ll DENARO STERCO del DEMONIO
- vedi:
Denaro
illegale
"STORIA di un AFFASCINANTE
SCOMMESSA sul NULLA"
Da utile mezzo è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo
di maneggiarlo ed invece ci manipola, crediamo di usarlo ed invece ci usa,
crediamo di muoverlo ed invece ci fa muovere, anzi trottare, crediamo di
possederlo ed invece ci possiede. Inoltre, considerato globalmente, il
denaro ha raggiunto un tale stratosferico volume e lo abbiamo caricato di
tali aspettative che, prima o poi, gonfiato a dimensioni oniriche,
imploderà con conseguenze devastanti.
I teologi,
cristiani e
musulmani, sono sempre rimasti impressionati dalla
capacità di possessione del denaro e dalle devastazioni che può compiere
nell'animo umano.
Più laicamente i marxisti più ortodossi l'hanno
dannato perché sarebbe 'lo strumento per appropriarsi del lavoro altrui'.
Gli psicoanalisti lo apparentano allo sterco, per il piacere che se ne
trae sia nell'espellerlo che nel ritenerlo. Ma se è sterco è uno sterco
molto speciale, trascendente e metafisico: è, per dirla con Lutero, lo
sterco del Demonio.
-
CHE COS'È IL DENARO
Tradizionalmente le funzioni del denaro sono quattro:
-
Misura del valore;
-
Intermediario nello
scambio;
-
Mezzo di pagamento;
-
Deposito di
ricchezza.
Niente da dire sulle
prime tre. Ma togliamoci dalla testa che il denaro sia ricchezza o che
la rappresenti (nel 1600 gli spagnoli ricchi dell'oro e argento
rapinato agli indios si ritrovarono più poveri di prima, e nel 1929
le ricchezze in denaro divennero carta straccia). Il valore di una
mucca invece, per quanto possa variare, non può essere ridotto a
zero, ci ricaverò sempre del latte o, alla mala parata, ne farò
bistecche. Io posso essere certamente disposto a scambiare la mia
mucca per denaro, ma non cambierei mai tutti i beni del mondo con
tutto il denaro del mondo.
Perché non saprei cosa
farmene. Il denaro non aumenta di nulla la ricchezza del mondo, perché
può acquistare unicamente ciò che c'è già, può trasferire solo la
titolarità della proprietà delle cose. Può spostare ricchezza, non
è esso stesso ricchezza.. Il denaro raggiunge la sua perfezione e la
sua purezza quanto più si smaterializza, perché il denaro in quanto
tale non esiste in natura: è un'astrazione. Infatti in qualsiasi
forma si presenti (moneta-merce, oro, monete metalliche, cartamoneta,
banconote, azioni, obbligazioni, registrazioni in conto corrente,
impulsi elettronici, tacca con cui il barista segna che gli devo un
caffè) il denaro è una promessa. Funziona da intermediario nello
scambio non perché è un valore materiale ma in quanto è una
promessa.
Altrimenti si
tratterebbe di un baratto, di un semplice scambio di cosa contro cosa.
Chi detiene il denaro è in possesso di una promessa che qualcuno, per
il momento indefinito, farà qualche cosa per lui (gli fornirà una
merce, un servizio, eccetera).
La moneta invece è il segno
dell'esistenza di questa promessa.
Se il denaro è una
promessa la moneta è una convenzione con la quale si concorda che un
determinato oggetto funziona come garanzia di tale promessa, come
titolo di credito. Infatti il denaro, quale che sia la sua forma, è
sempre un credito. la promessa (cioè il denaro, oltre a essere di per
sé aleatoria, non regge all'infinito. È un fatto che i debiti, alla
lunga, non sono pagati. Se così non fosse, qualunque piccolo
gruzzolo, depositato in banca, nel giro di qualche decennio
diventerebbe, con gli interessi composti, enorme. Invece, nel giro di
qualche decennio, e anche molto prima, quel gruzzolo scompare. Ma
poiché il denaro non esiste, è un credo, una fede, un'illusione, può
sparire anche di colpo o in pochissimi giorni. Sismondi3 fa un
divertente elenco di casi, a lui vicini nel tempo, in cui il denaro si
volatilizzò: l'antica Banca di Copenaghen fu costretta a sospendere i
pagamenti nel 1745; rifondata nel 1791 collassò nuovamente nel 1831;
la Banca di Vienna sospese i pagamenti nel 1797; e la Banca di
Stoccolma, la prima Banca centrale comparsa al mondo, nel 1762 pagava
soltanto 1/96 dei suoi debiti originari. Più recentemente si possono
ricordare la grande inflazione che colpì gli Stati Uniti dopo la
guerra di secessione (al Sud la moneta perse il 98,4% del suo valore)
e quella, ancor più devastante, di Weimar che in pochi mesi cancellò
l'intero risparmio tedesco, o il crollo di Wall Street del '29.
Ripetiamo: È un fatto
che i debiti, alla lunga, non sono pagati. La promessa non viene
mantenuta. Il denaro scotta quindi fra le mani e bisogna liberarsene
prima che cominci a bruciare le dita. Come il famoso cerino acceso.
L'abilità consiste, come nel gioco, nel tenere il cerino in mano fino
all'ultimo momento.
Per questo gli
imprenditori e i finanzieri, che sono gli individui che meglio hanno
capito la funzione del denaro, lo fanno girare vorticosamente,
cambiandogli di continuo impiego e trattenendo solo quel minimo di
liquidità che è loro indispensabile, pronti a disfarsene del tutto.
Il gran gioco del denaro è tutto qui: far ricadere, al momento
opportuno, la sua inesistenza sui troppo creduloni.
Il modo più
ragionevole di usare il denaro è quindi disfarsene. E anche piuttosto
in fretta.1 Chi vende infatti per denaro è, in teoria, un fesso.
Perché cede qualcosa che c'è (un bene, un lavoro) per qualcosa che
non c'è ed è mera aspettativa di qualcosa che forse ci sarà.
Scambia la certezza del presente con l'incertezza del futuro. Ed è
inutile quindi mettere in discussione l'interesse o l'attività
finanziaria se non si mette in discussione il denaro.
Perché tutto è
cominciato lì. È una marcia partita migliaia di anni fa, lenta
all'inizio, contrastata per molti secoli; durante il Medioevo, il
denaro scomparve e riapparve come una profezia intorno all'anno Mille.
Da allora la sua marcia è diventata una scorribanda trionfale che ha
finito per travolgere tutto, uomini e cose.
-
LA STORIA DEL DENARO
Nelle società tribali, antiche e moderne, la produzione e la
distribuzione dei beni materiali erano incorporate in relazioni
sociali che non avevano natura economica. Lo scambio intertribale
nella forma del dono è sempre collettivo (non esiste la figura del 'mercante')
è accompagnato da riti religiosi danze, feste, banchetti. E anche
quando assume più propriamente la forma del baratto manca
completamente il fine di lucro, di guadagno, di profitto, come noi lo
intendiamo, che anzi se fosse presente in forma esplicita sarebbe
motivo del più profondo disprezzo; il prestigio è l'autentico fine
di tutta la faccenda.
Che il motivo dell'onore sia assolutamente
fondante nella civiltà tribale lo si vede in quell'istituto
straordinario che è il potlach dove, puramente e semplicemente, si
distruggono voluttuariamente dei beni per schiacciare, per
'annientare' il rivale.
La ricchezza dei primitivi viene accumulata
per dilapidarla alla prima buona occasione: nel potlach, in feste, in
banchetti, nei matrimoni. La ricchezza è fatta per essere spesa a
fondo perduto.
Anche nelle società
degli antichi Imperi si ritiene che il lucro e il guadagno individuali
incrinino la solidità e l'unità di gruppo L'equivalenza dei beni,
nel baratto, è decisa dalle tradizioni e dalla legge. Ma sul luogo
del mercato interviene un funzionario dello Stato che, ferme restando
le equivalenze, raziona il bene in modo che tutti ne abbiano la minima
quantità necessaria e i ricchi non possano accaparrarselo.
Il mercante individuale
che guadagna sulla differenza di prezzo fra ciò che acquista e ciò
che vende farà la sua prima apparizione in Grecia nel VII e VI sec. a
C., solo dopo l'introduzione della moneta coniata.
Fu in Lidia, un piccolo
regno dell'Asia minore, che, fra la fine dell'VIII sec. a. C. e
l'inizio del VII, comparve la moneta (elektron) coniata in metallo
prezioso, garantita, nel peso, nella misura e quindi nel valore, da
chi l'aveva battuta, cioè dallo Stato era nata la forma-denaro.
Insieme al denaro nacque il suo fratello gemello, il mercato. E
contemporaneamente fecero la loro apparizione la filosofia, la
scienza, l'economia, la polis, la democrazia, la personalità, il
lavoro individuale, la povertà individuale e la solitudine dell'uomo.
Lacerate infatti in modo irreparabile le strutture tribali, l'uomo,
per la prima volta nella sua storia, si trovò a doversi procacciare i
mezzi di sussistenza da solo o con la sua famiglia senza poter più
contare sull'aiuto solidale del gruppo e nemmeno, come era stato negli
antichi Imperi, sull'assistenza dello Stato.
Compaiono cioè
preoccupazioni che erano ignote alla società tribale e fa capolino
una concezione lineare del tempo, una proiezione verso il futuro, che
è tipica di una società dove comincia a circolare il denaro. Col
denaro si era entrati in pieno nella brutale età del ferro. Ed è da
questo momento che l'uomo cominciò a rimpiangere una mitica età
dell'oro in cui la terra dava i suoi frutti in abbondanza senza che ci
si dovesse affannare troppo né scannarsi fra simili.
Ora tutto ha un
prezzo, tutto è monetizzabile, tutto è denaro. E col denaro compare,
fatalmente, la sua prole: l'interesse, anzi l'usura perché in quei
primi tempi non si fa differenza chiamandosi usura qualunque
remunerazione del capitale prestato.
Il prestito a interesse (di beni nde) prende piede con le civiltà urbane degli antichi Imperi (Sumeri,
Ittiti, Egizi) e variava dal 20 al 33%, mentre per i più poveri e
bisognosi lo Stato garantiva un interesse ridotto. Ma è con
l'invenzione della moneta che si aprono le cateratte.
Mentre in Grecia
classica ed in Mesopotamia il prestito a interesse (dal 10 al 40%)
sfondò senza incontrare resistenza in tutte le altre parti del mondo
la comparsa dell'usura sistematica, che rompeva totalmente con tutti i
principi di solidarietà sociale, fu uno choc difficile da assorbire.
E con il denaro e l'usura (combattuta inutilmente con la legge da
Israele alla Persia, dall'India a Roma) irrompono mutui, ipoteche,
depositi a interesse, prestiti su pegno, cambi di valute fino alla
cambiale. Intorno al IV secolo a. C., in Grecia, compaiono le banche
alla cui origine sta la figura del cambiavalute. E con esse la perdita
del potere di acquisto (inflazione) cui si accompagna la diminuzione
dei salari.
È la consueta tesi per
cui l'ulteriore impoverimento della povera gente è inevitabile
all'inizio di ogni processo di sviluppo, in quanto è necessario per
costituire il capitale. Si tratta, si dice, di periodi di transizione.
Peccato che non finiscano mai.
Si afferma anche il regime della doppia
moneta: una forte a disposizione dei mercanti e una debole usata dalla
gente comune e questa disparità vige tuttora nei rapporti fra Terzo
Mondo e Paesi industrializzati (ove l'imprenditore internazionale paga
la manodopera o le materie prime con moneta debole - locale - e
rivende poi sui mercati in cambio di dollari.) Il conseguente
approfondirsi delle diseguaglianze economiche fenomeno quasi
sconosciuto prima del 700 a. C. porta al tentativo di controllare
questo potenziale esplosivo rappresentato dall'imponente massa dei
poveri attraverso l'esaltazione, teorica, della povertà, con la
creazione dell'etica della povertà dignitosa che durerà fino
all'avvento della Riforma e dell'industrialismo fino a lambire i
nostri giorni prima che si affermasse definitivamente il principio che
solo chi ha è.
Il denaro così si
avvia a diventare un fine. Scrive Max Weber: 'Che uno possa proporsi a
scopo del lavoro di tutta la sua vita unicamente il pensiero di
scendere nella tomba carico del massimo peso possibile di denaro e di
beni, appare spiegabile solo come un prodotto di impulsi perversi'. In
questo percorso, dal denaro come mezzo al denaro come fine, è
fondamentale la nascita della lettera di cambio2, la prima forma di
cartamoneta che assumerà nel 1694, con la Banca d'Inghilterra, la
forma della banconota.
Siamo quindi alla
nascita della attività di credito, con la quale emerge chiaramente
per la prima volta la possibilità di guadagnare denaro con un'attività
economica senza il sudore della fronte; emerge la possibilità di far
lavorare a proprio vantaggio altra gente senza l'impiego di mezzi
coercitivi.
E con essa si radica
l'usura nonostante i divieti e le condanne (vedi Concilio Laterano del
1139 e Concilio di Vienne del 1311). Verso la fine del XVIII secolo
viene legittimato in Europa un capolvolgimento di portata copernicana:
si passa da un'epoca in cui l'economia è ancora subordinata alle
esigenze della comunità umana a un'altra in cui le leggi economiche
prendono liberamente il sopravvento ed è l'uomo a doversi piegare ad
esse. I teorici di quella nuova scienza che è l'economia politica
considerano le leggi economiche né più né meno che leggi di natura,
ineluttabili, alle quali è inutile cercare di opporsi, È nato il
primato dell'economia.
Questo primato si
accompagna e si sposa a cambiamenti epocali che, a partire dal XVI
secolo, riguardano la concezione del tempo (il futuro viene inteso non
più come un aldilà metafisico e religioso ma un aldiqua concreto
legato al calcolo, al futuro che nella sua essenza è appunto il
denaro. Il concetto di 'investimento' presuppone la fiducia nel
futuro), la proprietà terriera (scompaiono l'inalienabilità della
terra, il divieto di recintare i campi, l'obbligo di farla riposare -
la rotazione a maggese -, il divieto di adibire a pascolo le terre
arate senza l'approvazione della comunità), l'urbanizzazione (i
cambiamenti di coltivazione decisi dai grandi proprietari costrinsero
i contadini ad andarsene trasformando i più poveri di essi, 'da una
popolazione di contadini dignitosi , in una folla di mendicanti e di
ladri') e la Rivoluzione Industriale (1750/1870 - sposta il centro di
produzione dalla terra alla fabbrica; il produttore/contadino diviene
un salariato/consumatore inevitabilmente costretto a entrare nel
meccanismo monetario.L'industrialismo postula infatti la necessità
della moneta in ogni settore dell'economia poiché tutti i redditi
devono derivare dalla vendita di qualcosa).
Così, che lavori o che
riposi, l'uomo non è più il padrone del suo tempo, ma lo schiavo. La
società umana diventa un accessorio del sistema economico. E il 'Fare
denaro' diventa un'etica, un comandamento morale. L'industrialismo
diversifica i beni, parcellizza le produzioni, aumenta la divisione
del lavoro: e più il lavoratore si specializza più si allontana
dall'autosufficienza e viene a dipendere totalmente dal denaro.
Se fra il XVII e il
XVIII secolo l'economia si pone al centro della vita dell'uomo,
sottomettendola alle sue esigenze, nel XIX è il denaro che si mette
al centro dell'economia, finendo in breve tempo per assoggettarla.
produzione, investimenti, risparmio, redistribuzione dei redditi
dipendono dal tasso di sconto, cioè dal costo del denaro. Quindi
nemmeno più direttamente dal denaro in se stesso ma dal frutto della
sua gravidanza isterica: l'interesse.
La spinta decisiva a
questa ascensione del denaro è stata data dalla banconota 4 con la
quale il denaro si emancipa da qualsiasi valore intrinseco. A
differenza di lettere di cambio, titoli di debito pubblico o
certificati di deposito la banconota ha corso legale, cioè deve
essere accettata su tutto il territorio nazionale. Siamo in
Inghilterra nel 1700.
Nasce dunque il sistema
monetario basato sulla fiducia: e se la fiducia crolla, e tutti si
presentano agli sportelli bancari a chiedere in cambio delle banconote
il 'denaro sonante', o oro che dir si voglia, si hanno i famosi crack
finanziari durante i quali le banconote tornano ad essere ciò che
realmente sono: carta. Sull'onda poi della 'rivoluzione tenologica'
assistiamo alla evoluzione, in senso sempre più virtuale, del denaro:
dalla banconota passiamo ai titoli, alle azioni, alle obbligazioni, ai
pegni, alle ipoteche, alle polizze di assicurazione, ai fondi di
previdenza, alle rateizzazioni.
Il denaro, separandosi
dalla moneta, assume la forma del credito. Acquista quindi
un'esistenza del tutto autonoma, staccata dalle specifiche merci e,
pur non possedendo più alcun valore intrinseco, diventa a sua volta
merce in quanto denaro. Il che non è solo lucroso ma addirittura
inevitabile: infatti tutte le merci esistenti non sono più in grado
di soddisfare la gigantesca massa di denaro che si è venuta a creare.
Nasce la Borsa, ove azioni, obbligazioni, titoli di Stato, valute,
Financial Futures, Derivati, swaps, hedges, knock-out e chi più ne ha
più ne metta partecipano a questo gioco cannibalico del denaro che
avidamente compra se stesso, un traffico in cui si compra e si vende
ciò che non esiste, o meglio si comprano e si vendono proiezioni
mentali nel futuro… i Futures appunto !
Si è fatto strada il
principio che non è ricco chi lavora, ma chi lavora col denaro. Siamo
al denaro finanziario: un percorso obbligato, perché il denaro
finanziario sta al denaro, per così dire, commerciale, come il
missile atomico alla pallottola. Inventata l'una non si può che
arrivare all'altro.
Dunque questo il
percorso durato tremila anni: Moneta - merce (buoi, riso, sale, pelli,
ecc.), moneta (coniata in metallo prezioso), moneta cartacea
(convertibile in oro o argento), banconota (non più convertibile in
oro o argento), moneta scritturale (assegni, depositi, partite di
giro), moneta elettronica (denaro formato da bit e byte, cioè da
impulsi elettronici, plastic card, smart-chip-card).
Si spezza così
l'ultimo legame fra denaro e materia, e l'unico elemento frenante di
una finanza completamente virtuale sono le persone. Karl Marx ha
scritto con profonda intuizione: 'Il materiale in cui si esprime
questo simbolo [il denaro] non è affatto indifferente, per quanto
diverso esso si presenti storicamente. Insieme al simbolo, lo sviluppo
della società elabora anche il materiale a essa sempre più
corrispondente, ad un denaro virtuale non può che corrispondere una
società virtuale.
COSA e' il denaro -
Precetto Cinese -
IL DENARO COME FINE E
LA FINE DEL DENARO
Il denaro dunque non è mai stato così presente nella nostra
esistenza come oggi che, fisicamente, è assente. Impregna la nostra
mentalità, modella le nostre coscienze, determina i nostri stili di
vita. Automobili, aerei, telefoni, telefonini, fax, computer, nati
allo scopo di risparmiare tempo, ci vedono in continuo affanno, con
gli occhi sempre rivolti all'orologio.
Non abbiamo tempo di vivere il
presente perché ci è rubato dal futuro: questi sono i ritmi cui ci
obbliga la logica del denaro.
La vita è tutto un soppesare,
calcolare, misurare i costi e i ricavi delle nostre e delle altrui
azioni. Tutto è tradotto a valutato in termini di denaro. Tutto è
business. Anche le attività più spirituali e i sentimenti più sacri
sono misurati in denaro: dalla ricorrenza del giorno dei morti ('un
business da 100 miliardi') alla morte dei Vip (lady Diana) alla
malattia. Neppure la vecchiaia è più la vecchiaia ma il 'rischio
vecchiaia' (dal punto di vista assicurativo o della previdenza).
Oggi il principio
fondamentale di ogni agire economico è la mancanza di scrupoli. Si ha
prestigio se si ha denaro, ma si ha denaro anche grazie al prestigio,
perché è quest'ultimo che oggi conferisce quella credibilità che
una volta era riservata all'onestà. Scrive G. Simmel5:
'L'indifferenza con cui si presta ad ogni utilizzazione, l'infedeltà
con cui si separa da ogni oggetto, perché non era veramente legato a
nessuno, l'oggettività, che esclude qualsiasi rapporto affettivo e lo
rende adatto ad essere un puro mezzo, tutto ciò determina un'analogia
fatale fra denaro e prostituzione'. E così, come il cane finisce per
assomigliare al suo padrone, assumendone tic e fisionomia, l'uomo
d'oggi è come il suo denaro: frenetico e vuoto. I due orgogli della
società liberale uscita dalla Rivoluzione industriale, il primato
della politica e della democrazia, si sono sottomessi alle leggi del
mercato finanziario internazionale. E quindi i governanti e le loro
scelte dipendono dal denaro e dalle strutture che lo governano (FMI,
Banca Mondiale ecc.) 6.
Denaro e benessere
dell'uomo non hanno nulla da spartire, anzi sono su sponde opposte: il
cibo non va dove c'è la fame ma dove c'è il denaro che può
comprarlo ai prezzi più remunerativi, durante la guerra il denaro
prospera ma la gente sta male, la ricchezza aumenta e la popolazione
impoverisce. Sembra che ci sia qualcosa che non quadri: e invece
quadra tutto benissimo, dato che il valore è il denaro e niente
altro. Gli uomini sono valutati in base a ciò che guadagnano e le
disuguaglianze, da quando ha preso piede l'economia monetaria, non
hanno fatto che aumentare.
I valori che
distinguono la società moderna da tutte le altre si rifanno al
primato della visione economica, secondo la quale in un mondo di
oggetti non possedere significa non esistere. Insomma da un lato il
sistema, usando il denaro come specchietto per le allodole, spinge una
parte degli uomini a lavorare freneticamente e sempre di più,
dall'altro impedisce di lavorare a chi ne ha bisogno.
La capacità del denaro
di crescere come un tumore sul corpo che gli ha dato vita sino ad
invaderlo completamente, soffocarlo e distruggerlo, deriva dalla sua
natura squisitamente tautologica, dalla sua attitudine ad
autolimentarsi, diventando così un fine, un fine ultimo, un fine che
non ha altri fini al di fuori di se stesso. E poiché il denaro è un
sacco vuoto, un puro Nulla, il suo fine non ha mai fine, si pone in un
futuro irraggiungibile, trascinando con sé, in questa corsa verso il
niente, l'uomo.
Questa natura è particolarmente evidente nel
meccanismo finanziario, del denaro che compra denaro. Scrive Bazelon7:
'Il denaro finanziario non è denaro da spendere. Con esso non si
compra mai nulla; serve a guadagnare altro denaro. E quando poi si è
in pieno movimento, non si compra nulla nemmeno col denaro guadagnato
sul denaro adoperato per guadagnarlo, e così via.'
Così funziona anche il circuito creditizio internazionale: crediti
enormi, ormai inesigibili, vengono pagati sempre più spesso aprendo
altre linee di credito al debitore. Cioè il creditore paga il
debitore perché lo paghi. Soddisfa la promessa di pagamento di cui è
detentore con un'altra (vedi gli Stati Uniti con l'Europa dopo la
prima guerra mondiale ed oggi con l'Est asiatico, o il Messico ed il
Terzo Mondo con i paesi industrializzati).
Così funziona l'attività industriale e commerciale: non si producono
o vendono cose utili a chi non le ha, si produce per ottenere valore
di scambio e cioè denaro, si deve produrre per produrre (per questo,
nonostante esista una tecnologia in grado di produrre materiali quasi
indistruttibili, i prodotti hanno una resistenza e un'esistenza sempre
più breve).
Così funziona il sistema di creazione di nuovi bisogni
da soddisfare con nuovi beni (l'offerta che crea la domanda).
La
produzione non serve più per la soddisfazione di un bisogno ma per
accaparrare denaro in funzione del denaro.
A questo punto della storia
dell'uomo il denaro è diventato la sostanza materiale dell'esistenza,
è diventato la 'vera comunità'. È diventato tutto.
E i risparmiatori sono i fessi storici di questa vicenda, quelli che,
avendone poco, finanziano strutturalmente quelli che ne maneggiano
molto, quelli che risparmiano perché temono (causa la disoccupazione
e l'abbassamento dei salari) per il futuro.
Non hanno capito che a essere diventato precario non è il futuro, ma
il denaro.
* Questo comunicato è
interamente costruito usando liberamente, come in un 'puzzle' che in 4
pagine cerca di riassumerne 300, brani di uno splendido libro di Massimo
Fini dal titolo appunto "Il denaro 'sterco del demonio' - storia di
un'affascinante scommessa sul nulla", Marsilio Editori, Venezia 1998,
pp. 289, £. 29.000.
NOTE:
-
E qui si gioca il
paradosso dell'avaro. L'avaro è colui che meno ha capito la funzione
del denaro. Perché trattenendolo con sé all'infinito non lo usa come
denaro. D'altro canto, e all'opposto, l'avaro è forse colui che ne ha
penetrato più profondamente l'essenza squisitamente spirituale.
L'avaro ritiene il denaro e trova in ciò il suo godimento.
Egli fa di questo mero mezzo un puro fine. Contemplando il denaro
l'avaro raggiunge il suo piacere, non ha bisogno d'altro, così come
nel Paradiso di Dante i Beati raggiungono l'estasi nella
contemplazione di Dio;
-
E per me pagherete al
latore della presente…'. La lettera di cambio nasce dall'esigenza di
trasferire denaro in luoghi lontani senza doverlo trasportare
materialmente. Siamo nel 1300;
-
Teorico del pensiero
economico della prima metà del 1.800: la sua tesi di base, partendo
dall'esperienza inglese, è che l'incremento della produzione ottenuto
attraverso l'introduzione delle macchine ha portato al paradossale
risultato di un aumento della produzione e di una diminuzione del
benessere. Sismondi, che Andromeda non si stanca di citare da quindici
anni, è naturalmente ignorato dagli economisti contemporanei;
-
vedi al proposito il
Comunicato Andromeda N. 33/95 dal titolo "Sopra la banca
l'usuraio campa, sotto la banca la gente crepa";
-
G. Simmel: Filosofia
del denaro, Utet 1984;
-
vedi al proposito i
Comunicati Andromeda N. 5, 14, 18, 30, 31, 32, 33, 36/95, 42/96,
46/97, 69 e 70/99 su 'inflazione, debito pubblico e internazionale,
pensioni, FMI;
-
D.T.
Bazelon,
"L'economia di carta", ed. di Comunità, 1964
Tratto da: COMUNICATO
ANDROMEDA N.71/1999
IMPORTANTE
La Banca d’Inghilterra conferma attraverso il
documento (dettagliatissimo in lingua originale)
raggiungibile al link sottostante, la creazione di
denaro dal NULLA attraverso la riserva frazionaria e
il signoraggio bancario in mano a banche private e
autorizzate dalle banche centrali anch’esse di
proprietà delle suddette banche in percentuale più o
meno variabile:"
http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf
In più, quest'altro link come ulteriore, robusta
conferma:
http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/18/truth-money-iou-bank-of-england-austerity
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il denaro la
vera bestia
con cui fare i conti.
Carissime essenze,
Rivolgo questo pensiero a tutti noi e poiché mi rendo
conto che sia giunto il tempo in cui vogliamo sostituire
nella nostra mente una credenza che continua dal tempo
della Torre di Babele, tempo in cui abbiamo voluto
introdurre ogni uno la propria misura di scambio
dell’amore: ci separammo dal valore dell’amore
universale che ci scambiavamo reciprocamente in modo
incondizionato.
Quale atroce sbaglio segnò il nostro cammino. Da li
abbiamo parlato lingue diverse ovvero ogni uno di noi
cercò di definire il proprio valore e proporlo
all’altro, in modo condizionato.
Oggi siamo giunti in uno spazio tempo che definirei una
sorta di limbo dove il diritto è modificabile ed il
tempo è relativo, in quanto tutto avviene ad una
velocità superiore alla precedente percezione, stiamo
attenti quindi a non cadere nel medesimo inganno del
passato.
Ora chi ha introdotto la misura della moneta ? Credete
sia un modo per renderci liberi ?
Fu da li che nacque il potere ?
Bene per quanto mi riguarda sto cercando di fare dei
ragionamenti per assurdo: vedendo come funziona il corpo
umano o l’universo o il sistema cellulare o qualsiasi
cosa possa venir in mente ad ogni uno di noi . Partendo
dal postulato che tutto ciò che è creato risponde ad una
semplice legge: quella dell’Amore, come si può combinare
con il denaro ? Serve forse per misurare la grandezza,
l’entità dell’amore stesso ? Come in passato ci siamo
fatti illudere da qualcuno ? Ma l’amore in se stesso può
essere misurabile ?
E se lo fosse che scopo avrebbe di essere misurato ?
Oggi un esempio lampante nella nostra vita è il caso di
divorzio il paradosso della separazione - dopo essersi
spergiurati amore eterno (chiedo venia a tutti per
questa mia affermazione molto forte) arriva la fatidica
separazione, molto spesso per soldi, che guarda caso va
a stabilire la misura di questo “amore “ e come deve
essere divisa con il “mantenimento “. Chiedo doppiamente
venia per l’infelice esempio scevro da ogni giudizio,
tratto solo per la sua consuetudine.
Facciamo ora un esempio sempre per assurdo osservando
così è nel piccolo come nel grande nella natura dell’Universo.
So che possa sembrare ridicolo ma immaginate se anche
solo nel vostro corpo gli organi decidessero di voler
misurare l’Amore
che li muove al lavoro senza che nemmeno Ce ne rendiamo
conto (per essere magnanimi diremo la notte nel sonno).
Quindi immaginate se il Cuore chiedesse un compenso in
denaro agli altri organi e così questi ultimi al cuore e
viceversa tra loro …. Dove si arriverebbe ? Immaginate
ora che le cellule facciano lo stesso e dichiarino anche
scioperi e ribellioni nel caso non ottengano la giusta
ricompensa in danaro. Se lo ritenessimo potremmo
proseguire l’esempio per assurdo con ancora nel più
piccolo con molecole atomi ecc.
O potremmo spostarci all’opposto sul macro, dove ogni
pianeta pretenda di vantare il proprio obolo per
mantenere la rotta, per irradiare di luce e calore e
qualsiasi altra onda che ci possa venire in mente …..
Ad ogni uno di Noi risulta che funzioni così ? Ora che
l’esercizio del ragionamento per assurdo è terminato
pensiamo a cui giova il denaro, chi lo usa, e perché lo
usa e vorrebbe convincere tutti che sia cosa buona. Cosa
buona perché i pochi abbiano potere sui più e si possa
tramandare questo potere di generazione in generazione ?
Ma nell’Universo le cose funzionano allo stesso modo
? Quando un ciclo finisce c’è forse una eredità che un
pianeta possa vantare su un altro o un sistema cellulare
su altri ? Risuona ? Funziona così ?
Utopia o realtà ? Sappiate che la mia forma pensiero non
è nuova: a Madrid dopo atroci guerre e sofferenze la
gente bruciò le banconote perché attribuì al denaro la
causa di questa separazione di valori, l’amore o è reale
o è potere camuffato. Erano forse di precursori ?
Il denaro è la parte
espressamente duale e di separazione dei valori è il
responsabile della fine dell’amore. E’ la contraddizione
del vero valore in quanto l’amore è di per se
immisurabile, lo vediamo nel gesto spontaneo di un
bambino che ha solo l’amore da donare ai propri genitori
e di quanto amore sia in grado di ripagarli;
paradossalmente essendo nudo di proprietà, ma carico di
amore immenso.
Come può un bambino misurare l’entità di un sorriso che
esprima
amore ? Ritorniamo bambini veri capaci di dare
in modo incondizionato e di ricevere in modo
incondizionato. Salveremo noi ed il mondo intero.
Ho avuto l’onore ed il piacere di incontrare a Firenze
due veri pionieri e sperimentatori di questo modello
privato della misura: Debora e Daniel, una coppia
fantastica che con i due figli sta sperimentando questo
percorso da due anni. A Loro il mio grazie di cuore per
il coraggio e la concretezza di sperimentare un mondo
dove è ammesso un unico valore: l’amore nel dare e nel
ricevere .
Ormai di esempi ne abbiamo avuti parecchi del
comportamento nell’amore incondizionato, nella sola
concentrazione sull’amore scevro dall’essere misurato in
alcun modo. Usciamo dal paradosso della mente razionale
che tende a voler misurare ciò che il cuore dona con
amore.
Il nostro cuore è collegato alla creazione, risponde
alle leggi dell’amore, la nostra mente è il nostro
inganno duale, che dovrebbe proiettare nello schermo
dell’Universo ciò che il cuore le comunica con vigore,
ma che Lei media con le sue paure e invia una
comunicazione artefatta.
Il denaro è una creazione della mente duale
nell’illusione che il possederlo possa preservarci
l’esistenza. Ma poiché la mente duale sa di aver giocato
ad auto ingannarsi vive costantemente l’ansia della fine
ed un amore incompleto. A ben guardare la mente duale ci
ha condotti nella sete di potere e di potenza e di
onnipotenza. Il gioco qui finisce, nella sperimentazione
della materia la nostra vera essenza decide da che parte
stare Cuore o mente positivo negativo in termini
elettrici di giudizio.
A breve saremo attori e spettatori della più grande
manipolazione della storia verso l’abolizione della
povertà da parte di chi ha da sempre mantenuto
saldamente ed occultamente il potere del denaro, ma a
che prezzo mi domando io ? Saremo chiamati
inconsapevolmente o consapevolmente ad una scelta che
per i più sarà scontata e palese, ma per pochi
rappresenterà un paradosso invalicabile.
Siamo ad un bivio storico che si presenta ogni 26000
anni: o le anime si ricongiungono in una sola o la
stessa giostra ricomincerà a girare per uno stesso
periodo e allo stesso modo: a noi la scelta care
essenze. A noi la scelta, mente o cuore ?
In quale modo possiamo dare una spallata definitiva a
questo sistema governato dal denaro e non dall’amore ?
Sono aperto a suggerimenti e condivisioni.
By Stef dei Cosmi - vedi anche:
Riflessioni sul denaro
Video del prof. Auriti sul Debito pubblico,
Signoraggio ed
Usura dei Banchieri del mondo !
vedi
anche SIMEC, la nuova
moneta che ci salvera' dal fallimento
PER QUALE MOTIVO
PERVERSO MANDI A "SQUOLA"
I TUOI FIGLI ? ...
ERUDISCILO al contrario,
sulla ... "Usurocrazia e
sovranità monetaria" ...
non aiutarlo ad
essere
SCHIAVO per TUTTA la
VITA.
“Per li occhi fora
scoppiava lor duolo;/ di
qua, di là soccorrien
con le mani/ quando a’
vapori, e quando al
caldo suolo:/ non
altrimenti fan di state
i cani/ or col ceffo or
col piè, quando son
morsi/ o da pulci o da
mosche o da tafani".
Con questi versi di
terrificante realismo e
forte impatto emotivo
Dante descrive la
condizione degli usurai
nel III girone del VII
cerchio dell’Inferno.
Sfruttatori del lavoro
altrui, avidi di denaro
e di potere, se ne
stanno - moltitudine
indistinta e belluina -
muti, racchiusi nel loro
dolore espresso
attraverso le lacrime
che sgorgano dagli
occhi.
Come i cani d’estate
dimenano il muso e le
zampe quando sono
tormentati dalle pulci,
dalle mosche e dai
tafani, così anch’essi
agitano convulsamente le
mani per pararsi dalle
fiamme e dalla sabbia
ardente.
Un’impietosa condanna
dell’usura,
dunque (la legislazione
ecclesiastica del tempo
paragonava l’usura
all’eresia e condannava
al rogo chi si macchiava
di tale colpa),
oggi più che mai
d’attualità
in un mondo globalizzato
che vede il trionfo
della finanza apolide
usuraria e del grande
capitale a scapito del
lavoro dei popoli e
della solidarietà
sociale.
Già
Aristotele affermava
che “il denaro non può
procurare altro denaro”
e tale enunciato lo
troviamo poi sviluppato
nel tomismo di età
medievale. Il denaro
veniva infatti
considerato sterile in
quanto non poteva
generare frutti alla
stregua degli esseri
viventi o delle piante.
Ma cos’è esattamente l’usura
? È il denaro ricavato dal mero utilizzo del denaro.
Ed
Ezra Pound, da annoverare tra i grandi uomini del
‘900, bollava impietosamente taluni governi di
servilismo e di sottomissione al
signoraggio sulla moneta
esercitato dal sistema
bancario privato e dalle banche centrali da questo
controllate.
Una ragnatela speculativa dove l’esclusivo interesse
privato strangola la sovranità politica e monetaria
degli stati nazionali e l’autodeterminazione dei popoli.
Tale sistema perverso nasce in Inghilterra ad opera
dello scozzese
William Paterson, mercante, avventuriero e
banchiere.
Il 27 luglio 1694 Paterson ottiene dal sovrano
protestante
Guglielmo III d’Orange (al potere dal 1689 come re
d’Inghilterra, Irlanda e Scozia dopo la deposizione di
suo zio Giacomo II, cattolico.
Ancora oggi l’oppressione “orangista”, incentivata e
protetta da Londra, contro i cattolici repubblicani
d’Irlanda è oggetto di funesta cronaca quotidiana)
l’autorizzazione ad operare come banchiere ufficiale del
regno.
Fonderà la
Banca d’Inghilterra, prima banca di emissione
privata, che godrà così del privilegio di emettere
moneta da prestare ad usura
allo Stato (il primo prestito al governo
inglese ammonterà a 1.200.000 sterline).
Nella sua memorabile sentenza: “La banca trae beneficio
dall’interesse che pretende su tutta la moneta che crea
dal nulla” vi è racchiuso il nucleo ideologico del
significato di signoraggio sulla moneta.
È, quindi, a partire da tale
data che i governi perderanno la loro sovranità
economica e il potere di emettere moneta sarà
delegato ad una banca privata.
Non faranno ovviamente eccezione gli Usa, che nonostante
l’indipendenza dalla madrepatria proclamata con la
famosa dichiarazione del 4 luglio 1776, saranno sempre
soggetti all’usurocrazia monetaria della
Federal Reserve, divenendo ben presto il braccio
armato del liberismo mondialista.
Con due eccezioni, però, anche se di breve durata per la
tragica sorte toccata a chi osò andare controcorrente:
Abraham Lincoln e
John Fitzgerald Kennedy (NdR: tutti e due
Assassinati.....)
Tuttavia, ad onor del vero, già
Thomas Jefferson, al tempo in cui ricopriva la
carica di segretario di Stato durante la presidenza di
George Washington, si era fermamente opposto al
progetto di fondazione di una banca centrale privata (la
First Bank of the United States) caldeggiato
dall’allora ministro del Tesoro
Alexander Hamilton.
Personaggio ambiguo e contraddittorio (in origine
sosteneva esattamente l’opposto, e cioè che la cosa
pubblica non potesse essere delegata ad una banca
privata poiché questa tutelava esclusivamente i propri
interessi), l’Hamilton fu accusato di essere strumento
dei banchieri internazionali, probabilmente in combutta
con i
Rothschild, che proprio in quel periodo, per bocca
del fondatore della dinastia, l’ebreo askenazita
Mayer Amschel, memore forse della succitata celebre
frase del suo predecessore scozzese, aveva sentenziato:
“Lasciate che io emetta e controlli il denaro di una
nazione e non mi interesserò di chi ne formula le
leggi”.
Come siano andate poi le cose per il XVI e XXXV
presidente Usa è cosa tristemente risaputa.
Lincoln sosteneva che il privilegio dell’emissione della
moneta dovesse essere prerogativa esclusiva del governo
e che il denaro da padrone sarebbe dovuto diventare
servitore dell’umanità.
L’applicazione pratica di tali principi portò
all’emissione di banconote non gravate dagli interessi
da corrispondere ai banchieri privati. Il 15 aprile 1865
Lincoln veniva assassinato in un palco del teatro di
Washington.
Stessa sorte, cento anni dopo, toccava a Kennedy, il
quale, cinque mesi prima del suo assassinio,
aveva firmato l’ordine
esecutivo n. 11110 con il quale il governo aveva il
potere di battere moneta dietro copertura argentea.
Anche in questo caso lo Stato non pagava più gli
interessi alla banca di emissione privata.
Un duro colpo al signoraggio bancario che si infranse il
22 novembre 1963. Da allora nessun altro presidente Usa
si è più arrischiato a sfidare i
Signori del denaro.
By Salvatore Maiorca
vedi anche:
10 PUNTI PER IL CONTANTE LIBERO
vedi:
http://www.iconicon.it/blog/2013/02/people-public-trust-spiegazione-prima-parte/
Comunque la SOLUZIONE a TUTTI i PROBLEMI del MONDO e' GIA' QUI !
vedi: Padroni del mondo, e' finita per voi !
+
SOVRANITA' INDIVIDUALE
(Dichiarazione)
Sovranita’ monetaria e Signoraggio bancario
- "DEBITO
PUBBLICO"
La competenza europea non è più Costituzionale. Possiamo rientrare, persino "legalmente".
Ciò non toglie che le regole sono state costruite raggirando i popoli, e che quindi in ogni caso i popoli hanno la sovranità necessaria per ribaltare una qualsiasi legge elitaria.
SOLUZIONE
parziale di transizione:
Dovremmo per risolvere il problema della
Sovranita' monetaria, innanzi tutto nazionalizzare le Banche
Centrali (FED + BCE, ecc.), togliendole dalle mani dei privati, cosi come la Banca Italia (NON d'Italia, perche' anch'essa in mano ai privati), poi stampare carta moneta, come
Stati uniti d'Europa (UE), pari al debito
"pubblico" delle varie nazioni UE che gli uomini di
governo dei vari stati hanno contratto (e' tutto fatto
di carta straccia, che i banchieri,del mondo piazzando i loro uomini negli stati o comprandoseli...hanno fatto si che gli stati si indebitassero con loro....e quindi ci potessero tenere per le palle....ricattandoci
con il debito stesso), ed inviare la carta moneta stampata
(la parte che li compete) al Fondo monetario internazionale (il FMI e' di proprieta' dei banchieri...e' una loro creatura)contemporaneamente,
riscatta-ricompra i titoli statali emessi, che hanno
acquistato i privati, gli altri stati e le banche) in modo da eliminare il debito, e cosi' ci riapproprieremmo degli interessi che ogni anno paghiamo (in Italia c.a. 100 miliardi di euros l'anno) e li
potremmo investire nell'industria, nel turismo, nei
servizi...e cio' per i vari stati indebitati...
CMQ ma sara' una gara dura, perche' gli USURAI del mondo hanno i loro uomini piazzati ovunque nel mondo e nei posti chiave....che faranno di tutto per impedirci di arrivare a farlo...!
Ma noi ce la possiamo fare !
Altra proposta per la soluzione-annullamento del
cosiddetto falso
Debito Pubblico:
in circa 30 anni l'Italia ha pagato interessi annui per
il debito pubblico per un totale di circa €
3.400.000.000.000 (3 mila quattrocento miliardi), mentre
il debito pubblico ammonta al 2014 a c.a. €
2.200.000.000.000 (duemila duecento miliardi)
per cui sottraendo dal totale, la somma gia' pagata, vi
e' una plus valenza di c.a. 1.200.000.000.000, che le
banche dovrebbero ridarci.....ma anche se non ce li
ridanno, noi possiamo cessare di pagarle immediatamente
investendo la stessa cifra annuale di falsi interessi,
nella nostra economia....
IMPORTANTE
La Banca d’Inghilterra conferma attraverso il documento
(dettagliatissimo in lingua originale) raggiungibile al
link sottostante, la creazione di denaro dal NULLA
attraverso la riserva frazionaria e il signoraggio
bancario in mano a banche private e autorizzate dalle
banche centrali anch’esse di proprietà delle suddette
banche in percentuale più o meno variabile:"
http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf
In più, quest'altro link come ulteriore, robusta
conferma:
http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/18/truth-money-iou-bank-of-england-austerity
AVVISATE TUTTA la POPOLAZIONE con QUESTO VIDEO, FATELO
GIRARE all'INFINITO !!
Che sappiate o meno che cosa sia, il Fondo di Redenzione
Europeo (E.R.F.) ci rovinerà la vita per i prossimi 20
anni !!
vedi e' IMPORTANTE:
http://attivo.tv/player/documentari/i-media-stanno-censurando-allintera-popolazione-un-nuovo-trattato-europeo-sconvolgente.html#sthash.4QWK6rLY.dpuf
EURO FALSO: TUTTI I DEBITI CONTRATTI CON LE BANCHE
SONO ANNULLABILI !
Nel contrato non è scritto chi è il proprietario della
moneta….quindi: chi è il creditore ? chi il debitore
?...e per cui TUTTI i debiti sono nulli “tutti i debiti
contratti con le banche sono infatti annullabili”.
“Il sillogismo è semplice: siccome le banche evitano di
iscrivere in contabilità, a patrimonio netto, la quota
annuale di denaro virtuale che creano dal nulla, è
evidente che lo considerano esse stesse “denaro falso“.
I debiti contratti con denaro falso ovviamente non sono
giuridicamente validi.”
Ecco quindi che, se non tutti in generale, almeno quei
debiti che implicano come creditore o controparte una
banca, devono essere considerati nulli dalla nascita !
In sostanza, parafrasando, se il denaro non risulta
“battezzato” contabilmente alla nascita certificandone
l’origine, non può godere dei diritti civili.
Tratto dal testo dell’economista Nino Galloni, IL FUTURO
DELLA BANCA, da dove si impara che la contabilità
bancaria attuale è completamente falsa.
INOLTRE
Interrogazione UE con richiesta di risposta scritta
E-000302/2012 alla Commissione Articolo 117 del
regolamento
Marco Scurria (PPE)
Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo
tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno
2011, la Commissione informa il collega che “al momento
dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema
e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete
in euro appartengono al titolare del conto su cui sono
addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica
su cui si basa questa affermazione ?
Risposta: Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo
l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle
banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video
delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a
costo zero, se si esclude l’energia elettrica che
mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori
nominali appartiene al nuovo proprietario.
....e se uno e' proprietario del denaro, non puo' essere
contemporaneamente debitore, dato che il denaro
precedentemente all'emissione nei fatti apparteneva al
NULLA.....e non alla banca ! e quindi e' al NULLA che semmai va reso....
Guardate cosa afferma il Consiglio Direttivo della Banca
Centrale Europea – BCE
- (Tratto dal sito ufficiale www.ecb.int)
nel loro documento: “Decisione della Banca Centrale
Europea del 6 dicembre 2001 relativo all’emissione delle
banconote in euro”, al comma 3: “L’emissione delle
banconote in euro non necessita di essere soggetta a
limiti quantitativi o di altro tipo, visto che la
immissione in circolazione di banconote è un processo
indotto dalla domanda.”
Tratto da:
http://www.ecb.europa.eu/home/html/index.en.html
Commento NdR: L'Eurosistema
e' nei fatti di proprieta' di
PRIVATI cosi come le varie Banche Centrali
Nazionali dei paesi aderenti alla UE, quindi tutto
il sistema bancario europeo e' in mano ai privati cosi
pure come l'emissione della moneta (denaro)
Ricordiamo a tutti che le Banche facendo sorgere dal
"nulla" (che non esiste, per proprieta' intrinseca) il
denaro, esse lo "prendono" dal TUTTO presente ed
esistente SOLO ed UNICAMENTE nell'INFINITO,
e ce lo accreditano nel nostro conto corrente di cui
siamo proprietari e non debitori;, se noi chiediamo ad
esse di darci un credito, quindi trattasi di DONAZIONE
dell'Infinito a tutti noi, che le Banche ci RUBANO e ci
chiedono pure gli interessi, I banchieri e le banche,
sono dei veri e propri CRIMINALI, protetti dalle leggi inique degli
"stati" (a loro volta aziende private) loro servi,
perche' i Banchieri immettono, sponsorizzano o pagano, i
"loro" uomini politici e non, nei posti chiave degli
stati, per ottenere cio' che vogliono... da questi
ultimi, alla faccia del popolo che rimane in TOTALE
schiavitu' !
Quindi:
Cari amici e lettori, dovete rendervi conto che quando
andate a chiedere un "prestito" ad una banca...voi
subite un FURTO da parte della banca, perche l'emissione
del denaro viene effettuata dal NULLA (che e’ di
proprieta’ dell’INFINITO),
sul vostro NOME e COGNOME; la banca non lo
emette/accredita sul suo proprio conto corrente e poi
gira la cifra a Voi con un bonifico dal proprio conto,
ma lo accredita direttamente sul Vs conto corrente, e
quindi siete voi gli UNICI proprietari del denaro, cosi
come ha confermato recentemente anche la UE, in una
risposta ad una interrogazione fatta su: chi e' il
proprietario del denaro..?
Se il denaro viene emesso sul vs NOME e COGNOME,
significa semplicemente che e' VOSTRO e NON della banca,
e siccome viene emesso dal NULLA (di proprieta’ dell’INFINITO
e non della banca), quindi e’ a credito NON a debito …..
la banca non ha NESSUN titolo, ne’ diritto, per
chiedervi di restituire il capitale, che non e’ mai
stato suo, ne' tanto meno di richiedere degli interessi
su di un capitale che nei FATTI e' SOLO VOSTRO all’atto
della emissione fatta per mezzo del vostro NOME e
COGNOME, infatti non puo’ mai dimostrare di aver avuta
la proprieta’ del denaro che e’ stato emesso sul vs
conto corrente !
Inoltre le leggi italiane e quelle dei vari paesi
occidentali, sui “prestiti”, confermano che: se un
soggetto non e’ proprietario di un bene non puo’
prestare nulla, anzi se viene attuato, diviene un’atto
illegale.
Qui siamo alla totale follia illogica bancaria, per
tentare di legalizzare un FURTO !
In piu’ le banche, una volta sottratto il VOSTRO denaro,
con la vostra firma, su di un modulo prestampato e senza
la firma dell’amministratore della banca …. essa lo
immette nel proprio bilancio, nei debiti, e non nei
crediti, come sarebbe se fosse tutto regolare oltre ad
essere logico amministrativamente, (cosa che non e’,
commettendo un falso in bilancio) ma e cosi, non solo
non paga neppure l’iva sul servizio, ma non paga neppure
le tasse allo stato…perche’ trattasi di un
“debito”….ecco perche’ le banche dichiarano sempre un
bilancio facilmente in passivo od a zero….
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L’ITALIA METTE in
VENDITA le PROPRIE
RISERVE AUREE MENTRE la
PROSPETTIVA del GOLD
STANDARD DIVIENE SEMPRE
PIÙ CREDIBILE –
10/03/2014
Nell’estate del 2012,
mentre infuocava la
crisi della zona-euro,
il presidente russo
Vladimir Putin affermò
che «Si deve riconoscere
che non si vede
alcuna opzione per
superare l’attuale crisi
economica globale» (1).
Putin pronunciò queste
parole dopo aver speso
oltre 500 milioni di
dollari al mese per
tutti i cinque anni
precedenti allo scopo di
accrescere le riserve
auree russe, in modo da
diversificare gli attivi
nazionali al di fuori di
dollari ed euro.
La Repubblica Popolare
Cinese ha fatto lo
stesso, accumulando
ulteriori 500 tonnellate
di oro dal gennaio al
luglio 2012, nel
tentativo di tutelarsi
dai rischi valutari
connessi alle enormi
riserve di “capitale
fittizio” espresso in
divisa statunitense
detenute dalla People’s
Bank of China. «Le mie
fonti – sostiene il
gestore di fondi a Hong
Kong William Kaye, ex di
Goldman Sachs – mi
dicono che,
contrariamente alle
cifre ufficiali
disponibili, la Cina
possiede fra 4.000 e
8.000 tonnellate di oro
fisico. Non solo i
cinesi sono i più grandi
produttori di oro, ma
sono anche i maggiori
importatori di oro al
mondo» (2).
Kaye rivela anche che una
parte consistente dell’immane quantità di oro
immagazzinata dalla Cina provenga dalla Federal Reserve,
che nel corso degli anni si sarebbe sbarazzata
progressivamente (addirittura fino all’esaurimento!),
delle proprie riserve auree.
Già nel novembre del 2011, per la verità, il Venezuela
aveva attuato l’operazione “Oro Patrio”, attraverso la
quale il Paese sudamericano riprese il controllo fisico
di circa 30 tonnellate del proprio oro che erano
conservate prevalentemente in Gran Bretagna, Francia,
Lussemburgo e Svizzera. La decisione risaliva al mese di
agosto, quando Hugo Chavez aveva firmato una legge che
prevedeva la nazionalizzazione dello sfruttamento delle
riserve aurifere del Venezuela, e successivamente
sostenuto che a causa delle eccessive turbolenze
economiche e politiche che affliggevano l’Europa, era
giunto il momento di mettere in salvo le riserve auree
venezuelane custodite nel “vecchio continente”,
trasferendole in nazioni alleate come la Russia, la Cina
o il Brasile. Incoraggiati dall’atteggiamento tenuto da
Russia, Cina e Venezuela e dalla effettiva
“disconnessione” tra domanda fisica e andamento dei
prezzi dovuta alla massiccia speculazione promossa dalla
Fed a sostegno del dollaro, anche i magnati George Soros,
Warren Buffett, e John Paulson hanno drasticamente
alleggerito i propri investimenti azionati acquistando
oro per oltre 150 milioni di dollari a testa.
La Pacific
Investment Management Company (PIMCO), grande società di
gestione degli investimenti (gestisce oltre 2.000
miliardi di dollari), ha incrementato la quota in oro
presente nel suo Commodity Total Return Fund, portandola
dal 10,5% degli attivi totali del giugno 2012 all’11,5%
dell’agosto dello stesso anno.
Nel gennaio 2013, la Germania (che possiede
ufficialmente le seconde riserve auree mondiali,
quantificabili in circa 3.396 tonnellate per un valore
di 133 miliardi di euro) ha pubblicamente notificato
l’intenzione di porre, entro il 2020, almeno metà delle
proprie riserve auree sotto il proprio controllo
diretto, subito prima che la Bundesbank inoltrasse una
richiesta relativa al rimpatrio del proprio oro dai
depositi negli Stati Uniti e in Francia, nel tentativo
di riportare nelle casse tedesche ben 374 tonnellate
d’oro (11% del totale) da Parigi ed altre 300 (8% del
totale) da New York (ove ne rimarrà depositato il 37%
del totale, con il rimanente 13% depositato in Gran
Bretagna). Ciò testimonia un calo di fiducia reciproca
tra le principali Banche Centrali suscettibile di
insinuare un certo nervosismo tra gli operatori
finanziari, i quali potrebbero leggere questa mossa
tattica in parallelo a quanto accadde quando la Francia
di Charles De Gaulle ritirò il proprio oro dagli Stati
Uniti e convertì tutta la propria riserva in valuta
pregiata contribuendo a far crollare il sistema
monetario nato a Bretton Woods nel 1944. La decisione
della Bundesbank di porre i lingotti sotto il proprio
controllo diretto, evitando qualsiasi tipo di
intermediazione, costituisce quindi un avvertimento per
gli investitori.
«La scelta tedesca – osserva l’analista finanziario Jim
Sinclair – rappresenta un incoraggiamento generale a
prendere (o riprendere) il controllo dell’oro,
indipendentemente da chi lo custodisca. Quando la
Francia lo fece, anni fa, si sparse il panico tra la
leadership finanziaria americana. La storia guarderà a
questo recupero come all’inizio della fine di un dollaro
considerato come valuta di riserva privilegiata» (3).
Oltre a Sinclair, anche
altri numerosi analisti hanno espresso l’opinione
secondo cui l’attività frenetica che Cina, Russia,
Germania e i più noti finanzieri a livello mondiale
hanno messo in atto attorno all’oro, rappresenterebbe
una chiara dimostrazione del fatto che il mondo si stia
avviando verso l’adozione di un nuovo Gold Standard
rivisitato e corretto, ma non privo di punti di contatto
con il sistema monetario che rimase in vigore fino al
1931.
Nel 2012, infatti, le banche hanno aumentato le loro
riserve nette di 536 tonnellate, acquistando più
lingotti d’oro in termini di volume che in qualsiasi
altro anno dall’epoca del crollo di Bretton Woods.L’abbassamento
dei tassi di interesse attuato dalla BCE nonostante la
forte contrarietà espressa della Germania evidenzia
inoltre il fatto che la vicinanza ideologica tra gli
attori accomunati dal promuovere strenuamente varie
forme di quantitative easing (Stati Uniti, Giappone,
Inghilterra e BCE) cozza in maniera vigorosa con la
marcata inclinazione anti-inflazionistica di Berlino,
che sembra cercare di tutelarsi in prospettiva di un
ipotetico collasso della moneta unica europea
rimpatriando il proprio ore e spingendo per
l’instaurazione di un sistema monetario internazionale
fondato sui principi del vecchio Gold Standard (come
osservato in precedenza).
Come osserva l’acuto
analista Ambrose Evans-Pritchard:«A differenza di Gran
Bretagna [in seguito al “divorzio” tra governo e Bank of
England attuato dal ministro delle Finanze Gordon Brown
tutti i membri del Commonwealth cominciarono a vendere
le proprie riserve auree] nel 1998, Spagna, Svizzera,
Olanda e altri, la Germania non ha venduto nessuno dei
suoi lingotti d’oro, quando questo era di moda. E
nemmeno l’Italia. I due Paesi ora possono stare seduti
su riserve sostanziali che stanno iniziando ad assumere
un significato politico» (4).
L’Italia, tuttavia, rischia
di perdere definitivamente questo immenso capitale
strategico per via di un incredibile decreto legge volto
a modificare l’assetto dei proprietari della Banca
d’Italia, controllata (come osservato in precedenza) dai
più potenti cartelli finanziari operanti all’interno del
Paese, Intesa-Sanpaolo e Unicredit in primis. Il
provvedimento varato dall’esecutivo guidato da Enrico
Letta prevede infatti un’enorme concessione agli
istituti bancari in attesa degli stress-test comunitari,
rappresentata dalla rivalutazione del valore nominale
della quota societaria della Banca d’Italia attraverso
una ricapitalizzazione gratuita da 156.000 euro
(equivalenti ai 300 milioni di lire stabiliti nel 1936)
a 7,5 miliardi di euro (legata ufficialmente
all’accumulo, capitalizzato nel corso dei decenni dalla
stessa Bankitalia, di riserve aggiuntive pari a circa 23
miliardi di euro) da attingere alle riserve della stessa
Banca Centrale.
In base al decreto legge, sarà attuato un programma di
ripartizione del capitale della Banca d’Italia in quote
nominative di partecipazione del taglio di 20.000 euro
ciascuna, completato il quale verrà introdotto il
divieto per ogni azionista di detenere quote superiori
al 3% delle azioni. Siccome la partecipazione di
Intesa-Sanpaolo e Unicredit al capitale della Banca
d’Italia ammonta complessivamente a circa il 60%, si è
pensato bene di aiutare tali istituti a piazzare le loro
plusvalenze (quantificabili in circa 3 miliardi di euro)
risultanti dalla rivalutazione del capitale della Banca
Centrale e dalla fissazione del tetto massimo sulle
azioni imponendo la stessa Banca d’Italia come
acquirente temporaneo di tutte le quote in eccesso.
Banca d’Italia, «Al fine di favorire il rispetto dei
limiti di partecipazione al proprio capitale, può
acquistare temporaneamente [versando a Unicredit e a
Intesa-Sanpaolo una cifra complessiva superiore ai 4
miliardi di euro] le proprie quote di partecipazione e
stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime» (5),
recita il decreto.
Se si pensa che nel 2005 era stata approvata una legge
(la 262/2005), mai applicata, che prevedeva la
ri-nazionalizzazione della Banca d’Italia con il
passaggio del 100% delle quote dai privati allo Stato
Italiano, si comprende agevolmente come questa manovra
rappresenti in tutta evidenza un colossale “regalo” ai
due grandi istituti in questione finalizzato a
consolidare il loro potere in vista dell’imminente
“unione bancaria” che rischia di sancire la conquista
del comparto bancario “periferico” da parte di quello
“centrale”, con l’aggravante che la vendita delle quote
legate alla ricapitalizzazione (basata sul nulla) della
Banca d’Italia equivale di fatto a una creazione di
liquidità ex nihilo che anziché andare a vantaggio dello
Stato verrà integralmente incassata da Intesa-Sanpaolo e
Unicredit.
L’aspetto più distruttivo di questa manovra, che si
ricollega al tema centrale dell’oro, è tuttavia
rappresentato dal fatto che gli azionisti della Banca
d’Italia potranno mettere le mani sulla riserva aurea
detenuta da Palazzo Koch (che ammonta a circa 2.450
tonnellate), privando il Paese di un strumento che
potrebbe rivelarsi fondamentale in un futuro non troppo
lontano, come puntualmente sottolineato da
Evans-Pritchard.
Privarsi dei lingotti in oro mentre Paesi come la
Germania e la Russia premono per l’istituzione di un
nuovo Gold Standard rappresenta senza dubbio una mossa
strategicamente suicida.
By Giacomo Gabellini - Fonte: eurasia-rivista.org
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