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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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MULTINAZIONALI  +  Multinazionali 2
esse DISTRUGGONO AMBIENTE e DIRITTI UMANI
SFRUTTAMENTO delle RISORSE a DANNO della POPOLAZIONE MONDIALE
SEMI - SEMENTI AGRICOLE controllate dalle MULTINAZIONALI
Ingegneria Genetica
Le Corporazioni  Messaggi Subliminali  +  Lobbies  +  Gruppo Bilderberg
Medicina secondo Ragione  +  Potere e Giustizia  Medicina e Potere  +  Dittatura Sanitaria
Falsificazioni degli Studi Scientifici 
+  Ricerca Scientifica  +  Sapevate che  i farmaci..
Falsita' della medicina ufficiale 
+  Danni dei Farmaci  +  Bugiardino  +  Terrorismo con i Farmaci
INTEGRATORI (Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO  +  Pericolo Farmaci
MAFIA dei FARMACI e VACCINI  BIG FARMA  +  Gravi colpe delle Multinazionali
Danni della MONSANTO 
+  $$$ influenzano studi sulle Ricerche Mediche
Controllo di TUTTO  +  Influenza Aviaria  +  Industria della Malattia  +  Danni dei farmaci
TERRORISMO MEDIATICO  +  Archivio sui danni dei farmaci  + 
Limiti della ricerca
Corruzione e sistemi sanitari nel mondo: vedi http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
Danni della Coca Cola
 
FILM interessantissimo da visionare:  http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414

"Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione,  verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e  senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica". 
(By Benjamin Rush, firmatario  della Dichiarazione  d'Indipendenza USA - 17 Sett 1787)
Rapporto Flexner e Dichiarazione di Alma Ata
 FARMACI e CONTROINDICAZIONI

I dittatori nascosti (clandestini) della medicina, d’altra parte li conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei “baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle “lobbies accademiche” od operino nelle multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano” la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a questa marea montante di intolleranza anti-scientifica, prima che questi nuovi tiranni arrivino ad insegnarci perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto pensare…!


220 anni dopo, questa situazione di dittatura sanitaria si e' realizzata
e TU caro lettore cosa fai per contrastarla ??

L'F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
e di molti Farmaci e Vaccini   (vedi la trasmissione Report -Rai3 del 20704/08)
 

Multinazionali - corporazioni USA - protette da Leggi speciali, per evitare risarcimenti collettivi...
Il 18 Febb. 2005 il presidente G. Bush ha ratificato la piu' radicale misura di "riforma" degli illeciti civili da oltre un decennio. Il Class Action Fairness Act rende operativa una riforma degli illeciti civili, che precludera' alla popolazione l'accesso ai tribunali, erodendo in tal modo il diritto Costituzionale al processo con la partecipazione della Giuria. Tali riforme indeboliscono le tutele per i consumatori, negando a tutti, salvo ai soggetti piu' facoltosi della societa' il dovuto processo legale in cause civili collettive intentate da avvocati, contro societa' e corporazioni per il risarcimento danni. La legge trasferira' molte cause civili dalle corti statali a quelle federali....
I critici sostengono che il vero scopo di questa legge e' assicurarsi che tali cause vengano insabbiate alla svelta ed alla fine archiviate. le cause collettive di massa sono state molto limitate da quella legge, cause intentate sopra tutto contro societa' farmaceutiche; le nuove limitazioni alle cause collettive virtualmente garantiscono a banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche ed altre grandi industrie, che indipendentemente dalla loro grossolana condotta, le sanzioni eventuali saranno sempre finanziariamente convenienti... - vedi anche Finanza

L’attacco peggiore delle MACC (Multinational Agriculture and Chemical Corporations) al MONDO INTERO”. 
Sconvolgente verità sugli OGM
“Peggio dell'inquinamento chimico a cui potreste mai pensare, l'inquinamento genetico ha il potenziale irreversibile e la probabilità di cambiare la vera natura di tutto il cibo e di tutta la nostra stessa identità genetica…
Le Multinazionali stanno cambiando il nostro cibo e gli animali ed hanno mano libera. Non ci si può fidare di loro perché non è loro richiesto nemmeno di etichettare i loro cibi e non gli viene richiesto nemmeno di fare dei test sulla loro innocuità. Questo è irreversibile, inarrestabile e ha la capacità di buttarci, come una palla di neve, in un verosimile Jurassic Park...”
By Giuseppe Altieri  - Continua su: http://www.dirittolibertadicura.org/images/OGM/ogm-altieri.pdf

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Legami segreti tra organizzazioni di pazienti e compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il quotidiano statunitense "The Philadelphia Inquirer" ha pubblicato  un'inchiesta sui legami quasi mai dichiarati di sei organizzazioni non-profit, che affermano di agire nell'interesse dei pazienti di altrettante malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari in donazioni dalle industrie farmaceutiche.

Le multinazionali sono imprese che possiedono altre imprese dislocate in varie parti del mondo per ragioni di convenienza economica.
L'insieme di tutte le imprese che appartengono a una stessa multinazionale formano un gruppo multinazionale, che nel caso sia di dimensioni molto grandi, diventa un conglomerato. Si tratta in genere di imprese di grosse dimensioni (la loro potenza economica supera spesso quella degli Stati in cui operano) e non di rado operano sul mercato in posizione dominante. Le forme di produzione di queste imprese ed i modelli di consumo che esse diffondono, si rivelano sostanzialmente inadatti, e spesso dannosi, per le economie dei Paesi del Terzo Mondo. 
Le imprese multinazionali possono essere di diverso tipo: 
un esempio interessante del tipo di attività delle multinazionali, è quello legato alla commercializzazione di uno dei prodotti più tipici di alcuni dei paesi del sud del mondo, il caffè: Il 40% di questo prodotto che arriva sul mercato internazionale è acquistato da multinazionali così dette commerciali perché si limitano a svolgere una funzione di intermediazione fra esportatori e piccoli importatori. L'altro 60% è comprato da multinazionali cosiddette di trasformazione perché il loro obiettivo principale è di vendere il caffè direttamente ai consumatori dopo averlo torrefatto ed impacchettato.
Tratto da: http://www.solidea.org/Aree/CES/equo-commercio/multinazionali.htm

L'espressione "impresa multinazionale" fu utilizzata per la prima volta da David Lilienthal, direttore della Tennessee Valley Authority, in una relazione presentata al Carnegy Institute of Technology nel 1963. 
Il termine assunse, tuttavia, risonanza internazionale il 20 aprile 1963, quando il settimanale Business Week dedicò al tema un numero speciale dal titolo appunto Multinational Companies. In seguito, sono state distinte altre tipologie di imprese in base al loro grado di coinvolgimento all'estero.
Nel 1973 Robinson (Cfr. Beyond the Multinational Corporation, 1971) propose una sorta di graduatoria, in cui individuava:

  • le imprese multinazionali, imprese caratterizzate da un chiaro ed effettivo "orientamento internazionale", ma limitato dal fatto che la sede dei processi decisionali rimane all'interno del paese d'origine;

  • le imprese internazionali, imprese che intrattengono attività con l'estero e le gestiscono tramite uno specifico "ufficio estero" ove è collocato personale specializzato;

  • le imprese transnazionali, imprese caratterizzate da assetti proprietari ripartiti tra azionisti di paesi diversi, il cui "centro decisionale" non è legato a motivazioni o condizionamenti di carattere nazionale;

  • le imprese sovranazionali, in cui l'orientamento internazionale è ancora più spiccato e non esistono condizionamenti legati alla struttura dell'impresa od anche a fattori di carattere psicologico o giuridico.

Con l'espressione "impresa multinazionale" (da qui in poi IM) si intende più specificatamente un'impresa che possiede o controlla attività di produzione di beni o servizi in vari paesi. Ciò significa che non è sufficiente per un'impresa svolgere semplici attività di commercializzazione (compravendita di prodotti realizzati nel paese d'origine) o effettuare investimenti all'estero di carattere puramente finanziario (non legati direttamente a finalità produttive, investimenti di portafoglio) per essere qualificata come "multinazionale". 
Il termine IM, tuttavia, ha registrato nel tempo una diffusione così ampia da essere utilizzata comunemente anche per indicare le imprese appartenenti alle categorie con un grado di coinvolgimento internazionale più ampio. L'elemento caratterizzante dell'IM è in definitiva la realizzazione di investimenti diretti esteri (IDE), investimenti finanziari che implicano la volontà da parte dell'investitore di esercitare un "controllo diretto" sull'impresa estera, nonché di intervenire in modo consistente nelle decisioni relative alle varie fasi della produzione. I motivi che possono spingere un'impresa ad investire all'estero sono molteplici. 
Solo tenendo in considerazione l'interazione tra i diversi fattori che influenzano le scelte di investimento degli operatori è possibile tentare di risalire alle cosiddette "determinanti degli IDE". 
Secondo Dunning, il padre della "teoria eclettica delle multinazionali", le decisioni degli investitori rispondono alla volontà di avvalersi di tre principali categorie di vantaggi:

  • "vantaggi specifici dell'investitore" legati alla disponibilità di un know how più avanzato (inteso come patrimonio di conoscenze tecnologiche, capacità organizzative e manageriali superiori) rispetto ai concorrenti esterni, nonché ad una serie di altri fattori propri dell'investitore, come la possibilità di contare su un più ampio accesso al credito ed alle materie prime.

  • "vantaggi di internalizzazione" legati alla necessità di aggirare ostacoli di varia natura (misure protezionistiche, costi di trasporto) che possono pregiudicare la presenza di un'impresa in un paese. 
    Il mercato di un paese estero diventa, in seguito all'effettuazione di un investimento diretto, "interno" all'impresa, consentendo alla IM di superare le rigidità che i confini statali possono rappresentare.

  • "vantaggi di localizzazione" legati all'opportunità di avvalersi dei benefici derivanti dall'utilizzazione di fattori locali ed alla possibilità, investendo direttamente sul territorio, di rispondere più rapidamente ad eventuali mutamenti intercorsi nella realtà del paese.

Effettuando considerazioni in merito alla maggiore o minore presenza di tali vantaggi, gli investitori decidono, alternativamente, di produrre direttamente sul mercato estero, di cedere licenze e vendere brevetti, rinunciando ad una parte dei vantaggi detenuti, o di limitarsi a servire il mercato estero tramite esportazioni. La presenza di un grado accettabile di stabilità interna e di una serie di misure volte a garantire la funzionalità del mercato, la realizzazione di investimenti infrastrutturali materiali ed immateriali (strade, ferrovie, ponti, ma anche istruzione e qualificazione delle risorse umane), l'elaborazione di politiche volte a favorire lo sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica, la predisposizione di misure destinate ad incentivare l'apertura verso l'esterno del paese considerato, sono tutti fattori che contribuiscono a determinare la decisione dell'impresa di investire all'estero. 
Per i paesi d'origine dell'impresa che investe all'estero, così come per quelli di destinazione dell'investimento, la valutazione dei vantaggi e dei costi legati all'effettuazione degli IDE risulta, tuttavia, complessa e controversa. 
Per i paesi investitori i fattori da considerare sono molteplici. La fuoriuscita di ingenti flussi di capitale, infatti, può determinare nel paese investitore la perdita di risorse indispensabili per il proprio sviluppo, la sottrazione di posti di lavoro specialmente nei settori più deboli dove la manodopera è meno specializzata e, nel breve periodo, un deficit complessivo della bilancia dei pagamenti. Nel lungo periodo, tuttavia, il paese in questione può beneficiare del c.d. "rimpatrio dei profitti" e dell'afflusso di risorse relative ai pagamenti corrisposti per l'acquisto di beni capitali, manufatti ed altri prodotti provenienti dal paese d'origine dell'investimento. Il paese, inoltre, può sopperire alla perdita di posti di lavoro meno qualificati fornendo manodopera specializzata, dotata di un know how tecnico e manageriale superiore.
Anche nei paesi di destinazione degli IDE i fattori da tenere in considerazione sono complessi. 
L'afflusso di capitali può dar luogo, per ragioni uguali e contrarie a quelle esposte per i paesi di provenienza degli IDE, ad un miglioramento dei conti con l'estero nel breve periodo. 
Nel lungo periodo, tuttavia, il rimpatrio degli utili maturati e l'acquisto di beni capitali o di altri prodotti provenienti dal paese d'origine dell'investimento possono capovolgere la situazione. Il paese di destinazione di un investimento, inoltre, può avere interesse a non permettere che vi sia un controllo estero di quei settori ritenuti di particolare importanza per l'economia nazionale. Il problema si presenta con particolare evidenza nei paesi in via di sviluppo in cui la disponibilità di capitale interno è scarsa ed in cui il rischio di cedere attività fondamentali per la crescita del paese è maggiore. In particolare, il controllo di settori strategici come quelli delle telecomunicazioni e dell'informazione dà agli investitori internazionali la possibilità di avvalersi di uno strumento di pressione molto efficace, che arriva a poter influenzare la vita politica stessa del paese ospitante.

Gli IDE possono essere causa di dipendenza economica e tecnologica dei paesi più poveri da quelli industrializzati dove hanno sede le grandi multinazionali. Ciò può avvenire non solo perché molte delle risorse produttive locali (come le materie prime, il risparmio e la capacità imprenditoriale) vengono assorbite dalle imprese straniere, ma anche perché il paese di destinazione può essere privato di qualsiasi stimolo alla ricerca che rimane prevalentemente di competenza del paese investitore. D'altra parte l'afflusso di capitali e di capacità imprenditoriali genera non solo un incremento dell'occupazione locale, ma anche un miglioramento delle condizioni generali dell'ambiente economico del paese, stimola la realizzazione di opere infrastrutturali e favorisce il diffondersi delle conoscenze tecnologiche e manageriali. Dunque, ogni valutazione in merito all'operare delle IM non può prescindere dalla considerazione della complessità di tutti questi elementi.  
Se, da una parte, è vero che gli IDE favoriscono una migliore utilizzazione su scala internazionale dei fattori della produzione, d'altra parte, è anche vero che è auspicabile che la realizzazione degli investimenti avvenga nell'ambito di processi di crescita più equilibrati. Le IM sono ormai interlocutori diretti degli stati. Caratterizzate da un'estrema rapidità dei meccanismi decisionali e da un'elevata flessibilità operativa, le IM hanno assunto in molti casi dimensioni di vere e proprie nazioni (vedi tabella 1) e con esse trattano da pari a pari. La quota del capitale transnazionale sul PIL mondiale è passata dal 17% della metà degli anni '70, al 24% del 1982 ed a oltre il 30% nel 1995. Se si eccettuano alcune società anglo-olandesi a capitale misto (i gruppi Shell e Unilever), 6 soli paesi rappresentano l'assoluta maggioranza di queste imprese. Geograficamente, la maggior parte di esse sono suddivise tra Stati Uniti (30), Giappone (18), Francia(10), Germania (9), Regno Unito (8) e Svizzera (5).

L'importanza della materia ha indotto l'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE in sigla:) ad avviare nel maggio 1995 una serie di importanti negoziati, poi falliti, per la conclusione di un accordo in materia di investimenti internazionali: l'accordo multilaterale sugli investimenti (MAI). 
Il MAI prevedeva l'applicazione da parte dei suoi firmatari della "clausola della nazione più favorita" nei rapporti con gli investitori internazionali e del principio del "trattamento nazionale", che impone di assicurare a tutti modalità di trattamento uguali rispetto a quelle utilizzate nei confronti di operatori nazionali. Il MAI, inoltre, abilitava gli investitori internazionali a citare direttamente in giudizio gli stati per ottenere un compenso per azioni che, secondo il testo dell'accordo, abbiano dato luogo ad "...una mancata opportunità di trarre guadagno da un piano di investimento".  Con l'adozione del MAI, dunque, la capacità delle IM di incidere sull'economia mondiale si sarebbe ampliata notevolmente. Il fallimento dell'iniziativa promossa ha determinato notevoli pressioni affinché il tema venga trattato nell'ambito del prossimo ciclo di negoziati (Millennium Round) che si terrà presso l'organizzazione mondiale per il commercio (OMC). 
Il tema della relazione esistente tra norme internazionali sugli investimenti e il diritto dei paesi ospitanti di regolamentare autonomamente l'attività economica sul proprio territorio è, infatti, un argomento di grande rilevanza e delicatezza, la cui risoluzione determinerà in futuro non solo i rapporti tra stati nazionali e IM, ma anche il nostro sistema di sviluppo economico. Libere da qualsiasi vincolo territoriale e spinte prioritariamente da obiettivi di profitto, le IM si sono affermate negli ultimi cento anni come protagoniste assolute dello scenario internazionale. Non sempre, però, i principi di convenienza economica che ispirano le IM nella loro azione si conciliano con quei criteri di convenienza politica che dovrebbero ispirare il comportamento degli stati per il raggiungimento di obiettivi di benessere socio-economico condiviso.

Gli scambi tra paesi possono comprendere non solo prodotti, ma anche mezzi di produzione o fattori produttivi come il lavoro o il capitale fisico. Una forma particolare ma molto importante di commercio del capitale fisico (investimenti diretti) avviene quando un'impresa domiciliata in un paese apre una nuova unità produttiva in un altro paese. In questo caso l'impresa diventa una multinazionale (dall'inglese, multinational enterprise). 
Le multinazionali sono imprese che arrivano a grandi o grandissime dimensioni nella madrepatria e poi iniziano ad aprire nuovi impianti all'estero. La diffusione delle imprese multinazionali è partita dagli Stati Uniti negli anni '50 ed è un aspetto caratteristico della globalizzazione moderna. 
Le attività multinazionali non vanno confuse con un altro fenomeno oggi molto esteso, la cosiddetta delocalizzazione, ossia il fatto che un'impresa trasferisce completamente la propria attività all'estero, probabilmente a causa di costi di produzione o trattamento fiscale più convenienti. Le ragioni di nascita delle multinazionali sono più complesse, e tra esse hanno certo un ruolo problemi inerenti alla dinamica interna delle grandi imprese. 
Il ruolo delle attività multinazionali nei paesi in via d'industrializzazione è molto controverso.

  • I fautori dei vantaggi della partecipazione all'economia mondiale sottolineano la possibilità che l'arrivo di multinazionali acceleri il processo d'industrializzazione, consenta un elevato tasso d'investimento, introduca più rapidamente nuove tecnologie, favorisca lo sviluppo di nuove professioni e quindi del capitale umano, e generi un più elevato tasso di crescita dell'economia.

  • I critici obiettano che le multinazionali hanno uno scarso impatto sull'occupazione locale in quanto

    • tendono ad utilizzare manodopera specializzata della madrepatria,

    • in quanto grandi imprese, tendono a produrre limitazioni della concorrenza e a introdurre pratiche monopolistiche,

    • hanno uno scarso effetto sul reddito locale in quanto gran parte dei profitti sono rimpatriati,

    • possono creare varie forme di dipendenza del paese ospitante rispetto al paese investitore, tra cui la creazione d'interferenze politiche straniere per la tutela degli interessi dei loro insediamenti industriali.

Tratto da: http://www.utopie.it/mondialita/multinazionali.htm

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Come l'Agip contamina l'Ecuador
Le industrie petrolifere stanno dissanguando la foresta amazzonica. Pensateci prima di fare benzina alle vostre auto

Si è chiusa la visita in regione di José Proaño, giovane attivista ecuadoriano di Acción Ecológica, invitato a Trento e Bolzano dall'assessora provinciale Iva Berasi nell'ambito della assemblea «l'Onu dei Popoli», che ha anticipato la marcia della pace Perugia-Assisi.

Proaño ha una denuncia gravissima da portare in Italia, sulla terra dell'ammiraglio Cristoforo Colombo che nel 1492 sbarcò ad Haiti dando il via alla conquista dell'America e al genocidio più spaventoso della storia umana (70 milioni di indios immolati sull'altare della ragione moderna).
Cinquecento anni dopo l'Italia continua ad essere un paese da cui si parte per conquistare e depredare le terre latinoamericane. Proaño parla nel nome degli indios ammalati di tumore, defraudati della terra, repressi con i manganelli, oppressi e impoveriti.

Ecco in che cosa consiste la denuncia all'Italia: "Ogni volta che vedete una pubblicità dell'Eni/Agip, guardatela bene, leggete quello che sta dietro agli slogan, immaginatevi la vita che muore.
Perché questo è il messaggio pubblicitario che arriva sulla nostra pelle: è un messaggio di morte e di distruzione. 
Le industrie petrolifere stanno dissanguando la foresta amazzonica, ammalando i contadini, uccidendo gli ecologisti.
Tutto questo sotto lo sguardo inerte dei governi e delle istituzioni preposte alla salvaguarda dei diritti umani. Amici di Trento e di Bolzano che avete camminato insieme a me nella marcia per la pace Perugia-Assisi pensate alla foresta amazzonica e agli indios che muoiono di cancro prima di fare benzina alle vostre auto".
Le cifre che ha in mano Proaño sono agghiaccianti: "Alcuni scienziati hanno calcolato che in determinate zone della foresta il tasso di contaminazione è pari a quello di Hiroshima".

Accion Ecologica è una organizzazione non governativa fondata da Esperanza Martinez (premio Langer nel 2002) con lo scopo di difendere i diritti dei contadini e dell'ambiente. «L'Agip ha occupato 200 mila ettari di territorio nella foresta - ha detto Proaño - e voi italiani dovete sapere quello che significa la presenza di questa multinazionale sul nostro territorio. È come un fungo atomico che uccide la vita. 
E se pensiamo che quattro milioni di ettari di foresta sono occupati dalle quattordici imprese petrolifere presenti in Ecuador, si comprende perfettamente la cifra della distruzione: circa un terzo della foresta appartiene alle multinazionali. Ma non si era detto che l'Amazzonia è il polmone dell'umanitàm

Gli ambientalisti che denunciano questa situazione sono minacciati di morte: «Lo scorso anno - ha detto Proaño - un nostro compagno è stato ammazzato brutalmente mentre stava lottando per la difesa dei campesinos e quest'anno la repressione è stata particolarmente violenta».

Durante un incontro a Bolzano nell'ambito del festival multietnico, José Proaño, ha spiegato come le multinazionali del petrolio occupino la foresta al prezzo di qualche fischietto e di due palloni da calcio e poi cominciano a trivellare, a far scorrere i tubi in mezzo agli alberi e a tagliare piante, bruciare terre, contaminare la terra. 
Come cinquecento anni fa. Come i fischietti e i cappellini dell'ammiraglio scambiati con l'oro, il ferro, il rame delle miniere.
Poveri indios: «Non posseggono armi - scrisse Colombo nel suo diario - non hanno spirito guerriero, vanno ignudi e indifesi e sono tanto vili che in mille non saprebbero attendere tre dei miei uomini».
Oggi come allora. La conquista continua.
By Francesco Comina, tratto dal quotidiano "L'Adige"

06-10-2005  - By José Proaño di Acción Ecológica - Relazione dell’ispezione effettuata a El Triunfo il 15 Ottobre 2004 - Tratto da: unimondo.oneworld.net

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Un assurdo trasporto di acque minerali – Sfruttamento delle sorgenti di Acqua
La Nestlé Waters, leader mondiale della distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista consegnare il “sasso rosso del diavolo”

La Nestlé Waters, leader mondiale della distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista consegnare lunedì da alcuni attivisti dell'Iniziativa delle Alpi, il “sasso rosso del diavolo”. La società ricorre infatti a troppi trasporti di acqua ritenuti assurdi.

Il direttore di Nestlé Waters aveva espresso la volontà di promuovere il trasporto ferroviario, ma fino ad oggi le sue sono state “solo parole al vento”, hanno commentato i responsabili dell'Iniziativa delle Alpi in una conferenza stampa lunedì a Berna.
Nonostante la Svizzera disponga di acqua minerale e di acqua potabile in grandi quantità, Nestlé importa e distribuisce acque minerali francesi e italiane. Solo le importazioni in Svizzera generano un traffico attraverso le Alpi stimabile in 12'000 viaggi in autocarro all'anno.

Troppi trasporti su strada
La San Pellegrino viene importata dall'Italia attraverso il San Gottardo e il Sempione unicamente per camion, come pure la maggior parte delle acque Contrex e Perrier dalla Francia. Questo fatto ha indotto l'associazione a conferire a Nestlé Waters il premio del “sasso rosso del diavolo”, sebbene questa azienda non sia l'unica a trasportare acqua su strada.
Henniez effettua ben il 90 per cento dei suoi trasporti su strada. La Migros rifornisce invece i suoi centri di distribuzione per ferrovia in ragione del 97 per cento e anche il gruppo Coca-Cola (Valser) e la Coop. fanno sempre più ricorso al treno.

Sfruttare le alternative
"In Svizzera" - ha rilevato Georges Darbellay, coordinatore dell'Iniziativa delle Alpi per la Svizzera romanda, "non mancano nemmeno le alternative valide al consumo di acqua minerale".
Invece di pagare da 500 a 1000 volte in più, i consumatori dovrebbero esigere dalle rispettive autorità comunali la fornitura di acqua corrente di buona qualità a un prezzo ragionevole. L'acqua potabile svizzera - secondo Darbellay - non teme paragoni con le acque minerali in bottiglia. Inoltre, il consumo di acqua dal rubinetto risulta senz'altro più ragionevole dal punto di vista dell'economicità, dell'ambiente e della giustizia sociale. Gli apparecchi in commercio consentono inoltre di ottenere comodamente e in modo economico acqua gasata a domicilio. 
Chi invece non vuole rinunciare ad un'acqua mineralizzata, dovrebbe per lo meno scegliere la fonte più vicina.
L'industria dell’acqua in bottiglia è uno dei settori meno regolati e che presenta il maggior tasso di crescita.

Paesi poveri penalizzati
Tendenze che stanno prendendo piede anche nei paesi in via di sviluppo, senza però per questo fornire alle popolazioni più povere acqua di miglior qualità, ha rilevato da parte sua Marianne Hochuli, della Dichiarazione di Berna. La Hochuli ha inoltre fatto presente il pericolo che la vendita di acqua in bottiglia diminuisca ulteriormente la disponibilità dei governi ad investire nelle reti locali di approvvigionamento di acqua potabile. 
La tendenza in atto ha un'altra grave conseguenza:
Nestlé e altre multinazionali del settore - ha detto - stanno tentando di assicurarsi i diritti per lo sfruttamento delle sorgenti, sottraendo così uno dei beni più preziosi alla collettività per trasformarlo in una merce privata.

L'instancabile ricerca di nuove fonti di acqua pulita da imbottigliare sta inoltre portando ad uno sfruttamento sconsiderato delle sorgenti. Nestlé, ad esempio, con l'acquisizione del gruppo Perrier nel 1994, è divenuta proprietaria delle sorgenti del parco acquatico di Sao Lourenco (Brasile). 
Negli anni seguenti, Nestlé ha scavato due pozzi di 150 metri di profondità per poterne ricavare giornalmente 60'000 litri di acqua minerale di alta qualità. Questo sfruttamento ha però tolto all'acqua il suo particolare sapore e una delle sorgenti si è persino esaurita.

La risposta di Nestlé Waters
Reagendo alla consegna del “sasso rosso del diavolo”, la Nestlé Waters ha fatto sapere che il trasporto con la ferrovia rimane uno dei suoi obiettivi. “Stimiamo a 6000 le importazioni di acque minerali per il 2003, in camion o treno. Utilizziamo il treno nel 20% dei casi”, ha dichiarato il direttore generale André Granelli. “Quasi il 60% dei prodotti francesi sono trasportati con la ferrovia, mentre tutte le acque italiane viaggiano in camion”. 
Granelli ha citato due problemi: la cattiva connessione della rete italiana e i clienti che non sono raggiungibili con il treno. Ma la situazione con l'Italia dovrebbe migliorare dal 2005.
Tratto da: www.swissinfo.org

Curiosità sulla NESTLE'
Come ripetutamente segnalato dall'UNICEF la Nestlé viola il codice internazionale redatto dall'Organizzazione Mondiale della Sanita che proibisce la promozione dell'uso di latte in polvere per I'alimentazione dei neonati...
Bisogna sapere che nelle società povere, i bambini allattati artificialmente sono 25 volte più esposti alla morte di quelli allattati al seno.
Il Premio Nobel DARIO FO ha sparato a zero contro la Nestlé, responsabile di aver diffuso in Africa il latte in polvere: "Hanno compiuto una strage infame dicendo che andavano a salvare l'umanitàˆ. Ma sono andati solo per interesse di mercato".
 
Padre PIER MARIA MAZZOLI (direttore del mensile Nigrizia) ha presentato il punto di vista dei missionari che esprimono forti perplessità e disaccordo sulla politica delle multinazionali:
Dal Monte: frutta, De Beers: diamanti
Shell: petrolio, ma Nestlé in particolare perché è una delle più potenti con una affermata presenza in Africa.

BEPPE GRILLO ha attaccato le multinazionali della chimica e i brevetti di tutte le nuove forme di vita.
Sapete cosa e' la Novartis ? E un'azienda nata dalla fusione di Ciba e Sandoz.
La Ciba ha prodotto in Giappone un farmaco che nel primo mese ha fatto 30 morti e tremila un anno dopo.
La Sandoz ha invece il premio per i pesticidi: ha gettato tonnellate di rifiuti tossici nel Reno, dandoci i “pesci-diesel".
Ciba e Sandoz insieme ? E come se Toto Riina e Pacciani si fossero associati per creare un asilo per bambini".
ed INOLTRE  una delle ultime azioni contro tutti noi e stato quello di far passare la possibilita' di etichettare come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, pensate un po'...! .. e d'altra parte, cosi facendo si abbassano ancor più i prezzi pagati ai contadini del sud del mondo produttori del vero cacao.

.....ed intanto:
SYNGENTA, UTILE 2004 A +124% - Il colosso dell'agro business vede in positivo anche il 2005
(ANSA) - LONDRA, 10 FEB - Syngenta, tra i principali produttori di composti chimici per l'agricoltura, ha chiuso il 2004 con un utile netto cresciuto del 124%. Il bilancio mostra una crescita dell'utile da 340 milioni di dollari del 2003 a 762 milioni del 2004.
In forte crescita anche le vendite salite dell'11% (da 6,5 miliardi di dollari del 2003 a 7,3 miliardi del 2004).
L'ebitda e' cresciuto del 18%. In forza dei risultati, i vertici di Syngenta si dicono ottimisti, almeno per il 2005 e per il 2006
-   vedi Agricoltori suicidi

Buon boicottaggio... a tutte queste multinazionali ! - vedi anche Big Farma

Altri Links sull'argomento Multinazionali
http://www.disinformazione.info/multinazionali.htm

http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm

http://www.tmcrew.org/killamulti/

http://web.peacelink.it/boycott/

http://www.tmcrew.org/mcd/dietromc.html

http://www.consumietici.it/

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AGRICOLTURA -  Via libera Ue al commercio del mais transgenico GA21 - 28/3/2008
La decisione non permette la coltivazione sul suolo comunitario.
L'ogm è destinato all'alimentazione degli animali.....che poi si mangiano....
La Commissione europea ha concesso oggi alla Syngenta, azienda leader mondiale dell'agrobiotecnologia (OGM), l'autorizzazione ad importare in Europa una varietà di mais geneticamente modificato, il GA21, creato specificamente per l'alimentazione degli animali. La decisione di Bruxelles, venuta a seguito del mancato accordo raggiunto tra i ministri dell'Agricoltura dei Ventisette, non autorizza la coltivazione in campo del mais e sarà effettiva, per 10 anni, solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea attesa nei prossimi giorni. 

La Syngenta potrà commercializzare il mais GA21 in forma di grani per l'uso in cibi e mangimi e per la trasformazione industriale.
Il GA21 era già stato precedentemente autorizzato nell'Ue, ma solo per la commercializzazione dei prodotti trasformati. 
Nonostante il rischio che gli OGM "vivi" possano essere seminati illegalmente, l'Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), che ha sede a Parma, aveva dato il suo via libera alla commercializzazione lo scorso ottobre, ritenendo «improbabile che il mais GA21 abbia effetti contrari sulla salute umana e degli animali o sull'ambiente nel contesto degli usi previsti».
I prodotti commercializzati nell'Ue derivati dal mais GA21 dovranno sottostare alle rigorose norme comunitarie su tracciabilità ed etichettatura degli Ogm.
Ecco la forza di queste multinazionali....gli enti preposti alla ns salvaguardia....vengono corrotti.....

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