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Eccolo.....:
Il
pericoloso circuito tra povertà, malattie infettive, degrado ambientale e
crescente competizione per...
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21/01/2005
Il
vero "asse del male" non sono gli "stati canaglia", ma
il "pericoloso circuito tra povertà, malattie infettive, degrado
ambientale e crescente competizione per l'accesso al petrolio ed altre
risorse".
E' il chiaro atto d'accusa verso la Casa Bianca che emerge dallo "State
of the World 2005",
l'ultimo rapporto del prestigioso Worldwatch Institute.
La
"lotta al terrorismo sta spostando l'attenzione del mondo dalle reali
cause di instabilità" -
notano
i curatori del Rapporto.
Il terrorismo viene letto, come sintomo di un'insicurezza globale, spesso
effetto perverso della drammatica interazione tra povertà, degrado
ambientale e diffusione delle malattie.
Quelli che i curatori del rapporto
chiamano i «problemi senza passaporto» generano e alimentano le
condizioni in cui l'instabilità, la guerra e gli estremismi politici
prosperano.
Tutto ciò sta conducendo il mondo in una spirale pericolosa in cui il
tessuto connettivo delle nazioni è compromesso, la capacità di «governo
politico» delle crisi è ormai nulla e si sviluppa la radicalizzazione.
«Affrontare queste sfide - scrivono gli esperti del Worldwatch - richiede
una strategia che dia risalto ai programmi di prevenzione, piuttosto che
risposte di tipo militare».
"Un
mondo più giusto e sostenibile è un mondo sicuro" - spiegano i
curatori. "Piuttosto che continuare a rafforzare il potere militare,
i governi devono raddoppiare gli sforzi per salvaguardare la vita umana e
l'ambiente, devono pensare al disarmo e alla ricostruzione post-bellica e
ridisegnare le Nazioni Unite se vogliono dei cambiamenti nel futuro".
Sono sostanzialmente tre, secondo gli autori, le azioni che i governi
devono mettere in pratica. Prima di tutto rafforzare la cooperazione
internazionale per rispondere al meglio ai problemi della povertà, delle
malattie e dell'inquinamento; in secondo luogo supportare, attraverso uno
spostamento delle risorse destinate agli armamenti, i Millenium
Development Goals,
gli obiettivi fissati dall'Onu per il 2015 e infine sostenere delle
iniziative ambientali e dei programmi di monitoraggio comuni.
Sono
impressionanti i dati forniti dal Rapporto 2005 dal titolo "Redefining
Global Security" del Worldwatch Institute, l'istituto americano che
dal 1984 pubblica annualmente il rapporto sulla salute del Pianeta.
Oggi nel mondo quasi due miliardi di persone soffrono la fame e la
sicurezza alimentare è insidiata spesso dai fattori quali la disponibilità
d'acqua, la proprietà fondiaria e l'accesso alle risorse, la povertà e
il degrado ambientale. Uno dei maggiori ostacoli alla sicurezza alimentare
sono i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità e l'aumento
delle malattie.
Il Rapporto segnala infatti che 14 milioni di persone muoiono per malattie
infettive e numerose malattie, come tubercolosi e malaria, stanno tornando
a costituire una minaccia accrescendo la loro diffusione geografica e
molti nuovi virus sono stati identificati durante le ultime tre
decadi.
Oggi dai 34 ai 46 milioni di persone sono infettate dall'Hiv, soprattutto
nei paesi meno sviluppati.
In Africa l'Aids sta
falcidiando tutta la generazione di mezzo, i giovani dai 15 ai 40 anni, e
dunque la fascia produttiva della società. Ogni giorno 6.000 africani
muoiono di Aids.
Uno
dei maggiori elementi di instabilità politica e sociale è rappresentato
dal petrolio, o meglio dal massiccio uso di questo combustibile fossile
come fonte primaria di produzione di energia.
La produzione di petrolio ha raggiunto il tetto in 33 dei 48 maggiori
produttori mondiali e la forte dipendenza dal petrolio alimenta le rivalità
geopolitiche, le guerre civili e le violazioni dei diritti umani. Ma non
solo: la sicurezza economica delle nazioni che offrono e acquistano
petrolio è compromessa dalle oscillazioni del prezzo e dalle stesse
opportunità di rifornimento.
E il ruolo del petrolio nell'insidiare la stabilità climatica -
l'utilizzo di combustibili fossili è la prima causa di emissioni di
anidride carbonica che causa l'effetto serra - rappresenta una grave
minaccia per la sicurezza dell'umanità, nota il rapporto.
250
milioni di persone sono già vittime dei cambiamenti climatici, un numero
che è triplicato rispetto al 1990. E sono ormai 9,7 milioni i
"rifugiati ambientali", mentre una persona su 370 (17,1 milioni)
è costretta a lasciare casa.
Il
trend di crescita della popolazione è in lenta diminuzione, ma in 100
Paesi i giovani tra 15 e i 29 anni sono più del 40% degli adulti. Ma le
opportunità economiche sono particolarmente limitate in Medio Oriente ed
in Africa sub-Sahariana, in cui il 21-26% dei giovani sono
disoccupati.
Nel mondo più di 200 milioni di giovani sono senza lavoro o non
guadagnano abbastanza per sostenere una famiglia e, sottolinea il
rapporto, «possono essere una forza destabilizzante se il loro scontento
li spinge al crimine o nelle insurrezioni o nei gruppi che si alleano con
quelli estremisti».
Nonostante
tutto questo continua la corsa agli armamenti, per la quale ogni anno nel
mondo si spendono complessivamente quasi 1000 miliardi di dollari, una
spesa a cui i paesi in via di sviluppo contribuiscono per un quinto. Con
le cosiddette piccole armi usate nei conflitti armati vengono uccise 300
mila persone ogni anno e altre 200 mila muoiono in seguito a
bombardamenti.
Almeno un quarto delle 50 guerre e conflitti degli ultimi anni è dovuto
allo sfruttamento del petrolio, che ha provocato finora la morte di cinque
milioni di persone. Questi problemi, mettono in allarme gli autori,
rischiano di far cadere il mondo in una spirale senza uscita. Otto stati
nel mondo dispongono di 28mila ordigni nucleari. 6 Paesi posseggono armi
chimiche, il 98% delle quali appartengono a USA e Russia.
L'unica
risposta possono fornirla i governi, ripensando seriamente alla propria
struttura e prospettive per il pianeta - conclude il rapporto. [GB]
Tratto
da:
www.unimondo.org
vedi:
FINANZA
- POLITICA + Controllo
del Mondo
+
Vaccinazioni
di massa, panacea o strumento maltusiano della
tecnocrazie ?
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I veri
padroni del mondo
Un esempio: Nixon traditore della patria (U.S.)
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