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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


RIFLESSIONE sul
PETROLIO  +  Rincaro PETROLIO 

Intervista con Samsam Bakhtiari 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

"L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto
". (By Maurice Allais, premio Nobel per l'economia)
vedi:
Origini segrete della Banca d'Inghilterra

Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI - vedi: Padroni del mondo, e' finita per voi !
SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)

Caro petrolio perche' http://www.effedieffe.com/content/view/3314/179/
Benzina sempre piu' cara... + Petrolio addio
L'ENI la vera azienda corrotta italiana e' solo un esempio....
 

Ali Samsam Bakhtiari, da 33 anni tra i maggiori esperti di petrolio iraniani.
Vive a Teheran, ed e' un uomo coraggioso che non nasconde le sue opinioni, anche a costo di andare contro l'establishment petrolifero da sempre allineato su posizioni univoche. E' autorevole membro dell'ASPO, l'associazione internazionale che studia l'approssimarsi del picco di produzione petrolifera e che raccoglie esperti di tutto il mondo: Bakhtiari e' l'unico a rappresentare un paese OPEC, e con i suoi studi aveva previsto fin dallo scorso Aprile 2005 il petrolio a 50 dollari, successivamente ha anche affermato che il Petrolio arrivera' a superare i 200  dollari al barile !
Per questo la sua e' una "voce dall'interno" che apre uno squarcio su scenari inquietanti e destinati a verificarsi in un futuro niente affatto lontano. 
L'intervista a Reporter Associati e' l'ultima che Bakhtiari ha deciso di concedere alla stampa internazionale.

Dottor Bakhtiari, cosa sta succedendo al petrolio ?
"Molte cose contemporaneamente, la maggior parte delle quali causate dall'imminenza del picco di produzione petrolifera, che secondo il modello matematico che ho elaborato avverra' intorno al 2006-2007. 
Il prezzo del petrolio e' in continua ascesa, ma dal momento del picco crescera' senza piu' sosta. La gente ricordera' "i bei tempi dei 50 dollari al barile". Il petrolio rimarra' in cima alle agende internazionali per parecchio tempo
".

Lei e' un autorevole ingegnere chimico nel campo petrolifero. Nessuno meglio di lei puo’ dirci l'ultima parola riguardo ai nuovi giacimenti "giganti" di Canada e Messico di cui tanto si parla.
Saranno loro a salvarci dalle conseguenze del picco di produzione ?
"Non esistono piu', malgrado quel che riporta la stampa, giacimenti "giganti".
Gli ultimi due sono stati scoperti nel 1999 in Iran e Kazakhstan, ed entrambi non stanno offrendo grandi performances. Il primo e' sotto contratto con la giapponese "INPEX" e non produce alcunche’; il secondo, gestito dall'ENI, non comincera' a produrre prima del 2008, sempre che tutto vada per il meglio
; il vero problema mondiale e' che i "giganti" gia' attivi (circa 40 in tutto il globo, da cui si estrae il 30% della produzione totale) stanno rapidamente invecchiando. Alcuni di loro hanno piu' di 50 anni, come il piu' grande di tutti che e' il giacimento saudita di Ghawar. Gli esperti sono convinti che le chances di trovare un altro "gigante" in futuro sono ormai ridotte a zero".

Secondo lei i leader internazionali sono consapevoli del picco di produzione che si sta approssimando ?
Stanno facendo programmi o strategie al riguardo ?
"Poche persone sono al corrente della situazione. Alcuni politici sono tra queste, ma preferiscono non parlarne: agli elettori e' doveroso offrire solo messaggi positivi. Non credo, inoltre, che si stia preparando alcuna strategia riservata in proposito, non esiste un "piano B" quando si tratta di energia.
Per questo il picco di produzione cogliera' tutti impreparati, creando enormi problemi. Sarebbe saggio provvedere fin da ora, perche’ prima si comincia meno sara' costoso, sia in termini economici che di vite umane
". Uno dei pochi Paesi che stanno facendo qualcosa e' l'Australia, orientando i propri investimenti verso energie alternative ed attuando un minimo di preparazione".

Recenti notizie riportano che banche internazionali, come la Morgan Stanley, stanno acquistando petrolio direttamente creando delle proprie riserve.
E' questo un altro segno dell'approssimarsi del picco, e dei conseguenti aumenti di prezzo ?
"Non sapevo che la Morgan Stanley stesse approntando riserve proprie. In ogni caso, si tratta di un investimento assai saggio: i prezzi sono destinati a salire senza piu' fermarsi, ferma restando una normale volatilita' strada facendo".

Le conferenze dell'OPEC non rappresentano piu' una notizia da prima pagina.
Sembra quasi che l'OPEC stia perdendo il suo potere: non e' piu' in grado di decidere il prezzo del petrolio, lasciandolo fluttuare con il mercato per la prima volta nella storia.
Qual e' il futuro dell'OPEC ? E' destinata semplicemente a dissolversi o cerchera' di sopravvivere per mantenere il controllo della produzione ?
"L'OPEC non ha perso solo potere, ma anche la sua ragion d'essere. Potrebbe cercare di cambiare il suo atteggiamento, ma cio' richiederebbe visione del futuro, immaginazione e capacita' di pensiero laterale. L'OPEC avrebbe bisogno di un miracolo per sopravvivere al picco di produzione".

Franco Bernabe', ex amministratore delegato dell'ENI (e oggi direttore di PetroChina), ha affermato in un'intervista a Forbes nel 1998 che il picco petrolifero era atteso per i primi anni del 2000. Ma molti dei vostri colleghi nel campo del petrolio non ne parlano mai, e si comportano come se l'oro nero fosse una risorsa infinita.
Sa dirci perché ?
"Bernabe' aveva ragione. Ma in generale l'industria petrolifera non vuole saperne di picco produttivo. Nessuna delle grandi multinazionali e' pronta ad ammetterlo, anche se sono consapevoli di come sia dietro l'angolo. Finche’ saranno in grado di mantenere l'omerta' andranno avanti facendo finta di nulla, anche perche' sono molto occupate a contare i loro mirabolanti profitti (destinati a frantumare ogni record per il 2004)".

A proposito di Italia. Forse conosce Enrico Mattei e il suo "irrispettoso atteggiamento" verso le grandi multinazionali, che lui chiamava "le sette sorelle".
Quali sono le relazioni attuali tra Italia ed Iran riguardo al petrolio ?
"Penso che ci sia un abisso tra le conquiste del grande visionario Enrico Mattei e le attivita' odierne dell'ENI. Mattei era un individuo straordinario che ha creato l'ENI praticamente dal nulla, infondendole il senso di una "missione". Ha concluso con l'Iran, nel 1957, il contratto piu' rivoluzionario della storia (il cosiddetto 75/25) che e' poi diventato la norma e che probabilmente gli e' costato la vita".
"Oggi, in Iran, l'ENI ha uno dei peggiori contratti possibili, il cosiddetto "buy-back", nei giacimenti di South Pars e Darquoin. Sono assolutamente certo che Mattei non avrebbe mai firmato un contratto simile".
"Una nazione ricchissima di risorse naturali, che abbonda di petrolio e di gas non ha alcun bisogno di energia nucleare per scopi pacifici e di natura civile ? ".
Questo e' cio' che ha affermato Ari Fleischer, uno dei falchi dell'amministrazione Bush, a proposito del programma nucleare civile iraniano.
Alcuni sostengono che questo programma sia una sorta di cortina fumogena per scoraggiare future invasioni.
Non e' invece possibile che l'Iran si stia preparando per il picco di produzione ?
"Non credo che stiano effettuando alcuna preparazione in proposito. Se non sanno nulla di petrolio, come possono capire qualcosa di picco petrolifero ?"

Un'ultima domanda riguardo il suo popolo. Gli Iraniani sono una popolazione unita e forte. Cosa si aspetta per il futuro ?
"Io spero con tutto il cuore che al grande popolo iraniano sia riservato un futuro migliore di quanto non sia il presente..."
By Debora Billi - redazione@reporterassociati.org


I Petrolieri legati a mani strette con i fabbricanti di armi ed i politici guerrafondai...... con l'aumento costante del petrolio, come in questi anni.. si fanno pagare dai cittadini le guerre che hanno scatenato nel mondo...vedi Afganistan, Irak, ecc.


OGGI 01/06/2008 il prezzo del Barile ha sfondato i 120 $ al barile e continuera' ad aumentare....fino ai 200 dollari e forse anche oltre.....tanto gli Stati ci guadagnano sopra quindi niente calmierazione dei prezzi !
Speriamo comunque che gli Stati del mondo si "sveglino" dal loro torpore e collusione con le imprese petrolifere...come ? cosi

WSI) – C'è chi come la banca d'affari americana ha previsto che il petrolio raggiungerà i 200 dollari al barile entro il 2010.
Una profezia accusata dagli analisti di autoavverarsi solo per il fatto che essa stessa produce una nuova fiammata speculativa sul greggio. Ma c'è chi va oltre. Secondo il numero uno del gruppo petrolifero russo Gazprom, Alexei Miller, il prezzo del petrolio potrà arrivare a 250 dollari al barile. Miller, che parlava nel corso di una conferenza stampa, non ha precisato i tempi.
«Oggi siamo testimoni di un aumento dei prezzi critico per gli idrocarburi, ma il prezzo del barile arriverà a livelli mai pensati, la prospettiva è di 250 dollari al barile».
«La competizione per questa risorsa - ha aggiunto il leader del monopolista russo degli idrocarburi - sarà più forte».
Questo, secondo il numero uno di Gazprom, il fattore determinante. Miller ha comunque registrato, sulla formazione del prezzo del barile, «un’influenza seria delle operazioni degli speculatori», tuttavia stima che «questa influenza non è decisiva».

vedi: Fusione Fredda

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 - Il cartello petrolifero esiste - 21/06/2006
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Economia&loid=1.0.476280885
Italy - ANTITRUST: MULTA di 315 MLN a 6 COMPAGNIE PETROLIFERE per INTESA nel SETTORE DEI RIFORNIMENTI AEROPORTUALI

Roma, Italy (Adnkronos) - Multa di complessivi 315,4 milioni di euro a 6 compagnie petrolifere per aver messo in atto una intesa restrittiva della concorrenza nel mercato dei rifornimenti aeroportuali, il cosiddetto jet fuel. Lo ha deciso l'Antitrust. Per l'Autorita', l'intesa ha avuto per oggetto ed effetto la ripartizione del mercato e l'impedimento all'accesso di nuovi operatori, compresi i vettori aerei intenzionati ad intraprendere l'autofornitura.

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Petrolio, per i tedeschi il picco è realtà. E all’orizzonte si profila il collasso - 08 set. 2010
La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco vicino all'esercito. Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco devastanti.
La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco vicino all'esercito.
Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco devastanti. Un disastro senza precedenti, un'inarrestabile catena di tragedie economiche, politiche, sociali e ambientali.
Uno scenario da incubo che potrebbe concretizzarsi nello spazio di una generazione. E' l'insieme delle conseguenze della progressiva riduzione delle scorte di petrolio nel mondo previste da un rapporto riservato del Future Analysis department del Bundeswehr Transformation Center, un think tank tedesco direttamente collegato alle forze armate di Berlino.
La relazione, chiusa nel luglio scorso e successivamente mantenuta segreta, è stata resa pubblica in questi giorni dal settimanale Der Spiegel. Il ministero della difesa tedesco non ha voluto rilasciare alcun commento ma fonti interne al dicastero hanno confermato l'autenticità del documento. E il panico, almeno in rete, ha potuto dilagare.

Alla base della ricerca (qui una sintesi in Inglese) c'è un'ipotesi tutt'altro che teorica: il cosiddetto picco di Hubbert.
Si tratta, per chi non lo sapesse, del più noto incubo legato al ciclo petrolifero, il momento, temutissimo, in cui la produzione di oro nero raggiungerà il suo livello massimo iniziando, di conseguenza, a diminuire inesorabilmente fino al definitivo esaurimento della risorsa. Opec a parte, non vi è nessuno, ad oggi, che abbia messo in dubbio l'ineluttabilità del fenomeno e il dibattito sulla collocazione della data fatidica non ha espresso pareri eccessivamente discordanti. Il punto, però, è che secondo gli analisti tedeschi il picco sarebbe stato raggiunto proprio quest'anno e le sue conseguenze sarebbero destinate a materializzarsi tra il 2025 e il 2040.
Per capire quanto grave possa essere l'impatto del fenomeno basta concentrarsi su una singola cifra.
Il 95% della produzione industriale, ricorda il rapporto, dipende in qualche modo dall'oro nero, autentico fattore primario della globalizzazione e dello stile di vita delle società avanzate. Da qui l'inevitabile collasso generale connesso al suo esaurimento.
Tra i primi effetti del calo della disponibilità, nota la relazione, vi sarebbe l'aumento del potere politico e diplomatico delle nazioni produttrici. Un accrescimento che obbligherebbe l'Occidente a modificare le proprie relazioni con la Russia e il Medio Oriente convergendo sempre di più verso la necessaria realpolitik. A discapito, s'intende, della difesa e della promozione dei diritti umani laddove sarebbe più necessario.

L'elenco dei disastri, ovviamente, non si fermerebbe qui. All'orizzonte, secondo il Bundeswehr, non mancherebbero una rinnovata volatilità dei prezzi, l'aumento dei conflitti, una crescente dipendenza dal nucleare e un'impennata nei costi di trasporto che penalizzerebbe soprattutto i Paesi più poveri che dipendono largamente dalle importazioni soprattutto nel comparto alimentare. L'elenco degli affamati, in altri termini, si allungherebbe ancora alla faccia degli obiettivi del millennio e la prevista corsa ai biocarburanti come alternativa al petrolio non potrebbe far altro che aggravare la situazione.
Fonte di orrende previsioni finali (distruzione del commercio internazionale, dissesto valutario, collasso finanziario globale etc.) il rapporto preoccupa soprattutto per un ulteriore motivo: non rappresenterebbe un'opinione isolata. Un paio di settimane fa il quotidiano britannico Guardian ha rivelato l'esistenza di documenti riservati prodotti dal Department of Energy and Climate Change (DECC) del Regno Unito su richiesta del governo di Londra.
L'apertura di una discussione circa il futuro dell'oro nero, che coinvolgerebbe anche la Banca d'Inghilterra e il Ministero della Difesa, dimostrerebbe l'esistenza di una crescente preoccupazione da parte dell'esecutivo di Sua Maestà e dello stesso apparato industriale del Paese.
Tratto da: /web.resmarche.it
- Fonte: ilfattoquotidiano

Video da visionare per comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte di questi CRIMINALI a livello mondiale !

 

BRASILIA - Nov. 2007 - L'8 novembre scorso, la compagnia petrolifera di Stato Petrobras ha annunciato la scoperta di nuovi giacimenti di greggio nelle acque antistanti Rio de Janeiro che, una volta efficacemente sfruttati, potrebbero rivoluzionare la situazione energetica del Paese.
Nel bacino di Tupi potrebbero essere infatti inizialmente disponibili fino a 8 miliardi di barili di light-crude, che aumenterebbero del 40-50% il volume di riserve brasiliane (attualmente valutate a 14,4 miliardi di barili) portando il Brasile a diventare l'ottavo paese al mondo in termini di risorse petrolifere, posizionandosi tra Nigeria e Venezuela. Contemporaneamente, anche la Petrobras salirebbe ai vertici del sistema delle compagnie petrolifere internazionali, avvicinandosi a Exxon e British petroleum per quantita di riserve possedute.

La notizia e' stata subito accolta con grande soddisfazione dalle autorita' brasiliane: il responsabile dello staff presidenziale, Dilma Rousseff, ha affermato che, una volta che la notizia verra' confermata, il Brasile assumera' un nuovo status, abbandonato il rango di paese di medie dimensioni, ottenendo capacita' d'esportazione“...come quelle del Venezuela, delle nazioni arabe e di altri paesi". Anche i mercati finanziari hanno reagito in maniera positiva: il titolo Petrobras ha raggiunto l'apice annuale, toccando i 116,77 dollari per azione sul New York Stock Exchange (nell'ultimo anno il titolo della compagnia brasiliana ha ottenuto un +138,63%).

Nel 2006, il Brasile aveva gia' acquistato lo status di esportatore netto di petrolio ma la sua dipendenza dalle esportazioni in campo energetico rimane tuttora uno dei principali punti a cui l'agenda governativa deve trovare risposte. La recente scoperta potrebbe garantire non solo sufficienza energetica al paese per i prossimi anni ma, unitamente agli ingenti investimenti nel settore delle energie alternative, soprattutto dei biocombustibili, fornira' verosimilmente alle autorita' brasiliane la possibilita' di giocare un ruolo sempre maggiore nelle future dinamiche economiche e quindi politiche regionali ed internazionali.

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Siamo sicuri che il prezzo del petrolio sia aumentato veramente così tanto ?
Assolutamente no !!!

In termini reali, il petrolio, considerata la inflazione, costa mediamente molto meno che in passato: precisamente 40 $ al barile (media degli ultimi mesi) contro i circa 50 $ del 1991 (invasione del kuwait), quindi il prezzo e' mediamente il 20% in meno; addirittura, se risaliamo ai primi anni '80 (picco di 90 $ dollari al barile) il greggio si e' deprezzato di circa il 55% in meno.
Analoga considerazione possiamo fare se rapportiamo la media storica semplice del suo prezzo (dagli anni 70 ad oggi = 35,56 $ barile, e dal 1986 ad oggi = 27,35 $ barile), sempre aggiustata con la inflazione.
Dobbiamo poi considerare il fatto che il petrolio che noi europei acquistiamo viene pagato in euro, quindi, un altro ruolo importante nella determinazione del prezzo reale del petrolio viene dal rapporto di cambio tra euro e dollaro, che, in questi ultimi anni, e' tutto a favore del primo: ebbene, come e' conveniente per un europeo fare una vacanza negli USA, e' altresì conveniente, per stabilizzare il prezzo del petrolio, pagarlo in euro dato il conveniente tasso di cambio tra le due monete.
Ma allora una domanda sorge spontanea: perche' con tutto cio' il prezzo della benzina continua a salire ?
Risposta : speculazione. Pura speculazione. L'aggravio del costo al litro dei carburanti e' dato sia dal pesante prelievo fiscale attuato dallo stato sia dai vari passaggi commerciali che iniziano con la estrazione del greggio e terminano con la immissione materiale del carburante nelle nostre taniche.

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Italy - La Vergogna delle tasse sulla Benzina
Tratto dal sito del Governo italiano
www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf

E’ stato calcolato che il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde e' costituito da accise ed imposte alcune delle quali risultano davvero sconcertanti e vergognose, come ad esempio:

- 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
- 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
- 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
- 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
- 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
- 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
- 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
- 205 lire per la missione in Libano del 1983;
- 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
- 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004

Il tutto per un totale di 486 lire, cioe' 0,25 euro !
Il buon senso vorrebbe che al cessare della causa che determina una tassa, dovrebbe cessare la tassa stessa.
In Italia invece non e' così.
Anzi, su queste accise che in sostanza sono tasse, viene applicata anche l’Iva, cioe' una tassa sulla tassa !!!
Non e' arrivato il momento di far sentire la nostra voce ?
Tratto da: disinformazione.it

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