ll DENARO STERCO del DEMONIO
"STORIA di un AFFASCINANTE SCOMMESSA sul
NULLA"
Da utile mezzo è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo
di maneggiarlo ed invece ci manipola, crediamo di usarlo ed invece ci usa,
crediamo di muoverlo ed invece ci fa muovere, anzi trottare, crediamo di
possederlo ed invece ci possiede. Inoltre, considerato globalmente, il
denaro ha raggiunto un tale stratosferico volume e lo abbiamo caricato di
tali aspettative che, prima o poi, gonfiato a dimensioni oniriche,
imploderà con conseguenze devastanti.
I teologi, cristiani e mussulmani, sono sempre rimasti impressionati dalla
capacità di possessione del denaro e dalle devastazioni che può compiere
nell'animo umano.
Più laicamente i marxisti più ortodossi l'hanno
dannato perché sarebbe 'lo strumento per appropriarsi del lavoro altrui'.
Gli psicoanalisti lo apparentano allo sterco, per il piacere che se ne
trae sia nell'espellerlo che nel ritenerlo. Ma se è sterco è uno sterco
molto speciale, trascendente e metafisico: è, per dirla con Lutero, lo
sterco del Demonio.
-
CHE COS'È IL DENARO
Tradizionalmente le funzioni del denaro sono quattro:
-
Misura del valore;
-
Intermediario nello
scambio;
-
Mezzo di pagamento;
-
Deposito di
ricchezza.
Niente da dire sulle
prime tre. Ma togliamoci dalla testa che il denaro sia ricchezza o che
la rappresenti (nel 1600 gli spagnoli ricchi dell'oro e argento
rapinato agli indios si ritrovarono più poveri di prima, e nel 1929
le ricchezze in denaro divennero carta straccia). Il valore di una
mucca invece, per quanto possa variare, non può essere ridotto a
zero, ci ricaverò sempre del latte o, alla mala parata, ne farò
bistecche. Io posso essere certamente disposto a scambiare la mia
mucca per denaro, ma non cambierei mai tutti i beni del mondo con
tutto il denaro del mondo.
Perché non saprei cosa
farmene. Il denaro non aumenta di nulla la ricchezza del mondo, perché
può acquistare unicamente ciò che c'è già, può trasferire solo la
titolarità della proprietà delle cose. Può spostare ricchezza, non
è esso stesso ricchezza.. Il denaro raggiunge la sua perfezione e la
sua purezza quanto più si smaterializza, perché il denaro in quanto
tale non esiste in natura: è un'astrazione. Infatti in qualsiasi
forma si presenti (moneta-merce, oro, monete metalliche, cartamoneta,
banconote, azioni, obbligazioni, registrazioni in conto corrente,
impulsi elettronici, tacca con cui il barista segna che gli devo un
caffè) il denaro è una promessa. Funziona da intermediario nello
scambio non perché è un valore materiale ma in quanto è una
promessa.
Altrimenti si
tratterebbe di un baratto, di un semplice scambio di cosa contro cosa.
Chi detiene il denaro è in possesso di una promessa che qualcuno, per
il momento indefinito, farà qualchecosa per lui (gli fornirà una
merce, un servizio, eccetera). La moneta invece è il segno
dell'esistenza di questa promessa.
Se il denaro è una
promessa la moneta è una convenzione4 con la quale si concorda che un
determinato oggetto funziona come garanzia di tale promessa, come
titolo di credito. Infatti il denaro, quale che sia la sua forma, è
sempre un credito. la promessa (cioè il denaro, oltre a essere di per
sé aleatoria, non regge all'infinito. È un fatto che i debiti, alla
lunga, non sono pagati. Se così non fosse, qualunque piccolo
gruzzolo, depositato in banca, nel giro di qualche decennio
diventerebbe, con gli interessi composti, enorme. Invece, nel giro di
qualche decennio, e anche molto prima, quel gruzzolo scompare. Ma
poiché il denaro non esiste, è un credo, una fede, un'illusione, può
sparire anche di colpo o in pochissimi giorni. Sismondi3 fa un
divertente elenco di casi, a lui vicini nel tempo, in cui il denaro si
volatilizzò: l'antica Banca di Copenaghen fu costretta a sospendere i
pagamenti nel 1745; rifondata nel 1791 collassò nuovamente nel 1831;
la Banca di Vienna sospese i pagamenti nel 1797; e la Banca di
Stoccolma, la prima Banca centrale comparsa al mondo, nel 1762 pagava
soltanto 1/96 dei suoi debiti originari. Più recentemente si possono
ricordare la grande inflazione che colpì gli Stati Uniti dopo la
guerra di secessione (al Sud la moneta perse il 98,4% del suo valore)
e quella, ancor più devastante, di Weimar che in pochi mesi cancellò
l'intero risparmio tedesco, o il crollo di Wall Street del '29.
Ripetiamo: È un fatto
che i debiti, alla lunga, non sono pagati. La promessa non viene
mantenuta. Il denaro scotta quindi fra le mani e bisogna liberarsene
prima che cominci a bruciare le dita. Come il famoso cerino acceso.
L'abilità consiste, come nel gioco, nel tenere il cerino in mano fino
all'ultimo momento.
Per questo gli
imprenditori e i finanzieri, che sono gli individui che meglio hanno
capito la funzione del denaro, lo fanno girare vorticosamente,
cambiandogli di continuo impiego e trattenendo solo quel minimo di
liquidità che è loro indispensabile, pronti a disfarsene del tutto.
Il gran gioco del denaro è tutto qui: far ricadere, al momento
opportuno, la sua inesistenza sui troppo creduloni.
Il modo più
ragionevole di usare il denaro è quindi disfarsene. E anche piuttosto
in fretta.1 Chi vende infatti per denaro è, in teoria, un fesso.
Perché cede qualcosa che c'è (un bene, un lavoro) per qualcosa che
non c'è ed è mera aspettativa di qualcosa che forse ci sarà.
Scambia la certezza del presente con l'incertezza del futuro. Ed è
inutile quindi mettere in discussione l'interesse o l'attività
finanziaria se non si mette in discussione il denaro.
Perché tutto è
cominciato lì. È una marcia partita migliaia di anni fa, lenta
all'inizio, contrastata per molti secoli; durante il Medioevo, il
denaro scomparve e riapparve come una profezia intorno all'anno Mille.
Da allora la sua marcia è diventata una scorribanda trionfale che ha
finito per travolgere tutto, uomini e cose.
-
LA STORIA DEL DENARO
Nelle società tribali, antiche e moderne, la produzione e la
distribuzione dei beni materiali erano incorporate in relazioni
sociali che non avevano natura economica. Lo scambio intertribale
nella forma del dono è sempre collettivo (non esiste la figura del 'mercante')
è accompagnato da riti religiosi danze, feste, banchetti. E anche
quando assume più propriamente la forma del baratto manca
completamente il fine di lucro, di guadagno, di profitto, come noi lo
intendiamo, che anzi se fosse presente in forma esplicita sarebbe
motivo del più profondo disprezzo; il prestigio è l'autentico fine
di tutta la faccenda. Che il motivo dell'onore sia assolutamente
fondante nella civiltà tribale lo si vede in quell'istituto
straordinario che è il potlach dove, puramente e semplicemente, si
distruggono voluttuariamente dei beni per schiacciare, per
'annientare' il rivale. La ricchezza dei primitivi viene accumulata
per dilapidarla alla prima buona occasione: nel potlach, in feste, in
banchetti, nei matrimoni. La ricchezza è fatta per essere spesa a
fondo perduto.
Anche nelle società
degli antichi Imperi si ritiene che il lucro e il guadagno individuali
incrinino la solidità e l'unità di gruppo L'equivalenza dei beni,
nel baratto, è decisa dalle tradizioni e dalla legge. Ma sul luogo
del mercato interviene un funzionario dello Stato che, ferme restando
le equivalenze, raziona il bene in modo che tutti ne abbiano la minima
quantità necessaria e i ricchi non possano accaparrarselo.
Il mercante individuale
che guadagna sulla differenza di prezzo fra ciò che acquista e ciò
che vende farà la sua prima apparizione in Grecia nel VII e VI sec. a
C., solo dopo l'introduzione della moneta coniata.
Fu in Lidia, un piccolo
regno dell'Asia minore, che, fra la fine dell'VIII sec. a. C. e
l'inizio del VII, comparve la moneta (elektron) coniata in metallo
prezioso, garantita, nel peso, nella misura e quindi nel valore, da
chi l'aveva battuta, cioè dallo Stato era nata la forma-denaro.
Insieme al denaro nacque il suo fratello gemello, il mercato. E
contemporaneamente fecero la loro apparizione la filosofia, la
scienza, l'economia, la polis, la democrazia, la personalità, il
lavoro individuale, la povertà individuale e la solitudine dell'uomo.
Lacerate infatti in modo irreparabile le strutture tribali, l'uomo,
per la prima volta nella sua storia, si trovò a doversi procacciare i
mezzi di sussistenza da solo o con la sua famiglia senza poter più
contare sull'aiuto solidale del gruppo e nemmeno, come era stato negli
antichi Imperi, sull'assistenza dello Stato.
Compaiono cioè
preoccupazioni che erano ignote alla società tribale e fa capolino
una concezione lineare del tempo, una proiezione verso il futuro, che
è tipica di una società dove comincia a circolare il denaro. Col
denaro si era entrati in pieno nella brutale età del ferro. Ed è da
questo momento che l'uomo cominciò a rimpiangere una mitica età
dell'oro in cui la terra dava i suoi frutti in abbondanza senza che ci
si dovesse affannare troppo né scannarsi fra simili. Ora tutto ha un
prezzo, tutto è monetizzabile, tutto è denaro. E col denaro compare,
fatalmente, la sua prole: l'interesse, anzi l'usura perché in quei
primi tempi non si fa differenza chiamandosi usura qualunque
remunerazione del capitale prestato. Il prestito a interesse (di beni
nde) prende piede con le civiltà urbane degli antichi Imperi (Sumeri,
Ittiti, Egizi) e variava dal 20 al 33%, mentre per i più poveri e
bisognosi lo Stato garantiva un interesse ridotto. Ma è con
l'invenzione della moneta che si aprono le cateratte.
Mentre in Grecia
classica ed in Mesopotamia il prestito a interesse (dal 10 al 40%)
sfondò senza incontrare resistenza in tutte le altre parti del mondo
la comparsa dell'usura sistematica, che rompeva totalmente con tutti i
principi di solidarietà sociale, fu uno choc difficile da assorbire.
E con il denaro e l'usura (combattuta inutilmente con la legge da
Israele alla Persia, dall'India a Roma) irrompono mutui, ipoteche,
depositi a interesse, prestiti su pegno, cambi di valute fino alla
cambiale. Intorno al IV secolo a. C., in Grecia, compaiono le banche
alla cui origine sta la figura del cambiavalute. E con esse la perdita
del potere di acquisto (inflazione) cui si accompagna la diminuzione
dei salari.
È la consueta tesi per
cui l'ulteriore impoverimento della povera gente è inevitabile
all'inizio di ogni processo di sviluppo, in quanto è necessario per
costituire il capitale. Si tratta, si dice, di periodi di transizione.
Peccato che non finiscano mai. Si afferma anche il regime della doppia
moneta: una forte a disposizione dei mercanti e una debole usata dalla
gente comune e questa disparità vige tuttora nei rapporti fra Terzo
Mondo e Paesi industrializzati (ove l'imprenditore internazionale paga
la manodopera o le materie prime con moneta debole - locale - e
rivende poi sui mercati in cambio di dollari.) Il conseguente
approfondirsi delle diseguaglianze economiche fenomeno quasi
sconosciuto prima del 700 a. C. porta al tentativo di controllare
questo potenziale esplosivo rappresentato dall'imponente massa dei
poveri attraverso l'esaltazione, teorica, della povertà, con la
creazione dell'etica della povertà dignitosa che durerà fino
all'avvento della Riforma e dell'industrialismo fino a lambire i
nostri giorni prima che si affermasse definitivamente il principio che
solo chi ha è.
Il denaro così si
avvia a diventare un fine. Scrive Max Weber: 'Che uno possa proporsi a
scopo del lavoro di tutta la sua vita unicamente il pensiero di
scendere nella tomba carico del massimo peso possibile di denaro e di
beni, appare spiegabile solo come un prodotto di impulsi perversi'. In
questo percorso, dal denaro come mezzo al denaro come fine, è
fondamentale la nascita della lettera di cambio2, la prima forma di
cartamoneta che assumerà nel 1694, con la Banca d'Inghilterra, la
forma della banconota.
Siamo quindi alla
nascita della attività di credito, con la quale emerge chiaramente
per la prima volta la possibilità di guadagnare denaro con un'attività
economica senza il sudore della fronte; emerge la possibilità di far
lavorare a proprio vantaggio altra gente senza l'impiego di mezzi
coercitivi.
E con essa si radica
l'usura nonostante i divieti e le condanne (vedi Concilio Laterano del
1139 e Concilio di Vienne del 1311). Verso la fine del XVIII secolo
viene legittimato in Europa un capolvolgimento di portata copernicana:
si passa da un'epoca in cui l'economia è ancora subordinata alle
esigenze della comunità umana a un'altra in cui le leggi economiche
prendono liberamente il sopravvento ed è l'uomo a doversi piegare ad
esse. I teorici di quella nuova scienza che è l'economia politica
considerano le leggi economiche né più né meno che leggi di natura,
ineluttabili, alle quali è inutile cercare di opporsi È nato il
primato dell'economia.
Questo primato si
accompagna e si sposa a cambiamenti epocali che, a partire dal XVI
secolo, riguardano la concezione del tempo (il futuro viene inteso non
più come un aldilà metafisico e religioso ma un aldiqua concreto
legato al calcolo, al futuro che nella sua essenza è appunto il
denaro. Il concetto di 'investimento' presuppone la fiducia nel
futuro), la proprietà terriera (scompaiono l'inalienabilità della
terra, il divieto di recintare i campi, l'obbligo di farla riposare -
la rotazione a maggese -, il divieto di adibire a pascolo le terre
arate senza l'approvazione della comunità), l'urbanizzazione (i
cambiamenti di coltivazione decisi dai grandi proprietari costrinsero
i contadini ad andarsene trasformando i più poveri di essi, 'da una
popolazione di contadini dignitosi , in una folla di mendicanti e di
ladri') e la Rivoluzione Industriale (1750/1870 - sposta il centro di
produzione dalla terra alla fabbrica; il produttore/contadino diviene
un salariato/consumatore inevitabilmente costretto a entrare nel
meccanismo monetario.L'industrialismo postula infatti la necessità
della moneta in ogni settore dell'economia poiché tutti i redditi
devono derivare dalla vendita di qualcosa).
Così, che lavori o che
riposi, l'uomo non è più il padrone del suo tempo, ma lo schiavo. La
società umana diventa un accessorio del sistema economico. E il 'Fare
denaro' diventa un'etica, un comandamento morale. L'industrialismo
diversifica i beni, parcellizza le produzioni, aumenta la divisione
del lavoro: e più il lavoratore si specializza più si allontana
dall'autosufficienza e viene a dipendere totalmente dal denaro.
Se fra il XVII e il
XVIII secolo l'economia si pone al centro della vita dell'uomo,
sottomettendola alle sue esigenze, nel XIX è il denaro che si mette
al centro dell'economia, finendo in breve tempo per assoggettarla.
produzione, investimenti, risparmio, redistribuzione dei redditi
dipendono dal tasso di sconto, cioè dal costo del denaro. Quindi
nemmeno più direttamente dal denaro in se stesso ma dal frutto della
sua gravidanza isterica: l'interesse.
La spinta decisiva a
questa ascensione del denaro è stata data dalla banconota 4 con la
quale il denaro si emancipa da qualsiasi valore intrinseco. A
differenza di lettere di cambio, titoli di debito pubblico o
certificati di deposito la banconota ha corso legale, cioè deve
essere accettata su tutto il territorio nazionale. Siamo in
Inghilterra nel 1700.
Nasce dunque il sistema
monetario basato sulla fiducia: e se la fiducia crolla, e tutti si
presentano agli sportelli bancari a chiedere in cambio delle banconote
il 'denaro sonante', o oro che dir si voglia, si hanno i famosi crack
finanziari durante i quali le banconote tornano ad essere ciò che
realmente sono: carta. Sull'onda poi della 'rivoluzione tenologica'
assistiamo alla evoluzione, in senso sempre più virtuale, del denaro:
dalla banconota passiamo ai titoli, alle azioni, alle obbligazioni, ai
pegni, alle ipoteche, alle polizze di assicurazione, ai fondi di
previdenza, alle rateizzazioni.
Il denaro, separandosi
dalla moneta, assume la forma del credito. Acquista quindi
un'esistenza del tutto autonoma, staccata dalle specifiche merci e,
pur non possedendo più alcun valore intrinseco, diventa a sua volta
merce in quanto denaro. Il che non è solo lucroso ma addirittura
inevitabile: infatti tutte le merci esistenti non sono più in grado
di soddisfare la gigantesca massa di denaro che si è venuta a creare.
Nasce la Borsa, ove azioni, obbligazioni, titoli di Stato, valute,
Financial Futures, Derivati, swaps, hedges, knock-out e chi più ne ha
più ne metta partecipano a questo gioco cannibalico del denaro che
avidamente compra se stesso, un traffico in cui si compra e si vende
ciò che non esiste, o meglio si comprano e si vendono proiezioni
mentali nel futuro… i Futures appunto !
Si è fatto strada il
principio che non è ricco chi lavora, ma chi lavora col denaro. Siamo
al denaro finanziario: un percorso obbligato, perché il denaro
finanziario sta al denaro, per così dire, commerciale, come il
missile atomico alla pallottola. Inventata l'una non si può che
arrivare all'altro.
Dunque questo il
percorso durato tremila anni: Moneta - merce (buoi, riso, sale, pelli,
ecc.), moneta (coniata in metallo prezioso), moneta cartacea
(convertibile in oro o argento), banconota (non più convertibile in
oro o argento), moneta scritturale (assegni, depositi, partite di
giro), moneta elettronica (denaro formato da bit e byte, cioè da
impulsi elettronici, plastic card, smart-chip-card).
Si spezza così
l'ultimo legame fra denaro e materia, e l'unico elemento frenante di
una finanza completamente virtuale sono le persone. Karl Marx ha
scritto con profonda intuizione: 'Il materiale in cui si esprime
questo simbolo [il denaro] non è affatto indifferente, per quanto
diverso esso si presenti storicamente. Insieme al simbolo, lo sviluppo
della società elabora anche il materiale a essa sempre più
corrispondente, ad un denaro virtuale non può che corrispondere una
società virtuale.
-
IL DENARO COME FINE E
LA FINE DEL DENARO
Il denaro dunque non è mai stato così presente nella nostra
esistenza come oggi che, fisicamente, è assente. Impregna la nostra
mentalità, modella le nostre coscienze, determina i nostri stili di
vita. Automobili, aerei, telefoni, telefonini, fax, computer, nati
allo scopo di risparmiare tempo, ci vedono in continuo affanno, con
gli occhi sempre rivolti all'orologio. Non abbiamo tempo di vivere il
presente perché ci è rubato dal futuro: questi sono i ritmi cui ci
obbliga la logica del denaro. La vita è tutto un soppesare,
calcolare, misurare i costi e i ricavi delle nostre e delle altrui
azioni. Tutto è tradotto a valutato in termini di denaro. Tutto è
business. Anche le attività più spirituali e i sentimenti più sacri
sono misurati in denaro: dalla ricorrenza del giorno dei morti ('un
business da 100 miliardi') alla morte dei Vip (lady Diana) alla
malattia. Neppure la vecchiaia è più la vecchiaia ma il 'rischio
vecchiaia' (dal punto di vista assicurativo o della previdenza).
Oggi il principio
fondamentale di ogni agire economico è la mancanza di scrupoli. Si ha
prestigio se si ha denaro, ma si ha denaro anche grazie al prestigio,
perché è quest'ultimo che oggi conferisce quella credibilità che
una volta era riservata all'onestà. Scrive G. Simmel5:
'L'indifferenza con cui si presta ad ogni utilizzazione, l'infedeltà
con cui si separa da ogni oggetto, perché non era veramente legato a
nessuno, l'oggettività, che esclude qualsiasi rapporto affettivo e lo
rende adatto ad essere un puro mezzo, tutto ciò determina un'analogia
fatale fra denaro e prostituzione'. E così, come il cane finisce per
assomigliare al suo padrone, assumendone tic e fisionomia, l'uomo
d'oggi è come il suo denaro: frenetico e vuoto. I due orgogli della
società liberale uscita dalla Rivoluzione industriale, il primato
della politica e della democrazia, si sono sottomessi alle leggi del
mercato finanziario internazionale. E quindi i governanti e le loro
scelte dipendono dal denaro e dalle strutture che lo governano (FMI,
Banca Mondiale ecc.) 6.
Denaro e benessere
dell'uomo non hanno nulla da spartire, anzi sono su sponde opposte: il
cibo non va dove c'è la fame ma dove c'è il denaro che può
comprarlo ai prezzi più remunerativi, durante la guerra il denaro
prospera ma la gente sta male, la ricchezza aumenta e la popolazione
impoverisce. Sembra che ci sia qualcosa che non quadri: e invece
quadra tutto benissimo, dato che il valore è il denaro e niente
altro. Gli uomini sono valutati in base a ciò che guadagnano e le
disuguaglianze, da quando ha preso piede l'economia monetaria, non
hanno fatto che aumentare.
I valori che
distinguono la società moderna da tutte le altre si rifanno al
primato della visione economica, secondo la quale in un mondo di
oggetti non possedere significa non esistere. Insomma da un lato il
sistema, usando il denaro come specchietto per le allodole, spinge una
parte degli uomini a lavorare freneticamente e sempre di più,
dall'altro impedisce di lavorare a chi ne ha bisogno.
La capacità del denaro
di crescere come un tumore sul corpo che gli ha dato vita sino ad
invaderlo completamente, soffocarlo e distruggerlo, deriva dalla sua
natura squisitamente tautologica, dalla sua attitudine ad
autolimentarsi, diventando così un fine, un fine ultimo, un fine che
non ha altri fini al di fuori di se stesso. E poiché il denaro è un
sacco vuoto, un puro Nulla, il suo fine non ha mai fine, si pone in un
futuro irraggiungibile, trascinando con sé, in questa corsa verso il
niente, l'uomo. Questa natura è particolarmente evidente nel
meccanismo finanziario, del denaro che compra denaro. Scrive Bazelon7:
'Il denaro finanziario non è denaro da spendere. Con esso non si
compra mai nulla; serve a guadagnare altro denaro. E quando poi si è
in pieno movimento, non si compra nulla nemmeno col denaro guadagnato
sul denaro adoperato per guadagnarlo, e così via.'
Così funziona anche il circuito creditizio internazionale: crediti
enormi, ormai inesigibili, vengono pagati sempre più spesso aprendo
altre linee di credito al debitore. Cioè il creditore paga il
debitore perché lo paghi. Soddisfa la promessa di pagamento di cui è
detentore con un'altra (vedi gli Stati Uniti con l'Europa dopo la
prima guerra mondiale ed oggi con l'Est asiatico, o il Messico ed il
Terzo Mondo con i paesi industrializzati).
Così funziona l'attività industriale e commerciale: non si producono
o vendono cose utili a chi non le ha, si produce per ottenere valore
di scambio e cioè denaro, si deve produrre per produrre (per questo,
nonostante esista una tecnologia in grado di produrre materiali quasi
indistruttibili, i prodotti hanno una resistenza e un'esistenza sempre
più breve). Così funziona il sistema di creazione di nuovi bisogni
da soddisfare con nuovi beni (l'offerta che crea la domanda). La
produzione non serve più per la soddisfazione di un bisogno ma per
accaparrare denaro in funzione del denaro. A questo punto della storia
dell'uomo il denaro è diventato la sostanza materiale dell'esistenza,
è diventato la 'vera comunità'. È diventato tutto.
E i risparmiatori sono i fessi storici di questa vicenda, quelli che,
avendone poco, finanziano strutturalmente quelli che ne maneggiano
molto, quelli che risparmiano perché temono (causa la disoccupazione
e l'abbassamento dei salari) per il futuro.
Non hanno capito che a essere diventato precario non è il futuro, ma
il denaro.
* Questo comunicato è
interamente costruito usando liberamente, come in un 'puzzle' che in 4
pagine cerca di riassumerne 300, brani di uno splendido libro di Massimo
Fini dal titolo appunto "Il denaro 'sterco del demonio' - storia di
un'affascinante scommessa sul nulla", Marsilio Editori, Venezia 1998,
pp. 289, £. 29.000.
NOTE:
-
E qui si gioca il
paradosso dell'avaro. L'avaro è colui che meno ha capito la funzione
del denaro. Perché trattenendolo con sé all'infinito non lo usa come
denaro. D'altro canto, e all'opposto, l'avaro è forse colui che ne ha
penetrato più profondamente l'essenza squisitamente spirituale.
L'avaro ritiene il denaro e trova in ciò il suo godimento.
Egli fa di questo mero mezzo un puro fine. Contemplando il denaro
l'avaro raggiunge il suo piacere, non ha bisogno d'altro, così come
nel Paradiso di Dante i Beati raggiungono l'estasi nella
contemplazione di Dio;
-
E per me pagherete al
latore della presente…'. La lettera di cambio nasce dall'esigenza di
trasferire denaro in luoghi lontani senza doverlo trasportare
materialmente. Siamo nel 1300;
-
Teorico del pensiero
economico della prima metà del 1.800: la sua tesi di base, partendo
dall'esperienza inglese, è che l'incremento della produzione ottenuto
attraverso l'introduzione delle macchine ha portato al paradossale
risultato di un aumento della produzione e di una diminuzione del
benessere. Sismondi, che Andromeda non si stanca di citare da quindici
anni, è naturalmente ignorato dagli economisti contemporanei;
-
vedi al proposito il
Comunicato Andromeda N. 33/95 dal titolo "Sopra la banca
l'usuraio campa, sotto la banca la gente crepa";
-
G. Simmel: Filosofia
del denaro, Utet 1984;
-
vedi al proposito i
Comunicati Andromeda N. 5, 14, 18, 30, 31, 32, 33, 36/95, 42/96,
46/97, 69 e 70/99 su 'inflazione, debito pubblico e internazionale,
pensioni, FMI;
-
D.T.
Bazelon,
"L'economia di carta", ed. di Comunità, 1964
Tratto da: COMUNICATO
ANDROMEDA N.71/1999
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I Veri Pirati =
Banchieri e Banche
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vedi
anche SIMEC, la nuova
moneta che ci salvera' dal fallimento
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