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Dalla BIOFISICA delle PROTEINE al SISTEMA di CELLULE MC
- Rivista
N0 4 Fisica in Medicina
di: Ottobre
-
Dicembre 2002
Un
percorso di ricerca bioelettromagnetica
-
By Franco Bistolfi
-
Primario Emerito di Radioterapia
-
A. O. Ospedali Galliera
–
Genova
Introduzione:
All’origine del percorso di
ricerca ricordato nel titolo sono alcuni interrogativi più volte
presentatisi in questi ultimi anni:
- Come mai certe ulcerazioni non
neoplastiche vengono curate con successo sia con le radiazioni non
ionizzanti (campi magnetici ELF, RF impulsate non termiche, soft laser),
che con gli ultrasuoni ?
- Come avviene che alcuni soggetti esposti a campi
elettromagnetici di vario tipo (c.m. statici, microonde, radiazioni
ionizzanti) avvertano sensazioni uditive, gustative, olfattive
?
- Quale può essere un meccanismo razionale che spieghi gli effetti
non termici da radiazioni non ionizzanti (NIR) ? esiste un meccanismo
biofisico alla base di certe pratiche terapeutiche ?
Problemi complessi, che cercheremo
di affrontare condensando il percorso di ricerca, compiuto nel tentativo
di darvi risposte attendibili, in due principali momenti:
1. dalla biofisica
delle proteine al sistema bioconduttivo connessionale (BCS) e
all’effetto TEMA;
2. dalla biofisica del
citoscheletro e dall’effetto
TEMA al sistema
di cellule MC, sensori-trasduttori di campi elettromagnetici.
1.
Dalla biofisica delle proteine al sistema bioconduttivo
connessionale (RCS) e all’effetto TEMA
Dal punto di vista biofisico le
macromolecole proteiche contengono tre strutture fondamentali:
-eliche, piani (3 e reticolo di legami idrogeno(1).
Le a-eliche e i piani
(3 danno
origine a intensi campi elettrici e possiedono una spiccata anisotropia
di suscettività diamagnetica, caratteristiche dalle quali dipende la
facile polarizzazione delle proteine e la loro piezoelettricità,
favorita dall’assetto quasi cristallino delle
a-eliche(2).
Le moderne conoscenze sulla
struttura terziaria di molte proteine, costituite ora di sole
a-eliche,
ora di soli piani 13 oppure di
a
e
13
variamente assemblate fra loro (13), inducono a ritenere che le
diverse proteine abbiano un diverso assetto elettromagnetico e quindi
capacità molto specifiche di risonanza con altre biomolecole.
Nelle proteine è importante anche
la regione interna idrofoba, per il suo basso valore di costante
dielettrica, che favorisce la trasmissione di segnali elettromagnetici.
Le
proteine, infine, possiedono energia elastica, sono facilmente deformabili
e soggette a vibrazioni in un intervallo di frequenze compreso fra 10 e
10’ Hzt41.
Quali grandi molecole dipolari
capaci di vibrazioni meccaniche, le proteine si comportano da
trasduttori acustici ed elettromagnetici5t. Il reticolo di
legami idrogeno nasce nelle proteine globulari all’interno delle
a
-
eliche oppure fra i (3
-
strands formanti un piano
(3, per
continuarsi all’esterno delle macromolecole e rendere così possibile
la formazione di polimeri cateniformi.
Nei biopolimeri di proteine
globulari (microtubuli e filamenti di actina) o di proteine filamentose
(collageno nelle fibre connettivali) il carattere cristallino delle
singole molecole proteiche si ripete, amplificato, e ne giustifica la
piezoelettricità.
Inoltre, la stretta vicinanza delle
singole molecole nel polimero fa si che gli orbitali elettronici di
molecole contigue si sovrappongano parzialmente formando bande di
conduzione elettronica, causa di semiconduttività, già prevista
da Szent Gyòrgyi ed in seguito dimostrata sperimentalmentet34t.
Infine, la stessa giustapposizione di molecole uguali fra loro favorisce
la trasmissione di stati di eccitazione elettrica o vibrazionale meccanica71.
Da questo insieme di proprietà
biofisiche deriva che i polimeri cateniformi di proteine sono in grado
di condurre segnali di vario tipo, molte volte dopo averli trasdotti da
una forma di energia all’altra.
Prendeva così origine nel 1990 il concetto di Sistema
Bioconduttivo Connessionale (BCSY89, definito
come un grande sistema cooperativo di comunicazione intra e
intercellulare, costituito da polimeri filamentosi capaci di trasdurre e
condurre segnali endo geni ed esogeni.
Con linguaggio di oggi: un
Body Wide Web.
Il BCS veniva quindi ad aggiungersi,
integrandovisi, agli altri grandi sistema di comunicazione fra cellule:
il
sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario.
Compongono il BCS cinque gruppi di
biostrutture (8,9,10,11,12)
-
matrice nucleare;
- citoscheletro (microtubuli,
microfilamenti di actina, filamenti intermedi, reticolo microtrabecolare);
- matrice extracellulare (collageni,
acido ialuronico, proteoglicani, fibronectina, laminina) formante il
tessuto connettivo e la lamina basale;
-
giunzioni intercellulari (desmosomi
associati a filamenti di cheratina, giunzioni strette, giunzioni
comunicanti);
- integrine, strutture extra intracellulari
(recettori di membrana che stringono connessioni sia con
la matrice extracellulare che col citoscheletro) (Fig. 1).
Fra
cellule e
matrice
extracellulare esistono interazioni di tipo induttivo sperimentalmente
dimostrate
(13, 14, 15)
-
orientamento reciproco fra
citoscheletro e filamenti della
matrice extracellulare (v. fig. 3);
-
induzione di orientamento spaziale
delle cellule (polarità);
-
guida allo sviluppo direzionale
delle cellule;
-
induzione morfogenetica.
Tutto ciò porta a riconoscere nei
filamenti intra ed extracellulari funzioni, che vanno molto al di là del
semplice sostegno meccanico. Le interazioni elencate sono l’evidente
prova di
segnali a doppio senso
diretti dalla cellula alla matrice extracellulare e da
questa alla cellula. In questo scambio di segnali le strutture filamentose
del citoscheletro e della matrice extracellulare assumono un ruolo di
primo piano, attraverso la mediazione delle integerme (v. sopra)(16).
Le sopradescritte interazioni di tipo
induttivo sono quindi l’elemento cardine che giustifica l’individuazione
del BCS, sistema che comprende
anche
il tessuto connettivo, ma che
ampiamente lo supera dal punto di vista anatomico e funzionale.
I segnali trasmessi dal BCS sono:
Particelle
cariche
Flussi di elettroni (e-) possono
seguire la banda di conduzione che avvolge un polimero filamentoso ma
anche altre vie di migrazione all’interno delle molecole proteiche(7).
E’ anche considerata la possibilità che un e, intrappolato in un
solitone di Davydov, venga trasmesso lungo la catena polimerica senza
dispendio di energia, dando luogo a una supercorrente a temperatura
ambiente(18)
Flussi
di protoni (H+) possono seguire il reticolo semiconduttore di legami
idrogeno intra e intermolecolari secondo il modello di Nagle e Morowitz
(19)
successivamente sviluppato da Welch e Berry
Ìt (1)
Nel “continuum mobile
protonico” di questi autori si ammette l’esistenza di un flusso di
protoni non solo all’interno del citoscheletro, ma anche fra cellula e
cellula attraverso le giunzioni.
Onde
di eccitazione e di polarizzazione
La conduzione di stati eccitati
lungo una catena polimerica da un trasmettitore eccitato (T’) a un
ricevitore
(R), secondo lo schema TR--TR’--T’R--TR’- (7)
discende dalla struttura stessa della
catena
costituita da proteine uguali fra
loro e ordinatamente assemblate in sequenze filamentose.
Lo stesso dicasi per la conduzione di un’onda di polarizzazione,
trasmissibile lungo la catena di dipoli orientati.
 |
Fig. 1
-
La
continuità fra sostanza fondamentale extracellulare (extracellular
ground substance) e intracellulare é stabilita da molecole glico
proteiche arboriform4 che protrudono dalla superficie di ciascuna cellula.
La rete di fibrille della sostanza fondamentale citoplasmatica e nucleare
interconnette anche gli organelli (ad es. mitocondri) e il nucleo.
Pertanto, le fibre colla gene del tessuto connettivo (in basso a sinistra)
sono anch'esse in connessione con le cellule e il loro citoscheletro.
Le
caratteristiche anatomiche e bio fisiche dei filamenti intra ed
extracellulari giustificano la definizione di Sistema Bioconduttivo Connessionale
(BCS) (Bistolfi, 1990)(8,9). -
(Da Oschman (11), modificata)
Radiazioni ottiche
Secondo
Fischer(20) l’interno
dei microtubuli è simile a quello delle fibre ottiche di vetro e i
desmosomi
delle giunzioni intercellulari sarebbero sinapsi fotoniche bidirezionali.
Secondo lo stesso autore, la conduzione di impulsi ottici nei fasci di
fibrille potrebbe avvenire lungo l’interstizio tra le singole fibrille.
In epoca recente, la cellula è
stata considerata una struttura cristallina tridimensionale assimilabile
ai
cristalli fotonici
(21
.22
.23)
a causa delle variazioni periodiche della costante
dielettrica
e quindi dell’indice di
rifrazione (n=IE)
-
presenti nelle biostrutture periodiche "a pila di piatti", di cui il citoplasma è ricco.
Radiazioni infraottiche
Microonde e radiofrequenze possono
trasmettersi lungo le regioni idrofobe dei polimeri proteici e in
particolare lungo i microtubuli, considerati da Hameroff (24) alla
stregua di guide d’onda dielettriche di radiazione elettromagnetica.
Onde vibrazionali meccaniche
I solitoni di Davydov (25),
onde vibrazionali quantizzate o quanti di vibrazione meccanica,
originano a un capo della catena polimerica per diverse cause e si
trasmettono lungo tutta la catena. In particolare, se la causa prima
della variazione conformazionale di una proteina è l’interazione con
un fotone, avremo una vera e propria trasduzione energetica del tipo
fotone/fonone (AA. vari in 26).
Secondo Scott (27) le
a
eliche sono molto adatte alla conduzione vettorializzata di impulsi fononici,
dai centri di liberazione dell’energia (reazioni
redox, idrolisi di
ATP) sino alle sedi di utilizzazione.
La trasduzione nella materia
vivente di segnali elettromagnetici in segnali acustici, esprimibile
con l’acronimo TEMA (v. Review in 28), è stata dimostrata
sperimentalmente su numerosi substrati biologici e analizzata in fantocci
tessuto equivalenti. Essa si verifica per tutte le frequenze dello
spettro e.m. ed è alla base di tecniche diagnostiche (spettroscopia fotoacustica,
per trasduzione laserUS; tomografia termoacustica computerizzata
- TACT
-
per trasduzione microonde-US) e terapeutiche (litotripsia
per mezzo di shockwaves ultrasom - che indotte da brevissimi impulsi
laser).
I meccanismi d’azione vanno dalla
rapida espansione termoelastica conseguente a impulsi elettromagnetici
nell’ordine dei tts (transienti termici), alla elettrostrizione e alla
pressione di radiazione. La frequenza delle onde meccaniche generate per
effetto TEMA è tanto più alta quanto più breve sia l’impulso
elettromagnetico e, il più sovente, appartiene alle frequenze
ultrasoniche.
L’effetto TEMA ammette anche il
suo reciproco, precisamente la trasduzione acustico elettromagnetica,
dimostrata sperimentalmente e interpretata in vario modo.
Questo effetto
TEMA invertito, oltre al meccanismo piezoelettrico ne ammette anche
altri.
Per quanto riguarda gli ultrasuoni, lo spostamento periodico
dell’acqua sonicata sottoporrebbe gli ioni disciolti a forze di frizione
periodiche.
Se gli ioni positivi e negativi
hanno massa e coefficiente di frizione diversi, viene a determinarsi una
separazione oscillante di cariche e di distribuzione delle densità di
carica, traducentesi in potenziali oscillanti da vibrazione ultrasonica, cui si correla la generazione di onde elettromagnetiche(29).
Un altro meccanismo, non molto
dissimile dal precedente, è ritenuto valido da Chiabrera e D’Inzeo (30
) sia per le alte frequenze ultrasoniche, che per le basse frequenze
dei vibratori. Esso consiste in una deformazione meccanica oscillante
della matrice extracellulare idratata, cui si accompagnano flussi
convettivi di separazione dei controioni dalle molecole cariche
contrapposte, generatori di potenziali da flusso (streaming
potentials)
.
Sembra quindi lecito concludere che
l’effetto TEMA e il suo reciproco, insieme con le proprietà
piezoelettriche delle biostrutture appartenenti al BCS (tessuto connettivo
e filamenti intracellulari), siano i responsabili di quella aspecificità
terapeutica delle energie non ionizzanti che aveva dato
origine al primo dei nostri interrogativi (v. Introduzione).
Ma l’effetto TEMA permette di
rispondere anche agli altri quesiti.
2.
Dalla biofisica del citoscheletro e dall’effetto TEMA al sistema
di cellule MC: sensori trasduttori di campi elettromagnetici
I microfilamenti di actina (MF) e i microtubuli (MT), di riconosciuta
importanza biologica, hanno proprietà biofisiche molto peculiari; alcune
di esse accertate sperimentalmente, altre ipotizzate su basi avanzate di
fisica teorica.
Fra le prime, la piezoelettricità(31,32, 33) la
semiconduttività
(6,31,34,35)
e la
capacità di trasmettere segnali meccanici dalla membrana cellulare al
nucleo
(36,37,38)
Fra le seconde, la capacità dei filamenti citoscheletrici di
emettere onde elettromagnetiche di alta frequenza
(106~1012
Hz) ((4,40,41)
con
meccanismi di vario tipo, nonché il comportarsi dei MT da guide d’onda
dielettriche(42’43) e da veri e propri computers
intracellulari per l’elaborazione di informazioni
(40,42
44,45,46,47)
Molte
prove sperimentali hanno dimostrato la capacità dei ME e dei MT di”
sentire” campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici in diversa
maniera secondo l’intensità del campo.
Campi deboli vi inducono
variazioni di orientamento e di attività contrattile, riorganizzazione,
polarizzazione; campi intensi vi inducono depolimerizzazione (v. Review in
48).
Normalmente soggetti a un continuo
turnover nel citoplasma, i MF e i MT si assemblano stabilmente in fascietti paralleli rivestiti dalla membrana plasmatica per formare microvillj
e cilia, espansioni che protrudono dalla superficie di
moltissime cellule (13) (Fig. 2).
Questo insieme di dati:
-
proprietà biofisiche dei MF e dei
MT;
-
loro sensibilità a campi
elettromagnetici di vario tipo;
-
organizzazione stabile dei MF e dei
MT nei microvilli e rispettivamente nelle cilia;
-
grande diffusione nell’organismo
di cellule tappezzate da microvilli e cilia;
hanno condotto lo scrivente a individuare un sistema di cellule
ricoperte da Microvilli e/o Cilia (cellule MC), funzionanti da
sensori/trasduttori di campi elettromagnetici
(48)
La distribuzione delle cellule MC
è illustrata nella Tabella 1 dove sono anche indicati i loro collegamenti
col sistema nervoso, condizione anatomica essenziale perché le cellule MC
possano avere una rilevanza fisiologica e fisiopatologica. Il collegamento
può infatti avvenire tramite i nervi cranici (cellule MC appartenenti ad
alcuni organi di senso), le fibre del sistema nervoso autonomo (cellule MC
appartenenti a organi viscerali) o semplicemente attraverso sinapsi
elettriche fra le cellule MC ependimali e i sottostanti astrociti.
Un notevole contributo alla definizione del sistema di cellule MC
viene
dall’approfondimento dell’effetto TEMA e dei suoi rapporti con gli effetti
uditivi da microonde. Questi sono causati dalla deflessione meccanica,
indotta per effetto TEMA, dei microvilli che tappezzano la superficie
delle cellule capellute cocleari.
La deflessione dei microvilli comporta
l’apertura di canali ionici a controllo meccanico nella membrana che
li riveste, cui consegue lo stimolo elettrico per le cellule di
appartenenza (13)
Va ricordato che la struttura dei microvilli delle cellule
cocleari, a parte
le loro maggiori dimensioni, è identica alla struttura dei microvilli
presenti in molti gruppi cellulari del nostro organismo e non devoluti a
funzioni uditive (Fig. 2). Canali ionici a controllo meccanico sono stati
descritti in quasi tutti i tessuti (ovociti, epiteli, endoteli, cellule
muscolari
lisce e striate, neuroni) (49).
Fig. 2
-
A
sinistra: è schematicamente raffigurata la struttura dei microvilli
delle cellule capellute cocleari [1], erroneamente chiamati stereocilia
e di tutti gli altri microvilli presenti nel corpo umano [21. Si noti
l’assetto parallelo dei microfilamenti di actina rivestiti dalla
membrana plasmatica e comunicanti col sottostante citoscheletro.
A destra:
è schematizzata la struttura di un singolo microtubulo[3], formato da
13 protofilamenti di tubulina
a e /3(0 esterno 28 nm, O interno 14
nm). Nelle cellule ciliate [4] i microtubuli si assiepano ordinatamente in
filiere parallele [2], che originano da un centriolo posto alla base del
cilio [1], secondo uno schema caratteristico ‘9¸2”. Il diametro esterno del ‘9+2” è
>
100
nm. Lo stesso schema si ripete in quasi tutte le cilia e i flagelli delle
cellule eucariotiche.
Da F.
Bistolfi’~8, modificata.
Tabella
1
Distribuzione delle cellule MC nel corpo umano
(F. Bistolfi, Physica Medica XVIII:
85-94, 2002)
1.
Recettori adustici e vestibolari, neuroni olfattori, cellule
gustative. Comunicazione con i nervi cranici.
2.
Cellule ependimali, in sinapsi elettrica con i sottostanti
astrociti.
3.
Epiteli viscerali (apparato respiratorio, apparato digestivo,
tubuli contorti prossimali del rene, mucosa uterina e tubarica, dotto
dell’epididimo e vaso deferente, tiroide). Comunicazione con fibre del
sistema nervoso autonomo.
4.
Cellule ematomidollari (linfociti, monociti, macrofagi, leucociti
polimorfonucleati, cellule dendritiche interstiziali). Rapporti con il
sistema neuro-endocrino-immunologico.
5.
Cellule in coltura (fibroblasti, cono di accrescimento dei
neuriti).
Risultati sperimentali di Sokabe e
coll. (49) hanno fornito la prova dell’accoppiamento fra canali a
controllo meccanico e citoscheletro.
Con opportune correnti applicate
alle cellule capellute cocleari, Denk e Webb(50) hanno
provocato movimenti dei microvilli, a dimostrazione che queste cellule
non possiedono soltanto capacità trasduzionali meccano elettriche, ma
anche elettromeccaniche. Inoltre, gli stessi autori, stimolando i
microvilli delle cellule capellute con microgetti fluidi oscillanti
hanno registrato la trasduzione inversa meccano elettrica, concludendo che
le cellule capellute cocleari rappresentano “un modello valido per
tutte le altre cellule capellute in generale”: eccezionale
convalida sperimentale del ruolo di sensori di campi elettromagnetici da
noi assegnato al sistema di cellule MC.
Almeno tre meccanismi fanno delle
cellule MC un sistema di sensori/trasduttori di energia.
L’improvvisa
distorsione di rnicrovilli e cilia, indotta per effetto TEMA, scatena un
impulso elettrico che parte dai canali ionici a controllo meccanico, per
poi raggiungere il citoplasma della cellula di appartenenza: segnali
ionici.
Indipendentemente dai canali ionici, la distorsione
meccanica di microvilli e cilia potrebbe generare un impulso elettrico
grazie alle proprietà piezoelettriche dei MF e MT che ne formano il
nucleo: segnali piezoelettrici.
Inoltre, l’effetto TEMA potrebbe
indurre pressioni e distorsioni oscillanti sui microvilli e sulle cilia,
seguite da onde di variazione conformazionale coordinate e associate
-
secondo Brown e Tuszinski (34)
-
a un trasferimento di elettroni nei MF e MT: segnali
semiconduttivi.
Il grandissimo numero di cellule MC
(v. Tabella 1) e il gran numero di microvilli e cilia ricoprenti ciascuna
di queste cellule giocano in favore del ruolo di sensori/trasduttori di
campi elettromagnetici.
Infatti, la ricchezza numerica di cellule MC
riflette quelle ““proprietà altamente cooperative di una popolazione
di elementi”” che Adey (51)
ritiene fondamentale perché i tessuti possano manifestare un’alta
sensibilità elettromagnetica.
Considerazioni conclusive
Una prima, importante ricaduta
biologica delle surricordate conoscenze biofisiche si ha nel riconoscimento
fra cellule, dove accanto a meccanismi biochimici sono certamente in
gioco interazioni di risonanza fra segnali elettromagnetici coerenti.
Mediante marcatura
radioisotopica,
è stato dimostrato che cellule dissociate del fegato e del rene di un
embrione di vertebrato ‘si riconoscono e si aggregano con un tasso
sempre maggiore fra le cellule dello stesso tipo (rene-rene,
fegato-fegato) che non in caso contrario (rene-fegato) (13).
Un altro brillante esempio di
riconoscimento cellulare è fornito da recenti ricerche immunologiche
sulle cellule dendritiche (DC). Queste cellule, di origine midollare e
tappezzate da microvilli (52), si trovano negli interstizi di molti
tessuti periferici (DC interstiziali), dove svolgono il ruolo di
sentinelle
in attesa di un eventuale antigene.
Le DC interstiziali hanno una
elevata capacità di catturare l’antigene, di processarlo e
presentarlo ai linfociti T dopo essere migrate dai tessuti periferici nei
linfonodi regionali.
Quando le DC stabiliscono un contatto con i
linfociti T per presentare loro l’antigene, cellule T e DC formano
““attraverso interazioni fisiche”” una sinapsi immunologica,
caratterizzata da una redistribuzione di filamenti citoscheletrici
polarizzati verso la linea sinaptica.
Dicono gli specialisti (53,54) che la polarizzazione dei microtubuli nei
linfociti T favorirebbe la secrezione vettorializzata di citochine e
granuli citotossici.
La sinapsi immunologica vede quindi la coesistenza
integrata di un processo biofisico, nel riconoscimento fra linfociti T
e cellule DC, e di un processo biochimico, nel passaggio vettorializzato
di citochine attraverso i MT orientati.
Le sinapsi immunologiche possono
essere demolite da influenze esterne (53).
Se ricordiamo che
diversi autori
55,55)57)
hanno sperimentalmente ottenuto
la scomparsa di tutti i microvilli dalla superficie di cellule di varia
origine, esponendole per 1-64 ore a campi magnetici ELF di 50 Hz e 1-7 mT,
il rischio di danneggiare il corredo di microvilli delle cellule impegnate
nella sinapsi immunologica a mezzo di prolungate esposizioni a campi
magnetici di bassa frequenza acquista rilevanza in Medicina del Lavoro,
per la possibile induzione di effetti immunosoppressivi.
Simili al riconoscimento fra cellule sono le interazioni di tipo
induttivo fra cito-scheletro e matrice extracellulare dimostrate con
tecniche di immunoflorescenza e schematizzate nella Fig. 3.
L’orientamento del citoscheletro
nella cellula 1 orienta l’assemblaggio delle molecole della matrice
extracellulare secreta nelle vicinanze (A). A sua volta, la matrice
extracellulare orientata raggiunge le cellule 2 e 3 e ne orienta il citoscheletro (B). Chiara evidenza della propagazione di un ordine
strutturale tramite interazioni a lungo range di natura elettromagnetica.
Per quanto riguarda l’effetto
TEMA, una delle conseguenze di maggior rilievo biologico é la contrazione
di lunghezza d’onda dell’onda elettromagnetica trasdotta in onda
acustica.
Detta contrazione, che già si verifica nel passaggio dal
vuoto ai tessuti in varia misura, ma sempre inferiore a 1 ordine di
grandezza, nella trasduzione elettromagneto acustica all’interno dei
tessuti può raggiungere i 4 ordini di grandezza (v. Review in. 28).
Ne conseguono aumentate
possibilità di risonanza spaziale fra le onde acustiche micro- e
nanometriche e le biostrutture micro- e nanometriche della cellula con
le loro proprietà meccaniche, tutte interazioni potenzialmente alla
base di effetti non termici delle NIR e in accordo con quanto affermano
Insana e Bamberg (58): essere, le odierne conoscenze sulla
meccanica della cellula e sulle relative trasduzioni meccano elettriche ed
elettro meccaniche, “due nuove promettenti aree della ricerca di
base”, alle frontiere della biologia molecolare.
Venendo alla terapia-fisica, ricordiamo
che i potenziali da flusso indotti dai vibratori meccanici e dagli US
nella matrice extracellulare (30), insieme con gli effetti
piezoelettrici indotti nelle fibre connettivali e muscolari, possono
verificarsi anche durante il massaggio manuale nelle sue diverse modalità
applicative (sfioramento, impastamento, picchiettamento, Shiatzu, ecc.,
(59).
Del resto, tutte le attività sportive, il fare body building, gli
atteggiamenti combattivi del Qui-Kong (leggi: cictin), la danza ed anche
il semplice camminare sono fonti sicure di effetti piezoelettrici
variamente distribuiti nel corpo umano.
Quanto
al sistema di cellule MC e al ruolo di sensori trasduttori dei
Microvilli e delle Cilia, esso ci aiuta a capire come sia possibile
avvertire per effetto TEMA l’impatto di onde elettromagnetiche sotto
forma di sensazioni uditive, vestibolari, olfattive e gustative,
attraverso la stimolazione aspecifica (meccanica) dei rispettivi recettori
sensoriali specifici tappezzati da microvilli
(v. Tabella 1 al punto 1).
Il sistema di cellule MC permette inoltre di
interpretare
la sindrome neurovegetativa da micro onde della Sadcikova (60),
in virtù della ricchezza di cellule MC nei visceri addominali (Tabella 1
al punto 3), ma soprattutto dell’interazione fra microonde ed ependima,
epitelio ciliato in stretta contiguità con i sottostanti astrociti e
facilmente raggiungibile dalle microonde degli impianti radar (Tabella 1
al punto 2).
Fig. 3
-
Rappresentazione schematica della interazioni di tipo
induttivo (dimostrate con tecniche di immunofluorescenza)
fra citoscheletro e matrice extracellulare.
Spiegazioni
nel testo. Da Alberts B. e coll. (13) , per gentile concessione
dell’Editore e in parte modificata
Infine, l’interazione fra le onde
acustiche e i sensori M e C delle cellule MC ‘non uditive’ potrebbe
fornire nuove basi scientifiche alle azioni fisiologiche e
fisiopatologiche prodotte da suoni e rispettivamente da rumori intensi,
attraverso meccanismi est rauditivi integrantisi con i meccanismi
uditivi.
Non si intende qui affrontare il
complesso argomento musicotera pia, oggi in grande sviluppo e sul
quale esiste una ricca letteratura riportata in due recenti opere (61,62),
ma soltanto ricordare che i suoni udibili possono penetrare in profondità
nei tessuti, dato che la loro attenuazione in acqua si verifica a un tasso
molto minore di 1dB/m (63).
È
quindi ipotizzabile che la quota non riflessa dalla
superficie corporea di suoni e di rumori di sufficiente intensità,
penetrando in profondità, possa raggiungere le cellule MC, almeno in
alcune delle loro sedi.
Gli effetti biologici prodotti
dalla musica o da rumori intensi e prolungati si manifesteranno
- secondo questa ipotesi
-
non soltanto attraverso la via uditiva, ma anche attraverso la percezione
vibrazionale da parte delle cellule MC ‘non uditive’ viscerali,
ependimali ed emato midollari.
Alla vibrazione meccanica dei Microvilli
e delle Cilia indotta dal suono seguiranno impulsi elettrici per le
rispettive
cellule di appartenenza, tutte variamente collegate col sistema nervoso
(v. Tabella 1).
Viene così a crearsi una
connessione fra biologia e patologia da ultrasuoni e biologia e patologia
da suoni udibili. E’ infatti suggestivo quanto riferisce Scarpa (64)
sulla rimarginazione accelerata delle ferite con l’aiuto dei
suoni (v. la Nota).
Se pensiamo ai processi di
rigenerazione tessutale stimolata da ultrasuoni a bassa intensità SATA (Spatial
Average Temporal Average), quale risultato di effetti non termici
(65), la segnalazione di Scarpa diventa meritevole di
controllo.
In questo
medesimo contesto si inserisce un sistema sviluppato da Manners (66) per
applicare una sorgente di suoni udibili direttamente su regioni corporee a
scopo terapeutico.
Per validare la suddetta ipotesi di lavoro sarà
necessario verificare sperimentalmente sia l’entità che la profondità
di penetrazione del suono in fantocci tessuto equivalenti e nel corpo di
animali con diverse caratteristiche strutturali ed inoltre studiarne,
mediante tracciati microfonici, l’altezza (in Hz), l’intensità (in
dB) e il ritmo all’interno dei mezzi esaminati.
Alla base di
tutto, ovviamente, un accurato studio di fisica acustica applicata, con
particolare riguardo alla propagazione del suono (velocità, riflessione,
rifrazione, diffusione, assorbimento, impedenza, conducibilità) in
quel mezzo composito e multistratificato che sono i tessuti di una
sezione corporea.
Per concludere, il percorso di
ricerca da noi compiuto negli ultimi 15 anni ha consentito di dare qualche
risposta attendibile agli interrogativi ricordati nella Introduzione.
Saranno tuttavia i fisici medici i migliori mediatori fra questa difficile
fisica nanobiologica e il mondo medico.
Nota
(Stralci
da
‘Etnomedicina” di A. Scarpa
64)
“Celso e Galeno trattavano
l’insonnia con
i suoni melodici. Talete e Aristotele ammettevano la
musica nelle malattie mentali. Nel 1811 P. Linchenthal scrive un
‘Trattato dell’influenza della musica sul corpo umano’.
La musica
produrrebbe sia nell’uomo che negli animali, modificazioni
apprezzabili
su certe funzioni organiche.
E’ stato sperimentalmente dimostrato che
la musica agisce intensamente sulla funzionalità dello
stomaco
(peristalsi, secrezione di succhi
gastrici, produzione di acido cloridico).
Pare inoltre che la stessa rimarginazione
delle ferite possa essere affrettata notevolmente con l’ausilio dei
suoni.
Nel “Trattato di Sushruta”, classico del!a medicina
tradizionale dell’India, vi à un capitolo dedicato all’azione
terapeutica degli "strumenti medicinali", specie i tamburi.
Per
quanto riguarda l’Etnomedicina, si può dire che non vi sia sistema di
cura dove il tam-tam o il piffero o altro strumento non vi facciano la
loro apparizione”.
Tratto da: N0 4 Fisica in Medicina
-
Ottobre
- Dicembre 2002
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citato da 5. a pag. 124.
Vedi:
INFORMAZIONE, CAMPO UNIVERSALE e SOSTANZA
- Campi MORFOGENETICI
+
BIO
FISICA
+ Campi magnetici in
medicina
+
FISICA VIBRAZIONALE
(il paradigma dell'Harmonia)
+ CIMATICA 1
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