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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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UNIVERSO Unigravitazionale  = 
TRAMONTO della RELATIVITA' di Einstein 
-  Piu' veloci della Luce

 Eistein, considerava la Mater-ia come una vera e propria curvatura dello spazio
COSMOLOGIA e COSMOGONIA  - Energia COSMICA = InFormAzione  +  Teoria del TUTTO
(Modalità, Scopi e Finalità della Manifestazione Continua dell’Universo InFinito (E+ ed E-)
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Il Big Bang NON esiste  +  Universo Elettrico  +  Universi Paralleli  Esperimento Archiviato
La forza di Gravita' NON esiste
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Il Senso della Vita
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Fisica Quantistica  +  Luce e Materia  +  ETERE  +  Fisica Intenzionale
Spettrofotometria +  Antenne Radio innovative  +  Trasmettitore a Spin
INFORMAZIONE, CAMPO UNIVERSALE e SOSTANZA - Campi MORFOGENETICI  

Lo Spirito crea attraverso il Verbo che si manifesta attraverso il Suono = Linguaggio
 

UNIVERSO UNIGRAVITAZIONALE  - Il tramonto della teoria della Relativita’

Da troppo lungo tempo la coscienza di milioni di persone - non competenti o anche studiosi in ottima fede - È condizionata e offuscata dal predominio di una Lobby di "teorici" della fisica, che propagandano un tessuto di vere e proprie favole suggellandole con un crisma di presunta scientificità. Nell'impossibilità di elencarle tutte in questa sede, scelgo quella che mi sembra la più adatta a dimostrare la grossolanità mentale dell'attuale metodo scientifico.
L’esempio mi è offerto dalle pulsar.
Le prime pulsar scoperte presentavano picchi radio con un periodo dell'ordine dei secondi: si pensò allora, dopo varie congetture strampalate, di strizzare una stella a dimensioni minime per costringerla a compiere una rotazione completa in quel tempo brevissimo. Nascevano così le "stelle di neutroni".
Era una prima stupidaggine, cui tenne dietro una catena di inconcepibili idiozie, quando si scoprirono pulsar luminose (non più solo radiostelle) dal periodo di millesimi di secondo. Ebbene gli astrofisici, invece di rinsavire e cambiare idea sul fenomeno, andarono riducendo via via le stelle a capocchie di spillo, di immane densità, fino al limite di quell'altra favola rappresentata dai "buchi neri" ! ? - vedi: Vuotoquantomeccanico
Gli effetti di tutto ciò non sono indolori: l'umanità attraversa una crisi epocale di una gravita estrema, come è noto a tutti, alla quale i progressi della tecnica e del tenore di vita di una parte del mondo sono impotenti a porre rimedio, perché la causa reale della crisi che viviamo è lo stravolgimento dei fondamenti stessi della conoscenza, che è sostanza ontologica dell'essere umano.
Diciamo subito, senza mezzi termini, che la relatività einsteiniana, assurta incredibilmente a mito d'una suprema intelligenza, è la manifestazione principale di un pensiero-zombi e che ha devastato la ragione umana per oltre un secolo.
Si tratta in realtà - come si dimostra subito - d'una teoria nata nelle sue due fasi da due principi insussistenti e corredata di "prove", che hanno la stessa validità dei regalini messi per i piccoli attorno al camino come prove della esistenza della Befana.

Vengo quindi alla teoria della relatività, ultima e più grande frana della logica scientifica.
Che un simile guazzabuglio di assurdità sia potuto durare sulla scena per più di un secolo, costituisce uno scandalo unico, il più grave in assoluto nella storia del pensiero umano e tale da fare impallidire il ricordo del vecchio sistema tolemaico venuto al confronto della rivoluzione copernicana.
Ne è titolare la potenza della lobby dì cui sopra, che vi ha individuato molto presto le possibilità di soggiogare, proprio con l'imbonimento d'un assurdo diventato inappellabile, le coscienze dei profani e di un esercito di creduli seguaci.

Parto dalla falsità dei due principi fondativi.

Costanza della velocità della luce (relatività ristretta, 1905).
Il principio è nato surrettiziamente dalla incomprensione del fenomeno delle "frange di interferenza" nell'esperimento Michelson-Morley (1881). Questo perche’, mentre la fisica corrente crede che le "frange" abbiano un comportamento motorio come il “raggio” corpuscolare di luce che va e viene, esse costituiscono in realtà una “struttura” magnetica solidale col sistema generante: l'apparecchiatura famosa di lastre e specchi a croce.
Si pensi, per analogia, a un arcobaleno rispetto alla superficie terrestre: chi si sognerebbe di teorizzare misure di locomozione su quella "frangia" naturale, configurata dal magnetismo terrestre ?
Bisogna premettere che ancora oggi l'ottica geometrica del fenomeno è completamente sconosciuta, come riconosce Erwin Schroedinger nell'articolo "Che cos'è la materia ?", pubblicato in La fisica e L'atomo, Zanichelli, Bologna 1969.
La realtà è che tali frange non rappresentano l'andirivieni ondulatorio dei fotoni-corpuscoli della luce, come crede la fisica accademica, immaginando che un loro presunto spostamento possa avere un qualsiasi significato in rapporto al problema che ci si proponeva (esistenza dell'etere).
Esse, invece, studiate correttamente - come fa la fisica unigravitazionale - dimostrano di essere onde stazionarie, solidali con l'apparecchiatura che le produce, e quindi inamovibili da quella: sono, cioè, del tutto indipendenti dal movimento della Terra in qualsiasi direzione dello spazio  siderale   (a  somiglianza dell' arcobaleno appunto, solidale con la rotazione terrestre).
È del resto addirittura comico il fatto che, quando si misura la velocità della luce nell'unico modo corretto di farlo, ovvero con uno strumento ottico diretto (cannocchiale, telescopio, apparecchi simili) e quindi nella forma corpuscolare dei raggi luminosi (come nelle misurazioni di Fizeau), si riscontra inequivocabilmente la composizione della velocità della luce d'una stella con quella dell'osservatore terrestre, tale da costringere a calcolare l'angolo di spostamento (aberrazione) dello strumento tra la posizione reale della stella e quella visuale. Scientemente spudorato è, a questo punto, il tentativo di adottare dei "correttivi" relativistici per raddrizzare sul fenomeno vero le gambe storte della relatività.

Principio di equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale (relatività generate, 1916).
Il secondo "fondamento" della relatività è il secondo cieco della catena di Brueghel, rinchiuso questa volta nel cosiddetto "ascensore di Einstein". Andiamo per questo a quattro secoli indietro: alle pietre che, come si dice, Galileo faceva cadere dalla Torre di Pisa. Orbene, che i gravi di massa differente cadano con la stessa accelerazione - e cioè che il peso sia proporzionale alla massa - è cosa che appare vera solo su brevi distanze.
Ancora una volta si mostra chiaramente, ma si vedrà appresso ogni volta qualsiasi, che, per sostenere ad oltranza un errore di base, si è costretti a invischiarsi in una catena di altri più gravi errori.
È un fatto descrittivamente ben noto (vedi Scienza & Tecnica /72, Annuario della EST Mondadori, Materiale extraterrestre sulla Terra, di Brian Mason) che, quando un meteorite si frantuma nell'alta atmosfera, i frammenti non cadono al suolo tutti nello stesso tempo, come vorrebbe la legge ipotizzata da Galileo e fatta propria da Einstein, ma, in una precisa successione, prima i piccoli e poi via via i più grandi.
Avviene, cioè, la stessa cosa (vedi fisica unigravitazionale) che si riscontra per le particelle in uno spettrografo di massa: le più piccole sono accelerate di più e incurvate maggiormente rispetto alle più grandi. Ma ecco che, nell'articolo citato, la spiegazione del fenomeno, incomprensibile per la fisica ufficiale, tocca i vertici del ridicolo: la differente accelerazione dei vari pezzi dipenderebbe non già da una diversità di "forza" esercitata dal campo gravitazionale, come direbbe giustamente un bravo studente di liceo, ma da una diversa "quantità di moto" posseduta (ex posti) dai frammenti, la quale così assume una miracolosa proprietà di "forza"!
I particolari di questa lettura di fantasia peggiorano la situazione, perche’ i frammenti più grossi, che vanno più lontano, sono stimati più veloci, mentre è vero il contrario: essi sono in realtà più lenti, e proprio per questo cadono dopo (La motivazione sbagliata, accolta nella prima edizione dell'Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, alla voce "Meteorite", è sparita nella successiva !).
La caduta su Giove dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy nel 1994 è la conferma lampante della mia analisi. Crollati i due presupposti di base della relatività, che si sono rivelati inconsistenti, una fisica teorica intellettualmente onesta dovrebbe pregare la relatività di togliere il disturbo. Ma, al contrario, i fisici contemporanei pretendono di avanzare le "prove" d'un falso evidente, come fanno gl'indagati del famoso tenerne Colombo. Mi occuperò di alcune di tali prove.

Le prove della relatività
Due di queste "prove" sono particolarmente illuminanti sotto il profilo del metodo usato dai fisici relativisti e meritano perciò la precedenza nell'elenco che segue. Non entrerò nei dettagli dei problemi, che si possono trovare nei testi comuni e, per quanto mi riguarda, nel mio stesso libro La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione Cosmologica, Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2006.

Spostamento del perielio di Mercurio
La questione è trattata esaurientemente nell'Enciclopedia Italiana alla voce "Relatività". In sintesi, sui nove pianeti e le decine di loro satelliti si sono trovati due soli casi in cui è stato possibile effettuare i calcoli: Mercurio e Marte.
Una persona ragionevole penserà che la validità della teoria sia stata verificata con successo in entrambi i casi. In realtà il risultato ha dato esito presunto positivo al cinquanta per cento, cioè solo per Mercurio, e per giunta con molte riserve chiaramente espresse nello stesso articolo sul valore del controllo. Per Marte, invece, la previsione di Einsiein è andata sotto di ben sei volte il vero, del che si è tentata anche una patetica giustificazione. Si tratta quindi di una prova a testa o croce.

Dilatazione del tempo
Se ne adducono due "prove": una si riferisce al famigerato "paradosso dei gemelli", che sarebbe stato verificato con due orologi in volo su direzioni opposte intorno alla Terra.
A prescindere dal fatto della vanità realizzativa di una simile idea, si da il caso che i teorici della relatività non sono nemmeno d'accordo tra di loro, se all'arrivo i due orologi debbano, a norma della teoria, trovarsi ancora sincronizzati oppure no.
La polemica è molto accesa: si leggano in proposito gli articoli di Giulio Cortini - al quale procurai un'arrabbiatura - su L'Espresso-Colore del 9 aprile 1972 (L'orologiaio dell'equatore) e di Angioletta Coradini sul n. 750 di Sapere del luglio 1972 (Una nuova interpretazione del paradosso degli orologi).
Ancora una volta la prova è quella del testa o croce. L'altra "prova" della dilatazione del tempo la troviamo nello stesso articolo di Cortini prima citato: la "vita media" dei muoni.
Cominciamo col dire che i fisici teorici chiamano "vita media" delle particelle quella che è la loro "agonia media", cioè la durata della loro disintegrazione, o decadimento. Dunque, i velocissimi muoni dei raggi cosmici manifestano, morendo (e non vivendo) nell'alta atmosfera, una durata di decadimento superiore a quella di laboratorio.
Scartando l'intervento miracoloso di Santo Einstein, io osservo semplicemente che particelle più veloci (quelle dei raggi cosmici) sfuggono meglio alle interazioni gravitazionali incontrate lungo il percorso, le quali sono appunto la causa disgregante della loro consistenza corpuscolare. Solo per questo la loro "agonia" dura di più.

Trasformazione della massa in energia
Diciamo preliminarmente che i fenomeni nucleari erano abbondantemente noti prima della formula einsteiniana, che rappresenta, quando  nasce,   solo  l'equazione cervellotica di un grosso botto.
In primo luogo, la massa si trasforma in un fantasma detto "energia" esclusivamente nell'immaginazione fantascientifica di Einstein: quella massa che apparentemente si perde nei fenomeni di fissione o fusione è la parte di essa a cui i fisici non riescono a mettere il sale sulla coda al momento del botto, trattandosi di uno sciame di infinitesimali corpuscoli dotati delle immense velocità che avevano, non visti, nelle strutture nucleari e che poi determinano la loro distruttiva capacità di penetrazione (ecco il senso del fantasma "energia" !) nell'ambiente materiale circostante.
Chiarito questo, sarà bene leggere ancora la voce "Relatività" nella citata Enciclopedia Italiana al capitolo Equivalenza della massa e dell'energia.
Vi si trova che, nel sostituire e a v nella formula classica E=mv a e volendo eliminare da essa il fastidioso '72", si aggiungerà a m una quantità equivalente di prodigiosa "energia raggiante" E di massa m=E/c , cosi da raddoppiare m e arrivare finalmente alla sospirata E=mc , che fa più bella figura sulla tolda della portaerei. Di fronte a un simile "epiciclo" Tolomeo si nasconderebbe.

Lievitazione della massa con la velocità
È questa la beffa più grande che la relatività ha giocato a se stessa. Avendo abolito l'etere con l'esito fuorviante dell'esperimento Michelson-Morley (come s'è visto sopra), nel momento in cui ha in mano per altra via la prova della sua esistenza, non Io può riconoscere e inventa quella che io chiamo la "relatività delle scimmie".
Supponiamo per assurdo che ci sia da qualche parte un popolo di scimmie, che abbia tutte le ordinarie conoscenze umane, ma neghi l'esistenza dell'aria. Messe di fronte all'esperienza di un corpo che cade da un aereo, come reagirebbero le scimmie osservando che l'accelerazione di gravita non è costante ma diminuisce fino ad annullarsi, e cioè che la velocità di caduta del corpo cresce sempre meno, fino a diventare costante prima dell'arrivo al suolo ?
Sarebbero costrette a inventarsi un miracolo: ovvero, che la massa cresce matematicamente fino a diventare infinita, quando la velocità diventa costante.
Questo è proprio ciò che sostiene la relatività per quanto avviene alle particelle nel vuoto degli acceleratori: qui, infatti, a campo magnetico costante, l'accelerazione decresce, fino a una velocità costante delle particelle, al limite della velocità della luce, che proprio per la resistenza dell'etere è costante nel vuoto.
In altri termini, come le scimmie non vedono l'aria, Einstein non ha visto l'etere.

Tutt'intorno alla relatività si estende un arcipelago di dottrine affiliate: stelle di neutroni, buchi neri, big bang, universo in espansione, stringhe e superstringhe. È quasi un universo alla Disneyland. Cose sostenute dal mondo accademico di oggi con un'arroganza senza limiti e trattate col sottinteso che esse siano assolute verità di fatto, con l'ostracismo inflitto in ogni luogo dì potere a chi se ne fa avversario.
Emblematico il caso dell'astrofisico Halton Arp, negatore della fandonia del big bang. Per fortuna, c'è qualche voce anche nel mondo accademico che avverte lo sconfinamento delle at­tuali teorie cosmologiche nei regni della fantasia: per esempio, quella del Nobel Robert Laughlin nel suo libro Un universo diverso – Codice Edizioni. Purtroppo una critica non basta: il risanamento del pensiero scientifico è possibile, in realtà, solo sostituendo all'attuale Babele un paradigma conoscitivo radicalmente nuovo: Universo unigravitazionale è l'alternativa.

L’esposizione qui necessariamente molto sintetica dei problemi tecnici ed epistemologia più generali trova tutta l'ampiezza nell' inquadramento di fondo del nuovo paradigma scientifico dell' universo unigravitazionale, presente organicamente su Internet: e sul libro: La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione Cosmologica, Arte Tipografica Editrice, Napoli 2006, pagine XVIII, 376.
La sua pubblicazione è stata il traguardo di circa quarant'anni di studi dell'autore: un traguardo ormai autonomo dalla sua azione personale, che continuerà tuttavia ad essere - come è stata finora - irrituale e senza riguardi per qualsiasi "autorità" dottrinaria.

GLOSSARIOPulsar: stella dì neutroni (estremamente densa) che gira rapidamente e della quale si osserva una radiazione in modo intermittente.

Relatività ristretta [o speciale]: vincoli sui quali si basa la teoria della Relatività ristretta sono due condizioni che, come sottolineo' lo stesso Einstein, dovrebbero essere soddisfatte da una qualsiasi teoria fisica accettabile.
Semplificando molto, tali vincoli sono:
1) la velocità della luce nel vuoto è una costante della natura, che significa che nessun corpo può viaggiare con una velocità superiore;
2) scienziati che compiono lo stesso esperimento in diversi laboratori in moto uniforme l'uno rispetto all'altro devono ottenere gli stessi risultati. Tali vincoli hanno implicazioni sorprendenti per la struttura delle teorie fisiche. Per esempio, l'equazione di Schrodinger della teoria quantistica non soddisfa queste condizioni.
Relatività generale: "la teoria dì Einstein", formulata nei primi anni del '900, che descrive la dinamica dell'UniVerso e del rapporto fra spazio-tempo e materia. Include (e spiega) sia le leggi classiche della gravitazione che le interazioni tra masse in presenza di campi gravitazionali estremamente intensi.
La prima prova (indiretta) della validità della teoria fu ottenuta nel 1919 osservando, nel corso di un'eclisse solare, la deviazione del percorso della luce causata dalla gravita del Sole.
L'osservazione delle onde gravitazionali, non ancora avvenuta, costituirà la prova diretta della teoria.
Misurazioni di Fizeau: misurazioni della velocità della luce su distanze terrestri, dopo le misure su scale astronomiche effettuate dal danese Ole Roemer nel 1676.
Ascensore di Einstein: tutti gli oggetti cadono al suolo con la stessa accelerazione e già questo era noto a Galileo. Immaginiamo ora un ascensore all'ultimo piano di un grattacielo e supponiamo che non vi sia aria in esso. Di colpo si spezza il cavo portante e la cabina inizia a cadere liberamente con accelerazione costante. Contemporaneamente una persona che si trova nel suo interno lascia cadere un sasso ed una piuma.
La forza di gravita’ attrae allo stesso modo sia i due oggetti che l'ascensore, per cui la velocità relativa tra sasso e piuma è nulla. In altre parole sia il sasso che la piuma non arrivano a toccare il fondo dell'ascensore, dal momento che quest'ultimo sta cadendo con la loro stessa accelerazione - vedi: Nuova definizione di Atomo
Paradosso dei gemelli: trattasi di un esperimento mentale in cui si suppone che un gemello resti a terra e l'altro navighi nello spazio ad una velocità che si approssima sempre più a quella della luce; dato che c=S/T, se la velocità dell'astronave aumenta, il valore del tempo sull'astronave deve diminuire, deve cioè rallentare il ticchettio dell'orologio del gemello in volo rispetto a quello del gemello rimasto a terra. In tal caso quando il gemello volante torna a casa trova il fratello molto più vecchio di lui.
Muone: il secondo sapore dei leptoni carichi (in ordine di massa crescente), dotato di carica elettrica ±1. Abbondante nei raggi cosmici.
By Renato Palmieri - Tratto da Scienza &Conoscenza n° 22 Nov. 2007

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Più veloci della luce !

Possono esistere fenomeni "almeno" centomila volte più veloci della luce. Lo dice un esperimento realizzato all’Università di Ginevra dal gruppo del fisico Nicolas Gisin. L’annuncio è sull’ultimo numero di Nature. Se riuscissimo a viaggiare con questa velocità arriveremmo in un centesimo di secondo su Marte, basterebbero 23 minuti per raggiungere Alpha Centauri (la stella più vicina), in un anno potremmo attraversare la Via Lattea e in 22 approdare alla galassia di Andromeda.

Per adesso ciò che ha viaggiato «almeno» centomila volte più veloce della luce è soltanto una proprietà di un fotone, cioè di una particella luminosa. Un teletrasporto, sì, ma - come dire ? - molto leggero. Dal punto di vista concettuale però è una rivoluzione. L’esperimento dimostra che il "muro" della luce, dogma della relatività di Einstein, non esiste nello strano mondo della meccanica dei quanti.

Naturalmente il professor Gisin - 56 anni, bravo giocatore di hockey - non pensa ad astronavi tipo Star Trek. A lui interessano i principi fisici fondamentali che l’esperimento indaga. Ma anche applicazioni commerciali non troppo futuribili: utilizzando i risultati di queste ricerche si potrebbe criptare in modo impenetrabile la trasmissione di informazioni.
Una faccenda molto pratica, che riguarda anche l’uso della nostra carta di credito. E addio intercettazioni sui cellulari.
A concepire l’esperimento è stato Daniel Salart, un dottorando allievo del professor Gisin. Fotoni gemelli, cioè prodotti insieme e con identiche proprietà quantistiche, sono stati spediti tra Satigny e Jussy, due piccoli paesi del Cantone di Ginevra, lungo una fibra ottica lunga 18 chilometri.

Esperimenti di vari gruppi di ricercatori provano che anche dopo averli separati due fotoni gemelli rimangono «correlati»: se varia una proprietà quantistica del primo, la stessa cosa accade al secondo, per quanto sia lontano. Non ci sono violazioni del principio di causa-effetto, perché per verificare l’evento è comunque necessario ricorrere a mezzi di comunicazione convenzionali rispettando il limite della velocità della luce. Ma il cambiamento della proprietà quantistica risulta in apparenza istantaneo. Einstein, negando la realtà del fenomeno, parlava di "azione fantasma".
Eppure la correlazione è reale: lo hanno dimostrato già una ventina di anni fa le ricerche di Alain Aspect (Università di Parigi), Francesco De Martini (Università di Roma) e Anton Zeilinger (Università di Innsbruck).

Ma l’adeguarsi di un fotone alla proprietà quantistica del suo gemello è davvero istantaneo ?
Questa è la domanda alla quale ha cercato di rispondere l’esperimento di Ginevra. «Sull’esistenza delle correlazioni quantistiche - dice Gisin - non esistono più dubbi. La loro natura però rimane misteriosa. Una ipotesi per spiegare la correlazione è che una specie di “bacchetta” invisibile e infinitamente rigida trasmetta la proprietà quantistica da un oggetto all’altro.
L’ipotesi da noi messa alla prova è che la velocità, benché grandissima, sia in effetti limitata. In questo caso, se gli eventi fossero sufficientemente distanti e ben sincronizzati, la “bacchetta” non avrebbe il tempo di agire e le correlazioni quantistiche dovrebbero scomparire». E’ la verifica compiuta dallo studente di Gisin rilevando le correlazioni tra fotoni sulla rete di fibra ottica tra Satigny e Jussy per 24 ore di seguito, cioè per una intera rotazione terrestre, in modo da escludere disturbi del sistema di riferimento. Quando a Satigny un fotone cambiava stato, la stessa cosa accadeva al fotone arrivato a Jussy, come se i due fotoni avessero potuto mettersi d’accordo comunicando a velocità infinita.

Al termine dell’analisi dei loro dati, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che l’«azione fantasma», ammesso che non sia istantanea, è in ogni caso almeno 100 mila volte più veloce della luce. Per la prima volta si riesce a stabilire questo limite con una misura certa. Compiendo un passo ulteriore, gli autori dell’articolo su Nature sostengono che non esiste alcuna "azione fantasma": le correlazioni quantistiche possono manifestarsi contemporaneamente in più luoghi, come se emergessero dall’esterno dello spazio-tempo in cui viviamo. Davvero, è il caso di dirlo, cose dell’altro mondo.
By Piero Bianucci
Tratto da: lastampa.it

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