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RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che
MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA: RICHARD
J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui operano
le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici
economici alla salute e rallentando lo sviluppo
scientifico nella cura delle malattie perché guarire
non è fruttuoso come la cronicità.
Visionate questo video, parla un'informatore
farmaceutico,
sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
video: COMANDO GESUITI
Come cancellare
il Diritto alla Libertà di Espressione -
Comunicato di NOGOD.it
Come cancellare il diritto alla libertà di
espressione. Una piccola regola per distruggere il
fondamento della nostra civiltà nata dalla ribellione
all'assolutismo religioso viene fissata dalla voce
ufficiale dello Stato Teocratico Vaticano, quello
Stato riconosciuto come tale da tutti gli altri Stati
e comunemente definito anche "Santa (?) Sede".
Ed ecco la diabolica regoletta proclamata dal
Vaticano: «Il diritto alla libertà di pensiero e di
espressione, sancito dalla Dichiarazione dei Diritti
dell'Uomo, non può implicare il diritto di offendere
il sentimento religioso dei credenti. Tale principio
vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione».
Bravi !
E così il diritto alla libertà viene limitato dalle
turbe psichiche di chi percepisce uno scritto,
un'immagine, un suono come "offensivo" delle proprie
credenze religiose per quanto assurde, indimostrabili,
false e ridicole.
Questa sortita costituisce un' ulteriore prova della
guerra di civiltà dichiarata dai sistemi religiosi
totalitari e totalizzanti, in stretta alleanza fra
loro, contro il sistema delle libertà civili del mondo
occidentale.
E la prima libertà da colpire è quella
relativa al diritto di espressione.
A riprova che la
Santa Alleanza dei tre monoteismi è una realtà e non
soltanto una nostra ipotesi ecco una notizia fresca
fresca proveniente dalla Svizzera: "Le tre chiese
cristiane nazionali, gli ebrei e i musulmani
fonderanno in Svizzera a maggio il "Consiglio delle
religioni". Scopo del Consiglio sarà la promozione
della reciproca conoscenza e la cura degli interessi
comuni".
Non bisogna nemmeno essere profeti certificati dalla
bibbia per prevedere che se la santa alleanza dei
sistemi di potere religioso (a partire da quelli
monoteisti, i cui rappresentanti vediamo spesso
pregare ipocritamente insieme) vincerà la guerra
contro le libertà sarà solo l'inizio della guerra
finale fra di loro giacché nessuno dei tre sistemi
rinuncerà mai ad essere detentore dell'unica,
assoluta, esclusiva e irrinunciabile verità.
Sappiamo già chi vincerà e quale carneficina
comporterà una guerra fatta in nome di
dio.
Per questo
noi liberi pensatori non rinunciamo alla libertà di
gridare alto e forte che le cosiddette verità rivelate
da qualunque sistema religioso e il relativo corredo
di apparizioni e miracoli sono solo invenzioni umane,
favole, inganni, menzogne.
Noi non ci permetteremo mai di impedire ai credenti di
credere a tutto quello che vogliono, ma difenderemo a
qualunque costo il nostro diritto di non credere e di
confutare tutto quanto delle religioni ci appaia
assurdo e ridicolo.
E lo faremo con tutti i mezzi, che
piaccia o no a chi vorrebbe imporci la mordacchia o
terrorizzarci con una fatwa.
By Giulio C.Vallocchia, Presidente di NO GOD - Atei
per la Laicità degli Stati -
http://www.nogod.it
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Dov'è finita la
libertà di espressione ? Occhio, possiamo fare
quel che vogliamo e come lo vogliamo, potete
illudervi di esserliberi solo finché siamo noi a
volerlo, non oltre !
By Simone Galanti
Stamane ho appreso della
"chiusura" di Indymedia.
Ovviamente sono profondamente indignato da un atto
che si può chiaramente definire come censura
intimidatoria, magari per scoraggiare chi, dal
basso, continua a sbattere una realtà tutt'altro che
rosea in faccia a chi continua a proclamare che
tutto va bene, magari solo piccoli problemi, ma che
già si è soddisfatti... NO!
Non va bene proprio niente, non c'è niente che vada
come realmente dovrebbe andare, non c'è niente di
giusto in un mondo dove la libertà di espressione
viene violata in modo cosi palese ed autoritario,
non può andare bene dover pesare quel che si scrive
in una e-mail o si dice al telefono perchè il Grande
Fratello ascolta e potrebbe sentirsi offeso da certe
parole o espressioni, non può andare bene se vivi in
un mondo in cui per le tue idee sei trattato peggio
di un animale, dove ti giudicano e catalogano ed
isolano solo perché osi esprimere un'idea non
conforme, non può andare bene un mondo in cui si
massacrano centinaia, migliaia di persone solo per
interesse, per soldi, per l'interpretazione distorta
di una religione.
Non sono un indyano sfegatato, frequento
quel sito apprezzando la libertà che si da a
chiunque, qualsiasi idea abbia, e capita che non mi
trovi d'accordo su certe cose che leggo, eppure
ripeto, lo apprezzo perchè è completamente libero,
molte richieste di cancellazione di post
pesantemente offensive cadono nel vuoto, proprio
perché chiunque deve essere libero di esprimere
un'opinione, qualunque essa sia, qualunque
essa sia !
Forse la verità è che una certa paura inizia a
serpeggiare in ambienti che per decenni hanno deciso
cosa fosse bene e cosa fosse male, non possono
permettersi che molte persone vedano Rachel morente
dopo essere stata investita e schiacciata da un Tank,
non ci si può permettere che il volto dei Mapuche
derubati della loro terra e la storia di questo
furto siano disponibili a chiunque voglia saperlo,
la gente non deve sapere della morte atroce dei
sindacalisti colombiani, annegati in un mare di
bollicine, la gente deve essere rassicurata, la
gente deve sapere che tutto va bene, che la
giustizia, la democrazia e la libertà stanno
vincendo sul terrorismo, deve essere reso noto che
sono solo i cattivi a pagare, che non è vero che
esistono varie opinioni, a parte quella di qualche
scalmanato amico dei terroristi, va tutto bene,
rasserenatevi, preoccupatevi di voi e state
tranquilli, c'è chi pensa per voi quel che è giusto
o non è giusto sapere e far sapere...
Benvenuti nel mondo della sicurezza globale,
dove uno ed un solo cervello
decide per tutti !
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Ecco,
COME viene applicata in Italia l'uguaglianza e la
Liberta' religiosa; un magistrato, obietta al
crocefisso nelle aule giudiziarie e viene
condannato...come nel medio evo !
Risposta
del giudice Tosti in merito all’interruzione delle
udienze
Camerino,
li 7 agosto 2005
All'Ill.mo
Presidente del Tribunale di Camerino dott. Aldo
Alocchi
CAMERINO
All'Ill.mo
Presidente della Corte di Appello di Ancona
ANCONA
All'On.le
Ministro di Giustizia
ROMA
All'Ispettorato
del Ministero di Giustizia
ROMA
Al
Procuratore Generale presso la
Corte
di Cassazione
ROMA
Al
Consiglio Superiore della Magistratura
ROMA
All'Ill.mo
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale
dell'Aquila dott. Alfredo Rossini
L'AQUILA
OGGETTO:
Risposta alla nota 19.7.2005, prot. 1251, del
Presidente del Tribunale di Camerino, avente per
oggetto: "interruzione delle udienze da parte
magistrato dott. Luigi Tosti".
Premetto
e ricordo che nella mia qualità di giudice presso il
Tribunale di Camerino ho iniziato dal 9 maggio scorso
-dopo averlo espressamente preannunciato più volte-
ad astenermi dalla trattazione della cause per
legittima reazione contro gli atti di discriminazione
religiosa posti in essere dall'Amministrazione della
Giustizia ai miei danni. In particolare ho denunciato
(e denuncio) che lo Stato italiano da un lato espone
(e mi impone) il simbolo della religione cattolica (il
crocifisso) nelle aule giudiziarie, in tal modo
violando il principio supremo di laicità (e i
conseguenti miei diritti di rango costituzionale) e,
dall'altro, ha respinto (e respinge) immotivatamente
le mie istanze di esporre i miei simboli religiosi
nelle aule giudiziarie, quantomeno in applicazione del
sacrosanto diritto all'eguaglianza (e alla non
discriminazione a cagione del credo religioso)
garantitomi (anche) dall'art. 3 Cost., nonché del mio
diritto a manifestare la libertà di religione e a
professare pubblicamente le mie ideologie religiose
con la stessa estensione e la stessa ampiezza
accordate ai "cattolici".
Dopo
aver attuato quella che ritengo la legittima
reazione nei confronti degli atti discriminatori
-peraltro in perfetta conformità con i principi di
diritto affermati dalla IV Sezione penale della
Cassazione nella sentenza n. 4273/2000 (imp.:
Montagnana Marcello)- il Presidente del Tribunale di
Camerino mi ha verbalmente proposto, più volte, il
rimedio di "tenere le udienze nel mio studio".
Ho immediatamente respinto questi inviti, rimarcandone
gli aspetti "ghettizzanti" ed
altamente lesivi della mia dignità, dal momento che
"anche" i non cattolici dovrebbero avere gli
stessi diritti e la stessa dignità umana che lo Stato
italiano è solito accordare ai "cattolici"
(in particolare: diritto all'eguaglianza, senza
distinzione di fede o credo religioso, diritto alla
libertà religiosa e diritto alla riservatezza).
Ciononostante,
con nota 25.5.05, comunicatami il 26.5.05, sono stato
invitato dal Presidente del Tribunale di Camerino a
"tenere le udienze nella mia stanza o in altra
priva di detto simbolo religioso". Ho
respinto tale invito scritto con nota dello stesso
giorno, rimarcandone ancora le connotazioni "ghettizzanti"
e discriminatorie e ribadendo -ripeto: in piena
conformità con quanto statuito dalla Cassazione
penale nella sent. 4273/00- che la laicità va
garantita rimuovendo i crocifissi da TUTTE
le aule, e non da una sola aula o,
addirittura, "confinando" i
dipendenti non cattolici in "aule-ghetto".
A
distanza di appena un giorno (27.5.05) l'Ill.mo
Presidente della Corte di Appello Dorica, dopo aver
rimarcato che gli organi competenti erano stati
informati dell'astensione da me posta in essere e che
le giustificazioni da me addotte e il mio
comportamento sarebbero stati valutati nelle sedi
opportune, proponeva al Presidente del Tribunale dott.
A. Alocchi il rimedio, ritenuto congruo, di "allestire
altro idoneo locale, diverso da quelli attualmente
destinati ad aule di udienza, dove il dott. Tosti
possa tenere quanto meno le udienze civili e di lavoro".
Avendo già puntualmente risposto, il giorno
precedente, all'analogo invito del Capo Ufficio,
omettevo di replicare a questa proposta.
Tuttavia,
a distanza di alcuni giorni apprendevo dal Cancelliere
dell'Ufficio Esecuzioni immobiliari, Rag. Grillini
Carla, che l'Amministrazione "stava allestendo
nel Tribunale di Camerino un'aula senza crocifisso
da destinare alla mia persona": stante la
gravità e l'offensività della notizia che mi veniva
comunicata -che equivaleva all'allestimento nel
Tribunale di Camerino di un' "aula-ghetto"
dove confinare il dipendente ebreo per motivi di
discriminazione religiosa- liquidavo questa
"chiacchiera", che circolava tra i
dipendenti del Tribunale camerte, come una facezia
spiritosa.
Tuttavia,
leggendo ora la nota del 19.7.2005, recante il prot.
n. 1251, apprendo che quella notizia era vera e che,
cioè, è effettivamente "in allestimento
una nuova aula di udienza al piano terra del palazzo
di giustizia" e che in questa "nuova
aula NON sarà apposto il crocifisso":
sicché mi si rivolge il formale invito a riprendere
il normale corso delle udienze di mia spettanza e, in
ogni caso, a comunicare le mie determinazioni.
Ciò
premesso in fatto, rispondo alla nota in questione
come segue.
1.
Innanzitutto rimarco, ancora una volta, che il
Presidente Dott. Aldo Alocchi ha più volte condiviso,
verbalmente, la mia richiesta di rimozione dei
crocifissi dalle aule giudiziarie italiane e la
conseguente azione giudiziaria da me intrapresa contro
il Ministero di Giustizia. Ritengo, pertanto, che le
finalità pragmatiche che il Presidente Dott. Alocchi
intende conseguire -che sono quelle di evitare
disservizi ai danni degli utenti- potrebbero essere più
utilmente e più coerentemente perseguite in modo
franco, cioè caldeggiando presso il Ministro di
Giustizia l'accoglimento della mia richiesta di
rimozione degli anacronistici crocifissi dalle aule
giudiziarie: essere coerenti con le proprie opinioni
non dovrebbe essere, infatti, un qualcosa di
riprovevole o di cui vergognarsi.
2.
Un altro palese difetto di coerenza lo
debbo cogliere nel fatto che l'Amministrazione
giudiziaria italiana, dopo aver respinto la mia
richiesta di rimozione dei crocifissi perché, a suo
dire, "la circolare del Ministro Rocco,
Ministero di Grazia e Giustizia, Div. III, del
29.5.1926 n. 2134/1867, sarebbe ancora in vigore in
quanto non espressamente revocata o annullata",
mi comunica, "ora", che "nella
nuova aula in allestimento NON sarà apposto il
crocifisso", pretendendo persino di connotare
l'istituzione di questa "aula-ghetto" (dove
si intende confinare il giudice ebreo!) come un atto
di cui "assolutamente non si potrà dire
che rappresenti una forma di discriminazione o di
ghettizzazione".
La
contraddittorietà del comportamento della Pubblica
Amministrazione è a dir poco eclatante e tradisce la
capziosità dell'espediente che si intende porre in
atto: non si capisce e non si giustifica, infatti, per
quale oscuro motivo la P.A. -che ha sino ad oggi
caparbiamente sostenuto la "persistente
vigenza" della circolare fascista che
impone l'ostensione dei crocifissi nelle aule- ritenga
"ora" di non doverla applicare per la
"nuova aula"! Forse -mi chiedo- esiste una
qualche motivazione giuridica per la quale la nuova
aula del Tribunale di Camerino dovrebbe essere
esonerata dall'applicazione della circolare del
Ministro Rocco?
Attendo,
sul punto, un esplicito chiarimento. Nel frattempo
denuncio questa palese incoerenza nel
comportamento della P.A., che sottintende il capzioso
intento di mascherare come atto "neutro"
quello che, in realtà, si profila come un vero e
proprio atto di discriminazione religiosa.
Se la circolare fascista è infatti ancora in vigore
-come afferma la P.A.- a quest'ultima non rimane altra
alternativa che applicarla "anche" per la
nuova aula che, tra l'altro, sostituirà l'aula
del terzo piano "che dovrà essere smantellata
per esigenze di cancelleria": la
"coerenza" impone che la P.A. stacchi dalla
parete dell'aula del terzo piano il crocifisso, ivi
esistente, e lo riappenda sulla parete della
"nuova" aula.
3.
Altra incoerenza di rilievo la colgo nel fatto
che questa proposta ghettizzante sarebbe motivata
dall' "assoluta necessità di garantire una
ripresa regolare delle udienze e di non pregiudicare
le superiori esigenze dei cittadini". Ebbene,
mi corre l'obbligo di rammentare che è stato lo
scrivente che ha inoltrato al TAR delle Marche,
dinanzi al quale pende il ricorso proposto per la
rimozione dei crocifissi da tutte le aule giudiziarie,
un'apposita istanza cautelare, espressamente motivata
dall'esigenza di evitare disservizi ai cittadini:
orbene, rammento che l'Avvocatura di Stato si è
opposta alla mia istanza di rimozione in via di
urgenza del Crocifisso e che, poi, il TAR l'ha
respinta ritenendo che la mia preannunciata astensione
dalle udienze "non determinava pregiudizi
gravi e irreparabili".
E
allora? Non è contraddittorio che la P.A., dopo aver
negato l'esistenza di un pregiudizio grave e
irreparabile, sostenga, ora, l'esattezza di quanto da
me sostenuto, e cioè che il rifiuto di tenere le
udienze a causa dell'imposizione del crocifisso
avrebbe determinato pregiudizi (anche) agli utenti?
4.
Altra incoerenza di notevole rilievo la colgo
nel fatto che la Pubblica Amministazione -e più
precisamente il Ministro dell'Interno- ha affermato,
nella nota 27.1.2001 prot. F/6366, che la sentenza n.
4273/2000 della IV Sezione non avrebbe affermato (per
carità!!!) che i crocifissi debbano essere rimossi
dalla P.A., ma "soltanto" che "i
pubblici funzionari possono rifiutarsi, per libertà
di coscienza, di adempiere il loro ufficio a causa
della presenza dei crocifissi". Anche qui mi
chiedo "come mai", dopo che io mi sono
pedissequamente adeguato a questi
"insegnamenti" impartiti dal Ministro
dell'Interno, la P.A. insorga contro il mio
"comportamento". Non è stato forse il
Ministro dell'Interno a sancire che "i
dipendenti si possono rifiutare di espletare le loro
mansioni a causa della presenza dei crocifissi negli
uffici pubblici"??
Orbene,
se questa è la riduttiva interpretazione
che si vuole dare alla sentenza n. 4273/2000 della
Cassazione penale (n.b.: al deliberato scopo di
sottrarre l'Amministrazione all'obbligo di rimuovere i
crocifissi da tutti i luoghi pubblici), mi chiedo
perché mai la P.A. "si lamenti" ora
del mio comportamento -al punto da sollecitare azioni
penali, disciplinari e via dicendo- quando esso è in
realtà perfettamente conforme agli insegnamenti
impartiti dalla nota 27.1.2001 del Ministro
dell'Interno.
5.
L'incoerenza più grave la ravviso, comunque,
nella deliberata ed immotivata violazione dei principi
giuridici affermati sia dalla Cass. penale nella sent.
n. 4273/00 che dalla Corte Costituzionale. Mi piace
evidenziare che nella mia qualità di magistrato di
merito ho sempre ritenuto doveroso
rispettare gli insegnamenti della Corte di Cassazione
e della Corte Costituzionale: mi è stato insegnato
che i magistrati di merito hanno l'obbligo di
osservarli, salvo che essi dissentano motivatamente.
Uno dei principi fondamentali della Giurisdizione è
infatti quello che ai supremi giudici di legittimità
è riservata in via esclusiva la funzione nomofilattica:
i giudici di merito possono sì discostarsi dagli
indirizzi giurisprudenziali, ma solo se ne dissentano motivatamente.
Ebbene,
sono costretto a ricordare, per l'ennesima volta, che
la Cassazione penale, richiamando peraltro la
giurisprudenza della Corte Costituzionale, ha
espressamente affermato nella sentenza n. 4273/00 che la
circolare fascista del 29.5.1926 n. 2134/1867 è da
ritenere implicitamente abrogata ex art. 15 delle
preleggi, perché incompatibile col principio supremo
della laicità dello Stato, perché incompatibile col
diritto all'eguaglianza dei cittadini senza
distinzione di religione, perché incompatibile col
diritto di libertà religiosa.
La
motivazione della Corte sul punto è tanto logica
quanto banale: se l'ostensione del crocifisso poteva
infatti ritenersi "legittima" allorché lo
Stato italiano era "confessionale" -cioè
allorché "anche" lo Stato poteva
"professare pubblicamente" la religione
cattolica- non può più esserlo oggi, dal momento che
la Carta Costituzionale del 1948 ha delineato uno
Stato laico, cioè uno Stato che -come
costantemente sentenziato dalla Corte Costituzionale-
deve essere equidistante, imparziale e neutrale
nei confronti di tutte le religioni ed
al quale, dunque, è proibito
"professare" pubblicamente UNA religione.
Non
è un caso che la norma costituzionale che consacra il
"diritto di professare una religione" -cioè
l'art. 19- riserva tale diritto esclusivamente
alle persone fisiche, sia in forma individuale
che in forma associata. Pertanto lo Stato, le Regioni,
i Comuni e gli altri enti pubblici non possono "professare
pubblicamente una religione", perché non
rientrano nell'ambito delle "associazioni
costituite da gruppi di cittadini per professare,
propagandare o esercitare culti religiosi".
Orbene,
è sintomatico che la P.A. abbia obliterato ed
obliteri tuttora la sentenza della Cassazione penale
n. 4273/00 (e le sentenze della Corte Costituzionale
affermative del "principio supremo della
laicità"), senza minimamente spiegare
quali siano i supposti "errori
interpretativi" in cui la Cassazione e la Corte
Costituzionale sarebbero mai incappati allorché si è
(tra l'altro) affermato che la circolare fascista del
ministro Rocco deve intendersi abrogata implicitamente
ex art. 15 preleggi. E l'incoerenza balza ancor più
evidente se si considera che la circolare del Ministro
Rocco -che si afferma pienamente in vigore "perché
non espressamente revocata o annullata"-
viene però deliberatamente disapplicata per ciò che
concerne l'obbligo di esporre l'immagine del Re,
anch'esso imposto dalla circolare.
Queste
incoerenze dimostrano che la P.A. non osserva né le
leggi né le sentenze della Cassazione e della Corte
Costituzionale, ma si comporta in maniera arbitraria e
dispostica.
6.
Ribadisco per l'ennesima volta, poi, che la
Cassazione penale ha anche affermato che
l'obbligo del rispetto del principio di laicità da
parte dello Stato implica che i crocifissi vengano
rimossi da tutte le aule giudiziarie, e
non soltanto dall'aula dove si vorrebbe confinare lo
scrivente: la proposta che mi viene elargita
è dunque da respingere anche per questo
motivo.
7.
Debbo poi nettamente respingere l'affermazione
secondo cui "la nuova aula di udienza sarà a
disposizione di tutti i magistrati del Tribunale di
Camerino, e quindi non si potrà assolutamente dire
che essa rappresenti una forma di discriminazione o di
"ghettizzazione" nei miei confronti".
Al
contrario, debbo rimarcare che questa proposta -al di
là della bontà degli intenti perseguiti- si risolve
in una vera "ghettizzazione" ai danni del
"diverso", cioè del "non
cattolico". Infatti, la circostanza che i giudici
"cattolici" del Tribunale di Camerino
possano frequentare, oltre alle aule
"ufficiali" destinate alla loro
"superiore religione", anche l'aula-ghetto
in allestimento per il giudice ebreo, non è un
argomento valido per escluderne le connotazioni
discriminatorie. Basterebbe rammentare che anche i
cattolici, "inventori" sin dal 1215 d.C. dei
"ghetti" nei quali furono confinati gli
ebrei, ed anche i cristiani-nazisti,
"inventori" dei lager nei quali trucidarono
gli ebrei, avevano anch' essi la facoltà di
frequentare tali "luoghi" di
"segregazione criminale": non per questo,
però, qualcuno potrebbe affermare che i ghetti e i
lager non siano stati luoghi di criminale
segregazione.
In
ogni caso, per tagliare la testa al toro ed avere
l'immediato e concreto riscontro della sincerità
dell'affermazione che mi viene propinata come
"assolutamente vera", dichiaro la mia
assoluta disponibilità a riprendere immediatamente la
trattazione delle udienze, purché l'Amministrazione
inverta i termini della proposta, e cioè provveda a
sostituire gli attuali crocifissi con altrettante
menorà ebraiche nelle aule "ufficiali",
escludendo qualsiasi addobbo religioso solo per la
"nuova" aula in allestimento.
Resto
dunque in attesa di verificare la sincerità
della proposta attraverso il riscontro positivo
di questa mia controproposta: nell'ipotesi, infatti,
in cui essa venga respinta, sarò senz'altro
legittimato a ritenere che la proposta che mi viene
elargita è in realtà un atto di discriminazione
religiosa che offende i miei diritti e la mia dignità
di essere umano.
8.
Da ultimo mi preme evidenziare gli aspetti
tecnici -che reputo a dir poco grotteschi e ridicoli-
che scaturirebbero dalla soluzione prospettata. La
pratica di allestire aule-ghetto, infatti, creererebbe
problematiche irrisolvibili, sia in relazione ai
diversi credo o fedi religiose dei dipendenti della
Pubblica amministrazione che in relazione alla
contestualità delle funzioni esercitate dagli stessi.
Ad
esempio mi chiedo: quale sarebbe l'aula da destinare
ai giudizi "collegiali"? Forse quella dei
giudici cattolici, addobbata col crocifisso, o quella
dei giudici ebrei o islamici, rigorosamente prive di
simboli ?
E come dovrebbero essere tutelati, poi, i pari diritti
dei pubblici ministeri e di tutto l'altro personale
ausiliario non cattolico ?
Queste
conseguenze grottesche dovrebbero indurre i
raziocinanti a disporre una volta per tutte la
rimozione degli anacronistici crocifissi, così
eliminando l'illegale privilegio di cui godono i
cattolici.
Per
tutti i motivi sin qui esposti, dunque, mi vedo
costretto a respingere fermamente la proposta di cui
alla nota del 19.7.2005.
Mi
corre altresì l'obbligo di ribadire per l'ennesima
volta che, sino a che non saranno concretamente
eliminati gli atti di discriminazione religiosa posti
in essere dalla P.A. (e questo potrà avvenire
soltanto attraverso la rimozione di tutti i crocifissi
da tutte le aule giudiziarie italiane o esponendo
tutti gli altri simboli religiosi in tutte le aule)
io mi rifiuterò di riprendere la trattazione delle
udienze.
Ribadisco
che la mia legittima reazione contro gli atti che
ledono i miei diritti non è un caso di "obiezione
di coscienza" (non mi rifiuto, infatti, di
tenere le udienze perché ritengo che ciò contrasti
con miei convincimenti morali), ma integra un'ipotesi
di "libertà di coscienza" secondo
gli stessi paradigmi sanciti dalla Corte di Cassazione
nella sentenza Montagnana: il mio rifiuto dipende
soltanto dalle modalità di svolgimento
delle udienze e dall'ambiente non neutrale nel quale
sono costretto ad operare, che determinano la
violazione del principio supremo di laicità dello
stato e, quindi, dei miei diritti costituzionali
all'eguaglianza senza distinzione di religione, alla
libertà di opinione religiosa ed alla riservatezza
delle opinioni.
Il
"problema" del "giudice ebreo" non
potrà essere risolto dalla Pubblica Amministrazione
italiana con la creazione di "aule-ghetto"
ma, semmai, eliminando il giudice ebreo. E se
l'eliminazione fisica, egregiamente praticata dai
cristiani sino al recente olocausto, sembra passata di
moda, suggerisco che si potrebbe far ricorso
all'istituto della "dispensa" del
giudice ebreo, previsto dall'art. 20 del Decreto legge
17.11.1938 n. 1728: rimarco, infatti, che ricorre
nella fattispecie sia il requisito soggettivo previsto
dall'art. 8, lett. d, ("è considerato di
razza ebraica colui che.....abbia fatto, in qualsiasi
altro modo, manifestazioni di ebraismo") che
il divieto di legge prescritto dall'art. 13, lett. a,
stesso decreto ("Non possono avere alle
proprie dipendenze persone appartenenti alla razza
ebraica: a) le Amministrazioni civili e militari dello
Stato..."). Ipotetici dubbi sull'attuale
vigenza di tale normativa italiana potranno essere
subito fugati con l'analoga considerazione giuridica
che "si tratta di norme tuttora vigenti, in
quanto né revocate o modificate, né annullate per
illegittimità".
Restano
ovviamente praticabili anche le consuete procedure
disciplinari, di trasferimento per incompatilbità
ambientale e di rimozione dalla magistratura, che sono
già state caldeggiate da alcuni.
Dal
momento che sono stato estremamente trasparente nella
conduzione della mia lotta civile (ho sempre giocato a
carte scoperte) mi preme ribadire che non è mio
intendimento recedere dai miei propositi né, tanto
meno, soggiacere ad intimidazioni di sorta. Per essere
ancor più esplicito, chiarisco che, se le battaglie
legali in corso dovessero terminare infruttuosamente,
adirò la Corte Europea dei diritti dell'uomo contro
gli atti di discriminazione religiosa, evocando
l'applicazione degli artt. 9, 14 e 17 della
Convenzione. Nel frattempo seguiterò a rifiutarmi ad
oltranza di espletare le mie funzioni pubbliche di
giudice in nome di un Dio, in nome di un idolo e in
nome di una religione che mi vengono imposti dallo
Stato e nei quali non solo non mi identifico
minimamente, ma dai quali dissento apertamente per le
gravissime e criminali implicazioni contro l'umanità,
legate alla nefasta storia plurimillenaria della
Chiesa Cattolica.
Ho
giurato fedeltà al Popolo Italiano ed alla Repubblica
Italiana e, pertanto, mi identifico soltanto nella
bandiera tricolore e nel ritratto del Presidente della
Repubblica: aborro adorare o venerare idoli creati
dall'uomo e non intendo rinunciare a far uso del mio
cervello.
Copia
della presente inoltro al Presidente del Tribunale, al
quale reitero l'invito ad addobbare le aule con le
effigi del Re, in ottemperanza della circolare
fascista, oppure a farmi conoscere quali siano le
motivazioni per le quali questo atto amministrativo
interno, che si dichiara non essere stato né
revocato o modificato, né annullato per illegittimità,
viene disaplicato su questo punto.
Dal
Presidente del Tribunale attendo anche una risposta
chiarificatrice circa le motivazioni giuridiche per le
quali nella nuova aula non sarà esposto il simbolo
del Crocifisso, contravvenendo alla circolare fascista
che impone invece tale addobbo.
Attendo
ovviamente una risposta in merito all'accoglimento o
meno della mia controproposta di sostituire nelle aule
ufficiali i crocifissi con la menorah e di far
rimanere "neutrale" la nuova aula, la quale
potrà dunque essere utilizzata dai giudici cattolici
pur rimanendo a disposizione di tutti gli altri
giudici di fede o credo diversi.
Altre
copie inoltro al Presidente della Corte d'Appello, al
Ministro e al Procuratore Generale presso la Corte di
Cassazione quale informativa dei fatti suscettibili di
valutazioni amministrative ai miei danni,
contestualmente invitandoli all'acquisizione di tutti
i carteggi e di tutti gli atti, anche giudiziari.
Altra
copia inoltro all'Ispettorato del Ministero di
Giustizia -che mi ha già indagato per la questione
del crocifisso- chiedendo allo Stesso di poter
accedere immediatamente ai relativi fascicoli ed,
eventualmente, estrarne copia.
Altra
copia inoltro al Consiglio Superiore della
Magistratura al quale pongo i seguenti quesiti:
1.
se i magistrati italiani godano, nell'ambito
dell'esercizio delle loro mansioni e funzioni
giurisdizionali e in relazione alle loro fedi e credo
religiosi, di identici diritti, oppure se i giudici
"cattolici" siano superiori a tutti gli
altri e, quindi, possano beneficiare del privilegio di
esercitare le loro funzioni in aule connotate,
pubblicamente e in via esclusiva, della
"cristianità" che promana dal loro
crocifisso;
2.
quali siano i motivi giuridici per i quali ai
magistrati "diversi" dai cattolici sia
precluso il pari diritto di connotare le funzioni
giurisdizionali con i propri simboli religiosi;
3.
quali debbano essere le concrete modalità di
esercizio delle funzioni giurisdizionali -e quali
debbano essere gli adattamenti procedurali e
logistici- per consentire il contemporaneo svolgimento
di attività giurisdizionali da parte di magistrati di
fedi o ideologie religiose differenti;
4.
quali siano i criteri che il CSM intende
adottare -in occasione delle tappe della vita
professionale dei magistrati- circa la valutazione dei
periodi di astensione dalle udienze, che alcuni
magistrati sono stati costretti ad attuare per
reazione legittima contro atti di discriminazione
religiosa.
Ultima
copia, infine, inoltro al Procuratore della Repubblica
de L'Aquila, presso cui pendono procedimenti penali
per omissione d'ufficio, al quale, in considerazione
della cristallina pacificità dei fatti sottoposti al
Suo giudizio, rivolgo il cortese invito a chiudere la
fase delle indagini preliminari o con una richiesta di
archiviazione (in tal modo applicando gli insegnamenti
impartiti dalla Cassazione penale nella sentenza
Montagnana) oppure con una richiesta di rinvio a
giudizio, per la quale manifesto sin d'ora la mia
adesione.
Il
mio interesse ad una sollecita definizione della
pendenza penale scaturisce dal fatto che, ove si
addivenga ad un'archiviazione sulla base dei principi
affermati dalla Cassazione penale, sarà mia cura
attivare nuovo ricorso per ottenere la rimozione dei
crocifissi in via d'urgenza: e questo al fine di
garantire la ripresa immediata delle udienze, sia nel
mio interesse che nell'interesse dei cittadini.
Allego:
1.
lettera 25.5.2005 prot. 18/Int del Presidente
dott. Aldo Alocchi;
2.
lettera di risposta 26.5.2005 a firma Tosti
Luigi;
3.
nota Presidente della Corte di Appello di
Ancona del 27.5.2005;
4.
lettera 19.7.2005 prot. 1251 del Presidente
dott. Aldo Alocchi.
Distinti
saluti
Luigi Tosti
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Udienza
fissata dal tribunale dell'Aquila. Anche da imputato
il magistrato riproporrà il
problema:
"Niente simboli
religiosi"
Non voleva il crocifisso in
aula Giudice di
Camerino sotto processo
Il giudice Luigi Tosti
in un'aula di tribunale
ROMA - Giudizio immediato
per il magistrato di Camerino (Macerata) Luigi Tosti,
accusato di omissione di atti di ufficio, per
"essersi indebitamente astenuto dal tenere le
udienze a causa della presenza del crocifisso nelle
aule giudiziarie". L'udienza è stata fissata dal
Giudice per le indagini preliminari del Tribunale
dell'Aquila per il 18 novembre prossimo.
La notizia della fissazione del
giudizio immediato è stata confermata dallo stesso
Tosti. Il giudice ha annunciato che, anche in veste di
imputato, riproporrà il problema, cioè non vorrà
essere giudicato in un'aula con simboli religiosi.
"Il 18 novembre prossimo - ha detto il magistrato
- dovrò entrare in un'aula giudiziaria non in qualità
di dipendente dell'Amministrazione giudiziaria ma come
"utente", cioè da imputato: dal momento,
però, che si riproporrà la stessa identica
questione, inoltrerò al tribunale dell'Aquila e al
ministro di Giustizia la richiesta di rimuovere i
simboli religiosi dalle aule giudiziarie,
preannunciando il mio rifiuto a presenziare
all'udienza in caso di inottemperanza".
Il giudice Tosti solleverà
eccezione di incostituzionalità dell'articolo 420 del
codice di procedura penale, nella parte in cui esclude
che costituisca legittimo impedimento a comparire
dell'imputato il rifiuto a presenziare motivato
dall'obbligatoria presenza del simbolo religioso nelle
aule giudiziarie: "Mi sembra francamente
grottesco - ha aggiunto - dover essere giudicato,
oltretutto per fatti collegati proprio all'indebita
presenza del crocifisso, da giudici confessionali
sovrastati da quel simbolo partigiano e che giudicano
in nome del Dio dei cattolici".
(23
settembre 2005) - Tratto da: larepubblica.it
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Il
giudice Tosti restituisce gli stipendi al mittente
Il caso del giudice
Tosti che rifiuta di tenere le udienze in aule di
tribunale "segnate" da simboli religiosi
(cattolici).
By
Redazione, Data 13 ottobre 2005 - 529 letture
CAMERINO
(Macerata) - E’ dal 9 maggio che il giudice di
Camerino Luigi Tosti si rifiuta di tenere le udienze:
e questo perché il Ministero di Giustizia omette di
rimuovere i simboli religiosi dalle aule, oppure di
autorizzarlo ad esporre i suoi. Ora, a distanza di
quasi cinque mesi, il magistrato ha inoltrato una
lettera al Ministro Castelli e alla Corte dei Conti
con la quale, dopo aver affermato che "i
Cittadini italiani hanno il diritto, nella loro qualità
di contribuenti, di non veder sperperato il proprio
danaro", ha poi invitato
"l’Amministrazione della Giustizia ad essere
coerente con sé stessa, e cioè o a rimuoverlo dalla
Magistratura (visto che l’Amministrazione ritiene di
essere nel giusto) o a sospendere il pagamento degli
stipendi".
"Ritengo
immorale la percezione degli stipendi -ha concluso il
magistrato- sicché invito l’Amministrazione a
sospenderne l’erogazione, quantomeno sino alla
definizione del contenzioso perché, in caso
contrario, sarò costretto a restituirli".
Con
altra lettera, spedita lo stesso giorno, Luigi Tosti
ha invitato il Presidente della Repubblica ad
inviargli cinque copie del suo ritratto, da esporre
nelle aule: "paradossalmente -ha spiegato il
magistrato- nelle aule giudiziarie italiane è
presente il crocifisso, cioè un simbolo partigiano
che identifica solo i cattolici, mentre sono assenti i
simboli che identificano l’unità nazionale".
"E’
mia intenzione -preannuncia il magistrato- chiedere
poi al Ministro di Giustizia, al Presidente della
Repubblica ed al Sommo Pontefice l’autorizzazione a
sostituire i crocifissi con i ritratti del Presidente
della Repubblica, per fornire agli Italiani il
riscontro oggettivo di quanto sia realmente
"laica", indipendente e rispettosa dei
diritti di eguaglianza la Repubblica Italiana. La
discriminazione religiosa e razziale nasce quando un
gruppo pretende di essere superiore agli altri e di
meritare, per ciò stesso, dei privilegi. In epoche
recenti l’uomo bianco di superiore razza ariana ha
preteso di privilegiare la sua supposta superiorità
impedendo ai neri ed agli ebrei di entrare nei locali
pubblici. Oggi in Italia la situazione non è affatto
diversa: i Cattolici marcano le pareti pubbliche col
loro crocifisso e impediscono ai simboli di tutte le
altre confessioni religiose e dei non credenti di
entrare negli uffici pubblici, e questo perché
ritengono, con una presunzione che trasmoda nel
razzismo, di essere i soli depositari della Verità".
dr.
Luigi Tosti - Via Bastioni Orientali n. 38 - 47900
Rimini - Tel. 0541.789323, cell.: 338.4130312.
E.mail:
tosti.luigi@yahoo.it
Per altri scritti del
magistrato vedi: http://nochiesa.blogspot.com/
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Mario
Tosti era sotto processo perché si era rifiutato di
celebrare le
udienze a causa della presenza nell'aula del simbolo
religioso
L'Aquila, condannato a sette
mesi il giudice
che non vuole il crocifisso
Il giudice Tosti
L'AQUILA - Sette mesi di
reclusione. Questa la condanna inflitta oggi dal
Tribunale dell'Aquila al giudice di Camerino Luigi
Tosti, accusato di omissioni di atti d'ufficio per
essersi rifiutato di celebrare le udienze a causa
della presenza del crocifisso nelle aule di giustizia.
Il tribunale - presidente Carlo
Tatozzi, giudici Giuseppe Romano Gargarella, Elvira
Buzzelli - ha emesso il verdetto dopo una breve camera
di consiglio.
Il giudice Tosti, che aveva
disertato le udienze dallo scorso 9 maggio, è stato
condannato anche all'interdizione dai pubblici uffici
per un anno.
La condanna è stata sospesa, con
la non menzione. Il Tribunale si è riservato 40
giorni di tempo per il deposito della sentenza. Il pm,
Mario Pinelli, aveva chiesto la condanna ad un anno.
(18
novembre 2005)
- Tratto da
www.larepubblica.it
Sentenza
di primo grado per il caso
del magistrato Dr. Luigi Tosti, il quale
chiede allo Stato
Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie
i simboli religiosi per rispettare il principio
supremo di laicità affermato dalla Costituzione
Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei
Diritti dell’Uomo.
Per questa richiesta il giudice Tosti è stato
condannato a 12 (dodici) mesi di carcere,
sospensione dall’incarico e pene aggiuntive.
La sua storia è l’emblema che l’Italia
NON è uno Stato “laico”
ma uno Stato Teocratico
al servizio del
Vaticano.
Il magistrato sporse denuncia per discriminazione
religiosa anche verso i ministri di giustizia
Clemente Mastella e Roberto Castelli. La sua è una
vicenda è kafkiana e pirandelliana.
vedi:
CATTOLICESIMO