Continua da ed in:
Morte cosa
sei 1
Morte
fisica e morte metafisica
In un
precedente articolo ho accennato
alla difficoltà dell’uomo
contemporaneo di affrontare il tema
della morte. Qualcuno mi ha fatto
notare come ciò non sia sempre vero,
in quanto numerosi soggetti
affrontano regolarmente questo
argomento: il medico, il biologo, il
demografo, lo psicologo, ecc.. È
vero, la morte è oggetto di studio
tanto della medicina quanto della
teologia, tanto della demografia
quanto della psicologia, ecc..;
diversi approcci disciplinari,
ciascuno con proprie caratteristiche
e peculiarità.
Occorre però mettere in luce e
tenere ben presente una importante
distinzione: quella tra un approccio
empirico e uno meta-empirico alla
morte, in corrispondenza
rispettivamente del suo significato
biologico e di quello simbolico. È
evidente a tutti che tra una visione
della morte in senso fisico e una
sua considerazione in senso
metafisico ed esistenziale, c’è una
bella distanza: interpretata sul
versante fisico, dalla scienza
positiva, la morte offre un’immagine
di sé ben diversa da quella
risultante da una sua considerazione
svolta a livello filosofico,
teologico, morale.
Dal punto di vista della scienza
biologica e medica, ad esempio, la
morte è un problema come un altro.
In quanto evento appartenente
all’ordine naturale, essa è la
semplice cessazione dell’attività
vitale: è quel processo che ha
inizio con la perdita delle funzioni
vitali più importanti e che si
conclude quando tutte le cellule
sono morte. Già qui possiamo notare
una curiosa contraddizione,
segnalata anche dallo storico della
scienza e della medicina, Mirko
Grmek: se sul versante ontologico,
infatti, la morte non può che essere
un evento, dal punto di vista medico
e biologico invece la morte non è,
evidentemente, un evento istantaneo,
ma un processo, che si sviluppa in
diverse e distinte fasi.
Al di là comunque di questa
differenza, è alquanto evidente che
nell’ambito delle scienze mediche -
le quali hanno a che fare
semplicemente con la morte come
decesso - non possa trovare spazio
alcuna mitologizzazione della morte
né alcun significato meta-empirico
di essa. Anche la morte umana -
essendo l’uomo un organismo
biologico – è ridotta ad un insieme
di eventi e processi fisici; come
tale, essa si iscrive nelle
condizioni e nelle leggi che
governano l'organismo.
Il punto di vista che stiamo qui
adottando vuole distinguere il
semplice approccio empirico alla
morte da uno meta-empirico, che ne
consideri cioè gli aspetti
metafisici ed esistenziali. Da
questo punto di vista credo si
possano fare alcune interessanti
osservazioni anche sull’approccio
tanatologico della scienza biomedica.
Ma di ciò parleremo alla prossima
occasione.
By Salvatore Iacopino
vedi anche:
VuotoQuantoMeccanico
+
Chi siamo
noi ? +
Universo Intelligente +
Universo Elettrico
+
SOVRANITA' INDIVIDUALE
(Dichiarazione)
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La
morte e la scienza medica
A
proposito dell’approccio della
scienza medica al tema della morte
(vedi articoli correlati), credo si
possano fare almeno due osservazioni
generali. La prima. La cornice di
riferimento concettuale sottesa alla
pratica medica contemporanea sembra
radicarsi nella scissione cartesiana
fra mente e materia. È nota a tutti
la distinzione operata da Descartes
tra "res cogitans" e "res extensa",
cioè tra spirito pensante
(identificabile con il pensiero) e
corpo, inteso come macchina, come
meccanismo perfetto in grado di
funzionare autonomamente.
Ovviamente, nessuno vuole sostenere
che la teoria e la pratica
contemporanee della medicina
sottovalutino la fondamentale
interconnessione di mente e corpo;
pare però che il dualismo
antropologico cartesiano – al quale
va riconosciuto il merito di aver
dato un enorme impulso alle ricerche
fisiologiche e anatomiche – possa
spiegare, almeno in parte, la
concentrazione quasi esclusiva della
scienza medica sugli aspetti fisici
della salute e la sua tendenza a
considerare la morte come la banale
interruzione della funzionalità di
una macchina.
Una volta separata la "res cogitans"
dal corpo, inteso come macchina
naturale, la morte diventa
semplicemente il totale arresto di
questo corpo macchina. Anche da qui
deriva, dunque, per l’orizzonte di
senso della medicina, l’estraneità a
qualsiasi qualificazione della morte
in termini filosofici, esistenziali,
ecc..
La seconda osservazione riguarda il
fatto che per la scienza medica in
generale oggetto di indagine non è
mai propriamente il che cosa della
morte, ma semplicemente il suo come;
e forse non potrebbe essere
altrimenti. L’indagine medica non
riguarda tanto l’essenza della morte
(sia pure in senso fisico), quanto i
processi e le modalità del morire, i
segni della morte.
Se ponessimo ad un biologo la
domanda “che cos’è la morte ?”,
questi non soltanto potrebbe
cavarsela con una semplice risposta
del tipo: “La morte è la cessazione
dell'attività vitale negli organismi
animali e vegetali”, ma
probabilmente comincerebbe a parlare
di cessazione dei movimenti
respiratori, di arresto del battito
cardiaco, di scomparsa dell'attività
riflessa, ecc.
In sostanza, cominciando ad
articolare la sua risposta, lo
scienziato biologo non risponderebbe
più alla domanda originaria (Che
cos’è la morte ?), ma ad un'altra, e
cioè: “Quali sono i segni della
morte ?”. Insomma, il vasto mondo
della medicina moderna non sembra
occuparsi propriamente della morte.
Fa eccezione, ovviamente, la figura
del medico legale, il quale, com’è
noto, è costretto non solo ad
occuparsi dell’accertamento del
decesso, ma spesso è chiamato anche
a valutarne l’ora, sulla base di
parametri, quali lo stato generale
del cadavere, la comparsa delle
macchie ipostatiche, lo stato di
rigidità cadaverica (che inizia 4-6
ore dopo il decesso, a partire dai
muscoli del capo per concludersi
nell’arco di 48 ore), ecc..
In ogni caso, il quesito al quale la
scienza medico-biologica può tentare
di fornire una risposta è soltanto:
“Di che cosa si muore ?”. La domanda invece di gran lunga più radicale per
l’uomo è quella inerente il senso
della morte (perché si muore ?)
piuttosto che la causa; e questa
domanda per la medicina non è
pertinente.
Insomma, è innegabile che molti
aspetti della morte siano di dominio
quasi esclusivo della scienza
medico-biologica: la nostra
condizione generale di esseri
viventi non ci consente, infatti, di
ignorare neppure per un attimo la
connotazione biologica della morte.
Allo stesso tempo però è altrettanto
evidente che c’è una bella
differenza tra la morte oggetto
della medicina, della fisiologia o
anche della demografia, della
sociologia, e la morte ‘vissuta’.
Come scrisse Vladimir Jankélévitch
(Pensare la morte ?, Raffaello
Cortina, Milano, 1995), "Per il
medico, la morte diventa molto
rapidamente qualcosa di banale. Un
morto è presto sostituito: la vita
man mano richiude i vuoti. Tutti
sono sostituibili: qualcuno
scompare, un altro occupa il suo
posto". Da questo punto di vista si
tratta di un problema come tanti
altri.
By Salvatore Iacopino
vedi:
Esperienze di preMorte
La
Morte non Esiste Viaggio Nell'Aldilà
Stati di Premorte Paranormale -
17/06/2013
Un nuovo
studio irlandese offre affascinanti
comprensioni degli ultimi istanti di
vita
Che cosa accade quando si muore ?
Un'affascinante nuova comprensione
viene offerta da un recente studio
messo in risalto da Irish Times
intitolato "Catturare il non
visibile: esplorando le esperienze
in punto di morte nelle cure
palliative irlandesi", a cura delle
ricercatrici Una MacConville e
Regina McQuilla.
I risultati descrivono come
"sorprendenti" esperienze in punto
di morte o D.B.E. (Deathbed
Experiences) siano molto comuni e
spesso molto simili, secondo le
ricercatrici.
Un infermiere che ha risposto
all'indagine lo ha riassunto
dicendo: "Ho sentito spesso i
pazienti riferire di aver visto
qualcuno nella loro camera o ai
piedi del loro letto, spesso
parenti, anche che non è un evento
doloroso per loro. Le famiglie di
solito sono sconvolte nel sentirlo e
vogliono comprenderne il
significato".
L'indagine ha scoperto che, caso
dopo caso, la persona in fin di vita
ha parlato di "vedere parenti
deceduti o figure religiose o di
vivere l'esperienza di una radiosa
luce bianca nella stanza".
Il 31 per cento di coloro che
assistono i malati ha citato un
altro fenomeno poco prima della
morte: la persona emerge dal coma e
parla con familiari e amici.
"In un caso il paziente, in stato di
coma, ha aperto gli occhi e sorriso
alle sue tre figlie ed alla moglie.
Un senso di calma profonda e di pace
riempivano la stanza. E' stato
speciale essere parte di questa
esperienza", ha detto l'assistente.
In un altro caso, il paziente disse
di aver visto una luce; morì qualche
istante dopo".
In diversi casi, la persona in fin
di vita ha avuto sogni vividi che lo
hanno aiutato a risolvere questioni
in sospeso nella sua vita.
Altri riferiscono un "profumo di
rose improvviso e inspiegabile" o
dichiarano di vedere angeli apparire
nella loro stanza.
La ricercatrice MacConville
sootolinea che i fenomeni in punto
di morte possono spaventare le
famiglie: "I familiari possono
essere angosciati, perché capiscono
che la morte è imminente e pensano
che la persona in fin di vita possa
essere disturbata dalle visioni,
perché essi non le capiscono".
Un infermiere di cure palliative,
che ha voluto restare anonimo, ha
affermato che tali visioni "spesso
non hanno una spiegazione
razionale". Comunque, "non credo che
le esperienze delle persone possano
essere scontate o contestate. E'
soggettivo, intenso e vero per molti
pazienti e familiari".
Essere in grado di dare un nome a
queste esperienze e parlarne
apertamente è la chiave.
Il "Times" segnala che Una
MacConville avrebbe piacere di
sentire dagli operatori sanitari e
dalla gente comune esperienze di
questo tipo, dato che la ricerca sta
continuando. Inviatele una e-mail a
U.macconville@bath.ac.uk
Fonte coscienza.org
Vite precedenti -
Reincarnazioni ? +
Bambini che ricordano le loro vite passate
La PROVA
della Reincarnazione - video importante
!
La
morte e il morire nella civilta'
tecnologica
“Dammi
ancora del tempo” dice il Cavaliere
Antonius Block alla morte che è
venuta a prenderlo. “Tutti lo
vorrebbero” – risponde lei – “ma non
concedo tregua” (da Il settimo
sigillo di Ingmar Bergman, nella
foto). Da sempre il problema della
morte incombe su ogni essere
pensante; in ogni tempo e in ogni
tipo di società l’uomo ha tentato di
rappresentarsi la morte, di
immaginarla, di comprenderla
intellettualmente, riflettendo sulla
sua origine, sul suo significato,
sulle sue conseguenze, ed
escogitando diversi sistemi di
credenze e varie strategie di
comportamento per proteggersi
dall’angoscia nei suoi confronti.
Anche quando non sembra suscitare
una attiva e consapevole
riflessione, il pensiero della morte
non è per questo assente: agisce
nascostamente negli uomini,
influenzandone comportamenti, usi e
costumi. L’uomo è quasi di continuo
accompagnato da questa invisibile e
muta compagna, che opera a vari
livelli di consapevolezza; essa si
rende presente in modo fulmineo in
quel senso di vertigine che coglie
l’uomo quando di tanto in tanto si
sorprende a pensarsi mortale, a
pensare, con rinnovato stupore, il
proprio annientamento totale e
irreversibile. È l’interazione
immaginaria con questa inquietante
compagna che attribuisce una
tonalità emotiva particolarmente
nostalgica all’esperienza vissuta.
Insomma, la presenza della morte
sovrasta – in maniera manifesta o
latente - i sentimenti più profondi
di molte persone.
Qualcuno forse si stupirà del
desiderio di scrivere su un
argomento del genere; un argomento
certo importante e complesso, ma dai
più giudicato triste e lugubre. In
realtà, fondamentale oggetto di
interesse di chi scrive è l’uomo e
la sua vita, ma dato che l’immagine
della morte influisce sull’immagine
di sé e sull’interpretazione della
propria condizione esistenziale,
qualunque riflessione che voglia
avvicinarsi alla comprensione
dell'uomo si vede obbligata ad un
confronto più o meno esplicito con
la problematica tanatologica.
Riflettere sull’atteggiamento
attuale di fronte alla morte può
contribuire a farci capire come
l’uomo contemporaneo pensi a se
stesso, come interpreti la propria
condizione umana.
Eppure, nonostante negli ultimi
cinquant’anni si siano moltiplicati
gli studi su questo tema, parlare
oggi della morte, tentando di farla
rientrare nei discorsi sulla vita,
rimane ancora piuttosto difficile.
Ciò sembra dipendere da quell’atteggiamento
di “rimozione collettiva” della
morte che proprio i numerosi studi
della letteratura
socio-antropologica indicano
concordemente come tratto culturale
distintivo della nostra epoca. Del
resto, basta l’evidenza empirica per
farci constatare come per la
generalità degli uomini moderni la
morte sia sempre lontana,
perennemente rimandata in un tempo
futuro e occultata con ogni mezzo.
Prevalendo l’impulso individuale e
sociale alla rimozione, il pensiero
sulla morte viene sospinto sempre
più ai margini della riflessione: la
morte è, per quanto possibile,
negata, rifiutata, nascosta.
By Salvatore Iacopino -
salvatore.iacopino@gmail.com
-
Tratto da:
voceditalia.it
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La
MORTE - Riflessioni
Gli storici delle religioni e gli
etnologi hanno quasi sempre ritenuto
che la morte di un individuo sia,
soprattutto nelle culture arcaiche e
primitive, un “fatto sociale”, un
avvenimento che determina una crisi,
non soltanto nel gruppo familiare,
ma anche in quello più ampio della
stirpe, della discendenza, del clan,
della tribù; e che per questo le
strutture sociali reagiscono alla
morte attraverso una serie di mezzi
mitici e rituali che inducono gli
individui a vivere la morte secondo
i paradigmi offerti dalla società.
Morte,
vendetta, aldilà.
La morte viene interpretata dagli
etnologi e antropologi come una
crisi del gruppo che, per il
sovrapporsi delle motivazioni
mitiche e rituali che
l'accompagnano, determina reazioni
contrastanti ma, in fondo, logiche:
il dolore, la perdita - attribuiti a
un nemico ad un avvenimento
eccezionale che ha turbato l'ordine
- inducono di conseguenza a tentare
azioni concrete di vendetta per
stabilire la normalità. Intendendo
la morte come evento innaturale, il
gruppo tende a individuarne le cause
con i metodi divinatori propri delle
singole culture. Conoscere il motivo
della morte serve a riprendere in
qualche modo il controllo della
situazione e a stabilire quali siano
le azioni da compiere, dato che le
responsabilità dell'evento luttuoso
possono ricadere sul defunto stesso
(per la violazione di un tabù, per
un peccato o una mancanza nei
confronti di un
rito), oppure su altri membri
del gruppo (familiari, nemici o
avversari del morto) che abbiano
agito direttamente o attraverso
operazioni di
magia nera o di stregoneria.
La diagnosi propone alla famiglia o
al gruppo un dovere di vendetta, da
realizzarsi materialmente o
magicamente contro il responsabile.
Le testimonianze etnologiche sui
processi divinatori sono molto
numerose. Gli aborigeni australiani,
per esempio, fanno un'inchiesta
quasi in ogni caso di morte (A.P.
Elkin, Gli aborigeni australiani,
1938), e sempre quando il defunto
sia un giovane adulto di sesso
maschile (il che si spiega
facilmente perché in realtà il
gruppo è formalmente costituito
dagli adulti maschi, iniziati, e la
morte di uno dei membri colpisce
quindi il gruppo come se fosse stato
mutilato o messo in pericolo nel suo
insieme). In molti casi la persona
che viene sospettata per prima è la
moglie del defunto, sia perché
appartiene, laddove vige la norma
esogamica, a un gruppo estraneo, e
quindi in qualche modo
potenzialmente ostile, sia perché si
ritiene che abbia l'occasione -
anche soltanto con la non osservanza
del tabù mestruale - di provocare la
morte del marito (Marilyn Strathern,
Donne al bivio, 1972).
Una volta accertato con vari metodi
chi è l'assassino, la vendetta viene
praticata direttamente sul
responsabile o sul gruppo cui
appartiene; mentre se la
responsabilità risale al defunto
stesso in quanto ha violato qualche
norma rituale, allora si ha il caso
della «malamorte», decesso
improvviso e terribile che colpisce
il violatore (numerosi sono gli
esempi di questo genere riportati da
H. Webster, Il tabù, 1942).
La morte non è vista, tuttavia, come
fine dell'esistenza dell'individuo,
il quale va a far parte di un mondo
di-là, che è sentito come “potente”,
che crea timore, e che quindi
conferisce al morto una virtuale
aggressività o, al contrario, una
forza benefica.
Trasformato in “doppio”, in
“fantasma”, in “ombra”, in
“spettro”, il morto diventa temibile
perché è stato strappato da una
pienezza vitale, alla quale resta
attaccato. Si costituisce, cosi, un
particolare rapporto fra il morto e
i sopravvissuti, i quali sono tenuti
a sostenere, ad alimentare con
offerte, a placare la sete di vita
che ancora è presente nel “doppio” o
“fantasma”, col rischio di esporsi
alle sue violenze malefiche o
distruttrici se non vengono
adempiuti gli obblighi prescritti.
Nella maggior parte dei casi il mito
e il rito mirano a indebolire la
personalità del defunto, che si
manifesterebbe soprattutto nel
periodo immediatamente successivo al
decesso. Nasce da qui anche l'usanza
dei vari e successivi tipi di
sepoltura. In molti casi il defunto
diventerà l'antenato, destinato a
proteggere il suo gruppo e la sua
dinastia; oppure verrà cancellato
dalla memoria, come avviene, per
esempio, con l'abbandono del
cadavere, o addirittura talvolta con
l'abbandono e la messa a fuoco di
tutto il villaggio.
Per quanto riguarda le donne, è
quasi certo che raramente si
trasformano pienamente in antenate
(anche se l'uso comune del plurale
maschile da parte degli etnologi
rende difficile stabilire i casi
particolari); ma nella società dei
vedda (isola di Ceylon) esiste un
termine particolare femminile per
indicare l'antenata potente yakini,
accanto al termine yaka per quello
maschile: presso queste popolazioni
gli spiriti femminili appaiono
spesso come malefici, disposti a
rapire bambini e a ucciderli,
mandando loro malattie, mentre
quelli maschili sono sempre benefici
(C.G. Seligman, I vedda, 1911).
Origine
e figurazioni della morte.
Essendo la morte ritenuta un
fenomeno estraneo all'originaria
natura dell'uomo, sono numerosissimi
i miti che spiegano in qual modo sia
entrata la morte nel mondo mutando
una condizione primordiale di
pienezza vitale. Tale mutamento
dipende dal peccato (come nell'ebraismo
e nel
cristianesimo) o dalla
violazione di un tabù posto
all'origine, o infine da alcuni
avvenimenti mitici che introducono
la morte nel mondo indipendentemente
dalla volontà, o dalla
responsabIlità, degli uomini. Nel
mito si tende ad accertare non
tanto il perché dell'origine della
morte in rapporto alla colpa umana,
quanto il come e il quando la morte
fu introdotta. Molto spesso lo
strumento attraverso il quale la
morte è entrata nel mondo è la
donna, oppure la morte stessa è
vista come un'immagine femminile.
Questa concezione, estesissima in
diverse aree culturali, è connessa
alla particolare fisiologia
femminile, che viene interpretata
come segno che la donna è al limite,
al confine fra la “natura” e
l'aldilà, un aldilà che esiste
sempre come mondo dei morti, come
mondo prima della vita e dopo la
morte. Presso i cagaba, per esempio,
popolazione amerinda della Sierra
Nevada de Santa Marta, è la dea
Gautèovan, la Madre originale, che
crea con il suo sangue mestruale
prima il sole, poi tutte le altre
cose, compresi gli spiriti della
malattia e della morte (J. Curtin,
Miti di creazione dell'America
primitiva, 1899). In tutta l'area
indoeuropea la Dea Madre è connessa
con la morte e con il mondo dei
morti. Presso i greci, Ecate,
divinità degli Inferi, regina degli
spettri e delle ombre, appare come
una particolare epifania lunare di
Artemide, divinità nefasta e
vendicatrice.
Artemide colpisce a morte con le
sue frecce, ed è la padrona della
morte improvvisa. Anche Persefone,
la fanciulla del mito di rapimento
che è alla base dei
culti di Eleusi, è una figura di
morte, strumento di comunicazione e
di passaggio col mondo degli Inferi.
Sempre in Grecia, le Erinni,
divinità infernali, sono raffigurate
in forma di serpenti, poiché il
serpente simboleggia gli spiriti
della morte (G. Thomson, Eschilo e
Atene, 1940). La trinità delle
Moire, che appare per la prima volta
in Esiodo (Teogonia), sovrintende al
destino dell'uomo stabilendo il
momento della morte. Il concetto di
Moira, come divinità che tesse il
filo della vita e vi pone fine
troncandolo, è comune anche ai
romani e ai
germani (presso i quali le Moire
compaiono sotto il nome di Parche e
di Norne). Nell'ambito dell'ebraismo
é attraverso Eva che l'uomo é stato
condannato alla morte: così pure in
moltissimi miti indoamericani spesso
la morte si introduce nel mondo per
il gesto sconsiderato di una donna.
La connessione fra la morte e la
donna risulta anche dall'aspetto
femminile dell'immagine della morte,
che è presente in molte aree
culturali. Presso i bambara
dell'Alto Niger, la morte è una
“donna”, oggetto di unione sessuale,
perché è nel coito che risiede
l'enigma del dolore (D. Zahan,
Società di iniziazione bambara,
1960). La femminilità della morte è
presente anche nella frequente
connessione della donna con la Luna
e nella bipolarità luce-tenebre; e,
come ha notato V. Propp (Le radici
storiche dei racconti di fate,
1946), anche la strega delle fiabe è
un personaggio che viene dal mondo
delle ombre e dei morti.
Significati della morte.
Nel modello mitico più frequente la
morte assume il valore di un
“passaggio”, a volte di una “prova”
(A. Van Gennep), attraverso la quale
si accede a una condizione diversa,
ma che, comunque, assicura una
continuità di esistenza in un'altra
vita. Questa condizione può essere
il ricostituirsi dell'integrità e
della perfezione originaria, nella
quale l'uomo godeva dell'immortalità
come del suo stato naturale; oppure
può consistere nel passaggio ad una
nuova esistenza, più o meno
corrispondente a quella terrena, di
cui diventa la prosecuzione
all'infinito (e l'uomo può vivere
questa nuova vita, sia nella sua
pienezza sia nella forma di ombra).
A volte la morte può rappresentare
la liberazione dai limiti
dell'individualità: di conseguenza
l'uomo (non più individualizzato) o
il suo spirito (liberato dai
caratteri personali) viene assorbito
nel tutto. Un'altra rappresentazione
escatologica intende la morte
come momento in cui si acquisisce
una dimensione assolutamente
differente da quella terrena, una
dimensione libera dalla
corruttibilità e dalla peccaminosità
che è insita nella carne, con
l'assunzione di un nuovo corpo
glorioso o “pneumatico”. Infine vi
può essere l'identificazione del
defunto (o della sua
anima o del suo doppio) con il
dio, modello esemplare
dell'immortalità, del senza tempo,
del senza corruzione.
Spesso, nei casi in cui la morte è
concepita come passaggio ad altro
stato, è necessario uno specifico
comportamento dell'uomo (osservanze
rituali, purificazione dal peccato,
innocenza ecc.), o anche una
“rivelazione” di tipo iniziatico,
che consenta all'uomo di conoscere
la realtà centrale insita nella
morte, la sua funzione determinante
del nuovo ciclo di vite. Si hanno
così varie concezioni che risolvono
l'angoscia e la crisi connessa con
la morte in una prospettiva
escatologica, individuale o
collettiva, la quale può realizzarsi
una tantum, per i singoli morti o
per i morti nella loro totalità
(giudizio individuale e giudizio
finale), proiettando questa
prospettiva in un tempo remoto,
indefinito; oppure concezioni
religiose che si basano sulla
credenza nella
reincarnazione e nella
trasmigrazione. e che fanno quindi
della morte il passaggio a una nuova
forma di vita.
Questa non costituisce ancora la
liberazione dalla mortalità, e si
esaurisce soltanto nel decorrere di
un certo ciclo e nella consumazione
di una certa carica di male e di
negatività, anche morale (come per
esempio nei
misteri orfici).
Negli ultimi anni gli storici,
soprattutto francesi, influenzati
dall'antropologia, si sono rivolti
allo studio della morte nella
cultura occidentale, mettendone in
luce aspetti di rimozione, di
allontanamento, o, di contro, motivi
di speranza in una rianimazione
futura conseguibile attraverso le
conquiste della scienza.
Tratto da:
riflessioni.it/enciclopedia/morte.htm
- Fonte: Enciclopedia Garzanti di
Filosofia – 1990
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Un uomo
racconta la sua esperienza nell’aldilà dopo
essere stato tecnicamente morto per circa un
ora - 25 feb. 2014
Questa è l'incredibile storia di un uomo
americano ritornato in vita dopo essere
tecnicamente morto per quasi un ora. Quando
ormai i medici avevano interrotto ogni
tentativo per rianimarlo, l'uomo ha
scioccato tutti ritornando in vita. Ma ciò
che più sconcerta è il racconto di ciò che
ha visto dall'altra parte.
Brian Miller, 41 anni, è un camionista
dell’Ohio. Mentre era intento ad aprire un
contenitore, si è reso conto che c’era
qualcosa che non andava. L’uomo ha
immediatamente chiamato la polizia. “Sono un
autista di camion e penso che sto avendo un
attacco di cuore”, ha detto all’operatore.
Miller è stato prelevato da un ambulanza e
subito ricoverato in un ospedale locale dove
i medici sono riusciti ad arginare l’attacco
cardiaco.
Ma dopo aver ripreso conoscenza e sentire
alleviare il dolore, l’uomo ha sviluppato
una
fibrillazione ventricolare, una aritmia
cardiaca rapidissima, caotica che provoca
contrazioni non coordinate del muscolo
cardiaco dei ventricoli nel cuore. Il
risultato è che la gittata cardiaca cessa
completamente. La fibrillazione ventricolare
è uno dei quattro tipi di arresto cardiaco.
“Non c’era battito cardiaco, non c’era
pressione sanguigna e non c’era polso”,
racconta l’infermiera Emily Bishop a
fox8.com. I medici hanno cercato di
rianimarlo, tentando per quattro volte di
riportarlo in vita, ma Miller sembrava ormai
senza speranza.
E’ a partire da questo momento che Miller ha
raccontato di essere scivolato via in un
mondo celeste. “L’unica cosa che mi ricordo
è che ho cominciato a vedere la luce e a
camminare verso di essa”, racconta Brian.
Si è ritrovato a percorrere un sentiero
fiorito con una luce bianca all’orizzonte.
Miller racconta che ad un tratto ha
incontrato la sua matrigna, morta da poco
tempo. “Era la cosa più bella che avessi mai
visto e sembrava così felice”, racconta. “Mi
ha preso il braccio e mi ha detto: "Non è
ancora il tuo momento, tu non devi essere
qui. Devi tornare indietro, ci sono cose che
ancora devi fare”.
Dopo 45 minuti, il cuore di Miller è tornato
a battere dal nulla, ha detto la Bishop. “Il
suo cervello è rimasto senza ossigeno per 45
minuti e il fatto che lui possa parlare,
camminare e ridere è veramente incredibile”.
“Sono contento di essere tornato tra i
vivi”, ha detto Miller. “Ora sono sicuro che
la vita continua dopo la morte e la gente
deve sapere e credere in essa, alla grande
!”.
Come riporta
messagetoeagle.com, quello vissuto da
Miller è un fenomeno noto ai ricercatori che
studiano le esperienze di
premorte (NDE).
Nella maggior parte dei casi, coloro che
sperimentano le
NDE cambiano per sempre, sviluppando una
concezione più spirituale della vita e molto
più serena. I soggetti non temono più la
morte, spiegando che l’esperienza è
diventata la pietra angolare della loro
vita.
Qualche tempo fa, un’esperienza di premorte
è stata in grado anche di convincere un
neurochirurgo scettico. E’ il caso del
dottor Eben Alexander, uno scienziato
agnostico che dopo l’esperienza è diventato
un convinto sostenitore della vita
spirituale - Vedi sotto.
Nel 2008, il dottor Alexander è scivolato in
coma per sette giorni. Quello che visse in
quei gironi ha cambiato per sempre la sua
concezione dell’esistenza. “Come
neurochirurgo, non credevo nel fenomeno
delle esperienze di pre-morte. Sono
cresciuto in una cultura scientifica,
essendo figlio di un neurochirurgo”, spiega
Alexander.
“Non sono la prima persona ad aver scoperto
che la coscienza umana esiste al di là del
corpo. Brevi, meravigliosi scorci di questa
realtà sono antichi come la storia umana. Ma
per quanto ne so, nessuno prima di me ha
viaggiato in questa dimensione con la
corteccia completamente spenta e con il
corpo sotto osservazione medica minuto per
minuto e per sette giorni di seguito”.
“So bene quanto sia straordinario e quanto
suoni francamente incredibile. Se ai vecchi
tempi qualcuno, anche un medico, mi avesse
raccontato una storia del genere, sarei
stato certo che era sotto l’incantesimo di
una qualche delusione.
Ma tutto questo era successo a me ed era
reale, e forse più reale di ogni evento
della mia vita. Quello che mi è successo
esige una spiegazione”, conclude Alexander.
Tratto da: ilnavigatorecurioso.it
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L’esperienza di
premorte di un neurochirurgo: “Sono stato
in paradiso !” - 14 feb. 2013
Eben Alexander viene ricoverato per un attacco
di meningite nel 2008. Entra in stato vegetativo
e al risveglio ricorda un viaggio in una
"dimensione più alta", popolata da angeli, in
uno scenario paradisiaco. Tra dubbi e
dichiarazioni, un'esperienza che arricchisce la
complessa fenomenologia delle esperienze di
"pre-morte".
E’ una storia particolare quella del dottor
Eben Alexander, neurochirurgo a Harvard, con
un curriculum accademico importante.
Una storia finita sulla copertina di
Newsweek, e ripresa – con una certa cautela
– da altri giornali nel mondo.
Ma soprattutto perché il racconto della
“settimana in paradiso” del neurochirurgo è
quello di un salto notevole da una vita fatta di
ricerche, accademia, dati, laboratori, a
un’interpretazione della realtà profondamente
diversa, durante i giorni in coma vissuti da
Alexander e che dalla sua, ha i referti di un
monitoraggio costante del suo stato cerebrale
durante quello che lui definisce come
un’esperienza in un altro mondo. Quello dopo la
morte.
Le
Near Death Experience, esperienze di
“pre-morte” non sono eventualità rare. Sono anzi
migliaia i casi ogni anno di persone che
raccontano di aver visto, se non vissuto, in un
“aldilà” dalla realtà terrena. Sono tutte
esperienze accomunate da almeno un elemento,
ovvero la costante, profonda e pervasiva
sensazione di pace, riservata a chi attraversa
il confine tra la vita e la morte.
Molti parlano di una vera e propria estasi. E
nella stragrande maggioranza, chi è tornato
indietro non aveva alcuna intenzione di farlo, e
i racconti convergono tutti sull’intervento di
una forza non meglio specificata, in grado di
riavvicinare la coscienza al corpo
“abbandonato”.
Nello specifico caso di Alexander, 58 anni, la
figura è quella di uno specialista con un
curriculum di rilievo, che nell’arco della sua
carriera avrà presumibilmente ascoltato decine
di storie di questo tipo, e che lui stesso dice
di aver sempre respinto.
Ma dopo l’attacco di meningite nel 2008, e il
ricovero in coma al Virgina Hospital, una
condizione che avrebbe prodotto la NDE, il
dottore ha la sua personale versione da
raccontare.
Mentre il suo cervello non comunicava attività,
e il suo corpo era privo di conoscenza e non
rispondeva agli stimoli, Alexander dice di
essere giunto in un luogo “pieno di farfalle, in
cui si udiva della musica e canti”, in un
viaggio che descrive come “molto vivido, in un
universo coerente”.
Alexander narra del suo arrivo in un posto molto
simile al Paradiso nella sua immagine più
comune, quella di un “luogo pieno di nuvole”, in
cui è stato accolto da una donna “bellissima,
con gli occhi azzurri”, e ha percepito di essere
“amato incondizionatamente” da un’entità
spirituale, “volando su ali di farfalla”. Tutto
ciò mentre era privo di coscienza, il che porta
lo scienziato a teorizzare l’esistenza di
un’altra forma di coscienza, spirituale.
Quella di Alexander è quindi un’esperienza che
ha modificato profondamente una radicata visione
scientifica della coscienza umana. “Come
neurochirurgo, non credevo alle Nde”, scrive lo
scienziato su Newsweek, “e ho sempre preferito
le ipotesi scientifiche”.
Il dottore dichiara di non essere cattolico, e
di non credere nella vita eterna. Ma poi ha
sperimentato “qualcosa di così profondo”, da
fargli riconsiderare le esperienze NDE in chiave
scientifica.
Il suo viaggio tra “nuvole rosa e creature
angeliche che lasciavano scie in cielo” racconta
di incontri con creature “diverse da qualunque
altra abbia mai visto su questo pianeta”, dice
Alexander. “Erano più avanzate, forme più alte.
E poi il canto corale che arrivava dall’alto, mi
riempiva di gioia e stupore”. Tutto questo,
dicono i referti, durante uno stato in cui la
corteccia cerebrale, la parte che controlla le
emozioni e il pensiero, costantemente
monitorata, è risultata priva di attività.
Alexander aggiunge: “Non c’è una spiegazione
scientifica a quello che è successo: mentre i
neuroni della corteccia erano inattivi a causa
dell’infezione, qualcosa come una coscienza
slegata dalla mente è arrivata in un altro
universo. Una dimensione di cui mai avrei
immaginato l’esistenza”. Un’esperienza che lo
stesso dottore ha ben chiaro possa ricordare un
set hollywoodiano.
E che però, dichiara, “Non era di fantasia. E ha
profondamente inciso sulla mia attività
professionale e sfera spirituale”.
Con l’auspicio, inoltre, che un contributo
firmato da un neuroscienziato possa aiutare a
fare più luce, terrena, sul complesso fenomeno
delle Nde.
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La protagonista di questa esperienza di
premorte si chiama Nicole Dron, una
donna francese che nel 1968 all’età di 26
anni ha vissuto la sua avventura nell’altra
dimensione.
Nicole Dron è stata una delle prime persone
a raccontare la sua esperienza nel 1978,
affrontando all’epoca lo scherno e la
derisione. Con il passare del tempo è
riuscita a superare la sua apprensione e la
sua resistenza ed ha accettato di raccontare
la sua storia alla televisione e alla radio
oltre che di tenere delle conferenze.
"Tutto avvenne nel 1968. Tre settimane dopo
la nascita del mio secondo figlio ebbi una
grave emorragia. Fui ricoverata in ospedale
e operata d'urgenza. Nel corso
dell'intervento (isterectomia, o ablazione
dell'utero) ci fu una seconda violenta
emorragia. Il mio cuore smise di battere, mi
fu detto, per circa 45 secondi, con
elettrocardiogramma piatto. Durante quei 45
secondi vissi un istante di eternità !
Ricordo prima di tutto di essermi trovata
all'altezza del soffitto. Ero là con tutti i
miei pensieri, le mie emozioni, le mie
impressioni, con tutto ciò che costituisce
il mio essere profondo. Presi coscienza di
essere in grado di vedere contemporaneamente
da tutti i lati, ma soprattutto provavo un
sentimento nuovo e incredibile: quello di
esistere fuori dal mio corpo fisico.
Vi assicuro che sentirsi vivere al di fuori
di sé stessi è una cosa sconvolgente. Presi
coscienza che ero l'inquilina del mio corpo,
che era steso sul tavolo della sala
operatoria. Lo guardai e non lo trovai
bello. Ero cadaverica, avevo dei tubi che mi
uscivano dal naso e dalla bocca, non ero
assolutamente in forma. Cosa che non aveva
più alcuna importanza, perché quel corpo non
ero io, non era che il mio veicolo. Sentii
il chirurgo esclamare: "Mi sfugge dalle mani
!". Queste parole mi furono confermate un
mese dopo dall'infermiera che aveva
assistito all'operazione.
Non rimasi a lungo in quella sala
operatoria, perché pensai a mio marito e a
mio suocero che erano in attesa nella sala
d'aspetto. Pensando a loro, istantaneamente
mi ci trovai accanto. Presi coscienza del
fatto di poter attraversare i muri. Tutto mi
sembrava naturale, solo in seguito mi sono
chiesta come fosse stato possibile !
Come avevo potuto attraversare i muri e
ritrovarmi in quella sala d'aspetto, dal
momento che non sapevo dove fosse ubicata ?
Constatai che in quella sala d'attesa non
c'erano sedie, cosa che mio marito mi
confermò in seguito. Vedevo che mio marito e
suo padre andavano su e giù per la stanza e
io cercavo di manifestarmi a loro, ma
invano. Non mi vedevano. Non capivo cosa
stesse succedendo, provavo una sorta di
disperazione per non essere in grado di
comunicare con le persone che amavo.
Tentando di farmi percepire, posai la mano
(del corpo più sottile nel quale ora mi
trovavo) sulla spalla di mio suocero, e la
mia mano attraversò il suo corpo !
Al tempo stesso però prendevo coscienza di
una facoltà nuova: quella di penetrare tutto
ciò che esiste. Non ho mai perduto la
nozione di essere "me stessa", ma avevo
l'impressione di occupare più spazio, e mi
trovai nel cuore di mio marito. Conoscevo
tutti i suoi pensieri e anche l'essenza del
suo essere, ciò che egli valeva come essere
umano.
La stessa cosa avvenne con mio suocero. I
miei suoceri avevano perduto il loro primo
figlio all'età di 25 anni: il ragazzo era
annegato nel vano tentativo di salvare un
amico. Di conseguenza avevano concentrato
tutto il loro amore sul loro secondo e
ultimo figlio, che a quell'epoca aveva 14
anni. Quando in seguito era divenuto mio
marito, io avevo avuto l'impressione di aver
portato via il loro figlio e credevo che
essi non mi amassero per me stessa, ma
soltanto in base alla mia capacità di
renderlo felice. E questo mi faceva
soffrire. Ed ecco che ora che potevo leggere
nel cuore di mio suocero mi rendevo conto di
tutta la compassione e di tutto l'affetto
che egli nutriva per me ed ero capace di
vedere al di là delle mie proiezioni.
In seguito mi trovai in un abisso di
tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in
un nulla infinito e avrei dato qualunque
cosa pur di sentire un rumore e vedere
qualcosa. Non so quanto tempo sia durato
quello stato. Forse una frazione di secondo
? Il tempo non esisteva. Pensai: "Ecco qui
ragazza mia, sei morta". E tuttavia non ero
morta perché esistevo. Mi tornò alla memoria
una frase che mi era stata insegnata al
catechismo quando ero bambina: "Si vive fino
alla fine dei tempi, fino alla resurrezione
finale". In quel contesto, l'idea di vivere
in quel nulla e in quelle tenebre mi
sembrava insopportabile.
Qualcosa dentro di me invocò aiuto e da
lontano vidi una luce. A partire da quel
momento non fui più sola al mondo. Fui
proiettata ad una velocità prodigiosa verso
quella Luce, e via via che mi avvicinavo la
Luce divenne sempre più grande fino a
occupare tutto lo spazio. Le tenebre si
rischiararono, avvertii distintamente delle
presenze intorno a me, senza peraltro
vederle, ma soprattutto sentivo nascermi in
cuore una gioia infinita, una gioia mille
volte più grande di tutte le gioie che avevo
potuto sperimentare su questa terra.
E così entrai nella Luce. Là non ci sono più
parole... Questa luce era anche un oceano di
amore, ma di un amore puro, che si offre
senza chiedere niente, un amore-sole, e io
ero l'amore. Ero immersa in un oceano di
amore, amata per quello che ero, lontana da
tutte le preoccupazioni e le agitazioni
della terra !
Non avevo più coscienza del tempo e dello
spazio, ma ero consapevole di essere, di
essere sempre stata. Avevo compreso di
essere una particella di questa luce ed ero
eterna. In quella pienezza e in quella pace
immensa compresi il senso delle parole: "Io
sono".
Era come se, restando me stessa, io
divenissi tutto e ritrovassi la mia natura
reale. Avevo ritrovato la mia patria. Ero
divenuta amore ed ero la vita. Come fare,
mio
"Dio", a condividere quest’esperienza ? Se
ognuno di noi potesse viverla anche per un
solo istante, su questo pianeta non ci
sarebbero più miseria, violenza e guerra.
In quella luce
vidi venire verso di me un giovane luminoso.
Il mio cuore si riempì di gioia perché
riconobbi mio fratello. Quando io avevo 11
anni, i miei genitori avevano perduto un
bambino di 7 mesi. Io adoravo quel piccino,
ero la sua mammina. Dopo la sua morte i miei
genitori ed io avevamo vissuto quella
sofferenza così ben espressa da queste
parole di Victor Hugo: "Un solo essere vi
manca, e tutto è deserto". Ma ora lui era
davanti a me, vivo ! Ed io ero felice, ero
tanto felice ! Mi trovai fra le sue braccia.
Era solido e anch'io lo ero. Comunicavamo
col pensiero e i sentimenti, e io gli
"dissi": "Come sarebbero contenti di vederti
papà e mamma !".
Lui mi disse che ci aveva sempre seguiti e
accompagnati nella nostra vita, e io capii
che i legami d'amore non muoiono mai.
Come facevo ad esser certa che quell'essere
era mio fratello ? Evidentemente c'è una
grande differenza fra i tratti fisici di un
bebè e quelli di un adolescente. E tuttavia
io so con assoluta certezza che era lui.
Penso che si tratti di un riconoscimento fra
anime...
Incontrai anche il fratello di mio marito,
Jacques, che avevo visto soltanto in
fotografia. Fui sorpresa e felice di
constatare che mi voleva bene e che mi
conosceva. Egli mi mostrò le circostanze del
suo decesso e quanto i suoi genitori
avessero sofferto, in particolare mia
suocera. Mi augurai di non dover mai
affrontare nella mia vita una simile prova.
Incontrai anche
degli esseri che non avevo mai visto sulla
terra. E tuttavia li conoscevo e provavo una
felicità immensa rivedendoli. Essi leggevano
in me come in un libro aperto e avrei voluto
poter mostrar loro solo aspetti positivi di
me stessa. So che questi esseri mi
accompagnano e mi guidano nella vita.
Tutti questi incontri ebbero luogo in un
paesaggio inondato di luce, di bellezza e di
pace. Ero in un bellissimo giardino, la
natura era magnifica. L'erba era più verde
di quella terrena, c'erano altri fiori,
altri colori, i suoni stessi si
trasformavano in colori. E tutto questo
creava un'armonia, un'unità tale che
compresi la sacralità della vita. Tutto
viveva, un semplice filo d'erba mi rapiva
perché vedevo in esso le molecole della
vita, vedevo la loro luce interiore. Pensai
allora che al di là della sofferenza umana
che proviamo quando muoiono le persone che
amiamo, dovremmo gioire sapendo che stanno
ritrovando la Vita.
Ho rivissuto la mia vita a rovescio, dai
miei 26 anni all'epoca della mia nascita.
Accanto a me c'era un Essere di Luce, una
creatura che il mio cuore conosceva. Non so
descrivere la radiazione e la forza d'amore
che emanava. Mi accorsi in seguito che aveva
anche molto humour.
Udii la sua voce
che sembrava venire dal fondo dell'UniVerso,
una voce possente e dolce al tempo stesso.
Una voce fatta di forza e d'amore che mi
domandò: "Come hai amato e che cosa hai
fatto per gli altri ?". Compresi
immediatamente l'importanza della domanda.
Al tempo stesso ebbi la visione di una
moltitudine di esseri con le braccia tese al
cielo, in atteggiamento implorante. Sapevo
che quegli esseri soffrivano e io percepivo
tutte le loro sofferenze. Che cosa avevo
fatto per loro ? Non ero stata cattiva, ma
non avevo fatto niente di particolare. La
domanda che mi era stata rivolta esigeva,
per usare le parole di Emerson, "di fare
tutto il bene che esiste nell'individuo", e
io capivo adesso che ciò richiedeva tanto
amore.
Richiedeva anche una crescita, una
trasformazione, che a sua volta avrebbe
aiutato gli altri a trasformarsi. Sentii
allora che l'umanità è un solo essere le cui
membra sono interdipendenti una dall'altra
per il loro progresso e la loro
sopravvivenza. Mi ridestai a una
responsabilità nuova. La comprensione di
tutto ciò, semplice in apparenza, continua
ad approfondirsi nel tempo.
Tutta la mia vita era là, con tutte le
gioie, le aspettative, le speranze e le
sofferenze che ne avevano fatto parte.
Ritrovai le mie emozioni di bambina,
riscoprii certi episodi dimenticati, rividi
tutte le motivazioni degli anni che avevo
vissuto: non è possibile nascondere niente,
tutto è scritto nel grande libro della vita.
Era sconvolgente, perché durante quel
bilancio io ero al tempo stesso colei che
riviveva ogni situazione con tutte le
emozioni che l'accompagnavano ed ero anche
l'altra parte di me stessa, quella che non
provava emozioni e che era soltanto
saggezza, conoscenza, amore e giustizia. Era
questa pura luce, quest'altra parte di me
stessa, che valutava la mia vita e rendeva
chiara ogni cosa. Compresi tutti i miei
meccanismi psicologici, ne vidi i
funzionamenti, vidi i miei limiti, le mia
carenze e tante altre cose più sottili che
non sono ancora riuscita a tradurre in
parole. Presi coscienza del bene e del male
che avevo fatto senza rendermi conto delle
ripercussioni che i miei atti e i miei
pensieri avrebbero avuto in me stessa e
nelle persone che mi stavano vicine. Mi resi
conto di ciò che provavano coloro ai quali
avevo fatto del bene e coloro verso i quali
mi ero comportata in modo sgradevole.
Questa grande
coscienza valuta la nostra vita in base a
criteri di amore assoluto e saggezza, e noi
ci rendiamo conto delle nostre
manchevolezze, miserie e debolezze. Allora
si rimpiange il tempo passato alla ricerca
di falsi valori e si rimpiange di non avere
veramente vissuto. Questa presa di coscienza
si accompagna anche alla compassione per sé
stessi perché si scopre che l'ignoranza, la
paura, i condizionamenti, le debolezze ci
hanno allontanati da ciò che in realtà siamo
e da ciò che avremmo potuto realizzare nella
vita.
Mi fu mostrata la mia vita dopo il mio
ritorno sulla terra. Prima però mi era stato
chiesto se desideravo restare o tornare a
vivere.
La mia anima voleva restare, ma aveva
pensato ai miei due bambini che avevano
bisogno della loro mamma. Mi fu detto anche
che quando fossi ritornata avrei
necessariamente dimenticato molte delle cose
che avevo vissuto. Malgrado il mio desiderio
di fissare dentro di me tutte quelle
conoscenze, so che molte sono svanite: non
ho potuto portare con me che qualche
briciola, e me ne dispiace.
Quando dico "mi fu mostrato", "mi fu detto",
voglio dire che ricevevo queste informazioni
da un essere (per esempio mio fratello) o
dalla grande luce. Era come se fossi in una
classe senza professori.
Vidi dunque i miei figli crescere ed ero
fiera di loro. Mi fu mostrato che i miei
suoceri e mia nonna avrebbero lasciato
questa terra quasi nello stesso periodo e
che due di loro se ne sarebbero andati a tre
settimane di distanza, cosa che mi colpì.
Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13
anni dopo quest’esperienza, a tre settimane
esatte di distanza uno dall'altro, e mia
suocera morì l'anno successivo... Avevo
rivelato queste informazioni a mio marito e
ai miei genitori che ne erano rimasti molto
turbati.
So di aver
saputo molte cose, ma le ho dimenticate. Mi
fu detto che Dio era la forza, la vita e il
movimento, che la vita esisteva ovunque
nell'UniVerso,
che quando morirò non mi sarà chiesto a
quale religione, filosofia o razza
appartengo, ma come ho amato e che cosa ho
fatto per gli altri, perché l'unica cosa
importante è la qualità interiore di un
individuo.
Mi fu detto anche che tutto ciò che andava
nel senso dell'unità era positivo e che la
mia vita rapportata all'eternità
corrispondeva a un battito di ciglia della
mia propria vita.
Mi fu mostrato anche il futuro dell'umanità.
Vidi che la nostra terra sarebbe stata
oggetto di grandi capovolgimenti e che noi
avremmo attraversato delle grandi prove,
delle grandi tribolazioni, perché avevamo
una tecnologia avanzata, molta scienza, ma
poca fraternità e saggezza. E mi fu mostrato
tutto quello che minacciava di avvenire se
non avessimo cambiato. Insisto sul
"se" perché è determinante.
Mi fu detto che eravamo come a un crocevia e
che niente era ineluttabile, tutto dipendeva
dalla nostra capacità di amare e di agire
con saggezza. Avvertii comunque l'urgenza
estrema di una grande trasformazione
individuale e planetaria dell'umanità e la
necessità di instaurare la pace e la
tolleranza in noi e intorno a noi per vivere
in armonia e nel rispetto di tutto ciò che
vive.
Vidi anche che
avevo già vissuto su questa terra. Mi furono
mostrati spezzoni di altre vite e il legame
che le collegava tutte.
Mi fu detto che si ritorna su questa terra
finché non si acquisisce sufficiente amore e
saggezza: è tutta questione di evoluzione.
Nello stato in cui ero, trovavo tutto molto
logico ed evidente.
In seguito, quando fui ritornata nel corpo,
questo ricordo mi è risultato sconvolgente;
sono però intimamente convinta che questo
concetto delle "vite successive" non deve
far discutere, nel senso che non è
importante far propria una credenza o una
convinzione, ma trasformarsi. A livello di
assoluto, al di là del tempo e dello spazio,
non c'è che la vita, la
Grande Vita...
Ma nella nostra dimensione, limitata dallo
spazio e dal tempo, noi prendiamo coscienza
soltanto di un segmento, di una parte di
questa vita che scorre tra la nascita e la
morte, e pensiamo che questa piccola vita
sia tutto quello che c'è da conoscere.
Invece non è così.
Mi fu detto anche che il
Cristo sarebbe ritornato sulla terra e
che il suo ritorno era imminente. Io però
non so più se ad incarnarsi sulla terra sarà
un'entità come il Cristo oppure se è questa
grande coscienza, questa grande vita che
circola in noi come potenzialità che deve
risvegliarsi alla dimensione
cristica; so che piansi perché avevo
capito che l'unica cosa che poteva salvarci
era la sua venuta.
Il Cristo, così come l'ho compreso nel corso
della mia esperienza (ma non ho certo la
pretesa di aver capito tutto il suo
mistero), rappresenta tutta la pienezza
della vita in tutto ciò che esiste, ed è la
coscienza, l'amore e la vita che si
manifestano totalmente nell'essere umano e
nell'umanità liberata dalle sue miserie
umane.
Il Cristo non appartiene a nessuna religione
perché è nel cuore di ognuno, è la pienezza
di
"Dio" nell'uomo. Ero emozionata e capivo
che ciò che ci salverà da noi stessi ed
eviterà guerre, catastrofi e calamità sarà
il risveglio di questa dimensione di Cristo
in noi tutti.
Ricordo anche di
essere andata di piano in piano, di livello
in livello. Avevo l'impressione di penetrare
profondamente nella mia coscienza che si
manifestava attraverso una lucidità ed una
comprensione interiore che crescevano
continuamente. Mi ritrovai poi in una città
di luce, d'oro e pietre preziose, la gloria
delle glorie.
Mi sentivo trasportata ed innalzata al
livello più alto. Compresi allora più
profondamente il senso dei 26 anni che avevo
trascorso sulla terra e ciò che avevo fatto
di quest’opportunità. Poi mi fu mostrato che
avrei avuto molte prove e sofferenze nel
tempo che mi restava da vivere sulla terra.
Mi sono vista piangere molte volte e chiesi
il perché di queste prove. Mi fu detto
allora che le avevo accettate prima di
nascere, perché grazie ad esse sarei
cresciuta. Pregai allora che mi fossero date
tutte le esperienze e le prove necessarie
per arrivare allo scopo finale nel corso di
una sola vita, perché non volevo tornare di
nuovo sulla terra. Capivo che l'inferno era
sulla Terra ed ero pronta alle più grandi
rinunce e ai più grandi sacrifici pur di non
dover ritornare. Mi fu però fatto capire che
non era possibile caricarmi più di quanto le
mie spalle fossero capaci di sopportare.
Potrà apparire
stravagante o contro natura desiderare una
cosa simile. Grazie a Dio, non sono
masochista, amo la vita, ma in quello stato
di coscienza sublime non avevo che un solo
desiderio: arrivare il più presto possibile
allo scopo, cioè riuscire a fondermi con
quello splendore. Sulla terra ci si rivolta
alle sofferenze e alle malattie. Ma
"dall'altra parte" se ne capisce il perché e
se ne vedono i risultati, e tutto diviene
chiaro.
Vidi poi venire verso di me un essere molto
bello. Mi è impossibile dire se fosse un
uomo o una donna, perché era virile e
femminile al tempo stesso. Avevo
l'impressione di conoscerlo fin dalla notte
dei tempi e volevo fondermi con lui. Gli
dissi: "Voglio unirmi per sempre a te..."Ed
in quel momento presi coscienza del fatto
che quell'essere ero io, ma io alla fine dei
tempi, io totalmente realizzata. Fu quella
una grande lezione di umiltà, perché misurai
tutto il cammino che mi restava da
percorrere per divenire ciò che sono...
Capivo che il tempo non era che la distanza
che mi separava da me stessa. La mia
incapacità di vivere la pienezza di ciò che
sono attira le esperienze necessarie per
acquisire ciò che mi manca.
Mio fratello ed io ci salutammo. Lui mi
consigliò di non parlare delle mie
esperienze al mio risveglio e di aspettare
17 anni prima di darne testimonianza, perché
prima di quel tempo sarebbero state
considerate come un trauma conseguente allo
shock operatorio.
Non ricordo di essere uscita dal mio corpo,
ma ricordo di esserci rientrata passando per
la testa e di essermici infilata come in una
calza. La pienezza svanì, la libertà si
dileguò, finì la sensazione di essere uno e
tutto al tempo stesso. Si rientra nel
proprio corpo come dentro una scatola. Si
dimentica che gli altri fanno parte di noi
stessi, sono noi stessi, e ci si fa
reciprocamente del male...
Mi fecero risvegliare rapidamente. Al mio
risveglio avevo nelle orecchie una musica
sublime, una sinfonia infinita, di una
dolcezza che mi faceva fondere d'amore. Ho
cercato in seguito di ritrovare quella
musica ascoltando musica sacra e classica,
ma invano. Dietro a quella musica c'era un
senso di completezza, una pace infinita, una
pienezza, una conoscenza che avrei voluto
poter conservare per sempre in me. Ho
portato con me una particella d'eternità e
la sensazione di aver compreso ogni cosa.
Tutto era perfetto...
Quando mi
risvegliai, si risvegliò anche il dolore
(avevo un lungo taglio all'addome) e tutta
l'esperienza divenne meno nitida.
Non riuscivo a trattenerla. Non ne ho
conservato nella memoria che una parte
infinitesimale. Da allora però so che l'AmOr
è il segreto della vita, il segreto di Dio e
so anche che Dio è questa Luce splendida e
meravigliosa e insieme l'energia che
impregna l'Universo.
Credo in una religione senza frontiere,
quella dell'amore che è nel cuore di ogni
essere umano e che, al di là dei dogmi,
conduce l'uomo a trasformarsi da bruco in
farfalla".
Tratto da liberamente.co
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Altra esperienza di preMorte (NDE) -
(sintesi)
Sono nato e cresciuto in Nuova Zelanda.
Era il 1982, avevo 24 anni quando ho
vissuto un'avventura che avrebbe segnato
una svolta decisiva nella mia vita. Era
ormai il mese di marzo e avevo viaggiato per
due anni interi, spesso dormendo in tende o
sulle spiagge e vivendo come un nomade. Era
tempo di ritornare a casa. Ritornato alle
Mauritius per poche settimane, mi
ricongiunsi ai miei amici creoli.
Una sera, una settimana prima del mio
rientro in Nuova Zelanda, con il mio amico
di pesca Simon decisi di uscire per una
immersione in mare, nonostante ci fosse un
forte temporale all'orizzonte.
Dovevamo immergerci nella parte esterna
della barriera che sprofonda nel l'oceano.
Era veramente stupendo ! Scendemmo.
lo mi fermai nella parte alta della barriera
mentre i miei due amici andarono più in
profondità. Stavo cercando degli astici,
quando la mia torcia illuminò una strana
creatura marina nell'acqua buia. Somigliava
ad un calamaro. Indossavo i guanti da sub ed
ebbi l'impressione di aver toccato una
medusa. Improvvisamente qualcosa mi toccò
dandomi una scarica elettrica con la forza
di un migliaio di volt. Fui di nuovo colpito
dalla stessa scarica elettrica. A quel punto
capii cosa era successo. Avevo imparato al
corso di sopravvivenza che alcune meduse
sono incredibilmente velenose. Nel frattempo
una quinta medusa lo colpì di nuovo. Una
volta sulla spiaggia il ragazzino dovette
aiutarmi per scendere.
Mi condusse fino al ciglio della strada ed
io mi afferravo a lui. Era mezzanotte e non
c'era anima viva. Come avrei fatto a
raggiungere l'ospedale? L'ambulanza arrivò e
mi porto all'ospedale. Il dottore mi disse:
"Non so se riesci a sentirmi, figliolo, ma
stiamo cercando di salvarti la vita;
mantieni gli occhi aperti e combatti il
veleno più che puoi."
Improvvisamente avevo sentito sollievo, la
battaglia per rimanere in vita sembrava
finita. Nessuno mi aveva detto che ero
morto.
Infatti, non lo sapevo. Tutto ciò che
riuscivo a capire era che non lottavo più
per mantenere gli occhi aperti. Non era
stato come chiuderli per dormire. Sapevo di
essere andato da qualche parte. Durante i
venti minuti precedenti avevo avuto la
sensazione di fluttuare nell'aria, poi, non
fluttuavo più: ero andato. Bene, io sapevo
che il mio spirito era andato da qualche
parte, ma non sapevo di essere morto.
Ero arrivato in un luogo molto vasto, come
una sala enorme e cavernosa con un buio
pesto. Ero in piedi. Iniziai a cercare
l'interruttore della luce. Non riuscivo a
trovarlo. Perché il dottore aveva spento le
luci ? Cercavo di toccare qualcosa, ma non
trovavo niente.
Mi resi conto che non riuscivo a trovare
neanche il mio letto. Mi muovevo, ma non
inciampavo in niente. Non vedevo nemmeno la
mano che mi ero portato davanti al volto.
Faceva estremamente freddo. Aguzzai la vista
per capire dove fossi; tentavo di orientarmi
in questo nuovo ambiente. Alzai la mano
cercando di toccarmi il viso, ma questa
passò senza trovare niente.
Fu un'esperienza terrificante. Allora mi
resi conto di essere senza un corpo fisico,
tuttavia ero ancora me stesso. Sentivo di
avere un corpo, ma non potevo toccarlo. Ero
un essere spirituale; il mio fisico era
morto, eppure, mi sentivo vivo, cosciente di
avere ancora braccia, gambe e testa, ma non
riuscivo a toccarle. "Dove sono ?" Pensai.
Mentre mi trovavo in quel buio, un
incredibile freddo e pericolo incombevano su
di me. Mi sentivo osservato da presenze
malvagie che mi circondavano. lo non parlavo
a voce alta, ma loro, come se leggessero i
miei pensieri, iniziarono a gridarmi: "Fai
silenzio !"
Mi scostai e qualcun altro urlò: "Meriti di
essere qui !" Alzai le braccia quasi per
proteggermi e pensai: "Dove sono ?" "Sei
all'inferno !- Mi rispose una voce - adesso
fai silenzio." Ero terrificato, avevo paura
di muovermi e di respirare: forse meritavo
proprio di essere lì.
A volte le persone hanno una strana immagine
dell'inferno. lo ero solito pensare ad esso
come ad un luogo dove si possono fare tutte
quelle cose che non si dovrebbero fare sulla
terra.
Questo è molto lontano dalla realtà. Non mi
ero mai trovato in un luogo così spaventoso.
Le persone lì non possono fare niente di ciò
che i loro cuori malvagi vorrebbero e non ci
si può gloriare della propria malvagità. In
quel luogo non c'è nessuna relazione con il
tempo. Nessuno sa che ora è, né da quanto
tempo si trova là: dieci minuti, dieci anni
o forse diecimila. Non augurerei nemmeno al
mio peggiore nemico, di trovarsi in una
situazione simile. Non avevo idea di come
paterne uscire. Perché ero in quel posto ?
Gridai di nuovo a Lui interiormente:
"Signore, Ti ho chiesto di perdonarmi, Ti ho
dato il mio cuore, perché sono finito qui
?". Improvvisamente un bagliore mi illuminò
e, mentre mi avvolgeva, mi risucchiava fuori
dal buio. Questa luce mi infondeva un senso
di leggerezza e venni innalzato dal suolo
come un granello di polvere in un raggio di
sole.
Guardai in alto e vidi un tunnel verso il
quale ero attirato e che terminava con
un'apertura larga e circolare. Non volevo
guardare dietro di me per paura di scivolare
di nuovo nel buio. Ero molto felice di
uscire da quelle tenebre e la luce oltre il
tunnel era di un bagliore indescrivibile.
Nonostante ciò, ci si poteva guardare dentro
e io venivo attirato ad essa ad una velocità
sorprendente.
Mentre venivo trasportato ondate di luce
intensa scendevano verso di me. Quella luce
vivente mi trasmetteva emozioni forti.
La prima ondata mi diede calore e conforto
insieme ad amore ed accettazione. Ne arrivò
poi una seconda, che mi coprì con una pace
completa, come non avevo mai sperimentato
prima. Mi chiesi a questo punto come si
presentava il mio corpo, che avevo tentato
di vedere e toccare nel buio; con sorpresa
mi accorsi che non solo lo vedevo, potevo
addirittura vedere attraverso di esso !
Ero trasparente. Il mio essere irradiava
luce, come se questa fosse dentro di me ed
era la stessa che mi aspettava oltre il
tunnel.
Alla terza onda luminosa fui pervaso da una
gioia completa. Era così emozionante:
l'inizio dell'esperienza più sorprendente di
tutta la mia vita. La mia mente non riusciva
a concepire dove stavo andando, né conosco
parole adatte a descrivere ciò che vedevo.
Quando, alla fine del tunnel, mi trovai di
fronte alla fonte di tutta la luce, la mia
vista era completamente riempita da essa.
Sembrava un fuoco bianco o una montagna di
diamanti scintillanti.
Ora io ero di fronte a questa gloria
incredibile. Mentre ero là molte domande
iniziarono a correre nella mia mente.
"Questa luce è solo una forza, come la
chiamano i Buddisti, o un karma o yin e yang
? E' qualche tipo di energia o c'è realmente
Qualcuno al di là di essa ?" Come se questi
pensieri fossero stati proferiti ad alta
voce, dal centro di essa vennero le seguenti
parole: "Ian, desideri ritornare ?". Venni
scosso nell'apprendere che c'era veramente
Qualcuno davanti a me e che, chiunque fosse,
conosceva il mio nome. "Ritornare dove ?-
Pensai - Dove sono ?" Voltandomi indietro
potevo ancora vedere il tunnel che saliva
dal buio. Pensai che forse stavo ancora
sognando nel mio letto d'ospedale.
Chiusi gli occhi mentre mi chiedevo se tutto
ciò fosse reale. La voce parlò di nuovo:
"Desideri ritornare ?" Risposi: "Se sono
fuori dal corpo non so dove sono. Sì,
desidero ritornare." La risposta fu: "Se
desideri ritornare, allora devi vedere le
cose della terra in una luce nuova". Ero
appena arrivato dal buio ma qui certamente
non c'erano tenebre.' Avevo meditato su
queste parole in quel tempo. Mi resi conto
allora che questa luminosità secondo me,
poteva venire solo da Dio. Cosa ci facevo io
in questo luogo ? Certo, non meritavo di
essere qui. I
Compresi quindi che questo era Dio ! Lui è
luce. Conosceva il mio nome e i pensieri
segreti del mio cuore e della mia mente.
Pensai: "Se questo è Dio allora deve anche
conoscere tutto ciò che ho fatto nella mia
vita." Mi sentivo totalmente esposto e
trasparente davanti a Lui. Provavo vergogna
e pensai: "Ci deve essere qualche errore,
hanno portato la persona sbagliata quassù.
Non sono molto buono. Dovrei sprofondare
sotto il pavimento e ritornare al buio dove
ero prima."
Mentre iniziavo a tornare lentamente verso
il tunnel, un'ondata di luce scaturì da Dio
e m'investì. Il mio primo pensiero fu che
questa luce mi avrebbe rigettato in fondo
all'abisso, ma con mio stupore, amore puro e
incondizionato fluì attraverso di me. Era
l'ultima cosa che mi aspettavo. Invece di
essere giudicato, venivo lavato con amore
puro, incontaminato, pulito, senza
inibizioni, non meritato. Questo iniziò a
riempirmi dall'interno, facendo formicolare
le mie mani e tutto il corpo, finché non
iniziai a barcollare.
Pensai: "Forse Dio non sa tutte le cose
sbagliate che ho fatto." Così procedetti nel
raccontargliele. Lui, però, mi aveva già
perdonato e mi mostrò infatti che, quando
gli avevo chiesto perdono nell'ambulanza,
aveva cancellato sul momento tutti quanti i
miei peccati.
Mi ritrovai a piangere in modo incontrollato
mentre l'amore in me diventava più forte.
Non mi ero sentito amato in quel modo da
quando ero a casa con i miei genitori. Ero
partito per il mondo e lì fuori di amore non
ce n'era tanto. Avevo vissuto esperienze
come il sesso, che pensavo fossero amore, ma
non lo erano.
La concupiscenza è come un fuoco dentro di
te, un desiderio incontrollabile che ti
consuma. Questo amore invece, guariva il mio
cuore e io cominciavo a sentire di nuovo
speranza. Provavo una tale quiete ! Pensai:
"Sono così vicino, mi chiedo se posso fare
un passo dentro la luce che circonda Dio e
vederLo faccia a faccia. Allora conoscerei
la verità. Ero stato in tanti posti alla
ricerca della verità, ma nessuno aveva mai
potuto rivelarmela. Così presi coraggio ed
entrai.
Fu come oltrepassare un velo scintillante al
di là del quale le ferite più profonde del
mio uomo interiore venivano guarite. Mi
diressi verso la parte più luminosa, al
centro della quale intravidi qualcuno con le
sembianze di Uomo: ho pensato che fosse
Gesù.
Le Sue vesti, composte non di tessuto
terreno, ma di energia luminosa, arrivavano
fino alle caviglie. Potevo vederne i piedi
nudi. Alzai gli occhi e notai il petto di un
Uomo con le braccia aperte in segno di
benvenuto. Guardai: il Suo volto era dieci
volte più brillante di tutto ciò che avevo
appena visto. AI suo confronto, il sole
sembrava di un giallo pallido e opaco.
Era così scintillante che non riuscivo a
metterne a fuoco i lineamenti. La Sua
purezza penetrava dentro me. Ero a
pochissima distanza, cercai di guardare il
viso più da vicino e, così facendo, Lui si
spostò da un lato. Con Lui anche la luce si
mosse.
Alle spalle di questo essere di luce, c'era
un'apertura circolare. Sbirciando attraverso
di essa, riuscivo a vedere un intero mondo
aprirsi davanti a me. Mi sentivo alla porta
del paradiso, mentre guardavo all'eternità.
Era un luogo incontaminato.
C'erano campi e colline verdi. L'erba
emanava la stessa energia che avevo visto
alla presenza dell’essere di luce. Un
torrente di acqua cristallina si snodava tra
i prati, con alberi su entrambe le rive. I
fiori risplendevano di colori meravigliosi.
Era il Paradiso, io sapevo che appartenevo a
quel posto. Lo avevo cercato dappertutto e
ora ero a casa. Davanti a me, l'eternità.
Stavo facendo un passo verso di essa, ma
quell’essere luminoso dalle sembianze umane
si mise davanti all'entrata, che mi chiese:
"Ian, adesso che hai visto, desideri
ritornare ?" "Ritornare a cosa, pensai -
perché dovrei ritornare in un mondo di
miseria e odio ?
Non ho moglie, non ho figli, nessuno che mi
ama per quello che sono, così come hai fatto
Tu. No, voglio rimanere qui". L’Essere di
luce non si spostò, così guardai indietro
per l'ultima volta. Vidi mia madre. Ecco una
persona che mi aveva amato ed anche pregato
per me tutti i giorni' della mia vita. Aveva
cercato di mostrarmi Dio, ma nel mio
orgoglio e arroganza avevo deriso il suo
credo. Lei però, aveva ragione: Dio esiste e
così anche l'inferno e il paradiso.
Mi resi conto che se fossi rimasto là, mia
madre mi avrebbe creduto all'inferno. Non
poteva sapere ciò che era successo
nell'ambulanza. Lei avrebbe ricevuto solo un
corpo morto dalle isole Mauritius. Così
dissi: "C'è solo una persona per cui
desidero ritornare: mia madre". Poi guardai
di nuovo e vidi dietro di lei anche mio
padre, mio fratello, mia sorella, i miei
amici e una moltitudine di altre persone.
L’Essere di luce mi stava mostrando che
molti altri non lo avrebbero mai saputo, se
io non fossi tornato a dirglielo. Chiesi:
"Chi sono tutte quelle persone ?". Lui
rispose: "Se tu non ritorni molti non
avranno l'occasione di sentir parlare di Me,
perché non metterebbero mai il piede in una
chiesa". "Ma io non le amo" replicai,
"Figlio, io le amo e desidero che tutte loro
giungano a conoscermi". Continuò dicendo:
"Se tu torni, devi vedere le cose sotto una
nuova luce".
Capii che dovevo vedere il mondo attraverso
i Suoi occhi di amore e perdono, così come
Lui lo vede. "Dio, come posso ritornare ?
Chiesi. - Devo ripercorrere quel tunnel fino
al mio corpo ?" Lui disse: "Ian, gira la
testa ... ora senti il sudore che gocciola
nei tuoi occhi ... adesso apri gli occhi e
guarda ... Ero ritornato nel mio corpo.
La mia testa era girata verso destra e avevo
gli occhi aperti. Guardavo il giovane
dottore indiano che punzecchiava il mio
piede con uno strumento appuntito. Cercava
segni di vita senza accorgersi che lo stavo
osservando. Improvvisamente si girò verso di
me. I nostri sguardi si incrociarono e
sbiancò come se avesse visto un fantasma.
Voltai il capo dall'altra parte. Le
infermiere e gli assistenti, guardavano
verso di me sorpresi e spaventati. Nessuno
diceva una parola.
Ero stato morto per circa 15 o 20 minuti e
mi stavano preparando per portarmi
all'obitorio. Mi sentivo molto debole,
chiusi gli occhi, ma li riaprii subito dopo
per assicurarmi di essere vivo.
" Ero ancora paralizzato, così chiesi a Dio
di aiutarmi. Sentii un formicolio nelle
gambe, accompagnato da una sensazione di
calore che lentamente saliva fino al tronco
e alle braccia. Dio mi stava guarendo. Mi
misero in un letto e lì dormii fino al
mattino seguente.
AI mio risveglio trovai il mio amico Simon e
un altro ragazzo della Nuova Zelanda. Ancora
non potevano credere che fossi vivo. "Questo
posto puzza come una latrina, ti portiamo
via di qui" e mi trasportarono di peso fino
ad un taxi che aspettava nella strada.
Ritornato al mio bungalow, esausto, mi misi
a dormire.
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Studentessa muore ma si risveglia in
obitorio. Il racconto choc: “Ho visto un
Angelo che mi ha mandato indietro”
- 15/03/2014
Morire, ma solo apparentemente e poi
svegliarsi in obitorio. Uno choc per una
ragazza ventenne della Costa Rica “deceduta”
durante un rischioso intervento chirurgico.
Ancor di più se la studentessa di
informatica ricorda ogni cosa: “ho vissuto
nell’aldilà, poi sono tornata nel mio
corpo”. Una storia che ha dell’incredibile
ma che è stata riscontrata con i medici che
l’hanno operata e che Graciela H, nome della
giovane, ha condiviso sul sito Near Death
Experience Research Foundation.
Questo il suo racconto:
“Ho visto i medici che lavoravano
velocemente su di me. … Erano agitati. Hanno
guardato i miei segni vitali e mi hanno
fatto una rianimazione cardiopolmonare.
Ognuno di loro ha cominciato a lasciare
lentamente la stanza. Non ho capito perché
si comportavano così. Tutto era tranquillo.
Ho deciso di alzarmi. Solo il mio medico si
trovava ancora sul posto, guardava il mio
corpo. Ho deciso di avvicinarmi, ero in
piedi vicino a lui, sentivo che era triste e
che la sua anima soffriva. Ricordo che gli
ho toccato la spalla, poi se n’è andato. In
quel momento il mio corpo ha cominciato ad
elevarsi ed elevarsi, posso dire di essere
stata trasportata da una strana forza. È
stato fantastico, il mio corpo stava
diventando più leggero. Mentre passavo
attraverso il tetto della sala operatoria,
ho scoperto che riuscivo a muovermi ovunque
volessi. Sono stata portata in un posto dove
le nuvole erano brillanti, una stanza o uno
spazio. Tutto intorno a me era chiaro, molto
luminoso e il mio corpo si riempiva
d’energia, gonfiando il mio petto di
felicità. Ho guardato le mie braccia,
avevano la stessa forma degli arti umani, ma
composte da una materia differente. La
materia era come un gas bianco mescolato con
un bagliore bianco, un bagliore argenteo,
bagliore perla intorno al mio corpo. Ero
bella. Non avevo uno specchio per guardarmi
in faccia, ma io potevo sentire che il mio
viso era carino, ho visto le mie braccia e
le mie gambe, avevo un abito bianco,
semplice, lungo, fatto di luce. La mia voce
era come quella di un adolescente mischiata
con il tono di voce di un bambino.
All’improvviso una luce più chiara del mio
corpo si è avvicinata. La sua luce mi
abbagliava. Egli ha detto con una voce molto
bella: «Non sarai in grado di continuare».
Ricordo che parlavo la sua stessa lingua con
la mente, anche lui parlava con la sua
mente. Ho pianto perché non volevo tornare
indietro, allora mi ha presa, mi ha
abbracciata. È rimasto tranquillo tutto il
tempo, mi ha dato forza. Sentivo amore ed
energia. Non esiste un amore e una forza in
questo mondo comparabile a quella. Egli ha
detto: «Sei stata mandata qui per sbaglio,
lo sbaglio di qualcuno. Hai bisogno di
tornare indietro. Per venire qui, è
necessario realizzare molte cose. Cerca di
aiutare più persone».
E qui finisce il racconto del suo momento
“nell’aldilà” per poi riprendere con
l’esperienza nell’obitorio.
“Ho aperto gli occhi, tutto intorno c’erano
porte metalliche, persone su tavoli di
metallo, un corpo aveva un altro corpo sulla
parte superiore. Riconobbi il posto: ero
nella camera mortuaria. Sentivo il ghiaccio
sulle ciglia, il mio corpo era freddo. Non
riuscivo a sentire nulla. Non ero nemmeno in
grado di muovere il collo o parlare. Mi
sentivo assonnata. Due o tre ore dopo, ho
sentito delle voci e ho riaperto gli occhi.
Ho visto due infermieri. Sapevo cosa avrei
dovuto fare, un contatto visivo con uno di
loro. Avevo appena la forza di sbattere un
paio di volte le palpebre e l’ho fatto. Mi è
costata tanta fatica. Una delle infermiere
mi ha guardata spaventata dicendo al suo
collega: «Guarda, guarda, sta muovendo gli
occhi». Ridendo lui ha risposto: «Andiamo,
questo posto fa paura». Dentro di me stavo
urlando ‘Per favore , non lasciatemi!’. Non
ho chiuso gli occhi fino a quando non sono
venute delle infermiere e dei medici. Tutto
quello che ho sentito è qualcuno dire: «Chi
ha fatto questo? Chi ha mandato questo
paziente all’obitorio? I medici sono pazzi».
Ho chiuso gli occhi quando sono stata sicura
di essere lontano da quel posto. Mi sono
svegliata solo tre o quattro giorni dopo. Ho
dormito molto per un po’ di tempo. Non
riuscivo a parlare. Il quinto giorno ho
cominciato a muovere le braccia e le gambe
di nuovo. I medici mi hanno spiegato che ero
stata mandata all’obitorio per errore… Mi
hanno aiutata a camminare di nuovo, con la
terapia. Una delle cose che ho imparato è
che non c’è tempo da perdere a fare cose
sbagliate,dobbiamo fare tutto il bene per il
nostro bene… dall’altra parte, è come una
banca, più si mette, più si otterrà alla
fine”.
Tratto da: retenews24.it
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Visioni in punto di morte, allucinazioni
illusorie o realtà ?
By Tara MacIsaac, Epoch
Times - 22/02/2016
Il dottor Erlendur Haraldsson, professore
emerito di psicologia all'Università
d'Islanda, ha chiesto a circa 700 medici e
infermieri di raccontare quello che hanno
sentito dai loro pazienti sul letto di
morte.
Molte persone, appena prima di morire, hanno
detto di aver visto amici o familiari
deceduti che dicevano di essere lì per
aiutarli a passare nell'aldilà. I pazienti
in quei momenti si rallegravano e la loro
paura si dissolveva a seguito delle visioni.
È stato il primo studio importante di
Haraldsson. Nel 1977, è stato pubblicato il
suo libro "Quello che videro nell'ora della
morte", con il dott. Karlis Osis come
co-autore.
Il dott. Haraldsson, 85 anni, ha condotto
altri studi, inclusi alcuni su persone che
dicono di aver avuto contatto con i morti,
ricordi di vite passate e poteri
soprannaturali.
Le VISIONI in
PUNTO di MORTE SONO REALI ?
«Tecnicamente parlando, erano o sono
allucinazioni», ha riferito Haraldsson nel
corso di una video-intervista Skype da casa
sua in Islanda. Parla con calma e
allegramente circondato da pareti adornate
di libri e con le copie dei suoi a portata
di mano per mostrarli alla telecamera quando
ne discute con Epoch Times. «Definiamo
allucinazioni delle visioni che gli altri
non possono vedere...
Quindi, da un punto di vista tecnico, esse
sono o possono essere allucinazioni. Ma da
un altro punto di vista... In un certo senso
erano anche realistiche».
Le visioni sul letto di morte sono
realistiche perché coinvolgono persone reali
che il paziente conosceva. Le visioni sono
anche chiare, razionali, e sorprendentemente
uniformi.
Nello studio di Haraldsson, quasi 500 malati
terminali negli Stati Uniti e in India hanno
riferito esperienze di simili offerte di
aiuto dall'aldilà. Le esperienze erano le
stesse, indipendentemente dalle influenze
culturali e dai tipi di malattie o farmaci
somministrati.
Haraldsson ha fatto riferimento a un libro
del 1926 di Sir William Barrett, Deathbed
Visions.
Il libro rappresenta la prima importante
pubblicazione sul tema, e comprende alcuni
casi in cui le persone che stavano per
morire sembravano acquisire conoscenze che
non avrebbero potuto avere con mezzi
ordinari.
I pazienti riconoscevano spiriti senza
sapere che fossero persone effettivamente
morte.
Barrett ha scritto: «Questi casi
costituiscono, forse, uno degli argomenti
più convincenti per la vita dopo la morte,
dato che il valore probatorio e il carattere
veritiero di queste visioni, si eleva
notevolmente quando viene innegabilmente
stabilito che la persona che sta per morire
è del tutto all'oscuro del decesso della
persona che lui o lei vede così
vividamente».
Uno studio più recente ha confermato alcune
delle scoperte di Haraldsson.
Il neuropsichiatra Peter Fenwick ha
intervistato un gran numero di custodi di
ospizi in Inghilterra. Ha scoperto che le
visioni sul letto di morte sono comuni e
indipendenti da fattori relativi alla
malattia o farmaci, che dovrebbero causare
allucinazioni.
CONTATTO con i
MORTI
Haraldsson ha condotto un sondaggio in
Islanda nel 1974, chiedendo: 'Avete mai
avuto la sensazione di entrare in contatto
con qualcuno che è morto ?'
«Con mia grande sorpresa, il 31 per cento di
un ampio campione di 900 persone ha risposto
'sì'», ha riferito il dottore. Altri
studiosi, tra cui il sociologo Andrew
Greeley, hanno posto domande simili
ricevendo a loro volta simili risultati.
Le indagini in Europa hanno scoperto che
circa il 25 per cento delle persone ha
riferito di aver avuto almeno un contatto
con i morti. Altre indagini in Nord America
e in Europa indicano che dal 10 al 40 per
cento degli intervistati ritengono di aver
avuto contatto con i morti.
In cerca di ulteriori dettagli, Haraldsson
ha continuato con domande più approfondite,
e ha scoperto che il 67 per cento di questi
contatti erano visivi, il 28 per cento
uditivi, il 13 per cento tattili, e il 5 per
cento di natura olfattiva, fornendo anche un
esempio di quest'ultima esperienza:
Una donna si trovava nella cucina di casa,
in un piccolo villaggio di pescatori nel Sud
dell'Islanda, quando le è parso di vedere
qualcuno passare davanti alla porta aperta
della cucina, ma non c'era nessuno insieme a
lei. E in quello stesso momento ha sentito
un forte odore di alcol. Anche il marito,
tornato a casa, ha notato il forte odore e
le ha chiesto se qualcuno era passato a
trovarla. Alla fine non sono riusciti a
spiegarsi il perché di quell'odore.
In seguito hanno scoperto che l'uomo dal
quale avevano recentemente comprato la casa,
era caduto in mare e annegato più o meno
nello stesso momento che la donna
sperimentava quelle strane sensazioni.
L'uomo era un alcolizzato, così lei ha
attribuito quelle sensazioni alla sua
presenza.
Anche lo stesso dottor Haraldsson, quando
era studente a Copenhagen, ha avuto un
contatto 'spettrale' in una stanza che aveva
affittato da un'anziana signora: «A volte
quando stavo per andare a dormire, sentivo
che c'era un uomo alla porta che mi fissava
intensamente, come se si stesse chiedendo:
«Chi è questo?». Questa sensazione si è
ripresentata più volte.
«Se mi fosse accaduto ora, che mi interesso
dello studio scientifico di questi fenomeni,
avrei chiesto all'anziana signora chi aveva
vissuto in quella stanza prima, o se lei era
vedova, dato che nemmeno lo sapevo». Se
Haraldsson fosse stato in grado di
identificare il fantasma, avrebbe poi potuto
chiederne una foto.
Haraldsson ha potuto portare avanti
liberamente i suoi studi presso l'Università
d'Islanda. Per quanto riguarda le reazioni
dei suoi colleghi, «alcuni erano favorevoli,
alcuni no, altri erano scettici».
Il ricercatore conclude: «Vorrei solo che ci
fossero più scienziati a interessarsi in
studi di questo genere; alcune persone
semplicemente li evitano [...] pensano che
possano danneggiare la loro reputazione. Ma
così si ostacola il progresso in questo
campo».
Articolo in inglese 'Deathbed
Visions: Dr. Erlendur Haraldsson Discusses
His Research'
Tratto da: epochtimes.it
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Defunti
che ti fanno visita in sogno. La scienza
svela: “Ecco la verità, loro sono….” - 24
febbraio 2016
Secondo molteplici studi, niente meno che
dal 20 al 40 per cento degli americani crede
di aver comunicato con i morti. Tutte queste
persone si trovano in una condizione di
illusione o hanno davvero avuto dei
contatti?
La dottoressa Camille
Wortman, che ha conseguito il suo dottorato
di ricerca alla Duke University e che ha
lavorato per decenni in qualità di esperta
in lutti e afflizioni, ha scritto nel suo
blog: «Nonostante il conforto che tali
comunicazioni possono fornire, i parenti dei
defunti spesso temono che il motivo per cui
stanno avendo questo tipo di esperienze è
perché stanno perdendo il senso della
ragione. In molti casi sono riluttanti a
parlare con gli altri riguardo a queste
esperienze, temendo che la gente pensi che
stiano impazzendo. Questo potrebbe aiutare a
spiegare la convinzione sociale che tali
comunicazioni siano rare e che possono
essere indicative di problemi psicologici».
La Wortman sostiene che la comunicazione
dopo la morte possa aiutare le persone
afflitte dalla perdita di una persona cara,
inoltre sia lei che altri psicologi stanno
considerando questo fenomeno come un metodo
per trattare il loro tormento.
La dottoressa Wortman ha scritto: «Coloro
che dopo aver vissuto l’esperienza della
comunicazione dopo la morte riescono a
superare queste difficoltà, trarrebbero
beneficio da una maggiore consapevolezza di
quanto frequentemente si verificano queste
comunicazioni. Armati di questa
consapevolezza, potrebbero avere più
probabilità di essere confortati ed essere
meno propensi nel dubitare della
propria sanità mentale».
Una SEDUTA
TERAPEUTICA PUÒ FORNIRE INTERESSANTI
INDICAZIONI
Nel 1995 il dottor Allan Botkin ha
sviluppato un metodo di terapia
chiamato‘comunicazione indotta dopo la
morte’ (Iadc). Una sua paziente è venuta a
conoscenza di alcuni fatti grazie alla
visione indotta del suo amico defunto, la
qual cosa suggerisce che l’esperienza fosse
reale e non un’illusione.
Una giornalista di nome Julia Mossbridge
aveva perso il suo amico Josh
all’università. In una relazione sulla sua
esperienza ha spiegato che aveva convinto
Josh a partecipare a un ballo al quale lui
non aveva intenzione di partecipare e mentre
vi si stava recando è morto in un incidente
d’auto. Si sentiva in colpa, sebbene nel
corso di molti anni, il dolore si fosse
relativamente affievolito.
Il metodo del dottor Botkin comporta il
dover muovere gli occhi in modo tale da
imitare i loro rapidi movimenti
(Rem) durante il sonno e questa fase Rem
implica il sognare. Allo stesso tempo, i
pazienti vengono aiutati a entrare in
contatto con l’essenza di quelle emozioni
attinenti al loro dolore.
La Mossbridge ha descritto la sua
esperienza: «Veramente e senza pretese, ho
visto Josh uscire da dietro una porta. Il
mio amico è balzato fuori con il suo
entusiasmo giovanile, sorridendomi
radiosamente. Ho provato un’immensa gioia
per questo contatto, ma non saprei dire se
stessi cercando il perdono per l’accaduto.
Lui mi ha detto che non ero colpevole e io
gli ho creduto. Poi ho visto Josh giocare
con il cane di sua sorella. Non sapevo che
ne avesse uno. Ci siamo salutati e ho aperto
gli occhi ridendo».
Ha continuato: «In seguito ho scoperto che
il cane della sorella di Josh era morto e
che era della stessa razza di quello che era
apparso nella mia visione. Tuttora non mi
rendo conto quanto sia reale. Quello che so
veramente è che quando penso a Josh, non mi
soffermo più a lungo sulle immagini di me
mentre lo chiamo o della sua auto che sta
avendo l’incidente. Piuttosto lo vedo
camminare verso di me, mentre ride e gioca
con un cane angelo. Per adesso questo è
l’unico tipo di prova di cui ho bisogno».ù
Botkin ha detto che non importa che il
paziente creda o no nella esperienza, questa
può pur sempre avere un effetto positivo.
VIAGGIARE per il
CONTINENTE ACQUISENDO ESPERIENZE
Bill e Judy Guggenheim hanno coniato il
termine ‘comunicazione dopo la morte’. A
partire dal 1988 hanno trascorso diversi
anni a intervistare circa duemila persone,
provenienti da tutti i cinquanta Stati degli
Usa e da tutte le dieci province canadesi
che hanno vissuto tali esperienze.
Bill Guggenheim era un broker agnostico di
Wall Street e non credeva nella possibilità
di una vera comunicazione con i morti. Poi
ha vissuto la sua esperienza personale.
Sostiene che il suo defunto padre gli abbia
parlato.
Guggenheim ha ricordato in un’intervista su
Afterlife Tv che si trovava in casa quando
ha sentito la sua voce che gli diceva: «Esci
e controlla la piscina». Uscì e vide che
cancello della recinzione che circonda la
piscina era socchiuso. Quando stava per
chiuderlo, vide il corpo di suo figlio di
due anni, che giaceva flaccido nella parte
profonda dell’acqua.
Per fortuna ha fatto in tempo a rianimare il
bambino. Guggenheim ha detto che non c’era
modo di poter sentire il tonfo da dove si
trovava in casa e inoltre non c’era motivo
di sospettare che il bambino potesse essere
fuori. Suo figlio era nel bagno al piano
terra e, nonostante i dispositivi di
sicurezza in gomma che coprono le maniglie
delle porte, in qualche modo era uscito di
casa.
La stessa voce che ha contribuito a salvare
suo figlio lo ha stimolato in seguito nella
vita a condurre la propria ricerca sulla
comunicazione con i morti. Guggenheim
pensava che nessuno gli avrebbe dato
ascolto, poiché era un agente di borsa e non
aveva delle credenziali a suo favore come ad
esempio un dottorato di ricerca.
La voce gli disse: «Bill, conduci la tua
propria ricerca e scrivi il tuo libro.
Questo è il tuo lavoro spirituale da
compiere».
CENTO CASI di
SOPRAVVIVENZA DOPO la MORTE
Nel 1944 Bernard Ackerman ha redatto le sue
relazioni nel libro One Hundred Cases for
Survival After Death [Cento casi di
sopravvivenza dopo la morte, ndt].
Osservò che i casi compilati erano stati
studiati con cura da altre persone
spendendoci molto tempo, denaro e pazienza.
Ha scritto: «Si sono applicati con impegno
per cercare di risolvere questo grande
problema umano». Nondimeno Ackerman non ha
sostenuto che questi casi fossero
decisamente esperienze autentiche, ma ha
lasciato questa conclusione al giudizio del
lettore.
Una delle storie che ha raccontato era
quella di un giovane di nome Robert
MacKenzie. MacKenzie è stato salvato dal
fare la fame per le strade grazie al
proprietario di un’azienda meccanica di
Glasgow che gli aveva dato un lavoro. Il
nome del proprietario non è riportato, ma è
colui che narra la vicenda.
Una notte, questo imprenditore ha fatto
un sogno in cui si trovava seduto nel suo
ufficio, quando è apparso MacKenzie e i due
hanno avuto la seguente conversazione:
Ho detto alquanto adirato: «Che ci fai qui
Robert? Non hai visto che ero impegnato?»
MacKenzie ha replicato: «Sì signore, ma devo
parlare con lei immediatamente».
Così io ho detto: «Cosa devi dirmi? Che cosa
può essere così importante?»
Lui ha risposto: «Desidero dirle signore,
che sono stato accusato di aver fatto una
cosa che non ho fatto e che voglio che lei
lo sappia, e le dico così perché lei possa
perdonarmi per ciò di cui sono accusato,
perché io sono innocente».
Ovviamente gli ho chiesto: «Ma come posso
perdonarti se non mi dici di che cosa sei
accusato?»
«Non potrò mai dimenticare il tono enfatico
della sua risposta in dialetto scozzese,
‘Ye’U Sune ken’ (Lo saprà presto)».
L’imprenditore si svegliò e sua moglie si
precipitò in camera da letto molto sconvolta
annunciando che MacKenzie si era suicidato.
Immediatamente, lui rispose a sua moglie:
«No, lui non si è suicidato».
Si è scoperto MacKenzie non si era suicidato
come riportato. Aveva confuso una bottiglia
contenente una sostanza velenosa utilizzata
per la colorazione del legno con una
bottiglia di whisky.
By Adriana
Costanzo - Fonte: epochtimes.it
vedi:
Esperienze di PRE MORTE
- Pre morte NDE:
http://www.nursesarea.it/invito/invito21ti.htm
+
Reincarnazione
+
preMorte 2
+
preMorte
3
+
Viaggi extracorporei
+
VuotoQuantoMeccanico
+
chi e’ dio, dove e’ cosa e’ ?
+
Chi siamo noi ?
+
Universo Intelligente +
Universo Elettrico
Video che illustra come si e' gia'
fotografato il campo energetico emanato
dall'Uomo, animale, vegetali ecc.
Per i particolari della parola stessa vedi su:
ANI + MA
(Definizione) +
Anima 2
+
Anima 3
+
Anima
4
dal Film
GHOST:
NON esistono
l'inferno ne' il paradiso, ma altre
dimensioni e/o altri universi da visitare,
quando
moriamo=trapassiamo
Recensione del Video
Il film :
"Al di là dei sogni"
si basa sull'omonimo
libro ("What Dreams May
Come" in inglese) di
Richard Matheson.
Racconta della storia
d'amore tra il dottor
Chris Nielsen
(interpretato da Robin
Williams) e sua moglie
Annie (Annabella Sciorra)
oltre i confini della
morte.
Chris muore in un
incidente stradale e, in
ospedale, si stacca dal
suo corpo, conserva la
percezione sensoriale,
ma non riesce a vedere
chiaramente la guida
mandatagli per aiutarlo
nel suo trapasso.
All'inizio resta
intrappolato nei livelli
inferiori dove può
vedere le persone ma non
comunicare con loro, ed
è inconsapevole d'essere
"morto".
Lo vediamo poi mentre
dal suo corpo astrale
assiste al suo funerale,
e successivamente quando
tenta di mettersi in
contatto con la moglie
attraverso la scrittura
automatica. Alla fine
accetta il fatto di
essere fisicamente
morto.
Con l'aiuto della guida
valica i confini della
sua esistenza terrena ed
entra nel mondo
successivo, il piano
astrale della metafisica
Occidentale (lo Svarloka
dell'Induismo o il
bardos del Buddismo
Tibetano). Là vive
contento, imparando ad
esempio a volare da un
luogo all'altro e
aspettando che sua
moglie lo raggiunga al
momento stabilito.
Ma la tragedia irrompe
quando Annie si suicida
e Chris apprende che pur
essendo anche lei
entrata nel mondo
astrale è bloccata in un
luogo infernale (il
Naraka dell'Induismo) da
lei stessa creato e da
cui non può essere
riscattata. Non volendo
accettare questa
situazione, Chris parte
per salvare la moglie.
Capisce però che non può
risvegliarla dal suo
stato insano, e decide
di restare con lei
invece di tornare in
cielo - una prova
d'amore che presto li
consegna entrambi al
paradiso. Nelle sequenze
finali del film i due si
sono reincarnati in
bambini che si
incontrano su una
banchina.
Nel libro invece lei si
reincarna in India, lui
in America, destinati ad
incontrarsi e a sposarsi
all'età di 30 anni.
vedi Video -
Questa e' solo l'introduzione di: Aldila'
dei Sogni
Bibliografia consigliata:
- Moody R.A.,
La vita oltre la vita, ,, Bantam
Books, Mondadori - Milano 1989,
1975.
- Van Lommel P, van Wees R, Meyers
V, Elfferich I,
Near-death experience in survivors
of cardiac arrest: a prospective
study in the Netherlands in
Lancet, vol. 358, nº 9298,
dicembre 2001, pp. 2039–45.
DOI:10.1016/S0140-6736(01)07100-8,
PMID 11755611.
- Griffith LJ,
Near-death experiences and
psychotherapy in Psychiatry (Edgmont
(Pa. : Township)), vol. 6, nº 10,
ottobre 2009, pp. 35–42.
PMC 2790400,
PMID 20011577.
- (EN) Christian Agrillo,
Near-Death Experience: Out-of-Body
and Out-of-Brain? Review of General
Psychology, 15 (1): 1-10,,
Review of General Psychology.
- Greyson B,
Incidence and correlates of
near-death experiences in a cardiac
care unit in General Hospital
Psychiatry, vol. 25, nº 4, 2003,
pp. 269–76.
PMID 12850659.
- Greyson B,
Incidence and correlates of
near-death experiences in a cardiac
care unit in General Hospital
Psychiatry, vol. 25, nº 4, 2003,
pp. 269–76.
PMID 12850659.
- (EN) A. Vanhaudenhuyse,, M.
Thonnard, and S. Laureys,
Towards a Neuro-scientific
Explanation of Near-death
Experiences?, pp. 961-968.
- Parnia S., Young J.,
Erasing Death : the Science that is
rewriting the boundaries between
life and death,
HarperCollins,
2013, pp. 352.
-
http://www.youtube.com/user/VitaOltrelaMorte
-
La vita dopo la morte
Commento NdR:
le Conclusioni
sono semplici ma meravigliose:
TUTTI gli esseri viventi essendo creature
IO SONO, provenienti dall’INFINITO
(Punti di Esso/Egli) essendo essi stessi
uno degli infiniti
Punti od Enti dell’INFINITO, che molti
chiamano impropriamente “dio”,
hanno per caratteristica intrinseca le
stesse proprieta’ dell’INFINITO
= immortalita’ e corpo di energia che
contiene l’ENTE/SPIRITUALE o punto
dell’INFINITO, sono che pochi lo sanno e
quindi gli altri inconsapevoli, soffrono la
loro stupida e fasulla “mortalita’ “ e
chiedono o cercano la loro salvezza dalla
mortalita’, con dei “mediatori” che gli
vengono proposti dalle varie religioni, non
sapendo per inconsapevolezza che ce
l’hanno per proprieta’ intrinseca come
figli/punti/enti individuali,
dell’INFINITA’, e l'inconsapevolezza rimane
fino a quando questi esseri non iniziano ad
applicare l'AmOr,
la Verita' e la Giustizia...solo allora il
Progetto di Vita Infinita ed
Eterna, verra' loro rivelato.
- vedi Genesi: “facciamo (Elohim
= Plurale
di Eloha = dei)
l’uomo a nostra IMMAGINE (forma) e
SOMIGLIANZA (funzione)” !
questa e’ la vera traduzione dall’ebraico
antico di quei versi !
vedi
Morte
cosa sei
?
+
Sintesi +
Conclusione
+
Volete vivere per sempre ? +
Definizione della parola Eutanasia
+ Consenso Informato + Dissenso informato +
Riforma sanitaria
Continua da ed in:
Morte
cosa sei ? - 1 +
VuotoQuantoMeccanico
+
Reincarnazione
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