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Disegno
di legge sul sito del Senato
su "Banca d'Italia"
La Banca d’Italia…. non e’ pubblica, ma
privata ……..ciò significa che l'interesse pubblico era ed è gestito
da società private…….forse composte da diverse "entita'" di cui NON
si conoscono i "nomi" dei veri proprietari !
"Nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale del ruolo della
Banca d'Italia, essa ha conservato per molti aspetti l'originaria
struttura societaria privatistica, specie con riferimento al proprio
capitale"...
vedi ....un po' di
storia per capire bene.....
Curiosamente, …….chissà perché…….manca la parte più
interessante, cioè la composizione societaria: quando infatti si arriva
al titolo "QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE" appare la
scritta:
"Porzione di testo non disponibile" !!!!!!!
Riportiamo integralmente il testo
sul Disegno di legge, trovato sul sito del Senato sotto "Banca
d'Italia": http://www.senato.it/leg/13/BGT/Testi/Ddlpres/00004397.htm
Senato - Disegno di legge 4083 (testo
presentato)
ONOREVOLI
SENATORI
La costruzione
dell'Unione europea, l'introduzione dell'Euro quale moneta comune tra i
Paesi membri e la
creazione di un Sistema europeo di banche centrali impongono di guardare
con rinnovato interesse al ruolo ed ai compiti che la Banca d'Italia, in
qualità di banca centrale del nostro Paese, dovrà svolgere.
Infatti, a partire dal 1º gennaio 1999 i Paesi che come l'Italia
partecipano all'Unione economica e monetaria (UEM), hanno perso la
sovranità monetaria che é stata trasferita, congiuntamente alla politica
del cambio, alla Banca centrale europea (BCE) e al Sistema europeo delle
banche centrali (SEBC).
L'integrazione della Banca d'Italia nell'ambito del Sistema europeo di
banche centrali rende la stessa partecipe delle scelte relative alla
determinazione ed all'attuazione della politica monetaria dell'Europa
che, come obiettivo principale, persegue il mantenimento della stabilità
dei prezzi.
A questo si aggiunga che, in considerazione della consolidata
organizzazione e presenza territoriale, tutte le banche centrali nazionali
saranno chiamate a svolgere importanti compiti di natura operativa al fine
di realizzare l'obiettivo della stabilità dei prezzi e di esercitare la
vigilanza sul sistema bancario. Pertanto alla Banca d'Italia compete, su
autorizzazione della Banca centrale europea, l'emissione di banconote in
ambito nazionale.
Per comprendere l'importanza di tale funzione, occorre pensare al fatto
che la regolazione dei flussi monetari é finalizzata a non lasciare
inattive le risorse economiche per mancanza di mezzi monetari e a non far
circolare moneta in quantità superiore alle reali necessità del sistema
controllando cosi i fenomeni inflazionistici nel breve e soprattutto nel
medio periodo. L'assolvimento di questo compito porta prioritariamente
all'obiettivo del mantenimento della stabilità del potere di acquisto
della moneta e, fermo restando tale obiettivo, alla promozione dello
sviluppo economico, all'attenuazione degli effetti economici congiunturali
e alla massima occupazione delle forze di lavoro disponibili.
Ovviamente, il contemporaneo perseguimento di questi obiettivi può
risultare contraddittorio, per
cui é necessario adattare l'azione dell'istituto alle mutevoli
prospettive dei fenomeni economici.
É quindi evidente che il ruolo di
fatto svolto dalla Banca d'Italia, anche al di là delle puntuali
previsioni normative, riveste un'importanza primaria nello svolgimento
dell'azione pubblica.
Nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale del ruolo della Banca
d'Italia, essa ha conservato per molti aspetti l'originaria struttura
societaria privatistica, specie con riferimento al proprio capitale.
La disciplina vigente sull'ordinamento della Banca d'Italia é ancora oggi
contenuta in fonti normative precedenti rispetto alla Costituzione della
Repubblica italiana.
I principali testi che regolano la materia sono:
1) l'articolo 1 del testo unico di legge sugli Istituti d'emissione e
sulla circolazione dei biglietti di Banca, approvato con il regio decreto
28 aprile 1910, n. 204, il quale, nel testo originario, attribuiva la
competenza ad emettere biglietti di banca o altri titoli equivalenti -
oltre che al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia -
alla Banca d'Italia, "con capitale nominale di 240 milioni, diviso in
300 mila azioni nominative di lire 800 ciascuna". Va ricordato che
sarà solo con il regio decreto 6 maggio 1926, n. 812, che il servizio di
emissione dei titoli di banca verrà unificato;
2) l'articolo 20 del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, che ha
introdotto la qualifica di "istituto di diritto pubblico" per la
Banca d'Italia. Lo stesso articolo ha modificato la disciplina relativa al
capitale, disponendo che il capitale della Banca d'Italia fosse di
trecento milioni di lire e che fosse rappresentato da trecentomila quote
di mille lire ciascuna, interamente versate.
Ai fini della tutela del pubblico credito e della continuità di indirizzo
dell'istituto di emissione, il terzo comma dell'articolo in esame prevede
che le quote di partecipazione al capitale siano nominative e possano
appartenere solamente a: casse al risparmio; istituti
di credito e banche di diritto pubblico;
istituti di previdenza; istituti di assicurazione;
3) gli articoli 1 e 3 dello statuto della Banca d'Italia, approvato con il
regio decreto 11 giugno 1936, n. 1067, che costituiscono la normativa
vigente, per cui vengono riportati per intero.
L'articolo 1 recita: "La Banca d'Italia é un istituto di diritto
pubblico, ai sensi del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375. Essa
esercita funzioni bancarie, puó emettere titoli al portatore e quale
unico istituto di emissione, emette biglietti nei limiti e con le norme
stabilite dalla legge.
Nel suo nuovo ordinamento la Banca d'Italia riassume tutte indistintamente
le attività, i diritti, i privilegi e le passività, gli obblighi e gli
impegni dell'Istituto creato con la legge 10 agosto 1893, n. 449".
L'articolo 3 dello statuto, nel testo modificato dal decreto del
Presidente della Repubblica 6 marzo 1992 (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 75 del 30 marzo 1992), prevede a sua volta che:
"Il capitale della Banca d'Italia é di 300 milioni di lire
rappresentato da quote di partecipazione di lire mille ciascuna.
Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:
a) casse di risparmio;
b) istituti di credito di diritto pubblico e banche di interesse
nazionale;
c) società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle
operazioni di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 20 novembre 1990,
n. 356;
d) istituti di previdenza;
e) istituti di assicurazione.
Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del
Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle
categorie indicate nel comma precedente.
4) In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della
partecipazione maggioritaria al capitale della Banca d'Italia da parte di
enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di
voto sia posseduta da enti pubblici".
Da ultimo l'articolo 27 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153
(Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui
all'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n.
356, e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a
norma dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461) ha incluso le
fondazioni bancarie, i cui statuti sono stati adeguati ai sensi
dell'articolo 28, comma 1, tra i soggetti che possono partecipare al
capitale della Banca d'Italia a condizione che:
a) abbiano un patrimonio almeno pari a 50 miliardi;
b) operino secondo quanto previsto dai rispettivi statuti, in almeno due
province ovvero in una delle province autonome di Trento e Bolzano;
c) prevedano nel loro ordinamento la devoluzione ai fini statutari nei
settori rilevanti di una parte di reddito superiore al limite minimo
stabilito dall'Autorità di vigilanza ai sensi dall'articolo 10.
In termini riassuntivi, le quote di partecipazione al capitale della banca
possono appartenere - oltre che a casse di risparmio, a istituti di
diritto pubblico e banche di interesse nazionale, a istituti di previdenza
e a istituti di assicurazione - anche a società per azioni esercenti
attività bancaria, risultanti dalle operazioni di trasformazione delle
casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico di cui
all'articolo 1 del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, recante
disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo
creditizio, ovvero alle fondazioni bancarie.
Occorre a questo proposito sottolineare che le fondazioni hanno natura
eminentemente privatistica così come stabilito dall'articolo 2 del
decreto legislativo laddove vengono definite "persone giuridiche
private senza fine di lucro, dotate di piena autonomia statutaria e
gestionale".
Ai partecipanti viene distribuito un dividendo - non superiore al 6 per
cento del capitale nominale - sugli utili prodotti dall'istituto, dopo
l'accantonamento al fondo di riserva ordinaria di una quota massima del 20
per cento. Col residuo possono essere costituite eventuali riserve
straordinarie, nel limite del 20 per cento degli utili complessivi. Ai
partecipanti può essere distribuito, ad integrazione del dividendo, un
ulteriore importo non eccedente il 4 per cento del capitale. La restante
somma é devoluta allo Stato (articolo 54 dello Statuto).
La situazione del capitale della Banca centrale é stata oggetto di più
atti di sindacato ispettivo, a cominciare dalla interpellanza 2-00016 a
firma dell'onorevole Nesi, a cui il Governo ha risposto nella seduta
dell'Assemblea della Camera dei deputati del 27 giugno 1996.
Si ricordano,
inoltre, le analoghe iniziative di sindacato ispettivo dell'onorevole
Giorgetti (interrogazione a risposta orale 3-00501), dell'onorevole
Martinelli (interrogazione a risposta scritta 4-04001) e del senatore
Wilde (interrogazione a risposta scritta 4-01918), a cui il Governo ha
sempre fornito una risposta pressoché identica a quella esposta nella
ricordata seduta del 27 giugno 1996.
In quell'occasione, il rappresentante del Ministero del tesoro,
rifacendosi ai dati forniti in occasione della relazione del Governatore
presentata il 31 maggio 1996 all'assemblea dei partecipanti, ha chiarito
che il capitale della Banca era ripartito fra 94 azionisti, 87 dei quali
con diritto di voto. Tra i soci con diritto di voto, rientravano a quella
data 79 società bancarie (84,5 per cento del capitale sociale), un
istituto di previdenza (5 per cento del capitale sociale) e 7 istituti di
assicurazione (10,5 per cento del capitale sociale).
Fra i predetti partecipanti al capitale, a parte il caso della Cassa di
risparmio di San Marino che comunque non aveva diritto di voto, undici
società bancarie ed assicurative risultavano in prevalenza private e ad
esse faceva capo il 15,89 per cento del capitale della Banca, trasformato
in quote con diritto di voto (17,84 per cento).
Il rappresentante del Tesoro, nella stessa occasione, aggiunse che
"l'autonomia dell'istituto, nello svolgimento delle funzioni
pubbliche assegnategli dalla legge, non discende dall'appartenenza del
capitale della Banca all'area pubblica ovvero privata, ancorché la
prevalenza pubblicistica venga conservata dall'articolo 3 prima
richiamato. Essa é, invece, assicurata dalla ripartizione dei poteri tra
gli organi amministrativi e direttivi dell'ente.
Ai primi, espressione
dell'assemblea dei partecipanti al suo capitale, l'ordinamento affida
l'amministrazione e la gestione dell'ente, mentre riserva ai secondi i
poteri per l'esercizio delle funzioni istituzionali di emissione, di
governo della moneta e di vigilanza sul sistema finanziario".
Già in sede di replica, segnalammo che, quale che sia il capitale della
Banca d'Italia la sua proprietà non é mai indifferente rispetto
all'azione della Banca e all'interesse generale del Paese. Del resto,
se l'autonomia dell'istituto non fosse legata all'assetto proprietario del
suo capitale, non avrebbero senso le previsioni del suo statuto volte a
mantenere in mano pubblica la maggioranza delle quote del capitale.
Non a caso, la disciplina dei maggiori Paesi stranieri é univoca nel
senso di mantenere in capo al soggetto pubblico il controllo del capitale
delle banche centrali.
In Francia, la legge 4 agosto 1993, n. 980, precisa all'articolo 6 che la
Banca di Francia é un'istituzione il cui capitale appartiene allo Stato.
In Gran Bretagna, il Bank of England Act del 1946, che non é
stato mai modificato, stabilisce che l'intero ammontare in azioni del
capitale della Banca d'Inghilterra viene trasferito, libero da ogni peso,
ad un soggetto nominato dal Tesoro inglese, per essere detenuto
dalla stessa persona per conto del Tesoro. In Germania, lo statuto della
Deutsche Bundesbank del 26 luglio 1957 stabilisce che la Bundesbank é una
persona giuridica federale di diritto pubblico e il
suo capitale appartiene allo Stato federale.
Anche negli Stati Uniti, la Federal Reserve, pur avendo uno statuto
atipico ed essendo di proprietà delle banche federali, può essere
considerata, sulla base del combinato disposto delle leggi che regolano la
materia, una vera e propria banca pubblica.
In Italia, come stabilito nel 1936, le casse di risparmio hanno sino a
poco tempo fa posseduto la maggioranza del capitale della Banca d'Italia.
Questo é, tra l'altro, il motivo per cui, dopo la relazione annuale del
Governatore del 31 maggio, prende la parola il presidente
dell'associazione nazionale delle casse di risparmio. Ma ciò aveva
ragione di esistere quando le casse di risparmio erano pubbliche.
Adesso non é più cosi: nella tabella dove sono elencate le quote di
partecipazione al capitale, non si parla più delle casse di risparmio.
Nella tabella, da qualche anno si legge infatti che il capitale di
maggioranza della Banca appartiene a società per azioni esercenti attività
bancaria, a seguito delle operazioni di trasformazione delle casse di
risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico di cui
all'articolo 1 del decreto legislativo n. 356 del 1990, ossia a seguito
della privatizzazione di tali istituti.
Se é vero che l'articolo 3 dello statuto stabilisce che in ogni modo per
la maggioranza del capitale della Banca d'Italia debba essere assicurata
la partecipazione di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle
azioni con diritto di voto sia a sua volta posseduta da enti pubblici,
cosa accadrà quando tutto il sistema delle casse di risparmio sarà
diventato privato? Che valore avrà la norma statutaria dinanzi alla
trasformazione in società per azioni degli operatori finanziari,
assicurativi e di previdenza? Inoltre, quali conseguenze avranno sugli
assetti proprietari della Banca d'Italia i processi di fusione, di
trasformazione attualmente in atto nel sistema bancario italiano ed
europeo ?
La necessità di salvaguardare l'autonomia della banca centrale porta
quindi alla conclusione che sia necessario fissare per legge il principio
per cui il capitale della Banca d'Italia deve essere integralmente
pubblico, come già previsto in Germania, in Francia e in Inghilterra.
Il presente disegno di legge all'articolo 1 attribuisce al Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica la titolarità
dell'intero capitale della Banca d'Italia, prevedendo
altresì la incedibilità delle quote di partecipazione.
L'articolo 2 delega il Governo ad emanare, entro un anno dalla entrata in
vigore della legge, un decreto attuattivo avente ad oggetto le modalità
di rimborso delle quote di partecipazione al capitale della
Banca d'Italia. Le quote devono essere rimborsate avendo riguardo al
valore nominale delle stesse ed alla media degli utili netti assegnati ai
partecipanti negli ultimi cinque anni.
L'articolo 3 contiene le disposizioni relative alla nuova composizione del
Consiglio superiore della Banca.
I consiglieri, debbono essere eletti in numero di tredici, di cui dodici
dal Parlamento in seduta
comune ed uno dalla Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano, disciplinata dal decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
I membri del Consiglio superiore devono essere scelti secondo criteri di
onorabilità, professionalità e competenza e devono avere maturato
un'esperienza complessiva non inferiore a venti anni in materia
monetaria, finanziaria e del credito.
Le norme riguardanti la nomina del Consiglio superiore sono
estremamente solenni e rigide. Solenni perché prevedono una modalità di
elezione quale il Parlamento in seduta comune che rende l'idea
dell'estrema importanza delle nomine stesse (fatto eccezionale nella
legislazione delle istituzioni del Paese). Rigide perché limitano la
scelta a persone che per età e per storia professionale abbiano maturato
un'esperienza di alto livello.
Viene poi istituita una Commissione bicamerale avente compiti di vigilanza
sull'attività del Consiglio.
Il governatore é tenuto a relazionare la Commissione sull'operato e sulle
attività svolte dal
Consiglio almeno una volta ogni sei mesi.
L'articolo 4 richiama le disposizioni di nomina e revoca del governatore
contenute nell'articolo 19 dello statuto della Banca d'Italia e le
mantiene invariate. In tal modo si intende ereditare l'attuale sistema in
grado di garantire la piena indipendenza del Governatore come previsto dai
trattati comunitari.
L'articolo 5 infine dispone che l'adeguamento dello statuto della Banca
sia deliberato dal nuovo Consiglio entro tre mesi dal suo insediamento ed
approvato con decreto del Presidente della Repubblica.
QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE
Porzione
di testo non disponibile
Commento
di un cittadino:
Come mai ?????? evidentemente si vuole nascondere i veri
proprietari……che non sono lo Stato Italiano, cioè i cittadini
italiani stessi !
Ecco chi sarebbero gli azionisti della Banca
D'Italia (Banca di Diritto Pubblico) spa ? NO e'
privata
Come si vede, sono in gran parte gruppi PRIVATI con scopo di
lucro, e sarebbe interessante andare a vedere chi sono i Privati che
detengono i pacchetti azionari di queste Banche private......
Come si conciliano gli interessi privati di banche private e delle
società di assicurazione (le Generali di Agnelli compresa) con quelli pubblici che la Banca D'Italia dovrebbe rappresentare ?
(anno 2002)
Gruppo Banca Intesa : 26,83%
Gruppo Banca di Roma: 11,10%
Gruppo Unicredito Italiano: 10,98%
Gruppo Cardine Banca: 8,90%
Banco di Napoli: 6,33%
Gruppo Assicurazioni Generali: 6,33%
INPS Istituto Nazionale Previdenza Sociale: 5,00%
Banca Carige - Cassa Risparmio Genova e Imperia: 3,96%
Banca Nazionale del Lavoro: 2,83%
Banco Monte dei Paschi di Siena: 2,50%
Gruppo La Fondiaria: 2,00%
San Paolo IMI: 2,00%
Cassa di Risparmio di Firenze: 1,85%
RAS Riunione Adriatica di Sicurtà: 1,33%
Interessante sarebbe anche conoscere i veri proprietari delle banche
private elencate qui sopra !
Manca all'appello l'8,06 %, supponiamo di proprieta' del Ministero del Tesoro.
Se si aggiunge il 5% dell'INPS, gli
enti pubblici in Banca
D'Italia rappresentano appena il 13% !!!
Tutto questo e' inquietante NO ???
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vedi anche: 00004397.htm
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Per Diritto di Informazione: quanti sanno che la
cara vecchia “Banca d’Italia” non è più
dell’Italia e non appartiene più al Popolo
Sovrano ?
Ora si chiama “Bankitalia
S.p.A.”.
Da R & S, Ricerche & Studi di Mediobanca, 2003,
pag. 1.149:
“tre sole banche controllano il 55,58% di quote
della la Banca d’Italia: INTESA (27,2%), SAN
PAOLO (17,23%) e CAPITALIA (11,15%)”, il 22,11%
appartiene ad altre 5 banche, l’11,66% a 4
Gruppi assicurativi, il 5% all’INPS e rimane un
5,65% nelle mani di anonimi. E questo 5,65% di
chi è ? Sono tutti debitori del popolo Sovrano,
altro che “creditori”.
Il batter moneta, come anche il crearsi un
esercito, è una prerogativa del Sovrano: del
popolo. Come è anche Suo Diritto il ribellarsi
al tiranno. Il Diritto economico del Popolo
Sovrano è un Diritto “inalienabile”: non può
essere né ceduto né affittato. E’ anche uno dei
Diritti previsti dalla Carta dei Diritti
dell’Uomo delle Nazioni Unite, oltreché nel
comma 2 dell’Art. 42 della Costituzione.
Tutto quanto sopra
detto non può non essere a conoscenza di Carlo
Azeglio Ciampi: ha lavorato per cinquant’anni
nella Banca d’Italia, diventandone perfino
governatore. Ciampi non può non sapere che ruolo
lui stesso abbia avuto nello sfruttare il Popolo
– non Sovrano, ma servo della gleba – rimasto
all’oscuro dei propri Diritti. Continuando a
fare l’omertoso, la sola deduzione logica è
l’ipotesi, e non solo, di alto tradimento. Allo
stesso modo, Romano Prodi e Giorgio Napolitano
non possono non sapere della “truffa del
signoraggio”. Quindi si può tranquillamente
dedurre – come anche molti altri sostengono -
che l’euro di Prodi è la rapina del millennio.
In ogni caso, i
proprietari sono appunto pochi privati
privilegiati, soci della Banca Centrale Europea
e sono gli unici a spartirsi gli utili che
derivano da questa colossale truffa organizzata
a scapito dei cittadini Italiani ed Europei. E
non redistribuiscono certo gli utili alla
popolazione ! Non sono mica beneffatori !
Inoltre i soci delle società della Banca
d’Italia posseggono il 14,57% di azioni della
BCE e per conseguenza è la quota di signoraggio
formale che prendono. Ovviamente prendono anche
una gran parte del capitale che sfugge al
controllo.
Vi sono però delle
banche come quella d’Inghilterra (con il 15,98%
di quote), di Svezia (con il 2,66%) e Danimarca
(con l’1,72%) che partecipano al signoraggio
europeo nonostante non abbiano adottato l’euro
come moneta interna. Prendono cioè il 100% del
signoraggio della loro moneta e in più una fetta
del signoraggio europeo. In parole povere noi
Italiani – e non solo – senza saperlo stiamo
pagando le tasse a questi 3 Paesi.
Ma c’è di più: ogni
banconota – da 5 a 500 euro – costa tra stampa,
carta, inchiostri, ecc. 0,03 centesimi di euro.
In realtà, invece di cederle al popolo
dell’Unione Europea al prezzo di costo
aggiungendo un minimo di margine utile, la Banca
Centrale Europea le presta e le affitta al
valore di facciata e, in più, aggiunge un
interesse annuo chiamato “tasso di sconto”.
In questo modo una banconota da 100 euro che
potrebbe essere ceduta a 0,05 euro, viene a
costare alla Comunità 102,50 euro: più del
valore della facciata.
Questa è USURA LEGALIZZATA, la più grande truffa
nella storia dell’Umanità. Ecco spiegato il
fenomeno dell’inflazione, della svalutazione e
del derivante potere d’acquisto del denaro.
Ripeto e Vi raccomando: andate a vedere l’isola
di Guernsey.
Non vorrei dilungarmi oltre parlando anche della
“riserva frazionaria”, ma sempre di USURA
LEGALIZZATA si tratta. Digitate su qualsiasi
motore di ricerca queste due parole e vi
renderete conto da soli che tutti i cittadini
dovrebbero esserne informati, visto che parliamo
dei nostri soldini e, per i più fortunati, dei
nostri risparmi principalmente. Ma farci
prendere in giro da quelli che Noi eleggiamo per
tutelare i Nostri Diritti mi sembra assurdo, è
un controsenso.
Da Wikipedia -
Banca d’Italia Storia: ....“...Nel
1926 la Banca d’Italia ottiene l’esclusiva
sull’emissione della moneta.
Nel 1928 la Banca
viene riorganizzata. Al Direttore Generale viene
affiancato un Governatore, dotato di poteri
maggiori.
La Banca d’Italia è
una società per azioni fino al 1936. In quell’anno
viene convertita in Istituto di Diritto
Pubblico dall’articolo 3 della legge bancaria
del 1936 (ovvero il regio decreto-legge 12 marzo
1936, n. 375, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive
modificazioni e integrazioni). Le viene
assegnato il compito di vigilare sulle banche
italiane e ottiene la conferma del potere di
emissione della moneta.
Nel 1948 viene
conferito al Governatore il compito di regolare
l’offerta di moneta e decidere il tasso di
sconto, in base al D.P.R. n. 482 del 19 aprile
(art. 25, comma 4°).
Il 13 giugno 1999 il
senato della Repubblica, nel corso della XIII
Legislatura discute il disegno di legge N. 4083
“Norme di proprietà della Banca d’Italia e sui
criteri di nomina del Consiglio superiore della
Banca d’Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe
far acquisire dallo Stato tutte le azioni
dell’istituto, ma non viene mai approvato.
Il 4 gennaio 2004 il
numero 01 di “Famiglia Cristiana”, riporta a
pag. 22, per la prima volta nella storia,
l’elenco dei partecipanti al capitale della
Banca d’Italia con le relative quote. La fonte è
un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca,
diretta dal ricercatore Fulvio Coltorti il
quale, indagando a ritroso sui bilanci di
banche, assicurazioni ed enti, ed annotando mano
a mano le quote che segnalavano una
partecipazione al capitale della Banca d’Italia
è riuscito a ricostruire gran parte dell’elenco
dei partecipanti della massima istituzione
finanziaria italiana.
Il 20 settembre 2005
l’elenco degli azionisti viene reso
ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a
questo momento era da considerarsi “riservato”.
Il 19 dicembre 2005,
dopo intense campagne di stampa e critiche al
suo operato, il governatore Antonio Fazio si
dimette. Pochi giorni dopo, viene nominato al
suo posto Mario Draghi, che si insedierà il 16
gennaio 2006.
La legge 268 del 28
dicembre 2005, nell’ambito di varie misure a
tutela del risparmio, introduce per la prima
volta un termine al mandato del governatore e
dei membri del direttorio, e dispone che entro
il 2008 le quote di partecipazione a Bankitalia
attualmente in mano a imprese private passino
allo Stato.
In base a tale
legge, Draghi sarà il primo governatore ad avere
un mandato a termine di sei anni, rinnovabile
una sola volta.
Il 28 dicembre 2005
viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la
legge n. 262 atta a ri-trasferire, entro il
2008, le quote di partecipazione a Bankitalia
attualmente in mano ad imprese private, allo
Stato ed agli enti pubblici.
Il 16 dicembre 2006
viene cambiato l’Art. 3 dello Statuto di
Bankitalia. Il nuovo statuto è firmato dal
Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e
dal ministro dell’economia Tommaso Padoa
Schioppa.
NUOVO STATUTO della
BANCA D’ITALIA
Titolo I
Art. 3: Il capitale della Banca d’Italia è di
156.000 euro ed è suddiviso in quote nominative
di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è
disciplinata dalla legge.
Il trasferimento delle quote avviene, su
proposta del Direttorio, solo previo consenso
del Consiglio superiore, nel rispetto
dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto
e della equilibrata distribuzione delle quote.
VECCHIO STATUTO
della BANCA D’ITALIA
Titolo I
Art. 3: Il capitale della Banca d’Italia è di
156.000 euro rappresentato da quote di
partecipazione di 0,52 euro ciascuna (4). Le
dette quote sono nominative e non possono essere
possedute se non da:
a) Casse di
risparmio,
b) Istituti di credito di diritto pubblico e
Banche di interesse nazionale;
c) Società per azioni esercenti attività
bancaria risultanti dalle operazioni cui
all’art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990,
n. 356;
d) Istituti di previdenza;
e) Istituti di assicurazione.
Le quote di partecipazione possono essere
cedute, previo consenso del Consiglio superiore,
solamente da uno ad altro ente compreso nelle
categorie indicate nel comma precedente.
Art. 1:
La Banca d’Italia è istituto di diritto
pubblico. Nell’esercizio delle proprie funzioni,
la Banca d’Italia e i componenti dei suoi organi
operano con autonomia e indipendenza nel
rispetto del principio di trasparenza, e non
possono sollecitare o accettare istruzioni da
altri soggetti pubblici e privati. Quale banca
centrale della Repubblica Italiana, è parte
integrante del Sistema europeo di banche
centrali (SEBC). Svolge compiti e le funzioni
che in tale qualità le competono, nel rispetto
dello statuto del SEBC.
Persegue gli obiettivi assegnati al SEBC ai
sensi dell’art. 105.1 del trattato che
istituisce la Comunità europea (trattato).
La Banca d’Italia emette banconote in
applicazione di quanto disposto dall’art. 4,
comma 1, del decreto legislativo 10 marzo 1998,
n. 43. Assolve inoltre gli altri compiti ad essa
attribuiti dalla legge ed esercita le attività
bancarie strumentali alle proprie funzioni.
Art. 2:
La Banca d’Italia ha sede in Roma.
Può avere filiali, che si distinguono in sedi e
succursali. L’articolazione territoriale e la
competenza di sedi e succursali sono stabilite
con delibera del Consiglio superiore.
Art. 4:
Le quote di partecipazione sono rappresentate da
certificati nominativi.
La cessione delle quote deve risultare da
girata, autenticata dal notaio, attergata al
certificato originale, il quale deve essere
presentato all’Amministrazione centrale della
Banca che provvederà al rilascio di un nuovo
certificato intestato al cessionario e, ove il
trasferimento sia parziale, di un nuovo
certificato intestato al cedente. Il cessionario
potrà fare valere i diritti di partecipante solo
dal momento della presentazione del titolo
ceduto.
Quatti quatti, in
silenzio, di nascosto, hanno creato
esclusivamente a loro vantaggio La Macchina
Mostruosa: la truffa più colossale della storia
dell’umanità perpetrata ai danni di tutti i
cittadini Italiani (ed Europei). Nessuno ci ha
interpellato, nessuno si è interessato delle
Nostre opinioni, se eravamo d’accordo riguardo
alla privatizzazione della Nostra Banca
d’Italia, di proprietà del popolo Sovrano in
qualità di Istituto di Diritto Pubblico.
Motore di ricerca:
Statuto della Banca D’Italia.
Ecco il segreto del “boom economico”:
redistribuivano al popolo gli utili derivanti
dall’emissione della moneta di Stato, ovvero di
proprietà dei cittadini Italiani. Sulle
banconote erano stampate le diciture “Biglietto
di Stato a corso legale” e “Pagabili a vista al
portatore”, la moneta apparteneva davvero al
popolo Sovrano, costituzionalmente.
Intorno al 2000 le
cose cambiano: la Banca d’Italia in qualità di
Istituto di Diritto Pubblico prende il nome di
Bankitalia S.p.A. la quale, per ovvi motivi, non
redistribuisce certo gli utili ai cittadini. E i
nostri politici, quelli che dovrebbero fare
esclusivamente gli interessi della Nazione e
della popolazione, che hanno fatto e che fanno
spudoratamente ed indegnamente tutt’ora ? Oltre
ad ignorare e aver ignorato i Nostri Diritti
Costituzionali, se non fanno parte della banda,
credo abbiano ragione a definirli “i loro
camerieri”.
Nel 1936 avevano
capito che la Banca d’Italia, in qualità di
Società per Azioni, danneggiava il Paese e i
cittadini, oltre al fatto di non creare o
apportare alcun beneficio o benessere alla
popolazione. .
Ci hanno fregati
tutti.
Vi invito ad approfondire l’argomento.
Molto istruttivo, sempre su Wikipedia:
euro.
Ho avuto il grande Onore di conoscere
nell’ottobre 2004 un grande Uomo e famoso
Economista, il Professor Giacinto Auriti,
scomparso purtroppo a causa di una grave
malattia l'11 agosto 2006 a Roma, dove viveva
con la moglie. Un Uomo che, per quanto ignorato
dai giornalisti e dalle emittenti televisive
italiane ma conosciuto e stimato in tutto il
mondo, ha dimostrato nel 2000 che si può
migliorare il Paese, redistribuendo le ricchezze
alla popolazione. Proprio nella Sua città di
nascita, Guardiagrele, in provincia di Chieti,
in qualità di fondatore e segretario del SAUS
(Sindacato anti-usura) mise in circolazione una
moneta a Sue spese: il SIMEC. Un esperimento che
ha ottenuto grande successo, ma che le
Istituzioni hanno cercato di combattere con ogni
sistema, arrivando anche al sequestro di tutti i
SIMEC in circolazione su disposizione della
Procura di Chieti e non solo. Credo che questa
iniziativa meriti una certa attenzione, poiché
potrebbe concretamente trovare una sua
riproposizione, su larga scala, dato che i SIMEC
sequestrati furono successivamente
dissequestrati palesando, nell'occasione, la
legittimità e la credibilità di quel famoso
esperimento di grande caratura, come d'altronde
ha dimostrato durante tutto l'arco della Sua
vita il Genio Auriti lottatore insuperabile del
sistema bancario.
Motore di ricerca >
Giacinto Auriti.
Ho inviato in data 2 novembre 2004, tramite
Raccomandata A.R. e tramite e-mail, una lettera
– pubblicata in rete - all’allora presidente
della Repubblica Ciampi chiedendo di spiegare
tutto questo ai cittadini: non ho mai ricevuto
risposta.
Il 21 dicembre
scorso, sempre tramite Raccomandata A.R. e
e-mail, ne ho inviata un’altra che – pubblicata
in rete ed inviata alle redazioni di tutti i
quotidiani nazionali più o meno importanti -
riportava integralmente il testo della prima,
all’attuale presidente Napolitano, aggiungendo
altre domande: ad oggi nessuna risposta.
In compenso, nemmeno un mese dopo, digitando
“Giacinto Auriti Barbara Sacchiero” da 27
risultati e 2 pagine e mezzo, nell’arco di 24
ore apparivano solo 6 risultati: il resto era
stato oscurato e censurato, i 6 risultati
riportavano solo la lettera del 2004. Ho chiesto
spiegazioni a chi di competenza reclamando il
Diritto all’Informazione e sottolineando l’Art.
21 della Costituzione Italiana: dopo 2 ore sono
riapparsi. Vi invito a visitarli.
A questo proposito,
devo fare una precisazione: da circa un paio
d’anni è stata abolita la franchigia, cioè la
spedizione gratuita esistente da quando è stata
proclamata la Repubblica, per quanto riguardava
le lettere inviate al Papa e al presidente della
Repubblica: ritengo si tratti di una grave
ingiustizia e dell’ennesima negazione di un
Nostro Diritto. Ogni cittadino ha il Sacro
Diritto di inviare gratuitamente le lettere
soprattutto al Papa, ma anche al Presidente
della Repubblica.
Noi Italiani siamo
sempre stati forti: facciamo grandi sacrifici
per il Nostro Paese. Il Nostro passato, ma
soprattutto il Nostro presente lo dimostrano.
Facciamo allora in modo che non riescano a
raggiungere il cosiddetto “quorum”, che non
riescano ad eleggere e a formare nessun tipo di
governo. Dovrebbero rifare la campagna
elettorale, trovare nuove idee, farci nuove
proposte che ci convincano davvero ma,
soprattutto, vogliamo Persone nuove e giovani.
Signori: queste Persone esistono! Sono Italiani.
Certo che, se non riescono a trovare spazio nel
loro Paese perché questi non si schiodano e non
li prendono in considerazione, è anche vero che
ci sono altri Paesi che invece li considerano e
li apprezzano molto: ad esempio la Spagna con il
Nostro Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia -
andate su Wikipedia per sapere come mai ha
lasciato l’Italia, per chi e perché ! -, la
Francia, gli Stati Uniti, ecc.
Vogliamo Persone che siano in grado di assumere
un incarico in base alla specifica preparazione:
non come l’attuale Ministro delle
Infrastrutture, per fare un esempio a caso !
Persone ben preparate culturalmente, che
sappiano risolvere i problemi con Coscienza,
Onestà e Lealtà, che abbiano dei Veri Ideali ed
un unico obiettivo: il rilancio, il
miglioramento ed il benessere del Nostro Paese e
di tutti i Cittadini. Persone che ci ispirino
Vera Fiducia, che sappiano ottenerla, mantenerla
ed aumentarla da tutta la popolazione, persone
che meritino la Nostra Fiducia con fatti ed
azioni concrete: Persone che meritino la Nostra
Stima e ognuno di Noi possa esserne Fiero.
Ma non questa
gentaglia, questa feccia, tutta questa marmaglia
di incompetenti!
Vogliamo anche Noi un BARACK OBAMA. Anzi, molti
BARAK OBAMA: Liberali, Democratici, Pacifisti,
Giusti, Onesti, Leali.
E’ un Nostro Diritto. Ed è soprattutto un
loro Dovere.
Ora, Vi chiederete: come faremo senza un governo
per – ipotesi – 6 mesi, esagerando 1 anno ?
Credo concordiate con me che è meglio non avere
un governo o averne uno provvisorio per qualche
mese (il Paese andrà avanti lo stesso),
piuttosto che accontentarci delle solite facce
trite, ritrite e sempre le stesse, dei soliti
governi fantocci e farlocchi: peggio di così!
“Basta !” con tutta questa ipocrisia, falsità,
slealtà, sotterfugi.
Nessuno può negare
che questo sistema ha fatto e fa – oggi più che
mai – acqua da tutte le parti.
Hanno spremuto e spremono tutt’ora tutto quello
che possono, solo ed unicamente a scapito della
Popolazione: siamo costretti a subire una
pressione fiscale impressionante rispetto al
resto del mondo ed è in continuo e costante
aumento. Misteriosamente però i soldi non
bastano mai.
Ecco perché, avendoli provati tutti, destra e
sinistra, è ora di tornare al vecchio sistema.
Siamo nel Terzo Millennio, nell’era tecnologica.
Non è vero che non si può cambiare: le cose non
vanno bene anzi, ogni mese che passa le cose
vanno peggio. Per tutti Noi, “loro” esclusi
naturalmente. E loro se ne fregano.
Abbiamo il Dovere di far cambiare le cose:
non solo morale, ma anche per i Nostri nonni e
bisnonni che hanno pagato con la vita, il sangue
e i sacrifici di moltissimi uomini e donne
valorosi e coraggiosi la conquista e
l’ottenimento della Costituzione Italiana.
Il riconoscimento di
questi Nostri Diritti è Sacro e incontestabile,
possiamo ottenerlo, abbiamo dimostrazioni
concrete e reali, in tutto il mondo. Ma dobbiamo
impegnarci tutti, insieme, compatti, uniti.
Volete lasciare in eredità un Paese ridotto così
– altro che Terzo Mondo ! - ai Vostri figli, ai
Vostri nipoti, alle future generazioni ?
Non posso crederci
!
Credo invece che, costringendoli tutti ad un
lungo e profondo periodo di riflessione e,
speriamo, ad un sincero ed approfondito esame di
coscienza, riusciremo tutti insieme ad ottenere
il riconoscimento di tutti i Nostri Diritti
Costituzionali e l’applicazione del Quarto
Potere Costituzionale, il Diritto della
proprietà della moneta che appartiene
indiscutibilmente al Popolo, in qualità di
Sovrano, da sempre sostenuto dal grande Genio
del famoso e rimpianto Professor Giacinto Auriti.
Credo che quando
ripartiremo, magari all’inizio non sarà una
partenza esplosiva – anche se personalmente
ritengo che abbiamo e avremo parecchie
probabilità a favore -, ma è pur vero che
ripartiremo in condizioni sicuramente migliori.
Per tutte queste
ragioni e per tutte quelle di cui non ho parlato
ma Vi ho invitato ad approfondire – e si tratta
dell’interesse di ogni cittadino Italiano -, per
quelle che tutti conosciamo, per le ingiustizie
alle quali assistiamo e delle quali siamo
vittime, per le conseguenze drammatiche che
ormai sono all’ordine del giorno: suicidi,
omicidi, stragi familiari, rapine, furti,
violenze in costante e preoccupante aumento.
Hanno in comune la medesima motivazione: la
perdita del lavoro, le pensioni da miseria, il
costo esorbitante ed ingiustificato della
sopravvivenza – della vita per i più fortunati –
sotto ogni aspetto, i costi assurdi dei servizi
con conseguenti disagi ed ulteriori problemi per
tutti i cittadini, tra i quali problemi di
salute, povertà e poi la Disperazione.
La povertà crea solo
altra povertà; la ricchezza, gestita equamente
ed indistintamente, crea “solo” altra ricchezza.
Signori: siamo tutti sulla stessa barca e tutti
insieme dobbiamo “ammutinarci”. Buttiamo a mare
il comandante, gli ufficiali, i tirapiedi e
tutti i loro ruffiani. Buttiamo a mare la
ZAVORRA! Cambiamo rotta e dirigiamoci verso la
Libertà, l’Uguaglianza, la Vera Democrazia, il
Benessere al quale abbiamo Diritto.
Ma pacificamente e democraticamente: il Mahatma
Gandhi ha ottenuto l’indipendenza del proprio
Paese dall’Inghilterra, grazie alla “Forza della
non-violenza”. Perché non potremmo riuscirci
noi? Con un’arma potentissima: la Costituzione
Italiana. Se siete d’accordo, se approvate tutto
questo: facciamolo, otteniamolo,
riconquistiamolo e poi saremo veramente Noi, il
popolo Sovrano a governare e a considerare le
priorità soprattutto in base al Benessere di
ogni Cittadino e di tutto il Paese.
Cari Ragazzi,
Signori, Concittadini, Italiani: se siete
d’accordo, diffondete più che potete questo
scritto con qualsiasi mezzo: inviatelo ai Vostri
contatti tramite e-mail, stampatelo,
fotocopiatelo, distribuitelo ad amici parenti,
conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa,
sconosciuti; anche al Vostro farmacista di
fiducia, perché no!
Se vogliamo smettere di lamentarci e di
continuare a pagare, se davvero vogliamo che le
cose finalmente cambino, se vogliamo
ricominciare a Vivere Dignitosamente in un Paese
davvero Democratico, Libero e Civile, se
vogliamo smettere di pagare miliardi di euro di
interessi al giorno alla Banca Centrale Europea
per avere in prestito una moneta, moneta che è
Nostra Costituzionalmente.
Se emettessimo Noi,
in Italia, i Nostri “euro di Stato a corso
legale” “Pagabili a vista al portatore”, gli
interessi e gli utili che ne deriverebbero
verrebbero invece redistribuiti al Popolo
Sovrano sotto varie forme: diminuzione della
pressione fiscale, eliminazione di
interessi-furto, di tasse, di bolli, dei vari
tipi di servizi che dovrebbero essere gratuiti
per tutti, eliminando tutto ciò che è inutile;
promuovendo, incoraggiando ed incentivando lo
sviluppo del Nostro artigianato, dei
commercianti, delle Nostre piccole e medie
imprese; investendo, incoraggiando,
incentivando, agevolando le nuove tecnologie
ecologiche, in modo da essere sempre più
auto-sufficienti per non dover pagare agi altri
Paesi quello che possiamo produrre anche Noi,
vendendo Noi agli altri le eventuali eccedenze;
migliorando il Paese attraverso il necessario ed
ecologico sfruttamento del territorio, il
riconoscimento e l’impiego adeguato delle
potenzialità delle risorse umane, del latifondo
e delle strutture inutilizzate, recuperabili e
ristrutturabili, con la logica conseguenza che
potremmo davvero diventare competitivi con il
resto del mondo.
Non vi piacerebbe ? Non volete anche Voi tutto
questo ? Io dico che sarebbe fantastico ! E vi
assicuro: NON E’ UTOPIA.
Ma dobbiamo volerlo e farlo davvero Tutti.
E sarà davvero fantastico ! Il trionfo della
Vera Libertà, della Vera Uguaglianza, della Vera
Democrazia: per ritrovare il giusto Orgoglio di
sentirci davvero ancora Italiani.
Iniziamo compatti a
compiere questo primo ed importantissimo passo:
il resto lo decideremo Noi quando arriverà il
momento. Non abbiate paure, timori e indugi:
cambieremo tutti insieme il corso della storia
del Nostro Paese e, siatene certi, lo cambieremo
in meglio per tutti i Cittadini, non solo per
pochi. Ma soprattutto lo cambieremo
pacificamente, per i Nostri figli, nipoti e per
le generazioni che verranno.
Per la Nostra
Patria, per la Nostra Libertà, per l’Uguaglianza
contro lo straPotere di tutti questi
voraci, egoisti, presuntuosi personaggi.
Altrimenti, ha ragione qualcuno che dice: “Noi
Italiani abbiamo il governo che ci meritiamo,
perché siamo un popolo di pecoroni!”
Nell'anno 1776,
Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli
Americani consentiranno mai a banche private di
emettere il proprio denaro, prima con
l'inflazione e poi con la deflazione, le banche
e le grandi imprese che ne cresceranno attorno,
priveranno la gente delle loro proprietà finché
i loro figli si sveglieranno senza tetto nel
continente conquistato dai loro padri. Il potere
di emissione va tolto via dalle banche e
restituito al popolo, al quale esso appartiene
propriamente.” By Thomas Jefferson
Desidero concludere
con una frase del famoso ed amato Presidente
degli Stati Uniti d’America
John Fitzgerald Kennedy,
assassinato
come
Abramo Lincoln un secolo prima, poiché
entrambi avevano come obiettivo principale e
fondamentale la restituzione della proprietà
della moneta al Popolo: "Un uomo fa
quello che è suo dovere fare, quali che siano le
conseguenze personali, quali che siano gli
ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la
base di tutta la moralità umana."
RingraziandoVi per l’attenzione, porgo a tutti i
Cittadini i miei più calorosi ed affettuosi
saluti.
By Barbara Sacchiero
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