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Una
vasta letteratura, e forse una ancor più vasta serie di ipotesi di
svariata natura, è fiorita da decenni attorno al mistero del
"Triangolo delle Bermuda", una zona dell'Oceano Atlantico che
comprende Porto Rico, Bimini e le isole omonime chiamate, appunto, Isole Bermuda.
Affrontiamo
anche noi questo mistero, che il solito scetticismo "vocazionale"
ha già sbrigativamente liquidato come inesistente, pur nei limiti
impostici dal presente contesto, nel solo intento di evidenziare alcuni dei tanti aspetti tuttora intriganti della faccenda, aspetti tutt'
altro che liquidabili con facili qualunquismi.
Ricordo, per iniziare, che il cosiddetto "mistero" è costituito
da una lunga serie di eventi negativi, apparentemente inspiegabili,
accaduti sin dai secoli passati in quella zona di oceano ai danni di navi,
imbarcazioni, equipaggi e, in tempi recenti, aerei. Generalizzando un pò,
tali eventi, come ormai tutti sapranno, sono riassumibili principalmente
con il termine "sparizioni", ma è chiaro che, associati alle
"sparizioni", vi è tutta una serie di anomalie (fisiologiche,
magnetiche, meccaniche, elettriche, ecc.) che rendono alquanto
problematica l'individuazione di un'unica, esauriente risposta.
Come
dicevo, la letteratura in merito non manca e l'inevitabile, ampio business
editoriale e massmediale determinatosi attorno al "Triangolo
maledetto" non è quanto di meglio potremmo auspicarci per un
approccio serio e scientifico del problema. Ma tant'è: questi sono i
nostri tempi e ci conviene far di necessità virtù come, ad esempio,
constatare che, perlomeno, non mancano materiale su cui documentarsi né
ipotesi da vagliare.
Intanto vorrei subito confutare l'articolo "Il Triangolo delle
Bermuda ?
L'ha inventato un libro", a firma dello scettico del CICAP
Luigi Garlaschelli, su "Liberal" e datato 2 aprile 1998.
L'articolo
è leggibile al link:
http://digilander.iol.it/Garlaschelli/Bermuda.htm
L'autore,
si limita a prendere in considerazione il libro di Charles Berlitz
"Bermuda, il triangolo maledetto", del 1974 e, confutando questa
o quella sua affermazione, sostiene candidamente che "la leggenda del
triangolo prese origine principalmente" da tale libro. C'è, forse,
in quel "principalmente" un corner di salvataggio per
Garlaschelli poiché, se egli sostenesse con sicurezza, come fa ben
intendere del resto il titolo dell'articolo (ma noi siamo abituati
ai titoli da rotocalco dei libri ed articoli di casa CICAP!) che la
"leggenda" del Triangolo delle Bermuda è stata inventata da
Berlitz, prenderebbe un granchio di quelli che non si trovano nemmeno
nelle limpide acque di Bimini !..
Del
mistero di quella zona oceanica, come ho detto, si parla da secoli, anche
se è con l'inizio del XX secolo che cominciano a susseguirsi studi e
dibattiti. A livello editoriale, comunque, segnalo solo il capitolo del
libro "Invisibile Horizons", del 1965, in cui l'americano
Vincent Gaddis riferisce proprio del "triangolo della morte".
Sarà l'Editrice Armenia, dieci anni dopo, che in Italia pubblicherà il
libro di Gaddis con il titolo "Il triangolo maledetto e altri misteri
del mare".
Se
Garlaschelli, dunque, con sconcertante candore, conclude: "Spiace per
gli amanti del brivido a tutti i costi, ma nel Triangolo delle Bermuda non
vi è luogo a procedere" e se, a ruota, il "folletto"
cicappiano (CICAP) Polidoro si sbizzarrisce in un profluvio di
generalizzazioni pseudoerudite, noi restiamo con.."i piedi
nell'acqua" e prendiamo in considerazione alcuni aspetti tutt' altro
che facilmente liquidabili del mistero che tale rimane.
Non
sono pochi gli studiosi che associano al mistero del Triangolo delle
Bermuda un qualche ipotetico collegamento con il mitico continente
scomparso di Atlantide. L'idea prende piede da fondati indizi dai quali si
desume che un evento catastrofico, attorno al 10.500 a,C., abbia
cancellato una grande civiltà globale che aveva raggiunto livelli
evolutivi insospettati. Autori come Hancock e Bauval, ad esempio, per
quanto criticati fino al parossismo dall'ortodossia scientifica, ci
offrono ipotesi non certamente sconsiderate in alcune loro opere.
Segnalo,
soprattutto, a questo proposito, il libro "Impronte degli Dei".
Nessuno ci obbliga a sottoscrivere in pieno le ipotesi speculative degli
autori, ma in quella saggia operazione di separazione del "grano dal
loglio" che tutti noi dovremmo sforzarci di fare in casi similari,
non possiamo nascondere che alcune delle ipotesi suggerite da una certa
corrente di studiosi a cui appartengono anche Hancock e Bauval sono molto
più plausibili di quanto si è portati istintivamente a credere se
oberati da una mentalità eccessivamente positivista.
I
segni di ciclopici monumenti, che specifiche datazioni fanno risalire a
circa 12.000 anni fa, non mancano sul nostro pianeta ma, per restare alla
zona del Triangolo delle Bermuda, non possiamo ignorare il cosiddetto
"Muro di Bimini", uno dei più intriganti indizi dell'esistenza
di Atlantide.
Già
a partire dal 1968, si sono fatte stupefacenti scoperte subacquee proprio
nella zona dell'atollo di Bimini: enormi pietre accostate e chiaramente
lavorate dalla mano dell'uomo giacciono sul fondale senza una possibile
spiegazione "razionale" che non sia lo sprofondamento di
strutture che un tempo si elevavano alla luce del sole.
Ma ciò che fa
ancor più riflettere e che stupisce, è il dato di fatto che quei blocchi
di pietra
erano ricoperti da radici di mangrovia fossilizzata le quali, esaminate al
Carbonio 14, sono risultate risalire proprio a 12.000 anni or sono.
Ma,
un giorno in cui il mare era particolarmente limpido, sempre nel 1968,
l'equipaggio di una barca notò, sul fondale dell'atollo, un enorme
lastricato di pietre adattate con grande cura l'una vicina all'altra di
forma poligonale o rettangolare. Era chiaro che non si trattava di
formazioni naturali ma quale civiltà, allora, aveva realizzato una
simile, ciclopica struttura ? E a quale contesto edificale, soprattutto,
apparteneva quello che
fu subito battezzato "Muro di Bimini"? Già questo è un bel
mistero e le cose si complicano ancor di più se consideriamo che i grandi
blocchi di pietra sparsi di cui parlavo prima, presentano straordinarie
analogie con le costruzioni preincaiche, o con i dolmen inglesi ed europei
o, ancora, con le mura della Grecia micenea.
Ma a cosa serviva il Muro di Bimini? C'è chi parla di una funzione
stradale, chi di una struttura fortificata di difesa e chi, infine, di una
sorta di complesso cultuale di enormi proporzioni.
Che
relazione può esservi fra il mistero del Triangolo delle Bermuda ed il
Muro di Bimini ? Una relazione ovviamente ipotetica e che non può
trascendere dall'accostamento "civiltà misteriosa = energie
misteriose".
Lasciando da parte, per il momento, le ipotesi di natura
"ufologia", molti hanno supposto che le misteriose sparizioni di
equipaggi e di navi, recentemente di aerei, siano da mettere in relazione
ad una qualche forma di distorsione spazio-temporale generatasi in quella
zona dell'Oceano Atlantico in seguito a un non ben precisato retaggio di
Atlantide, la civiltà misteriosa a livello globale di cui si trovano, qua
e là per il mondo, inequivocabili segni, proprio come il Muro di Bimini.
Lo
sapevate che Platone, parlando degli Atlantidei, disse che essi
possedevano misteriosi cristalli in grado di produrre fortissime energie ?
E se esistesse tuttora, sommersa in quella zona, una sorta di campo
energetico atlantideo mai spentosi ?..
Ricordiamo,
fra i tanti casi, che nella zona del Triangolo delle Bermuda scomparve
un'intera squadriglia composta di cinque aerei i cui contatti radio con la
base, immediatamente precedenti al disastro, escludevano qualsiasi
confusione o malore dei piloti. Assurdo, del resto, pensare che
cinque piloti si fossero sentiti male contemporaneamente o che avessero
tutti sbagliato rotta senza accorgersene compiendo un errore fatale al
seguito del capo squadriglia.
Fatto sta che i rottami degli aerei furono
ritrovati a duecento chilometri di distanza.
Chi
ha cercato di spiegare i numerosi disastri avvenuti nel Triangolo con l'
ipotesi delle interferenze magnetiche, non è però stato in grado di
spiegare come mai ogni giorno transitano in zona centinaia di navi ed
aerei senza che subiscano danni inconvenienti di questo genere. Inoltre,
si scoprì ben presto che onde anomale di carattere magnetico sono
presenti nei mari di tutto il mondo, con particolare rilievo lungo le
dorsali oceaniche dell'Atlantico e del Pacifico.
Altre
cause naturali, come tifoni, maremoti e frane sottomarine (chiamate dagli
esperti "onde di sessa) hanno l'inconveniente di non potersi adattare
a tutta la casistica relazionabile al Triangolo delle Bermuda anche perché
sconvolgimenti di tale portata (ricordiamo che le onde di sessa possono
essere più alte di quelle prodotte dalla peggiore tempesta) non hanno mai
avuto rilevanza sulle coste circostanti, per cui ci troveremmo di fronte,
perlomeno, di un mistero nel mistero.
Il
riduzionismo positivista, di fronte all'impossibilità di trovare
soddisfacenti risposte "naturali", non trova di meglio che
ricorrere alle risposte minimizzanti, spesso più improbabili di quelle
"aliene". Ecco, allora, che ci troviamo di fronte ad
affermazioni quali:
"1)
è stato possibile trovare una spiegazione razionale per la maggior parte
degli incidenti verificatisi nella zona; 2) i pochi casi rimasti insoluti
sono quelli per cui non è stato possibile trovare informazioni; 3)
diverse "sparizioni" accreditate al Triangolo in realtà si sono
verificate molto più lontano; 4) contrariamente alla leggenda, quasi
tutti gli incidenti si sono verificati quando il tempo era brutto; 5) chi
ha scritto libri sul Triangolo ha deliberatamente nascosto informazioni
che avrebbero permesso di fornire semplici spiegazioni per le sparizioni;
6) alcuni incidenti non sono mai avvenuti se non nella fantasia di chi ha
scritto libri sul Triangolo delle Bermuda.
Conclusione:
se si prendono tutti i casi più importanti citati dai cultori del
mistero, esclusi quelli mai avvenuti, e li si dispone su una cartina si
scopre che alcuni si trovano a nord dell'Oceano Atlantico, altri nel Golfo
del Messico, alcuni nell'Oceano Pacifico e altri addirittura nei pressi
dell'Irlanda o del Portogallo. Quante sparizioni, dunque, sono avvenute
realmente all'interno del Triangolo ? Solamente quattro !" (Massimo
Polidoro)
Lasciamo
scegliere ai lettori quanta reale conoscenza dei fatti possano desumersi
da simili affermazioni e dedichiamoci, piuttosto, a sfatare un' altra
grezza obiezione relativa al mistero del Triangolo delle Bermuda, ovvero quella che vorrebbe che le sparizioni all'interno di tale zona
oceanica siano terminate con l'avvento dei nuovi sistemi di GPS nonché
delle nuove tecnologie aeronautiche.
Mi
avvalgo, per tale confutazione, dell'apporto di un interessante studio
effettuato da Mattia Fumagalli, il quale così scrive in relazione al
biennio 1999-2000:
L'incidente
più recente è avvenuto poco più di un anno fa, nell'inverno 2000. Il 5
gennaio dell'anno scorso, alle 9:40am era atteso sulla pista d'atterraggio
dell'aeroporto di St. Augustine un Cessna 172. Il velivolo proveniva da
Gran Bahama, e si era mostrato in leggero ritardo. Alle 9:41 e 51 secondi
venne identificato ad una altezza di 2500piedi.
Alle 9:45 e 24 secondi il
radar lo segnalò ad un'altezza di 2000piedi, alle 9:45 e 51
secondi a 1200 piedi, a 4 miglia ad ovest di St. Augustine. Era dunque in
piena fase d'atterraggio, tutto procedeva senza problemi, il tempo era
sereno. Nove secondi più tardi il pilota disse "Torre di controllo,
non vedo più niente".
Un secondo dopo scomparve dalle
apparecchiature. Il giorno dopo l'aereo venne comunque ritrovato, con
all'interno il corpo del pilota. Ma non c'è ancora spiegazione su come
possa essere accaduta la tragedia.
Come può un pilota improvvisamente non
vedere più la linea costiera ? La notte del 25 giugno dello stesso anno numerosi testimoni asserirono di aver visto al
largo dell'isoletta di Andros (situata in mezzo al Triangolo delle
Bermuda) delle "sfere di luce" compiere complesse evoluzioni.
Nuove segnalazioni di UFO all'interno del Triangolo ?
Un
altro incidente è difficile da spiegare. Il 12 maggio 1999 un bimotore
Aero Commander 500 era in fase di atterraggio all'aeroporto di Nassau.
Mentre
era in comunicazione con la torre di controllo scendeva lentamente di
quota. Improvvisamente, alle 8:27am il radar segnalò che il velivolo era
scomparso. Per trenta minuti non si ebbero notizie del bimotore, quando
improvvisamente, alle 8:57am riapparve ad una altezza di 100 piedi. Un
messaggio della torre di controllo indirizzò il pilota sulla pista
d'atterraggio numero 9, ma non si ebbero risposte. Poco dopo scomparve
nuovamente, e questa volta anche definitivamente. Non si rivelò nessuna
anomalia nella rotta e nella procedura d'atterraggio intraprese dal
pilota."
Abbiamo,
solo qui, numerosi elementi non certo comuni con i quali dobbiamo, volenti
o nolenti, fare i conti: la molteplicità di testimonianze, le
registrazioni dei contatti fra i piloti e le torri di controllo, le
"sfere di luce", avvistate da numerose persone, ecc.
Pertanto,
dobbiamo far buon viso, come si dice, ed accettare come possibili anche
quelle ipotesi che più puzzano al nostro scettico naso. Consideriamo, ad
esempio, un particolare degno di nota. Nei resoconti dei cosiddetti
"rapiti" dagli UFO, troviamo spesso la descrizione di
sconcertanti particolari, come la dichiarazione dei diretti interessati di
aver visto sulle "astronavi madre", numerosi mezzi terrestri,
fra cui petroliere, auto, aerei ed anche vascelli del '700. Non sono dettagli di poco conto, a mio
avviso, vista anche l'uniformità degli stessi pur provenendo da fonti di
tutto il mondo. Ricordiamoci anche che, di fronte a casi assolutamente inspiegabili, le autorità, non di rado, preferiscono non indagare oltre e
lasciar cadere tutto nel dimenticatoio. Come ancora ci ricorda Mattia
Fumagalli,
"L'
ultima ipotesi alternativa è quella che riguarda le deformazioni
spazio-temporali. L'argomento è però troppo poco studiato per poterlo
spiegare. Va comunque ricordato un incidente avvenuto all'aeroporto di
Miami nel 1978, mai spiegato in maniera soddisfacente. Si trattava di un
aeroplano di linea della National Airlines che, avvicinandosi per
atterrare da nord est, improvvisamente sparì dal radar per circa dieci
minuti, per poi ricomparire.
L'aeroplano atterrò senza incidenti, e il
pilota e l'equipaggio manifestarono sorpresa nel notare l'evidente
preoccupazione del personale di terra, perché in volo non era successo
nulla di straordinario.
Come spiegazione, un membro del comitato aereo
disse al pilota: “Amico, per
dieci minuti voi non siete esistiti”. Inoltre tutti gli orologi
dell'equipaggio e i vari controllori di tempo sull'aereo erano
uniformemente in ritardo di dieci minuti. Nessuna autorità ha investigato
sull'incidente, come se si fosse in conoscenza delle cause che lo hanno provocato."
Dunque
un mistero, quello del Triangolo delle Bermuda, che ancora permane,
nonostante i rozzi tentativi di smontaggio a cui si è accennato. Uno di
quei misteri che sembra destinato apposta a stimolare un ampliamento dei
nostri moduli concettuali di realtà e, forse, a prepararci a nuove e
sempre più vicine riconquiste di conoscenza.
By Antonio Bruno
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Due Piramidi
giganti subacquea di cristallo, sono state
scoperte nel Centro del Triangolo delle Bermuda
Con l'uso di sonar, l'oceanografo Dr. Meyer
Verlag ha scoperto piramidi di cristallo giganti
ad una profondità di duemila metri.
Con l'uso di altri dispositivi, hanno permesso
agli scienziati di determinare che questi
giganti di vetro sono entrambi fatti di una
sostanza cristallina, e sono quasi 3 volte più
grandi della piramide di Cheope in Egitto.
Dr. Verlag ritiene che ulteriori indagini nei
segreti al centro delle piramidi di cristallo
potrebbe rivelare ulteriori informazioni per
quanto riguarda i casi di sparizioni misteriose
associate al Triangolo delle Bermuda. In una
conferenza stampa tenuta alle Bahamas, lo
scienziato ha presentato una relazione con le
coordinate esatte delle piramidi di cristallo, e
ha fatto notare che la tecnologia in uso è
sconosciuto alla scienza moderna. Uno studio più
dettagliato può portare a risultati che sono
difficili per noi immaginare. Chissà cosa sarà
scoperto su queste anomalie architettoniche
subacquee - forse qualcosa di significativamente
sconvolgente.
Scoperta del 1968
Secondo la storia, la piramide è stato scoperta
per caso nel corso 1968 da un medico di
naturopatia, Ray Brown di Mesa, in Arizona.
Brown era nei Caraibi in vacanza e fare
immersioni con gli amici in una regione al largo
delle Bahamas conosciuto come "la Lingua
dell'Oceano." L'area ha acquisito quel nome
perché una parte a forma di linguetta del fondo
marino si estende fuori dall'isola prima
bruscamente cadere off in molto maggiori
profondità.
Tratto da: inspireactachieve.com
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