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Un
Buco nero
è un corpo celeste estremamente
denso, al punto di essere dotato di un'attrazione
gravitazionale talmente elevata da non permettere la fuga di
nulla, neanche della
radiazione elettromagnetica e quindi neanche della luce,
dalla sua "superficie", denominata
orizzonte degli eventi. - Tratto da Wikipedia
Vedremo che, mentre il concetto
generale è unico, esistono vari tipi di buchi neri, alcuni di
grandi dimensioni, altri di media grandezza, alcuni piccoli o
addirittura ultra-microscopici (interni agli atomi).
Vedremo anche che alcuni buchi neri…sono neri, altri… non totalmente neri, altri addirittura
emettono una radiazione.
Alcuni buchi neri una volta formati si accrescono in eterno,
altri emettono radiazioni e possono esplodere, altri infine - i
micro buchi neri - esistono da sempre e sono il tessuto
costitutivo dell’Universo in cui viviamo.
E sono dei maxi computer "Quanto-intelligenti collegatri al
Vuotoquantomeccanico".
In realta' noi "vediamo" dei "quasi buchi neri"; infatti anche
secondo dei ricercatori italianIi, Sebastiano Sonego dell'Universita'
di Udine e Stefano Liberati della Sissa di Trieste, confermano
che i "buchi neri" che possiamo osservare nel solo bordo del
buco ove il "Buco nero" inghiotte ogni cosa che si avvicina,
debbono essere chiamati "quasi buchi neri", cioe' degli oggetti
il cui orizzonte degli eventi si forma in un tempo infinito e
che quindi permette di
conservare
l'informazione.
vedi:
INFORMAZIONE, CAMPO
UNIVERSALE e SOSTANZA - Campi MORFOGENETICI
+
Cosmologia, Cosmogonia
+
Buchi neri
2 - WormHoles
(Gallerie direttissime Intergalattiche) + Luce e Materia
+
OLO-MERO
(la scoperta
dell'Infinito Assoluto
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Nel 1976 Stephen Hawking spiegò il fenomeno con la teoria del
"paradosso dei buchi neri". - 16 luglio 2004
Aveva calcolato che, una volta formatosi, un "buco nero"
comincia a perdere massa trasmettendo radiazioni di energia; che
tali radiazioni non contengono alcuna informazione sulla materia
all'interno del "buco nero"; e che quando un "buco nero"
evapora, non ne resta alcuna traccia.
La sua scoperta era in contraddizione con le leggi della fisica
quantistica, secondo cui è impossibile spazzare via
completamente le tracce di ciò che esiste. Ma il fisico
rispondeva a questo apparente paradosso affermando che i campi
gravitazionali dei "buchi neri" hanno una tale intensità da
sconvolgere le leggi della fisica.
Pur non convincendo tutti i suoi colleghi, la teoria gli ha dato
grande fama internazionale. Aiutato anche dalle cinque milioni
di copie vendute dal suo libro "Breve storia del tempo", poco
per volta Hawking ha fatto entrare i "buchi neri", uno dei più
complicati misteri della scienza, nel linguaggio di tutti i
giorni.
L'idea che l'universo sia cosparso di spaventose trappole
galattiche che risucchiano la materia e la consegnano all'oblio,
ha affascinato a lungo chiunque alza gli occhi al cielo in una
notte stellata.
A Dublino, il professor Hawking ha rivelato che le cose non
stanno esattamente così: quei mulinelli cosmici non risucchiano
proprio tutto, qualche informazione sfugge al loro vortice e può
arrivare fino a noi. Sarà un altro piccolo passo nell'impresa di
comprendere i segreti dell'universo.
Ma non potremo più usare
"buco nero" come metafora di un tritacarne che tutto inghiotte e
tutto fa scomparire.
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Fusioni cosmiche - La danza dei Buchi Neri
Due buchi neri che orbitano uno attorno all'altro al centro di
una galassia sono stati individuati dagli astronomi del
National Optical Astronomy Observatory (NOAO) di Tucson, che
ne danno notizia in un articolo su "Nature".
ll buco nero più piccolo ha una massa pari a 20 milioni di volte
quella del Sole, mentre l'altro è addirittura 50 volte più
grande.
La possibile esistenza di simili sistemi binari era stata
ipotizzata in via teorica, ma finora non ne era mai stato
individuato alcuno. I due buchi neri distano fra loro appena un
decimo di parsec e per compiere un giro completo uno attorno
all'altro si stima che impieghino circa cento anni.
Si ritiene che nella formazione delle galassie abbia un ruolo la
presenza di un buco nero al loro centro. Dato che le galassie si
trovano per lo più raggruppate in cluster, le singole galassie
possono collidere. Per quanto la teoria preveda che in tale
situazione dovrebbe alla fine formarsi un buco nero ancora più
massiccio dopo che i rispettivi buchi neri abbiano iniziato a
orbitare sempre più strettamente uno attorno all'altro per poi
collidere, le modalità con cui ciò dovrebbe avvenire presentano
diversi lati oscuri.
La "firma" rappresentata dalle emissioni radio emesse dalle
polverio e dai gas che spiraleggiano attorno a un buco nero
mentre vi stanno cadendo dentro è ormai ben nota e consente di
ricavarne informazioni sulla velocità e la direzione di moto del
buco nero e dei materiali circostanti, ma finora non era stata
rileva la sovrapposizione di due "firme" di questo tipo. "Se si
trattasse di un fenomeno di sovrapposizione, uno dei due oggetti
dovrebbe essere davvero strano.
Comunque, una delle cose più belle di questo sistema binario di
buchi neri è che possiamo prevedere i cambiamenti di velocità
osservabili nel giro di pochi anni. Possiamo quindi testare la
nostra ipotesi che il sistema sia il risultato dell'immersione
una nell'altra di due piccole galassie, dotate ciascuna di un
buco nero." (gg)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
vedi la "copula" fra il VUOTO (VAVHAU
o WABOHOU) e ciò
che può riempirlo (TAHU o THOHOU): Insieme danno
VAVHAU+TAHU che è il
VUOTOQUANTOMECCANICO
= Infinito
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Immagini (Buco nero) che meglio rappresentano la realta' di questi concetti:
Hawking rivede la sua teoria
sui
buchi neri
Lo scorso 21 Luglio 2004, al 17° Congresso Internazionale su
"Relatività Generale e Gravitazione" tenutosi a Dublino dal 18
al 23 Luglio, l'astrofisico di fama mondiale Stephen Hawking ha
amesso di aver "sbagliato" su alcuni concetti relativi
all'astrofisica dei buchi neri.
Qui di seguito darò una breve
spiegazione del concetto fisico che sta alla base della nuova
teoria.
La visione originale di Hawking si basa sulla teoria della
relatività generale di Einstein secondo la quale una volta che
la materia collassa, in seguito all'evoluzione stellare, si
forma un punto a densità infinita e volume zero, chiamato
singolarità. La teoria afferma che in questo punto dello
spaziotempo la forza gravitazionale è così intensa che niente,
persino la luce, può sfuggire, da cui il termine "buco nero".
Dato che la singolarità è infinitamente piccola, non può avere
una struttura e perciò essa non può contenere alcuna
informazione. Tutti i dati fisici relativi a eventuali
particelle che rimangono intrappolate dal buco nero vanno persi
per sempre. Questa era la visione di Hawking su cui si è basata
da circa trenta anni l'astrofisica dei buchi neri.
Il punto è che la teoria dei
Quanti, che descrive lo spazio e la
materia su scale atomiche, contraddice questa visione. La teoria
quantistica afferma che ogni processo fisico può evolvere al
rovescio perciò le condizioni iniziali possono essere derivate
dalle condizioni finali. Questo allora implica che anche un
buco nero può immagazzinare l'informazione dei processi fisici
che rimangono intrappolati in esso.
L'idea di Hawking è stata sempre quella di ammettere che ogni
volta che l'informazione di un processo fisico rimane
intrappolata su un buco nero non c'è alcun modo perché possa
sfuggire via.
Le nuova idea di Hawking è perciò un tentativo di
riconciliare la teoria quantistica con la relatività generale.
Per descrivere le sua nuova teoria idee sulla fisica dei
buchi neri, Hawking ha utilizzato una tecnica matematica
introdotta dal fisico Richard Feynman, che l'ha applicata
inizialmente alle particelle elementari.
La nuova descrizione di Hawking si basa sul fatto che sembra non esistere in assoluto un
buco nero, piuttosto esiste una regione dello spazio/tempo dove i
processi fisici richiedono un tempo più lungo per sfuggire
all'attrazione gravitazionale. Questo significa che i buchi
neri non si riducono del tutto ad una vera e propria singolarità.
In altre parole, un oggetto che cade in un buco nero non
scompare completamente piuttosto il buco nero viene "alterato"
nel momento in cui "assorbe" l'oggetto stesso. L'informazione
fisica dell'oggetto, anche se difficile da recuperare, rimane
ancora lì da qualche parte all'interno del buco nero.
Come può allora sfuggire questa informazione ?
La risposta ci
viene dalla teoria di Hawking: i buchi neri "evaporano"
lentamente nello spazio circostante emettendo particelle nella
regione dell'orlo, per così dire, del profondo "precipizio
gravitazionale".
Il buco nero, alla fine di questo processo di
evaporazione, finisce per diventare un piccolo nocciolo da cui
fuoriesce radiazione, chiamata radiazione di Hawking, che
potenzialmente porta con sé l'informazione in essa contenuta.
Tuttavia, John Preskill, un fisico teorico del Caltech a
Pasadena, che sosteneva l'idea in base alla quale l'informazione
contenuta in un oggetto non fosse completamente distrutta una
volta caduto su una stella collassata ma venisse alla fine
rimpiazzata, rimane un po' scettico sulla formulazione
matematica adottata da Hawking e sul fatto che questa
descrizione possa venire considerata una soluzione ad un
problema di gravità quantistica - la risoluzione cioè del
paradosso dell'informazione dei buchi neri.
Per circa 30 anni l'eminente scienziato Stephen Hawking ha
considerato che le condizioni estreme create dal campo
gravitazionale dei buchi neri potessero in qualche modo
rovesciare le leggi della fisica quantistica.
Oggi, egli si
ricrede e la sua nuova teoria ci dice che i buchi neri non
distruggono completamente la materia che vi rimane intrappolata.
Piuttosto, i buchi neri continuano a emettere radiazione per
lunghi periodi di tempo e alla fine si "scoprono", per così
dire, rivelando l'informazione contenuta nella materia rimasta
intrappolata in essi. Materia ed energia vengono alla fine riemessi dai
buchi neri in una altra forma alterata di materia
ed energia.
Questa "inversione a U" è costata allo stesso Hawking e all'astrofisico
Kip Thorne, del Caltech, la perdita di una scommessa fatta con
il fisico teorico John Preskill al quale entrambi presenteranno
prossimamente come oggetto della scommessa una enciclopedia di
sua scelta.
By Corrado
Ruscica
Tratto da:
http://www.scienzaonline.com/astronomia/hawking-buchi neri.html
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Buchi neri colossali nelle galassie
primordiali
Una, denominata 4C60.07,
ha attratto l’attenzione per l'intensa emissione radio, segno
della presenza di un quasar, un buco nero in rapida rotazione.
La maggior marte delle galassie primordiali contenevano buchi
neri di dimensioni colossali: è questa la convinzione a cui sono
giunti alcuni astronomi in base ai risultati di recenti
osservazioni su due galassie estremamente distanti compiute
grazie al
Submillimeter Array.
La prima delle due galassie, denominata 4C60.07, ha attratto
l’attenzione degli astronomi a causa della sua intensa emissione
radio, il segno – secondo le attuali conoscenze – della presenza
di un quasar, ovvero di un buco nero in rapida rotazione.
Quando la 4C60.07 fu studiata per la prima volta, si pensò che
la nube di gas idrogeno che circonda il buco nero fosse il sito
di un’intensa formazione stellare, che secondo le stime avrebbe
dovuto avvenire a un ritmo notevole: circa 5000 nuove stelle
ogni anno.
Quest’ultima osservazione,
che ha sfruttato le prestazioni delle otto antenne radio del
Submillimeter Array situato nelle Isole Hawaii, ha invece
rivelato sorprendentemente che 4C60.07 non sta formando affatto
delle stelle, e che anziè relativamente vecchia e quiescente. La
formazione stellare intensa è invece presente in una galassia
compagna finora mai osservata, ricca di gas e polveri e dotata
al suo centro di un buco nero di dimensioni colossali.
"Questa nuova immagine rivela ci rivela la presenza di due
galassie dove invece ci aspettavamo di vederne solo una, ha
spiegato Rob Ivison ricercatore dello
UK Astronomy Technology Centre e primo autore dello studio
in via di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the
Royal Astronomical Society”.
"L’aspetto più interessante è che entrambe le galassie
contengono buchi neri supermassicci al loro centro. Le
implicazioni di una simile scoperta sono evidenti: potrebbero
esistere numerosissimi altri oggetti di questo tipo
nell’universo che non sono ancora stati scoperti.”
A causa della finitezza della velocità della luce, le due
galassie vengono osservate com’erano appena 2 miliardi dopo il
Big Bang e mostrano alcune differenze
notevoli: una è un sistema morto, che ha già formato tutte le
sue stelle e utilizzato tutto il suo combustibile gassoso. La
seconda è ancora viva, e ospita una notevole quantità di gas e
polveri che possono formare nuove stelle. (fc) - Tratto da:
lescienze.espresso.repubblica.it
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Scorciatoie in mezzo
all'universo - Alcuni
buchi neri sono forse cunicoli che consentirebbero viaggi dentro
il cosmo.
Quella che un tempo sembrava un'idea ai confini della realtà
oggi acquista peso scientifico nuovo; usare una particolare
distorsione del tempo e dello spazio per raggiungere velocemente
luoghi dell’ Universo
lontani miliardi di anni luce.
Sarebbe possibile, almeno in teoria, se si confermasse l'ipotesi
di Thibauk Daflwur, dell'Institut des Hautes Etudes
Scientifiques di Bures-sur-Yvette (Francia), e Sergey
SoIodukhifi dell'Internanonal University Bremen (Germania).
Secondo i due scienziati, alcuni buchi neri sarebbero in realtà
"wormhole",
cioè cunicoli spazio-temporali.
Un buco nero è un oggetto che
possiede forza di gravità così intensa che nulla, neppure la
luce, può sfuggire al di là di un confine chiamato «orizzonte
degli eventi".
Wormhole (buco di tarlo), invece, è un modo pittoresco per
definire un fenomeno fisico noto come Ponte dì Einstein-Rosen,
dove condizioni particolari della materia deformano lo
spaziotempo creando una sorta di scorciatoia da un punto dell'UniVerso
a un altro; un qualsiasi oggetto che entrasse nel cunicolo
porrebbe spostarsi tra due luoghi dello spazio in un tempo molto
inferiore a quello che la luce impiegherebbe attraverso lo
Spazio normale.
Secondo alcune ipotesi, i wormhole
verrebbero prodotti da materia esotica (particelle subatomiche);
secondo altre teorie, anche la materia normale potrebbe portare
alla loro formazione.
Damour e Solodukhin sostengono che è facile scambiare un
wormhole con un buco
nero: la materia vicino a un cunicolo spazio-temporale,
per esempio, sì comporta come quella nei pressi di un buco nero,
ed entrambi distorcono lo spazio interno.
Un metodo per distinguere i due fenomeni consiste nello studio
di particolari particelle che solo i buchi neri producono, la
radiazione di Hawking; difficile però da evidenziare perché
debolissima.
Al momento, quindi, prima di poter
viaggiare in punti remoti dello spazio, o in
Universi paralleli,
bisognerà aspettare un modo sicuro di identificare un wormhole.
Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di finire distrutti nelle
«fauci» di un buco nero.
By Luigi Bignami – Panorama n° 21 – Mag 2007
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Nude singolarità
Il buco nero ha un parente problematico, la singolarità
nuda. Da tempo i fisici pensano, o sperano, che non possa
esistere. Ma è davvero così? Di Pankaj S. Joshi
Si ritiene abitualmente che una stella di grandi dimensioni a un
certo punto della sua evoluzione collassi fino a diventare un
buco nero, ma alcuni modelli teorici suggeriscono che invece
diventi una cosiddetta
singolarità nuda (si veda il box nella pagina a fronte per
la definizione). Distinguere che cosa accade in diverse
situazioni è uno dei più importanti problemi irrisolti
dell'astrofisica.
La scoperta delle singolarità nude modificherebbe radicalmente
la ricerca di una teoria unificata della fisica, soprattutto
fornendo alle possibili teorie dati basati sulle osservazioni.
Tratto da: Le Scienze - Aprile 2009, n. 488
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Link in
italiano
http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero
http://web.tiscali.it/buchineri/
www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=buconero.html
http://digilander.libero.it/jacopo2/buchineri.htm
www.vialattea.net/hubble/indici/buchineri.htm
www.ips.it/scuola/concorso/taramelli/Allais.htm
www.pd.astro.it/pianetav/L23_04S.html
www.astrosurf.com/cosmoweb/documenti/buchineri.html
http://digilander.libero.it/astronomiaa/buchi neri.htm
www.bo.astro.it/sait/spigolature/spigo101base.html
Link in
inglese
http://hubblesite.org/newscenter/newsdesk/archive/releases/category/exotic/black
hole/
http://hubblesite.org/newscenter/newsdesk/archive/releases/2001/03/
http://antwrp.gsfc.nasa.gov/htmltest/rjn_bht.html
www.damtp.cam.ac.uk/user/gr/public/bh_home.html
www.spacetelescope.org/science/black_holes.html
www.galacticsurf.com/trounoirGB.htm
http://archive.ncsa.uiuc.edu/Cyberia/NumRel/BlackHoles.html
http://cosmology.berkeley.edu/Education/BHfaq.html
www.eclipse.net/~cmmiller/BH/blkmain.html
www.noao.edu/noao/staff/lauer/nuker.html
31 maggio 2004
Scoperti 30
nuovi buchi neri
Trenta buchi neri supermassivi, che fino a oggi erano sfuggiti
agli astronomi, sono stati individuati da un gruppo di
ricercatori europei. Gli studiosi, coordinati da Paolo Padovani
dell’Osservatorio dell’Europa meridionale di Monaco e dello
“Space Telescope-European Coordinating Facility”, si sono
serviti dell’Osservatorio astrofisico virtuale Avo, ossia hanno
utilizzato contemporaneamente immagini provenienti dal
telescopio spaziale Hubble, dal Very Large telescope
dell’Agenzia spaziale europea, dall’Osservatorio Chandra della
Nasa e dal telescopio dell’Europa meridionale di Monaco.
La
scoperta, che sarà pubblicata sulla rivista “Astronomy Astrophysics”, indica anche che fino a oggi potrebbe essere
stato sottostimato il numero di buchi neri presenti
nell’Universo.
Immagini a
http://www.spacetelescope.org/news/html/heic0409.html
Tratto da Il sole24ore.com
10mila buchi neri nella via lattea
Il più grande
sciame di buchi neri, composto da almeno 10.000 di questi
oggetti ancora misteriosi, è stato osservato nella Via Lattea.
Questa concentrazione di buchi neri, la più grande mai osservata
nella nostra galassia, sta orbitando attorno al gigantesco buco
nero che si trova al centro della Via Lattea.
La scoperta, che si deve al telescopio spaziale americano per
l'astronomia a raggi X Chandra, è stata annunciata oggi nel
congresso della Società Americana di Astronomia in corso in
California, a San Diego, ed è in via di pubblicazione sulla
rivista Astrophysical Journal Letters.
BIBLIOGRAFIA ITALIANA
Jim Al-Khalilli, buchi neri, wormholes e macchine del tempo,
Dedalo, 2004
John Taylor, I buchi neri. La fine dell'universo?, Eco,
Milano, 2002
Stephen Hawking, buchi neri e universi neonati. E altri saggi,
Rizzoli, 2000
Stephen Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del
tempo, Rizzoli, 2000
Mitchell Begelman, L'attrazione fatale della gravità. I buchi
neri dell'universo, Zanichelli, Bologna, 1997
John Gribbin, Costruire la macchina del tempo. Viaggio
attraverso i buchi neri e i cunicoli spazio-temporali,
Aporie, 1996
Giancarlo Bernardi, I buchi neri, TEN, Roma, 1996
Isaac Asimov, Pulsar, quasars e buchi neri, Editoriale
scienze, Trieste, 1994
Jean Pierre Luminet, I buchi neri, Nardi, Firenze, 1992
R. e H. Sexl, Nane bianche, buchi neri e stelle di neutroni,
Boringhieri, Torino
Harry L. Shipman, buchi neri, quasars e universo: le nuove
frontiere della moderna cosmologia, Zanichelli, Bologna,
1982
Robert M. Wald, Teoria del big bang e buchi neri,
Boringhieri, Torino, 1980
Nigel Henbert, L'avventura dell'universo.: stelle, galassie,
buchi neri..., Laterza, Bari, 1980
Remo Cantoni, Stelle cannibali: buchi neri e le singolarità
nude, Moizzi, Milano, 1976
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Bolle
di sapone cosmiche
(vedi foto in alto)
Questo modello dei buchi neri semplifica
notevolmente i calcoli
Da molti anni vi sono indizi che i
buchi neri, o quanto meno la
loro interfaccia fra l’insondabile interno e il resto
dell’universo, abbiano comportamenti simili a quelli di una
membrana. Approfondendo l’analogia formulata negli anni settanta
dall’astrofisico del Caltech Kip Thorne, Vitor Cardoso, dell’Università
del Mississippi, e Oscar Dias, del
Perimeter Institute in Canada, hanno pensato di ispirarsi
nel loro studio sui buchi neri alle forze di tensione
superficiale che tengono insieme le bolle di sapone, senza
pensare all'inizio di avere a disposizione nulla più di un
modello estremamente rozzo e semplificato. “Ciò
che ci ha stupito
– ha detto Dias –
è come un sistema complesso di equazioni come quelle di Einstein
possa essere modellizzato così bene dai fluidi e dalle loro
tensioni superficiali. L’approccio del paradigma della membrana
rende i calcoli molto più semplici e siamo rimasti esterrefatti
dall’ottima approssimazione che fornisce.”
Idue ricercatori hanno in particolare applicato il modello allo studio
delle “stringhe nere”, lunghi e sottili buchi neri, dimostrando
che questi strani oggetti cosmici possono frantumarsi in
frammenti più piccoli, esattamente come un filo d’acqua
sgocciolante può frangersi in molte piccole gocce.
La loro ricerca verrà pubblicata sul "Physical Review Letters",
il giornale ufficiale della American Physical Society.
© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
-
10.05.2006
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Uno sguardo all'interno dei Quasar;
le osservazioni sono state possibili grazie all'effetto "lente
gravitazionale" di alcune galassie e per la prima volta gli
astronomi sono riusciti a guardare dentro un quasar – gli
oggetti più brillanti dell'universo – trovando prove
dell’esistenza, al suo interno, di un buco nero. Il risultato,
ottenuto da ricercatori dell'Università dell'Ohio, è stato
riferito a un convegno dell’American Astronomical Society (AAS)
dedicato all’astrofisica delle alte energie tenuto a San
Francisco -
Tratto da: Le Scienze S.p.A - Ott. 2006
Commento NdR: presto scopriranno che i
Buchi
Neri esistono in
ogni stella e forse in ogni pianeta, cosi come esiste in ogni
atomo ed in ogni essere vivente, infatti all'interno dell'Ego/IO
degli esseri viventi vi e' un Buco nero
vedi:
Buchi neri ed effetto Lense - Thirring
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La nostra Galassia e' centromossa da un
BUCO NERO - Scoperto un secondo buco-nero al centro
della Via Lattea
Il nuovo oggetto,
classificato con la sigla IRS 13E, ha una massa di circa 1400
masse solari, molto meno rispetto all'altro buco-nero la cui
massa non supera i 4 milioni di masse solari.
IRS 13E si trova nelle vicinanze del centro galattico in una
zona dove si presume si sia formato un ammasso di stelle che si
muovono su orbite circolari attorno al buco-nero.
Grazie ai dati del sistema di ottiche adattive del Hokupa'a/QUIRC
dell'Osservatorio Gemini, un gruppo di ricercatori
franco/americani guidati da Jean-Pierre Maillard, dell'Istituto
di Astrofisica di Parigi, ha confermato l'associazione fisica
dell'ammasso di stelle con la sorgente infrarossa IRS 13E in
prossimità del centro della Galassia.
Gli astronomi hanno anche utilizzato
i dati dell'Hubble Space Telescope, dell'Osservatorio Chandra
per astronomia ai raggi-X, del telescopio Canada-France-Hawaii e
del Very Large Array in modo da coprire le varie bande dello
spettro elettromagnetico a completamento dei dati forniti da
Gemini.
I dati ottenuti con Gemini consistono di due sorgenti non
identificate, all'interno della sorgente IRS 13E.
Sette stelle individuali di grande massa sembrano associate a
quello che una volta doveva essere un grande ammasso di stelle
tenute insieme dalle interazioni gravitazionali a causa della
presenza di un buco-nero di massa intermedia dell'ordine di 1400
masse solari.Le stelle dell'ammasso, che si estende per circa
0,6 anni-luce, si muovono insieme, come in una giostra cosmica,
con una velocità di circa 280 Km/sec attorno al buco-nero.
Gli scienziati ritengono che l'ammasso sia il resto di una
associazione di stelle che un tempo era più estesa e che adesso
sta spiraleggiando verso il buco-nero centrale supermassivo,
cioè verso Sgr A, nel centro della Galassia.
Questa teoria spiegherebbe inoltre
l'esistenza di stelle di grande massa distribuite attorno al
centro della Via Lattea che si pensa siano state sottratte
all'ammasso dalle intense forze gravitazionali dovute al
buco-nero centrale.
By
Corrado Ruscica
Sitografia: Gemini Observatory -
www.gemini.edu - Institut d'Astrophysique de Paris:
www.iap.fr
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Come l'informazione sfugge ai buchi neri
Se si quantizza la gravità, dicono i ricercatori, lo
spazio-tempo diviene molto più ampio l'informazione può
riapparire in un futuro lontano dall'altro lato di quello che
prima pensavamo essere la fine dello spazio-tempo.
Un gruppo di ricercatori della
Pennsylvania State University ha identificato un meccanismo
attraverso cui l'informazione può essere recuperata dai buchi
neri,quelle regioni dello spazio la cui gravità è talmente
intensa da non lasciar sfuggire neppure un raggio di luce.
Negli anni settanta Hawking aveva mostrato che i buchi neri
evaporano attraverso processi quantistici, ma asseriva che
l'informazione in essi contenuta - in un certo qual senso,
quella relativa all'identità della materia inglobata - sarebbe
andata per sempre perduta. Questa affermazione sfidava la
meccanica quantistica, dato che uno dei principi di questa
teoria è proprio che l'informazione non possa essere distrutta.
Ciononostante, l'idea di Hawking fu generalmente accettata dai
fisici fino alla fine degli anni novanta, quando molti
iniziarono a dubitarne, tanto che nel 2004 Hawking stesso vi
aveva rinunciato. Tuttavia, nessuno era stato finora in grado di
prospettare un meccanismo plausibile attraverso cui
l'informazione potesse sfuggire al buco nero.
Ora il gruppo diretto da Abhay Ashtekar, ha scoperto tale
meccanismo. Per illustrarlo sull'ultimo numero delle "Physical
Review Letters", Ashtekar ha usato un'analogia con Alice nel
paese delle meraviglie: "Quando il gatto del Cheshire svanisce,
il suo sorriso rimane". "Noi pensiamo che accada qualcosa di
simile con i buchi neri. L'analisi di Hawking suggerisce che
alla fine della vita di un buco nero, quando sia completamente
evaporato, lasci dietro di sé una singolarità, una sorta di
punto finale dello spazio-tempo, che funge da 'pozzo' per
l'informazione irrecuperabile."
Ma Ashtekar e i suoi collaboratori Victor Taveras e Madhavan
Varadarajan suggeriscono che queste singolarità non esistano nel
mondo reale. "L'informazione sembra perduta solo perché abbiamo
guardato a una parte limitata dell'autentica meccanica
quantistica dello spazio-tempo", afferma Varadarajan. "Ma se
consideriamo la gravità quantistica, lo spazio-tempo diviene
molto più grande e c'è spazio sufficiente perché l'informazione
riappaia in un futuro lontano dall'altro lato di quello che
prima pensavamo essere la fine dello spazio-tempo."
Secondo Ashtekar, lo spazio-tempo non sarebbe un continuum, ma
sarebbe piuttosto formato da singoli blocchi: "Una volta che
capiamo che la nozione di spazio-tempo come continuo è solo
un'approssimazione della realtà, diventa chiaro che le
singolarità sono puri artifici della nostra insistenza a
descriverlo come un continuo."
Nel loro studio, i ricercatori hanno usato un modello
bidimensionale di un buco nero - che in realtà è
quadridimensionale - perché ciò permetteva l'uso di strumenti
matematici più semplici, ma osservano che le somiglianze fra il
loro modello bidimensionale e i buchi neri reali sono
sufficienti a ipotizzare che il meccanismo individuato valga
anche nelle quattro dimensioni, e ora sta cercando di sviluppare
metodi matematici applicabili anche al caso reale. (gg)
Tratto da:
http://lescienze.espresso.repubblica.it
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Il buco nero è
made in China
Ricercatori asiatici mimano le
caratteristiche fisiche dell'omonimo fenomeno cosmico per
realizzare un buco nero formato mignon. Che non distorce la
gravità e lo spazio-tempo: ma assorbe tutta la luce che gli
capita a tiro
Roma - Per chi fosse stanco di
attendere le meraviglie scientifiche rese possibili dai possenti
benché claudicanti super-magneti del Large Hadron Collider del
CERN, dall'Asia arriva la sorprendente ma poco ferale notizia
che Qiang Chen e Tie Jun Cui, ricercatori dell'Università di
Nanjing, sono riusciti là dove gli acceleratori di particelle
hanno sinora fallito: vale a dire nella realizzazione di quello
che può essere (più o meno) considerato come il primo buco nero
artificiale realizzato dall'uomo.
Non si tratta, com'è facile intuire
visto che la razza umana e la Terra sono ancora in circolazione,
di un'enorme "palla" super-densa e puntiforme di materia,
energia e spazio-tempo capace di stritolare in una
singolarità astrofisica il tutto nel niente, quanto
piuttosto di un più "banale" setup di
60 strati concentrici capaci di "risuonare" in accordo con
le onde elettromagnetiche corrispondenti alla luce visibile sino
a farla sparire (più o meno) per sempre.
La banalità della descrizione
nasconde ovviamente i dettagli di una tecnologia avanzata, che
per l'occasione corrisponde ai ben noti
metamateriali, vale a dire composti in grado di deviare e
incanalare la luce già alla base dello
specchio super-riflettente e del
mantello invisibile della Duke University.
I layer esterni del buco nero cinese
hanno appunto la capacità di piegare le radiazioni
elettromagnetiche della luce visibile direzionandole verso il
centro dell'apparato. Così incanalata la luce si avvicina sempre
di più alla "singolarità" dello pseudo-buco nero e, in perfetta
sincronia con quanto succede nei black hole reali, una
volta varcata la soglia dell'orizzonte
degli eventi (in questo caso i 20 strati più interni)
letteralmente sparisce e si trasforma in qualcosa di
completamente diverso.
Gli strati interni del buco nero
risuonano infatti in maniera differente rispetto a quelli
esterni,
convertendo la luce in calore piuttosto che limitandosi a
deviarne il corso. Niente singolarità, annullamento delle leggi
fisiche e canali di collegamento tra universi differenti
insomma, anche se i ricercatori assicurano: quello che entra non
può più uscire, e "la luce viene totalmente assorbita all'interno
del nucleo". Resta qualche dubbio su che fine faccia.
By Alfonso Maruccia – Tratto da Punto-Informatico.it
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