Il
"Journal
de l'Institut
Universel des Sciences” del 27 maggio 1857 (anno XXV, numero
1221), a pagina 180 pubblicava una notizia molto interessante e curiosa.
Si
esponevano le ricerche compiute da uno scienziato tedesco, H. Reinsch, il
quale aveva raccolto le proprie osservazioni in una memoria intitolata
“Ueber den Einfluss toenender Saiten auf die Magnetnadel”, ovvero
“Influenza esercitata sull’ago magnetico da corde musicali nello stato
di vibrazione”.
Il
Reinsch aveva esaminato il comportamento dell’ago magnetico (cioè una
bussola al suo stadio elementare) sospeso su corde di violoncello
che venivano fatte vibrare dall’archetto.
La
tripla corda (di budello e non metallica, per evitare attrazioni) era
disposta esattamente lungo il meridiano magnetico; l’ago era sospeso a
circa un dodicesimo di pollice (pochi millimetri) sulla corda.
“Un
primo colpo d’archetto” leggiamo nella relazione “ è stato
sufficiente per imprimere una considerevole deviazione all’ago, e cinque
o sei colpi successivi hanno causato una deviazione di 90 gradi. Più il
suono è puro, più è grande la tensione della corda e più la deviazione
è marcata.”
Si
potrebbe supporre che il moto del leggerissimo ago sia stato prodotto
dallo spostamento d’aria dell’archetto, ma così non è, infatti “le
differenti deviazioni corrispondono esattamente a quelle prodotte dalla
corrente galvanica”.
“Immediatamente
al momento in cui è dato il colpo d’archetto accanto il cavalletto del
violoncello in
direzione est, l’ago si sposta ad ovest. Dando un colpo in senso
contrario (cioè verso ovest), l’ago devia verso est.
Dando
un colpo d’archetto sulla corda in prossimità dell’estremità sud
dell’ago magnetico, le deviazioni avvengono esattamente nelle direzioni
opposte a quelle provocate dai colpi dati verso l’estremità nord”.
Come
si vede, dunque, il moto dell’ago non è dipendente dal senso di moto
dell’archetto, ma segue costanti evidentemente collegate al magnetismo.
L’esperimento
di Reinsch mi sembra suggerire l’ipotesi che le vibrazioni sonore siano
in qualche modo collegate alle variazioni di campo magnetico.
Non
sono un fisico, e quindi le mie osservazioni non hanno alcuna importanza;
ma come storico desidero sottoporre allo studio dei fisici questo antico
esperimento che avrebbe potuto schiudere la via a notevoli scoperte
fisiche e che invece è stato completamente dimenticato.
Tratto
da: nexusitalia.com