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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


DEBITO e DEFICIT PUBBLICO, PIL, INFLAZIONE
 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto (By Maurice Allais, premio Nobel per l'economia)
vedi:
Origini segrete della Banca d'Inghilterra

Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI - vedi: Padroni del mondo, e' finita per voi !

Il One People’s Public Trust preclude Legalmente, Enti statali e non, Banche, Governi e sistemi di capitali privati dal praticare schiavitu' ed avvisa ogni uomo, donna e bambino sul pianeta che oggi le Banche e le corporations (societa' od imprese di vario tipo) operanti su mandato dei governi “eletti dal popolo”, sono state pignorate per effetto del Libero Arbitrio dell’Umanità.
 I titoli, le proprietà e diritti di queste corporations e tutti i loro assets sono ora debitamente salvaguardati e tenuti in custodia per il popolo di questo Pianeta, in parti uguali - vedi:
SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)

Negli USA l'agenzia (privata) di riscossione delle Tasse, non paga le Tasse ed e' in mano ai soliti Criminali !

vedi: QUESTI i SOCI delle VARIE BANCHE Centrali + BCE + FEDERAL RESERVE & C. (nei fatti tutte private)

Come l'Europa "moderna" si e' formata ? vedi qui:
http://nexusedizioni.it/it/CT/esoterismo-e-politica-le-origini-segrete-delleuropa-unita-4368

vedi: La struttura della TRUFFA EUROPEA

 


DEBITO PUBBLICO - vedi anche: il raggiro del Debito + Signoraggio

Il debito pubblico è il debito totale accumulato nel corso degli anni da uno Stato nei confronti dei propri cittadini e/o verso l'estero.
Nel caso del debito italiano siamo in presenza di un forte debito interno dello Stato.


PRECISAZIONE GIURIDICA:
Il
debito non è pubblico: ma è dello Stato, lo dice il giudice Ferdinando Imposimato, attraverso la sua pagina facebook.
La corruzione non fa notizia !
Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.
Il nuovo Governatore della Banca d’Italia ci fa sapere che occorre ridurre il "debito pubblico", cioè il debito che sarebbe stato contratto da tutti noi.
Ma non è così. Il debito non è pubblico: è dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte più di quello che sarebbe stato giusto spendere.
Occorre riconoscere che c’e’ un’offesa che rende ancora piu’ insopportabile la richiesta di sacrifici alla massa degli italiani.
Ed e’ quella della eguaglianza dei cittadini nel sostenere l’onere della crisi. Quella eguaglianza, insegna Tucidide, e’ il bene piu’ prezioso della democrazia, assieme alla liberta’.
Ed e’ proprio questa ingiustizia, che si tocca con mano al di la’ delle alchimie delle cifre dei provvedimenti, a suscitare la protesta di tanti italiani, insofferenti dei privilegi delle oligarchie che vengono meno alle promesse di ravvedimento.
Cio’ che piu’ indigna la pubblica opinione e’ l’arroganza dei corrotti e la loro protervia nel dilapidare ogni giorno le pubbliche risorse, con una tendenza alla crescita anziche’ alle riduzione del fenomeno.
By Ezio Alessio Gensini - Tratto da: informarexresistere.fr - Fonte: reset-italia.net

Questo per
ITALIA, ma cio' puo' valere per qualsiasi altro stato del mondo indebitato con il FMI:
Il debito, detto falsamente "pubblico" in realta' e', come abbiamo gia' visto, un debito dello stato, o meglio di coloro che hanno amministrato lo stato, la "casta"; quindi non e' un debito  dei cittadini, ma oggi, nel 2011, il sig MONTI (scolaro ben istruito dalla Goldman Sachs) messo a furor della "casta" al governo in Italia, dopo un "golpe" (colpo di stato) dei banchieri...

vedi:
Le mani di Goldman Sachs sulla crisi europea, qui sotto, ci sta facendo pagare, sottraendo denaro dalle nostre tasche, gli interessi ai banchieri, veri CRIMINALI del mondo = Illuminati
Secondo la stampa francesce, la triade Draghi (BCE) - Monti (Governo Italiano) - Papademos (Primo ministro della Grecia) sono l'esempio di come la rete della banca Goldman Sachs abbia una enorme influenza sull'economia mondiale.

Goldman Sachs governa l'Europa ?
Posta in questo modo, la domanda può far sorridere. Ma la stampa francese s'interroga sull'influenza esercitata dalla banca d'affari statunitense:
- Mario Draghi ne è stato vice-presidente per l'Europa dal 2002 al 2005,
- Mario Monti consigliere internazionale dal 2005, mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, era governatore della banca centrale del suo paese quando Goldman Sachs truccò i conti del paese.
A sottolineare i rapporti tra l'istituto americano e diversi leader europei è Marc Roche, corrispondente di Le Monde a Londra e soprattutto autore di un libro di rilevo: "La Banca. Come Goldman Sachs dirige il mondo", premiato nel 2010 con il Premio del libro di economia. - Tratto da: repubblica.it

Come fanno i banchieri a mettere le mani su gli stati ?
Essi finanziano le campagne elettorali di vari candidati a loro "sottomessi", oppure lasciano che un certo politico, vada al potere e quindi lo "reclutano" indottrinandolo e promettendogli potere o denaro....in modo che questi politici "fanttoccio", facciano si che gli stati si indebitino verso le banche e quindi verso il fondo monetario, in modo che oltre al capitale ricevuto dal FMI, in carta moneta stampata proprio dai banchieri e ceduta al valore nominale stampato sul
pezzo di carta che NON vale nulla...perche' non garantito dall'oro...., si accertino che gli interessi vengano pagati ad ogni scadenza....denaro che nei fatti, viene sottratto al popolo che si impoverisce sempre di piu', mentre i banchieri accumulano fortune impensabili !

Le
TASSE:

Anticamente le tasse pagate dai vari popoli erano del dieci %...( si chiamava decima) e fino ad allora cio' era equo e giusto, ma da quando sono nati i Re, reucci, monarchie, e successivamente le democrazie repubblicane...hanno aumentato la percentuale arrivando al 45-50 % del guadagno (sudato) dei cittadini che di conseguenza sono diventati SUDDITI...come nel ns caso dell' Italia e cio' per arricchire pochi e spremere i piu', cioe' noi cittadini !
Suddito: si riferisce a colui che è soggetto alla sovranità di uno stato; la condizione del suddito implica, di per sé, situazioni giuridiche puramente passive (doveri e soggezioni) !

Cio' vi pare giusto ?
ASSOLUTAMENTE NO !
Per cui tutti coloro che partecipano al pagamento delle tasse sono "correi" dello sperpero e delle TRUFFE, che i prePotenti attuano sulla ns pelle..... Questa e' semplice verita'.

La soluzione parziale, per quella definitiva, vedi sotto
Ogni villaggio (Comune) dovrebbe essere
autogestito finanziariamente dai cittadini che si dovrebbero essi stessi tassare a seconda delle proprie necessita, per garantire le necessita, fino ai propri confini comunali....
Ricordiamo che i confini comunali sono sempre collegati ad altri confini comunali, quindi non ci sono infrastrutture, al di fuori dei vari confini comunali...di proprieta' di terzi...
Quindi le tasse dovrebbero variare da comune in comune, in funzione delle necessita' comunali decise da tutti i cittadini.
Per aiutare i comuni poveri di popolazione, basta fornire una piccola percentuale delle tasse pagate nel proprio comune, per garantire l'aiuto di quei comuni "poveri", fino al momento della loro raggiunta autosufficienza... che devono in qualche modo raggiungere in un certo tempo, pena la decadenza degli aiuti.

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Per debito pubblico si intende il debito dello Stato (non del Popolo) nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (come BOT e CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale.

La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali viene indicata come servizio del debito. Il deficit pubblico si calcola solitamente in percentuali rispetto al PIL, per indicare quanta parte della ricchezza prodotta ogni anno sarebbe necessaria per ripagare il debito. 
n paesi come Belgio, Italia e Giappone il rapporto debito/PIL supera l'unità.

L'esigenza di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico ha due principali motivazioni.

La prima è di carattere finanziario e attiene alla difficoltà di finanziare il debito pubblico quando questo cresce troppo velocemente.
Se cala la fiducia dei sottoscrittori dei titoli circa la capacità del debitore di pagare gli interessi e di restituire il capitale, il finanziamento del debito può avvenire solo corrispondendo interessi più elevati.

Se la spesa per interessi aggrava il deficit pubblico, facendo ulteriormente aumentare il debito, può innescarsi un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi, dei deficit e quindi del debito pubblico. Senza interventi sulle entrate o sulle spese correnti, si rischia l'insolvenza del debitore.

La seconda motivazione riguarda il cosiddetto effetto spiazzamento. Se una parte dei risparmi privati finisce col finanziare il debito pubblico, si sottraggono risorse agli investimenti privati, con conseguenze negative sulla crescita dell'economia.
È l'effetto spiazzamento.

Il debito pubblico è maggiore da una a tre volte del PIL nazionale in vari paesi industrializzati e, anche con le tasse che sono una percentuale del PIL(minore di 1, evidentemente), lo Stato non sarebbe in grado di ripagare capitale e interessi. E' fondamentale che gli investitori istituzionali non cessino di acquistare titoli e rifinanziare il debito perchè lo Stato non risulti insolvente. In questo senso il debito è infinito ed irredimibile. 
Soggetti pubblici e società private che dispongono di ingente liquidità di cassa da investire sono potenziali investitori istituzionali. Questo ruolo strategico pone un problema alla sovranità dello Stato.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Commento NdR: Per quanto riguarda il debito pubblico, il cui 200% più interessi è RUBATO  dalla Banca Centrale Mondiale, non siamo noi i debitori, ma bensi' i creditori.
Il debito pubblico va ripudiato - cancellato - in più la Banca Centrale deve restituire il “signoraggio” pregresso alla comunità; ovvero: la differenza tra avere  "meno cento" e "più cento", fa duecento (più gli interessi che abbiamo pagato sul falso "meno 100").
Il falso debito pubblico è in realtà un debito privato che il sistema bancario deve restituire alla comunità.
Noi cittadini del mondo siamo di fatto creditori dei banchieri internazionali che, con l'avallo dei politici corrotti, hanno creato il Falso debito pubblico.
In pratica, la stragrande maggioranza della società è creditrice di pochi banchieri e dei loro soci a cui sarebbe sufficiente, secondo le leggi italiane per l’antimafia, sequestrare tutti i loro beni.

Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI - vedi: Padroni del mondo, e' finita per voi !

Sovranita’ monetaria e Signoraggio bancario
La competenza europea non è più Costituzionale. Possiamo rientrare, persino "legalmente".
Ciò non toglie che le regole sono state costruite raggirando i popoli, e che quindi in ogni caso i popoli hanno la sovranità necessaria per ribaltare una qualsiasi legge elitaria.

SOLUZIONE:
Dovremmo per risolvere il problema della Sovranita' monetaria, innanzi tutto nazionalizzare le Banche Centrali (FED + BCE
, ecc.), togliendole dalle mani dei privati, cosi come la Banca Italia (NON d'Italia, perche' anch'essa in mano ai privati), poi stampare carta moneta, come Stati uniti d'Europa (UE), pari al debito "pubblico" delle varie nazioni UE che gli uomini di governo dei vari stati hanno contratto (e' tutto fatto di carta straccia, che i banchieri,del mondo piazzando i loro uomini negli stati o comprandoseli...hanno fatto si che gli stati si indebitassero con loro....e quindi ci potessero tenere per le palle....ricattandoci con il debito stesso), ed inviare la carta moneta stampata (la parte che li compete) al Fondo monetario internazionale (il FMI e' di proprieta' dei banchieri...e' una loro creatura)contemporaneamente, riscatta-ricompra i titoli statali emessi, che hanno acquistato i privati, gli altri stati e le banche) in modo da eliminare il debito, e cosi' ci riapproprieremmo degli interessi che ogni anno paghiamo (in Italia c.a. 100 miliardi di euros l'anno) e li potremmo investire nell'industria, nel turismo, nei servizi...e cio' per i vari stati indebitati...
CMQ ma sara' una gara dura, perche' gli USURAI del mondo hanno i loro uomini piazzati ovunque nel mondo e nei posti chiave....che faranno di tutto per impedirci di arrivare a farlo...!
Ma noi ce la possiamo fare !

OPPURE:
Altra proposta per la soluzione-annullamento del cosiddetto falso Debito Pubblico:
in circa 30 anni l'Italia ha pagato interessi annui per il debito pubblico per circa € 3.400.000.000.000 (3 mila quattrocento miliardi), mentre il debito pubblico ammonta al 2014 a c.a. € 2.200.000.000.000 (duemila duecento miliardi
) per cui sottraendo dalla somma gia' pagata vi e' una plus valenza di c.a. 1.200.000.000.000, che le banche dovrebbero ridarci.....ma anche se non ce li ridanno, noi possiamo cessare di pagarle immediatamente investendo la stessa cifra annuale di falsi interessi, nella nostra economia....

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Come si e' arrivati a questo grande imbroglio ?:
In molti pensano che il debito pubblico sia il saldo negativo tra le entrate e le uscite del bilancio statale causato dai quei governi spendaccioni che negli ultimi decenni ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità. Non è così. L’incapacità, gli sprechi e le ruberie dei politici contribuiscono solo ad alimentarlo. La causa è ben altra.
All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio”. Un termine, non a caso, di origine medioevale.

Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato Italiano, bensì un consorzio di banche private. Lo Stato è presente attraverso l’INPS e l’INAIL con un minuscolo 5,6%, questo per giustificare la definizione di Ente di Diritto Pubblico.
La Banca d’Italia - ora filiale della Banca Centrale Europea, anch’essa privata - svolge sostanzialmente due compiti. Il primo è quello di organo di controllo sull’operato degli Istituti di credito (in pratica le banche controllano se stesse). Il secondo gli viene attribuito dallo Stato che concede loro il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio dei titoli di debito pubblico (BOT, CCT, CTZ, ecc.).
Queste “cambiali” sono a loro volta piazzate dalle banche sui mercati finanziari internazionali a tassi stabiliti dagli stessi mercati. In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi bensì gli onnipotenti mercati. Ossia una dozzina di banche e società finanziarie che attraverso potentissimi software, con un clic del loro mouse fanno crollare intere economie al solo scopo di incrementare a dismisura i loro guadagni e preparare il terreno per il successivo indebitamento degli stati, e rattrista assistere al timore reverenziale espresso nei loro confronti dai nostri politici ed economisti.
Allo Stato rimane la proprietà delle sole monete metalliche coniate dalla Zecca, senza interessi e costi aggiuntivi, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.
Il meccanismo in sintesi è questo:
la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 60 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al suo valore nominale: 500 euro. E’ come se il tipografo, a cui è stata commissionata la stampa dei biglietti d’ingresso di un cinema, si facesse pagare l’importo scritto sul biglietto.
Non è finita: questo foglietto di carta colorata non viene venduto allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo, bensì dato in affitto e, cosa ancora più scandalosa, senza alcun possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà alle banche private gli interessi su delle banconote che in teoria gli dovrebbero appartenere. Un gran bell’affare, con c’è che dire…
Analizzando i dati ISTAT del periodo 1990/2008 (nell'allegato PDF è riportata la tabella completa) si può notare come il debito pubblico, per effetto dell’anatocismo (interessi sugli interessi), è costituito nella sua totalità da interessi (96,5%).
Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta l’Italia non avrebbe debiti e le risorse rese disponibili sarebbero impiegate esclusivamente il benessere del popolo italiano.

By Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur-Varese

Video del prof. Auriti sul Debito pubblico, Signoraggio ed Usura dei Banchieri del mondo !

 


DEFICIT PUBBLICO
:
NON esiste se non come FALSIFICAZIONE della realta' !
Il deficit pubblico è il saldo negativo che si verifica quando le uscite di uno stato superano le entrate.

Per deficit o disavanzo pubblico si intende la situazione economica in cui le uscite dello stato in un dato periodo superano le entrate dello stato nello stesso periodo. La presenza di un deficit si può attribuire solitamente ad un eccesso di spesa, a sua volta causata da spese inattese o straordinarie, come una guerra o una catastrofe naturale, oppure da eccessi di spesa rispetto alle entrate, dettati da precise politiche economiche di sostegno alla domanda, da scelte politiche finalizzate a creare e mantenere il consenso politico, dall'incapacità o dal mancanza di volontà di ridurre le spese superflue. Per le stesse ragioni il deficit può poi attribuirsi anche politiche fiscali deboli, che portano nelle casse statali meno denaro di quanto necessario a coprire i costi della pubblica amministrazione.

Una divisione assai tradizionale delle posizioni in materia di deficit tra forze politiche conservatrici e progressiste, attribuisce alle prime la volontà di ridurre quanto più possibile il deficit dello stato o addirittura di chiudere in pareggio i conti pubblici, allo scopo di mantenere ordine nei conti e di contenere la spesa pubblica e il ruolo dello stato nell'economia, mentre alle seconde verrebbe attribuito il desiderio di accettare deficit pubblici strutturali, purché finalizzati a sostenere la domanda e quindi a far crescere l'economia.

In particolare le posizioni che si rifanno alle idee keynesiane attribuiscono allo stato il compito di sostenere, quando necessario, la domanda di beni e servizi ricorrendo alla spesa pubblica in condizioni di deficit.

La realtà ha mescolato le carte e appare oggi difficile, sia in Italia che in molti paesi industrializzati, distinguere le varie posizioni politiche sulla base della volontà di chiudere in pareggio o in deficit i conti pubblici.

L'esempio degli USA è in proposito significativo. Non solo il presidente democratico Clinton ha ottenuto surplus nei conti pubblici, ma feroci sostenitori della minimizzazione del ruolo dello stato nell'economia, come Ronald Reagan e George W. Bush, sono riusciti, mescolando tagli alle imposte e una crescita sostenuta della spesa militare, a realizzare imponenti deficit pubblici.

La presenza di un deficit pone la questione della sua copertura. Questa avviene solitamente con l'emissione di del debito pubblici, come BOT e CCT). In passato si è anche fatto ricorso all'emissione di moneta, soluzione abbandonata quasi ovunque nel mondo perché ha effetti fortemente inflattivi (vedi inflazione e iperinflazione).

Il deficit pubblico in senso lato viene solitamente distinto dal deficit o disavanzo primario che considera la differenza tra uscite e entrate al netto della spesa per interessi sul debito pubblico.

Anche se il deficit pubblico viene misurato in termini assoluti, indicando il suo ammontare in euro o nella moneta in cui è espresso, gli economisti preferiscono valutarne le dimensioni relative, rapportando il deficit al PIL del paese.

Tratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Deficit_pubblico"

DEBITO PUBBLICO: e' UN TRUFFA !
 

 

 
ITALIA e Debito Pubblico
 

 

ECUADOR - Se il debito pubblico è illegittimo non si paga - Per l'ISLANDA vedi QUI
Come accaduto in Islanda, anche in Ecuador il popolo, guidato dal presidente Rafael Correa, si è rifiutato di pagare il debito. Una commissione appositamente istituita l’ha dichiarato illegittimo in quanto si trattava di un prestito che faceva gli interessi esclusivi di banche e multinazionali e non del paese che avrebbe dovuto aiutare. Un’altra lezione di cui tenere conto.
In Ecuador, come in Islanda, ci si è rifiutati di pagare un debito contratto in maniera ingiusta
Parliamo di vulcani. E di eruzioni. Tempo fa, in Islanda, l’impronunciabile vulcano Eyjafjallajökull sbuffava nubi di ceneri bianche mandando in tilt i collegamenti aerei di mezzo mondo; allo stesso tempo il popolo islandese decideva di sollevarsi contro i poteri forti della finanza globale. Nell’altro emisfero, in Ecuador, da qualche anno si è risvegliato il potente Tungurahua – appena più facile da pronunciare, ma neanche poi tanto – proprio nel periodo in cui il presidente Rafael Correa dichiarava il debito estero che gravava sulle spalle dei suoi cittadini “illegittimo ed illegale”.

In una sinergia quasi sovrannaturale, sembra che la natura e gli esseri umani si destino all’unisono, in varie parti del mondo, in un moto di ribellione verso i propri oppressori. Che a ben vedere, per l’una e per gli altri, sono i medesimi.
Quell’elite finanziaria che controlla l’economia globale (banchieri = Illuminati), possiede corporazioni e multinazionali, controlla le banche e gestisce i mercati, è responsabile da un lato dei maggiori crimini ambientali: emissioni nocive, fallimento dei vertici internazionali sul clima, deforestazione, disastri petrolieri; dall’altro della schiavitù dei popoli, oppressi da debiti immensi, privati dei propri diritti e della sovranità nazionale.
Dunque è curioso vederli sbottare all’unisono, quasi che vulcani ed esseri umani siano due diversi strumenti nelle mani di un unico potente flusso vitale. Ma accantoniamo la retorica e andiamo a vedere cosa è successo.
Dell’Islanda, e di come il popolo si sia ribellato ai poteri forti internazionali e abbia dato vita ad un percorso di democrazia partecipata, vi abbiamo già parlato tempo addietro.

Occupiamoci dell’Ecuador.
Qui è accaduto che il paese si ritrovava schiacciato, da una trentina d’anni circa, da un debito pubblico enorme.
Nel 1983, infatti, lo Stato si era fatto carico, di fronte ai creditori, del debito estero contratto da privati, per un totale di 1371 milioni di dollari, ai tempi una cifra notevole. Talmente notevole che nei successivi sei anni il paese non fu in grado di pagarla. Invece essa crebbe fino a raggiungere la soglia di 7 miliardi.
Ora, i creditori erano principalmente istituti di credito statunitensi; nel contratto stipulato con il governo dell’Ecuador esisteva una clausola che prevedeva che dopo sei anni il debito cadesse in prescrizione. Ma il 9 dicembre 1988, a New York, in un atto unilaterale, venne abolita la prescrizione della totalità del debito. In pratica, gli Stati Uniti decisero che, a dispetto di ogni accordo preso in precedenza e senza consultare l’altra parte, l’Ecuadoravrebbe pagato ugualmente tutto il debito, che intanto continuava a crescere. Nessun membro del congresso ecuadoregno si oppose alla risoluzione, che gli organismi statali nascosero persino alla popolazione.

Poco tempo dopo, sempre dagli Stati Uniti arrivò la seguente proposta: che il debito estero fosse scambiato con l’acquisto dei cosiddetti Buoni Brady. Nicholas Brady era ai tempi, siamo nel 1992, Segretario del Tesoro americano, e stava attuando il Piano Brady, che interveniva sul debito di molti paesi latinoamericani ristrutturandolo attraverso la vendita di nuovi bond e obbligazioni.
Molti paesi accettarono l’offerta, che consisteva di fatto nel pagare il proprio debito contraendone un altro, sul quale sarebbero maturati nuovi interessi. Anche l’Ecuador accettò.
Le condizioni imposte da questo nuovo debito furono decisamente pesanti. Fra il 1992 ed il 1993 molte delle compagnie statali venero privatizzate. In particolar modo si stabilì che sarebbero state lerisorse di metano e di petrolio a dover garantire il debito.
Alejandro Olmos Gaona, storico ed investigatore ecuadoregno, ha dichiarato di aver personalmente trovato sia nel ministero dell’economia argentino che in quello ecuadoriano tre lettere: una da parte del Fondo Monetario Internazionale diretta alla comunità finanziaria, ovvero a tutte le banche; un’altra della Banca Mondiale; una terza della Banca Interamericana dello Sviluppo (BID).
Cosa chiedevano? Di appoggiare il governo argentino di Carlos Menem, che si era impegnato a privatizzare il sistema pensionistico, a cambiare le leggi sul lavoro, a riformare lo stato e privatizzare tutte le imprese pubbliche, specialmente quelle riguardanti il petrolio.

Nell’accettare il Piano Brady, l’Ecuador si impegnava a rispettare una serie di clausole molto articolate e piuttosto confuse. Ve n’era una, ad esempio, che fissava i termini ed i tempi per i reclami. L’Ecuador avrebbe potuto reclamare qualsiasi tipo di controversia legata al contratto a partire dal 21° anno dopo la morte dell’ultimo membro della famiglia Kennedy. Una clausola che suonava come una vera e propria beffa, volta ad impedire qualsiasi tipo di reclamo futuro da parte del paese.
Passiamo al 2000.
I buoni Brady vengono sostituiti con i buoni Global, che aggiungono alle vecchie condizioni nuove misure di austerità e privatizzazioni, sotto pressione di alcune banche. I nomi? JP Morgan, Citibank, Chase Manhattan Bank, Lloyds Bank, Loeb Roades, E.F. Hutton.
Il contratto viene stipulato dallo studio legale Milbank.
Lo studio Milbank – il cui nome steso è Milbank, Tweed, Hadley & McLoy – ha fra i propri clienti, guarda caso, JP Morgan e Chase Manhattan Bank, e ha curato negli anni la maggior parte dei contratti sul debito stipulati dai paesi dell’America Latina. Ogni singolo contratto dell’Ecuador è uscito da quelle stanze. Fra i suoi avvocati più brillanti sono annoverati John McLoy, primo presidente della Banca Mondiale, William H. Webster, ex-direttore dell’Fbi e della Cia e giudice della corte dello Stato di New York.
I contratti venivano stipulati con gli avvocati dell’Ecuador negli Stati Uniti: Cleary, Gottlieb, Steen e Hamilton, uno studio fantoccio che si limitava a ratificare quanto già deciso senza mai sollevare contestazioni.

La situazione è proseguita, uguale, fino al 2008. Poi qualcosa è cambiato. L’Ecuador si trovava allora in una situazione particolarmente difficile, con un debito gonfiatosi fino a raggiungere gli 11 miliardi di dollari, decisamente troppo per un’economia relativamente povera. Il presidente socialista Rafael Correa, in carica dal Gennaio 2007, prese allora la grande decisione.
“L’Ecuador non pagherà il proprio debito estero, in quanto è stato contratto in maniera illegittima”, dichiarò davanti al mondo intero. Come poteva fare un’affermazione così forte? Perché nel frattempo egli aveva istituito una commissione d’inchiesta che srotolasse il bandolo della matassa del debito, che negli anni era andato crescendo e ingarbugliandosi sempre più.
Dalla relazione di tale commissione sono emerse tutte le alterne vicende che hanno portato alla creazione e alla crescita del debito – le stesse di cui vi abbiamo parlato sopra. Ed una serie di dati interessanti.
È emerso, ad esempio, che oltre l’80% del debito è servito a re-finanziare il debito stesso, mentre solo il 20% è stato  destinato a progetti di sviluppo. Si è reso così lampante che il sistema dell’indebitamento è un modo per fare gli interessi di banche e multinazionali, non certo dei paesi che lo subiscono. La Commissione è quindi giunta alla conclusione che il debito estero dell’Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato.
Da allora, potendo utilizzare le proprie risorse per la crescita sociale e non più per il pagamento del debito, l’Ecuador è andato incontro ad uno sviluppo senza precedenti; la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita di quasi il 15 per cento.
Nell’ottobre 2010 il presidente Correa è riuscito a scampare ad uncolpo di stato militare grazie all’incredibile sostegno di cui gode da parte della popolazione. Da dentro l’ospedale in cui era stato rinchiuso dichiarava: “Il presidente sta governando la nazione da questo ospedale, da sequestrato. Da qui io esco o come presidente, o come cadavere, ma non mi farete perdere la mia dignità”.

Dall’Ecuador, come dall’Islanda, ci arriva un messaggio di speranza. Il ricatto del debito, utilizzato dai poteri forti della finanza globale per imporre misure drastiche e impopolari – depredare così intere nazioni – può essere interrotto.
Dell’enorme debito che grava sul mondo intero, solo una piccolissima parte è in mano a piccoli risparmiatori, cittadine e cittadini.
La stragrande maggioranza appartiene ad enormi gruppi finanziari privati, che lo usano per alimentare e gonfiare all’infinito questo meccanismo suicida. In Ecuador hanno deciso che a questo debito, ingiusto, è giusto ribellarsi.
By Andrea Degl’Innocenti - Tratto da: ilcambiamento.it
Tratto da: Lezioni Ecuadoriane: se il debito è illegittimo non si paga | Informare per Resistere 
Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario !
Naturalmente in Italia....TOTALE SILENZIO  !!

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PIL, Prodotto Interno Lordo
Il Pil rappresenta il valore dell'insieme di beni e servizi prodotti sul territorio di uno stato da produttori nazionali o stranieri; esprime la ricchezza creata da uno stato in un certo periodo di tempo.

Il PIL è il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all'interno di un paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno). E' considerato la misura della ricchezza prodotta in un Paese.

Da un altro punto di vista si può anche dire che il PIL è la somma dei valori aggiunti generati dalle imprese private e dalla Pubblica Amministrazione all’interno di un dato paese in un determinato periodo di tempo.

  • il PIL è detto Lordo perché è al lordo degli Ammortamenti

  • il PIL è detto Interno in quanto comprende il valore dei beni prodotti all'interno in un paese (indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce)

È una misura basilare usata in macroeconomia.

A partire dal PIL è definibile il reddito pro-capite. Il reddito pro-capite è pari al rapporto tra il PIL e il numero dei cittadini: è evidente la correlazione diretta fra la ricchezza individuale e quella nazionale.

Considerazioni generali

  • Il PIL tiene conto di tutte le transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito, restano quindi escluse le prestazioni nell’ambito familiare e quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore economico del non-profit).

  • Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché ne entrano a far parte i danni provocati dai crimini, dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. (Esempio: se compri un'auto il PIL cresce, se hai un incidente, il PIL cresce, se sei ospedalizzato il Pil cresce e così via). In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono.

Il PIL è definibile in due modi: complesso dei redditi prodotti e somma di consumi, investimenti e spesa pubblica. A consuntivo di fine anno, le due modalità di calcolo devono portare allo stesso risultato.

Considerazioni macroeconomiche e critiche

Il PIL tratta il deprezzamento del capitale naturale ed ambientale come componente positiva e ciò rappresenta una violazione dei sani principi contabili. (Esempio: se una proprietà agricola di pregio viene trasformata in un parcheggio, il PIL contabilizza l’ammontare del denaro coinvolto ma non considera il deprezzamento del capitale naturale per una siffatta trasformazione, da suolo fertile e produttivo a superficie asfaltata).

L'eguaglianza fra PIL e valore aggiunto è l'equazione fondamentale della contabilità nazionale.

Una riduzione dell'ammontare di tasse equivale a una riduzione della pressione fiscale definita come rapporto fra le entrate (che sono tasse e imposte) ed il PIL.

L'avanzo pubblico è definito come differenza fra entrate (le tasse) e uscite (la spesa pubblica); nell'ottica del bilancio statale una riduzione delle tasse è equivalente ad un aumento della spesa pubblica.

Il moltiplicatore del reddito è pari a 1/(1-c) dove c è la propensione ai consumi, pari alla derivata prima del reddito (PIL) rispetto ai consumi.
Poichè il PIL è composto da consumi e risparmi (e spesa pubblica), C è compreso tra zero e uno come il termine (1-c); perciò la frazione 1/(1-c) è maggiore di 1 ed è detta moltiplicatore. Il termine (1-c) è la propensione al rispamio, che è opposto al consumo, una rinuncia di consumo.

Quanto minore è la propensione al risparmio, ossia tanto maggiore è la propensione ai consumi, tanto più cresce la ricchezza nazionale, qualunque azione venga intrapresa (riduzione delle tasse, spesa pubblica, spesa in disavanzo).

Fu Keynes ad affermare che la domanda è un dato ed è il motore della crescita, e che l'economia è consumistica. La domanda è infatti una domanda di consumo.

Essendo il PIL composto da consumi, risparmi e spesa pubblica, esso deve uguagliare il valore aggiunto che è consumi, investimenti e spesa pubblica. Eguagliando le due cose si ottiene che i risparmi sono uguali agli investimenti, ossia che i risparmi finanziano gli investimenti produttivi. L'equazione è tendenziale, non vera in ogni istante.

La pubblica amministrazione per il teorema del bilancio in pareggio (che è più avanti) non ha strutturalmente grandi risparmi e non è il motore degli investimenti produttivi. La spesa pubblica è un termine diverso dagli investimenti produttivi, la cui peculiarità è l'orientamento al profitto.

Chi investe è disposto a farlo se esite un mercato potenziale con una domanda di clienti con un reddito (e risparmi) per comprare; da un lato dunque agli investimenti occorrono la domanda e i consumi, dall'altro sono possibili soltanto con i risparmi (che sono rinunce di consumo) dei cittadini. Ciò vale sia per consumi e risparmi dei cittadini che per consumi e risparmi delle imprese. Questa dualità trova però un punto di equilibrio che richiede l'espansione del credito.

La spesa pubblica per Keynes ha come unico obiettivo la piena occupazione e la pubblica utilità.

Dei tre soggetti economici, escluso lo Stato, resta che la fonte degli investimenti produttivi sono i risparmi delle stesse imprese e principalmente dei cittadini.

L'efficacia nella stimolazione della domanda è sempre maggiore nel caso della spesa pubblica che produce il maggior aumento della ricchezza nazionale (e tasso di crescita annuo).

La macroeconomia disconosce l'opportunità delle teorie neoliberistiche reaganiane di riduzione delle tasse, preferendo invece l'intervento diretto dello Stato nell'economia (con la spesa pubblica).

Per il teorema del bilancio in pareggio l'aumento del PIL (ricchezza nazionale) prodotto dalla spesa pubblica è massimo quando il disavanzo pubblico è pari a zero. L'effetto è più contenuto quando il disavanzo è diverso da zero.

Un risultato sorprendente è invece che un avanzo del bilancio pubblico ha un effetto negativo sulla spesa pubblica. Perciò, strutturalmente le pubbliche amministrazioni tendono a non avere risparmi.

Il disavanzo pubblico, contrariamente all'avanzo, è definito come differenza fra uscite e entrate.

Tradizionalmente, l'austerità e il pareggio di bilancio sono obiettivi opposti alla piena occupazione ed alla spesa pubblica. Il teorema mostra che la spesa pubblica è conveniente quando si è raggiunto il pareggio.

Molti economisti odierni concordano sulla convenienza della spesa in disavanzo in situazioni di recessione o crescita lenta del PIL (inferiore al 4% annuo) per la quale lo Stato spende in misura maggiore delle sue entrate indebitandosi. Anche una spesa pubbblica in disavanzo produce un aumento del PIL maggiore ed è più efficace di una riduzione della pressione fiscale. In altre parole, la spesa pubblica ha un moltiplicatore più alto della riduzione delle tasse, definite come percentuale del reddito nazionale.

Alternative al PIL

Il principale indicatore proposto come alternativa al PIL che tiene conto delle principali critiche poste ad esso, è il Genuine Progress Indicator (GPI), in italiano "indicatore del reale progresso". Il GPI ha come obbiettivo la misurazione dell'aumento della qualità della vita (che a volte è in contrasto con la crescita economica, che invece viene misurata dal PIL), e per raggiungere questo obiettivo distingue con pesi differenti tra spese positive (perché aumentano il benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali). Simile a questo indice esiste in Prodotto interno lordo verde introdotto da alcune province cinesi.

Un ulteriore indicatore, alternativo a GPI e PIL è la Felicità Nazionale Lorda (FIL) oppure, per valutare la qualità della vita dei cittadini dei paesi membri delle Nazioni Unite vi è l'Indice di sviluppo umano.

Andamento del PIL

Nazione

2004

2005*

2006*

Albania

6,0

6,0

6,0

Algeria

5,9

6,7

6,2

Argentina

9,0

7,0

5,1

Austria

2,4

1,7

1,8

Bielorussia

11,0

8,0

6,0

Belgio

2,7

1,3

1,7

Bosnia-Erzegovina

5,7

5,3

5,8

Bulgaria

5,6

5,7

4,2

Cina

9,4

9,3

8,0

Cipro

3,7

3,6

3,0

Corea del Sud

4,7

3,4

4,3

Croazia

3,8

3,3

3,7

Danimarca

2,1

2,9

2,6

Egitto

2,7

4,0

4,8

Estonia

7,8

7,7

6,7

Finlandia

3,6

1,6

2,5

Francia

2,0

1,4

1,6

Germania

1,6

0,8

1,5

Giappone

2,6

2,2

1,3

Gran Bretagna

3,2

1,9

1,5

Grecia

4,2

3,4

3,1

Hong Kong

8,2

5,7

4,6

India

6,9

7,6

7,0

Irlanda

4,5

4,8

4,7

Italia

1,0

0,1

1,1

Kazakistan

9,4

9,1

8,5

Lettonia

7,0

6,5

5,6

Libia

9,3

8,5

8,1

Lituania

7,0

6,5

5,6

Macedonia

2,9

3,9

4,0

Marocco

3,7

1,8

5,3

Messico

4,4

3,0

2,9

Moldova

7,3

7,5

5,5

Norvegia

2,9

3,2

2,6

Olanda

1,7

0,5

2,0

Pakistan

6,4

7,8

6,5

Polonia

5,4

3,2

4,0

Portogallo

1,2

0,5

1,0

Repubblica Ceca

4,4

4,4

4,6

Romania

8,3

5,0

4,6

Russia

7,2

6,2

5,6

Slovacchia

5,5

5,2

5,6

Slovenia

4,2

3,9

4,0

Spagna

3,1

3,0

2,7

Stati Uniti d'America

4,2

3,5

2,9

Svezia

3,1

2,4

3,0

Svizzera

2,1

1,0

1,5

Thailandia

6,1

4,0

4,4

Tunisia

6,0

4,8

5,4

Turchia

8,9

4,9

3,5

Turkmenistan

9,0

11,0

9,0

Ucraina

12,1

3,5

5,0

Ungheria

4,2

3,7

4,0

Vietnam

7,7

8,0

7,2

Note: * previsioni

Andamento del PIL in Italia

  • 1990 1,9

  • 1991 1,4

  • 1992 0,7

  • 1993 -0,9

  • 1994 2,3

  • 1995 3,0

  • 1996 1,0

  • 1997 2,0

  • 1998 1,7

  • 1999 1,7

  • 2000 3,2

  • 2001 1,7

  • 2002 0,4

  • 2003 0,4

  • 2004 1,0

  • 2005 0,1

  • 2006 1,1 (stima)

  • 2007 2,0 (stima)

Voci correlate

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La Norvegia non ha debito pubblico, perche':

1 - Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese e' la Corona.

2 - Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor).

3 - Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.

4 - I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori (clicca qui ).

5 - Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, NON fa parte dell'OPEC.
Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma.

Naturalmente, in Norvegia, non si sognano di parlare di privatizzazione dell'acqua o privatizzazione della raccolta di rifiuti, come fanno i nostri politici e NON hanno alcun debito pubblico, anzi !
Hanno un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 115% del nostro PIL...

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In Islanda trionfa la "democrazia"- 17/04/2012
Il democratico popolo d'Islanda festeggia una grande vittoria: con la maggioranza delle famiglie sommerse dal debito - a causa dalla bolla finanziaria esplosa tre anni fa - il governo islandese ha preso una decisione salomonica, ed ha azzerato per molti dei suoi cittadini il debito sul mutuo delle case.
Per la precisione, i debiti sul mutuo non saranno completamente cancellati, ma ristrutturati in base all'effettivo valore di mercato delle abitazioni. In altre parole, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, da oggi si torna in contatto con la realtà e i "numeri" gonfiati ad arte non hanno più nessun valore.
Tutti applaudono a questa vittoria popolare, e sottolineano che quando le esigenze della gente vengono messe al di sopra delle esigenze dei plutocrati, la giustizia trionfa sempre.
In realtà, basta leggere le dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale (il "salvatore" accorso in aiuto della nazione in default), ...
... per capire che si tratta soltanto di una scelta obbligata. Il FMI
sottolinea infatti "la nota relazione fra alti livelli di debito familiare acquisiti durante un boom immobiliare e gli effetti del debito prolungato sulla ripresa economica"
"La causa principale della recessione prolungata - dice il FMI - è che le famiglie cercano di ridurre il livello del proprio debito spendendo il meno possibile, causando in questo modo una recessione ancora maggiore."
"Poichè il debito agisce da freno - conclude il FMI - è importante prima di tutto rimuovere quel freno."
Insomma, è un pò come il punta-tacco nell'automobilismo. Se non freni entrando in curva l'auto esce di pista, ma se nel frattempo non tieni su i giri da quella curva non esci più.
Curioso come la "giusta misura" sia quella che tiene la popolazione "abbastanza felice" da continuare a lavorare (e spendere) spensieratamente, ma non troppo felice da ritrovarsi magari con qualche migliaio di euro in eccesso alla fine dell'anno.
Se invece esageri col freno, e ti dimentichi di accelerare, ti ritrovi a fare i conti con il noto Paradigma di Rockershield : "Se i denari non li hanno, restituirli non potranno."
Tanto vale quindi fare buon viso a cattivo gioco, fingersi democratici e disinteressati, e ricominciare a mungere quel poco che la vacca riesce ancora a dare. Col tempo riusciremo sicuramente a convincerli a farsi prestare altri soldi, ma per ora la cosa più importante è che il giocattolo non si rompa.
By Massimo Mazzucco – Tratto da luogocomune.net

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INFLAZIONE:
Piu' le banche stampano denaro immettendolo in circolazione piu' inflazione si produce

Definizione tratta da: http://it.wikipedia.org  
E' il continuo aumento dei prezzi in un dato periodo. In Italia il calcolo del tasso di inflazione è completato dal meccanismo delle città campione, dove si osserva mese per mese l'andamento dei prezzi anticipando il dato medio nazionale; in Europa con l’introduzione dell’euro questa “inflazione” ha raggiunto il 100% dei prezzi che sono raddoppiati !

L'inflazione, dal latino inflatus, gonfiato, è in economia un incremento (nel tempo) del livello generale dei prezzi, causato dall'aumento della massa monetaria, eccessiva rispetto alle richieste degli scambi. Quindi, per acquistare gli stessi beni e servizi è necessario pagare una somma di denaro maggiore. Ciò equivale ad una generale perdita di potere d'acquisto del denaro: con la stessa quantità di denaro si acquista una minore quantità di beni e servizi. 
In matematica essa è la derivata dei prezzi rispetto al tempo, ovvero la velocità con cui crescono.

L'opposto dell'inflazione è il calo dei prezzi, che prende il nome di deflazione. L'incremento dei prezzi viene espresso in termini percentuali attraverso il tasso d'inflazione.


Il calcolo dell'inflazione

Il livello generale dei prezzi viene misurato in economia calcolando percentuali e usando numeri indice
Viene definito un insieme di beni detto paniere, rappresentativo dei beni e servizi di cui si vuol calcolare l'aumento dei prezzi.
Si misura la somma di denaro necessaria per comperare tali beni e servizi. La misura viene ripetuta in un secondo tempo e quindi si procede al calcolo dell'aumento (o diminuzione) percentuale del valore del paniere.

L'uso di numeri indice prevede l'uso di proporzioni: fatto pari a 100 il valore del paniere in un dato momento, si calcola il valore successivo dell'indice con questa proporzione:

VP1 : 100 = VP2 : X2  

dove VP1 e VP2 sono rispettivamente il Valore del Paniere al momento 1 e 2 ed X2 è il valore indice da calcolare.

Al momento 3 si calcola X3 con la proporzione VP1 : 100 = VP3 : X3 e così via al momento 4, al momento 5, ecc.

Calcolando X in occasione di ciascuna rilevazione dei prezzi si ottiene quindi una serie di valori che indicano l'aumento dei prezzi nel tempo. Così se il paniere vale 100 al momento della prima rilevazione, diventa, per esempio, 101,5 al momento della seconda rilevazione, 102 al momento della terza, eccetera.

La serie di numeri che si ottiene ha il vantaggio di essere facile da leggere, elaborare e rappresentare graficamente.

In Italia (nonché nella più parte dei Paesi) l'istituto centrale di statistica (ISTAT) calcola i livelli generali dei prezzi usando prevalentemente una media ponderata Laspeyres.

Il tasso d'inflazione usato più frequentemente (ovvero quello dei prezzi al consumo) si basa su una ponderazione calcolata con un paniere appositamente determinato e aggiornato ogni 1-4 anni.


L'inflazione nella storia economica

Il primo grande episodio inflattivo della storia moderna fu determinato dallo sfruttamento spagnolo dell'oro del nuovo mondo: in seguito alle rapine dei conquistadores a spese delle popolazioni maya e inca, e all'estrazione mineraria dai giacimenti del Nuovo Mondo, le casse reali spagnole si trovarono a disporre di ingenti quantità di oro, argento e merci preziose che vennero riversate sui mercati europei sia per armare l'esercito e assoldare mercenari (il che rese la Spagna del XVII e XVIII secolo la più grande potenza europea) sia da parte della corte e dei nobili per comprare, importandoli dalle altre nazioni europee, beni e servizi di ogni genere in tale quantità da causare una loro (relativa) scarsità. Questo portò, sul finire del '500, ad un rialzo generalizzato dei prezzi in Europa.

Un secondo episodio inflazionistico famoso si ebbe poco dopo la prima guerra mondiale in Germania, durante la Repubblica di Weimar: una errata gestione del diritto di battere moneta e la confusione sociale favorirono una spirale perversa che portò l'inflazione a tassi stratosferici (iperinflazione: salari e stipendi venivano pagati ogni giorno, perchè il loro valore non venisse azzerato a livelli tali da annullare, nei fatti, il valore della moneta e costringere ad un ritorno al baratto.


L'inflazione nelle teorie economiche

La curva di Phillips: mercato dei prezzi e mercato del lavoro

Nel 1958 un economista inglese, Phillips, pubblicò i risultati di una ricerca compiuta sui dati relativi al Regno Unito per il periodo 1861-1957, da cui risultava una correlazione inversa tra il tasso di disoccupazione ed i tassi di variazione dei salari monetari. In parole povere, ad una maggiore inflazione corrispondeva, secondo la ricerca, un minor tasso di disoccupazione e viceversa a una minore inflazione corrispondeva un maggior tasso di disoccupazione.

La ricerca suggeriva che, se si voleva far diminuire la disoccupazione, occorreva sopportare una maggiore inflazione e, viceversa, se si voleva una minore inflazione, occorreva accettare una maggiore disoccupazione.

Studi successivi hanno analizzato la relazione tra variabili simili, mentre Milton Friedman ha affermato che una diminuzione del tasso di disoccupazione correlato ad un aumento dell'inflazione può essere solo temporaneo. Secondo Friedman, nel lungo periodo il tasso di disoccupazione raggiungerebbe un livello "naturale", mentre gli aumenti del tasso di inflazione provocano modifiche nelle aspettative dei consumatori, indotti a pensare che in futuro ci sarà una maggiore inflazione.

L'inflazione nella teoria monetaria

L'inflazione percepita

L'inflazione percepita si determina mediante sondaggi d'opinione e risulta in alcuni casi diversa da quella ufficiale. Se i prodotti del paniere non sono scelti adeguatamente, se i pesi del paniere non sono rappresentativi, se i singoli prodotti del paniere non rappresentano gli acquisti del consumatore, allora l'inflazione percepita e quella degli Istituti di Statistica sono diversi.

A tal fine, un aspetto importante per avere un calcolo corretto dell'inflazione è quello di considerare che all'interno di ogni singolo tipo di prodotto del paniere le marche hanno dinamiche inflattive diverse a seconda del prezzo.

Attualmente, in Italia le marche più economiche hanno una dinamica inflattiva bassa, le marche più costose hanno alta inflazione, questo all'interno di ogni tipo di prodotto. Per esempio l'Istituto di Statistica italiano, l'ISTAT, prende in considerazione solo il prodotto più venduto che coincide con un prodotto piuttosto economico, a bassa inflazione. Così facendo sottostima l'inflazione e si ha una discrepanza anche molto forte con l'inflazione percepita.

Si faccia attenzione al fatto che il prodotto più venduto non è generalmente comprato dalla maggioranza dei cittadini.

Come esempio numerico, negli anni immediatamente seguenti l'introduzione dell'euro in Italia si è avuta una inflazione percepita dell'8-9% annuo. Dati ufficiali, che si basano su un paniere contenente prodotti più venduti, indicano, invece, un 2-3% annuo di inflazione. Se si rifanno i conti non usando solo i prodotti più venduti ma prodotti rappresentativi degli acquisti del consumatore, si arriva ad un più realistico 6% annuo.
 

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Video da visionare per comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte di questi CRIMINALI a livello mondiale !

 
 


 

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