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Definizione della
parola
Medico
Il medico è il
professionista che si occupa della
salute umana,
prevenendo,
diagnosticando e
curando le
malattie.
Tutte le
fasi dell'attività medica devono essere
sottoposte al
consenso informato da parte del
paziente, salvo quando questi, per
la sua situazione, corra immediato
pericolo di vita e non sia in grado di
esprimerlo.
In Italia, il Medico è
il laureato in
Medicina e Chirurgia
che abbia inoltre
conseguito
l'abilitazione
all'esercizio della
professione da parte del
proprio
ordine professionale,
attraverso il
superamento di un
apposito
esame di Stato.
In altre nazioni europee
non costituisce un
titolo ma la semplice
descrizione di un
mestiere allo stesso
modo dei termini,
naturopata,
operatore sanitario,
heilpratiker,
insegnante, docente,
ecc.
In Italia poi, a
differenza di
altri paesi...chissa'
perche' ?...., compie un
reato chi si
definisce medico
senza il possesso dei
requisiti richiesti in
ordine alla laurea e
all'abilitazione.....la
Casta dei medici
italiana, evidentemente
vuole avere l'imprimatur
e l'assoluta
esclusiva in materia
di salute e
malattia......
In
Svizzera, ad
esempio, ci si può
autodefinire "Medico
naturista NVS" senza
aver mai frequentato
l'università.
Italy: Risponde del
delitto di omicidio
colposo il medico
(anche i
vaccini
sono farmaci) il quale
prescriva dei farmaci
capaci di incidere sul
normale metabolismo,
senza sottoporre il
paziente ad adeguati
esami ematochimici prima
e durante la
somministrazione, se
l'assunzione dei farmaci
suddetti abbia causato
la morte del paziente.
Cassazione Penale, sez.
IV, 28 maggio 2003, n.
35603
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Legami segreti tra
organizzazioni di pazienti e compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia Inquirer ha
pubblicato un'inchiesta sui legami quasi mai
dichiarati di sei organizzazioni non-profit, che
affermano di agire nell'interesse dei pazienti di
altrettante malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno ricevuto
complessivamente 29 milioni di dollari in donazioni
dalle industrie farmaceutiche.
In aumento
le denunce contro i medici per responsabilità
professionali
Morire di una malattia
curabile: Accade, purtroppo non raramente, di morire
per un errore medico (secondo le statistiche il 5%) la
chiamano morte iatrogena. Ogni mese vi sono
morti di questo genere, ma le si “archiviano” subito…
E' di questi giorni Giu.
2008 -
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19630
La malattia è denaro. Lo scrive il giudice di
Milano. «La sofferenza cagionata da inutili se non
dannosi interventi chirurgici - sottolinea il gip
nell'ordinanza di custodia cautelare - diventa il
mezzo per procurarsi i guadagni». Quanto, con quali
mezzi e con che indifferenza alle vicende umane, lo
raccontano le intercettazioni telefoniche.
Se penso che c'è gente con la laurea che spesso
demonizza i
metodi alternativi quando invece il marciume
è sotto i loro occhi ovvero dove dovrebbe
regnare la legalità, regnare=imperare.
Detto questo non è strano demonizzare un metodo
alternativo ma demonizzarlo solo perché il paziente
in seguito muore anche se lo ha sperimentato di
sua spontanea volontà è evidente che i
pregiudizi regnano sovrani.
E' evidente che la volontà del paziente non conta,
conta solo la volontà del medico.
Ma perché mai un paziente deve seguire sempre e
comunque il medico visti gli attuali e presenti
gravi limiti, delle
cure ufficiali
?
Se un paziente muore perché ha sperimentato un
metodo alternativo (di sua spontanea volonta') il
paziente e quel metodo vengono demonizzati, mentre
se il paziente muore dopo che
ha seguito il consiglio
del medico di
stato, la colpa non è né del medico né del metodo e
neppure dello stato........ma sicuramente la
colpa sarà
della malattia e della sfortuna.
Questi fatti, se saranno confermati, dimostrano
quanto la nostra società sia piena di farabutti
ed ipocriti ma soprattutto di lupi da una parte
e di pecore dall'altra indipendentemente dal
fatto che si tratti si persone appartenenti a
settori ufficiali o
alternativi.
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Nella
pratica clinica una grande quantità di indagini,
ricoveri e interventi sono inutili, dispendiosi o
dannosi. Ciò si deve a scelte degli operatori sanitari:
ogni anno migliaia di bambini sono sottoposti ad
un gran numero di test consolidati dalla routine,
scientificamente infondati ma
largamente praticati. Alla base del fenomeno
il consumismo sanitario, un senso di onnipotenza della
medicina, la paura e l'insicurezza degli "utenti", la
moltiplicazione dell'offerta sanitaria, la carenza di
Health Literacy.
Morire di una malattia curabile: Accade,
purtroppo non raramente, di
morire per un errore medico (secondo le
statistiche il 5%) la chiamano morte iatrogena. Ogni
mese vi sono morti di questo genere, ma le si
“archiviano” subito…
A Firenze, per esempio, è morta da poco una bambina di
11 anni per appendicite non diagnosticata. La notizia ha
meritato solo un piccolo spazio nella cronica locale.
In questo caso, come negli altri casi di lutto per
errore del medico che non si macchia della "colpa"
di essere esperto in
medicine complementari, la colpa non è della
medicina o della chirurgia, è del medico. Ma quando
capita di morire per colpa di un medico
omeopata o che
consiglia le medicine
naturali e/o di guaritore,
di un ciarlatano, ecco che le vitamine, ed i rimedi
naturali divengono i colpevoli
ed il colpevole accusato di "abusivismo dell'arte della
medicina" e tutto viene anche facilmente legato sui mass
media all’ "omeopatia"......Mag. 2008
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Gli errori in
medicina causano più vittime degli incidenti stradali,
dell’infarto e di molti tumori.
Degli 8 milioni d’italiani che ogni anno vengono
ricoverati in ospedale, il 4% (320.000) invece di venire
curato subisce danni più o meno permanenti alla salute (Metro,
12 giugno 2002).
Si stima che almeno 90-100 persone ogni giorno (tra 14
mila e 50 mila all’anno) muoiono in Italia per gli
errori dei medici: scambi di farmaci, dosaggi errati,
sviste in sala operatoria (Il Corriere della Sera,
17 settembre 2004).
Gli errori in corsia uccidono piu' degli
incidenti stradali, del cancro al seno e dell'Aids.
Almeno negli Stati Uniti, dove "nel 2005 le persone
morte per errore medico sono state 90mila, contro le
43mila vittime dell'asfalto, le 42mila del tumore alla
mammella e le 16mila dell'Aids". E "non c'e' ragione di
pensare che la situazione non sia la stessa anche in
Italia". Lo ha affermato Giuseppe Remuzzi, direttore
dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Bergamo,
intervenuto oggi a Milano al convegno (2008) 'Il
contenzioso medico-paziente, un crescente problema
culturale, etico ed economico".
Italy -
Il 6% dei pazienti muore per errore
medico
Il dato, impressionante, emerge da un simposio
internazionale di sanità in corso vicino a Varese (Gen.
2008).
Presenti anche magistrati
In Italia ogni anno muore in media oltre il 6% dei
ricoverati in ospedale per errori medici. Una cifra
impressionante, ma che non stupisce, per la quantità di
casi di malasanità di cui si viene conoscenza. Il dato è
stato diffuso in apertura del Sesto simposio
internazionale di salute pubblica, in corso a Villa
Porro Pirelli di Induno Olona (Varese). Organizzato
dall'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della
provincia di Varese in collaborazione con altri Ordini
dell'insubria è una riflessione sul tema:
«La medicina centrata sulla sicurezza del paziente» e
vede la partecipazione non solo di medici, ma anche di
magistrati.
RILEVAZIONE
Il rischio di errore medico rappresenta oggi un «buco
nero» dei sistemi sanitari, pur avanzati.
Il simposio vuole lanciare proposte affinché il medico
che sbaglia non si nasconda ma evidenzi lo sbaglio per
poterlo studiare. In Italia, come nella maggior parte
dei paesi europei, non esiste una rilevazione a livello
nazionale sugli errori medici
700.000 infezioni negli ospedali
Questi errori costano alla comunità ben 10 miliardi di
euro all’anno. Si calcola che circa 700.000 infezioni
vengono contratte ogni anno negli ospedali, una
percentuale che corrisponde quasi al 15% dei ricoverati.
Il maggior numero di errori si commette in sala
operatoria, nei reparti di degenza, nel dipartimento di
urgenza e in ambulatorio.
Le 4 specializzazione incriminate risultano essere:
ortopedia e traumatologia, oncologia, ostetricia e
ginecologia, chirurgia generale. A conseguenza dei danni
procurati circa 50.000 denunce sono state depositate
presso il Tribunale dei Diritti dell’Ammalato. Quello
che sorprende è la ripetitività degli stessi errori
negli stessi posti.
Ospedali pericolosi quanto le strade
Dal Corriere della Sera del primo febbraio 2004 leggiamo
che in Italia l’80% dei dottori, nell’arco di 20 anni di
attività, è indagato almeno una volta. Mentre su Leggo
del 25 maggio 2005 troviamo: “La guerra contro
l’Iraq? Una passeggiata” in confronto ai danni
causati dall’apparato medico-ospedaliero. Gli ospedali
sono pericolosi almeno quanto le strade, e costano alla
comunità più o meno quanto una mini legge finanziaria.
Recentemente il 26 gennaio 2005 Metro così titolava la
prima pagina: "Uno su tre intossicato da farmaci
usati male".
Quando i medici scioperano i morti
diminuiscono
Da notare che i dati sopra si riferiscono solo alle
degenze ospedaliere. Mancano dati volti ad appurare gli
effetti dei farmaci su scala sociale, visto che la morte
è solo la punta dell’iceberg dello stato terminale di
una patologia.
Tra le mie carte ho sempre tenuto da parte un articolo
ritagliato da un giornale di qualche anno fa, dal titolo
“Quando i medici scioperano i morti diminuiscono”.
L’articolo, a firma di Robert Mendelson dice: “Quando i
dottori scioperano, in tutto il mondo, si ottiene lo
stesso risultato: diminuisce il tasso di mortalità”.
Tra i
vari scioperi che elenca l’articolista è interessante
quello avvenuto in Israele, in cui negli 85 giorni di
durata il tasso di mortalità si è abbassato del
50%. Ciò ha provocato una grave preoccupazione
tra gli impresari di pompe funebri che hanno intrapreso
uno studio di propria iniziativa ed hanno scoperto che
il periodo precedente in cui il tasso di mortalità si
era ridotto a tal punto era stato vent’anni prima,
durante l’ultimo sciopero dei medici.
L’articolista termina con la domanda (che condivido e
auspico): Non sarebbe una buona ragione istituire uno
sciopero permanente dei medici ?
By
Franco Libero Manco
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IMPREPARAZIONE dei Medici in genere ma e sopra tutto
dei medici vaccinatori
Ci dispiace vedere i "medici", fare certe affermazioni
contro le Medicine
Naturali, cio' non ci meraviglia molto, visto il
livello medio di preparazione degli attuali medici del
sistema sanitario ...
Vi segnaliamo, come
esempio, un medico che al contrario e’ ben
preparato, (medico in pensione che non ha paura di dire
la Verita' sulla preparazione dei suoi "colleghi" e
sullo stato di ignoranza della sanita' mondiale....)
vedi:
../curriculum_stagnaro.htm
Riflessioni sui
Danni dei Vaccini:
1 - Forse questi medici vaccinatori non sanno, che
iniettando una soluzione tossica come i vaccini.
vedi
../vaccini/contenuto_vaccini.htm - direttamente nel
sangue, su SALTANO TUTTE le difese immunitarie
che la Natura ha inventato da milioni di anni, per
preservare e mantenere SANA la specie umana.
2 - I Vaccini saltano TUTTE
le normali difese immunitarie,
intossicando,
generando
infiammazioni,
Malfunzioni e
Mutazioni genetiche occulte, in ogni soggetto
vaccinato, le reazioni infiammatorie anomale (piu' o
meno gravi) create, e quindi anche reazioni anomale del
Sistema Immunitario, questo perche' il S.I. viene
anomalmente stimolato, es.: e' come inserire un virus in
un sistema informatico - software di un PC - il software
va in confusione e non funziona mai PIU' bene per tutta
la vita del PC...(il sistema immunitario si comporta
proprio con un software in un PC) facendo pero’ felici
le case
farmaceutiche, le strutture ed i medici
che vedranno in continuazione il malato....per l'aumento
del mercato dei malati
per la quantita’ e la qualita’ delle malattie)vedi:
..g/vaccini/immunodepressione_vaccino.htm
../business_farm.htm
3 - Evidentemente questi
medici non conoscono, purtroppo anche questo: la
differenza fra una soluzione fisiologica ed il
minestrone (vaccino) che essi propongono e che
sicuramente contenente "proteine
tossiche"... provenienti per esempio, per il
vaccino per la
Poliomielite, dai rene delle scimmie verdi africane
portatrici sane del virus dell’Aids….
4 - Quindi non si puo'
sapere cosa puo' succedere al soggetto "iniettato" da
quelle porcherie vaccinali...senza contare i
contaminanti, per esempio contaminazione da SV40 =
altissima probabilita’ di contrarre il tumore della
pleura…
vedi
../vaccini/SV40_neivaccini.htm
5 - Questi virus o batteri
nocivi dei vaccini, anche se attenuati in
formaldeide
(prodotto Canceroso), che generano SEMPRE
Malfunzioni,
possono rimanere "latenti" per tutta la vita per poi
ri-esplodere con tutta la loro virulenza, in uno stato
febbrile.... e cio’ avviene anche per le mutate
condizioni del
Terreno-Matrice
fisiologico del vaccinato:
6 - Oppure generare
Mutazioni
Genetiche occulte - vedi portatori sani – mutazioni
anche trasmissibili alla prole. Le mutazioni avvengono
in genere negli alleli siti nei mitocondri.... ecc.ecc.
vedi DANNI dei VACCINI:
vedi:
../vaccini/immunogenetica.htm
../vaccini/mutazioni_genetiche.htm
7 - Se questi medici si
informassero, solo un poco e meglio, cosa che per ora
NON hanno ancora fatto, ma hanno stupidamente
"creduto per fede" ai "religiosi" che li hanno
indottrinata (i loro professori all'Universita') sulle
statistiche VERE, (in Italia quelle
ISTAT) che pero’
sono state cancellate dai files del sito dell'ISTAT
(chissa perche'
?...), statistiche che avevamo personalmente (negli anni
80-90) copiato dall'Annuario Statistiche Italiane,
edito dall'ISTAT stesso, dati che abbiamo pubblicato nel
ns Portale da anni, nella pagina:
../vaccini/Istatvaccino.htm - vedrebbero cosa e'
veramente successo nella popolazione, con i vaccini....
Dovrebbero anche leggersi l'elenco degli oltre 1.000
STUDI scientifici dimostrativi dei VERI danni dei
Vaccini ! vedi:
../vaccini/1000_studi.htm ....e potremmo
continuare a trovare Loro carenze di formazione....
../vaccini/vaccini_base.htm
../vaccini/vaccini_base2.htm
../vaccini/vaccini_base3.htm
../vaccini/uranio_passaniti.htm
../uccisi_daifarmaci.htm
Cari medici vaccinatori, Vi invitiamo a RIFLETTERE
ed a STUDIARE su
questo grave ed importante tema:
Danni dei VACCINI.
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Continuano purtroppo in Italia gli attacchi mediatici vergognosi
ai Medici che non seguono in Scienza e Coscienza (e per il Bene
delle persone sofferenti) i
dogmi della
medicina ufficiale.
Dogmi imposti dall'establishment corporativo delle
multinazionali del farmaco che controllano le istituzioni e le
baronie universitarie.
Oggi per Decreto legislativo un medico non può "curare", pena
sanzioni, il cancro con
metodi diversi da quelli ufficiali:
chemioterapia,
radioterapia e chirurgia !
E questo nonostante i dati epidemiologici delle cure ufficiali
dicano che a 5 anni dal trattamento la sopravvivenza è del 2,3%
- 2,5%:
Vedere us:
PubliMed - By Morgan, "A Clinical Oncology" - studio su
225.000 persone seguite per 14 anni e nei 22 casi di tumore piu'
frequenti.
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SANITA’ - Ministro TURCO: REMUNERARE MEDICI in BASE a
QUALITA’ CLINICA
(AGI) - Cernobbio (Como), 10
Nov. 2007
Legare la remunerazione dei medici alla valutazione
della loro qualita’ clinica: lo ha proposto il ministro
della Salute, Livia Turco, nel corso del suo intervento
al secondo Forum ‘Meridiano sanita’ sulla medicina
primaria in svolgimento a Cernobbio. Mi sembra - ha
detto il ministro - di particolare interesse la
sperimentazione di forme di ancoraggio della
remunerazione degli operatori sanitari, primi tra tutti
i medici di famiglia, alla qualita’ clinica; penso che
sarebbe interessante mettere in cantiere anche nel
nostro Paese qualcosa di analogo. E penso - ha aggiunto
- che quel sistema di valutazione, per quanto riguarda
la medicina generale e, piu’ in generale, la medicina
del territorio, potrebbe essere basato sulla capacita’
di valutare la efficacia della resa in carico delle
cronicita’, per esempio attraverso l’attenzione alla
capacita’ di prevenire, per quanto possibile, le
complicanze”. ma non solo: “accanto a questi elementi,
strettamente collegati alle cronicita’, se ne potrebbero
collocare altri, a sostegno di un rinnovata attenzione
in favore della prevenzione, tanto per quanto riguarda
gli screening che per quanto attiene alla informazione
sugli stili di vita”.
Per il ministro “se, come professionista, sono valutato
per la mia capacita’ di raggiungere prioritariamente una
serie di obiettivi, cio’ significa che quelli stessi
obiettivi e le politiche che ad essi sottendono sono
stati concordati con i diversi livelli di governo e
rappresentano le priorita’ vere del sistema. E’ evidente
- ha proseguito il ministro della Salute - che decisioni
di questo genere devono essere accompagnate dalla
capacita’ del sistema di mettere la medicina generale, e
il sistema delle cure primarie nel suo complesso, nelle
migliori condizioni per raggiungere quegli stessi
risultati; ma sono convinta che sia giunto il momento
per mettersi su questa strada e spero, a questo scopo,
in una disponibilita’ diffusa”.
Infine, un accenno anche per quanto riguarda la riforma
del Piano sanitario: “Se avremo l’opportunita’ di farlo,
innoveremo il modo di fare il Piano nazionale puntando
sui determinanti della salute, sulla intersettorialita’
e sull’integrazione professionale”.
(AGI)- Dan/Aug
Tratto da:
http://www.stato-oggi.it/archives/00072937.html
Commento NdR: Molto
meglio sarebbe obbligare i medici alla Certificazione di
Qualita’ per ogni loro intervento cosi’ se risultano
incapaci a sanare i loro pazienti, li si obblighi a
cambiare mestiere…ne va della saluti di tutti noi…e
della salute finanziaria delle casse dello stato…..
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Le nozioni
appesantiscono il pensiero...
[da: Satanarium, Baden-Baden, 1918, ora Ed.
Il Saggiatore]
Preferisco diventare spaccapietre o girare il
mondo da vagabondo piuttosto che diventare
funzionario statale. E ora addirittura funzionario
medico.
17 aprile...
Le nozioni appesantiscono il pensiero. Si passa
davanti a un albero da frutto, si vede del vischio
tra le fronde e subito si sentenzia che la forza
dell'albero è stata succhiata dai parassiti. Solo
più tardi viene in mente che l'albero è coperto di
una fioritura bianca dall'alto in basso: prova
inequivocabile che il nostro giudizio era errato.
L'evidente malattia dell'albero non ne ha
danneggiato la vitalità; questo lo vediamo e per
quanto normalmente si consigli di eliminare il
vischio, non mi risolverei a farlo. Questo non
migliorerà in un futuro prossimo la resistenza
dell'albero, al massimo si potrebbe sperare di
mantenerne più a lungo la fertilità attraverso
l'eliminazione dei parassiti. Il mio pensiero mi
porta però a supporre che questo albero abbia
bisogno dei parassiti per sopportare la vita; che
attraverso le operazioni che dovrebbero guarirlo si
ammali veramente.
Cose analoghe penso riguardo agli uomini. Non è bene
estirpare radicalmente e subito ogni sintomo, ogni
nuova formazione, ogni gonfiore, anche se passa per
pericoloso. "Fretta con indugio" è una frase che non
si dovrebbe dimenticare e il troppo-tardi, di cui i
medici parlano così tanto, in verità non si verifica
quasi mai. "Troppo tardi" è l'espressione di cui si
servono la paura dell'impotenza e il delirio di
onnipotenza. In altri uomini è perdonabile, nei
medici solo comprensibile; in questo modo essi si
tutelano nei confronti di ritorsioni per eventuali
fallimenti, e credono di accrescere la propria
reputazione con un fortuito caso di guarigione.
La malattia contiene in sé il tentativo
dell'organismo di guarire; in un certo senso si può
dire che talvolta la malattia è salute. Le vie della
natura divina sono misteriose, indomabili e
imperscrutabili. Più invecchio, più evito
l'intervento rapido e maggiormente divento
diffidente nei confronti di tutto ciò che ho
imparato, e ciò che ritengo vero, proprio perché lo
ritengo tale, lo considero un dubbioso problema.
Mi è stato detto che l'edera, quando si avvinghia
serratamente all'albero da ogni parte, lo uccide a
poco a poco, e lo stesso si dice della vite
canadese. Ma ogni volta che cammino per strada
imparo una cosa nuova, e vedo veramente di quando in
quando alberi coperti di viticci e intristiti, ma ne
vedo altrettanti, e forse più, che esulano da questo
caso. Soprattutto, però, vedo come diventa bello
l'albero quando è avvolto nel rosso ardore del
pampino avvizzito, o quando i grappoli blu dei
glicini pendono dai rami, quando rose bianche si
innalzano, arrampicandosi, sulla sua chioma, o
quando, d'inverno, il verde dei rami di vischio si
staglia dalle sagome sfrondate. Per queste bellezze
si sacrifica un po' di legname da costruzione.
Pericoloso per gli alberi è propriamente solo
l'uomo. Fa male, adesso, andare per boschi; gli
uomini hanno ucciso talmente tanti alberi, e passa
molto tempo prima che un albero ricresca. Molto più
di quanto occorra agli uomini.
1 maggio...
A Berlino, nel 1895, su un milione di persone, 595
sono morte di difterite, nel 1905 solo 154.
Nel 1895 è stata introdotta la sieroterapia (NdR:
Somministrazione ad un
individuo affetto da una certa malattia, di
siero (simile ai
vaccini) di un altro individuo, o di un animale,
contenente elementi contro l'agente che ha causato
la malattia); dunque la diminuzione è da
attribuire alla sieroterapia.
Invece no.
Perché dal 1885 al 1895 lo stesso numero è diminuito
da 1514 a 595, senza sieroterapia.
E a darne prova è il fatto che il numero dei casi di
difterite si è ridotto da 4100 a 1157 nel 1895-1905
(calcolato su un milione di persone).
Conseguentemente, la percentuale dei decessi,
rispetto a quelle delle malattie, si è ridotta della
metà.
Nel 1905, però, era quasi come nel 1895. In altre
parole, la statistica ha dimostrato a coloro che
credono nell'efficacia del siero che questo non
serve a niente. Questa impressione viene rafforzata
dal fatto che in Inghilterra, dopo l'introduzione
del siero, la percentuale dei decessi è aumentata. I
contagi, a seconda del loro pericolo, si muovono
seguendo delle curve. In Germania l'introduzione del
siero ha seguito il ramo discendente della curva di
pericolosità della difterite, in Inghilterra quello
ascendente.
Tratto da:
http://www.traccefresche.info/monografie/nasamecu.html
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“Nemesi
medica” il libro di
Ivan
Illich e' un vero e proprio incitamento a ribellarsi
contro la dittatura della medicina allopatica - Il
Diritto al Benessere !

Ivan
Illich fu un critico acuto e radicale delle istituzioni
moderne.
Anticipò i no global e scrisse vari libri nei quali
attaccò molti presupposti, dati allora per scontati, nel
campo della medicina, dell'istruzione e della religione.
Nel 1976
scrisse "Nemesi medica", in cui contestava la
medicina ufficiale e l'estensione del suo potere sulla
società. Il saggio si apre con un'affermazione forte e
provocatoria: "La corporazione medica è
diventata una grande minaccia per la salute".
Per
Illich la medicina provoca non solo essa stessa la
malattia (iatrogenesi) ma diventa una macchina per
creare consumatori incapaci di avere consapevolezza e
saper autogestire la propria salute.
Essa infatti produce di continuo nuovi bisogni
terapeutici e, via via che l’offerta di sanità aumenta,
si generano nuovi problemi e malattie.
Illich si batté contro il sistema ospedaliero e
l’ossessione della salute perfetta.
Famosa la statistica con cui mostrò che, in seguito a
uno sciopero ospedaliero in Francia, senza medici c’era
stata una sensibile diminuzione di decessi.
Per Illich ci sono tre tipi di iatrogenesi: quella
clinica, quella sociale e quella culturale.
Nella
prima egli sottolinea come le presenti cure mediche,
lungi dal guarire l'individuo dalla malattia, funzionano
a loro volta da agenti patogeni. Spesso, infatti,
sono i farmaci, i medici e gli ospedali a
causare malattie di vario tipo, ancora più di
batteri, virus o altre cause note.
La
seconda si manifesta attraverso i sintomi di
supermedicalizzazione sociale, quando la cura della
salute si tramuta in un prodotto industriale, stabilendo
inoltre che cosa è "deviante" rispetto al concetto di
salute.
A questo proposito Illich afferma che le cure mediche
essenziali possono essere prestate anche da persone non
specializzate, sono facili da apprendere e costano poco,
mentre l'iperspecializzazione ha un costo altissimo e,
inizialmente destinata a pochi, si pretende che venga
estesa a sempre più gente, senza che ve ne sia reale
necessità provocando, appunto, una progressiva
medicalizzazione dei bilanci statali.
La iatrogenesi culturale infine "distrugge nella gente
la volontà di soffrire la propria condizione reale". La
civiltà medica ha ridotto il dolore a problema tecnico e
lo ha privato del significato personale, trattandolo
allo stesso modo per tutti.
Invece il
dolore è il sintomo di un confronto con la realtà e non
può essere "oggettivamente misurabile". L'uomo
occidentale, secondo Illich, ha perso anche il diritto
di presiedere all'atto di morire e viene
espropriato della libertà di scelta su di sé e sulla
propria salute.
Illich auspica invece che "nessuna assistenza dovrà
essere imposta a un individuo contro la sua volontà.
Nessuna persona, senza il suo consenso, potrà essere
presa, rinchiusa, ricoverata, curata o comunque
molestata in nome della salute".
I problemi e i limiti della medicina occidentale che
egli aveva individuato si esplicano oggi nella grande
manipolazione operata dalle multinazionali
farmaceutiche, che crea non solo nuovi ammalati ma,
con la complicità del potere politico,
mira ad escludere del tutto la possibilità di una reale
prevenzione e la libertà di scelta terapeutica.
Senza una
presa di coscienza profonda e un rifiuto che parta da
noi stessi, l’oggetto di questa manipolazione, la realtà
oggi rischia di essere ancora peggiore di quanto Illich
avesse potuto prevedere.
By Luigi
Gallo
Sito italiano su Ivan Illich:
http://www.altraofficina.it/ivanillich/
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Le RESPONSABILITA' del MEDICO
Si sente parlare spesso di responsabilità del medico anche se
sarebbe più corretto discutere di responsabilità medica o
sanitaria poiché oggi i casi di c.d. malasanità sono certamente
più complessi ed investono sempre più spesso la struttura
sanitaria nella quale operano i singoli medici e paiono
connotati anche da difetti d'organizzazione significativi.
Sempre più spesso l'imprudenza è alla base della responsabilità
e la colpa medica, terminato il percorso che ha condotto alla
contrattualizzazione del settore, è connotata da profili più
lineari e il percorso verso la sua affermazione, anche sotto il
profilo risarcitorio, risulta oggi meno complesso per il malato
che ritenga di aver subito un danno.
Basti riflettere sull'onere della prova che, nella
responsabilità contrattuale, insiste di fatto sul medico e/o
sulla struttura, poiché al malato è sufficiente allegare la
responsabilità e dimostrare il danno per far ricadere sul medico
l'onere di dimostrare di aver ben adempiuto al contratto di
cura; se tale prova contraria non è raggiunta, la domanda del
paziente viene accolta.
Anche l'interpretazione dell'art. 2236 cod. civ., un tempo
baluardo della difesa dei medici, oggi svuota di significato la
c.d. limitazione di responsabilità ivi prevista poiché è ormai
pacifico che la norma non sia altro che una specificazione del
concetto di diligenza speciale, stabilito dall'art. 1176 cod.
civ., laddove il criterio di responsabilità, come è noto, impone
che il giudizio sia condotto tenendo conto della natura del
caso: va da sé quindi che, qualora il caso sia di particolare
difficoltà, perché per esempio non studiato a sufficienza, anche
la pretesa di perizia, e quindi di capacità tecnica, sia
commisurata alla difficoltà della prestazione; nulla di più, a
ben vedere, di quanto previsto già dall'art. 1176, II comma,
cod. civ, italiano.
Più semplicemente: lo spauracchio, per il paziente, di una
limitazione secca di responsabilità solo per colpa grave o dolo
del medico è stato pressoché demolito dalla Corte di Cassazione.
Altra frontiera della responsabilità consiste nella
valorizzazione del dovere d'informare il paziente così da
consentirgli di autodeterminarsi alla cura liberamente. Il
consenso informato, troppo spesso burocratizzato e svuotato
d'ogni effetto, diventa invece protagonista del contratto di
cura e la violazione del dovere d'informare può far fallire il
rapporto.
E' fondamentale, nel percorso di accertamento della
responsabilità, la consulenza medico legale che dovrà chiarire
al malato gli estremi dell'eventuale errore, il nesso di causa
con il danno lamentato e la consistenza di quest'ultimo,
consentendo al giurista esperto di responsabilità medica di
valorizzare la colpa ed il danno anche in conformità alla
miglior giurisprudenza sul danno non patrimoniale -
esistenziale.
Per quanto sia preferibile agire entro cinque anni dal fatto,
per potersi avvalere anche del titolo di responsabilità
extracontrattuale, il limite entro il quale l'azione
contrattuale si prescrive è di dieci anni; sotto il profilo
penale, ove esistano i presupposti per richiedere l'intervento
della Procura della Repubblica, è necessario agire entro tre
mesi dalla conoscenza del fatto di reato, previa consulenza che
chiarisca se tale iniziativa sia proficua poiché non è certo
indispensabile per conseguire il risarcimento del danno e la
colpa medica, in sede penale, è dominata da regole di minor
vantaggio per il malato.
Anche la tradizionale distinzione tra obbligazioni di mezzi e di
risultato sta vivendo una fase che pare preludere al suo
definitivo superamento: il criterio di responsabilità rimane
comunque, per tutte le obbligazioni, quello dell'art. 1176 cod.
civ., e quindi quello della diligenza speciale sotto la cui
lente dovranno quindi essere lette le condotte professionali.
Piuttosto, la crescente attenzione per la centralità del dovere
d'informare sposta l'attenzione sul patto, consentendo di
valutare anche le promesse che sono state rivolte al paziente
per fare emergere eventuali negligenze nella stessa informazione
meritevoli d'essere stigmatizzate.
In particolare ciò accade per la chirurgia estetica e per gli
interventi odontoiatrici spesso ricollegati più ad esigenze
estetiche/edonistiche che di salute; in tali casi suggeriamo ai
pazienti di pattuire per iscritto la consistenza dell'intervento
ed il risultato promesso, così da poter verificare ex post se le
promesse siano risultate vane.
Le CONSULENZE dell'UNIONE - In considerazione delle specificità
che normalmente caratterizzano le singole situazioni e la
necessità di sottoporre a verifica ciascuna di esse, al fine di
poter correttamente indirizzare e consigliare i propri
associati, l'Unione Nazionale Consumatori mette a disposizione
un indirizzo di posta elettronica dedicato(
colpamedica@consumatori.it ) per coloro che necessitassero
di assistenza personalizzata.
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Dottore, si trovi un’avvocato !
Gli
errori fanno decine di migliaia di vittime. E
nei tribunali italiani sono in corso 12 mila cause
intentate da pazienti. La colpa ? Più che dei singoli, è
della cattiva organizzazione e del ritardo nelle
strutture (*)
Garze dimenticate nella
pancia dei pazienti. Amputazione di un arto al posto di
un altro. Somministrazione di farmaci errati, perché il
medico ha scritto la ricetta con grafia incomprensibile.
Diagnosi sbagliate.
La nuda realtà dei fatti tratteggia una realtà che
spaventerebbe anche gli animi più fiduciosi.
Secondo il Cineas (Consorzio universitario per
l'ingegneria nelle assicurazioni, sorto all'interno del
Politecnico di Milano) in Italia si verificano ogni anno
tra i 14 mila e i 50 mila decessi attribuibili a errori
medici: considerando una media di 35 mila morti, la
cifra è uguale alle vittime di infarto. Adolfo Bertani,
che del Cineas è il presidente, commenta: "Se la
percentuale di rischio, in aeronautica, fosse analoga a
quella degli ospedali, nessuno salirebbe più su un
aereo".
Intanto, però, i cittadini si ribellano: nei tribunali
italiani sono in corso 12 mila cause di richiesta di
risarcimento danni, per un importo di oltre 2,5 miliardi
di euro; una situazione ancora distante da quella che si
è venuta a creare negli Stati Uniti (vedi box), ma
comunque indicativa di una tendenza.
"Sono già apparse pubblicità di studi legali che
invitano potenziali clienti con slogan del tipo: "Se il
medico sbaglia, ci pensa l'avvocato XY"", dice Maurizio
Maggiorotti, presidente dell'Amami, l'Associazione per i
medici accusati di malpractice ingiustamente. "E pure su
Internet, cominciano ad apparire pagine dello stesso
tenore".
Anche se in Italia, per esempio, è ancora marginale la
figura dell'avvocato che batte gli ambulatori dei Pronto
Soccorso, per convincere le vere o presunte vittime
della malpractice a intentare cause miliardarie contro i
medici negligenti. "Credo che la sua esistenza
appartenga più alle leggende metropolitane che alla
realtà", osserva Stefano Inglese, segretario nazionale
del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanza
attiva.
Ma, a volte, le leggende la dicono lunga. Disposti a
trattare. A certe condizioni.
La realtà, in effetti, è in rapida evoluzione. "Il
contenzioso tra medici e pazienti è in aumento", spiega
l'avvocato milanese Luigi Mariani, che da una quindicina
d'anni si occupa di questi problemi. "Per due motivi:
anzitutto, il medico non è più considerato un guru
intoccabile ed è cresciuta la consapevolezza dei
diritti.
Un tempo il dottore poteva fare ciò che voleva, pur di
salvarti, anche contro la tua volontà. Oggi questo è
inaccettabile. In passato, inoltre, poteva essere
processato solo per colpa grave; ora, anche per motivi
legati a negligenza e imprudenza.
Ciò detto, da noi non si è ancora formata una categoria
di avvocati specializzati in questa materia, e io stesso
ho cominciato un po' per caso. Ma prima o poi dovrà
accadere: questo tipo di contenzioso richiede, da parte
dei legali, una preparazione specifica".
Nel frattempo, c'è molta
confusione. È impossibile, per esempio, sapere quanta
parte del contenzioso medici-pazienti si risolve con
cause penali e quanta con cause civili. "Quando un
dottore sbaglia non viola alcun articolo specifico di
legge, e il suo errore viene equiparato a quello di un
automobilista che investe un pedone: tutto va a finire
in un'unica scatola, che impedisce statistiche precise.
Però sappiamo con certezza che, su 15 mila cause, solo 5
mila si concludono, ogni anno, con la condanna del
medico".
Il Tribunale per i diritti del malato diventa così, per
forza di cose, un buon punto di osservazione, visto che
la sua sede nazionale raccoglie circa 15 mila
segnalazioni di errori medici e le sedi periferiche
altre 50 mila ogni anno. "Neppure noi, però, possediamo
statistiche precise", spiega ancora Stefano Inglese.
"Posso dire, tuttavia, che suggeriamo alla persona
danneggiata di imboccare la strada della causa penale
solo quando siamo di fronte a un atteggiamento di totale
chiusura da parte dei medici e delle istituzioni
sanitarie.
Questo iter favorisce solo gli avvocati, e intrappola il
paziente in un iter legale lungo, costoso e dall'esito
spesso incerto". "C'è un solo modo per giungere a una
soluzione", interviene ancora il presidente dell'Amami:
"Fare come a Trento: qui è sorta una camera arbitrale di
conciliazione, dove il paziente può esporre il proprio
caso di fronte ai rappresentanti dell'Ordine dei Medici
e delle associazioni che difendono i cittadini.
Se l'accordo raggiunto non lo soddisfa, può rivolgersi
al tribunale.
A Trento il contenzioso si è ridotto in modo drastico, e
l'esperienza è diventata il modello per un progetto di
legge che sta per entrare in discussione, e che è stato
presentato dal senatore Antonio Tomassini di Forza
Italia".
Un problema sta a monte di tutto: i medici, prima di
intervenire, sono tenuti a informare i pazienti di ciò
che intendono fare e di quali possono essere i rischi e
le conseguenze del loro operato.
Ma questo non sempre accade nel modo giusto. "Il
consenso informato non è una formalità, che può essere
risolta facendo firmare alla persona un documento
incomprensibile", sostiene l'avvocato Luigi Mariani.
"Eppure i dottori sono ancora refrattari a considerare
che il paziente, se lo desidera, può perfino rinunciare
alle cure. Non lo dico per pedanteria ma perché, di
fatto, molte cause nascono dall'arroganza e dalla
mancanza di comunicazione". "Già: molti medici si
chiudono in difesa, negano ogni responsabilità e cercano
di impedire ai cittadini l'accesso alla documentazione
necessaria", interviene Stefano Inglese.
"È un atteggiamento che complica le cose, perché i
cittadini si sentono derisi, e decidono di ricorrere in
tribunale anche per problemi che potrebbero essere
agevolmente risolti in altro modo. Per questo la nostra
associazione offre gratuitamente la perizia medico
legale, il primo passo per capire se vi è stato un
errore e come conviene procedere.
È un lavoro di filtro molto
importante: a volte lo sbaglio può esserci davvero, ma è
difficile da dimostrare, e in questi casi è inutile
ricorrere ai giudici. Ma quando l'errore c'è, e il
medico lo riconosce, i cittadini si dimostrano
disponibili a trattare e a chiedere risarcimenti meno
onerosi".
Molti, naturalmente, si chiedono quale sia la radice del
male. Pochi dubbi: la disorganizzazione. (*)
Al Cineas sostengono che il 30 per cento delle risorse
destinate alle strutture ospedaliere finisce in sprechi.
Così, secondo un'indagine svolta da Makno per Cineas,
tra il personale medico e paramedico, metà degli errori
non è attribuibile all'imperizia dei singoli, ma al
malfunzionamento del sistema.
"Per fortuna le cose iniziano a cambiare, altrimenti gli
ospedali sarebbero inassicurabili", racconta Enrico
Bertagna, rappresentante generale per l'Italia dei
Lloyd's di Londra. "Troviamo realtà incredibili.
Per esempio, archivi cartacei che non comunicano con
quelli informatizzati. Spesso è difficile perfino
rintracciare la cartella clinica di un paziente. Non è
raro che la direzione non sappia neppure quanti errori
legati a malpractice si sono verificati, o da
quante persone è stata chiamata in causa".
Il rimedio, secondo molti, consiste nel diffondere la
figura del risk manager, un professionista in grado di
scoprire le aree a maggiore rischio (oggi le ricerche
indicano nei pronto soccorso e nelle sale operatorie i
luoghi più pericolosi) e di indicare le soluzioni
tecniche e organizzative.
Una figura già all'opera in
23 strutture ospedaliere italiane. "È un facilitatore di
innovazione, ma molti medici lo vedono con fastidio,
come un controllore", sostiene Adolfo Bertani.
Certe volte basterebbe un computer e poi, occorre
informatizzare. "È un passo importante.
Il cattivo uso dei farmaci, per esempio, inizia quando
entrano in magazzino", sostiene Stefano Inglese. "L'anno
scorso sono morti due pazienti per uno scambio di fiale
che non avevano neppure uno straccio di codice a barre.
Carrelli informatizzati
(sono già in uso in alcuni Paesi) permetterebbero di
eliminare gli errori più grossolani.
Ma insisto nel dire che è sbagliato criminalizzare i
medici. Bisogna, se mai, analizzare con precisione lo
stato delle cose.
Quando conosci gli errori, con quale frequenza si sono
verificati e in quali reparti, già hai individuato i
settori in cui è urgente intervenire. Lo stesso vale per
gli "eventi sentinella", cioè quelli che potevano essere
errori e che, per fortuna, non lo sono diventati.
Se il personale medico e
paramedico discutesse regolarmente, serenamente e a
porte chiuse, come si fa in molte aziende, gli errori
emergerebbero più facilmente, e più facilmente
verrebbero corretti". "In effetti dobbiamo stare attenti
a non diffondere l'idea che saranno le assicurazioni a
salvarci", osserva Giuseppe Rocca, vicedirettore
scientifico del Policlinico di Milano. "Finiremmo con il
ripercorrere l'esperienza degli Stati Uniti, che si è
rivelata fallimentare.
Le assicurazioni vanno bene
per gestire la routine, ma tutto salta di fronte a una
Sars, o alle incessanti innovazioni tecniche, che fanno
aumentare sempre di più il rischio. È come se i clinici
stessero sparendo, e i medici si stessero trasformando
in tecnici che usano le macchine. Oggi chi visita più il
malato ?
Viene sballottato da un macchinario a un altro. Esce un
nuovo strumento e lo si vuole usare sempre, a tutti i
costi. Siamo vittime della fiducia nella tecnologia:
quando il paziente subisce un danno o muore, non si
capisce come mai.
La malpractice è tale solo
nel 20 per cento dei casi. Il resto è disinganno di
fronte alla magia delle macchine, e arroganza dei medici
che nasconde la loro ansia".
Mitologie americane Gli
Stati Uniti sono considerati il Paese in cui chi è
vittima di errori medici riesce a ottenere risarcimenti
plurimiliardari dalle assicurazioni, grazie a sentenze
esemplari. Si tratta di un mito: la realtà è diversa.
Secondo quanto sostiene il giornale Business Insurance,
solo il 2 per cento degli americani vittima di
malpractice denuncia il medico, e i risarcimenti pari a
un milione di dollari riguardano solo il 4 per cento
delle sentenze emesse.
Anche in questo caso, comunque, vengono riportati, in
appello, a circa 235 mila dollari, tanto che in alcuni
Stati, come il New Jersey, si sta pensando di fissare un
tetto di 300 mila dollari.
Il sistema che regola le assicurazioni in campo medico è
oggetto di polemiche incandescenti.
Le cause di malpractice si stanno moltiplicando, i
dottori e le strutture ospedaliere sono costretti a
pagare premi assicurativi sempre più onerosi.
Il risultato è una vera e
propria rivolta. I medici del New Jersey, del
Connecticut e di altri Stati hanno organizzato nel marzo
scorso una manifestazione a Washington: le assicurazioni
avevano imposto ai neurologi, per esempio, aumenti pari
al 340 per cento nell'arco di cinque anni. In
Pennsylvania, lo sciopero è stato solo minacciato.
A Las Vegas si sono
licenziati 150 medici, costringendo il Trauma Center a
chiudere per 10 giorni, mentre l'unico Trauma Center del
Nevada ha dovuto chiudere perché se ne sono andati 56
ortopedici su 58: chiedevano una legge sulla
responsabilità civile che limitasse i guadagni degli
avvocati a un massimo di 250 dollari per processo.
Adesso la parcella ammonta al 30 per cento dei
risarcimenti ottenuti. Nel New Mexico, 239 ospizi sono a
rischio chiusura.
Nel West Virginia, ben
trenta medici si sono licenziati dagli ospedali e la
crisi si sta diffondendo nel Kentucky e nel Mississippi.
Sulle assicurazioni gravano accuse infamanti:
costringerebbero i medici a sborsare premi sempre più
alti per compensare i mancati guadagni causati dall'aver
investito in modo sbagliato i soldi dei premi giacenti.
Resta il fatto, comunque, che alcune compagnie sono
fallite o in via di bancarotta.
Intanto, l'American Medical
Association ha segnalato che molti medici si stanno
ritirando dalla professione proprio perché non sanno
come risolvere il problema. Oppure, come in Nevada,
emigrano in massa in California, dove i premi
assicurativi sono più accettabili. In Australia le cose
non vanno meglio: il 60 per cento dei medici sta
pensando di mettersi in prepensionamento.
Tratto da:
http://www.dweb.repubblica.it/dweb/2003/11/08/attualita/attualita/059dot37559.html
(*) Commento
NdR: la frase "è (colpa) della cattiva organizzazione e
del ritardo nelle strutture", ma questa e' solo una
parte del vero problema, la maggior parte di esso e'
l'imperizia dei medici, i quali, istruiti da protocolli
ed insegnamenti universitari gestiti dalle
multinazionali dei farmaci e vaccini, per impedire loro
di imparare TUTTE le tecniche sanitarie possibili, NON
riescono a sanare il malato, non per mala fede, salvo
alcuni, ma per ignoranza sulle varie e possibili
tecniche da utilizzare, della medicina naturale.
E quindi si sentono frustrati ed incapaci a sanare.
(P.S. la categoria degli psichiatri e dei medici e' una
di quelle a piu' alto numero di suicidi...)
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Sono
90 al giorno
i morti per malasanità
in Italia
Indagini di anestesisti e giornali
specializzati: il 50% dei decessi si poteva evitare.
Si punta ad un Osservatorio rischi
ROMA
- Un dato e un convegno che fanno già discutere. Gli
errori in medicina causano più vittime degli incidenti
stradali, dell'infarto e di molti tumori.
Si stima che siano 90 i morti
al giorno in Italia per sbagli commessi dai medici,
scambi di farmaci, dosaggi errati, sviste in sala
operatoria.
I dati sono piuttosto vari, oscillano fra i 14 mila
(secondo l'Associazione degli anestesisti) e i 50 mila
decessi (secondo
Assinform,
editore di riviste specializzate nel settore del rischio
nel campo della sanità) ogni anno solo nel nostro Paese:
il 50% si sarebbe potuto evitare. E 320 mila persone
subiscono un danno, con un costo pari all'1% del Pil,
ben dieci miliardi di euro l'anno.
Su questo bollettino
pesante si confronteranno esperti, medici,
rappresentanti di istituzioni e pazienti durante la
prima Consensus Conference sul Risk Management in sanitá,
il 23 settembre nella sede della Guardia di Finanza di
Ostia a Roma. Obiettivo, costituire l'Osservatorio sui
rischi sanitari e il database nazionale degli errori
medici, ancora assenti in Italia.
L'INDAGINE
- «Gli interventi di contenimento del rischi in sanitá -
afferma Cesare Cursi, sottosegretario alla Salute,
durante la presentazione dell'iniziativa - devono
interessare tutte le aree in cui l'errore si può
manifestare durante il percorso clinico di diagnosi,
cura e assistenza al paziente».
Un primo rapporto sugli
sbagli in ospedale è stato realizzato dalla
Commissione tecnica sul rischio
clinico, istituita dal ministero della Salute.
Il maggior numero di errori si commette in sala
operatoria (32%), nei reparti di degenza (28%), nel
dipartimento d' urgenza (22%) e in ambulatorio (18%). Le
quattro specializzazioni più a rischio sono ortopedia e
traumatologia (16,5%), oncologia (13%), ostetricia e
ginecologia (10,8%) e chirurgia generale (10,6%).
Inoltre le cause pendenti nei
confronti dei medici per presunti errori sono fra le 15
mila e le 12 mila l'anno, anche se si stima
che i 2/3 dei sanitari vengano alla fine assolti. La
richiesta di risarcimento danni (secondo i dati Ania,
l'associazione che rappresenta le imprese assicuratrici)
ammonta a 2,4 miliardi di euro l'anno.
Secondo
le ultime informazioni "pare" che debbano rifare i
calcoli.....e che i morti siano un po' meno; certo che
abbiamo dei "veri esperti" nei posti di comando....
In aumento le denunce contro
i medici per responsabilità professionali.
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La
corporazione medica è diventata una grave minaccia per la salute. L’effetto inabilitante prodotto dalla gestione professionale della
medicina ha raggiunto le proporzioni di una epidemia. La sofferenza, le disfunzioni, l’invalidità e l’angoscia
conseguenti all’intervento della tecnica medica, fanno della medicina
una delle epidemie più dilaganti del nostro tempo. La mia tesi è che il profano e non il medico ha potere effettivo per
arrestare l’epidemia da medicinali e cure mediche. Solo un programma politico diretto a limitare la gestione professionale
della sanità, può permettere alla gente di recuperare la propria capacità di
salvaguardarsi la salute, e che tale programma è parte integrante di una critica e limitazione sociale del modo di produzione industriale. (By Ivan Illich – “Nemesi Medica” – Re/Macro edizioni, Como)
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Rischio
clinico e terapie farmacologiche.
Secondo l'allarme lanciato nei giorni scorsi
dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica, al primo
posto tra le cause d'errore negli ospedali,
principalmente in oncologia, si colloca con un
preoccupante 40%, la
somministrazione di farmaci sbagliati.
Un problema, quello del rischio farmacologico,
ripetutamente segnalato e monitorato da SIFO, Società
Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi
Farmaceutici delle Aziende Sanitarie, che lo scorso anno
a Catania ha dibattuto a lungo sul tema, nel corso del
XXVI Congresso Nazionale, incentrato sul tema "Il
rischio clinico: problemi, strumenti e priorità
per la sicurezza dei pazienti".
Catania è stata solo una tappa nel percorso di
informazione e di proposte che SIFO ha intrapreso già
dal 2004, con pubblicazioni e giornate di studio che
hanno visto - e vedono - i farmacisti ospedalieri
impegnati a produrre interventi per individuare la
genesi degli errori e le azioni correttive da
implementare.
Lo scorso settembre, in un incontro svoltosi a Firenze,
SIFO ha messo in luce la dimensione del problema: i più
importanti studi internazionali hanno valutato l'incidenza
degli errori di terapia farmacologica nell'ordine del
5/15% su tutte le somministrazioni e del 15/20%
di tutti gli errori sanitari.
Il problema è rilevante, sia in termini di salute che in
termini economici.
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VACCINI e
MORTE !!
In
molti paesi del terzo monto il 10% dei bambini vaccinati per la rosolia, muore per effetto del vaccino !
(By Milton Silverman, Philip Lee e Mia Lydecker, in “Prescriptions
for death. The drugging of the third world” – tratto da L’Europeo
n. 48 del 25/11/1988)
TRAPIANTI I TRAPIANTI sono il dichiarato FALLIMENTO della medicina ufficiale,
impotente di fronte alle malattie, essendo incapace a sanare, essa porta
lentamente ma inesorabilmente il malato verso il trapianto o la morte
prematura.
ERRORI
in MEDICINA = malattie e morte Iatrogena (da
parte degli errori dei medici)
Gli
errori in medicina causano più vittime degli incidenti
stradali, dell’infarto e di molti tumori. Dagli 8 milioni
d’italiani che ogni anno vengono ricoverati in ospedale,
il 4% (320.000) invece di venire curati subisce danni più o
meno permanenti alla salute (Metro, 12 giugno 2002).
Si stima che almeno 90-100 persone ogni giorno (tra 14 mila
e 50 mila all’anno) muoiono in Italia per gli
errori dei medici: scambi di farmaci, dosaggi errati, sviste
in sala operatoria (Il Corriere della Sera, 17 settembre
2004).
700.000
infezioni
all'anno,
negli ospedali
Questi
errori costano alla comunità ben 10 miliardi di euro
all’anno. Si calcola che circa 700.000 infezioni
vengono contratte ogni anno negli ospedali, una percentuale
che corrisponde quasi al 15% dei ricoverati.
Il
maggior numero di errori si commette in sala operatoria, nei
reparti di degenza, nel dipartimento di urgenza e in
ambulatorio. Le 4 specializzazione incriminate risultano
essere: ortopedia e traumatologia, oncologia, ostetricia e
ginecologia, chirurgia generale.
A
conseguenza dei danni procurati circa 50.000 denunce sono
state depositate presso il Tribunale dei Diritti
dell’Ammalato. Quello che sorprende è la ripetitività
degli stessi errori negli stessi posti.
TRIBUNALE DIRITTI dell'AMMALATO - Via Anfiteatro, 14 -
20121 MILANO
Ospedali
pericolosi quanto le strade
Dal
Corriere della Sera del primo febbraio 2004 leggiamo
che in Italia l’80% dei dottori, nell’arco di 20 anni di
attività, è indagato almeno una volta.
Mentre su Leggo
del 25 maggio 2005 troviamo: “La guerra contro
l’Iraq ? Una passeggiata” in confronto ai danni
causati dall’apparato medico-ospedaliero. Gli ospedali
sono pericolosi almeno quanto le strade, e costano alla
comunità più o meno quanto una mini legge finanziaria.
Recentemente il 26 gennaio 2005 Metro così titolava
la prima pagina: "Uno su tre intossicato da farmaci
usati male".
Quando
i medici scioperano i morti diminuiscono
Mancano
dati volti ad appurare gli effetti dei farmaci su scala
sociale, visto che la morte è solo la punta dell’iceberg
dello stato terminale di una patologia. Tra le mie carte ho
sempre tenuto da parte un articolo ritagliato da un giornale
di qualche anno fa, dal titolo
“Quando
i medici scioperano i morti diminuiscono”.
L’articolo, a firma di Robert Mendelson dice:
“Quando i dottori scioperano, in tutto il mondo, si
ottiene lo stesso risultato: diminuisce il tasso di mortalità”.
Tra
i vari scioperi che elenca l’articolista è interessante
quello avvenuto in Israele, in cui negli 85 giorni di durata
il tasso di mortalità si è
abbassato del
50%. Ciò ha provocato una grave preoccupazione tra gli impresari
di pompe funebri che hanno intrapreso uno studio di propria
iniziativa ed hanno scoperto che il periodo precedente in
cui il tasso di mortalità si era ridotto a tal punto era
stato vent’anni prima, durante l’ultimo sciopero dei
medici.
L’articolista
termina con la domanda (che condivido e auspico):
Non
sarebbe una buona ragione istituire uno sciopero permanente
dei medici ? By
Franco Libero Manco
Commento
NdR: pur condividendo il contenuto, ritengo che si
debba comunque distinguere fra Traumatologia,
Chirurgia d'urgenza, Rianimazione e terapie con
farmaci
di sintesi !
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Prescrizioni poco leggibili, flaconi simili per sostanze
diverse, ricoveri non necessari, esami o operazioni
chirurgiche costate la vita a troppe persone. A questi
si aggiungono gli sprechi di miliardi di euro che,
mandando in rosso i conti, finiscono per privare di
servizi essenziali, come reparti o macchinari
diagnostici moderni, gli stessi cittadini. La cattiva
gestione in ospedale tende inevitabilmente a sposarsi
con la malasanità.
Tratto da:
http://www.saluteeuropa.it/news/2006/05/0511008.htm
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ADHD:
OTTIMO AFFARE,
PESSIMA MEDICINA
L’allarme lanciato da molte associazioni ed enti a
livello nazionale e internazionale, scaturisce
unicamente dalla constatazione dei seguenti fatti:
- quasi
8 milioni di bambini etichettati e drogati nei soli USA.
- quasi 200 morti correlate al trattamento.
- un giro di affari enorme che sostiene questo mercato.
- 17 milioni di bambini, nel mondo, sotto trattamento
psichiatrico.
In
Italia, secondo alcuni illustri psichiatri, promotori
dell’ADHD (Disturbo da deficit dell’attenzione e
iperattività), tale “disturbo” è una patologia
neuropsichiatria ad esordio in età evolutiva, la cui
prevalenza sarebbe stimata tra il 3-5% della popolazione
in età scolare; mentre nelle forme particolarmente gravi
la stima è dell’1%. Secondo questi esperti italiani il
“disturbo” può presentarsi con differenti manifestazioni
cliniche e può compromettere numerose tappe dello
sviluppo e dell’integrazione sociale del bambino,
predisponendolo ad una patologia psichiatria o ad una
condizione di disagio sociale.
David
Kaiser, medico e psichiatra in una intervista sul
‘Psychiatric Times’ del dicembre 1996 aveva dichiarato
che: “La moderna psichiatria deve ancora dimostrare, in
modo convincente, la causa genetico/biologica di una
sola malattia mentale…. Pazienti vengono dichiarati
affetti da “squilibrio biochimico” nonostante non vi
siano prove a sostegno di tale affermazione e….che
nessuno sappia veramente come dovrebbe manifestarsi un
corretto equilibrio biochimico.”
Quali
sono le prove oggettive e scientifiche per arrivare a
diagnosticare un bambino come “iperattivo” o, nel caso
più grave “ipercinetico”?
Alcuni
dei punti sono:
1.
Interviste diagnostiche:
Queste interviste verranno fatte ai genitori attraverso
domande che incoraggiano i genitori a descrivere i
bambini con un dettaglio sufficiente a stabilire se uno
specifico sintomo (comportamento), è clinicamente
significativo, anche considerando fattori che possano
modificare la percezione da parte del genitore, quali
ambiente sociale, livello culturale, pregiudizi, ecc.
2.
Questionario per i
genitori e gli insegnanti: In questa fase
verranno usati i test su modello americano. Questi test
permettono di rilevare importanti informazioni sul
comportamento sociale, accademico ed emotivo dei bambini
di età compresa tra i 3 e i 17 anni.
http://www.adhdtesting.org/testing.htm
3.
Valutazione delle abilità
di lettura e calcolo: Uno dei frequenti
motivi d’invio dei bambini con ADHD alle strutture
sanitarie è costituito dalle difficoltà scolastiche. E’
necessario eseguire sui bambini in età scolare una
rapida prova di screening delle abilità di lettura e
comprensione del testo ed alcune semplici prove di
calcolo aritmetico. Vengono fatti questi test tramite le
Prove MT o tramite la Batteria per la valutazione della
dislessia.
Prove
MT:
http://handitecno.indire.it/modules.phpop=modload&name=books&file=index&req=view_subcat&sid=18&min=10&orderby=dateA&show=5
Batteria per la valutazione:
http://www.neuropsy.it/test/dislessia/01.html
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L’ultimo
dato da tenere in considerazione è anche il fatturato
della Novartis
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