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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


SOVRANITA' MONETARIA

FINE del SIGNORAGGIO -
Bitcoin: come l'oro, meglio dell'oro ?
 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali
L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto (By Maurice Allais, premio Nobel per l'economia)

 

SOVRANITA' MONETARIA - Chi e cosa sono le BANCHE e chi sono i veri proprietari ?

C'è un segreto nella storia degli Stati Uniti tenuto intenzionalmente nascosto dai principali media ? Potrebbe esistere una società segreta di pingui uomini d'affari la cui agenda è stata la causa di molte guerre e depressioni economiche ? 
Esiste un'élite che nell'ombra manovra il mondo
, per portare avanti il suo programma politico di interessi personal ?  Le risposte a queste domande potranno davvero sorprendervi. L'evidenza è davanti ai vostri occhi. Sta a voi decidere.
Ecco qui un documentario sul sistema delle banche basato sul controllo, che ha determinato buona parte del nostro passato, determina il nostro presente e determinerà il nostro futuro.

Federal_Reserve.gif

 

Si tratta di uno dei documentari migliori e più interessanti da vedere, per capire qual è stato davvero il più grande segreto tenuto nascosto dai media nel ventesimo secolo.

Guardate questo reportage adesso (Streaming Windows Media - durata 47:22)

(c) Liberty International Entertainment - The Phenomenon Archives

Video del prof. Auriti sul Debito pubblico, Signoraggio ed Usura dei Banchieri del mondo !

 


Borghezio chiede alla Commissione Europea e BCE: di chiarite la natura giuridica della proprietà dell'Euro - 15/06/2011

Con due interrogazioni alla Commissione Europea e alla BCE, l'On. Borghezio pone in sede UE la questione del signoraggio in riferimento alla proprietà dell'euro.
L'On. Borghezio sottolinea che «alla luce della discussione scientifica in atto a livello internazionale sul signoraggio della moneta e premesso che detto signoraggio sta a monte di tutto il sistema monetario, poichè si colloca nel momento di emissione della moneta» e aggiunge inoltre che, «allo stato attuale, non è dato individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione dell'euro, mentre i popoli europei hanno pieno diritto di conoscere se siano "creditori" -in quanto proprietari o "debitori" in quanto non proprietari- per un valore pari a tutta la massa monetaria di euro posta in circolazione».
Infine Borghezio chiede alla Commissione europea e alla BCE di precisare, «in maniera chiara e definitiva, a chi appartenga giuridicamente la proprietà dell'Euro al momento della sua emissione».

Questi quesiti sono analoghi a quelli posti sul tema del signoraggio, con una recente interrogazione al Ministro delle Finanze, dall'On. Di Pietro, «che richiama opportunamente -conclude Borghezio- l'insegnamento del Prof. Giacinto Auriti e del Procuratore Generale Bruno Tarquini, che hanno sollevato fondati dubbi sulla compatibilità dell'euro con il principio costituzionale della sovranità monetaria, che attribuisce al popolo (e solo al popolo) la sovranità».

On. Mario Borghezio - Delegazione Lega Nord al P.E. - Bruxelles (Belgique)  - E.mail: mario.borghezio@europarl.europa.eu

RISPOSTA della EU:
Risposta di Olli Rehn, a nome della Commissione - 16/08/2011
Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca Centrale Europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali.
Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri.
Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza.
I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.

Questa è la risposta della commissione europea alla petizione parlamentare di Borghezio sulla natura giuridica della proprietà dell’euro. Non so se ricordate, tempo fa se ne era parlato anche in questo blog. Vediamo ora come viene definito l’Eurosistema dalla Banca d’Italia: L’Eurosistema è il sistema di banche centrali dell’area dell’euro responsabile dell’attuazione della politica monetaria unica. Esso comprende la Banca Centrale Europea (BCE) e le banche centrali nazionali (BCN) dei Paesi dell’Unione europea che hanno adottato l’euro. http://www.bancaditalia.it/eurosistema/assetto/quadrogen
È una risposta molto importante; Questi sanciscono la proprietà dell’euro all’atto dell’emissione all’Eurosistema, composto da Bce più banche centrali aderenti dell'Eurozona allo statuto del SEBC.
Assumendo che le Banche Centrali sono proprietarie della moneta emessa, ancor prima di metterla in circolazione (un assurdo sotto il profilo logico ed etico, poiché il valore della moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da una struttura privata) bisognerebbe convenire che esse commettono un illecito contabile, registrandole in bilancio fra le poste passive.
Fonte:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2F%2FEP%2F%2FTEXT+WQ+E-2011-006243+0+DOC+XML+V0%2F%2FIT&language=IT

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Il Governo Italiano all'assalto della campagna Banche Armate

Si profila da parte del Governo un vero e proprio attacco alla Campagna di pressione alle Banche Armate.
«Si profila da parte del Governo un vero e proprio attacco alla Campagna di pressione alle "banche armate"» - cosi Giorgio Beretta, uno degli esponenti della Campagna, commenta la nota della recente Relazione ministeriale sull'export di armi. Per superare il problema degli istituti bancari nazionali di essere catalogati fra le cosiddette "banche armate", "il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima esaminata a livello interministeriale" - riporta la Relazione. «Quale sia questa "soluzione" non è dato di sapere - aggiunge Beretta - ma dal tono del discorso della Relazione e dalle recenti lamentele del comparto armiero c'è da scommettere che non sarà nella direzione della trasparenza.
Il comparto industriale-militare lamenta "notevoli difficoltà operative" con gli istituti bancari nazionali, ma le banche italiane assumono tuttora la quasi totalità delle operazioni, come dimostrano i dati della stessa Relazione» - conclude Beretta.

Una nota della Relazione a pag. 18/19 concerne, infatti, direttamente la Campagna di pressione alle banche armate.
La Relazione segnala, infatti, tra le problematiche di "alta rilevanza" trattate a livello interministeriale "quella relativa all'atteggiamento assunto da buona parte degli istituti bancari nazionali" nell'ambito della loro politica di "responsabilità sociale d'impresa". "Tali istituti, - prosegue la Relazione - pur di non essere catalogati fra le cosiddette "banche armate", hanno deciso di non effettuare più, o quantomeno, limitare significativamente le operazioni bancarie connesse con l'importazione o l'esportazione di materiali d'armamento". Ciò avrebbe comportato per l'industria "notevoli difficoltà operative, tanto da costringerle ad operare con banche non residenti in Italia, con la conseguenza - continua la Relazione - di rendere più gravoso e a volte impossibile il controllo finanziario" delle operazioni normate dalla 185/90. Pertanto "il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima esaminata a livello interministeriale" - conclude la Relazione.

«C'era da aspettarselo - riprende Beretta. Dopo le lamentele del comparto armiero registrate nell'articolo di Gianni Dragoni dal titolo "La difesa disarmata delle banche" apparso lo scorso 5 marzo su "Il Sole 24 ore" (riportato qui sotto) non poteva essere altrimenti».

L'offensiva è capitanata da due personaggi di primo piano: Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, e da Piero Gussalli Beretta. Entrambi lamentano di essere costretti a rivolgersi a gruppi bancari stranieri. «Una gran balla!» - sbotta Beretta (che ovviamente con l'omonimo di Gardone Valtrompia non ha legami di parentela). «Basta guardare i dati della Relazione di quest’anno. Oltre all'incremento notevole delle transazioni bancarie, che nel 2004 hanno raggiunto la nuova cifra record di 1.317 di euro - due banche italiane da sole ricoprono, infatti, quasi il 60% delle autorizzazioni: si tratta di Banca di Roma (che si aggiudica autorizzazioni per un valore complessivo di oltre 395 milioni di euro) e Gruppo bancario San Paolo Imi (autorizzazioni per oltre 366 milioni di euro). Banche che sono seguite da altri istituti di credito italiani tra cui Banca Popolare Antoniana Veneta (121 milioni per uno share del 9%) e Banca Nazionale del Lavoro (71 milioni, cioè oltre il 5% del totale). Solo una banca straniera, la Calyon Corporate and Investment Bank, con 120 milioni di euro di autorizzazioni (9% del totale) si aggiudica qualcosa di simile ai maggiori gruppi italiani; ma non va dimenticato che questa banca, nata dalla fusione di due gruppi (Crédit Lyonnais e Crédit Agricole Indosuez), è da tempo l'istituto di riferimento di diversi Paesi arabi. E la somma delle operazioni autorizzate a istituti di credito stranieri non supera il 14%, una percentuale al ribasso rispetto ad alcuni anni fa. In definitiva, le banche italiane rappresentano tuttora l'intermediario privilegiato per l'industria armiera italiana» - conclude Beretta.

Lanciata nel 2000 su iniziativa di tre riviste del mondo pacifista (Mosaico di pace, Nigrizia e Missione Oggi), la Campagna di pressione alle "banche armate" ha inteso fin dal suo inizio perseguire un duplice scopo: da un lato favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di appoggio delle banche al commercio delle armi, dall'altro fornire informazioni per un ripensamento dei criteri di gestione dei propri risparmi. Grazie alla pressione di cittadini e associazioni, in questi cinque anni il gruppo Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino e recentemente Banca Intesa hanno dichiarato di voler cessare, totalmente o in gran parte, la fornitura dei propri servizi al commercio di armi italiane. La Relazione 2005 registra un ulteriore e positivo passo di Unicredit (solo l'1,5% delle autorizzazioni quest'anno), l'uscita ormai definitiva di MPS e la bassissima quota di nuove autorizzazioni di Banca Intesa (1,7%).

Preoccupa, invece, una "new-entry": la Banca Popolare di Milano che si aggiudica 22 commesse per oltre 53 milioni di importi autorizzati, più del 4% del totale.
Banca Popolare di Milano è uno dei "sostenitori storici" di Banca Popolare Etica, di cui da anni distribuisce i prodotti. Cosa succede ?
Tabelle della relazione 2005
Commento di Don Sacco all’articolo del Sole-24 ore

Tratto da: unimondo.oneworld.net

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PRESENTAZIONE della MONETA COMPLEMENTARE

Questi incontri hanno lo scopo primario di creare e sviluppare la consapevolezza del bisogno che il pubblico che lavora anche nel commercio, di apprendere, conoscere, utilizzare la "moneta complementare", come un' efficace strumento di contrasto, da usare e rivolgerlo contro lo strapotere finanziario della Grande Distribuzione Organizzata, responsabile oggi, della formazione di tutti i prezzi e per tutti i beni di consumo. I prezzi e la loro formazione, sono il principale problema da risolvere, per contrastare con efficacia, l'avanzamento della povertà ed impoverimento.

Il potere di acquisto dei cittadini, deve essere salvaguardato, e deve necessariamente essere attentamente monitorato, contrastato, nel suo crescere verso il basso.

Una soluzione efficace è sì, quella di creare una moneta complementare locale parallela, fondandola sulla risorsa della scontistica trattata con i commercianti, ma è anche l'unica ed ultima nostra risorsa economica e finanziaria, che ci rimane ancora, con la quale possiamo salvare l'intera soluzione dell'impoverimento, e riuscire così ad invertire questo drammatico fenomeno sociale.

Estrapolare questa risorsa, ed utilizzarla come emissione monetaria, può essere una buona terapia d'urto, ma senza l'affiancamento congiunto e contemporaneo, del fenomeno della rimoltiplicazione, questo risparmio, avanzerà nel rischio di vedersi annullato completamente, dall' inflazione e da altri fattori congiunti di macroeconomia, quali la disoccupazione e la naturale rarefazione monetaria.
 

Queste conferenze volgeranno la loro esposizione, a far comprendere questi aspetti, ai maggiori responsabili passivi, di questa situazione, cioè i singoli commercianti, che oggi riescono e resistono ancora con i "denti", sul mercato (ma si ricorda che sono sempre di meno).

- Sono loro che devono comprendere, che potrebbero fare la differenza.

- Sono loro che devono comprendere, di essere la "chiave di svolta".

Sono loro che devono aiutare l'intera collettività, la nazione, ad uscire da questo dramma, questo vortice impetuoso, che risucchierà tutti indistintamente, se non si impegnano per primi loro, a mettere in moto insieme a tutti noi, quel processo economico ed econometrico, da utilizzare contro quello messo in atto già da molto tempo, dai potenti banchieri e dalle loro controllate Multinazionali.


Da parte nostra, e mi riferisco a tutti coloro che sono impegnati nella nascita, creazione e sviluppo delle monete complementari locali, dobbiamo portargli clienti nuovi, aumentargli le vendite, in modo che possano alimentare in se', sia la speranza, sia la determinazione, sia dargli coraggio nel proseguire e resistere in questa battaglia impari.

Solo con risultati di maggiori vendite procurate loro, potremmo così avere il piccolo commerciante, dalla nostra parte.

Esso......... è il nostro "asso nella manica".

Non bruciamoli !

Non serve avere in prima battuta, migliaia di consumatori, con in mano una moneta, che non possono e non sanno dove andare a spenderla !

Noi dobbiamo essere i loro rappresentanti, i loro venditori, i loro promotori, i loro consiglieri, se vogliamo avere tutto il loro appoggio.

Dobbiamo fargli pubblicità !

Dobbiamo diventare dei venditori, che ci piaccia o meno farlo, se vogliamo vedere realizzato il nostro obiettivo !

Non deleghiamo questa nostra pesante responsabilità, solo ai consumatori ignari, e che ancora devono capire, che cosa sia realmente una moneta complementare.

Assumiamoci quindi, le nostre responsabilità !

Usiamo anche tutti quegli strumenti pubblicitari oggi conosciuti, che ci potrebbero aiutare in questo arduo compito, intelligentemente !

Più saremo bravi a fare questo, più sconto ci affideranno in futuro, con cui poter aumentare la circolazione e la massa, di tutte le nostre monete complementari.

Ci servono i commercianti, prima di tutto, e che siano tutti uniti, e poi, ma solo successivamente, potremmo andare a distribuire le nostre "Banconote di Sconto" o monete complementari locali, tranquilli che verranno spese e fatte ricircolare.

Per tale ragione, il progetto monetario pilota "GrifonDor", intende fondare le sue fondamenta, con questo metro di misura ed organizzazione.

Possiamo essere certi, inoltre, che anche i consumatori, una volta essi abbiano compreso i fondamentali parametri che contraddistinguono l' emissione di una Moneta Complementare, vedremo moltiplicare le adesioni ai nostri progetti, molto più velocemente, e saranno loro stessi a garantire l'estensione di tutte le monete locali.

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FINE del SIGNORAGGIO -
Bitcoin: come l'oro, meglio dell'oro ?
Le proprietà dell'oro (metallo prezioso) sono note sin dall'antichità, ed infatti questo metallo è stato sempre ritenuto un bene molto prezioso.

Le sue particolarità hanno fatto sì che la gente, quando lasciata libera di agire come meglio credeva e cioè prima che gli stati imponessero il corso forzoso della propria moneta, selezionasse questo bene come moneta di scambio.
Le proprietà di una moneta infatti sono:
- scarsità: più è scarsa più mantiene il valore, e più è conveniente da utilizzare da riceverla in pagamento e come riserva di valore. Essere pagati ad esempio in sabbia non sarebbe per niente conveniente perchè sappiamo che è facile trovarne ovunque e quindi il frutto del mio lavoro non avrebbe valore. Di oro ce n'è poco, e trovarne di nuovo è una operazione molto faticosa, questo mi da delle ottime garanzie che altri non possano "fregarmi" rendendo inutile (commercialmente parlando) il mio guadagno.
- durevolezza: proprio perchè utilizzata come bene per accumulare la ricchezza è importante che questa si mantenga nel tempo, cioè non deperisca. Se usassimo il grano (bene che è stato effettivamente utilizzato come merce di scambio nel passato), rischieremmo di perdere tutti i nostri risparmi se ad esempio marcisse in seguito a cattiva conservazione, ecc.
L'oro invece è praticamente eterno, è un metallo nobile e quindi uno degli elementi più stabili che esista.
- divisibilità: la capacità di poterlo dividere in piccole quantità è importante per poterlo usare come bene di scambio.
Ci sono diversi beni che mantengono abbastanza bene il valore nel tempo, ad esempio i beni immobili come le case (escludendo per un attimo gli sboom...), ma non sono pratici come mezzi di scambio perchè non sono facilmente divisibili. Inoltre la loro compravendita comporta grandissimi costi, e questo non li rende affatto pratici allo scopo.
- riserva di valore: è importante che il potere di acquisto della mia moneta sia mantenuto nel tempo, altrimenti sono obbligato a spendere tutto subito, perchè so che più passa il tempo, meno cose potrò comprare in futuro.
Così avviene per le valute più utilizzate nel mondo al giorno d'oggi: Dollaro, Euro, Yen... Ma non per l'oro: il suo potere d'acquisto è rimasto invariato, ed anzi è cresciuto nel tempo.

Ma l'oro non è perfetto, in particolare ai giorni nostri dove una gran parte del commercio si è spostato dalle piazze fisiche a quelle virtuali online. Se oggigiorno vogliamo utilizzare l'oro per proteggere i nostri risparmi dobbiamo aprire dei titoli di deposito in una delle poche istituzioni che ci permettono di comprare e custodire metalli preziosi come GoldMoney o BullionVault.
Ma acquisto e/o vendita di questi sono gravati da commissioni tutt'altro che trascurabili che rendono poco pratico il loro utilizzo quotidiano, inoltre è necessario pagare un costo relativamente elevato per la loro custodia.
Chi ne fa uso quindi è più che altro per motivi legati al mantenimento del valore d'acquisto dei propri risparmi o come forma di investimento, non per il commercio di tutti i giorni.
Inoltre lasciare il proprio oro in qualche deposito da qualche parte del mondo porta diversi dubbi a molti potenziali utilizzatori: e se la ditta che lo custodisce fallisce oppure ci froda e perdiamo tutto ? E se il governo decide di confiscarcerlo, o di rendere illegale il suo possedimento come già avvenuto in USA non troppo tempo fa ?
Potremmo farcelo spedire a casa ma con la difficoltà poi di doverlo custodire ed il rischio che ce lo possano rubare. Non è una cosa pratica, e solo pochi scelgono questa via.
Quindi seguire una tale strada diventa utile solo se le cifre in gioco sono abbastanza elevate, detto in altre parole la barriera d'ingresso a questo tipo di investimento è piuttosto alta e poco pratica per il piccolo risparmiatore che non dispone di capitali, che quindi rimane preda dell'inflazione.
L'oro è quindi un bene con straordinarie qualità, ma non è perfetto. Semplicemente non si è mai trovato di meglio.
Almeno fin'ora.

La tecnologia moderna e l'idea eccezionale di un misterioso ricercatore giapponese di nome Satoshi Nakamoto 1 ha permesso lo sviluppo di una moneta elettronica fortemente basata sulla crittografia che presenta una serie di qualità a dir poco incredibili.
Vediamone una rapida presentazione in questo simpatico filmato introduttivo:

 

Come brevemente descritto nel video le qualità principali di bitcoin sono le seguenti:
- gestione distribuita peer2peer: una vera elaborazione distribuita che non fa capo a nessun ente centrale. Questo permette di non dare a nessuno il potere di vita o di morte della moneta (come per l'oro)
- impossibilità di falsificazione: le proprietà della crittografia ci garantiscono che non sia possibile spendere una moneta più di una volta, e quindi di truffare gli altri utilizzatori
- scarsità: i bitcoin vengono "minati" dagli utenti della rete, ma la capacità di trovare nuove "monete" decresce con il passare del tempo e con il numero di monete già "scoperte". Si arriverà ad un punto dove non sarà più possibile creare nuova moneta. Questo protegge tutti i suoi utilizzatori dal rischio di inflazione
- facilità di scambio: i pagamenti, cioè il trasferimento di bitcoin da un utente all'altro avviene in maniera diretta attraverso la rete, e senza la necessità di intermediari come avviene usualmente (cioè le banche). Questo permette costi estremamente più bassi, oltre che una flessibilità maggiore. Compratori e venditori sono quindi avvantaggiati perchè non devono pagare commissioni che aumentano inutilmente il prezzo
- facilità d'implementazione: proprio per non richiedere necessariamente l'uso di intermediari, e grazie ai programmi già sviluppati (nonostante siano ancora in beta release), un sito ecommerce che volesse adottare questo mezzo di pagamento può farlo senza grandi complicazioni tecniche, senza costi, e senza contratti più o meno vincolanti con gli istituti di credito che normalmente regolano le transazioni economiche
- semplicità di custodia: è possibile tenere "in casa" il proprio danaro senza doversi forzatamente avvalere dei servizi di una banca (opzione che ovviamente rimane sempre disponibile).
Questo ci permette di essere liberi ed indipendenti, di non doverci per forza fidare di terzi e di non dare ad essi la possibilità di bloccare il nostro conto, prendere i nostri soldi, etc

In altre parole, potrebbe essere la moneta perfetta. - Ma può imporsi una tale radicale nuova moneta ?
Quello che è sicuro, è che non verrà mai proposta da nessun ente centrale che ha potere economico come gli stati o le banche, perchè è quanto di più contrario al loro interesse possa esistere.
Quindi semmai avremo inizialmente da parte loro una ostentata indifferenza, e nel caso il suo uso prendesse piede, una fortissima opposizione che potrebbe arrivare al tentativo di renderlo illegale. E la cosa non sarà facile vista la sua intrinseca natura distribuita.

I bitcoin infatti, come l'oro, mettono il potere economico nella mani delle singole persone, togliendolo agli enti centrali.
Se il suo uso prenderà piede dipenderà quindi esclusivamente da tutti noi: più persone decideranno di usarlo per inviare o ricevere pagamenti, più diventerà utile, e più il suo valore aumenterà.

Per quanto questa possibilità possa sembrare fantascientifica è interessante sapere che uno sparuto (ma non troppo) numero di persone ha già cominciato ad utilizzare questa nuova moneta, ed esistono già diversi strumenti per il suo sfruttamento 2, in particolare per la compravendita in diverse valute: Bitcoin Market 3, Mt. Gox 4, Bitcoin 4,  cash 5, Bitconent 6.

Esiste persino un servizio di nome Trade Bitcoin 7 permette di individuare persone fisicamente vicine a noi per scambiare denaro contante con questa nuova moneta elettronica.
E questo nuovo mercato ha permesso che i bitcoin abbiano già un valore, attualmente attestato a poco più di mezzo dollaro l'uno.

Chiaramente l'attuale volume di scambi estremamente limitato rende il valore dei bitcoin molto volatile, ma se il suo uso prende piede il suo valore potrebbe stabilizzarsi notevolmente e soprattutto, analogamente a quanto avviene per l'oro, potrebbe aumentare con il tempo per compensare la perdita di valore d'acquisto delle monete tradizionali come € o $ dovuta all'inflazione, cioè alla continua (e sempre maggiore) immissione di nuova valuta sul mercato attraverso gli usuali meccanismi come i famosi bailout, quantitative easing, etc
Che state aspettando ?
Siete pronti a cambiare l'economia del pianeta e per la prima volta nella storia togliere una buona parte del potere a chi l'ha sempre detenuto ed utilizzato contro i più deboli?
Scaricate il client ufficiale 8 e cominciate ad impratichirvi con il suo uso, ad esempio inviato qualche bitcoin a questo indirizzo: 1Bc9ijzcwVfXByjeJmmK1YounE2pMrD6NN, i proventi andranno ad aiutare lo sviluppo del sito.
Se l'uso non vi sembrerà troppo intuitivo ed avete in testa un sacco di domande non vi preoccupate, in un prossimo futuro prepareremo una guida e delle FAQ complete.

1 - Satoshi Nakamoto, l'inventore di bitcoin: en.bitcoin.it/wiki/Satoshi_Nakamoto
2 - Bitcoin Trade: en.bitcoin.it/wiki/Trade
3 - Bitcoin Market: bitcoinmarket.com/
4 - Mt. Gox, 24/7 Bitcoin Exchange: mtgox.com
5 - Bitcoin 4 cash: www.bitcoin4cash.com
6 - Bitconent: bitconent.co.cc
7 -  Trade bitcoin, bitcoin.local: fine local bitcoin traders in your area: tradebitcoin.com/about
8 - bitcoin, p2p virtual currency: http://www.bitcoin.org/
Tratto da: ilporticodipinto.it


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Esempio di Sovranita' Monetaria (in parte) - Il Venezuela è un esempio di sovranità nazionale, in tema di politica monetaria.
Ha adeguato
il valore della moneta alle proprie necessità: una moneta forte per le importazioni di prodotti di prima necessità, una moneta debole per le esportazioni.

Il bolivar, la moneta venezuelana, fino all’inizio di gennaio (2010) era cambiato con il dollaro ad un tasso fisso di 2,15 bolivares; ossia per comprare un dollaro erano necessari 2,15 bolivares. Da cinque anni il tasso di cambio bolivar-dollaro non veniva modificato.
All’inizio di gennaio, il governo venezuelano ha introdotto un cambiamento radicale, dopo mesi di dibattito se fosse più conveniente un bolivar forte o un bolivar debole (e quindi svalutare) le autorità venezuelane sono arrivate, di fatto, alla conclusione che era meglio adottare entrambe le soluzioni.

Nel caso venezuelano è improprio parlare di svalutazione, ma è necessario parlare di adeguamento, perchè in concreto si è adeguato il valore della moneta nazionale alle differenti situazioni: una moneta forte per i prodotti importati ed una moneta debole per le esportazioni. Prima di analizzare il caso venezuelano, cerchiamo di spiegare quando conviene una moneta forte e quando conviene una moneta debole.
Prendiamo come esempio (1 ) due monete e le rispettive aree di circolazione: il dollaro, la moneta degli Stati Uniti e l’Euro, che circola nei paesi europei che l’hanno adottato. Per semplificare la spiegazione, al fine di far comprendere più facilmente i concetti, poniamo che le due monete siano in rapporto di parità, ossia un dollaro equivale ad un euro. Poi poniamo, che nel trascorso di un anno, l’euro si rafforza, passando dall’iniziale parità ad un ipotetico rapporto di uno a due, ossia per un euro occorrono due dollari e viceversa per un dollaro è sufficiente mezzo euro.

1.   I vantaggi e gli svantaggi di una moneta forte
Un cittadino europeo, che si recasse in Usa con in tasca gli euro avrebbe l’impressione che tutto fosse più economico del 50%, rispetto ad un ipotetico viaggio compiuto l’anno prima, quando vi era la parità. Anche i beni importati dagli Usa apparirebbero estremamente convenienti, perchè in pratica costerebbero la metà rispetto a quando vi era la parità.
Dunque la moneta forte ha grossi vantaggi quando si importa o quando ci si reca all’estero. Ovviamente ci sono anche gli svantaggi. Una impresa europea che esporta i propri prodotti fuori dell’Europa avrebbe seri problemi con una moneta cosi forte: i suoi prodotti costerebbero il doppio e di conseguenza andrebbe probabilmente incontro ad una crisi.
Chi acquistava quei prodotti, magari decide di non acquistarli perchè diventati troppo cari, essendo il prezzo raddoppiato. Per esempio un’auto europea del costo di 10.000 euro, che al momento della parità euro-dollaro valeva 10.000 dollari, un anno dopo pur continuando ipoteticamente a costare 10.000 euro, in dollari il prezzo diventerebbe 20.000; di conseguenza uno statunitense non sarebbe più tanto propenso ad acquistare tale un proveniente dall’Europa. Con un euro così forte, l’impresa europea esportatrice andrebbe incontro a dei problemi.

2.   Gli svantaggi ed i vantaggi di una moneta debole
Analizzando l’altro lato, quello della moneta debole, ne risulterebbe un primo svantaggio nel momento in cui si importano i prodotti. Di fronte ad una svalutazione del 100%, come nel caso dell’esempio, un prodotto che prima costava un euro, quindi inizialmente un dollaro, dopo l’indebolimento (la svalutazione del 100%) costerebbe due dollari.
Per coloro che invece esportano all’estero un indebolimento della moneta rappresenta un vantaggio. Ad esempio, il produttore di auto che esporta le proprie auto in Europa avrebbe grandi vantaggi. Se il prezzo dell’auto è ad esempio 10.000 dollari, al momento della parità con l’euro, quell’auto sarebbe costata 10.000 euro; dopo la svalutazione, quell’auto continua ipoteticamente a costare 10.000 dollari, ma quando l’auto arriva in Europa i 10.000 dollari equivalgono adesso a 5.000 euro.
Aumenterebbe sicuramente la domanda di quell’auto. Risultato: per questa impresa esportatrice, la svalutazione, ossia la moneta debole, è un vantaggio.

3.   Meglio una moneta forte o una moneta debole ?
In conclusione: meglio una moneta forte o una moneta debole? Dipende dalla situazione del paese: un paese fortemente dipendente dall’estero, che quindi importa molto, preferisce una moneta forte; al contrario se un paese è orientato all’esportazione sicuramente preferisce una moneta debole.

La realtà, ovviamente è molto piu’ complessa. Basti pensare al caso italiano: un paese privo di materia prime, quindi è un forte importatore ed in questo caso sarebbe conveniente una moneta forte; ma, dall’altro lato l’Italia è (o forse sarebbe meglio dire era) un paese famoso nel mondo per il “made in Italy” che appunto esporta (o esportava) in tutto il mondo prodotti dell’alta moda e tecnologia; inoltre, l’Italia è un paese dove il turismo ha una grossa importanza. Di conseguenza essendo un paese che vive di turismo e che esporta molto, potrebbe essere più conveniente una moneta debole, per poter attirare visitatori stranieri ed aumentare le esportazioni.

Nel caso specifico dell’Italia le porte sono chiuse, in quanto ormai le decisioni non spettano più all’Italia, ma all’Europa. Ovviamente l’essere entrati in Europa ha comportato dei vantaggi, magari non per tutti. In ogni caso entrando in Europa ha rinunciato alla possibilità di decidere autonomamente se adottare, in base alle necessità, una moneta forte o debole. A parte il caso italiano (o di un qualsiasi altro paese che ha adottato l’euro), altri paesi, come il Venezuela, hanno la possibilità di scegliere se adottare una moneta forte o debole.

Come abbiamo visto proprio per il caso italiano, invece di scegliere se adottare una moneta forte o debole, sarebbe molto più conveniente avere allo stesso tempo una moneta forte quando si importa e debole quando si esporta. E’ possibile adottare una moneta forte ed allo stesso tempo una moneta debole? Il caso venezuelano ci dice che è possibile. Infatti, all’inizio di gennaio del 2010 il governo venezuelano ha adeguato il valore della sua moneta a seconda delle necessità.

4.   La situazione venezuelana
Il Venezuela è un paese che si trova in una situazione particolare, la cui economia è strettamente connessa alle materia prime, in particolare al petrolio, di cui possiede la più grande riserva accertata del mondo: 314.000 milioni di barili estraibili, un terzo di tutte le riserve petrolifere esistenti al mondo, oltre ad un altro milione di milioni di barili, che al momento, con la tecnologia umana esistente, non è possibile estrarre o non sarebbe conveniente, derivando un costo di estrazione enormemente superiore a qualsiasi prezzo di mercato del petrolio attualmente esistente.

In sostanza il Venezuela è un paese esportatore di materia prime; allo stesso tempo è un grande importatore di qualsiasi altro prodotto, in particolare dei prodotti alimentari e di tutti quei beni di prima necessità, legati alla salute ed alla medicina. L’opera del governo venezuelano in questi anni è stata finalizzata ad incrementare la produzione locale, soprattutto in campo alimentare, e pur riuscendo ad incrementarla, l’autosufficienza è ancora ben lontana e quindi continua ad essere un paese importatore.

Fino al 2008 aveva vissuto di grandi entrate economiche derivanti dall’esportazione del petrolio (oltre 3 milioni di barili al giorno), che come è noto aveva raggiunto prezzi altissimi, fino a 100/150 dollari al barile. Di conseguenza, con quelle entrate non aveva problema ad importare il resto dei prodotti.

Nell’ultimo trimestre del 2008, in seguito alla crisi economica mondiale, il prezzo del petrolio inizia a scendere, fino a toccare nel 2009 i 30 dollari. Se la Opec, di cui il Venezuela è uno dei principali paesi membri, non avesse deciso un drastico taglio alla produzione, il prezzo sarebbe continuato a scendere. Oggi, grazie a quella decisione di tagliare drasticamente la produzione, il prezzo si è stabilizzato attorno ai 70/80 dollari, che rappresenta pur sempre la metà del prezzo che aveva raggiunto a metà 2008. La caduta del prezzo del petrolio ed il forte taglio alla produzione (del 25%) necessario a stabilizzare il prezzo hanno determinato per il Venezuela grosse riduzioni in termini di entrate valutarie.

Il governo ha risolto il problema adeguando il prezzo della sua moneta alle proprie necessità. Fino al 7 gennaio, come visto, il cambio del bolivar col dollaro era fissato a 2,15. A partire da quella data ha fissato il cambio per i prodotti di prima necessità (settore agricolo, alimentare, salute e pensioni) a 2,60, ossia ha svalutato la propria moneta del 20% circa. Allo stesso tempo ha introdotto quello che ha chiamato il “dollaro petrolifero”, il cui cambio è stato fissato a 4,30, ossia rispetto al cambio anteriore, in questo caso il bolivar si è svalutato del 100%. Tale cambio si applica per i prodotti petroliferi ed in genere per tutte le materie prime di cui il Venezuela è grande esportatore, oltre ai prodotti che non rientrano tra quelli di prima necessità (per esempio le auto).

5.   I benefici di questa politica monetaria
Dopo questo adeguamento, per ogni dollaro che entra quale conseguenza della vendita del petrolio, incassa 4,30 bolivares; per ogni dollaro necessario ad acquistare all’estero prodotti di prima necessità sborsa 2,60 bolivares. Si intuisce l’enorme beneficio. Grazie a questo adeguamento, sono raddoppiati gli ingressi in bolívares. Con questa quantità di soldi che si ritrova in più ha potuto adottare una serie di strumenti atti, da un lato ad acquistare maggiori prodotti di prima necessità, dall’altro ad aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, sostanzialmente aumentando gli stipendi.

Il salario minimo, il cui importo è stabilito per legge, è stato aumentato per quest’anno del 25%; i salari delle altre categorie sono stati adeguati in maniera differente e comunque superiore a quello del salario minimo. Ad esempio il salario dei medici è stato aumentato del 40%. A proposito dello stipendio dei medici, proprio grazie a questi introiti extra, è stato finalmente possibile eliminare le disparità esistenti tra i vari medici, che prendevano uno stipendio differente a seconda che lavorassero in ospedale, o in ambulatorio, in città, o in campagna, ecc… Si sono eliminate queste differenze e lo stipendio è stato uniformato allo stipendio più alto esistente nella categoria. Dunque, lo stipendio della categoria medica che prendeva il salario più alto è stato aumentato del 40%; lo stipendio del medico che non rientrava in quella categorie, ha visto aumentare gli ingressi fino al 100%.
Altro esempio: i lavoratori del settore educativo probabilmente vedranno aumentarsi lo stipendio del 30%.

Il salario minimo in Venezuela, a cui è agganciata anche la pensione sociale, è oggi il più alto in assoluto in America Latina: sfiora i 500 $; a questa somma vanno aggiunti altri benefici: i buoni alimentazione; l’equivalente della nostra tredicesima, pagata a Natale, che per i lavoratori a salario minimo equivale a due mensilità extra, per gli altri lavoratori varia in funzione dell’anzianità; ad agosto è previsto un buono per le vacanze, equivalente a due mensilità extra. In sostanza un lavoratore con stipendio minimo ed i pensionati sociali al minimo, hanno uno stipendio annuo non inferiore ai 10.000 dollari, al cambio di 2,60 bolivares per dollaro. Negli ultimi dieci anni l’aumento del salario minimo è stato del 500%, praticamente doppio rispetto al costo della vita, all’inflazione registrata nello stesso periodo.

Oltre ai benefici diretti derivanti dagli aumenti salariali, in questi anni sono intervenuti altri benefici per i lavoratori: la gratuità dell’assistenza medica e la gratuità dell’educazione, fino ai massimi livelli di studio, ossia all’università ed agli studi post-universitari.
Anteriormente era tutto a pagamento e le classi più povere erano totalmente escluse. Alla fine dello scorso decennio, in Venezuela il 70% della popolazione viveva in stato di povertà; ed il 35% versava nella miseria estrema. Oggi la miseria estrema è quasi del tutto scomparsa e la povertà è stata ridotta fortemente e probabilmente molto presto sarà solo un ricordo del passato.
Tratto da: forum.nexusedizioni

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USA - Ripristinare la sovranità economica - 4 aprile 2011 - By Ellen Brown (webofdebt.com) - Fonte: comedonchisciotte.org
E' quello che stanno facendo in questo preciso istante 7 stati USA (Oregon, Washington, Maryland, Illinois, Virginia, Massachusetts e Hawaii), che stanno promuovendo concretamente una normativa che preveda espressamente la proprietà statale delle banca centrale di emissione.

"E l'ora di dichiarare la sovranità economica dalle banche multinazionali che sono responsabili di gran parte della nostra crisi economica attuale. Ogni anno inviamo oltre un miliardo di dollari di dollari dei contribuenti dell’Oregon a banche estere e multinazionali sotto forma di depositi, solo per vedere che il denaro è investito altrove. È il momento di mettere i nostri soldi a lavorare per gli abitanti dell'Oregon "Rispondendo ad un bisogno non soddisfatto per il credito alle amministrazioni locali, alle imprese e ai consumatori locali, tre stati nel mese scorso hanno prfesentato degli atti per l’introduzione di banche di proprietà statale - Oregon, Washington e Maryland – unendosi a Illinois, Virginia, Massachusetts e Hawaii per portare il numero totale a sette.
Mentre Wall Street riporta profitti da record, le banche locali si dibattono, il credito per le piccole imprese e dei consumatori rimane contratto, ed i governi locali sono in bilico sulla bancarotta. Si parla addirittura di consentire a governi statali di presentare istanza di fallimento, qualcosa che la legislazione vigente vieta. Il governo federale e la Federal Reserve sono riusciti a trovare miliardi di dollari per puntellare le banche di Wall Street che hanno precipitato la crisi del credito, ma non hanno esteso questa generosità per i contribuenti e le amministrazioni locali che sono stati costretti a pagare il conto.

Nel mese di gennaio, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha annunciato (1) che la Fed aveva escluso un piano di salvataggio della banca centrale per i governi statali e locali. Il deficit di bilancio di Stato collettivo per il 2011 è previsto a 140 miliardi di dollari, solo l'1% dei 12.300 miliardi dollari (2) la Fed è riuscita a raggranellare tra liquidità, prestiti a breve termine, e altre condizioni finanziarie per salvare Wall Street. Ma il presidente Bernanke ha detto che la Fed è limitata per statuto dal comprare il debito del governo municipale con scadenza di sei mesi o meno che sia direttamente assistito da imposte o altre entrate assicurate, una forma di debito che rappresenta meno del 2% del mercato globale municipale. I governi statali e municipali, a quanto pare, sono in proprio. (3)
Di fronte all’inazione federale e alla crescente crisi di bilancio locale, un numero crescente di Stati stanno valutando la possibilità di creare proprie banche di proprietà dello Stato, seguendo il modello del North Dakota, l'unico Stato che sembra essere sfuggito indenne alla crisi del credito. La Banca del Nord Dakota (BND) vecchia di 92 anni, attualmente l'unica banca di proprietà statale degli Stati Uniti, ha contribuito a evitare al North Dakota i disastri che incombono sui bilanci di altri Stati. Nel 2009, il North Dakota esibiva il maggiore avanzo di bilancio che avesse mai avuto. La BND contribuisce a finanziare non solo il governo locale ma anche banche e imprese locali, mettendo a disposizione i fondi per i prestiti alle banche commerciali di sostegno al credito delle piccole imprese.
Nell'ultimo mese, tre Stati hanno introdotto atti per le banche di proprietà statale, secondo il modello del Nord Dakota.
L'11 gennaio, un disegno di legge per istituire una banca di proprietà statale è stata introdotta nella legislatura dello Stato dell’Oregon (4); Il 13 gennaio, un disegno di legge simile è stato introdotta nello Stato di Washington (discusso in un precedente articolo (5)) E il 4 febbraio, un simile atto è stato introdotto nella legislatura del Maryland (6) per uno studio di fattibilità. Essi si uniscono a Illinois (7), Virginia (8), Hawaii (9) e Massachusetts (10), Che hanno introdotto atti analoghi nel 2010.
Ampio sostegno
Le proposte di legge sono ampiamente sostenute da proprietari di piccole imprese. Il Seattle Times ha segnalato (11) il 3 febbraio che il 79% di 107 imprenditori interpellati dalla Main Street Alliance di Washington, ha sostenuto la proposta di legge dello Stato di Washington. Più della metà ha dichiarato di aver sperimentato una stretta del credito d'affari, e tre quarti di coloro hanno detto che potrebbero creare nuovi posti di lavoro se le loro esigenze di credito fossero soddisfatte. Un sondaggio condotto dalla Main Street Alliance dell’Oregon ha prodotto risultati simili (12). La loro indagine, che ha riguardato 115 aziende in 28 comuni, ha scoperto che due terzi dei piccoli imprenditori avevano ritardato o cancellato espansioni a causa di problemi di credito, al 41 per cento era stato negato il credito; e il 42 per cento avevano visto le loro condizioni di credito peggiorate. Tre quarti degli imprenditori intervistati ha sostenuto la proposta di legge dell'Oregon.
A sostenere l'idea (13) di una banca di proprietà statale è anche il tesoriere dello Stato dell’Oregon Ted Wheeler, con questa versione: egli pensa che l’Oregon può sbloccare una capacità supplementare di prestito in collaborazione con le istituzioni esistenti creando una banca "virtuale". Lo Stato non avrebbe bisogno di costruire nuovo banche di cemento e mattoni che richiedono centinaia di nuovi dipendenti al loro servizio. I nuovi strumenti procurati allo Stato per essere una "banca" potrebbero essere organizzati in modo rapido ed economico attraverso una cornice che lui chiama una "banca virtuale di sviluppo economico". In un editoriale (14) pubblicato su Oregonlive.com il 9 febbraio, ha scritto:
Questo nuovo modello dovrebbe consolidare i vari programmi di prestito per lo sviluppo economico dell'Oregon, e consentire al governo dello Stato di intervenire come partecipante a nuovi prestiti, il che contribuirà a garantire a qualificati cittadini dell'Oregon ulteriori finanziamenti. Abbiamo anche strumenti di investimento strategico, quali l’Oregon Growth Account che potrebbero essere meglio utilizzati come parte di questo quadro.

Le banche "creano" soldi sfruttando il loro capitale (15) nei prestiti. Ad una esigenza patrimoniale dell'8%, possono attirare capitale con un fattore di dodici, purché in grado di attrarre depositi sufficienti (raccolti o presi in prestito) per eliminare i controlli in uscita. Gli Stati danno via questo potere di leveraggio quando hanno messo i loro depositi nelle banche di Wall Street e investito lì i loro capitali.
I governi statali e municipali hanno asset dappertutto riposti in fondi separati per i tempi di congiuntura sfavorevole, che sono in gran parte investiti in banche di Wall Street per un rendimento molto modesto.
Allo stesso tempo, gli Stati prendono in prestito da Wall Street a tassi d'interesse molto più alti e devono preoccuparsi di cose come il rating, le tasse in ritardo, e swap su tassi di interesse, che hanno dimostrato di essere investimenti molto buoni per Wall Street e investimenti molto cattivi per i governi locali.
Consolidando la loro attività nelle proprie banche di proprietà statale, i governi statali e locali sono in grado di sfruttare i propri fondi per finanziare le proprie operazioni, e possono fare questo in sostanza senza interessi, dal momento che possiedono la banca e avranno indietro gli interessi.
La BND ha contribuito per più di 300 milioni di dollari alle le casse dello Stato negli ultimi dieci anni, un risultato notevole per uno Stato con una popolazione che è meno di un decimo della dimensione della Contea di Los Angeles.

Il crescente movimento per stabilire la sovranità economica locale attraverso le banche di proprietà statale è stata un'iniziativa popolare che è cresciuta spontaneamente in risposta a bisogni non soddisfatti per il credito locale. In Oregon, la spinta è venuta da un gruppo di volontariato attivo chiamato Oregonians for a State Bank (16) in collaborazione con il Working Families Party (17)A Washington, un ruolo importante è stato svolto dal Main Street Alliance, un progetto dell’Alliance for a Just Society (Ex NWFCO) (18).
Il principale difensore legislative nello Stato di Washington è il Repubblicano Bob Hasegawa. In Maryland, la campagna è stata avviata dal Center for State Innovation (CSI) (19), con sede nel Wisconsin, in collaborazione con il Service Employees International-Union (SEIU) (20) e la Progressive States Network.
Il Progressive Maryland (21) è un sostenitore di primo piano delle ONG. Analisi dettagliate delle iniziative nello Stato di Washington e dell’Oregon e dei loro benefici previsti sono stati effettuati da CSI (22).
Per gli sforzi di base in altri Stati e per le petizioni che possono essere firmate,
vedere: http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm . (23)
Ellen Brown è un avvocato e presidente del Public Banking Institute. Ha scritto undici libri, Tra cui Web of Debt: The Shocking Truth About Our Money System and How We Can Break Free (2010). (La ragnatela del debito: la scioccante verità sul nostro sistema monetario e come liberarsene)
Fonte:  http://webofdebt.wordpress.com/2011/02/16/restoring-economic-sovereignty-the-push-for-state-owned-banks/
16.02.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Ettore Mario Berni
NOTE:
1) http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704739504576067602380461160.html 
2) http://www.thenation.com/print/blog/156794/feds-backdoor-bailout-provided-33-trillion-loans-banks-corporations
3) http://www.webofdebt.com/articles/nobailout_mainstreet.php
4) http://www.leg.state.or.us/11reg/measures/hb2900.dir/hb2972.intro.html
5) http://www.webofdebt.com/articles/washington_state.php
6) http://mlis.state.md.us/2011rs/billfile/SB0789.htm
7) http://www.ilga.gov/legislation/billstatus.asp?DocNum=5476&GAID=10&GA=96&DocTypeID=HB&LegID=50515&SessionID=76
8) http://lis.virginia.gov/cgi-bin/legp604.exe?101+sum+HJ62
9) http://www.capitol.hawaii.gov/session2010/lists/measure_indiv.aspx?billtype=HCR&billnumber=200
10) http://www.patriotledger.com/business/x1415786998/Governor-misses-deadline-on-commission-for-state-owned-bank
11) http://seattletimes.nwsource.com/html/opinion/2014123871_guest04lanza.html 
12) http://www.oregonlive.com/business/index.ssf/2011/01/small_business_owners_back_sta.html
13) http://www.youtube.com/watch?v=GTVeVu4Iqb0&feature=player_embedded#at=530  
14) http://www.oregonlive.com/opinion/index.ssf/2011/02/hy_creating_a_virtual_state_ba.html
15)
http://www.jdoqocy.com/click-4172469-10449968?sid=hqlklta13x7a&url=http%3A%2F%2Fwww.entrepreneur.com%2Ftradejournals%2Farticle%2F201865756.html
16) http://oregoniansforastatebank.org/take-action/
17) http://action.oregonwfp.org/p/dia/action/public/?action_KEY=847
18) http://allianceforajustsociety.org/
19) http://www.seiu.org/splash/
20) http://www.progressivemaryland.org/page.php?id=268

21) http://publicbankinginstitute.org/state-info.htm

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