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Eliminare 4 miliardi
di uomini:
«I
carburanti fossili stanno finendo: sicchè
dobbiamo
tagliare la popolazione fino a due
miliardi, un terzo di quella che c'è
attualmente». Parlava sul serio il professor
Eric R. Pianka, zoologo evoluzionista
dell'università di Austin in Texas il 3 marzo
2006.
La relazione che ha tenuto alla Texas Academy of
Science è stata così delicata, che per ordini
superiori è stata tenuta «off the records».
Niente telecamere, niente pubblicazione: il
grosso pubblico, ha spiegato lo zoologo, non è
pronto a sentire quello che sto per dirvi.
Ma l'hanno udita centinaia
di studenti, docenti e scienziati.
Ed ha proposto le varie soluzioni possibili al
problema.
Ha ordinato: «prossima diapositiva», e sullo
schermo dietro di lui è apparso un quadro dei
Quattro Cavalieri dell'Apocalisse. Due di questi
cavalieri, ha scherzato Pianka (decisamente era
di buon umore) non sono «efficienti». La «fame»
e la «guerra» non servono al nostro scopo.
Pianka ha lodato la politica cinese del figlio
unico, con sterilizzazione forzata delle donne
che infrangono la norma: «dovremmo
sterilizzare ognuno sul pianeta», ha
esclamato: «se no, gli incoscienti erediteranno
la terra» .
Ma la sua preferenza va al cavaliere della
«peste»: una qualche forma di pandemia è quel
che ci vuole per uccidere miliardi di persone.
Una tra le soluzioni e' di
continuare a curare i malati di cancro con le
attuali
cure proposte dalla scienza ufficiale visto
che i casi di cancro sono in aumento.
Qualche anno fa si scoprì che Sir Macfarlane
Burnet, premio Nobel per la medicina nel 1960,
aveva consigliato già nel 1949 il ministero
australiano della Difesa di sviluppare armi
biologiche contro le coltivazioni indonesiane
per diffondere malattie: l'Australia temeva
un'invasione di emigranti dalla sovrappopolata
Indonesia.
Era possibile sviluppare
epidemie di tipo tropicale, diceva lo
scienziato, da cui la più temperata Australia
sarebbe rimasta immune.
Egli raccomandava l'introduzione di patogeni
intestinali endogeni «che in un Paese con bassi
servizi sanitari può innescare un'ampia
disseminazione, per esempio attraverso l'acqua
contaminata».
Anche «l'introduzione della febbre gialla» era
raccomandata: «in un paese con i vettori-zanzara
appropriati, può montare una epidemia
disabilitante prima che siano messe in atto
le misure di controllo».
Macfarlane Burnet ha ricevuto il Nobel proprio
per i suoi studi sulla selezione clonale, che
hanno aperto la strada all'ingegneria genetica......
vedi anche:
Contro Immunizzazione
- 2 +
Controllo popolazione
Video da
visionare per comprendere il meccanismo del
FURTO dei nostri beni da parte di questi
CRIMINALI
a livello mondiale !
Video di Paolo Barnard, Rivoluzionario !
2011: l’anno del «land
grabbing» - 29/12/2011
La «razzia delle terre» praticata dalle
multinazionali
occidentali ma anche da
Brasile,
India,
Cina,
Russia - Nel mirino
AFRICA,
ASIA ed
AMERICA LATINA
In Tanzania, la gente dei villaggi, per
affittare un acro di terra, paga tra 250mila e
due milioni e mezzo di scellini locali annui
(125-1.250 euro): gli investitori stranieri
(secondo il giornale economico
Business Times) per produrre biocarburanti
starebbero intanto facendo incetta delle stesse
terre al prezzo ridicolo di 700 scellini ad acro
(0,35 euro).
L’Etiopia, Paese cronicamente nel morso della
carestia, in cui 13 milioni di persone dipendono
dagli aiuti internazionali, negli ultimi anni è
stata presa d’assalto da società agro-alimentari
o produttrici di biocarburante indiane, saudite,
cinesi.
Secondo l’americano
Oakland Institute e l’organizzazione dei
contadini del Mali, dalla fine del 2010 ben
544mila ettari di terra del Paese africano – che
darebbero lavoro a più di mezzo milione di
agricoltori - sono stati o sono in via di
«razzia» da parte di governi stranieri o
multinazionali.
Storie che ritornano anche in
Indonesia,
Malaysia,
Filippine,
Bolivia: anche se è soprattutto in Africa
che non valgono mai le leggi di mercato. Solo
quella del più forte.
LAND GRAB
Si chiama «Land Grab», traducibile in «rapina (grab)
della terra (land)”, non è ancora la parola
dell’anno come «spread» ma ne sentiremo parlare
sempre di più. Da una parte i governi di nazioni
più ricche, che cercano terre per produrre cibo
da riportare in patria per garantire sicurezza
alimentare ai propri cittadini, o multinazionali
a caccia di appezzamenti per produrre a costo
più basso. Dall’altra i contadini e le terre in
cui vivono da secoli, che garantiscono loro
(quando pure lo fanno) la sopravvivenza, e quei
diritti fondamentali al cibo, alla vita, spesso
non scritti ma non meno autentici. E ormai
sistematicamente violati.
Un fenomeno in crescita esponenziale. In 10
anni, (secondo
l’International
Land Coalition) 203 milioni di ettari sono
stati acquistati (ceduti) o affittati a 40/50 e
fino a 99 anni (o sono in via di): una
superficie pari a 7 volte quella dell’Italia,
oltre 20 volte quella delle nostre terre
coltivabili, più o meno le dimensioni
dell’Europa nord-occidentale.
OBIETTIVO: AFRICA
Primo obiettivo delle negoziazioni: l’Africa,
appunto, che rappresenta con 134,5 milioni di
ettari quasi il 70% delle trattative (anche
quelle in corso), poi l’Asia con poco più del
20% (43,5 milioni) e l’America Latina (18,3).
Una piccola quota, 4,7 milioni di ettari,
riguarda peraltro anche la campagna europea
(soprattutto Romania, Bulgaria e Ungheria).
Più in particolare, le ricerche dell’ong
Oxfam indicano – nel mirino del land
grabbing – soprattutto Paesi come Ghana,
Mozambico, Senegal, Liberia, il nuovissimo Sud
Sudan e, appunto, Etiopia e Tanzania. Il Mali e
(ancora) la Tanzania vengono considerate sotto «opa
ostile» anche dall’americano Oakland Institute,
autore di uno dei dossier più recenti e
completi.
«In Mali, però, si tratta soprattutto di
investimenti della vecchia "dirigenza” libica,
che ora sono stati congelati dalla nuova, in
questa fase meno disposta a investire
all'estero», spiega Stefano Liberti, che ha
appena pubblicato il libro Land Grabbing, come
il mercato delle terre crea il nuovo
colonialismo (edito da Minimum Fax, di prossima
pubblicazione anche in Francia, Germania,
America).
NUOVO COLONIALISMO ?
A rastrellare terre sono soprattutto governi e
società di Paesi come la Cina, l’India, la Corea
del Sud, l’Arabia Saudita, il Qatar.
Ma, oltre alle multinazionali occidentali, ci
sono anche alcuni Paesi emergenti come Brasile e
Russia. L’obiettivo principale, per gli Stati,
sarebbe quello del perseguimento della sicurezza
alimentare per la propria popolazione, in un
momento di incertezza e crisi come l’attuale. In
realtà, secondo le indagini più ampie e
accreditate (Ilc in testa), il 37% delle
negoziazioni avrebbero come finalità la
produzione di bio-carburanti, seguiti (11,3%) da
produzione agricola e (8,2%) produzione di legno
ed estrazione minerarie.
I governi e le società «acquirenti»,
naturalmente, contestano le contestazioni.
Come la Cina, che nega ogni rapacità nelle sue
operazioni; o come l’India, le cui compagnie che
hanno comprato terre in Etiopia sostengono di
aver al contrario investito in un’agricoltura
arretrata, portando lì tecniche e macchine
moderne. E a difendersi con questi stessi
argomenti sono pure i governi locali
«compiacenti», che aprono le porte alla cessione
di quote territoriali del proprio Paese con la
ragione dell’ammodernamento dell’economia locale
attraverso gli investimenti stranieri.
INDIGNADOS DELLA TERRA
Peccato che a farne le spese siano sempre i
contadini, espropriati con estrema facilità
delle terre ancestrali di cui non detengono
formali diritti di proprietà. E spesso privati
del lavoro e anche del semplice diritto al cibo
e alla sopravvivenza. I più recenti investimenti
(di un fondo americano dell’Iowa) in Tanzania
riguarderebbero 325.000 ettari di terra, che
danno ad oggi lavoro a 162mila persone.
E che in un futuro prossimo sembrano destinati
al lavoro subordinato e sottopagato, quando non
alla migrazione verso le città in cerca di
lavoro. Senza contare gli sconvolgimenti della
natura: produzione di bio-diesel a parte,
l’Oakland Institute racconta il caso esemplare
di una società che produce legname della
Norvegia che sta progettando di piantare, al
posto di 7.000 ettari di foresta in Tanzania, la
monocultura del pino e dell’eucalipto per
ottenere crediti di anidride carbonica da
rivendere al governo norvegese. Soluzioni per il
«land grab» ?
Poche, e al momento poco percorse. I contadini
hanno cominciato a organizzarsi, ma gli «indignados
della terra» riescono a far sentire la propria
voce assai meno dei «cugini di città».
Le organizzazioni internazionali cominciano a
dibattere dei rischi e dei risvolti di questa
forma di neocolonialismo.
«L'Argentina ha approvato pochi giorni fa una
legge per limitare l'acquisizione delle terre da
parte degli stranieri.
Il Brasile ha fatto qualcosa di simile», spiega
ancora Liberti. C’è poi chi comincia a pensare
di utilizzare lo strumento del diritto
internazionale del «diritto al cibo». «Chi
insiste su codici di condotta per gli Stati
dovrebbe tener presente che avrebbero funzione
solo di dissuasione», spiega Marcella Distefano,
docente di diritto internazionale a Messina.
«La strada giusta invece è quella delle norme
consuetudinarie, vincolanti. Come la tutela dei
diritti fondamentali», riconosciuti anche dai
patti dell'Onu del '66. «In sostanza, poi, per
gli Stati Africani la strada sarebbe quella di
adottare contratti che prevedano l'obbligo di
una ricaduta positiva sulle popolazioni locali»:
strade, pozzi, acquedotti, scuole, un po' come i
nostri oneri di urbanizzazione.
E’ probabilmente la strada maestra. Quanto tempo
ci vorrà per percorrerla, però, è un bel
dibattito: mentre le terre dei poveri vengono
«espugnate».
By Edoardo Vigna - Tratto da: corriere.it
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EUROGENDFOR: POLIZIA EUROPEA,
(Superpolizia) per sottometterci ancora di
piu' alle direttive dei
Padroni nel mondo
Informati, Italia: Eurogendfor e mandato di
arresto europeo: parla un avvocato
Leggere lo statuto
dell' Eurogendfor vi impressionerà.........
L'EGF gode di una totale immunità: inviolabili
locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le
comunicazioni (loro) non possono essere intercettate
(art. 23); i danni a proprietà o persone (da
essi arrecati) non possono essere
indennizzati (art. 28); i gendarmi non
possono essere messi sotto inchiesta dalla
giustizia dei paesi ospitanti (art. 29).
Come si evince chiaramente, una serie di
privilegi inconcepibili in uno Stato di
diritto.... e per ora paga solo l'Italia
tutte le spese per l'Europa.....
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