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Nanotecnologia: manipolazione a livello
molecolare -
il Rischio c'e'
ma NON si vede.....
La Radio piu' piccola del
mondo -
Un nanotubo di carbonio riceve segnali, li
amplifica e li rinvia. E si sente davvero.
C'è qualche crepitio, ma la colonna sonora di Guerre
stellari si distingue chiaramente nella registrazione
effettuata dai ricercatori della Universi ty of
California di Berkeley. La musica arriva dal
radioricevitore più piccolo della storia: un nanotubo di
carbonio lungo 700 nanometri (milionesimi di millimetro)
e 10 mille volte più sottile di un capello. "Finora
eravamo riusciti a costruire solo i singoli componenti
della radio" dice Alex Zettl, fisico di Berkeley, "ma
non sapevamo come integrarli in un unico strumento. La
soluzione trovata è semplice: un nanotubo è già una
radio completa, perché può funzionare come antenna,
sintonizzatore, amplificatore e demodulatore".
Una differenza di potenziale fra due elettrodi vicini al
nanotubo carica la sua punta di elettricità negativa,
rendendoia sensibile a oscillazioni come le onde radio:
in loro presenza il nanotubo vibra e si sintonizza con
la radiofrequenza identica a quella delle sue
vibrazioni, fungendo da sintonizzatore. Agendo sui due
elettrodi si possono sottrarre cariche elettriche
negative dalla punta del nanotubo, rendendolo capace di
vibrare con varie frequenze e di captare più di una
"stazione".
A cosa servirà la nanoradio, che per ora riceve ma può
essere modificata anche per trasmettere?
"Inserita nel canale uditivo di una persona che sente
poco può amplificare i suoni» prevede Zettl. «O,
all'interno di una cellula, agire da terminale di
raccolta di informazioni coordinato da impulsi radio".
By Giuliano Altiffi - Tratto da Panorama n° 47 - 22/Nov.
2007
NON solo la Nanotecnologia potra' produrre "nanopatologie",
ma gia' oggi si possono riscontrare questo tipo di
patologie dall'inquinamento
dell'ambiente,
cibi
industriali, acque malsane,
agricoltura
industriale (Chimica)
farmaci e
Vaccini !
vedi:
http://video.google.com/videoplay?docid=7395495186822276391
vedi:
Metalli tossici e
nanoparticelle nei vaccini
vedi:
NanoBatteri e Vaccini
+ Contenuto dei Vaccini
+ MINISTERO
"SALUTE" informato sui Danni dei Vaccini
+
Nanoparticelle nei Cibi
+
Ingegneria Genetica
+
Nanoparticelle
+
NANOTECNOLOGIE (richieste di intervento)
+
NANOPARTICELLE +
La Nanotecnologia
è un rischio per la Salute ? SI !
"SCIPPO" di MICROSCOPIO
a 2 ricercatori italiani
(dott. Montanari).....forse perche' fa delle ricerche non gradite ai
costruttori di Inceneritori=Termovalorizzatori
od altro che non
sappiamo.
Dalle
fibre minerali alle
nanoparticelle:
quali caratteristiche chimico-fisiche determinano la
patogenicità delle polveri inalate PDF
Video, parla una biologa:
Ricordo agli amici
di
EGOCREANET che il Prefisso NANO- indica
10-9 metri, quindi gli oggetti NANOmetrici vengono ad
essere composti e da un numero limitato di particelle
elementari – pochi
atomi,
elettroni, nuclei.
La nanotecnologia è centrata sul il tentativo di ridurre
la dimensione dei dispositivi elettronici, ottici e
meccanici a quelle dei singoli atomi o molecole per
creare dispositivi innovativi ultra-microiscopici.
http://www.edscuola.it/archivio/lre/nano_technology_foresight.pdf
Ciò che rende culturalmente e tecnologicamente attraente
la nanotecnologia consiste nello sviluppo di dispositivi
che utilizzano l'entanglement
quantistico per far interagire luce, suono e materia
su scala nanometrica (Nano-bio-fotonica e fononica);
quanto sopra apre la possibilità di realizzare
dispositivi dalle funzionalità innovative, come computer
quantistici, teletrasporto, e comunicazione foto e
fononica simultanea a distanza.
I CONVEGNI co-organizzati
tra EGOCREANET e
QUANTUM-BIOLAB tratteranno pertanto anche dello
sviluppo delle concezioni dell'ENTANGLEMENT-Quantistico,
correlabili sia alla scienza che all' arte
contemporanea, tali da permettere di favorire la
comprensione e quindi la produzione di sistemi
nano-fotonici, che interagendo con la radiazione
luminosa, permettano di ottenere nuovi protocolli di
comunicazione nano-fotonica e nano-fononica, sia in
biologia del DNA che
sulla base di materiali nanometrici.
By Paolo Manzelli
vedi: http://www.scribd.com/doc/17431268/VIAGGIO-ALLUCINANTE-Nuova-Edizione-STORIA-DELLA-NANOTECNOLOGIA
vedi anche:
Nuova
scienza
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Nanotecnologie all'interno dei Vaccini ? - 5
ottobre 2009
E' quasi surreale, sembra uscito da un film di
fantascienza, ma i nano-microchip invisibili ad occhio
nudo sono una realtà che stà già presentando un'ampia
gamma di applicazioni.
La domanda è: quanto tempo ci
vorrà prima che i governi e le
grandi
case farmaceutiche immergano i nano-chip
all'interno dei
vaccini per etichettare e
sorvegliare
e controllare la popolazione mondiale ?
La nanotecnologia si occupa di strutture più piccole di
un micron (meno di un trentesimo della larghezza di un
capello umano), e prevede lo sviluppo di materiali o
dispositivi all'interno di tale dimensione. Per fare un
paragone, la dimensione di un nanometro è 100.000 volte
più piccola della larghezza di un capello umano.
Più di dieci anni fa, delle
semplici tecniche a basso costo hanno migliorato il
design e la produzione dei nano-microchip.
Questo ha permesso una moltitudine di metodologie di
produzione per una vasta gamma di applicazioni, tra cui
dispositivi ottici, biologici ed elettronici. L'uso
congiunto della nanoelettronica, della fotolitografia e
dei nuovi biomateriali ha permesso di ottenere la
tecnologia di produzione richiesta per i nanorobot, per
le comuni applicazioni mediche, come la strumentazione
chirurgica, la diagnosi e la consegna dei farmaci.
La giapponese Hitachi ha
annunciato di aver sviluppato il più sottile microchip
del mondo, che può essere inserito nella carta per
rintracciare pacchi o provare l'autenticità di un
documento. Il circuito integrato è minuto come un
granello di polvere. I nanoelettrodi impiantati nel
cervello sono sempre più utilizzati per gestire i
disturbi neurologici.
Mohammad Reza Abidian, un ricercatore post-dottorato
presso il Dipartimento U-M di Ingegneria Biomedica ha
detto che i polimeri dei nanotubi "sono biocompatibili e
hanno sia conduttività ionica che elettronica". Egli ha
inoltre dichiarato:"Questi materiali sono dei buoni
candidati per applicazioni biomediche come le interfacce
neurali, i biosensori e i sistemi di rilascio di
farmaci."
A seconda degli obiettivi di questi studi, la ricerca
potrebbe teoricamente aprire la strada agli elettrodi di
registrazione intelligenti, in grado di rilasciare
farmaci per influenzare positivamente o negativamente la
risposta immunitaria. Attraverso la nanotecnologia, i
ricercatori sono stati in grado di creare pori
artificiali in grado di trasmettere su scala nanometrica
dei materiali attraverso le membrane.
In uno studio di ingegneria
biomedica pubblicato sulla rivista Nature Nanotechnology
il 27 settembre del 2009, si era inserito con successo
il nucleo di un nanomotore modificato, una macchina
biologica microscopica, all'interno di una membrana
lipidica.
Il canale risultante ha permesso di muovere filamenti di
DNA, sia singoli che doppi, attraverso la membrana.
Il professor Peixuan Guo, che ha condotto lo studio, ha
dichiarato che il passato lavoro sui canali biologici è
stato focalizzato su canali grandi abbastanza da
spostare solo un singolo filamento di materiale
genetico.
Egli dice:"Dal momento che il
DNA genomico di umani,
animali, piante, funghi e batteri è a doppia elica, lo
sviluppo di un sistema a singolo poro che può
sequenziare la doppia elica del
DNA è molto
importante." Tali canali ingegnerizzati potrebbero avere
applicazioni nella nano-sensibilità, nel sequenziamento
del DNA, nel caricamento di farmaci, incluso tecniche
innovative per l'attuazione di meccanismi di
impacchettamento del DNA di nanomotori virali e del
rilascio di vaccini.
Guo ha detto:"L'idea che una molecola di DNA viaggia
attraverso un nanoporo, avanzando nucleotide per
nucleotide, potrebbe portare ad uno sviluppo di un
apparato di sequenziamento del DNA a singolo poro, un
settore di forte interesse nazionale."
Gli scienziati che lavorano
alla Queen Mary University di Londra hanno sviluppato
capsule di dimensioni micrometriche per il rilascio
sicuro dei farmaci all'interno delle cellule
viventi. Queste "micro-navette" potrebbero essere
ipoteticamente caricate con uno specifico microchip di
controllo della dose del farmaco che può essere aperto
in modalità remota, rilasciando il suo contenuto. Oltre
a verificare il dosaggio, il microchip potrebbe essere
utilizzato per la sorveglianza dei pazienti in
congiunzione con vari sistemi di tracciamento. Gli
scienziati del Regno Unito hanno recentemente
riportato progressi verso il superamento di sfide
fondamentali nella nanotecnologia. Essi hanno dimostrato
come le nanoparticelle potrebbero spostarsi rapidamente
in una direzione desiderata, senza l'aiuto di forze
esterne. La loro realizzazione ha vaste implicazioni,
dicono gli scienziati, accrescendo la possibilità di
indurre le cellule a muoversi e crescere in direzioni
specifiche. Doug Dorst, un microbiologo e critico della
vaccinazione del Galles del Sud, afferma che questi
progressi hanno un'attrazione immensa per i
produttori
di vaccini.
Egli ha detto:"Le
Aziende biotecnologiche
ed i loro ricercatori si sono rapidamente spostati per
lo più verso il finanziamento di iniziative in direzione
della nanotecnologia al fine di aumentare la potenza dei
loro vaccini." Se i microrganismi all'interno dei
vaccini possono essere indotti a prendere come bersaglio
o a invadere specifiche cellule, potrebbero raggiungere
il loro obiettivo ad un tasso accelerato più dei dei
vaccini convenzionali.
Ha aggiunto:"A seconda del lato del dibattito sui
vaccini a cui si appartiene, se pro o contro, i
nanorobot all'interno delle preparazioni per i vaccini
potrebbero aumentare la loro efficacia esponenzialmente
sia aumentando notevolmente l'immunità che
distruggendola, a seconda della loro progettazione.
Dorst sostiene che la tecnologia attuale dei nanorobot un giorno potrebbe
benissimo essere usata sia per il progresso delle armi
biologiche sia per far avanzare la salute umana:"Ogni
paura, che viene fatta proliferare dalla propaganda
biotech, circa le malattie mortali e come esse possono
essere prevenute dai vaccini, è
una menzogna in più per
incrementare la
convinzione delle masse che i vaccini sono efficaci."
La preoccupazione per Dorst è che un giorno i vaccini
"faranno ciò che sono sempre stati destinati a fare...il
controllo della popolazione mondiale." Piattaforme di
nanoemulsione sono già in grado di sviluppare vaccini da
materiali molto diversi.
Le miscele di olio di soia, alcool, acqua e detergenti
possono essere emulsionate all'interno di particelle
ultra piccole, più minuscole di 400 nanometri (circa
1/200 della larghezza di un capello umano). Queste
potrebbero essere combinate con un certo numero di
nano-microchip con tutti o una parte dei microbi che
causano le malattie, per innescare la risposta
immunitaria del corpo.
Nel 2007, i ricercatori
presso l'Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL)
in un articolo per la rivista Nature Biotechnology
resero noto che avevano sviluppato una "nanoparticella
in grado di rilasciare i vaccini in modo più efficace,
con minori effetti collaterali, e ad una frazione del
costo delle attuali tecnologie dei vaccini."
L'articolo proseguiva descrivendo gli effetti del loro
passo in avanti:"Con soli 25 nanometri, queste
particelle sono talmente piccole che una volta
iniettate, scorrono attraverso la matrice extracellulare
della pelle, precipitandosi verso i linfonodi. In pochi
minuti essi raggiungono una concentrazione migliaia di
volte superiore rispetto alla pelle."
La Russia ha recentemente annunciato un nuovo impianto
di produzione che sarà destinato rigorosamente a
produrre nano-vaccini. I programmi di ricerca includono,
tra le altre iniziative, lo sviluppo di due vaccini per
l'influenza umana e
l'influenza
aviaria e tre biofarmaci per rafforzare il
sistema immunitario
e aumentare l'efficacia di farmaci antibatterici e
antivirali.
Il corpo umano è molto
resistente alle
nanoparticelle che tentano di invadere le cellule
umane. Gli scienziati stanno intensamente indagando dei
metodi per perturbare
gli enzimi umani che
possono degradare le nanoparticelle.
Esperti dell'Università
di Liverpool hanno trovato un modo per aggirare questo
ostacolo, che potrebbe significare farmaci topici
più efficaci nel futuro, che potrebbero agire nel
complesso più velocemente di quelli attualmente in uso.
Tutti questi progressi delle nanotecnologie
sollevano molte questioni e
preoccupazioni circa la tossicità e l'impatto ambientale
dei nanomateriali, e dei loro effetti
potenziali sia sulla medicina, che sull'economia
globale, così come sulle speculazioni circa la
sorveglianza da parte del governo.
Queste preoccupazioni hanno portato ad un dibattito tra
i gruppi di difesa e il governo circa la giustificazione
di una speciale regolamentazione sulla nanotecnologia.
L'Environmental Protection Agency ha pubblicato un
comunicato stampa la scorsa settimana dicendo che "oggi
aveva delineato una nuova strategia di ricerca per
capire meglio
come i nanomateriali prodotti possano nuocere alla
salute umana a all'ambiente." Interessante, perchè
questo documento strategico è fresco di stampa.
Infatti, molte aziende
pubblicizzano l'uso di tali componenti su scale di un
miliardesimo di metro come metodi validi consolidati, il
che implica che gli ingredienti ultra-piccoli sarebbero
una cosa intrisecamente buona. Essi non lo sono. Nè le
dimensioni fanno necessariamente questi materiali
peggiori di altri. A questo punto è proprio
esasperatamente imprevedibile ciò che le nanotecnologie
faranno.
I fautori delle
nanotecnologie sono molto critici verso le misure di
regolamentazione che possono intralciare la loro
progressione. Molti di questi critici hanno fermamente
respinto le preoccupazioni come ingannevoli e
angoscianti teorie del complotto basate sulla
fantascienza. Nella popolare serie di videogiochi Metal
Gear Solid, molti personaggi e soldati in generale,
hanno "nanomacchine" nel loro sangue, che sono
utilizzate per bloccare il dolore, per consentire ai
membri delle squadre antincendio/pattuglie di
condividere le informazioni sensoriali, guarire dai
danni fisici, nonchè nella manipolazione dei virus, al
centro della trama del videogioco. Attraverso l'uso di
effetti speciali e di immagini generate al computer,
diversi blockbuster interpretati da Keanu Reeves, tra
cui la
trilogia di Matrix e
The Day the Earth Stood Still, hanno rappresentato
come i nanorobot potrebbero effettivamente prendere il
controllo dei loro bersagli organici e inorganici.
Episodi di Star Trek e le sue uscite cinematografiche
come
Star Trek: Primo Contatto hanno anche rappresentato
come le nanosonde (naniti) potrebbero infettare il
flusso sanguigno di un individuo attraverso un paio di
tubuli. Indipendentemente dai temi ricorrenti di
nanorobot nei videogiochi, negli spettacoli e film di
fantascienza, la nanotecnologia è sulla buona strada per
essere utilizzata in modi che possono essere dannosi per
la salute umana e la libertà su scala globale.
Lo
sviluppo di nano-microchip è uno degli elementi
principali per i governi e le case farmaceutiche che
vogliono il potere ultimo e l'influenza sulle
popolazioni mondiali al fine di ottenere più profitti e
maggiore controllo. Nel dicembre del 2000, l'ex capo
funzionario medico della Finlandia, Rauni-Leena
Luukanen-Kilde, dichiarò che era tecnicamente possibile
che ad ogni neonato possa essere iniettato un microchip,
che potrebbe poi funzionare per identificare la persona
per il resto della sua vita. Tali piani sono
segretamente discussi negli Stati Uniti, senza nessuna
consapevolezza pubblica delle questioni della privacy in
gioco.
Oggi i microchip operano per mezzo di onde radio a bassa
frequenza che hanno essi come bersaglio. Con l'aiuto di
satelliti, la persona con l'impianto può essere
monitorata in qualsiasi punto del globo. Secondo il
Dottor Carl Sanders, che inventò l'intelligence-manned
interface (IMI) biotica, che viene iniettata nelle
persone, questa tecnica fu tra quelle testate nella
guerra in Iraq. (In precedenza, durante la guerra del
Vietnam, ai soldati veniva iniettato il Rambo chip,
progettato per aumentare il flusso di adrenalina nel
sangue.) Il supercomputer a 20 miliardi di bit per
secondo alla National Securiy Agency Statunitense (NSA)
potrebbe ora "vedere e sentire" ciò che i soldati
sperimentano nel campo di battaglia attraverso un
sistema di monitoraggio remoto (RMS). Quando un
microchip di 5 micromillimetri di diametro (il diametro
di un capello è di 50 micromillimetri) è posto nel nervo
ottico dell'occhio, esso trae neuroimpulsi dal cervello
che includono le esperienze, gli odori, la vista e la
voce della persona impiantata.
Una volta trasferiti e memorizzati su un computer,
questi neuroimpulsi possono essere riproiettati al
cervello della persona attraverso il microchip per
essere rivissuti. Usando un RMS, un operatore al
computer a terra può inviare messaggi elettromagnetici
(codificati come segnali) al sistema nervoso, ottenendo
un effetto sulla performance del bersaglio.
Con l'RMS, le persone sane possono essere indotte alla
visione di allucinazioni visive e sonore nelle loro
teste.
Ogni pensiero, reazione, ascolto e osservazione
visiva determinano un certo potenziale neurologico,
picchi e modelli nel cervello e dei suoi campi
elettromagnetici, che possono ora essere decodificati in
pensieri, immagini e voci. La stimolazione
elettromagnetica può quindi modificare le onde cerebrali
di una persona e incidere sull'attività muscolare,
causando dolorosi crampi muscolari vissuti come tortura.
Il
sistema elettronico di sorveglianza della
NSA può seguire e gestire simultaneamente milioni di
persone. Ognuno di noi ha un'unica frequenza di
risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come
abbiamo uniche impronte digitali. Con la stimolazione
del cervello con frequenze elettromagnetiche (EMF)
completamente codificate, possono essere inviati al
cervello segnali elettromagnetici pulsanti, provocando
la voce desiderata e gli effetti visivi che saranno
vissuti dal bersaglio.
Questa è una forma di guerra
elettronica.
Gli astronauti americani
verranno impiantati prima di essere inviati nello
spazio, così i loro pensieri potranno essere seguiti e
tutte le loro emozioni potranno essere registrate 24 ore
al giorno.
I mass media non hanno riportato che la privacy di una
persona impiantata scompare per il resto della sua vita.
Lui/lei possono essere manipolati in molti modi. Usando
diverse frequenze, il controllore segreto di queste
attrezzature potrà addirittura modificare la vita emotiva
di una persona. Lui/lei potrà essere fatta diventare
aggressiva o letargica.
La sessualità potrà essere artificiosamente influenzata.
Potranno essere letti i segnali del pensiero e il
pensiero subconscio, i sogni saranno influenzati e
persino indotti, tutto senza la consapevolezza o il
consenso della persona con l'impianto.
Questa tecnologia segreta è stata usata dalle forze
militari in alcuni paesi della NATO dal 1980, senza che
le popolazioni civili e gli accademici avessero mai
sentito parlare di essa.
Così, sono disponibili poche informazioni nelle riviste
accademiche e professionali su questi sistemi invasivi
di controllo mentale.
Il gruppo Signal Intelligence
della NSA può monitorare a distanza le informazioni da
cervelli umani decodificando i potenziali evocati
(3.50HZ, 5 milliwatt) emessi dal cervello. A detenuti
sotto esperimento sia a Gothenburg, in Svezia e a
Vienna, in Austria, sono state trovate evidenti lesioni
cerebrali. La diminuita circolazione del sangue e la
mancanza di ossigeno nei lobi frontali temporali destri
sono la conseguenza di quando gli impianti sono
solitamente operativi. Un finlandese sotto esperimento
sperimentò atrofia cerebrale e attacchi intermittenti di
incoscienza a causa della mancanza di ossigeno.
Mirare alle funzioni
cerebrali con
campi elettromagnetici e raggi (da elicotteri e
aerei, satelliti, furgoni parcheggiati, case vicine,
pali del telefono, elettrodomestici, telefoni cellulari,
TV, radio, ecc) è parte del problema della radiazione
che dovrebbe essere affrontato dai governi eletti
democraticamente. Tuttavia, attualmente non vi è
interesse da parte di qualsiasi governo nazionale
nell'affrontare seriamente la questione.
La linea temporale per
l'integrazione dei
nano-microchip all'interno dei vaccini è
speculativa. Potrebbe essere di pochi anni, mesi o forse
è già qui e noi siamo ancora inconsapevoli della loro
integrazione nei
prodotti farmaceutici.
Indipendentemente da ciò, a causa dei vantaggi politici
e militari, la loro applicazione è inevitabile.
Per quanto fraudolento, questo è stato un imperativo per
le potenze mondiali e per i
cartelli farmaceutici
nel promuovere l'efficacia delle vaccinazioni e mettere
in atto le politiche nazionali in caso di pandemie con
il mandato delle vaccinazioni.
Nel 2005, l'Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato un regolamento
sanitario internazionale che vorrebbe unire tutti i 194
paesi membri verso linee guida sulle emergenze
pandemiche, che potrebbe imporre queste come un mandato.
In assenza di tali procedure di sanità pubblica (e di
campagne che propagandano la vaccinazione) in atto, ci
sarebbe poca o nessuna collaborazione volontaria da
parte del pubblico nel rimboccarsi le maniche e
accettare le vaccinazioni.
La partecipazione del pubblico è uno strumento
essenziale che presto permetterà alle grandi
case
farmaceutiche di iniettare i più efficaci
strumenti di sorveglianza mai
concepiti in miliardi di persone.
Anche se la produzione di
nanotecnologie è attualmente disponibile su scala
globale, prima che le imprese biotech siano in grado di
avviare la produzione in massa e la sperimentazione dei
nano-microchip all'interno dei vaccini, esse dovranno
vendere l'idea al pubblico. Attraverso differenti
"scenari di accrescimento della salute" essi potranno
incoraggiare la partecipazione e annunciare
pubblicamente l'approvazione di regolamentazioni da
quegli stessi enti sulle linee di condotta e sulle
regolamentazioni che hanno contribuito a creare. A metà
estate del 2009, l'OMS e il
Center of
Disease Control (CDC)
montarono efficacemente una falsa influenza pandemica
e convinsero il mondo a
sottoporsi a
vaccinazione.
Ulteriori dosi di
propaganda ed eventualmente un evento biologico (NdR:
indotto volontariamente), possono ugualmente convincere
le popolazioni ad accettare consapevolmente i
microchip all'interno
dei vaccini, con il pretesto del "bene superiore"
per l'umanità. Quando le nostre funzioni cerebrali
saranno già connesse ai supercomputer tramite impianti
radio e microchip, sarà troppo tardi per protestare.
Questa minaccia può essere sconfitta solo educando il
pubblico, utilizzando la letteratura disponibile sulla
biotelemetria, la nanorobotica e le informazioni
scambiate ai congressi internazionali.
E' tempo di agire ora.
Connecting the Dots: Exposing RFID Documents and Plans
For Surveilling
Vaccines Are One Big Experiment Causing Hundreds of
Diseases In The Modern World
Nano Vaccini: Sterilizzazione, Sorveglianza, Genocidio
Il video (in inglese) contiene una concreta e completa
collezione in merito alle novità video dei clip YouTube,
articoli internet e copie declassificate di documenti
governativi.
Lo scopo di questo video è
quello di aiutare lo spettatore a prendere una decisione
informata in merito alla sicurezza e all'efficacia dei
microchip nano potenziati per le applicazioni mediche e
biologiche. C'è un'industria da un miliardo di dollari
che stà emergendo tramite l'uso di applicazioni
nanotecnologiche che possono essere oggetto di abusi da
parte di interessi particolari che desiderano ottenere
maggiore potere politico, ricchezza e controllo.
Vedi l'intero video qui
Articolo originale:http://preventdisease.com/news/09/100509_injectable_nano_microchips.shtml
Traduzione:
http://nwo-truthresearch.blogspot.com
vedi: Danni dei
Vaccini +
Controllo
popolazione +
Contro immunizzazione
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Nanomotori in azione
dentro cellule viventi - 13 febbraio 2014
Inseriti per la prima volta in cellule umane viventi dei
nanomotori alimentati e controllati da ultrasuoni e
impulsi magnetici. Utilizzabili per ora a scopo di
studio, in prospettiva potrebbero essere sfruttati per
distruggere dall'interno specifiche cellule, per esempio
quelle cancerose.
Nanomotori in grado di muoversi all'interno di cellule
umane vive grazie a impulsi magnetici e onde
ultrasoniche sono stati messi a punto da un gruppo di
chimici e di ingegneri della Penn State University, che
li descrivono in un articolo (Acoustic Propulsion of
Nanorod Motors Inside Living Cells) in corso di
pubblicazione sulla rivista “Angewandte Chemie
International Edition”.
I Nanomotori sono in grado di muoversi all'interno di
cellule umane vive grazie a impulsi magnetici e onde
ultrasoniche sono stati messi a punto da un gruppo di
chimici e di ingegneri della Penn State University, che
li descrivono in un articolo (Acoustic Propulsion of
Nanorod Motors Inside ) in corso di pubblicazione sulla
rivista “Angewandte Chemie International Edition”.
L'efficienza di questi nanomotori è stata testata dai
ricercatori mettendoli in una coltura di cellule HeLa
(sono cellule cancerose) – la linea cellulare umana
“immortale” più usata nelle ricerche biomediche – e poi
attivandoli quando, grazie alla loro struttura chimica,
erano stati inglobati dalle cellule.
"Questa ricerca è una chiara dimostrazione che è
possibile utilizzare nanomotori sintetici per studiare
la biologia cellulare in modi nuovi”, dichiara Tom
Mallouk, che ha diretto lo studio.
In prospettiva, inoltre, potrebbero venire sfruttati
“per curare il cancro e altre malattie manipolando
meccanicamente le cellule dall'interno. I nanomotori
potrebbero eseguire un intervento chirurgico
intracellulare o veicolare in modo non invasivo farmaci
nei tessuti viventi.”
Finora i nanomotori – sviluppati chimicamente una decina
di anni fa - sono stati studiati solo in vitro, perché
per alimentare il movimento dovevano sfruttare un
liquido tossico e comunque non riuscivano a spostarsi in
un fluido organico.
Il nuovo modello di nanomotori è stato invece progettato
per essere alimentato da onde ultrasoniche: a bassa
potenza questi nanomotori – che hanno una forma
approssimativamente a ogiva, non interferiscono con le
cellule in cui sono inserite, ma aumentando la potenza,
iniziano a muoversi più velocemente e urtando gli
organelli e le altre strutture intracellulari, fino a
omogeneizzarne il contenuto o, se proiettati contro la
membrana, a perforarla.
I ricercatori hanno anche dimostrato che sfruttando
degli impulsi magnetici è possibile sovrapporre al moto
lineare generato dagli ultrasuoni un movimento
rotatorio, in modo tale da far “sterzare” a piacimento i
nanomotori.
Mallouk e colleghi hanno inoltre scoperto che i
nanomotori possono essere mossi indipendentemente l'uno
dall'altro, una capacità molto importante in vista di
future applicazioni: "Se si desidera che questi motori
cerchino e distruggano le cellule tumorali, per esempio,
è meglio farli muovere indipendentemente”, spiega
Mallouk.
Tratto da: lescienze.it
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Nanofibre, l'ombra
del sospetto
Alcuni tipi di nanotubi
hanno provocato lesioni
nell'addome dei topi simili a quelle dell'amianto.
Cauti gli stessi ricercatori: serve uno studio più
approfondito.
Introdotte nell'addome di
alcune cavie, particolari tipologie di nanotubi di
carbonio possono provocare lesioni simili a quelle
dell'amianto. Lo studio, pubblicato su
Nature Nanotechnology, al momento viene accolto con cautela
anche dai suoi stessi ricercatori e dovrà essere oggetto
di ulteriori indagini: il prossimo obiettivo sarà
verificare se esiste il pericolo che un'inalazione
eccessiva di queste sostanze possa avere effetti
cancerogeni.
I
nanotubi di carbonio – in
fase di sperimentazione in molte applicazioni
tecnologiche grazie alle loro proprietà elettriche e
meccaniche - sono strutture di dimensioni minuscole
(appena qualche miliardesimo di metro). La forma
cilindrica è però simile a quella delle fibre di
amianto. Ed è proprio questa somiglianza strutturale ad
aver spinto il tossicologo Ken Donaldson e un gruppo di
ricercatori dell'Università
di Edimburgo (Gb) a verificare se, come succede per
le fibre di minerali appartenenti al gruppo dei
silicati, possa provocare formazioni cancerogene nel
mesotelioma, lo strato cellulare che ricopre la
superficie del torace e della cavità addominale.
Donaldson ha effettuato,
così, alcune comparazioni tra tipologie di nanotubi di
diverse dimensione e le fibre di amianto, scoprendo che
– come accade per le fibre lunghe del minerale – i
nanotubi lunghi e a parete multipla possono determinare
l'inibizione delle cellule macrofaghe del sistema
immunitario e la conseguente formazione di lesioni nei
polmoni delle cavie. Analoghe evidenze, tuttavia, non
sono state riscontrate per quanto riguarda i nanotubi
più piccoli: fatto, questo, che a detta dello stesso
Donaldson rende necessari altri approfondimenti prima di
poterne denunciare la reale pericolosità.
Scoperti venti anni fa, i
nanotubi di carbonio sono stati definitivi “la
meraviglia del XXI secolo” nel campo dei nuovi materiali
e si prevede che il loro mercato, nei prossimi sette
anni, oscillerà intorno ai due miliardi di dollari.
Tuttavia, sono diverse le voci che hanno denunciato il
rischio per la salute. “Il nostro studio servirà a
garantire la sicurezza e lo sviluppo responsabile delle
nanotecnologie”, afferma Andrew Maynard, coautore della
ricerca: “Se, da una parte, non è possibile pensare di
non sfruttare le incredibili opportunità offerte dai
nanotubi, dall'altra non si deve ripetere l'errore
commesso in passato proprio con l'amianto”. (l.s.)
Tratto
da: galileonet.it
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La Nanotecnologia puo' essere utile per il nostro
futuro, ma nel caso della salute occorre
PRIMA accertare se
i Nanocomponenti, che potrebbero entrare nei tessuti umani, non
rappresentino un azzardo per la salute.
La loro applicazione all'agricoltura suscita gravi
preoccupazioni di carattere ambientale e sanitario !
Uno studio parla di
nanocosi che girano in un organismo vivente....!
Anche il
Principe
Carlo d'Inghilterra pone grosse riserve !
Vedi gli studi dell'
ETC
Group (Org Internaz. Ricerca e Tutela - Ottawa, Canada)
La Nanotecnologia presenta gravi implicazioni per la sovranita' alimentare mondiale ed e' possibile che tale
tecnologia venga adattata a fini di sorveglianza,
controllo sociale e guerra biologica.
Le nanocapsule e le microcapsule rappresentano un
vettore ideale per la diffusione di armi biologiche e
chimiche...
Ecco le PROVE dei DANNI delle Nano particelle
http://www.biomat.unimo.it/nanopat.htm
Particelle di Alumino-Silicato in un linfonodo in un
caso di cancro della bocca (sx) e particelle di Zirconia
in un caso di cancro del colon (dx).
12/01/04 - Londra
La respirazione di componenti Nanotecnologici potrebbe provocare
seri problemi di salute. L'avvertenza arriva dai primi risultati
delle ricerche che vengono condotte dal dipartimento di
Tossicologia respiratoria dell'Università
britannica di Edinburgo.
Secondo il professor Ken
Donaldson,
le dimensioni ridottissime dei "nanocosi" che sono al
centro delle ricerche e delle produzioni più avanzate di un certo
numero di industrie consentono loro di penetrare le membrane
protettive del corpo. Questo, almeno, è quanto accaduto fino a
questo momento negli esperimenti condotti sui topi, che dimostrano
come i nanocomponenti possano letteralmente "viaggiare"
all'interno dell'organismo, arrivando nei polmoni o al cervello
oppure diffondendosi nel sangue.
In effetti lo stesso Donaldson ha spiegato che non ci sono
prove che questo costituisca un danno per la salute
dell'uomo.
Tanto più che gli organismi umani sono da sempre
esposti ad una grande quantità di particelle che hanno quelle
stesse dimensioni e con le quali il corpo ha imparato a fare i
conti, fino a tollerarle talvolta anche in grande quantità.
"La preoccupazione - ha spiegato alla Reuters - si deve alla
possibilità che le imprese di settore sviluppino nanoparticelle
sostanzialmente diverse da quelle a cui siamo già esposti".
Se oggi molte particelle provocano le patologie respiratorie più
diverse, come asma o patologie cardiovascolari, domani la
diffusione delle nanotecnologie potrebbe quindi moltiplicare
questi effetti dannosi.
Donaldson si è però detto contrario a qualsiasi moratoria
sulla ricerca nel settore della nanotecnologia, una
soluzione che è stata in passato intrapresa con conseguenze a suo
dire disastrose. "L'impatto - ha dichiarato - sarebbe lo
stesso della moratoria sulle modifiche genetiche in Germania che
ha spazzato via l'intera scienza biologica per 30 anni.
Sarebbe un disastro".
tratto da:
punto-informatico.it
Sull'argomento vedi anche:
La
nanotecnologia deve essere discussa
Washington
punta sulla nanotecnologia
Nanotecnologie
all'assalto dell'Europa
Fermate
la tecnologia. Ritorna Joy
Si richiede pertanto una
immediata moratoria
sugli esperimenti di laboratorio e sulla
diffusione ambientale (agricoltura, alimentazione, industria), che non siano commercializzati
prodotti contenenti o provenienti da nanotecnologia e se gia' introdotti
sul mercato che essi vengano immediatamente ritirati e distrutti fino a
quando non si sara' dimostrato con CERTEZZA l'assoluta innocuita' di tali
pratiche !
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Nanotecnologie
senza controllo ?
Un
rapporto USA parla di gravi mancanze nella legislazione di
controllo sulle nanotecnologie. Ma gli enti governativi
ribattono: nessun pericolo per la salute. Almeno per ora
Washington
(USA) - Le nanotecnologie sono sempre più spesso
protagoniste di un acceso dibattito all'interno della
comunità scientifica mondiale sulla sicurezza dei
materiali avanzati. I nuovi materiali trovano sempre più
spazi applicativi ma la loro sperimentazione, così come
la diffusione sul mercato, non sembra soggetta a regole
capaci di tutelare la salute pubblica e l'ambiente. Almeno
negli USA.
Un rapporto indipendente, realizzato per il
Project
on Emerging Nanotechnologies della
Woodrow
Wilson International Center for Scholars -
organizzazione di ricerca della
Smithsonian
Institution - ha evidenziato che i
controlli sui nanocosi sono insufficienti
perché la legislazione in materia è carente.
Secondo
Clarence Davies - analista di politiche ambientali e
redattore del documento - le leggi non sarebbero in grado
di proteggere i
cittadini dai rischi provenienti dalle
nanotecnologie. "Esiste ancora la possibilità di
recuperare e fare tesoro dagli errori commessi in passato
in altri ambiti tecnologici. Sappiamo da quello che è
successo per le biotecnologie applicate all'agricoltura, o
nel settore nucleare, che senza un adeguato supporto
legislativo le reali potenzialità non possono essere
espresse al meglio. In questo caso il sistema legislativo
non è in grado di servire la causa", ha spiegato
Davies.
Le
affermazioni di Davies sono tenute di buon conto a
Washington, soprattutto per il suo passato professionale
legato alle amministrazioni Johnson, Nixon e Bush. Senza
contare la sua attuale collaborazione con l'accreditato
think tank
Resources
for the Future.
Alcuni
rappresentanti del Governo, nonché certi portavoce del
settore privato, hanno reagito aspramente alle conclusioni
del rapporto. "Abbiamo ancora molto da imparare.
Prendi un foglio e leggi che una cosa è tossica e
dannosa, ne leggi un altro e scopri che è falso e che in
verità porta benefici. Tutti gli enti con cui siamo in
contatto da tempo ci hanno detto che, con le informazioni
attualmente disponibili, le regolamentazioni sono
sufficientemente adeguate", ha dichiarato E. Clayton
Teague, direttore del
National
Nanotechnology Coordinating Office, che
supervisiona gli investimenti governativi (circa un
miliardo di dollari) nel settore nanotecnologico.
La
nanotecnologia, come noto, si occupa della manipolazione
atomica di sostanze. A queste dimensioni, i materiali sono
in grado di mostrare proprietà fisiche e chimiche
radicalmente diverse da quelle a cui siamo abituati.
Alcuni studi hanno rivelato che la dispersione di
particelle così piccole potrebbe creare gravi effetti
collaterali sia all'ambiente che alla
salute dell'uomo. Il rapporto di Davies si concentra
proprio su questo punto, ovvero sugli strumenti che la
legge ha istituito per proteggere la comunità dagli
eventuali rischi.
Il Toxic Substances Control Act (TSCA),
ad esempio, obbliga i produttori a comunicare alla
Environmental
Protection Agency quali composti chimici
desiderino commercializzare, e danno all'agenzia
governativa il potere di veto su quelli potenzialmente
rischiosi. Il problema è che la clausola della
"piccola quantità" non rende possibile
applicare il TSCA a tutte le produzioni: le sostanze
chimiche prodotte in quantità inferiori alle 11
tonnellate sono infatti escluse dalle limitazioni.
"Il
fatto che ne siano prodotte poche quantità non è
sinonimo di sicurezza", ha aggiunto Davies.
"Le aziende descrivono i nanomateriali come composti
ordinari che differiscono
solo per dimensioni. Bene, proprio questo
aspetto è l'elemento chiave". L'EPA, che è a favore
di una regolamentazione "volontaria", non si è
ancora espressa al riguardo.
"Le
altre leggi sono troppo deboli perché non richiedono
studi sulla sicurezza prima che i prodotti vengano
commercializzati", ha spiegato Davies.
Federal
Hazardous Substances Act e le indicazioni del
Food,
Drug and Cosmetic Act riguardanti i cosmetici -
uno dei settori dove viene fatto ampio uso di
nanoingredienti - mettono il Governo in condizione di
agire solo dopo
un eventuale danno registrato dai clienti.
Secondo l'indagine, inoltre, le agenzie che dovrebbero
occuparsi di monitorare la situazione sarebbero
sottodimensionate.
Occupational
Safety and Health Administration dispone di una
forza lavoro inferiore del 25% rispetto al 1980, mentre
nel tempo i suoi compiti sono aumentati considerevolmente.
Consumer
Product Safety Commission, che lavora per far
rispettare l'Hazardous
Substances Act impiega solo 446 persone.
Food
and Drug Administration ha rilasciato un
comunicato riguardante i dubbi sollevati da Davies.
"(...)
L'attuale regolamentazione è probabilmente
adeguata per la maggior parte dei prodotti nanotecnologici.
Stiamo continuando a seguire gli sviluppi rilevanti di
questo settore e valuteremo i benefici che questa nuova
tecnologia potrà dare", si leggeva nel documento
ufficiale.
"I
nanomateriali sono sempre più elaborati con sostanze
biologiche attive che incrementeranno i pericoli per
l'ambiente e le persone. Sarebbe utile che le aziende
spiegassero maggiormente alle istituzioni il loro
operato", ha dichiarato David Rejeski, responsabile
del programma nano-scientifico presso
Woodrow Wilson
Center.
"I comportamenti di queste sostanze sono quanto mai
complicati. Ma non vi sono state molte discussioni al
riguardo. Siamo praticamente senza dati".
By
Dario
d'Elia
Nanocosi, stilato un inventario dei prodotti:
La nanotecnologia è già entrata nella vita di tutti i
giorni e una nuova lista di prodotti lo dimostra. Le
paure del pubblico e il latitare di valide ricerche non
fermano il mercato di settore, che ora vale 30 miliardi
di dollariù
http://www.nanotechproject.org/index.php?id=44&id=44&action=view&p=0
Link su una
discussione molto importante su giochi militari
e inquinamento ambientale da metalli, la
catastrofe della vita naturale sulla terra
http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=2755&forum=6
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CONTAMINAZIONE da
NANOTECNOLOGIA - Nanoparticelle nei
Vaccini
Esiste un pericolo
concreto di contaminazione biologica proveniente
dai laboratori biotecnologici sparsi in tutto il
mondo: l'allarme arriva da un rapporto
pubblicato dalla rivista specializzata
Biosecurity and Bioterrorism e viene
rilanciato da Nature.
Richard Ebright della
Rutgers University del New
Jersey spiega: "Gli incidenti gravi sono
frequenti, ma non vengono mai resi noti. Siamo
nell'ordine di dozzine di contaminazioni
biologiche solo negli Stati Uniti ogni anno".
Attualmente proprio negli Usa le normative non
obbligano le strutture di ricerca biotecnologica
a comunicare alle autorità federali ogni
incidente.
Le ricerche finanziate dai
National Institutes
of Health (NIH) o che implicano tecniche di DNA
ricombinante presentano un obbligo di
comunicazione in caso di eventi avversi, ma non
sono previste sanzioni in caso di mancate
comunicazioni. L'esposizione ad agenti patogeni
inseriti nelle liste riguardanti il
bioterrorismo (come l'antrace) va segnalata
obbligatoriamente ai Centers for Disease Control
and Prevention.
Il rapporto del Center for Biosecurity
dell'University of Pittsburgh sottolinea che
molto deve essere fatto sul fronte della
comunicazione, e che lo stato di cose attuale
rappresenta un rischio elevato per la
popolazione.
Queste affermazioni stanno suscitando viva
preoccupazione sui mezzi d'informazione
statunitensi e internazionali, ma fino ad ora
non arrivano commenti ufficiali.
Un portavoce dell'US Department of Health and
Human Services ha dichiarato che il rapporto
verrà adeguatamente commentato dopo esser
stato analizzato nel dettaglio.
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Ecco un esempio di utilizzazione utile
(speriamo che non siano tossici
all'organismo...) delle Nanotecnologie -
NANOGENERATORI - Se ti
muovi, ti ricarichi
Un nuovo tipo di nanoalimentatori di ossido di
zinco sono in grado di produrre elettricità dal
movimento più lieve, come il battito cardiaco. E
promettono di farci dimenticare le batterie
Potranno far funzionare gli Mp3 senza alcun
bisogno di batterie e ci permetteranno di
ricaricare il cellulare grazie a un semplice
movimento della mano. Si sta affinando, infatti,
la tecnologia alla base degli alimentatori in
grado di convertire l’energia meccanica o
proveniente da vibrazioni a bassa frequenza -
come quella generata dal flusso sanguigno e dal
battito del cuore - in energia elettrica.
Un nuovo tipo di alimentatori su scala nano,
basati sulle proprietà di nanofili di ossido di
zinco (ZnO), è stato presentato il 26 marzo
scorso, alla 237 esima edizione del meeting
annuale dell’American Chemical Society, da Zhong
Lin Wang della
School of Material Science and Engineering
presso il Georgia Institute of Technology.
Queste strutture conducono elettricità in virtù
del fatto che sono piezoelettriche, ovvero
generano corrente elettrica se esposte a
sollecitazioni meccaniche (perché si crea una
differenza di potenziale ai due estremi dei
fili). Ciascun nanofilo, del diametro
paragonabile a quelle di un capello umano, ha
gli apici collegati a elettrodi metallici. Se
sottoposti a pressione, i nanofili si
contraggono, vengono attraversati da un flusso
di elettroni e rilasciano energia ai circuiti
esterni. Quando la pressione termina, i nanofili
si rilassano. L'alternanza di contrazione e
rilassamento consente il fluire di energia in
modo alternato.
Rispetto alle
passate generazioni di questo tipo di
alimentatori, il rendimento dei nanofili
integrati risulta notevolmente migliorato, anche
grazie a studi di design che ne hanno aumentato
la robustezza e la stabilità. “Il voltaggio è
stato incrementato di un minimo 15 volte
rispetto agli attuali nanogeneratori”, spiega
Wang a Galileo: “Abbiamo infatti raggiunto un
voltaggio pari a 0, 2 volt e in cinque anni
pensiamo di poter raggiungere gli 0,5 volt”. In
una prova pratica, i ricercatori hanno osservato
che con un movimento ritmico regolare
all'indice, si ha un voltaggio in uscita pari a
25 millivolt, e una corrente pari a 150
picoAmpere per ogni singolo filo.
I nuovi nanogeneratori, inoltre, sono
compatibili con molti materiali, dalla ceramica
ai tessuti, perché sono rivestiti di un polimero
flessibile che li rende adatti per essere
impiantati all’interno di materiali soffici, e
possono operare anche esposti all’aria o immersi
in liquidi. (e.r.)
Tratto da. galileonet.it
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Nanotecnologie: la
vertigine dell'infinitamente piccolo
Senza fanfare, le nano-tecnologie - un insieme
di tecniche per lavorare la materia atomo per
atomo - sono entrate nel nostro quotidiano.
Vengono già utilizzate in lettori dvd, auto,
ecc. È una nuova bolla tecnologica? Malgrado vi
siano già stati investiti miliardi di dollari,
ancora non si sa molto sull'eventuale impatto
sanitario né, più in generale, sui rischi etici
che circondano queste ricerche.
Il termine «nano» è un grande
enigma nebuloso. Quasi magico. Per cui è
difficile sapere esattamente cosa racchiude.
Indica qualsiasi ricerca o manipolazione su
scala nanometrica (un miliardesimo di metro) ?
Una vasta operazione di marketing per
ribattezzare, sotto la seducente bandiera delle
«frontiere dell'infinitamente piccolo», la
fisica-chimica dei materiali? O si tratta di un
progetto associativo che mette insieme
tecnoscienze della materia, della vita,
dell'informazione? Il fatto è che i
nano-materiali sono qui, tra di noi, già
commercializzati, sotto forma di nano-tubi di
carbonio, di nano-laser nei lettori dvd, di
nano-chip per la diagnosi biologica...
Si pensa a «fabbriche molecolari» con vettori,
bracci articolati, nastri trasportatori di una
dimensione centomila volte più piccola del
diametro di un capello. Osservare la materia, e
lavorarla su scala atomica, costituisce un
affascinante orizzonte di promettenti
innovazioni. Il sogno è certo quello di «rifare
ciò che la vita ha fatto, ma a modo nostro»,
secondo le parole del premio Nobel per la
chimica del 1987, Jean-Marie Lehn. C'è anche chi
sostiene che la tecnica debba dare il cambio
nell'evoluzione darwiniana, per prendere in mano
il destino dell'umanità...
Ma l'entusiasmo si tinge di angoscia quando
certi visionari scientifici, come Eric Drexler,
arrivano a temere il peggio: la perdita di
controllo da parte degli umani su nano-robot
capaci di riprodursi e divorare lo spazio.
In effetti, l'idea di manipolare gli atomi,
elementi costitutivi della materia, è diventata
realtà. Il microscopio a effetto tunnel
(1), messo a punto nel 1982, ha permesso sia
questo «zoom nell'universo dell'atomo» che
«l'ingegneria lillipuziana», capace di spostare
gli atomi a comando. Le prospettive di una
«manifattura molecolare», ventilate da Eric
Drexler in Engines of creation
(2), si sono aperte.
Si comincia a fabbricare carriole, aspiratori,
auto molecolari, transistor a un solo atomo,
computer quantici
(3), ecc.
Attorno al «cuore del mestiere», gravita ogni
sorta di altre tecnologie le quali derivano o
dalla miniaturizzazione, oppure, questa volta
partendo «dal basso», da una riorganizzazione
molecolare all'origine di proprietà
fisico-chimiche inedite.
Mentre su scala macroscopica predomina l'effetto
collettivo di milioni di atomi, isolando
nano-oggetti, fatti solo di pochi atomi, possono
manifestarsi comportamenti particolari: aumento
delle superfici di scambio (maggiore
reattività), resistenza meccanica, funzioni
ottiche, elettromagnetiche o termiche...
Più che la natura chimica del materiale, è
l'organizzazione spaziale degli atomi che
diventa determinante.
Di fronte all'ignoto delle possibili proprietà
emergenti, alcuni predicono la rivoluzione,
altri la continuità. Già oggi, tutti i grandi
settori di produzione - elettronico, tessile,
sanitario, agroalimentare o energetico - sono
toccati da questo uragano tecnologico.
Il gruppo automobilistico Daimler-Benz vende
veicoli dotati di rinforzi ai freni o pezzi di
motore fabbricati in nano-tubi di carbonio,
cento volte più resistenti dell'acciaio e sei
volte più leggeri; l'Ibm produce transistor
centomila volte più sottili di un capello, i
ricercatori dell'università di Cornell, negli
Stati uniti, o dell'Institut Curie, in Francia,
realizzano motori molecolari.
Anche l'industria cosmetica, da qualche anno,
utilizza nano-particelle di ossido di zinco per
produrre rossetti più resistenti, di ossido di
titanio per filtrare i raggi ultravioletti, o
polvere di zirconio (ossido di zirconio) per gli
smalti per unghie.
Per molti giganti industriali, la produzione su
scala submicronica (sotto il milionesimo di
metro) è condizione di sopravvivenza. Sony come
St Microelectronics (associata a Motorola e
Philips semiconductors international Bv) hanno
appena investito 1,5 miliardi di euro per la
produzione di semi-conduttori lavorati a meno di
90 nanometri.
Nel settore tessile, i progetti riguardano fibre
metallizzate capaci di contenere energia o
integrare sensori. I nano-materiali possono
anche migliorare il rendimento dei sistemi
energetici, permettere di stoccare l'idrogeno o
fornire efficaci barriere termiche. Per quanto
riguarda la salute, le nano-biglie possono
costituire nuovi «veicolatori» di materia
attiva, liberabile in situ per riscaldamento a
infrarossi o campo magnetico. Le applicazioni
nel campo della biometria o dei sistemi nomadi
miniaturizzati d'informazioni si moltiplicano,
anche se sono ancora su scala micrometrica.
Lo scorso anno, la ditta Applied Digital ha
ricevuto l'approvazione della
Food and Drug
Administration (l'autorità americana in
materia di medicinali) per la sua «chip medica
incorporata», che s'impianta sotto pelle e
trasmette, tramite la tecnologia Rfid (Radio
Frequency Identification, identificazione
tramite radiofrequenza), la storia medica
completa del paziente.
«La nano-industria non è un'industria emergente,
ma un ventaglio di mezzi per manipolare la
materia e rendere dei materiali già esistenti
adattativi ("intelligenti") e ibridi
(elettronico mezzo siliceo e mezzo organico)»,
spiegano gli economisti Stephen Baker e Adam
Aston
(4). Questo dovrebbe dare spazio a nuovi
campi di ricerca, permettere la ristrutturazione
di molti settori industriali, come è successo
con l'informatica, l'elettronica e le
biotecnologie. I primi progressi interesseranno
biomateriali, catalizzatori, diagnostica ed
elettronica.
Diverse discipline dovrebbero fondersi per agire
meglio nell'interfaccia tra vivente e materia
inanimata, nel punto di incontro tra chimica,
elettronica, genetica ed anche scienze
neurologiche. Gli investimenti non si fanno
attendere.
Nel 2005, lo sforzo mondiale (accademico e
industriale) per le nano-tecnologie è stato
stimato in 9 miliardi di dollari dal
National Nanotechnology Initiative (Nni)
americano, secondo una ripartizione quasi
uniforme tra i paesi asiatici, europei e
nordamericani. Dal 1998 al 2003, gli
investimenti pubblici sono stati moltiplicati
per sei in Europa, per otto negli Stati uniti e
in Giappone.
Il mercato mondiale di queste tecnologie, che
rappresentava già 40 miliardi di dollari nel
2001, dovrebbe raggiungere, secondo la National
Science Foundation (Nsf) americana, i 1.000
miliardi l'anno nel 2010
(5).
Il treno delle nano-tecnologie è dunque partito.
Tuttavia, si ignora ancora tutto sull'impatto di
queste tecnologie sulla salute
(6).
Cosa succede quando i nano-tubi di carbonio
dispersi nell'aria vengono inalati, o quando
particelle di ossidi di titanio vengono
applicate sulla pelle come schermo solare? I
nano-materiali non costituiscono un gruppo
omogeneo di sostanze.
Le particelle possono variare per dimensione,
forma, superficie, composizione chimica,
persistenza biologica. In ogni caso, sono sempre
molto reattive. In un articolo intitolato
«Nano-tecnologie: facciamo attenzione a dove
stiamo andando ?», che presenta i lavori
tossicologici realizzati sui nano-oggetti, il
tossicologo americano Ernie Hood riporta
risultati preoccupanti
(7), in particolare alcune reazioni
infiammatorie nei tessuti polmonari esposti a
nano-particelle di carbonio, studiate dal
ricercatore Günter Oberdörster dell'Università
di Rochester (Stati uniti).
Migliorare le performance umane Fin d'ora,
emergono due timori: primo, le nano-polveri -
estremamente sottili - possono diffondersi in
tutti gli spazi del corpo, alveoli polmonari,
sangue e anche attraversare la barriera
emato-encefalica che protegge il cervello. Il
tossicologo britannico Vyvyan Howard ha
sottolineato il problema, dimostrando che le
nano-particelle di oro possono
oltrepassare la
barriera placentare e dunque trasportare dei
composti dalla madre al feto.
Secondo, la forma dei nano-prodotti
può provocare effetti
tossici. Così come le fibre di
amianto, anche i nano-tubi di carbonio
potrebbero fissarsi negli alveoli polmonari e
provocare tumori. Ciò che complica la
caratterizzazione degli eventuali impatti
sanitari è che non si conoscono con precisione i
nano-prodotti che vengono fabbricati. Composti
spesso da un miscuglio di nano-fibre,
nano-particelle e da diversi catalizzatori
(alluminio o ferro), i nano-tubi già
commercializzati sembrano avere effetti
infiammatori tanto più gravi quanto meno sono
purificati.
La fisica inglese Ann Bowling, che ha diretto il
rapporto dedicato alle nano-tecnologie della
Royal Society e della
Royal Academy of Engineering, pubblicato nel
luglio 2004, chiede agli industriali di
«restringere le esposizioni ai nano-tubi, di
divulgare i test tossicologici in loro possesso
e di fare ricerche approfondite per studiare gli
impatti biologici
(8)».
Per ora, una ventina di società nel mondo
sviluppano già una produzione pilota di
nano-tubi di carbonio, prendendo precauzioni
varie...«Lavoriamo in tuta, incappucciati sotto
atmosfera depressurizzata e sotto cappa», spiega
Pascal Pierron, dirigente della società
Nanoledge con sede a Montpellier. La
direzione del settore ricerca della
Saint-Gobain pensa di bloccare i lavori
considerati troppo rischiosi. Da parte sua,
Patrice Gaillard, responsabile per Arkema del
progetto nano-tubi e responsabile di un progetto
pilota a Pau, nel gennaio 2005 annunciava: «nel
2007, inizieremo a produrne molte centinaia di
tonnellate l'anno»
(9).
Le Accademie britanniche hanno affrontato il
problema di petto, emettendo ventuno
raccomandazioni. Gli autori del rapporto
chiedono di evitare la disseminazione di
nano-particelle e nano-tubi, ma chiedono anche
di raccogliere una base di dati su effetti
tossici, bioaccumuli ed esposizione specifica
delle popolazioni di ambienti diversi.
Raccomandano di sensibilizzare i ricercatori e
il personale di laboratorio sui rischi etici e
sociali e di coinvolgere i cittadini. Sul piano
legislativo, ritengono che occorra provvedere a
che il controllo delle nano-tecnologie sia
completamente inquadrato da testi di legge
esistenti o futuri.
La faccenda si annuncia delicata, visto quanto è
difficile, già nel settore della chimica, fare
repertoriare gli effetti tossici.
Si constata infatti che le ambizioni del
regolamento europeo Reach (Registration,
Evaluation and Autorisation of Chemicals),
che chiedeva di valutare l'incidenza su salute o
ambiente di trentamila sostanze chimiche (cioè
il 30% dell'insieme dei prodotti industriali),
sono state riviste al ribasso per volontà delle
lobbies.
I sistemi di autorizzazione delle sostanze
dovranno essere profondamente rivisti: si basano
infatti unicamente sulla descrizione della
composizione chimica dei prodotti (inventario
europeo Einecs o inventario mondiale Cas). Ma,
con le nano-materie questo non basta più, perché
è l'organizzazione spaziale dei loro elementi
atomici che può scatenate effetti biologici (in
particolare cancerogeni).
La posizione degli assicuratori, peraltro,
rivela brutalmente quanto sia estesa
l'incertezza. Nel 2004, la compagnia
Swiss-Re ha messo in guardia contro la corsa
alle nano-tecnologie ricordando «la natura
imprevedibile dei rischi che possono comportare
e le perdite ricorrenti e cumulative che possono
produrre
(10)». Anche i lobbisti si rendono conto del
rischio che un «incidente che implichi
nano-particelle scateni un riflesso difensivo
non solo nei confronti del materiale in
questione, ma forse anche rispetto alle
nano-tecnologie in generale
(11)».
Siccome sono già stati effettuati investimenti
colossali, tutti vogliono credere che i rischi
siano minimi e soprattutto controllabili. All'università
Rice (Houston, Stati uniti), centro
nevralgico della riflessione sull'impatto delle
nano-tecnologie, la ricercatrice Kristen
Kulinowski è ottimista. «Se riusciamo a
controllare le proprietà di superficie, potremo
evitare gli effetti tossici», si augura.
Esattamente come Sean Murdock, direttore
dell'organizzazione industriale americana
NanoBusiness Alliance, che riconosce che «i
rischi ci sono, sono reali, ma sono gestibili».
È vero che a livello europeo e americano sono
stati avviati moltissimi programmi sui rischi
sanitari, ma certo non andranno oltre il 3
massimo 6% del budget «nano».
Alcuni, come il sociologo Francis Chateauraynaud
(Ehess), s'interrogano sulle possibili
convergenze tra biotecnologie, fisico-chimica,
informatica e scienze cognitive. «Resta da
sapere se tutte queste operazioni non coabitino
fondamentalmente per la sola magia della parola
e per la garanzia offerta dai discorsi
ufficiali», afferma nel suo rapporto «Nanoscienze
e tecnoprofezie»
(12). Altri, al contrario, parlano di Bang
(acronimo di «byte, atomi, neuroni e geni») per
designare questo avvicinamento interdisciplinare
che potrebbe consentire fenomeni di
auto-organizzazione o di replicazione. Per loro,
si aprono i cancelli all'ignoto,
all'imprevedibile... È la terra incognita.
All'affascinante prospettiva, gli americani
assegnano un obiettivo; «migliorare le
performance umane». In un rapporto sulle
nano-bio-info-cogniciences (Nbic) apparso nel
giugno 2002, la Nsf descrive le tecnologie
convergenti come un mezzo per «consentire a
livello universale il benessere materiale e
spirituale, l'interazione pacifica e mutuamente
vantaggiosa tra esseri umani e macchine
intelligenti, la completa scomparsa di ostacoli
alla comunicazione generalizzata, in particolare
quelli che nascono dalla diversità delle lingue,
l'accesso a fonti di energie inesauribili, la
fine delle preoccupazioni legate alla
degradazione ambientale
(13)». Questa rotta alimenta una potente
«economia della promessa» e si iscrive
ideologicamente nella corrente transumanista
sostenuta da uno degli autori, William Sims
Bainbridge, sociologo delle religioni e
direttore dell'informazione e sistemi di
controllo della Nsf. Il movimento difende la
libertà nell'uso di droghe e medicinali, la
crioconservazione dei corpi e il doping genetico
o cerebrale. Usa la tecnica come panacea per
risolvere problemi sociali e umani, sempre più
insidiosamente medicalizzati.
Di fronte alla problematica posizione ufficiale
americana, nel settembre 2004, la Comunità
europea ha pubblicato una «risposta» in un
rapporto dal titolo «Tecnologie convergenti per
una società europea della conoscenza»
(14). Gli autori sostengono che le nano
tecnologie devono avere finalità umane e non
economiche, contribuire a costruire la «società
della conoscenza, facilitare i trasporti e
creare"collaboratori" a servizio dell'interesse
generale».
«La divergenza è apparsa molto chiaramente nel
corso della conferenza
NanoEthics che si è svolta nel marzo 2005
presso l'Università della Carolina del Sud»,
osserva Bernadette Bensaude-Vincent,
professoressa di filosofia delle scienze a Paris
X e autrice di una riflessione sui fantasmi che
si aggirano attorno alle nuove tecnologie
(15).
«È vero che c'è da una parte l'euforia dei
Drexler e di apostoli come Ray Kurzweil, con il
loro comportamento estremamente messianico che
riprende tutta una retorica di tipo religioso e,
dall'altra parte, un catastrofismo apocalittico.
Direi che al limite, queste posizioni
antagoniste si rafforzano l'un l'altra e
arrivano a convergere (...).
Al di là di questo, le nano-tecnologie sono
un'opportunità, una formidabile occasione di
interrogarsi finalmente sulle tecniche, sul loro
senso, il loro sviluppo, le loro implicazioni e,
se possibile, proporle a un pubblico dibattito.»
L'autrice insiste sull'ambivalenza degli
scienziati, che sostengono di controllare i
propri prodotti nello stesso momento in cui
ricercano sostanze inedite, incontrollate.
È urgente ragionare sul possibile, valutare gli
effetti di nano-prodotti che sono ancora
virtuali. Da questo punto di vista, la fiction
che crea degli scenari in presa diretta con i
discorsi di ricercatori visionari è una delle
possibili chiavi del dibattito.
Così, da tempo, si è anticipata la minaccia dei
nano-robot, impianti o macchine auto-organizzati
e auto-replicanti che abbiamo visto ingannare
gli assemblatori e riprodursi in Engines of
Creation di Eric Drexler, o riuscire a prendere
il controllo del cervello del nemico per una
distruzione telecomandata nel romanzo di Neal
Stephenson L'Age du diamant, o ancora
trasformarsi in una «gelatina grigia» che divora
tutto in Preda di Michael Crichton
(16).
Di fronte ai rischi etici e sanitari,
l'associazione canadese «Erosione, tecnologia e
concentrazione» (Etc Group), la cui vigilanza in
materia di biotecnologie e di equilibrio
Nord-Sud si estende ormai alle nano-tecnologie,
chiede la costituzione di una Convenzione
internazionale per la valutazione delle nuove
tecnologie (Icent) sotto l'egida delle Nazioni
unite.
In un rapporto sulla «Nano-geopolitica», apparso
il 28 luglio scorso, Pat Mooney, direttore del
gruppo, sostiene che bisogna porre fine al
«ciclo di crisi» e concepire, con il trattato
Icent, «un sistema di allarme o di controllo
preventivo capace di testare qualsiasi nuova
tecnologia importante». Aveva già dato l'allarme
sui brevetti che, nel campo delle
nano-tecnologie, possono inevitabilmente
scivolare verso «l'accaparramento, da parte di
alcune industrie private, degli elementi
costitutivi della materia».
Sviluppandosi senza dibattito (salvo alcune
interazioni con la società civile, realizzate in
Gran Bretagna e negli Stati uniti a Madison), le
nano-tecnologie corrono il grosso rischio di
essere ostacolate dai movimenti di
contestazione, come a Grenoble, dove l'ex
giornalista di Actuel, Yannick Blanc, promotore
del gruppo Pièces et main d'Oeuvre (Pmo)
[Elementi e Mano d'Opera] fa di ogni erba un
fascio per denunciare l'«espropriazione
tecnologica»
(17). E infatti, seguendo l'esempio della
strategia di seduzione del pubblico già
utilizzata con gli organismi geneticamente
modificati (Ogm), sempre più spesso si sentono
«serenate» che lodano le nano-tecnologie al
servizio dei paesi poveri
(18).
Questi punti critici sono affrontati seriamente
nella piattaforma intergovernativa fondata nel
giugno 2004 ad Alexandria (Virginia), per
volontà della Nsf e del Meridian Institute.
Una
sessantina di rappresentanti di venticinque
paesi - tra cui Cina, Giappone, Russia,
Australia, Israele, India e Sudafrica - si sono
riuniti per costituire un «Ufficio consultivo
internazionale per una nano-scienza
responsabile».
Françoise Roure, rappresentante della Francia,
nel febbraio 2005 ha consegnato ai ministri
dell'industria e della ricerca un rapporto,
scritto insieme al filosofo Jean-Pierre Dupuy,
intitolato «Ethique e prospective industrielle»
[Etica e prospettiva industriale] che propone
tredici raccomandazioni, tra cui la necessità di
un Osservatorio europeo dei fenomeni sociali
delle nano-tecnologie. «I modelli di società,
con i loro valori, il senso degli obiettivi che
si danno e le priorità e i limiti che si
fissano, sono vulnerabili alla meta-convergenza
industriale, osservano gli autori.
La trasformazione artificiale della natura ha
mostrato i limiti della sua accettabilità con le
reazioni talvolta violente contro gli
Ogm (...).
Che dire del processo della naturalizzazione
dell'uomo (...) se dovessimo diventare artifici,
prodotti scientifici che possono essere
trasformati, migliorati, economizzati, sfruttati
utilizzando le leggi della natura ?»
Il dato più preoccupante è rappresentato dalla
presenza degli «affascinati dalla tecnica», come
il fisico Ray Kurtzweil o il filosofo
transumanista Nick Bostrom, nei think tanks
destinati a guidare il futuro, come il Centro
per una nano-tecnologia responsabile
(19).
Sul piano militare, il potere dei nano-strumenti
o dei sistemi capaci di provocare la morte in
modo autonomo costituisce un reale pericolo di
dominazione: quasi la metà degli investimenti
pubblici americani (cioè 445 milioni di dollari
nel 2004) è stata destinata a scopi militari.
Rivestimenti che proteggono o alleggeriscono,
nano-armi, intelligenza installata, mobilitano
anche la Cina, che a Shanghai dispone di un
Centro di nano-ricerche forte di duemila
scienziati.
Secondo il fisico tedesco Jürgen Altmann
(20), i rischi maggiori nascono dalle crepe
nelle procedure di mutua dissuasione
(impossibilità di controllare armi irrivelabili)
e dalle capacità autoreplicanti dei
nano-dispositivi.
By
Dorothée Benoit-Browaeys
Note: * Giornalista e presidente
di VivAgora.
(1) Che valse il premio Nobel 1996 ai suoi
inventori Richard Smalley, Harry Kroto e Robert
Curl.
(2) Pubblicato in inglese nel 1986, trad. it.
on-line all'indirizzo:
www.venetonanotech.it/pballegati/Engines%20of%20Creation_ITA.pdf
(3) Computer capace di effettuare un
miliardo di calcoli in parallelo; il che gli
consente, ad esempio, di distruggere qualsiasi
codice segreto.
(4) «The business of Nanotech», BusinessWeek
online, 14 febbraio 2005.
(5) Gilles Le Marois e Dominique Carlac'h, «Les
nanomatériaux au cÏur de la galaxie nano», in
Les Nanotechnologies, Les Annales des Mines,
serie «Réalités industrielles», febbraio 2004.
(6) «Nanomonde: et si l'on parlait de
sécurité sanitaire», in André Cicolella e
Dorothée Benoit Browaeys, Alertes Santé, Experts
et citoyens face aux intérêts privés, Fayard,
Parigi, maggio 2005. Si legga anche «Nanotechnologies:
une analyse préliminaire des risques» (in
inglese), disponibile su
http://europa.eu.int/comm/health/ph_risk/events_risk_en.htm
(7) Envrironmental Haelth Prospectives vol.
112, n° 13, settembre 2004, National Institute
of Environmental Health Sciences, Arley
(Carolina del Sud), settembre 2004,
http://ehp.niehs.nih.gov/cgi-bin/simpleprint.pl
(8) Conferenza del 26 maggio 2005 su «Le
développement responsable des nanotechnologies»
presso l'Ambasciata della Gran Bretagna a
Parigi.
(9) Nel corso del seminario dell'Observatoire
des micro et nanotechnologies del 27 gennaio
2005, a Parigi.
(10) «Nanotechnology: Small matter, many
unknowns», Swiss Reinsurance Company. Zurigo,
2004. http://www.swissre.com
(11) Nouvelle Cordis, 8 luglio 2005 -
http://dbs.cordis.lu
(12) Francis Chateauraynaud «Nanosciences et
technoprophéties. Le nanomonde dans la matrice
des futurs» Gspr-Ehess Parigi, aprile 2005.
(13) Mihail C. Roco e William Sims
Bainbridge (sotto la direzione di). Converging
Technologies for Improving Human Performance:
Nanotechnology, Biotechnology, Information
technology and Cognitive Science, giugno 2002
National Science Foundation, Arlington
(Virginia).
(14) Alfred Nordmann «Converging
technologies: Shaping the future of european
societies». Commissione europea, 26 luglio 2004.
Si veda anche Wolfang Bibel, Daniel Andler,
Olivier da Costa, Gunter Küppers, Ian Pearson. «Converging
technologies and the natural, social and
cultural world». Commissione europea, 26 luglio,
2004.
(15) Bernadette Bensaude-Vincent (2004) Se
libérer de la matière? Fantasmes autour des
nouvelles technologies. Inra coll., «Sciences en
questions», Parigi, 2004.
(16) Neal Stephenson L'age de diamant,
Rivages/Futur, Parigi, marzo 1996, e Michael
Crichton, Preda, Garzanti, 2003.
(17) http://pmo.erreur404.org/
(18) Peter A. Singer «Nanotechnology an the
developing world» Public Library of Science, vol
2, n.5. San Francisco 2005.
(19) Questo centro, creato nel dicembre
2002, si trova a New York.
È diretto da Mike Treder e Chris Phoenix,
ingegneri e uomini d'affari.
Cfr. www.ernano.org
(20) Jürgen Altman e Mark Gubrud, «Risks
from military uses of Nanotechnologies», 2002
http://www.ep3.ruhr-uni-bochum.de/bvp/RiskMilNT_Lecce.pdf
Traduzione di G. P.
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