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Chi
e cosa sono le BANCHE
Nell'
anno 1776,
Thomas
Jefferson dichiarava: “Se gli
Americani consentiranno mai a banche privati di
emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione
e poi con la deflazione, le banche e le grandi
imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la
gente delle loro proprietà finché i loro figli
si sveglieranno senza tetto nel continente
conquistato dai loro padri. Il potere di emissione
va tolto via dalle banche e restituito al popolo,
al quale esso appartiene propriamente.” By
Thomas Jefferson
C'è
un segreto nella storia degli Stati Uniti
tenuto intenzionalmente nascosto dai
principali media ? Potrebbe esistere una società
segreta di pingui uomini d'affari la cui agenda è
stata la causa di molte guerre e depressioni
economiche ?
Esiste un'élite che nell'ombra manovra il mondo,
per portare avanti il suo programma politico di
interessi personal ?
Le risposte a queste domande potranno davvero
sorprendervi. L'evidenza è davanti ai vostri
occhi. Sta a voi decidere.
Ecco qui un documentario sul sistema delle banche
basato sul controllo, che ha determinato buona
parte del nostro passato, determina il nostro
presente e determinerà il nostro futuro.
Si tratta di uno dei documentari migliori e più
interessanti da vedere, per capire qual è stato
davvero il più grande segreto tenuto nascosto dai
media nel ventesimo secolo.
Guardate
questo reportage adesso
(Streaming Windows Media - durata 47:22)
(c)
Liberty International Entertainment - The
Phenomenon Archives
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Il
Governo Italiano all'assalto della campagna Banche Armate
Si profila da parte del Governo un vero e proprio attacco alla
Campagna di pressione alle Banche Armate.
«Si profila da parte
del Governo un vero e proprio attacco alla Campagna di pressione alle
"banche armate"» - cosi Giorgio Beretta, uno degli
esponenti della Campagna, commenta la nota della recente Relazione
ministeriale sull'export di armi. Per superare il problema degli
istituti bancari nazionali di essere catalogati fra le cosiddette
"banche armate", "il Ministero dell'Economia e delle
Finanze ha prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima
esaminata a livello interministeriale" - riporta la Relazione. «Quale
sia questa "soluzione" non è dato di sapere - aggiunge
Beretta - ma dal tono del discorso della Relazione e dalle recenti
lamentele del comparto armiero c'è da scommettere che non sarà nella
direzione della trasparenza.
Il comparto industriale-militare lamenta "notevoli difficoltà
operative" con gli istituti bancari nazionali, ma le banche
italiane assumono tuttora la quasi totalità delle operazioni, come
dimostrano i dati della stessa Relazione» - conclude Beretta.
Una nota della Relazione a pag. 18/19 concerne, infatti,
direttamente la Campagna
di pressione alle banche armate. La Relazione segnala, infatti, tra le problematiche di "alta
rilevanza" trattate a livello interministeriale "quella
relativa all'atteggiamento assunto da buona parte degli istituti
bancari nazionali" nell'ambito della loro politica di
"responsabilità sociale d'impresa". "Tali istituti, -
prosegue la Relazione - pur di non essere catalogati fra le cosiddette
"banche armate", hanno deciso di non effettuare più, o
quantomeno, limitare significativamente le operazioni bancarie
connesse con l'importazione o l'esportazione di materiali
d'armamento". Ciò avrebbe comportato per l'industria
"notevoli difficoltà operative, tanto da costringerle ad operare
con banche non residenti in Italia, con la conseguenza - continua la
Relazione - di rendere più gravoso e a volte impossibile il controllo
finanziario" delle operazioni normate dalla 185/90. Pertanto
"il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente
prospettato una possibile soluzione che sarà quanto prima esaminata a
livello interministeriale" - conclude la Relazione.
«C'era da aspettarselo - riprende
Beretta. Dopo le lamentele del comparto armiero registrate
nell'articolo di Gianni Dragoni dal titolo "La difesa disarmata
delle banche" apparso lo scorso 5 marzo su "Il Sole 24
ore" (riportato qui sotto) non poteva essere altrimenti».
L'offensiva è capitanata da due
personaggi di primo piano: Pier Francesco Guarguaglini, presidente di
Finmeccanica, e da Piero Gussalli Beretta. Entrambi lamentano di
essere costretti a rivolgersi a gruppi bancari stranieri. «Una gran
balla!» - sbotta Beretta (che ovviamente con l'omonimo di Gardone
Valtrompia non ha legami di parentela). «Basta guardare
i
dati della Relazione di quest’anno. Oltre all'incremento
notevole delle transazioni bancarie, che nel 2004 hanno raggiunto la
nuova cifra record di 1.317 di euro - due banche italiane da sole
ricoprono, infatti, quasi il 60% delle autorizzazioni: si tratta di
Banca di Roma (che si aggiudica autorizzazioni per un valore
complessivo di oltre 395 milioni di euro) e Gruppo bancario San Paolo
Imi (autorizzazioni per oltre 366 milioni di euro). Banche che sono
seguite da altri istituti di credito italiani tra cui Banca Popolare
Antoniana Veneta (121 milioni per uno share del 9%) e Banca Nazionale
del Lavoro (71 milioni, cioè oltre il 5% del totale). Solo una banca
straniera, la Calyon Corporate and Investment Bank, con 120 milioni di
euro di autorizzazioni (9% del totale) si aggiudica qualcosa di simile
ai maggiori gruppi italiani; ma non va dimenticato che questa banca,
nata dalla fusione di due gruppi (Crédit Lyonnais e Crédit Agricole
Indosuez), è da tempo l'istituto di riferimento di diversi Paesi
arabi. E la somma delle operazioni autorizzate a istituti di credito
stranieri non supera il 14%, una percentuale al ribasso rispetto ad
alcuni anni fa. In definitiva, le banche italiane rappresentano
tuttora l'intermediario privilegiato per l'industria armiera italiana»
- conclude Beretta.
Lanciata nel 2000 su iniziativa di tre
riviste del mondo pacifista (Mosaico di pace, Nigrizia e Missione
Oggi), la Campagna di pressione alle "banche armate" ha
inteso fin dal suo inizio perseguire un duplice scopo: da un lato
favorire un controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di
appoggio delle banche al commercio delle armi, dall'altro fornire
informazioni per un ripensamento dei criteri di gestione dei propri
risparmi. Grazie alla pressione di cittadini e associazioni, in questi
cinque anni il gruppo Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Cassa di
Risparmio di Firenze, Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino e
recentemente Banca Intesa
hanno
dichiarato di voler cessare, totalmente o in gran parte, la
fornitura dei propri servizi al commercio di armi italiane. La
Relazione 2005 registra un ulteriore e positivo passo di Unicredit
(solo l'1,5% delle autorizzazioni quest'anno), l'uscita ormai
definitiva di MPS e la bassissima quota di nuove autorizzazioni di
Banca Intesa (1,7%).
Preoccupa,
invece, una "new-entry": la Banca Popolare di Milano che si
aggiudica 22 commesse per oltre 53 milioni di importi autorizzati, più
del 4% del totale.
Banca Popolare di Milano è uno dei "sostenitori storici" di
Banca Popolare Etica, di cui da anni distribuisce i prodotti. Cosa
succede ?
Tabelle
della relazione 2005
Commento
di Don Sacco all’articolo del Sole-24 ore
Tratto da:
unimondo.oneworld.net
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