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Non è chiaro
risalire a quando una "guerra delle valute" è
cominciata, ma a volte può terminare in un
giorno preciso.
Nel 1936 Gran Bretagna, Francia
e Stati Uniti firmarono un
trattato per bloccare le continue
oscillazioni delle valute che hanno seguito la
Grande Depressione; nel 1985 Gran Bretagna,
Francia, Giappone, Stati Uniti e Germania
dell’Ovest firmarono un
accordo per permettere agli Stati Uniti di
deprezzare il dollaro nei confronti dello yuan.
Il problema è che in un’economia globale
interconnessa il valore delle valute non aumenta
o diminuisce nel vuoto. Quando la Cina abbassa
artificialmente lo yuan contro il dollaro
statunitense, tiene basso il costo dei prodotti
cinesi negli Stati Uniti, sbilanciando il
mercato. Questo porta gli Stati Uniti ad
abbassare la propria valuta a loro volta. E,
ovviamente, dato che i due paesi hanno un solo
tasso di cambio, questa gara verso il basso non
porta benefici a nessuna delle due parti.
Qualcuno ora sta chiedendo un nuovo accordo
internazionale per stabilizzare il valore dei
tassi di scambio.
Ma, ovviamente, l’economia mondiale è cambiata
molto negli ultimi 25 anni. Il potere crescente
di economie come quelle di Brasile, Cina, India
e Corea del Sud ha reso molto più difficile
riunire i vari ministri dell’economia in una
camera d’hotel per arrivare a un accordo. Così,
come nelle guerre vere, dichiararne una è più
semplice che terminarla.
Bisogna ribilanciare la domanda globale,
allontanandola dalle ricche economie indebitate
e spingendola verso il mondo che sta emergendo.
Delle riforme strutturali per incentivare quelle
economie aiuterebbero, ma i tassi di cambio
devono comunque essere apprezzati. E, sì, lo
yuan cinese è troppo basso. Questo non sta
danneggiando solo l’Occidente ma anche altri
paesi emergenti (specialmente quelli con un
tasso fluttuante) e la Cina stessa, che ha
bisogno dei propri prodotti interni.
E l’effetto è a catena.
Quando le due economie
mondiali più forti
iniziano a deprezzare la
propria moneta, anche
gli altri paesi sono
spinti a farlo. Dal
punto di vista
internazionale, questo
ha due principali
conseguenze negative: è
un
deterrente agli
investimenti
internazionali
(rallentando quindi la
ripresa economica) e
incrina i rapporti
politici tra le nazioni,
rendendo più arduo il
raggiungimento di
accordi bilaterali. Da
questo punto di vista,
particolarmente grave è
il raffreddamento dei
rapporti tra Occidente e
Cina, il cui apporto è
fondamentale nel
contenimento dei
progetti bellici di Iran
e Corea del Nord.
Secondo l’Economist, in questa momento non
si starebbe combattendo una vera guerra ma
sarebbero in corso delle semplici schermaglie,
tre in particolare:
1. La volontà della Cina di non far crescere lo
yuan troppo rapidamente. Pechino sta continuando
a deprezzare la propria valuta, un atteggiamento
criticato duramente sia dagli Stati Uniti che
dall’Unione Europea per le conseguenze
destabilizzanti sul mercato internazionale. Lo
scorso mese la Camera degli Stati Uniti ha
passato una legge che permette alle aziende di
proteggersi dai paesi che deprezzano la propria
moneta.
2. La politica monetaria dei paesi più abbienti.
Le banche centrali potrebbero decidere presto di
emettere valuta per incentivare la circolazione
dei titoli di stato, ma agli occhi della Cina (e
di molti altri governi dei mercati emergenti)
questo creerebbe gravi distorsioni dell’economia
mondiale.
3. La reazione dei paesi in via di sviluppo a
queste immissioni di capitale. Piuttosto che
lasciar salire il valore del proprio tasso,
molti governi hanno iniziato a comprare valuta
straniera o a imporre tasse sui flussi di denaro
straniero.
Quel che dovrebbe succedere ora, scrive l’Economist,
è abbastanza chiaro.
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Una moneta debole
rende competitivi i prodotti nazionali. Si
esporta di più e il Pil aumenta.
L'altra faccia della medaglia è la crescita
dell'inflazione. La maggior parte delle materie
prime si compra in dollari, un deprezzamento
della moneta di un Paese nei confronti del
dollaro significa un aumento del prezzo di
petrolio, gas, ma anche soia e grano.
Quindi più
esportazioni, ma più inflazione. In teoria la
mano invisibile del mercato dovrebbe attribuire
alle singole monete, nel tempo, il giusto
valore. In pratica le monete sono usate dai
governi per alterare le relazioni economiche tra
Stati.
E' quella che viene chiamata "The
currency war", o la Guerra delle monete.
Il
Fondo Monetario Internazionale ha cercato
all'inizio di quest'anno di dare delle regole
per stabilire il valore delle monete, ma è stato
ignorato da tutti.
I Paesi emergenti in Sud America e in Oriente
sono al centro di questa guerra, dal cui esito
può dipendere la loro sopravvivenza economica e
anche la nostra. Il Brasile ha reagito a un
collasso nelle esportazioni, dovuto alla
crescita di valore della sua valuta, il real,
indebolendola. Nel 2010 il Brasile era passato,
nei confronti dei soli Stati Uniti, da 15
miliardi di dollari di attivo nelle esportazioni
a 6 miliardi di dollari di passivo. Per poter
continuare a produrre e a esportare ha accettato
un aumento dell'inflazione con tutte le
conseguenze che questa comporta, in particolare
un impoverimento delle classi sociali più
deboli.
Da almeno un anno, la Cina mantiene
basso in modo artificiale il valore dello yuan
contro le proteste di tutto il mondo occidentale
e del Giappone che l'accusano di concorrenza
sleale. Se il valore dello yuan aumentasse
sensibilmente (come dovrebbe) il Pil cinese
diminuirebbe con effetti catastrofici
sull'occupazione.
La Guerra delle Monete
assomiglia a un grande Risiko dove ogni mossa
provoca una reazione in ogni altra parte della
mappa mondiale. In Sud America Cile, Colombia.
Perù e Messico stanno nei fatti svalutando le
loro monete. E' una gigantesca corsa al ribasso
con un impoverimento globale. Una guerra in cui
l'Italia recita la parte del vaso di coccio tra
vasi di ferro. E' legata all'euro, il cui valore
è molto superiore a quello espresso dalla sua
economia, in sostanziale
recessione da 10 anni.
Ha un debito pubblico
che si avvia a 2.000 miliardi di euro entro il
2011. Non può svalutare per migliorare le
esportazioni, non può investire per il peso
degli interessi sul debito (quest'anno pagheremo
circa 80 miliardi di interessi, pari a quattro
robuste finanziarie).
L'uscita dell'Italia dall'euro, se avvenisse,
con una nuova lira e la successiva svalutazione,
non cambierebbe nulla. Ci troveremmo con
un'inflazione a due cifre senza esportare.
I
primi Paesi per esportazioni oltre alla Cina
sono infatti Stati Uniti, Germania, Olanda e
Giappone. Esportano innovazione e tecnologia,
noi cosa esporteremmo ? Non più debito pubblico e
le aziende del "made in Italy" le abbiamo già
esportate.
Forse abbandoneremo anche la lira per
lo
scec, una moneta locale, cittadina, rionale,
condominiale.
Tratto da: beppegrillo.it
Gli Stati Uniti temono che l'euro possa scavalcare il
dollaro
-
Dal settimanale
"Avvenimenti" n°19, 16-22 maggio 2003, pag 28-29 - By Guido
Carandini
Sta lentamente emergendo attraverso fonti non ufficiali un vero e proprio
"segreto di stato" che le autorità americane e il grande
circuito mediatico hanno tenuto sin qui celato per ragioni comprensibili
per i falchi dell'amministrazione Bush ma difficili da afferrare per chi
cerca la verità sulla politica imperialista statunitense.
E il segreto
consisterebbe in questo: la guerra all'Iraq avrebbe una nascosta ma
fortissima ragione nella minaccia che l'euro possa soppiantare il dollaro
come moneta di riserva mondiale. Dunque al di là dell'esigenza di
assicurarsi le fonti di approvvigionamento del petrolio e della
conseguente necessità di rafforzare gli avamposti armati nella regione
del Golfo, al di là anche delle motivazioni economiche che possono
spingere gli Stati Uniti, come in passato, a cercare nel riarmo un mezzo
per creare una domanda carente sul mercato e per uscire così dal pericolo
di una grave recessione, è la difesa armata del dollaro che muove la
potenza militare americana. L'incubo del Federal Reserve è che l'Opec
possa a un certo punto decidere di sostituire nelle sue transazioni
internazionali il dollar standard con l'euro standard imitando ciò che
aveva già cominciato a fare Saddam Hussein nel 2000 quando l'Euro
valeva 82 centesimi di dollaro per vendicarsi delle sanzioni volute da
Washington e per accattivarsi il favore delle nazioni europee. E segnando
così il suo destino. Il 16 febbraio di quest'anno la rivista inglese The
Observer ha denunciato il fatto in un articolo intitolato "L'Iraq fa
un bell'utile scaricando il dollaro per l'euro", nel quale ha
osservato che l'euro, dalla data della decisione di Saddam Hussein, ha
guadagnato circa il 30 per cento sul dollaro. Inoltre, dal 2001, anche il
petrolio venduto in base al programma delle Nazioni Unite "Oil for
Food" è stato pagato in euro per un ammontare di 26 miliardi.
L'ingente guadagno dell'Iraq rivela qual è la perdita subita dai paesi
produttori di petrolio con la svalutazione del dollaro. Incluso il
Venezuela, che però avrebbe cominciato anch'esso a muoversi verso l'area
dell'euro. Proviamo a immaginare l'effetto che avrebbe l'eventuale
decisione dell'Opec di quotare le vendite di petrolio in euro anziché in
dollari. Improvvisamente le nazioni consumatrici, inclusi gli Stati Uniti,
dovrebbero convertire in euro le riserve in dollari attualmente detenute
dalle loro banche centrali. Si determinerebbe un crollo del dollaro e una
fuga dei capitali dalle borse americane e da ogni altra attività
denominata in dollari. Il deficit della bilancia dei pagamenti americana,
già alto allo stato attuale, diventerebbe ingovernabile con effetti
gravissimi su tutta l'economia mondiale. Inoltre i detentori di riserve in
dollari sul mercato mondiale, Giappone in testa, andrebbero incontro a
crisi finanziarie devastanti.
Un simile scenario è ovviamente
impensabile dato che l'intera economia americana e di riflesso quella
mondiale è legata al ruolo di moneta di riserva del dollaro. Fin dai
lontani anni cinquanta e sessanta gli Stati Uniti sono l'unico paese al
mondo che ha potuto fare a meno di garantire il valore della propria
moneta assicurando l'equilibrio della propria bilancia dei pagamenti.
Questo ha prodotto per lungo tempo
forti disavanzi che il Tesoro americano ha coperto immettendo nella
circolazione internazionale quantità illimitate di dollari facilmente
assorbiti proprio per il ruolo di moneta di riserva che avevano assunto.
Ma come evitare adesso che la progressiva svalutazione eroda la fiducia
del dollaro e che quindi esso perda quel ruolo a fronte di un euro che si
avvantaggia ogni giorno con aumenti che in un solo anno hanno superato il
17% ?
Si può comprendere, a questo
punto, che il vero problema degli Stati Uniti consiste nel fronteggiare
con ogni mezzo questa minaccia e, ancora di più, nel negarla per non
creare panico negli ambienti finanziari.
L'aver abbattuto il regime di
Saddam Hussein ha sicuramente scongiurato l'eventualità che l'Iran e l'Arabia
Saudita ne imitino a breve gli atteggiamenti favorevoli alla sostituzione
del dollaro con l'euro, ma l'intervento militare non garantisce ancora
affatto che il dollaro si rafforzi.
E neppure che l'Europa modifichi il
suo atteggiamento ostile verso la politica americana di intervento armato
proprio in ragione del rafforzamento dell'euro e del peso che esso potrà
avere nel determinare gli equilibri geo-politici del futuro.
Questa diversa prospettiva di una guerra dollaro-euro spiega probabilmente
la fretta dell'intervento armato e getta una nuova luce sulle ragioni,
altrimenti poco chiare, sia della politica francese che, all'opposto, di
quella inglese.
Tutto sommato il peso dell'euro, della sua crescente forza
competitiva rispetto al dollaro, conferisce all'Europa politicamente
debole un ruolo di primo piano che la potenza militare americana non è in
grado di contrastare.
Dunque la Francia, malgrado sia ora in difficoltà,
potrebbe nel tempo trascinare dietro a sé in un ruolo egemone non
soltanto la Germania ma l'intera Unione Europea grazie alla forza della
sua moneta.
Quanto alla Gran Bretagna, anch'essa produttrice di petrolio,
si può comprendere che il suo splendido isolamento nella difesa della
sterlina, unica superstite delle monete nazionali europee, la costringa
alla difesa strenua del dollaro e, di conseguenza, all'appiattimento sulla
politica dell'amministrazione Bush. Gli Stati Uniti, per parte loro, non
sono in grado di far fronte a questa situazione e di rafforzare la propria
divisa accrescendo ulteriormente il proprio deficit con altri tagli alle
tasse dei ricchi. Infatti le iniezioni di liquidità nel sistema
militare-industriale dovute alle spese per il riarmo richiederebbero, per
essere produttive, una politica fiscale opposta a quella dell'attuale
amministrazione che rischia di ridurre pesantemente il potere d'acquisto
delle classi medie e di aggravare così la recessione. Come si vede i
giochi sono assai diversi da quelli che ci propinano i media giornalmente.
La questione che emerge e che sarà
sicuramente al centro delle prossime mosse dei centri finanziari degli
Stati Uniti e dell'Europa è la seguente: come avviare una fase di
transizione che eviti effetti devastanti sugli equilibri internazionali ma
che porti alla luce il contrasto euro-dollaro ?
Come iniziare una trattativa
internazionale che dia forma a un duplice standard euro-dollaro basato su
accordi del peso che hanno avuto quelli di Bretton-Woods, che mezzo secolo
fa rimediarono al disordine nella situazione delle monete alla fine del
secondo conflitto mondiale ?
E' almeno curioso il fatto che di
questo pochissimo si parli ancora. Ma fino a quando ?
Video da visionare per comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte di questi CRIMINALI a livello mondiale !
Video del prof. Auriti sul Debito pubblico, Signoraggio ed Usura dei Banchieri del mondo !
Video di Paolo Barnard, Rivoluzionario !
Sovranita’ monetaria e Signoraggio bancario
- "DEBITO
PUBBLICO"
La competenza europea non è più Costituzionale. Possiamo rientrare, persino "legalmente".
Ciò non toglie che le regole sono state costruite raggirando i popoli, e che quindi in ogni caso i popoli hanno la sovranità necessaria per ribaltare una qualsiasi legge elitaria.
SOLUZIONE:
Dovremmo per risolvere il problema della
Sovranita' monetaria, innanzi tutto nazionalizzare le Banche
Centrali (FED + BCE, ecc.), togliendole dalle mani dei privati, cosi come la Banca Italia (NON d'Italia, perche' anch'essa in mano ai privati), poi stampare carta moneta, come
Stati uniti d'Europa (UE), pari al debito
"pubblico" delle varie nazioni UE che gli uomini
di governo dei vari stati hanno contratto (e'
tutto fatto di carta straccia, che i banchieri,del mondo piazzando i loro uomini negli stati o comprandoseli...hanno fatto si che gli stati si indebitassero con loro....e quindi ci potessero tenere per le palle....ricattandoci
con il debito stesso), ed inviare la carta
moneta stampata (la parte che li compete) al Fondo monetario internazionale (il FMI e' di proprieta' dei banchieri...e' una loro creatura)contemporaneamente,
riscatta-ricompra i titoli statali emessi, che
hanno acquistato i privati, gli altri stati e le
banche) in modo da eliminare il debito, e cosi' ci riapproprieremmo degli interessi che ogni anno paghiamo (in Italia c.a. 100 miliardi di euros l'anno) e li
potremmo investire nell'industria, nel turismo,
nei servizi...e cio' per i vari stati
indebitati...
CMQ ma sara' una gara dura, perche' gli USURAI del mondo hanno i loro uomini piazzati ovunque nel mondo e nei posti chiave....che faranno di tutto per impedirci di arrivare a farlo...!
Ma noi ce la possiamo fare !
Altra proposta per la soluzione-annullamento del
cosiddetto falso
Debito Pubblico:
in circa 30 anni l'Italia ha pagato interessi
annui per il debito pubblico per un totale di
circa € 3.400.000.000.000 (3 mila quattrocento
miliardi), mentre il debito pubblico ammonta al
2014 a c.a. € 2.200.000.000.000 (duemila
duecento miliardi)
per cui sottraendo dal totale, la somma gia'
pagata, vi e' una plus valenza di c.a.
1.200.000.000.000, che le banche dovrebbero
ridarci.....ma anche se non ce li ridanno, noi
possiamo cessare di pagarle immediatamente
investendo la stessa cifra annuale di falsi
interessi, nella nostra economia....
IMPORTANTE
La Banca d’Inghilterra conferma attraverso il documento
(dettagliatissimo in lingua originale) raggiungibile al
link sottostante, la creazione di denaro dal NULLA
attraverso la riserva frazionaria e il signoraggio
bancario in mano a banche private e autorizzate dalle
banche centrali anch’esse di proprietà delle suddette
banche in percentuale più o meno variabile:"
http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf
In più, quest'altro link come ulteriore, robusta
conferma:
http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/18/truth-money-iou-bank-of-england-austerity
AVVISATE TUTTA LA POPOLAZIONE CON QUESTO VIDEO, FATELO
GIRARE ALL'INFINITO !!
Che sappiate o meno che cosa sia, il Fondo di Redenzione
Europeo (E.R.F.) ci rovinerà la vita per i prossimi 20
anni !!
vedi e'
IMPORTANTE:
http://attivo.tv/player/documentari/i-media-stanno-censurando-allintera-popolazione-un-nuovo-trattato-europeo-sconvolgente.html#sthash.4QWK6rLY.dpuf
EURO FALSO: TUTTI I DEBITI CONTRATTI CON LE BANCHE
SONO ANNULLABILI !
Nel contrato non è scritto chi è il proprietario della
moneta….quindi: chi è il creditore ? chi il debitore
?...e per cui TUTTI i debiti sono nulli “tutti i debiti
contratti con le banche sono infatti annullabili”.
“Il sillogismo è semplice: siccome le banche evitano di
iscrivere in contabilità, a patrimonio netto, la quota
annuale di denaro virtuale che creano dal nulla, è
evidente che lo considerano esse stesse “denaro falso“.
I debiti contratti con denaro falso ovviamente non sono
giuridicamente validi.”
Ecco quindi che, se non tutti in generale, almeno quei
debiti che implicano come creditore o controparte una
banca, devono essere considerati nulli dalla nascita !
In sostanza, parafrasando, se il denaro non risulta
“battezzato” contabilmente alla nascita certificandone
l’origine, non può godere dei diritti civili.
Tratto dal testo dell’economista Nino Galloni, IL FUTURO
DELLA BANCA, da dove si impara che la contabilità
bancaria attuale è completamente falsa.
INOLTRE
Interrogazione UE con richiesta di risposta scritta
E-000302/2012 alla Commissione Articolo 117 del
regolamento
Marco Scurria (PPE)
Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo
tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno
2011, la Commissione informa il collega che “al momento
dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema
e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete
in euro appartengono al titolare del conto su cui sono
addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica
su cui si basa questa affermazione ?
Risposta: Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo
l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle
banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video
delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a
costo zero, se si esclude l’energia elettrica che
mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori
nominali appartiene al nuovo proprietario.
....e se uno e' proprietario del denaro, non puo' essere
contemporaneamente debitore, dato che il denaro
precedentemente all'emissione nei fatti apparteneva al
NULLA.....e non alla banca ! e quindi e' al NULLA che semmai va reso....
Guardate cosa afferma il Consiglio Direttivo della Banca
Centrale Europea – BCE
- (Tratto dal sito ufficiale www.ecb.int)
nel loro documento: “Decisione della Banca Centrale
Europea del 6 dicembre 2001 relativo all’emissione delle
banconote in euro”, al comma 3: “L’emissione delle
banconote in euro non necessita di essere soggetta a
limiti quantitativi o di altro tipo, visto che la
immissione in circolazione di banconote è un processo
indotto dalla domanda.”
Tratto da:
http://www.ecb.europa.eu/home/html/index.en.html
Commento NdR: L'Eurosistema
e' nei fatti di proprieta' di
PRIVATI cosi come le varie Banche Centrali
Nazionali dei paesi aderenti alla UE, quindi tutto
il sistema bancario europeo e' in mano ai privati cosi
pure come l'emissione della moneta (denaro)
Ricordiamo a tutti che le Banche facendo sorgere dal
"nulla" (che non esiste, per proprieta' intrinseca) il
denaro, esse lo "prendono" dal TUTTO presente ed
esistente SOLO ed UNICAMENTE nell'INFINITO,
e ce lo accreditano nel nostro conto corrente di cui
siamo proprietari e non debitori;, se noi chiediamo ad
esse di darci un credito, quindi trattasi di DONAZIONE
dell'Infinito a tutti noi, che le Banche ci RUBANO e ci
chiedono pure gli interessi, I banchieri e le banche,
sono dei veri e propri CRIMINALI, protetti dalle leggi inique degli
"stati" (a loro volta aziende private) loro servi,
perche' i Banchieri immettono, sponsorizzano o pagano, i
"loro" uomini politici e non, nei posti chiave degli
stati, per ottenere cio' che vogliono... da questi
ultimi, alla faccia del popolo che rimane in TOTALE
schiavitu' !
Quindi:
Cari amici e lettori, dovete rendervi conto che quando
andate a chiedere un "prestito" ad una banca...voi
subite un FURTO da parte della banca, perche l'emissione
del denaro viene effettuata dal NULLA (che e’ di
proprieta’ dell’INFINITO),
sul vostro NOME e COGNOME; la banca non lo
emette/accredita sul suo proprio conto corrente e poi
gira la cifra a Voi con un bonifico dal proprio conto,
ma lo accredita direttamente sul Vs conto corrente, e
quindi siete voi gli UNICI proprietari del denaro, cosi
come ha confermato recentemente anche la UE, in una
risposta ad una interrogazione fatta su: chi e' il
proprietario del denaro..?
Se il denaro viene emesso sul vs NOME e COGNOME,
significa semplicemente che e' VOSTRO e NON della banca,
e siccome viene emesso dal NULLA (di proprieta’ dell’INFINITO
e non della banca), quindi e’ a credito NON a debito …..
la banca non ha NESSUN titolo, ne’ diritto, per
chiedervi di restituire il capitale, che non e’ mai
stato suo, ne' tanto meno di richiedere degli interessi
su di un capitale che nei FATTI e' SOLO VOSTRO all’atto
della emissione fatta per mezzo del vostro NOME e
COGNOME, infatti non puo’ mai dimostrare di aver avuta
la proprieta’ del denaro che e’ stato emesso sul vs
conto corrente !
Inoltre le leggi italiane e quelle dei vari paesi
occidentali, sui “prestiti”, confermano che: se un
soggetto non e’ proprietario di un bene non puo’
prestare nulla, anzi se viene attuato, diviene un’atto
illegale.
Qui siamo alla totale follia illogica bancaria, per
tentare di legalizzare un FURTO !
In piu’ le banche, una volta sottratto il VOSTRO denaro,
con la vostra firma, su di un modulo prestampato e senza
la firma dell’amministratore della banca …. essa lo
immette nel proprio bilancio, nei debiti, e non nei
crediti, come sarebbe se fosse tutto regolare oltre ad
essere logico amministrativamente, (cosa che non e’,
commettendo un falso in bilancio) ma e cosi, non solo
non paga neppure l’iva sul servizio, ma non paga neppure
le tasse allo stato…perche’ trattasi di un
“debito”….ecco perche’ le banche dichiarano sempre un
bilancio facilmente in passivo od a zero….
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