Un'esperienza di moneta alternativa italiana: il SIMEC a
Guardiagrele
(Abruzzo)
Per spiegare come funziona la moneta SIMEC devo
parlarvi delle cosiddette " monete locali " tipo le HOURS per
intenderci. Per una completa illustrazione delle hours vi rimanderei al
loro sito: visitatelo e leggetelo attentamente, ne vale la pena. La
caratteristica basilare di queste monete e che non essendo di emissione
bancaria (cioè non sono emesse da una banca centrale) sono distribuite, a
coloro che accettano di partecipare alla convenzione, in modo del tutto
gratuito.
Le banche centrali (tutte) invece emettono moneta in un solo modo:
prestandola. E prestare è una prerogativa del proprietario. Quindi le
banche centrali si arrogano la proprietà della moneta lucrando
sull'intero valore nominale e non si fermano qui. Oltre a questo prestando
indebitano l'intero mercato di una somma pari a tutta la moneta emessa.
E' come su un ladro dopo averci rubato tutto il denaro venisse da noi per
prestarcelo. Come giustamente il Prof. Auriti afferma: la banca centrale
carica il costo del denaro del 200%. Attenzione. Vi pregherei di
riflettere bene su queste poghe righe. In esse troviamo la ragione del più
grande problema che affligge l'umanità da quando si è sostituita alla
moneta merce la moneta nominale bancaria: la carta moneta. Torniamo alle
monete locali. Come dicevo al contrario esse sono distribuite
GRATUITAMENTE cioè senza corrispettivo. Sul perché questo sia giusto e
dovuto, se volete, ci ritorneremo.
Quindi il problema della creazione e
distribuzione della moneta locale consiste nel fatto di farla accettare da
un più alto numero di persone. In Ithaca Paul Glover (l'inventore delle
Hours) ha invitato le persone ad accettare in pagamento per beni o servizi
le Hours ed in cambio dà loro 2 Hours la prima volta e successivamente
ogni volta che stabiliscono una nuova emissione (mi sembra ogni tre mesi)
a coloro che continuano nella loro adesione dà 1 Hour. Spero di essere
stato chiaro.
Ora questo processo di lenta emissione indubbiamente non
crea molti rischi però ci vogliono anni per creare una soma circolante di
una certa entità. Il prof. Auriti invece ha ideato un modo diverso per
creare la circolazione. E come si è visto ha dato dei risultati
incredibili: in pochi mesi si sono creati SIMEC per centinaia di milioni.
Il prof. Auriti ha pensato di dare immediatamente al SIMEC un cambio con
la Lira. Come se si trattasse di una moneta estera.
Un SIMEC = Due Lire. Quindi 1000 SIMEC hanno un potere di acquisto (presso
i negozi aderenti) pari a 2000 Lire.
Come innescare la circolazione? Creando un borsino. Un luogo dove si
poteva cambiare le LIRE con i SIMEC: alla pari. Il cittadino si recava al
borsino e versando Lire 10.000 gli veniva dato 10.000 Simec. Quando lui li
spendeva nei negozi convenzioanti valevano il doppio, cioè acquistavano
beni per un valore di 20.000 Lire. In quel momento nasceva nel mercato una
valore pari a 10.000 Lire (5.000 Simec) esenti da debito verso qualsiasi
entità: banca o stato che sia.
Era un valore nuovo che nasceva nel mercato grazie alla convenzione alla
quale aderivano tutti cittadini e commercianti (anche i commercianti sono
a loro volta consumatori). Rimaneva il problema dei commercianti che
acquistando le merci in Lire non potevano più rifornirsi. A questo si
pose rimedio consentendo ai commercianti di cambiare una certa percentuale
di SIMEC da loro posseduti in Lire, presso il borsino ad un cambio doppio
cioè per lo stesso valore per il quale lo avevano accettato. Versando
50.000 SIMEC ottenevano 100.000 Lire.
E' naturale che il borsino non
poteva contemporaneamente cambiare tutti i SIMEC posseduti dai
commercianti al doppio del loro valore, come subito una nutrita schiera di
economisti improvvisati e da strapazzo si misero a starnazzare.
Il valore
mancante, per così dire, non mancava per niente ma era nei SIMEC in
circolazione. Il Prof. Auriti aveva raddoppiato i soldi in tasca ai
cittadini.
Ma non perché fosse un mago, ma perché aveva capito che bastava la
convenzione, cioè l'accordo di tutti i cittadini, per creare una nuovo
valore nato nel mercato e libero da DEBITO. Come lo sono le Hours di
Ithaca. Spero di essere stato chiaro. La materia, riconosco, non è
facile.
Secoli di condizionamento ci hanno indotto a concepire la moneta
solo come compenso di lavoro o in cambio di beni. Solo in pochi sapevano
che non era così ed hanno realizzato la più grande forma di sfruttamento
dell'umanità. Noi in questo momento stiamo discutendo della moneta, come
solo se ne parla nelle esclusivissime scuole per banchieri.
Nota: testo di Simec dalla mailing-list
Monetalibera ottobre 2001
Video del prof. Auriti sul Debito
pubblico, Signoraggio ed
Usura dei Banchieri del
mondo !
Anche in Italia (Sardegna)
si fanno esperimenti positivi sulle monete
locali: vedi
PDF 1 +
PDF 2
Una
verità che scotta
Dal periodico "l'Informazione del Collezionista"
n.16 Giugno-Agosto - 2000
di Augusto Ferrara
Nella silenziosa calura
del post-ferragosto di questo anno giubilare, il titolo potrebbe dare
adito a varie interpretazioni: il caldo, conseguenza del solleone, i
piromani nei boschi, i drammi quotidiani dei giovani e meno giovani sulle
strade che amareggiano il più; intenso e lungo periodo vacanziero
dell'anno.
Niente di tutto questo: si tratta di una rivoluzione monetaria che parte
verso la metàdel luglio 2000 da Guardiagrele, in Provincia di Chieti, una
delle cittàpiù; interessanti d'Abruzzo, abitata da circa 10.000
guardiesi, ricca di storia, arte ed artigianato, distesa su un colle ai
piedi della Maiella e sede dell'omonimo Parco Nazionale.
La piazza centrale è dominata dal più; importante monumento cittadino,
il Duomo di S. Maria Maggiore, e delimitata dall'antico palazzo della
illustre famiglia degli Auriti, oggi rappresentata dal settantasettenne
prof. Giacinto, che, pur autodefinendosi "contadino"è stato
docente di ben quattro cattedre di Giurisprudenza ed autore di
pubblicazioni scientifiche di contenuto giuridico e sociale.
Presidente del Comitato locale antitrust, il prof. Auriti è stato
promotore nel 1993 di una proposta di legge "Per ripartire tra i
cittadini il reddito monetario del capitale amministrato dallo Stato in
attuazione del secondo comma dell'art. 42 della Costituzione".
Quale Segretario del Sindacato Pro Loco Comitato Antiusura Auriti fa
presente che l'8 marzo 1993 denunciò per truffa, falso in bilancio,
associazione a delinquere ed usura l'allora Governatore e firmatario dei
biglietti di banca d'Italia, Carlo Azelio Ciampi e, successivamente, il
Governatore Fazio.
Oggi, venerdi diciotto agosto, alle ore 11 circa, godiamo della ospitalità
del prof. Auriti, al primo piano dell'omonimo palazzo, così pieno di
ricordi e testimonianze di varie generazioni. Ci viene ricordato un evento
storico, quando, nel 1897, suo nonno cedette la carica di Onorevole al
Parlamento del Regno d'Italia al già celebre Poeta pescarese Gabriele
D'Annunzio.
Il prof. Auriti, deus ex machina, ideatore e realizzatore della
"moneta del popolo", mostra pagine di giornali in varie lingue
sul significato del "valore indotto" e sulla recente esperienza
monetaria del Simec, attualmente sospesa per il blitz della Magistratura
davanti alla quale è sub iudice (28 agosto 2000).
L'interesse della stampa inglese, statunitense, svizzera, giapponese, è
dimostrato da corrispondenti delle più; importanti agenzie giornalistiche
in lista d'attesa, tanto che, trattandosi di varie ore di laboriosi
colloqui, il professore ha in animo di quantificare ogni appuntamento,
stavolta in lire e non in Simec.
Al fine di diffondere la verità sulla ultima possibilità di difesa
dell'Italia e dei Paesi interessati alla imminente circolazione-capestro
dell'Euro, don Giacinto (come amorevolmente viene chiamato dai
concittadini), ha già aperto un sito di più; pagine su Internet; tutti
comprenderanno la differenza base tra un biglietto di banca e un Simec: il
primo è addebitato al portatore, mentre il Simec viene accreditato al
cittadino.
Prima del commiato con l'autorevole interlocutore, poniamo due domande al
prof. Auriti:
1 - Qual è il Suo parere sull'Euro, a pochi mesi dalla entrata in
circolazione?
Nessuna norma del Trattato di Maastricht stabilisce di chi è la proprietà
dell' Euro; questa lacuna normativa deve essere colmata nel senso che la
proprietà va attribuita ai singoli popoli europei. Diversamente, ogni
cittadino dell' Euro, compresa la nostra generazione, si troverà
indebitato nei confronti del dollaro, fino alle estreme conseguenze del
suicidio.
2 - Quale potrebbe essere la soluzione ?
Ogni Nazione e popolo europeo dovrà essere accreditato, e quindi
responsabilizzato con precise leggi finanziarie a difesa del cittadino; il
Simec potrebbe costituire la moneta provvisoria per tamponare l'
emergenza.
Breve storia della moneta moderna -
suggerita dal prof. Giacinto Auriti
1694 - Viene costituita a Londra la Banca d'Inghilterra, che
diviene proprietaria di circa tre quarti del pianeta Terra.
1795 - La Rivoluzione francese trasferisce al popolo la gerarchia
politica ma non quella finanziaria.
1865 - Guerra di Secessione: Abramo Lincoln, primo Presidente degli
Stati Uniti d'America, abolisce la schiavitù. Viene creato il dollaro
della Secessione, e quindi la Federal Reserve di Forte Knox.
1999 - Con il Trattato di Maastricht nasce l'Euro. Non aderisce la
Banca d'Inghilterra legata al dollaro.
2001 - Il primo settembre, le banconote e monete metalliche Euro
entreranno in distribuzione presso Banche, Uffici cambio e distributori
automatici.
Breve storia del Simec -
Guardiagrele Anno 2000
Aprile/maggio - Preparativi, sperimentazione scientifica e
costituzione del Comitato Sindacale Antiusura per la creazione della
carta-moneta di proprietàdel cittadino: responsabile unico, il Segretario
Generale Giacinto Auriti.
Giugno/luglio - Vengono stampati, in diecine di migliaia di
esemplari, sette tagli diversi (lo stesso numero degli Euro), bicolori,
con relativi numeri di serie ad inizio della lettera A: 500 - 1.000 -
2.000 - 5.000 - 10.000 - 50.000 - 100.000 per un importo complessivo di
168.500. Nel dritto è riportato, sulla sinistra, il contrassegno
rappresentato dal Simbolo Econometrico Di Valore Indotto con la clausola:
marchio registrato - riproduzione vietata. Sulla destra, superiormente
alla cifra, il relativo numero romano ad eccezione del taglio da 500 che,
nell'esagono riporta l'intera cifra. Al centro, con scritta in nero, la
proprietà della moneta e la specifica dell'emissione firmata dal
Segretario Generale del Sindacato Antiusura Giacinto Auriti.
Al retro, identica per tutti i tagli, l'immagine di un focolare acceso
sormontato da una croce, il valore in lettere e, in un rettangolo
sottostante, il richiamo del simbolo accettato dai vari Comuni
convenzionati con i tre articoli della Costituzione italiana. Per la
seconda volta (dopo la sterlina inglese) in una moneta, un ulteriore
elemento di garanzia: in aggiunta alla filigrana, contro eventuali
falsari, è rappresentato dalla soprastampa a caldo, in argento, dello
stemma-simbolo con il recente sistema dell'ologramma. Infine, nella
bordatura colorata inferiore, la scritta latina NON BENE PRO TOTO LIBERTAS
VENDITUR AURO (non è bene vendere la libertà per tutto l'oro del mondo).
Martedì 11 luglio - Un primo quantitativo di Simec viene ritirato
dall'Istituto tipografico e mostrato ai soci del Sindacato. Si
concretizzano gli accordi con la distribuzione delle vetrofanie per gli
operatori che aderiscono alla vendita.
Fine luglio - Il passaparola popolare e la stampa locale si
impadroniscono della operazione commerciale; il potere di acquisto
rispetto alla lira raddoppia. Il successo prende alla sprovvista gli
stessi autori e Guardiagrele si anima all'inverosimile. La Magistratura
prende atto del fenomeno, ma non interviene. La Guardia di Finanza
effettua un controllo da cui risulta tutto regolare.
Domenica 6 agosto - Festa del Patrono e Mostra dell'Artigianato.
Dall'intero Abruzzo e dall'Estero si moltiplicano le presenze. Dalle 39
attività commerciali di luglio si giunge alle oltre 70 con il
coinvolgimento delle due Province di Chieti e L'Aquila. Alcuni tagli della
"moneta del popolo" vengono esauriti. Inizia l'emergenza ed in
Piazza S. Maria Maggiore, alla cassa di "Casa Auriti" si
alternano giovani volenterosi che accettano prenotazioni di ulteriori
tagli al momento mancanti. La Guardia di Finanza torna a fare dei
controlli. Tutto regolare.
Giovedì 10 agosto - Il sole tramonta alle ore 19 e 19 ed il
professore, don Giacinto per i guardiesi, attorniato dai compaesani,
concede interviste sulla operazione finanziaria. Le sue frasi ricorrenti
sono: finalmente il denaro è del cittadino, e non di chi lo stampa - il
suo valore è dato da chi lo usa e non da chi lo mette in circolazione - e
per concludere, con l'Arte l'Italia può vendere il Bello.
La richiesta numismatica di collezionisti, da varie parti d'Italia e
dall'Estero, aumenta a vista d'occhio.
Dopo il ferragosto guardiese - Da alcune regioni d'Italia giungono
rappresentanti comunali e di categorie commerciali interessati alla
esperienza monetaria. Lettera aperta del prof. Auriti con le firme di
oltre 1000 cittadini per il dissequestro della "moneta auritana".
Iniziano contatti politici per una interpellanza parlamentare alla
riapertura delle Camere. Lettera aperta al Clero (diretta a Vescovi e
Cardinali) in difesa della "MONETA DEI POVERI" perché diventi
la "MONETA DEL GIUBILEO" che così conclude: Quando la moneta
era d'oro, non era possibile attribuirla gratuitamente all'atto
dell'emissione per l'alto costo dell'oro. Oggi, con i simboli di costo
nullo, non solo è possibile, ma doveroso, per sollevare l'umanità dal
signoraggio della grande usura. Siamo certi che la moneta emessa dalla
Chiesa sarebbe certamente conforme al grande evento del Giubileo.
E saranno favorevoli anche tutte le religioni notoriamente schierate
contro l'usura, in una visione sostanzialmente ecumenica.
Tratto da
http://www.laleva.cc/economia/verita_auriti.html
La
teoria della moneta della "Scuola di Teramo"
Martedì
13 febbraio, presso il Ristorante "Il Carpaccio", organizzato
dal Lions Club e dal Panathlon Club, si è tenuto un interessante meeting
interclub sul seguente tema: "Proprietà popolare della moneta. La
moneta come strumento di diritto sociale." Il tema è stato trattato
dal principale esponente e fondatore della "Scuola di Teramo" di
diritto monetario il Prof. Giacinto Auriti.
Il
prof. Auriti ha iniziato la conversazione illustrando la principale
caratteristica d'ogni moneta, caratteristica peraltro già evidenziata
nell'antica Grecia, e cioè quella di misura del valore. Ha poi aggiunto
che, con la circolazione, poiché accettata da tutti i cittadini o dalla
loro maggioranza tale misura acquista un proprio valore e tale valore
diventa il valore della misura.
Ha
poi rilevato che la principale differenza tra la moneta aurea e la moneta
cartacea risulta la proprietà della stessa.
Infatti, mentre nel primo caso proprietario della moneta è il detentore
della stessa, nel secondo caso il proprietario risulta l'emittente cioè
le varie banche centrali. Da questa sua interpretazione deriva che il
cittadino al momento in cui riceve la moneta diventa debitore della stessa
nei confronti dello Stato che a sua volta risulta debitore nei confronti
delle banche centrali. Lo Stato riscuote il suo credito, a fronte del
quale non ha fornito servizi e che risulta pertanto in massima parte
illegittimo, con gli strumenti fiscali.
Da
queste sue considerazioni è nata l'idea di creare una nuova moneta, non
legata a nessuna riserva aurea, di proprietà del popolo. L'idea è stata
realizzata, in via sperimentale con l'aiuto di un professore di sociologia
economica nel Comune di Guardiagrele.
La nuova moneta, che si chiama SIMEC,
è emessa a fronte o della ricevuta del pagamento delle imposte e tasse
(per un totale pari al 10%) o per pagare le stesse. Il valore di cambio
con la lira e di due ad uno.
L'esperimento ha suscitato accese polemiche e l'intervento della
magistratura che, successivamente, con sentenza di primo grado ha
riconosciuto legittima l'emissione. Il dibattito, svoltosi dopo la
consueta conviviale, ha messo in evidenza le caratteristiche del SIMEC con
la possibilità di presentare alcuni esempi pratici di circolazione; ha
consentito, inoltre, al prof. Auriti di illustrare la simbologia stampata
sulla moneta e di spiegare come mai chi ha molta moneta e quindi molti
debiti non ama liberarsene facilmente.
S
I M E C - LA
MONETA CHE VALE IL DOPPIO
La notizia è partita in agosto ed ha
suscitato scalpore per la sua particolarità. Ne ha parlato il
telegiornale di Rai Uno e quindi Oliviero Bea alla radio nella famosa
trasmissione "Radio a colori", poi la notizia è stata ripresa
da altre fonti. Su internet siamo forse i primi a trattare l'argomento
dettagliatamente. Infatti le nostre ricerche sul Web hanno dato scarsi
risultati, così abbiamo rintracciato un collaboratore del prof.Auriti ed
ecco quanto abbiamo scoperto.
In un piccolo paese in provincia di Chieti (Abruzzo), Guardiagrele,
(10.000 abitanti) c'è stata una scoperta rivoluzionaria: il prof.Giacinto
Auriti, docente all'Università di Teramo e Presidente dell'Associazione
Anti usura, ha inventato e coniato una nuova moneta: il SIMEC, che
rispetto alla lira ha un valore doppio. In pratica ha un potere d'acquisto
doppio rispetto alla lira. La moneta è coniata e cambiata
dall'Associazione.
La Magistratura l'ha sequestrata, quindi è stato presentato appello e il
prof.Auriti ne ha ottenuto il dissequestro.
Ora si attende la motivazione del dissequestro da parte della Procura, poi
il Simec continuerà a circolare.
Trattandosi di MONETA LOCALE, paragonabile alle famose palline colorate
che circolano nei Club Med, chiunque può coniarla e utilizzarla, e ad
essa viene dato un valore convenzionale.
Spiega il prof.Auriti: "Invece che dimezzare i prezzi, abbiamo
raddoppiato i soldi in tasca ai consumatori. Inoltre il Simec libera dalla
morsa dell'usura." Egli è anche il Presidente dell'Associazione anti
usura SAUS.
Gli abitanti di Guardiagrele ammettono soddisfatti di aver tratto
grandissimi vantaggi dall'uso del Simec, e ora anche Crotone vuole
emularli, prevedendo di adottare questa moneta entro breve tempo. E non è
escluso che molte altre città potrebbero seguire l'esempio di
Guardiagrele, non appena sarà chiaro il concetto del vantaggio.
Chiunque può coniare una moneta purché abbia un valore convenzionale e
sia d'uso locale.
I negozianti sono soddisfatti perché hanno incrementato le loro vendite,
i clienti perché possono comprare tutto a metà prezzo. E' ancora in atto
la ricerca di negozianti che vogliano aderire all'iniziativa.
Con il Simec la collettività si riappropria della moneta, anziché la
Banca centrale o lo Stato.
La questione è seria e se dovesse prendere piede ed
espandersi, cambierebbe il valore delle
transazioni economiche, a sicuro vantaggio dei
cittadini.
By:
monetaalpopolo@tin.it
Convegno
su "Giustizia monetaria – Proprietà popolare della moneta"
11.9.2000 - Un
importante convegno su "Giustizia monetaria – Proprietà
popolare della moneta" si è tenuto venerdì 13 Settembre ’02,
presso il Palazzo Comunale di Guardiagrele, in provincia di Chieti.
Organizzato dal Sindacato Antiusura SAUS, di cui è Segretario Generale il
prof. Giacinto Auriti – con il patrocinio dei Comuni di Arcore e
Guardiagrele – il Convegno era dedicato ad Ezra Pound, di cui
quest’anno ricorre il trentennale della morte. E' stata presente alla
manifestazione guardiese la figlia del Poeta, la signora Mary de
Rachewiltz.
Sul problema della "Giustizia monetaria" è stato per
l’occasione elaborato un "manifesto" in cui si afferma che
"per garantire la moneta come strumento di diritto sociale vanno
rispettati i seguenti principi:
§
1. Moneta proprietà del
portatore
§
2. Senza riserva
§
3. Rarità monetaria controllata
e finalizzata agli interessi sociali e non a
quelli dell’usura
§
4. Reddito monetario di
cittadinanza
§
5. Codice dei redditi sociali
§
6. Trattenuta all’origine dei
fondi per esigenze fiscali
di pubblica utilità
§ 7. La moratoria dei debiti (ed
eventuale sciopero dei debitori) in attesa dell’accertamento della
proprietà dei valori monetari e della relativa compensazione di
dare-avere
§
8. Costituzione di un dicastero
per il risarcimento dei danni da usura (analogo
al risarcimento dei danni di guerra)
§
9. Divieto di
signoraggio: tutti possono prestare moneta tranne chi la emette
Ai temi proposti dal "manifesto" sono stati finalizzati i
seguenti interventi dei relatori.
Coordinato dal dott. Paolo Rullo: Saluto dei Sindaci di
Guardiagrele ed Arcore; intervento di Mary de Rachewiltz; Prof. Giacinto
Auriti; Prof. Luigi Panzone (Ordinario di tecnica bancaria
dell’Università di Pescara); Prof. Ezio Sciarra (Sociologo ordinario
Università di Chieti); Prof. Agostino Sanfratello (Filosofia del diritto
Università di Teramo); S. E. Bruno Tarquini (Procuratore Generale On. Di
Cassazione); Prof. Antonio Pantano (Esperto in studi Poundiani); Avv.
Franco Stilo; Ing. Pierluigi Brivio (Università del Lavoro –
Internazionale fraternità); Avv. Antonio Pimpini.
Nel corso del Convegno è stato presentato il libro del prof.
Giacinto Auriti, "Il Paese dell’Utopia – La risposte
alle cinque domande di Ezra Pound" (Ed. Tabula Fati – Chieti).
Tratto da: http://digilander.libero.it/afimo/convegno.htm
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'articolo di Giacinto Auriti (AbruzzoPress di venerdì 31
maggio) è conferma delle previsioni di Orsini (FIAT
voluntas tua)
di due settimane fa, nonché della necessità delle proposte
AFIMO (Associazione fiscalità
monetaria) anche in merito a tutte
le possibili proteste del futuro circa le varie spade di
Damocle che anche sul nostro paese pericolosamente incombono
Le
strategie monetarie nella crisi della FIAT
di Giacinto AURITI
Umberto Agnelli, a proposito della crisi della FIAT,
ha parlato della partecipazione di una "quota strategica".
E’ stata questa la provocazione che mi ha indotto a scrivere questa
breve nota.
Le scelte strategiche hanno la qualità essenziale di essere
semplici. La strategia è una scienza in cui vale la logica dei bambini.
Per capire il vero perché della crisi di Torino va
innanzitutto evidenziato che la FIAT è in crisi per mancanza di
soldi. L’insolvenza dei debiti è infatti causata dalla impossibilità
di pagarli.
A prima vista questa potrebbe sembrare una battuta di spirito. E
invece no: questo è il vero nodo del problema.
Quando la moneta era d’oro, la rarità della moneta era rigida ed
incontrollabile perché basata sulla "legge fisica" della
esistenza e disponibilità del metallo. Con l’avvento della moneta
nominale e con l’abolizione della "riserva d’oro", la
rarità è arbitrariamente programmata con la feroce parsimonia dei
grandi usurai dietro gli sportelli delle banche centrali.
La FIAT non ha avuto mai problemi di liquidità quando
controllava il sindacato della maggioranza del pacchetto azionario (c.d. partecipanti)
della Banca d’Italia.
Con l’avvento dell’Euro è diventata una goccia nel mare
degli azionisti della BCE. E poiché, con la globalizzazione, si è
storicamente verificato il proverbio "tutto il mondo è paese",
perché il mondo è diventato tale, il conglomerato delle banche
centrali è stato sostanzialmente unificato nelle stesse mani dei veri
padroni, secondo la magistrale e profetica definizione di Marx (Il
Capitale, Libro I, cap.24, par.6, Ed. Riunite, Roma 1974, pp.
817-818): "Fin dalla nascita le grandi banche, agghindate
di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori
privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti,
erano in grado di prestare loro denaro". Ciò
significa che la distinzione tra le banche centrali non va desunta dalle "denominazioni
nazionali" ma da quelle degli "speculatori" che
le controllano.
Le "S.p.A.", soggettività strumentali in cui le banche
centrali si costituiscono, sono i paraventi delle grandi mangiatoie perché
consentono ai grandi usurai di rubare di nascosto nell’anonimato (da
cui l’esatta qualifica di "società anonime")
trasformando i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro.
Su queste premesse si spiega perché la crisi della FIAT è stata
la conseguenza di quella Argentina dove importanti banche italiane sono
state dissanguate per decisione della Federal Reserve Bank che ha
chiesto il pagamento dei debiti non dovuti instaurati all’atto
dell’emissione dei dollari.
Tutti i popoli del mondo sono sottoposti alle spade dei "Damocle
pro tempore" padroni delle banche centrali. Anche l’Europa è
nella medesima condizione.
Sembra opportuno pertanto chiudere questa breve nota con le parole
ricordate da Ezra Pound : "Dire che uno stato non può
perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un
ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri."
Note aggiunte da Luciano Orsini martedì 2 giugno 2002
A questo arbitrio del programma bancario occorrerebbe dare una
volta per tutte un nome realistico e questo nome si chiama politica
monetaria, accettata dai governatori di tutto il mondo, ed
accolta in linea di massima da tutti i governi del mondo con grande
riverenza. La politica monetaria consente agli "esperti
economici" di decidere, in base alla conta della base monetaria,
quale sia l'andamento economico nell'immediato futuro. Da qui provengono
le emissioni monetarie verso (o il ritiro della moneta dal) mercato
finanziario. All'interno di questa condizione "legale" è
possibile - oltretutto - che si sviluppino operazioni illegittime, così
come accade in qualsiasi settore della società ove manchino chiarezza e
capacità operativa.
Credo che la gente debba essere informata correttamente su questi fatti.
Evidenziare il motivo per cui uno Stato accetti di
essere fortemente penalizzato dalla "politica-motetaria-opinione"
degli economisti dovrebbe essere un dovere, superiore a quello di arrivare
a pagare un debito pubblico con i soldi dei cittadini.
E dal momento che qui non si tratta di una prerogativa di parte, qualsiasi
governo ne dovrebbe essere coinvolto.
Quindi coloro che si trovano all'interno di questi fenomeni o li conoscono
tanto da denunciarli, dovrebbero produrre prove o denuncie tali da
scuotere l'opinione pubblica e politica. Perché non si possono indicare
attraverso internet i fatti documentali ed incontestabili che dimostrino
questo andamento della pubblica amministrazione e dell'iter bancario? E'
un invito che faccio a tutti i lettori di attivarsi in questa direzione e
chiedo in particolare al Prof. Auriti, al di là dei contenuti dei suoi
libri - che ognuno di noi legge ed approfondisce - di esprimersi nei suoi
articoli in modo che non appaia sempre e soltanto la denuncia (sacrosanta)
di tale scandalo, ma anche e soprattutto la chiara denuncia di tali eventi
con prove documentali di quanto afferma e che personalmente conosce, in
modo che la conoscenza dei fatti reali sia alla portata di tutti.
Tutto ciò è vero. Si dovrebbe aggiungere che forse la Fiat -
oltre ad essere sempre sostenuta dai governi italiani tanto che ancor oggi
questo accade - ha ricevuto in passato dei prestiti non con moneta in
deposito, ma derivante da emissioni ad hoc, o forse non ha pagato gli
interessi dei prestiti, o forse ha ricevuto in prestito i risparmi dei
propri impiegati ed operai.
O forse l'azienda funzionava meglio di ora. Quella denunciata è l'unica
verità e quindi l'unica causa della crisi della Fiat ?
Perché non viene mai detto che le banche - come ogni società -
hanno un capitale sociale che viene prestato o che garantisce i crediti
erogati con i soldi dei loro clienti? Che nel sistema di politica
monetaria si commettano illeciti, come prestare denaro
virtuale non presente in deposito o che la Banca Centrale tragga vantaggio
in cambio del Signoraggio, non è in discussione. Occorre però dire che
tale politica monetaria, da tutti accettata, consente legittimamente
all'arbitrio dei Governatori di emettere e far circolare moneta senza
valore, soltanto per provocare "scientificamente" un'inflazione
monetaria da cui dovrebbero derivare vantaggi economici.
Si dovrebbe spiegare alla gente che la crisi Argentina - oltre che
da eventuali illecite speculazioni dei governi - è stata provocata -
secondo i principi della scienza monetarista - da eccessive somme di
moneta messe in circolazione per stimolare la crescita economica, e che
invece hanno provocato soltanto inflazione. In situazioni come queste non
serve agitare soltanto il proprio vessillo contro la banca centrale senza
denunciare l'errore del metodo monetario. Il resto (del disastro) può
essere stato determinato dalla disonestà politica e dall'incapacità
imprenditoriale. Se però queste due circostanze non fossero presenti,
l'Argentina dovrebbe ricevere in dono il denaro
(risparmio) del mondo (o, se questo è difficile da comprendere per ora:
da un "piano Marchall" del mondo).
In termini assoluti, uno Stato (quello che è rappresentato dai
cittadini) non dovrebbe mai trovarsi senza la moneta necessaria per i
propri progetti economici dal momento che la moneta accompagna sempre il
processo economico. Quindi questa moneta non può che derivare
concretamente dal processo economico e quindi dal risparmio (prestito) dei
cittadini o da un risparmio (dono) monetario. In nessun modo può essere
sana, secondo il processo economico, una moneta emessa senza tener conto esclusivamente
del valore di quella già in circolazione, vale a dire di quella
che è già passata attraverso il processo economico, acquistando da
quest'ultimo il proprio valore. Qualsiasi moneta emessa senza queste
premesse è arbitraria e non sana anche se, come spesso si è detto,
potrebbe valere ugualmente in una comunità in cui tutti l'accettino senza
condizioni (Simec/Monopoli) in cambio di merci e servizi, rispondendo
delle conseguenze economiche che ne deriverebbero nei rapporti con coloro
che non appartengono ad una simile comunità.
Infine, se nelle parole di Ezra Pound si vuole intendere lo Stato
come esclusivo apparato giuridico-politico, senza i cittadini, nel caso in
cui questo Stato voglia realizzare i propri progetti economici o di
welfare non gli resta che l'ausilio del Signoraggio; quello appunto che si
vuole denunciare. Non vi sono pertanto alternative (ovviamente se si
prescinde da quella della fiscalità monetaria.
Tratto da http://digilander.libero.it/afimo/voluntas.htm
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La
"sentenza di assoluzione" del SIMEC
del
Tribunale di Chieti
Pubblichiamo con piacere il dispositivo di dissequestro del SIMEC, la
prima moneta locale italiana. Dal documento si evince chiaramente come il
blocco dell'esperimento monetario fosse basato su ipotesi di reato prive
di ogni fondamento. Un passo importante verso la libertà monetaria nel
nostro paese.
(documento gentilmente inviato da Luciano Marrocco)
Tribunale di Chieti
Il Tribunale del riesame, riunito in Camera di Consiglio con
l’intervento dei Signori Magistrati:
dr. Antonio Gagliardi - Presidente
dr. Giro Marsella - Giudice relatore
dr. Angelo Zaccagnini- Giudice
Letti gli atti ed i documenti presenti nel fascicolo del PM nonchè quelli
prodotti a corredo dell’istanza di riesame dalla difesa
uditi in Camera di Consiglio il Relatore, nonché, per la Procura della
Repubblica, la dr.ssa Rosangela Di Stefano e, per la difesa, l’avv
Antonio Pimpini,
a scioglimento della riserva assunta nell' udienza del 30/8/2000.
OSSERVA
Il GIP presso il Tribunale di Chieti con decreto depositato in Cancelleria
il 9/8/2000 ed eseguito il 10-11/8/2000, ha accolto la richiesta di
sequestro dei Simec - Simboli Econometrici di Valore Indotto - avanzata ex
art. 321 cpp dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Chieti
con istanza dell' 8/8/2000, ponendo a fondamento del “fumus”
dell’istanza la verosimile violazione del disposto di cui agli artt 11.
106. 130 e 132 D L vo 385/93 (cd Testo Unico in materia bancaria).
Avverso la predetta determinazione cautelare e insorto il prof Giacinto
Auriti, ideatore dell'iniziativa Simec, sollevando motivi sia di rito che
di merito e sostanzialmente ribadendo l’esclusivo rilievo civilistico
della vicenda nonché l‘assoluta insussistenza di ipotesi di reato nella
vicenda inerente alla circolazione dei Simec medesimi. L’Auriti
sottolineava, altresì, l’importanza scientifica dell’iniziativa,
sviluppatasi inizialmente, sul piano teorico, presso la Cattedra di Teoria
Generale del Diritto e proseguita, in via attuatìva, in quella di
Sociologia del Diritto.
In buona sostanza, la fattispecie sottoposta al vaglio del Tribunale del
riesame - prescindendo dai principi teorici posti a fondamento delI’iniziativa
- è sintetizzabile nel seguente modo:
1- Il prof. Auriti, nelle vesti di Segretario Nazionale del Sindacato
Antiusura, diretta espressione dell’Associazione Culturale Aspp, ha
concordato con un gruppo di commercianti principalmente localizzati nel
territorio di Guardiagrele, l’emissione di un documento cartaceo
denominato Simec, posto in vendita ad un valore nominale pari alla lira ma
accettato dalla base associativa dei commercianti ad un valore doppio
rispetto alla stessa, con la possibilità degli stessi di riconvertire i
Simec sempre al valore doppio di quello iniziale di acquisto.
2- Il gruppo di commercianti ha aderito liberamente e pienamente
all’iniziativa, accettando il sistema ed accollandosi anche il rischio
del suo eventuale fallimento, conoscendo preventivamente che l’importo
convertibile era comunque unicamente quello derivante dalla vendita dei
Simec.
3- I fondamenti dell’iniziativa varino individuati a) da un lato, sul
principio dell’accettazione nella dinamica commerciale e, quindi.
nell’esercizio della libertà d’impresa e contrattuale, di un
documento
- il Simec suddetto - la cui composizione merceologica risulta del tutto
indifferente ai fini del decidere, accettato da una base associativa più
o meno estesa - configurandosi in tal guisa, un contratto aperto per
adesione -‘ all’interno della quale il Simec medesimo viene accettato
ad un valore nominale doppio rispetto alla lira, b) dall’altro, sulla
cd. velocità di circolazione del documento e sulla progressiva riduzione
delle richieste di conversione, collegate alla sempre maggiore fiducia
degli aderenti nel buon fine dell’esperimento. di per sé sufficiente ad
escludere una conversione di massa. -
Su tale situazione, in essere in Guardiagrele sino al 9/8/2000, si è
inserita la Procura della Repubblica ravvisando nei fatti come innanzi
compendiati la violazione degli artt 11, 106, 130, e 132 D L vo 385/93.
rilevando una raccolta illecita del risparmio e l’esercizio abusivo
dell’attività di finanziamento, così da essere indotta a richiedere
l’emissione del decreto di sequestro preventivo dei Simec ex art. 321
cpp, accolto dal GIP.
In sostanza, il GIP ha condiviso la tesi accusatoria, per cui la condotta
tenuta dal prof. Auriti viene ritenuta in contrasto con i precetti
normativi innanzi indicati, ha evidenziato il rischio di mancata
riconversione del Simec, ha fatto proprie “le preoccupazioni nutrite
dall’accusa su incongruenze contabili", infine ha adombrato
pericoli di “riciclaggio di denaro proveniente da delitti".
A parere del Collegio non sussistono nè il "fumus" né il
“periculum” necessari per l’emanazione della misura cautelare “de
qua". Infatti, sia che si voglia condividere l’indirizzo
giurisprudenziale che afferma l‘autorizzabilità del sequestro solo per
l’ipotesi di gravi indizi di colpevolezza ovvero l’altro indirizzo che
richiede l’astratta configurabilità dell ipotesi di reato. nella
vicenda in esame emerge evidente l'assenza del presupposto primario ed
indefettibile rappresentato dalla necessaria commissione di un fatto dì
reato, giacché il principio di legalità non può non condizionare
l'applicabilità delle misure cautelari e delle altre misure strumentali
al giudizio penale (cfr Cass Pen 25/3/1993, Crispo CP 1994. 1610).
Osserva, invero, il Collegio che i disposti normativi di cui agli artt 11.
106, 130 e 132 D L vo 385/13 non appaiono violati dal prof. Auriti, atteso
l’assoluto, esclusivo ed evidente rilievo civilistico dell’iniziativa,
espressione legittima dell’autonomia negoziale ed attuazione del
principio della libertà di contrarre riservata a chiunque, non
comprimibile se non in presenza di una illiceità penale, allo stato non
ravvisabile.
Infatti - a parte il sospetto d’incostituzionalità dell’ipotesi
incriminatrice prevista dal combinato disposto di cui all’art 11 comma 1°
e 130 D. L vo 385/93. nella parte in cui individua, genericamente e in
violazione del principio di tassatività in qualsiasi veste giuridica (id
est "sotto altra forma") la condotta illecita - nessuna
acquisizione di fondi con obbligo di rimborso viene attuata dal prof.
Auriti.
L’indagato, invero - come niconosciuto dallo stesso GIP - pone in essere
un atto di compravendita al momento dell’emissione dei cd Simec. in
esecuzione del quale iI compratore acquista, versando lire, un
quantitativo di identico valore di Simec. Dal ché, trattandosi di un atto
inquadrabile nell'ambito degli artt. 1470 e ss cc. non può ipotizzarsi
alcuni obbligo di rimborso sia in senso stretto che in senso lato.
Successivamente, il simbolo denominato Sìmec diviene - come reca la
stessa dicitura inserita nel predetto documento - " di proprietà del
portatore " così che nella dinamica negoziale lo stesso non è
pagabile ma convertibile. E', invero, proprio il portatore del documento
che gli conferisce il valore, accettandolo ad un valore doppio; documento
che, allo stesso modo e nei medesimi termini, viene accettato dagli
esercizi convenzionati associati, alla stregua di un' iniziativa
promozionale. Il commerciante aderente al sistema, infatti dopo averlo
accettato può riporlo in circolazione nel sistema, ovvero convertirlo ad
un corrispettivo determinabile secondo i livelli di liquidità presenti
nello stesso sistema. Trattasi, in questo caso, di un atto di retrovendita,
ammissibile e meritevole di tutela cx art. 1322, comma 2° c.c.
E’ evidente, pertanto, che le some utilizzate dai consumatori per
l’acquisto dei Simec e, di poi, riversate nel sistema associativo
mediante acquisto dei beni presso gli esercizi convenzionati, attesa la
destinazione diretta ed immediata all’ acquisto di beni di consumo
spesso voluttuari, non possono affatto essere ricondotte nel cd
risparmio personale o familiare.
Infatti - ed al contrario di quanto avviene nel caso che ci occupa
–nell’ ipotesi suddetta la liquidità viene provvisoriamente, per un
periodo più o meno lungo, sottratta alle esigenze immediate di consumo
per accedere a quelle tipiche del risparmio presupponenti la stasi di
quelle o comunque l’indisponibilità da parte del soggetto depositante,
nella certezza di ottenere il rimborso ed i frutti civili, che incentivano
la propensione alla parsimonia.
Orbene, tutto ciò nella vicenda sottoposta all’ esame del Collegio non
si verifica, l’indagato non acquisisce fondi provenienti dal risparmio,
ma - per così dire- favorisce il consumo. L’ insussistenza di alcun
obbligo di restituzione a carico dell’Auriti anche nei confronti degli
stessi commercianti – poiché la convertibilità, come tale, esclude una
struttura negoziale di tal fatta -consente di ritenere che nella
fattispecie vi sia un mero esercizio della libertà negoziale e della
iniziativa economica sotto forma associativa. Ciò posto, tutti e tre i
dedotti momenti - libertà negoziale, d’iniziativa privata e di
associarsi - rivestono rilievo costituzionale e non possono subire
compressioni ingiustificate.
Aggiunge il Collegio che, d’altro canto, la difesa ha dato compiuta
spiegazione dei principi posti a fondamento dell’iniziativa - ampiamente
dibattuti all’interno del mondo accademico - dai quali può evidenziarsi
l’ampia accettazione degli aderenti al sistema dei principi del Simec e,
soprattutto la preventiva conoscenza che l’importo eventualmente
convertibile è unicamente quello derivante dalla vendita dei Sìmec -
secondo quanto risulta dalle dichiarazioni dei commercianti e dalle
lettere acquisite agli atti -, per cui la differenza tra valore nominale e
di cambio costituisce il rischio d’impresa di cui ognuno di loro si è
fatto carico.
Va, altresì, osservato che alla luce dalla stessa definizione contenuta
nell’art. 11 TU 385/93 - secondo cui la raccolta dei risparmio è
costituita dall’acquisizione di fondi con l’obbligo di rimborso, sia
sotto forma di deposito che sotto altra forma “- l’ipotesi accusatoria
della Procura risulta inverosimile ove si consideri che, a) l’obbligo di
rimborso previsto nel cennato precetto normativo dovrebbe intercorrere tra
il depositante e il depositario, mentre nel caso ‘de quo’ si tratta di
atto di compravendita di Simec da parte del consumatore, cui segue
l’eventuale conversione da parte di un altro soggetto, il commerciante
convenzionato, b) le somme destiniate al risparmio - conie già
evidenziato sopra - sono per definizione sottratte all’ utilizzo
immediato del titolare, posto che il risparmiatore se ne priva e non le
destina al soddisfacimento dei bisogni immediati, di prima necessità o più
in generale di consumo, mentre, al contrario, quelle utilizzate dai
consumatori per l’acquisto dei Simec sono pacificamente destinate
all’acquisto di beni e quindi pacificamente estranee ad essere
ricondotte a qualsiasi forma di risparmio, c) manca qualsiasi attività di
utilizzazione delle somme ottenute dalla compravendita dei Simec da parte
dell’emittente - venditore, posto che le stesse restano ‘in toto’
destinate alla conversione in favore dei commercianti aderenti
all’iniziativa d) è del tutto assente l’intervallo temporale
necessario perché l’attività di risparmio consenta di pervenire a
forme di remunerazione e) è assente qualsiasi forma di lucro.
La correttezza dell’interpretazione qui prospettato appare evidente -in
ogni caso- dalla considerazione delle assurde conseguenze cui condurrebbe
l’adesione alla tesi dell’accusa. Dovrebbe, infatti, ammettersi che
chiunque acquisisca fondi o valori ed abbia poi obbligo del loro rimborso
– obbligo comunque insussistente, per quanto detto. ‘nel caso de quo -
commetta il reato in questione, come - con esemplificazione paradossale -
il gestore di un casinò obbligato a restituire il controvalore delle
‘fiches”
Ritiene ancora il Collegio - sotto l’altro profilo rilevante - che
neanche la normativa incriminatrice dell’esercizio abusivo di attività
finanziaria, disciplinata dal combinato disposto di cui agli artt ‘106 I
comma e ‘132 D.Lvo 385/93. sia violata nella fattispecie. in quanto l’Auriti
non ha posto in essere alcuna attività di assunzione di partecipazioni.
di concessione di finanziamenti, di prestazioni di pagamento e di
intermediazioni in cambi, avendo semplicemente compravenduto supporti
cartacei denominati Simec, accettati da un numero determinato di esercizi,
il cui valore, doppio rispetto alla lira, e stato conferito dagli stessi
aderenti al sistema.
Orbene, anche a voler utilizzare la definizione più ampia ed
onnicomprensiva data dalla dottrina all’attività di finanziamento come
quella concernente tutte le operazioni a seguito delle quali la banca
risulti creditrice di una somma di denaro nei confronti del prenditore dì
credito, tenuto conto della restituzione delle somme ricevute”, nella
fattispecie non pare in alcun modo configurabile l’ipotesi criminosa
prevista dal predetto disposto normativo. Infatti, il prof Auriti non pone
in essere alcuna delle condotte indicate nell’arI 106 TU legge bancaria.
in quanto non attua alcuna forma di finanziamento sotto qualsiasi veste,
non assume partecipazioni ne prestazioni di servizi a pagamento. Inoltre
allo stato non risulta che la predetta attività sia professionalmente
organizzata con modalità e strumenti tali da prevedere e consentire una
concessione sistematica di un numero indeterminato di mutui o
finanziamenti in via diretta (cfr Cass Penale 6/10/1 995 sez V) Sotto il
profilo fattuale Infatti, l’ acquisto dei Simec da parte dell’utente,
l’assenza di qualsiasi erogazione di somme da parte dell’Aurìti e
l’evidente insussistenza di finalità di lucro sempre da parte
dell’emittente, escludono ogni riferibilità della vicenda ‘de qua”
all’abusiva attività di finanziamento di cui all’arI 132 D Lvo cit
A ciò aggiungasi l’insussistenza di alcuna condotta di erogazione del
credito attraverso una delle azioni indicate dall’arI. 106 D L vo cit. e
che, inoltre non vi è, ne è stata prospettata, un’attività
professionalmente organizzata tesa a prevedere e consentire la concessione
sistematica di un numero indeterminato di mutui finanziamenti” (cfr Cass
Reni 8/10/1997 n 5285).
Peraltro, è appena il caso di evidenziare che l’attività di
finanziamento - in
ipotesi - avrebbe dovuto attuarsi con moneta avente corso legale e non già
con un documento sprovvisto di spendibilità generalizzata, in quanto
limitato nello circolazione agli accettanti il Simec.
Infatti, l’attività finanziaria, per essere tale, anche in aderenza al
disposto di cui all’art. 106 D.Lvc 1993/385 presuppone che la banca -
nella specie non si sa chi, cioè se tale qualifica vada ricondotta al
prof Auriti, ai commercianti o ai consumatori - risulti creditrice di una
somma di denaro nei confronti del prenditore del finanziamento, il quale
ultimo è naturalmente obbligato alla restituzione delle somme ricevute.
L’accusa crea, allora, una sorta di inammissibile fungibilità ed
interscambio delle condotte dei soggetti interessati, senza considerare
che il prof. Auriti non svolge alcuna attività di finanziamento né
risulta creditore di somme di denaro, nonché che alcuno risulta obbligato
alla restituzione nei suoi confronti.
E’ evidente, inoltre che non sussiste alcuna attività di assunzione di
partecipazioni, dì concessione di finanziamenti e di intermediazione,
nulla ricevendo il prof. Auriti per la mera emissione del Simec. Né dalla
condotta dell’indagato si evince che lo stesso tenda ad equipararsi ad
un istituto di credito, ingenerando confusione nella collettività
utilizzando termini come ‘banca’ o assimilabili, dai quali possa
ritenersi che si stia esercitando il credito ovvero si proceda a raccolta
di risparmio.
Rileva, peraltro, il Collegio che il GIP ha ravvisato ulteriori
circostanze di rilievo penale non dedotte dall’accusa né dalla stessa
ritenute commesse - cosi da doversi dubitare della loro utilizzabilità ai
fini del “fumus” dell’istanza cautelare - che appaiono comunque
prive di fondamento. Quanto all’ipotesi del rifiuto di conversione dei
Simec in denaro, incidendosi su un rapporto interno ad un gruppo ristretto
di persone che hanno accettato il meccanismo ed i principi del relativo
Sistema, il rilievo che ne deriva è esclusivamente di natura civilistica
contrattuale o al più, cartolare, privo comunque di riflessi penalmente i
rilevanti.
Quanto, poi alle preoccupazioni sulla verosimile sussistenza di
irregolarità contabili - evidentemente ritenute prodromo di violazioni
fiscali o tributarie - come emerge dai accertamenti sommari degli organi
di P.G. e dalle dichiarazioni rese dai commercianti aderenti al sistema,
non paiono aver ragione d’essere posto che i titolari dei singoli
esercizi procedono alla registrazione degli importi incamerati in lire e
nell’ammontare pari al valore reale della vendita, cosi che nessun
rischio di evasione sussiste, ciò oltre all’assorbente e decisiva
considerazione dell’estraneità dell’addebito nei confronti dell’Auriti.
Anche il pericolo di riciclaggio appare insussistente nonché - come
sottolineato dalla difesa - alquanto contraddittorio nei modi e termini
indicati dal GIP, poiché da un lato si ritiene che il sistema sia
fatalmente votato all’insuccesso, mentre dall’altro si ravvisa
addirittura il rischio di riciclaggio di denaro proveniente da attività
illecita, che mal si concilia con l’espressa scarsa fiducia sulla
remunerabilità del sistema. Orbene senza voler utilizzare l’esempio
eccessivo addotto della difesa, è sicuramente vero che, volendosi
condividere l’assunto del GIP ben poche attività d’intrapresa
sarebbero esenti dai rischio ed addirittura dal remoto pericolo di
riciclaggio.
Osserva da ultimo, il Collegio che all’ assenza del “fumus commissi
delicti” si coniuga l’insussistenza del “periculum in mora”, quale
ulteriore presupposto per l’adozione del provvedimento di sequestro. Al
riguardo, invero, lo stesso GIP utilizza argomentazioni non condivisibili
–nel punto 4) del decreto di sequestro preventivo, nella parte
denominata “Della progressione degli illeciti e del protrarsi della
conseguenze” – in quanto rilevanti solo sotto il profilo civilistico
siccome riferite ad eventuali inadempimenti di obbligazioni assunte
all’interno del sistema associativo di accettazione dei Simec, ma,
ininfluenti ai fini penali “de quibus”.
Peraltro, eventuali incongruenze del sistema porrebbero questioni
rilevanti solo fra gli aderenti al medesimo senza alcuna connotazione
pubblicistica o di ordine Pubblico.
Aggiungasi che i Simec - siccome non moneta e non avendone le
caratteristiche di generalità, universalità e obbligatorietà di
accettazione - non hanno spendibilità generalizzata in quanto la
circolazione avviene all’interno di un sistema predeterminato e
predefinito, sebbene aperto a successive adesioni. Trattandosi, pertanto
di fattispecie negoziale riconducibile al contratto per adesione come tale
aperto allo futura accettazione di successivi aderenti non può disporsi
un’inibitoria cosi gravosa in quanto lesiva di interessi di primario
rilievo costituzionale. Sicché appare assente il pericolo che la libera
disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze di un
reato, ovvero agevolare la commissione di altri.
Tanto premesso.
P.Q.M.
Revoca il sequestro di tagliandi di carta filigranata denominanti
“SIMEC” disposto dal GIP con decreto in data 8-9/8/2000, nei
confronti di Auriti Giacinto ed altri eseguito dalla Guardia di Finanza il
giorno 11/8/2000.
Manda allo stesso organo di P.G. che ha proceduto al sequestro per
l’esecuzione del presente provvedimento e la restituzione dei
“SIMEC” sequestrati alle persone nei confronti delle quali il
sequestro è stato eseguito.
Chieti, li 30/8/2000
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LA STERLINA BRIXTONIANA COMPRERA’ UN FUTURO
PIU’ LUMINOSO ? - 16/09/2008
Il mese scorso il movimento delle Transition
Towns (Città di Transizione) ha lanciato una
valuta ideata al fine di promuovere il commercio
locale e creare coesione tra le comunità
Ha tutte le caratteristiche di una difficile
domanda da pub quiz: cosa hanno in comune il
poeta dub Linton Kwesi Johnson, lo scienziato
ambientale James Lovelock, l’attivista dei
diritti civili dei neri Olive Morris e il comico
Chris Morris, con David Bowie, i Clash, Harold
Macmillan e Sharon Osborne?
I più perspicaci tra
voi avranno capito che questi personaggi hanno
vissuto a Brixton nel sud di Londra, ma la
risposta più astuta è che sono stati tutti in
corsa per comparire su una delle nuove banconote
di Brixton, la valuta locale che verrà lanciata
ufficialmente domani sera alla Lambeth Town
Hall. Durante l’evento saranno rivelati i
risultati di un sondaggio online per determinare
chi fossero le celebrità locali più popolari,
assieme all’aspetto delle banconote da 1, 5, 10
e 20 sterline brixtoniane. Circola voce che i
collezionisti siano senza fiato
dall’eccitazione.
La sterlina
brixtoniana è la più recente valuta locale
lanciata nell’ambito della Transition Towns
Network, un movimento globale in rapida crescita
che sprona le comunità locali a “reagire alle
sfide e alle opportunità poste dal picco del
petrolio e dai cambiamenti climatici". Il
movimento – essenzialmente una riformulazione
della filosofia della permacultura degli anni
Settanta, che verte su autosufficienza,
sostenibilità e lavoro con la natura – ha avuto
inizio a Kinsale nella contea di Cork nel 2005 e
da allora si è diffuso in tutto il pianeta,
dagli U.S.A. alla Nuova Zelanda, passando per il
Cile e l’Italia. Persino Ambridge, il paesino
fittizio della soap opera radiofonica The
Archers in onda su BBC4, si si è iscritto l’anno
scorso.
Lo scopo, a Brixton,
è “sostenere le ditte locali incoraggiando il
commercio e la produzione”, afferma il team di
volontari che ha passato lo scorso anno a
preparare l’introduzione della sterlina
brixtoniana nell’economia locale. “Si tratta di
una valuta complementare che funziona fianco a
fianco – e non al posto – della sterlina
britannica, da usare nelle attività commerciali
indipendenti del luogo”.
Alimentando questo
senso di localismo e orgoglio civico
caratterizzato da grande visibilità, gli
organizzatori sperano di mostrare che per le
comunità che fanno affidamento su se stesse non
solo è possibile prosperare, ma anche essere
meglio preparate di fronte alle incombenti
minacce ambientali e alle risultanti pressioni
sociali. Tuttavia, una cosa è lanciare una
valuta del genere in cittadine benestanti sede
di mercato come Totnes in Devon, Lewes in East
Sussex e, proprio lo scorso finesettimana,
Stroud in Gloucestershire; tutt’altra cosa è
tentare una misura tanto audace nel cuore di uno
dei più estesi e variegati ambienti urbani del
mondo.
Dove iniziano e
terminano, a Londra, i confini e le identità
locali, sempre che esistano veramente? E come si
convince la miriade di comunità e gruppi etnici
a partecipare all’idea di una valuta locale, per
non parlare delle molto più nobili ambizioni
relative al picco dell’olio e al cambiamento
climatico?
Tim Nichols,
coordinatore del progetto della sterlina
brixtoniana, si è trasferito nella zona un anno
fa dopo aver portato a termine un master
universitario in Svezia sull’adattamento ai
cambiamenti climatici. Egli stesso ha dovuto
affrontare un certo grado di adattamento e
ammette che, come “bianco della classe media”,
ha trovato difficile rivolgersi ad alcune delle
ditte locali per proporre l’idea della sterlina
brixtoniana.
"È necessario
stabilire la fiducia con la comunità", dice
Nichols. "È cruciale che siano coinvolti tutti
gruppi etnici e tutte le classi sociali; non
vogliamo che ci sia un ‘noi’ e un ‘loro’. Ma la
valuta è un buon modo per introdurre il concetto
di
Transition Towns in una comunità. È qualcosa
di concreto e facile da capire, un po’ come il
far parte di un circo segreto".
Ma si tratta di
rafforzare i legami della comunità e stimolare
l’economia locale, oppure di diffondere il
messaggio ambientalista? Entrambe le cose, dice
Nichols. "Vogliamo che trasmettere l’idea di
localismo, che è al cuore dell’idea di
Transition Towns. Tutte le altre idee e
questioni dovrebbero derivare naturalmente da
questa".
Convincere la
comunità brixtoniana dei negozianti e dei
venditori nei mercati – che si può dire siano
ciò che ha dato a Brixton un’identità così forte
– non è sempre stato facile. "Abbiamo davvero
faticato per portare a bordo i venditori dei
mercati; sono la nostra linea del fronte. Uno
dei nostri primi sostenitori ci ha detto che i
Giamaicani sono naturalmente scettici, così ci
siamo dati da fare per convincerli dei meriti
della sterlina brixtoniana, visitando certe
ditte fino a quattro volte. Ora hanno aderito
esercizi come il Blacker Dread Records, un noto
negozio di musica in Coldharbour Lane, ed è
stato importante per noi perché il proprietario
è molto influente nella comunità locale. Non
siamo ancora arrivati ai parrucchieri, però. A
Brixton si ha l’impressione che ci sia un
negozio di parrucchiere ogni due persone, quindi
è cruciale raggiungere questo punto di svolta.
"Una delle
principali preoccupazioni dei negozianti è
finire col trovarsi con un sacco di banconote in
eccesso. Così abbiamo organizzato due punti di
cambio a Brixton, uno dei quali sarà Morley's
[un emporio a conduzione familiare]. Lewes e
Totnes ci hanno anche consigliato di parlare
alle ditte dell’impatto sui libri mastri e sulla
contabilità. 'Non rimanere senza contanti' è il
loro maggiore suggerimento. In un mondo ideale
vorremmo vedere i dipendenti pagati almeno in
parte in sterline brixtoniane".
Ecco come funziona
il sistema: ogni qualvolta si acquisti un
prodotto o un servizio da una ditta che aderisce
all’iniziativa, al cliente viene offerta
l’opportunità di ricevere il resto in sterline
brixtoniane. Questi soldi possono essere spesi
presso qualsiasi altro esercizio partecipante in
alternativa o in combinazione con sterline
britanniche. Rimanendo a Brixton, le banconote
in teoria contribuiranno a stimolare il
commercio locale e ridurre l’affidamento su
economie “esterne”. Alcuni esercizi partecipanti
si sono già impegnati ad offrire sconti a chi
pagherà in sterline brixtoniane.
Una domanda che
sorge spontanea, non solo a Brixton ma in
qualsiasi comunità che introduca una propria
valuta locale, riguarda le attività criminali:
come impedire ai falsari di mandare all’aria
l’intero piano? Transition Towns Brixton ha
speso 2.000 sterline per il design e la stampa
delle banconote, che saranno disponibili in
tagli da 1, 5, 10 e 20 sterline. La maggior
parte di questo importo è stata pagata da ditte
e organizzazioni sostenitrici, come il Lambeth
Council e Morley's in Brixton High Street, che
in cambio vedranno il loro nome riportato su
alcune delle banconote.
"Abbiamo investito
in carta anti-contraffazione", dice Nichols. "Le
nostre banconote sono sicure quanto quelle della
Banca d’Inghilterra; le banconote hanno
ologrammi e strisce di sicurezza. E abbiamo
stampato tantissime banconote da 1 e 5 sterline,
perché vogliamo che la valuta sia il più
possibile liquida in modo da scoraggiare il
crimine".
‘Le banconote sono
già state offerte ai collezionisti su eBay’
Oltre alla minaccia
del crimine, Totnes e Lewes hanno riferito
problemi di “fuoriuscite” dovute ai soldi
trattenuti dai cacciatori di souvenir. “Su eBay,
ai collezionisti sono già state offerte le
banconote”, dice Nichols. “Per evitare questo
fenomeno, abbiamo già previsto un pacchetto di
banconote destinate ai collezionisti, per
accontentare quel mercato”.
L’idea della
sterlina brixtoniana risuona ben al di là di
Electric Avenue, Atlantic Road e Brixton Hill, e
sarà osservata da vicino da tutti coloro che
sono interessati a migliorare la convivenza tra
comunità nei centri storici.
“Si è sempre alla
ricerca dei legami che uniscono le persone”,
dice Harris Beider, professore presso l’Institute
of Community Cohesion a Coventry ed ex
consulente dell’unità sull’emarginazione sociale
del primo ministro. “è importante edificare la
base economica e il capitale sociale di tutte le
comunità. Se la sterlina di Brixton sarà in
grado di contribuire all’integrazione, non può
essere che una cosa positiva. E se riuscirà ad
ottenere l’effetto moltiplicatore locale [il
numero di volte in cui il denaro circola
all’interno di una comunità], anche questo sarà
positivo”.
Ma Beider mostra
anche qualche preoccupazione. "Gli organizzatori
devono dimostrare alle diverse comunità di
Brixton in che modo l’iniziativa assisterà
l’interazione sociale. In iniziative come
questa, la comunità nera talvolta percepisce un
certo zelo missionario da parte delle comunità
bianche. Verranno coinvolte le caffetterie
caraibiche, come la leggendaria Negril in
Brixton Hill?” [La pagina Facebook di Brixton
Pound dice che lo è.]
“La sterlina
brixtoniana potrebbe essere il catalizzatore
tanto dell’interazione quanto
dell’emarginazione. La comunità nera la
percepirà come liberali bianchi di classe media
che si fanno le loro cose? Se condotta in modo
non corretto, potrebbe fare da cuneo tra le
comunità. La coesione in una comunità è una
questione di creare spazi e valori condivisi. Il
piano delle sterline brixtoniante avrà bisogno
che la comunità nera vi partecipi, altrimenti
sarà visto come un’attività dei bianchi”.
Veduta dal mercato
di Brixton di Jon Henley
Brixton Wholefoods
in Atlantic Road è, in apparenza, il tipo di
posto da cui ci si aspetterebbe un completo
sostegno alla sterlina brixtoniana. Vende (come
suggerisce il nome) cibi macrobiotici, spezie
esotiche, frutta e verdura biologica, oli per
l’aromaterapia e candele del commercio equo e
solidale, dentifricio al 100% naturale,
detergenti ecologici, tutto. E la sua vetrina è
di fatto una bacheca per Ie iniziative locali,
traboccante di cartoline che pubblicizzano
lezioni di terapia alternativa e poster dei
Verdi. Quindi è scioccante sentire l’uomo
(ovviamente barbuto) dietro al bancone scartare
l’intero piano come inutile, provinciale e,
peggio ancora, affettato. “Non ne vedo il senso,
a parte forse come trovata di marketing”, dice
Tony Benest. “Non mi piace il modo in cui
promette di fare la differenza per Brixton. E
proprio non mi piace il modo in cui gli
organizzatori stanno dicendo ai negozianti che
porterà benefici alle loro ditte e ai clienti
che avranno dei begli sconti. Come funzionerà,
esattamente?”
Un po’ oltre sulla
stessa strada, al O Talho, negozio portoghese di
macelleria e specialità gastronomiche, Manuel
Fernandes dice che il piano "sembra una buona
idea, tenere il denaro nella comunità. Ma quando
ci pensi, diventa complicato. Disorienta troppo.
I miei clienti vengono da ogni parte, persino da
fuori Londra. Cosa ci guadagnano loro?"
L’uomo dietro al
bancone del negozio di pesce Marsh's non vuole
dire il suo nome, ma dice che “in questo periodo
è già abbastanza difficile incassare denaro in
senso stretto, figuriamoci denaro fittizio”. E
dietro alla sua bancarella, Stephen Victor,
mercante a Brixton da 20 anni, ritiene che è
“semplicemente non realistico”.
A quale scopo,
chiede Victor, servirà davvero la sterlina
brixtoniana? “Una volta, 15-20 anni fa, la gente
veniva a Brixton perché non trovava ciò che
voleva da nessun’altra parte. Dovevano venire
qui. Adesso puoi trovare quello che ti serve per
cucinare caraibico in qualsiasi supermercato, e
la gente non viene più a Brixton. Questo posto
ha bisogno di una reale rigenerazione, che ci si
spenda denaro sul serio, non di una sua valuta”.
L’opinione di Victor
trova eco in tutto il mercato: “è denaro di
monopolio”, afferma un uomo che dice di
chiamarsi Wazobia. “Non voglio averci niente a
che fare”. Indica la sua merce in esposizione:
yam, platano, patate dolci. “Come pago i miei
fornitori con denaro che si può spendere solo a
Brixton? Non ci guadagno niente, amico”.
I sostenitori del
piano ammettono che i venditori del mercato di
Brixton saranno probabilmente gli ultimi a
convincersi delle sue virtù. “La loro è
un’attività basata sul contante”, dice Maynard
Eziashi, direttore del The Lounge Bar and
Eaterie, che ha aderito per essere tra le prime
ditte ad accettare le nuove banconote. “Ma io
cercherò di sicuro di pagare i miei fornitori al
marcato in sterline brixtoniane. È per forza una
buona idea, per incoraggiare a fare acquisti
localmente, e tenere il denaro qui a Brixton.
Non è che stiamo rifiutando la sterlina
britannica. E se non altro, chi viene da fuori e
ha sterline brixtoniane ha maggiore probabilità
di tornare a spenderle!”
Secondo Karen
Salandy, direttrice del negozio di articoli da
regalo e galleria The Diverse, “farà vedere alla
comunità locale che noi facciamo davvero
affidamento sul fatto che spendano i loro soldi
da noi. È un’idea grandiosa; noi di certo
useremo le sterline brixtoniane, non c’è
dubbio”. Potrebbe anche, spera, “attrarre più
negozi di qualità a Brixton. Non ce ne sono
abbastanza al momento. Morley's è a bordo, e
questo è davvero un buon inizio”.
Al Brixton
Wholefoods, tuttavia, Benest ritiene che
Morley's sia a bordo solo “perché la loro
concorrenza è nel West End. Per loro ha senso in
un certo modo. Ma questi piani sono stati
progettati per piccole comunità rurali che
effettivamente producono. Nessuno produce nulla
a Brixton. Siamo in un mondo multiculturale e
multirazziale. Questo è un negozio ecologista,
ma la gente vuole poter comprare succo di frutta
brasiliano; così è come stanno le cose. Se al
supermercato costa meno, è lì che la gente va”.
La sterlina
brixtoniana, ritiene, “è un po’ provinciale. Un
po’ affettata. Mi fa pensare alla serie
televisiva The League of Gentlemen, hai
presente? ‘Non fare la spesa in nessun altro
luogo, perché su quella via ci sono i draghi’.
Non farà la differenza per niente e per nessuno.
Solo più lavoro per i miei dipendenti, che non
sono affatto interessati ad essere pagati con
essa".
By Leo Hickman - Fonte:
www.guardian.co.uk
Link:
http://www.guardian.co.uk/environment/2009/sep/16/will-brixton-pound-work
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura
di Oriana Bonan
Sovranita’ monetaria e Signoraggio bancario
- "DEBITO
PUBBLICO"
La competenza europea non è più Costituzionale. Possiamo rientrare, persino "legalmente".
Ciò non toglie che le regole sono state costruite raggirando i popoli, e che quindi in ogni caso i popoli hanno la sovranità necessaria per ribaltare una qualsiasi legge elitaria.
SOLUZIONE:
Dovremmo per risolvere il problema della
Sovranita' monetaria, innanzi tutto nazionalizzare le Banche
Centrali (FED + BCE, ecc.), togliendole dalle mani dei privati, cosi come la Banca Italia (NON d'Italia, perche' anch'essa in mano ai privati), poi stampare carta moneta, come
Stati uniti d'Europa (UE), pari al debito
"pubblico" delle varie nazioni UE che gli uomini
di governo dei vari stati hanno contratto (e'
tutto fatto di carta straccia, che i banchieri,del mondo piazzando i loro uomini negli stati o comprandoseli...hanno fatto si che gli stati si indebitassero con loro....e quindi ci potessero tenere per le palle....ricattandoci
con il debito stesso), ed inviare la carta
moneta stampata (la parte che li compete) al Fondo monetario internazionale (il FMI e' di proprieta' dei banchieri...e' una loro creatura)contemporaneamente,
riscatta-ricompra i titoli statali emessi, che
hanno acquistato i privati, gli altri stati e le
banche) in modo da eliminare il debito, e cosi' ci riapproprieremmo degli interessi che ogni anno paghiamo (in Italia c.a. 100 miliardi di euros l'anno) e li
potremmo investire nell'industria, nel turismo,
nei servizi...e cio' per i vari stati
indebitati...
CMQ ma sara' una gara dura, perche' gli USURAI del mondo hanno i loro uomini piazzati ovunque nel mondo e nei posti chiave....che faranno di tutto per impedirci di arrivare a farlo...!
Ma noi ce la possiamo fare !
Altra proposta per la soluzione-annullamento del
cosiddetto falso
Debito Pubblico:
in circa 30 anni l'Italia ha pagato interessi
annui per il debito pubblico per un totale di
circa € 3.400.000.000.000 (3 mila quattrocento
miliardi), mentre il debito pubblico ammonta al
2014 a c.a. € 2.200.000.000.000 (duemila
duecento miliardi)
per cui sottraendo dal totale, la somma gia'
pagata, vi e' una plus valenza di c.a.
1.200.000.000.000, che le banche dovrebbero
ridarci.....ma anche se non ce li ridanno, noi
possiamo cessare di pagarle immediatamente
investendo la stessa cifra annuale di falsi
interessi, nella nostra economia....
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