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Ali Samsam Bakhtiari, da 33 anni tra i maggiori esperti di petrolio
iraniani.
Vive a Teheran, ed e' un uomo coraggioso che non nasconde le sue opinioni,
anche a costo di andare contro l'establishment petrolifero da sempre
allineato su posizioni univoche. E' autorevole membro dell'ASPO,
l'associazione internazionale che studia l'approssimarsi del picco di
produzione petrolifera e che raccoglie
esperti di tutto il mondo: Bakhtiari e' l'unico a rappresentare un paese
OPEC, e con i suoi studi aveva previsto fin dallo scorso
Aprile 2005 il petrolio a 50 dollari, successivamente ha
anche affermato che il Petrolio arrivera' a superare i 200
dollari al barile !
Per questo la sua e' una "voce
dall'interno" che apre uno squarcio su scenari inquietanti e
destinati a verificarsi in un futuro niente affatto lontano.
L'intervista
a Reporter Associati e' l'ultima che Bakhtiari ha deciso di concedere alla
stampa internazionale.
Dottor Bakhtiari, cosa sta succedendo al petrolio ?
"Molte cose contemporaneamente, la maggior parte delle quali causate
dall'imminenza del picco di produzione petrolifera, che secondo il modello
matematico che ho elaborato avverra' intorno al 2006-2007.
Il prezzo del
petrolio e' in continua ascesa, ma dal momento del picco crescera' senza
piu' sosta. La gente ricordera' "i bei tempi dei 50 dollari al
barile". Il petrolio rimarra' in cima alle agende internazionali per
parecchio tempo".
Lei e' un autorevole ingegnere chimico nel campo petrolifero. Nessuno
meglio di lei puo’ dirci l'ultima parola riguardo ai nuovi giacimenti
"giganti" di Canada e Messico di cui tanto si parla.
Saranno
loro a salvarci dalle
conseguenze del picco di produzione ?
"Non esistono piu', malgrado quel che riporta la stampa, giacimenti
"giganti".
Gli ultimi due sono stati scoperti nel 1999 in Iran e Kazakhstan, ed
entrambi non stanno offrendo grandi performances. Il primo e' sotto
contratto con la giapponese "INPEX" e non produce alcunche’;
il secondo, gestito dall'ENI, non comincera' a produrre prima del 2008,
sempre che tutto vada per il meglio; il vero problema mondiale e' che i "giganti" gia' attivi
(circa 40 in tutto il globo, da cui si estrae il 30% della produzione
totale) stanno rapidamente invecchiando. Alcuni di loro hanno piu' di 50
anni, come il piu' grande di tutti che e' il giacimento saudita di Ghawar.
Gli esperti sono convinti che le chances di trovare un altro
"gigante" in futuro sono ormai ridotte a zero".
Secondo lei i leader internazionali sono consapevoli del picco di
produzione che si sta approssimando ?
Stanno facendo programmi o strategie
al riguardo ?
"Poche persone sono al corrente della situazione. Alcuni politici
sono tra queste, ma preferiscono non parlarne: agli elettori e' doveroso
offrire solo messaggi positivi. Non credo, inoltre, che si stia preparando
alcuna strategia riservata in proposito, non esiste un "piano B"
quando si tratta di energia.
Per questo il picco di produzione cogliera' tutti impreparati, creando
enormi problemi. Sarebbe saggio provvedere fin da ora, perche’ prima si
comincia meno sara' costoso, sia in termini economici che di vite
umane". Uno dei pochi Paesi che stanno facendo qualcosa e' l'Australia,
orientando i propri investimenti verso energie alternative ed attuando un
minimo di preparazione".
Recenti notizie riportano che banche internazionali, come la Morgan
Stanley, stanno acquistando petrolio direttamente creando delle proprie
riserve.
E' questo un altro segno dell'approssimarsi del picco, e dei conseguenti
aumenti di prezzo ?
"Non sapevo che la Morgan Stanley stesse approntando riserve proprie.
In ogni caso, si tratta di un investimento assai saggio: i prezzi sono
destinati a salire senza piu' fermarsi, ferma restando una normale volatilita' strada facendo".
Le conferenze dell'OPEC non rappresentano piu' una notizia da prima
pagina.
Sembra quasi che l'OPEC stia perdendo il suo potere: non e' piu' in grado
di decidere il prezzo del petrolio, lasciandolo fluttuare con il mercato
per la prima volta nella storia.
Qual e' il futuro dell'OPEC ? E' destinata semplicemente a dissolversi o
cerchera' di sopravvivere per mantenere il controllo della produzione ?
"L'OPEC non ha perso solo potere, ma anche la sua ragion d'essere.
Potrebbe cercare di cambiare il suo atteggiamento, ma cio' richiederebbe
visione del futuro, immaginazione e capacita' di pensiero laterale. L'OPEC
avrebbe bisogno di un miracolo per sopravvivere al picco di produzione".
Franco Bernabe', ex amministratore delegato dell'ENI (e oggi direttore di PetroChina), ha affermato in un'intervista a Forbes nel 1998 che il picco
petrolifero era atteso per i primi anni del 2000. Ma molti dei vostri
colleghi nel campo del petrolio non ne parlano mai, e si comportano come
se l'oro nero fosse una risorsa infinita.
Sa dirci perché ?
"Bernabe' aveva ragione. Ma in generale l'industria petrolifera non
vuole saperne di picco produttivo. Nessuna delle grandi multinazionali e'
pronta ad ammetterlo, anche se sono consapevoli di come sia dietro
l'angolo. Finche’ saranno in grado di mantenere l'omerta' andranno
avanti facendo finta di nulla, anche perche' sono molto occupate a contare
i loro mirabolanti profitti (destinati a frantumare ogni record per il
2004)".
A proposito di Italia. Forse conosce
Enrico Mattei e il suo
"irrispettoso atteggiamento" verso le grandi multinazionali, che
lui chiamava "le sette sorelle".
Quali sono le relazioni attuali
tra Italia ed Iran riguardo al
petrolio ?
"Penso che ci sia un abisso tra le conquiste del grande visionario
Enrico Mattei e le attivita' odierne dell'ENI. Mattei era un individuo
straordinario che ha creato l'ENI praticamente dal nulla, infondendole il
senso di una "missione". Ha concluso con l'Iran, nel 1957, il
contratto piu' rivoluzionario della storia (il cosiddetto 75/25) che e'
poi diventato la norma e che probabilmente gli e' costato la vita".
"Oggi, in Iran, l'ENI ha uno dei peggiori contratti possibili, il
cosiddetto "buy-back", nei giacimenti di South Pars e Darquoin.
Sono assolutamente certo che Mattei non avrebbe mai firmato un contratto
simile".
"Una nazione ricchissima di risorse naturali, che abbonda di petrolio
e di gas non ha alcun bisogno di energia nucleare per scopi pacifici e di
natura civile ? ".
Questo e' cio' che ha affermato Ari Fleischer, uno dei
falchi dell'amministrazione Bush, a proposito del programma nucleare
civile iraniano.
Alcuni sostengono che questo programma sia una sorta di cortina fumogena
per scoraggiare future invasioni.
Non e' invece possibile che l'Iran si
stia preparando per il picco di produzione ?
"Non credo che stiano effettuando alcuna preparazione in proposito.
Se non sanno nulla di petrolio, come possono capire qualcosa di picco
petrolifero ?"
Un'ultima domanda riguardo il suo popolo. Gli Iraniani sono una
popolazione unita e forte. Cosa si aspetta per il futuro ?
"Io spero con tutto il cuore che al grande popolo iraniano sia
riservato un futuro migliore di quanto non sia il presente..."
By Debora Billi -
redazione@reporterassociati.org
I Petrolieri legati a mani strette con i fabbricanti di armi
ed i politici guerrafondai...... con l'aumento costante del
petrolio, come in questi anni.. si fanno pagare dai
cittadini le guerre che hanno scatenato nel
mondo...vedi Afganistan, Irak, ecc.
OGGI 01/06/2008 il prezzo del Barile ha sfondato i 120 $ al
barile e continuera' ad aumentare....fino ai 200 dollari e
forse anche oltre.....tanto gli Stati ci guadagnano sopra
quindi niente calmierazione dei prezzi !
Speriamo
comunque che gli Stati del
mondo si "sveglino" dal loro torpore e collusione con le
imprese petrolifere...come ?
cosi
WSI) – C'è chi come la
banca d'affari americana ha previsto che il petrolio
raggiungerà i 200 dollari al barile entro il 2010.
Una profezia accusata dagli analisti di autoavverarsi solo
per il fatto che essa stessa produce una nuova fiammata
speculativa sul greggio. Ma c'è chi va oltre. Secondo il
numero uno del gruppo petrolifero russo Gazprom, Alexei
Miller, il prezzo del petrolio potrà arrivare a 250 dollari
al barile. Miller, che parlava nel corso di una conferenza
stampa, non ha precisato i tempi.
«Oggi siamo testimoni di un aumento dei prezzi critico per
gli idrocarburi, ma il prezzo del barile arriverà a livelli
mai pensati, la prospettiva è di 250 dollari al barile».
«La competizione per questa risorsa - ha aggiunto il leader
del monopolista russo degli idrocarburi - sarà più forte».
Questo, secondo il numero uno di Gazprom, il fattore
determinante. Miller ha comunque registrato, sulla
formazione del prezzo del barile, «un’influenza seria delle
operazioni degli speculatori», tuttavia stima che «questa
influenza non è decisiva».
vedi:
Fusione Fredda
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- Il cartello
petrolifero esiste - 21/06/2006
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Economia&loid=1.0.476280885
Italy - ANTITRUST: MULTA di 315 MLN a 6 COMPAGNIE
PETROLIFERE per INTESA nel SETTORE DEI RIFORNIMENTI
AEROPORTUALI
Roma, Italy (Adnkronos) - Multa di complessivi 315,4
milioni di euro a 6 compagnie petrolifere per aver messo in
atto una intesa restrittiva della concorrenza nel mercato
dei rifornimenti aeroportuali, il cosiddetto jet fuel. Lo ha
deciso l'Antitrust. Per l'Autorita', l'intesa ha avuto per
oggetto ed effetto la ripartizione del mercato e
l'impedimento all'accesso di nuovi operatori, compresi i
vettori aerei intenzionati ad intraprendere l'autofornitura.
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Petrolio, per i tedeschi il picco è realtà. E
all’orizzonte si profila il collasso - 08 set. 2010
La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello
massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire
inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco
vicino all'esercito. Le conseguenze, affermano gli analisti,
sarebbero a dir poco devastanti.
La produzione dell'oro nero avrebbe raggiunto il suo livello
massimo e per questo sarebbe destinata a diminuire
inesorabilmente. Lo sostiene un centro di ricerca tedesco
vicino all'esercito.
Le conseguenze, affermano gli analisti, sarebbero a dir poco
devastanti. Un disastro senza precedenti, un'inarrestabile
catena di tragedie economiche, politiche, sociali e
ambientali.
Uno scenario da incubo che potrebbe concretizzarsi nello
spazio di una generazione. E' l'insieme delle conseguenze
della progressiva riduzione delle scorte di petrolio nel
mondo previste da un
rapporto riservato del Future Analysis department del
Bundeswehr Transformation Center, un think tank tedesco
direttamente collegato alle forze armate di Berlino.
La relazione, chiusa nel luglio scorso e successivamente
mantenuta segreta, è stata resa pubblica in questi giorni
dal settimanale Der Spiegel. Il ministero della difesa
tedesco non ha voluto rilasciare alcun commento ma fonti
interne al dicastero hanno confermato l'autenticità del
documento. E il panico, almeno in rete, ha potuto dilagare.
Alla base della ricerca (qui
una sintesi in Inglese) c'è un'ipotesi tutt'altro che
teorica: il cosiddetto picco di Hubbert.
Si tratta, per chi non lo sapesse, del più noto incubo
legato al ciclo petrolifero, il momento, temutissimo, in cui
la produzione di oro nero raggiungerà il suo livello massimo
iniziando, di conseguenza, a diminuire inesorabilmente fino
al definitivo esaurimento della risorsa. Opec a parte, non
vi è nessuno, ad oggi, che abbia messo in dubbio
l'ineluttabilità del fenomeno e il dibattito sulla
collocazione della data fatidica non ha espresso pareri
eccessivamente discordanti. Il punto, però, è che secondo
gli analisti tedeschi il picco sarebbe stato raggiunto
proprio quest'anno e le sue conseguenze sarebbero destinate
a materializzarsi tra il 2025 e il 2040.
Per capire quanto grave possa essere l'impatto del fenomeno
basta concentrarsi su una singola cifra.
Il 95% della produzione industriale, ricorda il rapporto,
dipende in qualche modo dall'oro nero, autentico fattore
primario della globalizzazione e dello stile di vita delle
società avanzate. Da qui l'inevitabile collasso generale
connesso al suo esaurimento.
Tra i primi effetti del calo della disponibilità, nota la
relazione, vi sarebbe l'aumento del potere politico e
diplomatico delle nazioni produttrici. Un accrescimento che
obbligherebbe l'Occidente a modificare le proprie relazioni
con la Russia e il Medio Oriente convergendo sempre di più
verso la necessaria realpolitik. A discapito, s'intende,
della difesa e della promozione dei diritti umani laddove
sarebbe più necessario.
L'elenco dei disastri, ovviamente,
non si fermerebbe qui. All'orizzonte, secondo il Bundeswehr,
non mancherebbero una rinnovata volatilità dei prezzi,
l'aumento dei conflitti, una crescente dipendenza dal
nucleare e un'impennata nei costi di trasporto che
penalizzerebbe soprattutto i Paesi più poveri che dipendono
largamente dalle importazioni soprattutto nel comparto
alimentare. L'elenco degli affamati, in altri termini, si
allungherebbe ancora alla faccia degli obiettivi del
millennio e la prevista corsa ai biocarburanti come
alternativa al petrolio non potrebbe far altro che aggravare
la situazione.
Fonte di
orrende previsioni finali (distruzione del commercio
internazionale, dissesto valutario, collasso finanziario
globale etc.) il rapporto preoccupa soprattutto per un
ulteriore motivo: non rappresenterebbe un'opinione isolata.
Un paio di settimane fa il quotidiano britannico Guardian ha
rivelato l'esistenza di documenti riservati prodotti dal
Department of Energy and Climate Change (DECC) del Regno
Unito su richiesta del governo di Londra.
L'apertura di una discussione circa il futuro dell'oro nero,
che coinvolgerebbe anche la Banca d'Inghilterra e il
Ministero della Difesa, dimostrerebbe l'esistenza di una
crescente preoccupazione da parte dell'esecutivo di Sua
Maestà e dello stesso apparato industriale del Paese.
Tratto da: /web.resmarche.it - Fonte:
ilfattoquotidiano
Video da visionare per
comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte
di questi CRIMINALI
a livello mondiale !
BRASILIA - Nov. 2007 -
L'8 novembre scorso, la
compagnia petrolifera di Stato Petrobras ha annunciato la
scoperta di nuovi giacimenti di greggio nelle acque
antistanti Rio de Janeiro che, una volta efficacemente
sfruttati, potrebbero rivoluzionare la situazione energetica
del Paese.
Nel bacino di Tupi potrebbero essere infatti inizialmente
disponibili fino a 8 miliardi di barili di light-crude, che
aumenterebbero del 40-50% il volume di riserve brasiliane
(attualmente valutate a 14,4 miliardi di barili) portando il
Brasile a diventare l'ottavo paese al mondo in termini di
risorse petrolifere, posizionandosi tra Nigeria e Venezuela.
Contemporaneamente, anche la Petrobras salirebbe ai vertici
del sistema delle compagnie petrolifere internazionali,
avvicinandosi a Exxon e British petroleum per quantita di
riserve possedute.
La notizia e' stata subito
accolta con grande soddisfazione dalle autorita' brasiliane:
il responsabile dello staff presidenziale, Dilma Rousseff,
ha affermato che, una volta che la notizia verra' confermata,
il Brasile assumera' un nuovo status, abbandonato il rango di
paese di medie dimensioni, ottenendo capacita'
d'esportazione“...come quelle del Venezuela, delle nazioni
arabe e di altri paesi". Anche i mercati finanziari hanno
reagito in maniera positiva: il titolo Petrobras ha
raggiunto l'apice annuale, toccando i 116,77 dollari per
azione sul New York Stock Exchange (nell'ultimo anno il
titolo della compagnia brasiliana ha ottenuto un +138,63%).
Nel 2006, il Brasile aveva gia'
acquistato lo status di esportatore netto di petrolio ma la
sua dipendenza dalle esportazioni in campo energetico rimane
tuttora uno dei principali punti a cui l'agenda governativa
deve trovare risposte. La recente scoperta potrebbe
garantire non solo sufficienza energetica al paese per i
prossimi anni ma, unitamente agli ingenti investimenti nel
settore delle energie alternative, soprattutto dei
biocombustibili, fornira' verosimilmente alle autorita'
brasiliane la possibilita' di giocare un ruolo sempre
maggiore nelle future dinamiche economiche e quindi
politiche regionali ed internazionali.
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Siamo sicuri che il prezzo del petrolio sia aumentato
veramente così tanto ? Assolutamente no !!!
In termini reali, il petrolio,
considerata la inflazione, costa mediamente molto meno che
in passato: precisamente 40 $ al barile (media degli ultimi
mesi) contro i circa 50 $ del 1991 (invasione del kuwait),
quindi il prezzo e' mediamente il 20% in meno; addirittura,
se risaliamo ai primi anni '80 (picco di 90 $ dollari al
barile) il greggio si e' deprezzato di circa il 55% in meno.
Analoga considerazione possiamo fare se rapportiamo la media
storica semplice del suo prezzo (dagli anni 70 ad oggi =
35,56 $ barile, e dal 1986 ad oggi = 27,35 $ barile), sempre
aggiustata con la inflazione.
Dobbiamo poi considerare il fatto che il petrolio che noi
europei acquistiamo viene pagato in euro, quindi, un altro
ruolo importante nella determinazione del prezzo reale del
petrolio viene dal rapporto di cambio tra euro e dollaro,
che, in questi ultimi anni, e' tutto a favore del primo:
ebbene, come e' conveniente per un europeo fare una vacanza
negli USA, e' altresì conveniente, per stabilizzare il prezzo
del petrolio, pagarlo in euro dato il conveniente tasso di
cambio tra le due monete.
Ma allora una domanda sorge spontanea: perche' con tutto cio'
il prezzo della benzina continua a salire ?
Risposta : speculazione. Pura speculazione. L'aggravio del
costo al litro dei carburanti e' dato sia dal pesante
prelievo fiscale attuato dallo stato sia dai vari passaggi
commerciali che iniziano con la estrazione del greggio e
terminano con la immissione materiale del carburante nelle
nostre taniche.
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Italy -
La Vergogna delle tasse sulla Benzina
Tratto dal sito del Governo italiano
www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf
E’ stato
calcolato che il 70 per cento del costo di un litro di
benzina verde e' costituito da accise ed imposte
alcune delle quali risultano davvero sconcertanti e
vergognose, come ad esempio:
- 1,90 lire
per la guerra di Abissinia del 1935;
- 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
- 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
- 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
- 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
- 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
- 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
- 205 lire per la missione in Libano del 1983;
- 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
- 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004
Il tutto
per un totale di 486 lire, cioe' 0,25 euro !
Il buon senso vorrebbe che al cessare della causa che
determina una tassa, dovrebbe cessare la tassa stessa.
In Italia invece non e' così.
Anzi, su queste accise che in sostanza sono tasse,
viene applicata anche l’Iva, cioe' una
tassa sulla tassa !!!
Non e' arrivato il momento di far sentire la nostra voce ?
Tratto da:
disinformazione.it
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