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Tramite l’acquisto
di prodotti attraverso il “Commercio equo
solidale” si scelgono i prodotti di produttori
che sono gli stessi abitanti locali, per esempio
cooperative di contadini, e non le varie
multinazionali dell'agricoltura che lasciano ben
poco a chi lavora.
Questa e' l'arma con cui il consumatore può dire
sì a certi tipi di produzione che rispettano i
lavoratori, distribuiscono sul posto la
ricchezza prodotta, pagando un prezzo equo e non
di rapina.
Un esempio concreto: il caffé...
http://www.equo.it/site/chisiamo/caffe/caffe.html
Dagoberto Suazo Zeleya, presidente di CCCH
(Honduras)
"Partecipare al Commercio Equo e Solidale ha
permesso di migliorare il livello di vita
dell'Honduras: alimentazione più equilibrata,
accesso all'educazione e ai servizi sanitari.
Anche gli effetti indiretti sono importanti: c'è
un accesso più trasparente al mercato, abbiamo
più informazioni sul mercato del caffé e quindi
una posizione più forte anche verso i compratori
del mercato convenzionale.
Non è nell'aumento di reddito che sta
l'importanza del Commercio Equo e Solidale, ma
nei benefici complementari: le scuole, le
strade, i negozi e depositi costruiti dalla
cooperativa per l'intera comunità, lo sviluppo
economico e sociale, il sistema del
prefinanziamento che ci permette di evitare gli
speculatori finanziari, l'accesso alle
informazioni e maggiore autonomia sul mercato
internazionale."
Il mercato mondiale del caffé è in forte crisi a
causa dell' abbassamento del prezzo d'acquisto
che ha registrato il minimo storico.
Significa concretamente che, se nel 1997 un
quintale di caffé grezzo veniva venduto a 550
dollari, oggi oscilla intorno ai 100 dollari al
quintale.
Vuol dire che la vendita non compensa nemmeno i
costi di produzione e se consideriamo che la
produzione del caffé coinvolge 50 milioni di
persone e migliaia di imprese agricole nel Sud
del mondo, si stima che, nella sola America
Centrale, saranno un milione e mezzo le persone
ridotte alla fame.
Le cause che hanno determinato questa situazione
sono, da un lato, l'aumento della produzione che
ha coinvolto anche il Vietnam, zona in cui un
tempo il caffé era una coltura minoritaria;
dall'altro il progresso tecnologico che ha
consentito la selezione di caffé particolarmente
resistenti alle variazioni climatiche. Ma per i
produttori che riescono a vendere parte del loro
raccolto al circuito del commercio equo (che
compra a 300 dollari il quintale), questo
margine compensa le enormi perdite subite a
causa della crisi e a garantisce, se non altro,
una speranza di sopravvivenza.
Il sistema FLO-TransFair comprende 171
organizzazioni di produttori in 23 paesi in
America Latina ed Africa che vendono il loro
caffé in 17 Paesi in Europa, Stati Uniti, Canada
e Giappone.
In Italia, attraverso i punti di vendita che
distribuiscono il caffé dei licenziatari
TransFair Cocla (Perù), Ccch (Honduras), Coocafé
(Costa Rica), Ingruma (Colombia) , Chajul
(Guatemala), Fedecocagua (Guatemala), Tiemelonla
Nicklum e Uciri(Messico), Villa Oriente
(Bolivia) hanno nuove opportunità di sviluppo
per la loro comunità.
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DECRESCITA FELICE - Missione:
Perseguire e diffondere i principi della
Decrescita Felice
Il Decalogo MDF:
1.Accorciare le distanze tra
produzione e consumo, sia in termini fisici che
umani.
Ricollocare il più possibile l’economia nel
territorio in cui si vive. Chiedersi sempre
quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando
e chi lo ha prodotto. Fare acquisti direttamente
dal produttore oppure creare o entrare a far
parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS)
per: minimizzare i chilometri percorsi dai beni
nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo
di consumo; stabilire rapporti umani di amicizia
e fiducia con chi produce.
2.Riscoprire il ciclo delle
stagioni ed il rapporto con la terra.
Trovare il tempo per interrogarsi sulle qualità,
ecologiche ma non solo, di ciò che si sta
consumando e quale potrebbe essere l’alternativa
più ecologica, salutare, piacevole e conviviale
per soddisfare gli stessi bisogni. Fermarsi a
contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli
e confrontarli con i cicli industriali che sono
alla base del proprio modello di produzione e
consumo. Confrontare i propri ritmi con quelli
della Natura. Rallentare, invece di accelerare.
Riscoprire il gusto di aspettare la stagione
giusta per assaporare i frutti della terra nel
momento in cui sono più saporiti e nutrienti.
Conoscere il territorio in cui si vive e le
risorse naturali e umane che offre, anche in
termini di saper fare derivante da conoscenze
tradizionali (artigianato, cultura popolare,
metodi colturali).
3.Ridefinire il proprio rapporto
con i beni e con le merci.
Sostituire il più possibile le merci (prodotte
per essere vendute) con beni autoprodotti o
scambiati all’interno di relazioni non mercatili,
riportando il mercato alle sue dimensioni
fisiologiche (acquisire e diffondere la
consapevolezza che il mercato non può essere
eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico
luogo dove poter soddisfare i propri bisogni).
Autoprodurre il più possibile: beni alimentari
(ad es. yogurt, pane, ortaggi, dolci, liquori,
conserve alimentari…); altri beni (ad es. capi
di vestiario, mobili… )
Analizzare, valutare e promuovere i vantaggi
dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di
merci in termini di maggiore qualità dei beni
utilizzati (assenza di additivi chimici e
processi finalizzati all’incremento della
produzione e alla riduzione dei costi a scapito
della qualità), minore impatto ambientale (meno
energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti,
più recupero e riciclaggio), conservazione e
trasmissione del saper fare, creazione di
momenti di nuova socialità.
4.Ricostruire le interazioni
sociali attraverso la logica del dono.
Creare momenti comunitari di scambio di beni
autoprodotti utilizzando la logica del dono,
facendo attenzione a non cadere nella logica del
baratto: il baratto è il precursore della moneta
e, quindi, degli scambi mercantili!
Donare la propria esperienza, il proprio sapere
e il proprio tempo agli altri. Condividere le
proprie esperienze come presupposto per
ulteriori scambi non mercantili di beni e
competenze.
Donare beni, tempo, sapere e saper fare essendo
sempre consapevoli che in una comunità c’è
l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e
l’obbligo di restituire più di quanto si è
ricevuto.
5.Fare comunità.
Consolidare nel tempo le relazioni umane non
mediate dal denaro all’interno della propria
cerchia familiare, anche allargata, e
all’interno della propria cerchia di amici e
conoscenze. Creare periodicamente le occasioni
per fare in modo che le relazioni umane generate
dall’economia del dono diventino il più
possibile stabili nel tempo.
6.Allungare la vita alle cose,
rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”.
Adottare uno stile di vita che poggi sulle
quattro R (riduzione, riuso, recupero,
riciclaggio) e impegnarsi a diffonderlo il più
possibile e con tutta la creatività di cui si è
capaci in ambito familiare, tra gli amici, sul
posto di lavoro.
Trattare le le merci per quello che sono: un
mezzo e non un fine.
Usare tutta la propria creatività per aumentare
la durata di qualsiasi bene (ad es.
rigenerazione motori automobilistici,
superamento del concetto di moda e adozione del
concetto di utilità, abitudine alla
autoriparazione dei beni, ecc.).
7.Ripensare l’innovazione
tecnologica.
Adottare tecnologie che riducono il consumo di
risorse naturali preferendo l’innovazione volta
al risparmio invece che quella rivolta
all’incremento dei consumi. Interagire con le
imprese che aderiscono al MDF e propongono
prodotti o servizi capaci di ridurre, anche
drasticamente, i nostri consumi.
8.Esserci pesando il meno
possibile sull’ambiente, come forma di massimo
rispetto per noi stessi e le generazioni future.
Ridurre il più possibile la propria impronta
ecologica, facendo le stesse cose con meno
oppure evitando di fare cose non strettamente
necessarie per il proprio benessere e quello
degli altri.
Ridurre l’impiego di mezzi di locomozione
propri, laddove possono essere sostituiti da
mezzi pubblici o mezzi meno inquinanti. Adottare
e diffondere forme di trasporto condivise come
il car sharing o il car pooling.
Attuare prassi di risparmio energetico
(incremento dell’efficienza energetica della
propria casa e nell’utilizzo di apparecchiature
domestiche, proposizione di impianti
condominiali più efficienti nell’uso delle fonti
energetiche - realizzazione di apparati di
autoproduzione dell’energia).
Proporre, e attuare per quanto possibile, un
modello altrenativo alle grandi centrali e al
trasporto dell’energia su lunghe distanze,
basato sulla produzione energetica su piccola
scala per l’autoproduzione e la vendita alla
rete delle eccedenze.
9.Ridefinire il proprio rapporto
con il lavoro.
Ridefinire il lavoro salariato come mezzo per
soddisfare parte dei propri bisogni e non come
fine della propria esistenza. Concepire il
lavoro in generale come strumento per
l’affermazione della dignità umana, ma non come
l’unica modalità di espressione della medesima.
Sperimentare stili di vita capaci di ridurre i
consumi inutili e dannosi come presupposto per
ridurre il tempo dedicato al lavoro salariato
necessario per pagarli.
10.Diffondere i principi del
Movimento per la Decrescita Felice in ambito
politico.
Anche senza partecipare direttamente a
competizioni elettorali e o alla vita di partiti
poitici, trovare le strade per far giungere le
idee e le proposte del MDF a chi ha il compito
di governare il territorio in cui si vive.
Essere il “lievito” della vita politica partendo
dal basso, dagli ambiti più vicini alla vita e
ai problemi delle persone. Organizzare incontri
pubblici, coinvolgere i propri concittadini in
battaglie specifiche evitando ogni tentativo di
strumentalizzazione delle idee e delle proposte
del MDF
Panoramica società:
Siamo un gruppo di persone che desidera
perseguire e diffondere i principi della
Decrescita Felice nella metropoli milanese.
La Decrescita Felice è la proposta di un nuovo
paradigma culturale avente come scopo quello del
miglioramento della qualità della vita
attraverso alcuni principi contenuti nello
statuto del Movimento per la Decrescita Felice e
nel decalogo per i circoli territoriali MDF,
consultabili ai seguenti link:
http://www.decrescitafelice.it/?page_id=831
http://www.decrescitafelice.it/wp-content/uploads/2008/12/decalogo.pdf
A tal fine, stiamo costituendo il circolo
territoriale dell'area metropolitana di Milano
del Movimento per la Decrescita Felice.
Chi volesse saperne di più o partecipare
attivamente all'iniziativa può: contattarci al
seguente indirizzo: mdfmilano@gmail.com oppure
iscriversi al gruppo di discussione del circolo
MDF che stiamo costituendo a Milano: http://groups.google.it/group/mdf-milano
(visualizza meno contenuto)
Prodotti:
Per iscriversi al gruppo di discussione del
costituendo circolo MDF di Milano:
http://groups.google.it/group/mdf-milano,
previo invio email di presentazione a
mdfmilano@gmail.com
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COSTRUIRE
UN’ECONOMIA SALVA VITE, SALVA NAZIONE, SALVA
DEMOCRAZIA.
Gli economisti della
Modern Money Theory in Italia per formare il
primo gruppo di attivisti della MMT contro lo
scempio del Colpo di Stato Finanziario.
Sono Paolo Barnard. Ho deciso che è
assolutamente vitale chiamare in Italia il
gruppo fondatore della
Modern Money Theory (MMT) per un summit di
due giorni dedicato a chiunque sia intenzionato
a divulgare la MMT come politica economica
nazionale salva vite, salva nazione e salva
democrazia.
Il perché: La MMT è oggi probabilmente l’unico
strumento esistente di scienza economica e
sociale che è in grado di sventare il colpo di
Stato finanziario Neoclassico, Neomercantile e
Neoliberista che, particolarmente nell’Europa
dell’Eurozona, ha posto fine di fatto alla
democrazia. E’ in gioco il destino reale di
milioni di famiglie, di centinaia di migliaia di
aziende, e dell’Italia stessa nella sua
esistenza democratica. L’urgenza è massima,
l’Eurozona è al collasso, pochi immaginano oggi
le tragiche conseguenze decennali di questo
disastro criminoso.
A chi è dedicata l’iniziativa: La MMT sta
fiorendo su blog, siti, pubblicazioni come mai
prima, in parte per opera del mio lavoro e in
parte col contributo di altri attivisti. La MMT
è osteggiata come nemico letale dalle elite
politico-economiche dominanti, per i motivi da
me spiegati ne Il Più Grande Crimine. Esse
tenteranno ogni strada per soffocare la MMT in
Italia e nel mondo.
Se gli attivisti e i bloggers diffonderanno la
MMT in modo approssimativo e non fedele alla sua
scientificità, le elite avranno un’arma
micidiale per screditarci, e sarà la fine.
Motivo per cui io, e il gruppo di economisti
americani leader della MMT, abbiamo deciso di
indire un summit nazionale di due giornate dove
tutti gli attivisti, bloggers, e cittadini
intenzionati a promuovere la MMT potranno
recarsi per ottenere dalla fonte più autorevole
al mondo una infarinatura essenziale e completa
su: MMT – Perché e come siamo caduti vittime del
Colpo di Stato Finanziario – Crisi dell’Euro e
soluzioni per l’Italia – Crisi Finanziaria, chi
sono i criminali e come prevenirle – Costruire
uno Stato sovrano che tuteli i cittadini con
piena occupazione e pieno Stato Sociale, piena
ricchezza produttiva e accesso alla democrazia
vera. Essere competenti è vitale. Un volantino
ufficiale sarà postato su questa pagina appena
possibile.
I docenti: Saranno i
Professori L. Randall Wray, Stephanie Kelton,
Warren Mosler, Marshall Auerback, William Black,
i cui CV accademici sono pubblicati in calce.
Paolo Barnard curerà la lezione sul colpo di
Stato finanziario Neoclassico, Neomercantile e
Neoliberista.
Commento: La M.M.T. è una teoria
post-keynesiana e senza dubbio migliore di tante
altre soluzioni economiche liberiste che non
hanno nè capo nè coda e porterebbe senza dubbio
anche ad alcuni vantaggi nel breve periodo, ma
ritengo sbagliato lasciare la spesa pubblica,
essenziale per lo sviluppo della collettività,
ancorata alle riserve obbligatorie.
Lasciare, quindi, la politica monetaria
vincolante, nel suo funzionamento, all’operato
di banche centrali private e di banche
commerciali private non porterebbe ad alcun
grande beneficio.
Solo trasferendo la sovranità monetaria
interamente nelle mani dello Stato si potrà
garantire a questo ultimo di finanziare la spesa
pubblica senza vincoli da parte di organismi
privati, originando occupazione per soddisfare
l’erogazione di beni\servizi alla collettività,
e qualora non ci fosse una piena occupazione i
consumi sarebbero favoriti dall’introduzione del
reddito di cittadinanza.
In ogni modo si favorirebbero i consumi e allo
stesso tempo anche le tasse potrebbero
attestarsi su livelli nulli od irrisori, quel
tanto che basta a regolare l’inflazione (N.B.:
non si genera inflazione se la moneta che stampi
e crei ex nihilo viene adoperata per creare ed
offrire beni e servizi alla collettività).
In sostanza si conseguirebbero gli stessi
obiettivi che vorrebbe realizzare la M.M.T., con
la differenza che lo Stato non sarebbe
sottomesso alle banche e al mercato finanziario,
ma sarebbe detentore di una politica monetaria
veramente autonoma da potentati privati che si
spacciano per enti pubblici.
Se siamo in queste condizioni di crisi
economica, obbligati a misure di austerity e di
malessere collettivo, lo dobbiamo al fatto che,
finora, la nostra politica monetaria è stata
gestita da una lobby bancaria priva di morale.
Pertanto l’unica via di svolta si avrà soltanto
nel momento in cui questi infidi potentati
bancari saranno totalmente esclusi dai processi
regolatori che strutturano la politica economica
di un Paese.
By Salvatore Tamburro
Tratto da:
Considerazioni sulla Modern Money Theory
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