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Malattie "RARE" in offerta speciale
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Ansia generica o sociale, disordine da stress post traumatico,
shopping compulsivo ecc.: le
multinazionali del farmaco
inventano
nuove sindromi per vecchie medicine. Un sistema geniale per fare
affari.
E negli Stati Uniti legioni di psichiatri televisivi sono già al
lavoro: arrendetevi, siete tutti ammalati.
vedi:
Malattie inventate
Le case farmaceutiche hanno trovato l'arma finale: invece di vantare i
benefici dei propri farmaci, propagandano le malattie che dovrebbero
curare. Prendi l'epidemia che colpì gli Stati Uniti nella primavera
2001.
Come ha raccontato Mother Jones in un interessantissimo articolo, le
tv locali cominciano a riferire che ben 10 milioni di americani
soffrono di una malattia sconosciuta.
Si avvertivano i telespettatori di badare a questi sintomi:
irrequietezza, stanchezza, irritabilità, tensione muscolare, nausea,
diarrea, sudorazione. In molti di questi programmi interveniva il
dottor Jack Gorman, stimato psichiatra della Columbia University.
I testimonial erano alternati con scene
serene di una donna che giocava con un passerotto e un'altra che
ingeriva pillole.
La malattia in questione era il 'disordine di ansietà
generalizzata' (Gad), una condizione che secondo i rapporti lascia chi
ne soffre paralizzato da paure irrazionali. I programmi non citavano
nessuna medicina particolare per questa nuova sindrome. Ma, guarda
caso, proprio il 16 aprile 2001 l'ente che sovrintende
all'introduzione di nuovi farmaci, la Food and Drug Administration
(Fda), aveva certificato l'antidepressivo Paxil, prodotto dal gigante
farmaceutico inglese
GlaxoSmithKline (Gsk), per il trattamento anche
dell'ansietà generalizzata.
Allora non ci stupisce più che lo stimato psichiatra Jack Gorman sia
stato per anni sui libri paga della Gsk come consulente.
C'è di più: quel 16 aprile, un gruppo di pazienti chiamato Freedom
From Fear ("Libertà dalla paura") diffuse un sondaggio
telefonico secondo cui "le persone malate di Gad passano circa 40
ore a settimana - un lavoro a tempo pieno - a preoccuparsi."
Il rapporto non citava né il Paxil, né
la Gsk, ma il numero di telefono che indicava era quello della ditta
di relazioni pubbliche della casa farmaceutica, la Cohn & Wolfe.
La genialità della trovata consiste nel
fatto che è lo stesso consumatore a chiedersi se anche lui per caso
non soffre di quella sindrome, e che poi va a bussare dal medico perché
gli prescriva quel certo farmaco che ha fatto tanto bene a quel suo
amico che gliene ha parlato. Per ottenere questo risultato, basta
lanciare e sponsorizzare campagne di presa di coscienza della malattia
(disease awarness). Insomma, si prende una sindrome minore, che nella
sua forma grave colpisce pochissime persone (il Gad per esempio
colpisce l'1,2% degli americani, cioé 3 milioni, non i 10 di cui
parlava il dottor Gorman), ma che presenta sintomi abbastanza
generici; poi si cerca di far certificare dalla Fda che un certo
farmaco, già in produzione per altre malattie, cura anche questa
nuova sindrome. Con questo metodo si risparmiano miliardi (di euro) e
anni: per lanciare un nuovo medicinale ci vogliono in media 8 anni
perché passi dallo stadio della ricerca in laboratorio alla
commercializzazione in farmacia, mentre per ottenere una nuova
indicazione per un farmaco già in commercio bastano 18 mesi.
La corsa cominciò nel 1988 quando
Eli
Lilly lanciò l'antidepressivo Prozac, il primo farmaco di massa della
famiglia degli Ssri, "inibitori selettivi di reuptake della
serotonina" ( proprio questo il termine).
Da allora il mercato dei Ssri è cresciuto dell'800%, e fino a oggi
ben 22 milioni di americani hanno usato il Prozac. Le altre case
lanciarono ognuna il proprio antidepressivo: nel 1989 in Europa - ma
solo nel 1998 negli Usa - il Celexa (della Forest Laboratories), nel
1992 il Zoloft (Pfizer), nel 1993 il Paxil (GlaxoSmithKline Beecham),
nel 1994 il Luvox (Upjohn Solvay).
Il mercato degli antidepressivi era però già saldamente presidiato
dal Prozac. Perciò gli strateghi della Gsk si misero a sfogliare il
Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali (Dsm), la
bibbia degli psichiatri, che però risente molto delle lobby
farmaceutiche e del clima culturale del tempo (prima del 1970
l'omosessualità era considerata un "disordine psichico").
I cervelloni della Gsk scoprirono nel Dsm alcune sindromi promettenti.
Abbiamo già visto che nel 2001 riuscirono a far certificare
l'antidepressivo Paxil come efficace anche nella cura del Gad,
l'ansietà generalizzata. Ma non era la prima volta che facevano il
colpo. Già nel 1998 avevano scovato un'altra sindrome, il Sad, il
"disordine di ansietà sociale", una forma di timidezza
patologica, però estremamente rara secondo il Dsm.
Anche qui, entro
il `99 Gsk si assicurò la certificazione della Fda. A quel punto però
dovette propagandare la malattia stessa e per ciò si rivolse alla
ditta di Pr (public relations) di New York Cohn & Wolfe, che coniò
lo slogan "Immagina di essere allergico alla gente" sotto
l'immagine di un uomo derelitto che giocherella con una tazza da té
vuota: "Avvampi, sudi, tremi, ti è difficile persino respirare.
Ecco come ci si sente con il disordine di ansietà sociale".
Questi poster tappezzarono gli autobus di tutti gli Stati Uniti. Non
facevano riferimento né al Paxil né alla Gsk, ma recavano l'insegna
del gruppo "Libertà dalla Paura", della "Coalizione
per il Disordine di ansietà sociale" e dei suoi membri volontari
dell'Associazione degli psichiatri americani e dell'Associazione dei
disordini di ansietà d'America.
Questi gruppi erano stati organizzati da Cohn & Wolfe che però
non si limitava ai poster, ma rilasciava documentari
"indipendenti", certificazioni di illustri luminari (tra
cui, guarda un po', il dottor Jack Gorman che è consulente non solo
di Gsk, ma di almeno altre 12 farmaceutiche, tra cui Eli Lilly e
Pfizer). Cohn & Wolf forniva ai giornalisti anche pazienti più
che disposti a riferire come erano riusciti a uscire dall'inferno
dell'ansietà sociale grazie ai farmaci.
In pochi mesi il Paxil superò il Zoloft e quasi raggiunse il Prozac;
e nel 2000 la Public Relation Society of America premiò Cohn &
Wolfe per la campagna Sad, come il "miglior programma di Pr del
1999".
La Pfizer non perse tempo a reagire: anche
lei frugò nel manuale diagnostico Dsm e nello stesso 1999 scoprì
un'altra bella sindrome: il disordine da stress post-traumatico (Ptsd)
che fino ad allora aveva colpito solo i veterani e le vittime di
crimini violenti.
Imparata la lezione del Sad, Pfizer assoldò
la ditta di Pr newyorkese Chandler Chicco Agency e sovvenzionò la
Ptds Alliance, che aveva sede negli uffici della Chandler Chicco. La
Ptsd Alliance metteva in contatto i giornalisti con esperti di Ptsd,
come Jewrilyn Ross, presidente e amministratore delegato dell'Anxiety
Disorder Association of America, un gruppo pesantemente finanziato da
Pfizer, Gsk, Eli Lilly. Quest'Alleanza fornì statistiche secondo cui
tra i bambini che avevano avuto l'esperienza della morte improvvisa di
un amico o di un parente, "uno su sei sviluppava la sindrome Ptsd".
Secondo altri articoli, un americano su 13
avrebbe subito questo disordine nel corso della sua vita (il che fa 22
milioni di potenziali pazienti). Naturalmente l'anno scorso, dopo l'11
settembre la Pfizer saltò sull'occasione: il 26 settembre la Ptsd
Alliance emanava un comunicato secondo cui lo stress post-traumatico
può colpire chiunque abbia "assistito a disastri naturali o
altri inattesi, psicologicamente stressanti eventi catastrofici, come
gli attacchi dell'11 settembre".
Nel mese successivo, secondo Psychiatric News, Pfizer spese 5,6
milioni di dollari per pubblicizzare i benefici dello Zoloft contro il
Ptsd: il 25% in più di quanto aveva spesso in tutto un semestre
precedente.
Ma il record dopo l'11 settembre toccò alla Gsk, che nell'ottobre
2001 spese 16 milioni di dollari di pubblicità per il Paxil.
Pfizer e Glaxo non sono le sole case ad aver sfogliato il Manuale
diagnostico. Ogni casa si trova la sua bella sindrome che colpirebbe
una 15 milioni di americani, un'altra 9 milioni. Sono statistiche
manipolate, spesso prodotte da centri studi finanziati dalle case
farmaceutiche e che estrapolano dalle situazioni lievi alle sindromi
gravi. A credervi, alla fine, ironizza Mother Jones, non c'è un
americano che non sia preda di un disordine di ansietà. Secondo uno
studio del 2000, finanziato da Pfizer e pubblicato dall'American
Journal of Obstretrics, ben il 20% di tutte le pazienti di
ostetricia-ginecologia avrebbe bisogno di un trattamento psichiatrico
per sindromi che vanno dalla depressione ai disordini di ansia
alimentare.
D'altronde già nel 1994 Upjohn e Solvay avevano sovvenzionato la
tournée artistica di una californiana, Mary Hull, che aveva sofferto
del disordine compulsivo-ossessivo e che riferiva del gran bene tratto
dai farmaci Ssri.
Uno studio, finanziato da Novartis Aventis, ha trovato che i farmaci
Ssri possono ridurre il rischio di attacco cardiaco nei fumatori.
E anche la Eli Lilly, minacciata nel suo monopolio antidepressivo del
Prozac, è passata al contrattacco: il 15 marzo scorso, ricercatori
della Mayo Clinic (finanziati da Eli Lilly) affermarono sul Journal of
Clinical Oncology che il Prozac "E'un'alternativa realistica alla
sostituzione estrogena per ridurre le vampate" nelle donne in
menopausa.
Ma Eli Lilly punta al colpo grosso, a quella discussissima sindrome
che è il disordine disforico premestruale (Pmdd), un malessere
femminile i cui sintomi includono dolore fisico e sbalzi periodici. Il
Pmdd fu incluso dal Manuale nel 1987 tra quei "disordini
potenziali proposti per ulteriore studio" e colpirebbe tra il 3 e
il 5% delle donne in mestruazione (1,5-3 milioni di americane).
Intanto nel 2000 Eli Lilly ha ottenuto dalla FDA che il Prozac possa
essere prescritto contro il Pmdd. E a questo scopo lo ha
riconfezionato in una pillola color rosa con il nuovo nome di Sarafem.
La ricerca di nuove sindromi non ha limiti. La più geniale è quella
dell'"epidemia nascosta" presentata alla Convention annuale
dell'Associazione Psichiatrica Americana, il disordine di
="shopping compulsivo": la pulsione a comprare senza freni.
Secondo uno studio su questo disordine finanziato da Forest
Laboratories, lo shopping compulsivo colpirebbe 20 milioni di
americani, al 90% donne. Queste cifre sono state enunciate nella
popolarissima trasmissione tv Good Morning America da un illustre
specialista. Immaginate chi è ?
Ma il dottor Jack Gorman ben inteso,
che è consulente anche di Forest Laboratories che vuole trovare una
nicchia per il suo Celexa.
Da "Il Manifesto" 3
dicembre 2002 di Marco d'ERAMO
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Le
case farmaceutiche
non sono obbligate a
pubblicare TUTTI i
risultati delle loro
ricerche....-
Gen. 2009
«Dalle sperimentazioni
risulta che il risultato
complessivo della nuova
generazione di
antidepressivi è sotto
la soglia consigliata
dei criteri clinicamente
significativi», scrivono
gli scienziati. Kirsch
sottolinea, inoltre, la
necessità di cambiare il
sistema attuale, che
permette alle case
farmaceutiche di non
pubblicare una parte dei
dati delle loro
sperimentazioni:
«La frustrazione sta in
questo - dice Kirsch -.
Rende difficile
determinare se i farmaci
funzionino. Le case
farmaceutiche dovrebbero
essere obbligate, quando
commercializzano un
nuovo prodotto, a
pubblicare tutti i
dati». Stavolta, per
accedere alle
informazioni, gli
scienziati si sono
avvalsi del Freedom of
Information Act, la
legge sulla trasparenza.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.aspID_blog=38&ID_articolo=607&ID_sezione=243&sezione=News
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