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L'impatto
con la Realta' e' imminente (NdR
= i costi saliranno alle stelle....)
Nell'immediato
futuro, dovremo affrontare la fine dell'era del
combustibile fossile a buon mercato.
12-12-2005
- Fonte: J. H. Kunstler - 'Collasso'
Soprattutto,
nell'immediato futuro, dovremo affrontare la fine
dell'era del combustibile fossile a buon mercato.
Non e' un'esagerazione affermare che forniture
affidabili di petrolio e gas naturale a basso
costo siano alla base di tutto cio' che
identifichiamo come i vantaggi della vita moderna.
Tutti i beni di prima necessita', i comfort, i
lussi e i miracoli del nostro tempo -
riscaldamento centralizzato, aria condizionata,
automobili, aeroplani, illuminazione elettrica,
indumenti poco costosi, musica registrata, cinema,
supermercati, elettrodomestici, operazioni di
protesi dell'anca, la difesa nazionale, e chi piu'
ne ha piu' ne metta - devono la propria origine o
la loro esistenza protratta, in un modo o
nell'altro, al combustibile fossile a buon
mercato.
Perfino
le centrali nucleari dipendono da ultimo dal
petrolio e dal gas a buon mercato per tutte le
procedure di costruzione e manutenzione e per
l'estrazione e la lavorazione dei combustibili
nucleari. Le lusinghe del petrolio e del gas a
basso costo erano cosi' seducenti e hanno
suscitato tali slanci di entusiasmo che abbiamo
smesso di prestare attenzione alla natura
essenziale di questi doni miracolosi della Terra,
al fatto cioe' che esistano in scorte limitate e
non rinnovabili, distribuite in modo ineguale per
il mondo.
A
peggiorare le cose, le meraviglie di un costante
progresso tecnologico sotto il regno del petrolio
ci hanno attirato con l'inganno in una sorta di
sindrome del Grillo Parlante, che ha indotto molti
occidentali a credere che tutto cio' che
desideriamo con sufficiente intensita' possa
avverarsi. Oggigiorno, persino i meglio informati
nella nostra cultura desiderano ardentemente
credere che nel giro di pochi anni ci attenda una
transizione priva di complicazioni dai
combustibili fossili ai loro sostituti putativi,
l'idrogeno, l'energia solare o quel che sia.
Cerchero' di dimostrare che e' una fantasia
pericolosa. Nel migliore dei casi ci vorranno
decenni per sviluppare alcune di queste
tecnologie, il che significa che dobbiamo
aspettarci un intervallo estremamente turbolento
tra la fine del petrolio a buon mercato e cio' che
verra' dopo.
Uno scenario piu' probabile e' che nuovi
combustibili e tecnologie non possano mai
sostituire i combustibili fossili nella misura, al
tasso e nel modo in cui il mondo li consuma
attualmente.
Cio'
che in genere non si capisce di questa difficile
situazione e' che il mondo sviluppato iniziera' a
soffrirne molto prima che petrolio e gas si
esauriscano completamente. Lo stile di vita
occidentale - ormai praticamente sinonimo di
sobborghi - puo' funzionare soltanto grazie a
un'offerta affidabile di petrolio e gas
sicuramente economici. Persino deviazioni esigue o
moderate dai prezzi o dalle forniture attuali
annienterebbero la nostra economia e renderebbero
impossibile la logistica della vita quotidiana.
Le
riserve di combustibile fossile non sono
distribuite equamente nel mondo. Tendono ad essere
concentrate in luoghi dove le popolazioni native
non amano l'Occidente in generale o l'America in
particolare, luoghi fisicamente molto lontani,
luoghi sui quali potremmo realisticamente
esercitare uno scarso controllo (anche se lo
volessimo). Per motivi che spieghero' in
dettaglio, possiamo stare certi che il prezzo e la
fornitura di combustibili fossili subiranno
oscillazioni e interruzioni nel periodo futuro che
io definisco "la lunga emergenza".
Il
declino dei combustibili fossili avviera'
sicuramente conflitti cronici tra nazioni che si
contendono quel che ne rimane. Queste guerre per
le risorse sono gia' iniziate. Ce ne saranno
altre, che probabilmente si protrarranno per
decenni aggravando una situazione che, gia' di per
se', potrebbe distruggere alcune civilta'. L'entita'
della sofferenza nel nostro paese dipendera'
certamente dalla tenacia con cui cercheremo di
rimanere aggrappati ad abitudini, consuetudini e
convinzioni obsolete come, ad esempio, da quanto
strenuamente gli americani decideranno di
combattere per conservare stili di vita suburbani
che semplicemente non hanno piu' una
giustificazione razionale.
Il
dibattito pubblico su questo tema e' stato
sorprendentemente inconsistente, malgrado
l'esposizione dell'America alle nuove realta'
globali dopo l'11 settembre. Nel momento in cui
scrivo, ancora nessuno nelle alte sfere del
governo federale ha osato dichiarare che a meta'
del secolo ci aspetta l'esaurimento dei
combustibili fossili e, molto prima, gravi
sconvolgimenti del mercato. E' un argomento troppo
carico di implicazioni spaventose per il nostro
comportamento nazionale collettivo, soprattutto
per il fatto non secondario che attualmente la
nostra economia e' irrimediabilmente legata alla
creazione e alla conservazione di una selvaggia
espansione suburbana.
Nel
contesto di questo flebile dibattito pubblico sul
nostro futuro energetico emergono alcune posizioni
assolutamente contrapposte. Una fazione, i
cosiddetti "cornucopiani", afferma che
la comprovata ingegnosita' tecnologica dell'Umanita'
prevarra' sui dati di fatto della geologia (questa
sembrerebbe essere l'extrema ratio della
maggioranza degli americani, semmai riflettessero
su queste cose).
Alcuni cornucopiani ritengono che il petrolio non
sia materia organica liquefatta e fossilizzata,
bensi' una sostanza minerale esistente in natura
in quantita' illimitate nelle profondita' della
Terra, come il centro cremoso di una caramella.
Gran
parte dell'opinione pubblica e' semplicemente
incapace di considerare l'eventualita' che
l'innovazione tecnologica non sia in grado di
salvare la civilta' industriale. La saga umana e'
stata effettivamente sbalorditiva. Abbiamo
superato ostacoli tremendi.
La fine del XX secolo e' stata particolarmente
ricca di successi tecnologici (sebbene gli
insidiosi rendimenti decrescenti siano molto meno
evidenti).
Come potrebbe una nazione che ha mandato degli
uomini sulla luna provare qualcosa di diverso da
una fiducia quasi divina nella propria capacita'
di superare le difficolta' ?
Il
computer di fronte al quale sto seduto sarebbe
sembrato sicuramente una qualche sorprendente
stregoneria a qualcuno vissuto in una fase
precedente della storia americana, a Benjamin
Franklin, per dire, che contribui' all'iniziale
comprensione delle leggi dell'elettricita'. La
serie ininterrotta di scoperte e sviluppi, a
partire dal 1780, che ha reso possibile i computer
e' incredibilmente lunga e complessa e include
concetti che possiamo dare per scontati, a partire
dalla corrente alternata a 220 volt sempre
disponibile nelle nostre case.
Ma cosa avrebbe pensato Ben Franklin della
televisione ? O del software ? O della banda larga
? O della plastica? Di conseguenza, si dovrebbe
ammettere la possibilita' che in futuro ci
attendano meraviglie scientifiche difficilmente
immaginabili per la gente del nostro tempo.
L'Umanita' potrebbe davvero trovare un qualche
modo fantastico per far funzionare la civilta' con
l'acqua di mare, o con nano-macchine organiche
molecolari, oppure sfruttando la materia oscura
dell'universo.
Ma direi che tali miracoli potrebbero verificarsi
molto dopo la lunga emergenza, o non verificarsi
affatto.
E' possibile che la fioritura del combustibile
fossile abbia rappresentato un'occasione unica e
irripetibile per la razza umana.
Un'opinione
coerente, benche' estremamente pessimistica, su
questa falsariga, contrapposta a quella dei
cornucopiani, e' incarnata dai sostenitori della
tesi dell'estinzione, i quali ritengono che la
portata del pianeta abbia gia' superato il punto
di "sforamento" e che siamo gia' entrati
in un'era apocalittica che prelude all'imminente
estinzione della razza umana.
Non
danno alcun credito alla fede dei cornucopiani
nella divina ingegnosita' dell'Umanita' nel
superare i problemi e abbracciano invece
un'economia di assoluta entropia. Considerano la
fine del petrolio come la fine di tutto. La loro
visione del mondo e' terminale e tragica.
La
mia e' una posizione intermedia tra questi due
campi, sebbene probabilmente un po' decentrata e
piu' vicina ai sostenitori dell'estinzione.
Ritengo che dovremo affrontare un periodo senza
precedenti di terribili difficolta' nel XXI
secolo, ma che l'Umanita' sopravvivera' e
procedera' nel futuro, sebbene non senza aver
subito, nel frattempo, alcune gravi perdite in
termini di popolazione, aspettative di vita,
tenore di vita, mantenimento di conoscenze,
tecnologie e dignita'.
Credo che assisteremo a un drammatico declino, ma
non a un'estinzione. Mi sembra che il cammino
dell'esistenza umana comporti lunghi cicli
d'espansione e contrazione, successo e fallimento,
luce e oscurita', intelligenza e stupidita', e che
sia presuntuoso affermare che il nostro tempo e'
talmente speciale da segnare la fine di tutti i
cicli (anche se credersi tanto speciali sarebbe
coerente con il narcisismo degli intellettuali del
baby boom).
Percio' devo lasciare spazio alla possibilita' che
noi esseri umani riusciremo a farcela, anche se
dovremo attraversare tempi bui. L'abbiamo gia'
fatto.
Estratto
dal libro "Collasso" di James Howard
Kunstler
Commento NdR: anche se non siamo
completamente d'accordo sul fatto che il petrolio
sia in esaurimento (perche' cosi' ci vogliono far
credere i petrolieri e "compagnie" ad
essi collegati), in quanto il petrolio NON deriva
da giacimento di prodotti organici depositati
milioni di anni fa, bensi' dal "sangue della
terra che si rinnova sempre ed autonomamente per
processi bioelettronici e quindi biochimici, il
costo dell'energia e' destinato ad arrivare a
cifre iperboliche proprio perche' chi detiene il
petrolio, VUOLE guadagnare ogni anno di piu' a
discapito delle economie industriali degli stati
stessi !
"Le
persone disposte a barattare la propria libertà
per una sicurezza temporanea non meritano
nessuna delle due e perderanno entrambe".
(frase attribuita a Benjamin Franklin)
Video da
visionare per comprendere il meccanismo del
FURTO dei nostri beni da parte di questi
CRIMINALI
a livello mondiale !
PARLIAMO di ENERGIA -
By Radio Gamma 5 del 28/11/2007
La richiesta
energetica mondiale ha subito un incremento
improvviso con il decollo delle economie della
Cina e dell’India. E ovviamente rispunta la
tentazione di ricorrere in modo massiccio
all’energia nucleare, cioè alla costruzione nel
mondo di nuove centrali nucleari. Occorre però
ricordare che anche l’energia nucleare ha
bisogno di combustibile per essere prodotta, e
questo combustibile che è l’uranio è anch’esso
soggetto ai prezzi di mercato , così come
avviene per il petrolio. Anzi la crescita del
prezzo del petrolio è parallelamente seguita
dalla crescita del prezzo dell’uranio.
In questo momento il
mercato avrebbe bisogno di 175 milioni di libbre
di uranio, e invece la produzione arriva a
stento ai 110 milioni. Questa carenza rispetto
alla richiesta ha innescato anche per l’uranio
una corsa al rialzo del suo prezzo che dai circa
60 dollari alla libbra del settembre 2006 ,
oggi è arrivato ai 90 dollari e si prevede possa
arrivare nel 2008 ai 100 dollari la libbra.
Quindi cambia il combustibile, ma non cambia la
convenienza economica, non cambia la carenza
delle scorte, non cambiano gli stessi rischi ai
quali è soggetto il petrolio, con l’aggravante
dei rischi di localizzazione sia delle centrali
che dei depositi per lo smaltimento delle
scorie.
Occorrerebbe dunque
investire pesantemente nella ricerca di energie
alternative che soprattutto fossero svincolate
da prodotti legati alle oscillazioni finanziarie
dei mercati. Ricerche dunque sull’energia
eolica, solare, delle biomasse etc.
Ma queste ricerche
languono non solo in Italia , ma anche nel mondo
per un motivo molto semplice. Con l’energia
solare, eolica, etc. non si possono costruire
armi di distruzione di massa, e le potenze
mondiali amano investire nell’area militare e
non nell’area civile, un esempio eloquente è
quello dell’Iran che ha fonti energetiche
petrolifere in casa, un potenziale di energia
solare immenso ma preferisce spendere nel
nucleare per nascosti fini militari.
Le dispute
ricorrenti tra potenze nucleari e altre che lo
vorrebbero diventare, e le situazioni
d’instabilità politica nell’ambito di stati già
possessori di armamenti nucleari, tendono quindi
a far ritornare d’attualità le armi nucleari, ad
esempio in l’Iran e Pakistan.
La sicurezza
mondiale è sempre in attesa che si concretizzi
la speranza di un rifiuto, di ogni nazione, di
usare la guerra come mezzo di risoluzione delle
controversie.
La recente moratoria
mondiale sulla pena di morte comminata ai
delinquenti, a maggior ragione dovrebbe essere
indispensabile estenderla alla pena di morte
comminata a migliaia di innocenti, e applicata
con il pretesto della guerra.
Tutto questo
dovrebbe spingere tutti a mettere in atto solo
trattative diplomatiche ad oltranza, per
risolvere i vari problemi internazionali, anche
perché il disarmo internazionale resta solo una
utopia in quanto praticamente irrealizzabile e
avente un elevato rischio di essere
completamente inefficace.
Ma invece si usa
sostenere che il possesso delle armi
nucleari,oggi potrebbe costituire una garanzia
di pace. Vedremo in seguito che questo concetto
è molto discutibile, ma oltre tutto nasconde ben
altro e si fanno sforzi notevoli per far tacere
l’opposizione della gente.
Persuadere la gente
che la guerra può essere evitata con il solo
possesso dell’arma nuclerare è un altro modo
per far accettare al pubblico la necessità di
sviluppo delle ricerche nucleari , e
specialmente allettare l’opinione pubblica che
con la costruzione ovunque di centrali nucleari
sarebbe risolto il problema energetico.
E’ una sottile
strategia iniziata fin dal 1948, basata sul
concetto che il pubblico fosse irrazionale e
malleabile e che quindi, con l’intervento di
esperti di psicanalisi, fosse possibile lanciare
una campagna di educazione di massa, tesa a
tranquillizzare chiunque di opponesse al
nucleare, facendo passare tutto questo per una
forma di “isterismo” collettivo immotivato.
Insomma un lavaggio
del cervello di massa.
Infatti nel 1948
un’azione di questo tipo fu intrapresa negli
Stati Uniti dalla American Psichiatric
Association, su richiesta del governo americano,
e analoga azione nel 1957 fece l’Organizzazione
Mondiale della Sanità, istituendo un gruppo di
studio sugli aspetti concernenti la salute
mentale del pubblico sugli usi pacifici
dell’energia atomica.
Insomma il pubblico
che si fosse opposto all’uso dell’energia
nucleare, doveva essere considerato malato di
mente. Questa campagna prosegui anche quando la
fuga radioattiva del reattore nucleare di
Windscale in Inghilterra, costrinse il governo
inglese a ritirare e distruggere il latte
contaminato, e si ebbe il coraggio di commentare
che la preoccupazione diffusasi, era un esempio
collettivo di regressione psichica nel
pubblico.
Dietro tutto questo
c’è sempre l’interesse economico, perché le
nuove centrali nucleari, anche se definite più
sicure, ma non sicure in assoluto, costeranno il
doppio di quelle attuali, e quindi diminuirà
anche per questa ragione, e non solo per la
crescita del prezzo dell’uranio,la convenienza
dell’energia nucleare prodotta, che sarebbe
prodotta a costi raddoppiati.
L’affare è molto più
grande di quanto si pensi, perché le attuali
previsioni di costruzione entro il 2020 di altre
trenta nuove centrali, sarebbero insufficienti
perché queste previsioni coprirebbero solo il 3%
del fabbisogno energetico a quella data, e
quindi si dovrebbe far accettare la necessità di
costruire non meno di 600 nuove centrali.
E’ facile immaginare
quali speranze di affari scatenino queste
possibilità tra i fornitori delle
apparecchiature necessarie.
Ma tornando agli
armamenti nucleari, è vero che durante la guerra
fredda, poiché queste erano in possesso solo di
due grandi potenze, la reciproca minaccia ha
costituito un deterrente utile per una forma di
dissuasione. Oggi però le conoscenze tecniche
necessarie sono di facile reperibilità
trattandosi di una tecnologia degli anni 40, e
la loro costruzione offre a chi le vuole avere
,la sensazione di sentirsi protetto.
Tuttavia questa
proliferazione non potrebbe produrre il medesimo
equilibrio del passato e non la medesima
deterrenza della guerra fredda, per molteplici
ragioni.
Un arsenale
nucleare, in fase iniziale di realizzazione, è
altamente instabile sia perché modesto rispetto
a quelli già esistenti, sia perché il terrore di
uno stato di essere disarmato e annientato per
primo, spingerebbe questo a cercare di
neutralizzare prima, il nemico, lanciando i suoi
missili. Quindi l’effetto stabilizzante delle
armi nucleari, in questo caso, si potrebbe avere
solo dopo che entrambe le parti fossero dotate
di arsenali di eguale livello.
Ma anche questa
forma d’ equilibrio potrebbe non essere
sufficiente e nemmeno universale. Già abbiamo
avuto due scontri militari tra potenze nucleari
che sono stati ad un passo dal provocare una
escalation atomica.
Infatti nel 1969 tra
Cina e URSS, sul fiume Ussuri e nel 1999 tra
India e Pakistan. Nemmeno la disponibilità di
armi nucleari, da parte d’Israele, nel 1973 ha
sconsigliato l’Egitto, la Siria e la Giordania
dall’attaccare lo stato ebraico.
Un concreto freno
invece all’uso dell’arma nucleare sarebbe anche
la certezza che danneggerebbe non solo il vinto
ma anche il vincitore, per tempi lunghissimi.
Ma indipendentemente
da specifiche volontà soggettive, un aumento del
numero di arsenali e di armi atomiche
aumenterebbe il pericolo di un loro uso
accidentale.
Alcuni degli stati a
rischio di proliferazione nucleare potrebbero
non avere i mezzi sufficienti per tenere sotto
controllo le loro armi per diverse ragioni, come
i rapporti fragili tra governi e gerarchie
militari, come le azioni di frazioni ribelli,
come i terroristi o semplicemente le persone
squilibrate.
Oggi grande
preoccupazione desta il Pakistan che possiede
almeno 50 testate nucleri, delle quali nemmeno
gli Stati Uniti conoscono la dislocazione.
L’instabilità politica di questo stato nucleare
ripropone non solo il terribile rischio dell’uso
di queste armi contro l’India, ma la possibilità
di loschi baratti che consentano ai
fondamentalisti islamici di mettere le mani su
queste armi. Non sono solo ipotesi ,ma questi
baratti sono fatti concreti già verificatisi
negli anni ottanta quando il gruppo di
scienziati pakistani guidati dallo scienziato
Abdul Quadeer Kahn , fornì segreti e tecnologia
nucleare a Nord Corea, Iran e Libia.
Subito dopo gli
attentati di settembre a New York alcuni
scienziati pakistani avevano discusso di segreti
nucleari direttamente con Osama Bin Laden.
La minaccia nucleare
pakistana è completata dalla esistenza nel suo
arsenale sia di missili a corto raggio costruiti
nel paese, sia di quelli ad ampio raggio
importati direttamente dalla Cina e dalla Corea
del Nord.
Ma la deterrenza
reciproca implica l’esistenza di stati grandi e
stabili, mentre oggi molti stati, che hanno o
avranno armi nucleari, sono politicamente
deboli, insicuri,con governanti precari e
disposti a qualunque follia pur di mantenere il
potere.
Quali garanzie di
stabilità possono dare nazioni come la Corea del
Nord, l’Iran, e quale garanzia potrebbe dare la
stessa Russia che al posto di una strategia,
pone invece le tattiche elettorali di Putin ?
Non possiamo dimenticare che la Russia ha
migliaia di testate nucleari, centinaia delle
quali su sottomarini, immuni da ogni eventuale
scudo americano.
E’ vero che oggi la
minaccia nucleare è più politica che militare e
tende a dare forza alle trattative con gli USA,
sul dispiegamento dei radar in Europa, mentre
all’interno tende a dare forza a Putin, puntando
su una campagna patriottica mistificatrice, ma
con la crisi di Cuba al tempo del Presidente
Kennedy abbiamo assistito che la minaccia
politica era ad un passo dal diventare una
minaccia militare, imprevedibile.
Ma esiste anche
un’altra motivazione per rendersi conto della
inesistenza di un equilibrio della pace basato
sugli armamenti nucleari.
Non è vero che tutte
le violazioni dei diritti umani in una nazione,
provochino reazioni perbeniste nel mondo intero,
che arrivino all’uso delle armi contro quello
stato.
Questo perbenismo è
stato proclamato per la guerra in Irak, ma
ormai tutti sappiamo che fosse un ignobile
pretesto e che si basava addirittura sulle
menzogne.
Non così sono state
le violazioni dell’URSS all’epoca della guerra
fredda, palesi, tiranniche,oppressive, ma poiché
il tiranno era forte, è prevalso al perbenismo e
all’indignazione la vigliaccheria, e per fortuna
questa vigliaccheria è servita per trovare
soluzioni graduali nel tempo, facendo fare, a
chi si autoproclamava campione della libertà,
parecchi passi indietro.
Oggi si hanno
analoghe violazioni dei diritti umani in Cina,
ma anche qui è stata applicata l’etica della
responsabilità, definita dal sociologo tedesco
Max Weber, che ammonisce coloro che denunciano e
agiscono irresponsabilmente, ad interrogarsi
sulle conseguenze di un conflitto punitivo e a
rendersi conto che potrebbe avere l’effetto
contrario, sia diretto che indiretto, bruciando
le vite di esseri umani.
L’irresponsabile
intervento americano il Iraq, oggi è da tutti
pagato con il "terrorismo islamico", e insistendo
su questa strada ,non solo non si riesce a
contenere, ma tende ad allargarsi sempre di
più.
Quindi il quadro di
sicurezza offerto dalle armi è semplicemente
poco credibile.
E’ allora
indispensabile l’unica via della trattativa
diplomatica, anche fatta di cedimenti limitati e
temporanei, pur di evitare disastri militari.
Qualunque passo indietro di una nazione che
dovesse comportare un eventuale prezzo
economico da pagare , sarebbe certamente più
conveniente del prezzo economico che lo stesso
stato e la comunità mondiale dovrebbero pagare
in caso di conflitto.
Ben venga dunque la
vigliaccheria, ben venga l’etica della
responsabilità, ben vengano estenuanti e lunghi
negoziati, per evitare costruzioni di nuovi
ordigni e assassini bellici di massa.
Chi governa non può
dimenticare di avere un cervello, che deve saper
usare con giudizio ed alto senso di altruismo.
Furto di Sovranita'
= EUROGENDFOR: POLIZIA EUROPEA,
(Superpolizia) per sottometterci ancora di
piu' alle direttive dei
Padroni nel mondo
Informati, Italia: Eurogendfor e mandato di
arresto europeo: parla un avvocato
Leggere lo statuto
dell' Eurogendfor vi impressionerà.........
L'EGF gode di una totale immunità: inviolabili
locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le
comunicazioni (loro) non possono essere intercettate
(art. 23); i danni a proprietà o persone (da
essi arrecati) non possono essere
indennizzati (art. 28); i gendarmi non
possono essere messi sotto inchiesta dalla
giustizia dei paesi ospitanti (art. 29).
Come si evince chiaramente, una serie di
privilegi inconcepibili in uno Stato di
diritto.... e per ora paga solo l'Italia
tutte le spese per l'Europa.....
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