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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 

La conquista dell’Albero rappresenta sempre la fine di un percorso iniziatico; i vari "Alberi" della mitologia si collocano dentro luoghi chiusi, giardini sacri (Atanor, direbbe l’alchimista) il cui accesso è sorvegliato da un Serpente, da un Drago o da altri animali simbolici.

Nella tradizione buddhista il cardine dell’insegnamento precisa che occorre varcare quell’ingresso sorvegliato e ritrovare quell’albero, l’Albero Bodhi, l’albero del "risveglio all’onniscienza". Sotto quello stesso Albero Buddha sedeva quando aprì all’umanità la via della liberazione dalla duplice schiavitù, ossia dal desiderio e dalla paura. Anche in quel giardino vi è un tentatore, anzi un duplice tentatore, i cui nomi sono appunto Desiderio e Paura. La condizione del Buddha però è diversa da quella di Adamo, mentre Buddha ha già percorso tutto il cammino e ha vinto il tentatore, Adamo non ha compiuto nessun passo e non conosce nemmeno la differenza tra il bene e il male. La sua condizione è quella del "selvaggio", che cavalca la purezza dell’Unicorno senza saperlo, perché non c’è malizia in lui, ma neanche virtù.

Nel Giardino dell’Eden vi erano due alberi: «l’Albero della Vita in mezzo al giardino e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male» (Genesi 2:9). 
E’ il secondo Albero, che è proibito. Humbert negli Etudes sur le récit du Paradise afferma che l’Albero della Vita era nascosto e sarebbe diventato accessibile solo dal momento in cui Adamo avesse conseguito la scienza del bene e del male, ossia la sapienza, solo in questo modo Adamo avrebbe potuto distinguerlo tra tutti gli altri Alberi dell’Eden. Ma ciò permise anche al Serpente di riconoscerlo e quindi di avvolgersi attorno ad esso per impedire ad Adamo di conseguire di nuovo l’immortalità.

Ovviamente si tratta di un discorso simbolico, che non vuole essere una reinterpretazione delle Scritture, ma che rientra tra i giardini "sorvegliati" come lo era, ad esempio quello delle Esperidi, in cui si trovava l’Albero dai Pomi d’Oro o quello sottomarino, sorvegliato da mostri, che nascondeva la pianta dell’immortalità cercata da Gilgames, o come il Dragone che secondo i Calmucchi sorveglia l’Albero Zambu, o il serpente Abyrga presso l’Albero dei Buriati e gli esempi sarebbero infiniti. In tutti i casi comunque, il denominatore comune del Mito, è una prova da superare, un percorso iniziatico da compiere, che prevede sempre in sé una "caduta", diremmo la fase di "nigredo" dell’Alchimia, e quindi una progressiva purificazione ed elevazione spirituale, per riscoprire "con occhi nuovi", ossia da sapiente, quell’Albero a cui prima forse non si dava importanza, ma che invece ha in sé il segreto dell’universo. Nel vangelo apocrifo di Nicodemo si legge che l’Albero della Vita è divenuto legno per la Croce, indicando in quella una "Via" elevata alla salvezza.

Addirittura, sempre secondo Nicodemo, quest’Albero sarebbe rinato sulle spoglie di Adamo per volontà e per dono dell’Arcangelo [Michael], chiudendo quindi un ciclo e aprendo una grande via di speranza. Tutto questo non prendetelo come un discorso religioso, ma come l’evoluzione di un discorso simbolico e iniziatico che ha riverberi in tutte le culture e in tutte le tradizioni.
Tratto anche da: http://www.trigono.com/calendario_celtico/i_giardini_sorvegliati.htm