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Un po' di STORIA per capire bene......
I
Veri
Pirati =
Banchieri, Banche,
Multinazionali
"L'attuale creazione di
denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica
alla creazione di moneta da parte di
falsari.
La sola differenza è che sono diversi coloro che ne
traggono profitto". (By
Maurice Allais, premio Nobel per l'economia)
vedi:
Origini segrete della Banca
d'Inghilterra
Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i
PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI - vedi:
Padroni del mondo,
e' finita per voi !
SOVRANITA' INDIVIDUALE
(Dichiarazione) vedi:
QUESTI
i SOCI delle VARIE BANCHE Centrali
+ BCE +
FEDERAL RESERVE & C. (nei fatti tutte
private)
vedi:
La struttura della TRUFFA EUROPEA
Il debito detto
falsamente "pubblico" per di piu' totalmente fasullo ed
inventato per schiavizzare la popolazione, nasce gia'
con l'Unita' d'Italia:
https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.it/2016/09/il-debito-nasce-con-lunita-ditalia.html?spref=fb
....News sulla Banca
d'Italia:
L’ultimo grande furto
ai danni degli ignari italiani: BANKITALIA: “Ciò
che sta accadendo senza che nessuno lo sappia” -
Gennaio 2014
Riportiamo quanto pubblicato nel profilo
facebook dell’europarlamentare Marco Scurria,
già noto al nostro blog per essersi
più volte battuto per la proprietà della moneta.
Invitiamo pubblicamente tutti alla divulgazione di
questo articolo e di tutti gli altri presenti sulla
rete (tra cui questo post di Lucio di Gaetano nel
blog beppegrillo.it)
che informano sulla vicenda della svendita di
Bankitalia.
L’ultimo grande furto ai danni degli ignari
italiani.
By Marco Scurria
Nei
prossimi giorni la Camera dei Deputati è chiamata a
dare il parere definitivo al Decreto Legge di Letta
e Saccomanni emanato dal Consiglio dei Ministri lo
scorso 27 Novembre, proprio mentre le telecamere dei
media di tutto lo Stivale erano concentrate sulla
decadenza da Senatore della Repubblica di Silvio
Berlusconi. Il DL va a modificare l’assetto
dei proprietari della Banca Centrale Italiana,
oggi in mano ai maggiori cartelli finanziari
operanti nel Belpaese, tra cui Intesa San Paolo,
Unicredit e Assicurazioni Generali.
Continua QUI:
Banca Italia +
Storia del
neoliberismo +
Storia del neoliberismo PDF di Harvey
NEOLIBERISMO
Il neoliberismo si dovrebbe fondare su valori qual
la dignità umana e la libertà individuale, minacciati
dagli interventi statali che sostituiscono il libero
arbitrio con decisioni collettive o peggio ancora per
soddisfare gli interessi privati di lobbies, banchieri
ed industria.
Dall'11/9/2001 l'idea di libertà ha avuto un ruolo di
primo piano negli USA, la guerra in Iraq - e le
conseguenti ordinanze Bremer (privatizzazione delle
imprese pubbliche e diritto alla proprietà privata delle
attività economiche irachene da parte di aziende
straniere, petrolio escluso ovviamente) - è stata fatta
in nome della libertà, ma calpestandone i principi
basilari.
Dagli anni 1970 questo neoliberismo ha modificato
radicalmente il volto dell’economia mondiale con il
risultato di un lento e inesorabile riassetto dei poteri
dello stato che è giunto a minare alla base la
giustificazione stessa dello stato-nazione.
I processi di privatizzazione hanno dilatato la
dimensione finanziaria del mercato, imponendosi come
«un’etica in sé, capace di fungere da guida a tutte le
azioni umane e di sostituire tutte le condizioni etiche
coltivate in precedenza».
David Harvey nel suo libro, traccia la storia
economico-politica delle origini del neoliberismo e
spiega la sua fortuna sulla scena mondiale. Se la
Thatcher e Reagan sono spesso citati come i principali
artefici e sostenitori della svolta neoliberista,
l’autore mette in luce come a questa «rivoluzione»
abbiano contribuito le politiche di vari paesi, dal Cile
alla Cina al Messico.
Considerando gli elementi di continuità e di rottura fra
il neoliberismo di stampo clintoniano e la svolta
recente impressa da George W. Bush verso un imperialismo
neoconservatore, Harvey getta le basi non solo per
analizzare i rischi politici ed economici del presente,
ma anche per valutare le alternative più attente alle
problematiche sociali avanzate da diversi movimenti di
protesta.
Gli USA si sono assicurati di creare in Iraq le
condizioni ideali per l'accumulazione di capitale da
parte degli investitori stranieri.
Un esperimento simile era stato già fatto in Cile. Il
golpe d Pinochet del 1973 represse i movimenti sociali e
"liberava" il mercato del lavoro da regolamentazioni e
restrizioni.
La rinascita dell'economia cilena fu affidata ai
"Chicago boys", che aderivano alle teorie neoliberiste
di Friedman. Insieme al FMI (Fondo
Monetario Internazionale) questi privatizzarono i
beni pubblici, le risorse naturali, la previdenza
sociale e garantirono alle imprese straniere il
rimpatrio dei profitti ottenuti in Cile. L'unico settore
"statale" rimasto era quello del rame.
La neoliberalizzazione ha un
primato negativo sugli effetti dello sfruttamento delle
risorse naturali: la preferenza dei rapporti
contrattuali di breve durata spinge i produttori a
ricavare il più possibile indipendentemente dalle
conseguenze ambientali e produttive a lungo termine, con
il conseguente depauperamento di sistemi ecologici,
dalle riserve ittiche alle foreste. La spinta per
accrescere le esportazioni e ad accordare diritti di
proprietà privata nei paesi in via di sviluppo,
soprattutto attraverso i “programmi di aggiustamento
strutturale”, ha creato enormi danni ai patrimoni
boschivi, spesso irreparabili.
Molti permangono i paradossi e le contraddizioni insiti
nella teoria neoliberista: la questione del potere
monopolistico spesso prodotto dalla competizione stessa;
i difetti del mercato che emergono quando individui o
imprese non pagano tutti i costi che spetterebbero loro
esternalizzando quindi gli impegni passivi, l’accesso
ineguale, di fatto, alle informazioni da parte di coloro
che agiscono sul mercato; l’innovazione tecnologica che
può diventare destabilizzante se non controproducente;
la tensione tra individualismo e desiderio di una vita
collettiva gratificante che conduce alla costruzione di
forti istituzioni collettive come i sindacati.
Quando queste tensioni si manifestano, spesso la spinta
alla ricostruzione del potere di classe distorce se non
addirittura capovolge la prassi neoliberista, producendo
contraddizione notevoli tra la teoria e la prassi
effettiva, tra gli scopi dichiarati (il benessere di
tutti) e i suoi risultati effettivi.
La sfiducia dichiarata nei confronti del potere statale
mal si concilia con l’impegno politico a favore di
ideali di libertà individuale, il diritto alla proprietà
privata e delle libertà delle imprese commerciali, in
quanto il rispetto dei contratti e dei diritti
individuali richiedono il monopolio da parte dello stato
degli strumenti di coercizione per la tutela di queste
libertà.
Mentre da una parte si enfatizza il meccanismo virtuoso
della competizione, in realtà si aumenta il
consolidamento del potere oligopolistico o
monopolistico.
La spinta verso il mercato, il consumismo e la
trasformazione di ogni cosa in merce può produrre
incoerenza sociale; e l’eliminazione di tutte le forme
di solidarietà sociale, lascia un vuoto pericoloso. Ecco
allora che ‘nuove’ forme di solidarietà e
associazionismo sono promosse e ricostruite, spesso su
basi diverse dalle precedenti: religiose, morali o si
assiste al ritorno di vecchie forme politiche come il
nazionalismo, fascismo, ecc.
Per concludere questa brevissima digressione sul tema
citiamo le parole di Harvey:
“La prassi neoliberista ha comportato una “ingente
distruzione creativa, non solo di strutture e poteri
istituzionali preesistenti, ma anche nell’ambito della
divisione del lavoro, delle relazioni sociali, del
welfare, degli assetti tecnologici, degli stili di vita
e di pensiero, delle attività riproduttive,
dell’attaccamento alla propria terra e degli
atteggiamenti affettivi. Facendo dello scambio di
mercato un’etica in sé” (pp.11-12).
Ecco che allora sta a noi, come individui e come
collettività, come cittadini e come professionisti,
ricostruire una società comune e interrogarci di nuovo,
dopo anni di disinteresse sul concetto di giustizia
sociale all’interno della società contemporanea, e sulle
tensioni tra particolarismo e universalismo, tra libertà
individuali e benessere collettivo, ancor più inasprite
dal neoliberismo
Tratto in parte da:
archivio.eddyburg.it
video: COMANDO GESUITI
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OCCULTISMO
di STATO....
vedi anche:
I
Savoia salvati dai Rothschild
(One
of the world's leading independent investment banking organizations
providing financial services to governments,
corporations)
La banca d'Italia non è d'Italia. - Se fosse d'Italia sarebbe dello Stato Italiano.
- Se fosse dello Stato sarebbe dei cittadini italiani. - Se fosse dei cittadini italiani sarebbe pubblica.
- E invece non è pubblica, ma privata.
Vale a dire: "nonostante l'evidente interesse
pubblico e nazionale" del suo ruolo di banca
d'Italia l'interesse pubblico è gestito da una
società privata... talmente è privata che i veri
suoi proprietari risultano nascosti. Infatti nel
sito del Senato relativo alla banca d'Italia -
http://www.senato.it/att/ddl/r4083p.htm
-
curiosamente, chissà perché, manca la parte più interessante, cioè la
composizione societaria: quando infatti arrivi al titolo "QUOTE DI
PARTECIPAZIONE AL CAPITALE" appare la scritta "Porzione di testo non disponibile"
!
http://www.senato.it/leg/13/BGT/Testi/Ddlpres/00004397.htm
"Ma la BANCA d'ITALIA ha interessi pubblici ed è privata ? -
commenta un cittadino - Come mai ? Evidentemente si vogliono nascondere i
veri proprietari. che a quanto pare non sono gli italiani, cioè lo Stato
Italiano... Se non è così, com'è ? Giornali e televisioni ogni tanto
dicono che il popolo italiano ha un mostruoso debito pubblico, ma nessuno
dice verso chi è debitore... Com'è questa storia ? E' così difficile
saperla ?
O forse la spiegazione è semplicissima: è soltanto una truffa, una
grande truffa !!!"
Un po' di storia allora:
Pare che il 1861 sia stato l'anno dell'unità d'Italia.
Una dozzina di anni prima - nel 1849 - si costituiva in Piemonte la banca
Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata. Il maggiore interessato, Cavour - che aveva interessi propri in quella
banca (1) - impose al parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione
compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe così una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello
Stato !
A quei tempi l'emissione di carta moneta veniva fatta solo dal Piemonte.
Il Banco delle Due Sicilie emetteva invece monete d'oro e d'argento.
La carta moneta del Piemonte aveva anch'essa una riserva d'oro - circa 20
milioni - ma il rapporto era: tre lire di carta per una lira d'oro, dunque
una "convertibilità in oro" fra virgolette.
Inoltre, per le continue guerre che i savoiardi facevano, anche quel
simulacro di convertibilità crollò, tanto che la carta moneta piemontese
- per l'emissione incontrollata che se ne fece - era diventata carta
straccia già prima del 1861.
Ma torniamo ai fatti. Conquistata tutta la penisola, i piemontesi misero
le mani nelle banche degli Stati appena conquistati.
E dopo qualche tempo fu la banca Nazionale degli Stati Sardi a divenire la
banca d'Italia.
Con l'occupazione piemontese era stato immediatamente impedito al Banco
delle Due Sicilie - diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia –
di raccogliere dal mercato le proprie monete d'oro per trasformarle in
carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo i Banchi
avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e
sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario
italiano.
Quell'oro pian piano passò nelle casse piemontesi, nonostante la nuova
banca d'Italia non risultasse averne nella sua riserva, e nonostante
appunto tutto quell'oro rastrellato al Sud. Come avevano fatto ? Avevano
dato a tutto quell'oro una via "sociale", naturalmente, quella
del finanziamento per la costituzione di imprese al nord, operato da
banche, costituitesi per l'occasione come socie - guarda un po' - della
banca d'Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di
Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino.
Le ruberie operate, e l'emissione non controllata della carta moneta
ebbero come conseguenza che ne fu decretato già dal 1° maggio 1866, il
corso forzoso: la lira di carta non poteva più essere cambiata in oro.
Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato, per
finanziarsi, iniziava a chiedere carta moneta a una banca privata.
Lo Stato quindi, a causa del genio di Cavour e soci, cedette da allora la
sua sovranità in campo monetario, affidandola a dei privati, che non ne
avevano - non ne hanno e mai dovrebbero averne alcun titolo o diritto –
in quanto la sovranità per sua natura non è cedibile. Essa è del popolo
e dello Stato che lo rappresenta.
Oltretutto da quando nel 1935 fu decretato definitivamente che la lira non
era più ancorata all'oro, si ebbe che il valore della carta moneta derivò
da allora semplicemente e unicamente dalla convenzione di chi la usa e di
chi l'accetta come mezzo di pagamento.
La carta moneta, dunque, è carta straccia. Ne consegue che alla banca d'Italia - che è privata - e alla quale si dovrebbe pagare il debito
pubblico, in realtà non si deve dare nulla.
Da tutta questa storia si può facilmente capire in mano a chi siamo e
che, dato che la banca d'Italia ha un immenso potere finanziario e
politico, qualsiasi governo in Italia conta come il due di coppe.
Tratto da: http://digilander.libero.it/afimo/privata.htm
EURO FALSO: TUTTI I DEBITI CONTRATTI CON LE BANCHE SONO ANNULLABILI !
Nel contrato non è scritto chi è il proprietario della moneta….quindi: chi è il creditore ? chi il debitore ?E per cui TUTTI i debiti sono nulli “tutti i debiti contratti con le banche sono infatti annullabili”.
“Il sillogismo è semplice: siccome le banche evitano di iscrivere in contabilità, a patrimonio netto, la quota annuale di denaro virtuale che creano dal nulla, è evidente che lo considerano esse stesse “denaro falso“.
I debiti contratti con denaro falso ovviamente non sono giuridicamente validi.”
Ecco quindi che, se non tutti in generale, almeno quei debiti che implicano come creditore o controparte una banca, devono essere considerati nulli dalla nascita !
In sostanza, parafrasando, se il denaro non risulta “battezzato” contabilmente alla nascita certificandone l’origine, non può godere dei diritti civili.
Tratto dal testo dell’economista Nino Galloni, IL FUTURO DELLA BANCA, da dove si impara che la contabilità bancaria attuale è completamente falsa.
INOLTRE
Interrogazione
UE con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 alla Commissione Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)
Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione ?
Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, e se uno e' proprietario non puo' essere contemporaneamente debitore, dato che il denaro precedentemente all'emissione nei fatti apparteneva al NULLA.....e non alla banca ! e quindi e' al NULLA che semmai va reso....
IMPORTANTE
La Banca d’Inghilterra conferma attraverso il
documento (dettagliatissimo in lingua originale)
raggiungibile al link sottostante, la creazione
di denaro dal NULLA attraverso la riserva
frazionaria e il signoraggio bancario in mano a
banche private e autorizzate dalle banche
centrali anch’esse di proprietà delle suddette
banche in percentuale più o meno variabile:"
http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf
In più, quest'altro link come ulteriore,
robusta conferma:
http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/18/truth-money-iou-bank-of-england-austerity
vedi:
Storia del neoliberismo PDF di Harvey
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