"La medicina,in questo
secolo, ha fatto enormi progressi. Pensate a quante
nuove malattie ha saputo inventare".
(By Enzo Jannacci - Medico)
"L'industria
farmaceutica è grande e potente come l'industria delle
armi. Con la differenza che la guerra finisce, la malattia, no,
fino a quando c'è qualcuno che la tiene in
vita" (By
Hans Ruesch)
"Noi medici siamo
plagiati, fin dall'inizio, dagli insegnamenti
universitari
che ci vengono propinati da un manipolo di "professori"
che
hanno il solo interesse di lasciarci nell'ignoranza
sulla vera origine delle malattie. Alcuni di noi,
alla fine,
raggiungono la consapevolezza e mettono in
moto delle grosse energie che provocano reazioni
positive nel Tutto."
By Dott.
Giuseppe De Pace (medico
ortopedico ospedaliero)
Comitato " Primo NON
nuocere"
"Se non mettiamo la
Libertà delle Cure
mediche nella Costituzione, verrà
il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano
e senza farsene accorgere, in una
Dittatura
nascosta.
E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad
una classe di persone,
e la negazione di uguali
privilegi alle altre “arti”,
rappresenterà la Bastiglia della
scienza medica".
(By
Benjamin Rush,
firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA - 17
Sett 1787)
Rapporto
Flexner e Dichiarazione di Alma Ata
+
ROTHSCHILD
+
I Veri padroni del Mondo
FARMACI
e CONTROINDICAZIONI +
Sindacato Rockefeller =
Dittatura Sanitaria
I dittatori nascosti
(clandestini) della medicina, d’altra parte li
conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei
“baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle
“lobbies
accademiche” od operino nelle
multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano”
la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a
questa marea montante di intolleranza anti-scientifica,
prima che questi nuovi tiranni arrivino ad
insegnarci
perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto
pensare…! 220 anni dopo, questa situazione di
dittatura sanitaria si e'
realizzata
e TU caro lettore
cosa fai per contrastarla ??
L'F.D.A.
(USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei
CIBI TRANSGENICI
e di molti Farmaci e Vaccini (vedi la
trasmissione Report -Rai3 del 20704/08)
Corruzione e sistemi sanitari nel mondo:
vedi
http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
Visionare questi
link:
http://www.informatori.it/informatori/filepdf/sperimentazioni.pdf
video:
http://www.youtube.com/watch?v=DoS02m0OevM
I VERI PADRONI della
SANITA' nel MONDO
La descrizione del
meccanismo che nel secolo scorso permise
ai grossi capitali
finanziari di
impadronirsi dell’intero sistema medico
americano e non solo, attraverso il
controllo dell’insegnamento
universitario, i
Rockefeller amavano chiamarla “filantropia
efficiente”,
e' qui ben descritto.
Purtroppo il
medico che volesse domandarsi oggi da dove
nascano tante di quelle “certezze” che gli
vengono contestate .... da chi non si fida più
della
medicina ufficiale, dovrà risalire di
quasi un secolo per trovarne l’origine.
D’altronde, è lui stesso ad insegnare che il
miglior rimedio contro una
malattia
non sia la semplice rimozione del
sintomo, ma quella della causa stessa.
vedi anche:
http://www.youtube.com/results?search_type=&search_query=cancro+ieri+ed+oggi&aq=f
http://www.youtube.com/results?search_type=&search_query=cancro+e+medicina+naturale&aq=f
Ecco chi guida e
controlla il mondo:
http://www.incazzaticontrolacasta.com/2016/05/13/la-denuncia-milena-gabanelli-tremare-mezzo-mondo-comanda-veramente-video-report-supercensurato-sbrigatevi-vederlo-ed-condividerlo-sparisca/
Video documentario su chi controlla
il mondo
Ecco la tabella dei pagamenti di
Big Pharma alle industrie,
associazioni, universita', centri, ecc.
 |
Multinazionali - corporazioni USA - protette da
Leggi speciali, per evitare risarcimenti
collettivi...
Il 18 Febb. 2005 il presidente G. Bush ha
ratificato la piu' radicale misura di "riforma"
degli illeciti civili da oltre un decennio. Il Class Action
Fairness Act rende operativa una riforma degli
illeciti civili, che
precludera' alla popolazione l'accesso ai
tribunali, erodendo in tal modo il
diritto Costituzionale al processo con la
partecipazione della Giuria. Tali riforme
indeboliscono le tutele per i consumatori,
negando a tutti, salvo ai soggetti piu'
facoltosi della societa' il dovuto processo
legale in cause civili collettive intentate da
avvocati, contro societa' e corporazioni per il
risarcimento danni.
La
legge trasferira' molte cause civili dalle corti
statali a quelle federali, meglio
controllabili dagli amici degli amici....
I critici sostengono
che il vero scopo di questa legge e' assicurarsi
che tali cause vengano insabbiate alla svelta ed
alla fine archiviate. le cause collettive di
massa sono state molto limitate da quella legge,
cause intentate sopra
tutto contro societa' farmaceutiche; le
nuove limitazioni alle cause collettive
virtualmente garantiscono a banche,
assicurazioni, aziende farmaceutiche ed altre
grandi industrie
(Multinazionali),
che indipendentemente dalla loro grossolana
o criminale condotta, le sanzioni eventuali saranno sempre
finanziariamente convenienti...
La maggior parte
delle
case farmaceutiche è stata fondata a
meta-fine ottocento o primi del novecento.
Inizialmente le nazioni trainanti in questo
settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta
scientifica si è fuso con quello di bene di
consumo di massa, per cui la aziende
farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di
fare medicina pratica.
Le Corporations
Policy
(politica) delle multinazionali sotto
accusa - Feb. 2013
Affidarsi all'autoregolamentazione delle
multinazionali – approccio oggi preferito
dalle Nazioni Unite e da numerosi governi,
tra cui quello inglese – confidando che
abbia un effetto sulla sanità pubblica, è
illusorio e controproducente
Affidarsi all'autoregolamentazione delle
multinazionali – approccio oggi preferito
dalle Nazioni Unite e da numerosi governi,
tra cui quello inglese (NdR: molto
collusi con
Big Pharma...)
– confidando che abbia un effetto sulla
sanità pubblica, è illusorio e
controproducente: «A dispetto della
diffusa fiducia nell'autoregolamentazione
dell'industria e nelle partnership tra
pubblico e privato, non esistono
dimostrazioni della loro efficacia e
sicurezza.
La regolamentazione pubblica e gli
interventi sul mercato sono l'unico
meccanismo evidence-based per prevenire i
danni causati dalle industrie produttrici di
beni di consumo non sani».
È questa la secca conclusione di uno studio
pubblicato da Lancet nell'ambito di una
serie di articoli sulle malattie non
trasmissibili. Ora lo studio condotto da Rob
Moodie dell'Università di Melbourne, in
Australia, ha esaminato i dati economici di
vendita dei generi di consumo dannosi per
la salute raccolti nel Global market
information database di EuroMonitor,
rilevando che tra il 1997 e il 2010, negli
80 paesi monitorati, il consumo di alcol e
di diverse tipologie di alimenti
confezionati il cui abuso è dannoso per
la salute si è impennato in particolare nei
paesi a reddito medio-basso, con un
andamento analogo a quello dei prodotti a
base di tabacco. «Le industrie
transnazionali sono i principali motori
delle epidemie di malattie non
trasmissibili, e traggono profitto
dall'aumento dei consumi di tabacco,
alcolici e alimenti e bevande ultra-lavorati
(le cosiddette “unhealthy commodities”)»
scrivono Moodie e colleghi, secondo i quali
queste industrie non dovrebbero avere alcun
ruolo nella formazione delle politiche
nazionali e internazionali di contrasto alle
malattie non trasmissibili, poiché è
dimostrato – sostengono – che usano tattiche
che prevedono deliberatamente di distorcere
i risultati delle ricerche e cooptare policy
maker e professionisti della sanità, facendo
opera di lobbying nei confronti di politici
e amministratori per contrastare ad ogni
costo l'adozione di misure legislative
efficaci.
The Lancet, Early Online Publication, 12
February 2013
OLIGARCHIA US
al potere - 06/11/2016
Ora che ha vinto Trump ? Farà la fine di
Jfk, Bob Kennedy, Martin Luther King, George
Wallace ?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Arriverà un’inserviente di un hotel
all’ultimo istante alla stessa maniera con
cui le oligarchie si sono sbarazzate di
Dominique Strauss-Kahn ? Tutte le
femministe d’occidente, progressiste e di
sinistra, si erano fatte abbindolare
dall’ovvia trappola tesa a Strauss-Kahn.
Dopo che a Strauss-Kahn è stato impedito di
candidarsi all’elezione presidenziale
francese e lo si è messo nelle condizioni di
dimettersi da presidente del Fmi, le
autorità di New York hanno dovuto far cadere
tutte le accuse contro di lui. Washington
però ha ottenuto il risultato di mettere il
suo vassallo
Sarkozy all’Eliseo.
Ecco come l’oligarchia fa a pezzi
quelli che sospetta non servirebbero i
suoi interessi.
La corrotta ed autoreferenziale oligarchia
fa in modo di avere in pugno i governi ed
i media,
i centri di pensiero e le maggiori
università e, ovviamente grazie alle
puttane della stampa, le menti degli
statunitensi. Il primo interesse degli
oligarchi ora è rimettere in sesto Hillary,
per cui vediamo se riusciranno ancora una
volta ad ingannare la popolazione.
Mentre siamo in attesa, preoccupiamoci di
un’altra questione importante. Il sindacato
criminale della Clinton negli ultimi anni
del 20° secolo ha permesso a un pugno di
mega-corporations di consolidare tutti
i media Usa in poche mani.
Questo accentramento di potere dell’oligarchia
è stato ottenuto nonostante la legge
antitrust. Le fusioni nel campo
dei media hanno fatto a pezzi la tradizione
di media divisi ed indipendenti. Ma all’un
percento cosa interessa la legge federale ?
Nulla.
Il potere dell’un percento lo rende immune
alla legge. I crimini di Hillary le sono
costate le elezioni presidenziali, ma
non andrà in prigione. Non contenta del
controllo del 90% dei media, l’oligarchia
vuole ancora maggior concentrazione e
maggior controllo.
Sembra che ce la faranno, grazie al
corrotto governo Usa.
La Federal Trade Commission dovrebbe
rafforzare la legge antitrust. Invece,
l’agenzia federale abitualmente viola
l’antitrust permettendo concentrazioni a
livello di monopolio di interessi
economico-finanziari.
A causa del fallimento del governo federale
nel rafforzare le proprie stesse leggi, ora
abbiamo banche “troppo
grandi per fallire”, un monopolio
incontrollato in Internet e la distruzione
dei media indipendenti.
Non molto tempo fa c’era un campo dell’economia conosciuto
come antitrust.
Dottorandi si sono specializzati in questo
campo e hanno scritto dissertazioni sul
controllo pubblico dei poteri monopolistici.
Suppongo che questa branca dell’economia,
come gli Stati Uniti della mia gioventù, non
esiste più.
Rahul Manchanda spiega che «di nuovo un
enorme conglomerato mediatico sta per essere
assorbito da un altro enorme conglomerato
mediatico, per creare un altro gargantuesco
outlet dei media, in un nuovo rafforzamento
dell’enorme forza, del denaro, della
ricchezza, del potere intimidatorio,
delle cospirazioni e del controllo», facendo
a pezzi la Costituzione ed il Primo
Emendamento, ecco dove sono finiti gli US !
By Paul Craig Roberts, “Il popolo americano
può sconfiggere l’oligarchia che lo governa
?”, da “Counterpunch” del 2 novembre 2016,
post tradotto e ripreso da “Come
Don Chisciotte”. Craig Roberts,
economista, è stato viceministro del Tesoro
con Reagan nonché “editor” del “Wall Street
Journal”; il suo libro “How the Economy Was
Lost” è disponibile su “Counterpunch” in
formato digitale; il suo ultimo libro è “How
America Was Lost”).
Tratto da: libreidee.org
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Media bugiardi, rottamati dal voto degli
americani
Talese: Usa in declino, il presidente non
conta più nulla
vedi anche
Finanza
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BIG PHARMA
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TECNOLOGIE per "CONTROLLARE" il
MONDO +
MINISTERO "SALUTE" informato sui
Danni dei Vaccini + Multinazionali Agroalimentari + Multinazionali
2
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Le Corporazioni
+ Messaggi Subliminali
+ Lobbies
+
Gruppo
Bilderberg
+
I nuovi Tiranni
+
MAFIA
dei FARMACI e VACCINI
+
Gravi
colpe delle Multinazionali
+
SEMI - SEMENTI
AGRICOLE controllate dalle MULTINAZIONALI
+
MEDICI IMPREPARATI
+
Ingegneria Genetica
+ Danni
della Coca Cola +
Questa potrebbe
essere l'Azienda che vi controllera' nel molto
prossimo futuro
+
PRODUTTORI dei VACCINI, TUTELATI +
Comparaggio
farmaceutico
Qui trovate tutte le resistenze del
produttore (Glaxo),
ad esempio del Tamiflu, alla pubblicazione
al pubblico dei trials del farmaco:
http://www.bmj.com/tamiflu
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che MANTENGONO la
MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA:
RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui
operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i
benefici economici alla salute e rallentando lo
sviluppo scientifico nella cura delle malattie
perché guarire non è fruttuoso come la
cronicità.
Visionate questo video, parla
un'informatore
farmaceutico, sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
Ormoni, pressioni sui medici per
venderli...anche per i bambini
vedi anche:
Conflitto
di interesse
+
Conflitti di
interesse PDF - 1
+
Conflitti
di interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti
di interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero
della salute
+
EMA
+ CNR e Corruzione
+
Consenso Informato
CDC e
Conflitti di interesse - 1 +
CDC e Conflitti
di interesse - 2
+
CDC e Conflitti
di interesse - 3
+
Corruzione
CDC conflitti di interesse
anche per i vaccini
http://healthimpactnews.com/2014/cdcs-purchase-of-4-billion-of-vaccines-a-conflict-of-interest-in-overseeing-vaccine-safety/
vedi anche:
http://www.kisanji.org/?gr=articoli&aid=16&pid=65&nome=Abbott&nomeart=Multinazionali+e+Africa
VIDEO su La STORIA delle "cose":
ALIMENTI CONTAMINATI
(oltre ai
vaccini) con il
consenso
e l'approvazione
degli Enti Sanitari,
OMS,
CDC, FDA,
Ministeri,
ecc.,
per
rendere malati e
sterili gli
abitanti della Terra...(English +
Espagnol)
Video, parla una biologa:
The
Corporation è un documentario canadese del
2003, diretto da Mark Achbar e Jennifer
Abbott e tratto dall'omonimo libro di Joel
Bakan.
Le corporation sono oggigiorno persone
giuridiche che hanno l'obbligo di mettere la
tutela dei loro azionisti, cioè la
realizzazione di un profitto, al di sopra di
ogni altro obiettivo. Per questo, esse non
hanno alcun interesse a salvaguardare la
natura o il benessere dei lavoratori: ad
essere danneggiata dall'opera delle
multinazionali, quindi, è la società.
Il documentario spiega questo fenomeno e lo
illustra con vari esempi, che comprendono,
fra l'altro: lo sfruttamento della
manodopera, specialmente nei paesi
centroamericani, portato alla luce dalle
indagini del Comitato Nazionale Americano
per il Lavoro;
la sintetizzazione e la diffusione di
sostanze chimiche pericolose per la salute,
come il DDT e l'Agente Arancio, prodotto
dalla Monsanto e usato in Vietnam
dall'esercito americano; la somministrazione
alle mucche di un ormone (l'rBGH della
Monsanto, detto anche rBST o Posilac).
Questa sostanza, considerata sicura dalla
Food and Drug
Administration (FDA), avrebbe dovuto
aumentare la produzione di latte, ma invece
ha provocato casi di mastite (infiammazioni
delle mammelle) delle mucche, che a sua
volta ha provocato l'infezione batterica del
latte.
Un programma di Fox News ne avrebbe dovuto
parlare, ma la Monsanto, con l'appoggio
della Fox stessa, l'ha censurato;
l'inquinamento delle fabbriche e di
allevamenti animali; la pubblicità rivolta
ai giovani di oggi, più sofisticata e creata
appositamente perché i bambini condizionino
gli acquisti dei genitori.
Le corporation fanno leva sulla loro
vulnerabilità per vendere i propri prodotti
e per creare un esercito di "piccoli
consumatori" che hanno cieca fiducia nelle
multinazionali; la diffusione di pubblicità
occulta per introdurre un marchio nella vita
quotidiana; il processo condotto dalla
General Electric e dal prof. Chakrabarty
contro l'Ufficio brevetti americano, che
aveva rifiutato di brevettare un batterio
geneticamente modificato. Prima di questo
processo non era possibile brevettare esseri
viventi, ma dopo la vittoria della
multinazionale, questa regola è stata
modificata e ora il divieto vale solo per la
specie umana; le privatizzazioni dei beni
pubblici, fra cui quella dei servizi idrici
di una città boliviana (Cochabamba) che dava
la possibilità a una multinazionale di
distribuire l'acqua in cambio di un quarto
del reddito dei cittadini, prevaricando,
inoltre, i loro diritti. La popolazione si
ribellò, ci furono degli scontri che
provocarono numerosi feriti e un morto; la
collusione fra le corporation e i regimi
dittatoriali, specialmente fra l'IBM di New
York e il Terzo Reich.
Particolarmente
impietosa è l'analisi del comportamento
delle corporation, che si rivela uguale a
quello dello psicopatico:
« La domanda che spunta periodicamente è:
"Fino a che punto la corporation può essere
considerata psicopatica?". Se vediamo una
corporation come persona giuridica, non
dovrebbe essere tanto difficile mettere in
parallelo la psicopatia dell'individuo con
la psicopatia della corporation. Potremmo
esaminare le caratteristiche di questo
specifico disturbo una ad una, applicate
alle corporation... Ne avrebbe tutte le
caratteristiche. E infatti, sotto molti
aspetti, la corporation risponde al
prototipo dello psicopatico. »
By Robert Hare, psicologo
dell'FBI.
Dopo aver
visto questo film non deprimetevi,
l'alternativa esiste !
Guardate (sempre su youtube) ZEITGEIST:
ADDENDUM e vi sarà presentato il "Venus
Project"
Italy -
Scontrino non fiscale - 27 Feb. 2011
Probabilmente non ve ne siete mai accorti, ma lo
scontrino che vi è stato dato all'atto di
pagamento presso un ipermercato o presso un
negozio appartenente ad una multinazionale, è
NON fiscale.
Cioè ? Cosa significa ?
Ve lo spiego subito. Gli azionisti proprietari
delle multinazionali hanno tutti la residenza in
paradisi fiscali che NON pagano tasse e
usando la legislazione (nazionali e
internazionali) particolarmente favorevole
riservata alle aziende multinazionali,
NON pagano tasse in
nessuno dei paesi in cui operano.
Naturalmente i nostri “dipendenti” (politici)
al governo sanno bene questa cosa e, visto che i
loro lauti stipendi NON sono pagati dalle
multinazionali, dovevano trovare altri "polli"
da spennare. Presto fatto ! Con la legge
finanziaria del 2004 (governo Berlusconi), si è
introdotto nella legge finanziaria alcuni commi
(clicca
qui) scritti apposta per:
1 - Liberare definitivamente le società
multinazionali della scocciatura di dover
emettere scontrini fiscali
2 - Incassare giornalmente l'obolo che i nostri
“dipendenti” destinano al pagamento dei propri
stipendi.
Non hai capito bene, vero ?
L'obolo che versiamo ai nostri “dipendenti” è
l'IVA, che versiamo noi, NON le multinazionali,
che trattengono per se’ il 100% degli utili!
Infatti la normativa prevede che giornalmente
venga comunicato l'incasso ai fini IVA, che è
l'unica cosa che interessa ai nostri
“dipendenti”.
Avete capito perchè i piccoli negozianti sono
destinati a chiudere ? Perchè i nostri
“dipendenti” hanno scelto di delegare le grandi
multinazionali a fare da esattore al posto loro
e loro, in cambio, NON pagano tasse. Torniamo
Sovrani a casa nostra e Solidali con chi lavora
creativamente per la comunità in cui viviamo.
By Giovanni Lollo - Tratto da: giollo.com
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Ecco cosa afferma il dott. F. Franchi:
"Il più grande ostacolo al progresso della
scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti,
tra i quali si crea una rete (il cosiddetto
establishment) che controlla i fondi per la
ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi
accademici, le royalities per i test ed i
farmaci, e mira a mantenere la sua posizione
dominante di successo evitando per quanto
possibile che altre idee, altre soluzioni, altre
teorie possano filtrare scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
Le
case farmaceutiche
non sono obbligate a pubblicare TUTTI i risultati delle
loro ricerche....-
Gen. 2009
«Dalle sperimentazioni risulta che il risultato
complessivo della nuova generazione di antidepressivi è
sotto la soglia consigliata dei criteri clinicamente
significativi», scrivono gli scienziati. Kirsch
sottolinea, inoltre, la necessità di cambiare il sistema
attuale, che permette alle case farmaceutiche di non
pubblicare una parte dei dati delle loro
sperimentazioni:
«La frustrazione sta in questo - dice Kirsch -. Rende
difficile determinare se i farmaci funzionino. Le
case
farmaceutiche dovrebbero essere obbligate, quando
commercializzano un nuovo prodotto, a pubblicare
tutti i dati». Stavolta, per accedere alle informazioni,
gli scienziati si sono avvalsi del Freedom of
Information Act, la legge sulla trasparenza.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.aspID_blog=38&ID_articolo=607&ID_sezione=243&sezione=News
“L’attacco peggiore delle MACC (Multinational
Agriculture and Chemical Corporations) al
MONDO INTERO”.
Sconvolgente verità sugli
OGM
“Peggio dell'inquinamento chimico a cui potreste
mai pensare, l'inquinamento genetico ha il
potenziale irreversibile e la probabilità di
cambiare la vera natura di tutto il cibo e di
tutta la nostra stessa identità genetica…
Le Multinazionali stanno cambiando il
nostro cibo e gli animali ed
hanno mano libera.
Non ci si può fidare di loro perché non è loro
richiesto nemmeno di etichettare i loro cibi e
non gli viene richiesto nemmeno di fare dei test
sulla loro innocuità. Questo è irreversibile,
inarrestabile e ha la capacità di buttarci, come
una palla di neve, in un verosimile Jurassic
Park...”
By Giuseppe Altieri - Continua su:
http://www.dirittolibertadicura.org/images/OGM/ogm-altieri.pdf
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense "The Philadelphia
Inquirer" ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle industrie farmaceutiche.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le
multinazionali sono imprese che possiedono altre
imprese dislocate in varie parti del mondo per
ragioni di convenienza economica.
L'insieme di tutte le imprese che appartengono a
una stessa multinazionale formano un gruppo
multinazionale, che nel caso sia di dimensioni
molto grandi, diventa un conglomerato. Si tratta
in genere di imprese di grosse dimensioni (la loro
potenza economica supera spesso quella degli Stati
in cui operano) e non di rado operano sul mercato
in posizione dominante. Le forme di produzione di
queste imprese ed i modelli di consumo che esse
diffondono, si rivelano sostanzialmente inadatti,
e spesso dannosi, per le economie dei Paesi del
Terzo Mondo.
Le imprese multinazionali possono
essere di diverso tipo:
un esempio interessante del tipo di attività
delle multinazionali, è quello legato alla
commercializzazione di uno dei prodotti più
tipici di alcuni dei paesi del sud del mondo, il caffè:
Il 40% di questo prodotto che arriva sul mercato
internazionale è acquistato da multinazionali così
dette commerciali perché si limitano a svolgere
una funzione di intermediazione fra esportatori e
piccoli importatori. L'altro 60% è comprato da
multinazionali cosiddette di trasformazione perché
il loro obiettivo principale è di vendere il caffè
direttamente ai consumatori dopo averlo torrefatto
ed impacchettato.
Tratto da:
http://www.solidea.org/Aree/CES/equo-commercio/multinazionali.htm
L'espressione
"impresa multinazionale" fu utilizzata
per la prima volta da David Lilienthal, direttore
della Tennessee Valley Authority, in una relazione
presentata al Carnegy Institute of Technology nel
1963.
Il termine assunse, tuttavia, risonanza
internazionale il 20 aprile 1963, quando il
settimanale Business Week dedicò al tema un
numero speciale dal titolo appunto Multinational
Companies. In seguito, sono state distinte altre
tipologie di imprese in base al loro grado di
coinvolgimento all'estero.
Nel 1973 Robinson (Cfr.
Beyond the Multinational Corporation, 1971)
propose una sorta di graduatoria, in cui
individuava:
-
le
imprese
multinazionali, imprese
caratterizzate da un chiaro ed effettivo
"orientamento internazionale", ma
limitato dal fatto che la sede dei processi
decisionali rimane all'interno del paese
d'origine;
-
le
imprese
internazionali, imprese che
intrattengono attività con l'estero e le
gestiscono tramite uno specifico "ufficio
estero" ove è collocato personale
specializzato;
-
le
imprese
transnazionali, imprese
caratterizzate da assetti proprietari
ripartiti tra azionisti di paesi diversi, il
cui "centro decisionale" non è
legato a motivazioni o condizionamenti di
carattere nazionale;
-
le
imprese
sovranazionali, in cui
l'orientamento internazionale è ancora più
spiccato e non esistono condizionamenti legati
alla struttura dell'impresa od anche a fattori
di carattere psicologico o giuridico.
Con
l'espressione "impresa multinazionale"
(da qui in poi IM) si intende più
specificatamente un'impresa che possiede o
controlla attività di produzione di beni o
servizi in vari paesi. Ciò significa che non è
sufficiente per un'impresa svolgere semplici
attività di commercializzazione (compravendita di
prodotti realizzati nel paese d'origine) o
effettuare investimenti all'estero di carattere
puramente finanziario (non legati direttamente a
finalità produttive, investimenti di portafoglio)
per essere qualificata come
"multinazionale".
Il termine IM, tuttavia, ha registrato nel tempo
una diffusione così ampia da essere utilizzata
comunemente anche per indicare le imprese
appartenenti alle categorie con un grado di
coinvolgimento internazionale più ampio.
L'elemento caratterizzante dell'IM è in
definitiva la realizzazione di investimenti
diretti esteri (IDE), investimenti finanziari che
implicano la volontà da parte dell'investitore di
esercitare un "controllo diretto"
sull'impresa estera, nonché di intervenire in
modo consistente nelle decisioni relative alle
varie fasi della produzione. I motivi che possono
spingere un'impresa ad investire all'estero sono
molteplici.
Solo tenendo in considerazione l'interazione tra i
diversi fattori che influenzano le scelte di
investimento degli operatori è possibile tentare
di risalire alle cosiddette "determinanti
degli IDE".
Secondo Dunning, il padre della "teoria
eclettica delle multinazionali", le decisioni
degli investitori rispondono alla volontà di
avvalersi di tre principali categorie di vantaggi:
-
"vantaggi
specifici dell'investitore" legati alla
disponibilità di un know how più avanzato
(inteso come patrimonio di conoscenze
tecnologiche, capacità organizzative e
manageriali superiori) rispetto ai concorrenti
esterni, nonché ad una serie di altri fattori
propri dell'investitore, come la possibilità
di contare su un più ampio accesso al credito
ed alle materie prime.
-
"vantaggi
di internalizzazione" legati alla
necessità di aggirare ostacoli di varia
natura (misure protezionistiche, costi di
trasporto) che possono pregiudicare la
presenza di un'impresa in un paese.
Il mercato
di un paese estero diventa, in seguito
all'effettuazione di un investimento diretto,
"interno" all'impresa, consentendo
alla IM di superare le rigidità che i confini
statali possono rappresentare.
-
"vantaggi
di localizzazione" legati all'opportunità
di avvalersi dei benefici derivanti
dall'utilizzazione di fattori locali ed alla
possibilità, investendo direttamente sul
territorio, di rispondere più rapidamente ad
eventuali mutamenti intercorsi nella realtà
del paese.
Effettuando
considerazioni in merito alla maggiore o minore
presenza di tali vantaggi, gli investitori
decidono, alternativamente, di produrre
direttamente sul mercato estero, di cedere licenze
e vendere brevetti, rinunciando ad una parte dei
vantaggi detenuti, o di limitarsi a servire il
mercato estero tramite esportazioni. La presenza
di un grado accettabile di stabilità interna e di
una serie di misure volte a garantire la
funzionalità del mercato, la realizzazione di
investimenti infrastrutturali materiali ed
immateriali (strade, ferrovie, ponti, ma anche
istruzione e qualificazione delle risorse umane),
l'elaborazione di politiche volte a favorire lo
sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica, la
predisposizione di misure destinate ad incentivare
l'apertura verso l'esterno del paese considerato,
sono tutti fattori che contribuiscono a
determinare la decisione dell'impresa di investire
all'estero.
Per i paesi d'origine dell'impresa che
investe all'estero, così come per quelli di
destinazione dell'investimento, la valutazione dei
vantaggi e dei costi legati all'effettuazione
degli IDE risulta, tuttavia, complessa e
controversa.
Per i paesi investitori i fattori da
considerare sono molteplici. La fuoriuscita di
ingenti flussi di capitale, infatti, può
determinare nel paese investitore la perdita di
risorse indispensabili per il proprio sviluppo, la
sottrazione di posti di lavoro specialmente nei
settori più deboli dove la manodopera è meno
specializzata e, nel breve periodo, un deficit
complessivo della bilancia dei pagamenti. Nel
lungo periodo, tuttavia, il paese in questione può
beneficiare del c.d. "rimpatrio dei
profitti" e dell'afflusso di risorse relative
ai pagamenti corrisposti per l'acquisto di beni
capitali, manufatti ed altri prodotti provenienti
dal paese d'origine dell'investimento. Il paese,
inoltre, può sopperire alla perdita di posti di
lavoro meno qualificati fornendo manodopera
specializzata, dotata di un know how tecnico e
manageriale superiore.
Anche nei paesi di
destinazione degli IDE i fattori da tenere in
considerazione sono complessi.
L'afflusso di
capitali può dar luogo, per ragioni uguali e
contrarie a quelle esposte per i paesi di
provenienza degli IDE, ad un miglioramento dei
conti con l'estero nel breve periodo.
Nel lungo periodo, tuttavia, il rimpatrio degli
utili maturati e l'acquisto di beni capitali o di
altri prodotti provenienti dal paese d'origine
dell'investimento possono capovolgere la
situazione. Il paese di destinazione di un
investimento, inoltre, può avere interesse a non
permettere che vi sia un controllo estero di quei
settori ritenuti di particolare importanza per
l'economia nazionale. Il problema si presenta con
particolare evidenza nei paesi in via di sviluppo
in cui la disponibilità di capitale interno è
scarsa ed in cui il rischio di cedere attività
fondamentali per la crescita del paese è
maggiore. In particolare, il controllo di settori
strategici come quelli delle telecomunicazioni e
dell'informazione dà agli investitori
internazionali la possibilità di avvalersi di uno
strumento di pressione molto efficace, che arriva
a poter influenzare la vita politica stessa del
paese ospitante.
Gli
IDE possono essere causa di dipendenza economica e
tecnologica dei paesi più poveri da quelli
industrializzati dove hanno sede le grandi
multinazionali. Ciò può avvenire non solo perché
molte delle risorse produttive locali (come le
materie prime, il risparmio e la capacità
imprenditoriale) vengono assorbite dalle imprese
straniere, ma anche perché il paese di
destinazione può essere privato di qualsiasi
stimolo alla ricerca che rimane prevalentemente di
competenza del paese investitore. D'altra parte
l'afflusso di capitali e di capacità
imprenditoriali genera non solo un incremento
dell'occupazione locale, ma anche un miglioramento
delle condizioni generali dell'ambiente economico
del paese, stimola la realizzazione di opere
infrastrutturali e favorisce il diffondersi delle
conoscenze tecnologiche e manageriali. Dunque,
ogni valutazione in merito all'operare delle IM
non può prescindere dalla considerazione della
complessità di tutti questi elementi.
Se,
da una parte, è vero che gli IDE favoriscono una
migliore utilizzazione su scala internazionale dei
fattori della produzione, d'altra parte, è anche
vero che è auspicabile che la realizzazione degli
investimenti avvenga nell'ambito di processi di
crescita più equilibrati. Le IM sono ormai
interlocutori diretti degli stati. Caratterizzate
da un'estrema rapidità dei meccanismi decisionali
e da un'elevata flessibilità operativa, le IM
hanno assunto in molti casi dimensioni di vere e
proprie nazioni (vedi tabella 1) e con esse
trattano da pari a pari. La quota del capitale
transnazionale sul PIL mondiale è passata dal 17%
della metà degli anni '70, al 24% del 1982 ed a
oltre il 30% nel 1995. Se si eccettuano alcune
società anglo-olandesi a capitale misto (i gruppi
Shell e Unilever), 6 soli paesi rappresentano
l'assoluta maggioranza di queste imprese.
Geograficamente, la maggior parte di esse sono
suddivise tra Stati Uniti (30), Giappone (18),
Francia(10), Germania (9), Regno Unito (8) e
Svizzera (5).
L'importanza
della materia ha indotto l'Organizzazione per lo
Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE in
sigla:) ad avviare nel maggio 1995 una serie di
importanti negoziati, poi falliti, per la
conclusione di un accordo in materia di
investimenti internazionali: l'accordo
multilaterale sugli investimenti (MAI).
Il MAI prevedeva l'applicazione da parte dei suoi
firmatari della "clausola della nazione più
favorita" nei rapporti con gli investitori
internazionali e del principio del
"trattamento nazionale", che impone di
assicurare a tutti modalità di trattamento uguali
rispetto a quelle utilizzate nei confronti di
operatori nazionali. Il MAI, inoltre, abilitava
gli investitori internazionali a citare
direttamente in giudizio gli stati per ottenere un
compenso per azioni che, secondo il testo
dell'accordo, abbiano dato luogo ad "...una
mancata opportunità di trarre guadagno da un
piano di investimento". Con l'adozione
del MAI, dunque, la capacità delle IM di incidere
sull'economia mondiale si sarebbe ampliata
notevolmente. Il fallimento dell'iniziativa
promossa ha determinato notevoli pressioni affinché
il tema venga trattato nell'ambito del prossimo
ciclo di negoziati (Millennium Round) che si terrà
presso l'organizzazione mondiale per il commercio
(OMC).
Il tema della relazione esistente tra norme
internazionali sugli investimenti e il diritto dei
paesi ospitanti di regolamentare autonomamente
l'attività economica sul proprio territorio è,
infatti, un argomento di grande rilevanza e
delicatezza, la cui risoluzione determinerà in
futuro non solo i rapporti tra stati nazionali e
IM, ma anche il nostro sistema di sviluppo
economico. Libere da qualsiasi vincolo
territoriale e spinte prioritariamente da
obiettivi di profitto, le IM si sono affermate
negli ultimi cento anni come protagoniste assolute
dello scenario internazionale. Non sempre, però,
i principi di convenienza economica che ispirano
le IM nella loro azione si conciliano con quei
criteri di convenienza politica che dovrebbero
ispirare il comportamento degli stati per il
raggiungimento di obiettivi di benessere
socio-economico condiviso.
Gli
scambi tra paesi possono comprendere non solo
prodotti, ma anche mezzi di produzione o fattori
produttivi come il lavoro o il capitale fisico.
Una forma particolare ma molto importante di
commercio del capitale fisico (investimenti
diretti) avviene quando un'impresa domiciliata in
un paese apre una nuova unità produttiva in un
altro paese. In questo caso l'impresa diventa una
multinazionale (dall'inglese, multinational
enterprise).
Le multinazionali sono imprese che
arrivano a grandi o grandissime dimensioni nella
madrepatria e poi iniziano ad aprire nuovi
impianti all'estero. La diffusione delle imprese
multinazionali è partita dagli Stati Uniti negli
anni '50 ed è un aspetto caratteristico della
globalizzazione moderna.
Le attività multinazionali non vanno confuse con
un altro fenomeno oggi molto esteso, la cosiddetta
delocalizzazione, ossia il fatto che un'impresa
trasferisce completamente la propria attività
all'estero, probabilmente a causa di costi di
produzione o trattamento fiscale più convenienti.
Le ragioni di nascita delle multinazionali sono più
complesse, e tra esse hanno certo un ruolo
problemi inerenti alla dinamica interna delle
grandi imprese.
Il ruolo delle attività multinazionali nei paesi
in via d'industrializzazione è molto controverso.
-
I
fautori dei vantaggi della partecipazione
all'economia mondiale sottolineano la
possibilità che l'arrivo di multinazionali
acceleri il processo d'industrializzazione,
consenta un elevato tasso d'investimento,
introduca più rapidamente nuove tecnologie,
favorisca lo sviluppo di nuove professioni e
quindi del capitale umano, e generi un più
elevato tasso di crescita dell'economia.
-
I
critici obiettano che le multinazionali hanno
uno scarso impatto sull'occupazione locale in
quanto
-
tendono
ad utilizzare manodopera specializzata della
madrepatria,
-
in
quanto grandi imprese, tendono a produrre
limitazioni della concorrenza e a introdurre
pratiche monopolistiche,
-
hanno
uno scarso effetto sul reddito locale in
quanto gran parte dei profitti sono
rimpatriati,
-
possono
creare varie forme di dipendenza del paese
ospitante rispetto al paese investitore, tra
cui la creazione d'interferenze politiche
straniere per la tutela degli interessi dei
loro insediamenti industriali.
Tratto da:
http://www.utopie.it/mondialita/multinazionali.htm
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Come
l'Agip contamina l'Ecuador
Le industrie petrolifere stanno dissanguando la foresta amazzonica.
Pensateci prima di fare benzina alle vostre auto
Si è chiusa la visita in regione di José Proaño,
giovane attivista ecuadoriano di
Acción
Ecológica, invitato a Trento e Bolzano
dall'assessora provinciale Iva Berasi nell'ambito
della assemblea «l'Onu
dei Popoli», che ha anticipato la marcia
della pace Perugia-Assisi.
Proaño ha una denuncia gravissima da portare in Italia, sulla
terra dell'ammiraglio Cristoforo Colombo che nel
1492 sbarcò ad Haiti dando il via alla conquista
dell'America e al genocidio più spaventoso della
storia umana (70 milioni di indios immolati
sull'altare della ragione moderna).
Cinquecento anni dopo l'Italia continua ad essere
un paese da cui si parte per conquistare e
depredare le terre latinoamericane. Proaño parla
nel nome degli indios ammalati di tumore,
defraudati della terra, repressi con i manganelli,
oppressi e impoveriti.
Ecco in che cosa consiste la denuncia all'Italia: "Ogni
volta che vedete una pubblicità dell'Eni/Agip,
guardatela bene, leggete quello che sta dietro
agli slogan, immaginatevi la vita che muore.
Perché questo è il messaggio pubblicitario che
arriva sulla nostra pelle: è un messaggio di
morte e di distruzione.
Le industrie
petrolifere stanno dissanguando la foresta
amazzonica, ammalando i contadini, uccidendo gli
ecologisti. Tutto questo sotto lo sguardo
inerte dei governi e delle istituzioni preposte
alla salvaguarda dei diritti umani. Amici di
Trento e di Bolzano che avete camminato insieme a
me nella marcia per la pace Perugia-Assisi pensate
alla foresta amazzonica e agli indios che muoiono
di cancro prima di fare benzina alle vostre
auto".
Le cifre che ha in mano Proaño sono
agghiaccianti: "Alcuni scienziati hanno
calcolato che in determinate zone della foresta il
tasso di contaminazione è pari a quello di
Hiroshima".
Accion Ecologica è una organizzazione non governativa fondata da
Esperanza Martinez (premio Langer nel 2002) con lo
scopo di difendere i diritti dei contadini e
dell'ambiente. «L'Agip ha occupato 200 mila
ettari di territorio nella foresta - ha detto Proaño
- e voi italiani dovete sapere quello che
significa la presenza di questa multinazionale sul
nostro territorio. È come un fungo atomico che
uccide la vita.
E se pensiamo che quattro milioni
di ettari di foresta sono occupati dalle
quattordici imprese petrolifere presenti in
Ecuador, si comprende perfettamente la cifra della
distruzione: circa un terzo della foresta
appartiene alle multinazionali. Ma non si era
detto che l'Amazzonia è il polmone dell'umanitàm
?»
Gli ambientalisti che denunciano questa situazione
sono minacciati di morte: «Lo scorso anno - ha
detto Proaño - un nostro compagno è stato
ammazzato brutalmente mentre stava lottando per la
difesa dei campesinos e quest'anno la repressione
è stata particolarmente violenta».
Durante un incontro a Bolzano nell'ambito del festival multietnico,
José Proaño, ha spiegato come le multinazionali
del petrolio occupino la foresta al prezzo di
qualche fischietto e di due palloni da calcio e
poi cominciano a trivellare, a far scorrere i tubi
in mezzo agli alberi e a tagliare piante, bruciare
terre, contaminare la terra.
Come cinquecento anni
fa. Come i fischietti e i cappellini
dell'ammiraglio scambiati con l'oro, il ferro, il
rame delle miniere.
Poveri indios: «Non posseggono armi - scrisse
Colombo nel suo diario - non hanno spirito
guerriero, vanno ignudi e indifesi e sono tanto
vili che in mille non saprebbero attendere tre dei
miei uomini».
Oggi come allora. La conquista continua.
By Francesco Comina, tratto dal quotidiano
"L'Adige"
06-10-2005 - By José
Proaño di Acción Ecológica - Relazione
dell’ispezione effettuata a El Triunfo il 15 Ottobre
2004 -
Tratto da:
unimondo.oneworld.net
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Un
assurdo trasporto di acque minerali –
Sfruttamento delle sorgenti di Acqua
La Nestlé Waters, leader mondiale della
distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista
consegnare il “sasso rosso del diavolo”
La
Nestlé Waters, leader mondiale della
distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista
consegnare lunedì da alcuni attivisti dell'Iniziativa
delle Alpi, il “sasso rosso del
diavolo”. La società ricorre infatti a troppi
trasporti di acqua ritenuti assurdi.
Il
direttore di Nestlé Waters aveva espresso la
volontà di promuovere il trasporto ferroviario,
ma fino ad oggi le sue sono state “solo parole
al vento”, hanno commentato i responsabili
dell'Iniziativa delle Alpi in una conferenza
stampa lunedì a Berna.
Nonostante la Svizzera disponga di acqua minerale
e di acqua potabile in grandi quantità, Nestlé
importa e distribuisce acque minerali francesi e
italiane. Solo le importazioni in Svizzera
generano un traffico attraverso le Alpi stimabile
in 12'000 viaggi in autocarro all'anno.
Troppi
trasporti su strada
La
San Pellegrino viene importata dall'Italia
attraverso il San Gottardo e il Sempione
unicamente per camion, come pure la maggior parte
delle acque Contrex e Perrier dalla Francia.
Questo fatto ha indotto l'associazione a conferire
a Nestlé Waters il premio del “sasso rosso del
diavolo”, sebbene questa azienda non sia l'unica
a trasportare acqua su strada.
Henniez effettua ben il 90 per cento dei suoi
trasporti su strada. La Migros rifornisce invece i
suoi centri di distribuzione per ferrovia in
ragione del 97 per cento e anche il gruppo
Coca-Cola (Valser) e la Coop. fanno sempre più
ricorso al treno.
Sfruttare
le alternative
"In
Svizzera" - ha rilevato Georges Darbellay,
coordinatore dell'Iniziativa delle Alpi per la
Svizzera romanda, "non mancano nemmeno le
alternative valide al consumo di acqua
minerale".
Invece di pagare da 500 a 1000 volte in più, i
consumatori dovrebbero esigere dalle rispettive
autorità comunali la fornitura di acqua corrente
di buona qualità a un prezzo ragionevole. L'acqua
potabile svizzera - secondo Darbellay - non teme
paragoni con le acque minerali in bottiglia.
Inoltre, il consumo di acqua dal rubinetto risulta
senz'altro più ragionevole dal punto di vista
dell'economicità, dell'ambiente e della giustizia
sociale. Gli apparecchi in commercio consentono
inoltre di ottenere comodamente e in modo
economico acqua gasata a domicilio.
Chi invece non
vuole rinunciare ad un'acqua mineralizzata,
dovrebbe per lo meno scegliere la fonte più
vicina.
L'industria dell’acqua in bottiglia è uno
dei settori meno regolati e che presenta il
maggior tasso di crescita.
Paesi
poveri penalizzati
Tendenze
che stanno prendendo piede anche nei paesi in via
di sviluppo, senza però per questo fornire alle
popolazioni più povere acqua di miglior qualità,
ha rilevato da parte sua Marianne Hochuli, della
Dichiarazione
di Berna. La Hochuli ha inoltre fatto
presente il pericolo che la vendita di acqua in
bottiglia diminuisca ulteriormente la disponibilità
dei governi ad investire nelle reti locali di
approvvigionamento di acqua potabile.
La tendenza
in atto ha un'altra grave conseguenza:
Nestlé e altre multinazionali del settore
- ha detto - stanno tentando di assicurarsi i
diritti per lo sfruttamento delle sorgenti,
sottraendo così uno dei beni più preziosi alla
collettività per trasformarlo in una merce
privata.
L'instancabile
ricerca di nuove fonti di acqua pulita da
imbottigliare sta inoltre portando ad uno
sfruttamento sconsiderato delle sorgenti.
Nestlé, ad esempio, con l'acquisizione del gruppo
Perrier nel 1994, è divenuta proprietaria delle
sorgenti del parco acquatico di Sao Lourenco
(Brasile).
Negli anni seguenti, Nestlé ha scavato
due pozzi di 150 metri di profondità per poterne
ricavare giornalmente 60'000 litri di acqua
minerale di alta qualità. Questo sfruttamento ha
però tolto all'acqua il suo particolare sapore e
una delle sorgenti si è persino esaurita.
La
risposta di Nestlé Waters
Reagendo
alla consegna del “sasso rosso del diavolo”,
la Nestlé Waters ha fatto sapere che il trasporto
con la ferrovia rimane uno dei suoi obiettivi.
“Stimiamo a 6000 le importazioni di acque
minerali per il 2003, in camion o treno.
Utilizziamo il treno nel 20% dei casi”, ha
dichiarato il direttore generale André Granelli.
“Quasi il 60% dei prodotti francesi sono
trasportati con la ferrovia, mentre tutte le acque
italiane viaggiano in camion”.
Granelli ha
citato due problemi: la cattiva connessione della
rete italiana e i clienti che non sono
raggiungibili con il treno. Ma la situazione con
l'Italia dovrebbe migliorare dal 2005.
Tratto
da:
www.swissinfo.org
Curiosità
sulla
NESTLE'
Come ripetutamente segnalato dall'UNICEF la Nestlé viola il
codice internazionale redatto dall'Organizzazione Mondiale
della Sanita che proibisce la promozione dell'uso di latte in
polvere per I'alimentazione dei neonati...
Bisogna sapere che nelle società povere, i bambini allattati
artificialmente sono 25 volte più esposti alla morte di
quelli allattati al seno.
Il
Premio Nobel DARIO FO ha sparato a zero contro la
Nestlé,
responsabile di aver diffuso in Africa il latte in polvere:
"Hanno compiuto una strage infame dicendo che andavano
a salvare l'umanitàˆ. Ma sono andati solo per interesse di
mercato".
La
Nestlè chiede all'Etiopia
6 milioni di dollari,
per un debito non
saldato.
Un anno di vendite da
parte della Nestlè è
pari a 8 volte il
prodotto interno lordo
di questo poverissimo
stato che sta
affrontando la più lunga
carestia che si sia mai
vista nel suddetto
stato. La Nestlè ha
inventato un meccanismo
diabolico per far
saldare il debito.
Obbliga le mamme etiopi
ad allattare i bambini
con il latte in polvere
prodotto da loro.. i
bambini
muoiono dopo
aver bevuto il suddetto
latte.
Padre PIER MARIA MAZZOLI (direttore del mensile Nigrizia) ha
presentato il punto di vista dei missionari che esprimono
forti perplessità e disaccordo sulla politica delle
multinazionali:
Dal Monte: frutta, De Beers: diamanti
Shell: petrolio, ma Nestlé in particolare perché è
una delle più potenti con una affermata presenza in Africa.
BEPPE GRILLO ha attaccato le multinazionali della chimica e i
brevetti di tutte le nuove forme di vita.
Sapete cosa e' la
Novartis
? E un'azienda nata dalla fusione di Ciba e Sandoz.
La Ciba ha prodotto in Giappone un farmaco che nel
primo mese ha fatto 30 morti e tremila un anno dopo.
La Sandoz ha invece il premio per i pesticidi: ha
gettato tonnellate di rifiuti tossici nel Reno, dandoci i
“pesci-diesel".
Ciba e Sandoz insieme ? E come se Toto Riina e Pacciani si
fossero associati per creare un asilo per bambini".
ed INOLTRE una delle ultime azioni contro tutti noi e
stato quello di far passare la possibilita' di etichettare
come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, pensate
un po'...! .. e d'altra parte, cosi facendo si abbassano ancor
più i prezzi pagati ai contadini del sud del mondo produttori
del vero cacao.
.....ed
intanto:
SYNGENTA,
UTILE 2004 A
+124% -
Il
colosso dell'agro
business vede in
positivo anche il 2005
(ANSA) - LONDRA, 10 Feb
2005
- Syngenta, tra i
principali produttori di
composti chimici per
l'agricoltura, ha chiuso
il 2004 con un utile
netto cresciuto del
124%. Il bilancio mostra
una crescita dell'utile
da 340 milioni di
dollari del 2003 a 762
milioni del 2004.
In forte crescita anche
le vendite salite
dell'11% (da 6,5
miliardi di dollari del
2003 a 7,3 miliardi del
2004).
L'ebitda e' cresciuto
del 18%. In forza dei
risultati, i vertici di
Syngenta si dicono
ottimisti, almeno per il
2005 e per il 2006
-
vedi
Agricoltori suicidi
Banca dei semi di
proprieta' di
Rockefeller e
Bill Gates in
Norvegia
http://www.segnidalcielo.it/pianetax_gates_rockefeller.html
Coalizione contro i
pericoli derivanti
dalla Bayer
- 04 Nov 2011
Le GRANDI COMPAGNIE
MULTINAZIONALI
determinano le scelte
politiche in tutto il
mondo.
Uno dei maggiori attori
sulla “scena globale” è
la tedesca Bayer AG,
enorme produttore di
prodotti chimici e
farmaceutici che opera
nella maggior parte dei
paesi del mondo e le cui
vendite nel 2001 hanno
quasi raggiunto i 30
miliardi di dollari.
Essa opera in quattro
distinti settori:
salute, agricoltura,
polimeri (plastiche,
gomma sintetica) e
chimica.
Ha recentemente
acquisito Aventis
CropScience, la
controversa industria di
scienza dei raccolti,
facendone una azienda
cardine nello sviluppo,
commercializzazione e
vendita di organismi
geneticamente
modificati.
Nella SUA MASSICCIA
PARTECIPAZIONE per oltre
125 anni in questi
quattro settori chiave,
la Bayer ha accumulato
una notevole storia di
crimini multinazionali,
che vanno dalla
fabbricazione di
sostanze mediche
controverse (eroina,
Ciproxin,
Baycol), allo
sviluppo di veleni e
agenti chimici per uso
bellico (Chlorine gas,
Zyklon B e VX),
all’utilizzo del lavoro
forzato durante la
seconda guerra mondiale,
a numerosi casi di
avvelenamenti, effetti
collaterali e
inquinamento ambientale,
collegati ai suoi
prodotti chimici e
farmaceutici.
Nel dicembre 2001
Multinational Monitor ha
classificato la Bayer
tra le prime dieci
peggiori compagnie
dell’anno. Non c’è paese
al mondo in cui la Bayer
non sia presente. Le
vecchie aziende
sussidiarie della
IG FARBEN, BASF,
BAYER e HOECHST dominano
tra le industrie
chimiche europee e
tedesche e hanno un
fatturato annuo
complessivo di 90
miliardi di Euri.
Nessun governo, uomo
politico o istituzione
può sfuggire
all’influenza di un
blocco tanto potente. Le
critiche alla Bayer
valgono in generale per
le compagnie
multinazionali e in
particolare per quelle
del settore chimico.
DENUNCIARE gli ABUSI
La Coalition Against
Bayer Dangers
(coalizione contro i
pericoli derivanti dalla
Bayer) (CBG), sa che le
grandi compagnie
multinazionali sono
responsabili in modo
decisivo di problemi
ecologici, sociali,
etici e politici a
livello globale.
CBG vede la Bayer come
un creatore di tendenze
nel campo dell’industria
chimica e come un
esempio di politica
aziendale
multinazionale.
L’obiettivo della CBG è
di rendere trasparenti
le politiche aziendali
della Bayer e di esporne
gli abusi in qualunque
fabbrica del mondo, di
aiutare le persone
colpite dagli abusi, di
organizzare una
opposizione, di lottare
per ottenere
miglioramenti e di
proporre alternative
oltre ad assicurare la
protezione
dell’ambiente, i diritti
umani e l’assistenza
sociale.
La CBG che iniziò nel
1978 come iniziativa
locale, lotta con
successo contro i
pericoli della
globalizzazione e contro
l’apparente strapotere
del gruppo Bayer usando
azione, informazione e
solidarietà
internazionale. La CBG
ha collaboratori,
interni od esterni alle
fabbriche della Bayer,
in 46 paesi del mondo.
Dall’ASPIRINA ai LAVORI
FORZATI
La compagnia Bayer si
interessa solo del
proprio profitto e
collabora in
continuazione con
dittatori e criminali di
guerra – da Hitler a
Pinochet. Lo stesso capo
della Bayer, Carl
Duisberg, durante la
prima guerra mondiale ha
promosso l’idea di
lavoro forzato.
L’idea si pervertirà in
seguito in omicidio di
massa presso il campo
di concentramento di
Monowitz di
proprietà della stessa
IG FARBEN.
La compagnia si trascina
un’enorme colpa per il
suo pesante
coinvolgimento nella
pianificazione,
preparazione e avvio di
entrambe le guerre
mondiali. Il Tribunale
Internazionale per i
Crimini di Guerra ha
trovato la compagnia
colpevole di
corresponsabilità nella
guerra e nei crimini
della dittatura nazista.
Fonte : http://www.cbgnetwork.org
Buon boicottaggio... a tutte queste multinazionali !
-
vedi anche
Big
Farma
Altri
Links sull'argomento Multinazionali
http://www.disinformazione.info/multinazionali.htm
http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm
http://www.tmcrew.org/killamulti/
http://web.peacelink.it/boycott/
http://www.tmcrew.org/mcd/dietromc.html
http://www.consumietici.it/
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
AGRICOLTURA -
Via
libera Ue al commercio
del
mais transgenico
GA21 -
28/3/2008 - vedi:
OGM

La decisione non
permette la coltivazione
sul suolo comunitario.
L'ogm è destinato all'alimentazione
degli animali.....che
poi si mangiano....
La Commissione europea
ha concesso oggi alla
Syngenta, azienda
leader mondiale dell'agrobiotecnologia
(OGM),
l'autorizzazione ad
importare in Europa una
varietà di mais
geneticamente
modificato, il GA21,
creato specificamente
per l'alimentazione
degli animali. La
decisione di Bruxelles,
venuta a seguito del
mancato accordo
raggiunto tra i ministri
dell'Agricoltura dei
Ventisette, non
autorizza la
coltivazione in campo
del mais e sarà
effettiva, per 10 anni,
solo dopo la
pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale
europea attesa nei
prossimi giorni.
La Syngenta potrà
commercializzare il mais
GA21 in forma di grani
per l'uso in cibi e
mangimi e per la
trasformazione
industriale.
Il GA21 era già stato
precedentemente autorizzato
nell'Ue, ma solo per la
commercializzazione dei
prodotti trasformati.
Nonostante il rischio
che gli OGM "vivi"
possano essere seminati
illegalmente, l'Autorità
europea di sicurezza
alimentare (Efsa), che
ha sede a Parma, aveva
dato il suo via libera
alla commercializzazione
lo scorso
ottobre, ritenendo «improbabile
che il mais GA21 abbia
effetti contrari sulla
salute umana e degli
animali o sull'ambiente
nel contesto degli usi
previsti».
I prodotti
commercializzati nell'Ue
derivati dal mais GA21
dovranno sottostare alle
rigorose norme
comunitarie su
tracciabilità ed
etichettatura degli Ogm.
Ecco la forza di
queste
multinazionali....gli
enti preposti alla nostra
salvaguardia....vengono
corrotti.....
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Il ruolo
delle imprese agroalimentari nell'agricoltura
-
Il boccone più grosso.
Per vivere occorre mangiare. Si tratta di una
affermazione che può apparire banale, tanto è
ovvia. Ma è un punto di partenza fondamentale
per ogni discorso sull'agricoltura.
Se ogni essere umano ha il diritto di vivere,
dobbiamo difendere il diritto al cibo e per
farlo dobbiamo dire che non è possibile
implementare il libero mercato in agricoltura
perché devono poter mangiare anche coloro che
non avendo denaro, sono fuori dal mercato.
Inoltre la produzione agricola non è così
prevedibile come quella dei prodotti
industriali.
La situazione metereologica, le malattie che
colpiscono le coltivazioni e gli allevamenti
influiscono in maniera imprevedibile sulla
produzione; non si può produrre all' ordine, o
come si dice "just in time". I prezzi cambiano
velocemente sul mercato, ma non si possono
cambiare patate in pomodori ed il numero dei
raccolti annuali non è modificabile a seconda
della richiesta, anche se è il sogno di molti.
Tutto questo chiarisce che la "mano invisibile"
appare visibilmente inefficace per instaurare
"un sistema di scambi agricoli equo", tanto per
citare uno degli obiettivi dell' Accordo sull'
agricoltura WTO. Nell' analisi di questo accordo
si parla sempre di
ati e di agricoltori. In questa breve analisi,
svolta in occasione del Vertice FAO del giugno
2002, ci soffermiamo su un terzo protagonista,
quasi sempre trascurato: le imprese
agroalimentari
Il commercio dei prodotti agricoli
Il legame fra commercio e sicurezza alimentare è
complesso. Banalmente il commercio dovrebbe
servire ai paesi ad importare il cibo di cui non
dispongono. Ma assume rilevanza perché il prezzo
dei prodotti agricoli determinato dal mercato è
quello che i coltivatori "subiscono" anche se
non corrisponde ai loro costi produttivi e
perché mentre i paesi del Nord sono paesi
esportatori, quelli del Sud, sono i maggiori
importatori, in particolare i Paesi meno
sviluppati importano quasi il 30% del cibo che
consumano. Inoltre l' accordo agricolo (in sede
WTO) mira a garantire un maggiore accesso al
mercato, stabilendo una percentuale minima di
import per ogni prodotto agricolo, e ad agire
sulle politiche nazionali di sostegno.
Occorre considerare che da questo accordo ci si
attendeva un aumento dei prezzi dei prodotti
agricoli di base, le cosiddette commodities, ed
un riequilibrio del mercato. Ma ciò non è
accaduto, i rapporti di forza sono rimasti
inalterati ed i Paesi in via di sviluppo (PVS)
non hanno visto aumentare la loro quota di
esportazioni.
Leggendo l' AoA si è sempre soliti parlare di
esportazioni americane e di vendite sottocosto
Europee. Ma gli Stati sono direttamente
coinvolti sul fronte del commercio solo se
possiedono società che hanno il monopolio del
commercio di determinate derrate, le cosiddette
state-trading enterprises. Sfugge al dibattito
che a comprare dagli agricoltori e commerciare
sono società come Nestlé, Cargill e Carrefour.
Gli Stati non competono fra loro, al massimo
competono per ricevere gli investimenti di
queste società.
I protagonisti del mercato
I problemi di reddito degli agricoltori sono
sempre stati visti come una conseguenza del
cronico sbilanciamento fra domanda ed offerta,
come se il nocciolo del problema fosse
costituito dalle ridotte dimensioni della torta
da spartire fra gli agricoltori. Le politiche
hanno ipotizzato varie soluzioni per aumentare
il loro reddito: hanno tentato di ingrandire la
torta attraverso i sussidi, di ridurre i
contadini seduti al tavolo o di far si che i
contadini potessero mangiare sulle tavole di
altri Paesi (sussidi all' esportazione).
Ma la situazione reale è che al tavolo non
siedono solo i contadini, ci sono almeno tre
sedie, una per loro, una per chi fornisce loro
fertilizzanti, sementi, antiparassitari,
eccetera e una per chi compra i loro prodotti,
li elabora e li fa arrivare sui banchi di
vendita al dettaglio. Il problema è che le tre
forchette per mangiare la torta non sono della
stessa dimensione. Proviamo ad analizzare meglio
questa affermazione.
L' agricoltura non è solo campagne e fattorie
dove gli agricoltori lavorano con i loro
trattori. Essi comprano le sementi che piantano,
talvolta lavorano terre in affitto, acquistano
tutti i prodotti chimici necessari e tutte le
apparecchiature per coltivare ed allevare
bestiame. Vendono poi i loro raccolti e gli
animali allevati a chi li commercia e li
trasforma in cibo preconfezionato che noi
consumatori acquistiamo nei negozi e nei
supermercati. Come si vede, gli agricoltori sono
un anello della catena, un anello debole,
stretto fra chi fornisce loro mezzi e materiali
per lavorare e chi acquista il frutto del loro
lavoro.
In queste condizioni, come possono aumentare il
loro reddito ?
1) aumentando la resa delle coltivazioni
2) aumentando l' estensione delle coltivazioni
3) riducendo i costi
4) ottenendo sussidi dallo Stato (la via più
praticata). Ma queste soluzioni sono parziali,
poiché non considerano globalmente il settore
agroalimentare che vede l' industria di
trasformazione e gli agricoltori accomunati
dalla stessa ricerca di profitti, ma divisi
nell' attuazione pratica di questo obiettivo.
Agricoltori e società commerciali sono ad
esempio sul fronte opposto relativamente a
prodotti di base come il grano, il frumento e il
cotone, prodotti per i quali non c' è una
domanda al dettaglio essendo materia prima per
l' industria di trasformazione. Sono loro a fare
la domanda di mercato, i protagonisti che
"stabiliscono" i prezzi; a loro va la fetta più
grossa del prezzo finale di un prodotto
alimentare.
Nel 1995 l'USDA (il Dipartimento Americano dell'
agricoltura), valutava che prendendo un cesto di
prodotti agricoli, il 25% del prezzo è per i
coltivatori, il resto è agribusiness. Per i
prodotti da forno, questa percentuale è
ridottissima, pari all' 8%.
In un anno di raccolti eccezionali, sicuramente
l' industria di trasformazione ottiene dei
benefici perché l' offerta di materia prima è
superiore alla richiesta, perciò maggiori
profitti. Per l' agricoltore invece è un
problema perché l' abbassamento dei prezzi
riduce le entrate. Che fare ? Di solito lo stato
si muove per integrare il reddito dell'
agricoltore cosicché possa pagare il suo "conto"
ai suoi fornitori di sementi, fertilizzanti,
diserbanti eccetera.
I cittadini hanno così la sensazione di aver
aiutato i poveri contadini, in realtà i
contributi statali hanno sostenuto i loro
fornitori e i maggiori guadagni dell' industria
di trasformazione. Per questo il problema del
reddito agricolo può essere meglio descritto
come un problema di distribuzione del profitto
all' interno del sistema.
La globalizzazione in agricoltura: integrazione
orizzontale e verticale delle multinazionale
agroalimentari Così come in altri comparti, nel
corso degli ultimi anni c' è stata una sequenza
di acquisizioni che ha ridotto il numero delle
compagnie sul mercato.
Queste sono le maggiori compagnie che
commerciavano cereali negli anni ' 80 e la
concentrazione di mercato.
Concentrazione di mercato:
Frumento, mais e soia 6 società hanno l'85-90%
Cargill, Continental, Louis Dreyfus, Bunge &
Born, André, Toepfer
Caffè 6 società hanno l'85-90% Rothfos, ACLI
(dall'83 acuisita da Cargill), J.Aron, Volkart,
Socomex, ED&F Man
Zucchero 4 società hanno l'60-65% Sucden, Phibro,
Tate & Lyle, ED&F Man
Banane 3 società hanno l'80% United Brands,
Castle&Cook, Del Monte
Cacao 3 società hanno l'80% Gill&Duffus,
Berisford, Sucden
Tè 3 società hanno l'85% Unilever, Associated
British Foods, Lyons-Tetley
Cotone 8 società hanno l'80% Cargill, Volkart,
Mcfadden/Valmac, Dunavant, Tokyo Menka Kaisha,
Sumitomo, Bunge & Born, Allenberg Da allora la
situazione è variata in direzione di una
ulteriore concentrazione.
Il 60% dei terminal per il trasporto di
granaglie è di proprietà di quattro società:
Cargill, Cenex Harvest satets, ADM e General
Mills.
L' 82% dei cereali esportati è diviso fra
Cargill, ADM e Zen Noh.
Anche il settore agrochimico presenta un' alta
percentuale di concentrazione. Le prime due
compagnie (Syngenta e Pharmacia), controllano il
34% del mercato; le prime quattro ben il 56%. Il
settore "Food & beverage", dal giugno 200 al
giugno 2001, ha visto acquisizioni ed
accorpamenti per un valore di 69,2 miliardi di
dollari, superiore al valore totale delle
"unioni" dei cinque anni precedenti.
Le prime cinque società del settore sono: Nestlé
(Svizzera), Philip Morris (USA), ConAgra Inc.
(USA), Unilever (Olanda/UK), Coca-Cola (USA).
Sempre più spinta è la concentrazione anche nel
settore delle vendite. Negli Stati Uniti il 52%
delle vendite al dettaglio di prodotti
alimentari è nelle mani di cinque catene:
Wal-Mart, Kroger, Albertson' s, Safeway e Ahold
USA, quando solo nel'97 la percentuale era del
24%. Anche in Europa sta accadendo tutto questo.
La società più attiva è certamente la Carrefour,
secondo venditore al dettaglio del mondo.
A livello mondiale, gli analisti, prevedono 5/6
global competitors: Wal-Mart (USA), Tesco (UK),
Ahold (Olanda), Carrefour (Francia) e Metro AG
(Germania). Oltre alla cosiddetta concentrazione
orizzontale, negli anni recenti si è avviata una
integrazione verticale tendente a costruire
compagnie in grado di presenziare le diverse
fasi di un processo di produzione di un prodotto
alimentare.
Le compagnie che dominano il commercio dei
cereali sono parte di conglomerati i cui
interessi finanziari sono ampi e per essi il
prezzo dei cereali è un costo di produzione per
allevamenti di bestiame e cibi preconfezionati,
i cui margini di profitto sono molto superiori a
quelli limitati alla vendita esterna di cereali.
La Cargill, per esempio, è anche una delle
maggiori società (la settima) del settore food
and beverage. Tramite la Excel, una delle sue
compagnie, è fra i maggiori produttori di carne
preconfezionata. L' abbassamento dei prezzi dei
cereali degli ultimi anni è stato un beneficio
per le industrie zootecniche, mentre i
consumatori hanno continuato a pagare lo stesso
prezzo. Quando i prezzi dei cerali scendono, non
scendono quelli della carne di pollo: alla fine
tale profitto va sempre alla Cargill.
Il numero ridotto di grandi compagnie in grado
di dominare ogni anello della catena di
produzione agroalimentare significa che queste
società possono esercitare una grossa pressione
per sostenere i loro prezzi di vendita e di
esercitare analoghe pressioni, ma in senso
opposto, per mantenere bassi i prezzi dei
prodotti agricoli che acquistano.
La concentrazione del mercato, lo rende più
simile a un regime di monopolio che a un mercato
libero e competitivo. Permette alle società
dominanti di mantenere profitti elevati. Gli
agricoltori guardano con preoccupazione a questa
situazione, soprattutto vedendo che mentre
l'agricoltura è perennemente in condizioni
difficili e le piccole aziende chiudono, le
multinazionali continuano a crescere e ad
aumentare i loro profitti. Oltretutto al potere
economico corrisponde potere politico, cioè
capacità nell' influenzare le politiche dei
governi.
L'ex vicepresidente della Cargill, Dam Amstutz,
partecipò alla scrittura dell' AoA quando
lavorava nel Trade Rapresentative Offe USA;
spesso hanno più potere politico dei
rappresentanti delle categorie agricole e per la
loro natura globale applicano il loro potere nei
paesi in cui operano simultaneamente.
Quando si parla di problemi agricoli, invece si
punta sempre l' indice verso i contributi
governativi, in particolare verso quelli
europei. Come scrivono gli agricoltori canadesi
della National Farmers Union, la spiegazione
consueta ai loro problemi è che la crisi è
causata innanzitutto dai sussidi dell' Unione
Europea che aumentano la produzione, creano
eccedenze e dall' abbassamento dei prezzi deriva
la loro crisi.
Schematicamente: Sussidi UE "Aumento produzione
UE - eccedenze - Abbassamento prezzi di mercato
- Crisi economica agricoltori"
Ma l' analisi di quanto accaduto negli ultimi
anni, mostra che è ingannevole pensare che
questa equazione rappresenti la realtà del
problema, analizzando la produzione agricola, ad
esempio, si scopre che l' aumento di produzione
è avvenuto indistintamente fra paesi con un
altro livello di sussidi e paesi che non ne
usano (l'Australia ha registrato un aumento
percentualmente superiore ai Paesi UE nella
produzione di frumento). E' dagli anni ' 70 che
il mercato non riesce a fornire un ritorno
adeguato agli agricoltori nonostante l' intero
sistema agroalimentare sia fonte di profitti.
Questo fallimento di mercato è il risultato
dello squilibrio fra le multinazionali del
settore e gli agricoltori che devono commerciare
con esse. "Mentre la retorica parla di sostegno
alle famiglie di agricoltori in difficoltà, la
realtà è molto diversa.
Il 10% degli agricoltori americani riceve due
terzi dei contributi; l'1% riceve mediamente più
di 110.000 dollari all' anno.
In Europa il 30% degli agricoltori riceve il 70%
dei fondi, fra di essi il Principe Carlo
d'Inghilterra." Michael W.G.Garrett Executive
Vice president Nestlé.
Il tema dei sussidi agricoli è stato ampiamente
dibattuto negli ultimi anni. L' AoA ha
certamente fallito nel tentativo di ridurli
poiché i paesi che ne facevano ampio uso
continuano a farlo (principalmente UE, USA e
Giappone), semplicemente hanno modificato le
modalità di erogazione. Meno chiaro, almeno per
la gente comune, è che il sistema di erogazione
di questi contributi è poco equo e che non
finisce nelle tasche di chi ne avrebbe maggior
necessità. Come faceva notare, il vice
presidente esecutivo della Nestlé nella frase
riportata sopra, la fetta più grossa dei sussidi
finisce in poche mani e questo accade sia in
Europa che negli USA. Gli Stati Uniti, in sede
WTO, hanno sempre sostenuto una posizione
liberista anche in agricoltura; nella pratica,
però, la posizione statunitense è molto meno
netta, anzi, i sostegni americani non sono da
meno, si differenziano solo nella modalità con
cui vengono elargiti.
In attesa di trovare dati analoghi per l'
Europa, ecco qualche interessante dato sui
destinatari dei sussidi a farmers americani.
Innanzitutto non tutte le diverse coltivazioni
sono sostenute, anzi, il 90% dei contributi va
ai produttori di mais, frumento, cotone, semi di
soia e riso. Fatta questa premessa, il 60% degli
agricoltori non riceve sussidi mentre il 10% dei
beneficiari ne assorbe il 61%. Questo 10% ha
ricevuto mediamente 32 mila dollari ogni anno,
27 volte la cifra mediamente ricevuta . L' 1% al
top della lista dei destinatari dei sussidi, ne
ha percepiti 83 mila dollari. Sono destinatari
di sovvenzioni investitori e proprietari
terrieri, non coinvolti direttamente nella
produzione agricola. Fra i beneficiari dei
contributi 10 troviamo addirittura società che
fanno parte della lista "Fortune 500", la
classifica delle 500 maggiori società USA,
stilata dalla omonima rivista. Nel 2000, ad
esempio figuravano: ¨ Archer Daniels Midland
($36,305) ¨ Boise Cascade Corporation ($11,024 )
¨ Caterpillar ($17, 698) ¨ Chevron ($260,223 ) ¨
Deere & Company ($12,875 ) ¨ DuPont ($188,732 )
¨ Georgia Pacific ($37,156 ) ¨ International
Paper ($375,393 ) ¨ John Hancock Mutual Life
Insurance ($125,975 ) Hanno ricevuto contributi
persino aziende come la Pfizer (meglio nota come
produttrice del Viagra) e la RJ Reynolds Tobacco
Co.
Conclusione
Gli accordi sul commercio agricolo in questi
ultimi anni hanno fallito l' obiettivo di
portare prosperità al mondo contadino. Questo è
accaduto sia nel Nord del Mondo, sia nei Paesi
del Sud, dove la situazione è drammaticamente
più grave perché l'agricoltura è l' attività
praticata dalla maggior parte della popolazione
e perché vi sono situazioni di carenza
alimentare.
Per gli agricoltori questi accordi hanno avuto
due conseguenze importanti.
Rimuovendo sistemi tariffari e non, hanno
condotto gli agricoltori ad un unico mercato
iper competitivo. Spingendo per un minore
intervento statale e la fine di ogni intervento
diretto attraverso imprese che in alcuni Paesi
provvedevano a controllare e stabilizzare i
prezzi di alcune derrate, hanno favorito la
crescita di gruppi imprenditoriali.
In condizioni di alta competitività, i prezzi e
i profitti dovrebbero scendere, non per nulla
gli economisti sostengono che il libero mercato
conviene ai consumatori (dimenticando che sono
anche lavoratori), ma se la competizione è
aumentata per i contadini, è diminuita per le
multinazionali agroalimentari, sempre meno ma
sempre più grandi.
La situazione che si è venuta a creare è che il
potere sul mercato fra i due è enormemente
sproporzionato. In queste condizioni, una
ulteriore riduzione dell' intervento governativo
sul mercato agricolo, sarà a favore dell'
Agribusiness, così come il regime di sussidi
vigente non modifica le storture del mercato, ma
semplicemente lo mantiene in vita. Perciò i
negoziati sull' AoA, che si stanno svolgendo
secondo i tre consueti pilastri: sussidi all'
esportazione, sostegni interni e accesso al
mercato vanno verso un ulteriore rafforzamento
del potere delle compagnie agroalimentari e
mancano l' obiettivo di migliorare il reddito
degli agricoltori, indispensabile ad ogni
tentativo di soddisfacimento dei bisogni
alimentari del pianeta. Da 25 anni, politici e
manager hanno avuto la meglio nel sabotare i
tentativi degli agricoltori di comprendere il
problema.
E' fondamentale che il tema della concentrazione
di potere e del fallimento del mercato entri
nell' agenda dei negoziati.
Tratto da:
transnationale.org