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La
realtà inventata...non dalla psicologia ma dalla…
fisica !
(Henry
Margenau, Werner Heisenberg e David Bohm)
E' facile trovare conferma della natura della mente non localizzata,
affine all'anima, fra poeti, mistici e filosofi; si possono anche
aggiungere all'elenco pochi scienziati che, di tanto in tanto, si sono
trastullati con l'idea. Ma è estremamente raro trovare uno scienziato
contemporaneo di spicco, che abbia apportato contributi fondamentali alla
sua disciplina e che abbia anche apertamente dichiarato che la mente è
universale.
Così ha fatto Henry Margenau,
professore emerito di fisica e filosofia naturale presso l'Università di
Yale. Nel quadro di una carriera d'illustre teorico di fisica molecolare e
nucleare, il professar Margenau diede l'avvio a una ricerca sui fondamenti
filosofici della scienza naturale.
Il professar Margenau ha ampliato
la visione del mondo del laboratorio di fisica suggerendo che la scienza
accenna a una realtà che possiede un suo peculiare significato non solo
quando si lavora in un laboratorio di fisica ma anche quando si
contrattano azioni in borsa, si attraversa la strada o si sbrina il
frigorifero. Una visione dei mondo che espande lontano il suo raggio
d'azione ed è onnicomprensiva, contenendo tutte le visioni del mondo
sussidiarie, utilitarie, quelle in cui continuiamo a entrare e uscire
nella nostra vita quotidiana.
Margenau è certo che sia
possibile parlare con il linguaggio del fisico a proposito dell'unità che
abbraccia distanti livelli di natura grazie alle rivelazioni della scienza
moderna. Per dimostrare di non essere il solo a nutrire questa
convinzione, accenna alle intuizioni di due figure di primaria grandezza
nella fisica moderna, Werner Heisenberg e David Bohm. Poco prima della sua
morte, Heisenberg pubblicò un saggio contenente l'ipotesi che certi
concetti fondamentali, meccanicistici, di senso comune, come «composto»
e «dotato di parti distinte e nominabili», possano essere privi di
significato per le verità ultime a cui la fisica cerca di arrivare.
E il fisico Bohm espresse la
stessa sensazione. «Così», affermò, «si arriva a una nuova nozione di
totalità ininterrotta che nega l'idea classica di analizzabilità del
mondo in parti esistenti separatamente e indipendentemente». E anche se
il "pensare in termini di parti" si è arrestato al livello
degli atomi Margenau pone un interrogativo fondamentale: questo tipo di
negazione [la negazione della separabilità in parti] dovrebbe anche
essere necessaria per la coscienza, per la mente, così che il problema di
menti separate, che compongono la Mente Universale o che a essa si
aggiungono, possa assumere un significato?
Certi filosofi che contribuirono
ai Veda e alle Upanishad (testi sacri orientali) darebbero una risposta
chiaramente affermativa, e le testimonianze dei mistici sulle proprie
esperienze estatiche di fusione con Dio forniscono una prova ulteriore
della natura innumerevole delle anime.
Questi grandi fisici suggeriscono
che il concetto di totalità non si limita agli atomi. Se «pensare in
termini di parti» è inappropriato al livello degli atomi, lo è anche al
livello delle menti. E che cos'è la mente senza parti? E' la Mente Una o
Mente Universale, il «Tao, Logos, Brahman, Atman, l'Assoluto, Mana,
Spirito Santo, Weltgeist, o semplicemente Dio». Per Margenau, il fatto
che noi tutti percepiamo lo stesso mondo in modo unico è una prova
dell'esistenza della Mente Universale.
Certo, la visione che ciascuno ha
della realtà non è precisamente identica, come ampiamente documentato da
decenni di esperimenti di psicologia della percezione. Eppure esiste
un'approssimativa, ma indubitabile analogia tra le nostre visioni;
possiamo comunicarci esperienze condivise riguardanti il nostro mondo
senza eccessiva difficoltà.
Ora, come giudicare il fatto che
noi condividiamo collettivamente una visione coerente del mondo? Questo
fatto è profondamente importante, afferma Margenau: dopo che noi
introiettiamo stimoli, alla fine, essi vengono trascritti... [in una]
realtà fisica, essenzialmente uguale per tutti... [Questa] unità del
tutto se ricordiamo che la materia è una costruzione della mente implica
l'universalità della mente stessa.
Questa importante possibilità
viene continuamente ignorata da psicologi della percezione, neurologi e
filosofi della mente. Se, come ammette la moderna neuroscienza, noi non
conosciamo nulla se non attraverso i sensi, perché allora non esiste un
mondo diverso per ciascun cervello? I cervelli non sono identici neppure
nei gemelli monozigoti. Lo stesso cervello, d'altra parte, da un momento
all'altro, può percepire gli stessi stimoli in modo diverso ed elaborare
una diversa visione del mondo. Quando consideriamo quanto potrebbero
essere radicalmente differenti le immagini create dai nostri cervelli, è
straordinario che invece le nostre visioni del mondo si rivelino tanto
coerenti.
Il motivo per cui sono coerenti,
spiega Margenau, non è perché i nostri cervelli sono simili o funzionano
allo stesso modo, ma perché le nostre menti sono una.
Ci vuole una singola coscienza
per comporre una visione singola del mondo, specie quando tale immagine
viene assemblata dai circa 5 miliardi di cervelli esistenti sul nostro
pianeta. Soltanto la Mente Una, la Mente Universale, potrebbe pervenire a
un simile risultato. Per poter agire in questo modo, deve essere non
localizzata nel senso di essere al di là di cervelli e corpi individuali.
Se la Mente Una non elaborasse l'enorme mole di dati sensoriali percepiti
ogni minuto dall'oceano di cervelli esistenti sulla terra, potremmo
aspettarci la formazione di immagini del mondo talmente diverse da essere
incomunicabili.
Qualcuno obietta che l'immagine
da noi percepita della realtà è una perché esiste solo un mondo da cui
trarla.Questa concezione è improntata a un ingenuo realismo.
Margenau e i fisici moderni in
generale ci chiedono di superarla, perché non c'è una realtà «là
fuori» da poter considerare totalmente esterna, obiettiva e uguale per
ciascuno. Esiste un aspetto della realtà che è più profondo degli
oggetti «esterni» e che deve includere la mente. In ultima analisi
questa è la realtà dell'Uno, la Mente Universale che, nella sua più
onnicomprensiva espressione.
La visione della Mente Una
concorda con la fisica moderna e con molte delle grandi tradizioni
spirituali dell'umanità. Se l'Uno è veramente questo, se è Uno, allora
noi siamo parti di esso: ma non soltanto una «parte», perché allora noi
violiamo la relazione non duale contro cui Wilber ci mette in guardia.
In ultima analisi, dobbiamo
andare oltre all'idea che la nostra mente sia una parte di qualsiasi altra
cosa: riconoscendo, come disse il fisico Schródinger, che a un certo
livello noi siamo la Mente Una. Infatti se qualcosa fosse all'esterno di
essa, compresi noi stessi, essa non potrebbe essere l'Uno: totale,
completo, ultimo. Margenau, come Schródinger, si rende chiaramente conto
delle implicazioni spirituali dell'assorbimento della «parte» nel tutto.
E'
in causa niente di meno che la relazione dell'umanità con Dio. Come egli
afferma: “Se le mie conclusioni sono corrette, ciascun individuo è
parte di Dio o parte della Mente Universale. Uso la frase «parte di» con
esitazione, ricordando il suo carattere approssimativo e la sua
inapplicabilità perfino nella fisica recente. Forse un modo migliore di
presentare la situazione è dire che ciascuno di noi è la Mente
Universale ma afflitto da limitazioni che oscurano tutto fuorché
un'esigua frazione dei suoi aspetti e proprietà”.
By Stefano Calamita
Continua…..su:
http://www.performancetrading.it/Documents/LaRealta/LaR_HenryMargenau.htm
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