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Esimio
Professore,
quelli che Le scrivono ormai non sono più del mondo cui Lei appartiene.
Ci siamo conosciuti tempo fa, quando le nostre speranze le riponemmo
in Lei per non abbandonare il Suo mondo.
Certo, ormai è tardi, nessun Professore può ridare la vita, essa,
è patrimonio di un più modesto "Maestro" con il quale noi
ora parliamo.
Nel giorno dedicato alla ricerca sul cancro, abbiamo sentito tutti
in coro, un intero plotone, la necessità di parlare e, se Lei ce lo
permetterà, di darLe qualche consiglio affinché, tra qualche anno,
quando anche Lei ci raggiungerà, potremmo ritrovarci e stare insieme a
vivere la vera vita, quella eterna, dove medici e pazienti, professori e
Maestri, potranno dirsi tutto e sorridere su quanto succede laggiù da
voi.
Tanta gente crede in Lei, tanta gente risponde ai Suoi appelli in tv
e dona parte del suo avere materiale per contribuire alla speranza di
tanti malati.
Pochi, molto pochi di queste modeste, umili ed ingenue persone
riescono a pensare che tutto potrebbe essere più semplice, che anche
Lei, Professore, potrebbe essere "libero" di dire ciò che
pensa e forte della Sua professionalità acquisita durante la Sua
"missione" sulla terra.
La nostra "missione", esimio professore, è risultata
essere una missione senza ritorno per dar modo anche a Lei di proseguire
la Sua in pace.
Venimmo da Lei quando avevamo ancora aneli di vita, ci fece
aspettare nel suo splendido studio tantissimo tempo, addirittura, ad uno
di noi che veniva dalla Toscana, lo ha ricevuto il giorno successivo
alle sei di mattina nonostante il lungo viaggio e la morte che iniziava
a conquistarlo.
Un intero giorno d'attesa per spiegargli che ormai era arrivato alla
fine e l'unica cosa che poteva fare era quella di rispettare il Suo
onorario di 500.000£ per sentirsi dire è finita.
Accettammo tutti con serenità questa "diagnosi", perché
tutti eravamo certi che il nostro sacrificio, esaminato dall'esimia
professionalità del Professor Mandelli, avesse reso giustizia ai nostri
colleghi ed amici che iniziavano il calvario.
Professore, sono più di 200 gli altri nostri amici che aspettavano
giustizia, che chiedevano perché.
Non hanno avuto risposta e, ancora oggi, quello che un tempo era il
"plotone della pace" sta diventando il "battaglione"
della pace che assiste, deluso al fallimento di un
"Professore" che non ha saputo ascoltare il
"Maestro".
Neanche quando eravamo tra Voi, speravamo in una "pillola"
della salvezza, anche perché, egregio professore, l'immortalità non è
una ricerca fattibile nel Vostro mondo.
Speravamo invece in quella misera ma molto importante, riconoscenza
del nostro sacrificio ottenuta con l'obiettività professionale di
"Professori" come Lei che tanto danno alla collettività.
Certo, tutte le cifre che Lei ha fatto nel Suo rapporto, Le sono
state dettate e, offendendo la Sua professionalità, Le hanno fatto dire
cose che non corrispondono al vero.
La cosa però che più ci ha offeso, è stata la paura di tanti Suoi
esimi colleghi, a confrontarsi con Lei, "Il Professore" la cui
parola è legge e non può essere contraddetta.
Certo, la Sua laicità e freddezza professionale, non Le consentono
di ascoltare le voci di una coscienza, di un'anima che è patrimonio
immenso solo di crede in quella giustizia che non potrà mai essere
tesoro del Vostro mondo.
Siamo certi però che il "pilato" che è in Lei sarà
cancellato da un più attento esame di quanto sta succedendo tra i
nostri amici e quella coscienza, a volte sorda alla voglia di giustizia,
farà il possibile per suggerirLe che la ricerca, anche se con tanti
soldi, non porta a nessun risultato se scevra di onestà e sensibilità
verso giovani che, anche per Lei, si sono sacrificati a vent'anni.
La salutiamo, Professore, con la speranza di consegnarLe spunti di
riflessione sui quali costruire una speranza per tutti coloro che ancora
si rivolgeranno a Lei.
Roma
10 novembre ’02, giorno dedicato alla ricerca sul cancro.
I
RAGAZZI DECEDUTI REDUCI DAI BALCANI
- Tratto da: osservatoriomilitare.it
vedi:
MINISTERO "SALUTE" italiano
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