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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


RISCOSSIONE TASSE, ....anzi TANGENTI...
...AGENZIA delle ENTRATE....EQUITALIA....
La RISCOSSIONE delle "Tasse", senza NOTIFICA, e' ILLEGITTIMA !
e deve essere firmata da personale autorizzato
(nei Servizi di Riscossione Tasse in Italia)
 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

vedi:
Origini segrete della Banca d'Inghilterra

"L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto
". (By Maurice Allais, premio Nobel per l'economia)

vedi: QUESTI i SOCI delle VARIE BANCHE Centrali + BCE + FEDERAL RESERVE & C. (nei fatti tutte private)

Come l'Europa "moderna" si e' formata ? vedi qui:
http://nexusedizioni.it/it/CT/esoterismo-e-politica-le-origini-segrete-delleuropa-unita-4368

vedi: La struttura della TRUFFA EUROPEA

Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI - vedi: Padroni del mondo, e' finita per voi !
SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)
Video che illustra come pagare online senza le banche

 

Le TASSE - 08/03/2013

Anticamente le tasse pagate dai vari popoli erano del dieci %...( si chiamava decima) e fino ad allora cio' era equo e giusto, ma da quando sono nati i Re, reucci, monarchie, e successivamente le democrazie repubblicane...hanno aumentato la percentuale arrivando al 45-50 % del guadagno (sudato) dei cittadini che di conseguenza sono diventati SUDDITI...come nel nostro caso dell' Italia e cio' per arricchire pochi e spremere i piu', cioe' noi poveri cittadini, anzi sudditi !
Suddito: si riferisce a colui che è soggetto alla sovranità di uno stato; la condizione del suddito implica, di per sé, situazioni giuridiche puramente passive (doveri e soggezioni) !

ERARIO e TASSE:
Nella Bibbia, la decima (in ebraico
מעשׂר, ma‛ăśêr, in greco δεκάτη, dekatē) era una tasse imposta sugli agricoltori e allevatori di bestiame della decima parte dei prodotti del suolo e del gregge per sostenere i Leviti e i sacerdoti. (Levitico, 27:30-32).
Alcuni affermano che la decima era già praticata in tempi antichissimi come segno di riconoscenza a “Dio” dal quale dicono i religiosi  proviene ogni cosa (Genesi, citando l'episodi di Abramo e Melchisedek e il voto di Giacobbe in Genesi capitoli 14 e 28 14:20; 28:22). Comunque, nell’ episodio di Genesi 14, Abramo diede la decima parte del BOTTINO di GUERRA a Melchisedek, non della sua proprietà personale, e inoltre restituì il 90% del bottino al re di Sodoma.

Storia nel mediterraneo:
Nell'antica Grecia e, successivamente, nel mondo romano, la decima era pagata sui frutti di un terreno – analogamente a una vera e propria imposta fondiaria – e sul bottino di guerra. Essa veniva corrisposta allo Stato, alla città o agli addetti al culto di un tempio (a Ercole vincitore, Apollo e Diana); nel primo caso mediante tale esborso veniva riconosciuto il diritto dello Stato su una terra. A Roma, nell'età repubblicana e durante il principato, la riscossione della decima era affidata ad appaltatori, detti pubblicani. Il sistema delle decime si sviluppò rapidamente nell'epoca medievale, soprattutto nella forma di contribuzioni ecclesiastiche. Tale usanza affonda le sue radici nella tradizione biblica: la legislazione mosaica stabiliva una duplice decima, quella ordinaria su tutti i frutti della terra, da offrirsi in natura o in danaro, e quella straordinaria, triennale, prelevata su tutte le entrate dell'anno di scadenza. La legislazione carolingia, considerato che il servizio del culto era d'indole pubblica, rese generale l'obbligo giuridico di pagare le decime su tutti i beni produttivi di un reddito. In seguito si distinse la decima prediale o dominicale che gravava su un fondo dalla decima personale o sacramentale che si pagava alla parrocchia di residenza. Spesso le decime erano cedute in appalto ai laici e si confondevano così con i canoni di affitto. Fin dal sec. XIII da parte laicale e, più tardi, nell'epoca delle riforme, anche da parte ecclesiastica, si levarono gravi critiche contro le decime che, in generale, furono ridotte e iniziarono la loro decadenza. Verso la fine del sec. XVIII si ebbero vari provvedimenti di soppressione che si accentuarono con l'avvento della Rivoluzione francese, pur mantenendo una diversa gradualità a seconda dei Paesi. Nel Regno d'Italia, in particolare, le decime e le altre imposte affini furono completamente abolite con legge 14 luglio 1887. § Decima ecclesiastica (o sacramentale o spirituale), tributo generico, ordinario, gravante sui fedeli. Il diritto canonico stabilisce le decime in ogni regione secondo i peculiari statuti e le consuetudini. Esse sono dovute ad alcuni enti ecclesiastici quale corrispettivo dell'amministrazione dei sacramenti, della cura d'anime e, in genere, delle funzioni di culto. Le decime “dominicali” sono legate ad antiche concessioni di fondi, o anche di capitali. Abolite le decime, con la già citata legge del 1887, sono state conservate, in corrispondenza dei servizi generici resi dagli enti ecclesiastici alla popolazione, le altre specie di prestazioni terratiche, come le “dominicali” – Tratto da: http://www.sapere.it/enciclopedia/d%C3%A8cima.html

"Scrivo da anni, inascoltato, che sono illecite – non le condotte dei cittadini che cercano di sottrarre i loro soldi o i loro beni alle tasse – bensì le tasse. Questo perché le tasse servono solo a rastrellare il denaro inverato (approfondisci da www.marra.it ) per comprare assurdamente dalle banche centrali, che sono private, il denaro da inverare che gli Stati non devono invece far altro che produrre da sé a costo zero e usare come meglio credono senza quindi creare alcun debito pubblico.
E scrivo inoltre, sempre da anni, che esse costituiscono anche uno strumento di dominio, perché servono a indebolire i cittadini inquadrandoli nelle varie categorie di 'evasori', 'riciclatori' eccetera.
Se pertanto questa vicenda delle 13 società è vera, Grillo è deprecabile, non perché ha cercato di sottrarre i suoi soldi esportandoli clandestinamente e investendoli altrove (salvo non sussistano altri reati), ma perché ha costruito la sua crescita politica facendo credere alla gente che pagare le tasse sia cosa buona e giusta per guadagnare così l'appoggio del potere economico e dei suoi media, salvo poi a organizzarsi per conto suo per eluderle.
I Media, che è falso lo contrastino, e che in realtà lo hanno creato e lo sostengono secondo abili strategie (contrastano me, oscurandomi in tutte le possibili maniere).
Peraltro, poiché questa è una posizione altamente immorale, poiché è condivisa da tutti, ma con particolare forza dalla sinistra, e poiché chi è immorale lo è poi su tutti i piani, è sicuro, ora che si stanno scoperchiando gli altarini, che verranno fuori, anche a carico del PD (Partito Democratico), cose da far arrossire persino le imperturbabili facce di bronzo che lo controllano".
Avv. Alfonso Luigi Marra - vedi: marra.it

Cio' vi pare giusto ?
ASSOLUTAMENTE NO !
Per cui tutti coloro che partecipano al pagamento delle tasse sono "
correi" dello sperpero e delle TRUFFE, che i prePotenti attuano sulla ns pelle.....
Questa e' semplice verita'.

Vedi qui le motivazioni importanti dell'ILLEGITTIMITA' delle Tasse:
https://drive.google.com/file/d/0B1zHVL1aFF3jWG55ZUtiaTNfUU0/view?usp=sharing

PERCHE' le TASSE NON DEBBONO ESSERE PAGATE - IL DENARO (moneta di carta) e' ILLIMITATO per TUTTI, con la Sovranita' Monetaria

 


QUERELA per ILLEGITTIMITA' di QUALUNQUE TASSAZIONE nel REGIME FISCALE/MONETARIO ATTUALE

By Orazio Fergnani


ROMA, 17/08/2013 
Al Comando stazione dei Carabinieri                                                                                                                   
Alla   Procura Della Repubblica  Competente 
Al   Procuratore presso la Corte di Cassazione 
Al   Ministro di Grazia e Giustizia 
Alla   Alta Corte Penale Internazionale de l’Aia                                                                               
Alla   Corte Europea dei Diritti dell’Uomo 
E, p.c.  Ad  Altri 
QUERELA/DENUNCIA Contro : 
1)                  Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano;
2)                  L’ ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi;
3)                  Gli ex presidenti del Consiglio dei ministri Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti;
 4)                  Il presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta;
5)                  Tutti i Presidenti della Camera e del Senato a partire dal gennaio 2002;
6)                  Tutti i Ministri dei vari governi avvicendatisi a partire dal gennaio 2002;
7)                  Tutti i Segretari dei Partiti dell’arco parlamentare a partire dall’anno 2002;
8)                  Tutti i Parlamentari a partire dal gennaio 2002;
9)                  L’ex Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi;
10)                Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco;
11)              Tutti i titolari e dirigenti del ministero dell’ Economia e Finanze a partire dal gennaio 2002;
12)              Tutti i titolari e dirigenti del ministero del Tesoro e del Bilancio a partire dal gennaio 2002;
13)              Tutti i titolari e dirigenti del ministero delle Politiche Europee dal gennaio 2002;
14)              Tutti i Consiglieri ed i Dirigenti della Banca d’Italia a partire dal gennaio 2002;
15)              Tutti i Consiglieri d’amministrazione di tutte le banche operanti in Italia a partire dal 2002;
16)              Il Direttore dell'Agenzia delle Entrate e Presid. di Equitalia S.p.A sig. Massimo Romano;
17)              Il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Presidente di Equitalia S.p.A sig. Attilio Befera.
18)              Il Vice Presidente  Equitalia sig. Antonio Mastrapasqua;
19)              Il direttore generale di Equitalia sig. Marco Cuccagna;
20)              Il Vice Direttore Generale di Equitalia sig. Luciano Mattonelli;
21)              Il Vice Direttore Generale di Equitalia sig. Renato Raffaele Vicario;
22)              L’Amministratore Delegato di Equitalia nord sig. Giancarlo Rossi;
23)              L’Amministratore Delegato di Equitalia centro sig. Antonio Piras;
24)              L’Amministratore Delegato di Equitalia sud sig. Benedetto Mineo;
25)              I ministri delle finanze succedutisi a partire dall’emissione di sentenze in merito fin dal 2009 fra cui il sig. Mario Monti, il sig. Grilli per non aver revocato la concessione statale pur dopo le palesi violazioni di legge costantemente sanzionate;
26)              I ministri dello sviluppo economico succedutisi a partire dall’emissione di sentenze in merito fin dal 2009, fra cui il sig. Corrado Passera per non aver revocato la concessione statale pur dopo le palesi violazioni di legge costantemente sanzionate;
27)              tutti i dirigenti del consiglio d’amministrazione di Poste Italiane S.p.A., fra cui il sig. Giovanni Ialongo e il sig. Massimo Sarmi per non aver sospeso il servizio di consegna pur dopo le palesi violazioni di legge costantemente sanzionate;
28)              Tutti i titolari di agenzie recupero credito esattoriali;
29)              Tutti i Sindaci dei Comuni che eseguono esazioni fiscali dirette;
30)              ed eventuali altri, secondo il ruolo ed il grado di responsabilità risultante dalle indagini. 
Per le ipotesi dei reati p. e p. dagli articoli: 
1) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.); 
2)                  Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.);
3)                  Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.);
4)                  Circostanze aggravanti (art.112 c.p.); 
5) Attentato contro l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato (art.241 c.p.); 6) Infedeltà in affari di Stato (art.264 c.p.); 
7) Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.); 
8) Attentato contro i diritti politici del cittadino (art.294 c.p.);
 
9)Peculato (art.314 c.p.); 
10)              Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art.319 c.p.);
11)              Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (art.320 c.p.);
12)              Abuso d’ufficio (art.323 c.p.);
13)              Omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.);
14)              Associazione a delinquere (art.416 bis);
15)              Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.476 c.p.);
16)              Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in  certificati (art.477 c.p.);
17)              Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.479 c.p.);
18)              Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati (art.480 c.p.);
19)              Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.481 c.p.);
20)              Falsità materiale commessa dal privato (art.482 c.p.);
21)              Falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici (art.483 c.p.);
22)              Falsità in registri e notificazioni (art.484 c.p.);
23)              Uso di atto falso (art.489 c.p.);
24)              Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio (art. 493 c.p.);
25)              Istigazione o aiuto al suicidio (art.580 c.p.);
26)              Furto (art.624 c.p.);
27)              Rapina (art.628 c.p.);
28)              Estorsione (art.629 c.p.);
 29)              Usurpazione (art. 631 c.p.);
30)              Turbativa violenta del possesso di cose immobili (art.634 c.p.);
31)              Truffa (art.640 c.p.);
32)              Usura (art.644 c.p.);
33)              Appropriazione indebita (art.646 c.p.);
34)              Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.);
35)              Ed eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel corso delle indagini.

LUOGO DI COMMISSIONE :
Tutto il territorio italiano
 
TEMPO DI COMMISSIONE : Reati in corso di esecuzione; Persone offese:  la Repubblica italiana, tutti i Cittadini italiani, la Nazione italiana. 
RIFERIMENTI 
PRINCIPI FONDAMENTALI A SUPPORTO
 Art. 1. …. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 10. L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute Art. 52….L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica. 

Art. 53…..Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e (poi) di osservarne la Costituzione e le leggi. Art. 73.  Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro ……..
Art. 74. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti…….
 Art. 90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione…… 
Art. 91.Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune. 
Ed anche da considerare il dettato dell’ Articolo 31 della Costituzione : <La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.> 
Analisi e riflessione preliminare: 

E cosa c’è di più “agevolante e provvidenziale” per la formazione della famiglia …. Se non una casa?? 
Quindi con colpevole ritardo…. Ma meglio tardi che mai…..pochi anni fa il sig.r Romano Prodi prima, per le classi meno abbienti….. e poi il sig.r Silvio Berlusconi per tutte le prime case … hanno eliminata  l’odiatissima tassa I.C.I. introdotta con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504
Noi cittadini pensavamo di esserci tolto il problema una volta per tutti ed aver sanato una intollerabile ed inammissibile vulnus al dettato della costituzione…. Ed invece arriva il sedicente “Tecnico” (secondo me non sa neanche da che cosa derivi e cosa significhi la parola) …. Ed immediatamente incomincia ad emanare una serie di decreti legge…. Della più assoluta astrusità, evidente incompetenza ed ignoranza nei più svariati campi.. con alla fine l’iperbole devastante ed inarrivabile del Decreto legislativo 201 del 06 dicembre 2011. 
E NAPOLITANO NEL SUO RUOLO DI “GARANTE COSTITUZIONALE” DOVE ERA ??? 
e DOVE SI "TROVA" nel suo RUOLO di GARANTE anche l'ATTUALE PRESIDENTE ?
I Fatti 
Sono tutti contenuti ed integrati nel concetto promanante dal Decreto lgs. 201 del 6 dicembre 2011 (e non solo – ma dall’azione stortiva e rapinatrice messa in atto dai vari Enti Locali ed Istituzioni dello Stato, anche private – vedi Equitalia), totalmente eversivo dei valori primordiali costitutivi e fondanti della Costituzione e motivo della stessa nascita e permanenza in vita dello Stato 
……. Omissis…… 
Articolo 13. – (Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria). 

2. L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa. Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. 
7. L’aliquota è ridotta allo 0,4 per cento per l’abitazione principale e per le relative pertinenze. I comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali. 
……. Omissis …… 
10. Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200 
……. Omissis …… 
I comuni possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso il comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. La suddetta detrazione si applica alle unità immobiliari di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. 
…….. omissis ……. 
11. È riservata allo Stato la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili,ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al comma 7, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8, l’aliquota di base di cui al comma 6, primo periodo
…….. omissis ……. 
In  questo particolare momento storico/economico/politico di eccezionale gravità il Paese è chiamato a prendere delle gravissime decisioni che ne cambieranno drammaticamente la storia….. Non è accettabile che si prendano sempre e soltanto decisioni in favore delle banche e in sfavore dei cittadini…. 
Ma dove è il rispetto delle norme costituzionali ???? L’articolo 31 è chiarissimo….
La Repubblica DEVE agevolare e provvedere alla formazione della famiglia… e non al contrario sottrarre risorse alla famiglia  tassando il bene FONDANTE …. PRIMARIO …..  LA CASA 
Non so voi, io tutto questo lo chiamo : 
ALTO TRADIMENTO DEL DETTATO DELLA COSTITUZIONE
 Da parte delle più alte cariche dello Stato. 
Ancora molto più grave se si prende in considerazione la presente disamina..COMINCIAMO….. 
1° Livello di esposizione/dimostrazione/deduzione 
Insussistenza dei fatti attribuiti ai cittadini – scambio di persona 
E’ risaputo che mediante le tasse lo Stato ricava le risorse per assicurare il benessere della collettività e che quindi necessita della moneta anche per questo scopo, diamo per assodato quindi che si debbano pagare imposte e tasse, tanto che non ci poniamo più la domanda sul perché esistano e né se perdurino i motivi che le hanno determinato l’iniziale istituzione
Il problema è quindi se sussistano o persistano la necessità , le motivazioni, le ragioni, il DIRITTO….. Ciò possiamo capirlo solo se capiamo che la Moneta è una istituzione pubblicacioè di proprietà della Comunità in quanto ne crea e neaccetta il valore per convenzione e per reciproca fiducia, allora e solo allora potremo capire come le imposte e le tasse non hanno senso e ragione di esistere nella situazione monetaria contingente (dal 1992). La moneta è essa stessa una “tassa” in quanto la funzione primaria è la stessa del fisco e cioè far circolare e condividere, ridistribuire la ricchezza con tutti gli altri cittadini…. Adempimento che però non può più espletare perché svuotata delle sue intrinseche valenze del la Sovranità monetaria, il potere di emettere moneta ex nihilo, non è più nelle mani della Comunità, precondizione per eventualmente e semmai, tassare i cittadini. 
La distonia e dicotomia logica è avvenuta nel momento in cui la Sovranità monetaria è stata trasferita incostituzionalmente  nelle mani di privati cittadini stranieri, la BCE, ai quali lo Stato italiano ha delegato un enorme potere a spese della comunità nazionale ed europea, e l’azione invece di  far circolare e condividere la ricchezza fra i cittadini, al contrario gliela sottrae. 
Rammento e sottolineo che è la comunità (Stato) che dovrebbe emettere Moneta, esercitando la Sovranità monetaria, senza doversi indebitare con altri soggetti perché è essa comunità dei cittadini (Stato) la creatrice del valore della Moneta e di conseguenza soltanto essa ne è la legittima proprietaria, e …. “poiché democrazia significa sovranità politica popolare, il popolo deve avere anche la sovranità monetaria che di quella politica è parte costitutiva ed essenziale in un sistema di democrazia vera o integrale in cui la moneta va dichiarata, a titolo originariodi proprietà dei cittadini sin dal momento della sua emissione.”
By Prof. G. Auriti.
 
È  da evidenziare la rinuncia da parte dello Stato alla sovranità monetaria una “stranezza” giustificabile in altri tempi, quando la moneta aveva un proprio valore intrinseco perché costituita da pezzi coniati in metalli pregiati, o quando essa, pur rappresentata da simboli cartacei, aveva tuttavia una copertura nelle riserve auree o argentee delle banchenon si vedono ragioni fondate e legittime, per le quali lo Stato debba richiedere ad un istituto bancario privato il mutuo, sempre oneroso, di banconote create dal nulla prive di ogni valore intrinseco, trasferendogli in tal modo anche il loro valore, il potere d’acquisto, e quindi anche la sovranità monetaria e la sovranità tutta in senso assoluto. 
Insomma il debito pubblico viene artificiosamente creato con la richiesta di denaro da parte dello Stato alla banca centrale (Bankitalia /BCE. 
Questo porta al folle, demenziale, delinquenziale, perverso paradosso che più un’economia cresce, più ha bisogno di denaro cartaceo, o di altro supporto, per rappresentare il valore dei beni ed i servizi prodotti, e contemporaneamente più si indebita. 
Oggi la moneta risulta essere per la massima parte una semplice stampa tipografica o digitazione elettronica senza alcunché a garanzia, salvo il controvalore costituito dal bene- servizio prodotto dal cittadino che si acquista con quella determinata quantità di “valuta – denaro – banconota”, che quindi, anche per questa ulteriore ragione, non può che essere di proprietà del cittadino e quindi della collettività. 
Come si comprende bene sulla base di quanto generalmente assodato e condiviso il valore alla moneta al momento della creazione (e sempre) era ed è proprietà del cittadino produttore e di conseguenza della collettività. A questa legittima e giusta rivoluzione e mutazione concettuale  dei rapporti giuridici e comportamentali sulla Sovranità monetaria …… non seguì alcunché di contestuale e simmetrico nella revisione dei rapporti fra Stato le banche, il fisco ed il cittadino contribuente. 
Questa imposizione fiscale tuttora attuale, in vigore da sempre nel corso degli ultimi secoli in ogni parte del mondo civile aveva la sua motivazione ed un senso operativo nel vecchio corso delle monete quando queste erano esse stesse in metallo prezioso… o erano banconote di carta rappresentanti l’oro della riserva aurea dello Stato…. 
E quindi rappresentavano la somma del valore che fino a quel momento non aveva contribuito alla solidarietà sociale …. Motivo per cui era giusto che chi deteneva quelle somme in denaro, su quelle somme, o in ciò che le somme avevano permesso in un determinato tempo di acquistare fosse in vario modo tassato. 
Ma quando a partire dal 15 agosto del 1971  è stato abolita (giustamente) la convertibilità in oro ….. e la moneta diventa in quello stesso istante invece semplice rappresentazione del valore che si riconosceva nel prodotto o nel servizio che il detentore della moneta andava ad “acquistare”  le cose in merito alla tassazione avrebbero dovuto cambiare diametralmente. 
Infatti, come oggi ben sappiamo, per averne avuto successive e reiterate conferme ufficiali …. : 
A) l’euro (moneta) è fin dalla sua emissione ed in eterno di proprietà della B.C.E. …. 
B) e se come abbiamo visto …. Il valore non è nella banconota (euro) …. ma nel bene, servizio, prodotto che si va ad acquistare  (fin qui tutto perfettamente logico) …. 
C) ne consegue che tutto il valore prodotto dall’individui, dalla collettività, dagli Stati…..viene integrato in eterno nella banconota (euro) (anche questo accettabile)….. 
E) si verifica quello che è sanzionato da una miriade di articoli del codice civile e penale…. ed anche il più incredibile dei miracoli …. Ciò che è mio/nostro (IL VALORE PRODOTTO DEL NOSTRO LAVORO)…. l’euro  lo integra in sé ed incredibilmente …. E, …. Meraviglia delle meraviglie  quello che era il valore del nostro lavoro ……. diventa loro… IN ETERNO. 
D) per di più le banconote (euro), a seguito della immotivata ed illegittima delega (?) ceduta alla BCE … da questa vengono emesse a debito degli Stati e dei cittadini…. il cosiddetto debito da signoraggio derivante dalla emissione della moneta stessa da parte della BCE ….. 
E) viene da pensare che in qualunque modo ci muoviamo ci facciamo del male….ma il peggio è che lo Stato, che dovrebbe essere uno strumento al servizio del Cittadino…. invece è un aguzzino del cittadino su mandato delle banche, in particolare la BCE… (come ormai dovrebbe apparire chiaro a tutti…) … 
F) lo Stato, sulla semplice e superficiale scorta di una legislazione tributaria antidiluviana risalente al periodo in cui ancora vigeva la convertibilità della moneta in oro, che come visto aveva un senso e un supporto giuridico e di Diritto, …. pretende, ora, in un contesto del tutto diverso, addirittura opposto, contro ogni logica, legittimità fondata, senso del Diritto…. Il pagamento di tasse (qualunque tassa) da noi cittadini che non siamo mai in nessun momento possessori del VALORE…. MA AL CONTRARIO SEMPRE E SOLTANTO “”POSSESSORI DEL DEBITO”” per definizione e di fatto (il che è un folle e falsa montatura) ma, stante la spudorata, insensata, demenziale logica di potere attuale.. viene suffragata da leggi che travisano ogni logica e buon senso dichiarando per vero ciò che è falso. 
G) in definitiva tutta questa sequela di operazioni altro non è che un semplice trasferimento di ricchezza dal popolo ai banchieri. 
H) Si è utilizzata l’autorità dello Stato, nello specifico la potestà impositiva esercitata sul popolo, come strumento per attuare una azione illecita, e quindi agire per rifondere un Debito pubblico artefatto illegalmente è già in sé atto di pirateria internazionale estortiva e di rapina, assoluta ed 
estrema gravità e rilevanza penale. Il debito pubblico è illegittimo, incostituzionale, fraudolento, nascendo dall’uso di questo potere monetario da parte di soggetti privati. 
Dal che ne consegue che gli atti, ad essa azione collegati, perdono il fondamento giuridico e la legittimità per esser fatti valere, e non trova quindi giustificazione  la potestà impositiva dello Stato e neppure quella delle amministrazioni periferiche a cui lo Stato la trasferisce, essendo viziato e contro legge il presupposto che la giustifica.
INSOMMA “Il Debito pubblico è primariamente e sostanzialmente un debito nato a causa della illegale ed incostituzionale cessione della Sovranità monetaria”, e la palese illegittimità tributaria deriva dalla incostituzionale cessione della Sovranità monetaria attuata con l’adesione al Trattato di Maastricht. 
Il prelievo fiscale attuale si basa su un sistema normativo presupponente ancora la proprietà della moneta da parte dello Stato e dei Cittadini, e della convertibilità in oro, ….. metodo volutamente ed intenzionalmente lasciato intatto nelle sue norme, prassi e funzionalità, atavico, obsoleto, inorganico, inadeguato, in modo di raggirare per l’ennesima volta l’ignaro cittadino. 
Tutto questo ottenuto attraverso l’emissione di denaro falso dal nulla …. aspetti immotivati, deviati di una stessa immane truffa architettata a danno dei cittadini e dello Stato, messa in atto dal sistema bancario e di chi lo controlla, attraverso l’indebita emissione da chi non ha titolo, risorse, ragioni, diritto, merito, delega. 
Di cui le banche però pretendono il pagamento vero tramite le tasse di ogni forma, tipo, identità, provenienza, colore, misura, caratteristica, attraverso la schiavizzazione o il prelievo forzoso, i pignoramenti, la confisca di beni dei cittadini, degli imprenditori, delle Comunità locali dello Stato nazionale stesso. 
Azioni che si sono potute esplicare grazie a contorsionismi e distorsioni logiche, legali  e procedurali, volutamente inefficienti, incongrui, inetti, tutti strategicamente voluti, intenzionali, programmati. 
In definitiva …. Fino a quando è esistita la convertibilità e la moneta era emessa dallo Stato attraverso la banca d’Italia era come possedere un appartamento ed era ““giusto”” pagarci le tasse ….
Ma ora che siamo in regime di non convertibilità  e soprattutto ora che noi paghiamo un “affitto” (INTERESSE) al PROPRIETARIO (la B.C.E.) e quindi è come se abitassimo in un appartamento in affitto… chi deve pagare le tasse l’inquilino o il proprietario?? 

Ma proprio per entrare fino alla radice dell’argomento in merito alle tasse sulla prima casa… che già per tutti i motivi esposti sopra NON E’ DOVUTA…. 
Si può fare riferimento all’art. 31 della costituzione che dice: 
<
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.> 
E cosa c’è di più “agevolante e provvidenziale” per la formazione della famiglia …. Se non una casa?? Ed invece questo Sgoverno usurpatore e tutte le più alte cariche dello Stato confliggono, violano e disobbediscono a questo preciso dettato costituzionale. 

2° Livello di esposizione/dimostrazione/deduzione 
Incapacità di apertura di procedimento e di “stare in giudizio” 
-    oltre a ribadire l’inesistenza del valore giuridico della cartella esattoriale  sottoscritta da un Direttore Generale delle qualità che vedremo nel corso della disquisizione, privo  dei  requisiti previsti dalla legge per poter  rappresentare – con la sua firma -l’Amministrazione Finanziaria  verso l’esterno, ai sensi 34bis comma 5 del dlgs 165\2001 (articolo introdotto dall’art. 7 legge n.3\2003 ) dove si prevede che le assunzioni effettuate in violazione di quanto previsto nello stesso articolo sono nulle di diritto e che restano ferme le disposizioni  previste dall’art. 39 della legge 449\1997. 
insistiamo nella richiesta di annullamento 
per i seguenti motivi: 
1)  non corrisponde a verità  che   le previsioni contenute nell’art. 17 della legge 146\80 sarebbero  state  soppresse dall’art. 3 comma 129 della legge 662\1996
Infatti  ci risulta che  l’art. 3 comma 130 della legge 662\1996  afferma genericamente che vengono abrogate le norme in contrasto con quanto previsto all’art. 129 della stessa legge 662\96, e  leggendo quanto previsto dall’art. 129 e 130, si comprende facilmente che i suddetti articoli richiamando le modalità di affidamento degli incarichi dirigenziali  previste dall’art. 19 comma 3 del dlgs 29\1993 –   trasfuse nell’art. 19 comma 3 del dlgs 165\01, non fanno altro che confermare quanto era stato  previsto all’art. 17 della legge  146\80. 
-                                  ossia gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di  livello equivalente, sono conferiti ai dirigenti  in servizio con le modalità previste dall’art. 23 dello stesso decreto, e che solo una residua parte pari ad appena il  5%  dell’organico  dirigenziale  -  tramite procedure di Interpello - possa essere conferito a persone  di particolare e comprovata qualificazione  professionale 
-                                  non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazioneche abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati, ovvero aziende  pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali   in possesso di specifiche qualità professionali, ed  esclusivamente con  contratto a tempo determinato e per un periodo  non superiore  a tre anni, caratteristiche che solo 400 Direttori Generali su 1200 possiedano. 
-                                  Dette disposizioni   non fanno che rafforzare quanto era stato previsto  dall’art. 17 della legge 146\1980, dove si prevedeva che nell’affidamento degli incarichi di direzione degli uffici finanziari, dovesse venire rispettato il  cosi detto “ Principio Gerarchico “  garantito  oltre che dall’art. 97 e  dall’art. 98 della Costituzione 
-                                  dal dpr 246\1948 ( art. 5 ) e
-                                  dal  dpr 3\1957  ( art.  16 e 31 )
-                                  dall’art. 20  e 55 del dpr 266\87 
-                                  dove si prevede che solo i Dirigenti possono  sottoscrivere gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, e che in assenza del Dirigente la direzione dell’ufficio debba essere affidata a colui che ricopre il grado gerarchico piu’ elevato tra quelli individuati dall’art. 2095 del codice civile, ossia  da coloro che appartengono alla Categoria dei Quadri, istituita con la legge 190\1985, riservata al personale  a suo tempo inquadrato nella 9° qualifica funzionale qualifica ( la 9°), istituita ai sensi del d.l. 9\86 convertito nella legge 78\86. 
Principio gerarchico fissato  oltre che nel T.U. degli impiegati civili dello Stato approvato con dpr 3\1957 ( art. 16 )  dove all’art. 31 dello stesso decreto si  prevede che l’impiegato ha in diritto ad essere qualificato con il titolo giuridico  conferitogli all’atto di nomina o di ultima promozione, titolo che può usare anche nella vita privata. 
Principio della organizzazione gerarchica  degli uffici prevista anche  dalla direttiva comunitaria  91\533\CE recepita nella legge 152\1997 dove si prevede che il lavoratore assume il grado gerarchico  corrispondente alla  carriera\categoria, qualifica e alle mansioni per le quali è stato assunto in servizio, qualifica  e categoria  tra quelle  individuate (ovviamente) all’art. 2095 del codice civile. 
Infatti  la ipotizzata soppressione  di quanto previsto dall’art. 17 della legge 146\80 ad opera della legge 662\1986, se si fosse concretizzata, sarebbe stata  illecita illegittima  e incostituzionale in quanto con legge ordinaria  ( legge 662\1996)  si sarebbe  abrogata una norma  di rango costituzionale, ossia la legge finanziaria del  1980, approvata con legge  146\1980 che all’art. 17 non faceva altro che confermare quanto previsto dalla Costituzione e dal Codice Civile ( art. 2095) ossia  che gli uffici finanziari possono venire diretti esclusivamente dai Dirigenti assunti 
tramite pubblico concorso indetto “ annualmente” , e che in assenza del Dirigente, in attesa che vengano espletate le procedure per l’indizione del  nuovo concorso per ricoprire il posto vacante,   la direzione dell’Ufficio Finanziario competa di diritto a colui che possegga  il grado gerarchico più elevato, previsione confermata dall’art. 20 della legge 266\87, dall’art. 10 della legge 358\91e dall’art. 76 del dpr 287\82 . 
-     Se poi  fosse vero che successivamente alla Sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011 è intervenuto l’art. 8 comma 24 del d.l. 16\2012 convertito nella  legge 44\2012, che  avrebbe fatto salvo il cosiddetto “Incarico Dirigenziale Fiduciario” conferito, 
-    è altrettanto vero, che il suddetto “incarico fiduciario”, sempre  ai sensi  del comma 24 della succitata legge è stato conferito ad alcuni Dirigenti (nelle more) ossia solo per  “ il tempo necessario all’amministrazione finanziaria per indire un nuovo concorso con le modalità previste dall’art. 34 bis del dlgs 165\01, ossia per predisporre  le procedure occorrenti alla utilizzazione delle graduatorie  dei Dirigenti  formate a seguito di procedure selettive già espletate ed ancora valide. 
-    “   Procedure richiamate nel suddetto art. 8 comma 24 del succitato d.l. 16\2012 convertito nella legge  44\2012, previste dall’art. 1 comma 530 e 536 della legge 296\2006 e dall’art. 2 comma 2  del d.l. 203\2005 convertito nella legge 248\2005, 
-  dove si prevede che prima di indire nuovi concorsi, il  conferimento di incarichi dirigenziali debba effettuarsi nel rispetto di quanto previsto dall’art. 39 della legge 449\1997 ossia  tramite lo scorrimento delle graduatorie ancora valide  di concorsi già espletati . 
-      Modalità di conferimento (scorrimento delle graduatorie ancora valide) che essendo state   previste da una legge di rango costituzionale quale è appunto la legge 296\2006 ossia dalla legge finanziaria 2007,  non  potevano  e non possono tutt’ora venire  derogate o modificate con legge ordinaria quale appunto è l’art. 8  comma 24 del d.l. 16\2012 convertito legge 44\2012 ai sensi del quale è stato conferito alla S.V.un Incarico Dirigenziale Fiduciario, 
-    incarichi peraltro giudicati incostituzionali dalla Corte Costituzionale con le Sentenze n. 103 e 104 del 2007, n. 161\2008 e n. 69  del  2011. 
-    E che non possa essere altrimenti, è tutt’ora confermato dall’art. 28 comma 6 del dlgs 165\01  come modificato dall’art. 3 comma 6 e 7 della legge 145\2002, dove viene “ fatta salva alla data  di entrata in vigore della  suddetta legge” ad ogni effetto di legge, la validità delle graduatorie 
degli idonei pubblici concorsi  per l’accesso alle qualifiche di Dirigente, “ nei limiti temporali previsti dalle norme   vigenti”, modalità confermate  successivamente dall’art. 17 del d.l.  78\2009 convertito nella legge 102\2009 dove  si prevede che è fatto divieto di procedere a nuove assunzioni  durante il periodo di  vigenza di graduatorie ancora valide,   e che le assunzioni effettuate in violazione  dell’art. 34 bis del dlgs 165\01 sono nulle di diritto . Restano ferme le  le disposizioni previste dall’art. 39 della legge 449\1997 nonche quanto previsto nel  il DPCM  del 26 ott. 2009. 
-                              Modalità di conferimento di incarichi Dirigenziali  confermate  anche dall’art. 4 del d.l. 97\2008 convertito nella legge 129\08 che aveva “ Autorizzato” per  il completamento del programma  di cui alla legge ( costituzionale)  296\2006 art. 1 comma 481, (in combinato disposto con  il  D.M  19.04.2007 ( G.U. 123 del 29.05.07) 
-                              –  addirittura “l’integrale utilizzo della graduatoria“ di tutti coloro che avevano partecipato a tutti i concorsi per la Dirigenza, indetti negli ultimi venti anni . 
-                              Questa singolare previsione (peraltro disattesa) avrebbe permesso di  ottemperare a quanto previsto dalla legge 127\1997  art. 17 comma 81,82 e 137, dove si prevedeva la restituzione d’ufficio ai propri ruoli dirigenziali  di legittima  appartenenza dei Dirigenti  presenti nelle Agenzie Fiscali della penisola  e nelle  isole,  ossia la restituzione  ai ruoli dirigenziali  nei quali erano stati inquadrati nel momento della loro assunzione in servizio effettuata con l’approvazione della graduatoria dei vincitori del concorso, sottoscritta dal Ministro delle Finanze ai sensi dell’art. 10 della legge 397\1975 . 
-                              La restituzione dei Dirigenti del Ministero delle Finanze  ai ruoli di legittima appartenenza,    avrebbe sanato  quella terribile illegalità  denunciata dal Tar del Lazio con la richiamata sentenza n. 6884 del 1° Agosto 2011, dove si afferma che su un organico di 1200 dirigenti  circa 800 sono dei semplici impiegati a cui è stato conferito un incarico “dirigenzialefiduciario incostituzionale”incostituzionalità rilevata anche dalla Corte dei Conti  con sentenza n. 165 del 24.03.2009
-                              Gli  800  “ incarichi fiduciari “ conferiti a semplici impiegati, di qualifica inferiore alla ex 9° qualifica,  oltre ad essere stati attribuiti in violazione dei principi sanciti dalla Costituzione, risultano sottratti, scippati ai  veri Dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze,  ossia coloro che  - tramite pubblico concorso -   erano stati  assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria  del Ministero delle Finanze , ossia nella  carriera disciplinata dal dpr 748\72, carriera equiparata a quella  Segretari Comunali ai sensi dell’art. 25 e tabella del dpr 749\72, dopo che  ai sensi dell’art. 55 del dpr 266\1987,   -  i Dirigenti di entrambe le suddette  carriere direttive  ( del  Ministero Finanze e  quelle  dei Segretari Comunali ) erano  confluite nella   ex  9° qualifica funzionale,  qualifica  istituita dal d.l. 9\86 convertito nella legge 78\86,  qualifica funzionale che  a termini di Legge -   era destinata alla nuova  “ categoria dei  Quadri” istituita con la legge 190\1985, categoria ovviamente  inferiore a quella dei Dirigenti ai sensi dell’art. 2095 del codice civile. 
-                              Dirigenti  del Ministero  dell’Economia e Finanze, che  avrebbero dovuto essere restituiti -                              “ d’ufficio “ai ruoli  Dirigenziali   di legittima appartenenza, al pari  dei Segretari  Comunali  restituiti ai ruoli dirigenziali  dalla data di entrata in vigore della legge 127\97 che all’art. 17 comma 82  aveva soppresso le norme che li avevano erroneamente inquadrati nella 9° qualifica 
-                              Funzionale, ed esteso la stessa previsione  anche alle altre Amministrazioni dello Stato  ai sensi del Comma 137 dell’art. 17 della legge 127\97. 
-                              Restituzione  d’ufficio ( ai ruoli dirigenziali  del Ministero delle Finanze  ) riservata ai soli    Conservatori dei Registri Immobiliari, anche loro assunti nei ruoli dirigenziali della  stessa Carriera Direttiva Ordinaria e individuati  nella tabella VI quadro  I   annesso  al dpr 748\72, la cui appartenenza ai ruoli della Carr. Dirett. Ord. era stata confermata dall’art. 9 della legge 22\1983. 
Conservatori dei registri immobiliari  a cui  - solo nel 2003 -   la Circolare n. 7\2003 prot. n 57593 del 17 luglio 2003  attribuisce competenze dirigenziali e connessi poteri di firma  delle strutture centrali e periferiche dell’Agenzia del Territorio. 
Equiparazione ( tra Dirigenti del Ministero delle Finanze - Segretari Comunali e Conservatori dei Registri Immobiliari)  confermata  anche dall’art. 11 bis del d.l. 283\1981 convertito nella legge 432\1981, e per effetto di tale equiparazione la previsione di cui all’art. 55 del dpr 266\87 (  ossia l’inquadramento dei  Segretari Comunali nella 9°  qualifica funzionale) , e’ stata estesa di diritto anche ai Dirigenti del Ministero delle Finanze, in virtù del fatto che  i ruoli dirigenziali di entrambe le carriere,  erano state a suo tempo equiparate dal dpr 749\72 art. 25 e tabella  di confronto tra le due carriere. 
-    Pertanto  inspiegabilmente, mentre i Segretari Comunali sono stati restituiti d’ufficio  e da oltre quindici anni, ai ruoli  dirigenziali di legittima appartenenza,   i Dirigenti del Ministero delle Finanze  ( esclusi i Conservatori dei Registri Immobiliari) si trovino ancora relegati nella categoria  dei quadri e inquadrati nella III Area  F5, e pertanto costretti a sopportare  soprusi, angherie  e direttive imposte da  “ Semplici Impiegati” nominati “ Dirigenti di Fiducia” da un’”organizzazione” che  appare evidente si sia  impadronita dei vertici dello Stato (leggasi Ministero Economia e Finanze), Organizzazione la cui natura dovrebbe venire identificata dagli organi Giudiziari, organizzazione che è pur certo, impedisce : a) il rientro della legalità nel nostro paese o inversamente; b) il rientro del nostro paese nella legalità (il ragionamento è biunivoco). 
Dirigenti che dopo l’emanazione della  Sentenza  della Cassazione a Sezioni unite civili n. 14529 del  29 sett. 2003, come soggetti  idonei  collocati  in una graduatoria concorsuale (a suo tempo)  ancora valida, sono tutt’ora titolari di un diritto soggettivo all’assunzione su posti che risultavano (allora) e risultano ( oggi)  ancora vacanti, posti che l’amministrazione  deve ricoprire restituendo i Dirigenti in servizio  ai ruoli di legittima appartenenza, o  attingendo dalle graduatorie  ancora  valide di precedenti concorsi per la dirigenza, concorsi a cui potevano partecipare solamente coloro che erano collocati nella 9° qualifica funzionale, ossia sempre i Dirigenti  assunti nei ruoli dirigenziali della Cariera Direttiva Ordinaria  disciplinata dal dpr 748\7. 
Posti che  il Ministero dell’Economia e Finanze dalla data di entrata in vigore della legge 127\97,  non poteva  ricoprire con incarichi fiduciari attribuiti a  semplici impiegati, scavalcando di fatto i Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal dpr 748\72,  costretti a partecipare ad un  secondo  concorso per la dirigenza dopo la loro retrocessione alla categoria dei quadri che li ha visti inquadrati ai sensi della legge 190\1985  nella qualifica funzionale piu’ elevata la 9°,  istituita  dal d.l. 8\86 convertito nella legge 78\86. 
-                              Appare evidente che retrocedere in carriera i Dirigenti per poi farli partecipare  ad  un Secondo concorso  che ha consentito a soli 163 Dirigenti, il recupero del proprio Titolo Giuridico,  
è servito  non solo a lasciare  fuori  dal proprio  ruolo oltre mille dirigenti , ma anche ad attribuire  con  “Incarichi Fiduciari “  le competenze dei mille  Dirigenti  a  semplici impiegati,  impiegati  a  cui viene attribuito lo stipendio da dirigente, ricco stipendio ottenuto illecitamente  che serve a tenerlo  legato a quella  consorteria  che gestisce nella totale illegalità  il Ministero dell’Economia e delle Finanze. 
Per quanto sopra esposto appare evidente che  quasi tutti gli atti  sottoscritti dalla P.A. nei confronti dei cittadini (almeno due terzi)  non solo sono nulli o annullabili, bensì  “ Inesistenti”, in quanto sottoscritti da chi non  possiede il titolo giuridico abilitante alla sottoscrizione degli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, ossia il potere che compete esclusivamente  ai  Dirigenti  assunti – tramite pubblico concorso. 

-  nei ruoli  dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal Dpr 748\73, dirigenti  che risultano tutt’ora presenti  nelle Agenzie Fiscali d’Italia, ossia coloro che sono stati  a suo tempo erroneamente inquadrati  nella 9° qualifica funzionale assieme ai  Conservatori dei Registri Immobiliari e ai Segretari Comunali, dirigenti che nell’ordine gerarchico dei Ruoli, risultano Sovraordinati non solo ai Dirigenti di fiducia,  ma anche ai Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali istituiti  dall’art. 28 del dlgs 29\1993, ossia  di  tutti coloro che sono risultati vincitori del  secondo concorso per la Dirigenza, bandito ai sensi del suddetto art. 28 del dlgs 29\93, dirigenti   individuati anche  all’art. 23 del dlgs 165\2001, nonchè  in numero di 400, nella sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011. 
3° Livello di esposizione/dimostrazione/deduzione 
LA RESISTENZA ALLA LESIONE DI DIRITTI COSTITUZIONALI VIOLATI 
Il diritto di resistenza è implicitamente ma sostanzialmente accolto dalla nostra Costituzione, in quanto rappresenta una estrinsecazione del principio della sovranità popolare, sancita dall’art. 1 della Costituzione e che quindi informa tutto il nostro Ordinamento giuridico. 
Al “diritto – dovere” di resistenza all’oppressione viene riconosciuta legittimazione giuridica principalmente a partire dalla Rivoluzione Francese….nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, che all’art.2 afferma :”Lo scopo di ogni società è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà e la proprietà, la sicurezza e la resistenzaall’oppressione”. 
Anche l’attuale Costituzione della Repubblica Federale Tedesca ,all’art.20, 4° comma, afferma:” Tutti i tedeschi hanno diritto alla resistenza contro chiunque intraprenda a rimuovere l’ordinamento vigente, se non sia possibile alcun altro rimedio”. 
Secondo autorevoli costituzionalisti, anche se non è espressamente stabilito dalla nostra Carta Costituzionale, il “diritto di resistenza all’oppressione” è implicitamente legittimato, essendo una delle garanzie di difesa della Costituzione, in caso di violazione dei principi fondamentali in essa stabiliti e  trova legittimazione nel principio della “sovranità popolare”, sancito nell’art. 1 della nostra Costituzione, che non a caso è l’articolo 1 ed è il cardine da cui TUTTO discende e  rappresenta la legittimazione all’intero nostro Ordinamento giuridico. 
La “sovranità”, peraltro, è attribuita ad ogni singolo cittadino, come membro del popolo, e non solo al popolo nel suo insieme e nel nostro Ordinamento giuridico, ci sono varie norme che stabiliscono la legittimità della resistenza individuale di fronte al provvedimento illegittimo (anche se apparentemente legittimo – come nel caso della promulgazione ed attuazione di una legge palesemente incostituzionale, IMU) dell’Autorità e/ o al comportamento arbitrario di un pubblico funzionario. Ricordiamo, l’art. 4 del DLL n. 288 del 1944 , che legittima la resistenza attiva ad un pubblico ufficiale o ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, qualora queste funzioni pubbliche siano esercitate in modo arbitrario….. Vedi l’art.650 del Codice Penale, che legittima la disobbedienza contro provvedimenti non “legalmente dati” dall’Autorità ,cioè emanati arbitrariamente (significa anche “incostituzionalmente”)…. e quindi illegittimi. 
Per i militari, inoltre, il dovere di disobbedire all’ordine manifestamente illegittimo è previsto dalla legge 11.7.1978 n. 382 (Norme di principio sulla disciplina militare), che all’art. 4 stabilisce: ” Il militare al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine e di informare al più presto i superiori”. La norma è ribadita nell’art.25 del Regolamento di disciplina delle Forze Armate, varato con il DPR n. 545 del 1986. 


Questa norme sono esplicazione dell’art. 52 , 2 comma della Costituzione :“l’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. 
Allo stesso modo è perfettamente legittima la resistenza collettiva contro ordini, decisioni o comportamenti, in contrasto con i principi incostituzionali, adottati non solo da pubblici funzionari o dalle Autorità, ma anche da Organi Costituzionali, quali Governo e Parlamento, che rappresentano lo Stato-apparato. La resistenza collettiva si esercita attraverso l’esercizio dei diritti di libertà, previsti e tutelati espressamente dalla nostra Costituzione, come il diritto di manifestazione del pensiero (art. 21) ed il diritto di sciopero (art.40) , anche politico. 
L’art. 54 della Costituzione poi sancisce: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini, cui sono affidate le funzioni pubbliche, hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento”. Si deve precisare il dovere di fedeltà e quello di obbedienza. Sono infatti due concetti completamente diversi: la fedeltà all’essenza ideale della Repubblica precede, logicamente e concettualmente, l’osservanza delle leggi dello Stato. Pertanto, il dovere di fedeltà alla Repubblica, e quindi alla Costituzione ed in particolare ai principi fondamentali in essa stabiliti, prevale sul dovere di obbedienza, di cui costituisce il presupposto giuridico. Quindi, in caso di contrasto delle leggi in vigore con i principi fondamentali dell’Ordinamento Costituzionale, è sempre l’obbedienza a questi ultimi che prevale sull’obbedienza alle leggi. Peraltro, la semplice obbedienza alle leggi non esaurisce l’obbligo di fedeltà alle Istituzioni, che richiede un comportamento concreto in sintoniacon i principi fondamentali sanciti dalla Carta Costituzionale. 
Riguardo alla resistenza collettiva, il Prof. Giuliano Amato, acuto costituzionalista (il “dottor sottile” in seguito diventato Presidente del Consiglio dei Ministri), commentando le due sentenze di condanna emesse dai tribunali penali di Palermo e di Catania in seguito ai gravi moti di piazza del luglio 1960 contro il Governo dell’On. Tambroni, nel 1961 scriveva che i poteri che sono esercitati dallo Stato-governo“ non fanno capo originariamente ad esso, ma gli sono trasferiti, magari in via permanente, dal popolo”. 
Pertanto, “l’esercizio di quei poteri deve svolgersi, per chiaro dettato costituzionale, in guisa tale da realizzare una permanente conformità dell’azione governativa agli interessi in senso lato della collettività popolare: si che, quando tale conformità non sia perseguita da quell’azione, è perfettamente conforme al sistema, cioè legittimo, il comportamento del popolo sovrano che ponga fine alla situazione costituzionalmente abnorme”. 
E inoltre che “ la resistenza collettiva può indirizzarsi anche contro il Parlamento” qualora la sua azione sia illegittima. Pertanto, “potrebbe il popolo, nel mancato funzionamento dei meccanismi di garanzia predisposti all’interno dello Stato – governo, ripristinare con altri mezzi il rispetto del suo sovrano volere, che nella Costituzione trova la sua massima espressione”. 
Inoltre, Giuliano Amato scrive nel 1962, in La sovranità popolare nell’ordinamento italiano, che in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia, se cioè lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione", 
Allora sarebbe legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva. 
Ove circostanze particolari lo impongano, come può disconoscersi al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio….da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti
Naturalmente, la resistenza non può essere esercitata in forma violenta, perché, per difendere un diritto fondamentale, leso dall’esercizio arbitrario di pubbliche funzioni, non si può ledere e sacrificare altri diritti fondamentali, di pari o maggiore rilevanza, quale quello alla vita ed alla sicurezza delle persone. 
La nostra Costituzione, sempre non a caso all’art.2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, tra i quali c’è sicuramente anche il “diritto ad un’abitazione” inoltre, la Costituzione, all’art.10 stabilisce espressamente che il nostro Ordinamento giuridico “si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, le quali recepiscono i principi fondamentali del “diritto delle genti”, ed alle quali nessuno può sottrarsi. 
Neanche gli Enti Locali, nelle loro varie articolazioni (Regioni, Provincie, Comuni), i quali pertanto sono corresponsabili nell’adempimento di questi “compiti fondamentali”. Ne deriva che gli Enti Locali hanno non solo il diritto, ma soprattutto il dovere di attivarsi per promuovere anche attuare “atti di non collaborazione” con le iniziative incostituzionali (quali l’I.M.U.) decise dal Governo in modo illegittimo, perché in contrasto con i principi costituzionali. 
La sovranità è esercitata in modo diretto attraverso i fondamentali diritti di libertà, garantiti espressamente dalla Costituzione, ed in modo indiretto attraverso la Pubblica Amministrazione dello Stato, la cui attività non può comunque essere in contrasto con la sovranità popolare. 
Pertanto, quando lo Stato esprima una volontà contraria a quella del popolo, spetta a questo ( e quindi ai cittadini, singolarmente o collettivamente) riappropriarsi della sovranità per ripristinare la legalità (ad esempio difendere le Istituzioni democratiche). In pratica, quando il Governo, pur instauratosi legalmente (con elezioni) agisce al di fuori della propria legittimazione (che deriva dalla sovranità popolare espressa con la votazione di programmi), i cittadini, che sono gli effettivi titolari della sovranità devono, attivarsi con la resistenza per ripristinare la legalità violata. 
Se non fosse consentito ai cittadini di ricorrere alla resistenza, quale estremo rimedio per ripristinare la legalità violata, il principio della sovranità popolare sarebbe di fatto privo di significato e di senso (IL CHE NON PUÒ ESSERE IN QUANTO COSTITUZIONALMENTE GARANTITO). Pertanto, la resistenza dei cittadini è uno strumento fondamentale, seppure eccezionale, di garanzia dei Diritti Costituzionalmente garantiti, anche se non espressamente stabiliti. 
Pertanto, quando si compiono, da parte dello Stato o del Governo o del Parlamento, atti di eversione dell’ordine costituzionale, al fine di salvaguardare le Istituzioni democratiche, c’è non il diritto e dovere di resistenza sia individuale che collettiva “attiva”, purchè attuata in modo nonviolento, per non ledere i diritti fondamentali di altri individui. 
Ma ritorniamo alla Costituzione che all’articolo 31 dice : <La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.> 
E cosa c’è di più “agevolante e provvidenziale” per la formazione della famiglia …se non una casa? Un tetto sulla testa, e questo governo non solo non glielo agevola, ma glielo toglie. 
Come ….. tu Stato metti nella  carta di fondazione della tua Società (la COSTITUZIONE) una simile sanissima e sensatissima affermazione…. E poi la smentisci permettendo ad un Letta di suggere  vampirescamente ed estorsivamente anche l’ultima stilla di sangue ai tuoi figli?????…. 

4° Livello di esposizione/dimostrazione/deduzione 
Appello al Diritto internazionale di disconoscimento del “debito odioso” 
In ultima analisi ed ultima “ratio” …. Quant’anche tutto quanto fino a qui dimostrato … NON FOSSE VALSO A NULLA… FACCIAMO RIFERIMENTO E CI SOCCORRE IL DIRITTO INTERNAZIONALE CON LA CLAUSOLA DEL “DEBITO ODIOSO E DETESTABILE” 
Per debito odioso si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini …(come appunto è successo nella messa regime forzoso dell’euro da parte della B.C.E.). 
Nel 1898 con la ratifica del trattato di Parigi, dopo la vittoria nella guerra ispano-americana, gli Stati Uniti non riconobbero il debito contratto da Cuba nei confronti della Spagna. Questa è probabilmente la prima vera fattispecie di applicazione diretta della dottrina del debito odioso. 
Anche l’Urss, nel 1918, ripudiò i debiti contratti dal governo zarista. Il concetto fu poi individuato, definito e formulato da Alexander Nahun Sack, già ministro dello Zar Nicola II e poi professore di diritto a Parigi nel libro Gli effetti della trasformazione dello stato sul debito pubblico e su altre obbligazioni finanziarie pubblicato nel 1927. 
Sack asserisce e sostiene : "se un governo dispotico incorre in un debito non per bisogni o per interessi dello Stato, ma per rafforzare il regime dispotico, per reprimere la lotta della popolazione contraria al regime stesso, tale debito è odioso per la popolazione dell'intero Stato. Questo debito non è un'obbligazione per la nazione: è un debito del regime che lo ha contratto, è un debito personale del potere che lo ha assunto; di conseguenza esso si estingue con la caduta di questo potere". 
Concetto di debito illegittimo o ‘debito detestabile’ (odious debt) ormai pienamente recepito dal diritto internazionale quando ricorrano le seguenti condizioni : 

1) Il governo di un paese ha conseguito un prestito senza il consenso dei cittadini o senza che ne fossero consapevoli. (Come appunto in occasione dell’introduzione forzosa del corso dell’euro senza preventiva consultazione popolare – visto che su trattava di sottrarre ai cittadini un diritto costituzionalmente garantito come quello primario della “SOVRANITA’ MONETARIA”). 
2) I prestiti sono stati utilizzati per attività di cui la cittadinanza non ha beneficiato. … (NON SOLO… ma addirittura questo debito in espansione esponenziale sta costringendo alla fame milioni di cittadini che fino alla data fatidica del gennaio 2002 appartenevano in buona parte alla piccola e media borghesia). 
3) I creditori sono al corrente dei primi due punti e se ne disinteressano. (Non solo ne sono perfettamente al corrente e se ne disinteressano… ma al contrario lo sanno perfettamente e addirittura sono perfettamente sodali e collusi in questa immane rapina scientemente ed intenzionalmente messa in atto da decenni per distruggere la Nazione e lo Stato italiano)… 
Cari signori …QUI SIAMO DI FRONTE AD UNA PLATEALE RAPINA CONDOTTA CONTRO LO STATO ED I CITTADINI… CHE VEDE COLLUSI TUTTI LE PIU ALTE ISTITUZIONI E CARICHE DELLO STATO… COLORO CHE VI SONO STATI POSTI PROPRIO PER FUNGERE DA ULTIMO BALUARDO A QUALUNQUE ATTACCO INTERNO O ESTERNO… ED INVECE SONO STATI I PRIMI A VENDERSI ALLE BLANDIZIE, ALLE LUSINGHE ED AGLI ADESCAMENTI DELLA GRANDE FINANZA INTERNAZIONALE…. 

QUINDI 
Per tutti questi, motivi, ragioni, diritti… sia per quanto concerne la filosofia della tassazione che per tutti gli altri risvolti precedentemente enunciati, appena accennati o sufficientemente tratteggiati, che coinvolgono i personaggi descritti in calce e moltissimi altri, consapevoli o meno della criminalità della loro azione di governo ed amministrazione…. 
CHIEDIAMO 
di procedere alla verifica delle responsabilità dei fatti qui descritti di coloro in epigrafe elencati ai fini di: 
a)                              assicurare la prova dei reati; 
b)                              impedirne la soppressione e l’inquinamento delle prove; 
c)                              impedire la continuazione dei reati; 
d)                              Sollecitiamo pure l’esecuzione di opportune perizie per la conferma della qui fornita ricostruzione. 
Ricordo, sottolineo ed enfatizzo ad uso di chi mi legge rammentando l’ obbligatorietà dell’azione penale (Costituzione  art. 112) in caso di evidenti violazioni di legge e l’altrettanto obbligatorio arresto in caso di flagranza di reato, e nelle descrizioni qui prodotte se ne sono verificate a josa, ricordo altresì il giuramento prestato nei confronti della Costituzione, delle Istituzioni, della Repubblica, dello Stato e dei Cittadini italiani tutti, a cui l’operato di questo giudice si deve uniformare e deve rispondere, e di cui noi a nostra volta saremo severi giudici. 
Chiediamo quindi la punizione nei termini di legge per tutti i reati sopra contestati, e quant’altro ravvisabile nell’esposizione dei fatti a scaturenti dalle indagini, il ripristino della legalità, della giustizia e le più severe sanzioni e condanne previste dalla LEGGE. 
Ci riserviamo inoltre di costituirci parte civile nell’instaurando procedimento penale; e, ai sensi dell’ex art. 408 c.p.p., chiediamo di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione. 


In FEDE.

Tratto da:
http://www.albamediterranea.com/index.php?option=com_content&view=article&id=84%3Aillegittimita-della-tassazione-querela-contro-organi-dello-stato-equitalia-ed-altri-in-associazione-del-19-agosto-2013&catid=1%3Aultime&Itemid=50

Guardate questi video vi illustrano come i CRIMINALI ci hanno resi SCHIAVI....

 


Video interessante da visionare sull'argomento tasse ed evasione fiscale

“C’è una grande truffa. Il nostro problema non è l’evasione fiscale. Noi, in verità, paghiamo più tasse più degli altri paesi europei: lo dicono i dati Eurostat. Il problema dell’Italia è chi amministra: è l’amministratore quello che spreca i soldi di tutti”.

“Vedete, in Italia ci scagliamo contro l’evasore senza badare cosa fa l’amministratore: questo è il grande gioco di prestigio”.
A dirlo non è un esponente politico qualunque, bensì Giuseppe Bortolussi, direttore della Cgia di Mestre nota per l’autorevolezza del suo Ufficio studio economici, e fra i fondatori del movimento “Verso Nord”.
 

La soluzione:
Ogni villaggio (Comune) dovrebbe essere
autogestito finanziariamente dai cittadini che si dovrebbero essi stessi tassare a seconda delle proprie necessita, per garantire le necessita, fino ai propri confini comunali....
Ricordiamo che i confini comunali sono sempre collegati ad altri confini comunali, quindi non ci sono infrastrutture, al di fuori dei vari confini comunali...di proprieta' di terzi...
Quindi le tasse dovrebbero variare da comune in comune, in funzione delle necessita' comunali decise da tutti i cittadini.
Per aiutare i comuni poveri di popolazione, basta fornire una piccola percentuale delle tasse pagate nel proprio comune, per garantire l'aiuto di quei comuni "poveri", fino al momento della loro raggiunta autosufficienza... che devono in qualche modo raggiungere in un certo tempo, pena la decadenza degli aiuti.

Negli USA l'agenzia (privata) di riscossione delle Tasse, non paga le Tasse ed e' in mano ai soliti Criminali !
....e per l’ Italia, vedi Equitalia, e sorpresa....scoprirete....che fino alla fine del 2013...e' stata registrata come Company in un stato degli USA (Paradiso Fiscale) al n° 5315638, poi dai primi del 2014, dopo la nostra scoperta il nome e’ stato cambiato in Equitax….chissa’ chi ha registrato la prima volta e chi lo ha cambiato dopo la nostra segnalazione…?
- digitate questo numero su questa pagina: https://delecorp.delaware.gov/tin/GINameSearch.jsp


vedi anche: La struttura della TRUFFA EUROPEA + Uscite da Matrix in tre mosse, vedi QUI

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Confessioni di un finanziere: "Incasso tangenti per lo Stato" - 26/04/2014
Memorie di un finanziere della polizia tributaria.
Si potrebbe intitolare così il sorprendente documento esclusivo che state per leggere. Si tratta della trascrizione, fedele alla lettera, del disarmante sfogo di un disincantato, onesto e preparato maresciallo della Guardia di Finanza, impegnato da diversi lustri nei temutissimi controlli alle imprese. L’uomo, di cui evitiamo di indicare dati anagrafici e curriculum per non renderlo riconoscibile, ha apparecchiato per Libero uno zibaldone di pensieri, suddiviso in capitoletti, sul suo lavoro di tutti i giorni. Che per lui è diventato un tran tran asfissiante, capace di condurlo quasi al rigetto.
Il risultato è questa spietata radiografia che stupisce e, in un certo senso, preoccupa di un mestiere che tanto trambusto porta nelle vite degli italiani. Infatti in questo sfogo il militare dipinge le ispezioni delle Fiamme gialle come un ineluttabile meccanismo stritola-imprenditori il cui obiettivo non sarebbe una vera e sana lotta alle frodi fiscali, ma una fantasiosa e famelica caccia al tesoro indispensabile a lanciare le carriere di molti professionisti dell’Antievasione. «Nel nostro lavoro ci sono forzature evidenti, a volte imbarazzanti», ammette con Libero il maresciallo. Che qui di seguito svela retroscena e segreti dei controlli che intralciano ogni giorno il lavoro di centinaia di imprenditori.
Una lettura che potrebbe agitare qualcuno e far alzare il sopracciglio ad altri. Ma a tutti deve essere chiaro che non di fiction si tratta e che domani il nostro maresciallo e la sua pattuglia potrebbero bussare alla vostra porta. Preparatevi a leggere il testo di questo finanziere raccolto in esclusiva da Libero.

Ossessione numeri
Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione. Nel nostro Corpo esistono vere e proprie task-force che si occupano di fare previsioni di recupero d’imposta e a fine anno queste devono essere raggiunte, come se l’evasione fiscale si basasse su dei budget. Gli operatori sul territorio sono meno di chi elabora questa realtà virtuale, su 64 mila finanzieri siamo circa 4 mila a fare i controlli.

Indietro non si torna
A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è come tirarlo fuori.

Per riuscirci c’è un nuovo strumento infernale, la cosiddetta “mediana”, che va di gran moda tra gli ufficiali.
La si pronuncia con rispetto e deferenza, anche perché da essa dipende la carriera di chi la evoca. Si tratta di uno studio fatto a tavolino, che stabilisce il valore medio della verifica necessario a raggiungere gli obiettivi, il tetto al di sotto del quale non si può andare. Se capiamo che in un’azienda il verbale sarà di entità inferiore alla mediana, derubrichiamo la verifica a controllo in modo che non entri nelle statistiche ufficiali.

Alla Guardia di Finanza abbiamo uffici informatici che elaborano dati in continuazione. Ma si tratta di numeri “drogati”, come lo sono quelli dei sequestri. Nei magazzini dei cinesi ho visto colleghi registrare alla voce “giocattoli” ogni singolo pallino delle pistole per bambini. Spesso questi servizi si fanno in occasione delle feste natalizie, così passa l’informazione che sul territorio c’è sicurezza.
Con questi numeri i generali si riempiono la bocca il 21 giugno, giorno della festa del Corpo. Lo speaker spara cifre in presenza di tutte le autorità, dei presidenti dei tribunali, dei politici, ecc. ecc. Quel giorno è un tripudio di dati pronunciato con voce stentorea: recuperata tot Iva, scovati tot milioni di redditi non dichiarati, arrestati x emittenti fatture false. Una festa!

Normativa astrusa
La normativa tributaria italiana è talmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del risultato a ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso contradditoria e conflittuale.
Nel nostro Paese è quasi impossibile essere in regola e per chi lo sembra ci prendiamo più tempo per spulciare ogni carta. Infatti se una norma può apparire favorevole all'imprenditore, c’è sicuramente un’altra interpretabile in maniera opposta. E in questo ci aiuta l’oceanica produzione di sentenze, frutto di un eccessivo contenzioso. Un contratto, un’operazione possono essere interpretati in mille modi e alla fine trovi sempre una sentenza della Cassazione che ti permette di poter fondare un rilievo su basi giuridiche certe. Questo è il Paese delle sentenze.

Analizzando un bilancio, un’imperfezione si trova sempre. Magari per colpa dello stesso controllore che prima dice all’imprenditore di comportarsi in un modo e poi in un altro, inducendolo in errore. Per esempio, su nostro suggerimento, un’azienda non contabilizza più certe spese come pubblicità (deducibili), ma come spese di rappresentanza (deducibili solo in parte). Quindi arriva l’Agenzia delle Entrate e spiega che quelle non sono né l'una né l’altra. A volte succede che qualcuno abbia già subito un controllo, abbia aderito a un condono e, zac, arriviamo noi e contestiamo lo stesso aspetto, ma in modo diverso. Dopo i primi anni nel Corpo non ho più sentito di controlli chiusi con un nulla di fatto e in cui si torna a casa senza aver contestato qualcosa. Alla fine chi lavora impazzisce.

Chi sbaglia non paga
Come è possibile tutto questo ? Semplice: perché chi sbaglia non paga, ma anche perché chi sbaglia non saprà mai di averlo fatto.
Il motivo è semplice: noi non comunichiamo con l’Agenzia delle Entrate e non sappiamo mai che fine facciano i nostri verbali.
Per questo se ho commesso un errore non lo verrò mai a sapere: il nostro è solo un verbale di constatazione, a renderlo esecutivo è l’Agenzia delle Entrate che lo trasforma in verbale di accertamento. Però raramente i nostri colleghi civili bocciano il nostro lavoro, anzi questo non succede nel 99,9 per cento delle situazioni. Si fidano di noi e, anche se sono molto più preparati, nella maggior parte dei casi prendono il nostro verbale e lo notificano, tale e quale, al contribuente. Quello che sappiamo per certo è che i nostri verbali, giusti o sbagliati che siano, diventano numeri e quindi non ci interessa che vengano annullati, tanto non ne verremo mai a conoscenza né saremo chiamati a risponderne. Per noi resta un grosso risultato. E visto che nessuno paga per i propri errori, il povero imprenditore continuerà a trovarsi ignaro in un castello kafkiano fatto di norme e risultati da ottenere.

Imprese sacrificali
Gli imprenditori con noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè, sopportano di averci tra i piedi per settimane, ma si capisce che vorrebbero dirci: scusateci, ma avremmo pure da lavorare. A noi però questo non interessa: dobbiamo contestargli un verbale a qualsiasi costo e quando bussiamo alla loro porta sappiamo che non hanno praticamente speranza di salvezza. Per contrastare e contestare questa trappola infernale l’imprenditore è costretto a pagare consulenti costosissimi, ma noi rimaniamo sempre sulle nostre posizioni. A volte capita che per provare a difendersi il presunto evasore chiami in soccorso come consulenti ex finanzieri, ma spesso questo non gli evita la sanzione. Anzi.

Negli ultimi anni ho notato una certa arrendevolezza da parte degli imprenditori: dopo un po’ si stancano. Capiscono, e ce lo dicono, che tanto dovranno fare ricorso perché noi non cambieremo idea. Per tutti questi motivi molti di loro costituiscono a inizio anno un fondo in previsione della visita della Finanza. Sono coscienti che qualcosa dovranno comunque pagare.
Chi fa veramente le grandi porcate, chi apre e chiude partite Iva, emette false fatture o costituisce società di comodo magari alle Cayman è molto più veloce di noi e per questo non lo incastriamo, mentre azzanniamo quelli che operano sul territorio e che sono regolarmente censiti nelle banche dati. Alla fine lo Stato colpisce sempre i soliti noti. Non è una nostra volontà, ma dipende dal fatto che non abbiamo risorse per fare la vera lotta all’evasione e in ogni caso dobbiamo fornire dei numeri al ministero per poter legittimare la nostra esistenza come istituzione. Anche in Europa.

Tangente di Stato
L’imprenditore, se accetta la proposta di adesione al verbale entro 60 giorni, paga solo un terzo di quanto gli viene contestato e spesso salda anche se non lo ritiene giusto, per togliersi il dente ed evitare ricorsi costosi (a volte più dei verbali) e sine die.
In pratica accetta di pagare una tangente allo Stato. Agli imprenditori i ricorsi costano molto e se la commissione provinciale, il primo grado della giustizia tributaria, dà ragione allo Stato, l’imprenditore prima di ricorrere alla commissione regionale, il secondo grado, deve pagare metà del dovuto. Per questo chi lavora spesso preferisce chiudere la partita all’inizio, pagando un terzo.

Giustizia da farsa
Il contradditorio tra Guardia di Finanza e imprenditori durante le verifiche è una farsa, perché ognuno rimane sulla propria posizione, ma va fatto per legge. Nel contradditorio gli imprenditori non hanno scampo: quel numero, quell’ipotesi di evasione, ormai è stato venduto e non può più essere ridimensionato. È entrato nel sistema e nelle nostre statistiche. A noi non interessa se magari dopo anni quel verbale verrà annullato e non avrà prodotto alcun introito per lo Stato.
Le cose non vanno meglio con la giustizia tributaria, gestita da commissioni composte da avvocati, commercialisti, ufficiali della Finanza in pensione che fanno i giudici tributari gratuitamente giusto per fare qualcosa o per sentirsi importanti. È incredibile, ma in Italia il sistema economico-finanziario viene affidato a un servizio di “volontariato”.
La verità è che un tale esercito di volontari senza gratificazioni economiche non se la sente di cassare completamente il lavoro di finanzieri e Agenzia delle Entrate e l’imprenditore qualcosa deve sempre pagare. Difficilmente questi giudici per hobby danno torto allo Stato.
L’assurdità è che vengono pagati 30-40 euro per motivare sentenze complesse che hanno come oggetto verbali da milioni di euro, scritti da marescialli aizzati dal sistema.

Formazione assente
Il nostro vero problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra.
Sulla nostra formazione non ho niente da dire, perché non esiste. Eppure dobbiamo confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran parte di noi non sa una parola in inglese. Non ci forniscono nemmeno i codici tributari aggiornati, mentre spendono milioni per farci esercitare ai poligoni, visto che siamo inspiegabilmente ancora una polizia militare, come solo in Equador e Portogallo. Un commercialista lavora 12 ore al giorno e si forma continuamente.
Dall’altra parte della barricata c’è gente come noi che non vede l’ora di scappare via dall’ufficio, dove spesso non ha neppure a disposizione una scrivania o la deve condividere con altri colleghi. In questo modo il lavoro diventa l’ultimo dei pensieri.
I più bravi vanno in pensione appena possono, per riciclarsi come professionisti al soldo delle aziende. Ci vuole una fortissima motivazione per studiare una materia terribile come il diritto tributario. Avvocati e commercialisti trovano gli stimoli nelle parcelle, da noi un maresciallo con vent’anni di servizio guadagna 1.700 euro. Gli incentivi li dobbiamo trovare dentro di noi, magari pensando di sfruttare il sistema per trovare un altro lavoro. È illogico che un mestiere così delicato, dove si contestano milioni di euro d’evasione, sia affidato a gente sottopagata e impreparata. L’unico modo di tenersi aggiornati è quello di studiare a proprie spese, pagandosi master e corsi. Purtroppo la formazione è costosissima e spesso ci rinunciamo. È chiaro che un sistema del genere presti il fianco al rischio della corruzione.

In più bisogna considerare che per noi le verifiche sono particolarmente rischiose. In base alla mia esperienza non le facciamo con la giusta professionalità, possiamo commettere errori in buona fede, essere invischiati in fatti che neanche capiamo. Per esempio alcuni di noi sono stati accusati di aver ammorbidito un verbale per un tornaconto, in realtà lo avevano fatto per ignoranza e per questo ora quasi nessuno vuole più fare questo tipo di lavoro.

Risorse all'osso
I nostri capi hanno budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve portare a casa i risultati con i soldi e le pattuglie che ha. Risultati almeno uguali a quelli dell’anno precedente. A causa di questa mancanza di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di carta, spillatrici. E secondo me gli imprenditori se ne accorgono, ma non dicono nulla per compassione.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che ovviamente non succede a noi.
Nel nostro lavoro, la mattina, ammesso che trovi una macchina libera, devi prima fare car-sharing e accompagnare diversi colleghi ai reparti, quindi ti restano due o tre ore per fare visita a un’azienda. Quando rientriamo da una verifica il nostro principale problema è segnare sul registro quanti chilometri abbiamo fatto e quanta benzina abbiamo consumato. Arriveremo al paradosso di fare le verifiche in ufficio a contribuenti trovati su Google.

Lontani dalla realtà
I nostri vertici sono lontani dalla realtà, sono convinti che noi facciamo “lotta all'evasione”. C’è una distanza siderale tra chi sta in trincea, come me, e chi vive nei salotti. Un maresciallo può parlare solo con il tenente e non con i gradi superiori. Il nostro messaggio viene filtrato e arriva al vertice completamente distorto. Nel nostro sistema militare non conta quello che pensi del tuo lavoro, ma il grado che hai sulle spalle. L’ufficiale non va a riferire al superiore se l’ispettore gli ha detto che un controllo potrebbe non portare a niente. Al contrario insinua nei vertici la speranza che un risultato arriverà.
E così chi va in giro per aziende deve ingegnarsi per trovare il cavillo che porti al risultato, solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla. L’animo umano si accontenta di poco. In questa catena di comando in cui tutti devono fare carriera non sono ammessi dubbi od obiezioni, l’informazione reale resta a valle, al generale arriva quella virtuale, il famoso “numero”. In nome del quale vengono immolati molti evasori virtuali.
Tratto da: liberoquotidiano.it

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EQUITALIA un carrozzone pubblico, che sperpera il nostro denaro.... - vedi anche:  Sovranita' Individuale N.A.C.
Ecco i conti di Equitalia: perdite cumulate per 40 milioni dal 2010 al 2012, monte-stipendi da 500 milioni – 18 /06/2013
Un baraccone pubblico con oltre 8mila dipendenti, che assorbono solo per gli stipendi oltre 500 milioni di euro, costoso e capace anche di produrre perdite.
È questa l'altra faccia della tanto odiata Equitalia che emerge dai conti del gruppo della riscossione. Ora il Governo ha frenato l'iperattivismo della struttura guidata da Befera, ma la realtà, al di là dei luoghi comuni, dice che l'attività di Equitalia è in forte contrazione ormai da un paio d'anni.

Almeno dal 2010 gli sceriffi delle tasse hanno perso mordente. Il dato che mostra il volto meno aggressivo di Equitalia sta tutto nei ricavi scesi di 197 milioni tra il 2010 e il 2011 e assestatesi al ribasso ulteriormente nel corso del 2012. Già ma cosa sono i ricavi per gli esattori del fisco? Sono semplicemente gli aggi, cioè le commissioni riconosciute al gruppo guidato da Attilio Befera sui volumi riscossi. Ebbene le commissioni attive valevano 1,224 miliardi nel 2010, sono scese a 1,031 miliardi nel 2011 e nell'ultimo bilancio quello del 2012 la contrazione è stata di altri 100 milioni, con le commissione attive ferme a quota 925 milioni.

Aggi in calo di oltre un quarto. L'impatto della rateizzazione.
In tre anni quindi Equitalia ha perso fatturato per 300 milioni, il 25% del totale. E del resto è la stessa Equitalia ad ammettere tra le pieghe del bilancio del 2012 che gli aggi sono in flessione in relazione ai minori volumi di riscossione (-12,6% solo nel 2012) e in più negli ultimi anni il dato è stato condizionato dall'introduzione della possibilità di ricorrere alla rateizzazione dei debiti da parte dei cittadini. La riscossione dei ruoli esattoriali che era stata di 8,6 miliardi nel 2011 è scesa infatti di un miliardo secco attestandosi a 7,5 miliardi a fine 2012. Ma per Equitalia hanno anche pesato tra i motivi del brusco rallentamento il decremento dei rimborsi spese per le procedure coattive. Insomma unghie spuntate per i tanto vituperati esattori dello Stato.Ovvio che ha pesato anche il clima di intolleranza verso la faccia crudele dell'esazione.

Il costo della struttura
E più scendono gli incassi più si palesa l'anomalia profonda dell'agenzia. Il costo del lavoro pesa tantissimo sull'operatività della struttura. Per pagare gli 8100 dipendenti del gruppo se ne vanno ben 506 milioni di euro l'anno. Erano addirittura 549 milioni nel 2011. In ogni caso i salari degli sceriffi delle tasse valgono il 50% del fatturato. Un costo che non sarebbe accettabile in un'azienda privata. Se a questi si tolgono altri 450 milioni di costi per i servizi, si vede che resta ben poco nelle casse di Equitalia. In realtà l'agenzia non dovrebbe fare profitti, non è il suo scopo, ma neanche perdere soldi. Ebbene nel 2011 il buco di bilancio è stato di 73 milioni e solo nel 2012 si è tornati in utile per soli 8 milioni. Tra il 2010 e il 2012 le perdite cumulate sono state di 40 milioni.
Una sorta di beffa chiudere in passivo per chi riscuote le tasse degli italiani.
Il costo del lavoro è davvero un problema per Befera, tanto che la società è impegnata su un forte piano di esuberi ed esodi incentivati. Con l'attività in calo 8mile dipendenti sembrano davvero eccessivi.

La cura dimagrante parte dal vertice
Ma la cura ha riguardato anche il vertice della società. I membri del consiglio d'amministrazione e del collegio sindacale hanno incassato complessivamente nel 2011 4,2 milioni di euro. Nel 2012 ecco la sforbiciata con i compensi scesi a 1,77 milioni. La cura dimagrante è cominciata (per fortuna) dal vertice.
By Favio Pavesi (ha collaborato Alberto Magnani)
Tratto da: ilsole24ore.com

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Il TAR del Lazio schianta Equitalia
  -  Roma, 05 Maggio 2013
Alcuni nostri lettori, che ringraziamo e citiamo al termine di questo post, ci segnalano LA NOTIZIA che inconsciamente ogni italiano stava aspettando: il T.A.R. del Lazio, con una sentenza che farà storia, ha stabilito che le cartelle di Equitalia e gli avvisi delle Agenzie delle Entrate sono tutti nulli.

Il Tribunale amministrativo ha stabilito che, all’interno delle Agenzie delle Entrate, gran parte del personale che firma gli accertamenti non ha i requisiti di “dirigente”.
La conseguenza è che tali atti sono nulli e, con essi, anche le successive cartelle Equitalia.»…
Il caso nasce dopo la richiesta, da parte di un contribuente, di conoscere il nome del funzionario che si occupava della sua pratica, per poter meglio valutare la sua strategia di difesa…”
Per chi volesse leggere più dettagliatamente il testo della notizia, il link all’articolo è il seguente:
http://www.ilnord.it/index.php?id_articolo=335#.UYYkoxnBydQ.facebook

Quello che ci preme in questa sede scrivere a chiare lettere sono le seguenti considerazioni:
La richiesta, da parte di un contribuente, di conoscere il nome del funzionario che si occupava della sua pratica è uno dei classici comma delle NAC, la Notifica di Accettazione Condizionata del presunto debito di cui stiamo diffusamente trattando da circa due settimane su queste pagine, e costituisce una monumentale prova della validità di approccio di questo strumento per appurare se vi sono illiceità nei meccanismi con i quali le "istituzioni" gravano i cittadini di pretese vessatorie.
Una incredibile gravità e dimensione dell’illecito da parte da parte della pubblica amministrazione emerge delle motivazioni della sentenza: 767 funzionari di Equitalia su 1146 sarebbero “abusivi”, quindi i loro atti nulli.(funzionari che tra l’altro non è dato sapere chi siano per “Motivi di sicurezza”. Una delicatezza che non è stata usata per gli italiani e i loro conti correnti, ormai obbligatori per tutti per questioni di tracciabilità del denaro. Si, il nostro !).
Il fatto che questa anomalia ha odiosamente caratterizzato uno strumento di prelievo di denaro che si è vergognosamente macchiato del sangue di un ormai incalcolabile – perché sottaciuto dai media ufficiali e mai denunciato nelle sue effettive dimensioni – numero di suicidi, rappresenta un irresistibile imperativo per qualsiasi cittadino italiano degno di questo nome a pretendere una ulteriore indagine per capire se questo sia l’unico caso in cui sia configurabile la nullità degli atti per irregolarità, illeciti o altro.
Il conseguente emergere della necessità di una “class-action” di massa da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni che non garantiscono nei propri comportamenti l’osservanza di quelle leggi che esse stesse promulgano, e che i cittadini indifesi sono invece tenuti ad osservare, con un divario di tale entità da spingere persino a chiedersi se le istituzioni nel loro complesso operano per tutelare la popolazione, come dovrebbe essere, o invece per fini diversi da questo.....
Insomma, questo fatto, per la macroscopica rozzezza dell’irregolarità ci fa immediatamente pensare che può essere la punta dell’iceberg degli illeciti presenti all’interno dei meccanismi del sistema.
E ci conforta grandemente nella nostra sempre crescente e alquanto legittima pretesa di trasparenza assoluta tanto sui nostri doveri quanto soprattutto sui nostri effettivi diritti di cittadino, che nessuno si è preoccupato di farci conoscere nel dettaglio.
Da oggi nessuno potrà dimenticare né far dimenticare tutti coloro che si sono tolti la vita per qualcosa di cui un Tribunale ha stabilito la nullità giuridica.
By Jervé - Tratto da: iconicon.it

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Equitalia ha metodi da usura: Soffoca migliaia di imprese – 05/03/2010
Bresso: 'Cinquantamila famiglie con rischiano il lastrico, sosterrò una class action'. La denuncia del consigliere comunale Udc, Goffi che come avvocato da anni si batte contro la 'spregiudicatezza' con la quale società pubblica riscuote debiti erariali.  Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che rischiano il fallimento
L'incubo che grava su Torino ha i numeri di una catastrofe finanziaria: sono cinquantamila le case ipotecate solo in città e in provincia da Equitalia la società dell'Agenzia delle entrate che si occupa della riscossione dei debiti erariali e cioè di chi non ha pagato o ha pagato solo in parte Inps, Inail, Iva, sanzioni amministrative e così via. Ipoteche emesse a fronte di debiti da esigere per centinaia di milioni di euro in gran parte di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori (ma anche di semplici famiglie) che rischiano in questo modo di essere messi sul lastrico.
«Se quelle ipoteche dovessero trasformarsi in sequestri e poi nelle vendita dei beni, nel 2010 sono possibili migliaia di fallimenti di piccole imprese a Torino e provincia, un fatto che rischia di aggravare ancora di più la crisi», denuncia Alberto Goffi, capogruppo dell'Udc in Consiglio comunale (e candidato alle Regionali). Goffi, come avvocato, sta da tempo combattendo una battaglia contro Equitalia per la «spregiudicatezza» con cui a suo parere la società conduce la riscossione dei debiti.
E ieri assieme alla presidente Mercedes Bresso ha tenuto una affollatissima conferenza stampa (c'erano decine di persone colpite da ipoteche nel comitato elettorale della presidente uscente) in cui oltre a ripetere la denuncia contro Equitalia ha proposto insieme alla zarina una serie di possibili soluzioni.
«Non è possibile - ha spiegato Goffi - che lo Stato conceda agli evasori totali di poter usufruire dello scudo fiscale, con cui pagando il 5 per cento del dovuto, ci si mette a posto. Mentre, allo stesso tempo, i piccoli imprenditori, le famiglie, i lavoratori non riescono a pagare i debiti perché Equitalia fa scattare sanzioni così pesanti con interessi che alla fine arrivano al 100-120 per cento».
Sanzioni che, ha sottolineato Goffi, crescono di mese in mese e portano facilmente al raddoppio del debito: «È un circolo vizioso - dice ancora l'esponente Udc - il paradosso è che se un artigiano o un commerciante è in difficoltà (magari perché proprio lo Stato o un ente pubblico è in ritardo con qualche pagamento) e non riesce a far fronte a una ingiunzione, non solo si trova la casa ipotecata (o vede scattare il fermo amministrativo dell'auto, 70 mila a Torino e provincia), ma Equitalia segnala anche il fatto alle «centrali rischi» delle banche che in questo modo bloccano ogni forma di credito. In più il debito in poco tempo aumenta, anche del 100 per cento.
E se il piccolo imprenditore già non ce la faceva a pagare, ad esempio 50 mila euro, figuriamoci se può far fronte al doppio». Insomma un girone infernale, simile a quello dell'usura, «solo che in questo caso è lo Stato ad usare metodi usurari». «È chiaro che noi non invitiamo nessuno ad evadere le tasse ma chiediamo che ci sia invece equilibrio e che per un anno si sospenda la riscossione - spiegano Goffi e Bresso - anche perché i numeri sono quelli di una emergenza: al 30 ottobre 2009 le istanze di dilazione del debito presentate ad Equitalia in provincia di Torino erano oltre 31 mila, contro le oltre 13 mila del 2008, per un importo complessivo di 350 milioni contro i 68 milioni dell'intero anno precedente».
Bresso ha proposto anche una serie di soluzioni per la drammatica vicenda: «Non è accettabile che lo Stato si comporti da usuraio - ha detto - per questo come Regione prima di tutto costituiremo un elenco delle persone coinvolte, per conoscere le dimensioni del problema. Poi sosterremo una class action». Non solo: la presidente della Regione ha annunciato di voler proporre una legge di iniziativa regionale in Parlamento per istituire la "clear" tra enti pubblici, cioè la compensazione dei crediti con i debiti:
«Se un imprenditore deve un tot di soldi allo Stato per tasse o altro, ma ha anche crediti nei confronto degli enti pubblici le due cose si potrebbero facilmente compensare sull'esempio di quanto avviene già da tempo tra le banche, ancora prima dell'era informatica». Bresso ha inoltre garantito «norme regionali per cercare un sistema di garanzia sul modello dei fondi per le pmi»
Tratto da: torino.repubblica.it

Sentenze utili per Equitalia ed Ag. delle Entrate
La Cassazione Civile Tributaria n. 4516 del 22 febbraio 2012, stabilisce che la cartella di pagamento non può limitarsi a riportare la cifra globale degli interessi dovuti. Al contrario, in essa deve essere indicato come si è arrivati ad un dato calcolo, specificando le singole aliquote a base delle annualità prese in considerazione.
L’operato di Equitalia non deve risultare ricostruibile soltanto attraverso difficili indagini che non competono al contribuente, perché se così fosse, risulterebbe violato il diritto di difesa del destinatario dell’atto.
La Cassazione ha precisato che sono illegittimi tutti gli atti di riscossione notificati dopo giugno 2008, se privi dell’indicazione della base di calcolo degli interessi: quindi sono tutte illegittime le cartelle Equitalia notificate dopo giugno 2008.

ed anche:
La Commissione Tributaria regionale del Piemonte, con sentenza n. 92 del 1° ottobre 2012, ha stabilito che l’atto di riscossione deve indicare tutti quegli elementi che consentano al contribuente di verificare la correttezza dei calcoli effettuati dal concessionario.
Siamo qui in attesa di trovare delle risposte alle domande che sorgono spontanee.
Chiediamo collaborazione anche a chi legge per risolvere questo “mistero americano”, ci viene in mente una lettura, forse la peggiore, quella in virtù della quale abbiamo menzionato la Notitia Criminis. Andiamo per punti. Il 30 giugno scadeva la convenzione di Equitalia s.p.a. con lo Stato Italiano per la riscossione di tributi. Questa Convenzione è stata prorogata pochi giorni fa fino al 31/12/2013.
Chi ci dice che non ci sia un manipolo di Italiani che, in previsione di questa “sede vacante”, non abbia pensato bene di aprire una SOCIETA’ OMOLOGA che si propone di TRUFFARE, per mezzo dell’invio di cartelle FALSE agli ignari contribuenti italiani, richiedendo debiti inesistenti con more salatissime e portando direttamente negli Stati Uniti a tassazione zero, tutti i proventi di questa ipotetica truffa di portata internazionale. Sarebbe il colmo eh ?
By Alfred on Gaia

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Riporto di seguito il ricorso tipo per gli avvocati che vogliono sollevare la questione di costituzionalità della (assurda) norma che ha vietato il pignoramento presso terzi per il recupero delle somme di cui ai decreti ex legge Pinto.

Al TRIBUNALE di ________________ SEZIONE ESECUZIONI CIVILI

RICORSO ex art. 617 cpc avverso declaratoria di improcedibilità di pignoramento presso terzi e conseguente estinzione della procedura.

Istante ___________

L’istante propone opposizione avverso il provvedimento di declaratoria di improcedibilità e conseguente estinzione della procedura di pignoramento presso terzi e solleva

Questione di anticostituzionalità dell’art. 6, comma 6 del DL n 35 dell’8.4.2013 laddove vieta gli atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della legge Pinto.

Non sussiste manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 24, 41, 42 e 111, della Costituzione, dell’articolo 6, co. 6 del DL 8.4. 2013, n. 35 laddove recita:

«Art. 5-quinquies — Esecuzione forzata.
1. Al fine di assicurare un'ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge.
2. Fermo quanto previsto dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l’effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate.
L’ufficio competente presso i Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l’ammontare per cui si procede, sempreché esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi.
3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d’ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.
4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, né sospendono l’accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge».

Con tale norma il legislatore, adducendo di voler assicurare «un’ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate» con la L. 89/01, ha in realtà impedito l’esecuzione forzata dei decreti Pinto, con l’aggravante che non li paga e non li ha mai pagati spontaneamente.

Intento, quello di non pagare, con il quale il legislatore ha operato su due fronti.

Da un lato ha disposto che può essere esperita solo una speciale esecuzione mobiliare presso il debitore («…pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione»); dall’altro, ha escluso esecuzioni presso le tesorerie precisando pleonasticamente (ad evitare ogni equivoco e accantonamento di somme) che: «gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, né sospendono l’accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge» (n. 4 art. 5 quinquies).

La principale innovazione normativa è però che il creditore di un decreto Pinto può eseguire i pignoramenti e i sequestri esclusivamente con una espropriazione forzata presso il debitore (con esclusione di esecuzioni mobiliari presso terzi), con atto notificato al Ministero della Giustizia, Ministero dell’Economia e Finanze e Ministero della Difesa, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.

Norma sconcertante perché questi in uffici non è mai esistita alcuna somma soggetta ad esecuzione forzata.

Norma in sostanza affetta da svariati profili di incostituzionalità con riferimento agli artt. 3, 24, 41, 42 e 111 Costituzione.

ART 3. È violato l’art. 3 della C. sotto il profilo dell’uguaglianza perché un creditore nei confronti dello Stato il cui credito scaturisce da un decreto Pinto è discriminato rispetto ad un creditore che vanti un credito che derivi da altro che un decreto ex L. 89/01, cosa invero singolare.

Mentre cioè ogni cittadino può esperire qualsiasi tipo di esecuzione nei confronti dei propri debitori, un creditore ex legge Pinto, non solo può esperire solo una particolare esecuzione mobiliare presso il debitore (con «..atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione..»), ma, per di più, si tratta di un tipo di azione destinata a non produrre altro esito che un inutile dispendio di denaro e di tempo, tanto più che non possono nemmeno essere aggrediti tutti i beni del debitore, ma solo i fondi esistenti nella contabilità destinati al pagamento dei decreti Pinto, che non esistono.

Una violazione, quella dell’art. 3 della C., che, già in generale, è particolarmente grave, ma che in questo caso è di una anomalia che sconcerta.

Un principio di cui la Corte costituzionale ha fatto larga applicazione in moltissime decisioni eliminando da vari settori dell’ordinamento norme discriminatorie verificando anche l’intrinseca ragionevolezza delle scelte legislative, anche indipendentemente dalla comparazione tra norme.

Principio sempre ribadito sia in relazione alla disciplina generale che in relazione alla censurabilità delle deroghe ingiustificate rivolto al riequilibrio del sistema mediante il ripristino di una disciplina eguale per tutti e la caducazione di deroghe non sorrette da validi motivi (Ordinanza n. 582/1988).

Nella fattispecie la disparità di trattamento tra i creditori di un decreto Pinto e gli altri creditori e tanto macroscopica quanto ingiustificata.

Art. 3, co. 1 e 2 Cost. è violato anche sotto il profilo della ragionevolezza per essere del tutto irragionevole limitare il diritto a procedere ad esecuzione forzata, sia sotto il profilo della non esperibilità di tutti i tipi di esecuzione forzata («..non sono ammessi atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge..»), sia sotto il profilo di limitare l’esecuzione forzata presso il debitore alla disponibilità dei fondi in bilancio («..sempreché esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata..»).

Canone della ragionevolezza al quale innumerevoli volte la Corte Costituzionale è ricorsa per decretare l’illegittimità delle norme.

Principio di ragionevolezza che più volte in passato la Corte ha valutato secondo logiche concordi all’uguaglianza di cui all’art. 3, di modo che la norma irragionevole era costituzionalmente illegittima in quanto apportatrice di irragionevoli discriminazioni.

Una impostazione alla quale conseguiva che, per accertare l’irragionevolezza, era necessario individuare il c.d. tertium comparationis.

Principio di ragionevolezza che, una volta affrancato sia dal principio di uguaglianza che dalla ricerca del tertium comparationis, la Corte ha poi potuto affermare anche in assenza di una sostanziale disparità di trattamento tra fattispecie omogenee, allorché la norma presenti una intrinseca incoerenza, contraddittorietà o illogicità rispetto al contesto normativo (sentenza n. 450/2000) o rispetto alla complessiva finalità perseguita dal legislatore (sentenza n. 416/2000).

Al canone della ragionevolezza la Corte è venuta aggiungendo il canone del bilanciamento degli interessi costituzionalmente protetti ed il canone delle compatibilità finanziarie o di sistema.

Nel caso di specie nella norma oggetto di censura vi è una palese incoerenza e illogicità, rispetto al contesto normativo, in materia di esecuzione forzata, atteso che sussiste un principio generale secondo cui il creditore, nell’ambito del territorio dello Stato, può aggredire TUTTI i beni del debitore.

Un principio che, se valido per i privati, dovrebbe a maggior ragione esserlo per i soggetti pubblici, che più dei privati dovrebbero osservare le leggi.

Discriminazione dunque illogica, incoerente, priva di giustificazioni, nel caso che ci occupa, atteso che non vi è alcuna ragione per sacrificare i creditori di decreti Pinto rispetto ad altri tipi di creditori.

ART. 24 C. È palese la violazione dell’art 24 C. sotto il profilo della violazione del diritto di difesa, fortemente limitato quando si sia creditori ex lege Pinto, vista la limitazione delle azioni esecutive, al solo pignoramento mobiliare presso il debitore e solo delle somme (inesistenti) iscritte in bilancio all’uopo.

Non v’è dubbio che il diritto di difesa, in un ordinamento democratico fondato sulla Costituzione, si elevi a valore preminente e inviolabile, al pari del diritto di libertà. Qui invece si è istituito che tutti possano agire per la difesa dei propri diritti ed interessi legittimi, salvo i creditori ex lege Pinto.

L’art. 24 della Costituzione è infatti inserito nella Parte I, dedicata ai «diritti e doveri dei cittadini» e ai «rapporti civili», compresi tra l’art. 13 e l’art. 28 della Costituzione.

Dunque, il diritto affermato dall’art. 24 della Costituzione si trova accanto a tutte le varie forme di libertà, che costituiscono il fondamento dei valori garantiti dell’ordinamento democratico.

Nella L. n. 98/1984, ad esempio, la Corte Costituzionale attribuisce all’art. 24: «valore preminente, essendo il diritto di difesa inserito nel quadro dei diritti inviolabili della persona».

Un diritto, quello alla difesa, gravemente compromesso da una norma che, come qui, elimini nella sostanza la possibilità di agire in giudizio mediante uno strumento che per di più non è uno tra i tanti al quale poter ricorrere, ma l’unico, perché dopo questa norma non resta di fatto che il ricorso al giudizio di ottemperanza, che da possibilità di agire caratterizzate da tempi così lunghi da rendere inattuale la legittima aspettativa del creditore ad essere pagato.

Norma quindi, quella oggetto della censura di incostituzionalità, che impedisce di fatto la possibilità di agire in giudizio ex esecutivis, o quanto meno limita fortemente il potere di agire in giudizio, nell’ambito dell’esecuzione forzata, a quei cittadini il cui credito scaturisce dai decreti esecutivi ex Legge Pinto.

ART. 41 e 42 Cost. Sono violati gli articoli 41 e 42 della C. sotto il profilo della lesione dell’iniziativa privata e della proprietà privata in quanto il cittadino proprietario di somme portate da un titolo esecutivo non può di fatto entrare in possesso dei propri beni (somme liquidate nei decreti ex L. Pinto).

L’art. 41 tutela l’iniziativa economica privata, che trova nel diritto di proprietà il suo presupposto.

Nella formulazione di cui all’art. 42, secondo comma: «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di godimento e i limiti allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti».

«L’adozione delle locuzioni riconoscere e garantire consente di potere estendere la tutela del privato non solo alla vicenda dell’appartenenza del bene al suo titolare, bensì anche a tutte le altre modalità di godimento; nel senso che il riconoscimento della rilevanza degli interessi generali e della loro prevalenza su quelli individuali non può rappresentare un giusto limite quando esso stesso è tale da vanificare il riconoscimento e la garanzia che il secondo comma dell’art. 42 offre al proprietario»,
(Alfio Finocchiaro, Il diritto di proprietà nella giurisprudenza costituzionale italiana, in
http://www.cortecostituzionale.it/documenti/filesDoc/Finocchiaro_8-10.10.2009.pdf )
Nella determinazione della tutela della proprietà hanno grande rilevanza anche i principi enunciati dalla Corte di Strasburgo, nella sua funzione di interprete della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, come meglio specificato infra.

Con riferimento al caso di specie il diritto di proprietà sulle somme di denaro di cui è titolare un soggetto che ha avuto riconosciuto un equo indennizzo ex L. 89/01 viene di fatto compresso e compromesso, in quanto detto cittadino non può agevolmente, o non può affatto, entrare in possesso delle somme di denaro delle quali gli è stato riconosciuto il diritto.

Il diritto di proprietà è quindi violato sotto il profilo del godimento effettivo, in violazione degli artt. 41 e 42 Cost.

ART. 111 Cost. È violato l’art. 111 C. sotto il profilo del diritto ad un giusto processo e all’effettivo soddisfacimento del diritto. Ciò anche in riferimento all’ Art. 6 CEDU e all’art. 41 Prot. Add. CEDU sotto il profilo della garanzia che lo Stato deve dare della effettiva soddisfazione delle pretese risarcitorie ex lege Pinto entro sei mesi dalla esecutività delle sentenze che le riconoscono sul piano interno.

La Corte di Strasburgo infatti si è più volte e da tempo pronunciata nel senso che il mancato pagamento dei decreti Pinto costituisce ulteriore violazione dell’art 6 CEDU e dell’art 41 Prot. Add. CEDU, violando il principio dell’effettività della tutela.

La materia, oltre che in numerosi altri precedenti, è ampiamente trattata nelle nove sentenze della Grande Camera del 29.3.06, (Scordino ed altri c/Italia, rg 36813/1997; Musci c/Italia n. 64699/01; Mostacciolo c/Italia, n.1, n. 64705/01; Mostacciolo c/Italia, n. 2, n. 65102/01; Cocchiarella c/Italia, n. 64886/01; Apicella c/Italia, n. 64890/01; Zullo c/Italia, n. 64897/01; Procaccino c/Italia n. 65075/01; Pizzati c/Italia n. 62361/00).

Sulla specifica fattispecie del diritto al risarcimento per il ritardo nel pagamento delle somme spettanti per equa riparazione si veda di recente: Casi Di Micco Governo italiano Application n. 35770/03 sentenza del 28 luglio 2008 2 sezione.

In particolare nel caso Simaldone\Italia (Affaire n. 22644/03, sentenza del 31/03/2009) è stato stabilito che gli interessi legali non escludono il diritto ad un ulteriore equo indennizzo per il ritardo nel pagamento delle sentenze L. Pinto.

È noto e pacifico che lo Stato italiano, con riferimento alla lungaggine processuale, presenta disfunzioni tali da negare e/o differire il più possibile l’esercizio dei diritti. La Grande Camera (sentenza del 29.03.06 citata) ha in proposito affermato:

–55. «Una volta che una decisione è stata ottenuta dalla Corte d’Appello, lo Stato non provvede spontaneamente al pagamento, ma costringe il ricorrente a notificare la decisione alla autorità, attendere 120 giorni dopo la notifica, quindi fare un’istanza e qualche volta ricorrere per un provvedimento esecutivo, non sempre con successo perché i fondi possono non essere disponibili».

–89. «..il diritto di accesso ad un tribunale garantito dall’art. 6, par. 1 della Convenzione sarebbe illusorio se il sistema legale di uno Stato contraente consentisse che una decisione giudiziaria finale vincolante rimanesse inefficace a danno di una parte. L’esecuzione di un giudizio pronunziato da una qualunque Corte deve quindi essere considerato come parte integrante del ‘processo’ ai fini di cui all’art. 6».

–103. «Questa Corte sottolinea che, per essere effettivo, un rimedio risarcitorio deve essere accompagnato da un adeguato finanziamento, così che possa essere dato effetto alle decisioni entro sei mesi dal loro essere depositate nel registro della corte d’appello che riconosce il risarcimento, che, come dalla legge Pinto, sono immediatamente esecutive».

Il concetto è stato ribadito anche nella sentenza del 21.12.2010, Gaglione c/Italia (ric. nn. 45867/07, 45918/07, 45919/07, 45920/07, 45921/07, 45922/07, 45923/07, 45924/07, 45925/07, 45926/07, 45927/07, 45928/07, 45929/07), in cui si accerta la violazione degli artt. 6, 6-1, 34, 35, 35-1, 35-3, 35-3-b, 41, 46, 46-2, P1-1, P1-1-1 CEDU e si statuisce:

«Lo Stato deve garantire l’effettiva soddisfazione delle pretese risarcitorie ex lege Pinto entro sei mesi dalla esecutività delle sentenze che riconoscono tali pretese sul piano interno. Lo stato non può richiedere ai propri cittadini di ricorrere avverso le inefficienze della L. Pinto attraverso la Pinto stessa. Il riconoscimento degli interessi moratori non è sufficiente a riparare i danni morali patiti a causa dell’eccessiva durata del procedimento esecutivo.
Si raccomanda allo Stato Italiano di intervenire quanto prima per arginare tale situazione, in particolare emendando ove necessario la L. Pinto, ed istituendo un fondo ad hoc per il risarcimento dei danni da eccessiva durata del processo».

Nel caso che ci occupa l’essere oltremodo difficoltoso recuperare le somme di cui il cittadino è creditore rende inefficace il principio dell’effettivo soddisfacimento del diritto, con violazione anche del principio che il pagamento deve avvenire entro 6 mesi dall’emanazione del decreto Pinto, con conseguente violazione dell’art. 111 Cost. in relazione all’art. 6 CEDU e art. 41 Prot. Add. CEDU.

Si solleva quindi la questione di legittimità costituzionale del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 art. 6 co. 6 che stabilisce:

«Art. 5-quinquies – Esecuzione forzata. 1. Al fine di assicurare un’ ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge.
2. Fermo quanto previsto dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l’effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate.
L’ufficio competente presso i Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l’ammontare per cui si procede, sempreché esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi.
3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d’ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.
4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, né sospendono l’accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge.», per violazione degli artt. 3, 24, 41, 42 e 111 della Costituzione».

Si chiede in conseguenza che il Giudice, previa sospensione del processo e l’emissione di ogni ulteriore provvedimento inerente opportuno e consequenziale, voglia sollevare la questione di illegittimità costituzionale del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 art. 6 co. 6 e rinviare la questione alla Corte costituzionale, con emissione di ordinanza con la quale, riferiti i termini e i motivi della istanza con cui è stata sollevata la questione, disponga l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospenda il giudizio in corso ed ordinando che, a cura della Cancelleria, l’ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte costituzionale sia notificata, quando non se ne sia data lettura nel pubblico dibattimento, alle parti in causa ed al Pubblico Ministero quando il suo intervento sia obbligatorio, nonché al Presidente del Consiglio dei ministri od al Presidente della Giunta regionale a seconda che sia in questione una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione.
L’ordinanza viene comunicata dal cancelliere anche ai Presidenti delle due Camere del Parlamento o al Presidente del Consiglio regionale interessato, con l’emissione di ogni ulteriore provvedimento opportuno e conseguenziale.
By Avv. L. Marra - www.marra.it


Corte di Giustizia Europea (2015):
STOP ai pignoramenti delle prime case anche per le Banche e le finanziarie. In allegato il testo della sentenza in italiano


IMPORTANTISSIMO per i medici:
LEGGI ATTENTAMENTE, GIRALA A QUANTE PIU’ PERSONE CONOSCI, SCRIVI IL TUO NOME IN FONDO E INVIANE SEMPRE UNA COPIA PER CONOSCENZA ALL’INDIRIZZO RIPORTATO QUI nel sito: http://www.giorgiobucci.eu 

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RISCOSSIONE TRIBUTI: ECCO COME TI FREGO IL POPOLO ITALIANO

La denuncia di Giorgio Bucci medico a Milano.

Da Milano ci scrive il dottor Giorgio Bucci per denunciare una delle tante 'truffe legalizzate' perpetrate al popolo italiano.
Scrive Bucci che da anni vive e lavora in Lombardia- desidero proprio alla mia regione e ai lettori partecipare per primi la mia storia nata venti anni fa a Milano ma i cui riflessi toccano gli interessi quotidiani di ogni italiano quando siamo chiamati dalla riscossione dei tributi a versare il denaro riscosso ai pubblici esattori.
Tributi che gli esattori ci riscuotono quando ad essi gli sono imposti dagli enti impositori e cioe', ad esempio, dai comuni per lo smaltimento dei rifiuti, dagli ordini professionali per gli iscritti dei loro albi, etc. tutte le volte appunto che agli esattori essi ne facciano richiesta con il vantaggio di avere anticipato tutto l’ammontare dei tributi messi a ruolo.
Questo vantaggio per gli enti impositori si riflette sui cittadini riscossi con un aggravio di pagamento per essi che risulta maggiorato da altre due voci. E cioe' i diritti di riscossione degli esattori per il lavoro che svolgono e le spese che essi sostengono per notificare ai cittadini riscossi le cartelle come la legge li obbliga a fare e quindi per pagare i messi notificatori o le spese delle raccomandate.
La mia storia incomincia a Milano dove lavoro come medico e dove i medici vengono riscossi dagli esattori, oggi chiamati servizi di riscossione, perche' chiamati al pagamento dal loro ente impositore cioe' l’ordine dei medici.
Questo che sto raccontando non ha nulla a che vedere con il pagamento delle spese dei nostri consumi quotidiani quali il gas, il telefono, l’acqua o l’energia elettrica. Infatti questi pagamenti si effettuano direttamente a queste aziende senza gli aggravi economici che invece ci sono quando siamo chiamati dagli esattori a rispondere alle loro notifiche per il pagamento del denaro da loro a noi riscosso. Voi mi chiederete quale legame unisce la mia storia a quello che ho prima spiegato interessare tutti. Il legame e' dato dal nostro danno di denaro che e' comune a tutti, medici e non.
E’ facile per tutti vedere come ci arrivano nelle nostre case le cartelle degli esattori se con il messo o con le raccomandate, perche' la notifica obbliga chi la riceve a firmare la sua ricezione, oppure come una normale lettera aperta cosiddetta lettera stampa. Tutti noi possiamo stimare che la quasi totalita' delle spedizioni con cui ci arrivano le cartelle sono con lettere stampa nelle cassette delle lettere.
Che cosa vuol dire tutto questo ?
Vuol dire che quando gli esattori non notificano le cartelle esattoriali non hanno piu' diritto a riscuotere dai cittadini e questi non sono piu' obbligati al pagamento.
Ma questo fatto ne nasconde un altro altrettanto grave che noi non scopriamo se qualcuno non ci racconta la propria esperienza per essersene accorto prima di noi. E cioe' che essendo a carico del cittadino le spese della notifica queste spese restano ugualmente a suo carico anche quando una lettera stampa, che costa assai meno, viene spedita al posto di una raccomandata del costo di qualche euro.
Quindi possiamo immaginare la cifra economica in questione che continua annualmente tutti gli anni a gravare sui tributi riscossi agli italiani. E nella mia storia ho scoperto proprio quello che vi sto spiegando quando ho verificato che a me e a tutti i medici di Milano e provincia avveniva questa riscossione illegittima.
Aver esplorato questo mondo misterioso nascosto ai cittadini ha significato per me affrontare un processo penale con l’imputazione di calunnia contro l’ordine dei medici e l’esattoria di Milano dalla quale sono stato assolto dopo una sentenza della sezione penale della cassazione ma significa avere tuttora aperti procedimenti disciplinari a mio carico del mio ordine che non sa spiegarmi perche' nel proprio bilancio incassa l’intero importo della cartella esattoriale quando invece non dovrebbe incassare ne' i diritti di riscossione che vanno invece alla esattoria ne le spese di notifica che dovrebbero invece andare alle casse delle poste italiane.
Visto che la legge non potra' mai esentare le esattorie dalle notifiche e visto che questo meccanismo continuera' sempre negli anni, come continua cosi' da molti anni, non possiamo allora in questo momento della nostra storia non chiederci noi cittadini di fare chiarezza quando invece tutto e' accaduto senza che ce ne accorgessimo.
Ecco perche' ho voluto informare i lettori della mia storia che puo' guidarci a fare le nostre ricerche e i nostri conti sommando per incominciare quelli gia' accumulati negli anni scorsi e cosi' ci accorgiamo di trovarci di fronte a enormi cifre di denaro.
Dott. Giorgio Bucci - medico di Milano - 27.12.2007

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In Italia abbiamo da sempre una attività dei Servizi di Riscossione delle Tasse disciplinata da Leggi dello Stato.
Leggi disattese da questi Servizi che comportano una riscossione di denaro illegittima ai cittadini.
Ad esempio agli avvocati (!), ai medici, per la riscossione dei loro tributi di iscrizione agli ordini e all'ente di previdenza, ma anche ad esempio ai milioni di cittadini a cui sono riscossi i tributi comunali sui rifiuti.
Lo scopo di questa riscossione illegittima è un grave lucro economico illegittimo dei servizi di riscossione che è reso possibile sia dal mancato controllo dei competenti organi dello stato, ad esempio magistratura e  guardia di finanza, ma soprattutto dall'incomprensibile acquiescenza della popolazione che deve invece sollevare questo grave illecito economico alle autorità e alla pubblica opinione.

Illecito economico perché:
1) la riscossione deve avvenire solo con notifica del titolo di credito mediante raccomandata o con messo per l'acquisizione della firma del debitore; SENZA notifica non avviene riscossione.
Tutti abbiamo la prova come, ad esempio i tributi comunali sui rifiuti, siano fatti pagare ai cittadini senza notifica perché anziché essere spedite le raccomandate (e comunque nei termini) sono spedite lettere stampe !

2) ai cittadini, con violazione delle leggi sulla trasparenza amministrativa, viene omesso sulle cartelle l'indicazione delle leggi che devono essere rispettate per la riscossione e quindi non vengono descritte ai cittadini le voci della cartella che comportano la cifra totale:
a) quota versata all'ente impositore (ordine dei medici, comune)
b) diritti di riscossione
c) spese di notifica (raccomandate a.r. per la cartella e anche per le notifiche delle rate stesse di bollettini postali con c/c pt autorizzato dal ministero delle finanze,messo).

Basti perciò moltiplicare milioni di riscossioni per le somme di denaro in esame e immaginare l'entità della cifra economica che rappresenta se sollevato alla pubblica opinione un caso nazionale storico.

I Servizi di riscossione iscrivono nelle voci di passivo le spese di notifica che invece non sostengono e da ciò UN COLOSSALE FALSO IN BILANCIO fin qui mai indagato ma che la pubblica denuncia può obbligare magistratura e guardia di finanza a indagare: chi beneficia di questa illegittima enorme somma di denaro ?

Le coscienze unite dei cittadini onesti di ogni parte d'Italia sono la sola forza di diritto che pone fine a questo grave reato economico che offende un intero popolo.

Questo che è forse il reato economico più grave e storicamente più antico e che vede protagonista la riscossione pubblica quando crollerà questa misteriosa protezione ci sarà un cataclisma biblico.
Come medico contro l'ordine e l’esattoria, ho aperto una breccia irreparabile in questo muro di connivenze che, dopo una sentenza della sezione penale della cassazione, mi ha visto assolto dalla imputazione di  calunnia.
Ora, dopo una sentenza della sezione civile cassazione che ha accolto un mio ricorso, sono in attesa della pubblicazione di una sentenza della sezione civile della cassazione a SEZIONI UNITE.
Quindi aspettiamo questa importantissima sentenza che chiuderebbe il cerchio di molte personali coraggiose solitarie battaglie giudiziarie senza mai avere avuto aiuti economici di sostegno e avendo pagato con la sospensione illegittima comminatami dall'ordine e anche una seconda ora pendente sospesa in ricorso al ministero della salute.
Perciò aspettiamo le sezioni unite.
By dr. Giorgio Bucci - info@giorgiobucci.eu

Denuncia del 25 marzo 2002 fatta notificare come atto giudiziario al Procuratore Generale di Milano Borrelli insieme all'Ordine dei Medici di Milano e alla Cariplo Esatri di Milano.

Video da visionare per comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte di questi CRIMINALI a livello mondiale !

EURO FALSO:  TUTTI I DEBITI CONTRATTI CON LE BANCHE SONO ANNULLABILI !
Nel contrato non è scritto chi è il proprietario della moneta….quindi: chi è il creditore ? chi il debitore ?E per cui TUTTI i debiti sono nulli “tutti i debiti contratti con le banche sono infatti annullabili”.
 “Il sillogismo è semplice: siccome le banche evitano di iscrivere in contabilità, a patrimonio netto, la quota annuale di denaro virtuale che creano dal nulla, è evidente che lo considerano esse stesse “denaro falso“.
I debiti contratti con denaro falso ovviamente non sono giuridicamente validi.”
Ecco quindi che, se non tutti in generale, almeno quei debiti che implicano come creditore o controparte una banca, devono essere considerati nulli dalla nascita !
In sostanza, parafrasando, se il denaro non risulta “battezzato” contabilmente alla nascita certificandone l’origine, non può godere dei diritti civili.
Tratto dal testo dell’economista Nino Galloni, IL FUTURO DELLA BANCA, da dove si impara che la contabilità bancaria attuale è completamente falsa.


INOLTRE
Interrogazione UE con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 alla Commissione Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)
Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione ?
Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, e se uno e' proprietario non puo' essere contemporaneamente debitore, dato che il denaro precedentemente all'emissione nei fatti apparteneva al NULLA.....e non alla banca ! e quindi e' al NULLA che semmai va reso....

Infatti:
Inoltre le banche evadono enormemente il fisco perche' immettono le cifre del denaro che hanno emesso dal NULLA nei loro bilanci come "debito" e non come credito, come dovrebbe essere, ed in questo modo non pagano le tasse sui capitali che sottraggono con l'inganno a chi ha firmato quel fatidico modulo, sulla cui firma hanno creato dal NULLA il denaro per il loro cliente che in realta’ e’ suo REGALATO dal NULLA.
QUINDI Sono anche dei LADRI ! ed EVASORI mostruosi ! e non pagano neppure I'VA sul servizio fatto....

Le banche non prestano denaro, vendono debiti...!
il denaro che inseriscono nei conti correnti dei loro "clienti" e' creato dalla vostra firma, quindi e' vostro, infatti quel denaro non e' nel bilancio della banca precedentemente alla vs firma....perche' e' vostro e non della banca, esso e' creato per voi dalla banca proprio dal NULLA !.....non e' suo !
......quindi NON dovete NULLA alla banca, ne' capitale, ne' interessi !
Il documento che vi fanno firmare e' una TRUFFA !

…fatevi furbi sono dei CRIMINALI TRUFFATORI assieme allo…. stato mafioso che li protegge....sulla pelle dei sudditi SCHIAVI !

Inoltre le banche evadono enormemente il fisco perche' immettono le cifre del denaro che dicono FALSAMENTE di prestare, denaro che hanno emesso dal NULLA, nei loro bilanci come "debito" e non come credito, come dovrebbe essere, ed in questo modo non pagano le tasse sui capitali che sottraggono con l'inganno a chi ha firmato quel fatidico modulo, sulla cui firma hanno creato dal NULLA il denaro per il loro cliente che in realta’ e’ suo REGALATO dal NULLA.
QUINDI Sono anche dei LADRI ! ed EVASORI mostruosi ! e non pagano neppure I'VA sul servizio fatto....

Creazione del denaro dal nulla:
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070

PAGARE GRATIS CREANDO EURO -  09/10/2016 - By avv. Marco Della Luna
I governi e le autorità monetarie, come pure i tribunali, accettano come un dato di fatto legittimo che le banche commerciali creano euro con mezzi contabili, cioè semplicemente mediante digitazioni elettroniche, per eseguire pagamenti e prestiti, anche se nessuna norma dà loro questo potere.
In effetti, il Trattato di Lisbona, artt. 127 e 128, riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione delle sole banconote-euro, non dell’euro scritturale-elettronico – o così sembra, come ha stabilito recentemente un giudice in una causa mia, di cui ho parlato alcuni articoli fa.
Da quanto sopra consegue, secondo il principio che ciò che non è vietato è consentito, che tutti possono creare euro scritturale, perché a nessuno è vietato.
In base a questo ragionamento, voi potete creare euro, con idonee registrazioni contabili, e inviarli mediante pec ai vostri creditori, soprattutto alle banche, in pagamento dei vostri debiti.
Marco Saba per primo, ieri, ha formulato e diffuso una lettera di pagamento, che io ho modificato per renderla legalmente corretta, e di cui segue il testo.

Il sistema di potere, basato sulla creazione privata di moneta da parte dei banchieri e sostenuto dai governi (sotto ricatto dei banchieri) e delle c.d. Autorità Monetarie (gestite dai banchieri stessi), non riesce più a nascondere le proprie contraddizioni logico-giuridiche, e appare sempre più assurdo nelle sue conseguenze, come è sempre più distruttivo nella sua azione.

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO di USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA
CONSIGLIO ANCHE di INVIARE la PEC PER CONOSCENZA ANCHE alla BANCA D’ITALIA

Spett.: Equitalia spa ed Agenzia delle Entrate Nord spa

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________

In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,


1 – Tenuto conto che i governi, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG dichiarano e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti, nonché del fatto che il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. e che – per il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione – tutti, non solo le banche, possono creare denaro elettronico fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, (vostro presunto credito)provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.

3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.


SEGUITO di: “PAGARE GRATIS CREANDO EURO” -
11/10/2016  - By Marco Della Luna
Il mio articolo “Pagare gratis creando euro” ha avuto molto successo e numerosi debitori sembra vogliano mettersi a creare euro scritturali, come fanno le banche, per pagare i loro debiti.
Poiché ho ricevuto diverse richieste di chiarimenti e indicazioni operative, informo tutti coloro che intendono sperimentare la creazione scritturale di euro e il pagamento con essa di propri debiti , che ovviamente i loro creditori dichiareranno di non accettare quella modalità di pagamento, indi procederanno con decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti, istanza di fallimento, a seconda dei casi.

I debitori potranno difendersi in tribunale contestando che quegli euro così creati e quei pagamenti sono validi come quelli creati dalle banche ,in base al principio di eguaglianza sancito dalla costituzione, in base al generale principio di reciprocità, e in base al fatto che nessuna legge prevede o proibisce la creazione euro scritturali, la quale viene praticata tranquillamente dalle banche e accettata addirittura ai governi.
Non mi aspetto che i tribunali accettino questi argomenti perché, aldilà della loro correttezza logica e giuridica, il potere giudiziario non può andare contro il sistema di potere materiale e i suoi interessi.
Però in tal modo si opera di far venire alla luce dell’illegalità e le contraddizioni del sistema e l’inconsistenza della sua giustizia – un sistema in cui le banche possono fare sostanzialmente quello che vogliono e violare i principi fondamentali della costituzione, e arrogarsi il potere esclusivo di creare danaro dal nulla  chiamandolo “euro” come quello della BCE, senza una legge che le autorizzi a fare ciò, semplicemente in base al principio che ciò che non è proibito è lecito, mentre ai cittadini fanno negare questa possibilità: "might is right".
E se a creare gli euro scritturali e a usarli per pagare o tentare di pagare saranno decine di migliaia di cittadini, allora si metterà in moto un processo di tipo rivoluzionario, che i giudici non potranno fermare.

P.S. Ovviamente, la cosa illogica e illegittima del vigente sistema è che le banche commerciali private, e solo le banche, abbiano la facoltà-privilegio, accettata da tutte le istituzioni, anche se nessuna legge gliela conferisce, di creare moneta dal nulla, buona anche per pagare le tasse, e denominarla “euro”.  Una facoltà che neanche gli Stati hanno !  Una facoltà essenzialmente politica e sovrana.

Altrettanto ovviamente la soluzione non  può essere il riconoscere a tutti la facoltà di creare euro come fanno le banche, ma il riconoscere a tutti questa facoltà è la inevitabile conseguenza logica-giuridica del dire, da parte delle autorità monetarie e di quel giudice di Bolzano, che le banche possono creare euro scritturalmente perché la creazione di tali euro non è proibita e non è riservata alla BCE.
Quindi, come non è proibita alle banche commerciali, così non è proibita a me, né a te, che quindi, in quella logica, possiamo emettere euro anche noi. Conseguenza assurda, che dimostra l’assurdità e insostenibilità della tesi secondo cui le banche commerciali abbiano il diritto di emettere euro (scritturali).
http://marcodellaluna.info/sito/2016/10/15/creazione-di-moneta-scritturale-come-contabilizzarla/

By avv. Marco della Luna - http://marcodellaluna.info/sito/2016/10/09/pagare-gratis-creando-euro/

Causa CARIGE: Tribunale a Genova, sulla creazione di denaro - 18/08/2016
Tribunale di Genova: accertamento tecnico sulla creazione di danaro bancario
http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/08/tribunale-di-genova-accertamento.html 

Tribunale civile di Genova, 18 agosto 2016, udienza nella causa sulla mancata contabilizzazione della creazione di danaro da parte di Banca Carige. L'avvocato di Carige è Paolo Canepa (fratello del magistrato Anna Canepa, segretaria di Magistratura Democratica), dello studio legale Roppo e Canepa, che aveva assistito De Benedetti nella causa sul Lodo Mondadori...
L'avvocato chiede che la causa sia risolta subito per totale infondatezza, invocando la temerarietà della controparte.
Il Tribunale rimanda a prossima udienza, il 4 ottobre 2016 alle 10.15, davanti al Dott. Luigi Costanzo, presidente di sezione nonché presidente vicario del Tribunale, per decidere sulla nomina del CTU. 
L'avvocato Marco Della Luna, che rappresenta la parte attrice, costituita da una società finanziaria britannica e da Marco Saba, sostiene che far emergere i ricavi da creazione di danaro da parte delle banche commerciali, nel caso di Carige oltre 25 miliardi, oltreché a risanare il sistema bancario italiano, porterebbe - attraverso la conseguente tassazione - alla messa in sicurezza del bilancio dello Stato.
Una domanda sorge spontanea: se tutto è in regola, perché il management della Cassa di Risparmio di Genova si oppone all'accertamento ? 


I mutui bancari sono una FRODE: come difendersi
?
http://marcodellaluna.info/sito/2015/07/26/i-mutui-bancari-sono-una-truffa-come-difendersi/

Creazione del denaro dal nulla:
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070

Le Banche truffano gli stati, comuni ed altri enti, vedi video del giudice della Procura di Milano (I) dr. Robledo



IMPORTANTE
 La Banca d’Inghilterra conferma attraverso il documento (dettagliatissimo in lingua originale) raggiungibile al link sottostante, la creazione di denaro dal NULLA attraverso la riserva frazionaria e il signoraggio bancario in mano a banche private e autorizzate dalle banche centrali anch’esse di proprietà delle suddette banche in percentuale più o meno variabile:"
 http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf
 In più, quest'altro link come ulteriore, robusta conferma:
 http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/18/truth-money-iou-bank-of-england-austerity