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La
Terra
prima o poi aumenterà fino a diventare grande come Nettuno !!
Da una analisi iniziale di corrugamenti sottomarini, il sito in questione
trae materiale empirico/evidente per stabilire che la Terra, ai tempi
della Pangea, era più piccola di adesso e priva di oceani.
Una curiosa deduzione che ne segue (supportata anche da un libro di tal
Hurrell) è che i dinosauri potevano crescere molto grandi proprio perché
la gravità era minore, a causa di una terra più piccola.
I mari sarebbero stati piccoli e bassi, impossibili di certo immensi come
la sedicente Panthalassa di Wegener , i cui fondali dovrebbero essere
stati quelli attuali per essere di tal larghezza nel permiano, e invece
come si sa cresciuti di recente per la odierna geologia. Mari piccoli, in
sostanza, "epicontinentali".
http://www.expanding-earth.org/page_13.htm, sufficienti per far nascere la vita ma indicativi di una terra non più
grande, all'epoca, di un Marte.
Curiosa la sub-teoria del riscaldamento degli oceani e della terra sotto
le zone interessate dal Nino a causa della linea vulcanica di
accrescimento degli oceani (sempre a pagina 13): sarà plausibile ? Dice
qui che potrebbe essere una direzione da non prendere sotto gamba.
Pazzesca la perfetta circolarità del Circolo Polare Artico:
http://www.expanding-earth.org/page_10.htm
...quale meteorite può avere creato tutto questo ?
Qui dice che avrebbe potuto inclinare l'asse terrestre dei 23 gradi e tot
!
La prova
definitiva
Studi
di geologia oceanica e la distribuzione di flora e fauna antiche
indicano che il nostro pianeta, nel corso della sua lunga storia, si è espanso
- By James Maxlow © 2001 - Tratto da Nexus 36 gen-feb 2002
DATI
MODERNI QUANTIFICANO L’ESPANSIONE DELLA TERRA
Dalla
mia introduzione alla Tettonica di Espansione Globale, apparsa su NEXUS nr.
33, dovrebbe risultare chiaro che gli studi presentati, basati su modello,
relativi all’espansione della Terra dai 200 milioni di anni fa del
Thassico sino ad oggi, rappresentano soltanto il 4% della storia nota del
pianeta, un 4% che è sottolineato dallo sviluppo e dalla diffusione dì
tutti gli attuali bacini oceanici estesisi dalla Terra Pangeana sino a circa
il 50% del raggio attuale. Ciò che bisognerebbe desumere è che
l’espansione della Terra si è verificata attivamente anche attraverso i
restanti 4.300 milioni di anni, ovvero il 96% della storia terrestre.
Tale
comprensione viene scarsamente capita e generalmente trascurata dai più. Il
96% della storia di espansione terrestre che va dall’ Archeano al
Triassico è costituito da estensioni crostali continentali assai
controverse e, per quanto ne so, esso in precedenza non è mai stato
esaminato o considerato da una prospettiva di espansione; la questione è
controversa perché pochi comprendono la flessibilità dei nostri continenti
nell’arco di tempo di 4.300 milioni di anni implicato ed i più sono
tuttora convinti che i continenti, nel corso del tempo, abbiano mantenuto
un’area superficiale costante, con nuova Crosta aggiuntasi ai margini in
virtù dell’aumento di detriti oceanici.
Mentre
la chiave di lettura dell’espansione della Terra è rappresentata dallo
sviluppo degli oceani dal periodo Triassico sino ad oggi, per quantificarla
dobbiamo utilizzare i dati geologici e geofisici preservati nel 100% della
storia terrestre dall’Archeano ai giorni nostri. Questi dati moderni
vengono raccolti regolarmente; tuttavia, vengono applicati unicamente alla
tettonica a placche senza considerare teorie alternative quali
l’espansione della Terra. Tutti questi nuovi dati forniscono un mezzo per
quantificare l’espansione della Terra e, in virtù della vostra
disponibilità ad accettare il cambiamento, danno la prova definitiva ditale
concetto.
MODELLI
DI TERRA IN ESPANSIONE
Sì
è costruito un set di 24 modelli sferici, 23 dei quali riguardano il
periodo dall’Archeano al presente mentre uno è proiettato di cinque
milioni di anni nel futuro (figura 1). La mappa primaria di base utilizzata
durante la costruzione di ciascun modello è la Geological Map of the
World (CGMW & UNESCO, 1990; figura 1 nell’articolo su NEXUS nr. 33), che
fornisce un’esauriente copertura globale della geologia continentale ed
oceanica.
Come
notato nel succitato articolo, l’ultimazione della mappatura magnetica
oceanica e della datazione della crosta al di sotto dei principali oceani
terrestri ha dato un importante contributo geofisico alla quantificazione
dell’espansione della Terra. Questa mappatura oceanica ha posto definiti
limiti di tempo alla storia del movimento delle placche evidenziata in tutti
i bacini oceanici sino al periodo del Primo Giurassico, e viene utilizzata
per quantificare sia la ricostruzione della placca sia il tasso di
generazione della crosta sui modelli di Terra in espansione.
Per
la costruzione di questi modelli, andando a ritroso nel tempo, vengono
rimossi in successione periodi geologici più antichi che sono paralleli
alle dorsali medio-oceaniche in estensione. Ogni placca crostale viene
quindi ripristinata, in base ad un raggio della Terra ridotto, secondo una
configurazione pre-estensione, o pre-allargamento, rispettivamente lungo la
placca comune o i margini continentali relativi; rimuovendo successivamente
la crosta oceanica e riunendo le placche continentali ed oceaniche, ciascun
modello post-Triassico mostra un adattamento della placca superiore al 99%.
Durante
il periodo Triassico, la crosta continentale più i sedimenti depositati nei
bacini lungo i margini continentali avvolgono la Terra con un guscio
continentale completo di circa il 52% dell’attuale raggio terrestre;
questi bacini sedimentari quindi costituiscono una rete globale, che
rappresenta i mari durante le epoche del Mesozoico e del cenozoico dimostra
che l'espansione della Terra è un processo valido e giustifica l'estensione
degli studi con modelli sino all'era Archeana.
L'estensione dei modelli sino all' Archeano implica il riconoscimento che i
continenti sono costituiti da antichi frammenti crostali di granito-pietra
verde (roccia basaltica alterata di colore verde scuro, ntd )denominati cratoni,
antiche montagne erose o fasce di pigmentatura denominate orogeni
ed antichi bacini sedimentari di varie età. L' espansione della terra
si verifica entro i continenti come estensione crostale nella rete dei
bacini sedimentari continentali e nelle
zone di fessura. Andando a ritroso nel tempo, i sedimenti depositati entro i
bacini estensionali e le zone fessura vengono progressivamente rimossi
e la crota viene ripristinata secondo una configurazione pre-estensione;
rimuovendo tutti i sedimenti dei bacini e delle fessure, si ricostruisce una
Terra primordiale risalente all' era Mesoprotozeica (1.600 milioni di anni
fa), comprendente cratoni Archeani assemblati e rocce di basamento del
Proterozoico ad un raggio di circa 1.700 chilometri.
I modelli di Terra in espansione rilevano che la distribuzione dei bacini
sedimentari continentali e dei mari poco profondi, il magmatismo
continentale e la concentrazione di movimenti crostali formano una rete
globale che circonda la crosta assemblata
Precambriana. La rete globale Precambriana forma i luoghi per la crescente
estensione crostale continentale, la sedimentazione dei bacini e la
mobilità crostale durante le ere del Proterozoico e del Mesozoico e del
Cenozoico.
Questo processo di progressiva estensione della crosta continentale durante
l'espansione della Terra dimostra uno sviluppo semplificato dei continenti e
degli oceani nel corso della storia terrestre, poiché la crosta
continentale si estende progressivamente prima della rottura, separazione e
dispersione dei continenti sino al presente.
LA
TERRA E' UN ENTITA' GEOLOGICA
Tutte le rocce contengono un'immensa
quantità di informazioni geologiche e geofisiche che, per l'occhio esperto,
presentano una complessa ma mutevole storia di formazione, cambiamenti
metamorfici, degradazione erosiva e chimica, influenze climatiche, attività
biotica e ricchezze metalliche da raccontare. Su scala globale possiamo
mettere assieme informazioni geofisiche e geologiche relative alle
collocazioni degli antichi poli ed equatori (paleomagnetismo) alle antiche
distribuzioni delle terre emerse, montagne, calotte di ghiaccio, mari e
litorali (paleogeografia), all' antica distribuzione, schemi di dispersione,
condizioni climatiche ed estinzione di flora e fauna (paleobiogeografia) ,
alla distribuzione delle antiche aree climatiche distinte in base alle rocce
dipendenti dalla latitudine a partire dalle calotte polari sino alle zone
equatoriali (paleoclimatologia) ed alla formazione e distribuzione delle
risorse naturali di metalli e di idrocarburi (metallogenia).
Su una terra in espansione, le informazioni messe a disposizione da ciascuna
di queste discipline geologiche e geofisiche possono essere visualizzate nel
momento e nel luogo in cui si verificano, e possiamo vedere ciò che è
avvenuto successivamente. Le nuove specie biotiche soppianteranno o
interagiranno con le specie esistenti, ed il cambiamento climatico si
sovrapporrà ai moduli climatici costituiti.
Un valido esempio è l'Antartide, che è stato il cavallo di battaglia
dell'equatore per la maggior parte della storia terrestre ed ha presevato una gamma di tipi di roccia, specie vegetali ed animali
fossilizzate tipica di un clima essenzialmente tropicale-temperato.
A
partire dal periodo Permiano (260 milioni di anni fa), l’Antartide si è
spostato verso sud sino alla sua odierna collocazione a cavallo
dell’attuale polo sud, con variazioni estreme dei moduli climatici e delle
specie biotiche.
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Figura
1: Modelli di Terra in espansione, dall'Archeano sino al futuro, che
mostrano le antiche linee costiere (linee scure), le terre emerse ed i
mari continentali poco profondi. Ogni immagine procede di 15 gradi di
longitudine lungo la sequenza per mostrare un'ampia copertura dello
sviluppo geografico durante gli enoni Precambriano e Fanerozoico.
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Queste
informazioni geologiche e geofisiche vengono tradizionalmente utilizzate
nelle ricostruzioni dei continenti tipiche della tettonica a placche, allo
scopo di limitare le opzioni coerenti con tale teoria imposte dal paleomagnetismo
ad una Terra a raggio costante. In molti casi le informazioni risultano
contraddittorie; in particolare quelle critico-climatiche derivate dalla
biogeografia e relative alla flora ed alla fauna e quelle sulla
distribuzione di rocce clima-dipendenti quali calcare, carbone e detriti
glaciali.
Su una Terra in espansione esiste una sola opzione coerente. Se le
informazioni geologiche e geofisiche non sono supportate o sostanziate dalla
ricostruzione, allora quest’ultima è errata; non sono disponibili opzioni
alternative di adattamento.
Le
informazioni paleomagnetiche pubblicate possono essere tracciate sui modelli
di Terra in espansione per localizzare i poli magnetici e derivare la
posizione di un equatore. Le informazioni dimostrano che i dati dei poli
rilevano poli nord e sud diametralmente opposti per ogni era e periodo, dall
’Archeano a quello Recente; le collocazioni degli equatori concordano in
linea di principio con le collocazioni convenzionali basate sugli indicatori
climatici. Ad ogni modo, sui modelli della tettonica a placche convenzionale
il raggruppamento dei poli nord e sud è impossibile, e ciò dimostra che i
dati del paleomagnetismo possono essere utilizzati in modo più efficace per
quantificare la collocazione degli antichi poli su una Terra in espansione.
PALEOGEOGRAFIA
L’antica geografia della nostra Terra rappresenta la base per definire
l’interrelazione delle aree continentali emerse, vie fluviali interposte,
montagne e movimenti crostali e consente, su una Terra in espansione, la
quantificazione di antichi continenti tradizionali quali Pangea, Gondwana,
Laurentia, Baltica, Laurussia e Rodinia
Nelle ricostruzioni dei continenti secondo la tettonica a placche, nei
periodi in cui i continenti stessi erano raggruppati in supercontinenti,
sono richiesti gli antichi vasti oceani — Panthallassa, Tethys e Iapetus.
Tuttavia, i profili dell’antica geografia litoranea tracciati sui modelli
di Terra in espansione (figura 1) mostrano che i vasti oceani Panthallassa,Tethys
e Iapetus non sono necessari in quanto tutti i moderni oceani sono rimossi e
i continenti sono raggruppati come una singola crosta continentale secondo
un raggio terrestre ridotto; questi presunti oceani, al contrario, sono
sostituiti dai meno vasti mari di Panthallassa, Tethys e Iapetus, situati
sopra o tra gli antichi continenti
Su una Terra in espansione, gli originari mari di Panthallassa e Iapetus si
svilupparono durante i periodi dal Primo Permiano sino al Primo Giurassico
(da 260 a 160 milioni di anni fa) come bacini sedimentari poco profondi
rispettivamente all’interno delle regioni dell’attuale Oceano Pacifico
nord occidentale e dell’Oceano Atlantico settentrionale; essi si sono poi
progressivamente allargati ed estesi attraverso le ere del Mesozoico e del
Cenozoico, sino a diventare i moderni oceani Pacifico ed Atlantico.
Il Mare di Tethys, diversamente, ebbe origine nell’era del Primo Proterozoico
come mare continentale situato entro l’Europa e l’Asia, allargandosi ed
estendendosi progressivamente nell’area durante il Proterozoico, il
Paleozoico ed il Mesozoico; ora è rappresentato da Europa, Asia e Mar
Mediterraneo.
Su una Terra in espansione i cambiamenti dei livelli del mare si verificano
in risposta ad una variazione climatica, ad un mutamento nella distribuzione
dei mari continentali, a movimenti crostali, a formazione di montagne, ad
erosione, alla nascita dei moderni oceani post-Permiani ed alla produzione
di nuova acqua presso le dorsali medio-oceaniche.
Tutti questi cambiamenti modificano gli antichi contorni costieri ed hanno
come esito una variazione delle terre continentali emerse, nella
distribuzione delle rocce sedimentarie clima-dipendenti come il calcare, e
nella distribuzione di determinate specie terrestri e marine che, per la
propria sopravvivenza, dipendono da specifiche aree climatiche.
Le ricostruzioni dei tradizionali supercontinenti di Rodinia, Gondwana e
Pangea e di subcontinenti più piccoli su una Terra in espansione dimostrano
che ciascun raggruppamento continentale, lungi dall’essere un fenomeno
casuale di dispersione-fusione o di collisione, è progressivo e rappresenta
un processo evolutivo attraverso il tempo.
La caratteristica distintiva dei
continenti costruiti su ciascun modello di Terra in espansione è
l’interrelazione fra i bacini sedimentari continentali, la rete dei mari
continentali e la rete dei movimenti crostali; la variazione di ciascuno di
questi nel tempo risulta in un cambiamento della terra Continentale emersa.
La configurazione del supercontinente viene quindi definita dal progressivo
cambiamento dei bacini sedimentari continentali, dai movimenti crostali e
dalla variazione del livello dei mari in concomitanza con la formazione e la
rapida espansione dei moderni oceani sino al tempo presente.
Su una Terra in espansione le montagne, invece di formarsi in seguito ad una
collisione dei continenti, si costituiscono secondo un’elevazione
verticale, creando degli altipiani. Le variazioni della curvatura nella
superficie terrestre durante l’espansione fanno sì che le parti più
interne dei continenti rimangono elevate o arcuate rispetto ai circostanti
bacini sedimentari incurvati verso il basso.Il
periodico collasso gravitazionale delle parti più interne di ciascun
continente ha come esito l’elevazione e la formazione di faglie lungo i
margini continentali, dando origine a scarpate; questo processo durante il
corso dell’espansione è ciclico, e si snoda attraverso fasi multiple e
sovrapposte di formazione di montagne e pianure, erosione, sedimentazione,
elevazione ed ulteriore erosione.
PALEOBIOGEOGRAFIA
La paleobiogeografia è uno studio della distribuzione dell’antica
flora e fauna. Su una Terra in espansione, la flora e fauna antiche possono
essere utilizzate per illustrare la loro distribuzione in relazione
all’antica geografia e ai poli ed equatori determinati.
La distribuzione della varia fauna marina — come i trilobiti (creature
marine segmentate simili a blatte) del Cambriano e dell' Ordoviciano
(da 560 a 440 milioni di anni fa) — su una Terra in
espansione, dimostra la facilità e semplificazione di migrazione e sviluppo
di queste creature durante l’età Paleozoica, senza il bisogno dei
tradizionali e complessi requisiti di raggruppamento-dispersione
continentale.
Su una Terra in espansione, quindi, barriere alla migrazione di trilobiti e di
altre creature marine si limitano a restrizioni dovute alle profondità
marine e, entro un certo limite, ad estremi climatici e di latitudine.
I dinosauri dal Triassico al Cretaceo tracciati sui modelli di Terra in
espansione dimostrano che le distribuzioni di questi animali sono
raggruppate in tre distinte regioni, coincidenti con la distribuzione
degli ancestrali rettili del Permiano; queste comprendono distribuzioni
raggruppate in Europa e nell’area del Mediterraneo, nel Nord America
orientale e centrale e nelle adiacenti regioni meridionali dell’Africa e
dell’America del Sud , con collegamenti con l’India; vi sono
distribuzioni isolate anche nell’Australia orientale, nella Cina
meridionale nel Sud America occidentale.
La distribuzione dei dinosauri e degli ancestrali rettili del Permiano su
una Terra in espansione dimostra lo stretto legame fra le specie del
Permiano, del Triassico e del Giurassico; questo legame venne in seguito
interrotto nel Primo Permiano, durante la separazione continentale, e
durante il Cretaceo, quando i mari iniziarono a salire e le zone a clima
stabile, che alimentavano habitat e rotte migratorie, furono
scombussolate.
L’estinzione dei dinosauri è un argomento controverso. Il periodo del
Cretaceo coincise con un periodo di ampliamento dei mari continentali,
accompagnato da una crescita del livello del mare, da un aumento nelle
dimensioni dei moderni oceani e da un progressivo scompiglio del clima. Il
livello dei mari raggiunse l’apice sui continenti durante il Tardo
Cretaceo, ma a questo seguì un rapido prosciugamento dei mari
continentali sino al tempo attuale, mentre i moderni oceani continuavano
ad ampliarsi.
I modelli di Terra in espansione suggeriscono che, durante l’era
Mesozoica, possono essere esistiti due o più oceani separati, e forse
livelli dei mari differenziati. Le spaccature e le fusioni di questi
oceani coincidono con fenomeni di estinzione di flora e fauna verificatisi
alla fine di entrambi i periodi Triassico e Cretaceo.
Questo suggerisce che la causa dell’estinzione dei dinosauri — la quale, per inciso, si verificò nell’arco di
un periodo di 8-10 milioni di anni — può essere legata a periodi di
rapido cambiamento dei livelli del mare piuttosto che ad un presunto
fenomeno di impatto asteroidale.
L’antica felce Permiana Glossopteris è un fossile comunemente presente
nel carbone che si trova in tutto l’emisfero sud ed è stato
tradizionalmente utilizzato per simbolèggiare l’antico continente
Gondwana; la distribuzione delle felci glossopteris è concentrata in
località dell’Africa meridionale ed in prossimità dell’India.
Durante il periodo Permiano, l’Antartide Orientale si trovava a cavallo
dell’equatore, adiacente al Sudafrica, ed era circondato da presenze di
glossopteris in Australia, Antartide occidentale e India; ciò suggerisce
che la felce glossopteris può essersi diffusa al di sotto dell’attuale
calotta di ghiaccio dell’Antartide orientale.
La glossopteris del Permiano tracciata sui modelli di Terra in espansione
abbraccia il paleo-equatore e va dalle estreme latitudini nord alle
estreme latitudini sud del supercontinente Gondwana, il che suggerisce che
la glossopteris era una specie sia tropicale sia da temperature fredde e
temperate, confermando i riscontri fossili che indicano un clima di
Gondwana che iniziò con un’era glaciale, passò attraverso un clima
freddo ma temperato umido, sino ad un clima temperato caldo nel Tardo
Paleozoico.
Gli esempi di paleobiogeografia utilizzati illustrano la facilità e la
semplificazione delle migrazioni, lo sviluppo di specie vegetali ed
animali e l’influenza del cambiamento climatico e geografico su una
Terra in espansione.
Queste correlazioni fra distribuzioni globali e
locali vengono preservate senza bisogno di complessi requisiti
tradizionali di raggruppamento-dispersione continentale.
Durante la separazione continentale e la nascita dei moderni oceani, le
consuete distribuzioni e rotte migratorie vennero spesso scombinate,
consentendo alle specie endemiche delle varie regioni di interagire, di
estendere i propri confini, di frammentarsi o di estinguersi col passare
del tempo.
In molte di queste aree i tempi di sviluppo degli oceani si riflettono
nelle variazioni dei livelli dei mari, facilitando la migrazione animale
tramite l’ampliamento e l’estensione delle rotte migratorie e la
moderazione delle differenze climatiche.
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Tratto da Ehart, di Frank Press e
Raymond Siever
(W.H. Freeman & Co., 1978 seconda edizione)
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PALEOCLIMATOLOGIA
L’antico clima su una Terra in espansione viene determinato tracciando
la distribuzione delle rocce clima-dipendenti e confrontando i modelli di
distribuzione con la collocazione degli antichi poli e degli equatori.
Paludi di carbone, spesse sequenze di arenaria e rocce glaciali sono
eccellenti indicatori di clima umido, mentre il clima secco viene indicato
da evaporati come i depositi di sale, mentre le regioni equatoriali da
carbone e rocce calcaree.
I dati del ghiaccio indicano quattro principali ere glaciali, fra cui il
Primo Proterozoico, il Tardo Proterozoico, il Primo e il Tardo Paleozoico
ed il Tardo Cenozoico (l’ultima era glaciale). La distribuzione dei
depositi glaciali su una Terra in espansione coincide in tutti i casi con
la collocazione dei poli magnetici stabilita dai dati paleomagnetici.
La distribuzione di molti depositi marini glaciali
Precambriani si verifica in concomitanza con rocce calcaree e ricche di
ferro situate lungo l’equatore; ciò per le ricostruzioni basate sulla
tettonica a placche rappresenta un enigma. Su una Terra in espansione, le
distanze equatore-polo relativamente brevi esistenti in questo periodo
permettono al ghiaccio marino di galleggiare agevolmente verso le regioni
equatoriali all’interno della rete di mari poco profondi depositando,
allo scioglimento del ghiaccio, detriti rocciosi sul fondo marino
La distribuzione dei depositi glaciali del Primo e Tardo Paleozoico
coincide con un polo sud situato nell’Africa centro-occidentale, con
picchi isolati di ghiaccio in Europa, Australia e Sud America;
caratteristica principale delle distribuzioni di calcare e carbone
glaciali durante questa era è uno spostamento in direzione nord della
zonatura climatica e l’assenza di una distinta calotta polare nord. Lo
spostamento verso nord della zonatura climatica suggerisce che un asse di
rotazione terrestre inclinato fosse già ben assestato sin dall’inizio
dell’età Paleozoica e che ha conservato un’inclinazione simile sino
ad oggi.
La distribuzione di riserve di petrolio e gas durante le ere Paleozoica,
Mesozoica e Cenozoica coincide con lo sviluppo di grandi bacini sedimentari
situati all’interno dei continenti ed ai loro margini. Su una Terra in
espansione è evidente un’ampia zonatura di depositi a cavallo del
paleoquatore determinato, la quale si estende da latitudini
basso-meridionali a latitudini medio-settentrionali; questa ampia zonatura
suggerisce uno spostamento verso nord della zonatura climatica e coincide
con le osservazioni derivate dalle distribuzioni glaciali.
Lo sviluppo di petrolio e gas, quando viene considerato nel contesto di
cambiamenti globali e continentali del livello del mare, coincide con
periodi in cui quèst’ultimo stava salendo ed invadendo i continenti; il
periodo del Primo Cretaceo in particolare coincide con un periodo di
scioglimento dei ghiacci post-Permiano, con una rapida apertura dei
moderni oceani, con condizioni climatiche di riscaldamento e con una
rapida diversificazione della fauna e della flora.
La distribuzione del carbone nel periodo Primo-Tardo Cretaceo indica due
ampie fasce temperate situate a nord e a sud del paleoquatore determinato,
con una predominanza di depositi collocati nell’emisfero
settentrionale. Su una Terra in espansione, questo spostamento dei
depositi di carbone si riflette nella rapida apertura di ciascuno dei
moderni oceani e nella migrazione dei Continenti verso nord nel corso
delle ere Mesozoica e Cenozoica. La predominanza di depositi di carbone
nell’emisfero settentrionale viene attribuita alla maggiore estensione
di masse terrestri che influenza le precipitazioni ed all' estensione dei
bacini continentali adatti alla formazione del carbone.
DATO
DI FATTO O SEMPLICE COINCIDENZA ?
I modelli di Terra in espansione creati con l’ausilio di dati desunti
dalla geologia oceanica dimostrano che le placche crostali combaciano per più
del 99% nel caso di raggio terrestre ridotto. Così, durante il periodo
Triassico, ciascuno dei continenti si riassembla come in un puzzle sferico
ed i bacini sedimentari Continentali formano una rete globale che
rappresenta i mari continentali poco profondi. Rimuovendo progressivamente i
sedimenti dai bacini sedimentari e ripristinando una configurazione
preestensione, ciascuno degli antichi frammenti crostali continentali può essere assemblato su una Terra primordiale
secondo un antico raggio di 1.700 chilometri.
Quando si tracciano i dati paleomagnetici sui modelli di Terra in
espansione, si possono determinare gli opposti poli nord e sud, cosa che è
impossibile ottenere con la tettonica a placche. Gli antichi equatori
determinati in base ai poli coincidono con gli indicatori climatici quali la
distribuzione di rocce glaciali, calcare, carbone e specie animali e
vegetali legate alla latitudine. Ogni distribuzione climatica indica un
coerente spostamento verso nord delle zone climatiche, suggerendo un asse di
rotazione inclinato.
La flora e la fauna indicano un modulo di distribuzione semplificato
coerente con la zonatura climatica e la distribuzione dei mari continentali.
Il disgregamento delle specie ed i fenomeni di estinzione coincidono con la
separazione dei continenti, l’ampliamento dei moderni oceani, la
variazione del clima ed il rapido cambiamento del livello del mare.
La
distribuzione e la conservazione di giacimenti di petrolio, gas e carbone
coincide con il rapido sviluppo della flora, con il cambiamento del livello
del mare e con la dispersione dei continenti.
Tutti questi riscontri non
possono essere una semplice coincidenza; ciascuno di essi rappresenta di per
sé stesso la prova definitiva che la Terra si sta espandendo e,
collettivamente, quantificano un semplice processo di progressiva estensione
crostale precedente alla rottura, separazione e dispersione dei continenti
sino ai giorni nostri.
Note
sull’Autore:
James Maxlow è un geologo con oltre 25 anni di esperienza in
esplorazione/scavi sul campo.
Ha una laurea di secondo grado in geologia ed
attualmente sta completando un dottorato, sempre in geologia.
E capo
ricercatore presso la Terrella Consultants, società di consulenza geologica
con sede in Australia Occidentale dedita alla ricerca ed alla diffusione
della Tettonica di Espansione Globale; la società valorizza ed incoraggia
contributi professionali da una rete planetaria di ricercatori dediti
all’indagine sull’espansione della Terra.
Tratto
da: www.geocities.com/Capecanaveral/Launch-pad/6520/
- jmaxlow@enternet.com.au
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