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Medicina Antica o
Tradizionale
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vedi:
Medicina Alternativa
+
Big Pharma
La medicina "antica", lo definisce la parola
stessa, e' antica di milioni di anni ed e' stata
inventata dall' "uomo naturale - homo
naturalis", che viveva in
simbiosi
con madre Natura, uomo che ha preceduto
il cosiddetto "homo sapiens" il distruttore
della natura.
La Medicina Tradizionale e' la
SOLA
medicina
che proviene dalle tradizioni (leggasi sapienza)
dei vari popoli della Terra.
Quando la
medicina
allopatica si permette di qualificarsi come
"medicina tradizionale" essa spaccia per "verita'
" una
grave
FALSITA'
perche l'Unica medicina
che proviene dalle
antiche tradizioni umane e' quella
detta Medicina Naturale !
La Vera Medicina e' SOLO quella che fa
guarire
il malato,
e lo rieduca a
non ammalarsi.
Ci sono tracce di trapanazione in crani
preistorici circa 100.000 anni fa; i primi
documenti scritti di quelle pratiche e di quell’esperienza
risalgono alle culture Babilonese ed Egizia, tra
il III e II millennio prima dell'era volgare.
L’attivita' medica appare, in queste culture, come
una funzione sacerdotale minore in via di
specializzazione progressiva, intrecciata con
credenze religiose e pratiche magiche ed in
rapporto con la convinzione che la maggior parte
delle malattie abbia origine divina e decorso
imprevedibile.
Da un lato c’e' la medicina dei Santuari, dove i
sacerdoti preparano i pazienti, con riti e
alimenti opportuni, a ricevere nel sonno
l’apparizione benefica del Dio che li libera dal
male.
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I PRIMI RIMEDI -
FARMACI ERANO ALGHE
E' stata scoperta la piu' antica farmacia del
Sud America: risale a circa 14.000 anni fa ed
era basata su composti di
alghe.
I frammenti di alghe, datati fra 14.220 e 13.980
anni fa, sono stati trovati in un sito
archeologico del Cile chiamato Monte Verde gia'
noto per essere il piu' antico villaggio delle
Americhe, mille anni piu' vecchio di tutti gli
altri scoperti nel nuovo continente.
La scoperta e' di un gruppo di ricerca
cileno-americano guidato dall'antropologo
Dillehay.
Come ha scritto e ci ricorda il filosofo Umberto
Galimberti, prima di
Ippocrate chi erano i medici se non i
sacerdoti ?
Ma se e' vero che la scienza poi si e’ distaccata
dalla religione, non e’ detto che questo avvenga
nella mente dei pazienti.
Il
malato
investe il
terapeuta ed il
medico di una dimensione
sacrale. Quando e' sul letto soffrente o morente
gli chiede ancora di salvarlo. Eppure e'
indispensabile un cambiamento nella cultura dei
medici
e della sanita’ mondiale, per recuperare
paradossalmente, il suo spirito originario.
Duemila anni fa il medico si occupava
dell´insieme della persona. Oggi, e negli anni a
venire, non potra' che ritornare ad essere così.
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La medicina
Tradizionale (quella che proviene dalla
tradizione):
un complesso di saperi e competenze
Secondo la
definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanita' (1976), la medicina tradizionale in
Africa e' “l’insieme di tutte le conoscenze,
l’utilizzo di sostanze, di misure e di pratiche
spiegabili e non, basate sulle fondamenta
socio-culturali e religiose di una specifica
comunita', che si appoggiano esclusivamente sulle
esperienze vissute e le osservazioni trasmesse
di generazione in generazione, oralmente e per
scritto, ed utilizzate per diagnosticare,
prevenire o eliminare un disequilibrio del
benessere fisico, mentale e sociale”.
La definizione
ufficiale mette in risalto alcune
caratteristiche delle medicine tradizionali,
complessivamente riscontrabili anche in altri
popoli originari el continente americano ed
asiatico: imprescindibilita' tra la dimensione
tecnica e culturale della terapia, centralita'
della dimensione spirituale, importanza
dell’esperienza e dell’osservazione,
trasmissione familiare del sapere, visione
olistica della salute.
La medicina
tradizionale e' un complesso di saperi e
competenze, che abbraccia sia la dimensione
concettuale che quella pragmatica, dimensioni
che si sostengono e si giustificano
reciprocamente. I trattamenti tradizionali si
basano sull’utilizzo di piante naturali, che e'
accompagnato quasi sempre dall’esecuzione di
rituali e di formule verbali che concorrono a
conferire al rimedio il suo potere terapeutico.
La medicina tradizionale e' quindi un insieme di
tecniche farmacologiche, religiose, rituali,
magiche, che acquisiscono senso proprio dalla
loro interazione e si radica nei dispositivi
culturali di una comunita' specifica che a tale
risorsa fa riferimento per curarsi.
Le conoscenze e
competenze della pratica terapeutica
tradizionale possono non essere immediatamente
riconducibili ad una logica empirico-scientifica
che ne verifica la validita' e la veridicita'
attraverso la sperimentazione ed il metodo
razionale.
Infatti, sebbene la medicina
tradizionale ricorra ad un sistema di causalita'
razionale per identificare l’origine e la
ragione dell’evento patologico,
l’interpretazione che viene data della malattia
fa riferimento spesso alla dimensione
spirituale. Oltre alla diversita' dei meccanismi
eziologici, la medicina tradizionale si
contraddistingue dalla biomedicina anche per cio'
che riguarda l’efficacia terapeutica, che nel
caso di trattamenti tradizionali si svincola
dall’ideologia dell’oggettivita' e si dispone su
un piano che potrebbe essere definito della
a-razionalita', perché non regolato
cartesianamente dall’imperativo della
spiegazione fondata sulla ragione, ma
contaminato fortemente dalla sfera del magico e
del simbolico.
Le conoscenze della
medicina tradizionale in Africa vengono apprese
quasi sempre all’interno della famiglia,
attraverso un apprendistato prolungato nel
tempo, che si sostanzia principalmente con le
esperienze e con le osservazioni personali o
trasmesse dagli anziani. Non ci sono istituzioni
dedite all’insegnamento della pratica
terapeutica tradizionale, ma sono le singole
unita' familiari a preparare i “prescelti” delle
nuove generazioni alla cura delle
malattie
secondo le proprie specifiche competenze,
secondo un percorso di vera e propria
iniziazione.
Nelle culture indigene amazzoniche, procedendo
anche qui con una certa generalizzazione, a
fianco di una sfera “domestica” di cura dei
malesseri piu' diffusi attraverso erbe
(conoscenze patrimonio delle donne e trasmesse
da madre a figlia), vi e' la sfera
medico-rituale. In questo caso, gli
“apprendisti” vengono adottati da un “maestro”
anche esterno ai nessi familiari. Il percorso da
apprendista a maestro dura moltissimi anni, con
lunghi ritiri nel bosco, periodi prolungati di
digiuno ed altre prove.
La medicina
tradizionale e' preposta concettualmente ed
operativamente alla prevenzione e cura delle
malattie e viene utilizzata nei processi di
costruzione della salute, con lo scopo di
diagnosticare e eliminare ogni disequilibrio
psico-fisico e sociale dell’individuo. La
malattia viene infatti concepita come il
risultato della rottura di uno stato di
equilibrio interno all’individuo o tra esso e
l’ambiente in cui vive, visibile ed invisibile,
e conseguentemente il trattamento tradizionale
affronta l’evento patologico in modo complesso
ed articolato, considerando la dinamica di
interazione tra le diverse parti della persona e
con il contesto che la circonda.
L’approccio
olistico della medicina tradizionale
contrasta con quello biomedico, secondo il quale
vengono trattati separatamente i singoli organi
come se fossero i soli responsabili del
malessere dell’individuo, e pone invece al
centro dell’intervento la condizione complessiva
del malato e la sua totale situazione
esistenziale ed ambientale.
In America Latina, laddove persistono radici
indigene profonde, alla patologia come rottura
dell’equilibrio individuo/consteso, si somma
spesso una dimensione comunita'/contesto,
richiedendo pratiche collettive che ricompongano
un “ordine-del-mondo” e una coerenza culturale
messa in discussione dall’infrazione di alcune
regole.
Le prerogative messe
in evidenza non vogliono pero' determinare una
rappresentazione irreale ed omologante delle
singole pratiche terapeutiche tradizionali: non
si puo' infatti parlare di un’unica medicina
tradizionale in Africa o in America, dove ne
esistono manifestazioni diverse secondo i
contesti in cui si originano, né si puo' pensarle
staticamente, come se fossero sistemi di cura
immobili ed isolati, non soggetti al
cambiamento.
Elemento comunque comune tra le diverse medicine
tradizionali e' la condivisione del modo di
percepire e raffigurarsi il mondo tra il
terapeuta ed il malato: e' tale rapporto di
interrelazione coerente e d’intesa tra i due
soggetti, facenti riferimento allo stesso
immaginario e ad una visione socio-culturale
compartecipata della malattia e dell’ambiente,
ad assumere una rilevanza fondamentale nel
trattamento e nell’efficacia della cura
tradizionale.
Al carattere integrale della medicina
tradizionale, che assume e tratta l’individuo
nella globalita' dei fattori che lo possono
riguardare, quella di tipo occidentale oppone un
carattere settoriale e specialistico, vantando
una ipertecnologizzazione, che pero' la rende
disinteressata alla dimensione socio-culturale
del soggetto malato ed incapace di coglierlo in
relazione all’ambiente esterno, dal momento che
essa interpreta sempre la malattia come la
conseguenza di cause disfunzionali naturali di
tipo biologico-chimico.
I sistemi terapeutici tradizionali andini ed
amazzonici, per esempio, sono di fatto
ampiamente “contaminati” da elementi,
riferimenti simbolici, oggetti re-interpretati,
provenienti dalla cultura occidentale o
meticcia. Va quindi colta la natura dinamica di
questi sistemi di conoscenze, che per questo
possono essere definiti “sistemi aperti” ed
ancora “vivi”, capaci di assumere, decodificare
e ricostruire percorsi e simboli all’interno del
loro orizzonte culturale.
A partire dagli anni
’70, la politica sanitaria internazionale ha
cominciato ad interessarsi alla medicina
tradizionale, riconoscendone progressivamente
l’importanza come risorsa terapeutica ed
accettando il ruolo rilevante dei terapeuti
tradizionali per il soddisfacimento dei bisogni
di salute. In Africa, in accordo con i principi
dell’assistenza sanitaria di base, i guaritori
sono stati coinvolti in programmi di sviluppo
comunitario, soprattutto in materia di
nutrizione, salute materno-infantile,
programmi
di vaccinazione, lotta contro le malattie
dette impropriamente "trasmissibili" e trattamento delle affezioni
croniche, riciclandoli per renderli in grado di
somministrare delle cure primarie, anche
utilizzando i rimedi tradizionali giudicati
validi.
L’idea alla base di simili interventi e'
stata quella di integrare la medicina
tradizionale all’interno del sistema sanitario
nazionale, non senza ambiguita' pero' sul ruolo da
attribuirle.
La logica dell’integrazione, infatti, presuppone
la fusione dei due sistemi di cura, a vantaggio
di quello convenzionale che e' in grado di
esercitare una pressione maggiore nel loro
rapporto di forza, con conseguente assimilazione
o fagogitamento delle risorse terapeutiche
tradizionali.
Terra Nuova, che da
tempo si occupa di medicine tradizionali
all’interno del
Programma Bandiagara in Mali, promuove
l’articolazione tra medicina tradizionale e
quella convenzionale, contro ogni dinamica
riduzionista di annullamento delle differenze.
Articolare le due medicine, infatti, significa
favorire il consolidamento di un loro rapporto
negoziale e paritario e costruire un sistema di
collaborazione tra gli operatori dei due sistemi
di cura all’insegna del rispetto sincero e del
mutuo riferimento dei malati. Una simile
formulazione progettuale e' stata possibile anche
grazie al processo di riflessione e confronto
riguardante i temi delle medicine tradizionali a
cui TN, insieme ad altre ONG italiane e
straniere, ha partecipato negli ultimi anni.
Un percorso simile in quanto ad approccio
strategico ed operativo, e' quello realizzato nel
Progetto interculturale e produttivo
Yayusa, che si svolge con una popolazione
indigena dell’amazzonia peruviana.
Tratto da:
http://www.terranuova.info
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Pochi sanno che il primo uomo,
storicamente documentato, ad usare erbe e funghi
medicinali e probabilmente anche l'agopuntura,
fu anche un europeo: Otzi, l'uomo di Similaun,
ritrovato nel 1991 mummificato in Alto Adige (Italy), e
risalente al 3.300 a.C. Sulla sua pelle sono
stati identificati numerosi tatuaggi, eseguiti a
scopo curativo.
Gia' nella Grecia e Roma antica i medici
praticavano incisioni e posizionavano scaglie di
metallo nelle orecchie dei pazienti a fini
terapeutici, un trattamento continuato nel
Medioevo e nel Rinascimento. Ma ancora oggi,
nelle campagne italiane, si esegue la
cauterizzazione del padiglione auricolare per il
trattamento del mal di schiena.
Il programma del congresso prevede anche una
sessione libera (5 ottobre) interamente dedicata
ai pazienti e a quanti intendono presentare le
proprie esperienze di medicina tradizionale e
popolare.
Medicina Tibetana - Origini della
Medicina (Brama) - Il BUDDA della Medicina
- vedi:
Medicina Ayurvedica
Secondo i Tibetani tutta la conoscenza medica ha
un'origine sacra ed e' attribuita alla saggezza
dei Buddha.
Il Buddha che insegno' la medicina a Brahama fu
il Buddha Kashyapa, il terzo nella linea dei
Buddha del nostro universo. Secondo la mitologia
buddista, nella prima parte del ciclo temporale
del ns. universo, gli esseri umani vivevano
assorbiti in stati di profonda meditazione,
avevano poteri miracolosi, emettevano luce dal
corpo e non avevano mai bisogno di mangiare.
Ma un giorno un po' di bitume cadde sulla terra
ed un uomo lo raccolse e lo mangio'...e si
ammalo'. Così l'indigestione fu il primo male
ed annuncio' la fine dell'eta' dell'oro. Il dio
Brahama apprendendo della malattia dell'uomo,
provo' compassione e volle subito curarlo.
Istantaneamente Brahama ricordo' un insegnamento
medici di Kashyapa Buddha: l'acqua bollente
cura le indisposizioni digestive. La
prescrisse, l'uomo fu guarito e così ebbe inizio
la medicina tibetana.
L'acqua bollita e' ancora un rimedio
fondamentale della medicina tibetana per ogni
tipo di disturbo digestivo: deve essere bollita
per almeno 20 minuti,
per poter portare l'acqua ad un essenza liquida
purificata, poi si beve.
Medicina Ebraica antica
E’ una medicina chiaramente di tipo religioso, Dio
e' l’unica fonte di malattia e di risanamento, per
cui solo il sacerdote, l’uomo scelto da Dio, e'
considerato strumento di guarigione; il medico
viene tenuto in grande considerazione, ma e' la
divinita' ad aver creato le piante e tutti i
medicamenti: alimentazione, prevenzione ed igiene
sono marginali rispetto al precetto religioso.
Medicina Assiro
Babilonese
E’ una medicina religiosa e magica: l’ira di una
divinita' verso una persona permette ai demoni
maligni di aggredirla causando in tal modo la
malattia; il concetto magico ha invece risalto
nella parte terapeutica, nell’attuazione cioe'
degli esorcismi.
Nella fase diagnostica le due concezioni vanno di
pari passo e un ruolo preponderante e' giocato
dall’ispezione del fegato, ritenuto l’organo piu'
importante in quanto fonte di sangue.
Bisogna poi ricordare la parte dedicata alla
chirurgia compresa nel Codice di Hammurabi: vi e'
una vera e propria serie di norme deontologiche in
cui sono riportati compensi e pene per chi
esercita questa attivita'.
Medicina Egizia
E’ una medicina basata su un empirismo illuminato:
ritroviamo una concezione biologica, la conoscenza
dei vari quadri sintomatologici e la farmacologia.
Gli Egizi avevano compreso che l'alcool scioglieva
gli alcaloidi vegetali contenuti nelle piante,
molto meglio dell'acqua e quindi utilizzavano il
vino per formulare veri e propri rimedi
sciropposi.
Gli elementi che costituiscono la sapienza medico
empirica vengono trattati solo in libri sacri
accessibili unicamente agli iniziati.
Risultano molto precise le indicazioni relative
alla terapia (nel papiro di Ebers sono menzionati
500 diversi medicamenti) ed alle sue varie forme
di confezionamento e di somministrazione: polveri,
tisane, decotti, macerazioni, pastiglie erano
perfettamente conosciuti. Assai progredita era
inoltre la chirurgia e la sutura delle ferite.
Esistevano medici specialisti nelle malattie
urinarie, nelle patologie delle orecchie, degli
occhi e della pelle.
Druidi e medicina celtica
Diancecht e' il primo Druido, di ascendenze divine,
da cui proviene tradizionalmente la conoscenza dei
segreti curativi della natura.
Le antiche popolazioni celtiche vivevano in
un'Europa coperta da boschi e foreste,
completamente immerse nella natura e con il mondo
vegetale. In questi boschi si aggiravano i druidi
alla ricerca di piante officinali e di erbe con
proprieta' magiche e fitoterapeutiche.
Nel mondo celtico, in cui e' inconcepibile una
separazione netta tra realta' sensibile e realta'
sovrannaturale, la funzione dei guaritori druidi
e'
collegata alle energie misteriose della vita; la
loro medicina si inscrive in un contesto in cui il
sacrificio offerto alla generosita' della Terra, il
rispetto di precisi rituali simili allo
sciamanesimo, sono importanti quanto le
proprieta' chimiche della pianta: e' anzi grazie a
queste operazioni che essa puo' con efficacia
svolgere la propria funzione curativa.
Nell'antichità il sacerdote svolgeva anche
le funzioni del medico, l'esempio più chiaro è
quello dei druidi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Druido
+
http://www.immaginario.net/celti/druidi.htm
Medicina Andina
L'antica medicina peruviana considerava l'uomo in
senso
olistico, da punto di vita fisico,
istintuale, emozionale, mentale e spirituale. Essa
studiava il rapporto tra l'uomo e la Natura
Esterna, Hanan, come il sole, la luna, l'energia
cosmica e l'energia tellurica, e tra l'uomo e la
sua Natura Interna, Hurin.
L'Hurin e' la natura interna ed e' costituita da tre
livelli: il mondo istintivo, il mondo affettivo e
il mondo del pensiero.
Tra i tre livelli esisteva un’interrelazione
armonica. Quando questa relazione veniva alterata
si rompeva l'equilibrio tra la natura esterna e
quella interna L'armonia tra la natura esterna e
quella interna si traduceva in salute, mentre la
disarmonia era segno di malattia.
Conoscevano l'energia chiamata Kallpa che permea
ogni essere umano e tutta la natura. Per questo
utilizzavano molti simboli per descrivere
l'energia: fulmine per l'energia elettromagnetica
e arcobaleno per le diverse vibrazioni di quella
energia. I guaritori, usavano l'osservazione del
malato, la premonizione, la chiaroveggenza, la
telepatia e l'intuizione, per fare diagnosi.
Si servivano di conoscenze di erboristeria,
mineralogia, zoologia e biofisica per preparare
rimedi medicinali e utilizzavano conoscenze di
psicoterapia, cromoterapia, aromaterapia,
percezione sovrasensoriale, fisioterapia, ipnosi,
massaggi, viaggi nel tempo e nello spazio e l'arteterapia
(canto, danza e musica) per risolvere i problemi
fisici, mentali e spirituali e aiutare il paziente
a ristabilire l'equilibrio tra natura esterna e
natura interna. - vedi:
Tecniche di medicina naturale +
Tecniche di medicina spirituale
Essi consideravano (NdR: saggiamente) che
l’origine di ogni
malattia fosse un
disturbo
spirituale, poi mentale e solo alla fine fisico. "Quando
l'allievo e' pronto il maestro appare, sotto forma
di fulmine, tromba d'aria o malattia”.
L'apprendistato durava molti anni, gli studenti
imparavano da grandi maestri che trasmettevano le
loro conoscenze una alla volta: l'allievo
cominciava ad imparare le guarigioni piu' semplici
e via via arrivava ad imparare i poteri
extrasensoriali, i meccanismi della vita e della
morte, il percorso dell'energia e l'arte di
riportare l'equilibrio in una persona.
Lo scopo degli uomini di medicina era aiutare a
vivere bene e in armonia e, quando il ciclo della
vita era concluso, aiutare a viaggiare verso
un'altra dimensione, la morte, in pace e senza
sofferenze.
La medicina Greca
Nella Grecia Antica la medicina entro' a far parte
del grande movimento filosofico ed assunse
maggiori caratteristiche scientifiche. e'
testimoniata fin dai tempi di Omero la presenza di
medici laici, attivi presso i palazzi dei signori,
nelle Citta' e nelle loro campagne.
La medicina dei
tempi omerici ha gia' i caratteri di una
professione, ben ordinata su basi sicure.
Esiste una nomenclatura delle varie parti del
corpo, identica a quella che riscontriamo piu'
avanti negli scritti di
Ippocrate.
Le descrizioni delle cure, specialmente delle
ferite, dimostrano una sicura esperienza e pare
che l’opera del medico e del chirurgo siano gia'
nettamente distinte. Nell’intera antichita' greca,
la guarigione fu considerata essenzialmente un
fenomeno spirituale e fu associata a molte
divinita'.
Presso i Greci Esculapio, figlio di Apollo,
divenne nella mitologia il dio della medicina e
gli vennero dedicati templi che erano veri luoghi
di cura dove accorrevano malati e pellegrini.
Lo stesso Pitagora si occupo' di fisiologia ed
epidemie, Lisippo affermo' che nulla avviene senza
una causa, Epicarpo sostenne che solo la natura
puo' intendersi di cio' che e' salutare.
I medici Greci formarono corporazioni mediche, che
promossero una forma di medicina fondata su
conoscenze empiriche.
La medicina, dunque, e' un’arte a sé esercitata da
uomini esperti, che ad essa si dedicano e per tale
opera sono remunerati.
Le guarigioni ottenute
vengono iscritte dai pazienti grati sulle
tavolette, molte delle quali sono state ritrovate.
Democede di Crotone -
Tra medicina religiosa e medicina laica
- 18/12/2015 - By
Giuseppe Squillace
La figura di Democede di
Crotone, medico vissuto tra le seconda metà del
VI secolo a.C. e la prima metà del V,
rappresenta il connubio perfetto tra medicina
religiosa praticata nei santuari di Asclepio e
medicina laica praticata da medici itineranti,
che dall’osservazione del malato traevano
diagnosi e terapie.
Nel lessico bizantino della Suda (X secolo d.C.)
si legge infatti che il padre di Democede, un
certo Callifonte, prima di trasferirsi a
Crotone, era stato sacerdote di Asclepio a Cnido.
Conosceva dunque l’arte della medicina che, come
era consuetudine nel mondo antico almeno fino a
Ippocrate (V-IV secolo a.C.), era tramandata da
padre in figlio.
Le informazioni più
dettagliate su Democede provengono dallo storico
Erodoto di Alicarnasso (V secolo a.C.) che, in
un lungo passaggio delle sue Storie (libro III,
capitoli 129-134), racconta che Democede,
entrato in dissidio col padre, decise di
trasferirsi in Grecia. Pur essendo privo degli
attrezzi di mestiere, Democede riuscì a
sbaragliare gli altri concorrenti nella pratica
della medicina e a diventare medico pubblico
degli abitanti di Egina. Questi gli corrisposero
come stipendio la cifra piuttosto elevata di 1
talento (circa 26 kg. di argento puro).
Dopo 1 anno Democede passò al servizio degli
Ateniesi, che gli offrirono uno stipendio di 100
mine (circa un talento e mezzo), per poi,
divenuto evidentemente celebre oltre confine,
diventare medico personale del potentissimo
tiranno Policrate di Samo che gli offrì lo
stipendio di 2 talenti.
Nel 522 a.C. Policrate venne ucciso dal satrapo
persiano Orete, che si impossessò di tutti i
beni del tiranno di Samo. Tra essi
rientrava anche Democede, che venne condotto in
prigione.
Poco tempo dopo Orete cadde in disgrazia presso
il re persiano Dario che, mandato a morte il suo
satrapo, ne fece condurre a Susa tutte le
ricchezze compresi gli schiavi.
La fortuna incontrò Democede proprio nella città
persiana. Durante una battuta di caccia,
infatti, Dario cadde da cavallo e si procurò una
microfrattura all’altezza del tallone.
Nonostante potesse contare su uno staff di
medici egiziani, i più validi a quel tempo,
tuttavia per sette notti e sette giorni non
riuscì a prendere sonno straziato da dolori
lancinanti. Venne a sapere allora che tra gli
schiavi di Orete si trovava Democede un valente
medico greco. Fattolo portare davanti a sé, gli
chiese se avesse competenze in medicina.
Democede dapprima negò temendo di restare per
sempre in Persia nel caso in cui avesse guarito
il sovrano, poi confessò temendo la tortura.
Usando medicamenti blandi
(forse cataplasmi) insieme a interventi più
robusti (manipolazioni), Democede fece ritrovare
a Dario sonno e salute. Il re lo ricompensò
dandogli non solo ricchezza, ma elevandolo al
ruolo di medico di corte al posto di quei medici
egiziani che si erano mostrati piuttosto
incompetenti.
Qualche tempo dopo - continua Erodoto - anche la
regina Atossa, moglie di Dario, patì un problema
di salute. Le nacque infatti un rigonfiamento
sul seno - una mastite con tutta probabilità
piuttosto che un carcinoma - che, gonfiandosi
suppurò e si aprì dando luogo a una piaga. Fino
a quando il male fu piccolo, la regina, per
pudore, lo tenne nascosto.
Quando invece si allargò fu costretta a chiamare
Democede che, non richiedendole in cambio nulla
di sconveniente ma soltanto l’aiuto a fare
ritorno a Crotone, la guarì. Proprio con l’aiuto
della regina Democede poté fare rientro in
patria dove sposò la figlia del noto atleta
Milone ed entrò a far parte dei circoli
pitagorici.
La storia di Democede, narrata
in forma romanzesca da Erodoto, attesta come
medicina religiosa e medicina laica fossero
complementari e rappresentassero due facce della
stesso settore.
La vicenda aiuta meglio a definire le
caratteristiche del medico che, già nel VI
secolo a.C., acquisiva le proprie competenze dal
padre, che a sua volta le aveva apprese dal
proprio padre secondo una trasmissione in linea
familiare; era medico itinerante spostandosi
laddove c’era bisogno delle sue prestazioni;
poteva lavorare come medico pubblico al servizio
di comunità, o come medico privato al servizio
di ricche famiglie, tiranni e re; riceveva uno
stipendio adeguato al ruolo che ricopriva e a
chi ne chiedeva e otteneva i suoi servigi;
arrivava a ricoprire tale ruolo dopo apposito
"concorso pubblico", nel quale, servendosi anche
di attrezzi di mestiere, era chiamato a mostrare
le proprie competenze.
Una professione, quella di
medico, che con Democede trova la prima chiara
attestazione, per poi affermarsi pienamente un
secolo dopo con Ippocrate di Cos e la sua
scuola.
Per maggiori informazioni sul tema trattato con
fonti e bibliografia relativa:
G. Squillace, I mali di Dario e Atossa, Modalità
di intervento, tecniche terapeutiche, modelli di
riferimento di Democede di Crotone (nota ad Hdt.
III 129-134,1)
G. De Sensi Sestito (a cura di), L'arte di
Asclepio. Medici e malattie in età antica, Atti
della giornata di studio, Unical 26 Ottobre
2005, Soveria Mannelli, Rubbettino 2008, pp.
29-62
G. Squillace, I balsami di Afrodite. Medici,
malattie e farmaci nel mondo antico, San
Sepolcro, Aboca Museum, 2015
L’autore, Giuseppe Squillace è Professore
Associato di Storia Antica presso il
Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università
della Calabria. I suoi principali interessi di
ricerca sono i seguenti:
La Macedonia antica con particolare riferimento
a Filippo II e Alessandro Magno; la medicina in
Magna Grecia tra VI e IV secolo a.C.; l’arte
della profumeria nel mondo antico con
particolare attenzione a Teofrasto e al suo
scritto *De odoribus*.
Tratto da:
http://wsimag.com/it/benessere/18724-democede-di-crotone
Medicina Romana
"La medicina
romana si connette alla
medicina di altri popoli
latini e alla medicina magica
etrusca: si narra che i figli
della Maga
Circe, esperta in farmaci,
divennero Principi etruschi, si
trovano cenni in scritti di
Eschilo e
Teofrasto, mentre
Esiodo parla della grande
rinomanza dei medici etruschi
(per esempio, le opere di
canalizzazione provano la
conoscenza dell'importanza che
davano alle acque putride). La
medicina romana e' inizialmente
solo sacerdotale, non c'era
l'esercizio della professione
medica, ma ogni
pater familias
conservava gli antichi costumi
popolari. Con l'arrivo a Roma
dei medici greci, (ostacolati
per esempio da
Catone custode proprio delle
tradizioni romane) la medicina
romana prende nuovi impulsi,
nascono le prime scuole e gli
esponenti piu' famosi sono
Dioscuride (le sue opere con
le prime nozioni di
farmacologia) e
Galeno da Pergamo nel II
secolo, che possiamo considerare
il fondatore della medicina
sistemica: infatti se
Ippocrate esprime nella
medicina la sua concezione
biologica-cosmica,
Galeno gli contrappone la sua
concezione morfologica-analitica.
Galeno afferma la dottrina della
patologia locale per cui ogni
malattia di ogni organo
costituisce un fattore a sé
stante. Roma diviene comunque
maestra di igiene sociale nel
mondo: gli acquedotti, le terme,
l'ordinamento dei parchi, la
sorveglianza igienica sugli
alimenti, le cloache e le leggi
sanitarie a difesa della salute
pubblica sono, attraverso le
scuole, conosciute e rinomate in
tutto l'impero; nel III secolo
tutto l'insegnamento e'
riordinato, la medicina greca e'
applicata, codificata
perfettamente, con evoluzione
nelle regole igieniche; esistono
ospedali anche militari, la
classe medica ha una posizione
importante nella societa' e nello
stato, la medicina legale e'
importantissima nel complesso
delle leggi e lo stato affida al
medico la cura e la
responsabilita' della salute del
cittadino. Anche il personale
non-medico e' formato e
valorizzato (esistono i
frictores e gli unguentari
che applicano unguenti e fanno
massaggi negli ospedali).
Con la caduta
dell'impero romano decade anche
la medicina romana, il Medioevo
si delinea con le sue grandi
epidemie e pestilenze e
centinaia di migliaia di
vittime. Con il sorgere del
Cristianesimo, il culto di
Esculapio-salvatore, e'
sostituito dal Cristo, medico
dell'anima e del corpo: il
Vangelo si rivolge agli ammalati
e si parla di guarigione come di
divino intervento.
La medicina
religioso-cristiana combatte le
formule magiche e promuove le
preghiere, l'imposizione delle
mani e le unzioni con olio santo
e studi e ricerche scientifiche
vengono considerati inutili.
L'influsso delle correnti
mistiche orientali incontra
questa medicina religiosa e si
fonde in una medicina popolare
che ricorre al culto di santi
guaritori (antico e non
dimenticato concetto), con il
tempo e con l'influsso bizantino
si trasformera' in medicina
conventuale".
Tratto da:
it.wikipedia.org
Ritrovate ed analizzate
pillole medicinali Romane,
ritrovate nei fondali marini
– 30/09/2010
Dai fondali del mare al
laboratorio. Le analisi del Dna
su queste medicine millenarie
hanno riscontrato la presenza di
diversi tipi di piante, dalla
cipolla selvatica al cavolo,
dalla quercia al girasole.
Robert Fleischer, direttore
dello Smithsonia Conservation
Biology Institute presso il
National Zoological Park di
Washington, ha confrontato
alcuni frammenti con le sequenze
del database dei geni gestito
dai National Institutes of
Health. "In ogni pastiglia
abbiamo trovato almeno dieci
piante", ha spiegato Fleischer a
Repubblica. it. "Alcuni estratti
sembrano essere più comuni di
altri, come l'alfa alfa, la
carota, la cipolla e la noce.
Altri corrispondono a
biancospino, Achillea
millefolium, Canavalia
ensiformis e ibisco,
probabilmente importato dall'est
dell'Asia o dalle odierne India
ed Etiopia. "In molti casi - ha
aggiunto il ricercatore - si
tratta di sostanze le cui
proprietà benefiche sono
elencate nei libri chiave della
medicina antica".
Tratto da: repubblica.it
Medicina Araba
La cultura araba dispone di una medicina
completa e sofisticata, con metodi diagnostici e
terapeutici altamente sviluppati ed una ricca
farmacologia. Nel medioevo la medicina europea
era molto influenzata dalla medicina araba (Avicenna),
tramite la Spagna moresca ed intermediari ebrei
(Averroe').
Per chissa' quali motivi, oggi e' quasi
sconosciuta in Europa e non dispone di adepti
europei come e' il caso per le medicine
orientali. Solo in communita' di immigrati
musulmani si trovano ancora tracce (maggiormente
religiose). Vista la diffusione islamica in
Africa, la medicina araba si e' mescolata con
tradizioni locali
sciamaniche ed animistiche; in Oriente,
con medicine di tradizione buddista e induista.
Le Erbe Medicinali
Un’antica leggenda narra che Esculapio, dio della
medicina, avesse imparato l’arte del curare dopo
aver visto una pecora, ormai in fin di vita,
sforzarsi di mangiare un'erba selvatica e dopo
recuperare forza e vigore.
L’uomo ha iniziato a curare i propri malanni
servendosi delle erbe spontanee osservando gli
animali che lo facevano istintivamente; l’uso dei
rimedi naturali vegetali e' poi proseguito per
millenni fino a trasformarsi in scienza delle erbe
medicinali o fitoterapia.
Le erbe medicinali coltivate nel Medioevo, come
salvia, rosmarino, cicoria e malva sono utilizzate
ancora oggi.
Ogni territorio detiene uno specifico patrimonio
di conoscenze relativo alle piante reperibili
nella propria zona, sul loro impiego e sulle
modalita' di raccolta e le erbe sono state
utilizzate nelle medicine di ogni cultura del
mondo.
Nella medicina popolare la componente magica
operava l’allontanamento delle forze maligne,
considerate come le cause della malattie, mentre
alle proprieta' delle piante era affidato il
compito di curare i sintomi.
Guaritori Popolari ed Antica Saggezza
Nel corso dei secoli, presso i popoli dell’area
mediterranea ed europea, la guarigione e' stata
praticata da guaritori popolari, guidati dalla
sapienza tradizionale, che vede nella malattia un
disturbo dell’intera persona, che coinvolge non
solo il corpo del paziente, ma anche la mente,
l’immagine che ha di sé, la dipendenza
dall’ambiente fisico, sociale e di credenze.
I guaritori popolari usavano una grande varieta' di
tecniche terapeutiche: talvolta con approcci
magici, talvolta empirici, talvolta olistici. In
comune, essi avevano la considerazione totale
dell’essere umano.
Con rituali e cerimonie, tentavano di influire
sulla mente del malato, allentando l’ansia che e'
la componente piu' devastante della malattia e
aiutando il paziente a stimolare quelle facolta' di
reazione alla malattia che ogni organismo
naturalmente possiede.
Queste cerimonie di guarigione implicano un
intenso rapporto tra guaritore e paziente e sono
spesso interpretate in funzione di forze
soprannaturali, convogliate nel malato attraverso
il guaritore.
Scientificamente, si puo' dire che il processo di
guarigione rappresenta la risposta dell’organismo
integrato a influenze ambientali.
Questa concezione di guarigione implica una
varieta' di concetti, che trascendono la divisione
cartesiana e che faticano ad essere compresi
all’interno della scienza medica corrente.
La medicina occidentale si avvalse di numerose
nozioni e tecniche, accumulate da guaritori
popolari e, successivamente, arricchita da studi,
esperimenti e ricerche si trasformo' in vera
scienza, che abbraccia le piu' svariate discipline.
Il sistema medico occidentale e' pero' solo uno tra
molti altri; la maggior parte delle societa'
presentano un pluralismo di sistemi e di credenze
mediche senza una linea netta tra un sistema e
l’altro.
Oltre alla medicina occidentale e alla medicina
dei guaritori popolari, molte culture hanno
sviluppato una loro medicina tradizionale colta.
Come la medicina occidentale, questi sistemi,
indiano, cinese, tibetano, persiano ed altri, si
fondano su di una tradizione scritta, usano una
conoscenza empirica ed il loro approccio e'
olistico.
Oltre a questi sistemi, tutte le societa' hanno
sviluppato un sistema di medicina popolare:
credenze e pratiche usate all’interno di una
famiglia, o di una comunita', che venivano
trasmesse oralmente.
La pratica della medicina popolare e' stata
tradizionalmente una prerogativa femminile, dal
momento che l’arte della guarigione nella famiglia
e' associata di solito ai compiti e allo spirito
della maternita'.
I guaritori popolari praticano la loro attivita'
all’interno di una professione organizzata, ma
derivano la loro autorita' dall’efficacia
terapeutica dei loro poteri, spesso interpretati
come appartenenti ad un mondo trascendente.
La medicina
Maschile
Con l’emergere di una medicina organizzata,
tradizionale, si affermano modelli patriarcali e
la medicina viene a essere dominata dai maschi.
Cio' vale tanto per la medicina classica, cinese o
greca quanto per la medicina dell’Europa
medioevale, o per la medicina moderna.
Nella storia della medicina occidentale, la
conquista da parte di un élite professionale di
sesso maschile implico' una lunga lotta, che si
accompagno' con l’emergere dell’approccio razionale
scientifico alla salute e alla guarigione.
Guaritori, Maghi, Stregoni e
Sciamani
-
Daime
(bevanda degli
Sciamani)
La medicina, nei tempi antichi, era praticata da
sciamani e maghi, uomini dotati di poteri
divinatori che conoscevano i segreti ancestrali
della natura e i sieri medicamentosi per scacciare
gli spiriti che causavano le febbri.
In posizione intermedia, tra i Santuari e la
medicina profana, vi sono i numerosi guaritori
stregoni, maghi, operatori d’incantesimi attivi
nelle campagne e nelle piazze cittadine.
Essi proseguono la tradizione orientale e anche
nordica della magia e dello
sciamaniesimo che
offre numerose somiglianze con le moderne
psicoterapie.
La tradizione dello sciamanesimo e' esistita sin
dall’origine della storia e continua a essere una
forza vitale in molte culture di tutto il mondo.
Lo sciamano e' una persona in grado di entrare
volontariamente in uno stato di coscienza non
ordinario per prendere contatto col mondo degli
spiriti.
Il ruolo dello sciamano e' di presiedere ai rituali
religiosi e di comunicare con gli spiriti per la
divinazione, per la diagnosi delle malattie e per
la guarigione.
Il carattere piu' eminente della concezione
sciamanica della malattia e' la convinzione che gli
esseri umani siano parte integrante di un sistema
ordinato e che ogni malattia sia conseguenza di
una disarmonia con l’ordine cosmico.
Le terapie sciamaniche insistono, di conseguenza,
sul ripristino dell’armonia all’interno della
natura, nei rapporti umani e nei rapporti col
mondo degli spiriti.
La medicina dei popoli primitivi viventi oggi e'
essenzialmente demonistica, supportata dalle
azioni medicamentose di vegetali e minerali.
Essa non e' viva solo presso i cosiddetti villaggi,
ma si diffonde anche nei nostri popoli, con
pratiche, alle volte, meramente superstiziose.
La medicina dei primitivi considera essenzialmente
due parti nella difesa contro il male: quelle che
noi chiamiamo
eziologia e terapia, compendiando in
esse diagnosi e prognosi.
Tratto da:
http://www.salutenatura.com
vedi
per altre info:
http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina_popolare
La
Scuola Medica Salernitana
(dal 1000 c.a. al 1811) insegnava le
Medicine
Naturali ed anche la
diagnostica per mezzo anche dell’iridologia.
Il "Regimen
Sanitatis", che nel corso dei secoli ha avuto
titoli diversi ("Medicina Salernitana", "De
conservanda bona valetudine", "Flos medicinae
Scholae Salerni") è il documento letterario
fondamentale della Scuola Medica Salernitana: al
nucleo originario, poco più di trecento versi
raccolti e commentati nel XIII sec. da Arnoldo
di Villanova, furono aggiunti via via numerosi
altri aforismi attribuiti, a torto o a ragione,
alla
Scuola Medica Salernitana.
Uno dei momenti decisivi nel progresso della
scienza medica va certamente attribuito alla
scuola medica salernitana, definita la madre di
tutte le
università.
Le prime notizie certe su di essa risalgono al
principio dell'anno 1000, anche se il massimo
splendore si ebbe nel corso del XII e XIII
secolo. Questa scuola si basava non solo
sull’insegnamento del greco
Ippocrate, ma anche sull’esperienza e gli
insegnamenti della
medicina araba ad opera di Costantino
l'Africano che ebbe il merito d’introdurre testi
arabi nella Scuola di Salerno..
Se per mancanza di adeguata documentazione, è
difficile accertare l'epoca di fondazione della
Scuola o delle scuole, non si può dubitare che
nei secoli X-XI i medici di Salerno godessero di
grande fama anche fuori dall'Italia.
La leggenda
attribuisce la fondazione della Scuola a quattro
maestri: l'ebreo Helinus, il greco Pontus,
l'arabo Adela ed il latino Salernus. L'ars
medica salernitana nasce infatti dal confluire
di queste quattro culture che a Salerno, nel
cuore del Mediterraneo, trovarono il loro punto
nodale.
Le prime testimonianze storiche dell'attività
della scuola risalgono al X secolo. Alfano I'arcivescovo di Salerno dal 1058 al 1085, medico
insigne, oltre che poeta e filosofo, scrisse
della sua città: Tum medicinali tantum florebat
in arte, posset ut hic nullus languor hobere
locum: "Allora Salerno era così fiorente
nell'arte medica che nessuna malattia poteva in
essa trovar posto".
Nella cultura medica salernitana, insolitamente
per il panorama culturale del tempo, ebbero un
posto di rilievo anche le donne.
Il personaggio
più famoso, e a tratti anche leggendario, è Trotula, ostetrica e levatrice, alla quale si
attribuisce un trattato di ginecologia e
ostetricia.
Una delle novità più importanti di questa scuola
sta nel non accettare passivamente la malattia,
nel pensare che oltre ad avere cura dell'anima,
occorra prendersi cura del corpo. “E' bene
guidare i sani”, affermava Ippocrate, e la
Scuola Salernitana fa proprio questo motto: non
si arrende di fronte alla malattia, la combatte,
la cura, ma soprattutto cerca di prevenirla con
strumenti medici precisi e organizzati.
Il primo documento in cui la Scuola è citata
come organizzazione istituzionalizzata è
contenuto nelle costituzioni di Federico II,
pubblicate a Melfi nel 1231, in cui si
dichiarava: … in futuro nessuno osi assumere il
titolo di medico ed esercitare la professione
medica se non supera l'esame della scuola
pubblica di medicina dei maestri di Salerno e
dispone di attestati scritti di fiducia e di
perizia rilasciati da detti maestri… Questo
perché i maestri di Salerno venivano da sapienze
lontane, erano depositari di tradizioni antiche,
avevano collegato la loro arte agli esemplari
metodi dell'antico.
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Medicina tibetana
- Le piante
La "scienza della guarigione" Tibetana insegna
che le malattie possono essere curate
modificando il comportamento e la dieta del
paziente, somministrando sostanze medicinali e
trattamenti quali la moxa e il salasso, e con
rituali religiosi. L'obiettivo è quello di
contrastare le malattie ricorrendo a terapie
aventi proprietà ad esse opposte: una malattia
calda potrà essere trattata con una medicina con
proprietà fredda.
La teoria elementare della materia (giunta
dall'India) gioca un ruolo essenziale nella
farmacologia tibetana: le proprietà terapeutiche
delle sostanze sono determinate dalla
proporzione in cui sono presenti i 5 elementi
fondamentali che le compongono: terra, acqua,
fuoco, vento, e spazio.
Ma per quanto riguarda le piante i criteri
impiegati dai medici tibetani sono vari e
molteplici, sovente di natura empirica: ambiente
di crescita, altitudine, esposizione, piante
vicine, possono influire sulle proprietà
curative. Alcune piante, come Nardostachys
grandiflora (usato come febbrifugo e per i
gonfiori), senza il loro odore specifico non
possono essere impiegate.
Altre, come Dracocephalum tanguticum
(principalmente usato per incrementare il calore
digestivo), variano le proprietà terapeutiche
secondo la fase vegetativa. In alcuni rari casi
è la cosiddetta "teoria delle firme" che entra
in gioco: il simile cura il simile.
Così Arnebia euchroma, la cui radice produce un
lattice rosso, è impiegata per curare le
malattie del sangue. La somministrazione di
farmaci ha sempre avuto un ruolo cruciale nella
medicina tibetana.
Tuttavia le sostanze medicinali non sono
impiegate singolarmente bensì combinate in
preparazioni complesse, i cui ingredienti
vengono scelti secondo proprietà terapeutiche
individuali e capacità di eseguire azioni
coordinate e sinergiche.
By Alessandro Boesi - Tibetologo, Milano
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E' bene non
sottovalutare le tecniche chirurgiche
dell'antichita' classica, sicuramente
superiori di gran lunga a quelle medievali: il
principale ostacolo era la mancanza di una
valida anestesia, ma benché i nostri principi di
antisepsi e asepsi basati sulla nostra
conoscenza dei microrganismi non fossero noti,
l'uso della purificazione al fuoco degli
strumenti, la ricerca di igiene sempre
scrupolosamente prescritta ecc. rendevano le
complicazioni settiche un evento che aveva
discrete probabilita' di non verificarsi.
Laddove l'anestesia non era fondamentale, sono
attestate infatti operazioni di un certo
livello, come quelle intracraniche.
E nemmeno sarebbe opportuno sopravvalutare
l'influsso di Ippocrate e della filosofia greca:
molta dell'arte medica romana per esempio deriva
dalla necessita' di disporre di un efficiente
corpo di sanita' militare, che sicuramente,
grazie alla robustamente pragmatica mentalita'
romana, si basava assai piu' sulla vastissima
esperienza empirica dei medici militari stessi
che non sulla filosofia greca.
Si ritiene che nel trattamento di ferite e
fratture, con la capacita' chirurgica (nei limiti
di cui sopra) che esso comporta, come pure nella
cura e prevenzione di malattie contagiose (avete
presente i problemi sanitari di un accampamento
di decine di migliaia di soldati ? fognature
igiene e via dicendo ? e in generale su tutti i
problemi sanitari di una vita militare spesso
condotta in ambienti ostili e sconosciuti
(congelamenti, colpi di calore, allergie,
avvelenamenti, infezioni sconosciute ecc), i
medici militari romani avessero raggiunto un
alto (per i tempi) grado di efficienza.
seguito su:
Fisica dell'Intenzione, un nuovo modo di fare
Medicina
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