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DEBITO
PUBBLICO - vedi anche:
il
raggiro del Debito
Il
debito pubblico è il debito totale accumulato nel corso
degli anni da uno Stato nei confronti dei propri cittadini
e/o verso l'estero.
Nel caso del debito italiano siamo in
presenza di un forte debito interno dello Stato.
PRECISAZIONE GIURIDICA:
Il debito non è pubblico:
ma è dello Stato, lo dice il giudice
Ferdinando Imposimato, attraverso la sua pagina
facebook.
La
corruzione non fa notizia !
Il debito pubblico e’
cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e
finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’
aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi
opere pubbliche.
Il nuovo
Governatore della
Banca d’Italia ci fa sapere
che occorre ridurre il "debito pubblico", cioè il debito
che sarebbe stato contratto da tutti noi.
Ma non è così.
Il debito non è pubblico: è dello Stato. Riguarda il
complesso delle spese sostenute dallo Stato, che
costituiscono un insieme da definire con precisione:
investimenti diretti quali grandi opere pubbliche,
infrastrutture nei settori strategici, costate cento
volte più di quello che sarebbe stato giusto spendere.
Occorre riconoscere che c’e’ un’offesa che rende ancora
piu’ insopportabile la richiesta di sacrifici alla massa
degli italiani.
Ed e’ quella della eguaglianza dei cittadini nel
sostenere l’onere della crisi. Quella eguaglianza,
insegna Tucidide, e’ il bene piu’ prezioso della
democrazia, assieme alla liberta’.
Ed e’ proprio questa ingiustizia, che si tocca
con mano al di la’ delle
alchimie delle cifre dei provvedimenti, a suscitare la
protesta di tanti italiani, insofferenti dei privilegi
delle oligarchie che vengono meno alle promesse di
ravvedimento.
Cio’ che piu’ indigna la pubblica opinione e’
l’arroganza dei corrotti e la loro protervia nel
dilapidare ogni giorno le pubbliche risorse, con una
tendenza alla crescita anziche’ alle riduzione del
fenomeno.
By Ezio Alessio Gensini -
Tratto da: informarexresistere.fr -
Fonte: reset-italia.net
Questo per
ITALIA, ma cio'
puo' valere per qualsiasi altro stato del mondo
indebitato con il
FMI:
Il debito, detto falsamente
"pubblico" in realta' e', come abbiamo gia' visto, un
debito dello stato,
o meglio di coloro che hanno amministrato lo stato, la
"casta"; quindi
non e' un debito dei
cittadini, ma
oggi, nel 2011, il sig MONTI (scolaro ben istruito dalla
Goldman Sachs) messo a furor della "casta" al governo in
Italia, dopo un "golpe"
(colpo di stato) dei banchieri...
vedi:
Le mani di Goldman Sachs sulla crisi europea,
qui sotto, ci sta facendo pagare, sottraendo denaro
dalle nostre tasche, gli
interessi ai
banchieri,
veri
CRIMINALI del mondo
=
Illuminati
Secondo la stampa francesce, la triade
Draghi (BCE) -
Monti (Governo Italiano) -
Papademos (Primo ministro della Grecia) sono
l'esempio di come la rete della banca
Goldman Sachs abbia una enorme influenza sull'economia
mondiale.
Goldman Sachs governa l'Europa
?
Posta in questo modo, la domanda può far sorridere. Ma
la stampa francese s'interroga sull'influenza esercitata
dalla banca d'affari statunitense:
- Mario Draghi ne è stato vice-presidente per l'Europa
dal 2002 al 2005,
- Mario Monti consigliere internazionale dal 2005,
mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, era
governatore della banca centrale del suo paese quando
Goldman Sachs truccò i conti del paese.
A sottolineare i rapporti tra l'istituto americano e
diversi leader europei è Marc Roche, corrispondente di
Le Monde a Londra e soprattutto autore di un libro
di rilevo: "La Banca. Come Goldman Sachs dirige il
mondo", premiato nel 2010 con il Premio del libro di
economia. - Tratto da: repubblica.it
Come fanno i
banchieri a mettere le mani su gli stati
?
Essi finanziano le
campagne elettorali di vari candidati a loro
"sottomessi", oppure lasciano che un certo
politico, vada al potere e quindi lo "reclutano"
indottrinandolo e promettendogli potere o denaro....in
modo che questi politici "fanttoccio",
facciano si che gli stati si indebitino verso le banche
e quindi verso il fondo monetario,
in modo che oltre al capitale ricevuto dal
FMI, in carta moneta
stampata proprio dai banchieri e ceduta al valore
nominale stampato sul
pezzo di carta che NON vale
nulla...perche'
non garantito dall'oro...., si accertino che gli
interessi
vengano pagati ad
ogni scadenza....denaro
che nei fatti, viene sottratto al popolo che si
impoverisce sempre di piu', mentre i banchieri
accumulano fortune impensabili !
Le
TASSE:
Anticamente le tasse
pagate dai vari popoli erano del dieci %...e fino ad
allora cio' era equo e giusto, ma da quando sono nati i
Re, reucci, monarchie, e successivamente le democrazie
repubblicane...hanno aumentato la percentuale arrivando
al 45-50 % del guadagno dei cittadini...come nel ns caso
dell' Italia e cio' per arricchire pochi e spremere i
piu', cioe' noi cittadini !
Cio' vi pare giusto ?
ASSOLUTAMENTE NO !
Per cui tutti coloro che partecipano al pagamento delle
tasse sono "correi" dello sperpero e delle TRUFFE, che i
prePotenti attuano sulla ns pelle..... Questa e'
semplice verita'.
La soluzione:
Ogni
villaggio (Comune)
dovrebbe essere
autogestito finanziariamente dai cittadini
che si dovrebbero essi stessi tassare a seconda delle
proprie necessita, per garantire le necessita, fino ai
propri confini comunali....
Ricordiamo che i confini comunali sono sempre collegati
ad altri confini comunali, quindi non ci sono
infrastrutture, al di fuori dei vari confini
comunali...di proprieta' di terzi...
Quindi le tasse dovrebbero variare da comune in comune,
in funzione delle necessita' comunali decise da tutti i
cittadini.
Per aiutare i comuni poveri di popolazione, basta
fornire una piccola percentuale delle tasse pagate nel
proprio comune, per garantire l'aiuto di quei comuni
"poveri", fino al momento della loro raggiunta
autosufficienza... che devono in qualche modo
raggiungere in un certo tempo, pena la decadenza degli
aiuti.
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Da
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Per
debito pubblico si intende il
debito
dello
Stato (non del Popolo)
nei confronti di altri soggetti, individui, imprese,
banche
o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto
obbligazioni
(come
BOT
e CCT)
destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale.
La
spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle
obbligazioni statali viene indicata come servizio del
debito. Il deficit pubblico si calcola solitamente in
percentuali rispetto al
PIL,
per indicare quanta parte della ricchezza prodotta ogni anno
sarebbe necessaria per ripagare il debito.
n paesi come Belgio,
Italia
e Giappone
il rapporto debito/PIL supera l'unità.
L'esigenza
di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico
ha due principali motivazioni.
La
prima è di carattere finanziario e attiene alla difficoltà
di finanziare il debito pubblico quando questo cresce troppo
velocemente.
Se cala la fiducia dei sottoscrittori dei
titoli circa la capacità del debitore di pagare gli
interessi e di restituire il
capitale,
il finanziamento del debito può avvenire solo
corrispondendo interessi più elevati.
Se
la spesa per interessi aggrava il
deficit
pubblico, facendo ulteriormente aumentare il debito, può
innescarsi un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso
del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi,
dei deficit e quindi del debito pubblico. Senza interventi
sulle entrate o sulle spese correnti, si rischia
l'insolvenza del debitore.
La
seconda motivazione riguarda il cosiddetto effetto
spiazzamento. Se una parte dei risparmi privati finisce col
finanziare il debito pubblico, si sottraggono risorse agli
investimenti privati, con conseguenze negative sulla
crescita dell'economia.
È l'effetto spiazzamento.
Il
debito pubblico è maggiore da una a tre volte del PIL
nazionale in vari paesi industrializzati e, anche con le
tasse
che sono una percentuale del PIL(minore di 1,
evidentemente), lo Stato non sarebbe in grado di ripagare
capitale e interessi. E' fondamentale che gli investitori
istituzionali non cessino di acquistare titoli e
rifinanziare il debito perchè lo Stato non risulti
insolvente. In questo senso il debito è infinito ed
irredimibile.
Soggetti pubblici e società private che dispongono di
ingente liquidità di cassa da investire sono potenziali
investitori istituzionali. Questo ruolo strategico pone un
problema alla
sovranità
dello Stato.
Commento NdR: Per quanto riguarda il debito
pubblico, il cui 200% più interessi è
RUBATO dalla
Banca
Centrale Mondiale, non siamo noi i debitori, ma bensi' i
creditori.
Il debito pubblico va ripudiato -
cancellato - in più la
Banca Centrale deve
restituire il “signoraggio”
pregresso alla comunità; ovvero: la differenza tra
avere "meno cento" e "più cento", fa duecento (più gli
interessi che abbiamo pagato sul falso "meno
100").
Il falso debito pubblico è in realtà un debito
privato che il sistema bancario deve restituire alla
comunità.
Noi cittadini del mondo siamo di fatto
creditori dei
banchieri internazionali che, con l'avallo dei
politici
corrotti, hanno
creato il Falso debito pubblico.
In pratica, la stragrande maggioranza della società è
creditrice di pochi banchieri e dei loro soci a cui
sarebbe sufficiente, secondo le leggi italiane per
l’antimafia, sequestrare tutti i loro beni.
Video del prof. Auriti sul Debito pubblico, Signoraggio ed Usura dei Banchieri del mondo !
DEFICIT PUBBLICO:
NON esiste
se non come FALSIFICAZIONE della realta'
!
Il deficit pubblico è il saldo negativo che si verifica
quando le uscite di uno stato superano le entrate.
Per
deficit o disavanzo pubblico si intende la situazione
economica in cui le uscite dello stato in un dato periodo
superano le entrate dello stato nello stesso periodo. La
presenza di un deficit si può attribuire solitamente ad un
eccesso di spesa, a sua volta causata da spese inattese o
straordinarie, come una guerra o una catastrofe naturale,
oppure da eccessi di spesa rispetto alle entrate, dettati da
precise politiche economiche di sostegno alla domanda, da
scelte politiche finalizzate a creare e mantenere il
consenso politico, dall'incapacità o dal mancanza di volontà
di ridurre le spese superflue. Per le stesse ragioni il
deficit può poi attribuirsi anche politiche fiscali deboli,
che portano nelle casse statali meno denaro di quanto
necessario a coprire i costi della pubblica amministrazione.
Una
divisione assai tradizionale delle posizioni in materia di
deficit tra forze politiche conservatrici e progressiste,
attribuisce alle prime la volontà di ridurre quanto più
possibile il deficit dello stato o addirittura di chiudere
in pareggio i conti pubblici, allo scopo di mantenere ordine
nei conti e di contenere la spesa pubblica e il ruolo dello
stato nell'economia, mentre alle seconde verrebbe attribuito
il desiderio di accettare deficit pubblici strutturali,
purché finalizzati a sostenere la domanda e quindi a far
crescere l'economia.
In
particolare le posizioni che si rifanno alle idee keynesiane
attribuiscono allo stato il compito di sostenere, quando
necessario, la domanda di beni e servizi ricorrendo alla
spesa pubblica in condizioni di deficit.
La
realtà ha mescolato le carte e appare oggi difficile, sia
in Italia che in molti paesi industrializzati, distinguere
le varie posizioni politiche sulla base della volontà di
chiudere in pareggio o in deficit i conti pubblici.
L'esempio
degli USA è in proposito significativo. Non solo il
presidente democratico Clinton ha ottenuto surplus nei conti
pubblici, ma feroci sostenitori della minimizzazione del
ruolo dello stato nell'economia, come Ronald Reagan e George
W. Bush, sono riusciti, mescolando tagli alle imposte e una
crescita sostenuta della spesa militare, a realizzare
imponenti deficit pubblici.
La
presenza di un deficit pone la questione della sua
copertura. Questa avviene solitamente con l'emissione di del
debito pubblici, come
BOT
e CCT).
In passato si è anche fatto ricorso all'emissione di
moneta, soluzione abbandonata quasi ovunque nel mondo perché
ha effetti fortemente inflattivi (vedi
inflazione
e iperinflazione).
Il
deficit pubblico in senso lato viene solitamente distinto
dal deficit o disavanzo primario che considera la differenza
tra uscite e entrate al netto della spesa per interessi sul
debito
pubblico.
Anche
se il deficit pubblico viene misurato in termini assoluti,
indicando il suo ammontare in euro o nella moneta in cui è
espresso, gli economisti preferiscono valutarne le
dimensioni relative, rapportando il deficit al PIL del
paese.
Tratto
da "http://it.wikipedia.org/wiki/Deficit_pubblico"
DEBITO
PUBBLICO: e' UN
TRUFFA
!
ECUADOR - Se il debito pubblico è illegittimo non si
paga - Per l'ISLANDA
vedi QUI
Come accaduto in
Islanda, anche in Ecuador il popolo, guidato dal
presidente Rafael Correa, si è rifiutato di pagare il
debito. Una commissione appositamente istituita l’ha
dichiarato illegittimo in quanto si trattava di un
prestito che faceva gli interessi esclusivi di banche e
multinazionali e non del paese che avrebbe dovuto
aiutare. Un’altra lezione di cui tenere conto.
In Ecuador, come in Islanda, ci si è rifiutati di pagare
un debito contratto in maniera ingiusta
Parliamo di vulcani. E di eruzioni. Tempo fa, in
Islanda, l’impronunciabile vulcano Eyjafjallajökull
sbuffava nubi di ceneri bianche mandando in tilt i
collegamenti aerei di mezzo mondo; allo stesso tempo il
popolo islandese decideva di sollevarsi contro i poteri
forti della finanza globale. Nell’altro emisfero, in
Ecuador, da qualche anno si è risvegliato il potente
Tungurahua – appena più facile da pronunciare, ma
neanche poi tanto – proprio nel periodo in cui il
presidente Rafael Correa dichiarava il debito estero che
gravava sulle spalle dei suoi cittadini “illegittimo ed
illegale”.
In una sinergia quasi
sovrannaturale, sembra che la natura e gli esseri
umani si destino all’unisono, in varie parti del mondo,
in un moto di ribellione verso i propri oppressori. Che
a ben vedere, per l’una e per gli altri, sono i
medesimi.
Quell’elite finanziaria
che controlla l’economia globale (banchieri =
Illuminati),
possiede corporazioni e
multinazionali, controlla le banche e gestisce i
mercati, è responsabile da un lato dei maggiori crimini
ambientali: emissioni nocive, fallimento dei vertici
internazionali sul clima, deforestazione, disastri
petrolieri; dall’altro della schiavitù dei popoli,
oppressi da debiti immensi, privati dei propri diritti e
della sovranità nazionale.
Dunque è curioso vederli sbottare all’unisono, quasi che
vulcani ed esseri umani siano due diversi strumenti
nelle mani di un unico potente flusso vitale. Ma
accantoniamo la retorica e andiamo a vedere cosa è
successo.
Dell’Islanda, e di come il popolo si sia ribellato ai
poteri forti internazionali e abbia dato vita ad un
percorso di democrazia partecipata, vi abbiamo già
parlato tempo addietro.
Occupiamoci dell’Ecuador.
Qui è accaduto che il paese si ritrovava schiacciato, da
una trentina d’anni circa, da un debito pubblico enorme.
Nel 1983, infatti, lo Stato si era fatto carico, di
fronte ai creditori, del debito estero contratto da
privati, per un totale di 1371 milioni di dollari, ai
tempi una cifra notevole. Talmente notevole che nei
successivi sei anni il paese non fu in grado di pagarla.
Invece essa crebbe fino a raggiungere la soglia di 7
miliardi.
Ora, i creditori erano principalmente istituti di
credito statunitensi; nel contratto stipulato con il
governo dell’Ecuador esisteva una clausola che prevedeva
che dopo sei anni il debito cadesse in prescrizione. Ma
il 9 dicembre 1988, a New York, in un atto unilaterale,
venne abolita la prescrizione della totalità del debito.
In pratica, gli Stati Uniti decisero che, a dispetto di
ogni accordo preso in precedenza e senza consultare
l’altra parte, l’Ecuadoravrebbe pagato ugualmente tutto
il debito, che intanto continuava a crescere. Nessun
membro del congresso ecuadoregno si oppose alla
risoluzione, che gli organismi statali nascosero persino
alla popolazione.
Poco tempo dopo, sempre
dagli Stati Uniti arrivò la seguente proposta: che il
debito estero fosse scambiato con l’acquisto dei
cosiddetti Buoni Brady. Nicholas Brady era ai tempi,
siamo nel 1992, Segretario del Tesoro americano, e stava
attuando il Piano Brady, che interveniva sul debito di
molti paesi latinoamericani ristrutturandolo attraverso
la vendita di nuovi bond e obbligazioni.
Molti paesi accettarono l’offerta, che consisteva di
fatto nel pagare il proprio debito contraendone un
altro, sul quale sarebbero maturati nuovi interessi.
Anche l’Ecuador accettò.
Le condizioni imposte da questo nuovo debito furono
decisamente pesanti. Fra il 1992 ed il 1993 molte delle
compagnie statali venero privatizzate. In particolar
modo si stabilì che sarebbero state lerisorse di metano
e di petrolio a dover garantire il debito.
Alejandro Olmos Gaona, storico ed investigatore
ecuadoregno, ha dichiarato di aver personalmente trovato
sia nel ministero dell’economia argentino che in quello
ecuadoriano tre lettere: una da parte del Fondo
Monetario Internazionale diretta alla comunità
finanziaria, ovvero a tutte le banche; un’altra della
Banca Mondiale; una terza della Banca Interamericana
dello Sviluppo (BID).
Cosa chiedevano? Di appoggiare il governo argentino di
Carlos Menem, che si era impegnato a privatizzare il
sistema pensionistico, a cambiare le leggi sul lavoro, a
riformare lo stato e privatizzare tutte le imprese
pubbliche, specialmente quelle riguardanti il petrolio.
Nell’accettare il Piano
Brady, l’Ecuador si impegnava a rispettare una serie di
clausole molto articolate e piuttosto confuse. Ve n’era
una, ad esempio, che fissava i termini ed i tempi per i
reclami. L’Ecuador avrebbe potuto reclamare qualsiasi
tipo di controversia legata al contratto a partire dal
21° anno dopo la morte dell’ultimo membro della famiglia
Kennedy. Una clausola che suonava come una vera e
propria beffa, volta ad impedire qualsiasi tipo di
reclamo futuro da parte del paese.
Passiamo al 2000.
I buoni Brady vengono sostituiti con i buoni Global, che
aggiungono alle vecchie condizioni nuove misure di
austerità e privatizzazioni, sotto pressione di alcune
banche. I nomi? JP Morgan, Citibank, Chase Manhattan
Bank, Lloyds Bank, Loeb Roades, E.F. Hutton.
Il contratto viene stipulato dallo studio legale
Milbank.
Lo studio Milbank – il cui nome steso è Milbank, Tweed,
Hadley & McLoy – ha fra i propri clienti, guarda caso,
JP Morgan e Chase Manhattan Bank, e ha curato negli anni
la maggior parte dei contratti sul debito stipulati dai
paesi dell’America Latina. Ogni singolo contratto
dell’Ecuador è uscito da quelle stanze. Fra i suoi
avvocati più brillanti sono annoverati John McLoy, primo
presidente della Banca Mondiale, William H. Webster,
ex-direttore dell’Fbi e della Cia e giudice della corte
dello Stato di New York.
I contratti venivano stipulati con gli avvocati
dell’Ecuador negli Stati Uniti: Cleary, Gottlieb, Steen
e Hamilton, uno studio fantoccio che si limitava a
ratificare quanto già deciso senza mai sollevare
contestazioni.
La situazione è proseguita,
uguale, fino al 2008. Poi qualcosa è cambiato. L’Ecuador
si trovava allora in una situazione particolarmente
difficile, con un debito gonfiatosi fino a raggiungere
gli 11 miliardi di dollari, decisamente troppo per
un’economia relativamente povera. Il presidente
socialista Rafael Correa, in carica dal Gennaio 2007,
prese allora la grande decisione.
“L’Ecuador non pagherà il proprio debito estero, in
quanto è stato contratto in maniera illegittima”,
dichiarò davanti al mondo intero. Come poteva fare
un’affermazione così forte? Perché nel frattempo egli
aveva istituito una commissione d’inchiesta che
srotolasse il bandolo della matassa del debito, che
negli anni era andato crescendo e ingarbugliandosi
sempre più.
Dalla relazione di tale commissione sono emerse tutte le
alterne vicende che hanno portato alla creazione e alla
crescita del debito – le stesse di cui vi abbiamo
parlato sopra. Ed una serie di dati interessanti.
È emerso, ad esempio, che oltre l’80% del debito è
servito a re-finanziare il debito stesso, mentre solo il
20% è stato destinato a progetti di sviluppo. Si è reso
così lampante che il sistema dell’indebitamento è un
modo per fare gli interessi di banche e multinazionali,
non certo dei paesi che lo subiscono. La Commissione è
quindi giunta alla conclusione che il debito estero
dell’Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato.
Da allora, potendo utilizzare le proprie risorse per la
crescita sociale e non più per il pagamento del debito,
l’Ecuador è andato incontro ad uno sviluppo senza
precedenti; la popolazione sotto la soglia di povertà è
diminuita di quasi il 15 per cento.
Nell’ottobre 2010 il presidente Correa è riuscito a
scampare ad uncolpo di stato militare grazie
all’incredibile sostegno di cui gode da parte della
popolazione. Da dentro l’ospedale in cui era stato
rinchiuso dichiarava: “Il presidente sta governando la
nazione da questo ospedale, da sequestrato. Da qui io
esco o come presidente, o come cadavere, ma non mi
farete perdere la mia dignità”.
Dall’Ecuador, come
dall’Islanda, ci arriva un messaggio di speranza. Il
ricatto del debito, utilizzato dai poteri forti della
finanza globale per imporre misure drastiche e
impopolari – depredare così intere nazioni – può essere
interrotto.
Dell’enorme debito che grava sul mondo intero, solo una
piccolissima parte è in mano a piccoli risparmiatori,
cittadine e cittadini.
La stragrande maggioranza appartiene ad enormi gruppi
finanziari privati, che lo usano per alimentare e
gonfiare all’infinito questo meccanismo suicida. In
Ecuador hanno deciso che a questo debito, ingiusto, è
giusto ribellarsi.
By Andrea Degl’Innocenti - Tratto da: ilcambiamento.it
Tratto da:
Lezioni Ecuadoriane: se il debito è illegittimo non si
paga | Informare per Resistere
Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un
atto rivoluzionario !
Naturalmente in Italia....TOTALE SILENZIO !!
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PIL,
Prodotto Interno Lordo
Il Pil rappresenta il valore dell'insieme di beni e servizi
prodotti sul territorio di uno stato da produttori nazionali
o stranieri; esprime la ricchezza creata da uno stato in un
certo periodo di tempo.
Il
PIL è il valore
complessivo dei beni e servizi finali prodotti all'interno
di un paese in un certo intervallo di tempo (solitamente
l'anno). E' considerato la misura della ricchezza prodotta
in un Paese.
Da
un altro punto di vista si può anche dire che il PIL è la
somma dei valori aggiunti generati dalle imprese private e
dalla Pubblica Amministrazione all’interno di un dato
paese in un determinato periodo di tempo.
-
il
PIL è detto Lordo perché è al lordo
degli
Ammortamenti
-
il
PIL è detto Interno in quanto comprende
il valore dei beni prodotti all'interno in un paese
(indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce)
È
una misura basilare usata in
macroeconomia.
A
partire dal PIL è definibile il
reddito
pro-capite. Il reddito pro-capite è pari al
rapporto tra il PIL e il numero dei cittadini: è evidente
la correlazione diretta fra la ricchezza individuale e
quella nazionale.
Considerazioni
generali
-
Il
PIL tiene conto di tutte le transazioni in
denaro,
e trascura tutte quelle a titolo gratuito, restano
quindi escluse le prestazioni nell’ambito familiare e
quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore
economico del
non-profit).
-
Il
PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché
ne entrano a far parte i danni provocati dai crimini,
dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali.
(Esempio: se compri un'auto il PIL cresce, se hai un
incidente, il PIL cresce, se sei ospedalizzato il Pil
cresce e così via). In questo modo il PIL non fa
distinzione tra le attività che contribuiscono al
benessere
e quelle che lo diminuiscono.
Il
PIL è definibile in due modi: complesso dei redditi
prodotti e somma di
consumi,
investimenti e spesa pubblica. A consuntivo di fine anno, le
due modalità di calcolo devono portare allo stesso
risultato.
Considerazioni
macroeconomiche e critiche
Il
PIL tratta il
deprezzamento
del capitale
naturale ed ambientale come componente positiva e ciò
rappresenta una violazione dei sani principi contabili.
(Esempio: se una proprietà agricola di pregio viene
trasformata in un parcheggio, il PIL contabilizza
l’ammontare del denaro coinvolto ma non considera il
deprezzamento del capitale naturale per una siffatta
trasformazione, da suolo fertile e produttivo a superficie
asfaltata).
L'eguaglianza
fra PIL e valore aggiunto è l'equazione fondamentale della
contabilità
nazionale.
Una
riduzione dell'ammontare di tasse equivale a una riduzione
della pressione fiscale definita come rapporto fra le
entrate (che sono
tasse
e imposte)
ed il PIL.
L'avanzo
pubblico è definito come differenza fra entrate (le tasse)
e uscite (la spesa pubblica); nell'ottica del bilancio
statale una riduzione delle tasse è equivalente ad un
aumento della spesa pubblica.
Il
moltiplicatore del reddito è pari a 1/(1-c) dove c è la
propensione ai consumi, pari alla derivata prima del reddito
(PIL) rispetto ai consumi.
Poichè il PIL è composto da
consumi e risparmi (e spesa pubblica), C è compreso tra
zero e uno come il termine (1-c); perciò la frazione
1/(1-c) è maggiore di 1 ed è detta moltiplicatore. Il
termine (1-c) è la propensione al rispamio, che è opposto
al consumo, una rinuncia di consumo.
Quanto
minore è la propensione al risparmio, ossia tanto maggiore
è la propensione ai consumi, tanto più cresce la ricchezza
nazionale, qualunque azione venga intrapresa (riduzione
delle tasse, spesa pubblica, spesa in disavanzo).
Fu
Keynes
ad affermare che la domanda è un dato ed è il motore della
crescita, e che l'economia è consumistica. La domanda è
infatti una domanda di
consumo.
Essendo
il PIL composto da consumi, risparmi e spesa pubblica, esso
deve uguagliare il valore aggiunto che è consumi,
investimenti e spesa pubblica. Eguagliando le due cose si
ottiene che i risparmi sono uguali agli investimenti, ossia
che i risparmi finanziano gli investimenti produttivi.
L'equazione è tendenziale, non vera in ogni istante.
La
pubblica amministrazione per il teorema del bilancio in
pareggio (che è più avanti) non ha strutturalmente grandi
risparmi e non è il motore degli investimenti produttivi.
La spesa pubblica è un termine diverso dagli investimenti
produttivi, la cui peculiarità è l'orientamento al
profitto.
Chi
investe è disposto a farlo se esite un
mercato
potenziale con una domanda di clienti con un reddito (e
risparmi) per comprare; da un lato dunque agli investimenti
occorrono la domanda e i consumi, dall'altro sono possibili
soltanto con i risparmi (che sono rinunce di consumo) dei
cittadini. Ciò vale sia per consumi e risparmi dei
cittadini che per consumi e risparmi delle imprese. Questa
dualità trova però un punto di equilibrio che richiede
l'espansione del credito.
La
spesa pubblica per Keynes ha come unico obiettivo la piena
occupazione e la pubblica utilità.
Dei
tre soggetti economici, escluso lo
Stato,
resta che la fonte degli investimenti produttivi sono i
risparmi delle stesse imprese e principalmente dei
cittadini.
L'efficacia
nella stimolazione della domanda è sempre maggiore nel caso
della spesa pubblica che produce il maggior aumento della
ricchezza nazionale (e tasso di crescita annuo).
La
macroeconomia disconosce l'opportunità delle teorie
neoliberistiche
reaganiane di riduzione delle tasse, preferendo invece
l'intervento diretto dello Stato nell'economia (con la spesa
pubblica).
Per
il teorema
del bilancio in pareggio l'aumento del PIL (ricchezza
nazionale) prodotto dalla spesa pubblica è massimo quando
il disavanzo pubblico è pari a zero. L'effetto è più
contenuto quando il disavanzo è diverso da zero.
Un
risultato sorprendente è invece che un avanzo del bilancio
pubblico ha un effetto negativo sulla spesa pubblica. Perciò,
strutturalmente le pubbliche amministrazioni tendono a non
avere risparmi.
Il
disavanzo pubblico, contrariamente all'avanzo, è definito
come differenza fra uscite e entrate.
Tradizionalmente,
l'austerità e il pareggio di bilancio sono obiettivi
opposti alla piena occupazione ed alla spesa pubblica. Il
teorema mostra che la spesa pubblica è conveniente quando
si è raggiunto il pareggio.
Molti
economisti odierni concordano sulla convenienza della
spesa
in disavanzo in situazioni di
recessione
o crescita lenta del PIL (inferiore al 4% annuo) per la
quale lo Stato spende in misura maggiore delle sue entrate
indebitandosi. Anche una spesa pubbblica in disavanzo
produce un aumento del PIL maggiore ed è più efficace di
una riduzione della pressione fiscale. In altre parole, la
spesa pubblica ha un moltiplicatore più alto della
riduzione delle tasse, definite come percentuale del reddito
nazionale.
Alternative
al PIL
Il
principale indicatore proposto come alternativa al PIL che
tiene conto delle principali critiche poste ad esso, è il
Genuine
Progress Indicator (GPI), in italiano "indicatore
del reale progresso". Il GPI ha come obbiettivo la
misurazione dell'aumento della
qualità
della vita (che a volte è in contrasto con la
crescita
economica, che invece viene misurata dal PIL), e
per raggiungere questo obiettivo distingue con pesi
differenti tra spese positive (perché aumentano il
benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come
i costi di
criminalità,
inquinamento,
incidenti
stradali). Simile a questo indice esiste in
Prodotto
interno lordo verde introdotto da alcune province
cinesi.
Un
ulteriore indicatore, alternativo a GPI e PIL è la
Felicità
Nazionale Lorda (FIL) oppure, per valutare la qualità
della vita dei cittadini dei paesi membri delle
Nazioni
Unite vi è l'Indice
di sviluppo umano.
Andamento
del PIL
|
Nazione
|
2004
|
2005*
|
2006*
|
|
Albania
|
6,0
|
6,0
|
6,0
|
|
Algeria
|
5,9
|
6,7
|
6,2
|
|
Argentina
|
9,0
|
7,0
|
5,1
|
|
Austria
|
2,4
|
1,7
|
1,8
|
|
Bielorussia
|
11,0
|
8,0
|
6,0
|
|
Belgio
|
2,7
|
1,3
|
1,7
|
|
Bosnia-Erzegovina
|
5,7
|
5,3
|
5,8
|
|
Bulgaria
|
5,6
|
5,7
|
4,2
|
|
Cina
|
9,4
|
9,3
|
8,0
|
|
Cipro
|
3,7
|
3,6
|
3,0
|
|
Corea
del Sud
|
4,7
|
3,4
|
4,3
|
|
Croazia
|
3,8
|
3,3
|
3,7
|
|
Danimarca
|
2,1
|
2,9
|
2,6
|
|
Egitto
|
2,7
|
4,0
|
4,8
|
|
Estonia
|
7,8
|
7,7
|
6,7
|
|
Finlandia
|
3,6
|
1,6
|
2,5
|
|
Francia
|
2,0
|
1,4
|
1,6
|
|
Germania
|
1,6
|
0,8
|
1,5
|
|
Giappone
|
2,6
|
2,2
|
1,3
|
|
Gran
Bretagna
|
3,2
|
1,9
|
1,5
|
|
Grecia
|
4,2
|
3,4
|
3,1
|
|
Hong
Kong
|
8,2
|
5,7
|
4,6
|
|
India
|
6,9
|
7,6
|
7,0
|
|
Irlanda
|
4,5
|
4,8
|
4,7
|
|
Italia
|
1,0
|
0,1
|
1,1
|
|
Kazakistan
|
9,4
|
9,1
|
8,5
|
|
Lettonia
|
7,0
|
6,5
|
5,6
|
|
Libia
|
9,3
|
8,5
|
8,1
|
|
Lituania
|
7,0
|
6,5
|
5,6
|
|
Macedonia
|
2,9
|
3,9
|
4,0
|
|
Marocco
|
3,7
|
1,8
|
5,3
|
|
Messico
|
4,4
|
3,0
|
2,9
|
|
Moldova
|
7,3
|
7,5
|
5,5
|
|
Norvegia
|
2,9
|
3,2
|
2,6
|
|
Olanda
|
1,7
|
0,5
|
2,0
|
|
Pakistan
|
6,4
|
7,8
|
6,5
|
|
Polonia
|
5,4
|
3,2
|
4,0
|
|
Portogallo
|
1,2
|
0,5
|
1,0
|
|
Repubblica
Ceca
|
4,4
|
4,4
|
4,6
|
|
Romania
|
8,3
|
5,0
|
4,6
|
|
Russia
|
7,2
|
6,2
|
5,6
|
|
Slovacchia
|
5,5
|
5,2
|
5,6
|
|
Slovenia
|
4,2
|
3,9
|
4,0
|
|
Spagna
|
3,1
|
3,0
|
2,7
|
|
Stati
Uniti d'America
|
4,2
|
3,5
|
2,9
|
|
Svezia
|
3,1
|
2,4
|
3,0
|
|
Svizzera
|
2,1
|
1,0
|
1,5
|
|
Thailandia
|
6,1
|
4,0
|
4,4
|
|
Tunisia
|
6,0
|
4,8
|
5,4
|
|
Turchia
|
8,9
|
4,9
|
3,5
|
|
Turkmenistan
|
9,0
|
11,0
|
9,0
|
|
Ucraina
|
12,1
|
3,5
|
5,0
|
|
Ungheria
|
4,2
|
3,7
|
4,0
|
|
Vietnam
|
7,7
|
8,0
|
7,2
|
|
Note:
* previsioni
Andamento
del PIL in Italia
-
1990
1,9
-
1991
1,4
-
1992
0,7
-
1993
-0,9
-
1994
2,3
-
1995
3,0
-
1996
1,0
-
1997
2,0
-
1998
1,7
-
1999
1,7
-
2000
3,2
-
2001
1,7
-
2002
0,4
-
2003
0,4
-
2004
1,0
-
2005
0,1
-
2006
1,1 (stima)
-
2007
2,0 (stima)
Voci
correlate
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La
Norvegia
non
ha
debito
pubblico,
perche':
1 -
Non
ha
aderito
all'euro.
La
moneta
Norvegese
e'
la
Corona.
2 -
Non
ha
privatizzato
le
aziende
energetiche
-
petrolio
(Statoil),
energia
idroelettrica
(Statkraft),
alluminio
(Norsk
Hydro),
la
principale
banca
del
paese
(DnB
NOR),
e le
telecomunicazioni
(Telenor).
3 -
Circa
il
30%
di
tutte
le
aziende
quotate
alla
borsa
di
Oslo
è
statale.
4 -
I
titoli
di
stato
rendono
il
6,75%
netto
ai
risparmiatori
(clicca
qui
).
5 -
Pur
essendo
il
principale
produttore
di
petrolio
europeo,
NON
fa
parte
dell'OPEC.
Per
la
cronaca,
l'Italia
è il
secondo
produttore
europeo
e in
Basilicata
è
stato
individuato
il
più
grande
giacimento
d'Europa
su
terraferma.
Naturalmente,
in
Norvegia,
non
si
sognano
di
parlare
di
privatizzazione
dell'acqua
o
privatizzazione
della
raccolta
di
rifiuti,
come
fanno
i
nostri
politici
e
NON
hanno
alcun
debito
pubblico,
anzi
!
Hanno
un
avanzo
di
bilancio
statale
del
10%,
mentre
noi,
che
abbiamo
privatizzato
quasi
tutto,
abbiamo
un
debito
pubblico
pari
al
115%
del
nostro
PIL...
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
INFLAZIONE:
Piu'
le
banche
stampano
denaro
immettendolo
in
circolazione
piu'
inflazione
si
produce
Definizione
tratta da:
http://it.wikipedia.org
E' il continuo aumento dei prezzi in un dato periodo. In
Italia il calcolo del tasso di inflazione è completato dal
meccanismo delle città campione, dove si osserva mese per
mese l'andamento dei prezzi anticipando il dato medio
nazionale; in Europa con l’introduzione dell’euro questa
“inflazione” ha raggiunto il 100% dei prezzi che sono
raddoppiati !
L'inflazione,
dal latino
inflatus, gonfiato, è in
economia
un incremento (nel tempo) del livello generale dei prezzi,
causato dall'aumento della
massa
monetaria, eccessiva rispetto alle richieste degli
scambi. Quindi, per acquistare gli stessi beni e servizi è
necessario pagare una somma di denaro maggiore. Ciò equivale
ad una generale perdita di potere
d'acquisto del denaro: con la stessa quantità di denaro
si acquista una minore quantità di beni e servizi.
In matematica essa è la derivata dei prezzi rispetto al
tempo, ovvero la velocità con cui crescono.
L'opposto
dell'inflazione è il calo dei prezzi, che prende il nome di
deflazione.
L'incremento dei prezzi viene espresso in termini percentuali
attraverso il tasso
d'inflazione.
Il
calcolo dell'inflazione
Il
livello generale dei prezzi viene misurato in economia
calcolando percentuali e usando
numeri
indice.
Viene definito un insieme di beni detto paniere,
rappresentativo dei beni e servizi di cui si vuol calcolare
l'aumento dei prezzi.
Si misura la somma di denaro necessaria
per comperare tali beni e servizi. La misura viene ripetuta in
un secondo tempo e quindi si procede al calcolo dell'aumento
(o diminuzione) percentuale del valore del paniere.
L'uso
di numeri indice prevede l'uso di proporzioni: fatto pari a
100 il valore del paniere in un dato momento, si calcola il
valore successivo dell'indice con questa proporzione:
dove
VP1 e VP2 sono rispettivamente il Valore del Paniere al
momento 1 e 2 ed X2 è il valore indice da calcolare.
Al
momento 3 si calcola X3 con la proporzione VP1 : 100 = VP3 :
X3 e così via al momento 4, al momento 5, ecc.
Calcolando
X in occasione di ciascuna rilevazione dei prezzi si ottiene
quindi una serie di valori che indicano l'aumento dei prezzi
nel tempo. Così se il paniere vale 100 al momento della prima
rilevazione, diventa, per esempio, 101,5 al momento della
seconda rilevazione, 102 al momento della terza, eccetera.
La
serie di numeri che si ottiene ha il vantaggio di essere
facile da leggere, elaborare e rappresentare graficamente.
In
Italia (nonché nella più parte dei Paesi) l'istituto
centrale di statistica (ISTAT)
calcola i livelli generali dei prezzi usando prevalentemente
una media ponderata Laspeyres.
Il
tasso
d'inflazione usato più frequentemente (ovvero quello dei
prezzi al consumo) si basa su una ponderazione calcolata con
un paniere
appositamente determinato e aggiornato ogni 1-4 anni.
L'inflazione
nella storia economica
Il
primo grande episodio inflattivo della storia moderna fu
determinato dallo sfruttamento spagnolo dell'oro del nuovo
mondo: in seguito alle rapine dei conquistadores
a spese delle popolazioni maya
e inca,
e all'estrazione mineraria dai giacimenti del Nuovo Mondo,
le casse reali spagnole
si trovarono a disporre di ingenti quantità di oro, argento
e merci preziose che vennero riversate sui mercati europei
sia per armare l'esercito e assoldare mercenari (il che rese
la Spagna del XVII
e XVIII
secolo la più grande potenza europea) sia da parte
della corte e dei nobili per comprare, importandoli dalle
altre nazioni europee, beni e servizi di ogni genere in tale
quantità da causare una loro (relativa) scarsità. Questo
portò, sul finire del '500, ad un rialzo generalizzato dei
prezzi in Europa.
Un
secondo episodio inflazionistico famoso si ebbe poco dopo la
prima
guerra mondiale in Germania,
durante la Repubblica
di Weimar: una errata gestione del diritto di battere
moneta e la confusione sociale favorirono una spirale
perversa che portò l'inflazione a tassi stratosferici (iperinflazione:
salari e stipendi venivano pagati ogni giorno, perchè il
loro valore non venisse azzerato a livelli tali da
annullare, nei fatti, il valore della moneta e costringere
ad un ritorno al baratto.
L'inflazione
nelle teorie economiche
La
curva di Phillips: mercato dei prezzi e mercato del
lavoro
Nel
1958 un economista inglese, Phillips, pubblicò i
risultati di una ricerca compiuta sui dati relativi al
Regno Unito per il periodo 1861-1957, da cui risultava
una correlazione inversa tra il tasso di disoccupazione
ed i tassi di variazione dei salari monetari. In parole
povere, ad una maggiore inflazione corrispondeva,
secondo la ricerca, un minor tasso di disoccupazione e
viceversa a una minore inflazione corrispondeva un
maggior tasso di disoccupazione.
La
ricerca suggeriva che, se si voleva far diminuire la
disoccupazione, occorreva sopportare una maggiore
inflazione e, viceversa, se si voleva una minore
inflazione, occorreva accettare una maggiore
disoccupazione.
Studi
successivi hanno analizzato la relazione tra variabili
simili, mentre Milton
Friedman ha affermato che una diminuzione del tasso
di disoccupazione correlato ad un aumento
dell'inflazione può essere solo temporaneo. Secondo
Friedman, nel lungo periodo il tasso di disoccupazione
raggiungerebbe un livello "naturale", mentre
gli aumenti del tasso di inflazione provocano modifiche
nelle aspettative dei consumatori, indotti a pensare che
in futuro ci sarà una maggiore inflazione.
L'inflazione
nella teoria monetaria
L'inflazione
percepita
L'inflazione
percepita si determina mediante sondaggi d'opinione
e risulta in alcuni casi diversa da quella
ufficiale. Se i prodotti del paniere non sono scelti
adeguatamente, se i pesi del paniere non sono
rappresentativi, se i singoli prodotti del paniere
non rappresentano gli acquisti del consumatore,
allora l'inflazione percepita e quella degli
Istituti di Statistica sono diversi.
A
tal fine, un aspetto importante per avere un calcolo
corretto dell'inflazione è quello di considerare
che all'interno di ogni singolo tipo di prodotto del
paniere le marche hanno dinamiche inflattive diverse
a seconda del prezzo.
Attualmente,
in Italia le marche più economiche hanno una
dinamica inflattiva bassa, le marche più costose
hanno alta inflazione, questo all'interno di ogni
tipo di prodotto. Per esempio l'Istituto di
Statistica italiano, l'ISTAT,
prende in considerazione solo il prodotto più
venduto che coincide con un prodotto piuttosto
economico, a bassa inflazione. Così facendo
sottostima l'inflazione e si ha una discrepanza
anche molto forte con l'inflazione percepita.
Si
faccia attenzione al fatto che il prodotto più
venduto non è generalmente comprato dalla
maggioranza dei cittadini.
Come
esempio numerico, negli anni immediatamente seguenti
l'introduzione dell'euro
in Italia
si è avuta una inflazione percepita dell'8-9%
annuo. Dati ufficiali, che si basano su un paniere
contenente prodotti più venduti, indicano, invece,
un 2-3% annuo di inflazione. Se si rifanno i conti
non usando solo i prodotti più venduti ma prodotti
rappresentativi degli acquisti del consumatore, si
arriva ad un più realistico 6% annuo.
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coefficienti di rivalutazione secondo gli indici ISTAT
calcolo della rivalutazione di un bene sottoposto ad inflazione
|