Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


"
Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for the BODY  and for the  SPIRIT



GUIDA alla SALUTE NATURALE 

SUICIDIO. Il rovescio del nostro mondo
La domenica e l'estate i periodi piu' a rischio - PARIGI (F), 17 Apr, 2006

Gli uomini si suicidano piu' delle donne. I giovani piu' dei vecchi. I cittadini piu' dei contadini. Emerge da una ricerca francese. Gli altri dati su scala internazionale degli studiosi Christian Baudelot e Roger Establet dicono che il suicidio e' piu' diffuso tra i cattolici piuttosto che tra i protestanti.
Meglio la domenica che il lunedi', l'estate piu' dell'inverno, in tempo di pace piuttosto che in guerra. Il tutto e' raccontato nel libro "Suicidio. Il rovescio del nostro mondo".
(By ANSA )
 

"Suicidio. Il rovescio del nostro mondo" è il titolo di un libro pubblicato dai sociologi Christian Baudelot e Roger Establet che raccoglie i dati sui tassi di suicidio degli ultimi due secoli nel mondo.

Nonostante il gesto di porre fine alla propria vita sia un atto individuale, che in molti casi resta enigmatico, sono rintracciabili, nel verificarsi collettivo di questi atti, delle linee di tendenza che suggeriscono la possibile esistenza (e influenza) di fattori sociologici di contesto.
Il testo più autorevole che guardò al suicidio come fenomeno sociale fu l’imponente lavoro di Emile Durkheim del 1897. Da allora le cose sembrano essere cambiate profondamente.
 

Giovani o vecchi ?
Nel diciannovesimo secolo (non si dispone di statistiche precedenti al 1830) la popolazione giovanile si suicidava molto poco, mentre le persone anziane molto di più.
Questa tendenza appare oggi invertita: il tasso di suicidio degli adulti è diminuito, mentre quello dei giovani non cessa di aumentare nella maggioranza dei paesi dell'OCSE soprattutto a partire dagli anni ’70.
La Francia, in particolare, si distingue per il suo elevato tasso di suicidi: 11.000 ogni anno.

Secondo i due studiosi i giovani si suiciderebbero in misura maggiore laddove sono vittime delle nuove forme d'occupazione precaria, della disoccupazione, delle asprezze della competitività, dell'assenza di prospettive per il futuro. Paesi come la Germania ed il Giappone - accusato, a torto, di essere un paese dai molti suicidi – si salverebbero in ragione delle loro politiche di inserimento professionale. Il modello giapponese, in verità, dal 1995 assiste a una ripresa dei suicidi a tutte le età ed è praticamente unico ospite dell’inquietante fenomeno giovanile dell’hikikomori.

Le differenze tra paesi servono comunque, più che a stilare classifiche comparative, a dimostrare che il suicidio giovanile non è un destino, una sorta di “effetto collaterale” dell’essere giovani.


Ricchezza o povertà ?

Durkheim affermava che più le società si arricchiscono, più aumenta il tasso di suicidi.
Lo deduceva dalla situazione della sua epoca in cui all’arricchimento della società, al progresso dell’individualismo, era seguito l’incremento del numero dei suicidi soprattutto nelle classi più agiate. Per Durkheim era logico pensare che l'arricchimento generasse anomia, perdita di riferimenti, angoscia esistenziale. Eppure, già a partire dal 1910, il suicidio subì una battuta d’arresto nella maggior parte dei paesi europei, prima di riprendere negli anni ‘70, con il rallentamento della crescita economica.

E' ancora vero che il tasso di suicidi è più alto nei paesi più ricchi. I paesi più poveri, come l'Egitto, il Perù o la Cina, fanno registrare i tassi più bassi. In paesi con un livello di vita elevato come la Nuova Zelanda, il Canada, la Germania o la Francia, ci si suicida molto di più.
Ma il suicidio non è un affare da ricchi, come lo era nel diciannovesimo secolo, ma un problema dei poveri: dipendenti, operai, disoccupati. All'epoca di Durkheim, egli poteva affermare che "la miseria protegge" riferendosi alla "povertà integrata" del suo tempo, quella dei paesi poveri dove tutti sono vicini e solidali con la propria comunità. La miseria odierna consiste invece nel diventare povero in un paese ricco, eventualità molto più sofferta che essere povero in un paese povero.
 

Città o campagna ?
Contrariamente a quello a cui siamo abituati a pensare delle nostre grandi città, anonime e isolanti, l'urbanizzazione sembra generare forme nuove e protettive di socialità. Non è nelle grandi città che ci si dà la morte (il suicidio conosce i suoi tassi più bassi nelle metropoli, a Parigi, Londra, New York), ma nelle campagne diseredate: per la Francia, nelle zone rurali dell'Ovest, in particolare la Bretagna.
Le classi medie e cittadine appaiono più integrate in reti di rapporti e di relazioni, dunque più protette, rispetto agli ambienti svantaggiati della provincia.
 

Uomini o donne ?
Ovunque le donne si suicidano quattro volte meno degli uomini. Ci si aspettava che in un’epoca di parità questa divergenza si attenuasse e invece non è accaduto. La concezione femminile dell'esistenza, della famiglia, del prendersi cura, è ancora un atteggiamento saldo nel mondo odierno e le donne sono ancora coinvolte in diffuse e protettive reti di rapporti familiari. Le donne sembrano inoltre meno sensibili alle crisi economiche e risentono meno della messa in discussione della propria identità quando non trovano lavoro.
 

Perché la Francia resta uno dei paesi occidentali dove ci si suicida più ? Con 20 suicidi per 100.000 abitanti, la Francia viene dietro la Lettonia, la Lituania, i paesi dell'Est e la Russia, che hanno tassi drammaticamente elevati, da 40 a 50 per 100 000 abitanti, ma davanti ai paesi scandinavi, al Giappone, alla Germania, al Regno Unito.

Secondo i due studiosi le ragioni di questo piazzamento sono da rintracciarsi nella laicizzazione del paese e nella disgregazione della famiglia.

La religione ha perso gran parte della sua influenza e il numero di divorzi appare più elevato rispetto agli altri paesi. Le altre curiosità casistiche sono forse meno pregne di significati: ci si suicida di più la domenica che il lunedi', l'estate piu' dell'inverno, in tempo di pace piuttosto che in guerra.

Questa impostazione di ricerca non può, a mio avviso, che individuare fattori di protezione e di rischio e linee di tendenza, correlazioni (anche particolarmente significative)fra determinati fattori e il tasso di suicidi, ma difficilmente spiegherà "le cause" di un gesto spesso inesorabilmente intimo.

Sarebbe interessante riuscire a sapere qualcosa in più della situazione italiana.
Tratto da:
http://psicocafe.blogosfere.it/2006/04/suicidio_il_rov.html

Fonte: Express Livres

Commento
NdR: nella disamina delle cause questi studiosi e l'articolista "dimenticano" che NON conoscere il perche' dell'esistenza e della fatica per poter vivere in questo sistema contro l'Uomo e contro la Vita, porta a cercare una via di fuga nella morte....il suicidio,  credendo cosi di poter fuggire....ma NON e' cosi': "chi scappa dalla finestra rientra per la porta principale con la successiva re-incarnazione"....per continuare il percorso evolutivo di se !

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

SUICIDIO dei MEDICI

 

Una delle statistiche umane meno attendibili riguarda il suicidio.
Per conseguirlo l'uomo si vale – piu’ spesso che no - degli strumenti consueti del suo lavoro; i soli che vengano registrati appartengono invece al modulo tradizionalmente terrificante del tuffo dal ventesimo piano, del cappio sull'architrave, della pistola alla tempia o del gas. Ma Emma Rothschild per esempio, in un suo saggio sull'automobile (1974), riferisce uno studio medico-sociale di Houston (Texas), secondo il quale «negli incidenti d'auto mortali una vittima su sette sarebbe semplicemente un suicida».

Poiché anche i medici usano l'auto la loro categoria partecipa a questa nascosta statistica al pari di qualunque altra. Ma in più hanno a disposizione in ogni istante una somma incredibile di mezzi letali (chimici e biologici) e soprattutto le conoscenze per raggiungere il fine che si propongono senza scandalo (né contestazioni assicurative). Per questa ragione le statistiche, già tragicamente illuminanti di per sé, vanno sicuramente aumentate di una quota destinata a restare per sempre ignota, dipendente dalla facilitazione tecnica che rende i medici legalmente signori della vita e della morte altrui (nonché della propria).

Il suicidio nelle classi culturalmente superiori è una realtà statistica nota da gran tempo. Per quanto riguarda i medici essi prevalgono su tutte le altre categorie professionali, a parità di età. Tra i medici stessi prevalgono gli psichiatri, come segnala FREEMAN (1967), che ha rivisto tutte le necrologie settimanali dello J.A.M.A. (Journal of the American Medical Association) dal 1895 in poi.
Per l'Inghilterra il tasso accertato di suicidio è nei medici maschi superiore del 225 per cento alla media per le stesse età e classi sociali; più di 1 su 50 medici si uccidono; il 6 per cento di tutte le morti dei medici sotto i 65 anni sono per suicidio, cioè lo stesso che per cancro polmonare.

Per spiegare il fenomeno, il British Medical Journal del che riporta queste statistiche avanza alcune interpretazioni ma dimenticata la più importante.
Esso segnala: la disponibilità dei veleni, il drogaggio facile ed eccessivo, lo stress professionale intollerabile e senza pause, la frequente infelicità familiare, la solitudine di tutta la vita, l'ambivalenza (odio-amore per la morte) che ha condizionato la scelta della professione medica, la non-paura della morte, e persino l'”anomia” di Durkheim.

Ma, dalle statistiche di DORPAT risulta che il 70 per cento dei suicidi hanno severe malattie fisiche, in genere incurabili. Ogni medico può attingere senza controlli dall'armadio farmaceutico le alte dosi di droghe sintomatiche che nega ai suoi pazienti, e rendono la vita ancora tollerabile. Per una sola malattia le droghe non funzionano, e questo è il cancro, malattia tanto psicosomatica da investire e distruggere il corpo e l'anima insieme.

È esatto che il medico, in genere, non teme la morte; conosce dalla sua esperienza d'ogni giorno che essa è priva di dramma per chi la subisce, e persino quasi sempre anche di sofferenza. Ma gli fa paura il dolore. soprattutto quello incomprimibile. soprattutto quello inutile... e lo evita uccidendosi, cioè rassegnandosi al tabu' invincibile, come il papua che si copre il capo con la coperta e attende nell'angolo più buio della capanna la morte, che nulla e nessuno può evitargli.

Questa tragica parentesi statistica, non opinabile perché pagata in prima persona, rivela l'intollerabile potenza del tabu’ maledetto, con il quale il cancro incatena ancora non solo i medici, ma tutta l'attuale medicina.
By A. Marco - aranciamec@email.it

SEMPRE piu' Medici...decidono di suicidarsi - FORSE SI RENDONO CONTO del LORO STATUS di SERVI ?

Un elevatissimo numero di medici tedeschi non regge allo stress professionale e decide di togliersi la vita. A lanciare l'allarme sono il quotidiano "Bild" ed il settimanale "Der Spiegel" che attribuiscono la causa di fondo all'eccessivo lavoro a cui sono sottoposti i sanitari tedeschi. "I nostri medici sono troppo malati", titola a caratteri cubitali 'Bild', che sottolinea come ad aver bisogno di cure è proprio la categoria professionale chiamata ad occuparsi della salute degli altri.
Il settimanale di Amburgo rivela invece che sono 200 i camici bianchi tedeschi che ogni anno si suicidano, mentre il presidente dell'associazione di categoria (Baek), Dietrich Hoppe, spiega che "i problemi economici ed un disumano carico di lavoro fanno ammalare un numero sempre più elevato di sanitari".

Ad essere più colpiti da depressioni, stress e attacchi di panico sono gli psichiatri e gli anestesisti. Secondo le stime degli esperti, un medico tedesco su dieci soffre della sindrome del "burn-out", il logoramento da eccesso di lavoro, mentre negli ospedali il fenomeno riguarda un sanitario su tre.
Per molti camici bianchi, che alla fine non riescono a reggere allo stress professionale, la tragica via d'uscita sembra essere proprio il suicidio, come conferma il professor Ahrens, che aggiunge laconico: "quando un medico decide di togliersi la vita, sa come fare".
Fonte: salute.agi.it

Commento NdR: quello che questi articolisti si sono "dimenticati" di dire una Causa importante su questi suicidi ed e' che il fatto che i medici hanno ben chiaro il fatto di NON riuscire a guarire i loro pazienti con i farmaci che all'Universita' gli hanno indicato come UNICA via di salvezza per il malato, facendo credere loro di essere onnipotenti, cio' li porta, nei moltissimi casi di inseuccesso, facilmente ad una crisi di impotenza, dovuta alla loro imperizia ed incapacita', ecc.; quindi questo importante e grave fatto li porta verso al depressione che magari curata inizialmente con farmaci auto propinati li porta verso il suicidio !

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Cervello dei suicidi chimicamente diverso dagli altri – Roma (I), 27 Ott. 2008 (Apcom)
Dna tessuti cerebrali modificato da un processo chimico.

Chi si uccide ha un cervello chimicamente diverso da chi muore per altre ragioni. Lo hanno scoperto ricercatori canadesi della University of Western Ontario, Carleton University e dell'University of Ottawa, che hanno pubblicato il risultato della loro ricerca su Biological Psychiatry.
Lo studio si basa su un'indagine condotta sui tessuti cerebrali di 20 persone decedute di cui dieci morte per suicidio e dieci per cause diverse. Nei cervelli delle persone che si sono uccise gli scienziati hanno trovato che il Dna del gruppo suicida era stato modificato da un processo chimico, detto metilazione, che è normalmente coinvolto nella regolazione dello sviluppo cellulare. Questo processo inibisce l'azione di geni sbagliati o alterati nella cellula, favorendo l'espressione di geni che sono necessari per fare cellule della pelle, piuttosto che del cuore.

E' stato osservato che il tasso di metilazione nei cervelli delle persone suicide era almeno dieci volte più alto che nell'altro gruppo, in questo quadro il gene "silenziato" era un recettore importante nella regolazione dell'umore. Per questo molte delle persone che si uccidono sono depresse.
Come sottolineano i ricercatori, la loro scoperta evidenzia come una combinazione di fattori genetici e ambientali, o fattori epigenetici, siano in grado di cambiare il processo di metilazione e alla lunga di modificare i circuiti cerebrali e come la riprogrammazione della metilazione possa contribuire in modo determinante al protrarsi di forme depressive importanti.
"L'idea che il genoma sia così malleabile nel cervello - ha detto Michael Poulter, coordinatore della ricerca - è sorprendente perchè le cellule cerebrali non si dividono. Queste modifiche possono cambiare drammaticamente il corso della propria vita, in particolare sviluppare depressione e la volontà di suicidio".
Secondo lo scienziato lo studio apre la strada a nuove studi e terapie per curare la depressione e le tendenze suicide.

 
 
 
HOME

BACK

   

"Questo sito WEB vi informa"
Non siamo responsabili della correttezza e/o della solvibilità degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster  - Copyright © 1998,  Publisher Bamico ltd - All rights reserved 
Tutti i diritti riservati - Vietata la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte