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IMMAGINI molto belle, dallo SPAZIO
 

Un Buco nero è un corpo celeste estremamente denso, al punto di essere dotato di un'attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere la fuga di nulla, neanche della radiazione elettromagnetica e quindi neanche della luce, dalla sua "superficie", denominata orizzonte degli eventi. - Tratto da Wikipedia

Vedremo che, mentre il concetto generale è unico, esistono vari tipi di buchi neri, alcuni di grandi dimensioni, altri di media grandezza, alcuni piccoli o addirittura ultra-microscopici (interni agli atomi).
Vedremo anche che alcuni buchi neri…sono neri, altri… non totalmente neri, altri addirittura emettono una radiazione.
Alcuni buchi neri una volta formati si accrescono in eterno, altri emettono radiazioni e possono esplodere, altri infine - i micro buchi neri - esistono da sempre e sono il tessuto costitutivo dell’universo in cui viviamo.
E sono dei maxi computer "Quanto-intelligenti".


In realta' noi "vediamo" dei "quasi buchi neri"; infatti anche secondo dei ricercatori italianIi, Sebastiano Sonego  dell'Universita' di Udine e Stefano Liberati della Sissa di Trieste, confermano che i "buchi neri" che possiamo osservare nel solo bordo del buco ove il "Buco nero" inghiotte ogni cosa che si avvicina, debbono essere chiamati "quasi buchi neri", cioe' degli oggetti il cui orizzonte degli eventi si forma in un tempo infinito e che quindi permette di conservare l'informazione.
 

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Nel 1976 Stephen Hawking spiegò il fenomeno con la teoria del "paradosso dei buchi neri".
Aveva calcolato che, una volta formatosi, un "buco nero" comincia a perdere massa trasmettendo radiazioni di energia; che tali radiazioni non contengono alcuna informazione sulla materia all'interno del "buco nero"; e che quando un "buco nero" evapora, non ne resta alcuna traccia.
La sua scoperta era in contraddizione con le leggi della fisica quantistica, secondo cui è impossibile spazzare via completamente le tracce di ciò che esiste. Ma il fisico rispondeva a questo apparente paradosso affermando che i campi gravitazionali dei "buchi neri" hanno una tale intensità da sconvolgere le leggi della fisica.

Pur non convincendo tutti i suoi colleghi, la teoria gli ha dato grande fama internazionale. Aiutato anche dalle cinque milioni di copie vendute dal suo libro "Breve storia del tempo", poco per volta Hawking ha fatto entrare i "buchi neri", uno dei più complicati misteri della scienza, nel linguaggio di tutti i giorni.
L'idea che l'universo sia cosparso di spaventose trappole galattiche che risucchiano la materia e la consegnano all'oblio, ha affascinato a lungo chiunque alza gli occhi al cielo in una notte stellata.
A Dublino, il professor Hawking ha rivelato che le cose non stanno esattamente così: quei mulinelli cosmici non risucchiano proprio tutto, qualche informazione sfugge al loro vortice e può arrivare fino a noi. Sarà un altro piccolo passo nell'impresa di comprendere i segreti dell'universo. Ma non potremo più usare "buco nero" come metafora di un tritacarne che tutto inghiotte e tutto fa scomparire.
(16 luglio 2004)
 

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Immagini (Buco nero) che meglio rappresentano la realta' di questi concetti:
 


Hawking rivede la sua teoria sui buchi neri

Lo scorso 21 Luglio 2004, al 17° Congresso Internazionale su "Relatività Generale e Gravitazione" tenutosi a Dublino dal 18 al 23 Luglio, l'astrofisico di fama mondiale Stephen Hawking ha amesso di aver "sbagliato" su alcuni concetti relativi all'astrofisica dei buchi neri.
Qui di seguito darò una breve spiegazione del concetto fisico che sta alla base della nuova teoria.

La visione originale di Hawking si basa sulla teoria della relatività generale di Einstein secondo la quale una volta che la materia collassa, in seguito all'evoluzione stellare, si forma un punto a densità infinita e volume zero, chiamato singolarità. La teoria afferma che in questo punto dello spaziotempo la forza gravitazionale è così intensa che niente, persino la luce, può sfuggire, da cui il termine "buco nero".

Dato che la singolarità è infinitamente piccola, non può avere una struttura e perciò essa non può contenere alcuna informazione. Tutti i dati fisici relativi a eventuali particelle che rimangono intrappolate dal buco nero vanno persi per sempre. Questa era la visione di Hawking su cui si è basata da circa trenta anni l'astrofisica dei buchi neri.

Il punto è che la teoria dei Quanti, che descrive lo spazio e la materia su scale atomiche, contraddice questa visione. La teoria quantistica afferma che ogni processo fisico può evolvere al rovescio perciò le condizioni iniziali possono essere derivate dalle condizioni finali. Questo allora implica che anche un buco nero può immagazzinare l'informazione dei processi fisici che rimangono intrappolati in esso.

L'idea di Hawking è stata sempre quella di ammettere che ogni volta che l'informazione di un processo fisico rimane intrappolata su un buco nero non c'è alcun modo perché possa sfuggire via.
Le nuova idea di Hawking è perciò un tentativo di riconciliare la teoria quantistica con la relatività generale.

Per descrivere le sua nuova teoria idee sulla fisica dei buchi neri, Hawking ha utilizzato una tecnica matematica introdotta dal fisico Richard Feynman, che l'ha applicata inizialmente alle particelle elementari.
La nuova descrizione di Hawking si basa sul fatto che sembra non esistere in assoluto un buco nero, piuttosto esiste una regione dello spazio/tempo dove i processi fisici richiedono un tempo più lungo per sfuggire all'attrazione gravitazionale. Questo significa che i buchi neri non si riducono del tutto ad una vera e propria singolarità.

In altre parole, un oggetto che cade in un buco nero non scompare completamente piuttosto il buco nero viene "alterato" nel momento in cui "assorbe" l'oggetto stesso. L'informazione fisica dell'oggetto, anche se difficile da recuperare, rimane ancora lì da qualche parte all'interno del buco nero.

Come può allora sfuggire questa informazione ?
La risposta ci viene dalla teoria di Hawking: i buchi neri "evaporano" lentamente nello spazio circostante emettendo particelle nella regione dell'orlo, per così dire, del profondo "precipizio gravitazionale".
Il buco nero, alla fine di questo processo di evaporazione, finisce per diventare un piccolo nocciolo da cui fuoriesce radiazione, chiamata radiazione di Hawking, che potenzialmente porta con sé l'informazione in essa contenuta.

Tuttavia, John Preskill, un fisico teorico del Caltech a Pasadena, che sosteneva l'idea in base alla quale l'informazione contenuta in un oggetto non fosse completamente distrutta una volta caduto su una stella collassata ma venisse alla fine rimpiazzata, rimane un po' scettico sulla formulazione matematica adottata da Hawking e sul fatto che questa descrizione possa venire considerata una soluzione ad un problema di gravità quantistica - la risoluzione cioè del paradosso dell'informazione dei buchi neri.

Per circa 30 anni l'eminente scienziato Stephen Hawking ha considerato che le condizioni estreme create dal campo gravitazionale dei buchi neri potessero in qualche modo rovesciare le leggi della fisica quantistica.
Oggi, egli si ricrede e la sua nuova teoria ci dice che i buchi neri non distruggono completamente la materia che vi rimane intrappolata. Piuttosto, i buchi neri continuano a emettere radiazione per lunghi periodi di tempo e alla fine si "scoprono", per così dire, rivelando l'informazione contenuta nella materia rimasta intrappolata in essi. Materia ed energia vengono alla fine riemessi dai buchi neri in una altra forma alterata di materia ed energia.

Questa "inversione a U" è costata allo stesso Hawking e all'astrofisico Kip Thorne, del Caltech, la perdita di una scommessa fatta con il fisico teorico John Preskill al quale entrambi presenteranno prossimamente come oggetto della scommessa una enciclopedia di sua scelta.
 By Corrado Ruscica

Tratto da: http://www.scienzaonline.com/astronomia/hawking-buchi neri.html

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Scorciatoie in mezzo all'universo - Alcuni buchi neri sono forse cunicoli che consentirebbero viaggi dentro il cosmo.
Quella che un tempo sembrava un'idea ai confini della realtà oggi acquista peso scientifico nuovo; usare una particolare distorsione del tempo e dello spazio per raggiungere velocemente luoghi dell’ Universo lontani miliardi di anni luce.
Sarebbe possibile, almeno in teoria, se si confermasse l'ipotesi di Thibauk Daflwur, dell'Institut des Hautes Etudes Scientifiques di Bures-sur-Yvette (Francia), e Sergey SoIodukhifi dell'Internanonal University Bremen (Germania).
Secondo i due scienziati, alcuni buchi neri sarebbe­ro in realtà «wormhole», cioè cunicoli spazio-temporali.

Un buco nero è un oggetto che possiede forza di gravità così intensa che nulla, neppure la luce, può sfuggire al di là di un confine chiamato «orizzonte degli eventi".
Wormhole (buco di tarlo), invece, è un modo pittoresco per definire un fenomeno fisico noto come Ponte dì Einstein-Rosen, dove condizioni particolari della materia deformano lo spazio­tempo creando una sorta di scorciatoia da un punto dell'UniVerso a un altro; un qualsiasi oggetto che entrasse nel cunicolo porrebbe spostarsi tra due luoghi dello spazio in un tempo molto inferiore a quello che la luce impiegherebbe attraverso lo Spazio normale.

Secondo alcune ipotesi, i wormhole verrebbero prodotti da materia esotica (particelle subatomiche); secondo altre teorie, anche la materia normale potrebbe portare alla loro formazione.

Damour e Solodukhin sostengono che è facile scambiare un wormhole con un buco nero: la materia vicino a un cunicolo spazio-temporale, per esempio, sì comporta come quella nei pressi di un buco nero, ed entrambi distorcono lo spazio interno.
Un metodo per distinguere i due fenomeni consiste nello studio di particolari particelle che solo i buchi neri producono, la radiazione di Hawking; difficile però da evidenziare perché debolissima.

Al momento, quindi, prima di poter viaggiare in punti remoti dello spazio, o in Universi paralleli, bisognerà aspettare un modo sicuro di identificare un wormhole.
Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di finire distrutti nelle «fauci» di un buco nero.
By Luigi Bignami – Panorama n° 21 – Mag 2007

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Link in italiano

http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero

http://web.tiscali.it/buchineri/

www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=buconero.html

http://digilander.libero.it/jacopo2/buchineri.htm

www.vialattea.net/hubble/indici/buchineri.htm

www.ips.it/scuola/concorso/taramelli/Allais.htm

www.pd.astro.it/pianetav/L23_04S.html

www.astrosurf.com/cosmoweb/documenti/buchineri.html

http://digilander.libero.it/astronomiaa/buchi neri.htm

www.bo.astro.it/sait/spigolature/spigo101base.html

 

Link in inglese

http://hubblesite.org/newscenter/newsdesk/archive/releases/category/exotic/black hole/

http://hubblesite.org/newscenter/newsdesk/archive/releases/2001/03/

http://antwrp.gsfc.nasa.gov/htmltest/rjn_bht.html

www.damtp.cam.ac.uk/user/gr/public/bh_home.html

www.spacetelescope.org/science/black_holes.html

www.galacticsurf.com/trounoirGB.htm

http://archive.ncsa.uiuc.edu/Cyberia/NumRel/BlackHoles.html

http://cosmology.berkeley.edu/Education/BHfaq.html

www.eclipse.net/~cmmiller/BH/blkmain.html

www.noao.edu/noao/staff/lauer/nuker.html
 

31 maggio 2004
Scoperti 30 nuovi buchi neri
Trenta buchi neri supermassivi, che fino a oggi erano sfuggiti agli astronomi, sono stati individuati da un gruppo di ricercatori europei. Gli studiosi, coordinati da Paolo Padovani dell’Osservatorio dell’Europa meridionale di Monaco e dello “Space Telescope-European Coordinating Facility”, si sono serviti dell’Osservatorio astrofisico virtuale Avo, ossia hanno utilizzato contemporaneamente immagini provenienti dal telescopio spaziale Hubble, dal Very Large telescope dell’Agenzia spaziale europea, dall’Osservatorio Chandra della Nasa e dal telescopio dell’Europa meridionale di Monaco.
La scoperta, che sarà pubblicata sulla rivista “Astronomy Astrophysics”, indica anche che fino a oggi potrebbe essere stato sottostimato il numero di buchi neri presenti nell’Universo.
Immagini a http://www.spacetelescope.org/news/html/heic0409.html

Tratto da Il sole24ore.com

 

10mila buchi neri nella via lattea

Il più grande sciame di buchi neri, composto da almeno 10.000 di questi oggetti ancora misteriosi, è stato osservato nella Via Lattea. Questa concentrazione di buchi neri, la più grande mai osservata nella nostra galassia, sta orbitando attorno al gigantesco buco nero che si trova al centro della Via Lattea.
La scoperta, che si deve al telescopio spaziale americano per l'astronomia a raggi X Chandra, è stata annunciata oggi nel congresso della Società Americana di Astronomia in corso in California, a San Diego, ed è in via di pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

 

BIBLIOGRAFIA ITALIANA

Jim Al-Khalilli, buchi neri, wormholes e macchine del tempo, Dedalo, 2004
John Taylor, I buchi neri. La fine dell'universo?, Eco, Milano, 2002
Stephen Hawking, buchi neri e universi neonati. E altri saggi, Rizzoli, 2000
Stephen Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, Rizzoli, 2000

Mitchell Begelman, L'attrazione fatale della gravità. I buchi neri dell'universo, Zanichelli, Bologna, 1997

John Gribbin, Costruire la macchina del tempo. Viaggio attraverso i buchi neri e i cunicoli spazio-temporali, Aporie, 1996

Giancarlo Bernardi, I buchi neri, TEN, Roma, 1996

Isaac Asimov, Pulsar, quasars e buchi neri, Editoriale scienze, Trieste, 1994

Jean Pierre Luminet, I buchi neri, Nardi, Firenze, 1992

R. e H. Sexl, Nane bianche, buchi neri e stelle di neutroni, Boringhieri, Torino

Harry L. Shipman, buchi neri, quasars e universo: le nuove frontiere della moderna cosmologia, Zanichelli, Bologna, 1982

Robert M. Wald, Teoria del big bang e buchi neri, Boringhieri, Torino, 1980

Nigel Henbert, L'avventura dell'universo.: stelle, galassie, buchi neri..., Laterza, Bari, 1980

Remo Cantoni, Stelle cannibali: buchi neri e le singolarità nude, Moizzi, Milano, 1976

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Bolle di sapone cosmiche (vedi foto in alto)
Questo modello dei buchi neri semplifica notevolmente i calcoli

Da molti anni vi sono indizi che i buchi neri, o quanto meno la loro interfaccia fra l’insondabile interno e il resto dell’universo, abbiano comportamenti simili a quelli di una membrana. Approfondendo l’analogia formulata negli anni settanta dall’astrofisico del Caltech Kip Thorne, Vitor Cardoso, dell’Università del Mississippi, e Oscar Dias, del Perimeter Institute in Canada, hanno pensato di ispirarsi nel loro studio sui buchi neri alle forze di tensione superficiale che tengono insieme le bolle di sapone, senza pensare all'inizio di avere a disposizione nulla più di un modello estremamente rozzo e semplificato. “Ciò che ci ha stupito – ha detto Dias – è come un sistema complesso di equazioni come quelle di Einstein possa essere modellizzato così bene dai fluidi e dalle loro tensioni superficiali. L’approccio del paradigma della membrana rende i calcoli molto più semplici e siamo rimasti esterrefatti dall’ottima approssimazione che fornisce.”
Idue ricercatori hanno in particolare applicato il modello allo studio delle “stringhe nere”, lunghi e sottili buchi neri, dimostrando che questi strani oggetti cosmici possono frantumarsi in frammenti più piccoli, esattamente come un filo d’acqua sgocciolante può frangersi in molte piccole gocce.

La loro ricerca verrà pubblicata sul "Physical Review Letters", il giornale ufficiale della American Physical Society.
© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A. - 10.05.2006

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Uno sguardo all'interno dei Quasar; le osservazioni sono state possibili grazie all'effetto "lente gravitazionale" di alcune galassie e per la prima volta gli astronomi sono riusciti a guardare dentro un quasar – gli oggetti più brillanti dell'universo – trovando prove dell’esistenza,  al suo interno, di un buco nero. Il risultato, ottenuto da ricercatori dell'Università dell'Ohio, è stato riferito a un convegno dell’American Astronomical Society (AAS) dedicato all’astrofisica delle alte energie tenuto a San Francisco - Tratto da: Le Scienze S.p.A  -  Ott. 2006

Commento NdR: presto scopriranno che i Buchi Neri esistono in ogni stella e forse in ogni pianeta, cosi come esiste in ogni atomo ed in ogni essere vivente, infatti all'interno dell'Ego/IO degli esseri viventi vi e' un Buco nero 

vedi: Buchi neri ed effetto Lense - Thirring

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La nostra Galassia e' centromossa da un BUCO NERO - Scoperto un secondo buco-nero al centro della Via Lattea
Il nuovo oggetto, classificato con la sigla IRS 13E, ha una massa di circa 1400 masse solari, molto meno rispetto all'altro buco-nero la cui massa non supera i 4 milioni di masse solari.
IRS 13E si trova nelle vicinanze del centro galattico in una zona dove si presume si sia formato un ammasso di stelle che si muovono su orbite circolari attorno al buco-nero.
Grazie ai dati del sistema di ottiche adattive del Hokupa'a/QUIRC dell'Osservatorio Gemini, un gruppo di ricercatori franco/americani guidati da Jean-Pierre Maillard, dell'Istituto di Astrofisica di Parigi, ha confermato l'associazione fisica dell'ammasso di stelle con la sorgente infrarossa IRS 13E in prossimità del centro della Galassia.

Gli astronomi hanno anche utilizzato i dati dell'Hubble Space Telescope, dell'Osservatorio Chandra per astronomia ai raggi-X, del telescopio Canada-France-Hawaii e del Very Large Array in modo da coprire le varie bande dello spettro elettromagnetico a completamento dei dati forniti da Gemini.
I dati ottenuti con Gemini consistono di due sorgenti non identificate, all'interno della sorgente IRS 13E.
Sette stelle individuali di grande massa sembrano associate a quello che una volta doveva essere un grande ammasso di stelle tenute insieme dalle interazioni gravitazionali a causa della presenza di un buco-nero di massa intermedia dell'ordine di 1400 masse solari.Le stelle dell'ammasso, che si estende per circa 0,6 anni-luce, si muovono insieme, come in una giostra cosmica, con una velocità di circa 280 Km/sec attorno al buco-nero.
Gli scienziati ritengono che l'ammasso sia il resto di una associazione di stelle che un tempo era più estesa e che adesso sta spiraleggiando verso il buco-nero centrale supermassivo, cioè verso Sgr A, nel centro della Galassia.

Questa teoria spiegherebbe inoltre l'esistenza di stelle di grande massa distribuite attorno al centro della Via Lattea che si pensa siano state sottratte all'ammasso dalle intense forze gravitazionali dovute al buco-nero centrale.
By Corrado Ruscica
Sitografia: Gemini Observatory -
www.gemini.edu  - Institut d'Astrophysique de Paris: www.iap.fr


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Come l'informazione sfugge ai buchi neri 

Se si quantizza la gravità, dicono i ricercatori, lo spazio-tempo diviene molto più ampio l'informazione può riapparire in un futuro lontano dall'altro lato di quello che prima pensavamo essere la fine dello spazio-tempo.
Un gruppo di ricercatori della Pennsylvania State University ha identificato un meccanismo attraverso cui l'informazione può essere recuperata dai buchi neri,quelle regioni dello spazio la cui gravità è talmente intensa da non lasciar sfuggire neppure un raggio di luce.
Negli anni settanta Hawking aveva mostrato che i buchi neri evaporano attraverso processi quantistici, ma asseriva che l'informazione in essi contenuta - in un certo qual senso, quella relativa all'identità della materia inglobata - sarebbe andata per sempre perduta. Questa affermazione sfidava la meccanica quantistica, dato che uno dei principi di questa teoria è proprio che l'informazione non possa essere distrutta.
Ciononostante, l'idea di Hawking fu generalmente accettata dai fisici fino alla fine degli anni novanta, quando molti iniziarono a dubitarne, tanto che nel 2004 Hawking stesso vi aveva rinunciato. Tuttavia, nessuno era stato finora in grado di prospettare un meccanismo plausibile attraverso cui l'informazione potesse sfuggire al buco nero.
Ora il gruppo diretto da Abhay Ashtekar, ha scoperto tale meccanismo. Per illustrarlo sull'ultimo numero delle "Physical Review Letters", Ashtekar ha usato un'analogia con Alice nel paese delle meraviglie: "Quando il gatto del Cheshire svanisce, il suo sorriso rimane". "Noi pensiamo che accada qualcosa di simile con i buchi neri. L'analisi di Hawking suggerisce che alla fine della vita di un buco nero, quando sia completamente evaporato, lasci dietro di sé una singolarità, una sorta di punto finale dello spazio-tempo, che funge da 'pozzo' per l'informazione irrecuperabile."
Ma Ashtekar e i suoi collaboratori Victor Taveras e Madhavan Varadarajan suggeriscono che queste singolarità non esistano nel mondo reale. "L'informazione sembra perduta solo perché abbiamo guardato a una parte limitata dell'autentica meccanica quantistica dello spazio-tempo", afferma Varadarajan. "Ma se consideriamo la gravità quantistica, lo spazio-tempo diviene molto più grande e c'è spazio sufficiente perché l'informazione riappaia in un futuro lontano dall'altro lato di quello che prima pensavamo essere la fine dello spazio-tempo."
Secondo Ashtekar, lo spazio-tempo non sarebbe un continuum, ma sarebbe piuttosto formato da singoli blocchi: "Una volta che capiamo che la nozione di spazio-tempo come continuo è solo un'approssimazione della realtà, diventa chiaro che le singolarità sono puri artifici della nostra insistenza a descriverlo come un continuo."
Nel loro studio, i ricercatori hanno usato un modello bidimensionale di un buco nero - che in realtà è quadridimensionale - perché ciò permetteva l'uso di strumenti matematici più semplici, ma osservano che le somiglianze fra il loro modello bidimensionale e i buchi neri reali sono sufficienti a ipotizzare che il meccanismo individuato valga anche nelle quattro dimensioni, e ora sta cercando di sviluppare metodi matematici applicabili anche al caso reale.  (gg)
Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it

 

   

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