, ma viene proposto solamente un nuovo e diverso "modo di vedere" la realtà.
Penso che tutti abbiamo sperimentato il concetto di moto relativo e delle illusioni percettive che esso induce.
Sarà capitato a molti, per esempio, di stare seduti in un compartimento di un treno fermo alla stazione, in attesa di partire, e, vedendo dal proprio finestrino le carrozze de) treno affiancato che si muovono lentamente, avere la netta sensazione che a muoversi sia il proprio vagone anziché l'altro treno.
L’illusione dura pochi attimi: il tempo di acquisire altre informazioni, come il rumore delle ruote e il prevedibile dondolio di tutta la carrozza... che non quadrano con la prima sensazione. Subito dopo la nostra mente ci avverte che non siamo noi a muoverci, bensì la carrozza del treno a fianco e magari rimane ancora qualche pensiero residuo che ci fa stupire di quanto la prima sensazione fosse reale e nel contempo completamente falsa !
Naturalmente l'illusione del moto relativo appena descritto viene immediatamente smascherata dalla presenza di altri elementi che ci permettono di fare considerazioni e confronti con gli altri sensi e soprattutto dalle variazioni di tale moto. È già molto più difficile rendersi conto di trovarsi su un pianeta (la nostra terra) che sta ruotando a velocità costante attorno al proprio asse.
L'illusione che sia la volta celeste, e quindi la luna e il sole e le altre stelle a ruotare sulle nostre teste è talmente forte e dura ad abbandonarci che, anche sapendo che è la terra che si muove portandoci a spasso per l'universo, occorre una notevole dose di concentrazione per percepire il fenomeno reale.
A tal proposito vi invito a fare questo semplice esperimento.
Scegliete una giornata limpida, senza nuvole all'orizzonte, e attardatevi ad assistere al tramonto sul mare. Quando il sole scende sotto la linea dell'orizzonte e sembra immergersi nel mare noterete come un effetto di movimento "accelerato".
Bene, mantenete l'attenzione sul disco rosseggiarne che sembra scomparire velocemente dietro la linea dell'orizzonte e cercate di immaginare che quel disco sia fermo e che tutta la superficie del mare e della spiaggia in cui vi trovate scivolino indietro, come una e nonne palla da biliardo che vi porta con sé e di conseguenza vi impedisce la vista del Sole. Potreste anche avere un leggero capogiro, ma vi assicuro che ne vale la pena: state osservando la realtà del fenomeno e non il movimento illusorio che ha condizionato la conoscenza dell'umanità per millenni.
Dovrebbe risultare chiaro e intuitivo che il moto illusorio di un oggetto percepito da un osservatore in movimento rispetto a quell'oggetto è esattamente uguale e contrario al movimento dell'osservatore rispetto all'oggetto.
Così il paesaggio (realmente fermo) fuori dal finestrino di un treno in corsa appare muoversi nella direzione opposta a quella in cui sta viaggiando l'osservatore (illusoriamente fermo) sul treno. Quindi, se il Sole al tramonto sembra percorrere una traiettoria curva che lo por­ta al di là dell'orizzonte, in realtà è l'orizzonte (quindi l'intera terra) che si sta muovendo indietro insieme a noi: la sensazione che il Sole stia seguendo una traiettoria curva non è altro che la dimostrazione che noi, con tutto l'orizzonte, stiamo percorrendo una linea curva.
Adesso prendiamo in esame un'altra sensazione molto comune.
La luce diffusa da una lampadina accesa sembra che si "espanda" continuamente dal punto in cui è posta la sorgente luminosa in tutte le direzioni, come un globo sferico che si allarga con la velocità della luce. Se ipotizzassimo di essere di fronte a un movimento relativo illusorio, dovremmo anche ipo­tizzare che non è il globo di luce che si sta "espandendo" con simmetria sferica, ma noi osservatori che ci stiamo "contraendo" con la stessa simmetria e alla stessa velocità della luce. È proprio questa la base della teoria qui esposta.

Illusioni visive
Ci dovremmo rendere subito conto che il fenomeno di espansione della luce non è spiegabile con una semplice contrazione tridimensionale dell'osservato­re. Infatti, come succedeva nell'esempio per l'orizzonte, il mare e la spiaggia, lutto il sistema dovrebbe muoversi al contrario insieme all'osservatore, cioè tutto dovrebbe "contrarsi" in pro­porzione e in perfetta sincronia... ma non basta. Infatti se prendessimo due palloncini gonfiati d'aria e li sgonfiassimo contemporaneamente, essi diventerebbero piccoli piccoli e la distanza fra le superfici esterne aumenterebbe fino a diventare la distanza che passa fra i rispettivi centri... mentre noi continuiamo a vedere tutti gli oggetti che ci circondano della stessa grandezza e alla stessa distanza.
In altri termini, se un osservatore si contraesse secondo le tre dimensioni dello spazio (come il palloncino che si sgonfia) allora vedrebbe tutti gli oggetti che si contraggono come lui sempre più lontani e piccoli. Inoltre questa contrazione sarebbe destinala a fermarsi al limite massimo della contrazione stessa, cioè all'unico punto a cui si ridurrebbe l'osservatore.

Cosa si può dedurre da tutto ciò ?
Semplicemente che la contrazione che stiamo ipotizzando non ha niente a che fare con l'idea di contrazione comune che avviene nello spazio. La contrazione di cui parliamo può avvenire soltanto in una quarta dimensione "ortogonale" alle nostre dimensioni spaziali (lunghezza, larghezza e altezza), cioè in una direzione tale che la sua proiezione su un qualsiasi asse cartesiano dello spazio coincide con l'origine stesso degli assi. È per questo motivo che non osserviamo conseguenze sul volume degli oggetti del sistema e sulle distanze misurate. Data la difficoltà oggettiva di immaginare un movimento che avviene in 4 dimensioni, proverò a esprimere questo concetto con un esempio bidimensionale, cioè riducendo il nostro spazio tridimensionale alle sole due dimensioni di un piano.
Immaginiamo due cerchi disegnati su un piano (ad esempio un lenzuolo). In una contrazione bidimensionale, essi riducono il loro raggio e "tirano" il lenzuolo modificando così la loro area (figura 1).

Fig. 1: Contrazione bidimensionale di un'area bidimensionale

Se invece la contrazione avviene tramite un flusso che passa attraverso il piano e si scarica in modo ortogonale al piano stesso allora si genera un movimento che tira comunque il lenzuolo senza però modificare l'area dei cerchi (figura 2).

Fig. 2: Contrazione tridimensionale di un'area bidimensionale (flusso bidimensionale)

In altri termini il lenzuolo viene "curvato" all'interno del cerchio scivolandovi dentro.
Dato che il movimento di flusso termina proprio al centro del cerchio, un ipotetico osservatore bidimensionale (poggiato sul lenzuolo) non sarebbe in grado di giungere nel punto della massima curvatura perché incontrerebbe prima la barriera della circonferenza del cerchio che gli impedirebbe di entrarvi dentro. Né sarebbe in grado di percepire la vera direzione del flusso, in quanto la terza dimensione sarebbe comunque esclusa dai suoi "sensori   bidimensionali".La sensazione sarebbe invece quella di essere "alterato" dal cerchio fino a "toccare" la sua circonferenza.

Ritornando al principio su cui si basa la Teoria della Contrazione Universale (TCU), l'osservazione della luce che si muove e che viaggia nello spazio è solo un'illusione: nella realtà sono le particene di massa che si contraggono, a causa di un flusso di "fili di informazioni" che si insinuano fin dentro la massa stessa e vengono "risucchiati" in una quarta dimensione ortogonale alle tre dimensioni spaziali conosciute.
Quando uno o più di questi fili oppone resistenza (perché dall'altro capo del filo c'è un punto illuminalo), allora il tiraggio si ferma e anche quel punto di massa, in quella direzione, interrompendo la propria contrazione, si "illumina". I punti del sistema che sono illuminati sono realmente fermi rispetto al movimento di contrazione e quindi appariranno in continua "espansione" nei confronti dei punti bui che invece conservano il movimento di contrazione.

Perché la notte è buia
Questo comportamento della materia è nettamente individuabile nel vuoto cosmico in cui, non essendoci particelle di aria, non esiste la possibilità di osservare un presunto raggio luminoso guardandolo trasversalmente o comunque senza entrare nel suo fascio dì azione con qualche strumento dotato di massa. Ciò spiega in modo molto semplice perché la notte è buia: infatti sono i corpi "bui" che modificano il loro stato di "contrazione" a fronte delle informazioni ricevute dai corpi "luminosi e la luce delle stelle non viaggia “invadendo”' lo “spazio circostante".
In ogni caso, anche se possono essere misurali campi elettromagnetici che rivelano un movimento dì onde invisibili, la direzione in cui si propaga un'onda è ininfluente ai fini del cambiamento di ottica globale e congruente proposto dalla TCU: le leggi della fisica sono comunque rispettate e continuano ad avere la loro validità.

L’ipotesi proposta dalla TCU, in cui un corpo che emette luce diviene "passivo" mentre un corpo che la riceve diventa "attivo" conduce altresì ad altre considerazioni interessanti.
Per prima cosa, come abbiamo accennalo poco fa, la simmetria di contrazione deve essere sferica, poiché è sferica la propagazione della luce nello spazio. Ciò spiega perché le masse tendono ad assumere forme sferiche. Inoltre la contrazione deve avvenire alla stessa velocità della luce, perché il punto dì osser­vazione deve effettuare un movimento opposto a quello osservato.
Ciò spiega per quale motivo una massa spinta a velocità prossime a quelle della luce tende ad opporre una resistenza sempre più grande alla forza di accelerazione che viene applicata: in realtà stiamo cozzando contro il muro della luce (in analogia al muro del suono), solo che il muro della luce non può essere "rotto" in quanto la massa che raggiungesse la velocità della luce, annullerebbe completamente la propria contrazione nella direzione del proprio movimento, distorcendo di fatto la trama spazio-temporale da lei stessa prodotta fino a non avere più a disposizione uno "spazio" in cui muoversi.
A tutto ciò dobbiamo aggiungere una caratteristica non banale: la contrazione deve avvenire "a singhiozzo", cioè non può essere frutto di un movimento continuo. Infatti se qualcosa risucchiasse tutto lo spazio-tempo, lo dovrebbe fare con una velocità limite (altrimenti non esisterebbe un "tempo" osservabile) e in modo pulsante (altrimenti non esisterebbe la necessaria variazione che permette l'osservazione).
Ciò spiega per quale motivo le interazioni a livello sub-atomico si sviluppano in modo discontinuo secondo la teoria dei quanti. Secondo la TCU ogni punto di massa (a livello di protoni e neutroni) non è altro che un mini buco nero pulsante con un raggio critico infinitesimale che ne delimita il volume apparente. Ciò spiega esattamente il significato di "spazio curvo" enunciato da Einstein, il quale considerava la materia come una vera e propria "curvatura" dello Spazio.
Lo spazio tridimensionale "curva" realmente in una quarta dimensione intrinseca alla materia stessa e questa curvatura, dato che avviene con pulsazioni ripetute continuamente, viene percepita come "Tempo che scorre".
La contrazione pulsante della massa rappresenta il reale ticchettio dell'orologio cosmico che scandisce il passare del Tempo.
In effetti la massa stessa, creando una curvatura dello spazio, è responsabile dell'illusione spazio­temporale. All'interno del raggio critico di contrazione però, cioè all'interno dei componenti del nucleo dell'atomo, lo spazio-tempo cessa di esistere e ciò spiega il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Immagi­niamo infine due punti di massa A e B che si contraggono. In effetti essi stanno "cadendo" ognuno nella curvatura dello spazio generata dall'altro, come se degli invisibili elastici li legassero l'un l'altro.
Cosa succederebbe se il punto B "svanisse" nel nulla variando improvvisamente la curvatura dello spazio ?
Il punto di massa A "sentirebbe" tutti i propri elastici che risucchiavano nella direzione del punto B ritornare a sé alla velocità della propria contrazione (cioè alla velocità della luce e).
Contemporaneamente anche lo spazio, non più curvato da B, tornerebbe ad A, come un'onda, sempre alla velocità della luce, e tutto questo per ogni punto della massa m di B.
Ciò spiega per quale motivo la legge di Einstein E=mc2 rappresenta così precisamente le relazioni fra energia e materia. L’energia non è altro che una "variazione della curvatura dello spazio". Esattamente come la massa.

L'atomo: un minuscolo buco nero
Da tutto quello che abbiamo detto si intuisce che in virtù della TCU, se un punto di massa è un punto dello spazio in contrazione, allora la luce individua i punti dello spazio che non implodono nella quarta dimensione e quindi non "curvano" lo spazio 3-dimensionale, ma che fanno comunque parte di quello spazio. In altri termini, una massa illuminata non curva lo spazio come una pari massa oscura.

Per logica conseguenza la luce agisce come un schermo antigravitazionale, o meglio anti-inerziale. In altre parole, la luce "nasconde" la vera massa che si cela dietro di essa e che appare esternamente meno importante di quello che è in realtà. Ciò potrebbe dare interessanti spunti per la spiegazione dei fenomeni dovuti alle cosiddette "macchie solari", le quali potrebbero essere delle vere e proprie "falle" nello schermo di luce che maschera la vera massa del Sole.
Si potrebbe anche ipotizzare che la "massa mancante" dell'Universo è "nascosta" dentro le stelle, la cui massa reale è decine o centinaia di volte superiore a quella manifestata all'esterno del globo luminoso.
Un'altra deduzione abbastanza logica spiega il fenomeno della "vela solare" e della illusoria natura "corpuscolare", della luce.  Infatti, secondo la TCU, se un corpo piano viene illuminato dal Sole nello spazio cosmico, la superficie illuminata scherma la forza inerziale che la tiene in equilibrio con le altre masse.
Di conseguenza la superficie in ombra viene "attirata" da tutto l'universo di più che la parte illuminata, generando l'impressione di essere "spinta" dalla luce come se quest'ultima possedesse una massa (teoria corpuscolare della luce).
Ciò fa decadere la doppia natura della luce e quindi l'apparente contraddizione della sua natura corpuscolare con la legge della relatività di Einstein.
La Teoria della Contrazione Universale (TCU) è applicabile già dal livello sub-atomico della massa.
L'ipotesi è che un protone, o un neutrone, sia un punto di massa inteso come un minuscolo buco nero pulsante nel quale vengono risucchiate informazioni dallo spazio circostante. Il fenomeno della contrazione porta effettivamente una sfera di spazio vuoto e infinito a implodere in un punto privo di dimensioni.

Per permettere l'interazione tra i punti in contrazione, che da luogo ai fenomeni che osserviamo, è però necessario non solo che esista una velocità finita di contrazione (la cosiddetta velocità della luce e) ma anche che la contrazione si interrompa a una distanza finita dal centro di contrazione vero e proprio che chiameremo "raggio critico" (RC).

Possiamo considerare il "raggio critico" analogo al raggio di un vortice di acqua che esce da una vasca attraverso un tubo di scarico: esso rappresenta il limite spaziale del collasso di contrazione, che equivale alla impossibilità dello spazio infinito di essere inghiottito in un tempo nullo da un punto matematico.
La trattazione matematica della teoria completa conduce alla conclusione logica che lo stesso spazio-tempo è generato dalla contrazione di almeno due punti nel vuoto.
In altri termini non esiste un reale contesto spazio­temporale in cui si manifestano i fenomeni, ma semplicemente una serie di scambi di informazioni e di reazioni fra punti che si contraggono "sincronicamente" e che chiamiamo "massa".
Secondo la TCU le linee di forza centripeta che si sviluppano alla distanza RC dal punto di contrazione possono assumere una direzione che non è necessariamente lineare. In particolare una contrazione lineare si manifesterà come neutrone mentre una contrazione accompagnata da una rotazione (spirale) sarà caratteristica di un protone.

Implosione e sincronia
Due punti che implodono sincronicamente definiscono uno spazio-tempo che li unisce lungo linee (campo gravitazionale) che si sviluppano nell'intorno della retta che li congiunge. I due punti tendono a "cadere" l'uno nell'altro secondo la traiettoria più breve e la conseguenza di ciò è quella che viene chiamata "forza di gravita".
Le implosioni sincroniche generano una "trama" spazio-temporale tridimensionale che tende a curvarsi nella direzione della quarta dimensione (cioè dell'implosione) proprio al centro della sfera di raggio critico che individua le implosioni stesse.
Dal punto di vista di ognuno dei punti implodenti l'altro punto non pare che cambi dimensioni, ma piuttosto che sia "attratto" secondo una legge che si sviluppa nel tempo e nello spazio.
Un punto che implode con simmetria sferica "rotante" in un verso (rispetto a tutte e tre le dimensioni) genera un campo di forze (campo elettrostatico) che aggancia il campo generato da un altro punto che si contrae con rotazione opposta. Anche in questo caso le linee di forza curvano lo spazio come per la massa gravitazionale e in più creano una turbolenza che, diversamente dalla rotazione attorno a un asse, tende ad avvicinare due punti solo se le turbolenze si "agganciano" (spirali inverse). Inversamente, un punto che implode con una rotazione a spirale nello stesso verso di un altro genera un campo di Forse che tende ad allontanarlo da quest'ultimo.

Un punto che implode in modo instabile modifica nel tempo la curvatura dello spazio generando un campo di forze che può essere rilevato come rilascio di particelle o in generale come emissione di energia (potremmo dire che tale punto "tende" a fermare il processo di implosione e divenire un punto di luce). Mano a mano che il processo dì implosione diminuisce, la curvatura dello spazio dovuta alla presenza del punto di massa cambia, e con essa la misurazione di energia rilasciata.
Tale processo può concludersi realmente con un decadimento della materia e la stabilizzazione su un'implosione diversa che viene registrata come modificazione della massa nucleare (inte­razione elettronucleare debole).
Se due punti che implodono con simmetria sferica "rotante" (protoni) o lineare (neutroni) sono posti nello spazio tempo in modo che la loro distanza è inferiore al Raggio critico di contrazione RC, essi generano un campo di forze pari alla somma dei due campi e tendono a non separarsi (interazione elettronucleare forte).
È intuitivo, viceversa, che se i due punti vengono allontanati a una distanza superiore alla metà del raggio di contrazione, le turbolenze dovute ai singoli campi di forza rotante vengono a contatto e generano un brusco e violento movimento di separazione, che da luogo alla cosiddetta esplosione atomica.
Come è stato più volte ripetuto, il concetto che sta alla base della TCU è fondalo sull'ipotesi che lo spazio-tempo sia esso stesso un'illusione generata dalla presenza di due o più punti di massa, che a loro volta sono un movimento "dialettico" del Vuoto nel Vuoto.
Nella realtà non esiste nessuna "sostanza" che si "contrae" veramente, ma il concetto astratto di "contrazione" è più intuitivo per indicare un infinito "addensamento" di un infinitesimo nulla che può  dar luogo a un qualcosa di finito come limite matematico di una serie infinita.
By Renato Pagliaro - renato.pagliaro@fastweb.it

Laureato in Matematica (indirizzo numerico) "sente", dall'iscrizione all'università, di dover scoprire qualcosa di importante in Fisica, ma non vuole farsi deviare dagli schemi mentali inevitabili per seguire le facoltà di Fisica o Ingegneria. Durante la grave malattia della madre studia argomenti di medicina, omeopatia, agopuntura, shiatsu e soprattutto Massaggio Zonale (reflessologia plantare).
Pratica varie tecniche di meditazione Yoga e durante alcune di queste meditazioni comincia a ipotizzare una prima teoria "del tutto" formulando infine l'attuale "Teoria della Contrazione Universale", registrata alla SIAE nel dicembre del 2003.
Attualmente studia ancora in campo matematico e fisico, soprat­tutto riguardo la natura della luce e il superamento della dicotomia onda/corpuscolo.

Bibliografia essenziale
- Jean E. Charon, Morte, ecco la tua sconfitta, Mediterranee 1991.
- Paul Davies, I misteri del Tem­po; L'universo di Einstein, Mondadori 1997, II Cosmo intelli­gente, Mondadori 1999; L'Uni­verso che fugge, Mondadori.
- S,W. Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri, Rizzoli 1998.
- Ervin Laszlo, Alle radici del­l'Universo, Sperling & Kupler 1993.
- Michio Kaku, Iperspazio, Macro Edizioni 2002.
Tratto da Scienza e Conoscenza n° 15