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SOVRANITA' MONETARIA -
Chi
e cosa sono le BANCHE e
chi sono i
veri proprietari ?
C'è
un segreto nella storia degli Stati Uniti
tenuto intenzionalmente nascosto dai
principali media ? Potrebbe esistere una società
segreta di pingui uomini d'affari la cui agenda è
stata la causa di molte guerre e depressioni
economiche ?
Esiste un'élite che nell'ombra manovra il mondo,
per portare avanti il suo programma politico di
interessi personal ?
Le risposte a queste domande potranno davvero
sorprendervi. L'evidenza è davanti ai vostri
occhi. Sta a voi decidere.
Ecco qui un documentario sul sistema delle banche
basato sul controllo, che ha determinato buona
parte del nostro passato, determina il nostro
presente e determinerà il nostro futuro.
Si tratta di uno dei documentari migliori e più
interessanti da vedere, per capire qual è stato
davvero il più grande segreto tenuto nascosto dai
media nel ventesimo secolo.
Guardate
questo reportage adesso
(Streaming Windows Media - durata 47:22)
(c)
Liberty International Entertainment - The
Phenomenon Archives
Video del prof. Auriti sul Debito pubblico, Signoraggio ed Usura dei Banchieri del mondo !
Borghezio chiede alla Commissione
Europea e BCE: di chiarite la natura giuridica
della proprietà dell'Euro
- 15/06/2011
Con due interrogazioni alla Commissione Europea
e alla BCE, l'On. Borghezio pone in sede UE la
questione del signoraggio in riferimento alla
proprietà dell'euro.
L'On. Borghezio sottolinea che «alla luce della
discussione scientifica in atto a livello
internazionale sul signoraggio della moneta e
premesso che detto signoraggio sta a monte di
tutto il sistema monetario, poichè si colloca
nel momento di emissione della moneta» e
aggiunge inoltre che, «allo stato attuale, non è
dato individuare chi sia creditore e chi
debitore nella fase della circolazione
dell'euro, mentre i popoli europei hanno pieno
diritto di conoscere se siano "creditori" -in
quanto proprietari o "debitori" in quanto non
proprietari- per un valore pari a tutta la massa
monetaria di euro posta in circolazione».
Infine Borghezio chiede alla Commissione europea
e alla BCE di precisare, «in maniera chiara e
definitiva, a chi appartenga giuridicamente la
proprietà dell'Euro al momento della sua
emissione».
Questi quesiti sono analoghi a quelli posti sul
tema del signoraggio, con una recente
interrogazione al Ministro delle Finanze,
dall'On. Di Pietro, «che richiama opportunamente
-conclude Borghezio- l'insegnamento del Prof.
Giacinto Auriti e del Procuratore Generale Bruno
Tarquini, che hanno sollevato fondati dubbi
sulla compatibilità dell'euro con il principio
costituzionale della sovranità monetaria, che
attribuisce al popolo (e solo al popolo) la
sovranità».
On. Mario Borghezio - Delegazione Lega
Nord al P.E. - Bruxelles (Belgique) -
E.mail:
mario.borghezio@europarl.europa.eu
RISPOSTA della EU:
Risposta di Olli
Rehn, a nome della
Commissione - 16/08/2011
Sebbene da un punto di vista giuridico il
diritto di emettere banconote in euro appartenga
sia alla Banca Centrale Europea (BCE) che alle
banche centrali degli Stati membri dell’area
dell’euro, ad emetterle fisicamente e a
ritirarle dalla circolazione sono, in pratica,
solo le banche centrali nazionali.
Nel caso delle monete in euro, emittenti di
diritto sono gli Stati membri dell’area
dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa
è coordinata dalla Commissione a livello
dell’area dell’euro. Pertanto, al momento
dell’emissione le banconote in euro appartengono
all’Eurosistema, mentre le monete sono di
proprietà degli Stati membri.
Una volta emesse, sia le banconote che le monete
in euro appartengono al titolare del conto su
cui sono state addebitate di conseguenza.
I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le
banche centrali nazionali e la BCE in base allo
schema di sottoscrizione del capitale della BCE
per le banconote. I proventi del signoraggio
sulle monete vanno agli Stati membri dell’area
dell’euro.
Questa è la risposta
della commissione europea alla petizione
parlamentare di Borghezio sulla natura giuridica
della proprietà dell’euro. Non so se ricordate,
tempo fa se ne era parlato anche in questo blog.
Vediamo ora come viene definito l’Eurosistema
dalla Banca d’Italia: L’Eurosistema è il sistema
di banche centrali dell’area dell’euro
responsabile dell’attuazione della politica
monetaria unica. Esso comprende la Banca
Centrale Europea (BCE) e le banche centrali
nazionali (BCN) dei Paesi dell’Unione europea
che hanno adottato l’euro.
http://www.bancaditalia.it/eurosistema/assetto/quadrogen
È una risposta molto importante; Questi
sanciscono la proprietà dell’euro all’atto
dell’emissione all’Eurosistema, composto da
Bce più banche centrali aderenti dell'Eurozona
allo statuto del SEBC.
Assumendo che le Banche Centrali sono
proprietarie della moneta emessa, ancor prima di
metterla in circolazione (un assurdo sotto il
profilo logico ed etico, poiché il valore della
moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione
bensì l’espressione della volontà totalitaria
imposta da una struttura privata) bisognerebbe
convenire che esse commettono un illecito
contabile, registrandole in bilancio fra le
poste passive.
Fonte:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2F%2FEP%2F%2FTEXT+WQ+E-2011-006243+0+DOC+XML+V0%2F%2FIT&language=IT
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Il
Governo Italiano all'assalto della campagna
Banche Armate
Si profila da parte del Governo un vero e proprio attacco alla
Campagna di pressione alle Banche Armate.
«Si profila da parte
del Governo un vero e proprio attacco alla Campagna di pressione alle
"banche armate"» - cosi Giorgio Beretta, uno degli
esponenti della Campagna, commenta la nota della recente Relazione
ministeriale sull'export di armi. Per superare il problema degli
istituti bancari nazionali di essere catalogati fra le cosiddette
"banche armate", "il Ministero dell'Economia e delle
Finanze ha prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima
esaminata a livello interministeriale" - riporta la Relazione. «Quale
sia questa "soluzione" non è dato di sapere - aggiunge
Beretta - ma dal tono del discorso della Relazione e dalle recenti
lamentele del comparto armiero c'è da scommettere che non sarà nella
direzione della trasparenza.
Il comparto industriale-militare lamenta "notevoli difficoltà
operative" con gli istituti bancari nazionali, ma le banche
italiane assumono tuttora la quasi totalità delle operazioni, come
dimostrano i dati della stessa Relazione» - conclude Beretta.
Una nota della Relazione a pag. 18/19 concerne, infatti,
direttamente la
Campagna di pressione
alle banche armate.
La Relazione segnala, infatti, tra le problematiche di "alta
rilevanza" trattate a livello interministeriale "quella
relativa all'atteggiamento assunto da buona parte degli istituti
bancari nazionali" nell'ambito della loro politica di
"responsabilità sociale d'impresa". "Tali istituti, -
prosegue la Relazione - pur di non essere catalogati fra le cosiddette
"banche armate", hanno deciso di non effettuare più, o
quantomeno, limitare significativamente le operazioni bancarie
connesse con l'importazione o l'esportazione di materiali
d'armamento". Ciò avrebbe comportato per l'industria
"notevoli difficoltà operative, tanto da costringerle ad operare
con banche non residenti in Italia, con la conseguenza - continua la
Relazione - di rendere più gravoso e a volte impossibile il controllo
finanziario" delle operazioni normate dalla 185/90. Pertanto
"il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente
prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima esaminata a
livello interministeriale" - conclude la Relazione.
«C'era da aspettarselo - riprende
Beretta. Dopo le lamentele del comparto armiero registrate
nell'articolo di Gianni Dragoni dal titolo "La difesa disarmata
delle banche" apparso lo scorso 5 marzo su "Il Sole 24
ore" (riportato qui sotto) non poteva essere altrimenti».
L'offensiva è capitanata da due
personaggi di primo piano: Pier Francesco Guarguaglini, presidente di
Finmeccanica, e da Piero Gussalli Beretta. Entrambi lamentano di
essere costretti a rivolgersi a gruppi bancari stranieri. «Una gran
balla!» - sbotta Beretta (che ovviamente con l'omonimo di Gardone
Valtrompia non ha legami di parentela). «Basta guardare
i
dati della Relazione di quest’anno. Oltre all'incremento
notevole delle transazioni bancarie, che nel 2004 hanno raggiunto la
nuova cifra record di 1.317 di euro - due banche italiane da sole
ricoprono, infatti, quasi il 60% delle autorizzazioni: si tratta di
Banca di Roma (che si aggiudica autorizzazioni per un valore
complessivo di oltre 395 milioni di euro) e Gruppo bancario San Paolo
Imi (autorizzazioni per oltre 366 milioni di euro). Banche che sono
seguite da altri istituti di credito italiani tra cui Banca Popolare
Antoniana Veneta (121 milioni per uno share del 9%) e Banca Nazionale
del Lavoro (71 milioni, cioè oltre il 5% del totale). Solo una banca
straniera, la Calyon Corporate and Investment Bank, con 120 milioni di
euro di autorizzazioni (9% del totale) si aggiudica qualcosa di simile
ai maggiori gruppi italiani; ma non va dimenticato che questa banca,
nata dalla fusione di due gruppi (Crédit Lyonnais e Crédit Agricole
Indosuez), è da tempo l'istituto di riferimento di diversi Paesi
arabi. E la somma delle operazioni autorizzate a istituti di credito
stranieri non supera il 14%, una percentuale al ribasso rispetto ad
alcuni anni fa. In definitiva, le banche italiane rappresentano
tuttora l'intermediario privilegiato per l'industria armiera italiana»
- conclude Beretta.
Lanciata nel 2000 su iniziativa di tre
riviste del mondo pacifista (Mosaico di pace, Nigrizia e Missione
Oggi), la Campagna di pressione alle "banche armate" ha
inteso fin dal suo inizio perseguire un duplice scopo: da un lato
favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di
appoggio delle banche al commercio delle armi, dall'altro fornire
informazioni per un ripensamento dei criteri di gestione dei propri
risparmi. Grazie alla pressione di cittadini e associazioni, in questi
cinque anni il gruppo Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Cassa di
Risparmio di Firenze, Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino e
recentemente Banca Intesa
hanno
dichiarato di voler cessare, totalmente o in gran parte, la
fornitura dei propri servizi al commercio di armi italiane. La
Relazione 2005 registra un ulteriore e positivo passo di Unicredit
(solo l'1,5% delle autorizzazioni quest'anno), l'uscita ormai
definitiva di MPS e la bassissima quota di nuove autorizzazioni di
Banca Intesa (1,7%).
Preoccupa,
invece, una "new-entry": la Banca Popolare di Milano che si
aggiudica 22 commesse per oltre 53 milioni di importi autorizzati, più
del 4% del totale.
Banca Popolare di Milano è uno dei "sostenitori storici" di
Banca Popolare Etica, di cui da anni distribuisce i prodotti. Cosa
succede ?
Tabelle
della relazione 2005
Commento
di Don Sacco all’articolo del Sole-24 ore
Tratto da:
unimondo.oneworld.net
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PRESENTAZIONE della MONETA COMPLEMENTARE
Questi incontri hanno lo scopo primario di
creare e sviluppare la consapevolezza del
bisogno che il pubblico che lavora anche nel
commercio, di apprendere,
conoscere, utilizzare la "moneta
complementare", come un' efficace strumento
di contrasto, da usare e rivolgerlo contro lo
strapotere finanziario della Grande
Distribuzione Organizzata, responsabile
oggi, della formazione di
tutti i prezzi
e per tutti i beni di
consumo. I prezzi e la loro
formazione, sono il principale problema da
risolvere, per contrastare con efficacia,
l'avanzamento della povertà ed impoverimento.
Il potere di acquisto dei cittadini, deve essere
salvaguardato, e deve necessariamente essere
attentamente monitorato, contrastato, nel suo
crescere verso il basso.
Una soluzione efficace è sì, quella di creare
una moneta complementare locale parallela,
fondandola sulla risorsa della scontistica
trattata con i commercianti, ma è anche l'unica
ed ultima nostra risorsa economica e
finanziaria, che ci rimane ancora, con la quale
possiamo salvare l'intera soluzione
dell'impoverimento, e riuscire così ad invertire
questo drammatico fenomeno sociale.
Estrapolare questa risorsa, ed utilizzarla come
emissione monetaria, può essere una buona
terapia d'urto, ma senza l'affiancamento
congiunto e contemporaneo, del fenomeno della
rimoltiplicazione, questo
risparmio, avanzerà nel rischio di vedersi
annullato completamente, dall' inflazione e da
altri fattori congiunti di macroeconomia, quali
la disoccupazione e la naturale rarefazione
monetaria.
Queste conferenze volgeranno la
loro esposizione, a far comprendere questi
aspetti, ai maggiori responsabili passivi, di
questa situazione, cioè i singoli
commercianti, che oggi riescono e resistono
ancora con i "denti", sul mercato (ma si ricorda
che sono sempre di meno).
- Sono loro che devono comprendere, che
potrebbero fare la differenza.
- Sono loro che devono comprendere, di essere la
"chiave di svolta".
Sono loro che devono aiutare l'intera
collettività, la nazione, ad uscire da questo
dramma, questo vortice impetuoso, che
risucchierà tutti indistintamente, se non si
impegnano per primi loro, a mettere in moto
insieme a tutti noi, quel processo economico ed
econometrico, da utilizzare contro quello messo
in atto già da molto tempo, dai
potenti
banchieri e dalle loro controllate
Multinazionali.
Da parte nostra, e mi riferisco a tutti coloro
che sono impegnati nella nascita, creazione e
sviluppo delle monete complementari
locali, dobbiamo portargli clienti nuovi,
aumentargli le vendite, in modo che possano
alimentare in se', sia la speranza, sia la
determinazione, sia dargli coraggio nel
proseguire e resistere in questa battaglia
impari.
Solo con risultati di maggiori vendite procurate
loro, potremmo così avere il piccolo
commerciante, dalla nostra parte.
Esso......... è il nostro "asso nella manica".
Non bruciamoli !
Non serve avere in prima battuta, migliaia di
consumatori, con in mano una moneta, che non
possono e non sanno dove andare a spenderla !
Noi dobbiamo essere i loro rappresentanti, i
loro venditori, i loro promotori, i loro
consiglieri, se vogliamo avere tutto il loro
appoggio.
Dobbiamo fargli pubblicità !
Dobbiamo diventare dei venditori, che ci piaccia
o meno farlo, se vogliamo vedere realizzato il
nostro obiettivo !
Non deleghiamo questa nostra
pesante responsabilità, solo ai consumatori
ignari, e che ancora devono capire, che cosa sia
realmente una moneta complementare.
Assumiamoci quindi, le nostre responsabilità !
Usiamo anche tutti quegli strumenti pubblicitari
oggi conosciuti, che ci potrebbero aiutare in
questo arduo compito, intelligentemente !
Più saremo bravi a fare questo, più sconto ci
affideranno in futuro, con cui poter aumentare
la circolazione e la massa, di tutte le nostre
monete complementari.
Ci servono i commercianti, prima di tutto, e che
siano tutti uniti, e poi, ma solo
successivamente, potremmo andare a distribuire
le nostre "Banconote di Sconto" o monete
complementari locali, tranquilli che verranno
spese e fatte ricircolare.
Per tale ragione, il progetto monetario pilota "GrifonDor",
intende fondare le sue fondamenta, con questo
metro di misura ed organizzazione.
Possiamo essere certi, inoltre, che anche i
consumatori, una volta essi abbiano compreso i
fondamentali parametri che contraddistinguono l'
emissione di una Moneta Complementare, vedremo
moltiplicare le adesioni ai nostri progetti,
molto più velocemente, e saranno loro stessi a
garantire l'estensione di tutte le monete
locali.
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FINE del SIGNORAGGIO
- Bitcoin: come l'oro, meglio
dell'oro ?
Le proprietà dell'oro
(metallo prezioso) sono note sin
dall'antichità, ed infatti questo metallo è
stato sempre ritenuto un bene molto prezioso.
Le sue particolarità hanno fatto sì che la
gente, quando lasciata libera di agire come
meglio credeva e cioè prima che gli stati
imponessero il corso forzoso della propria
moneta, selezionasse questo bene come moneta di
scambio.
Le proprietà di una moneta infatti sono:
- scarsità: più è scarsa più mantiene il valore,
e più è conveniente da utilizzare da riceverla
in pagamento e come riserva di valore. Essere
pagati ad esempio in sabbia non sarebbe per
niente conveniente perchè sappiamo che è facile
trovarne ovunque e quindi il frutto del mio
lavoro non avrebbe valore. Di oro ce n'è poco, e
trovarne di nuovo è una operazione molto
faticosa, questo mi da delle ottime garanzie che
altri non possano "fregarmi" rendendo inutile
(commercialmente parlando) il mio guadagno.
- durevolezza: proprio perchè utilizzata come
bene per accumulare la ricchezza è importante
che questa si mantenga nel tempo, cioè non
deperisca. Se usassimo il grano (bene che è
stato effettivamente utilizzato come merce di
scambio nel passato), rischieremmo di perdere
tutti i nostri risparmi se ad esempio marcisse
in seguito a cattiva conservazione, ecc.
L'oro
invece è praticamente eterno, è un metallo
nobile e quindi uno degli elementi più stabili
che esista.
- divisibilità: la capacità di poterlo dividere
in piccole quantità è importante per poterlo
usare come bene di scambio.
Ci sono diversi beni
che mantengono abbastanza bene il valore nel
tempo, ad esempio i beni immobili come le case
(escludendo per un attimo gli sboom...), ma non
sono pratici come mezzi di scambio perchè non
sono facilmente divisibili. Inoltre la loro
compravendita comporta grandissimi costi, e
questo non li rende affatto pratici allo scopo.
- riserva di valore: è importante che il potere
di acquisto della mia moneta sia mantenuto nel
tempo, altrimenti sono obbligato a spendere
tutto subito, perchè so che più passa il tempo,
meno cose potrò comprare in futuro.
Così avviene
per le valute più utilizzate nel mondo al giorno
d'oggi: Dollaro, Euro, Yen... Ma non per l'oro:
il suo potere d'acquisto è rimasto invariato, ed
anzi è cresciuto nel tempo.
Ma l'oro non è perfetto, in
particolare ai giorni nostri dove una gran parte
del commercio si è spostato dalle piazze fisiche
a quelle virtuali online.
Se oggigiorno vogliamo utilizzare l'oro per
proteggere i nostri risparmi dobbiamo aprire dei
titoli di deposito in una delle poche
istituzioni che ci permettono di comprare e
custodire metalli preziosi come GoldMoney o
BullionVault.
Ma acquisto e/o vendita di questi sono gravati
da commissioni tutt'altro che trascurabili che
rendono poco pratico il loro utilizzo
quotidiano, inoltre è necessario pagare un costo
relativamente elevato per la loro custodia.
Chi ne fa uso quindi è più che altro per motivi
legati al mantenimento del valore d'acquisto dei
propri risparmi o come forma di investimento,
non per il commercio di tutti i giorni.
Inoltre lasciare il proprio oro in qualche
deposito da qualche parte del mondo porta
diversi dubbi a molti potenziali utilizzatori: e
se la ditta che lo custodisce fallisce oppure ci
froda e perdiamo tutto ?
E se il governo decide di confiscarcerlo, o di
rendere illegale il suo possedimento come già
avvenuto in USA non troppo tempo fa ?
Potremmo farcelo spedire a casa ma con la
difficoltà poi di doverlo custodire ed il
rischio che ce lo possano rubare. Non è una cosa
pratica, e solo pochi scelgono questa via.
Quindi seguire una tale strada diventa utile
solo se le cifre in gioco sono abbastanza
elevate, detto in altre parole la barriera
d'ingresso a questo tipo di investimento è
piuttosto alta e poco pratica per il piccolo
risparmiatore che non dispone di capitali, che
quindi rimane preda dell'inflazione.
L'oro è quindi un bene con straordinarie
qualità, ma non è perfetto. Semplicemente non si
è mai trovato di meglio.
Almeno fin'ora.
La tecnologia moderna e
l'idea eccezionale di un misterioso ricercatore
giapponese di nome
Satoshi Nakamoto
1
ha permesso lo sviluppo di una moneta
elettronica fortemente basata sulla crittografia
che presenta una serie di qualità a dir poco
incredibili.
Vediamone una rapida presentazione in questo
simpatico filmato introduttivo:
Come brevemente descritto
nel video le qualità principali di bitcoin sono
le seguenti:
- gestione distribuita
peer2peer: una vera elaborazione distribuita che
non fa capo a nessun ente centrale. Questo
permette di non dare a nessuno il potere di vita
o di morte della moneta (come per l'oro)
- impossibilità di
falsificazione: le proprietà della crittografia
ci garantiscono che non sia possibile spendere
una moneta più di una volta, e quindi di
truffare gli altri utilizzatori
- scarsità: i bitcoin vengono
"minati" dagli utenti della rete, ma la capacità
di trovare nuove "monete" decresce con il
passare del tempo e con il numero di monete già
"scoperte". Si arriverà ad un punto dove non
sarà più possibile creare nuova moneta. Questo
protegge tutti i suoi utilizzatori dal rischio
di inflazione
- facilità di scambio: i
pagamenti, cioè il trasferimento di bitcoin da
un utente all'altro avviene in maniera diretta
attraverso la rete, e senza la necessità di
intermediari come avviene usualmente (cioè le
banche). Questo permette costi estremamente più
bassi, oltre che una flessibilità maggiore.
Compratori e venditori sono quindi avvantaggiati
perchè non devono pagare commissioni che
aumentano inutilmente il prezzo
- facilità d'implementazione:
proprio per non richiedere necessariamente l'uso
di intermediari, e grazie ai programmi già
sviluppati (nonostante siano ancora in beta
release), un sito ecommerce che volesse adottare
questo mezzo di pagamento può farlo senza grandi
complicazioni tecniche, senza costi, e senza
contratti più o meno vincolanti con gli istituti
di credito che normalmente regolano le
transazioni economiche
- semplicità di custodia: è
possibile tenere "in casa" il proprio danaro
senza doversi forzatamente avvalere dei servizi
di una banca (opzione che ovviamente rimane
sempre disponibile).
Questo ci permette di
essere liberi ed indipendenti, di non doverci
per forza fidare di terzi e di non dare ad essi
la possibilità di bloccare il nostro conto,
prendere i nostri soldi, etc
In altre parole, potrebbe
essere la moneta perfetta. - Ma può imporsi una tale
radicale nuova moneta ?
Quello che è sicuro, è che
non verrà mai proposta da nessun ente centrale
che ha potere economico come gli stati o le
banche, perchè è quanto di più contrario al loro
interesse possa esistere.
Quindi semmai avremo
inizialmente da parte loro una ostentata
indifferenza, e nel caso il suo uso prendesse
piede, una fortissima opposizione che potrebbe
arrivare al tentativo di renderlo illegale. E la
cosa non sarà facile vista la sua intrinseca
natura distribuita.
I bitcoin infatti, come
l'oro, mettono il potere economico nella mani
delle singole persone, togliendolo agli enti
centrali.
Se il suo uso prenderà
piede dipenderà quindi esclusivamente da tutti
noi: più persone decideranno di usarlo per
inviare o ricevere pagamenti, più diventerà
utile, e più il suo valore aumenterà.
Per quanto questa
possibilità possa sembrare fantascientifica è
interessante sapere che uno sparuto (ma non
troppo) numero di persone ha già cominciato ad
utilizzare questa nuova moneta, ed esistono già
diversi strumenti per il suo
sfruttamento 2, in particolare per la compravendita in diverse
valute:
Bitcoin Market 3,
Mt. Gox 4,
Bitcoin
4, cash 5,
Bitconent 6.
Esiste persino un servizio
di nome
Trade Bitcoin 7
permette di individuare persone fisicamente
vicine a noi per scambiare denaro contante con
questa nuova moneta elettronica.
E questo nuovo mercato ha
permesso che i bitcoin abbiano già un valore,
attualmente attestato a poco più di mezzo
dollaro l'uno.
Chiaramente l'attuale
volume di scambi estremamente limitato rende il
valore dei bitcoin molto volatile, ma se il suo
uso prende piede il suo valore potrebbe
stabilizzarsi notevolmente e soprattutto,
analogamente a quanto avviene per l'oro,
potrebbe aumentare con il tempo per compensare
la perdita di valore d'acquisto delle monete
tradizionali come € o $ dovuta all'inflazione,
cioè alla continua (e sempre maggiore)
immissione di nuova valuta sul mercato
attraverso gli usuali meccanismi come i famosi
bailout, quantitative easing, etc
Che state aspettando ?
Siete
pronti a cambiare l'economia del pianeta e per
la prima volta nella storia togliere una buona
parte del potere a chi l'ha sempre detenuto ed
utilizzato contro i più deboli?
Scaricate il
client ufficiale 8 e
cominciate ad impratichirvi con il suo uso, ad
esempio inviato qualche bitcoin a questo
indirizzo: 1Bc9ijzcwVfXByjeJmmK1YounE2pMrD6NN,
i proventi andranno ad aiutare lo sviluppo del
sito.
Se l'uso non vi sembrerà
troppo intuitivo ed avete in testa un sacco di
domande non vi preoccupate, in un prossimo
futuro prepareremo una guida e delle FAQ
complete.
1 - Satoshi Nakamoto, l'inventore di
bitcoin:
en.bitcoin.it/wiki/Satoshi_Nakamoto
2 - Bitcoin Trade:
en.bitcoin.it/wiki/Trade
3 - Bitcoin Market:
bitcoinmarket.com/
4 - Mt. Gox, 24/7 Bitcoin Exchange:
mtgox.com
5 - Bitcoin 4 cash:
www.bitcoin4cash.com
6 - Bitconent: bitconent.co.cc
7 - Trade bitcoin, bitcoin.local: fine
local bitcoin traders in your area:
tradebitcoin.com/about
8 - bitcoin, p2p virtual currency:
http://www.bitcoin.org/
Tratto da:
ilporticodipinto.it
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Esempio di Sovranita' Monetaria (in
parte) -
Il
Venezuela è un esempio di sovranità
nazionale, in tema di politica monetaria.
Ha adeguato il valore
della moneta alle proprie necessità: una moneta
forte per le importazioni di prodotti di prima
necessità, una moneta debole per le
esportazioni.
Il bolivar, la moneta venezuelana, fino
all’inizio di gennaio (2010) era cambiato con il
dollaro ad un tasso fisso di 2,15 bolivares;
ossia per comprare un dollaro erano necessari
2,15 bolivares. Da cinque anni il tasso di
cambio bolivar-dollaro non veniva modificato.
All’inizio di gennaio, il governo venezuelano ha
introdotto un cambiamento radicale, dopo mesi di
dibattito se fosse più conveniente un bolivar
forte o un bolivar debole (e quindi svalutare)
le autorità venezuelane sono arrivate, di fatto,
alla conclusione che era meglio adottare
entrambe le soluzioni.
Nel caso venezuelano è improprio parlare di
svalutazione, ma è necessario parlare di
adeguamento, perchè in concreto si è adeguato il
valore della moneta nazionale alle differenti
situazioni: una moneta forte per i prodotti
importati ed una moneta debole per le
esportazioni. Prima di analizzare il caso
venezuelano, cerchiamo di spiegare quando
conviene una moneta forte e quando conviene una
moneta debole.
Prendiamo come esempio (1 ) due monete e le
rispettive aree di circolazione: il dollaro, la
moneta degli Stati Uniti e l’Euro, che circola
nei paesi europei che l’hanno adottato. Per
semplificare la spiegazione, al fine di far
comprendere più facilmente i concetti, poniamo
che le due monete siano in rapporto di parità,
ossia un dollaro equivale ad un euro. Poi
poniamo, che nel trascorso di un anno, l’euro si
rafforza, passando dall’iniziale parità ad un
ipotetico rapporto di uno a due, ossia per un
euro occorrono due dollari e viceversa per un
dollaro è sufficiente mezzo euro.
1. I vantaggi e gli svantaggi di una moneta
forte
Un cittadino europeo, che si recasse in Usa con
in tasca gli euro avrebbe l’impressione che
tutto fosse più economico del 50%, rispetto ad
un ipotetico viaggio compiuto l’anno prima,
quando vi era la parità. Anche i beni importati
dagli Usa apparirebbero estremamente
convenienti, perchè in pratica costerebbero la
metà rispetto a quando vi era la parità.
Dunque la moneta forte ha grossi vantaggi quando
si importa o quando ci si reca all’estero.
Ovviamente ci sono anche gli svantaggi. Una
impresa europea che esporta i propri prodotti
fuori dell’Europa avrebbe seri problemi con una
moneta cosi forte: i suoi prodotti costerebbero
il doppio e di conseguenza andrebbe
probabilmente incontro ad una crisi.
Chi acquistava quei prodotti, magari decide di
non acquistarli perchè diventati troppo cari,
essendo il prezzo raddoppiato. Per esempio
un’auto europea del costo di 10.000 euro, che al
momento della parità euro-dollaro valeva 10.000
dollari, un anno dopo pur continuando
ipoteticamente a costare 10.000 euro, in dollari
il prezzo diventerebbe 20.000; di conseguenza
uno statunitense non sarebbe più tanto propenso
ad acquistare tale un proveniente dall’Europa.
Con un euro così forte, l’impresa europea
esportatrice andrebbe incontro a dei problemi.
2. Gli svantaggi ed i vantaggi di una moneta
debole
Analizzando l’altro lato, quello della moneta
debole, ne risulterebbe un primo svantaggio nel
momento in cui si importano i prodotti. Di
fronte ad una svalutazione del 100%, come nel
caso dell’esempio, un prodotto che prima costava
un euro, quindi inizialmente un dollaro, dopo
l’indebolimento (la svalutazione del 100%)
costerebbe due dollari.
Per coloro che invece esportano all’estero un
indebolimento della moneta rappresenta un
vantaggio. Ad esempio, il produttore di auto che
esporta le proprie auto in Europa avrebbe grandi
vantaggi. Se il prezzo dell’auto è ad esempio
10.000 dollari, al momento della parità con
l’euro, quell’auto sarebbe costata 10.000 euro;
dopo la svalutazione, quell’auto continua
ipoteticamente a costare 10.000 dollari, ma
quando l’auto arriva in Europa i 10.000 dollari
equivalgono adesso a 5.000 euro.
Aumenterebbe sicuramente la domanda di
quell’auto. Risultato: per questa impresa
esportatrice, la svalutazione, ossia la moneta
debole, è un vantaggio.
3. Meglio una moneta forte o una moneta debole
?
In conclusione: meglio una moneta forte o una
moneta debole? Dipende dalla situazione del
paese: un paese fortemente dipendente
dall’estero, che quindi importa molto,
preferisce una moneta forte; al contrario se un
paese è orientato all’esportazione sicuramente
preferisce una moneta debole.
La realtà, ovviamente è molto piu’ complessa.
Basti pensare al caso italiano: un paese privo
di materia prime, quindi è un forte importatore
ed in questo caso sarebbe conveniente una moneta
forte; ma, dall’altro lato l’Italia è (o forse
sarebbe meglio dire era) un paese famoso nel
mondo per il “made in Italy” che appunto esporta
(o esportava) in tutto il mondo prodotti
dell’alta moda e tecnologia; inoltre, l’Italia è
un paese dove il turismo ha una grossa
importanza. Di conseguenza essendo un paese che
vive di turismo e che esporta molto, potrebbe
essere più conveniente una moneta debole, per
poter attirare visitatori stranieri ed aumentare
le esportazioni.
Nel caso specifico dell’Italia le porte sono
chiuse, in quanto ormai le decisioni non
spettano più all’Italia, ma all’Europa.
Ovviamente l’essere entrati in Europa ha
comportato dei vantaggi, magari non per tutti.
In ogni caso entrando in Europa ha rinunciato
alla possibilità di decidere autonomamente se
adottare, in base alle necessità, una moneta
forte o debole. A parte il caso italiano (o di
un qualsiasi altro paese che ha adottato
l’euro), altri paesi, come il Venezuela, hanno
la possibilità di scegliere se adottare una
moneta forte o debole.
Come abbiamo visto proprio per il caso italiano,
invece di scegliere se adottare una moneta forte
o debole, sarebbe molto più conveniente avere
allo stesso tempo una moneta forte quando si
importa e debole quando si esporta. E’ possibile
adottare una moneta forte ed allo stesso tempo
una moneta debole? Il caso venezuelano ci dice
che è possibile. Infatti, all’inizio di gennaio
del 2010 il governo venezuelano ha adeguato il
valore della sua moneta a seconda delle
necessità.
4. La situazione venezuelana
Il Venezuela è un paese che si trova in una
situazione particolare, la cui economia è
strettamente connessa alle materia prime, in
particolare al petrolio, di cui possiede la più
grande riserva accertata del mondo: 314.000
milioni di barili estraibili, un terzo di tutte
le riserve petrolifere esistenti al mondo, oltre
ad un altro milione di milioni di barili, che al
momento, con la tecnologia umana esistente, non
è possibile estrarre o non sarebbe conveniente,
derivando un costo di estrazione enormemente
superiore a qualsiasi prezzo di mercato del
petrolio attualmente esistente.
In sostanza il Venezuela è un paese esportatore
di materia prime; allo stesso tempo è un grande
importatore di qualsiasi altro prodotto, in
particolare dei prodotti alimentari e di tutti
quei beni di prima necessità, legati alla salute
ed alla medicina. L’opera del governo
venezuelano in questi anni è stata finalizzata
ad incrementare la produzione locale,
soprattutto in campo alimentare, e pur riuscendo
ad incrementarla, l’autosufficienza è ancora ben
lontana e quindi continua ad essere un paese
importatore.
Fino al 2008 aveva vissuto di grandi entrate
economiche derivanti dall’esportazione del
petrolio (oltre 3 milioni di barili al giorno),
che come è noto aveva raggiunto prezzi
altissimi, fino a 100/150 dollari al barile. Di
conseguenza, con quelle entrate non aveva
problema ad importare il resto dei prodotti.
Nell’ultimo trimestre del 2008, in seguito alla
crisi economica mondiale, il prezzo del petrolio
inizia a scendere, fino a toccare nel 2009 i 30
dollari. Se la Opec, di cui il Venezuela è uno
dei principali paesi membri, non avesse deciso
un drastico taglio alla produzione, il prezzo
sarebbe continuato a scendere. Oggi, grazie a
quella decisione di tagliare drasticamente la
produzione, il prezzo si è stabilizzato attorno
ai 70/80 dollari, che rappresenta pur sempre la
metà del prezzo che aveva raggiunto a metà 2008.
La caduta del prezzo del petrolio ed il forte
taglio alla produzione (del 25%) necessario a
stabilizzare il prezzo hanno determinato per il
Venezuela grosse riduzioni in termini di entrate
valutarie.
Il governo ha risolto il problema adeguando il
prezzo della sua moneta alle proprie necessità.
Fino al 7 gennaio, come visto, il cambio del
bolivar col dollaro era fissato a 2,15. A
partire da quella data ha fissato il cambio per
i prodotti di prima necessità (settore agricolo,
alimentare, salute e pensioni) a 2,60, ossia ha
svalutato la propria moneta del 20% circa. Allo
stesso tempo ha introdotto quello che ha
chiamato il “dollaro petrolifero”, il cui cambio
è stato fissato a 4,30, ossia rispetto al cambio
anteriore, in questo caso il bolivar si è
svalutato del 100%. Tale cambio si applica per i
prodotti petroliferi ed in genere per tutte le
materie prime di cui il Venezuela è grande
esportatore, oltre ai prodotti che non rientrano
tra quelli di prima necessità (per esempio le
auto).
5. I benefici di questa politica monetaria
Dopo questo adeguamento, per ogni dollaro che
entra quale conseguenza della vendita del
petrolio, incassa 4,30 bolivares; per ogni
dollaro necessario ad acquistare all’estero
prodotti di prima necessità sborsa 2,60
bolivares. Si intuisce l’enorme beneficio.
Grazie a questo adeguamento, sono raddoppiati
gli ingressi in bolívares. Con questa quantità
di soldi che si ritrova in più ha potuto
adottare una serie di strumenti atti, da un lato
ad acquistare maggiori prodotti di prima
necessità, dall’altro ad aumentare il potere
d’acquisto dei lavoratori, sostanzialmente
aumentando gli stipendi.
Il salario minimo, il cui importo è stabilito
per legge, è stato aumentato per quest’anno del
25%; i salari delle altre categorie sono stati
adeguati in maniera differente e comunque
superiore a quello del salario minimo. Ad
esempio il salario dei medici è stato aumentato
del 40%. A proposito dello stipendio dei medici,
proprio grazie a questi introiti extra, è stato
finalmente possibile eliminare le disparità
esistenti tra i vari medici, che prendevano uno
stipendio differente a seconda che lavorassero
in ospedale, o in ambulatorio, in città, o in
campagna, ecc… Si sono eliminate queste
differenze e lo stipendio è stato uniformato
allo stipendio più alto esistente nella
categoria. Dunque, lo stipendio della categoria
medica che prendeva il salario più alto è stato
aumentato del 40%; lo stipendio del medico che
non rientrava in quella categorie, ha visto
aumentare gli ingressi fino al 100%.
Altro esempio: i lavoratori del settore
educativo probabilmente vedranno aumentarsi lo
stipendio del 30%.
Il salario minimo in Venezuela, a cui è
agganciata anche la pensione sociale, è oggi il
più alto in assoluto in America Latina: sfiora i
500 $; a questa somma vanno aggiunti altri
benefici: i buoni alimentazione; l’equivalente
della nostra tredicesima, pagata a Natale, che
per i lavoratori a salario minimo equivale a due
mensilità extra, per gli altri lavoratori varia
in funzione dell’anzianità; ad agosto è previsto
un buono per le vacanze, equivalente a due
mensilità extra. In sostanza un lavoratore con
stipendio minimo ed i pensionati sociali al
minimo, hanno uno stipendio annuo non inferiore
ai 10.000 dollari, al cambio di 2,60 bolivares
per dollaro. Negli ultimi dieci anni l’aumento
del salario minimo è stato del 500%,
praticamente doppio rispetto al costo della
vita, all’inflazione registrata nello stesso
periodo.
Oltre ai benefici diretti derivanti dagli
aumenti salariali, in questi anni sono
intervenuti altri benefici per i lavoratori: la
gratuità dell’assistenza medica e la gratuità
dell’educazione, fino ai massimi livelli di
studio, ossia all’università ed agli studi
post-universitari.
Anteriormente era tutto a pagamento e le classi
più povere erano totalmente escluse. Alla fine
dello scorso decennio, in Venezuela il 70% della
popolazione viveva in stato di povertà; ed il
35% versava nella miseria estrema. Oggi la
miseria estrema è quasi del tutto scomparsa e la
povertà è stata ridotta fortemente e
probabilmente molto presto sarà solo un ricordo
del passato.
Tratto da: forum.nexusedizioni
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USA -
Ripristinare la sovranità economica - 4
aprile 2011 - By Ellen Brown (webofdebt.com) -
Fonte:
comedonchisciotte.org
E' quello che stanno facendo in questo preciso
istante 7 stati USA (Oregon, Washington,
Maryland, Illinois, Virginia, Massachusetts e
Hawaii), che stanno promuovendo concretamente
una normativa che preveda espressamente la
proprietà statale delle banca centrale di
emissione.
"E l'ora di
dichiarare la sovranità economica dalle banche
multinazionali che sono responsabili di gran
parte della nostra crisi economica attuale. Ogni
anno inviamo oltre un miliardo di dollari di
dollari dei contribuenti dell’Oregon a banche
estere e multinazionali sotto forma di depositi,
solo per vedere che il denaro è investito
altrove. È il momento di mettere i nostri soldi
a lavorare per gli abitanti dell'Oregon
"Rispondendo ad un bisogno non soddisfatto per
il credito alle amministrazioni locali, alle
imprese e ai consumatori locali, tre stati nel
mese scorso hanno prfesentato degli atti per
l’introduzione di banche di proprietà statale -
Oregon, Washington e Maryland – unendosi a
Illinois, Virginia, Massachusetts e Hawaii per
portare il numero totale a sette.
Mentre Wall Street riporta
profitti da record, le banche locali si
dibattono, il credito per le piccole imprese e
dei consumatori rimane contratto, ed i governi
locali sono in bilico sulla bancarotta. Si parla
addirittura di consentire a governi statali di
presentare istanza di fallimento, qualcosa che
la legislazione vigente vieta. Il governo
federale e la Federal Reserve sono riusciti a
trovare miliardi di dollari per puntellare le
banche di Wall Street che hanno precipitato la
crisi del credito, ma non hanno esteso questa
generosità per i contribuenti e le
amministrazioni locali che sono stati costretti
a pagare il conto.
Nel mese di gennaio, il presidente della Federal
Reserve Ben Bernanke ha annunciato (1) che la
Fed aveva escluso un piano di salvataggio della
banca centrale per i governi statali e locali.
Il deficit di bilancio di Stato collettivo per
il 2011 è previsto a 140 miliardi di dollari,
solo l'1% dei 12.300 miliardi dollari (2) la Fed
è riuscita a raggranellare tra liquidità,
prestiti a breve termine, e altre condizioni
finanziarie per salvare Wall Street. Ma il
presidente Bernanke ha detto che la Fed è
limitata per statuto dal comprare il debito del
governo municipale con scadenza di sei mesi o
meno che sia direttamente assistito da imposte o
altre entrate assicurate, una forma di debito
che rappresenta meno del 2% del mercato globale
municipale. I governi statali e municipali, a
quanto pare, sono in proprio. (3)
Di fronte all’inazione federale e alla crescente
crisi di bilancio locale, un numero crescente di
Stati stanno valutando la possibilità di creare
proprie banche di proprietà dello Stato,
seguendo il modello del North Dakota, l'unico
Stato che sembra essere sfuggito indenne alla
crisi del credito. La Banca del Nord Dakota
(BND) vecchia di 92 anni, attualmente l'unica
banca di proprietà statale degli Stati Uniti, ha
contribuito a evitare al North Dakota i disastri
che incombono sui bilanci di altri Stati. Nel
2009, il North Dakota esibiva il maggiore avanzo
di bilancio che avesse mai avuto. La BND
contribuisce a finanziare non solo il governo
locale ma anche banche e imprese locali,
mettendo a disposizione i fondi per i prestiti
alle banche commerciali di sostegno al credito
delle piccole imprese.
Nell'ultimo mese, tre Stati hanno introdotto
atti per le banche di proprietà statale, secondo
il modello del Nord Dakota.
L'11 gennaio, un disegno di legge per istituire
una banca di proprietà statale è stata
introdotta nella legislatura dello Stato
dell’Oregon (4); Il 13 gennaio, un disegno di
legge simile è stato introdotta nello Stato di
Washington (discusso in un precedente articolo
(5)) E il 4 febbraio, un simile atto è stato
introdotto nella legislatura del Maryland (6)
per uno studio di fattibilità. Essi si uniscono
a Illinois (7), Virginia (8), Hawaii (9) e
Massachusetts (10), Che hanno introdotto atti
analoghi nel 2010.
Ampio sostegno
Le proposte di legge sono ampiamente sostenute
da proprietari di piccole imprese. Il Seattle
Times ha segnalato (11) il 3 febbraio che il 79%
di 107 imprenditori interpellati dalla Main
Street Alliance di Washington, ha sostenuto la
proposta di legge dello Stato di Washington. Più
della metà ha dichiarato di aver sperimentato
una stretta del credito d'affari, e tre quarti
di coloro hanno detto che potrebbero creare
nuovi posti di lavoro se le loro esigenze di
credito fossero soddisfatte. Un sondaggio
condotto dalla Main Street Alliance dell’Oregon
ha prodotto risultati simili (12). La loro
indagine, che ha riguardato 115 aziende in 28
comuni, ha scoperto che due terzi dei piccoli
imprenditori avevano ritardato o cancellato
espansioni a causa di problemi di credito, al 41
per cento era stato negato il credito; e il 42
per cento avevano visto le loro condizioni di
credito peggiorate. Tre quarti degli
imprenditori intervistati ha sostenuto la
proposta di legge dell'Oregon.
A sostenere l'idea (13) di una banca di
proprietà statale è anche il tesoriere dello
Stato dell’Oregon Ted Wheeler, con questa
versione: egli pensa che l’Oregon può sbloccare
una capacità supplementare di prestito in
collaborazione con le istituzioni esistenti
creando una banca "virtuale". Lo Stato non
avrebbe bisogno di costruire nuovo banche di
cemento e mattoni che richiedono centinaia di
nuovi dipendenti al loro servizio. I nuovi
strumenti procurati allo Stato per essere una
"banca" potrebbero essere organizzati in modo
rapido ed economico attraverso una cornice che
lui chiama una "banca virtuale di sviluppo
economico". In un editoriale (14) pubblicato su
Oregonlive.com il 9 febbraio, ha scritto:
Questo nuovo modello dovrebbe consolidare i
vari programmi di prestito per lo sviluppo
economico dell'Oregon, e consentire al governo
dello Stato di intervenire come partecipante a
nuovi prestiti, il che contribuirà a garantire a
qualificati cittadini dell'Oregon ulteriori
finanziamenti. Abbiamo anche strumenti di
investimento strategico, quali l’Oregon Growth
Account che potrebbero essere meglio utilizzati
come parte di questo quadro.
Le banche "creano" soldi sfruttando il loro
capitale (15) nei prestiti. Ad una esigenza
patrimoniale dell'8%, possono attirare capitale
con un fattore di dodici, purché in grado di
attrarre depositi sufficienti (raccolti o presi
in prestito) per eliminare i controlli in
uscita. Gli Stati danno via questo potere di
leveraggio quando hanno messo i loro depositi
nelle banche di
Wall Street e investito lì i loro capitali.
I governi statali e municipali hanno asset
dappertutto riposti in fondi separati per i
tempi di congiuntura sfavorevole, che sono in
gran parte investiti in banche di Wall Street
per un rendimento molto modesto.
Allo stesso tempo, gli Stati prendono in
prestito da Wall Street
a tassi d'interesse
molto più alti e devono preoccuparsi
di cose come il rating, le tasse in ritardo, e
swap su tassi di interesse, che hanno dimostrato
di essere investimenti molto buoni per Wall
Street e investimenti molto cattivi per i
governi locali.
Consolidando la loro attività nelle proprie
banche di proprietà statale, i governi statali e
locali sono in grado di sfruttare i propri fondi
per finanziare le proprie operazioni, e possono
fare questo in sostanza senza interessi, dal
momento che possiedono la banca e avranno
indietro gli interessi.
La BND ha contribuito per più di 300 milioni di
dollari alle le casse dello Stato negli ultimi
dieci anni, un risultato notevole per uno Stato
con una popolazione che è meno di un decimo
della dimensione della Contea di Los Angeles.
Il crescente
movimento per stabilire la sovranità economica
locale attraverso le banche di proprietà statale
è stata un'iniziativa popolare che è cresciuta
spontaneamente in risposta a bisogni non
soddisfatti per il credito locale. In Oregon, la
spinta è venuta da un gruppo di volontariato
attivo chiamato
Oregonians for a State Bank (16) in
collaborazione con il
Working Families Party (17)A Washington, un
ruolo importante è stato svolto dal Main Street
Alliance, un progetto dell’Alliance
for a Just Society (Ex NWFCO) (18).
Il principale difensore legislative nello Stato
di Washington è il Repubblicano Bob Hasegawa. In
Maryland, la campagna è stata avviata dal Center
for State Innovation (CSI) (19), con sede nel
Wisconsin, in collaborazione con il
Service Employees International-Union (SEIU)
(20) e la
Progressive States Network.
Il Progressive Maryland (21) è un sostenitore di
primo piano delle ONG. Analisi dettagliate delle
iniziative nello Stato di Washington e
dell’Oregon e dei loro benefici previsti sono
stati effettuati da CSI (22).
Per gli sforzi di base in altri Stati e per le
petizioni che possono essere firmate,
vedere: http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm
. (23)
Ellen Brown è un avvocato e presidente del
Public Banking Institute. Ha scritto undici
libri, Tra cui Web of Debt: The Shocking Truth
About Our Money System and How We Can Break Free
(2010). (La ragnatela del debito: la scioccante
verità sul nostro sistema monetario e come
liberarsene)
Fonte:
http://webofdebt.wordpress.com/2011/02/16/restoring-economic-sovereignty-the-push-for-state-owned-banks/
16.02.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura
di Ettore Mario Berni
NOTE:
1)
http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704739504576067602380461160.html
2)
http://www.thenation.com/print/blog/156794/feds-backdoor-bailout-provided-33-trillion-loans-banks-corporations
3)
http://www.webofdebt.com/articles/nobailout_mainstreet.php
4)
http://www.leg.state.or.us/11reg/measures/hb2900.dir/hb2972.intro.html
5)
http://www.webofdebt.com/articles/washington_state.php
6)
http://mlis.state.md.us/2011rs/billfile/SB0789.htm
7)
http://www.ilga.gov/legislation/billstatus.asp?DocNum=5476&GAID=10&GA=96&DocTypeID=HB&LegID=50515&SessionID=76
8)
http://lis.virginia.gov/cgi-bin/legp604.exe?101+sum+HJ62
9)
http://www.capitol.hawaii.gov/session2010/lists/measure_indiv.aspx?billtype=HCR&billnumber=200
10)
http://www.patriotledger.com/business/x1415786998/Governor-misses-deadline-on-commission-for-state-owned-bank
11)
http://seattletimes.nwsource.com/html/opinion/2014123871_guest04lanza.html
12)
http://www.oregonlive.com/business/index.ssf/2011/01/small_business_owners_back_sta.html
13)
http://www.youtube.com/watch?v=GTVeVu4Iqb0&feature=player_embedded#at=530
14)
http://www.oregonlive.com/opinion/index.ssf/2011/02/hy_creating_a_virtual_state_ba.html
15)
http://www.jdoqocy.com/click-4172469-10449968?sid=hqlklta13x7a&url=http%3A%2F%2Fwww.entrepreneur.com%2Ftradejournals%2Farticle%2F201865756.html
16)
http://oregoniansforastatebank.org/take-action/
17)
http://action.oregonwfp.org/p/dia/action/public/?action_KEY=847
18)
http://allianceforajustsociety.org/
19)
http://www.seiu.org/splash/
20)
http://www.progressivemaryland.org/page.php?id=268
21)
http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm
|
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