UNIVERSO
UNIGRAVITAZIONALE
-
vedi:
COSMOLOGIA e COSMOGONIA +
Teoria R3 - Una semplice Teoria dell'UniVerso
- PDF - dell'Ing. Alberto Angelo Conti
L'UniVerso
può smentire Einstein ? - 24 marzo 2011
L’energia oscura è essenziale per descrivere il
cosmo secondo la relatività generale, ma è anche
un bel problema per gli scienziati, i quali
iniziano a pensare che
Einstein avesse torto.
Nel modello cosmologico standard, l’Universo
è descritto dalla teoria della relatività
generale di Einstein.
Questo modello descrive quasi tutte le
osservazioni solo ammettendo l’esistenza
dell’energia oscura. Ma la necessità di
includere questa componente problematica
potrebbe indicare un difetto della relatività
generale. Sono stati proposti modelli
alternativi, i modelli di gravità modificata, da
testare sperimentalmente, in cui si esclude
l’energia oscura.
Tratto da: Le Scienze, Aprile 2011 n.512
Il tramonto della teoria della Relativita’
Da troppo
lungo tempo la coscienza di milioni di persone -
non competenti o anche studiosi in ottima fede -
È condizionata e offuscata dal predominio
di una Lobby di "teorici" della fisica, che
propagandano un tessuto di vere e proprie
favole
suggellandole con un crisma di presunta
scientificità. Nell'impossibilità di elencarle
tutte in questa sede, scelgo quella che mi
sembra la più adatta a dimostrare la
grossolanità mentale dell'attuale metodo
scientifico.
L’esempio mi è offerto dalle pulsar.
Le prime pulsar scoperte presentavano picchi
radio con un periodo dell'ordine dei secondi: si
pensò allora, dopo varie congetture strampalate,
di strizzare una stella a dimensioni minime per
costringerla a compiere una rotazione completa
in quel tempo brevissimo. Nascevano così le
"stelle di neutroni".
Era una prima stupidaggine, cui tenne dietro una
catena di inconcepibili idiozie, quando si
scoprirono pulsar luminose (non più solo
radiostelle) dal periodo di millesimi di
secondo. Ebbene gli astrofisici, invece di
rinsavire e cambiare idea sul fenomeno, andarono
riducendo via via le stelle a capocchie di
spillo, di immane densità, fino al limite di
quell'altra favola rappresentata dai "buchi
neri" ! ? - vedi:
Vuotoquantomeccanico
Gli effetti di tutto ciò non sono indolori:
l'umanità attraversa una crisi epocale di una
gravita estrema, come è noto a tutti, alla quale
i progressi della tecnica e del tenore di vita
di una parte del mondo sono impotenti a porre
rimedio, perché la causa reale della crisi che
viviamo è lo stravolgimento dei fondamenti
stessi della conoscenza, che è sostanza
ontologica dell'essere umano.
Diciamo subito, senza mezzi termini, che la
relatività einsteiniana, assurta incredibilmente
a mito d'una suprema intelligenza, è la
manifestazione principale di un pensiero-zombi e
che ha devastato la ragione umana per oltre un
secolo.
Si tratta in realtà - come si dimostra subito -
d'una teoria nata nelle sue due fasi da due
principi insussistenti e corredata di "prove",
che hanno la stessa validità dei regalini messi
per i piccoli attorno al camino come prove della
esistenza della Befana.
Vengo quindi alla
teoria della relatività, ultima e più grande
frana della logica scientifica.
Che un simile guazzabuglio di assurdità sia
potuto durare sulla scena per più di un secolo,
costituisce uno scandalo unico, il più grave in
assoluto nella storia del pensiero umano e tale
da fare impallidire il ricordo del vecchio
sistema tolemaico venuto al confronto della
rivoluzione copernicana.
Ne è titolare la potenza della lobby dì cui
sopra, che vi ha individuato molto presto le
possibilità di soggiogare, proprio con
l'imbonimento d'un assurdo diventato
inappellabile, le coscienze dei profani e di un
esercito di creduli seguaci.
Parto dalla falsità dei due principi
fondativi.
Costanza della
velocità della luce (relatività ristretta,
1905).
Il principio è nato surrettiziamente dalla
incomprensione del fenomeno delle "frange di
interferenza" nell'esperimento Michelson-Morley
(1881). Questo perche’, mentre la fisica
corrente crede che le "frange" abbiano un
comportamento motorio come il “raggio”
corpuscolare di luce che va e viene, esse
costituiscono in realtà una “struttura”
magnetica solidale col sistema generante:
l'apparecchiatura famosa di lastre e specchi a
croce.
Si pensi, per analogia, a un arcobaleno rispetto
alla superficie terrestre: chi si sognerebbe di
teorizzare misure di locomozione su quella
"frangia" naturale, configurata dal magnetismo
terrestre ?
Bisogna premettere che ancora oggi l'ottica
geometrica del fenomeno è completamente
sconosciuta, come riconosce Erwin Schroedinger
nell'articolo "Che cos'è la materia ?",
pubblicato in La fisica e L'atomo, Zanichelli,
Bologna 1969.
La realtà è che tali frange non rappresentano
l'andirivieni ondulatorio dei fotoni-corpuscoli
della luce, come crede la fisica accademica,
immaginando che un loro presunto spostamento
possa avere un qualsiasi significato in rapporto
al problema che ci si proponeva (esistenza dell'Etere).
Esse, invece, studiate correttamente - come fa
la fisica unigravitazionale - dimostrano di
essere onde stazionarie, solidali con
l'apparecchiatura che le produce, e quindi
inamovibili da quella: sono, cioè, del tutto
indipendenti dal movimento della Terra in
qualsiasi direzione dello spazio siderale (a
somiglianza dell' arcobaleno appunto, solidale
con la rotazione terrestre).
È del resto addirittura comico il fatto che,
quando si misura la velocità della luce
nell'unico modo corretto di farlo, ovvero con
uno strumento ottico diretto (cannocchiale,
telescopio, apparecchi simili) e quindi nella
forma corpuscolare dei raggi luminosi (come
nelle misurazioni di Fizeau), si riscontra
inequivocabilmente la composizione della
velocità della luce d'una stella con quella
dell'osservatore terrestre, tale da costringere
a calcolare l'angolo di spostamento
(aberrazione) dello strumento tra la posizione
reale della stella e quella visuale.
Scientemente spudorato è, a questo punto, il
tentativo di adottare dei "correttivi"
relativistici per raddrizzare sul fenomeno vero
le gambe storte della relatività.
Principio di
equivalenza tra massa inerziale e massa
gravitazionale (relatività generate, 1916).
Il secondo "fondamento" della relatività è il
secondo cieco della catena di Brueghel,
rinchiuso questa volta nel cosiddetto "ascensore
di Einstein". Andiamo per questo a quattro
secoli indietro: alle pietre che, come si dice,
Galileo faceva cadere dalla Torre di Pisa.
Orbene, che i gravi di massa differente cadano
con la stessa accelerazione - e cioè che il peso
sia proporzionale alla massa - è cosa che appare
vera solo su brevi distanze.
Ancora una volta si mostra chiaramente, ma si
vedrà appresso ogni volta qualsiasi, che, per
sostenere ad oltranza un errore di base, si è
costretti a invischiarsi in una catena di altri
più gravi errori.
È un fatto descrittivamente ben noto (vedi
Scienza & Tecnica /72, Annuario della EST Mondadori, Materiale extraterrestre sulla Terra,
di Brian Mason) che, quando un meteorite si
frantuma nell'alta atmosfera, i frammenti non
cadono al suolo tutti nello stesso tempo, come
vorrebbe la legge ipotizzata da Galileo e fatta
propria da Einstein, ma, in una precisa
successione, prima i piccoli e poi via via i più
grandi.
Avviene, cioè, la stessa cosa (vedi fisica
unigravitazionale) che si riscontra per le
particelle in uno spettrografo di massa: le più
piccole sono accelerate di più e incurvate
maggiormente rispetto alle più grandi. Ma ecco
che, nell'articolo citato, la spiegazione del
fenomeno, incomprensibile per la fisica
ufficiale, tocca i vertici del ridicolo: la
differente accelerazione dei vari pezzi
dipenderebbe non già da una diversità di "forza"
esercitata dal campo gravitazionale, come
direbbe giustamente un bravo studente di liceo,
ma da una diversa "quantità di moto" posseduta
(ex posti) dai frammenti, la quale così assume
una miracolosa proprietà di "forza"!
I particolari di questa lettura di fantasia
peggiorano la situazione, perche’ i frammenti
più grossi, che vanno più lontano, sono stimati
più veloci, mentre è vero il contrario: essi
sono in realtà più lenti, e proprio per questo
cadono dopo (La motivazione sbagliata, accolta
nella prima edizione dell'Enciclopedia della
Scienza e della Tecnica, alla voce "Meteorite",
è sparita nella successiva !).
La caduta su Giove dei frammenti della cometa
Shoemaker-Levy nel 1994 è la conferma lampante
della mia analisi. Crollati i due presupposti di
base della relatività, che si sono rivelati
inconsistenti, una fisica teorica
intellettualmente onesta dovrebbe pregare la
relatività di togliere il disturbo. Ma, al
contrario, i fisici contemporanei pretendono di
avanzare le "prove" d'un falso evidente, come
fanno gl'indagati del famoso tenerne Colombo. Mi
occuperò di alcune di tali prove.
Le prove della
relatività
Due di
queste "prove" sono particolarmente illuminanti
sotto il profilo del metodo usato dai fisici
relativisti e meritano perciò la precedenza
nell'elenco che segue. Non entrerò nei dettagli
dei problemi, che si possono trovare nei testi
comuni e, per quanto mi riguarda, nel mio stesso
libro La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione
Cosmologica, Arte Tipografica Editrice, Napoli,
2006.
Spostamento del
perielio di Mercurio
La questione è trattata esaurientemente
nell'Enciclopedia Italiana alla voce
"Relatività". In sintesi, sui nove pianeti e le
decine di loro satelliti si sono trovati due
soli casi in cui è stato possibile effettuare i
calcoli: Mercurio e Marte.
Una persona ragionevole penserà che la validità
della teoria sia stata verificata con successo
in entrambi i casi. In realtà il risultato ha
dato esito presunto positivo al cinquanta per
cento, cioè solo per Mercurio, e per giunta con
molte riserve chiaramente espresse nello stesso
articolo sul valore del controllo. Per Marte,
invece, la previsione di Einsiein è andata sotto
di ben sei volte il vero, del che si è tentata
anche una patetica giustificazione. Si tratta
quindi di una prova a testa o croce.
Dilatazione del
tempo
Se ne
adducono due "prove": una si riferisce al
famigerato "paradosso dei gemelli", che
sarebbe stato verificato con due orologi in volo
su direzioni opposte intorno alla Terra.
A prescindere dal fatto della vanità
realizzativa di una simile idea, si da il caso
che i teorici della relatività non sono nemmeno
d'accordo tra di loro, se all'arrivo i due
orologi debbano, a norma della teoria, trovarsi
ancora sincronizzati oppure no.
La polemica è molto accesa: si leggano in
proposito gli articoli di Giulio Cortini - al
quale procurai un'arrabbiatura - su
L'Espresso-Colore del 9 aprile 1972
(L'orologiaio dell'equatore) e di Angioletta Coradini sul n. 750 di
Sapere del luglio 1972
(Una nuova interpretazione del paradosso degli
orologi).
Ancora una volta la prova è quella del testa o
croce. L'altra "prova" della dilatazione del
tempo la troviamo nello stesso articolo di
Cortini prima citato: la "vita media" dei muoni.
Cominciamo col dire che i fisici teorici
chiamano "vita media" delle particelle quella
che è la loro "agonia media", cioè la durata
della loro disintegrazione, o decadimento.
Dunque, i velocissimi muoni dei raggi cosmici
manifestano, morendo (e non vivendo) nell'alta
atmosfera, una durata di decadimento superiore a
quella di laboratorio.
Scartando l'intervento miracoloso di Santo
Einstein, io osservo semplicemente che
particelle più veloci (quelle dei raggi cosmici)
sfuggono meglio alle interazioni gravitazionali
incontrate lungo il percorso, le quali sono
appunto la causa disgregante della loro
consistenza corpuscolare. Solo per questo la
loro "agonia" dura di più.
Trasformazione della
massa in energia
Diciamo
preliminarmente che i fenomeni nucleari erano
abbondantemente noti prima della formula
einsteiniana, che rappresenta, quando nasce,
solo l'equazione cervellotica di un grosso
botto.
In primo luogo, la massa si trasforma in un
fantasma detto "energia" esclusivamente
nell'immaginazione fantascientifica di Einstein:
quella massa che apparentemente si perde nei
fenomeni di fissione o fusione è la parte di
essa a cui i fisici non riescono a mettere il
sale sulla coda al momento del botto,
trattandosi di uno sciame di infinitesimali
corpuscoli dotati delle immense velocità che
avevano, non visti, nelle strutture nucleari e
che poi determinano la loro distruttiva capacità
di penetrazione (ecco il senso del fantasma
"energia" !) nell'ambiente materiale
circostante.
Chiarito questo, sarà bene leggere ancora la
voce "Relatività" nella citata Enciclopedia
Italiana al capitolo Equivalenza della massa e
dell'energia.
Vi si trova che, nel sostituire e a v nella
formula classica E=mv a e volendo eliminare da
essa il fastidioso '72", si aggiungerà a m una
quantità equivalente di prodigiosa "energia
raggiante" E di massa m=E/c , cosi da
raddoppiare m e arrivare finalmente alla
sospirata E=mc , che fa più bella figura sulla
tolda della portaerei. Di fronte a un simile
"epiciclo" Tolomeo si nasconderebbe.
Lievitazione della
massa con la velocità
È questa
la beffa più grande che la relatività ha giocato
a se stessa. Avendo abolito l'etere con
l'esito fuorviante dell'esperimento
Michelson-Morley (come s'è visto sopra), nel
momento in cui ha in mano per altra via la prova
della sua esistenza, non Io può riconoscere e
inventa quella che io chiamo la "relatività
delle scimmie".
Supponiamo per assurdo che ci sia da qualche
parte un popolo di scimmie, che abbia tutte le
ordinarie conoscenze umane, ma neghi l'esistenza
dell'aria. Messe di fronte all'esperienza di un
corpo che cade da un aereo, come reagirebbero le
scimmie osservando che l'accelerazione di
gravita non è costante ma diminuisce fino ad
annullarsi, e cioè che la velocità di caduta del
corpo cresce sempre meno, fino a diventare
costante prima dell'arrivo al suolo ?
Sarebbero
costrette a inventarsi un miracolo: ovvero, che
la massa cresce matematicamente fino a diventare
infinita, quando la velocità diventa costante.
Questo è proprio ciò che sostiene la relatività
per quanto avviene alle particelle nel vuoto
degli acceleratori: qui, infatti, a campo
magnetico costante, l'accelerazione decresce,
fino a una velocità costante delle particelle,
al limite della velocità della luce, che proprio
per la resistenza dell'etere è costante nel
vuoto.
In altri termini, come le scimmie non vedono
l'aria, Einstein non ha visto l'Etere, (NdR:
meglio dire non ha voluto vedere),
solo alla
fine della vita ha ammesso che l'Etere e'
l'unica spiegazione utile e possibile per far
quadrare i conti.....
Tutt'intorno alla
relatività si estende un arcipelago di dottrine
affiliate: stelle di neutroni, buchi neri, big
bang, universo in espansione, stringhe e
superstringhe. È quasi un universo alla
Disneyland. Cose sostenute dal mondo accademico
di oggi con un'arroganza senza limiti e trattate
col sottinteso che esse siano assolute verità di
fatto, con l'ostracismo inflitto in ogni
luogo dì potere a chi se ne fa avversario.
Emblematico il caso dell'astrofisico Halton Arp,
negatore della fandonia del big bang. Per
fortuna, c'è qualche voce anche nel mondo
accademico che avverte lo sconfinamento delle
attuali teorie cosmologiche nei regni della
fantasia: per esempio, quella del Nobel Robert
Laughlin nel suo libro Un universo diverso –
Codice Edizioni.
Purtroppo una critica non
basta: il risanamento del pensiero scientifico è
possibile, in realtà, solo sostituendo all'attuale
Babele, un paradigma conoscitivo radicalmente
nuovo:
Universo
unigravitazionale è l'alternativa.
L’esposizione qui
necessariamente molto sintetica dei problemi
tecnici ed epistemologia più generali trova
tutta l'ampiezza nell' inquadramento di fondo
del nuovo paradigma scientifico dell' universo
unigravitazionale, presente organicamente su
Internet: e sul libro: La Fisica Unigravitazionale e l'Equazione Cosmologica,
Arte Tipografica Editrice, Napoli 2006, pagine XVIII, 376.
La sua pubblicazione è stata il traguardo di
circa quarant'anni di studi dell'autore: un
traguardo ormai autonomo dalla sua azione
personale, che continuerà tuttavia ad essere -
come è stata finora - irrituale e senza
riguardi per qualsiasi "autorità" dottrinaria.
GLOSSARIO
(piccolissimo)
Pulsar:
stella dì neutroni (estremamente densa) che gira
rapidamente e della quale si osserva una
radiazione in modo intermittente.
Relatività
ristretta [o speciale]: vincoli sui quali si
basa la teoria della Relatività ristretta sono
due condizioni che, come sottolineo' lo stesso
Einstein, dovrebbero essere soddisfatte da una
qualsiasi teoria fisica accettabile.
Semplificando molto, tali vincoli sono:
1) la velocità della luce nel vuoto è una
costante della natura, che significa che nessun
corpo può viaggiare con una velocità superiore;
2) scienziati che compiono lo stesso esperimento
in diversi laboratori in moto uniforme l'uno
rispetto all'altro devono ottenere gli stessi
risultati. Tali vincoli hanno implicazioni
sorprendenti per la struttura delle teorie
fisiche. Per esempio, l'equazione di Schrodinger
della teoria quantistica non soddisfa queste
condizioni.
Relatività generale:
"la teoria dì
Einstein", formulata nei primi anni del '900,
che descrive la dinamica dell'UniVerso
e del rapporto fra spazio-tempo e materia.
Include (e spiega) sia le leggi classiche della
gravitazione che le interazioni tra masse in
presenza di campi gravitazionali estremamente
intensi.
La prima prova (indiretta) della validità della
teoria fu ottenuta nel 1919 osservando, nel
corso di un'eclisse solare, la deviazione del
percorso della luce causata dalla gravita del
Sole.
L'osservazione delle onde gravitazionali, non
ancora avvenuta, costituirà la prova diretta
della teoria.
Misurazioni di Fizeau:
misurazioni della
velocità della luce su distanze terrestri, dopo
le misure su scale astronomiche effettuate dal
danese Ole Roemer nel 1676.
Ascensore di Einstein:
tutti gli oggetti
cadono al suolo con la stessa accelerazione e
già questo era noto a Galileo. Immaginiamo ora
un ascensore all'ultimo piano di un grattacielo
e supponiamo che non vi sia aria in esso. Di
colpo si spezza il cavo portante e la cabina
inizia a cadere liberamente con accelerazione
costante. Contemporaneamente una persona che si
trova nel suo interno lascia cadere un sasso ed
una piuma.
La forza di gravita’ attrae allo stesso modo sia
i due oggetti che l'ascensore, per cui la
velocità relativa tra sasso e piuma è nulla. In
altre parole sia il sasso che la piuma non
arrivano a toccare il fondo dell'ascensore, dal
momento che quest'ultimo sta cadendo con la loro
stessa accelerazione.
- vedi:
Nuova definizione di
Atomo
Paradosso dei gemelli:
trattasi di un
esperimento mentale in cui si suppone che un
gemello resti a terra e l'altro navighi nello
spazio ad una velocità che si approssima sempre
più a quella della luce; dato che c=S/T, se la
velocità dell'astronave aumenta, il valore del
tempo sull'astronave deve diminuire, deve cioè
rallentare il ticchettio dell'orologio del
gemello in volo rispetto a quello del gemello
rimasto a terra. In tal caso quando il gemello
volante torna a casa trova il fratello molto più
vecchio di lui.
Muone:
il secondo sapore dei leptoni carichi (in ordine
di massa crescente), dotato di carica elettrica
±1. Abbondante nei raggi cosmici.
By Renato Palmieri - Tratto da Scienza
&Conoscenza n° 22 Nov. 2007
vedi anche.
Relativita' Ristretta By Rubino L. +
Teoria di Einstein
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Più veloci della
luce ! ?
Possono esistere
fenomeni "almeno" centomila volte più veloci
della luce. Lo dice un esperimento realizzato
all’Università di Ginevra dal gruppo del fisico
Nicolas Gisin. L’annuncio è sull’ultimo numero
di Nature. Se riuscissimo a viaggiare con questa
velocità arriveremmo in un centesimo di secondo
su Marte, basterebbero 23 minuti per raggiungere
Alpha Centauri (la stella più vicina), in un
anno potremmo attraversare la Via Lattea e in 22
approdare alla galassia di Andromeda.
Per adesso ciò che ha viaggiato «almeno»
centomila volte più veloce della luce è soltanto
una proprietà di un fotone, cioè di una
particella luminosa. Un teletrasporto, sì, ma -
come dire ? - molto leggero. Dal punto di vista
concettuale però è una rivoluzione.
L’esperimento dimostra che il "muro" della luce,
dogma della relatività di Einstein, non esiste
nello strano mondo della meccanica dei quanti.
Naturalmente il professor Gisin - 56 anni, bravo
giocatore di hockey - non pensa ad astronavi
tipo Star Trek. A lui interessano i principi
fisici fondamentali che l’esperimento indaga. Ma
anche applicazioni commerciali non troppo
futuribili: utilizzando i risultati di queste
ricerche si potrebbe criptare in modo
impenetrabile la trasmissione di informazioni.
Una faccenda molto pratica, che riguarda anche
l’uso della nostra carta di credito. E addio
intercettazioni sui cellulari.
A concepire l’esperimento è stato Daniel Salart,
un dottorando allievo del professor Gisin.
Fotoni gemelli, cioè prodotti insieme e con
identiche proprietà quantistiche, sono stati
spediti tra Satigny e Jussy, due piccoli paesi
del Cantone di Ginevra, lungo una fibra ottica
lunga 18 chilometri.
Esperimenti di vari gruppi di ricercatori
provano che anche dopo averli separati due
fotoni gemelli rimangono «correlati»: se varia
una proprietà quantistica del primo, la stessa
cosa accade al secondo, per quanto sia lontano.
Non ci sono violazioni del principio di
causa-effetto, perché per verificare l’evento è
comunque necessario ricorrere a mezzi di
comunicazione convenzionali rispettando il
limite della velocità della luce. Ma il
cambiamento della proprietà quantistica risulta
in apparenza istantaneo. Einstein, negando la
realtà del fenomeno, parlava di "azione
fantasma".
Eppure la correlazione è reale: lo hanno
dimostrato già una ventina di anni fa le
ricerche di Alain Aspect (Università di Parigi),
Francesco De Martini (Università di Roma) e
Anton Zeilinger (Università di Innsbruck).
Ma l’adeguarsi di un fotone alla proprietà
quantistica del suo gemello è davvero istantaneo
?
Questa è la domanda alla quale ha cercato di
rispondere l’esperimento di Ginevra.
«Sull’esistenza delle correlazioni quantistiche
- dice Gisin - non esistono più dubbi. La loro
natura però rimane misteriosa. Una ipotesi per
spiegare la correlazione è che una specie di
“bacchetta” invisibile e infinitamente rigida
trasmetta la proprietà quantistica da un oggetto
all’altro.
L’ipotesi da noi messa alla prova è che la
velocità, benché grandissima, sia in effetti
limitata. In questo caso, se gli eventi fossero
sufficientemente distanti e ben sincronizzati,
la “bacchetta” non avrebbe il tempo di agire e
le correlazioni quantistiche dovrebbero
scomparire». E’ la verifica compiuta dallo
studente di Gisin rilevando le correlazioni tra
fotoni sulla rete di fibra ottica tra Satigny e
Jussy per 24 ore di seguito, cioè per una intera
rotazione terrestre, in modo da escludere
disturbi del sistema di riferimento. Quando a
Satigny un fotone cambiava stato, la stessa cosa
accadeva al fotone arrivato a Jussy, come se i
due fotoni avessero potuto mettersi d’accordo
comunicando a velocità infinita.
Al termine dell’analisi dei loro dati, i
ricercatori sono arrivati alla conclusione che
l’«azione fantasma», ammesso che non sia
istantanea, è in ogni caso almeno 100 mila volte
più veloce della luce. Per la prima volta si
riesce a stabilire questo limite con una misura
certa. Compiendo un passo ulteriore, gli autori
dell’articolo su Nature sostengono che non
esiste alcuna "azione fantasma": le correlazioni
quantistiche possono manifestarsi
contemporaneamente in più luoghi, come se
emergessero dall’esterno dello spazio-tempo in
cui viviamo. Davvero, è il caso di dirlo, cose
dell’altro mondo.
By Piero Bianucci
Tratto da: lastampa.it
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PIU' VELOCI della LUCE, e' ormai Dimostrato !
?
- 23 Sett 2011
E’ arrivata la conferma
ufficiale: la velocita’
della luce e’ stata superata.
I dati, resi noti questa mattina, dimostrano che
le i
neutrini
viaggiano ad una velocita’ di
circa 60 nanosecondi superiore a quella della
luce, il limite della velocità nel cosmo.
Il risultato e’ stato ottenuto nell’esperimento
Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) e le anomalie
sono state osservate dal rivelatore
Opera, che ha analizzato il fascio di
neutrini che dal
Cern di Ginevra vengono lanciati
verso i
Laboratori Nazionali del Gran Sasso
dell’Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Il risultato si basa sull'osservazione di oltre
15.000 neutrini tra quelli che, una volta
prodotti dall’acceleratore del Cern Super Proton
Synchrotron, percorrono i 730 chilometri che
separano il Cern dal Gran Sasso e i dati del
rivelatore Opera, che saranno presentati oggi a
Ginevra, dimostrano che i neutrini impiegano 2,4
millisecondi per coprire la distanza, con un
anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto
alla velocita’ attesa. L’analisi dei dati,
raccolti negli ultimi tre anni, dimostra che i
neutrini battono di circa 20 parti per milione i
300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia
la luce. Il risultato e’ stato ottenuto con una
serie di misure ad altissima precisione, fatte
in collaborazione con gli esperti di metrologia
del Cern e di altre istituzioni.
La distanza tra l'origine del fascio di neutrini
e il rivelatore Opera e’ stata misurata con
un'incertezza di 20 centimetri sui 730
chilometri del percorso e il tempo di volo dei
neutrini e’ stato determinato con una precisione
di meno di 10 nanosecondi, utilizzando strumenti
molto sofisticati, come sistemi Gps progettati
appositamente per l’esperimento e orologi
atomici.
‘’Abbiamo sincronizzato la misura dei tempi tra
il Cern e il Gran Sasso con un'accuratezza al
nanosecondo e abbiamo misurato la distanza tra i
due siti con una precisione di 20 centimetri’’,
ha detto Dario Autiero il ricercatore oggi
pomeriggio presentera’ i dati al Cern.
‘’Nonostante le nostre misure abbiano una bassa
incertezza sistematica e un'elevata accuratezza
statistica – ha aggiunto - e la fiducia riposta
nei nostri risultati sia alta, siamo in attesa
di confrontarli con quelli provenienti da altri
esperimenti”.
Il Cern stesso rileva in una nota che
‘’considerando le straordinarie conseguenze di
questi dati, si rendono necessarie misure
indipendenti prima di poter respingere o
accettare con certezza questo risultato. Per
questo motivo la collaborazione Opera ha deciso
di sottoporre i risultati a un esame piu’ ampio
nella comunita’’’. I dati saranno quindi
presentati oggi pomeriggio in un seminario nel
Cern di Ginevra e lunedi’ in un seminario nei
Laboratori del Gran Sasso.
“Quando un esperimento si imbatte in un
risultato apparentemente incredibile e non
riesce a individuare un errore sistematico che
abbia prodotto quella misura, la procedura
standard e’ sottoporlo a una piu’ ampia
indagine’’, ha osservato il direttore
scientifico del Cern, Sergio Bertolucci. “Se
questa misura fosse confermata – ha aggiunto -
potrebbe cambiare la nostra visione della
fisica, ma dobbiamo essere sicuri che non
esistano altre, più banali, spiegazioni. Cio’
richiederà misure indipendenti’.
La maggior parte dei fisici nega
la possibilità di fenomeni che oltrepassino la
velocità della luce, ma l'esperimento di
Aspect rivoluziona il postulato, provando
che il legame tra le particelle subatomiche è
effettivamente di tipo non-locale.
David Bohm, celebre fisico dell'Università di
Londra recentemente scomparso, sosteneva che le
scoperte di Aspect implicassero la non -
esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire
che, nonostante la sua apparente solidità,
l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma
gigantesco e
splendidamente dettagliato.
Bohm lo intuì, aprendo una strada alla
comprensione della scoperta del professor
Aspect. Per Bohm il motivo per cui le particelle
subatomiche
restano in contatto indipendentemente dalla
distanza che le separa risiede nel fatto che la
loro separazione è un'illusione. Era infatti
convinto che, ad un livello di realtà più
profondo, tali particelle non sono entità
individuali, ma estensioni di uno stesso
"organismo" fondamentale.
Se le particelle subatomiche ci appaiono
separate è perché siamo capaci di vedere solo
una porzione della loro realtà, esse non sono
"parti"
separate bensì sfaccettature di un'unità più
profonda e basilare, che risulta infine
altrettanto olografica ed indivisibile quanto la
nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà
fisica è costituita da queste "immagini", ne
consegue che l'Universo stesso è una proiezione,
un ologramma.
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Più veloci della luce ? Una
differenza di appena 60 nanosecondi –
23/09/2011
I
neutrini
che scorrono sotto la superficie
terrestre tra i laboratori europei del CERN, a
Ginevra, e i Laboratori nazionali del Gran Sasso
dell’INFN sono un po’ più veloci della luce. Non
della luce nel mezzo, ma della luce nel vuoto,
il limite universale imposto dalla relatività
ristretta.
I dati dell’esperimento Opera – il cui portavoce
è Antonio Ereditato, direttore del Laboratorio
di alte energie all’Albert Einstein Center for
Fundamental Physics dell’Università di Berna –
non lasciano molti dubbi, anche se la prima
reazione di qualunque fisico (e non solo) è
l’incredulità. Nel percorso tra il CERN e il
Gran Sasso, se viaggiasse nel vuoto, la luce
impiegherebbe circa 2,4 millesimi di secondo. I
neutrini inviati da Ginevra ci mettono un po’
meno. La differenza è di appena 60 nanosecondi:
poco, in assoluto, ma una differenza
significativa se si pensa che oggi esistono
orologi con precisione molto più accurata e che
l’incertezza sulla distanza misurata con il GPS
non è più di 20 centimetri. Invece i neutrini
arriverebbero una ventina di metri prima della
luce.
I fisici della collaborazione internazionale che
ha progettato l’esperimento, volto a studiare
l’oscillazione del neutrino prevista da
Pontecorvo negli anni cinquanta e fortemente
voluto da Luciano Maiani durante la sua
direzione del CERN, hanno atteso a lungo prima
di pubblicare la notizia sul sito di preprint
arxiv.org, e hanno vagliato tutte le possibilità
di un errore strumentale.
Ora, con questo annuncio, chiedono la verifica
della comunità mondiale, dato che altri
esperimenti su fasci controllati di neutrini
sono in corso sia in Nord America che in
Giappone. Già un anno fa, peraltro, la
misurazione della velocità dei neutrini condotta
all’esperimento MINOS del Fermi National
Laboratory, negli Stati Uniti, avevano dato
esiti simili, anche se la scarsa confidenza dei
dati aveva fatto desistere i responsabili
dell’esperimento dallo storico annuncio.
Lo stesso Antonio Ereditato, confermandoci al
telefono l’autenticità dei dati, ha usato
estrema prudenza. La collaborazione Opera ha
vagliato attentamente tutte le possibilità di
errore sistematico, ma naturalmente nessuno si
sente di escludere qualche sottile effetto che
turbi i risultati. Roberto Petronzio, presidente
dell’INFN, ha sottolineato che anche
l’imprecisione sul punto di emissione dei
neutrini, che è il punto di partenza delle
misurazioni, provocherebbe eventualmente un
errore in senso opposto.
E lo stesso accadrebbe considerando le
correzioni dovute alla relatività generale.
Insomma, i dati ci sono. E da oggi sono a
disposizione della comunità internazionale
perché li verifichi o li falsifichi.
Certo, se il risultato fosse confermato sarebbe
la prima importante violazione della teoria
della relatività, e sarà una grande sfida per i
teorici. Secondo Petronzio, dopo l’eventuale
conferma occorrerà prima di tutto verificare se
si tratti di una proprietà dei neutrini o se si
rinscontri in altre particelle dotate di massa,
il che comporterebbe che si tratta di una
proprietà intrinseca dello spazio-tempo.
La prima ipotesi considerata è che si tratti di
una violazione locale dell’invarianza di Lorentz,
e dunque che sia necessario formulare
un’estensione della relatività ristretta in
determinate condizioni, così come la relatività
stessa è un’estensione della gravitazione
newtoniana. Un’ipotesi più ardita, appena
accennata da Ereditato, è che questo risultato
potrebbe essere un indizio utile ai teorici
delle stringhe, e che la sua apparente
violazione della velocità ristretta sarebbe un
indizio dell’esistenza di extra dimensioni.
Ancora per Petronzio, invece, potremmo trovarci
davanti a una nuova grandezza fondamentale, una
nuova costante universale della fisica.
La comunità della fisica italiana e
internazionale è sospesa tra l’incredulità e
l’entusiasmo. Ci vorranno mesi, probabilmente,
per avere conferma del risultato da parte di
altri esperimenti, e almeno un anno per studiare
l’effetto su altre particelle dotate di massa,
come l’elettrone. Ma una cosa è certa. Se
davvero questa violazione della relatività
ristretta fosse verificata, ci troveremmo in una
nuova stagione della fisica, paragonabile alla
straordinaria avventura di inizio Novecento, che
portò alla teoria della relatività e alla teoria
dei quanti. Un sogno che qualunque fisico
teorico vorrebbe vivere.
By Marco Cattaneo – Tratto da:
lescienze.espresso.repubblica.it
Commento NdR:
I
neutrini piu' veloci della
luce.....essi, come tutte le particelle che
viaggiano piu' veloci della luce, per poterlo
fare, passano dal proprio tunnel del vortice (buco
nero presente in OGNI "particella
od antiparticella), che e' la "porta di ingresso" del
Vuotoquantomeccanico... quindi sono
quasi istantanei
nei loro trasferimenti-spostamenti....perche' debbono
passare dal bordo del
buco nero, cioe' dall'orizzonte
degli eventi, per arrivare alla "singolarita'",
PRIMA di
entrare nel
Vuotoquantomeccanico intelligente
attraverso il quale gli "spostamenti" sono
istantanei
in ogni punto dell'Infinito.
INFATTI anche altri scienziati confermano
cio' che da sempre la
Medicina Naturale insegna:
Neutrini superluminali
? Andiamoci cauti – 05/10/2011
I neutrini superano davvero la velocità della
luce ? L'invito alla cautela di due fisici
teorici: secondo i quali, se non si tratta di un
errore, forse le
particelle prendono una scorciatoia...(NdR:
quella del
Vuotoquantomeccanico
attraverso il loro proprio
buco
nero interno.)
In un
articolo conciso - ma perentorio – apparso
online la scorsa settimana, Andrew Cohen e
Sheldon Glashow, della
Boston University, affermano che, in
base ai loro calcoli, qualunque neutrino che
superasse la velocità della luce irradierebbe
energia, lasciando dietro di sé una scia di
particelle più lente, allo stesso modo di ciò
che avviene quando un jet supera la barriera del
suono.
I loro risultati mettono quindi in dubbio la
correttezza delle misurazioni recentemente
annunciate al CERN secondo cui i neutrini
viaggerebbero di poco più veloci della
radiazione elettromagnetica.
Di questo, tuttavia, Cohen non pare contento, né
sollevato. “Al contrario, sono rattristato e
deluso”, sottolinea. Dopo tutto, molti fisici
preferirebbero che la scioccante misurazione
annunciata dal CERN fosse corretta. Per i fisici
sperimentali sarebbe la scoperta del secolo e
per i teorici, il punto di partenza per un
eccitante periodo di creativo scompiglio.
“Sarebbe noioso se la natura si comportasse
sempre nel modo previsto”, ha aggiunto Cohen.
Il risultato annunciato al CERN il 23 settembre
era senz'altro imprevisto. Ne hanno parlato un
po' tutti, ma lo riassumiamo per dovere di
cronaca: un gruppo di ricercatori
dell'esperimento OPERA ha annunciato di aver
inviato attraverso la crosta terrestre che
separa Ginevra dai Laboratori dell'INFN al Gran
Sasso un fascio di neutrini, che, secondo le
stime, è arrivato a destinazione circa 60
nanosecondi prima del previsto, violando il
limite universale alla velocità stabilito dalla
teoria della relatività di Albert Einstein.
Gli esperti invitano alla cautela, specialmente
perché un'altra misurazione della velocità del
neutrino – condotta nel 1987 grazie alla
rilevazione di particelle provenienti da una
supernova esplosa nella Nube di Magellano,
appena fuori dalla Via Lattea – indica con alta
precisione e accuratezza che i neutrini
rispettano tale limite.
I neutrini provenienti dalla supernova, però,
erano relativamente deboli; al confronto, quelli
provenienti dal CERN hanno un'energia almeno
1000 volte maggiore. E se alcuni neutrini
fossero effettivamente superluminali, lasciando
quelli meno energetici confinati nel nostro
noioso modo relativistico ?
Cohen e Glashow (premio Nobel per la fisica con
Abdus Salam e Steven Weinberg nel 1979) hanno
considerato precisamente il tipo di neutrini ad
alta energia rilevati al Gran Sasso. A partire
da principi basilari quali la conservazione
dell'energia e della quantità di moto, hanno
dedotto che se esistessero effettivamente, le
particelle superluminali potrebbero decadere in
altre particelle legate a un limite di velocità
più basso.
“Quando tutte le particelle hanno la stessa
velocità massima raggiungibile, non è possibile
per una di esse perdere energia emettendone
un'altra”, spiega Cohen. “Ma se le velocità
massimale non è la stessa per tutte le
particelle coinvolte, allora questo può
succedere”.
Un effetto di questo tipo è ben noto nel caso in
cui gli elettroni hanno un limite superiore di
velocità (la velocità della luce) e la luce
stessa ne ha uno inferiore. Questo può avvenire
perché quando la luce si propaga in mezzo
materiale – sia esso acqua, aria o vetro – la
sua velocità viene drasticamente ridotta,
secondo un fenomeno che è alla base dell'effetto
di rifrazione, per il quale un bastone
parzialmente immerso nell'acqua appare spezzato
in due (la velocità della luce come limite
assoluto è, a rigore, la velocità della luce nel
vuoto).
Gli elettroni possono allora muoversi in un
mezzo a velocità superiori alla velocità massima
dei fotoni nello stesso mezzo, e perdono energia
emettendo fotoni. Questo processo, noto come
radiazione Cherenkov, è quello che fa sì che le
piscine di raffreddamento dei reattori delle
centrali nucleari brillino di una tenue luce
blu; inoltre, viene utilizzato per rivelare
elettroni che investono la Terra dopo che un
fascio di raggi cosmici ad alta energia
colpiscono la parte superiore dell'atmosfera.
La possibilità di un trasferimento di energia
tra particelle con differenti velocità limite
era ben noto, sottolinea Cohen. Ma nel loro
articolo, lui e Glashow vanno oltre, discutendo
l'esatto meccanismo con cui potrebbe avvenire
questa conversione e fornendo le precise stime
quantitative dei tassi di decadimento dei
neutrini in altre particelle.
L'emissione di gran lunga più probabile è quella
di un elettrone accoppiato alla sua
antiparticella, il positrone, concludono gli
autori. (Il neutrino ad alta energia creerebbe
la coppia interagendo con le “particelle
virtuali” che incessantemente si creano e si
annichilano nel vuoto – in questo caso il bosone
Z, uno dei mediatori della forza nucleare
debole).
Il punto cruciale è che il tasso di produzione
di queste coppie elettrone-positrone è tale che
un tipico neutrino superluminale emesso al CERN
perderebbe la maggior parte della sua energia
prima di raggiungere il Gran Sasso. “Il fascio
inviato dal CERN verrebbe impoverito in modo
significativo di neutrini ad alta energia”,
aggiunge Cohen. I neutrini osservati presso il
laboratorio italiano, tuttavia, non sembrano
affatto aver perso parte della loro energia. O
forse non erano affatto superluminali.
Carlo Rovelli, fisico teorico dell'Università
del Mediterraneo a Marsiglia, sostiene che i
risultati di Glashow e Cohen sono plausibili, e
non sembra essere particolarmente sorpreso.
“Sembra che la maggior parte dei fisici, incluso
me, sospettino che vi sia qualche errore nelle
misurazioni di OPERA”.
Alcuni fisici hanno ipotizzato che i neutrini
potrebbero aver trovato scorciatoie (vedi sopra) nello
spazio-tempo, per esempio, muovendosi in
dimensioni extra dello spazio, il che
permetterebbe loro di essere più rapide, pur
rispettando il limite alla velocità. Questa
possibilità non verrebbe esclusa dalla
radiazione Cherenkov del neutrino, ma
contribuirebbe a porre alcune limitazioni.
“La faccenda si può vedere nel seguente modo: i
fisici che lavorano alla teoria delle stringhe
da più di 20 anni hanno postulato l'esistenza di
dimensioni extra, ma ancora nessuno ha ancora
considerato la possibilità di trovare
scorciatoie in altre dimensioni e di viaggiare
più veloci della luce”, commenta Rovelli.
Per ciò che riguarda possibili errori
nell'esperimento, Cohen non vuole fare ipotesi:
“Non sono la persona giusta per spiegare ciò che
può essere successo – dice – è meglio lasciare
questo compito ai fisici sperimentali”.
Einstein era nel giusto, in fin dei conti? La
relatività di Einstein soppiantò la fisica di
Isaac Newton, e probabilmente un giorno
anch'essa verrà soppiantata da qualcos'altro. Ma
i fisici continueranno a usarle tutte, nel
contesto appropriato.
“Tutti i nostri risultati
scientifici hanno un certo dominio di validità”,
sottolinea Cohen; nessuna teoria è “giusta” o
“sbagliata” in senso assoluto, ma ciascuna di
esse è in maggiore o minore accordo con gli
esperimenti. Nel frattempo, altri non
smetteranno di cercare falle nelle teorie di
Einstein. “Non smettiamo mai di verificare le
nostre idee”, conclude Cohen. “Neanche quelle
che consideriamo solide”.
By Davide Castelvecchi - Pubblicato in originale
su
www.scientificamerican.com il 3 ottobre 2011