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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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La BANCA d’ITALIA NON e’ PUBBLICA…..ma PRIVATA ......!! 
 

I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

Chi ha creato la Federal Reserve Bank ?

Nell' anno 1776, Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” By Thomas Jefferson 

FERMIANO le BANCHE: Associazione per la difesa dei Cittadini nelle cause contro le banche
 

www.signoraggio.com 
Il Giornale di Vicenza - giovedì 30 giugno 2005 - Lettere al Direttore, pag. 47 - Economia
«Le contraddizioni della Banca d’Italia»
Lunedì 20 giugno leggo a pagina 6 del vostro giornale dal piccolo articolo “la curiosità”:
«La Banca d’Italia è una società a capitale privato diviso tra varie banche...» ecc. ecc.

In pratica si afferma che il controllore (la Banca d’Italia) è “controllato” (e gestito) dai controllati, cioè sono una stessa entità.
Una notizia che, nonostante la gratitudine che provo nell’averla pubblicata, non posso credere che meriti l’attenzione che un lettore possa rivolgere ad una semplice “curiosità”.

In base a quel piccolo, breve articolo si sta confermando una gravissima incompatibilità istituzionale; un tale conflitto d’interessi che oscura la tanto chiacchierata posizione dell’attuale Presidente del Consiglio.

In pratica, mentre noi discutiamo lungamente e prolissamente sulla legittimità della carica di una persona sola e che dopo cinque anni si conclude, l’intera istituzione monetaria si figura in una lampante contraddizione: la Banca d’Italia che dovrebbe garantire la validità della nostra moneta, non è un istituto del popolo o del governo per servire gli interessi dei cittadini, ma è costituito da soci privati (banche private) per conseguire gli interessi di una grande società per azioni, il cui nome per esteso è Bankitalia S.p.A.

Una domanda che il cittadino dovrebbe porsi per comprendere da dove vengono i nostri soldi è:
-Chi è il proprietario della moneta al momento dell’emissione ?
- E poi a chi dobbiamo pagare quel tanto citato Debito Pubblico ?

Risposta: Bankitalia S.p.A.
Chiedo pertanto che si faccia maggiore ed esauriente luce in merito, perché il popolo italiano merita il massimo rispetto !
By Claudio Proietti

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2005 - Nomina del nuovo Governatore della Banca d'Italia

La Goldman Sachs & Co. è sicuramente una delle banche d’affari private più potenti del mondo. Sorta nel 1869 a Manhattan (New York) grazie a due immigrati tedeschi: Marcus Goldman e Samuel Sachs[1].

In questi giorni Mario Draghi è stato nominato governatore di Bankitalia, al posto del dimissionario Antonio Fazio. Cosa c’entra, direte voi, Mario Draghi con il colosso bancario ?

C’entra eccome: Mario Draghi è vicepresidente della Goldman Sachs per l’Europa, la cui sede centrale ha gli uffici nel miglio quadrato più ricco (e potente) del mondo:  la City di Londra ! 
Questa cittadella grande all’incirca 2.6 km quadrati, è certamente piccola di dimensione ma non per influenza, visto che nelle sue street hanno sede le più importanti multinazionali e/o banche del globo ! 

Come mai un uomo legato e stipendiato molto bene da una banca privata così potente viene nominato direttore della Banca più influente d’Italia ? Quella banca, per intenderci, che s’incamera il Signoraggio monetario nazionale e una parte del Signoraggio europeo

Ma chi è questo Mario Draghi ? Facciamo un passo indietro.

Il professor Draghi è stato dal 1991 al 2001 Direttore Generale del Tesoro e presiede dal 1993 il Comitato per le Privatizzazioni, egli infatti è l’artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall’IRI alla Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato).

Quindi un personaggio di tutto rispetto ! Talmente di rispetto che fu uno dei privilegiati ospiti alla colazione (non da Tiffany) ma a bordo del panfilo reale della regina Elisabetta, il “Britannia”. Siamo nel 1992, e ci troviamo al largo di Civitavecchia, ma non su territorio italiano ma inglese. Qui vennero decise le sorti economiche dell’Italia. 

Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del filantropo George Soros che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire. E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch Italia): «Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri»[2]

Avete capito ? Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri !!! È proprio quello che hanno fatto Draghi & C.

Ha lavorato talmente bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione della Banca d’Italia. «Una scelta di alto profilo»[3] dice Romano Prodi in merito al nuovo capo di Palazzo Koch !
E ci credo: il leader della sinistra è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman Sachs (nonché presidente dell’Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende nostrane passarono in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi,  Locatelli, Ferrarelle, e moltissime altre).[4]
Quindi non è poi strano che Mario Draghi piaccia tanto a Prodi, anche perché sembrerebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, che la campagna elettorale di Romano sia finanziata da una certa Linda Costamagna[5], una privata signora. Fin qui nulla di male. Ma se venisse fuori che questa signora è la moglie di Claudio Costamagna,  Amministratore delegato della Goldman Sachs per l’Europa[6], la cosa cambierebbe ? Certo che sì.

Ma allora…non è che questo colosso - membro della potentissima lobbies bancaria internazionale - ha tutte le intenzioni di privatizzare l’intero Stato, aprendo ulteriormente all’estero (alle sorelle), controllando il sistema monetario del nostro paese
Questa preoccupazione non è campata in aria, visto che dopo l’incontro sul “Britannia” (tra le cui banche ospiti c’erano proprio i vertici della Goldman) sono iniziate quelle mega-privatizzazioni e acquisizioni che hanno depredato e svenduto i patrimoni pubblici. E poi come non preoccuparsi, se il nuovo controllore del sistema monetario e/o bancario (governatore di Bankitalia) italiano e il capo del governo (prossimo) sono finanziati e controllati dalla stessa banca d’affari privata ? 

L’unica cosa certa è che i vertici delle lobbies bancarie internazionali, gli stessi che stanno controllando le economie planetarie, avranno un altro ottimo motivo per festeggiare a capodanno.

[1] http://www.gs.com sito ufficiale della Goldman Sachs

[2] 1993, l’anno dei Boiardi & dei Complotti sul “Britannia”, Mauro Bottarelli

[3] AGE, Agenzia giornalistica europea, 29/12/2005

[4] Idem

[5] “Mario Monti il puro passa (strapagato) alla Goldman Sacs”, Maurizio Blondet 15/12/2005 Effedieffe ed. 
tratto da: http://www.nexusitalia.com


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Disegno di legge sul sito del Senato su "Banca d'Italia"

La Banca d’Italia…. non e’ pubblica, ma privata ……..ciò significa che l'interesse pubblico era ed è gestito da società private…….forse composte da diverse "entita'" di cui NON si conoscono i "nomi" dei veri proprietari ! 
"Nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale del ruolo della Banca d'Italia, essa ha conservato per molti aspetti l'originaria struttura societaria privatistica, specie con riferimento al proprio capitale"...
vedi ....un po' di storia per capire bene.....
Curiosamente, …….chissà perché…….manca la parte più interessante, cioè la composizione societaria: quando infatti si arriva al titolo "QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE" appare la scritta:
 "
Porzione di testo non disponibile" !!!!!!!

Riportiamo integralmente il testo sul Disegno di legge, trovato sul sito del Senato sotto "Banca d'Italia":   http://www.senato.it/leg/13/BGT/Testi/Ddlpres/00004397.htm

Senato - Disegno di legge 4083 (testo presentato)

ONOREVOLI SENATORI 
La costruzione dell'Unione europea, l'introduzione dell'Euro quale moneta comune tra i Paesi membri e la creazione di un Sistema europeo di banche centrali impongono di guardare con rinnovato interesse al ruolo ed ai compiti che la Banca d'Italia, in qualità di banca centrale del nostro Paese, dovrà svolgere.
Infatti, a partire dal 1º gennaio 1999 i Paesi che come l'Italia partecipano all'Unione economica e monetaria (UEM), hanno perso la sovranità monetaria che é stata trasferita, congiuntamente alla politica del cambio, alla Banca centrale europea (BCE) e al Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).
L'integrazione della Banca d'Italia nell'ambito del Sistema europeo di banche centrali rende la stessa partecipe delle scelte relative alla determinazione ed all'attuazione della politica monetaria dell'Europa
che, come obiettivo principale, persegue il mantenimento della stabilità dei prezzi.
A questo si aggiunga che, in considerazione della consolidata organizzazione e presenza territoriale, tutte le banche centrali nazionali saranno chiamate a svolgere importanti compiti di natura operativa al fine di realizzare l'obiettivo della stabilità dei prezzi e di esercitare la vigilanza sul sistema bancario. Pertanto alla Banca d'Italia compete, su autorizzazione della Banca centrale europea, l'emissione di banconote in ambito nazionale.

Per comprendere l'importanza di tale funzione, occorre pensare al fatto che la regolazione dei flussi monetari é finalizzata a non lasciare inattive le risorse economiche per mancanza di mezzi monetari e a non far circolare moneta in quantità superiore alle reali necessità del sistema controllando cosi i fenomeni inflazionistici nel breve e soprattutto nel medio periodo. L'assolvimento di questo compito porta prioritariamente all'obiettivo del mantenimento della stabilità del potere di acquisto della moneta e, fermo restando tale obiettivo, alla promozione dello sviluppo economico, all'attenuazione degli effetti economici congiunturali e alla massima occupazione delle forze di lavoro disponibili.
Ovviamente, il contemporaneo perseguimento di questi obiettivi può risultare contraddittorio, per cui é necessario adattare l'azione dell'istituto alle mutevoli prospettive dei fenomeni economici.
É quindi evidente che il ruolo di fatto svolto dalla Banca d'Italia, anche al di là delle puntuali previsioni normative, riveste un'importanza primaria nello svolgimento dell'azione pubblica.
Nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale del ruolo della Banca d'Italia, essa ha conservato per molti aspetti l'originaria struttura societaria privatistica, specie con riferimento al proprio capitale.
La disciplina vigente sull'ordinamento della Banca d'Italia é ancora oggi contenuta in fonti normative precedenti rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana.

I principali testi che regolano la materia sono:
1) l'articolo 1 del testo unico di legge sugli Istituti d'emissione e sulla circolazione dei biglietti di Banca, approvato con il regio decreto 28 aprile 1910, n. 204, il quale, nel testo originario, attribuiva la competenza ad emettere biglietti di banca o altri titoli equivalenti - oltre che al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia -
alla Banca d'Italia, "con capitale nominale di 240 milioni, diviso in 300 mila azioni nominative di lire 800 ciascuna". Va ricordato che sarà solo con il regio decreto 6 maggio 1926, n. 812, che il servizio di emissione dei titoli di banca verrà unificato;
2) l'articolo 20 del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, che ha introdotto la qualifica di "istituto di diritto pubblico" per la Banca d'Italia. Lo stesso articolo ha modificato la disciplina relativa al
capitale, disponendo che il capitale della Banca d'Italia fosse di trecento milioni di lire e che fosse rappresentato da trecentomila quote di mille lire ciascuna, interamente versate.
Ai fini della tutela del pubblico credito e della continuità di indirizzo dell'istituto di emissione, il terzo comma dell'articolo in esame prevede che le quote di partecipazione al capitale siano nominative e possano appartenere solamente a:  casse al risparmio;  istituti di credito e banche di diritto pubblico;  istituti di previdenza; istituti di assicurazione;
3) gli articoli 1 e 3 dello statuto della Banca d'Italia, approvato con il regio decreto 11 giugno 1936, n. 1067, che costituiscono la normativa vigente, per cui vengono riportati per intero.
L'articolo 1 recita: "La Banca d'Italia é un istituto di diritto pubblico, ai sensi del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375. Essa esercita funzioni bancarie, puó emettere titoli al portatore e quale unico istituto di emissione, emette biglietti nei limiti e con le norme stabilite dalla legge.
Nel suo nuovo ordinamento la Banca d'Italia riassume tutte indistintamente le attività, i diritti, i privilegi e le passività, gli obblighi e gli impegni dell'Istituto creato con la legge 10 agosto 1893, n. 449".
L'articolo 3 dello statuto, nel testo modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1992 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 1992), prevede a sua volta che:
"Il capitale della Banca d'Italia é di 300 milioni di lire rappresentato da quote di partecipazione di lire mille ciascuna.
Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:
a) casse di risparmio;
b) istituti di credito di diritto pubblico e banche di interesse nazionale;
c) società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356;
d) istituti di previdenza;
e) istituti di assicurazione.
Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.
4) In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca d'Italia da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici".
Da ultimo l'articolo 27 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 (Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461) ha incluso le fondazioni bancarie, i cui statuti sono stati adeguati ai sensi dell'articolo 28, comma 1, tra i soggetti che possono partecipare al capitale della Banca d'Italia a condizione che:
a) abbiano un patrimonio almeno pari a 50 miliardi;
b) operino secondo quanto previsto dai rispettivi statuti, in almeno due province ovvero in una delle province autonome di Trento e Bolzano;
c) prevedano nel loro ordinamento la devoluzione ai fini statutari nei settori rilevanti di una parte di reddito superiore al limite minimo stabilito dall'Autorità di vigilanza ai sensi dall'articolo 10.
In termini riassuntivi, le quote di partecipazione al capitale della banca possono appartenere - oltre che a casse di risparmio, a istituti di diritto pubblico e banche di interesse nazionale, a istituti di previdenza e a istituti di assicurazione - anche a società per azioni esercenti attività bancaria, risultanti dalle operazioni di trasformazione delle casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, recante disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio, ovvero alle fondazioni bancarie.
Occorre a questo proposito sottolineare che le fondazioni hanno natura eminentemente privatistica così come stabilito dall'articolo 2 del decreto legislativo laddove vengono definite "persone giuridiche private senza fine di lucro, dotate di piena autonomia statutaria e gestionale".
Ai partecipanti viene distribuito un dividendo - non superiore al 6 per cento del capitale nominale - sugli utili prodotti dall'istituto, dopo l'accantonamento al fondo di riserva ordinaria di una quota massima del 20 per cento. Col residuo possono essere costituite eventuali riserve straordinarie, nel limite del 20 per cento degli utili complessivi. Ai partecipanti può essere distribuito, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4 per cento del capitale. La restante somma é devoluta allo Stato (articolo 54 dello Statuto).
La situazione del capitale della Banca centrale é stata oggetto di più atti di sindacato ispettivo, a cominciare dalla interpellanza 2-00016 a firma dell'onorevole Nesi, a cui il Governo ha risposto nella seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati del 27 giugno 1996.
Si ricordano, inoltre, le analoghe iniziative di sindacato ispettivo dell'onorevole Giorgetti (interrogazione a risposta orale 3-00501), dell'onorevole Martinelli (interrogazione a risposta scritta 4-04001) e del senatore Wilde (interrogazione a risposta scritta 4-01918), a cui il Governo ha sempre fornito una risposta pressoché identica a quella esposta nella ricordata seduta del 27 giugno 1996.
In quell'occasione, il rappresentante del Ministero del tesoro, rifacendosi ai dati forniti in occasione della relazione del Governatore presentata il 31 maggio 1996 all'assemblea dei partecipanti, ha chiarito che il capitale della Banca era ripartito fra 94 azionisti, 87 dei quali con diritto di voto. Tra i soci con diritto di voto, rientravano a quella data 79 società bancarie (84,5 per cento del capitale sociale), un istituto di previdenza (5 per cento del capitale sociale) e 7 istituti di assicurazione (10,5 per cento del capitale sociale).
Fra i predetti partecipanti al capitale, a parte il caso della Cassa di risparmio di San Marino che comunque non aveva diritto di voto, undici società bancarie ed assicurative risultavano in prevalenza private e ad esse faceva capo il 15,89 per cento del capitale della Banca, trasformato in quote con diritto di voto (17,84 per cento).  Il rappresentante del Tesoro, nella stessa occasione, aggiunse che "l'autonomia dell'istituto, nello svolgimento delle funzioni pubbliche assegnategli dalla legge, non discende dall'appartenenza del capitale della Banca all'area pubblica ovvero privata, ancorché la prevalenza pubblicistica venga conservata dall'articolo 3 prima richiamato. Essa é, invece, assicurata dalla ripartizione dei poteri tra gli organi amministrativi e direttivi dell'ente.
Ai primi, espressione dell'assemblea dei partecipanti al suo capitale, l'ordinamento affida l'amministrazione e la gestione dell'ente, mentre riserva ai secondi i poteri per l'esercizio delle funzioni istituzionali di emissione, di governo della moneta e di vigilanza sul sistema finanziario".
Già in sede di replica, segnalammo che, quale che sia il capitale della Banca d'Italia la sua proprietà non é mai indifferente rispetto all'azione della Banca e all'interesse generale del Paese. Del resto, se l'autonomia dell'istituto non fosse legata all'assetto proprietario del suo capitale, non avrebbero senso le previsioni del suo statuto volte a mantenere in mano pubblica la maggioranza delle quote del capitale.
Non a caso, la disciplina dei maggiori Paesi stranieri é univoca nel senso di mantenere in capo al soggetto pubblico il controllo del capitale delle banche centrali.
In Francia, la legge 4 agosto 1993, n. 980, precisa all'articolo 6 che la Banca di Francia é un'istituzione il cui capitale appartiene allo Stato. In Gran Bretagna, il Bank of England Act del 1946, che non é stato mai modificato, stabilisce che l'intero ammontare in azioni del capitale della Banca d'Inghilterra viene trasferito, libero da ogni peso, ad un soggetto nominato dal Tesoro inglese, per essere detenuto dalla stessa persona per conto del Tesoro. In Germania, lo statuto della Deutsche Bundesbank del 26 luglio 1957 stabilisce che la Bundesbank é una persona giuridica federale di diritto pubblico e il suo capitale appartiene allo Stato federale.
Anche negli Stati Uniti, la Federal Reserve, pur avendo uno statuto atipico ed essendo di proprietà delle banche federali, può essere considerata, sulla base del combinato disposto delle leggi che regolano la materia, una vera e propria banca pubblica.
In Italia, come stabilito nel 1936, le casse di risparmio hanno sino a poco tempo fa posseduto la maggioranza del capitale della Banca d'Italia. Questo é, tra l'altro, il motivo per cui, dopo la relazione annuale del Governatore del 31 maggio, prende la parola il presidente dell'associazione nazionale delle casse di risparmio. Ma ciò aveva ragione di esistere quando le casse di risparmio erano pubbliche.
Adesso non é più cosi: nella tabella dove sono elencate le quote di partecipazione al capitale, non si parla più delle casse di risparmio.
Nella tabella, da qualche anno si legge infatti che il capitale di maggioranza della Banca appartiene a società per azioni esercenti attività bancaria, a seguito delle operazioni di trasformazione delle casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico di cui all'articolo 1 del decreto legislativo n. 356 del 1990, ossia a seguito della privatizzazione di tali istituti.
Se é vero che l'articolo 3 dello statuto stabilisce che in ogni modo per la maggioranza del capitale della Banca d'Italia debba essere assicurata la partecipazione di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia a sua volta posseduta da enti pubblici, cosa accadrà quando tutto il sistema delle casse di risparmio sarà diventato privato? Che valore avrà la norma statutaria dinanzi alla trasformazione in società per azioni degli operatori finanziari, assicurativi e di previdenza? Inoltre, quali conseguenze avranno sugli assetti proprietari della Banca d'Italia i processi di fusione, di trasformazione attualmente in atto nel sistema bancario italiano ed europeo ?
La necessità di salvaguardare l'autonomia della banca centrale porta quindi alla conclusione che sia necessario fissare per legge il principio per cui il capitale della Banca d'Italia deve essere integralmente pubblico, come già previsto in Germania, in Francia e in Inghilterra.
Il presente disegno di legge all'articolo 1 attribuisce al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica la titolarità dell'intero capitale della Banca d'Italia, prevedendo altresì la incedibilità delle quote di partecipazione.
L'articolo 2 delega il Governo ad emanare, entro un anno dalla entrata in vigore della legge, un decreto attuattivo avente ad oggetto le modalità di rimborso delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia. Le quote devono essere rimborsate avendo riguardo al valore nominale delle stesse ed alla media degli utili netti assegnati ai partecipanti negli ultimi cinque anni.
L'articolo 3 contiene le disposizioni relative alla nuova composizione del Consiglio superiore della Banca.
I consiglieri, debbono essere eletti in numero di tredici, di cui dodici dal Parlamento in seduta comune ed uno dalla Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, disciplinata dal decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
I membri del Consiglio superiore devono essere scelti secondo criteri di onorabilità, professionalità e competenza e devono avere maturato un'esperienza complessiva non inferiore a venti anni in materia monetaria, finanziaria e del credito.  Le norme riguardanti la nomina del Consiglio superiore sono estremamente solenni e rigide. Solenni perché prevedono una modalità di elezione quale il Parlamento in seduta comune che rende l'idea dell'estrema importanza delle nomine stesse (fatto eccezionale nella legislazione delle istituzioni del Paese). Rigide perché limitano la scelta a persone che per età e per storia professionale abbiano maturato un'esperienza di alto livello.
Viene poi istituita una Commissione bicamerale avente compiti di vigilanza sull'attività del Consiglio.
Il governatore é tenuto a relazionare la Commissione sull'operato e sulle attività svolte dal Consiglio almeno una volta ogni sei mesi.
L'articolo 4 richiama le disposizioni di nomina e revoca del governatore contenute nell'articolo 19 dello statuto della Banca d'Italia e le mantiene invariate. In tal modo si intende ereditare l'attuale sistema in grado di garantire la piena indipendenza del Governatore come previsto dai trattati comunitari.
L'articolo 5 infine dispone che l'adeguamento dello statuto della Banca sia deliberato dal nuovo Consiglio entro tre mesi dal suo insediamento ed approvato con decreto del Presidente della Repubblica.
QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE
Porzione di testo non disponibile 

Commento
di un cittadino:
Come mai ?????? evidentemente si vuole nascondere i veri proprietari……che non sono lo Stato Italiano, cioè i cittadini italiani stessi !  

Ecco chi sarebbero gli azionisti della Banca D'Italia (Banca di Diritto Pubblico) spa ? NO e' privata

Come si vede, sono in gran parte gruppi PRIVATI con scopo di lucro, e sarebbe interessante andare a vedere chi sono i Privati che detengono i pacchetti azionari di queste Banche private......
Come si conciliano gli interessi privati di banche private e delle società di assicurazione (le Generali di Agnelli compresa) con quelli pubblici che la Banca D'Italia dovrebbe rappresentare ?
(anno 2002)
Gruppo Banca Intesa : 26,83%
Gruppo Banca di Roma: 11,10%
Gruppo Unicredito Italiano: 10,98%
Gruppo Cardine Banca: 8,90%
Banco di Napoli: 6,33%
Gruppo Assicurazioni Generali: 6,33%
INPS Istituto Nazionale Previdenza Sociale: 5,00%
Banca Carige - Cassa Risparmio Genova e Imperia: 3,96%
Banca Nazionale del Lavoro: 2,83%
Banco Monte dei Paschi di Siena: 2,50%
Gruppo La Fondiaria: 2,00%
San Paolo IMI: 2,00%
Cassa di Risparmio di Firenze: 1,85%
RAS Riunione Adriatica di Sicurtà: 1,33%
Interessante sarebbe anche conoscere i veri proprietari delle banche private elencate qui sopra !

Manca all'appello l'8,06 %, supponiamo di proprieta' del Ministero del Tesoro. 
Se si aggiunge il 5% dell'INPS, gli enti pubblici in Banca D'Italia rappresentano appena il 13% !!!

 Tutto questo e' inquietante  NO ??? - vedi anche: 00004397.htm


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Per Diritto di Informazione: quanti sanno che la cara vecchia “Banca d’Italia” non è più dell’Italia e non appartiene più al Popolo Sovrano ?
Ora si chiama “Bankitalia S.p.A.”.

Da R & S, Ricerche & Studi di Mediobanca, 2003, pag. 1.149:
“tre sole banche controllano il 55,58% di quote della la Banca d’Italia: INTESA (27,2%), SAN PAOLO (17,23%) e CAPITALIA (11,15%)”, il 22,11% appartiene ad altre 5 banche, l’11,66% a 4 Gruppi assicurativi, il 5% all’INPS e rimane un 5,65% nelle mani di anonimi. E questo 5,65% di chi è ? Sono tutti debitori del popolo Sovrano, altro che “creditori”.
Il batter moneta, come anche il crearsi un esercito, è una prerogativa del Sovrano: del popolo. Come è anche Suo Diritto il ribellarsi al tiranno. Il Diritto economico del Popolo Sovrano è un Diritto “inalienabile”: non può essere né ceduto né affittato.
E’ anche uno dei Diritti previsti dalla Carta dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, oltreché nel comma 2 dell’Art. 42 della Costituzione.

Tutto quanto sopra detto non può non essere a conoscenza di Carlo Azeglio Ciampi: ha lavorato per cinquant’anni nella Banca d’Italia, diventandone perfino governatore. Ciampi non può non sapere che ruolo lui stesso abbia avuto nello sfruttare il Popolo – non Sovrano, ma servo della gleba – rimasto all’oscuro dei propri Diritti. Continuando a fare l’omertoso, la sola deduzione logica è l’ipotesi, e non solo, di alto tradimento. Allo stesso modo, Romano Prodi e Giorgio Napolitano non possono non sapere della “truffa del signoraggio”. Quindi si può tranquillamente dedurre – come anche molti altri sostengono - che l’euro di Prodi è la rapina del millennio.

In ogni caso, i proprietari sono appunto pochi privati privilegiati, soci della Banca Centrale Europea e sono gli unici a spartirsi gli utili che derivano da questa colossale truffa organizzata a scapito dei cittadini Italiani ed Europei. E non redistribuiscono certo gli utili alla popolazione ! Non sono mica benefattori !
Inoltre i soci delle società della Banca d’Italia posseggono il 14,57% di azioni della BCE e per conseguenza è la quota di signoraggio formale che prendono. Ovviamente prendono anche una gran parte del capitale che sfugge al controllo.

Vi sono però delle banche come quella d’Inghilterra (con il 15,98% di quote), di Svezia (con il 2,66%) e Danimarca (con l’1,72%) che partecipano al signoraggio europeo nonostante non abbiano adottato l’euro come moneta interna. Prendono cioè il 100% del signoraggio della loro moneta e in più una fetta del signoraggio europeo. In parole povere noi Italiani – e non solo – senza saperlo stiamo pagando le tasse a questi 3 Paesi.

Ma c’è di più: ogni banconota – da 5 a 500 euro – costa tra stampa, carta, inchiostri, ecc. 0,03 centesimi di euro. In realtà, invece di cederle al popolo dell’Unione Europea al prezzo di costo aggiungendo un minimo di margine utile, la Banca Centrale Europea le presta e le affitta al valore di facciata e, in più, aggiunge un interesse annuo chiamato “tasso di sconto”.
In questo modo una banconota da 100 euro che potrebbe essere ceduta a 0,05 euro, viene a costare alla Comunità 102,50 euro: più del valore della facciata.
Questa è USURA LEGALIZZATA, la più grande truffa nella storia dell’Umanità. Ecco spiegato il fenomeno dell’inflazione, della svalutazione e del derivante potere d’acquisto del denaro.

Ripeto e Vi raccomando: andate a vedere l’isola di Guernsey.
Non vorrei dilungarmi oltre parlando anche della “riserva frazionaria”, ma sempre di USURA LEGALIZZATA si tratta. Digitate su qualsiasi motore di ricerca queste due parole e vi renderete conto da soli che tutti i cittadini dovrebbero esserne informati, visto che parliamo dei nostri soldini e, per i più fortunati, dei nostri risparmi principalmente. Ma farci prendere in giro da quelli che Noi eleggiamo per tutelare i Nostri Diritti mi sembra assurdo, è un controsenso.

Da Wikipedia - Banca d’Italia  Storia:  ....“...Nel 1926 la Banca d’Italia ottiene l’esclusiva sull’emissione della moneta.

Nel 1928 la Banca viene riorganizzata. Al Direttore Generale viene affiancato un Governatore, dotato di poteri maggiori.

La Banca d’Italia è una società per azioni fino al 1936. In quell’anno viene convertita in Istituto di Diritto Pubblico  dall’articolo 3 della legge bancaria del 1936 (ovvero il regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni). Le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta.

Nel 1948 viene conferito al Governatore il compito di regolare l’offerta di moneta e decidere il tasso di sconto, in base al D.P.R. n. 482 del 19 aprile (art. 25, comma 4°).

Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge N. 4083 “Norme di proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo Stato tutte le azioni dell’istituto, ma non viene mai approvato.

Il 4 gennaio 2004 il numero 01 di “Famiglia Cristiana”, riporta a pag. 22, per la prima volta nella storia, l’elenco dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia con le relative quote. La fonte è un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta dal ricercatore Fulvio Coltorti il quale, indagando a ritroso sui bilanci di banche, assicurazioni ed enti, ed annotando mano a mano le quote che segnalavano una partecipazione al capitale della Banca d’Italia è riuscito a ricostruire gran parte dell’elenco dei partecipanti della massima istituzione finanziaria italiana.

Il 20 settembre 2005 l’elenco degli azionisti viene reso ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a questo momento era da considerarsi “riservato”.

Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato, il governatore Antonio Fazio si dimette. Pochi giorni dopo, viene nominato al suo posto Mario Draghi, che si insedierà il 16 gennaio 2006.

La legge 268 del 28 dicembre 2005, nell’ambito di varie misure a tutela del risparmio, introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio, e dispone che entro il 2008 le quote di partecipazione a Bankitalia attualmente in mano a imprese private passino allo Stato.

In base a tale legge, Draghi sarà il primo governatore ad avere un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta.

Il 28 dicembre 2005 viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la legge n. 262 atta a ri-trasferire, entro il 2008, le quote di partecipazione a Bankitalia attualmente in mano ad imprese private, allo Stato ed agli enti pubblici.

Il 16 dicembre 2006 viene cambiato l’Art. 3 dello Statuto di Bankitalia. Il nuovo statuto è firmato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa.
vedi: http://www.signoraggio.com/signoraggio_modificaallostatuto.html

NUOVO STATUTO della BANCA D’ITALIA

Titolo I
Art. 3: Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in quote nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge.
Il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e della equilibrata distribuzione delle quote.

VECCHIO STATUTO della BANCA D’ITALIA
Titolo I
Art. 3: Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuna (4). Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:        
a) Casse di risparmio,
b) Istituti di credito di diritto pubblico e Banche di interesse nazionale;
c) Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni cui all’art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356;
d) Istituti di previdenza;
e) Istituti di assicurazione.            

Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.

Art. 1:
La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico. Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Banca d’Italia e i componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza nel rispetto del principio di trasparenza, e non possono sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati. Quale banca centrale della Repubblica Italiana, è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali (SEBC). Svolge compiti e le funzioni che in tale qualità le competono, nel rispetto dello statuto del SEBC.
Persegue gli obiettivi assegnati al SEBC ai sensi dell’art. 105.1 del trattato che istituisce la Comunità europea (trattato).
La Banca d’Italia emette banconote in applicazione di quanto disposto dall’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43. Assolve inoltre gli altri compiti ad essa attribuiti dalla legge ed esercita le attività bancarie strumentali alle proprie funzioni.

Art. 2:
La Banca d’Italia ha sede in Roma.
Può avere filiali, che si distinguono in sedi e succursali. L’articolazione territoriale e la competenza di sedi e succursali sono stabilite con delibera del Consiglio superiore.

Art. 4:
Le quote di partecipazione sono rappresentate da certificati nominativi.
La cessione delle quote deve risultare da girata, autenticata dal notaio, attergata al certificato originale, il quale deve essere presentato all’Amministrazione centrale della Banca che provvederà al rilascio di un nuovo certificato intestato al cessionario e, ove il trasferimento sia parziale, di un nuovo certificato intestato al cedente. Il cessionario potrà fare valere i diritti di partecipante solo dal momento della presentazione del titolo ceduto.

Quatti quatti, in silenzio, di nascosto, hanno creato esclusivamente a loro vantaggio La Macchina Mostruosa: la truffa più colossale della storia dell’umanità perpetrata ai danni di tutti i cittadini Italiani (ed Europei). Nessuno ci ha interpellato, nessuno si è interessato delle Nostre opinioni, se eravamo d’accordo riguardo alla privatizzazione della Nostra Banca d’Italia, di proprietà del popolo Sovrano in qualità di Istituto di Diritto Pubblico.
Motore di ricerca: Statuto della Banca D’Italia.
Ecco il segreto del “boom economico”: redistribuivano al popolo gli utili derivanti dall’emissione della moneta di Stato, ovvero di proprietà dei cittadini Italiani. Sulle banconote erano stampate le diciture “Biglietto di Stato a corso legale” e “Pagabili a vista al portatore”, la moneta apparteneva davvero al popolo Sovrano, costituzionalmente.

Intorno al 2000 le cose cambiano: la Banca d’Italia in qualità di Istituto di Diritto Pubblico prende il nome di Bankitalia S.p.A. la quale, per ovvi motivi, non redistribuisce certo gli utili ai cittadini. E i nostri politici, quelli che dovrebbero fare esclusivamente gli interessi della Nazione e della popolazione, che hanno fatto e che fanno spudoratamente ed indegnamente tutt’ora ? Oltre ad ignorare e aver ignorato i Nostri Diritti Costituzionali, se non fanno parte della banda, credo abbiano ragione a definirli “i loro camerieri”.

Nel 1936 avevano capito che la Banca d’Italia, in qualità di Società per Azioni, danneggiava il Paese e i cittadini, oltre al fatto di non creare o apportare alcun beneficio o benessere alla popolazione.  .

Ci hanno fregati tutti.
Vi invito ad approfondire l’argomento. Molto istruttivo, sempre su Wikipedia: euro.

Ho avuto il grande Onore di conoscere nell’ottobre 2004 un grande Uomo e famoso Economista, il Professor Giacinto Auriti, scomparso purtroppo a causa di una grave malattia l'11 agosto 2006 a Roma, dove viveva con la moglie. Un Uomo che, per quanto ignorato dai giornalisti e dalle emittenti televisive italiane ma conosciuto e stimato in tutto il mondo, ha dimostrato nel 2000 che si può migliorare il Paese, redistribuendo le ricchezze alla popolazione. Proprio nella Sua città di nascita, Guardiagrele, in provincia di Chieti, in qualità di fondatore e segretario del SAUS (Sindacato anti-usura)  mise in circolazione una moneta a Sue spese: il SIMEC. Un esperimento che ha ottenuto grande successo, ma che le Istituzioni hanno cercato di combattere con ogni sistema, arrivando anche al sequestro di tutti i SIMEC in circolazione su disposizione della Procura di Chieti e non solo. Credo che questa iniziativa meriti una certa attenzione, poiché potrebbe concretamente trovare una sua riproposizione, su larga scala, dato che i SIMEC sequestrati furono successivamente dissequestrati palesando, nell'occasione, la legittimità e la credibilità di quel famoso esperimento di grande caratura, come d'altronde ha dimostrato durante tutto l'arco della Sua vita il Genio Auriti lottatore insuperabile del sistema bancario.
Motore di ricerca > Giacinto Auriti.

Ho inviato in data 2 novembre 2004, tramite Raccomandata A.R. e tramite e-mail, una lettera – pubblicata in rete - all’allora presidente della Repubblica Ciampi chiedendo di spiegare tutto questo ai cittadini: non ho mai ricevuto risposta.

Il 21 dicembre scorso, sempre tramite Raccomandata A.R. e e-mail, ne ho inviata un’altra che – pubblicata in rete ed inviata alle redazioni di tutti i quotidiani nazionali più o meno importanti - riportava integralmente il testo della prima, all’attuale presidente Napolitano, aggiungendo altre domande: ad oggi nessuna risposta.
In compenso, nemmeno un mese dopo, digitando “Giacinto Auriti Barbara Sacchiero” da 27 risultati e 2 pagine e mezzo, nell’arco di 24 ore apparivano solo 6 risultati: il resto era stato oscurato e censurato, i 6 risultati riportavano solo la lettera del 2004. Ho chiesto spiegazioni a chi di competenza reclamando il Diritto all’Informazione e sottolineando l’Art. 21 della Costituzione Italiana: dopo 2 ore sono riapparsi. Vi invito a visitarli.

A questo proposito, devo fare una precisazione: da circa un paio d’anni è stata abolita la franchigia, cioè la spedizione gratuita esistente da quando è stata proclamata la Repubblica, per quanto riguardava le lettere inviate al Papa e al presidente della Repubblica: ritengo si tratti di una grave ingiustizia e dell’ennesima negazione di un Nostro Diritto. Ogni cittadino ha il Sacro Diritto di inviare gratuitamente le lettere soprattutto al Papa, ma anche al Presidente della Repubblica.

Noi Italiani siamo sempre stati forti: facciamo grandi sacrifici per il Nostro Paese. Il Nostro passato, ma soprattutto il Nostro presente lo dimostrano.
Facciamo allora in modo che non riescano a raggiungere il cosiddetto “quorum”, che non riescano ad eleggere e a formare nessun tipo di governo. Dovrebbero rifare la campagna elettorale, trovare nuove idee, farci nuove proposte che ci convincano davvero ma, soprattutto, vogliamo Persone nuove e giovani. Signori: queste Persone esistono! Sono Italiani. Certo che, se non riescono a trovare spazio nel loro Paese perché questi non si schiodano e non li prendono in considerazione, è anche vero che ci sono altri Paesi che invece li considerano e li apprezzano molto: ad esempio la Spagna con il Nostro Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia - andate su Wikipedia per sapere come mai ha lasciato l’Italia, per chi e perché ! -, la Francia, gli Stati Uniti, ecc.
Vogliamo Persone che siano in grado di assumere un incarico in base alla specifica preparazione: non come l’attuale Ministro delle Infrastrutture, per fare un esempio a caso ! Persone ben preparate culturalmente, che sappiano risolvere i problemi con Coscienza, Onestà e Lealtà, che abbiano dei Veri Ideali ed un unico obiettivo: il rilancio, il miglioramento ed il benessere del Nostro Paese e di tutti i Cittadini. Persone che ci ispirino Vera Fiducia, che sappiano ottenerla, mantenerla ed aumentarla da tutta la popolazione, persone che meritino la Nostra Fiducia con fatti ed azioni concrete: Persone che meritino la Nostra Stima e ognuno di Noi possa esserne Fiero.

Ma non questa gentaglia, questa feccia, tutta questa marmaglia di incompetenti!
Vogliamo anche Noi un BARACK OBAMA. Anzi, molti BARAK OBAMA: Liberali, Democratici, Pacifisti, Giusti, Onesti, Leali.
E’ un Nostro Diritto. Ed è soprattutto un loro Dovere.
Ora, Vi chiederete: come faremo senza un governo per – ipotesi – 6 mesi, esagerando 1 anno ?
Credo concordiate con me che è meglio non avere un governo o averne uno provvisorio per qualche mese (il Paese andrà avanti lo stesso), piuttosto che accontentarci delle solite facce trite, ritrite e sempre le stesse, dei soliti governi fantocci e farlocchi: peggio di così! “Basta !” con tutta questa ipocrisia, falsità, slealtà, sotterfugi.

Nessuno può negare che questo sistema ha fatto e fa – oggi più che mai – acqua da tutte le parti.
Hanno spremuto e spremono tutt’ora tutto quello che possono, solo ed unicamente a scapito della Popolazione: siamo costretti a subire una pressione fiscale impressionante rispetto al resto del mondo ed è in continuo e costante aumento. Misteriosamente però i soldi non bastano mai.
Ecco perché, avendoli provati tutti, destra e sinistra, è ora di tornare al vecchio sistema. Siamo nel Terzo Millennio, nell’era tecnologica. Non è vero che non si può cambiare: le cose non vanno bene anzi, ogni mese che passa le cose vanno peggio. Per tutti Noi, “loro” esclusi naturalmente. E loro se ne fregano.
Abbiamo il Dovere di far cambiare le cose: non solo morale, ma anche per i Nostri nonni e bisnonni che hanno pagato con la vita, il sangue e i sacrifici di moltissimi uomini e donne valorosi e coraggiosi la conquista e l’ottenimento della Costituzione Italiana.

Il riconoscimento di questi Nostri Diritti è Sacro e incontestabile, possiamo ottenerlo, abbiamo dimostrazioni concrete e reali, in tutto il mondo. Ma dobbiamo impegnarci tutti, insieme, compatti, uniti. Volete lasciare in eredità un Paese ridotto così – altro che Terzo Mondo ! - ai Vostri figli, ai Vostri nipoti, alle future generazioni  ?

Non posso crederci  !
Credo invece che, costringendoli tutti ad un lungo e profondo periodo di riflessione e, speriamo, ad un sincero ed approfondito esame di coscienza, riusciremo tutti insieme ad ottenere il riconoscimento di tutti i Nostri Diritti Costituzionali e l’applicazione del Quarto Potere Costituzionale, il Diritto della proprietà della moneta che appartiene indiscutibilmente al Popolo, in qualità di Sovrano, da sempre sostenuto dal grande Genio del famoso e rimpianto Professor Giacinto Auriti.

Credo che quando ripartiremo, magari all’inizio non sarà una partenza esplosiva – anche se personalmente ritengo che abbiamo e avremo parecchie probabilità a favore -, ma è pur vero che ripartiremo in condizioni sicuramente migliori.

Per tutte queste ragioni e per tutte quelle di cui non ho parlato ma Vi ho invitato ad approfondire – e si tratta dell’interesse di ogni cittadino Italiano -, per quelle che tutti conosciamo, per le ingiustizie alle quali assistiamo e delle quali siamo vittime, per le conseguenze drammatiche che ormai sono all’ordine del giorno: suicidi, omicidi, stragi familiari, rapine, furti, violenze in costante e preoccupante aumento. Hanno in comune la medesima motivazione: la perdita del lavoro, le pensioni da miseria, il costo esorbitante ed ingiustificato della sopravvivenza – della vita per i più fortunati – sotto ogni aspetto, i costi assurdi dei servizi con conseguenti disagi ed ulteriori problemi per tutti i cittadini, tra i quali problemi di salute, povertà e poi la Disperazione.

La povertà crea solo altra povertà; la ricchezza, gestita equamente ed indistintamente, crea “solo” altra ricchezza.
Signori: siamo tutti sulla stessa barca e tutti insieme dobbiamo “ammutinarci”. Buttiamo a mare il comandante, gli ufficiali, i tirapiedi e tutti i loro ruffiani. Buttiamo a mare la ZAVORRA! Cambiamo rotta e dirigiamoci verso la Libertà, l’Uguaglianza, la Vera Democrazia, il Benessere al quale abbiamo Diritto.
Ma pacificamente e democraticamente: il Mahatma Gandhi ha ottenuto l’indipendenza del proprio Paese dall’Inghilterra, grazie alla “Forza della non-violenza”. Perché non potremmo riuscirci noi? Con un’arma potentissima: la Costituzione Italiana. Se siete d’accordo, se approvate tutto questo: facciamolo, otteniamolo, riconquistiamolo e poi saremo veramente Noi, il popolo Sovrano a governare e a considerare le priorità soprattutto in base al Benessere di ogni Cittadino e di tutto il Paese.

Cari Ragazzi, Signori, Concittadini, Italiani: se siete d’accordo, diffondete più che potete questo scritto con qualsiasi mezzo: inviatelo ai Vostri contatti tramite e-mail, stampatelo, fotocopiatelo, distribuitelo ad amici parenti, conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, sconosciuti; anche al Vostro farmacista di fiducia, perché no!
Se vogliamo smettere di lamentarci e di continuare a pagare, se davvero vogliamo che le cose finalmente cambino, se vogliamo ricominciare a Vivere Dignitosamente in un Paese davvero Democratico, Libero e Civile, se vogliamo smettere di pagare miliardi di euro di interessi al giorno alla Banca Centrale Europea per avere in prestito una moneta, moneta che è Nostra Costituzionalmente.

Se emettessimo Noi, in Italia, i Nostri “euro di Stato a corso legale” “Pagabili a vista al portatore”, gli interessi e gli utili che ne deriverebbero verrebbero invece redistribuiti al Popolo Sovrano sotto varie forme: diminuzione della pressione fiscale, eliminazione di interessi-furto, di tasse, di bolli, dei vari tipi di servizi che dovrebbero essere gratuiti per tutti, eliminando tutto ciò che è inutile; promuovendo, incoraggiando ed incentivando lo sviluppo del Nostro artigianato, dei commercianti, delle Nostre piccole e medie imprese; investendo, incoraggiando, incentivando, agevolando le nuove tecnologie ecologiche, in modo da essere sempre più auto-sufficienti per non dover pagare agi altri Paesi quello che possiamo produrre anche Noi, vendendo Noi agli altri le eventuali eccedenze; migliorando il Paese attraverso il necessario ed ecologico sfruttamento del territorio, il riconoscimento e l’impiego adeguato delle potenzialità delle risorse umane, del latifondo e delle strutture inutilizzate, recuperabili e ristrutturabili, con la logica conseguenza che potremmo davvero diventare competitivi con il resto del mondo.
Non vi piacerebbe ? Non volete anche Voi tutto questo ? Io dico che sarebbe fantastico ! E vi assicuro: NON E’ UTOPIA.
Ma dobbiamo volerlo e farlo davvero Tutti. E sarà davvero fantastico ! Il trionfo della Vera Libertà, della Vera Uguaglianza, della Vera Democrazia: per ritrovare il giusto Orgoglio di sentirci davvero ancora Italiani.

Iniziamo compatti a compiere questo primo ed importantissimo passo: il resto lo decideremo Noi quando arriverà il momento. Non abbiate paure, timori e indugi: cambieremo tutti insieme il corso della storia del Nostro Paese e, siatene certi, lo cambieremo in meglio per tutti i Cittadini, non solo per pochi. Ma soprattutto lo cambieremo pacificamente, per i Nostri figli, nipoti e per le generazioni che verranno.

Per la Nostra Patria, per la Nostra Libertà, per l’Uguaglianza contro lo straPotere di tutti questi voraci, egoisti, presuntuosi personaggi.
Altrimenti, ha ragione qualcuno che dice: “Noi Italiani abbiamo il governo che ci meritiamo, perché siamo un popolo di pecoroni!”

Nell'anno 1776, Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli Americani consentiranno mai a banche private di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” By Thomas Jefferson

Desidero concludere con una frase del famoso ed amato Presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy, assassinato come Abramo Lincoln un secolo prima, poiché entrambi avevano come obiettivo principale e fondamentale la restituzione della proprietà della moneta al Popolo: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana."
RingraziandoVi per l’attenzione, porgo a tutti i Cittadini i miei più calorosi ed affettuosi saluti.
By Barbara Sacchiero

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