UNIVERSO
UNIGRAVITAZIONALE - Il tramonto della
teoria della Relativita’
Da troppo
lungo tempo la coscienza di milioni di persone -
non competenti o anche studiosi in ottima fede -
È condizionata e offuscata dal predominio
di una Lobby di "teorici" della fisica, che
propagandano un tessuto di vere e proprie
favole
suggellandole con un crisma di presunta
scientificità. Nell'impossibilità di elencarle
tutte in questa sede, scelgo quella che mi
sembra la più adatta a dimostrare la
grossolanità mentale dell'attuale metodo
scientifico.
L’esempio mi è offerto dalle pulsar.
Le prime pulsar scoperte presentavano picchi
radio con un periodo dell'ordine dei secondi: si
pensò allora, dopo varie congetture strampalate,
di strizzare una stella a dimensioni minime per
costringerla a compiere una rotazione completa
in quel tempo brevissimo. Nascevano così le
"stelle di neutroni".
Era una prima stupidaggine, cui tenne dietro una
catena di inconcepibili idiozie, quando si
scoprirono pulsar luminose (non più solo
radiostelle) dal periodo di millesimi di
secondo. Ebbene gli astrofisici, invece di
rinsavire e cambiare idea sul fenomeno, andarono
riducendo via via le stelle a capocchie di
spillo, di immane densità, fino al limite di
quell'altra favola rappresentata dai "buchi
neri" ! ? - vedi:
Vuotoquantomeccanico
Gli effetti di tutto ciò non sono indolori:
l'umanità attraversa una crisi epocale di una
gravita estrema, come è noto a tutti, alla quale
i progressi della tecnica e del tenore di vita
di una parte del mondo sono impotenti a porre
rimedio, perché la causa reale della crisi che
viviamo è lo stravolgimento dei fondamenti
stessi della conoscenza, che è sostanza
ontologica dell'essere umano.
Diciamo subito, senza mezzi termini, che la
relatività einsteiniana, assurta incredibilmente
a mito d'una suprema intelligenza, è la
manifestazione principale di un pensiero-zombi e
che ha devastato la ragione umana per oltre un
secolo.
Si tratta in realtà - come si dimostra subito -
d'una teoria nata nelle sue due fasi da due
principi insussistenti e corredata di "prove",
che hanno la stessa validità dei regalini messi
per i piccoli attorno al camino come prove della
esistenza della Befana.
Vengo quindi alla
teoria della relatività, ultima e più grande
frana della logica scientifica.
Che un simile guazzabuglio di assurdità sia
potuto durare sulla scena per più di un secolo,
costituisce uno scandalo unico, il più grave in
assoluto nella storia del pensiero umano e tale
da fare impallidire il ricordo del vecchio
sistema tolemaico venuto al confronto della
rivoluzione copernicana.
Ne è titolare la potenza della lobby dì cui
sopra, che vi ha individuato molto presto le
possibilità di soggiogare, proprio con
l'imbonimento d'un assurdo diventato
inappellabile, le coscienze dei profani e di un
esercito di creduli seguaci.
Parto dalla falsità dei due principi
fondativi.
Costanza della
velocità della luce (relatività ristretta,
1905).
Il principio è nato surrettiziamente dalla
incomprensione del fenomeno delle "frange di
interferenza" nell'esperimento Michelson-Morley
(1881). Questo perche’, mentre la fisica
corrente crede che le "frange" abbiano un
comportamento motorio come il “raggio”
corpuscolare di luce che va e viene, esse
costituiscono in realtà una “struttura”
magnetica solidale col sistema generante:
l'apparecchiatura famosa di lastre e specchi a
croce.
Si pensi, per analogia, a un arcobaleno rispetto
alla superficie terrestre: chi si sognerebbe di
teorizzare misure di locomozione su quella
"frangia" naturale, configurata dal magnetismo
terrestre ?
Bisogna premettere che ancora oggi l'ottica
geometrica del fenomeno è completamente
sconosciuta, come riconosce Erwin Schroedinger
nell'articolo "Che cos'è la materia ?",
pubblicato in La fisica e L'atomo, Zanichelli,
Bologna 1969.
La realtà è che tali frange non rappresentano
l'andirivieni ondulatorio dei fotoni-corpuscoli
della luce, come crede la fisica accademica,
immaginando che un loro presunto spostamento
possa avere un qualsiasi significato in rapporto
al problema che ci si proponeva (esistenza dell'etere).
Esse, invece, studiate correttamente - come fa
la fisica unigravitazionale - dimostrano di
essere onde stazionarie, solidali con
l'apparecchiatura che le produce, e quindi
inamovibili da quella: sono, cioè, del tutto
indipendenti dal movimento della Terra in
qualsiasi direzione dello spazio siderale (a
somiglianza dell' arcobaleno appunto, solidale
con la rotazione terrestre).
È del resto addirittura comico il fatto che,
quando si misura la velocità della luce
nell'unico modo corretto di farlo, ovvero con
uno strumento ottico diretto (cannocchiale,
telescopio, apparecchi simili) e quindi nella
forma corpuscolare dei raggi luminosi (come
nelle misurazioni di Fizeau), si riscontra
inequivocabilmente la composizione della
velocità della luce d'una stella con quella
dell'osservatore terrestre, tale da costringere
a calcolare l'angolo di spostamento
(aberrazione) dello strumento tra la posizione
reale della stella e quella visuale.
Scientemente spudorato è, a questo punto, il
tentativo di adottare dei "correttivi"
relativistici per raddrizzare sul fenomeno vero
le gambe storte della relatività.
Principio di
equivalenza tra massa inerziale e massa
gravitazionale (relatività generate, 1916).
Il secondo "fondamento" della relatività è il
secondo cieco della catena di Brueghel,
rinchiuso questa volta nel cosiddetto "ascensore
di Einstein". Andiamo per questo a quattro
secoli indietro: alle pietre che, come si dice,
Galileo faceva cadere dalla Torre di Pisa.
Orbene, che i gravi di massa differente cadano
con la stessa accelerazione - e cioè che il peso
sia proporzionale alla massa - è cosa che appare
vera solo su brevi distanze.
Ancora una volta si mostra chiaramente, ma si
vedrà appresso ogni volta qualsiasi, che, per
sostenere ad oltranza un errore di base, si è
costretti a invischiarsi in una catena di altri
più gravi errori.
È un fatto descrittivamente ben noto (vedi
Scienza & Tecnica /72, Annuario della EST Mondadori, Materiale extraterrestre sulla Terra,
di Brian Mason) che, quando un meteorite si
frantuma nell'alta atmosfera, i frammenti non
cadono al suolo tutti nello stesso tempo, come
vorrebbe la legge ipotizzata da Galileo e fatta
propria da Einstein, ma, in una precisa
successione, prima i piccoli e poi via via i più
grandi.
Avviene, cioè, la stessa cosa (vedi fisica
unigravitazionale) che si riscontra per le
particelle in uno spettrografo di massa: le più
piccole sono accelerate di più e incurvate
maggiormente rispetto alle più grandi. Ma ecco
che, nell'articolo citato, la spiegazione del
fenomeno, incomprensibile per la fisica
ufficiale, tocca i vertici del ridicolo: la
differente accelerazione dei vari pezzi
dipenderebbe non già da una diversità di "forza"
esercitata dal campo gravitazionale, come
direbbe giustamente un bravo studente di liceo,
ma da una diversa "quantità di moto" posseduta
(ex posti) dai frammenti, la quale così assume
una miracolosa proprietà di "forza"!
I particolari di questa lettura di fantasia
peggiorano la situazione, perche’ i frammenti
più grossi, che vanno più lontano, sono stimati
più veloci, mentre è vero il contrario: essi
sono in realtà più lenti, e proprio per questo
cadono dopo (La motivazione sbagliata, accolta
nella prima edizione dell'Enciclopedia della
Scienza e della Tecnica, alla voce "Meteorite",
è sparita nella successiva !).
La caduta su Giove dei frammenti della cometa
Shoemaker-Levy nel 1994 è la conferma lampante
della mia analisi. Crollati i due presupposti di
base della relatività, che si sono rivelati
inconsistenti, una fisica teorica
intellettualmente onesta dovrebbe pregare la
relatività di togliere il disturbo. Ma, al
contrario, i fisici contemporanei pretendono di
avanzare le "prove" d'un falso evidente, come
fanno gl'indagati del famoso tenerne Colombo. Mi
occuperò di alcune di tali prove.
Le prove della
relatività
Due di
queste "prove" sono particolarmente illuminanti
sotto il profilo del metodo usato dai fisici
relativisti e meritano perciò la precedenza
nell'elenco che segue. Non entrerò nei dettagli
dei problemi, che si possono trovare nei testi
comuni e, per quanto mi riguarda, nel mio stesso
libro La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione
Cosmologica, Arte Tipografica Editrice, Napoli,
2006.
Spostamento del
perielio di Mercurio
La questione è trattata esaurientemente
nell'Enciclopedia Italiana alla voce
"Relatività". In sintesi, sui nove pianeti e le
decine di loro satelliti si sono trovati due
soli casi in cui è stato possibile effettuare i
calcoli: Mercurio e Marte.
Una persona ragionevole penserà che la validità
della teoria sia stata verificata con successo
in entrambi i casi. In realtà il risultato ha
dato esito presunto positivo al cinquanta per
cento, cioè solo per Mercurio, e per giunta con
molte riserve chiaramente espresse nello stesso
articolo sul valore del controllo. Per Marte,
invece, la previsione di Einsiein è andata sotto
di ben sei volte il vero, del che si è tentata
anche una patetica giustificazione. Si tratta
quindi di una prova a testa o croce.
Dilatazione del
tempo
Se ne
adducono due "prove": una si riferisce al
famigerato "paradosso dei gemelli", che
sarebbe stato verificato con due orologi in volo
su direzioni opposte intorno alla Terra.
A prescindere dal fatto della vanità
realizzativa di una simile idea, si da il caso
che i teorici della relatività non sono nemmeno
d'accordo tra di loro, se all'arrivo i due
orologi debbano, a norma della teoria, trovarsi
ancora sincronizzati oppure no.
La polemica è molto accesa: si leggano in
proposito gli articoli di Giulio Cortini - al
quale procurai un'arrabbiatura - su
L'Espresso-Colore del 9 aprile 1972
(L'orologiaio dell'equatore) e di Angioletta Coradini sul n. 750 di
Sapere del luglio 1972
(Una nuova interpretazione del paradosso degli
orologi).
Ancora una volta la prova è quella del testa o
croce. L'altra "prova" della dilatazione del
tempo la troviamo nello stesso articolo di
Cortini prima citato: la "vita media" dei muoni.
Cominciamo col dire che i fisici teorici
chiamano "vita media" delle particelle quella
che è la loro "agonia media", cioè la durata
della loro disintegrazione, o decadimento.
Dunque, i velocissimi muoni dei raggi cosmici
manifestano, morendo (e non vivendo) nell'alta
atmosfera, una durata di decadimento superiore a
quella di laboratorio.
Scartando l'intervento miracoloso di Santo
Einstein, io osservo semplicemente che
particelle più veloci (quelle dei raggi cosmici)
sfuggono meglio alle interazioni gravitazionali
incontrate lungo il percorso, le quali sono
appunto la causa disgregante della loro
consistenza corpuscolare. Solo per questo la
loro "agonia" dura di più.
Trasformazione della
massa in energia
Diciamo
preliminarmente che i fenomeni nucleari erano
abbondantemente noti prima della formula
einsteiniana, che rappresenta, quando nasce,
solo l'equazione cervellotica di un grosso
botto.
In primo luogo, la massa si trasforma in un
fantasma detto "energia" esclusivamente
nell'immaginazione fantascientifica di Einstein:
quella massa che apparentemente si perde nei
fenomeni di fissione o fusione è la parte di
essa a cui i fisici non riescono a mettere il
sale sulla coda al momento del botto,
trattandosi di uno sciame di infinitesimali
corpuscoli dotati delle immense velocità che
avevano, non visti, nelle strutture nucleari e
che poi determinano la loro distruttiva capacità
di penetrazione (ecco il senso del fantasma
"energia" !) nell'ambiente materiale
circostante.
Chiarito questo, sarà bene leggere ancora la
voce "Relatività" nella citata Enciclopedia
Italiana al capitolo Equivalenza della massa e
dell'energia.
Vi si trova che, nel sostituire e a v nella
formula classica E=mv a e volendo eliminare da
essa il fastidioso '72", si aggiungerà a m una
quantità equivalente di prodigiosa "energia
raggiante" E di massa m=E/c , cosi da
raddoppiare m e arrivare finalmente alla
sospirata E=mc , che fa più bella figura sulla
tolda della portaerei. Di fronte a un simile
"epiciclo" Tolomeo si nasconderebbe.
Lievitazione della
massa con la velocità
È questa
la beffa più grande che la relatività ha giocato
a se stessa. Avendo abolito l'etere con
l'esito fuorviante dell'esperimento
Michelson-Morley (come s'è visto sopra), nel
momento in cui ha in mano per altra via la prova
della sua esistenza, non Io può riconoscere e
inventa quella che io chiamo la "relatività
delle scimmie".
Supponiamo per assurdo che ci sia da qualche
parte un popolo di scimmie, che abbia tutte le
ordinarie conoscenze umane, ma neghi l'esistenza
dell'aria. Messe di fronte all'esperienza di un
corpo che cade da un aereo, come reagirebbero le
scimmie osservando che l'accelerazione di
gravita non è costante ma diminuisce fino ad
annullarsi, e cioè che la velocità di caduta del
corpo cresce sempre meno, fino a diventare
costante prima dell'arrivo al suolo ?
Sarebbero
costrette a inventarsi un miracolo: ovvero, che
la massa cresce matematicamente fino a diventare
infinita, quando la velocità diventa costante.
Questo è proprio ciò che sostiene la relatività
per quanto avviene alle particelle nel vuoto
degli acceleratori: qui, infatti, a campo
magnetico costante, l'accelerazione decresce,
fino a una velocità costante delle particelle,
al limite della velocità della luce, che proprio
per la resistenza dell'etere è costante nel
vuoto.
In altri termini, come le scimmie non vedono
l'aria, Einstein non ha visto l'etere.
Tutt'intorno alla
relatività si estende un arcipelago di dottrine
affiliate: stelle di neutroni, buchi neri, big
bang, universo in espansione, stringhe e
superstringhe. È quasi un universo alla
Disneyland. Cose sostenute dal mondo accademico
di oggi con un'arroganza senza limiti e trattate
col sottinteso che esse siano assolute verità di
fatto, con l'ostracismo inflitto in ogni
luogo dì potere a chi se ne fa avversario.
Emblematico il caso dell'astrofisico Halton Arp,
negatore della fandonia del big bang. Per
fortuna, c'è qualche voce anche nel mondo
accademico che avverte lo sconfinamento delle
attuali teorie cosmologiche nei regni della
fantasia: per esempio, quella del Nobel Robert
Laughlin nel suo libro Un universo diverso –
Codice Edizioni. Purtroppo una critica non
basta: il risanamento del pensiero scientifico è
possibile, in realtà, solo sostituendo all'attuale
Babele un paradigma conoscitivo radicalmente
nuovo: Universo
unigravitazionale è l'alternativa.
L’esposizione qui
necessariamente molto sintetica dei problemi
tecnici ed epistemologia più generali trova
tutta l'ampiezza nell' inquadramento di fondo
del nuovo paradigma scientifico dell' universo
unigravitazionale, presente organicamente su
Internet: e sul libro: La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione Cosmologica,
Arte Tipografica Editrice, Napoli 2006, pagine XVIII, 376.
La sua pubblicazione è stata il traguardo di
circa quarant'anni di studi dell'autore: un
traguardo ormai autonomo dalla sua azione
personale, che continuerà tuttavia ad essere -
come è stata finora - irrituale e senza
riguardi per qualsiasi "autorità" dottrinaria.
GLOSSARIOPulsar:
stella dì neutroni (estremamente densa) che gira
rapidamente e della quale si osserva una
radiazione in modo intermittente.
Relatività
ristretta [o speciale]: vincoli sui quali si
basa la teoria della Relatività ristretta sono
due condizioni che, come sottolineo' lo stesso
Einstein, dovrebbero essere soddisfatte da una
qualsiasi teoria fisica accettabile.
Semplificando molto, tali vincoli sono:
1) la velocità della luce nel vuoto è una
costante della natura, che significa che nessun
corpo può viaggiare con una velocità superiore;
2) scienziati che compiono lo stesso esperimento
in diversi laboratori in moto uniforme l'uno
rispetto all'altro devono ottenere gli stessi
risultati. Tali vincoli hanno implicazioni
sorprendenti per la struttura delle teorie
fisiche. Per esempio, l'equazione di Schrodinger
della teoria quantistica non soddisfa queste
condizioni.
Relatività generale: "la teoria dì
Einstein", formulata nei primi anni del '900,
che descrive la dinamica dell'UniVerso
e del rapporto fra spazio-tempo e materia.
Include (e spiega) sia le leggi classiche della
gravitazione che le interazioni tra masse in
presenza di campi gravitazionali estremamente
intensi.
La prima prova (indiretta) della validità della
teoria fu ottenuta nel 1919 osservando, nel
corso di un'eclisse solare, la deviazione del
percorso della luce causata dalla gravita del
Sole.
L'osservazione delle onde gravitazionali, non
ancora avvenuta, costituirà la prova diretta
della teoria.
Misurazioni di Fizeau: misurazioni della
velocità della luce su distanze terrestri, dopo
le misure su scale astronomiche effettuate dal
danese Ole Roemer nel 1676.
Ascensore di Einstein: tutti gli oggetti
cadono al suolo con la stessa accelerazione e
già questo era noto a Galileo. Immaginiamo ora
un ascensore all'ultimo piano di un grattacielo
e supponiamo che non vi sia aria in esso. Di
colpo si spezza il cavo portante e la cabina
inizia a cadere liberamente con accelerazione
costante. Contemporaneamente una persona che si
trova nel suo interno lascia cadere un sasso ed
una piuma.
La forza di gravita’ attrae allo stesso modo sia
i due oggetti che l'ascensore, per cui la
velocità relativa tra sasso e piuma è nulla. In
altre parole sia il sasso che la piuma non
arrivano a toccare il fondo dell'ascensore, dal
momento che quest'ultimo sta cadendo con la loro
stessa accelerazione - vedi:
Nuova definizione di
Atomo
Paradosso dei gemelli: trattasi di un
esperimento mentale in cui si suppone che un
gemello resti a terra e l'altro navighi nello
spazio ad una velocità che si approssima sempre
più a quella della luce; dato che c=S/T, se la
velocità dell'astronave aumenta, il valore del
tempo sull'astronave deve diminuire, deve cioè
rallentare il ticchettio dell'orologio del
gemello in volo rispetto a quello del gemello
rimasto a terra. In tal caso quando il gemello
volante torna a casa trova il fratello molto più
vecchio di lui.
Muone:
il secondo sapore dei leptoni carichi (in ordine
di massa crescente), dotato di carica elettrica
±1. Abbondante nei raggi cosmici.
By Renato Palmieri - Tratto da Scienza
&Conoscenza n° 22 Nov. 2007
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Più veloci della
luce !
Possono esistere
fenomeni "almeno" centomila volte più veloci
della luce. Lo dice un esperimento realizzato
all’Università di Ginevra dal gruppo del fisico
Nicolas Gisin. L’annuncio è sull’ultimo numero
di Nature. Se riuscissimo a viaggiare con questa
velocità arriveremmo in un centesimo di secondo
su Marte, basterebbero 23 minuti per raggiungere
Alpha Centauri (la stella più vicina), in un
anno potremmo attraversare la Via Lattea e in 22
approdare alla galassia di Andromeda.
Per adesso ciò che ha viaggiato «almeno»
centomila volte più veloce della luce è soltanto
una proprietà di un fotone, cioè di una
particella luminosa. Un teletrasporto, sì, ma -
come dire ? - molto leggero. Dal punto di vista
concettuale però è una rivoluzione.
L’esperimento dimostra che il "muro" della luce,
dogma della relatività di Einstein, non esiste
nello strano mondo della meccanica dei quanti.
Naturalmente il professor Gisin - 56 anni, bravo
giocatore di hockey - non pensa ad astronavi
tipo Star Trek. A lui interessano i principi
fisici fondamentali che l’esperimento indaga. Ma
anche applicazioni commerciali non troppo
futuribili: utilizzando i risultati di queste
ricerche si potrebbe criptare in modo
impenetrabile la trasmissione di informazioni.
Una faccenda molto pratica, che riguarda anche
l’uso della nostra carta di credito. E addio
intercettazioni sui cellulari.
A concepire l’esperimento è stato Daniel Salart,
un dottorando allievo del professor Gisin.
Fotoni gemelli, cioè prodotti insieme e con
identiche proprietà quantistiche, sono stati
spediti tra Satigny e Jussy, due piccoli paesi
del Cantone di Ginevra, lungo una fibra ottica
lunga 18 chilometri.
Esperimenti di vari gruppi di ricercatori
provano che anche dopo averli separati due
fotoni gemelli rimangono «correlati»: se varia
una proprietà quantistica del primo, la stessa
cosa accade al secondo, per quanto sia lontano.
Non ci sono violazioni del principio di
causa-effetto, perché per verificare l’evento è
comunque necessario ricorrere a mezzi di
comunicazione convenzionali rispettando il
limite della velocità della luce. Ma il
cambiamento della proprietà quantistica risulta
in apparenza istantaneo. Einstein, negando la
realtà del fenomeno, parlava di "azione
fantasma".
Eppure la correlazione è reale: lo hanno
dimostrato già una ventina di anni fa le
ricerche di Alain Aspect (Università di Parigi),
Francesco De Martini (Università di Roma) e
Anton Zeilinger (Università di Innsbruck).
Ma l’adeguarsi di un fotone alla proprietà
quantistica del suo gemello è davvero istantaneo
?
Questa è la domanda alla quale ha cercato di
rispondere l’esperimento di Ginevra.
«Sull’esistenza delle correlazioni quantistiche
- dice Gisin - non esistono più dubbi. La loro
natura però rimane misteriosa. Una ipotesi per
spiegare la correlazione è che una specie di
“bacchetta” invisibile e infinitamente rigida
trasmetta la proprietà quantistica da un oggetto
all’altro.
L’ipotesi da noi messa alla prova è che la
velocità, benché grandissima, sia in effetti
limitata. In questo caso, se gli eventi fossero
sufficientemente distanti e ben sincronizzati,
la “bacchetta” non avrebbe il tempo di agire e
le correlazioni quantistiche dovrebbero
scomparire». E’ la verifica compiuta dallo
studente di Gisin rilevando le correlazioni tra
fotoni sulla rete di fibra ottica tra Satigny e
Jussy per 24 ore di seguito, cioè per una intera
rotazione terrestre, in modo da escludere
disturbi del sistema di riferimento. Quando a
Satigny un fotone cambiava stato, la stessa cosa
accadeva al fotone arrivato a Jussy, come se i
due fotoni avessero potuto mettersi d’accordo
comunicando a velocità infinita.
Al termine dell’analisi dei loro dati, i
ricercatori sono arrivati alla conclusione che
l’«azione fantasma», ammesso che non sia
istantanea, è in ogni caso almeno 100 mila volte
più veloce della luce. Per la prima volta si
riesce a stabilire questo limite con una misura
certa. Compiendo un passo ulteriore, gli autori
dell’articolo su Nature sostengono che non
esiste alcuna "azione fantasma": le correlazioni
quantistiche possono manifestarsi
contemporaneamente in più luoghi, come se
emergessero dall’esterno dello spazio-tempo in
cui viviamo. Davvero, è il caso di dirlo, cose
dell’altro mondo.
By Piero Bianucci
Tratto da: lastampa.it