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Oltre
quindicimila anni fa la terra fu sconvolta da una catastrofe; le acque si
elevarono al di sopra del loro livello sommergendo molte terre. Si narra
che due grandi continenti sparirono per sempre:
Atlantide
e
Mu.
Alcune
tracce lasciate dal cataclisma sono ancora evidenti e molto si ritrova
nelle cronache antiche.
Video su Archeologia PROIBITA
L'apostolo Giovanni descrive nell'Apocalisse un cataclisma: “Avvenne un
gran terremoto e il sole divenne nero come un panno da lutto, la luna
diventò come sangue e le stelle del cielo caddero sulla Terra (...) la
volta celeste si squarciò e si arrotolò come una pergamena e ogni
montagna e ogni isola vennero rimosse dai loro siti”. (6, 12-14) ...una
tempesta di fuoco e grandine mescolati con sangue, si riversò sulla terra
(...) una massa ardente simile ad una montagna infuocata fu precipitata
nel mare (...) cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia,
che piombò su un terzo dei fiumi e delle sorgenti. (8, 7) ...vidi una
stella che era caduta dal cielo sulla terra. (9, 1) ...da quando gli
uomini esistono sulla terra non si era avuto un terremoto cosi violento
(...) tutte le isole scomparvero e le montagne non si videro più. (16,
18) Allora vidi un nuovo cielo e una nuova terra il primo cielo e la prima
terra erano spariti e il mare non c'era più. (21, 1)
Enormi
meteoriti
scavarono, diecimila o dodicimila anni fa, grossi crateri nell'America
Centro Meridionale, in Georgia, Virginia, Carolina e sul fondo dell'Oceano
Atlantico al largo di Portorico.
Si formarono le cascate del Niagara e s'innalzarono le Ande. Scomparve la
coltre ghiacciata che copriva la Scandinavia, la Gran Bretagna, l'Irlanda,
l'Europa Continentale. Un clima rigido invadeva La Siberia.
La corrente del Golfo arrivò a toccare le nostre sponde perché, come
afferma il geologo austriaco Otto Much, non trovò più nulla a fermarla.
Mentre Atlantide spariva nella fossa di Cariaco - 350 km a est di Caracas
- il fondale emergeva.
Lo
strato dell’iridio presente nel suolo proverebbe l’impatto con un
grande asteroide.
Sono tutti concordi che la produzione di questo elemento, in seguito
all’attività dei soli vulcani, non giustifica le tracce di iridio sulla
Terra, in India, Bangladesh, Italia, Europa. Intorno allo strato lasciato
dall’attività vulcanica ne è stato trovato, sopra e sotto, un altro più
consistente che contribuisce ad allargare la fascia del minerale fino a 50
cm. Quindi è certo un impatto con un grosso asteroide, o probabilmente
l'incrociarsi con una cometa e la sua coda o, ancora, uno sciame di
modesti asteroidi.
Secondo Charroux il diluvio viene ricordato anche in America e una prova
è la pietra detta "degli astronomi", della collezione Ica,
anche se tali pietre sollevano molti dubbi. Su di una di esse due persone
stanno studiando un fenomeno celeste con un telescopio, un oggetto volante
sale verso il cielo mentre tre comete cadono; vi sono stelle che brillano
insolitamente, un immensa nuvola striata a simboleggiare la pioggia che
segue la coda di una grossa cometa. I continenti sono raffigurati semi
sommersi e una stella precipita su un continente o sopra una grandissima
isola. In primo piano un'imbarcazione con tre personaggi a bordo.
Il
dottor Cabrera
ritiene che in altre due pietre si possa vedere il volto della Terra
nell'era secondaria. In una ad est delle due Americhe si scorge Atlantide.
A
Cobà esiste una scultura Maya su pietra che rappresenta un maya che fugge
su di una barca mentre un vulcano erutta e un tempio piramidale crolla.
Leggende
maya narrano che i loro antenati provenivano da una terra chiamata Aztlan,
sprofondata nel mare a causa di un terribile disastro.
Del
diluvio parla anche un opera del gesuita Anello Oliva "Vita degli
uomini illustri della compagnia di
Gesù del Perù" scritta nel 1631.
I
racconti narrano che Manco Capac, primo re degli
Incas, non volle andare
oltre Yca. I suoi compagni lo trovarono in una spaziosa caverna del lago
Titicaca scavata da mani umane. Le pareti erano ricoperte d'ornamenti
d'oro e d'argento e vi si accedeva attraverso una porta strettissima. Per
riconoscersi fra loro si forarono le orecchie e vi misero grossi anelli di
giunco. Manco uscì dalla caverna in un abito fatto di placche d'oro e si
fece eleggere re, fondando la monarchia degli Ingas (Incas).
Un
collegamento ai tesori della leggenda di Tiahuanaco.
Una
obiezione alla teoria della cometa giunge da parte del prof. Andrea Carisi,
in un articolo sul n. 3 della rivista Paleo, del 1995.
Egli pensa sia
difficile trovare pezzi di comete che vaghino insieme.
Secondo altri studiosi se un satellite cadesse sulla terra non arriverebbe
intero. Molto prima di toccare il nostro pianeta esploderebbe riducendosi
in innumerevoli pezzi, di varie dimensioni, con conseguenze facilmente
immaginabili.
Il
geologo austriaco Otto Much è convinto che se Atlantide fosse veramente
esistita dovrebbe la sua fine ad un asteroide caduto il 5 giugno dell'8496
a.C..
Il
diluvio sembra non sia ricordato dagli Egizi poiché la valle del Nilo ha
solo dodicimila anni, vale a dire che prima di quel tempo il fiume non si
gettava nel Mediterraneo.
Alcuni
papiri fanno riferimento al ribaltamento della terra:
Nel
papiro di Harris 1300 a.C. è scritto che "una catastrofe di fuoco e
acqua provocò il rivoltarsi della terra".
Per
il papiro di Ipuwer 1250 a.C. "il mondo prese a girare a rovescio
come se fosse una ruota del vasaio e la terra si capovolse".
Secondo
il papiro Hermitage del 1700 a.C. "il mondo si capovolse".
Anche
in un testo Indù, il "Visuddhi Magga", si legge che "la
terra si è scrollata".
In
molti papiri egiziani vi sono riferimenti all'Atlantide.
Manetone,
storico egiziano, ha fissato la data approssimativa del mutamento del
conteggio degli anni degli egiziani nel periodo in cui Platone colloca
l'affondamento di Atlantide 11.500 anni fa.
Il capitolo CLXXV del Libro dei Morti egiziano riporta che Thoth è
adirato con l'umanità: "Cancellerò tutto quello che ho creato.
Questa terra entrerà nell'abisso acqueo per mezzo di un furioso diluvio e
diverrà tranquilla com'era ai primi tempi". A conferma un testo
funebre rinvenuto nella tomba di Seti I; un racconto circa un diluvio che
distrusse l'umanità. Chiaro collegamento con la Genesi quando Dio,
vedendo la corruzione e la violenza degli uomini, ne decretò la fine.
Negli
affreschi monumentali di Medinet Habu, Egitto, vi è illustrata
l'invasione dei popoli del mare che "venivano da in capo al
mondo".
Secondo
lo scrittore Charles Berlitz i documenti egiziani perduti nel museo di
Pietrogrado, raccontavano di una spedizione egiziana organizzata da un
faraone della seconda dinastia al fine di scoprire cosa era successo ad
Atlantide e cosa ne rimaneva.
Ciò però contrasta con la teoria che vede
l'Egitto sorgere dopo l'immane sconvolgimento: come faceva questa terra a
sapere dell'esistenza di Atlantide ?
Oggi si ritiene che gli Indiani nelle Americhe siano comparsi circa dodici
o tredicimila anni fa.
Nessun indiano ha caratteristiche somatiche dell’asiatico del Nord. Gli
spagnoli della conquista parlarono di indiani bianchi e neri e di molte
sfumature di carnagione e di amerindi dai capelli chiari ritrovati anche
nelle mummie peruviane.
Numerose
mummie bionde, dalla capigliatura come "la seta color della
paglia", sono state trovate dall'archeologo Horkheimer, a Chancay.
Riposavano vicine con altre mummie di colore, dai capelli neri e spessi,
di razza indiana.
Rimane
il mistero della loro presenza in quel luogo secoli prima della scoperta
dell'America.
L’archeologa e scrittrice Waisbarg specifica che si possono trovare nel
museo privato dell'archeologo giapponese che le ha scoperte, Yoshitaro
Amano, a Lima.
Anche
nei resoconti degli spagnoli troviamo la descrizione di incontri con
abitanti biondi e di pelle bianca. Vengono riportate le storie raccontate
dagli indios riguardanti giganti venuti dal mare.
Pedro Lopez riferisce di aver visto le assi delle barche (giunche) con le
quali giunsero questi esseri giganteschi che costruirono complessi
megalitici.
Padre
Velasco afferma in una relazione che anche Pizarro poté ammirare le
statue scolpite dai giganti "sterminati da un uomo giovane e
splendente come il sole che lanciò contro di loro fiamme di fuoco".
Nel letto del fiume Columbia sono stati rinvenuti resti di origine
caucasica, quindi i bianchi vivevano in America a quel tempo.
Charroux
mette in risalto le osservazioni dei grandi glaciologi, Jelersma,
Romanovski, Cailleux, secondo i quali l'ultima fusione dei ghiacci avvenne
dodicimila anni fa, in modo repentino e a causa di qualcosa che urtò il
nostro pianeta, o in conseguenza di un fenomeno cosmico di notevole entità.
Questo disgelo fece sì che tutti i ghiacciai si fondessero insieme in
modo tale da sconvolgere il pianeta con gigantesche mareggiate.
Lo scrittore Wally Herbert, in "Deserti Polari", parla di quando
New York era sotto chilometri di ghiaccio.
Sui macigni di pietra del Central Park si possono osservare le tracce lasciate dal ghiacciaio.
Risalendo verso nord si trovano i grandi laghi del Quebec, il regime
idrico del Labrador, la baia di Hudson e la terra di Baffin, tutti lasciti
di un rigido regime glaciale. "...il ghiaccio tornò ad accumularsi
nel Canada Settentrionale e nella Groenlandia, il freddo aumentava e
l'avanzata dei ghiacci proseguiva, finché il Canada, gran parte degli
Stati Uniti settentrionali, delle isole Britanniche, dell'Europa e la
Scandinavia ne furono interamente coperti. Si succedettero quattro o
cinque ere glaciali. Ogni volta l'avanzata dei ghiacci durò centomila
anni".
Herbert
nel 1971 scrisse che solo in un futuro si saprà quale sia stata la causa
di queste fluttuazioni e in quale stadio del ciclo ci troviamo adesso.
È
accertato che la neve si raccoglie in una quantità tale da originare un
era glaciale solo se, nei pressi della zona di accumulo, esiste un oceano
libero da ghiacci nella direzione in cui soffiano i venti predominanti.
Quindi il Mar Glaciale Artico costituirebbe la chiave del clima. Ma quali
prove abbiamo che durante il Pleistocene vi sono stati periodi in cui era
sgombro dai ghiacci ?
L'accademia
delle Scienze di Leningrado ospita un Mammut rinvenuto nel 1900 in un
terreno permanentemente ghiacciato del bacino del fiume Berezovka nella
Siberia Nord occidentale. La carne ben conservata, la pelliccia, le
viscere, il polline contenuto nel cibo non ancora digerito, ci fanno
pensare che, indipendentemente dalle cause della morte, la conservazione
è dovuta ad un raffreddamento rapido e irreversibile del clima Siberiano.
Si deduce che la vegetazione della Siberia era più abbondante e il clima
relativamente caldo e più umido.
L'uomo
preistorico conosceva i Mammut e quando quello di Berezovka morì, l'uomo
era presente in tutto il mondo, circa un milione di anni fa. Lo stretto di
Bering fu interrotto circa tredicimila anni fa, per un aumento delle
acque.
Herbert
parla anche di Pitea, astronomo senza uguali, nato nel 350 a.C., al quale
i mercanti di Marsiglia affidarono l'incarico di compiere un viaggio al di
là delle colonne d'Ercole.
"Nel
310 iniziò il viaggio che durò sei anni. Non sappiamo se siano stati
redatti eventuali resoconti solo qualcosa è giunto fino a noi perché le
sue gesta furono portate di bocca in bocca visto che per tutti passò come
un grande bugiardo. Dichiarò di aver circumnavigato la Gran Bretagna. A
sei giorni di viaggio verso Nord trovò una terra che chiamò Thule, dove
durante l'estate la notte non calava e terra, acqua e aria si trovavano
unite in un miscuglio. Forse s’imbatté in quelle nebbie marine note a
chi conosce le zone polari. Riferì che dopo un giorno di navigazione toccò
un mare torbido sul punto di solidificarsi da non potersi solcare e sul
quale non si poteva procedere a piedi. Una situazione ben nota ai
cacciatori di foche."
Nel
Mahabharata si legge che a Meru, "Terra degli Dei", il giorno e
la notte corrispondono ad un anno.
Nel Surya Siddantha indiano è scritto che gli Dei osservano il sole per
sei mesi, prima che tramonti.
Così nel Rigveda e per gli Ariani della Persia, il cui paradiso, l'"Airyana
Vaejo", subì una repentina glaciazione.
Nel 1934 furono effettuati prelevamenti sul fondale oceanico ove si
presumeva fosse situato il continente scomparso e vennero alla luce
fossili di alcuni animali vissuti sulla terraferma e campioni di lava
provenienti da vulcani terrestri.
Più
di uno scrittore ha riportato che, nel 1898, a cinquecento metri dalle
Azzorre, in seguito a lavori inerenti alla posa di un cavo sottomarino, fu
osservato che il fondo del mare somigliava a un paesaggio terrestre.
I campioni di materiale prelevati si rivelarono come lava basaltica
vetrosa prodotta in seguito ad un raffreddamento verificatosi sotto la
pressione atmosferica. Il geologo Pierre Termier stabilì che fosse finita
sott'acqua dopo il raffreddamento.
La
lava si decompone entro quindicimila anni e questa ancora non si era
decomposta provando che le Azzorre sono i resti di una terra affondata
prima di quel tempo.
Un
altro segno di terre affondate in seguito ad un catastrofico cataclisma è
rappresentato dalle vaste distese di sabbia che si trovano sui profondi
fondali al largo delle Azzorre.
I
geroglifici della piramide messicana di Xochicalco, decifrati da Le
Plongeon, menzionano una terra posta in mezzo all'oceano i cui abitanti
furono uccisi e ridotti in polvere.
Ma
che cosa riduce in polvere ? Chi o cosa provocò il disastro ?
Secondo
Much un planetoide con una massa enorme caduto fra la Florida e le Antille
ove la crosta si riduce a soli 20 chilometri anziché essere di 40 o 50
come nel resto del globo.
Un'osservazione
aerea ha rivelato in Georgia, Virginia, Carolina, crateri con diametro da
400 a 1500 metri, formati undici o dodicimila anni fa e un cratere di 300
chilometri nello Yucatan.
Gilgamesh,
mitico eroe, parla di uomini ridotti in fango e del suolo divenuto una
distesa uniforme. I segni sono tuttora evidenti.
A 3500 metri le Ande sono
percorse da una curiosa striscia biancastra lunga più di 500 km formata
da sedimenti calcificati di alghe marine; prova ineluttabile che una volta
quelle rocce erano bagnate dal mare.
Anche
sulle sponde del lago Titicaca, ove l'acqua possiede un'alta percentuale
salina, si stende una linea bianco giallastra formata da sedimenti salini,
venuta alla luce oltre diecimila anni fa. Questa linea è obliqua rispetto
all'attuale superficie dell'acqua; evidentemente prima della catastrofe
doveva essere orizzontale.
Ciò prova che non solo la terra s'innalzò, ma
modificò il suo equilibrio. Il grande tempio a Tiahuanaco fu interrotto
bruscamente e l'ultima pietra collocata circa 9500 a.C. anno in cui
Platone parla della scomparsa di Atlantide.
A
poca distanza da Bogotà si stende un altopiano detto "Campo dei
Giganti" perché disseminato di grandi ossa pietrificate.
Si tratta
di resti di Mastodonti che popolavano l'Europa, l'Asia, l'America e
vivevano in zone paludose e ricche di vegetazione, non certo a duemila
metri sul livello del mare. Inoltre la pietrificazione può essere resa
solo dai sali marini.
In
Alaska sono state rinvenuti resti di Tigri dai denti a
"sciabola", leoni, cammelli, cavalli, rinoceronti. Parti di
animali e alberi, esseri umani insieme a bisonti e mammut, squarciati e
attorcigliati fra loro; il tronco scagliato da una parte, spalle e crani
dall'altra.
Non
presentano segni di armi o, strumenti da taglio. I resti sono come
strappati da una forza di inaudita violenza e sparsi in ogni dove. Una
cosa simile è stata riscontrata anche in Siberia, ove si sono sfruttati
giacimenti di avorio fino all'inizio di questo secolo. Nelle isole della
Nuova Siberia fu trovato un albero lungo ventisette metri, intatto, con i
frutti maturi ancora attaccati ai rami. Lampante segno di una improvvisa
ibernazione.
Di
contro in altre zone, come nelle cave di La Brea, a Los Angeles, si sono
manifestati fenomeni vulcanici.
In quei luoghi sono rimasti sepolti bisonti, bradipi, mastodonti, ben
settecento tigri dai denti a sciabola.
Nella valle di San Pedro i mastodonti furono ritrovati in piedi, immersi
nella cenere vulcanica; così in altri luoghi del Colorado e dell'Oregon.
Vi
sono costruzioni che hanno senso solo in determinati luoghi e non in
altri. Non in quelli in cui si trovano attualmente. Tiahuanaco per
esempio.
Secondo
la leggenda una catastrofe distrusse il mondo e il Creatore, Virachoca,
creò i giganti e poi gli uomini fatti a sua immagine. Ciò accadde quando
era adorato Ka-Ata-Killa, la luna Calante. Perché calante ?
Millenni
dopo si verificò un altro cataclisma dal quale si salvò solo un pastore
con la sua famiglia. In segno di ringraziamento questo antico Noè avrebbe
eretto, nel giro di una notte, Tiahuanaco.
Esaminando le pianure abissali è stato scoperto che tutti i letti dei
fiumi con la foce nell'Atlantico proseguono nei fondali scavando veri
canyon sottomarini fino alla profondità di un miglio e mezzo, indicando
che i loro corsi si sono formati quando quei fondali non erano sommersi.
Le terre emerse erano più vaste e esisteva una terra o un grande
arcipelago in mezzo all'oceano.
Attraverso
un sacerdote egizio, protagonista dei suoi poemi, Platone narra degli
innumerevoli cataclismi quando sulla terra viveva la stirpe più bella e
nobile da cui siamo discesi.
"Prima
del grande diluvio vi era una città famosa per la perfezione delle sue
istituzioni. Venne fondata mille anni prima della nostra stirpe, la cui
costituzione, come risulta dai sacri libri, risale a ottomila anni fa. Fu
la vostra città a stroncare una potenza che aggrediva con violenza
l'Europa e l'Asia e che proveniva dall'oceano Atlantico. In quel tempo
facile da attraversare perché vi era un'isola di fronte allo stretto che
voi chiamate delle Colonne d'Ercole, più grande della Libia e dell'Asia
riunite; da quella si procedeva verso altre isole che formavano una sorta
di strada verso l'opposto continente, intorno a quello che è veramente un
mare aperto. Poiché il mare che sta entro lo stretto è solo un porto
dall'entrata angusta, ma al di là vi è un immenso mare, un vero mare,
che circonda quello che senza dubbio si può chiamare un continente.
Nell'isola
di Atlantide si formò uno splendido impero che aveva predominio sulla
Libia sino all'Egitto e sull'Europa fino a Tirrenia.
Si preparò a
sottomettere la vostra patria e la nostra e fu allora che la tua città
con la sua forza e il suo valore, brillò sull'umanità e da sola trionfò
sopra gli invasori salvando tutti i popoli dalla schiavitù.
Passarono
molti secoli, da allora, e ci furono terribili terremoti e alluvioni e da
un giorno all'altro, in modo orrendo, l'eroica stirpe guerriera sprofondò
mentre l'Atlantide spariva inghiottita dai flutti."
E ancora da Crizia: "Novemila anni orsono scoppiò un conflitto tra i
popoli viventi fuori dalle colonne d'Ercole e quelli viventi all'interno
di esse. Da una parte Atene e dall'altra i re di Atlantide, allora più
estesa della Libia e dell'Asia insieme. In questo periodo di novemila anni
avvennero innumerevoli e violenti cataclismi e la vostra terra greca si
sgretolava dall'alto dei monti verso il basso. Il terriccio scompariva in
mare e rispetto a quello che esisteva un tempo, oggi rimangono solo
isolette."
In Crizia si parla di manoscritti originali, si citano i possedimenti
degli dei che si erano divisa la terra. Poseidone ebbe l'Atlantide e
procreò figli con una mortale che viveva su quei monti: Clito.
Trasformò la terra ove viveva in una fortezza, adornandola alternando
zone di mare e di terra in cerchi concentrici di varie misure, di cui tre
erano di acqua, due di terra, con gli spazi calcolati in modo che nessun
uomo potesse entrare in quella zona. Essendo un Dio fece scaturire dalla
terra due sorgenti di acqua, una fredda e l'altra calda. Rese la terra
ricca di ogni alimento, generò cinque coppie di figli maschi e divise
l'isola in dieci parti.
Il figlio maggiore si chiamò Atlante, dal quale
derivò il nome dell'isola maggiore, e lo rese re di tutti gli altri. Gli
altri figli dominarono e governarono per molte generazioni le isole del
mare aperto, un arcipelago molto vasto.
Su
Atlante si trovava anche il mitico Oricalco.
La
descrizione dell'isola ci fa intravedere un possibile Eden. Ricca di
legname, pascoli e di ogni pianta aromatica, di tutti i frutti
commestibili. Ponti sui numerosi canali, tutti coperti con tettoie per
proteggere la navigazione. I margini innalzati sufficientemente. Si parla
di strisce di terra e di mare larghe tre stadi o due stadi fino all'isola
centrale dove la larghezza era di un solo stadio.
"Il
palazzo del Re era situato su di un'isola di cinque stadi recintata da una
muraglia in pietra larga un peltro.
Le pietre erano di tre colori:
bianche, nere e rosse. Al centro dell'isola un tempio consacrato a Clito e
Poseidone, il cui ingresso era impedito da un muro d'oro. Vi era un tempio
in onore a Poseidone interamente rivestito d'argento all'esterno con
pinnacoli d'oro.
Un soffitto d'avorio con ornamenti d'oro, argento e
oricalco.
Con statue d'oro. Il Dio nel suo cocchio con sei destrieri alati
era talmente alto che toccava il soffitto col capo, intorno cento nereidi
su delfini.
La
capitale era circondata da una pianura uguale, levigata, cinta da una
catena circolare di monti, fino al mare, riparata dai venti di tramontana.
Aveva la forma di un quadrilatero allungato ad angoli retti in quanto si
era provveduto a regolarla con un canale che la circondava tutta."
Le
rovine
sommerse al largo di Bimini presentano un canale di
cinquecentocinquanta metri e monoliti di cinque metri di lunghezza,
pesanti circa venticinque tonnellate, databili intorno all'ottomila.
"Le opere costruite sembrano opera di semidei, non dell'uomo. Il
canale scavato alla profondità di cento piedi e largo uno stadio
uniformemente, era lungo diecimila stadi e vi affluivano dai monti tutte
le acque che fluivano in mare dopo aver irrigato la pianura.
Altri canali
navigabili e diretti verso la capitale erano stati costruiti ad una
distanza di cento stadi l'uno dall'altro."
Da
quanto emerge dai documenti, Atlantide possedeva circa un milione di
soldati, duecentocinquantamila cavalli, diecimila carri da combattimento,
milleduecento navi. Un impero governato da dieci re che si riunivano
periodicamente per concordare politica e comportamenti.
Fino a che la natura divina si perpetuò in loro, gli Atlantidi rimasero
fedeli alle leggi degli Dei, da cui si dice fossero generati.
È
curioso come si trovino affinità con altri scritti narrati di altri
popoli, derivati da un unica storia originale, forse precedente.
Strane
coincidenze religiose conducono a conclusioni logiche e interessanti. Un
Dio, Zeus, che dal cielo controlla l'operato di una divinità scesa in
terra e dei suoi figli. Che interviene per punire le scelleratezze di
coloro che Dei non sono più, a causa delle connivenze frequenti con i
mortali.
Questa storia si ripete nei miti e leggende dei popoli della terra. Nella
Bibbia, in Gilgamesh, in Dzyan, nelle storie degli Hopi e altri.
"Quando
la parte divina s'indebolì in loro per le numerose unioni con i mortali,
la parte umana prese il sopravvento e furono corrotti dal desiderio di
potere e di ricchezza. Zeus che vide tutto questo decise di punirli. Radunò
tutti gli Dei nella stupenda dimora posta al centro del cosmo per poter
guardare dall'alto in ogni direzione e disse loro..."
Qui
finisce il racconto, non conosciamo cosa fu deciso; ma il seguito della
storia lo si ritrova in tanti altri documenti.
Nel Timeo da un giorno all'altro scompare Atlantide a causa di terremoti e
maremoti.
L’ammiraglio
Flavio Barbiero,
seguendo proprio quanto descritto da Platone nei suoi poemi, è riuscito
ad identificare quale in effetti era la terra al di là delle colonne
d’Ercole squassata da un corpo celeste, forse una cometa, dodicimila
anni fa.
Oltre
diciottomila anni fa l’inclinazione terrestre era tra 6 e 8 gradi; la
calda corrente equatoriale rendeva mite e stabile la temperatura e
garantiva la regolarità delle piogge in tutto il globo. Il nostro pianeta
presentava una coltre di ghiaccio di 9 milioni di chilometri quadrati;
dodicimila anni fa almeno 6 milioni di chilometri quadrati.
L’Europa
vedeva la Danimarca e parte della Germania sotto il ghiaccio. Di contro la
Siberia godeva di un clima temperato e nelle sue vaste praterie
pascolavano milioni di mammut. Nell’emisfero sud metà dell’Antartide
era libero dai ghiacci; il polo si trovava nelle isole Macquarie, quindi
la penisola di Palmer, l’area di Weddel, la terra della Regina Maud
erano prive di ghiaccio. Qui l’ammiraglio Barbiero colloca la mitica
Atlantide.
Una
terra molto vasta, 140 kmq, con la capitale posizionata in un’ampia
pianura presso il mare e al centro dell’isola; dove oggi si trovano le
banchise di Filchner e Lassiter.
Tenendo conto che il livello del mare era
130 chilometri più basso e non esistevano ghiacci, come scrive Barbiero:
"ritroviamo un’immensa pianura di poco al di sopra delle
acque".
Oggi
la banchisa è circondata da una catena di montagne a picco sul mare,
liscia e uniforme per 500 chilometri di larghezza e 350 di altezza.
Dodicimila anni fa era esposta a mezzogiorno e i monti situati alle sue
spalle la riparavano dai venti freddi.
Nel centro di essa, a nove
chilometri dal mare, c’era un monte non molto alto ove sorgeva il tempio
di Nettuno; l’autore identifica il luogo con l’attuale isola di Berkner. "Sulla base della descrizione di Platone la posizione del
monte sacro di Atlantide è esattamente individuata, senza possibilità di
errore: esso si trova a 79° di latitudine sud e 45° longitudine ovest,
nella parte orientale della cosiddetta isola di Berkner."
Non basta: "le acque interne del mare di Weddell sono delimitate
dalle Sandwich, un arco di piccole isole distanziate in modo regolare: le
coste a picco sul mare, a quel tempo ad un livello più basso, danno
tutt’oggi l’idea di enormi colonne che si elevano dal fondo
dell’oceano".
Ecco
quindi le vere "Colonne d’Ercole" di cui parla Platone. Come
afferma l’ammiraglio: "la corrispondenza è totale ed
impressionante".
Secondo
la saga sumerica di Gilgamesh "Venne il tempo in cui i signori
dell'oscurità fecero cadere una terribile pioggia.
Tutti gli spiriti
cattivi infuriarono, tutto il chiarore si tramutò in oscurità.
Rumoreggiarono le acque, scorrendo, raggiunsero le montagne e caddero su
tutte le genti. Sei giorni e sei notti scrosciò l'acqua dalla cui distesa
emergeva solo il monte Nisir ove si incagliò la nave di Utna."
Alcune
tavolette Sumere di cinquemila anni parlano di Ziusudra, o Xisuthros,
un'altro Noè.
In
Messico alla fine del quarto sole si verificarono diluvi e inondazioni. Un
manoscritto Maya, tradotto nel 1930 dal brasiliano Bolio, racconta che
"Nell'undicesimo giorno Ahau Katun cadde una pioggia violentissima e
ceneri dal cielo. In una sola grande ondata le acque del mare si
rovesciarono sulla terra e il cielo precipitò".
Un
altro manoscritto pre-Maya di 3500 anni descrive la fine di Mu:
"Nell'anno sei del Kan, l'undici Muluc del mese di Zac avvennero
terribili terremoti che continuarono fino al tredici Chuen. Mu, la
contrada dalle colline d'argilla fu sacrificata. Si sollevò due volte e
scomparve mentre al terra veniva scossa. Il suolo sprofondò e riemerse,
si spaccò e si divise in molte parti, e sprofondò con i suoi abitanti."
E ancora nella Bibbia:
Cadde
dal cielo una grande stella ardente, come una torcia e colpì un terzo dei
fiumi e le sorgenti delle acque.
La stella si chiamava Assenzio.
(Apocalisse 8,10).
La
terra sarà tutta un deserto Stelle e costellazioni smetteranno di
brillare e il sole si farà oscuro fin dal mattino e la luna non splenderà
più. (Isaia 9,10).
Isaia
pregò il Signore ed egli fece retrocedere di 10 passi l’ombra sulla
scala di Acaz
(2° Libro dei Re 10,11).
Secondo gli
Aztechi sopravvissero solo Coxcoytli e sua moglie perché, seguendo le
indicazioni di un dio,
costruirono
una barca che finì arenata su di un monte.
Storie
comuni anche agli Araucani del Cile, agli Yamani della terra del Fuoco,
agli Invit dell'Alaska, ai Luiseno della California, agli Irochesi e ai
Sioux, pellerossa americani.
Perfino
la Cina possiede la storia di un diluvio, avvenuto in concomitanza del
mutare delle orbite dei pianeti.
Malesia, Laos, Tailandia, Birmania, conservano il mito del diluvio. Lo
stesso si dica per gli aborigeni dell'Australia, per gli indigeni delle
Hawai, che condividono un Noè con i Greci (Deucalione), con l'India di
Manu e con l'Egitto.
Il
diluvio sembra segnare la fine di un periodo e la nascita di una nuova
era, quella del quinto sole Azteco.
Scritture buddiste parlano di sette soli finiti nell'acqua, nel fuoco, nel
vento. L'attuale finirà nelle fiamme.
I libri Sibillini parlano di nove soli, quindi vi saranno ancora due
epoche dopo la nostra che sembra essere la settima.
A.
Marcellino, storico romano, 330-395 d.C. parla di una grandissima isola
inghiottita nell'oceano Atlantico dalla parte delle coste europee.
Il
filosofo Proco, 410- 485 DC, era convinto che un isola così grande fosse
esistita davvero, per quello che narravano gli storici dell'epoca e per i
ricordi della gente che abitava in un gruppo di isole a ovest delle coste
europee. Secondo le storie del tempo vi erano sette isole sacre a
Persefone, e tre più grandi: una sacra a Plutone, una ad Ammone e una a
Poseidone, questa grande mille stadi, splendida fra tutte.
Tucidide, 460-400 a.C., nella storia della guerra del Peloponneso, narra
di una gigantesca ondata che coprì parte di Orobia, una città dell'Eubea.
Facendo diventare mare ciò che era terra. La gente che non riuscì a
fuggire sui monti perì.
Timagene
(I sec a.C.) narra di una storia, popolare fra i popoli Galli, secondo la
quale, questi, furono invasi da un popolo che si dichiarava discendente di
una razza che abitava un'isola situata in mezzo all'oceano.
Diodoro Siculo (I sec a.C.) ricalca Platone "(...) la storia narra
che la terra paludosa dei Tritoni scomparve di vista durante un terremoto,
quando furono divelte alcune sue parti prospicienti l'oceano. Il reame era
diviso fra Atlante e Cronos. Atlante ricevette il mondo delle regioni
sulle coste oceaniche, portò alla perfezione la scienza astrologica e fu
il primo a rivelare all'uomo la dottrina della sfera."
Di quale dottrina si tratta? La Terra è una sfera, ed è divisibile in
cinque settori di 72° ciascuno. Questo ci riporta a quanto scritto in
merito alla Precessione degli equinozi e sulla Grande Piramide.
"Le figlie di Atlante si accoppiarono con i più famosi Dei e
divennero le antenate degli esseri umani e furono collocate in cielo col
nome di Pleiadi (...) Esiste al di là della Libia un isola di vaste
proporzioni a due giorni verso ovest dalle coste libiche (...) con una
pianura di insuperabile bellezza. L'attraversano fiumi navigabili usati
per l'irrigazione.. vi sono tutte le piante, gli animali, ville giardini
frutti abbondanti".
Tertulliano (160-230 d.C. ) riferisce su mutamenti subiti dalla terra e
cita "l'Atlantide, un'isola pari alla Libia e all'Asia insieme, oggi
la cercheremmo invano".
Arnobbio
Afero di Sicca (III sec d.C.), nel difendere i Cartaginesi incolpati di
tutto dice: "ricordiamo loro che circa diecimila anni fa un numero
enorme di uomini uscì con terribile foga da un isola chiamata Atlantide
distrusse e annientò infinite tribù".
Claudio
Eliano (III sec d.C.) parlando delle otarie, soprannominate arieti del
mare, dice che il maschio ha sulla fronte una striscia bianca simile a
quella che portavano in capo i re dell'Atlantide, come segno di potere.
Tavolette Babilonesi parlano di esseri discesi dal cielo: "venne poi
il diluvio e dopo la regalità scese di nuovo dai cieli. Gli antichi Dei
che portarono la civiltà e la luce del progresso sulla terra sparirono a
causa della caduta dell'ultima delle lune".
Nella
Bibbia Ezechiele racconta di un arcipelago, indicato come isole di Tarsis
(Tiro). Jahweh lo incarica di portare al Re un messaggio: "Dì al Re,
che ha affermato di essere un Dio e ha preteso di sedere su di un trono
circondato dai mari, che è solo un uomo". Dio stesso si rivolge al
re: "Io, il Signore, ti manderò contro i più feroci popoli
stranieri. Vivevi in un Eden, il giardino di "Dio", coperto d'ogni specie di
pietre preziose, gioielli preparati il giorno in cui sei stato creato. Ho
messo un cherubino imponente a proteggerti, vivevi sul monte sacro a Dio e
camminavi fra pietre 'moventi'. Per il tuo commercio hai peccato. Ti ho
cacciato dal monte di Dio e il cherubino ti ha allontanato dalle pietre 'Moventi'."
Cosa sono queste pietre ?
Poi
Dio si rivolge alla città: "Io, Dio, il Signore, dichiaro che ti
renderò deserta come le città in rovina. Ti coprirò con masse enormi di
acqua fatte salire dal popolo del mare. Ti farò sprofondare nel mondo dei
morti. Resterai in quel mondo sotterraneo, non potrai risalire e non avrai
più posto nel mondo dei vivi. Tutti saranno spaventati dalla tua fine. Ti
cercheranno ma non ti troveranno mai più, lo dico, io Dio, il
Signore".
Forse per questi passi le ricerche portarono verso Tartesso; ma Tartis è
un luogo incerto anche se per qualcuno potrebbe trattarsi del territorio
spagnolo.
Atlantide
si fa sempre meno mito e più certa diviene la sua esistenza e con essa la
catastrofe subita dal pianeta.
Lo studioso Lewis Spence concorda con la teoria secondo la quale Atlantide
sia scomparsa in seguito ad una serie di cataclismi periodici e non in una
sola volta.
Lo
proverebbero i periodi durante i quali la cultura europea avrebbe fatto un
salto di qualità e che corrisponderebbero agli esodi forzati dal
continente Atlantideo in seguito al verificarsi dei cataclismi; e cioè
nel 25.000, nel 14.000 e nel 10.000 a.C., quando Atlantide scomparve del
tutto. Altre prove la raffinatezza della cultura Cro Magnon dotata di
notevoli conoscenze d’anatomia e di uno sviluppo mentale tipico di una
specie di superuomini.
Da
uno stesso progenitore arcaico africano sarebbero derivati l'uomo di
Neanderthal in Europa e quello di Rodhesia in Africa.
Fatto
accertato dopo la scoperta del cranio Lofoide della Rodhesia. Quindi la
migrazione umana sarebbe avvenuta in due direzioni opposte: una verso
levante e l'oceano indiano, nelle terre australi e nel pacifico fino
all'isola di Pasqua; l'altra per l'Atlantico, a ponente, in America.
Quest'ultima sembrerebbe in epoca remotissima.
I due rami più antichi della famiglia umana, l'Hesperantropus, un
locefalo americano e il Tasmanus, un locefalo oceanico, sarebbero entrambi
discendenti da un Paleo-Anthropus. Sarebbero inoltre emigrati in America
per le vie occidentali, ma se vengono escluse le vie che passavano
attraverso le isole intermedie, costeggiandole, in quale modo sarebbe
avvenuta questa emigrazione?
Gli studi antropologici rivelano il passaggio per vie occidentali d'Africa
quando non esistevano transatlantici e velivoli, almeno per quanto ne
sappiamo.
Gli
studi geologici e i sondaggi oceanici proverebbero l'esistenza di un
esteso rilievo terziario affondato in epoca remotissima nell'Atlantico.
Gli studi archeologici provano inoltre la simultaneità cronologica e una
analogia nelle arti, lettere, religioni, simboli, costumi dei due
emisferi. Studi linguistici svelano il fondo di antichi idiomi comuni ai
popoli situati di qua e di là dell'Atlantico.
Infine le tradizioni
conservano il ricordo di una terra sommersa.
Da
porre l’accento sul simbolismo assunto dal toro Atlantideo nelle culture
egizia, cretese e spagnola.
Rilevante l'espandersi nella Francia e nella Spagna di un’antica civiltà
che usava seppellire i morti con il viso rivolto all'Ovest.
Nel
corso del tempo sarebbero emerse numerose altre prove circa l'esistenza di
un continente Atlantico.
Il Prof. Gianni Trapani rilevò
che le Canarie si elevano su di uno zoccolo poco profondo e sono la
continuazione delle catene dell'Atlante africano. Hanno fatto certamente
parte di un grande frammento unito alla Mauritania fino ad un epoca
relativamente recente.
Sembra
che questo fosse stato un dato di fatto già noto agli studiosi fino dal
1600.
Il
Prof. Germain, del Museo di Storia Naturale di Parigi, studiando la flora
e la fauna delle isole atlantiche concluse che une tempo esisteva un
continente nel mare dei Sargassi e ne pubblicò un ampio resoconto su:
"La Geopgraphie" nel 1923.
Cristoforo
Colombo, in una lettera inviata ai re spagnoli datata ottobre 1499,
scrisse: "Ogni volta che navigai dalla Spagna alle Indie, trovai a
cento leghe a ponente delle Azzorre, un cambiamento straordinario nel
cielo, nelle stelle, nella temperatura dell'aria e delle acque del mare.
Trovai il mare talmente coperto di un'erba che somiglia a dei piccoli rami
di pino carico di lentisco, da far pensare di essere su un
bassofondo".
L'esistenza
di alghe galleggianti grazie allo stelo ritto sull'acqua, e trattenute in
galleggiamento da piccole vescichette di aria, che coprono un area di
sessanta miglia quadrate, denota che in precedenza in quel punto esisteva
una massa di terra continentale successivamente sprofondata. Secondo lo
studioso Germain alghe simili proliferano da molto tempo nell'arco di un
antico litorale diventato arcipelago. Gli animali marini che si annidano
nelle alghe sono del tipo litoraneo. Discendono da quelli abitualmente
insediati in un continente precedente.
Non è pensabile che le larve di
questi crostacei dalla vita di pochi giorni possa venire dalle rive del
Senegal e da quelle dell'America.
Il Prof.Schmidt, nell’ottobre del 1923, descrisse, su di una rivista
scientifica, la vita delle anguille dette "pesci dell'Atlantide",
e la vita delle "Civelles", pesciolini rosei, trasparenti di
forma cilindrica di circa sette centimetri, i quali risalgono in gruppi i
fiumi cambiando colore e divengono anguille verde scuro. Dopo cinque o
sette anni sono in grado di riprodursi e ritornano al mare.
Quando vi
giungono hanno mutato colore. Nel mese di ottobre iniziano un viaggio di
sei mesi verso il mare dei Sargassi, ove si accoppiano e lasciano le uova
a trecento metri di profondità. Le larve, di quattro millimetri, sono
trasparenti e si nutrono percorrendo in senso inverso il tragitto.
È
stato notato che anche in America le anguille dei fiumi migrano verso il
mar dei Sargassi. Quindi si deduce che questo derivi da un'abitudine
secolare.
Alcuni
uccelli, come il Catopsilia della Guaiana Inglese, volano annualmente
verso l'Atlantico. Tutto questo certifica l'esistenza di un antico
continente, adesso affondato.
Ulteriore
conferma circa l'esistenza di una terra in mezzo all'Atlantico, anche se
non necessariamente"l’Atlantide",
deriva dallo studio del "Rosso" come caratteristica comune a
molti popoli.
In lingua ebraica Adam significa "rosso" e tale era il colore
del primo uomo. Da Adam deriva Adama e
Adamo;
nonché Adamu, cioè "sangue". Adamatu è la terra rosso scura
con la quale Geova formò Adamo. Lo foggiò con l'argilla rosso scura del
suolo, soffiò nelle sue narici l'alito della vita mutandolo in un "Nepesh":
spirito, anima, "sangue". L'Adamo era decisamente
"rosso".
La
storia Sumera racconta come la Dea Madre mescolò il sangue di un Dio, il
"Nepesh", alla terra, nella casa di Shi.In.Ti, dove veniva
alitato il vento della vita, per formare l'Adama. Classificato come un
essere di quarantacinque metri, androgino, circonciso, prima provvisto di
coda poi senza, inserito, con Eva
nella stirpe dei giganti.
Adoma è anche la parola che indica un grande
continente situato nel Pacifico settentrionale nominato parlando della
storia di Adamo; luogo che si vuole popolato da uomini "rossi",
che sprofondò in seguito ad una catastrofe.
Adamo
diviene così la raffigurazione degli Atlantidi dalla pelle rossa. In
Greco, rosso si diceva "Phoinix", appellativo dato ai Fenici,
gli uomini rossi. Adamo diventa il gigante fenicio della Britannia, una
delle regioni di Atlantide.
Al
tempo della XII dinastia in Egitto si conoscevano quattro razze: i Manu,
dalla pelle gialla di origine asiatica e con il naso aquilino;
i Nassu,
neri, con i capelli lanosi; i Tamaku dal carnato bianco roseo con gli
occhi celesti, provenienti dalla Libia e dalle isole del Gran Verde;
infine i Rutennu o egizi di razza rossa che insieme ai Fenici si
definivano "i rossi".
Sui
bassorilievi e sui monumenti, i personaggi di alto lignaggio venivano
raffigurati con una pittura rossa.
Pure gli "uomini del mare", invasori dell'Egitto, vengono
indicati come "rossi" e addirittura nelle leggende Cinesi
troviamo un popolo dai capelli rossi.
La
parola Rutennu o Rotennu deriva da Rut o Rot che significa rosso. Di tale
colore il mare che bagnava l'Egitto, "il mare dei Rossi". Rut
deriva da Rute che con Daytia era una delle due isole superstiti di
Atlantide; punto di partenza della razza che soggiogò quella che dimorava
sulle sponde del Nilo originando i Rutennu: gli uomini del mare di Rute.
Il
popolo degli Yxsos veniva definito una razza più rossa di quella egizia
e, per loro stessa ammissione, proveniva da quella terra che si stendeva
fra il Pacifico e il Sud atlantico chiamata "Oceano Ethiopicus",
nota come Etiopia, notoriamente popolata da "neri". Terra che
formava una sorta di ponte fra i popoli dell'Atlantico, del Mediterraneo e
del Pacifico.
Significativo
che il vocabolo "Kush", trasformazione del nome Cuzco (un
collegamento con le Ande?), sia un vocabolo non ebraico tramandatoci dalla
Bibbia, che si ritrova nel nome degli Etruschi, Etrush e definisca gli
Etiopi e la loro terra; quella di Koshu.
Inoltre l'antico nome di Ur era Kish. Quindi l'origine di molti popoli sembra si trovasse nel mezzo
dell'Atlantico, in quella Rute che apparteneva ad Atlantide.
Rossi
erano tutti i popoli sulle sponde delle terre intorno a quest'ultimo
perduto continente: i Maya, gli Incas, gli Aztechi, gli Indios americani,
i Pellirosse; razze che affermavano di provenire da una terra chiamata
Aztlan o Atlan naufragata nell'Oceano Atlantico in seguito a cataclismi e
terremoti.
Vivo è il ricordo fra il popolo rosso americano. I Delaware ricordano
l'età dell'oro e quella della distruzione di una grande isola oltre
l'oceano; i Mandan conservano un'immagine dell'Arca; i Dakota raccontano
che gli avi salparono da un'isola sprofondata a oriente.
Gli
Okanocan parlano di giganti bianchi su di un'isola in mezzo all'oceano che
venne distrutta; i superstiti divennero rossi in seguito alle scottature
del sole per aver navigato per giorni su di una canoa. I Sioux ricordano
quando non c'erano terre asciutte.
Un
grosso interrogativo nasce nel costatare che l'unico paese al mondo
mancante del mito del Diluvio universale è l'Egitto.
Unica catastrofe
quella provocata dalla Dea Hathor che, impossessatasi dell'Occhio Divino
(forse un veicolo aereo?), lottò contro il genere umano massacrandolo. Ra
pose fine al massacro versando sulla terra settemila giare di birra
formando un mare ove la Dea si fermò a specchiarsi.
Le conchiglie rinvenute ai piedi della Grande Piramide testimoniano,
invece, che la catastrofe interessò anche quella terra, forse prima della
civiltà Egizia. Rimane senza soluzione la sua ubicazione nel tempo.
Ad uno dei più antichi ceppi della razza rossa appartengono anche i
Guanci delle isole Canarie; individui con occhi azzurri, capigliatura
bionda come alcuni Incas e Chimù.
Gli
antichi ebrei avevano i capelli biondi e crespi non comuni ai popoli
orientali, orgogliosi della loro cultura monoteista da considerarsi gli
"eletti".
Seguendo
le tracce di questo colore giungiamo fino al Pianeta Rosso:
"Marte". Secondo Brinsley Le Poer Trench, il libro di Enoch
proverebbe che l'Eden si trovava su quel pianeta. Enoc nel terzo cielo,
quello di Marte, appunto, contemplò il giardino del Paradiso e al centro
vide l'albero della Vita.
Oggi Marte rappresenta un appassionante mistero spaziale alimentato dal
comportamento dell'Ente spaziale americano che nega tutto,
dall'istituzione di una "Mars Mission" che intende mettere tutto
alla luce del sole.
Nel mezzo le foto fornite dal Mariner con formazioni
piramidali (che sembra esistano pure sulla Luna), e un enigmatico volto
che ricorda la Sfinge Egizia. Con questo non vogliamo asserire o negare
niente; ciò non di meno rimaniamo perplessi davanti ad un volto che ci
osserva da un altro pianeta.
Un libro aramaico, "la Vita di Adamo ed Eva", affermerebbe che
il Signore ordinò all'arcangelo Michele di condurre Adamo nel Paradiso di
Giustizia, nel terzo cielo (quello di Marte), cosa che fu fatta servendosi
di un "carro di Fuoco".
Il
Signore scese su un "carro di Cherubini" per giudicare Adamo ed
Eva, la quale, alzando gli occhi al cielo, vide un "carro di
luce" con quattro aquile risplendenti posarsi nel punto ove stava
Adamo.
Nel rotolo 4Q SI40, riportato nel libro di Luigi Moraldi "I
manoscritti del Qumram", edizioni Utet 1986, vi si trova la
descrizione del "carro trono" del Signore: Il Merkabah.
Circondato
di Cherubini che "ritornano ed escono tra le ruote della sua Gloria
come immagini di fuoco", creature "splendenti" con indosso
meravigliosi abiti multicolori, più splendenti del sale puro. Gli spiriti
del Dio vivente scortano la gloria dei "carri". (...) quando si
apprestano tace il suono delle acclamazioni e la "brezza" della
benedizione in tutti gli accampamenti di Dio.
Non
mancano le similitudini con i libri Indù.
Uno
di questi dal nome impronunciabile, il "Budhaswamin Brihat Katha
Shlokasamgraha", descrive l'atterraggio del re del Vidyaharas,
Naravashanadotta, su Uijayani, vicino al Gange, con un carro presidiato
dai suoi "celesti" per cercare Ipploha, che aveva rapito la
principessa Surasamanjari.
Il rosso ci porta verso i "Vimana" indù, i carri degli Dèi che
si alzavano nei cieli dell'India.
Inoltre
il libro aramaico ci informa che il volto di Adamo splendeva di luce
abbagliante.
Anche
qui le similitudini sono numerose; basti ricordare Lug, l'Apollo, il dio
dei Celti; lo Splendente per i Latini; Chu Chulain, El; lo stesso Gesù
risorto, Brahma; vengono descritti con il volto luminoso. Mosè quando
discese dal Sinai irraggiava una luminosità intorno.
Enoc
stesso, nella Costellazione Altair, scorse il volto del Signore
"simile al ferro fuso che emetteva lampi di luce abbagliante".
Va sottolineato che il rosso ardente era il colore dei Maya e degli
Aztechi.
Il libro dei Quichè, il Popol Vuh, parla specificatamente della
Creazione dell'uomo dal colore rosso.
Quando nacque, Noè, aveva il corpo candido come la neve e rosso come una
rosa in fiore, capelli con lunghi riccioli bianchi come la lana. Quando
aprì gli occhi illuminò l'intera casa come il sole. Si sollevò fra le
mani della levatrice e parlò con il Signore.
Tutto
ciò è narrato nel libro di Noè e i rotoli del Qumran confermano la
storia compreso il sospetto che assalì Lamec. Il figlio era stato
concepito da uno dei Guardiani celesti e apparteneva alla stirpe dei
giganti. Quindi Noè si rivela un gigante dalla pelle rossa sopravvissuto
ad Atlantide diecimila anni fa’.
Gli
antichi lo veneravano come un Atlantideo e un Titano come le tradizioni
bibliche che lo associano ai Figli di Dio.
Se
uno più uno fa due, è logico concludere che i Figli di Dio erano giganti
dalla pelle rossa. Non rimane che chiedersi se l'uomo discende, in via
naturale o artificiale, come citano alcuni testi, da una razza di Dèi
"rossi": gli Elohim per alcuni, i Refaim o Nephilim per altri.
Pomponio
Mela e Plinio raccontano dell'arrivo di una barca piena di uomini dalla
"pelle rossa", con labbra tumide crani allungati, nasi aquilini,
proveniente dall'Atlantico. L'uomo di Cro-Magnon fu, come la Razza Rossa,
un tipo agile, alto, muscoloso, atletico, con ossatura pesante. Inoltre la
pittura rupestre nelle caverne raffigura gli uomini della razza Cro-Magnom
provenienti da occidente, attraverso l'atlantico, come uomini
"rossi".
In
tutte le regioni in cui vivevano uomini rossi si veneravano gli Dèi sulla
sommità di piramidi a gradini o costruzioni affini, come i menhir; e
sugli altari veniva bruciata la carne delle vittime. Tutto questo e
evidenziato sul libro di Otto Muck "I Segreti di Atlantide",
secondo il quale il vulcano di Atlantide fu il prototipo delle piramidi:
"quando il Dio si sveglia e parla con voce tonante ai terrestri la
vetta del vulcano appare avvolta in una luce dorata".
Il
tempio di Marduk-Baal sulla cima dell'Etemenanki era ricoperto d'oro; la
cima delle piramidi era dello stesso metallo, come le pagode e gli stupa
con i loro tetti dorati. Fra i Fenici il monte ardente diviene il
"Dio Ardente", il Melek o Molok, al quale si sacrificavano i
primogeniti.
Sull'altare
dell'olocausto si bruciavano grassi e carne in onore di Jahweh. Gli altari
Aztechi videro i sacrifici al Dio Quetzalcoatl, nello Yucatan al dio
Cuculcan. Così nell'Ellade, a Roma, a Babele, Ninive e nell'India
prebuddista. Stranamente la "Irminsul" germanica si ricollega al
serpente piumato Maya e Azteco, ove diviene il simbolo del Dio cosmico,
sovrano dei quattro elementi.
Davanti
all'altare cristiano l'incenso sparso riproduce quella nube che segnala
sempre la presenza del Dio quando questi parla con l'uomo. La Bibbia
difatti descrive così queste manifestazioni divine. Mosè sali sul Sinai
alla presenza di Dio mentre la montagna rumoreggiava, fumava e
s'illuminava di lampi di luce, visibili e udibili da lontano. La montagna
fumante è ricordata dall'albero cosmico, simbolo della cultura megalitica
degli uomini Cro-Magnom che occuparono la terra liberata dai ghiacci e
crearono quei colossali menhir di pietra orientati verso Ovest; verso il
luogo d'origine dei primi uomini rossi. Il ricordo del monte Atlas, oggi
Pico Alto, ove dimorava il Dio del Fuoco. Zeus, Thor, Marduk, Geova,
usavano il fuoco sacro, il fulmine, come il dio di Atlantide: il vulcano
Atlas ?
Il
Cro Magnom ha colonizzato l'Europa dopo la scomparsa di Alantide avvenuta
dodicimila anni fa nel momento in cui si passava dal quaternario al
quinternario.
Gli americani primitivi, secondo l'antropologo Herbert Wendt,
appartengono alla specie dell'homo sapiens derivante dal Cro Magnom con
tratti mongolici e indiani. Furono senza dubbio contemporanei degli uomini
di Atlantide.
Il
colore rosso marrone è un carattere razziale sicuro presso i popoli
antichi appartenenti al gruppo delle piramidi e al raggio d'azione di
Atlantide.
Piramidi
si trovano anche sui banchi delle Bahamas, sul fondo marino presso Cuba,
ove è stato individuato un complesso di ruderi che attende di essere
esplorato; ad Haiti a Santo Domingo e nella zona di Bimini, enormi cupole,
di cui una raggiunge la misura di 55 metri per 43, probabile base di una
piramide.
Manson
Valentine, Jacques Mayol, Harold Climo, Robert Angone hanno trovato templi
a gradini nella zona di Bimini nel 1968 e le mangrovie fossilizzate
analizzate col "C14" hanno indicato un età di dodicimila anni.
Da
Atlantide proviene il rosso, ancora oggi colore degli emblemi imperiali,
dei cardinali, usato nelle cerimonie importanti dalla chiesa (la porpora
rossa), indice di potere e gloria, ricordo degli imperatori rossi di
Atlantide. Adamah la prima terra, la Rossa.
Per
chi dubita, una curiosa e indiretta testimonianza dell'esistenza di un
terra nell'Atlantico ci viene dal popolo Basco. Non solo i caratteri
somatici sono quelli della razza rossa atlantidea, somiglianti al profilo
Maya, ma come gli indiani dell'America Centrale, usano al posto
dell'aratro i "Laya"; bastoni biforcuti per preparare la terra
per la semina. I maya dell'antico regno usavano lo stesso sistema.
E
non basta; Baschi, Indiani, Maya trovano la stessa radice comune anche nel
gioco: La Pelota. "Può essere che i re ed i nobili dell'isola di
Atlantide abbiano giocato alla pelota, già diecimila anni fa, nello
stesso modo in cui giocava Montezuma ai tempi di Cortes ed i Baschi ancora
oggi ?" (Otto Muck).
Come le anguille che dall'Europa tornano nel Mar dei Sargassi, ricordando
da dove sono giunte, anche l'uomo ritrova nel gioco divenuto patrimonio
culturale, le sue radici ancestrali e perpetua la tradizione dei suoi avi:
gli uomini rossi.
Quindi
una sola domanda: quale l'origine di questa razza rossa? Atlantide? E da
quale luogo provenivano i costruttori di Atlantide ?
Secondo
Heli Sarre, Atlantide era un'isola artificiale galleggiante sull'oceano
collegata ad isole più piccole per mezzo di ponti.
Sarre si chiede se era
possibile costruire una tale isola capace di contenere case, giardini,
uomini e animali domestici. Prendendo ad esempio Tenochtitlan, afferma che
lo era.
Questo implica che i costruttori, circa quattordicimila anni fa,
conoscevano una tecnologia molto avanzata.
Erano quindi Dèi provenienti da un altro spazio, o forse, molto più
semplicemente, comuni mortali che disponevano di una tecnologia migliore e
parte di quelle scoperte ed invenzioni che abbiamo creduto di conquistare
solo in un passato recente?
La
risposta rischia di spostare le lancette del tempo in un periodo assai più
remoto di quello finora sospettato.
Come ha scritto Platone nel suo poema: "Quanto è bambina la vostra
storia rispetto all'enorme passato umano".
Note:
1.
Direttore del Museo di Ica, Messico.
2.
Flavio Barbiero - nato a Pola nel 1942, laureato in ingegneria a Pisa,
entrato nell’Accademia Navale di Livorno nel 1961, ha trascorso i suoi
anni nei centri di ricerca della Marina Militare e della NATO. Nel 1998 si
è ritirato dal servizio attivo con il grado di Ammiraglio. Nel 1975 e
1978 ha partecipato a due spedizioni in Antardide.
Collabora con centri
Studi e Università su programmi di ricerca scientifica e archeologica.
Altri suoi libri sono.
Alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, La Bibbia
senza segreti, I signori del tempo, Calendari antichi e moderni e La nave
nella storia.
3. Si
dice fossero sessantaquattro milioni.
4.
Simile alla meridiana.
5.
Rivista Universo 1927
6. A
lei si attribuisce la tomba rinvenuta a nord di Gidda.
7. A
Chan Chan sono state ritrovate molte mummie con capelli biondi.
By Mauro
Paletti
Tratto
da:
www.edicolaweb.net
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