"Se non mettiamo la
Libertà delle
Cure mediche nella
Costituzione, verrà il tempo in cui la
medicina si organizzerà, piano piano e
senza farsene accorgere, inuna
Dittatura
nascosta.
E il tentativo di limitare l'arte della
medicina solo ad una classe di persone,
e
la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la
Bastiglia della scienza medica".
(By
Benjamin Rush, firmatario della
Dichiarazione d'Indipendenza USA - 17 Sett 1787) Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata
I dittatori nascosti
(clandestini) della medicina, d’altra parte li
conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei
“baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle
“lobbies
accademiche” od operino nelle
multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano”
la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a
questa marea montante di intolleranza anti-scientifica,
prima che questi nuovi tiranni arrivino ad
insegnarci perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto
pensare…!
220 anni dopo, questa situazione di
dittatura
sanitaria si e'
realizzata
e TU caro lettore cosa fai per
contrastarla ??
EMEA ha legami con l'Industria
Farmaceutica Roma, 09 giu 2006 -
"Nessuno ha ricordato una cosa: l'Emea, l'agenzia
europea del farmaco, non dipende dall'amministrazione
comunitaria della sanità ma da quella dell'industria. Un
distinzione che dovrebbe far riflettere. A Bruxelles la
forza delle lobby è grandissima". L'osservazione è di
Luca Poma, portavoce di "Giu'
le mani dai bambini", Comitato sui disagi
dell'infanzia che raggruppa quasi cento associazioni di
volontariato e promozione sociale. "Continuano a
trattare i bambini come fossero, dal punto di vista
metabolico, degli adulti", protesta Poma: è "assurdo
somministrare ai
bambinifarmaci
pensati per gli adulti.
Soprattutto il Prozac, psicofarmaco molto forte, che
richiede prudenza nella somministrazione anche negli
adulti". Prudenza che "sarebbe stato naturale
attendersi, soprattutto dopo drammatici fatti di cronaca
avvenuti negli Stati uniti - come le stragi nelle
scuole causate da ragazzi in cura antidepressiva
- ma che non è stata usata".
Fonte: DIRE
Questa la Descrizione del
meccanismo che nel
secolo scorso permise ai grossi capitali
finanziari di
impadronirsi dell’intero sistema medico americano,
attraverso il controllo dell’insegnamento universitario.
I
Rockefeller amavano chiamarla “filantropia
efficiente”.
Purtroppo li
medico che volesse domandarsi oggi da dove nascano
tante di quelle “certezze” che gli vengono contestate
.... da chi non si fida più della
medicina ufficiale, dovrà risalire di quasi
un secolo per trovarne
l’origine.
D’altronde, è lui stesso ad insegnare che il miglior
rimedio contro una malattia non sia la semplice
rimozione del sintomo, ma quella della causa stessa.
By Massimo Mazzucco - Tratto da: luogocomune.net
Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche. Le
sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
Le
case farmaceutiche non sono obbligate a
pubblicare TUTTI i risultati delle loro ricerche....-
Gen. 2009
«Dalle sperimentazioni risulta che il risultato
complessivo della nuova generazione di
antidepressivi è sotto la soglia consigliata dei
criteri clinicamente significativi», scrivono
gli scienziati. Kirsch sottolinea, inoltre, la
necessità di cambiare il sistema attuale, che
permette alle case farmaceutiche di non
pubblicare una parte dei dati delle loro
sperimentazioni:
«La frustrazione sta in questo - dice Kirsch -.
Rende difficile determinare se i farmaci
funzionino. Le case farmaceutiche dovrebbero
essere obbligate, quando commercializzano un
nuovo prodotto, a pubblicare tutti i
dati». Stavolta, per accedere alle informazioni,
gli scienziati si sono avvalsi del Freedom of
Information Act, la legge sulla trasparenza.
Nasce
prima ilfarmaco o la
malattia
?
Chi non va di corpo spontaneamente almeno tre
volte la settimana da oltre sei mesi è affetto
da stitichezza cronica.
Chi l’ha detto ? È una delle definizioni
che vanno sotto il nome di “criteri di Roma” e
che sono opera di vari team di esperti; costoro
si riuniscono periodicamente nella città eterna
per inquadrare i disturbi funzionali
dell’intestino e hanno descritto sinora 21
entità nosologiche su cinque diverse regioni
anatomiche del tratto gastroenterico.
La rilevanza di questa impresa si
può apprezzare, per esempio, sulla base di uno
studio appena pubblicato. Un trial
randomizzato e controllato a doppio cieco con
placebo ha appurato che il
tegaserod (antagonista dei recettori
della serotonina, in commercio negli USA)
produce una evacuazione spontanea in più ogni
due settimane in chi soffre di stitichezza
cronica, al costo di circa 100 $ per “evento”
aggiuntivo. Sulla base di evidenze come
questa verrà presto approvato anche in Europa.
Chi sorride, si ricreda. Questo farmaco è un
blockbuster,
che dovrebbe rendere 1
miliardo di dollari di fatturato l’anno al
produttore. Con queste prospettive di
mercato, si spiega la generosità con cui molte
case
farmaceutiche
hanno finanziato
sin dalla fine degli anni Ottanta i
gruppi di specialisti che si riunivano a
Roma, come pure le
associazioni di pazienti che si sono
andate costituendo per condurre azioni di
lobby, sino a federarsi nell’International
Foundation for Functional Gastrointestinal
Disorders, i cui fondi derivano
per più del 90% dall’industria. È un
fiume di denaro che da vari decenni alimenta
e indirizza le attività
degli specialisti che stabiliscono le
definizioni e gli standard, dei medici che
devono applicarli e dei pazienti che promuovono
la consapevolezza sui disturbi dell’alvo e sulla
loro importanza. La ricompensa per alcuni
degli investitori sembrava già a portata di mano
nel 2000, quando la Food and Drug Administration
approvò l’alosetron,
un farmaco indicato per la sindrome
dell’intestino irritabile a prevalenza
diarroica. Ma pochi mesi dopo il prodotto venne
prima ritirato, per la segnalazione di gravi
effetti collaterali tra cui alcuni casi di grave
colite ischemica, e poi riammesso in commercio
con severe restrizioni. Ora la storia si
ripete, perché anche il tegaserod, indicato
invece per la forma a prevalente stitichezza, è
bersagliato dalla segnalazione di importanti
effetti avversi, tra cui grave diarrea
e ischemia.
Strategie
per un blockbuster(grande successo)
Intanto, sin dal 2002 sul British MedicalJournal
erano comparse rivelazioni, tratte da documenti
riservati di agenzie di comunicazione, sulle
strategie utilizzate dai produttori di farmaci
per inculcare nella mente
dei medici e dei pazienti la sindrome
dell’intestino irritabile “come uno stato di
malattia a sé stante e rilevante” e “come
una patologia frequente e riconosciuta”.
La prima mossa, a livello locale, consiste nel
costituire un advisory
board, nel quale figurino anche opinion
leader riconosciuti. Poi si passa a sviluppare “linee-guida
di buona pratica”, a
diffondere tra i medici una newsletter,
ad avviare un programma di
“sostegno per i pazienti”, sino a
convincere tutti che la sindrome dell’intestino
irritabile è una “malattia seria e credibile”.
Riviste specializzate come Pharmaceutical
Marketing spiegano che questa strategia è la più
adatta per preparare le condizioni necessarie
alla reazione di un blockbuster
(una molecola capace di creare ricavi per oltre
un miliardo di dollari l’anno), obiettivo cui i
colossi del farmaco non possono rinunciare,
pena la perdita di posizioni. Si tratta
propriamente di “vendere”
innanzi tutto una
malattia (NdR: disease mongering
è il crudo termine anglosassone - i nomi
inventati dei vari sintomi dell'unica malattia
servono proprio a questo), per creare un
mercato potenziale sufficientemente ampio ai
prodotti che verranno in seguito lanciati.
Nella vicenda della sindrome dell’intestino
irritabile ciò è stato realizzato con il
percorso dei “criteri di Roma”, in altri
contesti si è provveduto all’inserimento di una
nuova entità e della sua definizione in
repertori come il Diagnostic and Statistic
Manual o l’International Classification of
Disease. In tutti i casi è
necessaria un’azione coordinata sui panel di
esperti e sugli opinion leader del settore,
che infatti risultano avere legami molto
stretti con le industrie interessate in un’alta
percentuale dei casi. Si arriva così a
riformulare diverse esperienze esistenziali in
termini funzionali a
progetti di marketing, come è stato ben
analizzato nel già citato articolo del British
Medical Journal, da cui si riportano alcune
trasformazioni dimostrative.
La calvizie:
da inconveniente ordinario a problema medico.
La fobia
sociale: da malessere sociale o personale a
disturbo psichico.
La
disfunzione erettile: da difficoltà
occasionale a patologia frequente e diffusa.
I disturbi
dell’alvo: da fastidi leggeri a sintomi di
malattie gravi.
La
rarefazione dell’osso: da fattore di rischio a
malattia
Da problema a
malattia
Sono molti gli esempi di farmaci in cerca di
malattia, come personaggi pirandelliani. Il
meccanismo è ormai ben oliato e non comporta che
una entità nosologica venga inventata di sana
pianta. Anzi, la cosa fila meglio se si
parte da un problema reale, ma lo si ridefinisce
opportunamente.
L’osteoporosi
è un processo fisiologico legato all’età (NdR ed
ai molteplici fattori di
infiammazione),
e rappresenta realmente uno dei tanti fattori di
rischio di fratture. La si reinterpreta prima
come malattia e se ne dà poi una definizione su
base strumentale che conferisce alla diagnosi un
elemento di obiettività, stabilendo una soglia
quantitativa necessariamente arbitraria. In
questo modo risulta facile raggiungere tre
obiettivi, tutti importanti per il mercato:
si riconduce
la prevenzione delle fratture (vero obiettivo di
salute) al solo rinsaldamento delle ossa;
si riduce la
molteplicità di possibili interventi per rendere
salde le ossa ai soli farmaci;
si aumenta il
numero di soggetti da trattare per scongiurare
una singola frattura.
Questo ultimo
elemento, che costituisce una misura del “mercato
potenziale”, può essere poi ciclicamente
incrementato attraverso proposte di riduzione
della soglia oltre la quale si ritiene indicato il
trattamento. Poiché la funzione di rischio è in
genere di tipo continuo, è sempre possibile
formulare due affermazioni comunque vere:
esiste un
rischio anche sotto la soglia; anche se questo
rischio è minore, riguarda un più alto numero di
casi che si potrebbero prevenire.
Un esempio
importante in cui fattori di rischio
sono stati concettualizzati come malattie,
e poi definiti sulla base di soglie
quantitative, che vengono periodicamente
rivedute al ribasso sulla base delle
affermazioni suddette, è quello degli
accidenti cardiovascolari:
per colesterolo, pressione arteriosa e glicemia
negli ultimi venti anni sono stati proposti
numerosi livelli di intervento, capaci di
coinvolgere di volta in volta popolazioni da
trattare sempre più ampie.
Anche per questi processi di definizione
“quantitativa” di malattie, l’intervento
dell’industria è stato costante e capillare. I
sociologi e gli antropologi sono arrivati negli
ultimi decenni a dimostrare che i concetti di
malattia e le relative definizioni sono
costrutti sociali, e come tali storicamente ed etnicamente variabili; si assiste però oggi al
fenomeno inedito della costruzione
industriale della malattia,
in genere su scala globale e con finalità
commerciali.
Commento (NdR):
Ricordati sempre che le
case farmaceutiche
cercano di venderti
qualsiasi cosa.
A
loro non interessa se
sei malato, se
guarirai o se stai già
bene.
Vogliono solo
che tu compri i loro
prodotti.
E fanno qualsiasi
cosa per convincerti,
incluso
inventare
malattie che non
esistono.....