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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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DEBITO e DEFICIT PUBBLICO, PIL, INFLAZIONE
Chips sotto pelle  +  Controllo del WEB  +  Sovranita' monetaria
Nuovo linguaggio per internet (UML)  (Scomparso..)  +  La Banca d'Italia e' privata  !!
http://www.sovranitamonetaria.org/component/option,com_wrapper/Itemid,8/
Chi controlla il Mondo ?  Signoraggio
  Denaro ILLEGALE dalla Banche
FILM interessantissimo da visionare:  http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414

 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

Nell' anno 1776, Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” By Thomas Jefferson 

FERMIANO le BANCHE: Associazione per la difesa dei Cittadini nelle cause contro le banche
 

DEBITO PUBBLICO:

Il debito pubblico è il debito totale accumulato nel corso degli anni da uno stato nei confronti dei propri cittadini e/o verso l'estero. Nel caso del debito italiano siamo in presenza di un forte debito interno.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per debito pubblico si intende il debito dello stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (come BOT e CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale.

La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali viene indicata come servizio del debito. Il deficit pubblico si calcola solitamente in percentuali rispetto al PIL, per indicare quanta parte della ricchezza prodotta ogni anno sarebbe necessaria per ripagare il debito. 
n paesi come Belgio, Italia e Giappone il rapporto debito/PIL supera l'unità.

L'esigenza di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico ha due principali motivazioni.

La prima è di carattere finanziario e attiene alla difficoltà di finanziare il debito pubblico quando questo cresce troppo velocemente. Se cala la fiducia dei sottoscrittori dei titoli circa la capacità del debitore di pagare gli interessi e di restituire il capitale, il finanziamento del debito può avvenire solo corrispondendo interessi più elevati.

Se la spesa per interessi aggrava il deficit pubblico, facendo ulteriormente aumentare il debito, può innescarsi un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi, dei deficit e quindi del debito pubblico. Senza interventi sulle entrate o sulle spese correnti, si rischia l'insolvenza del debitore.

La seconda motivazione riguarda il cosiddetto effetto spiazzamento. Se una parte dei risparmi privati finisce col finanziare il debito pubblico, si sottraggono risorse agli investimenti privati, con conseguenze negative sulla crescita dell'economia. È l'effetto spiazzamento.

Il debito pubblico è maggiore da una a tre volte del PIL nazionale in vari paesi industrializzati e, anche con le tasse che sono una percentuale del PIL(minore di 1, evidentemente), lo Stato non sarebbe in grado di ripagare capitale e interessi. E' fondamentale che gli investitori istituzionali non cessino di acquistare titoli e rifinanziare il debito perchè lo Stato non risulti insolvente. In questo senso il debito è infinito ed irredimibile. 
Soggetti pubblici e società private che dispongono di ingente liquidità di cassa da investire sono potenziali investitori istituzionali. Questo ruolo strategico pone un problema alla sovranità dello Stato.

Commento NdR: Per quanto riguarda il debito pubblico, il cui 200% più interessi è RUBATO  dalla Banca Centrale Mondiale, non siamo noi i debitori, ma bensi' i creditori.
Il debito pubblico va ripudiato - cancellato - in più la Banca Centrale deve restituire il “signoraggio
pregresso alla comunità; ovvero: la differenza tra avere  "meno cento" e "più cento", fa duecento (più gli interessi che abbiamo pagato sul falso "meno 100").
Il falso debito pubblico è in realtà un debito privato che il sistema bancario deve restituire alla comunità.
Noi cittadini del mondo siamo di fatto creditori dei banchieri internazionali che, con l'avallo dei politici corrotti, hanno creato il Falso debito pubblico.
In pratica, la stragrande maggioranza della società è creditrice di pochi banchieri e dei loro soci a cui sarebbe sufficiente, secondo le leggi italiane per l’antimafia, sequestrare tutti i loro beni.

 

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DEFICIT PUBBLICO:
Il deficit pubblico è il saldo negativo che si verifica quando le uscite di uno stato superano le entrate.

Per deficit o disavanzo pubblico si intende la situazione economica in cui le uscite dello stato in un dato periodo superano le entrate dello stato nello stesso periodo. La presenza di un deficit si può attribuire solitamente ad un eccesso di spesa, a sua volta causata da spese inattese o straordinarie, come una guerra o una catastrofe naturale, oppure da eccessi di spesa rispetto alle entrate, dettati da precise politiche economiche di sostegno alla domanda, da scelte politiche finalizzate a creare e mantenere il consenso politico, dall'incapacità o dal mancanza di volontà di ridurre le spese superflue. Per le stesse ragioni il deficit può poi attribuirsi anche politiche fiscali deboli, che portano nelle casse statali meno denaro di quanto necessario a coprire i costi della pubblica amministrazione.

Una divisione assai tradizionale delle posizioni in materia di deficit tra forze politiche conservatrici e progressiste, attribuisce alle prime la volontà di ridurre quanto più possibile il deficit dello stato o addirittura di chiudere in pareggio i conti pubblici, allo scopo di mantenere ordine nei conti e di contenere la spesa pubblica e il ruolo dello stato nell'economia, mentre alle seconde verrebbe attribuito il desiderio di accettare deficit pubblici strutturali, purché finalizzati a sostenere la domanda e quindi a far crescere l'economia.

In particolare le posizioni che si rifanno alle idee keynesiane attribuiscono allo stato il compito di sostenere, quando necessario, la domanda di beni e servizi ricorrendo alla spesa pubblica in condizioni di deficit.

La realtà ha mescolato le carte e appare oggi difficile, sia in Italia che in molti paesi industrializzati, distinguere le varie posizioni politiche sulla base della volontà di chiudere in pareggio o in deficit i conti pubblici.

L'esempio degli USA è in proposito significativo. Non solo il presidente democratico Clinton ha ottenuto surplus nei conti pubblici, ma feroci sostenitori della minimizzazione del ruolo dello stato nell'economia, come Ronald Reagan e George W. Bush, sono riusciti, mescolando tagli alle imposte e una crescita sostenuta della spesa militare, a realizzare imponenti deficit pubblici.

La presenza di un deficit pone la questione della sua copertura. Questa avviene solitamente con l'emissione di del debito pubblici, come BOT e CCT). In passato si è anche fatto ricorso all'emissione di moneta, soluzione abbandonata quasi ovunque nel mondo perché ha effetti fortemente inflattivi (vedi inflazione e iperinflazione).

Il deficit pubblico in senso lato viene solitamente distinto dal deficit o disavanzo primario che considera la differenza tra uscite e entrate al netto della spesa per interessi sul debito pubblico.

Anche se il deficit pubblico viene misurato in termini assoluti, indicando il suo ammontare in euro o nella moneta in cui è espresso, gli economisti preferiscono valutarne le dimensioni relative, rapportando il deficit al PIL del paese.

Tratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Deficit_pubblico"

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PIL:
Il Pil rappresenta il valore dell'insieme di beni e servizi prodotti sul territorio di uno stato da produttori nazionali o stranieri; esprime la ricchezza creata da uno stato in un certo periodo di tempo.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all'interno di un paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno). E' considerato la misura della ricchezza prodotta in un Paese.

Da un altro punto di vista si può anche dire che il PIL è la somma dei valori aggiunti generati dalle imprese private e dalla Pubblica Amministrazione all’interno di un dato paese in un determinato periodo di tempo.

  • il PIL è detto Lordo perché è al lordo degli Ammortamenti

  • il PIL è detto Interno in quanto comprende il valore dei beni prodotti all'interno in un paese (indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce)

È una misura basilare usata in macroeconomia.

A partire dal PIL è definibile il reddito pro-capite. Il reddito pro-capite è pari al rapporto tra il PIL e il numero dei cittadini: è evidente la correlazione diretta fra la ricchezza individuale e quella nazionale.

Considerazioni generali

  • Il PIL tiene conto di tutte le transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito, restano quindi escluse le prestazioni nell’ambito familiare e quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore economico del non-profit).

  • Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché ne entrano a far parte i danni provocati dai crimini, dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. (Esempio: se compri un'auto il PIL cresce, se hai un incidente, il PIL cresce, se sei ospedalizzato il Pil cresce e così via). In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono.

Il PIL è definibile in due modi: complesso dei redditi prodotti e somma di consumi, investimenti e spesa pubblica. A consuntivo di fine anno, le due modalità di calcolo devono portare allo stesso risultato.

Considerazioni macroeconomiche e critiche

Il PIL tratta il deprezzamento del capitale naturale ed ambientale come componente positiva e ciò rappresenta una violazione dei sani principi contabili. (Esempio: se una proprietà agricola di pregio viene trasformata in un parcheggio, il PIL contabilizza l’ammontare del denaro coinvolto ma non considera il deprezzamento del capitale naturale per una siffatta trasformazione, da suolo fertile e produttivo a superficie asfaltata).

L'eguaglianza fra PIL e valore aggiunto è l'equazione fondamentale della contabilità nazionale.

Una riduzione dell'ammontare di tasse equivale a una riduzione della pressione fiscale definita come rapporto fra le entrate (che sono tasse e imposte) ed il PIL.

L'avanzo pubblico è definito come differenza fra entrate (le tasse) e uscite (la spesa pubblica); nell'ottica del bilancio statale una riduzione delle tasse è equivalente ad un aumento della spesa pubblica.

Il moltiplicatore del reddito è pari a 1/(1-c) dove c è la propensione ai consumi, pari alla derivata prima del reddito (PIL) rispetto ai consumi.
Poichè il PIL è composto da consumi e risparmi (e spesa pubblica), C è compreso tra zero e uno come il termine (1-c); perciò la frazione 1/(1-c) è maggiore di 1 ed è detta moltiplicatore. Il termine (1-c) è la propensione al rispamio, che è opposto al consumo, una rinuncia di consumo.

Quanto minore è la propensione al risparmio, ossia tanto maggiore è la propensione ai consumi, tanto più cresce la ricchezza nazionale, qualunque azione venga intrapresa (riduzione delle tasse, spesa pubblica, spesa in disavanzo).

Fu Keynes ad affermare che la domanda è un dato ed è il motore della crescita, e che l'economia è consumistica. La domanda è infatti una domanda di consumo.

Essendo il PIL composto da consumi, risparmi e spesa pubblica, esso deve uguagliare il valore aggiunto che è consumi, investimenti e spesa pubblica. Eguagliando le due cose si ottiene che i risparmi sono uguali agli investimenti, ossia che i risparmi finanziano gli investimenti produttivi. L'equazione è tendenziale, non vera in ogni istante.

La pubblica amministrazione per il teorema del bilancio in pareggio (che è più avanti) non ha strutturalmente grandi risparmi e non è il motore degli investimenti produttivi. La spesa pubblica è un termine diverso dagli investimenti produttivi, la cui peculiarità è l'orientamento al profitto.

Chi investe è disposto a farlo se esite un mercato potenziale con una domanda di clienti con un reddito (e risparmi) per comprare; da un lato dunque agli investimenti occorrono la domanda e i consumi, dall'altro sono possibili soltanto con i risparmi (che sono rinunce di consumo) dei cittadini. Ciò vale sia per consumi e risparmi dei cittadini che per consumi e risparmi delle imprese. Questa dualità trova però un punto di equilibrio che richiede l'espansione del credito.

La spesa pubblica per Keynes ha come unico obiettivo la piena occupazione e la pubblica utilità.

Dei tre soggetti economici, escluso lo Stato, resta che la fonte degli investimenti produttivi sono i risparmi delle stesse imprese e principalmente dei cittadini.

L'efficacia nella stimolazione della domanda è sempre maggiore nel caso della spesa pubblica che produce il maggior aumento della ricchezza nazionale (e tasso di crescita annuo).

La macroeconomia disconosce l'opportunità delle teorie neoliberistiche reaganiane di riduzione delle tasse, preferendo invece l'intervento diretto dello Stato nell'economia (con la spesa pubblica).

Per il teorema del bilancio in pareggio l'aumento del PIL (ricchezza nazionale) prodotto dalla spesa pubblica è massimo quando il disavanzo pubblico è pari a zero. L'effetto è più contenuto quando il disavanzo è diverso da zero.

Un risultato sorprendente è invece che un avanzo del bilancio pubblico ha un effetto negativo sulla spesa pubblica. Perciò, strutturalmente le pubbliche amministrazioni tendono a non avere risparmi.

Il disavanzo pubblico, contrariamente all'avanzo, è definito come differenza fra uscite e entrate.

Tradizionalmente, l'austerità e il pareggio di bilancio sono obiettivi opposti alla piena occupazione ed alla spesa pubblica. Il teorema mostra che la spesa pubblica è conveniente quando si è raggiunto il pareggio.

Molti economisti odierni concordano sulla convenienza della spesa in disavanzo in situazioni di recessione o crescita lenta del PIL (inferiore al 4% annuo) per la quale lo Stato spende in misura maggiore delle sue entrate indebitandosi. Anche una spesa pubbblica in disavanzo produce un aumento del PIL maggiore ed è più efficace di una riduzione della pressione fiscale. In altre parole, la spesa pubblica ha un moltiplicatore più alto della riduzione delle tasse, definite come percentuale del reddito nazionale.

Alternative al PIL

Il principale indicatore proposto come alternativa al PIL che tiene conto delle principali critiche poste ad esso, è il Genuine Progress Indicator (GPI), in italiano "indicatore del reale progresso". Il GPI ha come obbiettivo la misurazione dell'aumento della qualità della vita (che a volte è in contrasto con la crescita economica, che invece viene misurata dal PIL), e per raggiungere questo obiettivo distingue con pesi differenti tra spese positive (perché aumentano il benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali). Simile a questo indice esiste in Prodotto interno lordo verde introdotto da alcune province cinesi.

Un ulteriore indicatore, alternativo a GPI e PIL è la Felicità Nazionale Lorda (FIL) oppure, per valutare la qualità della vita dei cittadini dei paesi membri delle Nazioni Unite vi è l'Indice di sviluppo umano.

Andamento del PIL

Nazione

2004

2005*

2006*

Albania

6,0

6,0

6,0

Algeria

5,9

6,7

6,2

Argentina

9,0

7,0

5,1

Austria

2,4

1,7

1,8

Bielorussia

11,0

8,0

6,0

Belgio

2,7

1,3

1,7

Bosnia-Erzegovina

5,7

5,3

5,8

Bulgaria

5,6

5,7

4,2

Cina

9,4

9,3

8,0

Cipro

3,7

3,6

3,0

Corea del Sud

4,7

3,4

4,3

Croazia

3,8

3,3

3,7

Danimarca

2,1

2,9

2,6

Egitto

2,7

4,0

4,8

Estonia

7,8

7,7

6,7

Finlandia

3,6

1,6

2,5

Francia

2,0

1,4

1,6

Germania

1,6

0,8

1,5

Giappone

2,6

2,2

1,3

Gran Bretagna

3,2

1,9

1,5

Grecia

4,2

3,4

3,1

Hong Kong

8,2

5,7

4,6

India

6,9

7,6

7,0

Irlanda

4,5

4,8

4,7

Italia

1,0

0,1

1,1

Kazakistan

9,4

9,1

8,5

Lettonia

7,0

6,5

5,6

Libia

9,3

8,5

8,1

Lituania

7,0

6,5

5,6

Macedonia

2,9

3,9

4,0

Marocco

3,7

1,8

5,3

Messico

4,4

3,0

2,9

Moldova

7,3

7,5

5,5

Norvegia

2,9

3,2

2,6

Olanda

1,7

0,5

2,0

Pakistan