Con il
termine
Nanoparticella si
identificano normalmente delle
particelle formate da aggregati atomici
o molecolari con un diametro compreso -
indicativamente - fra 2 e 200
nm.
Per dare un'idea dell'ordine di
grandezza, le celle elementari dei
cristalli hanno lunghezze dell'ordine di
un nanometro; la doppia elica del
DNA ha un diametro di circa 2 nm.
Il termine è utilizzato correntemente
per indicare
nanoaggregati, cioè aggregati
molecolari o atomici, con interessanti
proprietà chimico-fisiche, che possono
essere anche prodotti e utilizzati nelle
nanotecnologie.
A volte il
termine è utilizzato per indicare
particolato ultrafine (in
particolare le singole
particelle discrete componenti le
nanopolveri).
Si ritrovano nei cibi, nelle acque, e
nell'aria che respiriamo, provenienti
dalla circolazione di autoveicoli,
emissioni di fumi da aziende di
produzione, specie dagli
inceneritori.
Nel
campo delle nanotecnologie, una
particella è definito come un piccolo
oggetto che si comporta come una intera
unità in termini di trasporto e
proprietà.
Nanosfere o Nanocapsule: In
campo farmaceutico, sono sistemi a
matrice polimerica impiegati per la
veicolazione di principi attivi
particolarmente
citotossici o con
rilevanti problemi farmacocinetici.
Attualmente alcune formulazioni sono in
fase II, di sperimentazione.
Uno studio dell'Università
di Bath mostra come
particelle di polistirene tra i 20 ed i
200 nm non riescono a penetrare al di
sotto dell'epidermide
Lo studio pubblicato sul Journal
of Controlled Release
dell'Università di Bath dimostra che le
nanoparticelle non riescono a penetrare
l'epidermide. Lo studio va contro al
pensiero che che le nanoparticelle
incluse in medicamenti e creme
cosmetiche siano in grado di portare i
componenti attivi negli strati profondi
della pelle.
Gli scienziati hanno sfruttato una
scansione con un microscopio confocale a
fluorescenza per comprendere se
particelle di polistirene tra i 20 ed i
200 nanometri fossero assorbite dalla
pelle.
Hanno scoperto che anche dove vi è uno
strato di pelle sottile le
nanoparticelle non riescono a penetrare:
è sufficiente un nastro adesivo per
eliminarle dallo strato più esterno.
La ricerca ha grandi conseguenze nel
mercato della cosmesi e delle creme
farmaceutica, dal momento che non si
potra' più dire che i loro principi
attivi, attraverso le nanoparticelle,
possono agire al di sotto della pelle.
Le nanoparticelle debbono, per poter
agire nell'organismo, essere introdotte
con aria, cibi, acque, farmaci e
VACCINI
!
L'Articolo scientifico
Rania M. Hathout, Timothy J. Woodman
(2012) "Applications of NMR in the
characterization of pharmaceutical
microemulsions". Journal of Controlled
Release. DOI: 10.1016/j.jconrel.2012.04.032
Nanoprodotti: sono presenti anche nei cibi
che consumiamo,
oltre che nei Vaccini
Le nanoparticelle sono sempre più
diffuse nel settore alimentare:
soprattutto nel packaging, ma anche nei
cibi. Grazie a nuovissimi processi
tecnologici, la materia viene
strutturata in dimensione nanometrica (nm),
ossia un miliardesimo di metro e
utilizzato su substrati (per rendersi
conto basta dire che 1 nanometro è
40mila a 80mila volte più sottile di un
capello).
Questa tecnologia serve per ridurre
materiali come argento, ossido di titano
e altri a queste nanodimensioni
conferisce loro proprietà,
fluidificanti, stabilizzanti,
antibatteriche che non si trovano nel
metallo o nel composto quando è
utilizzato a dimensioni standard.
Additivi e ingredienti in formato nano
servono a rendere le salse più fluide,
il cioccolato più croccante e le
preparazioni in polvere meno grumose
oppure a prolungare la conservazione dei
piatti pronti.
Così, per esempio, la crosta del
formaggio Brie diventa più candida con
l’aggiunta di biossido di titanio
(E171), un additivo usato fin dagli anni
Sessanta, e che adesso è disponibile
sotto forma di nanoparticelle; mentre il
diossido di silicio (E551) nano rende
fluido il ketchup.
I
consumatori in tutta Europa sono MOLTO
perplessi, ma al momento non esiste una
legge che regoli la presenza o meno nel
piatto che consumiamo, dei nanocomposti,
e nemmeno l’obbligo di informazione.
Tanto che i produttori non sono
obbligati a indicare i nano materiali in
etichetta. Eppure, i governi e le
autorità li invitano alla prudenza,
perché ci sono troppi interrogativi
ancora aperti /questa la scusa) inrealta'
e perche' non vogliono
opporsi allo strapotere dell'industria
agroalimentare che magari ha immesso i
suoi uomini all'interno degli
Enti a "tutela"....! - vedi:
Conflitti di Interesse
Polveri
ultrafini, minaccia per salute dei
lavoratori - 14/06/2013
Uno studio pubblicato sul Journal of
occupational & environmental medicine da
un gruppo di ricercatori dell'Istituto
di Medicina del lavoro dell’Università
Cattolica di Roma segnala che l'uso dei
più efficaci dispositivi ambientali e
personali di protezione é certo
importante ma non basta ad assicurare
quello che finora era considerato
“l'abbattimento totale” delle polveri
prodotte nel corso di lavorazioni
industriali come saldatura e brasatura.
Parte delle polveri ultrafini – composte
da nanoparticelle di dimensioni
nell'ordine di poche decine di
miliardesimi di metro – rimangono
infatti in circolazione, con effetti
potenzialmente dannosi per la salute del
lavoratori. «Gli effetti sulla salute
legati all'esposizione ambientale a
nanoparticelle non sono ancora chiari»
spiega Ivo Iavicoli, primo firmatario
dello studio. «Tuttavia è importante
avere un'idea sempre più definita e
precisa dei livelli di esposizione in
ambito lavorativo alle cosiddette
nanoparticelle incidentali, che si
producono durante i processi di
saldatura e brasatura in uso
nell'industria metalmeccanica». Iavicoli
e colleghi hanno validato un sofisticato
sistema di analisi quali-quantitativa
che ha anche studiato la composizione
chimica delle nanoparticelle, con
l'obiettivo di poter disporre in futuro
di un metodo condiviso che permetta di
raccogliere dati di qualità in un ambito
in cui finora la relazione tra
esposizione professionale e aumento di
rischio per la salute è stata sempre
offuscata da numerosi fattori
confondenti. «Credo che la nostra
ricerca abbia un rilievo anche dal punto
di vista delle implicazioni
medico-legali, anche perché è noto che i
dispositivi di protezione ambientale e
personale, che sicuramente sono utili ed
efficaci, non sempre vengono impiegati»
conclude Iavicoli.
Journal of Occupational & Environmental
Medicine: April 2013 - Volume 55 - Issue
4 - p 430–445
Ricordiamo pero' che queste nanoparticelle
sono sempre
presenti anche in
OGNI tipo di
Vaccino,
come
contaminanti tossici, ma OCCULTI
e NON
dichiarati nei
Bugiardini.....
Una delle caratteristiche delle
nanoparticelle e' che, quando inalate
od inoculate assieme alle
altre sostanze tossiche con i
vaccini,
(nei quali le nanoparticelle sono
SEMPRE
presenti in abbondanza assieme a
molti tipi di
metalli
pesanti, che
NON sono
segnalate-indicate dai
produttori negli appositi
bugiardini....), e' quella di avere
la possibilita' di "recarsi" in
qualsiasi parte dell'organismo
(cellule,
tessuti,
organi) in soli
60 secondi
!
Il dr.
Montanari della
Nanodiagnostic
Afferma: "Le
analisi che abbiamo fatto in
laboratorio sui vaccini (ritrovando
nanoparticelle di metalli di tutti i
tipi) richiederebbero qualche
spiegazione da parte di chi i
vaccini li produce e di chi
ne
regge il business (Big
Pharma) sia dal punto di
vista scientifico sia da quello
politico".
A RI-conferma:
NANOPARTICELLE
anche
nel
99% dei
VACCINI !! ....e
nei CIBI ! +
Materiali dentari
Sindrome
infiammatoria chiamata "Asia" scatenata dai
vaccini !
ASIA_Sindrome
infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
Tratto da: http://www.assis.it/wp-content/uploads/2014/12/ASIARiassunto.pdf
... ed e' noto che... le
infiammazioni sono foriere di qualsiasi tipo
di sintomi, che i
medici impreparati
allopati chiamano erroneamente "malattie"....
Ecco come si effettua l'informazione
giornalistica su questi temi (nanoparticelle
nei vaccini), in Italia:
Avvertimenti per chi guarderà Open Space
- 18 ottobre 2015 : a fine articolo c'è
un P.S scritto dopo aver visto la
trasmissione.
Post lunghissimo che nessuno è obbligato a leggere, ma se domenica qualcuno perderà il suo tempo a guardare Open Space su Italia 1 è bene che sappia come sono andate le cose. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: è tutta colpa mia.
L’avevo
annunciato ieri:
avevo accettato l’invito a partecipare
alla trasmissione di Italia 1, e così
ieri sera ero a Cologno Monzese negli
studi di Mediaset dove era prevista la
registrazione con una messa in onda
programmata per domani, domenica sera.
Ammetto di aver accettato l’invito di
malavoglia e di averlo fatto solo dietro
le insistenze di mia moglie. Il fatto
che due medici avessero rifiutato di
andare, sicuramente per aver fiutato la
trappola, e la lettura di un post
pubblicato a cura del programma su
Internet, un post che definire idiota è
fargli un complimento, avrebbero dovuto
consigliarmi un venerdì passato a Pesaro
al microscopio. Invece…
A costo di essere lungo e di pretendere
pazienza da parte di chi mi legge,
iniziamo da capo.
Accettato con qualche tentennamento
l’invito, parlo telefonicamente due
volte per un totale di un’ora e mezza
abbondante con le autrici del programma.
A loro espongo chiaramente la mia
posizione: ciò che io cerco non è
nient’altro che avere finalmente
chiarezza, una chiarezza negata sia
dalle ingenuità dei non vaccinatori a
prescindere sia dalle enormità
caratteristiche dei vaccinatori ad
oltranza, quelli che, o per denaro o per
mantenere il loro posticino o per pura
credulità sono disposti a dire o, a
seconda della posizione, a credere
qualunque cosa. Insomma, io non sto né
di qua né di là. Il fatto di avere come
interlocutore un personaggio,
nell’occasione tale professoressa
Susanna Esposito vaccinatrice di regime,
mi avrebbe offerto la possibilità di
avere finalmente risposta alle domande
che io pongo da anni alle cosiddette
autorità sanitarie senza avere risposta.
Vero è che il personaggio Esposito,
prima di allora a me ignoto, mi aveva
fatto una pessima impressione quando la
ascoltai pochi giorni fa nella
registrazione di un programma di Radio
24, ma tant’è.
Le autrici mi assicurarono che quanto io
chiedevo, cioè semplicemente fare
domande per quella sospirata chiarezza,
sarebbe stato accettato. Così partì da
Cologno Monzese una serie di mail di
domande alle quali risposi punto per
punto senza pormi all’interno di una
fazione. Poi, giovedì spedii la mail che
segue e che prego di leggere fino in
fondo. (Ormai siete in ballo come
lettori). Quella doveva essere la
traccia della serata.
“Sui vaccini
esiste una quantità immane di
stravaganze di cui sono autori i
“vaccinisti ad oltranza” e, parimenti,
lo sono coloro che accusano i vaccini di
tutti i mali del mondo.
Stante la pessima informazione che si fa
d’abitudine sia da parte dei media sia
da parte dei due schieramenti
contrapposti, credo sia opportuno
cercare, almeno una volta tanto, un po’
di chiarezza. È proprio per la mancanza
di chiarezza che c’è chi rifiuta le
vaccinazioni, fenomeno di cui le
autorità si lamentano, ma non è mentendo
o minacciando che si risolve la
questione.
Per questo vorrei che finalmente si
toccassero una volta per tutte con
onestà alcuni fra i tanti temi possibili
il cui trattamento viene regolarmente
eluso:
Noi abbiamo analizzato 28 vaccini,
qualcuno in un solo esemplare, qualcuno
in più esemplari anche a distanza di
tempo.
Di questi solo il Feligen, l’unico
vaccino per uso veterinario analizzato,
si è dimostrato non inquinato da micro-
e nanoparticelle solide, inorganiche,
non biodegradabili e non biocompatibili,
vale a dire patogene. Le autorità
sanitarie hanno sempre evitato di
entrare in argomento ma di questo molti
soggetti potenzialmente vaccinabili sono
informati e la mancanza di risposta o le
risposte assurde giocano a sfavore dei
vaccini.
Tutti i bugiardini e, comunque, la buona
pratica vaccinale, prevedono che prima
di praticare una vaccinazione il medico
valuti se il soggetto è già naturalmente
immune e se è allergico o sensibile ad
uno o più componenti del farmaco. Questo
non viene mai fatto sia perché il
vaccinatore non dedica il tempo
necessario a ciò che sta facendo (spesso
si trova a dover vaccinare decine di
soggetti sconosciuti in pochi minuti)
sia perché i componenti non vengono mai
dichiarati per intero sia perché non è
quasi mai possibile sapere se il
vaccinando (a maggior ragione se è un
neonato) è allergico o sensibile a una
sostanza. In caso di allergia, basta
una quantità minima di sostanza cui si è
allergici per scatenare la reazione
avversa.
I medici denunciano solo una minima
parte degli effetti patologici,
passeggeri o cronici che siano,
manifestati a seguito di una
vaccinazione. In questo modo si ha
un’immagine falsata degli effetti reali.
Le
informazioni che vengono date al
soggetto sono appena parziali. Per
esempio, non si dice mai che i vaccini,
come tutti i farmaci, non hanno
un’efficacia nel 100% dei casi né si
dice che, quando la malattia deriva da
più cause o il batterio da combattere
esiste in ceppi diversi, il vaccino è
approntato solo per pochissimi ceppi
(spesso uno solo) e, comunque, non per
tutte le cause della malattia. Esempi
tipici (ma gli esempi sono
numerosissimi) sono la meningite e il
Papilloma virus. In questo modo s’illude
il soggetto di essere immune verso una
malattia quando, nella migliore delle
ipotesi, cioè quando il farmaco ha
funzionato, l’immunità è solo per una
frazione dei patogeni oltre a non essere
quasi mai duratura. Questa illusione può
causare addirittura un aumento dei casi
di malattia (esempio tipico fu il
tetano) perché i vaccinati non prendono
più le precauzioni del caso.
Le vaccinazioni vengono praticate sui
neonati quando il sistema immunitario
non matura almeno fino ai 2 anni
(abbondanti).
E si praticano vaccinazioni a vecchi
che, per ragioni di età, non riescono ad
acquisire immunità da vaccini.
Ai neonati si pratica una vaccinazione
esavalente (difterite, epatite B,
infezioni da Haemophilus Influenzae tipo
b (Hib), pertosse, poliomielite, tetano)
lasciata credere obbligatoria, quando la
legge non prevede come obbligatorie le
vaccinazioni contro Haemophilus
Influenzae tipo b (Hib) e pertosse. In
termini pratici, non è possibile
ricevere una vaccinazione “di legge” e
si deve subire forzatamente quella
“aumentata”. L’argomento solito è che le
due malattie in eccesso saranno
combattute dal vaccino e, quindi, questo
va a vantaggio del vaccinato, argomento
quanto meno curioso sia per legge sia
per logica.
Gli argomenti sono molti di più (es. le
sperimentazioni fasulle), ma credo che
con ciò che vorrei fosse toccato si
riempia tranquillamente la
trasmissione.”
Mi accorgo ora, rileggendo ciò che ho
scritto, che menzionavo l’onestà,
Enorme, imperdonabile ingenuità da parte
mia.
Comunque sia, arrivo agli studi e mi si
assegna un camerino dove incontro di
persona le autrici. A una di queste
consegno una chiavetta USB contenente
delle fotografie al microscopio
elettronico di vaccini inquinati e tre
grafici non miei ma dell’Office for
National Statistics inglese per il
tetano e dell’ufficio per le statistiche
storiche statunitense per ciò che
concerne morbillo e pertosse. Materiale
ufficiale, quindi. In questi grafici si
vede chiaramente come i vaccini non
abbiano avuto influenza nell’andamento
relativo all’incidenza delle malattie.
Non mi pare ci sia nulla di
“anti-vaccino” se qualcuno chiede
spiegazione a proposito non di opinioni
ma di fatti accertati. Essere informati
è un diritto, specie se si tratta di
salute.
Nel corso dell’incontro in camerino mi
viene letto il copione della
trasmissione. Con mia sorpresa non è
quanto si era concordato ma sarebbe
stata la conduttrice Nadia Toffa a fare
le domande sia a me sia alla tale
Esposito. Leggendo quel copione si
arriva ad un punto particolarmente
dolente, vale a dire alla domanda
sull’autismo: possono i vaccino indurre
la malattia ? Io dico, ma siamo lontani
da qualunque possibilità di
registrazione, che non ho prove mie (che
siano mie è importante) per rispondere.
Dico solo che, con quello che abbiamo
trovato nei vaccini, la cosa risulta se
non altro plausibile. Poi, sempre nel
corso della conversazione, riferisco di
quanto rivelò poco tempo fa Bill Posey,
il deputato USA che assistette alla
distruzione dei documenti relativi alla
relazione tra autismo e vaccini. Anche
quel fatto mi pareva degno di un
commento da parte della Esposito.
Conclusi i lunghi preliminari, vengo
portato nella sala dove sta cominciando,
con molto ritardo, molta goffaggine e
diversi inghippi tecnici, la
registrazione. Protagonista del momento
è una signora di Cesena che è stata
recentemente colpita da una disgrazia
terribile: sua figlia neonata si è
ammalata di pertosse, malattia da cui è
guarita ma ora la piccina prende il
raffreddore con facilità e anche la
bronchite. Così la mamma di Cesena
promuove una petizione rivolta ai
politici competenti (competenti non
significa in questo caso conoscitori
della materia) con cui chiede che tutti
siano vaccinati contro la pertosse per
evitare che tragedie del genere tocchino
altre famiglie. Certo nessuno può
restare insensibile al cospetto di un
grido di dolore di quella portata e
confesso che un lungo brivido mi ha
percorso la schiena quando ho pensato
che, vedi mai, verso i quattordici anni
la bambina, già provata nella primissima
infanzia da una tosse violenta (anch’io
a suo tempo ebbi a soffrirne e se sono
vivo e non ho un raffreddore da almeno
quarant’anni è per miracolo), avrebbe
potuto essere colpita dalla presenza di
brufoli nel sedere. Capita a quell’età,
ma perché non proporre allora una
vaccinazione universale contro una
patologia tanto agghiacciante?
Ad antipasto del racconto delle sofferenze patite da tutta la famiglia cesenate, la conduttrice si era lanciata in verbosi proclami contro quei delinquenti che non vaccinano i figli, e qui c’è l’altro errore mio: sono restato lì invece di girare il muso della Skoda verso casa. Non che non ci avessi pensato: una conduttrice del genere si presentava come a dir poco faziosa, faziosa e perfettamente incompetente, e le regole del fair play che dovrebbero essere caratteristiche del buon giornalismo erano state abbondantemente rottamate. Questo, almeno, a giudicare da come poi è stato pilotato il resto di una serata già esordita nello squallore intellettuale.
Qui sono
partite le domande e le risposte alla
professoressa Esposito e a me, con la
Esposito che faceva la parte del leone
sparando le abituali stravaganze imposte
da Big Pharma, quella sorta di Grande
Fratello che tiene i fili delle
marionette in vario modo compensate per
i servigi resi alla causa, cioè al fiume
sempre in piena di quattrini che
arrivano senza sosta nelle casse di chi
sta trasformando il mondo in una miniera
senza fondo di malati immaginari.
Inutile dire che le immagini che avevo
portato non sono state mostrate e che
non ho avuto la possibilità di porre
alcuna domanda.
Del resto, che cosa avrebbe potuto
rispondere una Esposito? Quando mi si è
lasciato un attimo per dire che 27 dei
28 vaccini analizzati (sola eccezione il
Feligen, unico farmaco veterinario
studiato) erano più o meno pesantemente
inquinati, l’ineffabile Esposito,
ovviamente impreparata e del tutto
ignorante di nanopatologia (e
palesemente non solo), ha saputo reagire
soltanto definendo il nostro laboratorio
come “il laboratorietto sotto casa”.
A un insulto di solito si reagisce, ma
tutto dipende da chi quell’insulto l’ha
lanciato.
Un esemplare come la Esposito non merita
altra risposta se non la pena infinita
che induce. Come spesso accade,
ignoranza, presunzione e arroganza sono
compagni inseparabili. Lascio da parte
l’onestà intellettuale per ovvi motivi.
Certo la chiarezza che invocavo non
potrà mai arrivare da personaggi simili.
Si continua, e io sono interrotto ad
ogni risposta con il culmine toccato
quando sia arriva al punto critico
dell’autismo.
La Esposito nega come da copione
qualunque relazione tra la patologia e i
vaccini e io non sono nemmeno
interpellato.
Va da sé che la Esposito, come è
avvenuto con regolarità per tutta la
serata, si è espressa su un argomento a
lei perfettamente sconosciuto per il
fatto banale di non aver mai effettuato
alcuna ricerca scientifica. Non per
questo l’indefinibile professoressa si
esime dallo sparare gli assiomi che le
hanno ficcato in testa, ma la
sceneggiata non può destare sorpresa
essendo la prassi in chi non ha la
minima intenzione di mettere a rischio
la seggioletta nel salottino buono.
Senza che io tedi all’eccesso chi è
arrivato fin qui a leggermi, la
registrazione arriva alla fine e io, a
cose fatte, mi avvicino alla conduttrice
dicendole che si è comportata in modo
vergognoso. Quella fa la finta tonta e
mi chiede il perché, certo reputandomi
più scemo di quanto non io non sia di
fatto, pensando, in aggiunta, che io non
mi sia accorto dell’auricolare che
indossava e del fatto che attraverso
quello arrivassero “suggerimenti”. Le
rispondo e le dico che non mi ha
lasciato esporre nemmeno brevissimamente
una serie di cose se non altro a
correzione delle enormità mitragliate
senza pudore alcuno dalla Esposito.
chi ha letto Kafka non troverà nulla di
nuovo nella domanda a mo’ di risposta
della signorina Toffa: perché non l’ho
detto quando toccava a me parlare? A che
poteva servire far notare che mi
s’impediva di parlare per evitare
imbarazzi e per passare alla domanda
successiva ?
A questo punto me ne sono andato dopo
aver detto alla ben poco apprezzabile
conduttrice di cancellare il mio nome
dal suo indirizzario e di non mettere
più piede nel mio “laboratorietto sotto
casa”, cosa che aveva fatto per un
servizio con mia moglie appena la
settimana prima.
A buffonata ormai conclusa, stamattina
ho letto i commenti di chi aveva visto
l’annuncio della mia partecipazione al
programma e non ho potuto altro che
constatare come qualcuno, molto più
accorto di me, avesse già fiutato la
squallida trappola che un disgustoso
giornalismo di comodo mi avrebbe teso.
Vedi come sono prevedibili certe
situazioni!
Ora è sabato mattina e non so come le
forbici modificheranno ancora la
registrazione della farsa che andrà in
onda domani.
Certo, allo schifo è difficile porre un
limite e chi ha esperienza nel settore
può sempre affondare di più.
A margine: da giorni non si può
accendere la radio o la TV senza sentire
qualcuno che (stra)parla di vaccini.
Anche poco fa, nel quarto d’ora che
impiego ad arrivare in laboratorio, ho
sentito ben due persone (Radio RAI 1 e
Radio RAI 2) esibirsi sull’argomento.
Non commento la levatura degl’interventi
per semplici motivi di decenza. Vorrei
solo sottolineare come questi sedicenti
scienziati non arrivino a capire
l’ovvietà: non tutto il pubblico è
composto da babbei, da sempliciotti e da
sprovveduti.
Se è vero, come ho appena sentito, che
il 30% dei genitori ha dubbi sui vaccini
significa che 3 persone su 10 hanno un
cervello pensante e non sono disposte a
dare credito gratuito a improbabili
scienziati da avanspettacolo o a
politici tuttofare che non esitano ad
esprimersi con pari incompetenza su
qualunque aspetto dello scibile umano. E
allora, se si vuole arrivare finalmente
a un punto fermo, bisogna piantarla con
tutte le menzogne che vengono raccontate
e bisogna cominciare a raccogliere
dimostrazioni scientifiche. Questo non
può certo avvenire mentendo,
minacciando, proponendo leggi al di là
del bene e del male e mettendo in scena
palliate grottesche magari mandando alla
ribalta comparse travestite da
scienziati da una parte o mamme
isteriche dall’altra.
È evidente che, fino a che nessuno vorrà
fare definitivamente chiarezza e si
comporterà da mascalzone senza rendersi
conto di quanto controproducente sia la
posizione, resteremo sempre impantanati
nelle solite domande senza risposta e
nel solito stucchevole tifo da curva di
stadio. Questo con buona pace della
signora Lorenzin, ministra di qualcosa
che ignora e mai eletta da nessuno, e di
associazioni senza aggettivo come I
Bambini delle Fate.
P.S.
Ho appena perso tempo a guardare Open
Space. Una serie di tagli ha tolto il
sapore della serata, pur non riuscendo
ad evitare certi passaggi grotteschi. Le
enormità sparate dalla professoressa
Susanna Esposito sono in gran parte
restate, così come il suo tentativo di
metterla in gazzarra, espediente rozzo
ma efficace per chi, come lei, non ha
argomenti. E, del resto, come farebbe ad
avere argomenti se non sa nemmeno che
cosa c’è nei vaccini che inocula
allegramente a chissà quanti ignari
soggetti?
Sarebbe interessante vedere le reazioni
se ogni genitore che porta il figlio
alla professoressa le chiedesse ragione
della ferraglia che, con probabilità
certo diverse da zero, il ragazzino sta
per ricevere nel suo organismo. Sarebbe
interessante sapere se l’ineffabile
professoressa ha idea di quali siano gli
effetti di questi frammenti che
l’Organizzazione Mondiale della Sanità
stessa ha trovato essere cancerogeni di
classe 1, cioè cancerogeni certi.
Sarebbe pure interessante vedere che
cosa farebbe se i genitori le facessero
sottoscrivere un impegno a pagare i
danni di eventuali effetti non solo
indesiderati ma negati a seguito di una
vaccinazione.
E, ancora, sarebbe istruttivo sapere se
la nostra Esposito ha mai letto i lavori
di Oberdörster sulle particelle che
arrivano al cervello. L’unica cosa che
quella è riuscita a bofonchiare è che il
nostro è un “laboratorietto sotto casa”.
Indubbiamente certi scannatoi sono altra
cosa. Ma, laboratorietto o no, su come
mai 27 vaccini su 28 fossero pieni di
porcherie il nostro luminare ha
preferito strillare altre cose e la
“giornalista” Toffa non ha nemmeno
provato ad incalzarla sul punto cruciale
di quello che avrebbe potuto essere un
dibattito non su posizioni contrastanti
ma su un contributo alla chiarezza. A
me, naturalmente, è stata negata la
possibilità di insistere e, comunque,
tutto si vuole tranne la chiarezza.
Altrettanto buffo è stato il momento
dedicato all’autismo.
Non mi è stato possibile raccontare
nemmeno uno degl’incontri che ho avuto
con i genitori di figli autistici e di
riferire come tutti mi parlassero di
reazioni immediatamente a ridosso di una
vaccinazione. Né si è potuto parlare di
Bill Posey, il deputato americano che ha
svelato pubblicamente come siano stati
distrutti i documenti che, a suo dire,
dimostravano la relazione tra vaccini e
autismo.
Io non ho esperienza su questo punto, ma
se io inietto dei pezzi di metallo a un
bambino e questi, sventuratamente,
arrivano al cervello come è
assolutamente possibile, mi pare del
tutto plausibile immaginare che qualcosa
di poco simpatico possa accadere.
Io ad oggi non ho prove, ma, se mi si
offre la possibilità di indagare, forse
qualcosa d’interessante potrebbe saltare
fuori.
Sul perché d’indagare io non abbia
possibilità, si chiedano ragguagli alla
fondazione "I Bambini delle Fate" che
dovrebbe finanziare proprio questi studi
e, invece, fa tutt’altro.
Comunque, restando alla farsetta di
Italia 1, il parere autorevole
sull’autismo l’hanno fornito la
professoressa e la casalinga di Cesena.
Ambedue si sono trovate d’accordo su un
deciso no, confermando quanto sia
superfluo fornire prove e confermando la
loro armonia scientifica.
E, sempre a proposito delle malattie da
vaccino, è stato bello che si prendesse
per un fatto scontato che la mancata
vaccinazione della piccola che ebbe ad
ammalarsi di pertosse ora tossisca e
abbia il raffreddore a causa proprio
della non vaccinazione sua (peraltro non
praticabile a poche settimane di età
perché anche la follia ha un limite) e
del mondo intero, mentre sia negato che
un numero decisamente non trascurabile
di bambini manifesti gravissimi problemi
neurologici poche ore dopo l’avvenuta
vaccinazione.
Se questo è giornalismo… Ma,
soprattutto, se questa è medicina…
Concludendo questo P.S. e lasciando da
un canto per pura carità la mamma,
nonostante le operazioni cosmetiche su
quanto è avvenuto in serata credo si sia
potuto apprezzare la faziosità della
signorina Toffa e il livello
intellettuale e morale della
professoressa Susanna Esposito. Ognuno
valuti da sé.
By Stefano Montanari – Tratto da
stefanomontanari.net
Dalle
fibre minerali alle
nanoparticelle:
quali caratteristiche chimico-fisiche
determinano la patogenicità delle
polveri inalate PDF
vedi:
Nanotecnologia:
manipolazione a livello
molecolare +
Nanostruttura +
Nanopatologie +
Nanopolveri
+
Nanoparticelle +
Nanoparticelle e Fibre +
Nanoparticelle ed Inceneritori
(Inceneritori =
Termovalorizzatori)
+
Morire a norma di Legge +
Metalli tossici e
nanoparticelle nei vaccini
+
Nanoparticelle PDF
Mappa dei
punti (organi) ove le
Nanoparticelle si depositano apportando
la loro tossicita' subito o nel tempo:
![]() |
Video, parla una biologa:
NANOPARTICELLE e
Polveri sottili
Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l'insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).
Il particolato è l'inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).
La sigla PM10
identifica materiale presente nell'atmosfera
in forma di
particelle microscopiche, il cui diametro è uguale o
inferiore a 10
µm, ovvero 10 millesimi di millimetro.
È costituito da
polvere,
fumo, micro gocce di sostanze liquide
contenenti particolato.
Tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultrafine
(PM10 e soprattutto PM2,5) vi sono patologie acute e
croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma,
bronchiti,
enfisema,
allergia,
tumori) e cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi
cardiaci nei soggetti predisposti).[19]
[20]
Il meccanismo dettagliato con
cui il particolato interferisce con gli organismi non è
ancora chiarito completamente: è noto che al diminuire delle
dimensioni la possibilità di interazione biologica aumenta,
in quanto le più piccole particelle possono raggiungere
laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte
delle sostanze inquinanti che trasporta (esempio
idrocarburi policiclici aromatici,
SOx e
NOx).
Le cosiddette
nanopolveri arriverebbero addirittura a penetrare nelle
cellule, rilasciando direttamente le sostanze trasportate,
con evidente maggior pericolo. Secondo alcuni esse sarebbero
pertanto responsabili di patologie specifiche (cosiddette
nanopatologie), ma finora gli studi (oggi ancora ad uno
stadio iniziale, e legati non solo allo studio delle polveri
disperse in aerosol ma in generale alle
nanotecnologie) non hanno portato ad alcuna prova
epidemiologica definitiva.
Secondo lo SCENHIR attualmente "gli studi epidemiologici
riguardo l'inquinamento atmosferico non forniscono evidenze
che le nanoparticelle siano più dannose di particolato di
maggiori dimensioni"
[2].
Tratto in parte da Wikipedia.org



