E’
la legge Principale dalla quale TUTTE le Leggi Costituzionali dei vari
paesi del mondo hanno tratto origine (forse….).....ed i DIRITTI
dell'Uomo ne sono la giusta conseguenza.
Quindi
TUTTE le leggi dei vari paesi del mondo dovrebbero essere “sottomesse”
(messe sotto) la Legge Consuetudinaria !
e' cosi ?
molte volte NO !
Francese: Tradition
établie
Tedesco: Ungeschriebenes Gesetz
Spagnolo: Derecho consuetudinario
Olandese: Gewoonterecht ongeschreven recht
Portoghese: Lei costumeira , Regra costumeira
Svedese: Oskriven Lag, Sedvanerätt
La fede-fiducia in un'antica legge
Consuetudinaria che protegga l'individuo ed
il suo possesso di diritti e libertà e che
limiti la competenza dello Stato
e' sempre stato previsto negli stati europei
dell'ovest ed in certipaesi musulmani e tribali.
Diritto Internazionale = Consuetudine
+
Autogoverno:
Facoltà
che consente a ciascun soggetto – individuo,
istituzione, collettività territoriale – di
regolare da sé i propri interessi.
Nell'ordinamento italiano si fa riferimento al
complesso dei poteri e delle funzioni degli enti
territoriali diversi dallo Stato con il termine
autonomie locali le quali debbono legiferare
tenendo presente in primis la LEGGE
CONSUETUDINARIA.
L’Autogoverno
è un metodo educativo che richiede la
partecipazione attiva anche dei ragazzi,
sviluppando in loro il senso di responsabilità e
di appartenenza alla comunità sociale.
Ma per ora nel mondo assistiamo al contrario
dell'Autogoverno il Malgoverno...ed i cittaidini
divengono "sudditi" dell'impero del
Denaro....e
dei
prePotenti !
"Se
le leggi parlamentari non sono collegate o derivano da una delle di
diritto fondamentale o da una legge di diritto consuetudinario, allora non
sono adeguate.
NON
esiste legge fra voi ed i vostri diritti fondamentali"
By
Malcom
McClure - Australia
Referendum
Popolari:
"Tenete
d'occhio la Costituzione... perche' vi sono importanti tutele....
In
definitiva la tutela delle nostre Liberta' NON dipende dai parlamenti e
dai tribunali, dipende dall'amore
del popolo per la Liberta'."
By Michael Kirby, Giudice dell'Alta Corte Australiana
L’origine
dei Principi sui diritti umani
I diritti umani
sono universali e sono riconosciuti a tutti gli esseri umani
indistintamente.
L’origine dei Princìpi è nella
Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo.
L’obiettivo di essa era quello di stabilire uno standard minimo
internazionale per la protezione dei diritti e delle libertà individuali.
La natura di queste disposizioni fondamentali è tale che esse sono oggi
largamente considerate come la base del diritto internazionale. In
particolare i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’uomo vengono considerati come Legge consuetudinaria
internazionale, vale a dire che non è richiesta la firma né la
ratifica da parte dei singoli Stati perché esse vengano riconosciute come
norme legali.
La Dichiarazione Universale sui Diritti dell’Uomo è una pietra miliare
ed è stata tradotta in più di 3000 lingue e dialetti. Per quanto alcuni
dei suoi principi non siano applicabili direttamente al mondo del business
(?), la consistenza con la dichiarazione è ritenuta tuttavia importante
da quasi tutte le nazioni del mondo
.
http://www.filodiritto.com/diritto/pubblico/internazionale/fontidirinternazionalerotondi.htm#1
Fonti del Diritto :
http://www.giuffre.it/age_files/dir_tutti/archivio/bobbio_0204.html
http://www.normeinrete.it/abc/html/02-001.htm
http://www.ambientediritto.it/dottrina/dottrina
2003/fonti del diritto.htm
http://www.studiamo.it/dispense/diritto-internazionale.htm
http://www.altalex.com/index.php?idstr=24&idnot=6180
http://ricerca.studenti.it/mdr/?testo=diritto&index=default&tipo=1
http://ricerca.studenti.it/risorse/r/sdf8/8eb36657/Le+fonti+del+diritto/
http://www.isit100.fe.it/aprogetto/itc/9899/iper5d/gruppo1/cap2/introfonti.htm
http://www.globalizzazione2000.it/fontidiritto.htm
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La
COSTITUZIONE ITALIANA -
In
quanto "fonte di giustizia" il suo potere è
però, e' subordinato alla legge
consuetudinaria !
La
COSTITUZIONE FASTIDIOSA - By Rodolfo Roselli,
intervento su Radio Gamma 5 del 9.1.2008
In ogni nazione le
regole politiche del gioco sono dettate da una
Costituzione, un documento che riflette lo
scenario nel quale è nata e poi si è evoluta la
nazione con ottimizzazioni, utili per
aumentarne l’efficienza nei confronti dei nuovi
problemi.
Ma proprio perché
detta le regole del gioco, tutti devono essere
consapevoli di accettarle, e tutti dovrebbero
essere eventualmente disposti a modificarle.
La nostra
Costituzione, nata nel dopoguerra, risente della
preoccupazione di non lasciare spazio a
rinnovati tentativi dittatoriali, a nostalgie
di cercare l’uomo forte e pertanto pone al
centro dello stato un sovrano, costituito dal
popolo, e la sua rappresentanza logica e legale
che è il Parlamento.
Con questa logica, è
il sovrano che designa i suoi rappresentanti, è
il sovrano che ha il diritto di controllarli
costantemente. Questa logica giustifica
l’esistenza dei due rami del Parlamento, l’uno
che esercita un controllo sull’altro, giustifica
i poteri del Presidente della Repubblica,
garante di tutti gli italiani, e del Presidente
del Consiglio controllato dal Quirinale e dal
Parlamento, capo di un esecutivo che dovrebbe
rendere conto dei suoi atti in ogni istante.
Quindi strumenti leciti per l’esercizio del
potere del popolo sovrano.
Alcuni sostengono
che questa Costituzione va cambiata perché
inefficiente, ma anche ammettendo che
perfezionamenti siano possibili, l’inefficienza
della Costituzione non risiede nella sua
struttura, ma nell’uso distorto che se ne è
fatto.
L’opinione pubblica
sembra indifferente a questi cambiamenti perché
non è stata mai incoraggiata a sostenere le
istituzioni. Le istituzioni hanno raccontato e
descritto se stesse con linguaggi a volte
incomprensibili senza preoccuparsi minimamente
di coinvolgere i cittadini nei rapporti politici
e istituzionali, considerando il loro apporto
irrilevante.
E’ mancata una
informazione libera da condizionamenti
editoriali, sono mancate strutture elettive,
originate dai cittadini capaci di anticipare,
guidare e non seguire le scelte.
La Costituzione è
stata tradotta, nelle leggi applicative, con il
linguaggio ideologico delle forze politiche
egemoni ed ha impedito sistematici rapporti tra
cittadini e istituzioni.
Ma dietro chi
vorrebbe cambiare la Costituzione vi sono coloro
che intendono salvaguardare quei poteri forti
che tengono in mano l’amministrazione pubblica,
che stabiliscono le leggi, che decidono la
distribuzione della ricchezza. Dietro una
facciata istituzionale ,si nasconde qualche cosa
che non osa appalesarsi, qualcosa che desterebbe
vergogna per gli interessi occulti e
pericolosi., di chi dovrebbe combattere la
criminalità organizzata, e invece traffica con
essa..
Ma un altro potere
forte che inconsapevolmente minaccia
continuamente la Costituzione è quello di molti
cittadini che, pur resi edotti dai mezzi
d’informazione, pur sapendo perfettamente che
un politico ha comperato giudici e finanzieri,
continuano a votarlo. Un potere forte diffuso,
frammentato, che nasce dall’ignoranza e dalla
voglia egoistica di mantenere i propri privilegi
contro l’interesse degli altri, anche quando si
tratta di vantaggi piccoli e diffusi come quelli
di una categoria sociale e di una professione.
A tutte queste
persone non interessa rispettare le regole del
gioco, perché se ne sono già costruite di
proprie a loro misura, e anzi se le loro regole
potessero essere codificate e da illecite
diventare legali, sarebbe forse questa l’unica
motivazione che li spingerebbe a chiedere la
modifica di questa Costituzione, così
ingombrante e fastidiosa.
Le regole del gioco
dovevano essere accettate e applicate da tutti
per creare una nuova cultura politica che
spazzasse via definitivamente il vecchio ordine
politico antecedente al 1948. Invece i leader e
i partiti hanno condizionato la Carta
Costituzionale, silenziosamente riscrivendola,
per riportarla al vecchio ordine politico,
comodo per gestire il potere, scomodo per coloro
che attendevano l’applicazione della
democrazia.
Che tutto questo sia
avvenuto non solo ce lo fornisce proprio la
critica che questa Costituzione non funziona, ma
che i problemi di oggi più rilevanti non hanno
niente a che fare con i principi costituzionali.
I problemi urgenti che oggi si pongono sono la
riduzione dei costi della politica, perché da
missione civile e temporanea del singolo,
secondo lo spirito costituzionale, è diventata
carriera e tradizione di casta, con tutti gli
artifici per mantenerla, difenderla, e renderla
economicamente altamente remunerativa.
La mancanza di
rigore nell’etica politica e la conseguente
selvaggia commistione tra politica e
affari,contro il dettato costituzionale che
destina le risorse di tutti a tutti.
La tendenza a
piegare la Costituzione alle necessità delle
parti, invece che alle necessità del popolo, con
riforme imposte a colpi di maggioranza.
Dunque non è la
Costituzione che genera inefficienza, ma sono le
forze politiche che inquinando la Costituzione
,per mantenere saldamente il potere senza dare
alcuna possibilità di ricambio, hanno
trasformato le strutture di controllo in
semplici duplicati che applicando il principio
dei controllori che controllano se stessi , le
fanno apparire come inutili e anzi dannose. Oggi
il difficile problema che si pone è ritornare
alle origini costituzionali.
Un problema molto
difficile, che si evidenzia con i timidi
tentativi di fronteggiare l’antipolitica
proponendo ad esempio oggi, tagli dei ministeri,
ma tuttavia da attuare nella prossima
legislatura, cioè tra tre anni, ma la legge di
riforma in proposito, mai attuata, esisteva fin
dal 1999.
Tentativi di riforme
costituzionali, tutti miseramente falliti, come
la riforma della destra, bocciata sonoramente
dal referendum del 2006, o come la riforma del
titolo V della Costituzione, votata dal
centrosinistra , poi non attuata dalla nuova
maggioranza di centrodestra e che ha creato un
continuo contenzioso Stato Regioni, cioè proprio
quei motivi di continua inefficienza che si
addebitano per comodità alla Costituzione.
Cose di questo
genere difficilmente avvengono nelle altre
democrazie liberali come negli Stati Uniti, in
Germania etc. perché in quei paesi ogni riforma
costituzionale deve essere approvata con
maggioranze qualificate dei 2/3 o dei 3/5 per
evitare riforme di parte.
Questo è un
principio cardine delle costituzioni liberali e
democratiche, secondo cui chi vince le elezioni
ha diritto di governare ed attuare il suo
programma, ma la Costituzione che definisce i
diritti di libertà e le regole democratiche non
può essere alla mercè della maggioranza del
momento, perché deve garantire tutti, minoranze
incluse, anche perché si correrebbe il rischio
che, al cambio di maggioranza, ognuno possa
farsi le regole che crede.
E’ poi difficile
trovare nella Costituzione una regola che
sostenga la necessità del bipolarismo, frutto
della fantasia e della convenienza dei maggiori
schieramenti che, scambiandosi periodicamente i
ruoli ed i reciproci vantaggi, trasformano una
democrazia in una oligarchia. Nessuna regola
costituzionale afferma che chi vince ha diritto
di appropriarsi di tutto dalla pubblica
amministrazione, all’economia,
dall’informazione, agli organi di controllo
delle istituzioni e della magistratura.
Questo non vuol dire
che non sia possibile l’ammodernamento delle
nostre istituzioni, e ce lo dimostrano le
molteplici esperienze delle grandi democrazie,
come la Gran Bretagna, la Germania, la Svezia ,
la Spagna, e quest’ultima con una Costituzione
simile alla nostra.
Queste, hanno
dimostrato di saper costruire soluzioni
innovative, che migliorano le istituzioni e non
travolgono i principi costituzionali.
Abbiamo tutti potuto
constatare quali danni di inefficienza ha
portato una cattiva legge elettorale, mentre la
nuova, pur avendo validi e sperimentati modelli
europei non riesce a decollare non per ragioni
costituzionali, ma per ragioni di calcoli
partitici. Si arriva così all’assurdità che le
scelte popolari non sono funzioni di un
sentimento diffuso ma da un semplice algoritmo
elettorale.
E’ quindi
indispensabile e urgente evitare di addossare
alla Costituzione le colpe dei partiti, dei
sistemi elettorali, dei regolamenti
parlamentari, tradurre in leggi, i principi
contenuti nella Costituzione, facendo
partecipare il popolo sovrano alle decisioni e
ai controlli dei quali ha diritto.
Fin dal 27.12.1947,
quando fu promulgata la Costituzione, si
cominciò a violare l’art.1, considerando la
sovranità popolare una parola vuota di
significato, in quanto le masse popolari erano
considerate immature.
E infatti,
nonostante fosse presente nella Costituzione lo
strumento referendario, cioè il principale
istituto di democrazia diretta, questo fu
praticamente ignorato per 22 anni, perché non fu
mai varato il relativo decreto attuativo.
Palmiro Togliatti,
leader del PCI, fu il principale oppositore, e
tentò in ogni modo di non introdurre il
referendum nella Costituzione. Solo Einaudi per
i liberali e Aldo Moro per i democristiani, e
anche i repubblicani, accettarono la sua
introduzione ma a patto che non fosse resa
subito efficace, sostenendo fosse uno strumento
costoso e fastidioso per il pubblico.
Proprio dai
comunisti invece ci si sarebbe atteso un
sostegno, dato che teorizzavano l’uso del
referendum sia come strumento di democrazia che
come forma di controllo popolare, ma
evidentemente la strategia di Togliatti era
diversa, tanto che ,anche dopo la presenza del
referendum nella Costituzione, l’osteggiò in
tutti modi possibili per renderlo poco efficace
e difficilissimo da attuare.
Analoga opposizione,
dunque, di ebbe da parte di Terracini contro il
referendum propositivo, perché avrebbe alterato
gli equilibri interni dei partiti, e non fu
accettato neppure come strumento di mediazione,
affidato al popolo per dirimere eventuali
contrasti legislativi tra esecutivo e
Parlamento.
Anche sul numero di
firme per l’ammissibilità vi fu la forte
opposizione di Togliatti, che giudicava le
500.000 firme troppo esigue, contestò anche
l’introduzione di un eventuale referendum
sospensivo di determinate leggi, perché temeva
che un ampio movimento popolare togliesse potere
ai partiti.
Per tutte queste
ragioni si arrivò ad approvare il solo
referendum abrogativo, solo perché era quello
con tasso di rischio minore per i partiti, e
tuttavia furono imposti confini talmente
ristretti, nella speranza di creare le
condizioni per convincere a non ricorrervi mai.
E’ dunque evidente
quanto l’unico strumento che avrebbe potuto
attuare l’art.1 della Costituzione fu boicottato
e svuotato dai partiti che temevano il giudizio
popolare e da quel momento mai reso funzionante.
Tuttavia, nel 1970,
dopo 22 anni, questo strumento fu finalmente
attuato, solo per attuare un semplice baratto
tra l’approvazione della legge sul divorzio,
voluta dalla sinistra e osteggiata dal Vaticano,
e l’approvazione del regolamento attuativo del
referendum, voluto dal Vaticano che sperava con
questo, di annullare la legge sul divorzio.
Ma solo troppo tardi
i partiti si accorsero che, il cosiddetto
“popolo immaturo” ,da quel momento ricorse per
ben 465 volte al referendum.
Di questi, solo 130
superarono lo sbarramento delle 500.000 firme,
e di questi, solo 66 superarono il vagli della
Corte Costituzionale, e solo per 59 furono
celebrate le votazioni referendarie, le
indicazioni delle quali furono spesso poi
ignorate, come per il referendum sul
finanziamento dei partiti
Come si vede gli
ostacoli frapposti hanno sempre funzionato bene.
Ma anche il trucco
del quorum, ha esercitato un’azione bloccante
della volontà popolare, perché negli ultimi 10
anni nessuna consultazione è risultata valida,
in quanto non ha raggiunto il quorum della metà
+ 1 degli aventi diritto al voto, attraverso
l’utilizzo da parte dei partiti dell’arma
dell’astensionismo, cioè l’incitazione, per i
cittadini, a rinunciare al loro diritto di
decidere.
Anche le leggi
elettorali, e si capisce perché,, erano state
sottratte al giudizio di un referendum,
analogamente alle leggi tributarie, ma in
questo caso, fortunatamente per un errore
banale di trascrizione, risultarono poi ammesse.
E a causa di questo benefico sbaglio si poterono
votare i referendum elettorali che introdussero
il maggioritario in Italia.
Da quanto sopra si
conclude quanto i partiti siano stati sempre
ostili all’applicazione della Costituzione, e
non solo per l’art.1, proprio perché, anche se a
parole favorevoli alla democrazia, di fatto
hanno sempre temuto il giudizio del popolo
sovrano.
Per loro la
Costituzione democratica, deve diventare una
Costituzione partitica, e le riforme invocate
hanno solo questo scopo, alla faccia del
popolo sovrano.
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