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Il
capitalismo trionfante e globale sta raggiungendo la sua razionalizzazione
estrema.
Che consiste in questo: retribuire sempre più il capitale, retribuendo
sempre meno il lavoro.
Il fenomeno è di portata storica: non emigrano gli uomini, ma i posti di
lavoro.
Centinaia di migliaia di posti vengono risucchiati da Cina ed India; non
sono solo lavori non qualificati, i meno pagati, che laggiù costano
ancora meno; sono posti ad alta qualificazione e contenuto tecnico, perché
nel corpo del terzo mondo indo-cinese esiste un primo mondo (che si
contenta però di paghe da terzo mondo) di laureati con invidiabile
livello tecnico, alta qualità di educazione e saperi moderni.
Ma così facendo, il capitalismo si dirige verso il proprio suicidio:
poiché i lavoratori con potere d’acquisto calante diventano sempre meno
capaci di acquistare le merci che il capitalismo produce in volumi sempre
maggiori. E che cosa spinge il capitalismo a correre verso la propria
implosione ?
Il potere della finanza, della Banca.
La frode fondamentale della banca - che lucra l’interesse dal denaro che
crea dal nulla per prestarlo - è qui spiegata con chiarezza politicamente
scorretta. Il lettore scoprirà che è la frode bancaria, creando massa
monetaria dal nulla, a creare inflazione; e che gli interessi finanziari
incorporati nel prezzo di ogni merce costituiscono in media il 50 per
cento del prezzo; dunque ogni merce ci potrebbe costare la metà. Il
sistema bancario-finanziario estrae pertanto da ciascuno di noi, più
volte, una imposta occulta, per il solo fatto di esistere e di espandersi.
In queste pagine si discutono le alternative per un’economia sana, non
egemonizzata dal profitto finanziario: dall’economia politica di List (a
cui l’America di George Washington dovette il suo sviluppo prodigioso)
alla creazione del credito di Stato di Alexander Hamilton, fino alla
moneta deperibile di Gesell, e alla proposta di abolizione del credito ex
nihilo del premio Nobel francese Maurice Allais.
Il denominatore comune però di ogni soluzione proposta dai tanti studiosi
"non conformisti" presi in esame consiste nella riconquista, da
parte degli Stati, della sovranità monetaria, strappandola alle
cosiddette "Banche Centrali".
Sarà anche un'editrice catto-fascista e antisemita, però
fa impressione...
Da:
www.effedieffe.com
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John Perkins:
Confessioni di un sicario
dell'economia
mondiale
27 Dec 2004
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il banchiere John Perkins rivela: sono stato arruolato dal governo
degli Stati Uniti allo
scopo di risucchiare le ricchezze di paesi poveri. Che un
banchiere intitoli le sue memorie "Confessioni di un
sicario dell'economia" è
già clamoroso. Ma ciò che il banchiere John Perkins rivela nel suo
libro, "Confessions
of an economic hit man" (1) è spaventoso: racconta di essere stato arruolato dal governo Usa allo scopo di risucchiare a
favore degli Stati Uniti
le ricchezze di paesi poveri, e ciò "attraverso manipolazioni economiche, tradimenti, frodi, attentati e guerre".
Le rivelazioni di Perkins gettano una luce del tutto nuova anche sulle
motivazioni dell'invasione dell'Irak.
John Perkins dice di essere stato reclutato quando era ancora
studente, negli anni '60,
dalla National Security Agency (NSA), l'entità più segreta
degli Stati Uniti, e poi inserito dalla stessa NSA in una ditta
finanziaria privata. Lo
scopo: "Per non coinvolgere il governo nel caso venissimo
colti sul fatto".
Quale fatto ? Abbastanza semplice.
Come capo economista della ditta privata Chas.T.Main di Boston con 2
mila impiegati, Perkins
decideva la concessione di prestiti ad altri paesi.
Prestiti che dovevano essere "molto più grossi di quel che quei
paesi potessero mai
ripianare: per esempio un miliardo di dollari a stati come
l'Indonesia e l'Ecuador". La condizione connessa con il
prestito era che in massima
parte venisse usato per contratti con grandi imprese americane di
costruzioni e infrastrutture, come la Halliburton e la Bechtel
(strutture petrolifere).
Queste ditte costruivano dunque reti elettriche, porti e strade nel
paese indebitato; il denaro prestato tornava dunque in Usa, e finiva
nelle tasche delle classi privilegiate locali, che partecipavano
all'impresa. Al paese, e ai suoi poveri, restava lo schiacciante
servizio del debito, il ripagamento delle quote di capitale più gli
interessi.
L'Ecuador, dice Perkins, è oggi costretto a destinare oltre metà del
suo prodotto lordo - cioè di tutta la ricchezza che produce - per il
servizio dei debiti contratti con gli Usa. Ma questo è solo il primo
passo. Gli Usa, indebitando quei paesi, vogliono in realtà
"renderli loro schiavi", dice Perkins. All'Ecuador, non più
in grado di ripagare, Washington chiede di cedere parti della foresta
amazzonica ecuadoriana per farla sfruttare da imprese americane. E'
questa la logica imperiale.
Tra i massimi successi dei "sicari economici", Perkins
rievoca l'accordo riservato fra gli Usa e la monarchia saudita ai
tempi della prima crisi petrolifera negli anni '70. Per gli Stati
Uniti, era necessario tramutare il rincaro del greggio da sciagura a
opportunità. La famiglia dei Saud,
del resto, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in
titoli Usa e in grandi opere. La Bechtel (chi scrive fu in Arabia
all'epoca e può testimoniarlo) ricoprì il reame desertico di nuove
città e di impianti di raffinazione per lo più inutili; la famiglia
Saud accettò di mantenere il
greggio entro limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio
dell'assicurazione americana che Washington avrebbe sostenuto il loro
potere per sempre.
"E' questo il motivo primo della prima guerra all'Irak",
dice Perkins, e dell'intreccio privilegiato di affari e finanza tra i
sauditi e i Bush.
Secondo Perkins, gli Usa cercarono di ripetere l'accordo con Saddam
Hussein, "ma lui non c'è stato". Da qui la sua rovina.
Perché, dice Perkins, "quando noi sicari economici falliamo il
bersaglio, entrano in gioco gli sciacalli. Sono gli uomini della Cia,
che cercano di fomentare
un golpe; se nemmeno questo funziona, ricorrono all'assassinio. Ma nel
caso dell'Irak, gli
sciacalli non sono riusciti ad arrivare a Saddam: lui aveva delle
controfigure, la sua guardia era troppo attenta. Perciò si è decisa
la terza soluzione: la guerra".
Perkins ha conosciuto personalmente Omar Torrijos, il generale e
dittatore di Panama degli anni '70, morto in un incidente aereo nel
'78. Torrijos fu ucciso, spiega Perkins, perché aveva stilato un
accordo coi giapponesi per la costruzione di un secondo canale di
panama, ed aveva ottenuto dall'Onu nel 1973 una risoluzione che
obbligava gli Usa a restituire alla sovranità panamense il vecchio
Canale. Le multinazionali americane "erano estremamente
arrabbiate con Torrijos".
Per questo scopo, quando Reagan divenne presidente, gli furono fatti
scegliere come ministri due alti funzionari della Bechtel, Caspar
Weinberger alla Difesa e George Schultz - il che rivela molto sul
ripugnante potere degli affari nella politica Usa - per costringere
Torrijos con le m minacce a rompere i negoziati coi giapponesi (che
stavano soffiando alla Bechtel l'affare del secolo) e di rinnovare il
trattato del Canale di panama, riconsegnandolo agli americani.
Torrijos rimase sulle
sue posizioni: furono mandati in azione gli "sciacalli".
L'aereo di Torrijos, dice Perkins, cadde per un magnetofono che era
stato riempito di esplosivo.
La stessa fine di Enrico Mattei. Conclude Perkins: "il denaro che
gli Usa adoperano per indebitare i paesi poveri non è neppure denaro
americano. Sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario a
fornirlo".
A fornire ai poveri la corda per impiccarsi.
By Maurizio Blondet
Note
1. "Hit man" è il sicario prezzolato, il bastonatore
assoldato dalla mafia e
dalle ditte americane per picchiare gli scioperanti.
redazione@reporterassociati.org
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FERMIAMO
le BANCHE
Il motivo per il quale le
cause
contro
le banche sono ormai
vinte
in partenza
è che la loro
attività è così illegale
che la magistratura, pur tacendo per ora sulla
gravissima questione del signoraggio primario e
secondario, non può però esimersi dal condannarle almeno
per le violazioni ordinarie.
In particolare, il nostro atto di citazione (scaricabile
da www.marra.it) è basato su tre richieste.
La principale (che conto sia recepita nel tempo dei 3
gradi) è che il Tribunale, accertato il signoraggio
secondario, dichiari non dovuta la restituzione del
fido, mutuo, quinto di stipendio ecc.
Questo perché le
banche prestano 50 volte l’importo dei depositi,
sostituendosi illecitamente allo Stato nel creare il
denaro cartolare, per frodare così interessi anch’essi
cinquantuplicati
su questi prestiti di denaro altrui. Ciò mentre la Banca
d’Italia stampa al costo della carta e dell’inchiostro
le banconote e, incredibilmente, le “vende” allo Stato
in cambio dei BOT, CCT, BPT, CTZ, creando così il debito
pubblico, frutto di questo crimine e, per azzerare il
quale, basta che lo Stato stampi da sé le banconote, e
fermi così anche l’immane riciclaggio ed evasione
fiscale che ne deriva.
Ove il Tribunale non accolga
la richiesta principale, la subordinata è allora che
dichiari per il momento dovuta la restituzione del solo
capitale, come previsto dalla legge anti-usura quando la
banca, come generalmente accade specie nei fidi, pratica
tassi usurari perché trattiene (quale che sia la
causale, escluse tasse ed imposte) oltre il 50% del
tasso medio in quel tipo di operazioni.
Ove
infine non accolga neanche la subordinata basata
sull’usura (o se l’usura non c’è, ma c’è quasi sempre),
si chiede accolga la seconda subordinata di condannarla
a restituire quanto trattenuto per anatocismo,
commissioni di massimo scoperto, accredito differito dei
versamenti, tassi passivi ultralegali o attivi sublegali
quando siano indeterminabili (lo sono in pratica sempre)
ecc. Cause vinte in partenza sia in relazione all’usura,
e sia, se non c’è, all’anatocismo, commissioni di
massimo scoperto e così via, perché la giurisprudenza in
materia è pacifica. Per cui, forti della somma che si
incassa in primo grado, si può proseguire in appello ed
in cassazione per il signoraggio attendendo l’evoluzione
giurisprudenziale. Argomenti che vanno usati anche nelle
opposizioni ai decreti ingiuntivi.
http://www.marra.it/documenti/visualizza_doc.php?docu=1390.pdf
http://www.marra.it/documenti/visualizza_doc.php?docu=1697.pdf
By Alfonso Luigi Marra – e.mail:
alfonsoluigi@marra.it
Tratto da: marra.it
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