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Il
termine "fantasma" evoca subito alla nostra immaginazione
storie inquietanti o ricordi d'infanzia, quando avevamo ancora la
capacità di usare quel dono prezioso che è la fantasia -
vedi:
Chi
siamo
+
Morte
cosa sei ?
+
Reincarnazione
E' un termine,
d'altra parte, ormai riservato più al mondo della tradizione che a
quello delle oggettive osservazioni che si possono fare sul problema
della possibilità di "manifestazioni dall'aldilà" o
comunicazioni fra defunti e viventi. Quello che conosciamo come
"spiritismo" è solo una delle più recenti metodologie, in
vari ambiti trasformatesi in una sorta di vera e propria religione, che
pretende di codificare leggi ed ambiti di queste comunicazioni. Ma
l'uomo, da sempre, ha tentato l'impresa, forse la più ardua che possa
tentare, di gettare "un ponte" fra la vita e quello stato
ancora sconosciuto che noi chiamiamo "morte".
Non esiste
praticamente civiltà del passato, o del presente, che non abbia le sue
credenze sull'aldilà, e la maggior parte di esse hanno sempre, in
qualche modo, ammesso la possibilità di contatto fra i viventi e
coloro che non ci sono più. In alcune culture, queste pratiche venivano rigorosamente riservate ad una casta speciale di sacerdoti o ad
individui ritenuti sapienti, coloro che erano iniziati ai misteri inconoscibili
per il volgo. In altre, i limiti fra il mondo dei viventi e quello dei
defunti è così tenue che si può dire che la loro società è
strutturata in modo tale da evidenziare una sorta di
"convivenza", fatta anche di quotidianità, fra vivi e morti.
Chi volesse cancellare dalla storia umana tutto ciò che non è
"razionale" o cartesiano dovrebbe arrendersi all'evidenza, almeno in questo campo: la credenza che sia possibile, in
un qualsiasi modo, comunicare con coloro che chiamiamo defunti è parte
stessa dell'essere umano e, caso mai, potrà solo evolversi, modificarsi
in base a quell'auspicato "nuovo corso" della scienza che è
in parte consistente già iniziato e che ci permetterà di concepire la
realtà in modo radicalmente diverso, più completo, uscendo dal
"locale" delle attuali conoscenze per entrare in un "non
locale" molto più ampio dove tutto può coesistere secondo schemi
armonici che non entrano in conflitto fra loro.
E' scontato che chi
concepisce la vita come un momentaneo passaggio fatto di esperienze
prive di vero significato al termine del quale troveremo esattamente ciò
che c'era prima, e cioè il nulla, non ha motivo per continuare a
leggere questo capitolo, ma a coloro che, fra i miei lettori, fossero
particolarmente curiosi di sapere il mio parere sulla possibilità o
meno di comunicare con i defunti, dirò che, prima di tutto, dobbiamo
considerare attentamente se vale la pena di adottare il termine
"comunicazione".
Ancora una volta, una semplice considerazione semantica ci può aiutare.
Il termine "comunicazione" presuppone che due soggetti
comunicanti fra loro siano posti in diversi luoghi, anche se magari
molto vicini. In fondo, anche conversare nella stessa stanza è
comunicare attraverso la parola.
C'è, comunque, sempre una distanza,
diciamo così, spaziale fra i soggetti comunicanti. Ma siamo sicuri che,
nel campo delle ipotizzabili "comunicazioni" con i
defunti, si tratti di mettere in relazione alcuni soggetti
"distanti" da altri? In altre parole: come ci immaginiamo che
sia la comunicazione con l'aldilà ?
Una sorta di discesa dal cielo ? Una
specie di spostamento effettuato dallo spirito del defunto, magari
tramite il volo, da un luogo sconosciuto al nostro mondo ?
Credo che questo sarebbe un
grossolano errore.
D'altra parte, se ci addentriamo in ulteriori
considerazioni, vediamo, però, che si può considerare
"comunicazione" anche qualcosa che non ha niente a che vedere con spostamenti più o meno fisici: la
preghiera.
La preghiera, ci assicurano i mistici e gli uomini di fede,
raggiunge sempre l'oggetto della nostra devozione, del nostro ricordo.
Ma qui siamo in un campo molto peculiare, quello della fede, un ambito
cioè che è a sé stante, assolutamente inattaccabile da qualsiasi
parte lo si volesse attaccare. Tuttavia, un collegamento con un genere
di risposta meno trascendentale ci potrebbe essere, perché io ipotizzo che l'unico veicolo attraverso cui si può comunicare fra le
dimensioni sia il pensiero. E la preghiera, fra l'altro, mette in moto
indubbiamente il nostro pensiero.
Ma, allora, se la presunta
comunicazione fra vivi e "morti" non avviene tramite un qualche spostamento spaziale, come può
realizzarsi ? Una
risposta potrebbe essere: attraverso varchi temporanei tra due livelli coesistenti di realtà.
Il concetto che nulla
si distrugge e che tutto si trasforma non va applicato unicamente al
piano strettamente fisico.
Il pensiero, come abbiamo visto, è un
prodotto della mente e pertanto se, ad un certo punto, il corpo ed il
cervello si trasformeranno in elementi semplici con il loro disfacimento
fisico, che ne sarà, appunto, di pensiero e mente ?
A questo punto,
dobbiamo rifarci, sia pur brevemente, alle considerazioni trattate nella
conversazione "Concatenazioni", nel quale vedevamo, appunto,
come il quadrinomio "elaborazioni", "pensiero",
"cervello" e "mente" sia la manifestazione di un
processo in essere collegato e progressivo.
Pertanto, se qualcosa è un
tutto unico, anche la sua "fine" dovrà essere collegata. In
quella che noi chiamiamo "morte", in effetti, noi assistiamo
solo a delle trasformazioni, compresi i due fattori "pensiero" e
"mente".
Due fattori tornano alla terra, per usare
un'espressione un po' d'effetto, e gli altri due ?
Le teorie
spiritualiste più interessanti, al di là di quanto ci suggeriscono le
varie fedi, ci dicono che pensiero e mente sono riassunti nell'elemento
"spirito", ovvero un quid immateriale e privo di forma che
sussiste in ambiti energeticamente diversi da quello in cui si manifesta
la materia.
Noi sappiamo che tutto è energia e la scienza, oggi, arriva
ad ipotizzare scenari che potrebbero accordarsi benissimo con le
affermazioni degli spiritualisti. Vediamo che potrebbero esistere
infiniti universi poiché la materia, ridotta ai suoi più minimi
termini, sorta di scariche elettriche subatomiche chiamate
"quark", potrebbe avere una serie di "stringhe" o
addirittura di "campi vibrazionali" da cui possono generarsi
svariati universi e, perché no, anche quello in cui andremo dopo la
morte del corpo fisico.
Non troveremo, cioè "spazi nuovi", ma
rimarremo nel tutto illimitato in cui già ci troviamo, solo in un altro
tipo di universo.
Torniamo , allora, ai "varchi: quello che resta da appurare, a
questo punto,
è se sia possibile che due "universi" possano occasionalmente
entrare in comunicazione e se sì come.
Il vecchio spiritismo, le svariate pratiche di presunti contatti con
l'aldilà, l'utilizzo stesso della medianità, mi paiono essere goffi
tentativi, sondaggi con i limitati mezzi di cui disponiamo per entrare
in un ambito forse accessibile in diversi altri modi.
Gli orientali, ma
anche le varie scuole esoterico-sapienziali di tutti i tempi, ci
suggeriscono metodi particolari di alterazione della coscienza
attraverso cui accedere agli "altri universi" ma non è fra
gli scopi di questa conversazione approfondire tali metodi; quello che a noi ora interessa stabilire è se
esiste la possibilità di "varchi", di temporanei
"passaggi" fra il nostro mondo e quello in cui andremo dopo
morti. Io credo che l'apertura di varchi sia consentita. Nulla, in
natura, è a sè stante e, ancora una volta, il ragionamento analogico
deduttivo proprio del pensiero esoterico ci può dare una mano. Noi sappiamo che ogni ordine fenomenico, ogni essere
vivente,sono collegati fra loro, sia a causa delle loro comuni origini
che della propria specificità costitutiva.
Non troveremo mai un essere,
per quanto piccolo, nè un fenomeno, per quanto trascurabile, che potrebbe esistere
indipendentemente da tutto il resto ed anche un vostro capello, la punta
della vostra matita o il naso del vostro cane sono inscindibili dal
Tutto.
Attenzione, però: anche il Tutto è inscindibile da essi !... Pertanto,
dove c'è un'appartenenza, diciamo pure una "discendenza", c'è anche un canale comunicativo. Possiamo
chiamarlo "varco".
Nel campo delle comunicazioni
interdimensionali, questi varchi sono con ogni probabilità costituiti
da sorte di "sbalzi energetici" o variazioni che non reputo
improbabile vengano un giorno misurate addirittura dalla nostra scienza.
Uno di essi potrebbe essere costituito da quella che io chiamo la
"memoria emozionale dei luoghi", ovvero la teoria che le
emozioni, secondo cui gli eventi stessi e forse parte di chi li ha vissuti, coesistano per un tempo
indefinito col nostro tempo.
By Antonio Bruno
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della Reincarnazione - video importante
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