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Verso
50 milioni di rifugiati ambientali
Nei prossimi cinque anni, 50 milioni di persone saranno
costrette a muoversi per sfuggire al degrado ambientale ed
alla poverta' prodotta anche dalle guerre fratricide....
Nei prossimi
cinque anni, qualcosa come 50 milioni di persone si
trasformeranno in "rifugiati ambientali", persone
costrette a muoversi per sfuggire al degrado ambientale. Una
previsione catastrofista ? Forse, ma a diffonderla è un
istituto molto serio, l'Istituto per l'ambiente e la sicurezza
umana dell'Università delle Nazioni Unite (Unu-Ehs).
In
un lungo comunicato pubblicato martedì 12 ottobre, in
occasione della "Giornata mondiale dei disastri
naturali" celebrata dall'Onu, l'istituto che ha sede a
Bonn afferma che "ci sono fondati timori che il numero di
persone che fuggono condizioni ambientali insostenibili
crescerà esponenzialmente via via che il mondo sperimenta gli
effetti del cambiamento del cima e altri fenomeni".
Il
direttore dell'Unu-Ehs, Janos Bogardi, sostiene che
"questa nuova categoria di rifugiati deve trovare un
posto nei trattati internazionali. Dobbiamo prevedere le
necessità di assistenza, proprio come per le persone che
fuggono per altre situazioni".
La
sostanza del problema è chiarissima: persone costrette a
emigrare
perché il luogo dove vivono non è in grado di
sostenere la presenza umana.
Le
vittime di catastrofi naturali improvvise - come l'onda di
tsunami in Asia nel dicembre del 2004, o un uragano come
Katrina - sono visibili e di solito beneficiano di sostegno e
aiuto umanitario pubblico e privato.
Janos
Bogardi (intervistato dal quotidiano online "Environmental
News Service") fa notare che non è così per i milioni
di persone costrette a sfollare da cambiamenti ambientali più
graduali - il riscaldamento globale, ad esempio, o catastrofi
"lente" come la desertificazione, la diminuzione
delle riserve idriche, o l'innalzamento del livello del mare
portato dal mutamento del clima.
Si
pensi che Marocco, Tunisia e Libia perdono ciascuno oltre
mille chilometri quadrati di terra produttiva ogni anno a
causa della desertificazione, o che in Egitto metà della
terra arabile irrigata soffre di salinizzazione (e quindi
diventa sempre meno produttiva) e in Turchia 160.000
chilometri quadrati di terra agricola subisce l'effetto
dell'erosione dei suoli.
La
perdita di terre coltivabili non potrà che spingere
popolazione agricola a emigrare: su altre terre, se ve ne
sono, o più probabilmente in città, o all'estero - in altre
parole, il degrado delle terre coltivabili alimenterà la
pressione a emigrare.
Si
sommi la desertificazione e erosione dei suoli
all'innalzamento dei mari e all'erosione delle coste - come in
Louisiana, che perde circa 65 chilometri quadrati l'anno di
costa "mangiata" dal mare, o come in Alaska, dove
centinaia di piccoli centri abitati sulle coste settentrionali
sono a rischio di franare nel mare artico via via che il
permafrost (terreno ghiacciato) si scioglie e la costa è
erosa da ondate sempre più forti: il mare avanza di circa tre
metri all'anno.
Si
combini tutto questo alla frequenza crescente di uragani
disastrosi.
Il
risultato, dice l'istituto dell'Unu, "E' un disastro
in attesa, che creerà ondate di migrazioni".
L'Istituto cita un caso di migrazione ambientale pianificata
in anticipo: é quello di Tuvalu, piccola nazione insulare del
Pacifico che ha firmato un accordo con la Nuova Zelanda perché
questa accetti 11.600 dei suoi cittadini nel caso che
l'innalzamento del livello del mare sommerga parte del paese.
Insomma:
il numero di persone costrette a muoversi per ragioni legate
all'ambiente si avvicina e potrebbe presto superare quelle che
l'Onu chiama "persone di cui preoccuparsi", a
rischio (persons of concern): rifugiati e sfollati all'interno
del proprio paese a causa di conflitti, richiedenti asilo,
apolidi, in tutto oltre 19 milioni di persone secondo un
calcolo recente.
Secondo
la Federazione internazionale della Croce rossa e Mezzaluna
rossa, già oggi ci sono più persone sfollate da disastri
ambientali che dalle guerre. Per questo l'istituto diretto da
Bogardi si batte perché un qualche trattato internazionale
imponga alle nazioni di assistere e proteggere anche i
"rifugiati
By Marina Forti -
Tratto da
www.terrelibere.it
Per ulteriori approfondimenti:
Unu-Ehs
Report +
Dossier
di Legambiente sui profughi ambientali
+
Ecplanet:
Flussi di rifugiati ambientali
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