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Paul Davies e la macchina del tempo ! - http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Davies

Paul Davies è noto in tutto il mondo per le sue ricerche nel campo dei buchi neri, della cosmologia e della teoria quantistica.
Ha insegnato nelle università di Londra, Cambridge, Newcastle e Adelaide. Ha scritto, tra l’altro: L’universo che fugge (1979), Universi possibili (1981), Dio e la nuova fisica (1984), Sull’orlo dell’infinito (1985), Superforza (1986), Il cosmo intelligente (1989), La mente di Dio (1993), I misteri del tempo (1996, premio Rhone-Poulenc), Da dove viene la vita (2000).
Nel 1995 ha vinto il prestigioso Premio Templeton; e di recente è stato insignito della Medaglia Kelvin da parte dell’UK Institute of Physics e del Faraday Award della Royal Society.
 

Costruire  una macchina del tempo (Fonte: “Newton Scoperte”, luglio 2003)
By:  http://members.xoom.virgilio.it/fisicaeoltre/fisica/TMachine/timemachine2.htm

Un grande scienziato, Paul Davies, spiega a Newton come si può viaggiare nel passato e nel futuro: con una macchina che crea strade cosmiche verso tempi lontani. E l'ha anche progettata, sfruttando solamente tecnologie già conosciute.
Viaggiare nel tempo è possibile e sappiamo come farlo”: esordisce così Paul Davies, probabilmente il fisico più famoso dopo Stephen Hawking, mentre ci fa accomodare nel suo ufficio di Sydney, dove vive e lavora.
Siamo andati fino in Australia per incontrarlo, perché lo scienziato inglese ha ideato la prima macchina del tempo, e ha scritto come costruirla nel suo ultimo libro. La macchina non è ancora stata realizzata, perché ci sono prima da risolvere un po' di problemi tecnici e politici, ma il progetto è già pronto. Anche gran parte dei pezzi che la compongono esistono già, sparsi nei più avanzati laboratori di ricerca di tutto il mondo.
Camicia a quadretti con le maniche corte, capelli e baffi ben curati, faccia rassicurante e inequivocabilmente inglese, Paul Davies parla dei viaggi nel tempo come di un'opportunità che non abbiamo ancora sfruttato per pigrizia, come se la macchina fosse già pronta a far partire i primi “temponauti”.
Il punto di partenza è il concetto che il tempo è una dimensione variabile, come lo sono le tre spaziali.
Si tratta dell'idea centrale della Teoria della Relatività, formulata da Einstein nel 1905, per questo, secondo Davies, abbiamo in mano addirittura da quasi un secolo la formula per viaggiare nel tempo.

Professor Davies, come si fa a viaggiare nel tempo ?
“La Teoria della Relatività ci fornisce ben due metodi per viaggiare nel futuro. Il primo è muoversi ad alta velocità, sfruttando la distorsione del tempo dovuta al moto, prevista dalla Relatività ristretta. Se disponessimo di un'astronave che viaggiasse al 99,99999 per cento della velocità della luce, potremmo raggiungere l'anno 3000 in meno di sei mesi”. Questo tipo di viaggio è una conseguenza della Relatività, che ha a che fare con il celebre paradosso dei gemelli, una conseguenza poco intuitiva della teoria einsteiniana. Uno di due gemelli, Castore, parte per un viaggio spaziale a una velocità vicina a quella della luce, il fratello Polluce resta a casa.
Castore raggiunge la sua meta, distante dieci anni luce, e torna subito indietro con la stessa velocità. Per Polluce, che è rimasto a Terra, sono passati poco più di venti anni, tanto infatti ha impiegato il fratello a percorrere 20 anni luce a una velocità vicinissima a quella della luce. Per Castore invece, che era in viaggio, il tempo è trascorso molto più lentamente. La Relatività infatti ci dice che aumentando la velocità il tempo rallenta.
Per Castore sono passati solo tre anni, quindi, quando torna a Terra, si ritrova ad aver fatto un salto di 17 anni nel futuro.

Queste teorie prevedono che si possa viaggiare a velocità molto vicine a quella della luce.
Ma nella realtà è possibile raggiungere velocità così elevate ?
Non c'è nulla che lo vieti, è solo un problema di costi. Per accelerare un carico di 10 tonnellate al 99,9 per cento della velocità della luce sono necessari dieci miliardi di miliardi di joule, una quantità di energia equivalente all'intera produzione energetica dell'umanità di diversi mesi”.
Avvicinarsi ulteriormente ai 300 mila chilometri al secondo della luce diventa ancora più costoso.

Quindi se avessimo a disposizione il capitale necessario potremmo partire verso il futuro ?
“Non escludo che ci si riesca. Esistono nello spazio fonti di energia illimitate che basterebbe decidere di sfruttare. In realtà si tratta di un problema politico: decidere di investire nella ricerca e sviluppo delle tecnologie per sfruttare le fonti energetiche che abbondano nello spazio. Ma c'è un altro problema. I viaggi nel tempo fatti con il sistema dell'alta velocità possono solo andare nel futuro, e non tornare indietro. Infatti se la nostra superastronave una volta arrivata nel tremila rifacesse il viaggio a ritroso, otterrebbe solo di fare un ulteriore salto nel futuro terrestre”.
Questo perché il salto nel tempo non è dato dalla direzione del moto, ma solo dalla velocità a cui si viaggia.

Qual è il secondo metodo previsto dalla Relatività ?
“E suggerito dalla Relatività generale, formulata da Einstein nel 1908, che estende la Relatività ristretta e include gli effetti della gravità sullo spazio-tempo. La sorprendente conclusione di questa teoria è che la gravità rallenta il tempo. E noi possiamo verificarlo. Per esempio, la forza gravitazionale della Terra rallenta gli orologi di un microsecondo ogni trecento anni. Nel 1976 i fisici Robert Vessot e Martin Levine lanciarono nello spazio con un razzo un orologio e videro che questo guadagnò un decimo di microsecondo rispetto a orologi uguali rimasti sulla Terra.
Per spostarsi nel futuro, basterebbe sfruttare campi gravitazionali molto più intensi di quello terrestre, come quelli esercitati dalle stelle di neutroni. Sono stelle che, avendo esaurito il combustibile, si contraggono a causa della loro massa riducendosi a una piccolissima frazione del volume originario, ma mantengono una massa elevatissima; alcune di esse sono poco più grandi di una nostra città, ma hanno una massa superiore a quella del Sole. La loro gravità è talmente elevata che i loro atomi sono ridotti a una poltiglia di neutroni.
Una gravità tanto forte provoca sugli orologi una distorsione temporale molto più percettibile di quella della gravità terrestre: sette anni su una stella di neutroni corrisponderebbero a dieci sulla Terra. Basterebbe quindi raggiungere con la nostra astronave una stella di neutroni (per esempio quella che si trova nella Nebulosa del Granchio) per compiere un consistente balzo in avanti nel tempo. Il problema è costruire un mezzo capace di resistere alle condizioni proibitive presenti in prossimità di una stella di neutroni. E anche in questo caso non potremmo comunque tornare indietro dal futuro”.


E se volessimo visitare il passato ?
“La Relatività consente anche il viaggio nel passato. Per la Relatività generale, infatti, lo spazio­tempo può essere curvato fino al punto di riconnettersi con se stesso, e quindi creare "curve chiuse" sia nello spazio sia nel tempo. Il primo a tracciare curve temporali chiuse fu un amico di Einstein, il grande logico e matematico austriaco Kurt Gödel. Gödel risolvendo le equazioni della Relatività che descrivono i campi gravitazionali, scoprì che nello spazio era possibile trovare orbite che si avvolgono a spirale in un universo in rotazione.
La sua soluzione presupponeva però che l'universo fosse in rotazione, mentre oggi si ritiene che l'universo non ruoti. Tuttavia, ha il merito di dimostrare che la Teoria della Relatività non esclude che una particella di materia, e quindi in teoria anche un essere umano, possa raggiungere il passato e tornare indietro dal futuro”.
Gödel scrisse infatti: “Effettuando un percorso di andata e ritorno a bordo di un'astronave lungo una rotta sufficientemente ampia, è possibile viaggiare in qualunque regione del passato, presente e futuro e tornare indietro”. Dopo aver letto i risultati dell'amico matematico, Einstein confessò che la prospettiva di uno spazio-tempo che permettesse curve temporali chiuse, e quindi di tornare indietro nel tempo, lo aveva tormentato durante la formulazione della Teoria della Relatività generale.

L'idea di Gödel però si basa su un presupposto sbagliato, quello dell'Universo in rotazione.
Come facciamo a visitare il passato, allora ?
“La rotazione di Gödel non è l'unico modo per fare visita ai nostri nonni. Una delle idee più recenti è il wormhole (cunicolo di tarlo), termine coniato dall'astrofisico americano John Wheeler, che ha anche battezzato i buchi neri.
Un wormhole è una "scorciatoia" nella struttura dello spazio che permette di collegare due punti molto distanti, prima che la luce abbia avuto la possibilità di arrivarci, e quindi è un modo per andare indietro nel tempo attraverso una scorciatoia nello spazio”.
La velocità della luce infatti è un limite invalicabile. Niente, neppure le informazioni, possono muoversi più velocemente.
Quindi se noi riuscissimo ad arrivare in un posto prima che siano arrivate le notizie del nostro punto di partenza compiremmo un viaggio a ritroso nel tempo.
Perché dopo un po' che siamo arrivati verremmo raggiunti dal nostro passato, o se si preferisce, ci raggiungerebbero le informazioni del tempo in cui siamo partiti. Ma come facciamo a raggiungere un punto prima delle informazioni, se queste viaggiano alla velocità della luce ? Prendiamo una scorciatoia che la luce non conosce e facciamo meno strada.
I wormhole sono proprio questo: scorciatoie tra due punti dell'universo che la luce non percorre. Ma è possibile creare wormhole a piacere ?

Dalla fantascienza alla scienza
Nel romanzo Contact scritto dall'astrofisico americano Carl Sagan negli anni Ottanta, reso poi noto dall'omonimo film con Jodie Foster, un gruppo di scienziati riceve un messaggio radio proveniente da una civiltà aliena più avanzata. Il messaggio contiene le istruzioni per costruire una macchina capace di creare un wormhole tra la Terra e la stella Vega, distante ventisei anni luce.
Nella storia la protagonista sale a bordo di una capsula e viene inghiottita in un turbine simile a una gigantesca centrifuga per poi sfrecciare in una galleria e riemergere al centro della galassia, dove si trova Vega, in pochi minuti. Nel romanzo Sagan non aveva approfondito in dettaglio come si potesse creare un simile tunnel. Chiese così al suo amico Kip Thorne, fisico teorico del Caltech in California, se la sua fantasiosa idea di sfruttare un wormhole come scorciatoia nello spazio-tempo fosse fondata.
Stimolati dalla fantasia scientifica di Sagan, Thorne e i suoi collaboratori si misero a studiare i dettagli del funzionamento di questo tipo di wormhole, che collega due regioni distanti nello spazio­tempo. Alla fine riuscirono a creare modelli teorici di wormhole che rimanessero aperti abbastanza a lungo da essere attraversati da un lato all'altro da un “temponauta”, senza che venisse annientato dalle immense forse gravitazionali interne.
Serviva qualcosa che si opponesse alla forza di gravità e tenesse il wormhole aperto.
La soluzione di Thorne fu l' antigravità. La materia anti-gravitante (prevista fra l'altro dalla stessa Teoria generale della Relatività) permette di tenere aperto il wormhole. I modelli di Thorne e colleghi non trovarono ostacoli da parte delle teorie fisiche note, e questa ricerca generò una quantità di studi che tuttora proliferano.
Uno di questi è l'idea di Paul Davies di costruire una macchina che crei in laboratorio i wormhole necessari a viaggiare nel tempo.

Paradossi storici
La possibilità di visitare il passato crea veri paradossi, affascinanti e apparentemente impossibili da risolvere. Il più semplice è questo: un viaggiatore torna nel passato e uccide sua madre ancora bambina. Quindi non sarebbe più potuto nascere e neanche commettere l'omicidio. I paradossi mettono in crisi il concetto di causalità, cioè le relazioni tra causa ed effetto, e quindi la scienza. Stephen Hawking ha messo una toppa al problema con la sua “congettura della protezione cronologica”: la natura troverà sempre il modo per impedire i viaggi nel passato.
Paul Davies invece accetta che eventi successivi possano influire su eventi precedenti, ma postula che le linee temporali si possano chiudere solo tra eventi che non creino problemi di causalità. Un esempio è quello di un ricco signore la cui fortuna deriva da un benefattore che aiutò la sua bisnonna un secolo prima.
Con la macchina del tempo parte per scoprire chi è il benefattore. Una volta incontrata la bisnonna, le rivela la propria identità di viaggiatore del tempo e le mostra un giornale che ha portato dal futuro.
La bisnonna legge il listino della borsa ed investe di conseguenza. Gli investimenti sono l'origine della fortuna del ricco signore, che scopre così di essere il benefattore di se stesso. Questo per Davies non è problematico.
Quello del viaggiatore che uccide sua madre invece è irrisolvibile, quindi nessuno può uccidere un suo antenato. David Deutsch, esperto di viaggi nel tempo, risolve i paradossi con le leggi della fisica quantistica.
Nel mondo subatomico regna l'indeterminazione quantistica: un elettrone che urta un protone può deviare verso sinistra o verso destra senza una regola.
Secondo alcuni fisici l'indeterminatezza si risolve con la moltiplicazione degli universi.
Ogni volta che un elettrone va a destra si forma un nuovo universo con un elettrone che va a sinistra.
Per Deutsch i paradossi si risolvono allo stesso modo: se un viaggiatore del passato interferisce con la storia, l'universo si biforca in due o più rami, e la madre uccisa va a finire in un universo parallelo, non in quello da cui lui proviene.

Come si costruisce la macchina del tempo
A differenza delle macchine del tempo di romanzi e film, quella di Paul Davies non si sposta nel tempo, ma modifica la struttura dell'universo per costruire un percorso chiuso nello spazio. Crea un wormhole artificiale che consente al viaggiatore di andare nel passato e tornare indietro. E può essere realizzata con le tecnologie già oggi disponibili.

1° Il primo strumento necessario per realizzare un wormhole artificiale è un collisore, cioè un acceleratore di particelle. Queste macchine permettono di ricreare le condizioni dell'Universo a circa un microsecondo dopo il Big Bang (?), quando la temperatura era di dieci trilioni di gradi e l'universo era in uno stato definito plasma di quark e gluoni (particelle subatomiche).
Proprio da una bolla di questa materia ad altissima energia si estraggono i wormhole “virtuali”. Questi però compaiono solo per tempi brevissimi, per poi scomparire nel vuoto che si trova all'interno degli acceleratori.

2° Il passo successivo è trasformare i wormhole virtuali in reali, iniettando l'energia sufficiente per evitare che riscompaiano.
È un fenomeno noto della fisica, per esempio si utilizza nella trasmissione di onde radio. Intorno a un elettrone girano fotoni virtuali, formando il campo elettrico. Se si accelera l'elettrone, facendolo passare in un filo, i fotoni virtuali acquistano energia e si trasformano in fotoni reali allontanandosi dal filo sotto forma di onde radio. Tuttavia, l'energia del plasma di quark e gluoni non basta per raggiungere le temperature richieste per trasformare questa “schiuma” spazio-temporale in vero wormhole.
II secondo strumento per fabbricare la macchina del tempo di Davies è un dispositivo dl implosione che dà alla bolla di quark e gluoni l'energia necessaria per comprimerla di un fattore pari a un miliardo di miliardi.
Questo per elevarne la temperatura consentendo la trasformazione della bolla in un embrione di wormhole.
La difficoltà non è nella quantità di energia necessaria (circa dieci miliardi di joule, la produzione di una centrale elettrica in qualche secondo), quanto nella concentrazione dell'energia su dimensioni così piccole.

3° Per portare il wormhole dallo stato embrionale a dimensioni utili occorre utilizzare un dilatatore, che ne accresca le dimensioni e lo mantenga aperto per consentire al temponauta di passarvi senza problemi.
Per fare questo Paul Davies ipotizza di servirsi dell'antigravità, una forza repulsiva che può essere prodotta dal cosiddetto “effetto Casimir”. Due piastre conduttrici variano i campi elettromagnetici dello spazio, creando una forza repulsiva, l’antigravità appunto.

4° L'ultima fase consiste nel trasformare il wormhole, ormai portato alla taglia giusta, in una macchina del tempo.
E cioè stabilire una differenza temporale permanente tra le sue estremità. Il compito è affidato al differenziatore e la tecnica suggerita è la dilatazione temporale che si osserva nell'effetto dei gemelli.
Ancora una volta si ricorre a un acceleratore di particelle, in questo caso per far circolare una delle estremità del cunicolo a velocità prossime a quella della luce, per un periodo sufficientemente lungo da provocare una discrepanza temporale fra le due estremità. Così si può viaggiare indietro nel tempo.
La macchina del tempo è pronta. Bisogna ancora risolvere qualche problema tecnico, ma esiste un progetto da seguire.
Tratto da: diamante.uniroma3.it


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I VIAGGI nel TEMPO
Fra gli oggetti più affascinanti dell'Universo, i buchi neri rappresentano tuttora una miniera di interrogativi e di teorie capaci di andare a fondo fino a traguardi conoscitivi inaspettati su temi cosmologici ed anche filosofici di grande portata.
Ad esempio, la possibilità o meno di "viaggiare nel tempo" o nelle dimensioni, la natura stessa dello spazio-tempo, ecc...
Ecco un' interessante trattazione dell' argomento, con varie implicazioni di notevole portata, a firma di un *vero scienziato* italiano, un ricercatore e divulgatore scientifico di cui torno a segnalare il sito la cui lettura consiglio a tutti:
http://www.oloscience.com/

Se Fausto Intilla, avendo il coraggio di parlare di "oloscienze", si mette consapevolmente alla berlina dei gradassi intransigenti che rappresentano la fisica e la scienza ortodosse, noi vediamo in questo l'inconfondibile "marchio" che segna una mente libera e viva, di quelle che segneranno il futuro della conoscenza umana avendone tracciato i primi solchi:
"Nel campo della fisica, l'esperimento ideale del viaggio nel tempo è talvolta usato per esaminare le conseguenze di teorie scientifiche come, ad esempio, la relatività speciale, la relatività generale e la meccanica quantistica. È stato ampiamente approvato con prove sperimentali che lo scorrere del tempo non esiste come tempo assoluto: infatti, come previsto dalla relatività ristretta, lo scorrere del tempo è differente per osservatori che siano in moto uno rispetto all'altro.

- Alle velocità infraluminali, al di sotto della soglia della velocità della luce nel vuoto, esistono corpi dotati di masse, sia a riposo che accelerata, superiori a zero: tali corpi possono muoversi avanti ed indietro nello spazio ma non nel tempo (nel nostro "universo" la direzione del tempo è preordinata e corre dal "passato" al "futuro").

- Alla velocità della luce, lo spazio ed il tempo si annullano: il fotone, dotato di massa a riposo ed accelerata quasi nulle può muoversi a questa fantastica velocità in quanto virtualmente privo di inerzia. Esso si trova contemporaneamente dappertutto ed in un eterno presente. Un corpo dotato di massa superiore a quella del fotone non può raggiungere la velocità della luce, in quanto, come compendio della legge einsteniana dell'equivalenza tra materia ed energia (E = mc2), tutta l'energia fornita per accelerare il corpo massivo a velocità prossime a quelle luminali viene convertita automaticamente in materia andando, in ultima analisi, a massificare ulteriormente il corpo stesso, accrescendone l'inerzia, il che richiede ulteriore energia per accelerarlo (in pratica si crea un circolo vizioso in cui l'energia non accelera più il corpo ma addirittura ostacola il movimento del corpo stesso incrementandone la massa, in quanto convertita in materia).

- A velocità sopraluminali, invece, l'ipotetico corpo dovrebbe possedere soltanto una massa virtuale, sia a riposo che accelerata. A questa ipotetica particella è stato attribuito il nome di "Tachione".
Esso si muoverebbe in uno spazio ancora nullo (in realtà, dovrebbe muoversi in uno spazio negativo, il che non ha senso) ed in un tempo "invertito". Praticamente, non sarebbe libero di muoversi nello spazio, e la sua successione temporale andrebbe dal futuro al passato, paradossale solo per la nostra esperienza quotidiana, ma non per la fisica. Nel "mondo sopraluminale", in pratica le conseguenze precederebbero la causa generante; l'effetto precederebbe la causa.
Anche il secondo principio della termodinamica verrebbe ad esser invalidato: ad esempio vedremmo i cocci di vetro ricomporsi e generare un bicchiere; oppure un cadavere riprendere vita e ringiovanire fino al momento del concepimento.

Da notare a questo proposito che la teoria einsteniana non vieta le velocità superiori a quella della luce. Essa vieta il raggiungimento della velocità della luce per un corpo massivo, ma non vieta il superamento di questo estremo limite.
Sappiamo, dalla relatività ristretta, che il tempo rallenta in un sistema di riferimento in movimento. In altri termini, più un oggetto si sposta velocemente rispetto ad un altro (perché è minore la differenza tra la velocità del corpo in movimento e la velocità massima relativa, cioè la velocità della luce), più il tempo per il primo oggetto passa più lentamente rispetto al secondo, spostando in pratica il primo nel futuro del secondo. La possibilità realmente offerta dalle due grandi teorie relativistiche di Albert Einstein permettono di sperimentare quasi ordinariamente già oggi piccoli viaggi nel tempo.
Nella pratica, ponendo un orologio di precisione su di un mezzo ad alta velocità, tipicamente un velivolo, è normale riscontrare una discrepanza con il rispettivo orologio di riferimento precedentemente sincronizzato, posto ad esempio sulla pista, dimostrando evidentemente che l'orologio spostatosi ad alta velocità dal suo riferimento ha viaggiato qualche frazione di secondo nel futuro dell'orologio posto a terra.
A tale proposito dobbiamo pensare che la "velocità" con cui scorre localmente il tempo in un sistema in quiete è di 1 secondo (del sistema di riferimento) al secondo (del sistema locale che coincide col riferimento). Nel precedente esempio sul velivolo il tempo scorre a più di 1 secondo al secondo (sempre tra tempo locale e tempo del sistema di riferimento che non coincidono) in quanto sul mezzo in movimento la dimensione temporale è allungata (mentre quella spaziale si accorcia) provocando un lievissimo balzo in avanti nel tempo riscontrabile da evidenze strumentali sperimentali, ma non dalla mente umana.

Per viaggi temporali riscontrabili dall'esperienza umana, tali teorie ci dicono che, se un corpo è soggetto ad una velocità (commensurabile con quella della luce nel vuoto) oppure a campi gravitazionali significativi (come in prossimità di un buco nero o di una stella di neutroni), il tempo ne viene enormemente influenzato nel suo scorrere, fino ad arrivare a fermarsi per un osservatore (orizzonte degli eventi). In prossimità dell'orizzonte degli eventi, lo scorrere del tempo verrebbe arrestato solo per colui che si trovasse proprio sull'orizzonte medesimo, ovvero sul confine tra il nostro universo "familiare" e l'universo chiuso (una sorta di "punto di non - ritorno") che si trova oltre l'orizzonte e che termina sulla singolarità ("collapsar") implosa e collassata che genera l'orizzonte e gli effetti fisici e relativistici associati al buco nero.
Per semplificare il concetto, praticamente, un astronauta che si trovasse sul confine delineato dall'orizzonte degli eventi si muoverebbe in modalità sincrona col ruotare dell'orizzonte e vedrebbe ogni oggetto al di là dell'orizzonte come se fosse in un eterno presente: un oggetto che dovesse cadere nel buco nero avrebbe un tempo nullo per l'osservatore posto sull'orizzonte degli eventi, che mai lo vedrebbe, per tutta l'eternità, ed un tempo suo proprio, talmente accelerato da esser incompatibile con lo stato della materia ordinaria, che lo schianta in una frazione di secondo sulla singolarità stessa.
Da questo concetto ne consegue che non soltanto la materia (perché la collassa generante il buco nero non può fisicamente esser costituita da materia ordinaria) può influenzare lo spazio-tempo, bensì anche le concentrazioni massive d'energia, il che è plausibile, essendo la materia una forma particolare d'energia, in base alla teoria einsteniana.

Per capire un po' meglio questo concetto assolutamente poco intuitivo dobbiamo infatti raffigurarci lo spaziotempo (o "cronotopo", mutuando il termine dalla geometria) come un telo perfettamente elastico, ben tirato, increspato in qualche punto da alcuni gravi (curvatura spaziotemporale). La gravità è rappresentata dalla deformazione di questo telo che flette, ad esempio, nei dintorni della massa di una stella, proprio come farebbe una palla da biliardo su un telo elastico. Il tempo può essere visto invece come l'inclinazione di questo tessuto, che in prossimità delle infossature si accentua (si dilata e si allunga) mentre come accade nel tessuto, lo spazio tra un punto e l'infossatura si accorcia (e diminuisce), tanto più quanto più la massa è pronunciata .
Un'estensione di questa teoria porta ad ipotizzare che lo stesso spazio-tempo non sia un qualcosa di unitario, come da noi percepito, bensì un'entità "discreta", ovvero composta da quanti, esattamente come tutta la materia e l'energia: a livello ultramicroscopico, pertanto, esisterebbero dei quanti non ulteriormente divisibili di spazio-tempo e lo scorrere del tempo rappresenterebbe solo una nostra illusione ottica. Il divenire, pertanto, altro non sarebbe che lo spostamento tra quanti contigui di spazio-tempo. Anche la nostra esistenza sarebbe dettata da questa regola: ogni quanto di spazio tempo può contenere o meno una copia di ciascuno di noi: se non la contiene si tratta del periodo anteriore alla nascita o posteriore alla morte.
Se la contiene, invece, ogni quanto conterrà una nostra copia in un dato "istante" temporale, cosicché la durata della "nostra vita" altro non sarebbe che la sequenza precisa, ordinata, accurata e lineare di singoli quanti spaziotemporali contenenti una copia di noi in una data "epoca". Ovviamente, a livello macroscopico, essa viene da noi interpretata come un divenire dalla nascita alla morte, ovvero quello che chiamiamo "Vita".

Una macchina del tempo tecnologica che viaggi nel futuro potrebbe perciò funzionare accorciando lo spazio e dilatando il tempo, che ad esso è relativo, procedendo a velocità astronomiche, oppure potrebbe piegare la struttura dello spaziotempo creando l'increspatura da cavalcare come una tavola da surf sull'onda. Ad oggi comunque non si conosce un modo né per accelerare a tali velocità, né per piegare lo spaziotempo, ma non appaiono problemi insormontabili.

I buchi neri in veste di "macchine del tempo" naturali non sono facilmente sfruttabili per vari motivi. Vediamo i più immediati:
- Di buchi neri ne esistono tanti, di dimensioni estremamente variabili. Il problema principale è quello di andarsi a collocare presso l'orizzonte degli eventi senza esserne inghiottiti. Ma gli effetti gravitazionali del buco nero si fanno sentire anche prima di giungere all'orizzonte stesso, e non è facile quantificare la massa della singolarità centrale da cui dipende l'area coperta dall'orizzonte ed il volume del buco nero medesimo. Basta un'inezia nel calcolo e l'effetto sarebbe davvero poco piacevole per gli sperimentatori.

- Come macchina del tempo un buco nero sarebbe limitato, nel senso che potrebbe portare indietro nel tempo uno sperimentatore non oltre il momento della sua formazione.

- Se il buco nero fosse di tipo "non rotante" - e nessuno lo può sapere a priori - non ci sarebbe verso di attraversare indenni l'orizzonte degli eventi: il verso preso sarebbe inevitabilmente diretto sulla singolarità centrale, dopo esser stati ridotti ad una stringa monodimensionale per ipercompressione a densità infinita.

- Questo discorso vale solo in parte nel caso d'un buco nero rotante.
Durante gli anni sessanta il matematico neozelandese Roy Kerr scoprì che lo schianto sulla singolarità può anche non avvenire se il buco nero è rotante. In questo caso, si forma pur sempre una singolarità, ma sotto forma di anello toroidale e non come punto adimensionale, come il biscotto col buco al centro. In via di principio sarebbe possibile immergersi in un buco nero di questo tipo e passare attraverso l'anello per emergere in un altro luogo ed in un altro tempo, forse in un universo parallelo, purché la direzione d'incontro col buco nero rispetti un certo angolo d'incidenza.
Questa "soluzione Kerr" è stato il primo esempio matematico di macchina del tempo, Negli anni ottanta, comunque, Kip Thorne, del CalTech (uno dei principali esperti al mondo sulla teoria generale della relatività) ed i suoi colleghi si misero a provare una volta per tutte che tali sciocchezze non erano ammesse realmente dalle equazioni di Einstein.
Studiarono la situazione da tutte le parti ma furono costretti alla conclusione non tanto gradita che non c'era realmente nulla nelle equazioni che vietasse il viaggio nel tempo ammesso che si abbia la tecnologia per manipolare i buchi neri (e questa è una grossa clausola restrittiva).
- Nessun candidato buco nero si trova nei nostri paraggi.
- Oggigiorno non esistono tecnologie atte a generare buchi neri artificiali in laboratorio."
By Fausto Intilla


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Macchina-Z
Celebre cosmologo e matematico, John D. Barrow, insegna all’Università di Cambridge, dopo essere stato professore a Oxford, Berkeley e aver diretto il Centro di Astronomia del Sussex. Grande divulgatore scientifico, è autore di centinaia di pubblicazioni, tra le quali "L’universo come opera d’arte, Impossibilità e Da zero all’infinito, la grande storia del nulla" (Mondadori, 2002).

Il collega di John D. Barrow, Dresher Joachim Hoizer, al pari dello scienziato americano John Kelvin e dell'accademico russo Nikolaj Kozyrev, ha sostenuto la teoria.
Secondo loro, un circolo a veloce rotazione combinato ad un magnete di forma anellare in un forte campo magnetico, e' in grado di "spingere" una navicella spaziale ad altre dimensioni, nelle quali possano esistere differenti valutazioni dei coefficienti naturali, inclusi spazio e luce.
L'apparecchiatura sara' in grado di creare antigravita' muovendo una navicella spaziale nello spazio regolare.
"Non stiamo cercando di sfidare le leggi fisiche esistenti, stiamo solamente ampliando i nostri punti di vista a questo proposito", dice Kelvin.
"Gli studenti accademici avrebbero reagito in modo decisamente scettico se tali argomentazioni fossero state avanzate qualche anno fa", sostiene Pimenov. "Oggigiorno la situazione e' cambiata. L'istituto americano di aereonautica e astronautica ha recentemente pubblicato un elenco dei vincitori di vari premi negli ultimi anni nel campo dei migliori lavori teorici applicati alla ricerca aerospaziale."
"Le istruzioni relative ad un volo spaziale basato sulla teoria quantum di Heim" di Hoiser e Dresher e' stato premiato nella categoria "Il volo futuro".
Secondo la rivista Il nuovo scienziato, l'opera rappresenta una serie di speculazioni relative alla possibilita' di far passare un oggetto materiale nel cosiddetto spazio parallelo (oppure "altro universo") da cui farlo ritornare.
I sogni relativi ad una macchina del tempo stanno iniziando a prendere forma negli Stati Uniti.
La cosiddetta macchina-Z e' in fase di costruzione nel laboratorio nazionale americano denominato Sandia.
Essa rappresenta una delle piu' potenti risorse "d'impulso" di un campo magnetico al mondo, nonche' il piu' potente generatore in assoluto di raggi roentgen.
Tali esperimenti stanno per essere effettuati anche a Mosca, nell'istituto di fisica teorica ed applicata presso l'Accademia delle scienze russa.
Tratto da: carmillaonline.com

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